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Si può dormire in un hotel da record mondiale fatto con un milione di blocchi di sale

Avete mai pensato di poter dormire all’interno di una struttura realizzata interamente con il sale? Sembra fantascienza, ma è realtà: esiste un hotel costruito con 1 milione di blocchi di sale, con ben 16 camere da letto e una superficie di 4.500 metri quadrati. Pavimenti, pareti, soffitti, tavoli, sedie, letti, una piscina di acqua salata e un campo da golf a nove buche…tutto fatto di sale!

Questo posto incredibile, che si è aggiudicato il riconoscimento Guinness World Records nel 2007, si trova in Bolivia, immerso in uno dei paesaggi più suggestivi del mondo: Salar de Uyuni.

L’hotel di sale più grande del mondo

Il territorio in cui è immerso l’hotel di sale più grande del mondo ha lo stesso colore del Pantone 2026: il Cloud Dancer. Una distesa dai colori candidi che non sembra possa esistere nella realtà: si tratta del Salar de Uyuni, il più grande deserto di sale del mondo (10.000 chilometri quadrati) situato nella parte sud ovest della Bolivia, sull’altopiano andino a un’altitudine di 3.656 metri.

Salar de Uyuni, il deserto di sale della Bolivia
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Salar de Uyuni, deserto di sale della Bolivia

Un luogo che si perde nell’orizzonte, la cui creazione è legata a una leggenda d’amore e tradimenti: secondo il popolo degli Aymara, i giganti Tunupa e Cuzco si unirono in matrimonio, ma la loro relazione fu minata dall’incursione di Cosuña. Il tradimento destabilizzò Tunupa che, disperata, pianse talmente tante lacrime da farle arrivare fino alla Terra, formando l’immensa distesa di sale che oggi possiamo ammirare in tutto il suo splendore.

Proprio in questa atmosfera surreale sospesa tra meraviglia e leggenda, sorge il Palacio de Sal, il più grande hotel realizzato in sale. Costruito con circa un milione di blocchi da 35 cm per un peso totale di 10.000 tonnellate, era stato costruito originariamente negli Anni ’90, mentre l’attuale struttura è stata realizzata nel 2007.

Come è possibile costruire un hotel interamente in sale? I blocchi sono stati fusi insieme da una miscela di acqua e sale, che forma una sostanza simile al cemento.

Gli interni del Palacio de Sal nel Salar de Uyuni, Bolivia
Franck Fife-Getty Images
Gli interni del Palacio de Sal nel Salar de Uyuni

Notti di sale ed esperienze uniche

Nelle stanze (riscaldate, visto che le temperature qui possono raggiungere i -12 °C) e in tutti gli altri ambienti (42 in tutto) del Palacio de Sal, si possono vedere chiaramente i blocchi di sale che compongono l’intera struttura.

L’hotel offre ai propri ospiti Wi-Fi gratuito e diversi servizi, tra i quali una sauna, una stanza del vapore, una piscina di acqua salata, una boutique e un mirador da cui ammirare l’immensità dei cieli stellati nelle notti più terse e le mille sfumature di colori che assume il paesaggio nelle varie ore del giorno, dall’alba al tramonto.

Non solo i muri, ma anche alcuni arredi e le sculture presenti negli ambienti sono state realizzate interamente in sale. Per scoprire la cultura di questo speciale territorio dell’America Latina, inoltre, si trova anche lo Showroom – Living Folklore, in cui ammirare i costumi tradizionali delle danze più importanti della Bolivia (che si possono anche provare!). A deliziare il palato c’è anche un ristorante con specialità del territorio e piatti base di carne di lama e il pollo al sale.

Attenzione però, se soggiornate in questa struttura c’è un divieto stringente (apparentemente bizzarro): non si possono leccare le pareti. Il motivo? Si vuole evitare di compromettere l’integrità della struttura.

Scoperte impronte di dinosauri in Bolivia: passi che raccontano il passato

Nel cuore della Bolivia riaffiora un patrimonio preistorico di valore eccezionale: migliaia di impronte di dinosauri perfettamente conservate raccontano la vita che animava un’antica costa risalente alla fine del Cretaceo.

Una recente ricerca ha messo in luce un insieme di tracce così vasto e variegato da attirare immediatamente l’attenzione della comunità scientifica internazionale, confermando il Paese sudamericano come una delle aree più ricche al mondo per lo studio dei dinosauri.

La scoperta: impronte di dinosauri in Bolivia

Il sito di Carreras Pampas, nel Parco Nazionale di Torotoro in Bolivia, conserva una quantità sorprendente di piste, impronte e tracce di coda appartenenti principalmente a dinosauri teropodi.

Gli studiosi hanno catalogato più di 16.600 impronte attribuibili a questi predatori, affiancate da centinaia di segni lasciati durante il nuoto e da tracce di coda trascinata sul sedimento. A queste si aggiungono anche impronte di uccelli preistorici, rinvenute in alcune aree dello stesso livello di camminamento, che testimoniano la ricca biodiversità dell’epoca.

Le tracce sono distribuite in nove zone di studio che appartengono alla medesima superficie fossile, per una copertura totale di quasi 7.500 metri quadrati. I ricercatori hanno riconosciuto numerosi stili di conservazione e diversi morfotipi sia nelle impronte lasciate camminando sia in quelle associate al nuoto, con dimensioni che spaziano da segni minuscoli (<10 cm) fino a impronte molto grandi (>30 cm).

La profondità variabile delle piste indica che il terreno, in passato, non presentava ovunque la stessa consistenza: alcuni dinosauri affondavano di più, altri meno, a seconda delle condizioni locali del sedimento.

Uno degli aspetti più affascinanti emersi dallo studio riguarda la varietà dei comportamenti registrati. Le tracce nel sito di Carreras Pampa mostrano animali che correvano a grande velocità, cambiavano direzione bruscamente (da nord-ovest a sud-est), si spostavano in gruppi o attraversavano zone d’acqua lungo l’antica area costiera lasciando segni caratteristici del nuoto.

Molte piste presentano inoltre passi relativamente lunghi, segnale di un’andatura più sostenuta rispetto a quella documentata in altri siti simili del mondo. L’orientazione prevalente delle tracce lungo le due direzioni principali suggerisce movimenti sistematici lungo appunto la linea costiera di allora.

La quantità straordinaria di impronte, la loro conservazione e l’ampiezza dei comportamenti registrati rendono Carreras Pampas un luogo senza paragoni, spesso citato oggi come uno dei più importanti siti di impronte di dinosauro a livello globale.

Torotoro: un paradiso per l’ecoturismo e la paleontologia

Questa scoperta conferma e potenzia il ruolo del Parco Nazionale di Torotoro in Bolivia come destinazione imperdibile per gli appassionati di natura e storia della Terra.

Il parco, già celebre per canyon spettacolari, grotte e paesaggi scolpiti dal tempo, offre ora un motivo in più per essere esplorato: la possibilità di camminare fra centinaia di piste fossili perfettamente visibili.

Le superfici ricoperte di impronte creano un’esperienza unica, quasi un indimenticabile viaggio nel passato, mentre le nuove ricerche aprono la strada a itinerari tematici, progetti di valorizzazione e attività di turismo sostenibile che puntano a proteggere e far conoscere questo straordinario patrimonio naturale che tutti i viaggiatori esperti di storia o anche solo curiosi ameranno.

La Puerta del Sol è una porta misteriosa che nasconde i segreti degli dei

Tra le rocce scolpite degli altopiani boliviani, c’è un portale che da secoli sfida la logica, la storia e il tempo. Conosciuta come “Puerta del Sol”, la Porta del Sole è uno dei simboli del complesso archeologico di Tiahuanaco. La civiltà misteriosa, che è ancora di grande interesse per storici e archeologi, ha lasciato tracce in questa antica città dove viene custodito un simbolo enigmatico inciso nella pietra.

La misteriosa Porta del Sole di Tiahuanaco

Maestosa e silenziosa, la Porta del Sole, scolpita in un unico blocco di andesite dal peso di circa dieci tonnellate, non è solo una reliquia del passato: è un’opera sospesa tra mito e astronomia. Per gli antichi Tiahuanacoti, non era semplicemente un varco, ma un collegamento sacro con le sfere divine.

Alta 3 metri, larga 4, con un’apertura centrale di 1,4 metri, questa porta si erge come una sentinella nel tempio di Kalasasaya, quasi a custodire un segreto celato tra le stelle. Al centro, la figura solenne del dio Viracocha (occhi profondi, lacrime scolpite, scettri in mano) domina la scena con la sua aura enigmatica.

Attorno a lui, 48 creature alate disposte su tre file sembrano danzare in una coreografia cosmica. C’è chi ci vede un antico calendario solare, altri una mappa celeste, altri ancora un invito a decifrare un sapere dimenticato. Era solo un simbolo sacro? O forse un portale verso un’altra dimensione della conoscenza?

Scoperta nel 1549 dal cronista spagnolo Pedro Cieza de León, la porta fu rinvenuta spezzata sul terreno, come abbattuta da un evento oscuro. E fu solo nei secoli seguenti che studiosi come Alcide d’Orbigny e Max Uhle cominciarono a esplorarne i misteri, senza però riuscire a svelarli del tutto.

Era un osservatorio? Un luogo di iniziazione? Un portale capace di mettere in comunicazione il mondo terreno con quello degli dei? Le risposte ancora sfuggono. Ma ciò che è certo è che la Porta del Sole ha incantato generazioni di viaggiatori, scienziati e sognatori, e continua a farlo, custodita tra le meraviglie Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

In Bolivia il sito archeologico di Tiahuanaco custodisce la porta del sole
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La misteriosa porta del sole di Tiahuanaco in Bolivia

Dove si trova la Porta del Sole di Tiahuanaco e come raggiungerla

La Porta del Sole di Tiahuanaco si trova sull’altopiano della Bolivia, a circa 70 chilometri da La Paz e non lontano dalle sponde del lago Titicaca. Circondata da tre catene montuose che fanno da protezione per questo luogo, si raggiunge oggi piuttosto facilmente dalla capitale boliviana tramite escursioni organizzate o un bus turistico.

Il viaggio è breve ma la strada impervia; sembra quasi che ci si arampichi verso il cielo. Ad un certo punto gli occhi vengono invasi dalla meraviglia del complesso archeologico che si apre come un grande libro di pietra: la piramide di Akapana, il piccolo tempio seminterrato con le sue teste scolpite, i monoliti antropomorfi e la Porta del Sole.

Oggi molti visitatori appassionati di storia antica vanno a visitare Tiahuanaco e la Porta del Sole che risulta tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO e incanta giorno dopo giorno turisti e curiosi che affrontano il viaggio per scoprire questo luogo ancora avvolto di misteri.

Una scoperta nel cuore delle Ande: il tempio perduto dei Tiwanaku torna alla luce in Bolivia

C’è un altopiano ventoso nel cuore della Bolivia dove il silenzio sembra custodire segreti antichi quanto il tempo. Siamo nel dipartimento di Oruro, a oltre 3.800 metri di quota e tra le curve di terra rossa e i pascoli di lama è emersa una scoperta che fa sognare archeologi e viaggiatori: un tempio cerimoniale mai identificato prima, risalente all’epoca della civiltà Tiwanaku, è stato portato alla luce sulla collina di Palaspata, nei pressi di Caracollo.

E se il nome Tiwanaku vi suona familiare, è perché parliamo di una delle civiltà più complesse e influenti dell’America precolombiana, vissuta secoli prima degli Inca sulle sponde del lago Titicaca. Una civiltà che ha lasciato tracce monumentali e rituali di straordinaria bellezza ma che ora, con questo nuovo sito, mostra un volto inedito, tutto da esplorare.

Palaspata: lama, valli fertili e antiche rotte commerciali

Il tempio di Palaspata si trova in una posizione da togliere il fiato – e non solo per l’altitudine. Siamo nel punto in cui convergono tre ecosistemi fondamentali: l’area del lago Titicaca con le sue risorse acquatiche, l’Altiplano arido, perfetto per l’allevamento di lama e le valli agricole di Cochabamba, un tempo grandi produttrici di mais. Una combinazione perfetta per farne un crocevia commerciale, ma anche un centro rituale pulsante di vita spirituale.

L’intero complesso misura quanto un isolato urbano: 15 recinti rettangolari disposti attorno a un grande cortile centrale, probabilmente allineato con il sole degli equinozi, a conferma della connessione tra agricoltura e cosmologia. Un tempio che, secondo gli studiosi, era usato per cerimonie collettive, scambi commerciali e qualche bicchiere di chicha rituale, una bevanda fermentata a base di mais, il cui arrivo qui a questa altitudine è già di per sé un piccolo mistero (o un segno della vivace rete commerciale tiwanakota).

Per i viaggiatori più curiosi, visitare Palaspata in Bolivia non è solo un tuffo nella storia: è un’immersione nei paesaggi mozzafiato dell’altopiano boliviano, tra colline silenziose, cieli immensi e comunità indigene che ancora oggi vivono in simbiosi con la terra.

Tiwanaku, ora c’è un nuovo motivo per viaggiare in Bolivia

Fino a oggi, chi voleva conoscere i Tiwanaku si spingeva fino al sito omonimo vicino al lago Titicaca, Patrimonio Unesco e tappa obbligata per gli amanti dell’archeologia andina. Ma da oggi, la scoperta del tempio di Palaspata cambia le carte in tavola, offrendo una nuova destinazione ancora fuori dai radar turistici, dove storia, spiritualità e natura si fondono in modo autentico e potente.

In più, il comune di Caracollo ha già avviato collaborazioni con gli archeologi per sviluppare percorsi di visita responsabili, che possano valorizzare il sito senza danneggiarlo, coinvolgendo le comunità locali. Un’opportunità unica per vivere l’archeologia come esperienza di viaggio, tra riti ancestrali, tramonti infuocati e la possibilità di vedere dal vivo un tempio sacro riemerso dal passato.

Che siate viaggiatori zaino in spalla o appassionati di civiltà antiche, la Bolivia vi aspetta con una nuova gemma tutta da scoprire. E chissà, forse tra le pietre millenarie di Palaspata, troverete anche voi una connessione spirituale che attraversa il tempo.

La città più alta del mondo dove si tocca il cielo con un dito

È un tesoro prezioso posto a ben 4.090 metri di altitudine in uno dei luoghi più suggestivi del pianeta: siamo nella città di Potosí, una delle più alte al mondo, ma anche tra le meno conosciute. Una città che simboleggia un volto inedito della Bolivia, quello che racchiude secoli di storia e tradizione, ma anche di ricchezze dal valore inestimabile.

Divenuta Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1949, Potosí è una fiorente città situata nel cuore del Paese, tra imponenti montagne che celano un tesoro preziosissimo. Viaggiare in questa terra significa esplorarne i paesaggi naturali, le ricche miniere e le tradizioni culturali ancora vive tra la popolazione, ma anche perdersi tra le viuzze del centro storico e i monumenti che hanno storie tutte da raccontare.

Cosa vedere a Potosí

Tocca i 4.090 metri di altitudine la cittadina boliviana di Potosí, rientrando tra le città più alte del mondo, con i suoi 175mila abitanti. A farle da cornice, dando vita a un suggestivo panorama, è il Cerro Rico (che significa “Montagna Ricca”), che sorveglia costantemente il centro urbano. Proprio qui, tra le profondità della terra, si trovano enormi giacimenti minerari che hanno fatto la fortuna di questo angolo di mondo, che può definirsi prezioso a tutti gli effetti.

Ma non solo. Potosí ha anche un patrimonio architettonico e culturale di altrettanto valore, con più di duemila edifici che ne testimoniano il passato coloniale. Andiamo alla scoperta di tutte le bellezze da non perdere lungo un viaggio emozionante in questo gioiello del Sud America.

Centro storico di Potosì, in Bolivia
Fonte: iStock
Centro storico di Potosí, in Bolivia

Le miniere preziose di Potosí

Una leggenda narra che nel 1544 il pastore di lama Diego Huallpa scoprì casualmente la presenza di argento nelle terre di Potosí: accendendo il fuoco per scaldarsi, si racconta che iniziò a fuoriuscire argento fuso da una roccia. Così la notizia della scoperta del metallo prezioso sarebbe giunta ai conquistatori spagnoli che iniziarono a sfruttarne i giacimenti trasformando la cittadina in una delle fonti più ricche di argento in tutto il mondo. Non a caso in queste terre è comune l’espressione “eso vale un Potosí” (tradotto in “questo vale un Potosí”): un modo per descrivere qualcosa dal valore inestimabile. Una ricchezza che, purtroppo, in quel periodo storico ha anche comportato i sacrifici di milioni di lavoratori indigeni forzati e schiavi africani.

Nel corso dei 20 anni successivi, si scavarono profonde miniere sotterranee e fu proprio durante il periodo coloniale che grazie alle ricchezze ricavate si costruirono importanti opere industriali e imponenti architetture coloniali, che tutt’oggi resistono al passare dei secoli: sono ciò che conferisce a Potosí un fascino unico, una testimonianza dell’immenso patrimonio artistico e culturale del cuore pulsante della Bolivia.

Se siete affascinati dall’idea di esplorare le miniere e capirne il funzionamento, qui è possibile svolgere visite guidate nei cunicoli che un tempo trasportavano quantità enormi di metalli preziosi (oltre all’argento, l’elemento principale, si trovano anche depositi di oro e stagno). Oggi, infatti, l’estrazione mineraria continua, ma in maniera molto ridotta rispetto alle origini.

Quella tra i tunnel delle miniere che si snodano sottoterra è un’avventura sicuramente memorabile, anche se un avvertimento va dato: l’esplorazione delle miniere, in certi tratti molto strette e profonde, è sconsigliata a chi soffre di claustrofobia.

Miniere di Potosì, in Bolivia
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Le miniere di Potosí

Le architetture coloniali della città e il centro storico

Bellissime casette a schiera e alti palazzi caratterizzati da tegole rosse, piccoli balconcini in legno e mura colorate arricchiscono il centro storico di Potosí, alternandosi a deliziose chiese e a edifici che raccontano la longeva storia della città. A sorgere qui, infatti, sono circa 2mila edifici coloniali e 25 chiese, tutti da esplorare.

Tra i palazzi da non perdere c’è la Casa Nacional de la Moneda, la zecca reale che coniò la moneta in uso durante il periodo coloniale e che oggi ospita un suggestivo museo, che custodisce splendidi pezzi di arte religiosa dell’epoca, e numerose esposizioni.

Una volta entrati nel cortile principale, si viene accolti da una splendida fontana in pietra e da una grande maschera raffigurante Bacco. Risale al 1865 ed è diventata ben presto un’icona della città, chiamata dagli abitanti “Mascarón“. Si racconta che, ammirata dalla giusta prospettiva, coprendo metà della maschera con la mano e poi l’altra metà, si vedono alternativamente due espressioni diverse di questo viso: da una parte apparirebbe sorridente, dall’altra sembra arrabbiato.

Zecca di Potosì, chiamata la Casa Nacional de la Moneda
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Casa Nacional de la Moneda, la zecca di Potosí

Non meno affascinante è il Convento de Santa Teresa, costruito nel 1685, che accoglie una piccola comunità di suore carmelitane e decine di preziosissime opere d’arte sacra. Passeggiando tra le viuzze del centro storico che si snodano in questa città Unesco, può capitare di imbattersi anche nei folkloristici mercati nei quali si possono acquistare i prodotti tipici locali, dal cibo prodotto in queste terre agli elementi di artigianato.

Tra le numerose chiese della città, spicca la Cattedrale, esempio di architettura neoclassica boliviana costruita fra il 1808 e il 1836. Oltre alla splendida facciata, al suo interno custodisce importanti dipinti e decorazioni in foglie d’oro. Una visita alla Cattedrale di Potosí permette di esplorarne anche gli altri spazi: il mausoleo, il coro e il campanile che offre una vista panoramica sull’intera città.

Un altro punto capace di donare viste suggestive, a 200 metri dalla Cattedrale, è la Torre de la Compañía de Jesus: qui potrete assistere a uno dei più incantevoli tramonti della vostra vita.

Cattedrale di Potosì, in Bolivia
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Vista dalla Cattedrale di Potosí

Trekking nella natura a Potosí

Se siete degli amanti della natura, potrete sicuramente apprezzare i molti sentieri di trekking che si aprono lungo le montagne che circondano Potosí come in un abbraccio. Attenzione, però, a camminare lentamente: a questa altitudine l’attività fisica comporta un’attenzione in più sugli sforzi, poiché l’aria è più pura e rarefatta. Sarà impossibile non apprezzare ancora di più la meraviglia di quel cielo azzurro che sembra davvero di poter toccare con un dito.

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