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Perché Bassano del Grappa è Candidata a Capitale della Cultura 2029

Già Città Veneta della Cultura 2025, titolo conferitole dalla Regione del Veneto e sostenuta grazie a un anno di successi nella valorizzazione culturale, Bassano del Grappa ha lanciato la propria candidatura a Capitale italiana della Cultura per il 2029.

Ad annunciarlo è stato il Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, che ha sottolineato come la città sia “un vero scrigno di storia, arte e architettura che da solo merita il titolo, ma ha anche tutte le carte in regola per primeggiare grazie al ruolo che ha sempre mantenuto nella sua storia come crocevia di scambi culturali tra l’area alpina, la pianura e Venezia”.

Perché Bassano del Grappa 2029?

Il fatto di essere stata Città della Cultura del Veneto per l’anno 2025 segna già un precedente molto importante alla candidatura della città a livello nazionale. Del resto, non tutti sanno che, oltre al celebre Ponte di Bassano, il noto ponte palladiano, la città ospita il più ampio patrimonio di opere di Antonio Canova al mondo insieme a Possagno, oltre alla più importante collezione pubblica di opere di Jacopo Bassano e della sua bottega. I Musei Civici di Bassano, tra i più antichi del Veneto e fondati nel 1828, conservano un patrimonio che attraversa i secoli e testimonia la ricchezza della tradizione artistica locale e nazionale: da Lorenzo Lotto a Giambattista Tiepolo, da Artemisia Gentileschi a Francesco Hayez, accanto alle celebri collezioni grafiche Remondini e della ceramica bassanese.

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@Joan Porcel Sudio
Bassano del Grappa e il ponte palladiano

“Nel Settecento”, ha ricordato Nicola Ignazio Finco, Sindaco di Bassano del Grappa “i celebri stampatori Remondini firmavano le loro opere con un orgoglioso ‘In Bassano’, esportando nel mondo un modello unico di cultura e impresa. Oggi, quel medesimo orgoglio ispira il nostro piano di Risorgimento Urbano, una visione politica chiara che trasforma la nostra città in un laboratorio di futuro che proprio nella candidatura a Capitale italiana della Cultura 2029 vuole trovare il suo percorso”.

E poi, Bassano del Grappa è legata a Ernest Hemingway – a cui è dedicato un museo – che fu volontario qui durante la guerra, e al corpo degli Alpini, ai quali è riservato un alto museo proprio in fondo al Ponte Vecchio.

Tra i nuovi progetti per la valorizzazione della città ci sono la riqualificazione di edifici storici dismessi, come Palazzo Pretorio, un complesso monumentale nel cuore del centro storico, sede degli antichi Podestà e luogo che racchiude oltre otto secoli di storia, e Palazzo Bonaguro, edificio quattrocentesco nel quartiere di Angarano, affacciato sul Brenta e a pochi passi dal Ponte Vecchio, con i suoi saloni affrescati, il giardino scenografico e le decorazioni che attraversano i secoli, che sarà al centro di un progetto di rifunzionalizzazione come hub culturale e spazio di produzione da dedicare alle nuove generazioni; l’apertura di hub di co-working come Cantiere 35, uno spazio che nascerà nel cuore della città e che sarà dedicato agli under 35, e la costruzione di residenze, portando l’innovazione dentro le mura cittadine, uno sviluppo che si basa sulla sostenibilità, attraverso una mobilità dolce e infrastrutture moderne.

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@Joan Porcel Sudio
Palazzo Bonaguro a Bassano del Grappa

Ma Bassano del Grappa è da tempo anche al centro di importanti eventi culturali. Come l’Operaestate Festival Veneto, giunto alla sua 46^ edizione, un festival multidisciplinare di danza, teatro, musica e circo contemporaneo che da quasi mezzo secolo anima Bassano e l’intera Pedemontana, e si è affermato nel tempo come un progetto culturale di respiro nazionale e internazionale. Inoltre, dal 2017 detiene il titolo di Città che legge conferito dal Centro per il Libro e la Lettura e dal ministero della Cultura.

Bassano del Grappa conta 22 quartieri, e la candidatura intende lavorare anche sulle periferie, sugli spazi verdi e sulla qualità della vita urbana. In questa direzione si collocano: la trasformazione di aree urbane verdi in “palestre a cielo aperto”, la creazione del bosco urbano realizzato a sud dell’ospedale, gli interventi di riforestazione e di contrasto alle isole di calore e la valorizzazione delle serre storiche del Giardino Parolini, orto botanico ottocentesco unico nel suo genere.

Gli eventi in attesa del 2029

In attesa di conoscere l’esito della candidatura, chi desidera visitare Bassano del Grappa già da quest’anno (da dicembre 2026) potrà ammirare il Cavallo colossale di Antonio Canova nel Museo Civico, una monumentale scultura di gesso dipinta a finto bronzo, alta oltre quattro metri e mezzo e lunga cinque, oggetto di uno spettacolare restauro che lo ha letteralmente “riportato in vita” dopo 56 anni.

Dal 24 aprile al 27 settembre 2026, nelle sale affrescate di Palazzo Sturm, sarà aperta al pubblico la mostra “Olivetti. L’arte di comunicare”. L’esposizione si inserisce in modo coerente nella storia e nelle collezioni permanenti del Museo della Stampa Remondini, ospitato nello stesso palazzo e dedicato alla tipografia e alla calcografia della celebre famiglia di imprenditori grafici bassanesi.

Dal 24 ottobre al 4 aprile 2027, il Museo Civico ospiterà una grande mostra dedicata a Sebastião Salgado. “Sebastião Salgado. Collezione della Maison Européenne de la Photographie di Parigi” sarà la prima in Italia a ripercorrere, attraverso una selezione di oltre 160 fotografie, l’intera opera di uno dei più grandi protagonisti della fotografia contemporanea.

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@Joan Porcel Sudio
Il Museo Civico di Bassano del Grappa

Laghi di Prespa, l’eden nascosto tra Albania, Grecia e Macedonia

C’è un angolo d’Europa dove il tempo sembra scorrere in maniera diversa rispetto a come siamo abituati, in cui tre Paesi si stringono attorno a un paesaggio che sa di silenzio, acque immobili e natura senza confini. I Laghi di Prespa, sospesi tra Albania, Grecia e Macedonia del Nord, non compaiono spesso nelle liste delle mete imperdibili, e forse è proprio questo il loro punto di forza. Niente resort o folle, ma solo villaggi semi addormentati, pellicani che sorvolano le acque turchesi e sentieri che si perdono tra colline punteggiate di mandorli e antichi monasteri.

Dove si trovano i Laghi di Prespa

Incastonati tra le montagne dei Balcani, i Laghi di Prespa si trovano in una posizione unica nel loro genere: tra Albania, Grecia e Macedonia del Nord. Si dividono in due specchi d’acqua distinti, il Grande Prespa e il Piccolo Prespa, collegati tra loro da un sottile canale naturale. Il Lago di Prespa Grande è il più esteso e lambisce le sponde di tutti e tre i Paesi, mentre il Piccolo Prespa si trova quasi interamente in territorio greco, a pochi passi dal confine albanese.

Situati a circa 850 metri di altitudine, questi laghi sono tra i più alti della penisola balcanica e sono abbracciati da rilievi che li proteggono. A differenza delle classiche destinazioni turistiche lacustri, qui non ci sono città caotiche o porti affollati, ma villaggi sonnolenti, riserve naturali e un’atmosfera sospesa.

Cosa fare in estate ai Laghi di Prespa

In estate, i Laghi di Prespa offrono un’esperienza unica per chi cerca natura autentica, silenzio e un contatto diretto con una regione rimasta fuori dai grandi circuiti turistici. Ospitano una biodiversità straordinaria, tra cui il più grande santuario di pellicani ricci al mondo e oltre 260 specie di uccelli.

Il lato greco è perfetto per escursioni e visite culturali. Da non perdere, per esempio, è l’isola di Agios Achillios, raggiungibile a piedi grazie a un ponte galleggiante, in cui si possono esplorare le rovine di una basilica bizantina del X secolo. Dal villaggio di Psarades partono le barche tradizionali che attraversano il Lago Grande per mostrare antiche chiese rupestri nascoste tra le rocce.

I sentieri di trekking sono numerosi e ben segnalati, adatti anche a chi non è esperto, e offrono viste mozzafiato sui laghi e sui villaggi tradizionali, come Agios Germanos, dove si possono gustare piatti tipici come fagioli giganti, trote fresche e tsipouro locale. Una curiosità che solo gli abitanti conoscono: la Society for the Protection of Prespa, con sede proprio qui, organizza percorsi tematici e sessioni di birdwatching guidate anche in inglese.

Chi ha tempo può anche raggiungere l’isola macedone di Golem Grad, nota come “Snake Island”, per le sue rovine archeologiche e l’ecosistema particolare. I costi per queste esperienze sono contenuti (le gite in barca vanno dai 10 ai 15  euro), ma il vero limite della zona è la scarsa presenza di servizi: i trasporti pubblici sono ridotti, ci sono poche strutture ricettive e la copertura telefonica è debole.

Meglio quindi essere organizzati con auto a noleggio, mappa offline, acqua e cibo al seguito. Come bonus, a luglio si tiene anche il Prespa Lake Festival, con concerti e iniziative culturali che danno un assaggio della vita e delle tradizioni locali.

Nei Laghi di Prespa, tra le altre cose, si può fare il bagno ma serve un po’ di attenzione. Durante la bella stagione, le acque si scaldano abbastanza da essere piacevoli (intorno ai 20–21 °C), rendendo possibile una nuotata rinfrescante, soprattutto nei tratti sabbiosi e tranquilli come quelli di Dupeni o Slivnica, sulla sponda macedone.

Parliamo di spiagge poco battute, il top se si cerca silenzio e relax. Megali Prespa, il lago più grande, è generalmente il più pulito e adatto alla balneazione. Tuttavia, in alcune zone, specialmente nel Lago Piccolo, possono verificarsi fioriture algali o presenza di cianobatteri, quindi meglio evitare quei tratti se l’acqua non sembra limpida.

Essendo un’area protetta, ci sono regole da seguire: niente saponi, rifiuti o comportamenti che possano disturbare l’ecosistema. Meglio portare con sé scarpette da scoglio, perché in certi punti i fondali sono fangosi o pieni di sassi.

Cosa fare in inverno ai Laghi di Prespa

Soddisfazioni si possono avere anche in inverno, stagione che trasforma i Laghi di Prespa in un paesaggio silenzioso e surreale, dove la natura si mostra nella sua veste più austera e affascinante. Le montagne intorno si coprono di neve e l’aria frizzante regala panorami mozzafiato, ideali per chi ama la quiete e vuole staccare davvero la spina.

A pochi chilometri di distanza si trova il Vigla–Pisoderi Ski Center, una delle località sciistiche più apprezzate della zona, con piste ben curate, rifugi accoglienti e anche qualche après-ski dove riscaldarsi dopo una giornata sulla neve. Ma il vero fascino invernale di Prespa è nelle esperienze più autentiche: le passeggiate lungo i sentieri innevati che partono da villaggi come Agios Germanos, in cui  si incrociano chiesette bizantine, vecchi mulini e scorci da cartolina, o la pesca sul ghiaccio, un’attività ancora praticata dai locali e che, se capita l’occasione giusta, si può provare affiancati da chi la conosce da generazioni.

È un’esperienza diversa, lontana dal turismo di massa. Di contro, va detto che i servizi in inverno sono ancor più ridotti, non tutti i ristoranti o gli alloggi sono aperti, il freddo è pungente e bisogna essere ben equipaggiati (scarponi, abbigliamento tecnico e magari anche una torcia frontale per non farsi sorprendere dal buio). I costi, per fortuna, sono contenuti: le escursioni guidate si aggirano sui 10–20 euro, ma molte cose si possono fare in autonomia.

Una piccola chicca da non perdere: vale la pena fermarsi in silenzio lungo la riva, perché se si è fortunati si possono avvistare i pellicani svernanti librarsi bassi sull’acqua ghiacciata, un’immagine rara e potente che da sola vale il viaggio.

Come arrivare

Arrivare ai Laghi di Prespa non è difficile, ma serve un po’ di organizzazione:

  • Versante greco: è il più accessibile e si parte solitamente da Salonicco (circa 3 ore e mezza in auto), attraversando strade panoramiche che salgono verso Florina e poi scendono dolcemente verso la regione montuosa di Prespa;
  • Lato albanese: si può partire da Korçë (a poco più di un’ora), lungo una strada di montagna che regala vedute spettacolari e villaggi sospesi nel tempo;
  • Lato macedone: è raggiungibile da Resen, e offre un accesso tranquillo e meno battuto.

In tutti i casi, è consigliato viaggiare in auto (meglio se a noleggio) perché i collegamenti pubblici non sono frequenti, soprattutto fuori stagione. Se si è in camper o moto, occorre preparasi a curve, salite e pochi distributori. Tuttavia, una volta arrivati si viene ripagati dal silenzio e uno dei paesaggi più autentici dei Balcani.

Madeira, guida ai trekking dell’isola portoghese

Con i suoi panorami selvaggi, le vertiginose scogliere sull’oceano Atlantico e la straordinaria foresta Laurissilva patrimonio dell’UNESCO, Madeira è un paradiso per chi ama camminare.

L’isola infatti vanta una vasta rete di sentieri tracciati lungo antiche levada e panoramici percorsi di montagna, che attraversano una biodiversità unica al mondo. Tra montagne, oceano, foreste verdeggianti, cascate spettacolari e punti panoramici, i sentiri di Madeira attraversano alcuni degli scenari naturali più suggestivi d’Europa.

Dai percorsi facili e accessibili alle escursioni tra le cime più alte, ecco la nostra guida pratica ai principali itinerari di questa bella isola del Portogallo.

Trekking sulla Costa Nord: nel cuore verde della Laurissilva

Questa parte dell’isola è quella in cui la vegetazione è più ricca e dove ti troverai a camminare tra verdi foreste di Laurissilva e di felci giganti, con il rumore dell’acqua in sottofondo come costante.

PR 9.1 Levada do Caldeirão Verde (1,9 km, 45 minuti, facile, accessibile)

Un percorso breve ma suggestivo che collega il Parco Forestale di Queimadas a quello di Pico das Pedras. Lungo il cammino si attraversa una fascia di foresta di transizione tra la Laurissilva naturale e quella esotica introdotta dall’uomo.

È un sentiero inclusivo, accessibile anche a persone con disabilità motorie o visive, ideale per scoprire la vegetazione rigogliosa tipica della zona di Santana, con le tipiche casette dai tetti di paglia.

Merita una visita la Casa das Tradições Madeirenses, dove scoprire le tradizioni locali.

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Quando sale la nebbia la foresta di Fanal si trasforma in un luogo mistico

PR 13 Vereda do Fanal (10,8 km, 4 ore, moderato)

Dal plateau di Paúl da Serra a Fanal, un’escursione immersiva nella foresta di Laurissilva, incontaminata e in perfetto stato di conservazione. Si cammina tra boschi secolari di Til e si scoprono antichi sistemi di trasporto di legname, come i cavi sospesi nel sito di “sítio do Fio”. Quando i misteriosi alberi di Til vengono avvolti nella nebbia di Fanal, in genere nel tardo pomeriggio, potrai scattare delle incredibili fotografie.

PR 18 Levada do Rei (10,6 km A/R, 3h30, moderato)

Questo percorso parte da São Jorge e conduce a Ribeiro Bonito, nel cuore della Laurissilva. Lungo il cammino si incontrano paesaggi agricoli, tunnel boscosi, fino al santuario naturale di Ribeiro Bonito. Al termine del percorso si può visitare un antico mulino ad acqua ancora in funzione.

PR 15 Vereda da Ribeira da Janela (2,7 km, 1h30, moderato)

Questo sentiero segue una discesa lungo un’antica mulattiera, usata in passato per trasportare vino e legna. Attraversa terrazze agricole ancora coltivate a vite, patate e cereali e offre scorci pittoreschi sulle case disperse lungo il torrente Ribeira da Janela, il più lungo di Madeira, con l’oceano sullo sfondo.

PR 16 Levada Fajã do Rodrigues (7,8 km A/R, 3h30, moderato)

Da Ginjas a Ribeira do Inferno si cammina tra ponti, tunnel e cascate. Lungo il percorso si attraversano zone di foresta esotica e tratti di Laurissilva, con vedute spettacolari sulla valle di São Vicente. Ideale se ami la fotografia.

PR 21 Caminho do Norte (3,2 km, 1h30, moderato)

Questa antica via di collegamento tra il nord e il sud dell’isola parte da Encumeada e attraversa la foresta di Laurissilva, per poi immergersi in zone di foresta esotica fino a Ribeira Grande. L’area è famosa per la produzione di cesti in vimini e, una volta terminato il sentiero, potrai anche visitare laboratori artigianali e fare qualche acquisto.

PR 9 Levada do Caldeirão Verde (17,4 km A/R, 6h30, moderato)

Questa è una delle escursioni più scenografiche di Madeira. Lungo la levada storica, costruita nel XVIII secolo, si attraversano pareti scoscese, quattro tunnel scavati nella roccia e si cammina immersi in una vegetazione rigogliosa, acqua abbondante e presenza di felci giganti.

Il percorso è lungo ma ne vale la pena, e il premio sarà riposarti un po’ sulla riva del suggestivo lago ai piedi della cascata del Caldeirão Verde, con salti d’acqua di oltre 100 metri.

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Cammina nella foresta tra le felci giganti di Madeira

PR 11 Vereda dos Balcões (3 km A/R, 1h30, facile)

Questa è una breve passeggiata, ideale per famiglie, che parte da Ribeiro Frio e arriva al Balcões Viewpoint. Qui si apre una vista mozzafiato sulle vallate della Laurissilva e, nelle giornate limpide, sulle cime centrali dell’isola. Con un po’ di fortuna potrai osservare la petrella delle Azzorre e altri uccelli endemici tra i boschi di lauro.

I sentieri della Costa Sud: tra levadas panoramiche e storia

La Costa Sud di Madeira ti offrirà grandi panorami sulla bella Funchal e grandi altopiani.

PR 3 Vereda do Burro (7,2 km, 2h40, facile)

Da Pico do Areeiro fino al Parco Ecologico di Funchal, si cammina tra i crinali con vedute sul Curral das Freiras e si passa accanto al Poço da Neve, un antico deposito di neve risalente al 1813. Qui osserverai l’incredibile veduta sulla valle del Curral das Freiras e verso l’altopiano di Paul da Serra, attraversando aree boschive d’altura.

PR 3.1 Caminho Real do Monte (4,2 km, 2 ore, moderato)

Collega il Parco Ecologico di Funchal al quartiere storico di Monte. Si attraversano levadas antiche, vivai forestali, il belvedere di Pico Alto, a 1129 mt., e si raggiungono i celebri giardini e la chiesa di Monte.

Qui scatterai splendide foto dall’alto di Funchal.

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Approfitta del percorso per scattare splendide foto a Funchal dall’alto

Costa Est: paesaggi geologici e viste sull’oceano

I sentieri di quest’area di Madeira sono interessanti perchè completamente diversi dal resto di quelli dell’isola, con paesaggi quasi aridi che non si trovano altrove.

PR 5 Vereda das Funduras (8,7 km, 3 ore, moderato)

Dal Miradouro da Portela si cammina tra i rilievi verdi di Machico e si raggiungono punti panoramici sulla baia di Machico e la Penha d’Águia, simbolo geologico di Madeira.

PR 8 Vereda da Ponta de São Lourenço (6 km A/R, 2h30, moderato)

Sentiero spettacolare sulla penisola orientale di Madeira, con paesaggi semiaridi, fauna marina protetta e vedute su entrambi i versanti dell’isola e su Porto Santo. Possibile avvistare foche monache e rare specie di uccelli marini.

La particolarità di questo percorso è quello di offrire paesaggi lunari e costieri tra scogliere basaltiche, baie azzurre e penisole rocciose, oltre a un incredibile doppio affaccio sull’oceano sia a nord che a sud.

Madeira ponta sao lourenco
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Questo percorso ti porta all’estremità orientale dell’isola

Costa Ovest: il regno di Rabaçal, cascate e lagune nella Laurissilva

Il versante occidentale di Madeira racchiude uno dei cuori più selvaggi e autentici dell’isola. Qui, la Laurissilva si mostra nella sua forma più rigogliosa, le levada serpeggiano lungo ripidi versanti scolpiti dall’acqua e ogni sentiero conduce a lagune nascoste e cascate scenografiche.

PR 6 Levada das 25 Fontes (8,6 km A/R, 3 ore, moderato)

È senza dubbio il trekking più famoso di Rabaçal, frequentato sia da turisti che da locali per la bellezza dei suoi scenari. Il sentiero si snoda lungo la levada fino alla celebre Lagoa das 25 Fontes, alimentata da ben 25 sorgenti che si riversano in piccole cascate su una laguna incastonata nella foresta.

Durante il percorso si attraversano tunnel boscosi, pareti ricoperte di muschio e si ammirano viste a strapiombo sulla valle di Ribeira da Janela. È un’esperienza sensoriale completa: il suono costante dell’acqua, l’aria umida e profumata della Laurissilva e il verde brillante che avvolge ogni curva.

La passerella di legno che attraversa la foresta subito prima della laguna offre una delle foto più iconiche di Madeira.

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Questo percorso è uno dei più amati di Madeira

PR 6.1 Levada do Risco (3 km A/R, 2 ore, facile)

Una passeggiata perfetta se desideri un assaggio della bellezza di Rabaçal con un’escursione breve. Il sentiero porta al belvedere sulla Cascata do Risco, una spettacolare colonna d’acqua che scende in verticale tra pareti di roccia scura.

Lungo il cammino si osservano la rigogliosa vegetazione e le terrazze naturali dove l’acqua scorre tra felci giganti e tunnel naturali. Il belvedere naturale alla fine del sentiero offre una prospettiva perfetta per ammirare la cascata nella sua interezza.

PR 6.2 Levada do Alecrim (7 km A/R, 2h30, facile)

Itinerario tranquillo e rilassante lungo la levada che porta fino alla sorgente Ribeira do Lajeado. Le vedute si aprono sulla valle di Rabaçal, punteggiata di corsi d’acqua e tappeti di Laurissilva.

Lungo il percorso si scopre la Lagoa Dona Beja, un piccolo bacino naturale dove nasce la cascata Lagoa do Vento. La sua spiaggetta è ideale per una pausa rinfrescante o un rilassante picnic nella natura.

PR 6.3 Vereda da Lagoa do Vento (3,6 km A/R, 1h30, facile)

Un sentiero suggestivo che permette di scoprire la Lagoa do Vento, alimentata dalle acque del Lajeado che si tuffano nel bacino da una scogliera spettacolare. Il paesaggio è variegato: si parte dalla foresta di altura, caratterizzata da piante endemiche come il mirtillo di Madeira e si scende fino alle zone più umide, tra tunnel vegetali e piccole radure fiorite.

La Lagoa do Vento è incastonata ai piedi di una parete rocciosa da cui precipita l’acqua formando una piscina naturale incantevole.

PR 6.4 Levada Velha do Rabaçal (5 km, 2 ore, facile)

Un percorso poco conosciuto ma molto interessante dal punto di vista naturalistico. Si cammina lungo una levada storica costruita per convogliare le abbondanti acque del nord verso il più arido sud.

Durante il tragitto si possono osservare i contrasti tra le zone più umide della Laurissilva e le aperture panoramiche sulle valli scolpite dall’acqua.

Madeira levada
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Le levada sono uno strumento essenziale per convogliare l’acqua dell’isola

PR 6.5 Vereda do Pico Fernandes (3,8 km, 1h30, facile)

Dal plateau del Paul da Serra si scende gradualmente verso la zona delle 25 Fontes, con una progressiva trasformazione del paesaggio: dalle lande d’altura si passa alla foresta Laurissilva, incontrando arbusti e poi gli alberi endemici come il til e l’alloro.

In giornate limpide si gode di una vista circolare spettacolare su tutta la regione di Rabaçal, con possibilità di scorgere il Pico Ruivo. Arrivare all’ora del tramonto ti regalerà un altro po’ di magia.

PR 6.6 Vereda do Túnel do Cavalo (2,3 km, 45 minuti, facile)

Un breve percorso con una componente storica affascinante: attraversa l’antico Túnel do Cavalo, scavato a metà Ottocento per trasportare l’acqua dalle zone più ricche alle regioni agricole di Calheta.

Il tunnel, lungo circa 800 metri, regala un’esperienza suggestiva prima di riemergere nella verdissima zona di Rabaçal e rappresenta un’importante testimonianza della lotta per gestire le risorse idriche tra nord e sud di Madeira.

PR 19 Caminho Real do Paul do Mar (1,8 km, 1h20, moderato)

Un autentico viaggio nel passato tra i terrazzamenti agricoli che scendono ripidamente dalla località di Prazeres fino al villaggio costiero di Paul do Mar. L’antico cammino acciottolato racconta la fatica quotidiana degli abitanti che trasportavano carichi a spalla lungo questa via, prima che esistessero strade carrozzabili.

Lungo il tragitto si gode di panorami sul mare e sulle scogliere di Jardim do Mar, oltre alle tipiche coltivazioni terrazzate di banane, patate e vite.

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Il percorso tra le due cime è davvero molto impegnativo ma uno dei più belli al mondo

Le alte cime: trekking tra le nuvole e panorami infiniti

Tra le creste frastagliate del massiccio centrale si nasconde il volto più epico di Madeira. Qui i sentieri salgono oltre i 1800 metri tra guglie rocciose, profondi dirupi e un mare di nuvole sotto i piedi. Il cammino tra le due cime di Pico do Areeiro e Pico Ruivo è davvero impegnativo e richiede una buona preparazione fisica ma è senz’altro uno dei più stupefacenti al mondo.

PR 1 Vereda do Areeiro (Pico do Areeiro – Pico Ruivo, impegnativo)

È considerato il re dei trekking di Madeira, un’esperienza adrenalinica tra le vette più alte dell’isola. Il sentiero inizia da Pico do Areeiro (1818 m), frequentato per la celebre alba che colora le nuvole sotto i piedi, e conduce fino a Pico Ruivo (1862 m), passando per il vertiginoso Pico das Torres (1851 m).

Si cammina lungo crinali stretti con vista su scogliere verticali, si attraversano tunnel scavati nella roccia e si affrontano salite e discese molto impegnative. La ricompensa è una vista impareggiabile: dalla costa nord a quella sud, dalla Ponta de São Lourenço fino a Porto Santo nelle giornate più limpide.

Il sentiero attraversa zone dove nidifica la rara petrella di Madeira e si respira l’atmosfera surreale delle cime sopra le nuvole. Lo scenario è dominato da rocce vulcaniche fortemente erose con testimonianze chiare dell’origine magmatica dell’isola.

Sentiero cime madeira
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Il sentiero tra le due cime richiede una buona preparazione fisica ma è senz’altro uno dei più stupefacenti al mondo.

PR 1.2 Vereda do Pico Ruivo (45 minuti da Achada do Teixeira, facile)

Questa è la via più semplice per raggiungere la cima più alta di Madeira, ideale se vuoi goderti il panorama straordinario senza affrontare la lunga e faticosa camminata dal Pico do Areeiro. Da Achada do Teixeira (1540 m), in circa 45 minuti si raggiunge il Pico Ruivo (1862 m), da cui si domina tutta l’isola a 360°.

Si osservano la valle di Curral das Freiras, Câmara de Lobos, le vallate verdi del nord e, nelle giornate serene, anche le Desertas e Porto Santo. Nelle giornate in cui il mare di nuvole ricopre le zone basse, Pico Ruivo appare come un’isola sospesa nel cielo.

Maddeira Pico Ruivo
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Osserva le nuvole più basse di te dal Pico Ruivo

A Madeira ogni sentiero è una scoperta continua: levadas storiche immerse nella foresta, cime sopra le nuvole, cascate segrete e scorci costieri a picco sull’oceano. Oltre a essere una meta ideale per il trekking, l’isola è un luogo di immersione totale nella natura tra specie endemiche, storia rurale e paesaggi geologici di rara bellezza.

Non ti resta che scegliere il percorso più adatto al tuo ritmo e partire alla scoperta di questa isola straordinaria.

Nuove regole per la spiaggia della Marinella: gli obblighi per tutelare questo angolo di paradiso

Tra le onde delicate del Golfo dei Poeti, proprio ai piedi del maestoso Castello di San Terenzo, si apre la spiaggia della Marinella: un piccolo angolo di paradiso che incanta per la sua bellezza selvaggia e la sua atmosfera intima.

Ma come spesso accade agli spazi più preziosi e fragili, la crescente affluenza di bagnanti e turisti ha messo a dura prova questo lembo di costa ligure, spingendo l’amministrazione di Lerici a intervenire con nuove regole pensate per tutelare l’ambiente e garantire a tutti una convivenza armoniosa.

La spiaggia della Marinella, gioiello fragile da proteggere

La Marinella non è una spiaggia qualunque in Liguria: è un luogo dove la natura si mostra in tutta la sua autenticità, tra ciottoli levigati dal mare e acque cristalline che riflettono il cielo. Qui la sabbia è poca e preziosa, le scogliere custodiscono piccoli habitat di flora e fauna e ogni dettaglio parla di un equilibrio delicato. Proprio per questo, l’ordinanza firmata dal sindaco Leonardo Paoletti vuole evitare che la bellezza venga soffocata dalla superficialità o dall’inciviltà.

Le nuove disposizioni non sono una semplice lista di divieti, ma un invito a ripensare il rapporto con il mare e con lo spazio condiviso. L’uso esclusivo di contenitori riutilizzabili è un messaggio chiaro: basta plastica e vetro abbandonati, basta rischi per l’ecosistema e per la sicurezza di chi si immerge nelle acque limpide. Anche il divieto di fumare esteso a tutta la spiaggia non è solo una questione di pulizia, ma di rispetto per chi vuole godersi il silenzio e l’aria pura senza dover fare i conti con mozziconi ovunque.

Spazi più equi, le regole per una convivenza sostenibile

Ma la tutela della Marinella passa anche dalla gestione dello spazio e del suono. Con la musica concessa solo tramite cuffiette, l’ordinanza mette un freno alle amplificazioni e ai rumori molesti, perché la spiaggia è soprattutto un luogo di relax e rigenerazione. Anche la limitazione alle strutture parasole di grandi dimensioni e ai tendoni è pensata per evitare che il paesaggio venga stravolto e che pochi occupino troppo spazio, negando agli altri la possibilità di godere appieno del panorama e della brezza marina.

Infine, il divieto assoluto di fuochi e barbecue sulla spiaggia è un richiamo alla sicurezza e al rispetto per l’ambiente: niente rischi di incendi o di danni al terreno e nessun impatto negativo su flora e fauna locali. Le sanzioni previste, da 25 a 500 Euro, con raddoppio in caso di violazione in presenza di persone vulnerabili, sono lo strumento per far rispettare queste regole, ma il Comune punta soprattutto al senso civico dei visitatori, invitandoli a diventare protagonisti attivi della tutela di questo piccolo paradiso.

La spiaggia della Marinella diventa così un modello virtuoso di sostenibilità, un esempio di come si possa vivere il mare senza consumarlo, rispettando la natura e chi la ama davvero.

Overtourism a Como: la città e il modello alveare urbano per ritrovare equilibrio e identità

Tra le acque tranquille del Lago di Como, incastonata tra montagne e lungolago, si nasconde una città che sembra uscita da un dipinto: vicoli stretti, piazze acciottolate e caffè affacciati sull’acqua dove il tempo pare rallentare. Ogni anno, però, quel silenzio sospeso viene scosso da un’onda enorme di turisti: oltre quattro milioni, in una città di appena 80mila abitanti, Como.

Un’invasione dolce, certo, ma che rischia di soffocare la vita quotidiana di chi a Como ci vive davvero. È la sfida dell’overtourism, un fenomeno che tocca molte città d’arte italiane, ma che a Como trova una risposta originale, fatta di regole più stringenti e di un progetto di rigenerazione urbana ispirato a un’alveare: naturale, vibrante, collettivo.

Se amate Como, non è difficile capire perché attiri così tante persone. La città è un invito costante alla lentezza, a perdersi tra i suoi scorci romantici e i profumi del mercato, a fermarsi per un gelato guardando il riflesso delle montagne sul lago o a scoprire i piccoli negozi dove si respira ancora l’anima autentica del territorio.

Ma questa bellezza è fragile e senza un’attenzione nuova rischia di diventare solo uno sfondo per selfie frettolosi e locali omologati. Ecco perché Como ha deciso di mettersi al lavoro per trasformare il problema in opportunità, per far tornare il centro storico uno spazio vivo, vissuto e non un parco tematico per turisti.

Regole anti-overtourism, vietati i “buttadentro” e ridotti i gruppi di visitatori

Uno dei primi segnali concreti di questa svolta lungo il Lago di Como è arrivato con il nuovo regolamento di polizia urbana, che dice stop ai famigerati “buttadentro”: quei promotori invadenti che, soprattutto sul lungolago, ripetono a ciclo continuo la pubblicità di ristoranti i cui menù spesso non brillano per originalità, ma che monopolizzano l’attenzione dei passanti con grida in tutte le lingue. Il divieto è un gesto semplice ma potente per restituire spazio e respiro ai visitatori e ai residenti, rendendo la passeggiata più piacevole e autentica.

Anche la dimensione dei gruppi turistici cambia: d’ora in poi, chi visita Como con guide o accompagnatori dovrà farlo in gruppi non più grandi di 25 persone. Una scelta pensata per evitare assembramenti rumorosi che soffocano i vicoli, congestionano i marciapiedi e mettono in crisi la mobilità pedonale.

Il modello alveare urbano, rigenerazione green e commercio di vicinato

Ma Como non vuole fermarsi a contenere l’emergenza overtourism: vuole trasformare il proprio cuore urbano in un ecosistema sano e pulsante. Nasce così il progetto del “modello alveare urbano”, che prende ispirazione proprio dalla natura delle api, creature laboriose e fondamentali per la biodiversità. Come in un alveare, ogni piccolo negozio, ogni bottega storica, ogni angolo verde deve contribuire a creare un ambiente vivo, sostenibile e accogliente.

Quattro aree strategiche della città: la stazione San Giovanni, piazza Vittoria, viale Geno e il giardino di via Balestra. Queste aree, infatti, sono state trasformate in veri e propri corridoi ecologici urbani, con essenze botaniche selezionate per supportare le api mellifere e selvatiche. Proprio vicino alle antiche mura, l’alveare urbano è diventato un simbolo concreto di rigenerazione, un invito a prendersi cura del territorio con la stessa dedizione delle api che costruiscono il loro nido.

Pescasseroli, il borgo delle meraviglie in Abruzzo

Si sa, l’Italia è un paese ricco di piccoli borghi: ogni regione ne custodisce tantissimi, e sono uno più affascinante dell’altro. Ma oggi vogliamo raccontartene uno in particolare, incastonato nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: Pescasseroli. Un piccolo borgo medievale, abitato da poco più di duemila anime, che sembra appena uscito da una favola antica sospesa tra sogno e realtà. In estate profuma di legno e di pulito, in inverno di zenzero e cannella.

Un rifugio discreto, lontano dai sentieri battuti, perfetto per chi ama fuggire dalla quotidianità e ritrovare un contatto autentico con sé stesso e con la natura che lo circonda. In questa guida abbiamo raccolto tutto quello che puoi vedere e fare a Pescasseroli in Abruzzo, a prescindere dalla stagione in cui lo visiterai. Perché, che sia estate o che sia inverno, questo borgo ti aspetta a braccia aperte e con una grande promessa: lasciarti senza fiato.

Dove si trova Pescasseroli

Pescasseroli si trova in Abruzzo, a circa 1.160 metri di altitudine, nel cuore dell’Appenino centrale. Geograficamente è compreso nel bacino dell’Alto Sangro, adagiato in una conca verde e abbracciato da un paesaggio che alterna boschi rigogliosi, morbide vallate e montagne millenarie. Un contesto di sconfinata bellezza naturale che sembra progettato appositamente dalla natura per invitare le persone alla contemplazione.

Il borgo appartiene alla provincia dell’Aquila ed è considerato il cuore pulsante di una delle aree protette più antiche e importanti d’Italia, istituita nel 1923 per tutelare la biodiversità appenninica: il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. La sua posizione strategica, a cavallo tra tre regioni (Abruzzo, Lazio e Molise), lo rendono facilmente raggiungibile da città come Roma e Napoli, dalle quali dista rispettivamente 2 ore e mezza e 2 ore e 15 di auto. Tuttavia, nonostante la grande vicinanza a questi due enormi centri abitati, Pescasseroli offre un’atmosfera lenta e rilassata, dove la natura è protagonista. Il borgo è la porta d’accesso per il Parco, sede di numerosi centri visita, rifugi montani, aree faunistiche e partenze dei sentieri segnalati che si snodano tra faggete, altopiani e cime panoramiche.

Cosa vedere a Pescasseroli

Pescasseroli è un forziere che racchiude una moltitudine di tesori, tra storia, natura e spiritualità. Ti basterà passeggiare per le vie acciottolate del suo centro storico per restare affascinato da un’architettura medievale che si mescola a paesaggi mozzafiato e una cultura radicata fatta di silenzi e leggende. Di seguito, ecco le cose da vedere assolutamente se ti trovi in questo delizioso borgo abruzzese.

Il Centro Storico

L'Abbazia di Pescasseroli, in Abruzzo
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Il cuore pulsante di Pescasseroli: la Chiesa di San Pietro e Paolo

Il cuore del borgo, l’anima del luogo. Perditi nel labirinto di vicoli che caratterizzano il centro di Pescasseroli e lasciati indirizzare dai muri delle case in pietra viva e dagli scorci che si aprono su viste meravigliose sulle montagne circostanti. Tutto, qui, sembra fermo in un tempo sospeso; ogni elemento, ogni dettaglio. I balconi in ferro battuto, gli ampi portoni antichi con stemmi scolpiti, persino gli allestimenti delle piccole botteghe artigianali sembrano uscire da un’epoca ormai dimenticata. Fermati nel centro del borgo, nella Piazza Benedetto croce, e guardati intorno. Potrai ammirare gli abitanti del luogo svolgere le loro attività quotidiane e i visitatori riempirsi gli occhi di una semplice meraviglia. La chiesa madre, i caffè, i ristorantini, le botteghe: tutto assume un’aura diversa capace di rigenerare anche le batterie più scariche. Nel borgo puoi trovare alcuni luoghi sacri che meritano una visita:

  • Chiesa dei Santi Pietro e Paolo: una chiesa di origine medievale, che si affaccia proprio sulla piazza principale. Non farti ingannare dall’aspetto semplice e sobrio della sua facciata; al suo interno si celano piccoli tesori preziosi, come gli altari lignei barocchi, le tele votive e un sontuoso organo risalente al ‘700. La chiesa è dominata dal suo antico campanile romanico che fa da simbolo a tutto il paese.
  • Cappella di Santa Lucia e la Chiesa della Madonna del Carmelo: più piccole e più defilate rispetto alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, anche queste due chiesette meritano una visita, magari come pausa durante la passeggiata nel borgo.

La Casa natale di Benedetto Croce

È proprio qui, a Pescasseroli in Abruzzo, che nacque nel 1866 il celebre filosofo e scrittore Benedetto Croce. Le porte della sua casa natale, Palazzo Sipari, un edificio dall’architettura di tipo tardo rinascimentale e ingentilito da eleganti forme classiche, si aprono su prenotazione a chiunque voglia immergersi nella vita di questa figura di spicco per il nostro Paese. La casa conserva non solo l’arredamento originale che vi permetterà di osservare gli usi e i costumi di fine ‘800, ma è anche ricca di documenti, reperti e fotografie appartenenti alla famiglia del filosofo.

L’Abbazia di Santa Maria di Monte Tranquillo

Restiamo in tema storia e architettura, con un’altra perla di Pescasseroli: l’Abbazia di Santa Maria di Monte Tranquillo. Situata a solo sei chilometri dal centro storico del borgo e immersa tra faggi e un silenzio che si può trovare solo nelle zone di montagna, questa splendida abbazia è stata edificata nel XII secolo da monaci benedettini e, oggi, si mostra come un rudere affascinante e misterioso che si integra perfettamente con lo scenario che la circonda. Puoi raggiungere questo luogo magico con un’escursione facile a piedi o in bicicletta, non appena arriverai verrai travolto da un’atmosfera solenne e spirituale.

Le rovine del Castello medievale

Ultima tappa d’interesse storico, i ruderi del Castello di Pescasseroli ti aspettano su una delle alture che sovrastano il borgo. Secondo alcune testimonianze storiche, il castello venne costruito intorno al XI secolo e in seguito abbandonato. Oggi, infatti, quel che rimane della fortezza sono solo dei ruderi ma la posizione su cui si ergeva non ha eguali: una vista mozzafiato sull’intera vallata e sulle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Puoi raggiungere le rovine del castello medievale con una breve passeggiata – leggermente in salita – che parte dal centro del paese. Un consiglio? Arriva in questo luogo all’alba o al tramonto, non te ne pentirai.

L’area faunistica del Parco: il Centro Visita Pescasseroli

Abbiamo tenuto per ultima l’attrazione numero uno del borgo: il Centro Visita Pescasseroli, ovvero l’Area Faunistica del Parco Nazionale. Una delle esperienze più affascinanti che potrai vivere durante la tua permanenza in questa meravigliosa perla d’Abruzzo. Situata a pochi chilometri fuori dal centro del paese, si tratta di una vera e propria oasi didattica, pensata per consapevolizzare le persone sulla fauna selvatica e sui comportamenti etici e rispettosi da mantenere nei confronti degli habitat naturali. Ma non solo, questo luogo è stato progettato anche per proteggere alcune specie simbolo dell’Appennino che rischiano l’estinzione. Qui potrai ammirare alcuni esemplari che difficilmente riusciresti ad ammirare in natura, tra cui:

  • L’orso bruno marsicano: icona del Parco, gli individui della sua specie sono poco presenti in natura.
  • Lupo appenninico: simbolo del ritorno della fauna selvatica nonché figura leggendaria che da sempre popola favole e racconti.
  • Gatto selvatico: abitante intelligentissimo ed elegante dei boschi che circondano Pescasseroli.
  • Camoscio d’Abruzzo: una specie che si vede solo nella ree più remote del Parco.
  • Cervi e Caprioli: abitanti silenziosi e maestosi di queste zone.

Tutti questi animali vivono in ampie zone recintate, in ambienti ricostruiti fedelmente secondo le caratteristiche di quelli naturali e curati da biologi, veterinari e guardie del parco che ne assicurano la salvaguardia. Questa tappa è perfetta sia per gli adulti, sia per chi viaggia con i più piccini (un modo perfetto per insegnare ai grandi di domani il rispetto degli ecosistemi e delle biodiversità), anche grazie alla facilità del percorso e dei pannelli interattivi e informativi disseminati per tutta l’area del parco. Ma la magia non finisce qui, il Centro Visita di Pescasseroli, oltre alla sua Area Faunistica include anche un museo naturalistico che racconta la flora, fauna e geologia del parco; l’Orto botanico, che conserva le specie vegetali tipiche di questa zona; il Giardino degli animali minori con tartarughe, rapaci e altri ospiti del parco; alcuni laboratori didattici, pensati appositamente per scuole e famiglie.

Cosa fare a Pescasseroli in primavera-estate

La primavera e l’estate sono le stagioni in cui Pescasseroli fiorisce e prende vita. La primavera, in realtà, è una stagione di transizione, in preparazione di un periodo più attivo e ricco di esperienze da provare. In estate, invece, il paese è un’esplosione di brio e vivacità. Ecco le esperienze migliori da fare a Pescasseroli in questo periodo dell’anno:

  • escursioni e trekking: se sei un amante dei trekking e delle escursioni ad alta quota, l’estate è la tua stagione ideale per visitare Pescasseroli in Abruzzo. Ci sono moltissimi percorsi che attraversano boschi millenari e ti conducono in luoghi capaci di togliere il fiato. Tra questi troviamo Castel Mancino, Monte Tranquillo, la Camosciara, la Val Fondillo, il trekking delle Gole del Sagittario e tanti altri.
  • Mountain-bike e cavalcate: se invece sei una persona che ai percorsi a piedi preferisce montare in sella a una bicicletta o, perché no, a un cavallo, Pescasseroli ha qualcosa anche per te. Sono numerosissimi i percorsi ciclabili che si snodano nel Parco e che ti conducono attraverso la bellezza della natura. Infine, grazie alla presenza di diversi maneggi nella zona puoi provare la magia di battere i sentieri in sella a un maestoso cavallo.
  • Eventi e sagre di paese: il calendario estivo di Pescasseroli è fitto di eventi religiosi e sagre di paese che ti permetteranno di conoscere a fondo l’anima e la cultura di questo borgo. Tra questi non possiamo non citare l’infiorata del Corpus Domini; la Festa di San Pietro e Paolo (che cade il 29-30 giugno); la Madonna del Carmelo che ricorre ogni anno il 15 e 16 luglio; la Processione al Santuario di Monte Tranquillo, nell’ultima domenica di luglio.
  • Osservazione della fauna: l’estate è il momento migliore per osservare la fauna del Parco. Ti consigliamo di partecipare alle escursioni organizzate che ti porteranno a incontri ravvicinati – sempre nel rispetto della biodiversità – di lupi, orsi marsicani, camosci e tantissime altre specie autoctone.

Cosa fare a Pescasseroli in autunno-inverno

Foliage nel bosco di Pescasseroli, Abruzzo
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La magia del foliage tinge l’autunno a Pescasseroli, Abruzzo

Anche l’autunno, come la primavera, è una stagione abbastanza tranquilla e di transizione per Pescasseroli. La meraviglia di questo periodo è data dal foliage che tinge di colori caldi e accesi tutta la natura circostante, con la maestria di un abilissimo pittore. In inverno, invece, il borgo si accende nuovamente di vita, anche grazie al fatto che Pescasseroli è una frequentata stazione sciistica, tra le più famose in Abruzzo. Ecco tutte le esperienze da provare assolutamente a Pescasseroli quando il freddo abbraccia il borgo e la neve scende copiosa e silenziosa.

  • Sci e Snowboard: se sei un appassionato surfista dei monti, l’inverno è la tua stagione. Le piste di Pescasseroli si trovano poco fuori dal centro e sono adatte a tutti i livelli di esperienza. Qui si può fare sia discesa che sci di fondo, in quest’ultimo caso sarai immerso completamente nei magici boschi della zona. Inoltre sono presenti scuole di sci per chi vuole imparare, a prescindere dall’età.
  • Ciaspolate ed escursioni a piedi: se non ami sciare ma non vuoi rinunciare alla magia della montagna invernale non temere, sono presenti molti percorsi per ciaspolare o per passeggiare e che variano di difficoltà. Non perderti la possibilità di un’escursione con una guida esperta che ti racconterà storie e aneddoti su queste montagne.
  • Relax nei rifugi: infine, per chi allo sport predilige il relax, Pescasseroli è ricca di malghe, baite e rifugi dove puoi rilassarti e provare il cibo tipico di questa splendida regione.
  • Goderti la magia del Natale: se sei così fortunato da frequentare questa zona nel periodo natalizio, ti accorgerai presto di essere entrato in una favola nordica. Luci, presepi artigianali, mercatini e quell’inconfondibile profumo di zenzero e cannella ti accompagneranno per tutto il tuo soggiorno facendoti tornare bambino.

A prescindere dalla stagione in cui lo visiterai, Pescasseroli sarà una sorpresa a tutti gli effetti. Uno di quei luoghi che non necessità di effetti speciali, poiché la sua più grande forza risiede nella sua semplicità; della natura che lo circonda, delle tradizioni che ne animano le giornate, della storia che lo caratterizza e che viene testimoniata da abbazie, castelli e case di grandi menti. Pescasseroli in Abruzzo è un borgo da visitare almeno una volta nella vita, per rendersi conto di quanto sia importante rallentare e apprezzare le cose più semplici.

9 isole, zero stress: benvenuti nel paradiso delle Azzorre, in Portogallo

Ci sono luoghi che sembrano fuori dal tempo, e poi ci sono le Azzorre. Nove isole principali che “galleggiano” in mezzo all’ Oceano Atlantico e in cui i ritmi sono lenti, il verde è più verde, il cielo cambia umore dieci volte al giorno e le nuvole sembrano far parte del paesaggio. Non è il classico arcipelago da cartolina, tanto che in zona non si viene per stare fermi su una sdraio. Chi sceglie questi lembi di terra, infatti, lo fa per camminare sopra crateri vulcanici, avvistare balene all’orizzonte e fare il bagno in piscine naturali che fumano come teiere.

São Miguel, la più grande di tutte

Iniziamo questo viaggio dall’isola più grande delle Azzorre: São Miguel. Oltre a essere la più estesa, è un vero concentrato di natura selvaggia e paesaggi che restano dentro. Tra crateri vulcanici trasformati in laghi, piantagioni di tè uniche in Europa, sorgenti termali naturali e scogliere battute dal vento, qui c’è un vero mondo a parte da scoprire.

Ne è un esempio il belvedere di Sete Cidades, con i suoi due laghi gemelli incastonati in un enorme cratere vulcanico, dove consigliamo di andare all’alba o dopo un temporale, in modo da coglierne davvero l’anima. Ma la verità è che, oltre ai luoghi più famosi, esistono diversi spot autentici in grado di emozionare.

È il caso di Furnas, dove si può assistere al “cozido”, cotto sotto terra con il calore naturale del vulcano, una tradizione locale che si respira soprattutto la domenica mattina prima che arrivino i turisti. Le piscine termali, come quella del Parque Terra Nostra o la più intima Poça da Dona Beija, sono il modo migliore per rilassarsi immersi nella giungla, mentre alla Gorreana si può assaggiare il tè europeo più atlantico che c’è, bevendolo con vista mare (ops, oceano!).

Se piace il mare, Ribeira Grande è perfetta per il surf, mentre da Ponta Delgada partono escursioni per vedere balene e delfini (qui non sono uno spettacolo da brochure, perché si incontrano davvero). Ma per vivere al top São Miguel è consigliato indossare sempre un costume, perché nel territorio è possibile fare il bagno in piscine naturali che sorgono in posti improbabili.

Di fronte alla costa, tra le altre cose, c’è’isolotto di Vila Franca do Campo, un piccolo anello vulcanico che sembra disegnato a mano: un cratere sommerso che ha creato una piscina naturale turchese, protetta dall’oceano aperto e circondata da scogliere verdi. È una delle gemme più amate (e fotografate) delle Azzorre, soprattutto d’estate, quando ci si può arrivare in barca con pochi minuti di traversata. Ma attenzione: l’accesso è limitato a poche centinaia di persone al giorno per proteggerne l’ecosistema.

São Miguel è un’isola estrema e accogliente, dove in poche ore si cambia panorama: si può fare canyoning al mattino, mangiare un pasto cotto nel cratere a pranzo e rilassarsi in una pozza calda la sera.

São Miguel, Azzorre
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Sete Cidades, São Miguel

Santa Maria, con spiagge di sabbia chiara

Straordinaria è anche Santa Maria, la più meridionale e solare delle Azzorre, famosa per le sue spiagge di sabbia dorata che sembrano più quelle del Mediterraneo che dell’Atlantico. Da queste parti il ritmo è lento, senza troppa folla, e lo sguardo si posa su scogliere a picco sul mare, dolci colline verdi e tranquille baie dove rilassarsi.

Molto affascinante, per esempio, è la Baia di São Lourenço, un angolo remoto in cui la natura è ancora intatta e le acque cristalline invitano a fare snorkeling o semplicemente a lasciarsi cullare dal mare. Santa Maria è anche la terra del “Moro,” un dolce tipico portoghese da assaggiare nei piccoli caffè di Vila do Porto, il suo capoluogo, dove la gente conserva un’atmosfera autentica e accogliente.

Gli amanti del trekking troveranno sentieri panoramici poco battuti, come quello che porta alla Fonte da Areia, una sorgente naturale nascosta nel verde. E se si è appassionati di surf, si possono cavalcare onde più miti ma perfette per ogni livello, soprattutto nella baia di Praia Formosa.

Il modo più indicato per esplorare l’isola è noleggiando una bicicletta o uno scooter, magari portandosi dietro una buona macchina fotografica perché i tramonti sulla costa sud sono uno spettacolo da non perdere.

Terceira, isola accogliente

Un’altra affascinate isola delle Azzorre è Terceira, in grado di accogliere con un mix unico di storia, festa e paesaggi spettacolari. È probabilmente l’isola dell’arcipelago in cui la tradizione portoghese si fa sentire in maniera più profonda, soprattutto a Angra do Heroísmo, patrimonio UNESCO, con le sue strade acciottolate, palazzi colorati e chiese antiche che raccontano storie di marinai e scoperte.

Terceira però è anche l’isola delle grotte vulcaniche come Algar do Carvão, un cratere visitabile che conduce nelle viscere della Terra, e dei paesaggi verdi e ondulati ideali per trekking e ciclismo. Se desiderate un po’ di mare, Praia da Vitória mette a disposizione spiagge sabbiose e acque tranquille.

Vale la pena, inoltre, assaggiare “Alcatra,” un piatto di carne cotta lentamente in pentole di terracotta, accompagnato da vini locali che raccontano i sapori dell’Atlantico. In più, concedetevi del tempo per esplorare i piccoli villaggi meno turistici come Serreta o Biscoitos, in cui poter assaggiare vini prodotti in vigneti antichissimi e nuotare nelle piscine naturali formate dalla lava.

Pico, con la vetta più alta del Portogallo

Pico è l’isola che parla di forza e natura selvaggia, dominata dal suo gigante silenzioso, il Monte Pico, la vetta più alta del Portogallo. Scalare questo vulcano è un’esperienza che entra dentro: l’aria rarefatta, i paesaggi lunari e la vista a 360 gradi sull’Atlantico fanno capire perché è il simbolo dell’arcipelago.

Ma non è di certo tutto, perché qui si coltiva uno dei vini più unici d’Europa, grazie ai vigneti patrimonio UNESCO che si arrampicano su terreni lavici neri, protetti dal vento da muretti a secco. Per questo motivo, una visita alle cantine locali è d’obbligo.

Gli amanti del mare troveranno il paradiso con le piscine naturali di lava nera e, soprattutto, con le escursioni per avvistare balene: Pico è considerata una delle capitali mondiali del whale watching, e la vicinanza degli avvistamenti è incredibile, tanto da poter vedere i cetacei da vicino, non solo da lontano.

Da non perdere anche il piccolo villaggio di Lajes do Pico, ricco di storia marinaresca e un’atmosfera autentica, e le grotte di Gruta das Torres, un complesso di tunnel lavici tra i più estesi del nostro Vecchio Continente. Alcuni piccoli consigli che siamo sicuri che apprezzerete:

  • Portare sempre una giacca a vento: il tempo cambia davvero in fretta:
  • Noleggiare una bici: è il modo più indicato per esplorare le coste frastagliate;
  • Assaggiare il “caldeirada,”: uno stufato di pesce locale che racconta il legame profondo con il mare.

Faial, dai paesaggi lunari

Poi ancora Faial, l’isola da non perdere se si vuole sperimentare un mix di vivacità e natura autentica. Qui c’è un porto cosmopolita che racconta storie di navigatori, velisti e avventurieri da tutto il mondo e la sua capitale, Horta, è famosa per il marina, un punto di sosta strategico nell’Atlantico, dove ogni angolo è decorato da murales colorati lasciati dai viaggiatori di passaggio.

Una sosta da fare assolutamente è quella al vulcano Capelinhos, che ha trasformato il paesaggio nel 1957 con una spettacolare eruzione che ha creato nuova terra, ancora selvaggia e affascinante, il top per escursioni che sembrano viaggi su un altro pianeta. Faial è anche un paradiso per gli amanti del mare: snorkeling, immersioni e whale watching sono esperienze di livello mondiale, con acque limpide e ricche di vita marina.

Vale la pena anche ammirare il tramonto dal Monte da Guia, un belvedere che regala panorami mozzafiato sull’isola e sull’oceano.

São Jorge, il top per gli amanti del trekking

Gli amanti del trekking devono correre a scoprire São Jorge, perché qui la natura domina senza compromessi e i paesaggi sono un susseguirsi di scogliere vertiginose, pendii coperti di verde intenso e pittoreschi villaggi di pescatori. Camminando tra la natura si può raggiungere la famosa “Fajã da Caldeira de Santo Cristo”, un luogo remoto dove si coltiva una delle migliori varietà di vongole al mondo e si assapora un’atmosfera sospesa nel tempo.

São Jorge è nota anche per i suoi formaggi, prodotti artigianalmente in piccole fattorie, che raccontano la tradizione pastorale dell’isola con sapori decisi e unici. È anche la terra delle “fajãs”, pianure costiere create da frane e lava, che si rivelano dei veri e propri microcosmi, con climi particolari che permettono coltivazioni insolite per l’Atlantico.

Da queste parti, inoltre, il surf è una sfida su onde potenti e poco affollate, mentre chi preferisce la tranquillità può tuffarsi nelle piscine naturali scavate nella roccia, ottimali per rinfrescarsi dopo una camminata.

Graciosa, dalle atmosfere tranquille

Un’altra meravigliosa isola delle Azzorre (spoiler: lo dice pure il nome) è Graciosa, che si distingue per le sue atmosfere tranquille e gli scorci autentici, dove il tempo sembra scorrere con calma e ogni angolo racconta storie di tradizioni antiche e vita semplice. Tra dolci colline semeraldo e coste irregolari, ci sono sue grotte vulcaniche come la Furna do Enxofre, un’enorme cavità sotterranea con un lago sulfureo che regala un’esperienza quasi mistica.

Graciosa è celebre anche per i suoi mulini a vento, simboli di un passato agricolo che si percepisce ancora nell’aria e per le saline naturali, dove il sale viene raccolto secondo metodi tradizionali. Molto interessante è la festa della Vaca das Cordas, una tradizione unica in cui le mucche vengono decorate e portate in processione, un momento di festa e cultura popolare davvero singolare.

Flores, isola scenografica

Meravigliosa e scenografica è Flores, poiché qui la natura si esprime in tutta la sua forza e bellezza incontaminata. L’isola è puntellata di cascate imponenti, pozzanghere naturali e laghi vulcanici come quelli di Funda e Comprida e una vegetazione lussureggiante che sembra uscita da un film fantasy.

Famosa per essere uno degli angoli più piovosi d’Europa, è proprio grazie a queste intemperie costanti che possiede un paesaggio di un verde intenso e aria fresca che rigenera corpo e mente. Non a caso, qui è ancora viva la tradizione dei “rosais”, le tipiche aiuole di rose coltivate con cura dalle famiglie, un piccolo segreto di colore che rende ogni villaggio unico.

Da visitare assolutamente è il belvedere di Santa Cruz, con i suoi panorami emozionanti sul mare e sulle scogliere a picco, perfetto all’alba o al tramonto per chi ama la fotografia. Flores è anche il paradiso degli amanti del trekking, grazie alla presenza di sentieri che si snodano tra la natura selvaggia, grotte nascoste e vecchi mulini abbandonati.

Inoltre, quando la corrente lo permette, vale la pena fare un tuffo nelle piscine naturali di Poço do Bacalhau, dove l’acqua fresca rimette al mondo.

Corvo, piccola e remoto

Infine Corvo, la più piccola e remota delle Azzorre, una sorta di puntino verde nel blu dell’Atlantico. Con un solo villaggio, Vila do Corvo, abitato da circa 400 persone, l’isola è un rifugio autentico per chi cerca silenzio, natura e vita lenta.

Nonostante le sue minuti dimensioni, anche qui c’è un’esperienza imperdibile: salire fino al Caldeirão, l’enorme cratere vulcanico che occupa il cuore dell’isola. Il visitatore si trova al cospetto di un paesaggio surreale, tra laghetti, mucche al pascolo e nebbie improvvise che rendono tutto mistico.

Non c’è bisogno di grandi itinerari, perché a Corvo si cammina, si respira, si osserva. E poi sembra uno di quei luoghi dove si vive ancora con semplicità, in quanto le persone sono accoglienti e genuine, salutano per strada e magari raccontano storie di balene e tempeste, mentre si sorseggia un bicchiere di vino locale in uno dei pochi caffè.

Corvo non ha monumenti o attrazioni urlate, ma la sua forza è nell’autenticità, nella natura intatta e in un senso profondo di pace che qui, davvero, si sente sotto pelle.

Sagre ed eventi in Italia: cosa fare nel weekend dal 18 al 21 luglio 2025

Luglio infuocato, Italia in festa. Quando il sole cala, le piazze si accendono di luci, profumi, musica e griglie roventi: è la stagione d’oro delle sagre, delle notti bianche, dei concerti sotto le stelle e delle feste di paese che, da nord a sud, rendono ogni weekend un concentrato di tradizione, gusto e divertimento. E il fine settimana del 18-21 luglio 2025 non fa eccezione.

Dal cuore della Toscana tra vini, pesche e musica pop, alle magiche notti veneziane illuminate da fuochi d’artificio, fino ai sapori autentici della Sardegna e della Sicilia: un weekend estivo ricco di feste, cultura e tradizioni da scoprire.

Che siate amanti del folklore o affamati cronici di street food, in cerca di una serata romantica tra le lanterne o di una nottata scatenata sotto un palco indie, questo weekend promette bene. Pronti a partire?

23ª Sagra della Pesca di Fibbiana (Toscana)

Tra dolci colline, vigneti e argini dell’Arno, Fibbiana in Toscana si risveglia con la sua amata Sagra della Pesca, giunta alla 23ª edizione. Organizzata da Circolo M.C.L. Pio XII e Parrocchia S. Maria, con il patrocinio comunale, la sagra si tiene nei weekend del 19-20 e 26-27 luglio in Piazza San Rocco, cuore del borgo. Ogni sera dalle 20:00 si gusta all’aperto, tra piatti a base di pesca e prelibatezze locali, accompagnati da musica e intrattenimento.

Sabato 19 luglio i Milò riscaldano l’atmosfera con un repertorio pop vibrante. Domenica 20 è la volta del “Tale e Quale Show”, una gara di imitazioni condotta da Maurizio Orselli, aperta a chiunque voglia salire sul palco e mettersi alla prova.

E se avete voglia di una passeggiata rilassante, la vicina Via Francigena e gli argini dell’Arno invitano a scoprire Montelupo Fiorentino, celebre per le sue ceramiche rinascimentali.

Festa del Pomodoro di Cappella (Veneto)

La frazione agricola di Cappella, considerata il “giardino verde di Venezia”, celebra dal 18 al 28 luglio la 53ª Festa del Pomodoro. Il pomodoro IGP è protagonista assoluto: stand gastronomici propongono piatti tradizionali come il pomodoro ripieno gratinato, una ricetta segreta datata 1955. Un vero e proprio inno alla cucina mediterranea!

Da non perdere la Mostra Ortofrutticola, perfetta per comprare direttamente dai coltivatori e la Giornata del Bambino, con i lavori creativi delle scuole locali. Sabato 19 luglio torna la “Notte famosissima”: uno show tra gusto, musica e divertimento sotto le stelle.

Festa del Redentore (Veneto)

Venerdì 18 luglio si inaugura il ponte votivo tra Le Zattere e la Giudecca (fino a domenica sera), preludio di una delle tradizioni più emozionanti di Venezia. Sabato 19 luglio, alle ore 23:30, il Bacino di San Marco sarà teatro dello spettacolo pirotecnico “Casanova e l’Amore” ideato da Parente Fireworks: 40 minuti di magia, 6.000 fuochi, 2.300 kg di esplosivo su zattere e pontoni, in un gioco di colori, forme e suggestioni che raccontano passione, eleganza e mistero.

Canale Grande a Venezia
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Veduta del Canal Grande a Venezia

Attenzione: per accedere è necessario prenotare. La priorità è riservata ai residenti veneziani, con aperture progressive a partire dal 7 e 10 luglio. Inoltre, dal 18 al 20 luglio (8:30-16:00), chi accede alla Città Antica deve versare il contributo di accesso.

Domenica 20, invece, spazio alla Regata del Redentore (pupparini e gondole) e alla Messa votiva con il Patriarca Francesco Moraglia alle 19:00 sull’isola della Giudecca.

Ajò a ballare – Elmas (Sardegna)

Venerdì 18 luglio alle 21:30 Piazza della Chiesa a Elmas si trasforma in palcoscenico per “Ajò a ballare”: una serata all’insegna di musica, danza e tradizione sarda. A organizzare l’evento è il gruppo folk Sa Nassa, con ospiti i “A Bratzos Tentos” (voce, organetto, tastiera, chitarra), che reinterpretano i canti popolari in chiave contemporanea.

Ad arricchire il tutto, una mostra-mercato di artigianato sardo, con tessuti tradizionali, manufatti e oggetti dell’isola, per un’immersione autentica nell’identità territoriale.

Sicily Food Vibes – Caltagirone (Sicilia)

Dal 18 al 20 luglio la Villa Comunale di Caltagirone ospita Sicily Food Vibes, festival enogastronomico che mette al centro le aree interne dell’isola, spesso trascurate ma ricche di autenticità. Durante questi tre giorni, chef e artigiani del gusto propongono showcooking, laboratori, degustazioni e masterclass.

Caltagirone, Sicilia
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Vista aerea del borgo siculo di Caltagirone

Venerdì 18, dalle 16:30 alle 18:30, la Sala Politeama ospita la conferenza “Aree interne: cultura, cibo, paesaggio e sostenibilità per uno sviluppo possibile”, con relatori istituzionali e del mondo accademico ed enogastronomico.
Alle 19:30 ha luogo l’inaugurazione ufficiale, seguita da showcooking con l’Unione Regionale Cuochi Siciliani. Un viaggio tra sapori e identità rurali in Sicilia, che fa della sostenibilità un vero e proprio manifesto culturale.

Pennabilli estate 2025 (Romagna)

La Pro Loco di Pennabilli (provincia di Rimini) propone un cartellone estivo ricco di eventi gastronomici, musicali e culturali. Nel weekend 18-20 luglio non potete perdere:

  • Pennabilli diPinta (venerdì 18, sabato 19 e domenica 20): una kermesse di birre artigianali e street food, con food truck e birrifici selezionati.
  • Venerdì 18 luglio, ore 21:00: brindisi sotto le stelle a base di birra e cibo gourmet!

La trama estiva della Pro Loco proseguirà poi anche nei weekend successivi, con la Cena in Bianco (11 agosto), presentazione di libri, concerti anni ’80, cocomerata di Ferragosto e ballo liscio a fine estate.

Marcellano VinCanta – Marcellano (Umbria)

Nel weekend del 18-20 luglio nel borgo medievale di Marcellano (Gualdo Cattaneo), immersi tra ulivi e Sagrantino, va in scena VinCanta. Stand enogastronomici propongono piatti della tradizione e vini locali DOC e DOCG, con uno spazio speciale, “Angolo del Dolce”, dedicato ai dessert da abbinare al passito.

La musica live passeggia tra piazze e vicoli: gruppi folk, band contemporanee, performance acustiche sotto le stelle. Una festa lenta, sospesa tra gusto, emozione e natura, perfetta per chi ama scoprire l’Umbria più vera in un’atmosfera raccolta.

Mercantia – Certaldo (Toscana)

Dal 16 al 20 luglio il borgo medievale di Certaldo si anima con la 37ª edizione di Mercantia, festival internazionale del teatro di strada, con oltre 120 artisti e 40 compagnie da tutto il mondo. Tema di quest’anno: “La Terra di un sogno”.

Le strade, le piazze, gli spazi più suggestivi del borgo diventano teatro per acrobatica, danza verticale, teatro di figura, clownerie, musica e performance immersive. Tra gli eventi di questo weekend spiccano:

  • Close Act (Olanda) con “Birdmen”, trampolieri alati.
  • Graffiti Classics (UK) in cabaret musicale.
  • Mencho Sosa (Argentina), tra giocoleria e freestyle calcistico.
  • Marching band europee, compagnie d’acrobazia come Vertical Theatre e spettacoli visivi come “Indigo” (Finlandia) e “House of Mask and Mime” (Thailandia‑Giappone).
  • Artisti italiani: Cafelulé, Compagnia Trioche, Davide Riondino & Maurizio Fiorilla, Arnaldo Mangini.

Il clou? Il gran corteo finale del 20 luglio, una parata collettiva tra artisti, trampolieri, musicisti e performer in un trionfo di colori e creatività.

Festa del Casaro – Volturara Irpina (Campania)

Dal 18 al 20 luglio Volturara Irpina vive la sua Festa del Casaro, tre giornate dedicate alla tradizione casearia della Valle del Dragone. Organizzata dalla Pro Loco, l’evento celebra la bravura dei casari locali, che trasformano il latte fresco in formaggi eccellenti. L’ingresso è libero e tutti possono degustare e osservare le dimostrazioni live.

Il programma:

  • Venerdì 18: ore 19:00 apertura stand e alle 19:30 lavorazione del latte; dalle 22:00 intrattenimento con “Bakkano Sound”.
  • Sabato 19: ore 17:30 giochi popolari; ore 20:00 degusta “la trecciona”, seguita dalla lavorazione del latte e musica con “Le Riflessioni”.
  • Domenica 20: show cooking dello chef Antonio Cristofano alle 18:30, apertura stand alle 19:00, dimostrazioni e chiusura in musica con “Samsara” dalle 22:00.

La Giostra Cavalleresca d’Europa e dei Borghi più belli d’Italia a Sulmona

Torna a Sulmona, dal 18 al 20 luglio, la XXIII edizione della Giostra Cavalleresca d’Europa e dei Borghi più belli d’Italia, un evento che non è solo una festa medievale ma un vero e proprio ponte tra culture e tradizioni. Tra cavalieri agguerriti, cortei in abiti rinascimentali e rievocazioni spettacolari, la Giostra diventa occasione di integrazione, dialogo e riflessione, prendendo spunto dalla figura di Papa Celestino V, simbolo di pace e rinuncia al potere.

Per tre giorni, la città si trasforma in un palcoscenico dove si intrecciano competizione sportiva e valori universali: dalle eliminatorie serali alle gare finali, passando per la suggestiva sfilata in corso Ovidio con centinaia di figuranti, tutto parla di identità, storia e unione. Con delegazioni provenienti da sette paesi europei e i Borghi più belli d’Abruzzo, la Giostra non è solo uno spettacolo, ma un progetto culturale che guarda oltre il folklore, unendo le comunità in un abbraccio collettivo tra passato e presente.

La Festa dei Fichi a San Mango sul Calore

La suggestiva Piazza del Santuario di San Mango sul Calore si prepara ad accogliere la nuova edizione della Festa dei Fichi, un evento che celebra le eccellenze enogastronomiche e le tradizioni del territorio irpino.

La Festa, organizzata con il supporto del Comune di San Mango sul Calore, torna a celebrare il fico di San Mango, un prodotto tipico a marchio PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale), caratterizzato da una polpa succosa, dal colore bronzo scuro e da un sapore unico, che matura nel mese di luglio.

Sabato 19 luglio, alle 21.00, vede protagonista Andrea Sannino, artista di grande talento e voce della canzone napoletana moderna, per un concerto emozionante, perfetto per celebrare l’atmosfera festosa dell’evento. Un DJ set chiude la notte con ritmi coinvolgenti.

El Tatio, il cuore bollente del deserto di Atacama

Il mondo sa stupirci e in alcuni angoli regala veri e propri spettacoli. In Cile, per esempio, appartiene a questa categoria El Tatio, un luogo che fa sembrare di essere su Marte. Il campo geotermico d’altura regala emozioni che spaziano tra geyser altissimi, pozze bollenti e vapori che tagliano il gelo creando un contrasto incredibile. Se cerchi un’esperienza che mescola natura estrema, scienza, spiritualità e paesaggi indimenticabili devi assolutamente visitarlo.

Scoprire il campo geotermico di El Tatio

El Tatio spicca a 4.200 metri d’altezza conquistando il terzo gradino sul podio dei campi geotermici più grandi al mondo. Attualmente conta 80 geyser attivi e camminare tra di essi all’alba mentre il sole sorge sulle Ande è una di quelle esperienze che lascia senza fiato… e non solo per la rarefazione dell’aria.

Le colonne di vapore raggiungono anche più di quattro metri e si alzano rapide nel cielo blu cobalto dell’altopiano. Il contrasto tra l’aria pungente sottozero e l’acqua bollente che schizza dal terreno crea un’atmosfera mistica, quasi surreale.

Oltre ai geyser, però, El Tatio è caratterizzato da fumarole che sibilano, pozze di fango che gorgogliano, rocce incrostate di minerali luccicanti e una fauna andina fatta di vigogne e uccelli in volo completano la scena. Il momento più suggestivo per assistere allo spettacolo è l’alba quando i vapori sono più densi, la luce è dorata e il silenzio viene interrotto solo dal borbottio della terra.

Non mancano neppure le piscine naturali: pozze termali in cui immergersi per scaldarsi dopo aver sfidato il gelo mattutino. Attenzione però ad immergersi, seppur l’esperienza del bagno risulti rigenerante contiene arsenico e non va assolutamente ingerita.

Viene considerato, a tutti gli effetti, un laboratorio naturale. Scienziati e geologi studiano attentamente i microrganismi estremofili che riescono a sopravvivere in condizioni estreme caratterizzate da calore e acidità. L’analisi viene utilizzata per approfondire le origini della vita sulla Terra, andando indietro nel tempo.

Il sito geologico nasce dal mix tra l’acqua in superficie e il calore sotterraneo. La prima penetra nel terreno, raggiunge le rocce riscaldate dal magma, si pressurizza e dunque torna in superficie sotto forma di getto di vapore. L’area, di intensa attività vulcanica, è davvero suggestiva: la placca di Nazca scivola sotto quella sudamericana, generando un paesaggio in continua trasformazione.

Anche le popolazioni locali hanno da sempre attribuito a El Tatio un significato sacro. Il nome stesso, che in lingua kunza potrebbe significare “nonno che piange”, suggerisce un legame spirituale profondo tra la terra e le sue manifestazioni.

El Tatio come arrivarci
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Scoprire la meraviglia geologica di El Tatio

Dove si trova El Tatio e come raggiungerlo

Nel cuore dell’altopiano andino in Cile, a 90 chilometri da San Pedro de Atacama si può raggiungere El Tatio. Il viaggio per arrivare in questo luogo fa parte dell’avventura stessa: si parte solitamente tra le 4 e le 5 del mattino e servono due ore di viaggio su strade sterrate attraversando paesaggi naturalistici selvaggi per raggiungerlo.

Il modo migliore per raggiungere El Tatio è affidandosi a tour organizzati. Una volta terminata la visita a El Tatio, molti tour fanno tappa alle Terme di Puritama, un’oasi di acque calde circondata da canyon e vegetazione.

Roma, la Fontana delle Naiadi restituita al suo splendore

È stata restituita al suo antico splendore la Fontana delle Naiadi in piazza della Repubblica a Roma, dopo un lavoro di restauro durato quasi un anno e curato dalla Sovrintendenza Capitolina: si tratta di un capolavoro del liberty romano molto amato da turisti e residenti, per la sua bellezza ma anche per la centralissima posizione, a due passi dalla Stazione Termini, che la rende punto di incontro e di partenza ideale per esplorare la città.

La Fontana delle Naiaidi ha un forte legame affettivo con Roma soprattutto perché considerata la prima fontana della Capitale: iniziata sotto il pontificato di Pio IX, fu la prima grande opera pubblica completata e inaugurata dopo che Roma era divenuta capitale del Regno d’Italia, nel 1914.

La Fontana delle Naiadi di nuovo splendente

Originariamente progettata nel 1888 dall’architetto Alessandro Guerrieri con quattro leoni in bronzo, la fontana fu modificata nel 1901 dall’artista Mario Rutelli, che sostituì i leoni con quattro naiadi, ovvero ninfe delle acque, scolpite in bronzo: la Ninfa dei laghi, distesa su un cigno, la Ninfa dei fiumi, adagiata su un mostro fluviale, la Ninfa delle acque sotterranee, sopra un drago e la Ninfa degli oceani, che cavalca un cavallo marino.

Oggi la meraviglia di questi dettagli e dei 350 giochi d’acqua che caratterizzano la fontana è stata restituita agli occhi di chi guarda l’opera, grazie all’attento lavoro di restauro che è andato a liberare le superfici dallo strato di calcare e inquinamento che le ricopriva.

Restaurato anche il gruppo scultoreo del Glauco, figura mitologica simbolo del dominio umano sulle forze naturali, mentre le vasche e l’alto basamento in granito rosa hanno recuperato i colori originari. Sono stati infine restaurati e implementati impianti idraulici e di illuminazione artistica. Il restauro è rientrato nel programma PNRR – Caput Mundi, è durato 240 giorni ed è costato 580.000 euro.

Curiosità su una delle fontane più belle di Roma

La Fontana delle Naiadi è sempre stata posta al centro dell’Esedra, l’emiciclo monumentale che dà forma semicircolare alla piazza stessa, composto dai due edifici curvi con portici che abbracciano la piazza ai lati della Fontana e che erano anticamente parte delle Terme di Diocleziano. Per questa ragione la Piazza che la ospita, Piazza della Repubblica, viene comunemente chiamata dai romani Piazza Esedra. 

Quando venne completata nel 1901 con le attuali sculture di Mario Rutelli, la Fontana delle Naiaidi destò scalpore: le ninfe dell’acqua erano infatti raffigurate nude in pose sensuali, considerate troppo audaci per la morale dell’epoca. Alcuni giornali invocarono addirittura la rimozione delle statue. Anche per questo la Fontana è sempre stata considerata un simbolo di modernità: a differenza delle tante fontane barocche di Roma,  rappresentava una svolta stilistica, con uno stile più fluido e naturalista, in pieno spirito Art Nouveau. Era un messaggio di rottura con il passato e di fiducia nel progresso.

Il gruppo centrale che oggi vediamo (il Glauco che doma un delfino) fu aggiunto solo nel 1912, undici anni dopo il completamento della fontana.

La Fontana inoltre sembra quasi in movimento: i giochi d’acqua e l’espressività delle figure fanno sì che queste sembrino quasi danzare. È uno dei rari casi in cui l’acqua non fa solo da cornice, ma diventa parte attiva della narrazione.

Infine, come spesso accade a Roma, La Fontana delle Naiadi è comparsa in molti film, da La dolce vita a C’eravamo tanto amati, grazie alla sua posizione scenografica e all’aria misteriosa e decadente che emana, specie di notte.

Ovindoli, un angolo d’Abruzzo dove il tempo si ferma

Nel cuore dell’Abruzzo, a circa 1300 metri di altitudine, si trova un piccolo borgo incastonato nel Parco Naturale Regionale Sirente-Velino. Si tratta di Ovindoli, un luogo che chiede di essere visitato con un ritmo lento, ascoltato con rispetto e, soprattutto, vissuto con lentezza.

Qui, le montagne sembrano quasi abbracciare il piccolo borgo di Ovindoli, in ogni stagione, trasformandolo da verde rifugio, nei mesi estivi, a bianca regina, nei mesi più freddi.

Dove si trova il borgo di Ovindoli?

Per la precisione, Ovindoli si trova in provincia dell’Aquila ed è facilmente raggiungibile da Roma, per un viaggio in auto che dura meno di due ore, oppure dalla costa Adriatica dell’Italia. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Celano-Ovindoli, da cui è possibile proseguire verso il borgo anche in autobus.

È una delle mete più amate di tutto l’Appennino abruzzese, non solo per la possibilità di praticare sport invernali nelle sue vicinanze, ma anche per il suo antico fascino rustico e sincero, in grado di parlare ai viaggiatori in cerca di autenticità, silenzi, natura e tradizioni ancora intatte.

Il borgo e i suoi dintorni: ecco cosa vedere a Ovindoli

Una delle cose che sicuramente si ama di Ovindoli, sono le vie suggestive del borgo antico. Passeggiare qui, infatti, è come sfogliare le pagine di un libro antico, lasciandosi trasportare in un ambiente fatto di pietra e vento, tra le case storiche in pietra calcarea, portali scolpiti a mano e viuzze strette, che salgono e scendono e creano una mappa intima e intricata.

Tra le cose da vedere a Ovindoli, merita assolutamente una visita la Chiesa di San Sebastiano, storica struttura risalente addirittura al diciassettesimo secolo, così come i resti dell’antico castello medievale che domina dall’alto il borgo. Non lontano da qui, si trova anche il Monastero di Santa Maria in Valle Porclaneta, uno dei gioielli romanici dell’intera regione, immerso nel cuore di un paesaggio pastorale di rara bellezza.

I dintorni di Ovindoli, poi, offrono panorami mozzafiato. Dalle Gole di Celano, luogo suggestivo e dove ammirare le sue vertiginose fenditure scavate nella roccia durante i secoli, ai grandi altopiani del Parco Sirente-Velino, dove i visitatori possono passeggiare tra i sentieri, habitat di cervi, lupi, aquile reali e faggi secolari. Gli amanti della natura non rimarranno assolutamente delusi da questi luoghi.

Cosa fare a Ovindoli in estate: natura, trekking e aria buona

L’estate trasforma Ovindoli in un paradiso verde. Quando la neve si ritira, infatti, lascia spazio a grandi prati fioriti e pascoli, ma anche numerosi sentieri che si perdono tra le montagne del Parco Naturale e una natura che invita a rallentare e godersi ogni momento della giornata.

L’estate è la stagione del trekking, delle escursioni in mountain bike e delle lunghe passeggiate nei boschi. Qui, infatti, sono presenti diversi percorsi escursionistici nel Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, ben segnalati e per tutti i livelli. Si va dai sentieri adatti a famiglie e principianti, come il Cammino dei Briganti, ai tracciati più impegnativi che conducono verso il Monte Magnola o le creste del Sirente. Oppure, per chi preferisce scoprire questi luoghi da un punto di vista diverso, se così si può definire, è possibile anche fare escursioni a cavallo: un’esperienza da provare per entrare in contatto con il paesaggio in modo autentico e rispettoso. In estate, inoltre, gli amanti degli sport outdoor e dell’adrenalina, possono praticare anche arrampicata sportiva e parapendio.

Chi, invece, è alla ricerca di un’esperienza più rilassante e all’insegna del riposo più totale, allora è possibile partire alla scoperta dei sapori locali presso le attività delle aziende agricole locali, tra degustazioni di formaggi, miele e vini abruzzesi. Il borgo organizza sagre, eventi culturali e concerti all’aperto, perfetti per godersi le fresche serate di montagna.

Cosa fare a Ovindoli in inverno: neve, sci e calore d’altri tempi

Con l’arrivo dell’inverno, il borgo di Ovindoli si trasforma in una delle località sciistiche più rinomate del Centro Italia. Fa parte del Comprensorio Sciistico Monte Magnola Impianti, che offre oltre trenta chilometri di piste perfettamente battute, adatte sia a sciatori esperti sia a principianti, con panorami mozzafiato e unici sulle vicine vette abruzzesi.

A Ovindoli si può praticare sci alpino, snowboard, sci di fondo e anche ciaspolate tra i boschi, che è sicuramente fra le esperienze più suggestive da vivere quando la neve ricopre tutto e l’atmosfera diventa rilassante, con il suo silenzio ovattato. Sono presenti anche diversi rifugi in quota, come il Rifugio Anfiteatro, dove trovare ristoro e, tra una discesa e l’altra, assaggiare piatti tipici della tradizione abruzzese, come arrosticini, polenta, zuppe di legumi e formaggi locali, accompagnati da un buon vino locale, come il Montepulciano d’Abruzzo.

Nel periodo di Natale, inoltre, l’atmosfera natalizia è particolarmente magica. Il borgo si illumina con luci soffuse, caminetti accesi e mercatini vari, che trasformano Ovindoli in un borgo fatato, un vero luogo da cartolina. Anche chi non scia trova momenti di relax tra passeggiate nella neve, spa e giornate lente in uno dei tanti agriturismi di charme presenti a Ovindoli e dintorni.

Croce presente sulla vetta innevata del Monte Magnola, nei pressi di Ovindoli
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Tutta la bellezza della vetta del Monte Magnola in inverno

Gastronomia e ospitalità: l’anima abruzzese a tavola

Bisogna anche sapere che Ovindoli è profondamente legala alle sue tradizioni pastorali e montane e questo si può vedere anche sulla sua identità culinaria. Tra le cose assolutamente da provare, per scoprire davvero tutta la tradizione del posto, ci sono diversi piatti che raccontano la sua storia. Ad esempio, la pecora alla cottora, un piatto che racconta della lunga transumanza di bestiame che i pastori dovevano affrontare in passato, lungo il percorso che andava dai monti dell’Abruzzo fino al Tavoliere delle Puglie, oppure le zuppe di farro e lenticchie, i formaggi di capra, il cacio fiore aquilano, i salumi stagionati in alta quota: ogni piatto racconta una storia fatta di lavoro, stagionalità e rispetto per la terra.

Molti ristoranti e rifugi propongono menù stagionali con prodotti a chilometro zero: perché non lasciarsi rapire da tutte queste prelibatezze? In fondo per scoprire appieno un luogo è importante conoscere anche le sue tradizioni enogastronomiche.

Ovindoli è uno di quei luoghi che non hanno bisogno di effetti speciali per farsi amare. Non è una destinazione da turismo mordi e fuggi, ma il rifugio adatto per chi cerca il contatto con la natura, il silenzio delle montagne e il calore delle piccole cose. Ogni stagione ha il suo incanto. In estate ci si perde tra le cime verdi e i tramonti infuocati, mentre in inverno si vive la magia della neve, tra sport, relax e atmosfere da fiaba. Pronti? Si Viaggia!

Spiagge libere nel Veneto: angoli di tranquillità tra sabbia dorata e paesaggi naturali

Le spiagge potrebbero non essere la prima cosa che viene in mente quando si parla di una regione come il Veneto, dove a dominare il panorama turistico ci pensano città come Venezia o Verona. Eppure, le sue coste sono ricche di località balneari pronte ad accogliere un turismo ampio e differenziato: dai giovani in cerca di divertimento alle famiglie con bambini.

Molte di queste spiagge sono coperte dagli stabilimenti balneari, altre sono libere. Qui vogliamo parlarvi proprio di quest’ultime, consigliandovi le spiagge libere del Veneto più belle dove andare quest’estate.

Spiaggia della Brussa

Tra le spiagge libere più belle del Veneto c’è sicuramente quella della Brussa. Situata tra Caorle e Bibione, è completamente libera e priva di servizi: ad accogliervi troverete solo dune sabbiose, il suono del mare e una rigogliosa pineta, ideale per stare all’ombra durante le ore più calde della giornata. La spiaggia della Brussa fa parte dell’Oasi Naturalistica di Vallevecchia, un’area protetta che ospita numerose specie di uccelli, come l’airone rosso e il germano reale, e una flora variegata, composta da piante particolari come la salicornia veneta, il limonio del caspio e il lino delle fate piumoso.

Non solo relax, se amate il turismo attivo potete percorrere i sentieri naturalistici ideali per trekking e passeggiate all’aria aperta. Le acque calme e poco profonde, inoltre, sono perfette per utilizzare il kayak o il SUP e la spiaggia è adatta anche per i cani.

Spiaggia del Faro

Jesolo è una delle località turistiche più famose del Veneto, con molte spiagge dotate di stabilimenti balneari. Non mancano le spiagge libere, come quella del Faro: prende il nome dall’imponente costruzione situata nel comune di Cavallino-Treporti, proprio oltre la foce del fiume Piave Vecchio, che domina la scena con la sua silhouette elegante, rappresentando un punto di riferimento visivo e simbolico della zona.

La spiaggia si contraddistingue per la sua ampiezza e per le acque tranquille, oltre che per il tramonto mozzafiato, un momento che attira residenti e turisti. Oltre al paesaggio suggestivo, la spiaggia del Faro è il cuore pulsante dell’estate perché qui si concentrano alcuni degli eventi più attesi della stagione: concerti all’aperto, manifestazioni sportive sulla sabbia, spettacoli teatrali e serate a tema.

Punta Sabbioni

All’estremità orientale del suggestivo litorale del Cavallino-Treporti si trova Punta Sabbioni, una spiaggia libera che si estende per circa due chilometri. Caratterizzata da una sabbia dorata finissima, il suo paesaggio è dominato dalla natura, in particolare dalle dune naturali modellate dal vento. Un altro punto di forza di Punta Sabbioni è il suo mare trasparente, spesso premiato per la pulizia e qualità delle acque.

A differenza delle località balneari più affollate, qui non troverete stabilimenti, ma la quiete ideale per chi ricerca una giornata di relax in totale libertà, a contatto diretto con la natura. Inoltre, Punta Sabbioni è anche porta d’accesso privilegiata alla Laguna di Venezia. Dal vicino terminal partono regolarmente motonavi dirette a Venezia, alle isole di Burano, Murano e Torcello, rendendola una base ideale per esplorare la laguna e le sue meraviglie, senza rinunciare alla tranquillità di un soggiorno lontano dal turismo di massa.

Infine, se viaggiate con il camper, sarete felici di sapere che qui sono presenti diverse aree sosta e campeggi.

Spiaggia di Porto Caleri

Impossibile parlare delle spiagge libere del Veneto e non citare quella di Porto Caleri, considerata tra le più selvagge della regione. Situata tra il fiume Adige e il Po Levante, a circa 40 chilometri a sud di Venezia, questa spiaggia è molto amata per la limpidezza delle sue acque e per la sua libertà: non è attrezzata e non sono presenti stabilimenti balneari.

Qui, oltre a rilassarsi sulla sabbia, si possono seguire anche i diversi percorsi dotati di passerelle in legno sospese sull’acqua: uno dedicato alla zona boschiva, uno alle dune interne e l’altro al resto degli eco-sistemi presenti, composti da pineta, sabbia, macchia mediterranea e zone umide.

La spiaggia è un’oasi naturalistica protetta, ricca di flora e fauna, dove dimenticare il caos dei lidi affollati e godersi semplicemente la quiete della natura.

Spiaggia di Porto Caleri
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La spiaggia di Porto Caleri

Spiaggia di Eraclea Mare

Infine, a pochi chilometri da Jesolo, si trova una località più tranquilla e riservata: stiamo parlando di Eraclea Mare. Seppur sia presente un tratto di spiaggia dotata di stabilimenti balneari, è presente anche una parte di spiaggia libera, ideale per chi è alla ricerca di un’esperienza più intima e rilassata. Le famiglie con bambini trovano ampi spazi dove far giocare i più piccoli in sicurezza, grazie anche alla sabbia fine e dorata e al mare dai fondali bassi e digradanti.

Per chi viaggia con gli animali è disponibile un’area dedicata ai cani e ai loro accompagnatori, attrezzata per garantire comfort e libertà sia agli umani che ai loro amici a quattro zampe. Inoltre è presente un angolo riservato anche a chi pratica naturismo. Il tutto circondati dalla pineta litoranea, che regala ombra e frescura nelle ore più calde.

Come arrivare sulla stupenda isola di Badia in Croazia

Comincia il viaggio alla scoperta dell’isola di Badia, in Croazia. Un itinerario che richiede tempo e un po’ di pazienza. Fatiche, che una volta arrivati a destinazione, saranno cancellate da tutta la bellezza di questo angolo paradisiaco del Mar Adriatico e della Croazia.

Badia, che in croato si scrivi Badija, fa parte dell’arcipelago delle isole Curzonale, a sud di Spalato, ed è una località che attira ogni anno numerosi viaggiatori e turisti grazie alla sua natura incontaminata, alla limpidezza del suo mare e ai suoi ritmi di vita lenti. Infatti, bisogna sapere qui sull’isola di Badia non ci sono auto e né caos urbano dovuto al traffico o alla frenesia a cui la maggior parte dei turisti è abituata normalmente.  Solo sentieri di pini e cipressi, il canto delle cicale, un convento francescano e il profumo della macchia mediterranea.

Ma come arrivare all’isola di Badia, in Croazia? Ecco alcuni consigli utili!

In auto, verso il cuore dell’Adriatico

Per chi sceglie di mettersi al volante e raggiungere in auto l’isola di Badia, il percorso più diretto prevede l’ingresso in Croazia dal confine sloveno, seguendo l’autostrada croata A1, che è anche la principale arteria autostradale del Paese. Da qui si deve proseguire verso sud, in direzione Spalato, passando per la bellissima capitale Zagabria e, più a valle, attraverso le curve panoramiche che costeggiano il Mar Adriatico.

Una volta superata la città di Sapalato, si arriva alla città di Plǒce, l’antica Porto Tolero. Questa cittadina sul mare è il punto di partenza perfetto per imbarcarsi in direzione di Trappano, isola che, come Badia, fa parte dell’arcipelago Curzonale. Da Porto Tolero, quindi, partono i traghetti per la città di Trappano, gestiti dalla compagnia nazionale Jadrolinija e attivi tutto l’anno. Una volta arrivati qui, bisogna proseguire in auto verso il porto di Orebić, dal quale partono regolarmente le navette marittime per Curzola.

Da qui, per raggiungere l’isola di Badia, sono disponibili alcuni taxi boat, che impiegano pochi minuti per raggiungere la destinazione. I taxi boat partono regolarmente dal porto della città vecchia (Korčula Town), soprattutto durante l’alta stagione. La distanza tra le due isole è minima, poco più di un chilometro, ma il cambio di atmosfera è netto.

Badia in autobus: l’alternativa più economica

Chi, invece, preferisce l’auto a casa, può optare per l’autobus. Le linee croate sono molto efficienti e collegano i principali nodi turistici con numerose corse quotidiane, soprattutto durante l’alta stagione.

Ci sono diverse compagnie che offrono tratte giornaliere, fino a Porto Tolero, dalle principali città come Zagabria, Spalato o Dubrovnik. Una volta arrivati al porto, il percorso è comune a tutti coloro che hanno scelto di visitare queste incantevoli isole dell’Adriatico in auto. Quindi, un tratto via mare fino a Trappano, a cui segue un viaggio in bus verso Orebić, al quale segue un traghetto verso l’isola di Curzola e la bellissima isola di Badia.

La durata totale dipende dalla città di partenza, ma generalmente serve mettere in conto una giornata intera. È consigliabile prenotare i biglietti in anticipo, soprattutto nei mesi estivi, quando la domanda cresce notevolmente.

Arrivare all’isola di Badia in aereo? La via più rapida, ma meno diretta

Infine, chi parte dall’Italia in aereo può godere sicuramente di tempi di percorrenza più brevi, grazie a diversi voli diretti verso la città di Spalato. Una volta atterrati, si dovrà proseguire in autobus verso Porto Tolero, un viaggio che dura circa due ore e mezza, oppure affittare un auto, che allo stesso tempo consente di ammirare paesaggi naturali bellissimi. Giunti al porto, sia in auto, che in autobus, le tappe sono le medesime dei punti precedenti.

Badia non è per tutti. Non ha l’intrattenimento delle grandi isole turistiche, né la mondanità delle città costiere. Ma ha qualcosa di più prezioso: l’assenza del superfluo. Ed è un luogo che assolutamente va visitato. Insomma, un viaggio difficoltoso, ma che regalerà ricordi indimenticabili. Pronti? Si Viaggia!

L’isola croata del mare, del sole e della natura è un paradiso per gli escursionisti

Organizzare un viaggio in Croazia è sempre una buona idea, in ogni periodo dell’anno e in tutte le stagioni. Ma se è il volto più bello e soleggiato del Paese che volete scoprire, toccando con mano tutte le meraviglie che appartengono al territorio, vi consigliamo di farlo d’estate così da poter andare in avanscoperta di spiagge cristalline, calette segrete e isole da sogno, come quella di Ilovik.

Conosciuta anche col nome di Isola dell’Asinello, questo lembo di terra è uno dei luoghi più affascinanti della Croazia, nonché meta imprescindibile degli amanti della natura e delle escursioni. Quest’isola, infatti, è un vero e proprio paradiso terrestre caratterizzato da un mare incanto e da una natura selvaggia e incontaminata che prospera tutto intorno.

I motivi per organizzare un viaggio qui sono tanti e diversi: una lussureggiante vegetazione, dove prosperano oleandri, eucalipti e palme, un villaggio pittoresco, calette e spiagge dorate e poi, ancora, acque caratterizzate da infinite sfumature di blu. Pronti a partire?

Ilovik: come raggiungere l’isola dell’Asinello in Croazia

L’isola di Ilovik si trova in Croazia, nell’arcipelago delle isole Quarnerine, situato a sudest della punta meridionale dell’Istria e appartiene, amministrativamente, alla città di Lussinpiccolo. Anticamente era registrata, insieme alla vicina San Pietro, come Neumae Insulae (dal greco “neuma”, che vuol dire segno) fino a quando, nel XVIII secolo, i coloni croati chiamarono l’isola grande Tovarnjak, ossia “Asinello”, ribattezzata infine come Ilovik, per il particolare terreno argilloso che la caratterizza.

Per raggiungerla è possibile prendere un traghetto, in partenza tutti i giorni d Lussino o, in alternativa, un catamarano in partenza da fiume e da Zara. Durante l’estate, e nei periodi di maggiore affluenza dell’isola, vengono messi a disposizione dei viaggiatori numerosi battelli da Lussinpiccolo e Lussingrande che trasportano i passeggeri, in poche ore, anche su isole vicine come Krk, Rab, Pag, Kornati.

Ilovik, Croazia
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L’isola di Ilovik in Croazia è la meta perfetta per gli amanti della natura

Ilovik: cosa fare e cosa vedere

L’isola, dalla forma irregolare, si snoda su una superficie di circa 5 km quadrati ed è caratterizzata da numerose insenature bagnate da acque da sogno. Nella parte sud orientale è presente un promontorio suggestivo e bellissimo, mentre proprio nel cuore dell’isola sorge il Monte Nono che, con i suoi 96 metri sopra il livello del mare, raggiunge il suo picco più alto.

Ilovik è attraversata da un canale lungo circa 2, 5 chilometri e che la separa dall’isola di San Pietro, un piccolo gioiello naturale e disabitato che è possibile raggiungere via mare con un breve trasferimento in barca.

Ma cosa fare e cosa vedere una volta giunti sull’isola dell’Asinello? Sicuramente godersi il mare e la fitta vegetazione. La costa è facilmente accessibile grazie alle tante baie che si aprono direttamente sul mare e che consentono bagni e tuffi tra le acque più limpide della Croazia. Parzine è la spiaggia sabbiosa più ampia di Ilovik ed è raggiungibile in circa venti minuti a piedi dal paesino omonimo abitato da poco più di 100 anime.

Il mare di ilovick, Croazia
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I sentieri naturali si aprono sulle baie a Ilovick

Per toccare con mano l’anima più autentica della Croazia, e immergervi nelle tradizioni locali, consigliamo di visitare l’antico e pittoresco borgo di pescatori che sorge in una piccola insenatura protetta. Non troverete traffico né movida, ma avrete a disposizione tutto ciò che serve per una vacanza all’insegna del relax e della tranquillità.

Nel villaggio, infatti, è presente l’indispensabile: un mini market ben rifornito, l’ufficio postale, un panificio, una pasticceria e un paio di ristoranti. Per il resto, Ilovik offre un soggiorno a stretto contatto con la natura quasi in maniera esclusiva vista l’assenza del turismo di massa. Un aspetto da non sottovalutare che rende l’isola un vero e proprio paradiso per gli escursionisti e per tutti coloro che vogliono avventurarsi in un territorio incontaminato, a piedi o in bicicletta, tra i lecci e i pini d’Aleppo, oleandri ed eucalipti.

Oltre alle spiagge e alle calette, infatti, è possibile raggiungere e immergersi nella ricca vegetazione mediterranea, che si concentra in particolare sulle pendici del Monte Vele Straze e sulle cime dei monti Dida e Krisine.

Proprio in virtù della sua flora estremamente diversificata, Ilovik è conosciuta anche come “l’isola dei fiori”. Ma ce n’è anche per gli appassionati di snorkeling, che saranno felici di esplorare i ricchi fondali, tra posidonia e pesci coloratissimi.

 

 

Cosa vedere a Capri in un giorno: tra fascino mondano e la sua anima più autentica

Dici Capri, pensi ‘glamour’. L’isola azzurra dell’arcipelago campano, destinazione ambita dal jet set internazionale, è un concentrato di mondanità e bellezza paesaggistica, un luogo dal fascino esclusivo, dove il bianco delle case a calce e i colori vibranti delle ceramiche si incastonano perfettamente nella cornice del verde lussureggiante dei giardini e del turchese ammaliante del mare.

Tante sono le meraviglie custodite in questa gemma del Golfo di Napoli, dalla Grotta Azzurra ai famosi Faraglioni a picco sul blu, alle dimore del mito. Se Capri è nella vostra lista dei desideri e avete solo un giorno a disposizione per visitarla, ecco quali luoghi e attrazioni non potete assolutamente perdere.

Tappa 1: Marina Grande

Marina Grande è il primo luogo che si incontra non appena si approda a Capri. Qui, infatti, si trova il porto dove attraccano aliscafi e traghetti in arrivo da Napoli, Sorrento, Ischia e altre località della Campania, nonché il porto turistico destinato alle imbarcazioni private e ai tour in barca. Quello che un tempo era un piccolo villaggio di pescatori, conserva una delle chiese più antiche e importanti dell’isola, dedicata al culto del santo patrono di Capri, San Costanzo.

Tra le attrazioni di Marina Grande, spicca la spettacolare Scala Fenicia, il cui inizio si trova nei pressi di Palazzo a Mare, che ha rappresentato per secoli l’unico collegamento tra il porto di Capri e Anacapri, il comune “alto” dell’isola. Non fatevi però ingannare dal nome, dato che in realtà fu realizzata dai Greci tra il VII e VI secolo a.C. Percorrerla è una vera sfida, perché è composta da 921 gradini in pietra (calcolate circa un’ora per salire, di più se ci si ferma spesso), ma la fatica viene ricompensata dal panorama che si svela allo sguardo.

In alternativa, godetevi una passeggiata tra le case pittoresche del borgo e le barche colorate. La zona è bene collegata con le principali località dell’isola, e proprio da qui parte la Funicolare che in meno di 5 minuti vi condurrà alla rinomata Piazzetta di Capri.

Tappa 2: Giro dell’isola in barca

Da Marina Grande, partono ogni giorno tour organizzati che effettuano giri dell’isola della durata di una o due ore, oppure si può optare per il noleggio di una barca con o senza marinaio. Per chi ha solo un giorno, è l’ideale per ammirare le attrazioni naturali lungo la costa. Quasi tutti i viaggi organizzati prevedono una sosta alla iconica Grotta Azzurra, il cui ingresso però non è compreso nel prezzo (il biglietto costa 18 euro a persona).

Per visitare questa suggestiva cavità naturale lunga circa 60 metri e larga circa 25 – con un ingresso alto meno di un metro – bisogna salire a bordo di piccole barche a remi, che possono contenere al massimo 4 persone per volta. Ci si dovrà poi stendere sul fondo, mentre l’imbarcazione scivolerà attraverso il piccolo arco. Una volta dentro, ci si ritrova a galleggiare nel buio, su un’acqua di un turchese acceso, mentre il barcaiolo intona canzoni della tradizione napoletana che creano una suggestiva eco tra le pareti rocciose.

Il giro dell’isola permette anche di ammirare da vicino i mitici Faraglioni, altra attrazione simbolo di Capri, e altri luoghi unici, come il Faro di Punta Carena, la Grotta Bianca e la Grotta Verde, conosciuta anticamente come Grotta dei Turchi.

Splendida veduta da Monte Solaro a Capri
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Monte Solaro, dove ammirare il panorama più bello di Capri

Tappa 3: Monte Solaro ed eremo di Cetrella

Se volete ammirare il panorama più bello di Capri dovete recarvi sul Monte Solaro, a quasi 600 metri sul livello del mare. Da Marina Grande, potrete prendere un autobus che vi porta ad Anacapri, e una volta arrivati a destinazione potrete raggiungere la parte più alta dell’isola a bordo di una seggiovia, con un percorso che, da Piazza Vittoria, vi porterà alla vetta in 13 minuti.

Una volta giunti a destinazione, lo sguardo abbraccerà l’isola di Capri, il Vesuvio e il Golfo di Napoli, la Penisola Sorrentina, le montagne della Calabria in lontananza, gli Appennini e la Costiera Amalfitana con gli isolotti de Li Galli. A poca distanza dalla cima del Monte Solaro, si può ammirare l’affascinante eremo di Santa Maria di Cetrella, costruito intorno al 1400, che ospita una piccola chiesa, un campanile e una sagrestia, con la bassa cupoletta, aggiunta nel Seicento.

Tappa 4: Anacapri

Se volete godervi la bellezza di Capri e scoprirne il lato più selvaggio e meno glamour, non perdetevi una visita ad Anacapri, il secondo comune dell’isola, situato nella sua parte più alta. Regalatevi una passeggiata nel centro storico, tra piazze silenziose e stradine impreziosite dai colori delle bouganville e dei gerani.

Qui, oltre all’escursione in seggiovia per raggiungere Monte Solaro, si può visitare la splendida Villa San Michele, casa-museo dello scrittore svedese Axel Munthe, dove sono custoditi reperti archeologici collezionati dal medico in giro per il mondo, e si può godere di una vista magnifica da un terrazzo affacciato sull’infinito.

La famosa Piazzetta di Capri
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La Piazzetta di Capri, “salotto del mondo”

Tappa 5: Piazzetta e Belvedere di Tragara

Da Anacapri, prendete un autobus che vi riporti a Capri per raggiungere il centro della vita mondana dell’isola: la rinomata Piazzetta. Il nome ufficiale è Piazza Umberto I, per i capresi “a chiazza”. Anticamente ospitava l’antico mercato locale, oggi è invece definita un “salotto del mondo”, tanto da essere spesso paragonata a piazze come il Rossio di Lisbona o San Marco a Venezia.

La piazza ha assunto il carattere mondano che ha conservato fino a oggi quando il caprese Raffaele Vuotto, fra il 1934 e il 1938, aprì il suo bar, il Gran Caffè Vuotto. In seguito, altri isolani lo seguirono, arricchendo la piazza di locali e trasformandola nel cuore pulsante della vita sociale di Capri.

Se siete amanti dello shopping, dopo la sosta in Piazzetta non perdetevi una passeggiata lungo Via Camerelle, la strada dei brand di lusso, dove ci si imbatte in negozi di alta moda e boutique esclusive. Proseguendo lungo Via Tragara, arriverete infine allo spettacolare belvedere affacciato sui Faraglioni, che faranno da sfondo a foto e selfie indimenticabili.

Tappa 6: Giardini di Augusto

Un giro in Piazzetta e una passeggiata fino ai Giardini di Augusto è il più classico degli itinerari per chi ha solo un giorno per visitare Capri, Un vero giardino botanico, nato nell’antica proprietà che l’industriale tedesco Friedrich Alfred Krupp acquistò nei primi anni del Novecento a ridosso della Certosa di San Giacomo per costruire la sua dimora caprese, che ospita vari esemplari della flora dell’isola, con piante ornamentali e non.

A queste si associa una vista mozzafiato, a 180 gradi dell’isola di Capri, con scorci sul Monte Solaro, sulla baia di Marina Piccola, sui celebri Faraglioni e sulla spettacolare Via Krupp, una serie di tornanti scavati nel costone roccioso conosciuti in tutti il mondo per la loro peculiarità. Nei giardini è presente anche un monumento in onore di Lenin, vissuto a Capri nel 1908 in qualità di ospite dello scrittore russo Maksim Gor’kij, realizzato nel 1968 dallo scultore Giacomo Manzù.

Un ultimo suggerimento: se vi rimane un po’ di tempo, nella vostra visita di un giorno a Capri fate un salto a Marina Piccola, splendida baia con una deliziosa spiaggia che guarda ai Faraglioni. È l’ideale anche nelle giornate invernali, perché protetta alle spalle da una ripida parete di roccia, che la protegge dal vento, inoltre l’esposizione a sud assicura sempre qualche grado in più per godere dei caldi raggi del sole anche nella stagione fredda.

Nei luoghi di Fantozzi: un viaggio nelle location cult dei suoi film più amati

“Com’è umano lei!” Il ragionier Ugo Fantozzi non è solo un’icona della comicità italiana, ma anche il protagonista di una saga cinematografica che, tra esilaranti disavventure e satira sociale, ha attraversato l’Italia degli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Alcune delle scene più celebri dei film di Paolo Villaggio sono state girate in luoghi reali, molti dei quali ancora riconoscibili. Visitare queste location oggi è un viaggio nella memoria, tra nostalgia e curiosità.

Chi era Fantozzi

La saga di Fantozzi racconta, in chiave comica e grottesca, la vita di un impiegato sottomesso, sfortunato e servile, alle prese con una quotidianità lavorativa e familiare fatta di umiliazioni, assurdità e piccole tragedie. Ideata e interpretata da Paolo Villaggio, la saga nasce negli anni Settanta e diventa un vero fenomeno culturale in Italia. Attraverso le (dis)avventure di Fantozzi, i film offrono una satira feroce della burocrazia, del capitalismo aziendale, della mediocrità borghese e della società italiana del dopoguerra.

Fantozzi è un personaggio che incarna il “dipendente medio” sempre vessato dai superiori, incapace di ribellarsi, ma anche goffamente umano, con slanci di ingenuità, sogni mai realizzati e un’irresistibile comicità involontaria. Nel corso della saga, ambientata tra uffici grigi, viaggi aziendali fallimentari, feste ridicole e sport umilianti, Fantozzi diventa lo specchio tragicomico di un’Italia che cambia, ma in cui il “ragioniere” resta sempre al suo posto, tra sconfitte quotidiane e gag memorabili.

Paolo Villaggio Fantozzi
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Paolo Villaggio è Fantozzi

Le location di Fantozzi

Le location dei film di Fantozzi non sono semplici set, ma veri e propri luoghi della memoria cinematografica. Attraverso Milano, Roma, Genova e le Dolomiti, la saga ha raccontato con ironia e profondità le contraddizioni del nostro Paese, trasformando paesaggi urbani e naturali in simboli universali di una comicità intramontabile.

L’ufficio della Megaditta

La mitica “Megaditta”, regno incontrastato di cartellini da timbrare, riunioni assurde e capi spietati, è uno degli scenari più iconici dell’universo fantozziano. Simbolo della burocrazia opprimente e della vita d’ufficio senza via d’uscita, questo luogo immaginario prende forma nel corso dei film attraverso diversi edifici reali. Nei primi capitoli della saga, ad esempio, la facciata della Megaditta coincide con l’attuale sede della Regione Lazio, situata lungo via Cristoforo Colombo a Roma, un colosso architettonico che ben si presta a rappresentare il grigiore alienante del mondo lavorativo di Fantozzi.

In Fantozzi contro tutti, invece, la celebre scena degli impiegati che si lanciano dalle finestre per uscire prima del direttore è ambientata nella sede dell’ENEA, sul Lungotevere Thaon di Revel, non lontano da Ponte Milvio. Un edificio solenne che, nella comicità surreale del film, diventa teatro di un fuggi-fuggi grottesco ma incredibilmente umano.

Quartiere Cinecittà Roma
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Quartiere Cinecittà a Roma

La “Corazzata Potemkin” tra San Paolo e Villa Borghese

Indimenticabile la sequenza in cui Fantozzi e i colleghi fuggono dalla proiezione del film “La corazzata Potemkin” per andare a giocare una partitella di calcetto. La scena fu girata al campo sportivo dell’Istituto Tecnico Industriale Guglielmo Marconi, nel quartiere romano di San Paolo. La semplicità dell’impianto sportivo è rimasta immutata nel tempo, e ancora oggi è possibile riconoscere il muretto da cui si affacciano i personaggi. Una scena che ha saputo unire ironia e ribellione, scolpita nel tempo con la celebre frase: “Per me… è una cagata pazzesca!”.

Una frase che ancora oggi è entrata nel linguaggio comune e che nel film scatena l’applauso liberatorio dei colleghi, durato – come racconta la voce narrante – ben 92 minuti. Una scena che, tra satira culturale e comicità surreale, ha trasformato quella scalinata in un vero luogo di culto del cinema italiano. E, scolpita nella memoria, c’è la parodia della celebre scena della carrozzina del film russo che nella versione fantozziana cade sulla scalinata Bruno Zevi, proprio di fronte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, nei pressi di Villa Borghese. È qui che prende vita uno dei momenti più celebri del cinema comico italiano, reso immortale dalla dissacrante battuta nel Secondo tragico Fantozzi (1976), diretto da Luciano Salce.

La nuvola dell’impiegato tra Genova e la Liguria industriale

In una delle sequenze più surreali e poetiche dell’intera saga, Fantozzi viene inseguito da una nuvola carica di pioggia che lo colpisce solo a lui, ovunque vada. Quella scena, tragicomica metafora della sfortuna individuale, è stata girata lungo tratti dell’autostrada A7 in direzione Genova, in un paesaggio industriale ligure che accentua il senso di oppressione. La Liguria di Villaggio, sua terra d’origine, emerge qui in tutta la sua malinconica potenza: cielo plumbeo, capannoni, viadotti e quella nuvola beffarda che non lo abbandona mai.

Genova
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Genova

Il condominio Fantozzi

La casa del ragionier Fantozzi è teatro di molte scene iconiche, tra cui la drammatica preparazione per andare al lavoro, tra sveglie notturne e scivolate in bagno. Nella saga cinematografica, Ugo Fantozzi vive in un tipico condominio popolare della periferia romana, diventato nel tempo il simbolo di un’Italia fatta di sacrifici, routine e sogni modesti. La sua abitazione riflette perfettamente la condizione dell’impiegato medio degli anni ’70, tra muri spogli e una quotidianità segnata da piccoli grandi disastri.

Le riprese esterne della casa di Fantozzi si sono svolte principalmente in via Giovanni Battista Bodoni 79, nel cuore del quartiere Testaccio, zona storica di Roma. A pochi passi da lì si trova anche il panificio che appare in Fantozzi contro tutti, dove lavora il personaggio interpretato da Diego Abatantuono. Un’altra scena memorabile, quella in cui Fantozzi salta al volo sull’autobus in corsa, è stata girata in una location diversa. Si tratta di Viale Castrense, proprio all’altezza del ponte della Tangenziale Est. Ancora oggi, su quel tratto di guardrail, resiste una scritta lasciata dai fan a ricordare l’incredibile (e tragicomica) impresa del ragioniere più famoso d’Italia.

La scarpinata aziendale in montagna

Tra le scene più celebri del secondo film della saga vi è l’escursione aziendale sulle Dolomiti, organizzata per dimostrare spirito di squadra e devozione alla ditta. Fantozzi, costretto a scalare cime innevate in camicia e cravatta, affronta la montagna con tragicomica goffaggine. Le riprese furono effettuate tra le vette del Trentino-Alto Adige, in particolare nei pressi di Cortina d’Ampezzo. Le stesse montagne che ospitano turisti e sciatori diventano qui scenario di fatica, freddo e umiliazione, come solo la poetica fantozziana sa raccontare.

 

Scoperta eccezionale nel Caucaso, un tesoro che il tempo aveva dimenticato

L’Azerbaigian, crocevia di culture millenarie, ha recentemente svelato un affascinante tesoro archeologico: un monumentale Kurgan guerriero, ovvero un tumulo funerario, risalente a 3.800 anni fa. Questa meravigliosa scoperta, avvenuta nelle pianure di Ceyranchol, getta nuova luce sulla civiltà dell’Età del Bronzo nel Caucaso meridionale e consolida il ruolo dell’Azerbaigian come destinazione chiave per turismo culturale e archeologico.

Dalle antiche tombe dei guerrieri alle raffinate tecniche di sepoltura, fino ai simboli spirituali scolpiti nella pietra, il sito di Keshikchidagh racconta una storia avvincente, che unisce scienza, tradizione e mistero, tutta da scoprire.

La scoperta fatta in Azerbaijan non è solo una preziosa testimonianza del passato, ma una porta aperta su una civiltà affascinante, ricca di mistero e profondamente radicata in questo territorio.

Visitare l’Azerbaigian oggi significa non solo esplorare paesaggi mozzafiato e città moderne, ma anche entrare in contatto diretto con la storia più antica dell’umanità. Un viaggio meraviglioso che unisce cultura, avventura e conoscenza, un’esperienza sicuramente indimenticabile.

Il Kurgan di Keshikchidagh: una scoperta che riscrive la storia

Nell’Azerbaigian occidentale, nella pianura di Ceyranchol, è stato riportato alla luce un Kurgan dell’Età del Bronzo Medio, risalente a circa 3.800 anni fa.

Questa scoperta è avvenuta nell’ambito del progetto “Scavi scientifico-archeologici e scuola estiva-5 a Keshikchidagh”, promosso dal Servizio per la protezione, lo sviluppo e il restauro del patrimonio culturale del Ministero della Cultura della Repubblica dell’Azerbaigian e dall’Istituto di Archeologia e Antropologia dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Azerbaigian (ANAS).

Il progetto, giunto al suo quinto anno, è ormai riconosciuto come una delle più importanti scuole estive di archeologia dell’intero Paese – ha visto la partecipazione di quasi 2000 persone.

Il tumulo funerario, noto come Kurgan, è una tipologia di sepoltura comune tra le culture nomadi eurasiatiche antiche, come gli Sciti, i Sarmati e i primi popoli turchi.

Tuttavia, la recente scoperta nell’area di Yovşanlıdere, nella pianura di Ceyranchol – avvenuta sotto la guida del Dott. Shamil Najafov, ricercatore senior dell’ANAS – si distingue per le sue dimensioni monumentali (28 metri di diametro e 2 metri di altezza) e per l’eccezionale stato di conservazione.

Al centro del Kurgan è stata individuata una camera funeraria rettangolare – larga 2 metri, lunga 6 e profonda 3 – accuratamente suddivisa in tre sezioni simboliche: una per il corpo del defunto e le sue armi, una per ceramiche rituali e una terza lasciata volutamente vuota, forse per rappresentare il viaggio dell’anima nell’aldilà. Questo schema riflette una complessa simbologia spirituale e una struttura sociale ben definita.

Il guerriero di 3.800 anni fa: un gigante dell’Età del Bronzo

La scoperta più sorprendente riguarda i resti del defunto: un uomo alto oltre 2 metri, sepolto in posizione semi-flessa. Tra le sue mani è stata rinvenuta una rara lancia in bronzo a quattro punte, un reperto unico nel suo genere in tutta la regione del Caucaso meridionale. Questo dettaglio suggerisce che si trattasse di un individuo di alto rango, forse un capo tribale o un guerriero venerato.

Attorno al corpo sono stati trovati numerosi oggetti funerari: ornamenti in bronzo per le caviglie, strumenti in ossidiana, perline in pasta vitrea, ben dodici brocche in ceramica finemente decorate e ossa cotte di animali. I motivi geometrici, gli intarsi bianchi e la cura nei dettagli testimoniano un’artigianalità avanzata e un forte senso estetico.

Sopra la tomba erano disposte quattordici lastre di calcare, ciascuna del peso di circa una tonnellata. Accanto, un idolo in pietra a forma di toro e un sigillo circolare, probabilmente utilizzato per scopi rituali o per marcare la proprietà, rivelano una sofisticata concezione del sacro e un possibile sistema proto-amministrativo. Elementi che arricchiscono ulteriormente l’importanza storica e antropologica di questo sito.

Archeologia viva: tra scienza, educazione e turismo culturale

Il progetto Keshikchidagh non è solo un’impresa scientifica, ma anche un esempio virtuoso di valorizzazione del patrimonio culturale – il termine “Keshikchidagh Kurgan” sta addirittura entrando nel dibattito accademico.

Alla campagna di scavi partecipano ogni anno studenti, ricercatori, istituzioni regionali, docenti universitari di storia e personale museale provenienti da tutto il Paese. Università come quella Statale di Baku e l’Università ADA collaborano attivamente con l’obiettivo di formare una nuova generazione di archeologi e specialisti della conservazione.

Ogni reperto è stato catalogato, disegnato e restaurato sul posto, mentre sono in corso analisi avanzate come la datazione al carbonio-14, lo studio isotopico, l’analisi metallografica e test di composizione mineralogica. I risultati saranno pubblicati su riviste archeologiche internazionali, insieme a una monografia scientifica completa di fotografie, illustrazioni e interpretazioni dettagliate.

Anche il Direttore dell’Istituto di Archeologia e Antropologia, il Professore Associato Farhad Guliyev, ha constatato l’importanza di questo sito sottolineando il grande potenziale per la collaborazione internazionale.

Ma il vero valore aggiunto di questa scoperta è la sua capacità di attrarre l’interesse del grande pubblico e dei turisti. Il sito di Keshikchidagh ha tutte le potenzialità per diventare un punto di riferimento per il turismo culturale in Azerbaigian, inserendosi in itinerari che uniscono natura, storia e archeologia.

La scoperta del Kurgan del guerriero rappresenta una vera e propria “capsula del tempo” dell’Età del Bronzo. Offre uno sguardo autentico su usanze funerarie, armamenti, arte e spiritualità di un’epoca ancora poco conosciuta, ma fondamentale per comprendere l’evoluzione delle civiltà del Caucaso meridionale dell’Età del Bronzo Medio e colloca l’Azerbaigian al centro degli studi archeologici eurasiatici.

Levanto, il borgo ligure poetico affacciato sul mare e vicino alle Cinque Terre

Se pensi che Levanto sia solo una tappa comoda per visitare le Cinque Terre, preparati a ricrederti. Il borgo ligure elegante e verace al tempo stesso è un concentrato irresistibile di spiagge dorate, storia millenaria, cultura viva e panorami che non smettono mai di stupire. Scopriamo insieme cosa fare a Levanto, le spiagge più belle e le cosa visitare.

Cosa vedere a Levanto

Hai presente quei posti che iniziano a piacerti piano piano… e poi non riesci più a lasciarli? Levanto è così. Un mix perfetto tra fascino ligure, vibes autentiche e panorami da cartolina. Perfetta per un weekend, ottima come base per esplorare le Cinque Terre, sorprendente se decidi di rimanerci di più.

 Centro storico

La prima cosa da vedere a Levanto?  Sicuramente il centro storico che incanta con i suoi caruggi, i tipici vicoli liguri. Ad ogni angolo si trovano botteghe, focaccerie, panetterie e casette color pastello con balconi fioriti e panni stesi. L’olfatto ci guida tra mille profumi fino ad arrivare alla piazza del Popolo dove si può osservare la loggia comunale del XIII secolo oggi riconosciuta patrimonio Unesco.

Chiesa di Sant’Andrea e le altre nascoste

Impossibile non notarla: con la facciata a strisce bianche e nere, la Chiesa di Sant’Andrea è il simbolo di Levanto. Costruita nel 1222 rappresenta pienamente il gotico ligure e internamente troverai colonne alternate, un campanile spettacolare e qualche chicca artistica nascosta tra le navate.

Qui si respira davvero la storia. Oltre alla celebre Sant’Andrea, Levanto custodisce veri gioiellini poco conosciuti. C’è la Chiesa della Santissima Annunziata con dipinti antichi, quella di Santa Maria della Costa che risale al XIII secolo, e l’Oratorio di San Giacomo, usato un tempo per le processioni religiose. Poi c’è il Santuario di Nostra Signora della Guardia, più moderno ma immerso nel verde e raggiungibile con una passeggiata tra gli ulivi.

Cosa vedere a Levanto: la Chiesa di Sant’Andrea
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Chiesa di Sant’Andrea a Levanto

Castello di Levanto

Sali lungo le scalette medievali e arriverai al castello Malaspina, oggi di proprietà privata ma sempre affascinante da ammirare dall’esterno; da quassù si apre una vista wow sul borgo e sulla costa. Scendendo, ti troverai immerso tra eleganti ville d’epoca e profumatissimi giardini mediterranei.

Il lungomare e villa La Pietra

Dopo tanto camminare, ci vuole una pausa sul lungomare. Passeggia senza fretta e raggiungi villa La Pietra, un belvedere affacciato sul golfo, perfetto per scattare foto o semplicemente perdersi nel blu e volendo prenota uno dei traghetti per le vicine Cinque Terre, lo splendido borgo di Lerici o la meravigliosa località di Portovenere.

Cosa fare a Levanto

Tra le attività da fare a Levanto ci sono ottimi percorsi, trekking e ovviamente gite fuori porta per raggiungere i dintorni. Chi si ferma per un weekend a Levanto dovrebbe prevedere queste attività.

La pista ciclopedonale Maremonti

Una delle attività più amate da grandi e piccini. La pista Maremonti collega Levanto a Bonassola e Framura attraverso un percorso pianeggiante di circa 6 km, realizzato sulla vecchia linea ferroviaria. Tra una galleria e l’altra, si aprono scorci sul mare davvero fotogenici. Puoi farla a piedi, in bici, in monopattino… o come vuoi tu.

Trekking a Punta Mesco

Hai voglia di camminare? Allora prepara scarpe comode e acqua nello zaino: il sentiero per Punta Mesco ti regala uno dei panorami più belli delle Cinque Terre. Si parte dal lungomare di Levanto e si sale tra ulivi, pini marittimi e profumo di erbe spontanee. Arrivati in cima, è d’obbligo fermarsi a guardare il mare: pura poesia.

Il Festival Amfiteatrof

Se capiti a Levanto in estate, controlla il programma del Festival Amfiteatrof. Concerti di musica classica e da camera prendono vita in scenari unici: chiostri, cortili storici, antiche chiese. Una vera chicca per chi ama unire arte e atmosfera.

Gita a Bonassola e alle Cinque Terre

A soli 10 minuti di bici (o una piacevole camminata) si arriva a Bonassola, un borgo super tranquillo incastonato tra mare e colline. Da vedere: la Chiesa di Santa Caterina, la passeggiata sul lungomare, e ovviamente… un’altra focaccia da assaggiare! Il borgo è perfetta anche come base per visitare le Cinque Terre. I treni passano ogni mezz’ora e in pochi minuti sei a Monterosso, Vernazza, Manarola o Corniglia. Ma sappi che ogni volta che tornerai a Levanto sarà un’emozione.

Assaggia la cucina tipica

A Levanto si mangia bene… anzi, benissimo. La cucina ligure qui è protagonista assoluta, con piatti semplici ma carichi di gusto. Inizia con un bel piatto di trofie al pesto (vero protagonista ligure), prova le famose acciughe locali, marinate o ripiene, e non perderti il gattafin, un raviolone fritto ripieno di erbette e formaggio. Per un morso veloce? Focaccia genovese a volontà.

E per brindare come si deve, un calice di Vermentino fresco con vista mare fa miracoli. Le spiagge di Levanto Levanto sorprende fin dal primo sguardo con il suo ampio litorale, tra i più estesi della Riviera di Levante.

Le spiagge di Levanto

Sono capaci di accontentare ogni gusto, tra tratti sabbiosi per le famiglie e zone con ciottoli apprezzate dagli sportivi. Raggiungere il mare è facile come bere un caffè: basta scendere la scalinata davanti alla stazione e passeggiare per corso Roma, tra negozietti, palme e aria salmastra. In meno di dieci minuti sei già con i piedi nella sabbia.

 Tra le spiagge più belle:

  • Spiaggia della Pietra. Sabbia fine e fondale basso, perfetta per i più piccoli; Via au Mô. A ridosso della diga, ideale per lo snorkeling;
  • Spiaggia da “Pipetta”. Piccola, sabbiosa e comoda, con un bar a pochi passi;
  • Vallesanta. Sul confine con Bonassola, tranquilla e circondata dal verde;
  • Dog beach. Una caletta immersa nella natura dove anche gli amici a 4 zampe sono i benvenuti.
Cosa fare a Levanto: le spiagge più belle
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Spiaggia a Levanto dove fare il bagno

Dove si trova Levanto e come arrivare

Levanto è uno dei borghi più belli d’Italia e si trova in Liguria lungo la Riviera di Levante al confine con il parco nazionale delle Cinque Terre. Molti lo scelgono proprio come tappa per poter partire all’esplorazione del golfo e si può raggiungere in auto, oppure più comodamente in treno con ottimi collegamenti da Genova, La Spezia, Pisa e Milano.

15 spiagge sulla costa di Atene: l’alternativa più economica e meno affollata alle isole greche

Atene ti rapisce con i suoi templi e la sua storia millenaria, ma quando arriva il caldo… chi resiste al richiamo del mare? Se pensi che per goderti spiagge da sogno in Grecia sia obbligatorio volare verso Santorini o Mykonos, è tempo di cambiare prospettiva. C’è una costa nascosta, poco battuta dal turismo di massa ma amatissima dai locali: è la Riviera Ateniese, ed è un piccolo tesoro che ti aspetta a pochi minuti dalla capitale.

Tra scogliere frastagliate, sabbie dorate e tramonti sul golfo Saronico, qui puoi goderti il mare senza spendere una fortuna e senza dover lottare per un ombrellone. Dal porto del Pireo fino a Capo Sounion, la costa di Atene è una sequenza mozzafiato di spiagge adatte a tutti i gusti.

Paleo Falirou

Perfetta per un primo assaggio di spiaggia ateniese, Paleo Falirou è praticamente un prolungamento urbano che incontra il mare. Situata nei sobborghi meridionali della città, questa spiaggia è la preferita da chi non vuole allontanarsi troppo dal centro.

Ti aspettano tramonti infuocati, lunghe passeggiate sul bagnasciuga, taverne dove gustare una moussaka al tramonto e locali perfetti per il dopo cena. Ideale anche per le famiglie: le acque basse e sicure rendono il bagno rilassante per grandi e piccini. Il tutto con il Partenone alle spalle… magia pura.

Alimos

Un’altra meta amatissima dai residenti è Alimos, una lunga distesa di sabbia e ciottoli che unisce svago e comodità. Se ami le attività all’aria aperta, sei nel posto giusto: beach volley, windsurf, sci nautico e perfino tennis.

La spiaggia è ben attrezzata, con stabilimenti balneari, aree gioco per bambini, bar e ristoranti. Il mare è pulito e lo spazio non manca, anche se in alta stagione conviene arrivare presto. Non perderti il tramonto dalla marina: una cartolina che vale il viaggio.

Alimos beach
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La splendida spiaggia di Alimos ideale per famiglie

Ellinikò

Ellinikò è sinonimo di mare, divertimento e nightlife. È la spiaggia perfetta per chi vuole passare dalla tintarella al party senza soluzione di continuità. Di giorno puoi rilassarti su lettini vista mare, mentre la sera la zona si trasforma: club, musica e cocktail fino a notte fonda.

In più, il quartiere è parte di un ampio progetto di rigenerazione urbana, che ha trasformato il vecchio aeroporto olimpico in una zona trendy e ricca di servizi. In poco tempo di tram sei qui. E non vorrai più andartene.

Voula

Basta allontanarsi pochi chilometri a sud da Atene per raggiungere la spiaggia di Voula che con la sua atmosfera rilassante e i servizi conquista proprio tutti. Ombrelloni, lettini, bar e ristoranti si susseguono su un lungo mare che viene frequentato da turisti e ateniesi.  Voula è il perfetto equilibrio tra relax e divertimento, con tramonti mozzafiato che chiudono in bellezza ogni giornata estiva.

Glyfada

Benvenuto a Glyfada, il quartiere glam della Riviera ateniese. Spiagge eleganti, beach club con DJ set, aperitivi sulla sabbia e shopping a volontà. Ti piace l’idea di una giornata tra sole, mare e un po’ di vita mondana? Allora Glyfada fa per te.

Anche i più piccoli si divertono: ci sono aree gioco e fondali bassi per nuotare in sicurezza. La zona è molto chic, quindi aspettati prezzi leggermente più alti, ma l’offerta è ampia: ci sono sia lidi esclusivi sia spiagge libere.

Vouliagmeni

Quando si parla di mare ad Atene, Vouliagmeni è il top di gamma: il verde incontra il blu, tra penisole lussureggianti e spiagge candide; se cerchi una pausa rigenerante, lontano dalla folla, qui troverai il tuo rifugio. Imperdibile il lago di Vouliagmeni, una meraviglia naturale con acque termali e gallerie misteriose. E se ti piacciono i comfort, la spiaggia privata di Astir Beach offre servizi esclusivi e un beach club da veri VIP.

Vouliagmeni
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Vouliagmeni è una delle spiagge più belle vicine ad Atene

Varkiza

Tra le spiagge più belle della Riviera Ateniese, Varkiza si fa notare per il suo mix perfetto di sabbia soffice, mare limpido e attività sportive. A circa mezz’ora da Atene è una delle spiagge più attrezzate dell’intera Riviera. Sabbia fine, fondali digradanti e tanto, tanto spazio. Perfetta sia per le famiglie che per chi cerca adrenalina tra windsurf, paddle board o una bella partita a beach volley.

Hai fame dopo il bagno? Nessun problema: taverne, ristoranti e chioschi abbondano. E non mancano le zone per lo shopping, ideali per un giro al tramonto con vista mare. Insomma, un vero paradiso multitasking. L’affollamento nei weekend è compensato da una vasta scelta di lidi attrezzati e spazi liberi.

Capo Sounion

Si chiama Capo Sounion ma molti la conoscono con il nome di spiaggia di Sounio;  siamo a circa 58 chilometri dal centro dlla città ma l’acqua ì così trasparente e la sabbia così soffice che incanta. Il contesto archeologico è il vero plus di questa baia che regala un’esperienza memorabile e foto da condividere sui social.

La punta estrema della costa ateniese è anche la più poetica. Capo Sounion ospita uno dei templi più iconici della Grecia: quello di Poseidone, affacciato su una baia cristallina. La vista al tramonto è qualcosa che non si dimentica. Dopo un tuffo in acque limpide, regalati una cena a base di pesce fresco in una taverna panoramica. E se sei fortunato, potresti anche leggere la firma di Lord Byron, incisa su una colonna del tempio. Magia e storia, senza prendere un aereo.

Capo Sounion vicino ad Atene
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La splendida spiaggia di Capo Sounion con alle spalle il sito archeologico

Schinias

Spostandosi da Atene di circa 50 chilometri verso la costa orientale si arriva a Schinias, un ecosistema vicino al sito di Maratona dove è visitabile uno splendido museo dove la sabbia dorata è circondata dal verde. Con sabbia e all’interno di un parco naturale protetto, è ben attrezzata pur mantenendo un’anima selvaggia. Il mare è limpido, i venti la rendono perfetta per il surf e le pinete offrono ombra naturale per chi vuole una pausa dal sole. Una giornata qui è un viaggio tra natura, sport e memoria storica.

È una delle spiagge più vivaci e amate dai giovani, grazie ai tanti beach bar e alle possibilità di fare sport. Prova il windsurf, il kayak, oppure rilassarti semplicemente con un mojito in mano. A poca distanza si trova anche il sito storico di Maratona, da cui prende il nome la celebre corsa: un mix perfetto tra cultura e relax.

Kavouri

Kavouri è tra le spiagge nei dintorni di Atene più belle. Si trova a soli 18 chilometri dal centro ed è perfetta per un tuffo a metà giornata. Si tratta di uno stabilimento attrezzato, quindi top per chi cerca comfort o sta viaggiando in famiglia. È lunga, spaziosa e ha zone di ristoro con chioschi e ombra.

Limanakia

Una vera baia da esplorare quella di Limanakia, a poca distanza da Vouliagmeni. La vera chicca? Non si tratta della classica spiaggia di sabbia ma di rocce che si tuffano nelle acque trasparenti con fondali incontaminati. Gratuita e libera, non prevede stabilimenti ed è il top per chi cerca un vero contatto con la natura. Un po’ complicata da raggiungere, ripaga la fatica con la meraviglia. Motivo in più per sceglierla? Non è troppo frequentata, neppure in alta stagione.

Legrena

Legrena è una delle spiagge più scenografiche della costa di Atene. Situata a circa 56 km dal centro città, è il luogo perfetto per chi ama le spiagge selvagge e tranquille. Sabbia dorata, acque limpide e pochissimi stabilimenti: qui la natura regna sovrana. L’atmosfera è rilassata, il panorama incantevole e i fondali perfetti per lo snorkeling. Ideale per chi vuole staccare la spina e vivere il mare in modalità pura, lontano da tutto.

Agia Marina

A 25 km da Atene, Agia Marina è una delle spiagge più gettonate grazie al suo equilibrio tra semplicità e bellezza. Sabbia dorata, mare trasparente e accesso libero: la formula perfetta per una giornata spensierata. Anche se non è attrezzata, è molto amata dalle famiglie e da chi preferisce una giornata al mare senza troppi fronzoli. Perfetta anche per un picnic al tramonto con vista sull’Egeo.

Maratona

A pochi passi da Schinias, la spiaggia di Maratona offre un’atmosfera tranquilla e familiare. Qui, oltre a rilassarti sul bagnasciuga, potrai sentire il richiamo della storia: proprio qui si combatté la celebre battaglia del 490 a.C.

Il mare è calmo, i fondali sono rocciosi e le acque tiepide. Le spiagge sono attrezzate ma economiche, perfette per una giornata all’insegna del relax e della cultura. Una scelta azzeccata per chi ama l’equilibrio tra natura e memoria.

Porto Rafti

Ultima, ma non per importanza, Porto Rafti è la scelta perfetta per chi vuole scoprire un lato più autentico della costa.Si trova sulla costa orientale dell’Attica, è una delle mete più amate dai residenti ateniesi; a meno di 40 km dal centro città, questa località offre una grande varietà di spiagge, tra cui la splendida Avlaki, con le sue acque scintillanti.  Le spiagge di Avlaki e Erotospilia offrono un mare spettacolare, incorniciato da colline e isolotti che proteggono la baia dai venti.

La movida è vivace ma non invadente: puoi scegliere se passare la serata in un locale trendy o in una tranquilla taverna. E per gli amanti della storia, da non perdere il Tempio di Artemide a Vravrona, tra leggende, antichi riti e rovine incantate. L’atmosfera è vacanziera tutto l’anno: bar, taverne, locali notturni e perfino un po’ di archeologia nei dintorni, con il sito del tempio di Artemide a pochi chilometri. Per chi cerca un mix tra relax e vitalità, Porto Rafti è una certezza.

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