C’è un angolo di Friuli-Venezia Giulia dove la natura sembra essersi divertita a creare piccoli miracoli geologici e paesaggi da favola.
Qui, all’ombra delle imponenti vette delle Alpi Giulie occidentali, si sviluppa un paradiso dell’outdoor che custodisce foreste di risonanza usate dai liutai di tutto il mondo, miniere che nascondono segreti curativi ed eccellenze gastronomiche, e corsi d’acqua spettacolari che viaggiano incredibilmente fino al Mar Nero.
Quello di Tarvisio e dei suoi dintorni è un territorio sorprendente e accessibile a tutti, dove i sentieri per il trekking più selvaggio si alternano a percorsi pensati per il puro relax delle famiglie, capace di trasformare ogni passeggiata in un’avventura indimenticabile tra terra, acqua e cielo.
Il Parco Geominerario di Raibl, viaggio nel cuore della Terra
Il cuore del Parco Geominerario di Raibl è la sua miniera, le cui pareti sono custodi di oltre 700 anni di attività a partire dall’epoca romana. Per secoli qui gli abitanti della zona (e non solo) hanno lavorato per estrarre zinco e piombo.
La struttura sotterranea della miniera ha dell’incredibile: ben 120 chilometri di gallerie disposte su 19 livelli, che scendevano fino a 520 metri di profondità. Camminando all’interno si nota subito una curiosa pendenza del 2 per mille, studiata appositamente in passato per non far fare troppa fatica ai muli che trasportavano il materiale estratto e per permettere all’acqua di drenare correttamente senza allagare i cunicoli.
Altra particolarità: per visitare la miniera dovrai coprirti molto bene! All’interno infatti c’è un’umidità del 98% e una temperatura costante di 6 gradi.
Entrando nel suggestivo Camerone Santa Barbara – che una volta era ben cinque volte più grande ed è il punto esatto in cui venne trovata la vena mineraria principale – si respira ancora la profonda devozione dei lavoratori alla Santa che li proteggeva. L’altare sotterraneo è dedicato proprio a Santa Barbara e ogni 4 dicembre vi si celebra una messa in due lingue.
Ma non finisce qui. Un altro luogo caratteristico della miniera è il Pozzo Layer, un ascensore utilizzato per trasportare il materiale estratto e i minatori. E come non citare poi il Tunnel o Galleria di Bretto che, con i suoi 5 chilometri, è stato il primo confine di Stato più profondo d’Europa.
@SiViaggia - Valentina ScillieriL’affinatura dei formaggi nella miniera
Nella miniera Raibl ci sono anche altre due sorprese. La prima è che in uno degli ambienti sotterranei si tengono due volte all’anno dei trattamenti di speleoterapia per ragazzi con problemi respiratori. La seconda è invece di natura enogastronomica: da qualche anno le gallerie ospitano zone di affinatura dei formaggi, che, grazie ai lieviti della miniera, rimangono morbidissimi all’interno. Una vera chicca unica in Europa!
Dal punto di vista umano, senso di comunità si percepisce ovunque: basti pensare che negli anni ’50 ci lavoravano ben 1200 persone e il paesino di Cave del Predil era un vero e proprio villaggio vibrante di 2500 abitanti, mentre oggi ne rimangono circa 200, dopo che nel 1991 la miniera è stata definitivamente chiusa. All’interno della miniera rimane, per fissare la memoria e l’attaccamento della popolazione a questo luogo, una scritta: “Gluck auf“, ovvero “Felice ritorno”, il tradizionale saluto dei minatori che esprimeva la speranza di tornare alla propria vita in superficie.
Sul set cinematografico dei Laghi di Fusine
Se c’è un luogo che sembra uscito direttamente da una fiaba o da una cartolina, quello è senza dubbio la conca dei Laghi di Fusine. Non a caso questo posto pazzesco è stato più volte scelto come set cinematografico e pubblicitario d’eccezione.
Questi due laghi di origine glaciale sono protetti dalle maestose Alpi Giulie occidentali, dominate dal profilo del monte Mangart con i suoi 2677 metri di altezza, un colossale blocco di calcare e dolomia.
@SiViaggia - Valentina ScillieriVista dai Laghi di Fusine
Camminando lungo le sponde, potrai ammirare i famosi massi erratici, giganteschi blocchi di roccia staccati in epoca remota dal ghiacciaio e trasportati fino a qui: i più famosi sono il masso Marinelli (alto circa 20 metri) e il masso Giulio Andrea Pirona.
I laghi sono due, situati a pochissima distanza l’uno dall’altro ma con sfumature uniche: il Lago Inferiore si trova a 924 metri di altitudine, mentre il Lago Superiore si trova a 929 metri. I due sono collegati da un sistema sotterraneo di acque, per cui è il Lago Superiore ad alimentare quello Inferiore. Una particolarità: il Lago Superiore è molto “umorale”, nel senso che essendo alimentato principalmente dall’acqua piovana, il suo livello cambia continuamente.
Per gli amanti della natura selvaggia, i boschi circostanti di abeti rossi e faggi sono un vero paradiso di biodiversità. Qui crescono i pregiati abeti rossi di risonanza, ricercati dai liutai di tutto il mondo perché il loro legno finissimo è perfetto per costruire strumenti musicali a corda di altissimo livello. Aguzzando la vista e l’udito tra i rami, potresti avvistare poi animali come il picchio verde e il picchio nero, cervi, caprioli, camosci, stambecchi e marmotte, ma anche lupi, orsi e linci.
Il Monte Lussari e il santuario tra le nuvole
Il Monte Lussari è un luogo magico intriso di spiritualità e fascino ad alta quota. Salendo quassù a piedi o con gli impianti, si raggiunge il celebre e pittoresco borgo dove nel 1313 nasce ufficialmente il santuario, una meta di pellegrinaggio antichissima e suggestiva che da secoli unisce popoli e lingue diverse.
@SiViaggia - Valentina ScillieriIl borgo di Monte Lussari
Una delle particolarità architettoniche più curiose della chiesa riguarda la forma del suo soffitto: fu infatti realizzato con le sembianze di una carena di nave rovesciata per il patriarca d’Aquileia, un dettaglio costruttivo davvero singolare che ti consiglio assolutamente di osservare alzando gli occhi al cielo una volta varcato il portale d’ingresso.
Tutto attorno il paesaggio si apre in una spettacolare vista sulle Alpi Giulie e lo sguardo si perde nella maestosità delle pareti di roccia del Jof di Montasio, del Jof Fuart e del Mangart. Questo luogo è l’ideale sia per gli amanti del trekking e della natura, con anche sentieri impegnativi come il Cammino Celeste, che per chi pratica sport invernali, con la suggestiva pista Di Prampero adatta agli sciatori più esperti.
@SiViaggia - Valentina ScillieriLe Alpi Giulie viste dal Monte Lussari
Il Monte Lussari è anche l’ambientazione della suggestiva e tradizionale fiaccolata del 1° gennaio: sciatori professionisti, vestiti con abiti invernali tipici, scendono lungo i pendii della montagna con le fiaccole in mano fino a Camporosso, dove tutta la comunità si ritrova per festeggiare con musica, vin brulè e fuochi d’artificio.
Le acque cristalline dell’Orrido dello Slizza
Se cerchi un’avventura a piedi che lasci a bocca aperta tutta la famiglia senza richiedere sforzi eccessivi o sentieri da alpinisti, l’Orrido dello Slizza è esattamente la scelta perfetta.
Si tratta di una forra molto stretta e profonda, scavata nel corso dei millenni dalla forza incessante dell’acqua dello Slizza, un torrente che nasce dall’unione di due corsi d’acqua della zona: il Rio Freddo e il Rio del Lago.
La camminata si sviluppa lungo un sentiero semplice e perfettamente attrezzato con scale e staccionate, ideale per una splendida gita con i bambini.
@SiViaggia - Valentina ScillieriL’Orrido dello Slizza
Oltre ad essere una meta rinomata e apprezzata per gli appassionati di pesca sportiva, questo torrente nasconde un fatto geografico davvero incredibile: a differenza della stragrande maggioranza dei fiumi italiani, l’acqua dello Slizza scorre verso Nord e va a finire dritta nel Mar Nero! Un piccolo miracolo della geografia che rende questo canyon un luogo ancora più affascinante da scoprire a passo lento.
Dalla Ciclovia Alpe Adria ai sentieri incontaminati
Le opportunità per vivere questo splendido territorio a stretto contatto con la natura non finiscono certo qui, perché la fitta rete di percorsi all’aria aperta offre infinite varianti per tutte le gambe e per tutte le età.
Per chi ama le due ruote, un’esperienza assolutamente imperdibile e rigenerante è quella di percorrere un tratto della celebre Ciclovia Alpe Adria, una delle piste ciclabili più spettacolari e premiate d’Europa che attraversa paesaggi mozzafiato ed è perfetta per le famiglie, grazie a pendenze dolci e tracciati sicuri ricavati spesso sul sedime di vecchie linee ferroviarie dismesse.
Se invece alle due ruote preferisci il trekking classico o le passeggiate rilassanti immerse nel verde, da non perdere è il “The Forest Sound Track” (il Sentiero degli Alberi di Risonanza in Val Saisera), un percorso facile di 5,5 km che conduce al cospetto dei maestosi abeti rossi usati dai liutai.
Un’idea perfetta da vivere con i bambini è la visita alle malghe del Passo Pramollo, una passeggiata molto agevole su strada forestale che conduce fino a Malga For, punto di sosta ideale tra i pascoli di montagna. Per chi ama camminare al fresco accompagnato dal mormorio dell’acqua c’è l’Anello del Rio Serai, un percorso rilassante e alla portata di tutti che attraversa il bosco superando il torrente su una suggestiva passerella pedonale.
Tarvisio e i suoi dintorni sono una destinazione immersa nella natura capace di mettere d’accordo proprio tutti. Che tu abbia voglia di infilare gli scarponi per un trekking tra i boschi, di scendere sottoterra al fresco di una miniera centenaria o semplicemente di goderti la vista sui laghi con tutta la famiglia, qui le cose da fare e da vedere non mancano mai.
Tarvisio si trova in un punto della cartina dove i confini di tre Paesi (Italia, Slovenia e Austria) quasi sbiadiscono. Un territorio di passaggio che però, in anni di storia e transizioni, è stato capace di fare proprie culture, tradizioni e usanze che oggi rendono questo borgo veramente unico nel suo genere.
La storia di Tarvisio, crocevia tra tre culture
La posizione di Tarvisio, incastonata tra le Alpi Giulie al confine con Austria e Slovenia, non è un dettaglio geografico qualsiasi: è la chiave per capire il borgo.
Il primo insediamento della zona nasce a Camporosso, probabilmente come avamposto doganale romano, perché qui passava una delle strade che collegavano il Mediterraneo al Nord Europa.
@SiViaggia - Valentina ScillieriVista panoramica di Tarvisio
Essere un luogo di passaggio ha significato per secoli anche essere un luogo di scambio: non a caso i costumi tradizionali che si vedono ancora oggi durante le feste sono cuciti con stoffe che un tempo arrivavano da lontano, portate proprio dai commerci che attraversavano la valle.
Una storia molto più recente racconta invece il volto attuale di questa perla del Friuli. Dopo la Prima Guerra Mondiale, con il passaggio all’Italia, buona parte della popolazione di lingua tedesca e slovena lasciò la valle e arrivarono nuove famiglie.
Il cambiamento si sente ancora nei numeri – Tarvisio è passata dagli 8.000 abitanti di un tempo ai circa 3.700-3.900 di oggi – ma non ha cancellato le radici linguistiche: a scuola si studiano italiano, tedesco e sloveno, e c’è persino un laboratorio dedicato al friulano per non perdere la ricchezza linguistica del territorio.
Feste ed eventi per celebrare le tradizioni tarvisiane
La bellezza di questo territorio è che si apre ai visitatori attraverso esperienze autentiche, spesso a costo zero.
Durante il periodo estivo, in particolare da giugno a settembre, Tarvisio e i dintorni si animano con il programma “L’estate prende quota“: un’iniziativa che conta oltre 50 appuntamenti diffusi sul territorio, che hanno l’obiettivo di valorizzare a 360 gradi l’offerta e la ricchezza culturale, naturalistica ed enogastronomica della zona.
@SiViaggia - Valentina ScillieriLa piazza centrale di Tarvisio
Fra gli appuntamenti più rilevanti c’è sicuramente il Festival Radici, una rassegna culturale completamente gratuita che da luglio a inizio settembre accompagna residenti e turisti alla scoperta dei segreti locali. Durante il festival si può partecipare a visite guidate nei palazzi storici, ascoltare pillole d’arte da esperti, assistere a concerti, prendere parte a laboratori e workshop territoriali o lasciarsi conquistare dall’assaggio di prodotti tipici.
Grande spazio anche alla musica, con il No Borders Music Festival, giunto quest’anno alla sua 31° edizione, al Lago Superiore di Fusine dove il palcoscenico naturale si colora con la presenza di artisti dal calibro di Ludovico Einaudi e Coez. Attorno a Ferragosto il testimone passa all’Alpenfest: gruppi in costume sfilano per le vie del paese accompagnati dalla banda della Val Canale, mentre in piazza Unità si raduna la festa vera e propria, tra baite decorate, birra e piatti tradizionali.
Fabrice GallinaLa Ciclovia Alpe Adria a Tarvisio
Nel periodo invernale immancabile è invece la festa dei Krampus, un rito che nemmeno le guerre mondiali sono riuscite a fermare. All’imbrunire di ogni 5 dicembre scendono dai monti ed escono dai boschi delle creature diaboliche, spiriti silvestri, chiamati Krampus.
Accompagnano San Nicolò, il santo buono, il cui compito è tenerli a bada. San Niccolò chiama i bambini ad uno ad uno, chiede loro una preghierina e la promessa di essere buoni in cambio di un piccolo dono. Oggi l’evento richiama oltre 4.000 persone da tutto il mondo, e sebbene i Krampus non siano più violenti come un tempo, continuano a girare di casa in casa regalando un’emozione unica.
Le perle uniche di Tarvisio che non tutti conoscono
Dentro le mura della Chiesa della Beata Vergine di Loreto, edificio barocco del 1688 situato lungo una via di pellegrinaggio, si nasconde una delle sorprese meno raccontate del borgo: una splendida Madonna di Loreto nera. Entrando nella chiesa si respira un’atmosfera d’altri tempi, anche grazie alle opere d’arte recuperate, come i quadri esterni posizionati sopra la balaustra dopo lo smantellamento dell’altare della chiesa principale, e a uno storico organo del 1700 ancora perfettamente funzionante. Restaurato negli anni ’90, questo luogo di culto viene aperto al pubblico solo in occasione di eventi o celebrazioni su richiesta.
Un’altra sorpresa del territorio tarvisiano riguarda invece la natura. Un esempio su tutti è rappresentato dalla Foresta di Tarvisio, un vero e proprio monumento naturale la cui storia è a dir poco incredibile. Tutto iniziò nell’anno 1007 grazie a Bamberga, che possedeva l’intero feudo e decise di fondare questa immensa foresta privata. Nei secoli, il bosco passò sotto Maria Teresa d’Austria e infine a un fondo del Vaticano.
Questa particolarissima catena di passaggi storici ha protetto la zona, regalandoci oggi un ecosistema intatto, perfetto per chi ama il cicloturismo molto importante in queste valli. Alcuni di questi giganti verdi sono diventati dei veri e propri alberi monumentali: tigli e larici della zona hanno superato i 300-500 anni di vita, come il tiglio del Palazzo Veneziano di Malborghetto o quello di Rutte, legato alle battaglie napoleoniche.
E come non chiudere in bellezza la rassegna delle peculiarità di Tarvisio e dintorni se non parlando di cucina?
Tra i piatti più particolari troviamo lo Schartl, un pandolce lievitato pasquale e i Klotzen nudel, una sorta di “raviolo cinese” che racchiude un ripieno dolce e avvolgente a base di pera Klotzen, una varietà storica di pera oggi Presidio Slow Food coltivata a Camporosso.
Tarvisio, questo piccolo angolo della Val Canale, è un territorio che ha avuto una capacità unica: quella di prendere il concetto di “confine”, che spesso divide le persone, e trasformarlo in un punto d’incontro straordinario, dove le diversità si sommano invece di escludersi.
Il Giappone è uno di quei Paesi che non smette mai di sorprendere. Un posto dove l’ultramoderno convive con il sacro, dove un quartiere punk a neon lascia spazio, pochi passi dopo, a un santuario avvolto nel silenzio degli aceri.
Organizzare un viaggio in Giappone significa partire alla scoperta di un luogo con una cultura straordinaria. Le persone che incontri ti catapultano in una realtà fatta di gentilezza, disponibilità e piccoli rituali e sono capaci di trasmetterti tutto l’amore verso la loro patria, che trattano con estremo rispetto e senso di civiltà.
Il Giappone è capace di meravigliare i viaggiatori in ogni periodo dell’anno, ma la bella stagione, tra la primavera e l’estate, rimane uno dei momenti migliori per organizzare un tour nella terra del Sol Levante. Pur essendo il momento della Golden Week (che solitamente va da aprile a maggio), potrai vivere l’esperienza hanami (letteralmente “guardare i fiori”) con la fioritura dei sakura (i “fiori di ciliegio”) e lasciarti incantare dalla magia della natura che rinasce.
@SiViaggia - Valentina ScillieriI ciliegi in fiore in Giappone
In questo articolo ti proponiamo un itinerario di 13 giorni in Giappone, toccando Tokyo, Kanazawa, Shirakawa-go, Kyoto, Nara, Koyasan e Osaka. Un percorso che attraversa il cuore del Giappone, dal caotico e magnetico nord della capitale fino alla vivace e irriverente Osaka.
Giorni 1–4: Tokyo, la metropoli senza fine
Quattro giorni a Tokyo sembrano tanti finché non si atterra: allora diventano appena sufficienti. La città non è una singola entità, ma una costellazione di quartieri, ognuno con la propria identità, il proprio ritmo, il proprio codice estetico.
Consigli su cosa vedere
Santuario Meiji
Yoyogi-kōen
Asta dei tonni al Toyosu Market
Parco di Ueno
Statua di Hachiko & Hidesaburo Ueno
Tempio Nezu
Sensō-ji (Asakusa)
Akihabara
Palazzo imperiale di Tokyo
Tokyo City Flea Market
Nakameguro
Proiezione Pokémon al Tokyo Metropolitan Government Plaza
Kichijōji
Pokémon Center Tokyo DX
Tokyo Tower / Shibuya Sky
Shinjuku
Shibuya
Santuario Meiji
Immerso in un bosco di cedri nel cuore di Harajuku, è uno dei santuari shintoisti più importanti del Giappone. Qui potrai godere di un’atmosfera raccolta, lontana dal caos della città.
Yoyogi-kōen
Adiacente al santuario, questo parco è uno dei polmoni verdi della metropoli, ideale per una passeggiata immersi nel verde.
Asta dei tonni al Toyosu Market
Ogni mattina alle sei, al mercato di Toyosu, va in scena uno degli spettacoli più affascinanti di Tokyo: l’asta dei tonni giganti. L’accesso generale al piano osservazione è aperto al pubblico, ma c’è una chicca che non tutti conoscono.
Tramite una lotteria online, infatti, è possibile vincere i biglietti per assistere all’asta da vicino, in una posizione privilegiata direttamente sul piano mercato. I posti sono limitatissimi e la domanda altissima, quindi vale la pena tentare iscrivendosi all’asta con almeno un mese di anticipo rispetto a quando hai programmato la visita.
Ma non finisce qui: dopo l’asta, ti consigliamo di fermarti a fare colazione nel mercato stesso, con sushi di tonno freschissimo appena lavorato. Sarà uno dei pasti più buoni e particolari che farai nel tuo viaggio.
Parco di Ueno
Uno dei parchi urbani più famosi del Paese, sede di musei, uno zoo e, in primavera, di alcune delle allèe di ciliegi più fotografate di Tokyo.
@SiViaggia - Valentina ScillieriLa statua Hachiko di Ueno
Statua di Hachiko & Hidesaburo Ueno
La statua di Hachiko più celebre si trova a Shibuya ed è presa d’assalto dai turisti. Questa statua, situata all’ingresso della facoltà di Agraria dell’Università di Tokyo, nei pressi di Ueno, ritrae il cane accanto al suo padrone, il professor Hidesaburo Ueno, una storia che ha ispirato il celebre film con Richard Gere: è meno conosciuta e più intima, così potrai ammirarla con calma e lasciarti trasportare dall’atmosfera magica che la circonda.
Tempio Nezu
Questo è uno dei santuari più antichi di Tokyo e, anche in questo caso, rientra meno nei grandi circuiti turistici. I suoi tunnel di torii rossi sono una versione più raccolta di quelli di Fushimi Inari.
Sensō-ji (Asakusa)
Il tempio buddhista più antico di Tokyo si trova nel quartiere storico di Asakusa. La via d’accesso, Nakamise-dōri, è fiancheggiata da decine di negozietti di souvenir tradizionali.
@SiViaggia - Valentina ScillieriDettaglio di una strada di Tokyo
Akihabara
Se sei un amante dell’elettronica e della cultura anime, questo è il quartiere giusto per te. Qui sarai circondato da negozi su più piani dedicati ad action figure, videogiochi, manga e tutto l’universo anime giapponese.
Palazzo imperiale di Tokyo
Il cuore simbolico della città, circondato da fossati e giardini. Le aree esterne e la piazza di Marunouchi sono accessibili liberamente.
Tokyo City Flea Market
Il vintage è la tua passione? Allora non puoi farti sfuggire questo mercato. Bancarelle su bancarelle di abbigliamento, oggetti di design, vinili e pezzi di antiquariato giapponese. Si tiene quasi tutti i sabati e le domeniche, dalle 9 alle 14:30.
Nakameguro
Un canale fiancheggiato da caffè, negozi di design e ristoranti curati. In primavera, con i ciliegi che si specchiano sull’acqua, è uno dei posti più suggestivi di Tokyo.
Proiezioni serali al Tokyo Metropolitan Government Plaza
In occasione dei 30 anni dei Pokémon, il piazzale del Municipio metropolitano di Tokyo ha ospitato una proiezione speciale dedicata all’universo Pokémon, con spettacoli serali. Un’esperienza nata come evento celebrativo che potrebbe non essere più disponibile al momento della visita, ma vale la pena verificare: se ancora presente, è una di quelle esperienze uniche che vale la pena vivere.
In ogni caso, il Tokyo Metropolitan Governemnt Plaza ospita regolarmente proiezioni suggestive da vivere dal tramonto fino a sera.
Kichijōji
Considerato da molti tokyoti il quartiere ideale in cui vivere, Kichijōji unisce un grande parco (Inokashira), negozi indipendenti, mercatini e una scena gastronomica vivace. Ottimo da visitare senza fretta.
Pokémon Center Tokyo DX
Questo è uno dei tanti flagship store ufficiali Pokémon a Tokyo, che ha però la caratteristica di essere deluxe (DX) e quindi avere dimensioni più grandi rispetto ai Pokémon Center standard e di avere una maggiore varietà di giochi e gadget a tema. Una tappa obbligata per i fan, ma anche uno spettacolo di pop culture giapponese per tutti.
Tokyo Tower o Shibuya Sky
Per la vista panoramica sulla città, le opzioni migliori sono due: la Tokyo Tower, icona storica con la sua struttura arancione ispirata alla Torre Eiffel, è particolarmente suggestiva al tramonto. Se sei fortunato, potresti addirittura avere l’opportunità di ammirare il Monte Fuji dalla cima della torre.
@SiViaggia - Valentina ScillieriIncrocio di Shibuya a Tokyo
In alternativa, il Shibuya Sky, la terrazza panoramica sul tetto del grattacielo Scramble Square, offre uno dei punti di vista più spettacolari sulla città. Da non perdere la vista dall’alto del famoso incrocio di Shibuya. Attenzione però: il Shibuya Sky va prenotato con almeno due settimane di anticipo, soprattutto in alta stagione.
Shinjuku
Il cuore pulsante e contraddittorio di Tokyo: grattacieli e luci al neon da un lato, il quartiere a luci rosse di Kabukicho dall’altro, e in mezzo uno dei nodi ferroviari più trafficati al mondo. Perdersi nella metro di Shinjuku è praticamente una garanzia!
Shibuya
Questa è l’icona globale di Tokyo, con il suo famosissimo incrocio. Intorno, negozi, flagship store, musica a tutto volume e una energia giovane e frenetica che non si spegne mai.
Giorno 5: Kanazawa, alla scoperta della “piccola Kyoto”
Dopo il vortice di Tokyo, il treno per Kanazawa è una sorta di detox culturale. La città è spesso chiamata la “piccola Kyoto“. Il quartiere samurai di Nagamachi, i chaya (case del tè) del distretto di Higashiyama, il giardino Kenroku-en sono tappe immancabili da visitare con calma in una giornata.
Consigli su cosa vedere
Nagamachi Samurai District
Castello di Kanazawa
Kenroku-en
Higashiyama Higashi Chaya District
Nagamachi Samurai District
Il quartiere dei samurai si contraddistingue per le sue casette caratteristiche e i canali d’acqua che corrono lungo i vicoli. Perfetto per una passeggiata al ritmo lento del pomeriggio.
@SiViaggia - Valentina ScillieriQuartiere samurai a Kanazawa
Castello di Kanazawa
Il Castello di Kanazawa è uno dei luoghi simbolo della città. Il parco che circonda il castello è ad accesso gratuito e offre una bella passeggiata tra i bastioni.
Kenroku-en
Questo è considerato uno dei tre giardini più belli del Giappone. In primavera, con i ciliegi e i prugni in fiore, raggiunge il suo momento più spettacolare.
Higashiyama Higashi Chaya District
Il distretto delle case del tè di Higashiyama, con le strade in pietra e le facciate in legno scuro. Due delle case del tè storiche, Shima e Kaikaro, sono visitabili.
Giorno 6: Shirakawa-go, uno dei Patrimoni UNESCO del Giappone
Il giorno seguente, il bus per Shirakawa-go ti porterà in uno scenario completamente diverso: un villaggio di montagna dichiarato Patrimonio UNESCO con le tradizionali case gasshō-zukuri, i tetti altissimi a forma di mani giunte in preghiera, coperti di neve d’inverno e circondati di verde in primavera-estate.
@SiViaggia - Valentina ScillieriLe case di Shirakawa-go
Una notte in uno dei ryokan locali è un’esperienza che vale il viaggio. Ti consigliamo di trovare una struttura dotata di onsen(le tradizionali vasche termali interne o esterne) e provare l’esperienza di dormire sul futon, un materasso tipico giapponese.
Per godere di una vista privilegiata su Shirakawa-go puoi fare una breve passeggiata fino al Shiroyama Tenshukaku Observation Deck. E non dimenticarti di assaggiare alcuni dei più gustosi piatti tipici di street food giapponese in uno dei tanti locali che troverai all’interno del villaggio.
Giorni 7–10: Kyoto, la città dei mille templi
Kyoto non si capisce in una sola visita. Si torna sempre, o almeno si vorrebbe tornare. L’atmosfera che vivrai a Kyoto è quella di una città che è capace di unire un’anima più vibrante ed elettrizzante a una più raccolta e romantica.
Consigli su cosa vedere
Chionin Temple
Tenjuan
Hanamikoji Street
Kōdai-ji Temple
Ishibe kōji road
Hōkan-ji Temple (Yasaka Pagoda)
Ninenzaka
Sannenzaka
Kiyomizu-dera
Shirakawa Canal
Arashiyama Bamboo Forest
Tenryū-ji
Jōjakkō-ji, Nisonin, Giōji, Adashino Nenbutsuji
Kinkaku-ji
Saihōji
Nara
Fushimi Inari-taisha
Chionin Temple
Uno dei complessi buddhisti più imponenti di Kyoto, con il sanmon (ovvero il portale d’ingresso) tra i più grandi del Giappone.
Tenjuan
Subtempio del complesso Nanzenji, con un giardino zen di pietra e uno stagno circondato di aceri. Qui potrai vivere un momento di raccoglimento e tranquillità che ti rimarrà impresso per tutto il viaggio.
Hanamikoji Street
La strada principale del quartiere di Gion, con i machiya e le case tradizionali in legno. Se sei fortunato, potresti anche avere la possibilità di incontrare delle geisha: ma attenzione, ricordati di chiedere sempre il permesso prima di fotografarle.
Kōdai-ji Temple
Fondato nel XVII secolo in memoria del signore feudale Toyotomi Hideyoshi, il tempio è noto per i suoi giardini e i padiglioni in lacca. Di sera, durante le illuminazioni stagionali, diventa uno dei posti più suggestivi di Kyoto.
Ishibe kōji road
Un vicolo privato tra i più belli e meno caotici di Gion: sarai circondato da ciottoli, lanterne, edifici in legno scuro.
Hōkan-ji Temple (Yasaka Pagoda)
La pagoda a cinque piani emerge tra i tetti di Higashiyama come un’apparizione. Si ammira dall’esterno, perfettamente inserita nel paesaggio.
Ninenzaka
La prima delle due vie acciottolate che salgono verso Kiyomizu, fiancheggiata da negozietti di ceramiche, matcha e souvenir.
Sannenzaka
La prosecuzione di Ninenzaka, leggermente più ripida e altrettanto bella. La tradizione vuole che inciampare qui porti sfortuna, il che non scoraggia nessuno dal percorrerla.
Kiyomizu-dera
Il tempio sospeso sulla collina di Higashiyama è uno dei simboli del Giappone. La terrazza in legno regge senza un solo chiodo e offre una vista panoramica su Kyoto.
Shirakawa Canal
Il canale di Shirakawa, nel cuore di Gion, è uno dei posti più belli di Kyoto nelle ore del tramonto: i salici sfiorano l’acqua, le lanterne si accendono, e l’atmosfera della vecchia capitale si manifesta nella sua forma più pura.
Arashiyama Bamboo Forest
Il bosco di bambù di Arashiyama è una delle esperienze visivamente più intense del viaggio. Un consiglio: meglio andarci presto al mattino per evitare la folla.
Tenryū-ji
Tempio Patrimonio UNESCO con uno dei giardini zen più belli di Kyoto. Il giardino si affaccia direttamente sul bosco di bambù alle spalle.
@SiViaggia - Valentina ScillieriDettaglio di un cimitero in un tempio di Kyoto
Jōjakkō-ji, Nisonin, Giōji, Adashino Nenbutsuji
Una serie di templi minori lungo il percorso di Sagano, ognuno con la propria atmosfera raccolta. Meno frequentati, molto più intimi rispetto ai grandi circuiti. Nelle giornate con meno turisti, se si ha un po’ di fortuna si potrebbero incontrare anche i simpatici macachi giapponesi.
Kinkaku-ji
Il Padiglione d’Oro, rivestito di foglie d’oro zecchino, riflesso nello stagno antistante. Uno dei luoghi più visitati del Giappone, e non senza ragione.
Saihōji
Il celebre “tempio del muschio” è accessibile solo su prenotazione. Oltre alla bellezza della natura che lo circonda, qui potrai fare un’esperienza unica: cimentarti nella realizzazione di un goshuin, il sigillo calligrafico sacro realizzato con inchiostro nero e un sigillo rosso rilasciato da templi buddisti e santuari shintoisti in Giappone. Una vera e propria opera d’arte, che sarà meglio di qualsiasi altro souvenir.
Parco di Nara
Centinaia di cervisika vagano liberamente tra i visitatori, considerati messaggeri sacri degli dèi shintoisti. Si lasciano avvicinare e nutrire con i crackers di riso venduti direttamente all’interno del parco.
@SiViaggia - Valentina ScillieriUn cervo del Parco di Nara
Il consiglio è di non fermarsi subito all’ingresso dove troverai una calca di turisti, ma di fare una bella passeggiata in questo polmone verde per ammirare i cervi in tutta la loro bellezza e libertà.
Fushimi Inari-taisha
Il santuario dei mille torii arancioni, aperto 24 ore su 24. Tappa perfetta nel rientro da Nara, fermandosi alla stazione di Inari prima di tornare in centro.
Giorno 11: Koyasan, un’esperienza mistica
Koyasan è il contrario di Tokyo in tutto: silenzio, boschi di cedri, monasteri buddhisti, il cimitero di Okunoin con le sue migliaia di tombe avvolte nella nebbia tra alberi giganti.
Non farti mancare una notte in un shukubo (monastero). Potrai indossare e dormire con kimono e yukata (un kimono informale in cotone), gustare una cena e colazione vegetariane e, se vorrai, avrai anche la possibilità di assistere alla preghiera mattutina dei monaci rigorosamente in giapponese e in assoluto silenzio.
Un’esperienza unica e che non dimenticherai facilmente!
Consigli su cosa vedere
Okunoin
Kongobu-ji
@SiViaggia - Valentina ScillieriOkunoin, il cimitero di Koyasan
Okunoin
Il cimitero più sacro del Giappone, con migliaia di tombe e lanterne di pietra che si estendono per quasi due chilometri nel bosco. Consigliano di visitarlo all’imbrunire per un’esperienza più suggestiva, ma anche al mattino presto conserva intatto tutto il suo fascino.
Kongobu-ji
Il tempio principale di Koyasan, sede della scuola buddhista Shingon. L’interno custodisce il dipinto su fusuma (porte scorrevoli) più grande del Giappone.
Giorno 12-13: Osaka, la città dai mille colori
Da Koyasan si scende verso Osaka per atterrare su un altro pianeta. Dopo il silenzio del bosco sacro e la notte in monastero, la città ti accoglie con tutto il suo rumore, i suoi neon e la sua energia senza filtri.
Osaka non ha la raffinatezza di Kyoto né l’enormità di Tokyo, ha qualcosa di più diretto: una generosità popolare, un orgoglio per il cibo e per il divertimento che si sente a ogni passo che farai camminando per strada.
Consigli su cosa vedere
Castello di Osaka
Dotonbori
Kuromon Market
Shinsekai e Tsūtenkaku
Castello di Osaka
Il castello domina la città dal XVII secolo. Il parco che lo circonda è gratuito e spettacolare nella bella stagione.
istockIl castello di Osaka in Giappone
Dotonbori
Questo è il distretto del divertimento di Osaka per eccellenza: luci, street food, insegne iconiche. Sicuramente non ti annoierai.
@SiViaggia - Valentina ScillieriDettaglio di una strada di Osaka
Kuromon Market
Il “mercato dei cuochi di Osaka“, frequentato da ristoratori locali. Freschissimo, colorato, perfetto per una colazione o un pranzo itinerante.
Shinsekai e Tsūtenkaku
Il quartiere retrò di Osaka, nato nei primi anni del Novecento come parco di divertimenti e ancora oggi dall’atmosfera vintage. La torre Tsūtenkaku offre una vista panoramica sulla città.
Come arrivare in Giappone partendo dall’Italia?
Dall’Italia esistono sia voli diretti sia voli con scalo per raggiungere il Giappone. I voli diretti collegano principalmente Roma Fiumicino e Milano Malpensa con Tokyo Narita o Tokyo Haneda, con una durata di circa 12–13 ore.
In alternativa, i voli con scalo passano per hub europei (Amsterdam, Parigi, Francoforte) o mediorientali (Dubai, Doha, Abu Dhabi), con durate totali che variano tra le 14 e le 20 ore a seconda della coincidenza.
Come spostarsi in Giappone
Il Giappone ha uno dei sistemi di trasporto pubblico più efficienti al mondo.
Lo Shinkansen (il treno ad alta velocità) è il mezzo principale per gli spostamenti intercity: collega Tokyo a Kanazawa in circa 2h30, Kanazawa a Kyoto in circa 2 ore, e Kyoto a Osaka in 15 minuti.
Per i viaggi lunghi, è consigliabile valutare il JR Pass, l’abbonamento ferroviario per stranieri che copre la maggior parte delle tratte principali. Un consiglio, però: sulla base del tuo itinerario, fai sempre una comparazione fra i costi del JR Pass e i costi dei singoli biglietti.
Oltre allo Shinkansen, il sistema si compone di:
Treni locali e regionali JR: capillari su tutto il territorio, coprono anche le tratte secondarie.
Metro urbane: indispensabili a Tokyo, Kyoto e Osaka per muoversi all’interno della città. Le reti sono precise, puntuali e dotate di segnaletica anche in inglese. E, se dovessi perderti, niente paura: chiedi indicazioni al personale preposto o anche solo ai passanti, la cultura giapponese dell’aiutare il prossimo in difficoltà ti sorprenderà!
Bus urbani e interurbani: fondamentali per alcune destinazioni non raggiungibili in treno, come Shirakawa-go (raggiungibile solo in bus da Kanazawa o Takayama) o i templi più periferici di Kyoto.
Funicolari, per esempio quella che sale a Koyasan da Gokurakubashi, parte integrante del percorso.
Taxi e servizi ride-sharing: comodi per tragitti brevi o nelle ore notturne.
Per i pagamenti sui mezzi, una IC Card (Suica o Pasmo) ricaricabile copre treni, metro e bus nella maggior parte delle città giapponesi.
Cosa mangiare in Giappone: i piatti (e le bevande) da non perdere
La tradizione culinaria giapponese non è un contorno al viaggio ma è parte integrante dell’esperienza. Ogni città ha le sue specialità, ogni pasto segue una cura e una precisione che sorprendono ogni volta. Ecco alcuni dei piatti e delle bevande che dovrai assolutamente provare.
Sushi
Ramen
Soba
Wagyu
Okonomiyaki
Street food
Kaiseki
Sakè e matcha
Sushi
Nella sua forma più accessibile, al bancone di un ristorante o su nastro trasportatore, il sushi in Giappone è già un salto di qualità rispetto a qualsiasi versione assaggiata altrove. Riso perfettamente condito, pesce freschissimo, niente fronzoli.
@SiViaggia - Valentina ScillieriIl sushi
Una chicca da provare è il sushi omakase (ovvero “mi fido di te”). Con questa formula ti affiderai completamente allo chef che ti servirà una sequenza di nigiri e altri piatti generalmente a base di pesce preparati al momento. Un’esperienza intima – i sushi omakase hanno pochi coperti – che ti permetterà anche di degustare alcuni pesci mai visti prima.
Ramen
Ogni regione ha la sua versione: brodo di miso a Sapporo, tonkotsu a Fukuoka, shoyu a Tokyo. Il ramen è composto da 5 ingredienti base ovvero noodles, brodo, tare (salsa base), olio aromatizzato e guarnizioni (toppings). Un piatto economico e popolare che ti soprenderà.
Soba
Semplice quanto raffinata, la soba è la tagliatella di grano saraceno giapponese. Si mangia fredda in estate, calda in inverno, spesso accompagnata solo da brodo dashi e cipollotto.
@SiViaggia - Valentina ScillieriLa carne wagyu
Wagyu
La carne di manzo wagyu, con la sua marmorizzazione fitta e il sapore burroso inconfondibile, è un’esperienza a sé. La potrai provare in diverse varianti, servita alla griglia o cruda sul riso, ma sarà comunque un’esperienza memorabile.
Okonomiyaki
La “frittata giapponese” è un mix di cavolo, uova, farina e ingredienti a scelta (carne, pesce, formaggio) cotto su piastra, spesso direttamente al tavolo.
Street food
Dai takoyaki (palline di polpo) di Osaka ai taiyaki (dolci a forma di pesce ripieni di anko) fino ai dango (gnocchetti di riso su stecco), lo street food giapponese lo troverai – e assaggerai – ovunque.
Kaiseki
Il kaiseki è la forma più alta della cucina tradizionale giapponese: una sequenza di piccoli piatti che segue la stagionalità degli ingredienti, con una cura estetica e gustativa che trasforma il pasto in un rito.
Sakè e matcha
Il sakèè la bevanda nazionale per eccellenza, ottenuta dalla fermentazione del riso. Si beve caldo in inverno e freddo in estate, in piccole coppe di ceramica o bambù.
Il matcha invece rappresenta una tradizione secolare. Il matcha di qualità ha un sapore intenso, erbaceo e leggermente amaro. Lo si trova ovunque, dal tè al gelato.
Quando andare in Giappone
Non esiste un momento sbagliato per visitare il Giappone, perché in ogni stagione questo Paese offre il meglio di sé.
La primavera (marzo–maggio) è il periodo della fioritura dei ciliegi, soprattutto tra fine marzo e inizio aprile. Il paesaggio è spettacolare, le temperature sono piacevoli e l’atmosfera festosa. Da tenere a mente: la Golden Week (dal 29 aprile al 5 maggio) è il periodo di vacanza nazionale, quindi musei, treni e attrazioni sono molto frequentati e alcune strutture richiedono prenotazione con anticipo.
L’estate (giugno–agosto) è perfetta per i festival Matsuri, i fuochi d’artificio, i yukata indossati di sera. In questo periodo il caldo umido e intenso la fanno da padroni, soprattutto a luglio e agosto. Considera anche che giugno in particolare è il momento delle piogge (tsuyu).
Se vuoi vivere la magia dei colori giapponesi allora opta per l’autunno (settembre–novembre). I momiji (aceri giapponesi) tingono di rosso e arancione parchi e templi, in particolare tra ottobre e novembre.
In inverno (dicembre–febbraio) avrai la possibilità di vedere il Giappone sotto la neve, ammirando paesaggi surreali specialmente a Kanazawa, Shirakawa-go e sulle montagne. Troverai un Giappone meno affollato, con prezzi spesso più bassi, ma con freddo e alcune attrazioni a orario ridotto.
Vale la pena organizzare un viaggio in Giappone?
Il Giappone è uno di quei viaggi che non si pianifica una seconda volta nello stesso modo, perché la prima lascia un segno abbastanza profondo da voler tornare con occhi diversi.
Non è una destinazione che si “fa” e si spunta dalla lista: è un Paese che si vive per qualche giorno, e che poi ti rimane dentro, nei dettagli, nei sapori, in quella sensazione di ordine e cura che pervade ogni cosa. Quindi, sì: vale la pena, eccome.
Ci sono luoghi che non si impongono con la loro fama, ma che attendono pazientemente di essere scoperti.
Il Castello di Ocre è uno di questi: sospeso a quasi mille metri sul livello del mare, circondato da boschi e montagne, conserva il fascino di un tempo che non torna.
Nel cuore dell’Abruzzo più selvaggio, il Castello di Ocre domina la vallata della sottostante Fossa. Ma ciò che lascia veramente senza parole, oltre al panorama suggestivo, è il segreto custodito all’interno delle mura.
Un tempo, infatti, questo “castello” non era solo una fortezza, ma ospitava una vera e propria comunità di persone al suo interno, con case, botteghe, cisterne e addirittura una chiesa.
La vera identità del Castello di Ocre
Il Castello di Ocre non è nato come una classica roccaforte militare, ma come un insediamento medievale fortificato, dove la vita quotidiana si svolgeva tra pietra e fede. Le case erano disposte a schiera, costruite a ridosso delle mura o lungo quattro assi viari che conducevano tutti a un solo punto: la chiesa di San Salvatore “inter castrum Ocre”, fulcro spirituale e sociale del borgo.
Di quest’ultima si ha notizia fino al 1581 e, oggi, seppure risulti completamente diruta, ha restituito i resti di un prezioso affresco, oggi al Museo Nazionale dell’Aquila, databile alla metà dell’XII secolo, raffigurante una Madonna in trono col Bambino tra due figure.
@SiViaggia - Valentina ScillieriCiò che resta della Chiesa di San Salvatore
All’interno, ma anche all’esterno, della cinta muraria, gli abitanti conducevano una vita semplice ma organizzata: c’erano cisternoni per la raccolta dell’acqua piovana, fondamentali per la sopravvivenza in caso di assedio, e case-torri usate sia come abitazioni sia come punti di difesa. Le famiglie vivevano insieme sotto lo stesso tetto e, spesso, tra quelle mura, si intrecciavano generazioni. Si coltivava nei piccoli orti appena fuori le mura, si lavorava il legno, si macinava il grano.
@SiViaggia - Valentina ScillieriI resti delle case del borgo medievale nel Castello di Ocre
Oggi, dell’antico borgo medievale rimangono solo poche testimonianze, ma il disegno urbano è ancora chiaramente leggibile, e basta un po’ di immaginazione per sentire il rintocco di una campana o il rumore delle carriole sul selciato.
Dove si trova il Castello di Ocre e come visitarlo?
Il Castello di Ocre sorge nel cuore dell’Abruzzo, per la precisione a San Panfilo d’Ocre, in provincia dell’Aquila. Si staglia a 933 metri di altitudine, sulla dolina del Monte Circolo. Un luogo elevato, scelto non solo per difesa, ma anche per controllare la Valle dell’Aterno e le rotte verso l’altopiano delle Rocche.
Per raggiungerlo, bastano circa 20 minuti di auto dalla città de L’Aquila. L’ultimo tratto è su strada sterrata, quindi si consiglia di indossare scarpe comode e portare acqua. L’ingresso è gratuito, ma non è adatto a persone con disabilità, poiché le strutture non sono accessibili e non vi sono percorsi attrezzati.
@SiViaggia - Valentina ScillieriLa vallata che domina il Castello di Ocre
La cinta muraria, di circa 470 metri, è parzialmente conservata, con sette torri – sei quadrate e una semicircolare – che conferiscono al complesso la forma di un triangolo fortificato unico nel suo genere.
Ogni anno, poi, il piccolo borgo di Ocre ospita nel periodo estivo (generalmente a inizio agosto) la Festa del Medioevo, un’occasione unica per visitare gli scavi archeologici del castello normanno accompagnati dal prof. Alfonso Forgione, responsabile del laboratorio archeologico dell’Università degli Studi dell’Aquila.
La vera storia del Castello
La prima citazione del Castello di Ocre risale a un periodo compreso tra il 1150 e il 1168, con la citazione nel Catalogus Baronum che lo identifica come feudo di Todino di Collimento, uno dei più potenti feudatari della conca aquilana.
Per l’attestazione diretta invece della presenza del castrum bisogna arrivare a un documento del 1178 inviato da Papa Alessandro III con il quale conferiva a Pagano, vescovo di Forcona, la giurisdizione sulle chiese, cappelle, borghi e sui castelli forconesi.
@SiViaggia - Valentina ScillieriUn dettaglio di un’incisione nel Castello
Da allora, la sua storia sarà un continuo intrecciarsi di privilegi e guerre. Nel 1254, durante la fondazione dell’Aquila, fu uno dei pochi castellinon distrutti per volere imperiale, perché di proprietà dal cancelliere di corte Gualtieri, erede dei conti d’Albe che erano proprietari del feudo fin dalla conquista normanna. Ma non bastò a proteggerlo dalle razzie: nel 1266 e 1293 fu saccheggiato dagli aquilani, e nel 1423 subì un devastante attacco da parte del capitano di ventura Braccio da Montone.
Nonostante il suo passato glorioso, Ocre perse gradualmente il suo ruolo difensivo. Già all’inizio del XVI secolo non veniva più definito “castrum”, ma “villa” e la popolazione abbandonò progressivamente il borgo fortificato. Tuttavia, l’impianto urbano è ancora oggi perfettamente leggibile, e visitarlo significa entrare in contatto con un’Italia nascosta, lontana dai riflettori del turismo di massa e ancora capace di raccontare una storia inedita.
Ufficio Informazioni Turistiche OcreCome era un tempo il Castello e come è oggi
Un viaggio che inizia dal silenzio
Il Castello di Ocre non ha biglietterie né luci artificiali. Non ci sono folle né comodità. Ma conserva qualcosa di speciale, che spesso nei luoghi più turistici è difficile da trovare: l’autenticità.
Per chi ama la storia, l’archeologia o semplicemente il fascino di ciò che è stato dimenticato, Ocre è una meta imperdibile. Un viaggio nel cuore dell’Abruzzo, tra bellezza, rovine e paesaggio, dove il tempo ha smesso di correre, ma non di raccontare.