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La Befana a Roma, fra leggenda e tradizioni

Si festeggia il 6 gennaio come festa nazionale, data rossa sul calendario, ma l’Epifania – o più popolarmente, la Befana – è particolarmente sentita nella città di Roma, dove rivaleggia con il Natale: la motivazione di questa “preferenza” affonda le sue radici molto indietro, nel paganesimo della Roma antica, che rende la figura della Befana un’incredibile sintesi di tradizioni culturali e religiose differenti.

Le origini della Befana

Il nome “Befana” deriva da una deformazione linguistica del termine greco antico Epifania, che significa “manifestazione”. Nel corso dei secoli, epifania divenne prima “bifania” e poi “befania”. La figura di questa anziana donna volante è strettamente legata alla dea Diana dell’antica Roma, protettrice, oltre che della caccia, anche dei cicli lunari e delle coltivazioni. Si raccontava che, dodici notti dopo il Sol Invictus (25 dicembre), Diana volasse sopra i campi accompagnata dalle sue ninfee, benedicendo i raccolti e proteggendo la fertilità della terra. Con l’avvento del Cristianesimo, molte tradizioni pagane furono reinterpretate: Diana perse la sua bellezza e divenne la Befana, simbolo di rinnovamento e purificazione, ma anche di quella paura rituale che esorcizza il male e le influenze negative.

La Befana italiana richiama inoltre figure femminili diffuse in tutta Europa. Dalla germanica Perchta – nota anche come Bertha, Berchta o Holda – alla scandinava Frigg, le rappresentazioni presentano tratti iconografici comuni: una vecchia gobba con naso adunco, capelli bianchi spettinati, vestita di stracci e scarpe rotte. Tutte incarnano l’inverno e la transizione dal vecchio al nuovo, con un ruolo di custodi dei bambini e delle comunità.

La Befana cattolica

Nel mondo cristiano, l’Epifania celebra la Manifestazione di Gesù Cristo al mondo attraverso la visita dei Re Magi. In questo contesto, la Befana trova la sua leggenda più nota: si narra che i Re Magi, lungo il cammino verso Betlemme guidati dalla Stella Cometa, si fermarono a chiedere indicazioni a una vecchia signora. Questa indicò loro la strada, ma rifiutò di unirsi al viaggio: se ne pentì subito dopo ed uscì a cercare i Re Magi, senza trovarli. Ecco quindi che prende forma la figura della Befana come una vecchietta errante, che percorre il mondo portando dolci e regali ai bambini, nella speranza che uno di loro sia Gesù. Da allora, la tradizione vuole che la Befana, vecchia ma di buon cuore, vaghi ancora per il mondo: i bambini le lasciano calze appese al caminetto, perchè potrebbe averne bisogno nel suo cammino, ma lei le lascia al loro posto riempendole di dolci o di carbone. Perchè il carbone per i “cattivi”? In realtà anche il carbone è un simbolo di buon auspicio, che deriva dai falò di fine anno e solstizio, dove bruciare fantocci rappresentava l’anno vecchio che se ne andava e la cenere simboleggiava purificazione e speranza per un nuovo raccolto.

La Befana nella storia di Roma

A Roma, la festa dell’Epifania ha radici profonde e una tradizione secolare. Dal XIX secolo, la città accolse il culto della Befana in Piazza Sant’Eustachio, con pupazzi spaventosi, dolciumi e giostre. Dopo l’Unità d’Italia, la celebrazione si spostò a Piazza Navona, assumendo l’aspetto che conosciamo ancora oggi: bancarelle, giostre e illuminazioni sulla celebre fontana del Bernini. Anche il periodo fascista contribuì a rafforzare il legame tra la città e la Befana, rielaborandone l’immagine in chiave educativa e simbolica, associandola a beneficenza e tradizione popolare, pur mantenendo l’aspetto della “vecchia contadina”.

Un altro punto di contatto fra la città di Roma e l’Epifania è la leggenda del Pupo dell’Ara Coeli, legata alla celebre basilica che si trova sul Colle del Campidoglio. Si racconta infatti che nella Chiesa ci fosse un presepe con al centro un bambinello in legno, lungo circa 60 cm, scolpito da un francescano con il legno di un ulivo dell’Orto del Getsemani, in Terrasanta, alla fine del Quattrocento.

Il Bambinello era venerato per aver operato guarigioni miracolose ed era tenuto avvolto in un tessuto dorato, ricoperto di ex voto e doni preziosi per le grazie concesse. Molto amato dai romani, che lo ribattezzarono familiarmente “er Pupo”, a partire dall’800 veniva portato in processione prorio il 6 gennaio, occasione nella quale attraversava la città benedicendola per poi fare ritorno all’Ara Coeli. Nel 1994 fu rubato e mai più ritrovato, per questo da allora è esposta una sua copia.

Eventi a Roma per la Befana

Oggi Roma celebra la Befana con un calendario ricco di appuntamenti culturali, sportivi e di intrattenimento per tutte le età. Il gran finale delle festività natalizie si tiene il 6 gennaio a Piazza Navona, dove la Befana arriva tra spettacoli, musica e allegria, accanto all’Albero della Pace, simbolo di festa e condivisione. Qui grandi e piccini possono immergersi in un’atmosfera unica, tra bancarelle e animazioni dal vivo, che ricordano le tradizioni secolari della città.

Tra gli eventi più attesi c’è “Corri per la Befana”, organizzato dalla Roma Road Runners Club e giunto alla trentesima edizione. La gara competitiva di poco più di 10 chilometri si snoda nel Parco degli Acquedotti, affiancata da una gara ludico-motoria e dalla Befana Happy Run di 3 km a passo libero. L’evento è pensato per coinvolgere tutta la famiglia, offrendo uno scenario unico tra archeologia, natura e sport.

Nel Municipio II, il 5 gennaio si inaugura il Parco Inclusivo di Villa Chigi con la “Befana solidale”. Il nuovo spazio, pensato per bambini di tutte le abilità, è dotato di attrezzature accessibili e integrate. L’ospite speciale della giornata, la Befana solidale dell’associazione Teniamoci per mano, intratterrà i più piccoli e distribuirà giochi a tutti i partecipanti.

Nel Municipio X, a Ostia, il 6 gennaio la Casa del Mare ospita laboratori che riscoprono antichi mestieri, come quello del pescatore, guidati dal Comandante Ubaldo. La giornata si conclude con una tombolata di beneficenza a favore del Reparto di Pediatria e Neonatologia dell’ospedale G.B. Grassi. Sempre nella zona, sino al 6 gennaio, è possibile visitare la Mostra dei Presepi Artistici a cura di Christian Apreda e Giancarlo De Canonico.

Il Municipio IV propone spettacoli teatrali e musicali per grandi e piccoli. Venerdì 5 gennaio si svolgono due appuntamenti: alle ore 11 presso la Biblioteca Fabrizio Giovenale va in scena Pulcinella e il regalo, spettacolo del teatro dei burattini, mentre alle ore 20:30, presso la Chiesa di Santa Maria del Soccorso, si esibisce il Community Gospel Choir. Sabato 6 gennaio, dalle 10 alle 13 e dalle 14:30 alle 18, la Casa del Municipio IV ospita l’evento “Befana in festa” con ingresso gratuito, dedicato a tutta la comunità.

Nel Municipio XII, a Villa Pamphili, la tradizione continua con attività di gioco e laboratori, con alle 11 lo spettacolo teatrale all’aperto Il circo in valigia, e alle 12 l’arrivo della Befana che, per magia, riempirà le calze dei bambini.

La Befana per grandi e piccoli

Roma si illumina per le feste e le luminarie del Tridente e della città contribuiscono a creare un’atmosfera magica. L’albero di Natale di Piazza del Popolo, il grande albero firmato Dior a Piazza di Spagna e l’Albero della Costituzione al Campidoglio arricchiscono il paesaggio urbano. Anche Parco Nemorense e altri spazi pubblici espongono alberi decorati, trasformando Roma in un vero e proprio teatro luminoso a cielo aperto. I presepi completano la magia del Natale romano: il Presepe dei Netturbini presso la sede AMA di Via dei Cavalleggeri, il Presepe artistico Pinelliano di Piazza di Spagna e i presepi viventi del Municipio IV, con la sfilata dei Re Magi il 5 e 6 gennaio, offrono occasioni uniche per scoprire la creatività locale e la devozione popolare. I bambini, soprattutto, hanno la possibilità di partecipare attivamente, osservando le scene e apprendendo antiche tradizioni.

Per i più piccoli, fino al 7 gennaio, il Teatro Argentina ospita laboratori e spettacoli della Piccola Compagnia del Piero Gabrielli, ispirati alla Grammatica della Fantasia di Rodari. Alla Casina di Raffaello, invece, si svolgono laboratori tematici, come “Biscotti d’argilla”, “Timbra la storia”, “Malfatti”, “Villaggio d’inverno” e “Argilla da appendere”, pensati per bambini dai 2 ai 6 anni, con prenotazione obbligatoria. Queste attività permettono ai bambini di sviluppare creatività, manualità e curiosità, immergendosi nello spirito del Natale.

Anche il Bioparco di Roma propone iniziative per bambini fino al 7 gennaio, con programmi pensati per far vivere ai piccoli spettatori esperienze interattive e ludiche, insegnando allo stesso tempo il rispetto per la natura e gli animali.

Per agevolare i visitatori, la città ha potenziato la Metro A, attivato tre linee gratuite e deviato 19 linee di autobus nel giorno dell’Epifania, garantendo collegamenti rapidi e sicuri verso le principali piazze e luoghi degli eventi. La gestione della mobilità durante le festività è coordinata per assicurare che famiglie, bambini e turisti possano godere appieno della festa senza disagi.

Roma, fra arte e devozione, tutti i presepi da non perdere

La tradizione del presepe, molto sentita in Italia e in tutti i paesi cattolici, è diventata nel tempo un vero e proprio fenomeno di costume: oggi il presepe è uscito dai salotti ed è diventato installazione di arte contemporanea, sfoggio di creatività e fantasia, senza dimenticare il profondo collegamento spirituale con la nascita di Gesù. In tutte le piazze italiane c’è un presepe e tanti grandi artisti si sono cimentati con la natività in 3D che è tipica del periodo festivo: a Roma, città culla della cristianità nel mondo, inutile dire che la tradizione non solo è ampiamente amata e rispettata, ma diventa l’ennesima attrazione turistica che regala ai visitatori un altro scorcio, un altro tassello dell’anima di questa grande città.

Presepi nella storia

Il primo presepe, nel senso moderno del termine, risale a quello  inscenato da San Francesco d’Assisi durante il giorno di Natale del 1223, nel piccolo paese di Greccio (vicino Rieti): il Santo aveva compiuto un pellegrinaggio in Terra Santa ed era rimasto talmente colpito da Betlemme che, tornato in Italia, decise di riprodurlo nei pressi del bosco vicino al paese, in una grotta. Nel corso del XV secolo il presepe raggiunse tutta Italia e nei decenni successivi conquistò un posto anche nelle case nobiliari: la sua esplosione si ebbe poi nel ‘700, quando raggiunse livello espressivi ricercati e sfarzosi, soprattutto nella città di Napoli, che ancora oggi detiene questo primato.

Presepi a Roma da non perdere

Piazza San Pietro

A Roma il presepe assume il suo valore religioso più profondo: non a caso proprio in piazza San Pietro ogni anno viene allestita una mostra che raccoglie i presepi di tutto il mondo. In questo speciale Natale giubilare, molte delle opere presenti sono ispirate al tema della “Speranza che non delude”: saranno esposti 125 presepi, provenienti da vari Paesi europei, come Francia, San Marino, Croazia, Polonia, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna e del mondo, come Stati Uniti, Costa Rica, Venezuela, Brasile, Mali, Giappone, Filippine, Taiwan, Paraguay. La Mostra resterà aperta dalle ore 16.00 di domenica 8 dicembre 2024, alle ore 19.30 di lunedì 6 gennaio 2025, ad ingresso gratuito.

Il presepe permanente della Basilica di Santa Maria Maggiore

La Basilica di Santa Maria Maggiore custodisce uno dei presepi più antichi e significativi di Roma. Commissionato da Papa Niccolò V alla fine del XIII secolo e attribuito ad Arnolfo di Cambio, questo presepe è composto da statue scolpite in marmo e figure sacre di grande valore storico e artistico. Oltre alla sua importanza artistica, questo presepe ha anche una forte valenza religiosa: si racconta che nella basilica sia custodita la reliquia della mangiatoia in cui la tradizione vuole che Maria abbia deposto Gesù Bambino.

Ammirare questo presepe significa toccare con mano secoli di devozione e storia della Natività, in un luogo che è anch’esso una testimonianza del ruolo di Roma nel Natale cristiano. Non dimentichiamo poi che la Basilica di Santa Maria Maggiore, in questo 2025, è stata al centro del Mondo: è qui che è stato seppellito Papa Francesco, primo ed unico Papa ad aver voluto situare il suo sonno eterno fuori dalle mura del Vaticano.

SS. Cosma e Damiano, un presepe monumentale accanto al Foro Romano

Accanto al Foro Romano, nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano, si trova uno dei presepi più spettacolari della città, a due passi da Piazza di Spagna: particolarmente amato per le sue dimensioni e la ricchezza dei dettagli, è un presepe in stile napoletano, caratterizzato da un’ambientazione realistica e popolare, con figure molto dettagliate e grande ricchezza scenografica.

Si tratta di una vera e propria scena animata, con un elevato numero di figure tra pastori, artigiani, venditori e animali, ciascuno curato in ogni dettaglio e immerso in un contesto quasi teatrale.

È una tappa consigliata non solo per gli appassionati di presepi, ma per chi ama l’arte popolare e la tradizione della Natività così come si è evoluta nel Sud Italia e in particolare nella scuola napoletana.

Piazza di Spagna: il presepe ai piedi della Scalinata di Trinità dei Monti

Ogni anno Roma allestisce un grande presepe pubblico a Piazza di Spagna, ai piedi della celebre scalinata di Trinità dei Monti.

Si tratta del tradizionale presepe artistico Pinelliano, allestito dagli anni ’60 ogni anno sulla scalinata di Piazza di Spagna, con statuine in cartapesta che riproducono scene di vita popolare ottocentesca, tipiche delle opere di Bartolomeo Pinelli, ed è un simbolo del Natale romano.

Questo presepe è diventato un simbolo della stagione natalizia nella capitale e riproduce un angolo di strada romana con personaggi in abiti del XIX secolo, integrando elementi urbani e popolari in un’ambientazione che fonde la tradizione religiosa con la storia della città.

L’installazione è spesso accompagnata da luminarie e decorazioni che la trasformano in uno sfondo suggestivo per le passeggiate serali nel cuore di Roma.

Santa Maria in Via: presepe tradizionale e storico

Sempre nel centro città, poco lontano da Piazza di Spagna, la chiesa di Santa Maria in Via ospita ogni anno un presepe molto apprezzato per il suo stile classico e l’atmosfera contemplativa.

Questo presepe ha una lunga tradizione ed è allestito con scene che si alternano secondo il calendario liturgico del Natale: dalla prima ricerca di alloggio ai Re Magi, fino alla scena dell’Epifania. È un presepe rigorosamente “romano” nelle forme e nel linguaggio, che da molto spazio all’ambientazione cittadina e di campagna, e la sua particolarità è anche l’alternanza temporale delle tre scene: la ricerca dell’alloggio dall’8 al 24 dicembre, la Natività dal 25 dicembre al 5 gennaio, l’Epifania dal 6 gennaio al 2 febbraio.

Museo Tipologico Internazionale del Presepio “Angelo Stefanucci”

Per gli appassionati d’arte e di storia del presepe, una visita obbligata è il Museo Tipologico Internazionale del Presepio “Angelo Stefanucci”, situato nei sotterranei della Chiesa dei Santi Quirico e Giuditta nel Rione Monti.

L’installazione occupa circa trecento mq, suddivisi in tre navate e qui si possono ammirare decine di presepi provenienti da tutto il mondo, realizzati con materiali e tecniche diverse: sono esposti presepi, rappresentativi delle migliori firme del settore, in cartapesta leccese, terracotta siciliana, legno, ceramica, vetro, madreperla, pietra, carbone, panno, marzapane, uova, foglie di mais ecc., oltre ad alcune statue napoletane dei secoli XVIII e XIX. Tra i pezzi più antichi, un presepio costruito con piccole conchiglie (Sicilia – Sec. XVII), un S. Bambino in avorio (Sec. XVII), una serie di statue di scuola bolognese (Sec. XVIII).

Il museo non è soltanto un’esposizione di scene della Natività, ma un vero e proprio viaggio attraverso le tante culture che interpretano il presepe secondo le proprie tradizioni e simbologie.

Il presepe dei netturbini: un’installazione originale e urbana

Uno dei presepi più curiosi e antichi da scoprire a Roma è quello realizzato dai netturbini, custodito in Via dei Cavalleggeri.

Questa installazione, curata storicamente da AMA (la società di raccolta rifiuti di Roma), si distingue per l’uso creativo di oltre 2.000 pietre portate da pellegrini di tutto il mondo (inclusa una pietra lunare e un frammento di meteorite proveniente da Marte). Si tratta di una fedele riproduzione in miniatura della Palestina di 2.000 anni fa: visitarlo è come fare un viaggio alla scoperta di un mondo lontano, ci sono 100 casette tutte illuminate costruite in pietra di tufo e lastre di selce (i tipici sanpietrini), 54 strade, 3 fiumi lunghi complessivamente 9,50 metri, 7 ponti e 4 acquedotti realizzati con marmo del colonnato di San Pietro dismesso durante un restauro.

È un esempio di come la tradizione del presepe possa contaminarsi con il contesto urbano e sociale, raccontando la Natività attraverso materiali simbolici e una concezione meno canonica dell’arte presepiale.

Magia delle feste a Roma: i mercatini di Natale da non perdere

Oggi sono una delle attrazioni più in voga del periodo natalizio, ma i mercatini di Natale vengono da lontano: hanno origini medievali e nascono in Germania e Austria, legati principalmente alla tradizione di San Nicola. Si tenevano a partire dal 6 dicembre, giorno in cui si festeggia il Santo ed erano infatti conosciuti come “mercatini di San Nicola”, utilizzati prevalentemente per scambiarsi le merci prima dell’inverno. Con la Riforma Protestante del 1517 si trasformarono in mercatini di Natale e vennero legati alla nascita di Gesù.

Secondo la tradizione, il più antico mercatino di Natale al mondo sarebbe quello tenutosi a Vienna nel 1296: in quell’occasione il duca d’Austria Alberto I d’Asburgo aveva concesso ai cittadini il permesso di realizzare un mercatino di Natale, chiamato Krippenmarkt. Nei decenni successivi si ebbero invece i primi mercatini di Natale a Monaco di Baviera (1310), Bautzen (1384) e Francoforte (1393): il primo mercatino di Natale ad essere attestato in un documento scritto è però quello nato a Dresda nel 1434, che serviva per fornire ai cittadini la carne per il pranzo di Natale ed era chiamato Striezelmarkt (mercato degli ‘striezel’, da un dolce tedesco).

I mercatini di Natale fra Europa e Italia

La tradizione dei mercatini di Natale, che divennero poi legati alla nascita di Cristo, si allargò successivamente all’Alsazia e alla Lorena: in Alsazia ha sede infatti il più antico nonché il più visitato mercatino natalizio del paese, il Christkindelsmärik di Strasburgo, risalente al 1570. Ancora oggi Strasburgo viene definita la capitale del Natale, per la ricchezza e magnificenza delle sue decorazioni natalizie, ma mercatini di Natale famosi nel mondo si trovano anche a Colmar, Riquewihr, Kaysersberg e Mulhouse.

Perhè la tradizione giunga nel resto d’Europa occorrerà aspettare il 1700, quando i mercatini sono comparsi a Barcellona (1786), legati alla festa di Santa Lucia e infine in Italia – a Bologna –  nel XVIII secolo. Come veri e propri mercatini di Natale nascono invece a Bolzano solo nel 1991.

Nel XX secolo i mercatini di Natale sono diventati una vera e propria attrazione turistica in tutto il mondo: fra dolcetti a tema, vin brulè, musica natalizia e tanto divertimento per i bambini, ormai in quasi tutte le città d’Italia, grandi o piccole, si organizza qualcosa del genere durante le settimane dell’Avvento. Allestiti nelle tipiche casette di legno, offrono al pubblico decorazioni natalizie, cibo tradizionale e piccoli oggetti di artigianato, di solito locale: un luogo ideale dove trascorrere una serata a tema, facendo acquisti, gastronomici e non, per le feste.

Mercatini di Natale a Roma

Anche Roma non fa eccezione, forte anche del grande afflusso turistico che la contraddistigue tutto l’anno ma in particolare durante le festività natalizie, in quanto capitale mondiale della Cristianità: in questo 2025 in particolare, visto che si sta ancora celebrando l’Anno Santo che tra breve volgerà al termine. Le sue piazze barocche e i suoi quartieri si animano di bancarelle artigianali, giostre d’epoca, dolci tradizionali e tante occasioni per assaporare l’attesa delle feste.

Il mercatino di Piazza Navona

Il più iconico tra tutti è senza dubbio quello di Piazza Navona, che ogni anno trasforma la piazza barocca in un borgo natalizio. Con le sue casette in legno disposte attorno alla monumentale Fontana dei Quattro Fiumi, il suo carosello d’epoca — amatissimo dai bambini — e oltre cinquanta stand di giocattoli, decorazioni, dolciumi e presepi, Piazza Navona incarna lo spirito romano del Natale.

Visitare il mercato è sempre un’esperienza: al tramonto le luci si riflettono sulle facciate dei palazzi, l’aroma di castagne arrosto e torrone si mescola al canto degli artisti di strada, e l’intera piazza si riempie di un calore che viene quasi da un’altra epoca. Quando poi si accendono le luminarie arriva la vera e propria magia del Natale: per molti romani quello di Piazza Novona è un appuntamento irrinunciabile ed ideale per trovare piccoli regali artigianali, dolcetti natalizi o un presepe tradizionale, in un’atmosfera che profuma di festa, nostalgia e condivisione.

Ma anche fra Campo de Fiori e Testaccio non mancano le proposte: il mercato rionale di Campo de Fiori si arricchisce di bancarelle a tema durante il periodo natalizio, mentre a Testaccio è tradizione dare spazio al mercatino equo-solidale, organizzato presso la Città dell’Altra Economia, hub romano dedicato al commercio equo e solidale, alla sostenibilità e all’economia circolare. Il mercatino, impreziosito da oggetti fatti a mano e prodotti bio, è il luogo perfetto per trovare regali ecologici e originali.

 

Il Natale di Roma fra centro e periferia

Ma la Roma natalizia non si esaurisce nel centro storico. Tra le proposte più recenti e ampie spicca Christmas Village EUR, un grande villaggio natalizio allestito nel quartiere dell’EUR, con decine di stand, luci, street food e intrattenimento per famiglie. Pista di pattinaggio, casette di Babbo Natale, dolci e oggetti a tema: un’esperienza tutto sommato diversa da quella del centro, pensata soprattutto per chi cerca un clima festoso e un po’ più “moderno”.

Nei quartieri, inoltre, non mancano mercatini di prossimità che offrono oggetti vintage, artigianato locale, regali originali e un approccio più intimo e comunitario. Ad esempio Piazza Mazzini Christmas Bazaar, nel quartiere Prati, è ottimo per chi vuole scoprire piccoli artigiani, decorazioni curate e doni diversi dal solito.

E ancora, il periodo natalizio coincide con l’allestimento di mercatini “ibridi”: non soltanto bancarelle, ma villaggi di luci, piste di pattinaggio e spazi di intrattenimento, con uno stile molto “americano” e pensati per accogliere famiglie, bambini e chi desidera vivere l’atmosfera festiva in modo più leggero e informale.

A proposito di stile hollywoodiano non si può non menzionare il Natale a Cinecittà  World, il parco tematico dedicato al cinema: all’interno del parco, fino al 6 gennaio 2026 il Natale diventa un set spettacolare con mercatini, giostre e spettacoli. È possibile trovare bancarelle di artigianato e dolci, attrazioni cinematografiche e parate natalizie. Anche le montagne russe si declinano a tema Natale, diventando virtualmente enormi slitte che sfrecciano nel cielo per consegnare i regali a tutti i bambini del mondo.

Christmas Village a Villa Borghese

Fa parte sicuramente della categoria “mercatini ibridi” il Christmas World, che è tornato anche quest’anno a Villa Borghese, ormai un appuntamento irrinunciabile che trasforma uno dei parchi più amati di Roma in un vero villaggio natalizio a cielo aperto. Un percorso immersivo che attraversa scenografie, installazioni luminose e piccole “città del mondo”, pensate per far vivere ai visitatori un Natale internazionale senza lasciare la Capitale. Tra le attrazioni più richieste ci sono la grande pista di pattinaggio, lo scivolo di ghiaccio e gli show dal vivo che animano il parco per tutta la giornata. Non mancano le aree dedicate ai bambini, con la Casa di Babbo Natale (e la possibilità di incontrarlo di persona, fare una foto e consegnare la letterina) e gli spazi dove cade la neve artificiale.

Ampia la zona food, con cucine tematiche e specialità di diversi Paesi: la cifra di questo villaggio di Natale è proprio l’internazionalità, la volontà di raccontare un Natale multiculturale, multilingue, colorato e pieno di sorprese. Ricchissima anche l’area mercato, che propone artigianato, idee regalo e prodotti tipici. Un format che piace perché unisce divertimento, atmosfera e scenografie imponenti, diventando una delle tappe più attese del Natale romano.

Il Natale a Roma, fra luminarie e villeggi di Babbo Natale, è magico per grandi e piccini: la meraviglia del patrimonio storico e cattolico troca in questo periodo dell’anno una delle sue espressioni più vere e autentiche.

Giubileo, i 10 luoghi riqualificati nell’Anno Santo

Si avvia alla conclusione l’Anno Santo, questo Giubileo 2025 che si chiuderà il 6 gennaio 2026 e che è stato intitolato “alla speranza”: il venticinquesimo Giubileo ordinario nella storia della Chiesa cattolica è stato molto significativo per la città di Roma, fra arte, nuove tecnologie e tante migliorie per la città. E’ stato inoltre, come già nel 1700 e nel 1775, un Giubileo presieduto da due Papi: Papa Francesco, che ha aperto la Porta Santa a dicembre del 2024, ma è poi venuto a mancare il 21 aprile 2025, lasciando dietro di sé tanta commozione e grandi insegnamenti; e Papa Leone XIV, il primo Papa americano della storia, che la chiuderà.

Il Giubileo 2025 è stato segnato per la prima volta anche dall’utilizzo di mezzi informatici e applicazioni dedicate ai pellegrini: QR code per accedere alle Porte Sante, intelligenza artificiale per evitare il sovraffollamento, notifiche per essere aggiornati sugli eventi.

E infine, per i Romani il Giubileo è stato un anno particolarmente intenso a causa dei cantieri sparsi per il centro storico e non solo: i luoghi riqualificati restano però come testimonianza di un periodo indimenticabile, nel bene e nel male, e le migliorie realizzate, in alcuni casi importantissime, entrano di diritto nel patrimonio di una città difficile e splendida come Roma.

Giubileo e luoghi riqualificati a Roma

Tra le più importanti riqualificazioni urbane realizzate (e in corso d’opera) durante il Giubileo 2025 ci sono nuove piazze, una Città dello Sport, una passeggiata archeologica e tante migliorie a luoghi storici, che grazie a restauri e sistemazioni hanno ritrovato una nuova luce.

Ecco quindi una selezione di luoghi rinnovati da visitare a Roma: si parte sicuramente da piazza dei Cinquecento, la grande porta d’ingresso alla città per milioni di pendolari e turisti. La piazza antistante la Stazione Termini, un tempo congestionata e poco accogliente, oggi si presenta con ampie aree pedonali, nuovi percorsi sicuri e una viabilità completamente ripensata. L’intervento ha migliorato la fruibilità degli spazi e la connessione tra lo snodo ferroviario e siti di enorme interesse storico e turistico, come le Terme di Diocleziano e l’intero asse di via Nazionale. Ne risulta un luogo più chiaro, ordinato e accessibile: il biglietto da visita che una città come Roma merita, soprattutto in un anno di portata internazionale come quello del Giubileo.

Piazza Pia

La pedonalizzazione di piazza Pia è stata realizzata prolungando il sottopasso di Lungotevere in Sassia, un lavoro complesso dal punto di vista tecnico e ingegneristico che vede sopra la piazza che collega Castel Sant’Angelo e via della Conciliazione, sotto la viabilità stradale interrata.

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L’inaugurazione di piazza Pia a Roma

Per secoli un nodo urbano irrisolto, un dilemma che ha visto impegnati Papi, progettisti e istituzioni cittadine, quello dell’accesso alla Basilica di San Pietro e del collegamento con Ponte e Castel Sant’Angelo è stato risolto oggi con la nuova piazza Pia, diventata l’area pedonale urbana più grande della città, che può contenere fino 150mila persone ed è arricchita da fontane, gradinate e alberi.

Centro Archeologico Monumentale (CarME)

Il Centro Archeologico Monumentale (CArMe) è uno dei progetti più ambiziosi legati al Giubileo: i primi cantieri sono iniziati nel 2024 ma è ancora in corso d’opera e dovrebbe essere completato nel 2027. Si tratta della trasformazione dell’area archeologica centrale – dai Fori al Colosseo, dal Palatino al Campidoglio fino al Circo Massimo – in un sistema pedonale continuo, accessibile e integrato nella vita urbana. Il cuore storico di Roma dovrebbe diventare un grande museo diffuso e vivibile, creando una Passeggiata Archeologica che restiruisce continuità ai monumenti e nello stesso tempo favorisce mobilità sostenibile, accessibilità e decoro.

Riqualificazioni di piazze storiche

Anche nello storico quartiere Prati i lavori hanno portato a importanti migliorie: la nuova via Ottaviano ha visto raddoppiare gli spazi pedonali con una nuova pavimentazione a sampietrini moderni, mentre piazza Risorgimento è stata ripavimentata e resa pedonale in parte. Rifatte anche via Crescenzio e la stazione della Metro Ottaviano, che così come quella di piazza di Spagna è stata completamente rinnovata con spazi nuovi e moderni come la galleria ricoperta dagli schermi al led e le nuove volte in acciaio riflettente.

Rinnovata anche piazza San Giovanni, con una nuova pavimentazione e una serie di nuove fontane a raso. In piazza della Repubblica si è assistito alla risistemazione di un’area dedicata al parcheggio, piuttosto caotica e degradata, che è diventata pedonale, mentre è stata restaurata e riqualificata anche la storica Fontana delle Naiadi, simbolo del liberty romano e prima fontana di Roma Capitale.

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La nuova fontana di piazza San Giovanni a Roma

Rigenerazione urbana: si passa da Parco Schuster e via di San Teodoro

Sistemato e riqualificato anche il Parco Schuster, adiacente alla Basilica di San Paolo fuori le Mura: sono state recuperate le aree verdi, fatta manutenzione alle alberature, installata nuova illuminazione e sistemati i percorsi pedonali, restituendo al quartiere uno spazio pubblico più accogliente e vivibile. Un altro tassello della rigenerazione urbana è via di San Teodoro, riqualificata per oltre 7.500 metri quadrati. Qui si è intervenuti in profondità sulla pavimentazione storica, con il riposizionamento e la messa in sicurezza dei sanpietrini, migliorando accessibilità e decoro in un’area cruciale tra Foro Romano, Palatino e Campidoglio. Si tratta di due interventi che, insieme, contribuiscono al più ampio progetto di valorizzazione del centro storico e delle sue connessioni con i quartieri circostanti.

Tor Vergata e la Città dello Sport: il cantiere che rinasce

Tra le opere simboliche rientrate nel grande piano di interventi legati al Giubileo, un posto speciale spetta alla Città dello Sport di Tor Vergata, un progetto che per anni è stato considerato incompiuto e che proprio nel biennio giubilare ha trovato nuovo slancio. Il complesso, progettato da Santiago Calatrava, avrebbe dovuto ospitare i Mondiali di nuoto del 2009: da allora, però, è rimasto fermo, diventando uno dei simboli più discussi delle occasioni mancate della capitale.

Il Giubileo 2025 ha dato l’occasione per riconsiderare il suo destino. Il progetto di recupero prevede il completamento del Palazzo dello Sport e della Vela, con l’obiettivo di farne un polo multifunzionale in grado di ospitare eventi sportivi, concerti, convegni e attività universitarie. La vicinanza con l’Università di Tor Vergata favorirà una destinazione d’uso continua, non limitata agli eventi eccezionali.

Secondo il cronoprogramma rivisto nel 2025, l’area dovrebbe essere pienamente operativa entro il 2027, restituendo alla città una struttura contemporanea, iconica e finalmente viva. La riattivazione del cantiere ha anche un valore simbolico: trasformare un fallimento in una risorsa, un vuoto urbano in un luogo di aggregazione, sport e cultura.

Verso il prossimo Giubileo

Con la conclusione dell’Anno Santo, Roma si ritrova più moderna, più accessibile e più preparata alle sfide future. I cantieri hanno portato disagi, ma le opere restano: nuove piazze, nuovi percorsi pedonali, aree verdi recuperate, un centro archeologico in trasformazione, un progetto emblematico come Tor Vergata che torna a vivere.

Il Giubileo 2025 ha mostrato che una città complessa come Roma può cambiare davvero, quando visione politica, investimenti e partecipazione civica convergono. E ora lo sguardo va già al prossimo appuntamento: il Giubileo Straordinario del 2033, già annunciato e legato ai duemila anni della Pasqua, dedicato infatti alla Redenzione. Sarà un evento di portata globale, ma soprattutto sarà l’occasione per completare quanto avviato, consolidare i miglioramenti, investire ancora in mobilità sostenibile, cultura e qualità urbana.

Roma, come sempre nella sua storia millenaria, si prepara al futuro camminando sulle sue radici. Il Giubileo 2025 lo ha dimostrato: la città può cambiare, senza perdere sé stessa.

Roma nascosta: i cortili segreti tra arte e prospettiva

Roma è una città dalle mille facce: dall’età imperiale al Medioevo, dal Rinascimento al Barocco fino all’età moderna, la Città Eterna è sempre stata al centro dei movimenti artistici e della bellezza, conservando accuratamente le testimonianze di tutto ciò che è stato. Il centro storico di Roma è dal 1980 patrimonio Unesco, il più grande d’Italia e uno dei più estesi al mondo con i suoi  1.469,17 ettari: per i turisti che giornalmente lo percorrono però le sorprese non finiscono mai, o meglio non sono mai abbastanza.

Al di là dei monumenti più conosciuti e famosi  infatti Roma è anche la città dei palazzi nobiliari, veri e proprio gioielli architettonici che in alcuni casi, come in un gioco di scatole cinesi, contengono al loro interno altre piccole gemme: sono i cortili di Roma, uno scrigno di tesori da scoprire fra fontane monumentali, antichi fregi, sarcofagi, statue e giardini segreti.

Cortili di Roma: i più conosciuti

Palazzo Spada – L’illusione perfetta di Borromini

Via Capo di Ferro, 13

come raggiungerlo:

  • Metro: Linea B, fermata Circo Massimo o Colosseo, poi circa 15 minuti a piedi.
  • Bus: Linee 46, 62, 64, 70, 81, 87, 492 – fermata Corso Vittorio Emanuele / Navona o Chiesa Nuova.
  • Tram: Linea 8, fermata Arenula / Ministero di Giustizia, poi 5 minuti a piedi.
  • A piedi: Si trova tra Campo de’ Fiori e Piazza Farnese, facilmente raggiungibile anche da Piazza Navona in meno di 10 minuti.

Nel cortile di Palazzo Spada, Borromini ha realizzato uno dei più sorprendenti giochi prospettici del Barocco, un vero capolavoro di trompe-l’œil: una galleria che sembra lunga oltre trenta metri ma ne misura appena nove, grazie alla sequenza di colonne di altezza decrescente e al pavimento che si alza. In fondo alla galleria, in un giardino illuminato dal sole, si trova una scultura che sembra a grandezza naturale, mentre in realtà è alta solo 60 centimetri. Per creare la sua falsa prospettiva, Borromini non fece tutto da solo, ma fu aiutato dal matematico agostiniano, padre Giovanni Maria da Bitonto. E’ possibile visitare il cortile e la Galleria Prospettica di Borromini pagando il biglietto per la Galleria Spada, mentre il resto del palazzo, sede del Consiglio di Stato, non è visitabile se non in occasione delle visite straordinarie del Piano Nobile, che si effettuano il primo sabato del mese, previa prenotazione.

Palazzo Doria Pamphilj – L’eleganza di una dimora viva

Via del Corso, 305

come raggiungerlo:

  • Metro: Linea A, fermata Barberini o Spagna, poi circa 10 minuti a piedi lungo Via del Tritone e Via del Corso.
  • Bus: Linee 51, 62, 85, 160, 492, 628 – fermata Corso / Minghetti o Piazza Venezia.
  • Tram: Linea 8, capolinea Venezia, poi 5 minuti a piedi.
  • A piedi: Si trova tra Piazza Venezia e Fontana di Trevi, nel pieno centro storico, facilmente raggiungibile anche da Piazza Navona in 15 minuti.

Ancora abitato dalla famiglia Pamphilj, questo palazzo custodisce una delle collezioni d’arte private più importanti d’Europa. Il suo cortile, con logge e colonne doriche, è un preludio alla meraviglia delle sale interne, dove sono conservati capolavori di Caravaggio, Velázquez, Tiziano, Raffaello, Bernini e molti altri. Il palazzo fu costruito tra il Quattrocento e il Settecento e vide l’intervento di architetti illustri come Gabriele Valvassori, che disegnò la sontuosa facciata rococò su Via del Corso, e Carlo Maderno.

È aperto tutti i giorni (in genere dalle 9:00 alle 19:00, ultimo ingresso alle 18:00) e l’accesso avviene dall’ingresso principale di Via del Corso, 305.

Nei cortili nobili le meraviglie del Rinascimento e del Barocco

Chiostro del Bramante – Rinascimento e quiete nel cuore di Roma

Arco della Pace, 5

come raggiungerlo:

  • Metro: Linea A, fermata Spagna o Flaminio, poi circa 10-15 minuti a piedi passando per Piazza del Popolo e Via dell’Oca.
  • Bus: Linee 70, 81, 87, 492, 628 – fermata Corso Rinascimento / Senato o Navona.
  • Tram: Linea 8, fermata Arenula / Ministero di Giustizia, poi 10 minuti a piedi.
  • A piedi: Si trova dietro Piazza Navona, accanto alla chiesa di Santa Maria della Pace.

Un’oasi di armonia a pochi passi da Piazza Navona. Il Chiostro del Bramante, perfettamente proporzionato, è un capolavoro rinascimentale oggi aperto al pubblico, sede di mostre e eventi culturali. Progettato da Donato Bramante all’inizio del Cinquecento, fu una delle prime commissioni romane del grande architetto urbinate, segnando l’inizio del periodo d’oro del Rinascimento nella Capitale. Il Chiostro è un esempio lampante dell’ideale di armonia e razionalità rinascimentale, basato su rigide leggi geometriche e matematiche. Piccola gemma interna, il Caffè Letterario: affacciato direttamente sul chiostro rinascimentale, offre una vista mozzafiato sui portici e sulle geometrie perfette del cortile. E’ possibile accedere anche senza il biglietto delle mostre in corso.

Palazzo Mattei di Giove – La poesia dei marmi antichi

Via Michelangelo Caetani, 32

come raggiungerlo:

  • Metro: Linea B fermata Colosseo o Cavour, poi circa 8-10 minuti a piedi verso via Caetani
  • Bus: Linee 30, 40, 46, 62, 64, 70, 81, 87, 190F, 492, 628, 916 – fermate Via Torre Argentina o Arenula/Cairoli
  • Tram: Linea 8, fermata Arenula/Cairoli, poi circa 5-7 minuti a piedi su via dei Funari/via Caetani

Forse uno dei cortili più romantici di Roma: busti, frammenti e lapidi antiche decorano ogni parete, creando un museo a cielo aperto. Oggi ospita l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi, ma resta uno dei luoghi più suggestivi per chi ama l’arte e la bellezza dimenticata.

Realizzato all’inizio del Seicento su progetto di Carlo Maderno per il marchese Asdrubale Mattei, rappresenta una delle più raffinate dimore del barocco romano. Il cortile è una vera e propria galleria lapidaria all’aperto, dove centinaia di busti, rilievi e frammenti antichi decorano pareti, logge e scale. I Mattei, appassionati collezionisti, riunirono nel corso del Cinquecento e Seicento una straordinaria raccolta di reperti provenienti da scavi romani e dal Palatino. Nel piano nobile, visitabile su richiesta o in occasione di eventi speciali, si possono ammirare: affreschi di Pietro da Cortona e di Gaspare Celio, decorazioni a stucco di rara eleganza, che incorniciano scene mitologiche e stemmi familiari, camini monumentali e soffitti lignei decorati, testimonianza del gusto nobiliare romano tra Rinascimento e Barocco.

Il cortile di Palazzo Mattei, non a caso, è stato spesso scelto come location cinematografica per film e documentari ambientati nella Roma segreta.

Palazzo della Cancelleria – Il primo gioiello del Rinascimento romano

Corso Vittorio Emanuele II, 190

come raggiungerlo:

  • Metro: Linea A, fermata Lepanto o Ottaviano, poi bus verso il centro (10-15 minuti). In alternativa, fermata Barberini e bus linea 492 o 62 fino a Corso Vittorio / Chiesa Nuova

  • Bus: Linee 46, 62, 64, 70, 81, 87, 492 – fermata Corso Vittorio Emanuele / Navona o Chiesa Nuova

  • Tram: Linea 8, fermata Arenula / Ministero di Giustizia, poi 7-8 minuti a piedi

  • A piedi: Facilmente raggiungibile da Campo de’ Fiori (2 minuti) o Piazza Navona (5 minuti)

Sede della Santa Sede, è tra i primi esempi di architettura rinascimentale a Roma. Il Cortile del Palazzo della Cancelleria è considerato un autentico gioiello dell’architettura rinascimentale e un modello di perfezione formale. Sebbene l’intero palazzo sia frutto del lavoro di diversi architetti (tra cui Baccio Pontelli e Antonio da Sangallo il Vecchio), il cortile interno a tre ordini è quasi unanimemente attribuito a Donato Bramante, che giunse a Roma stabilmente nel 1499. Il cortile è un esempio mirabile di armonia e equilibrio, basato sullo studio dell’architettura classica. È scandito in tre piani sovrapposti, ognuno con una funzione e un trattamento stilistico specifico: il piano terra, con il suo porticato caratterizzato da ampie arcate che creano un portico continuo; il primo piano, che si apre con finestre rettangolari e mantiene un ritmo coerente con il piano terra, utilizzando elementi dell’ordine ionico, e il Secondo Piano (Loggiato/Galleria), che presenta una serie di finestre più piccole, con elementi dell’ordine corinzio, completando l’ideale sequenza classica (dorico, ionico, corinzio).

Roma misteriosa: leggende, spettri e luoghi esoterici

L’anima più oscura di Roma, l’altra faccia della medaglia della città delle 1000 chiese, si annida tra obelischi egizi, chiese barocche e rovine imperiali: le leggende sulle anime inquiete che si aggirano nella Città Eterna, dove le vicende umane si dipanano da secoli, sono tante e si allargano a macchia d’olio in tutto il centro urbano, ma anche oltre.

Roma è una città stratificata: fra attività umane, catastrofi naturali e naturale livellamento del suolo, sono tanti i livelli che compongono una sorta di città sotterranea e fanno del sottosuolo romano una sorta di “torta”. Fra questi non può mancare il livello esoterico, immateriale, legato ai tanti fatti storici e sanguinosi che hanno composto la straordinaria storia di questa città.

Fin dall’XI secolo, quando si dice che Papa Pasquale II fece erigere la Basilica di Santa Maria del Popolo per scacciare lo spirito dell’inquieto Imperatore Nerone, che lì continuava a vagare dopo il suicidio nel 68 d.C. e la sepoltura ai piedi del colle Pincio.

Ma le leggende “nere” attraversano tutto l’arco della notevole storia romana, dagli albori fino alla modernità.

Giordano Bruno e lo spirito di Campo de Fiori

Tutti conoscono la storia di Giordano Bruno: il filosofo, scrittore e predicatore nolano venne giudicato eretico dalla Chiesa per le sue idee, che rifiutò di abiurare e venne infine arso vivo in Piazza Campo De Fiori, il 17 febbraio del 1600. Le sue ceneri vennero poi sparse nel fiume Tevere.

Ancora oggi c’è chi dice che lo spirito di Giordano Bruno continui a vegliare sul luogo del suo martirio e nelle notti  silenziose – incappucciato e muto – si aggiri tra i passanti e i turisti di Campo de’ Fiori, fissando con occhi di fuoco la statua di bronzo che lo ritrae.

statua di Giordano Bruno a Campo De Fiori
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La statua di Giordano Bruno a Campo De Fiori, nel luogo dove è stato arso vivo

Il fantasma di Beatrice Cenci a Palazzo De Vecchis

Tra le storie più inquietanti della Roma seicentesca c’è quella di Beatrice Cenci, la giovane nobildonna giustiziata a soli ventidue anni nel 1599 per l’omicidio del padre, un uomo violento e crudele. Si racconta che il suo spirito non abbia mai trovato pace e che ogni anno, nell’ anniversario della sua decapitazione, appaia con il capo reciso tra le mani sulle scale di Palazzo De Vecchis, nei pressi di Piazza Cenci. L’edificio, legato alla tragedia della famiglia, è ancora oggi circondato da un’aura cupa e misteriosa: c’è chi vi passa davanti e giura di percepire un freddo improvviso, come se il dolore di Beatrice continuasse a vagare tra le mura, chiedendo giustizia eterna.

Ponte Sisto e la Pimpaccia

Anche Ponte Sisto, secondo le leggende, non è  un luogo adatto dove passeggiare tranquilli di notte:  è proprio qui che secondo la leggenda, si può ancora vedere Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj, la cognata di papa Innocenzo X, fuggire a cavallo su una carrozza nera trainata da cavalli infernali. In particolare ogni notte di Capodanno, la “Pimpaccia di Piazza Navona” si precipita verso il Vaticano per rivendicare i suoi tesori maledetti.

Il fantasma di Mastro Titta

A Roma la storia e la leggenda si incontrano con l’arte e il teatro: uno dei più celebri fantasmi capitolini è quello di Mastro Titta, il “boia di Roma”, all’anagrafe Giovanni Battista Bugatti, diventato immortale grazie alla commedia musicale di Garinei e Giovannini, Rugantino, del 1962 (ma la sua storia era stata cantata già da Giuseppe Gioachino Belli e raccontata poi in diversi film). Mastro Titta è stato un boia eccezionalmente prolifico: nel suo taccuino sono state annotate 516 esecuzioni in 68 anni di carriera. Ebbene, il fantasma del Boia si aggirerebbe nei luoghi dove svolgeva il suo ufficio:  presso la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, in Piazza del Popolo e in piazza di Ponte Sant’Angelo. Si dice anche che talvolta offra una presa di tabacco a chi incontra, così come era solito fare con i condannati.

Il Muro Torto e i fantasmi senza testa

Luogo molto noto a Roma, nei pressi di Villa Borghese, venne costruito in epoca tardo repubblicana per contenere gli smottamenti della collina del Pincio e successivamente inglobato nelle mura Aureliane. Il muro torto si chiama così soprattutto per la curva a novanta gradi che lo caratterizza e anche probabilmente, per l’inusuale inclinazione dell’imponente massa murale proprio nel punto in cui vi è la curva: già in passato veniva infatti appellato “muro ruptus”.

Proprio qui un tempo c’era un cimitero dove venivano seppelliti i cadaveri di ladri, assassini, ignoti stranieri e prostitute: l’usanza rimase per tutto il medioevo fino ad almeno due secoli or sono, quando vi furono sotterrati i corpi dei due carbonari Angelo Targhini e Leonida Montanari, ghigliottinati in piazza del Popolo nel 1825.

Ovviamente leggenda vuole che la zona sia teatro di avvistamenti di anime perdute, in particolare dei due carbonari che se andrebbero allegramente in giro… senza testa. 

L’antico Halloween e l’ombelico di Roma  

Ma i luoghi inquietanti della Capitale non sono certo esauriti qui: questo era solo un excursus sulle leggende più note e sui personaggi spiccatamente romani, per storia o per nascita, che hanno legato anche la loro vita extra-terrena alla Capitale.

Nella Capitale, culla della Cristianità, i festeggiamenti per quella che oggi si chiama Halloween e viene vista come una festa non cattolica (mentre in realtà è strettamente legata al cristianissimo culto dei morti) erano in auge già dai tempi degli antichi Romani: non si trattava del 31 ottobre ma di tre giornate (il 24 agosto, il 5 ottobre e l’8 novembre), chiamate del “mundus patet” (mondo aperto) in cui le anime dei morti venivano messe in contatto con il mondo dei vivi.

Scavi del Foro Romano
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Veduta del Foro Romano

Questo avveniva attraverso il Mundus Cereris, una grande fossa circolare il cui accesso si trovava nel Foro, e segnava il centro esatto della città. In quei tre giorni, che dovevano servire a placare le anime dei defunti permettendogli di tornare a “dare un’occhiata” all’aldiquà, gli umani dovevano essere molto cauti e limitare al minimo le attività, affinchè gli spiriti non diventassero gelosi e continuassero invece ad essere benevolenti.

Oggi il Mundus Cereris non esiste più, ma nel Foro Romano è stato comunque individuata la zona dove doveva trovarsi, chiamata anche umbilicus urbis Romae (“ombelico della città di Roma”), identificata quindi come la porta degli inferi. Occhio al calendario se vi trovate a passeggiare da queste parti.

I fantasmi di Keats e Shelley

Per chi ama i luoghi inusuali e legati ad un tipo diverso di spiritualità, è d’obbligo una passeggiata nel bellissimo cimitero acattolico di Roma, alle spalle della Piramide Cestia. Nato nel XVIII secolo per accogliere i non cattolici, fu destinato soprattutto a stranieri, artisti e intellettuali che vivevano nella capitale. Tra i cipressi e le statue consunte dal tempo riposano figure illustri come John Keats, Percy Bysshe Shelley, Antonio Gramsci, August von Goethe e molti altri. Le lapidi, scritte in decine di lingue, raccontano storie di esilio, amore e libertà di pensiero.

Piazza di Spagna a Roma
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Fontana della Barcaccia a Piazza di Spagna

Il cimitero, con i suoi vialetti ombrosi e l’atmosfera sospesa, sembra un museo a cielo aperto: qui si può ammirare il famoso Angelo del dolore,il  monumento funebre di William Wetmore Story, che egli ha scolpito per sé e per sua moglie, ma anche il cippo di  Elisabeth Wegener-Passarge, una sfortunata ragazza morta a Roma nel 1902, dopo appena 15 giorni di matrimonio. Leggende vogliono che, nelle notti di plenilunio, gli spiriti dei poeti si aggirino tra le tombe sussurrando versi al vento romano. Sono sepolti qui anche John Keats e Percy Shelley, i due poeti inglesi morti giovanissimi: si dice però che i loro spiriti appaiano a Piazza di Spagna, dove vissero i loro giorni felici.

Il foliage a Roma, tra storia e natura come in un film

Per alcuni, l’autunno è la stagione più bella dell’anno. Finito il caldo asfissiante e prima dei rigori invernali, questo tempo di passaggio racchiude un’energia particolare: malinconica ma vitale, contemplativa e romantica. Anche per chi è team estate infatti è difficile negare che l’autunno porti con sé un’esplosione di colori che non è paragonabile a nient’altro: inoltre negli ultimi anni, complice anche una certa tendenza al “turismo da Instagram” la tradizione del foliage ha preso piede anche dalle nostre parti, rendendo definitivamente l’autunno una stagione “cool”.

Osservare il cambiamento della natura, inseguendo le sfumature del rosso, dell’arancio e dell’oro, è diventato un rito moderno: un modo per rallentare, per ritrovare il tempo dello sguardo e della meraviglia.

Le origini del foliage: tra Giappone e New England

La parola “foliage” indica semplicemente il fogliame, ma dietro questa consuetudine c’è una storia culturale affascinante. In Giappone, la contemplazione delle foglie autunnali è un’arte antichissima: si chiama Momijigari, letteralmente “caccia alle foglie rosse”. Fin dal periodo Heian, i poeti e le cortigiane si recavano nei giardini imperiali per ammirare gli aceri giapponesi (momiji), simbolo della transitorietà e della bellezza effimera.

La celebrazione del foliage come pratica culturale in Occidente nasce nel New England, già dai tempi dei primi insediamenti europei: in molti luoghi degli Stati Uniti, dove è forte la presenza di alberi decidui e il clima è freddo, il colpo d’occhio spettacolare dell’autunno ha portato da subito a polarizzare il turismo intorno al fenomeno. La tradizione, come spesso capita, è poi arrivata anche da questa parte dell’Oceano, dove certo non mancano panorami naturali spettacolari che si prestano all’immersione nella natura.

L’Italia, con la sua varietà di ecosistemi, offre infiniti scenari autunnali — dai boschi appenninici alle grandi città, dove la natura riesce ancora a sorprendere anche tra i palazzi e le rovine antiche.

Foliage a Roma, tra parchi e storia

Forse non tutti sanno che Roma è la terza città più verde d’Europa, dopo Oslo e Berlino. Con i suoi 310 metri quadrati di verde per abitante, la capitale è un mosaico di giardini storici, parchi e alberature monumentali che, in autunno, si trasformano in uno spettacolo diffuso.

Villa Borghese

È qui che l’autunno romano esplode in tutta la sua grazia. A Villa Borghese, tra querce, ippocastani, aceri, olmi e ginkgo biloba, i viali diventano una tavolozza di gialli, ruggine e rossi accesi. Dal Giardino del Lago, con il Tempietto di Esculapio che si specchia nell’acqua, ai Giardini Segreti fino a Piazza di Siena, ogni prospettiva regala un frammento di poesia. Al tramonto, la luce dorata di ottobre si riflette sulle foglie e trasforma il giardino in un quadro impressionista.

Villa Doria Pamphilj

Altro luogo magico dove il foliage si fa protagonista è Villa Doria Pamphilj, il parco più grande di Roma, a ridosso del Gianicolo. Qui convivono aceri, querce rosse americane e ginkgo che in autunno si accendono come torce nel verde ancora intenso dei prati. I percorsi, ideali anche per la bicicletta o per una passeggiata lenta, attraversano veri e propri tunnel di foglie multicolore, dove il tempo sembra sospeso.

Il Lungotevere e il Parco degli Acquedotti: Roma come un film

A Roma gli alberi decidui, quelli che perdono le foglie in autunno, sono concentrati in alcune aree precise. Tra queste, il Lungotevere è una delle più iconiche. La strada che costeggia il fiume diventa, nei mesi autunnali, un corridoio dorato, illuminato dai riflessi del Tevere e dai platani secolari che si tingono di rame, ambra e ocra.

Camminando dalla Passeggiata del Gianicolo fino a Ponte Sisto, si passeggia in una atmosfera quasi cinematografica: le foglie che cadono si mescolano all’acqua, i rumori del traffico si smorzano e la città appare in una luce nuova, malinconica ma piena di vita. È il momento ideale per chi ama fotografare o semplicemente rallentare, lasciandosi sorprendere dai colori.

Anche il Parco degli Acquedotti, nel cuore del Parco Regionale dell’Appia Antica, è una tappa imperdibile. In autunno, i pioppi bianchi, gli olmi e le robinie si tingono di oro e ruggine, creando un contrasto straordinario con gli archi in mattoni degli antichi acquedotti romani. Un set naturale perfetto, frequentato da runner, fotografi e famiglie in cerca di quiete. Qui la storia e la natura convivono da secoli: ogni foglia che cade sembra raccontare una memoria di Roma.

Foliage all’Orto Botanico e al Giardino degli Aranci

All’Orto Botanico di Roma, nel cuore di Trastevere, il foliage è un fenomeno discreto ma potente. Tra i sentieri che salgono verso il Gianicolo convivono decine di specie provenienti da tutto il mondo: aceri giapponesi, liquidambar styraciflua con le loro foglie a stella color cremisi, ginkgo biloba che si accendono d’oro, carpini e faggi dalle sfumature di rame, magnolie decidue e frassini color ocra. Ogni albero racconta una geografia diversa dell’autunno, un frammento di mondo che Roma accoglie e custodisce.

Più raccolto e intimo, il Giardino degli Aranci offre un foliage in filigrana. Gli aranci amari, sempreverdi, restano sempre verdi e profumati, ma lungo il viale d’ingresso e la terrazza che guarda su Roma, platani e tigli perdono lentamente le foglie, tingendo il selciato di riflessi dorati. Il contrasto con il verde cupo dei cipressi e il bianco dei muretti rende il tramonto ancora più suggestivo. Da qui, la vista della città avvolta nella luce aranciata dell’autunno è uno spettacolo che vale da solo la passeggiata.

Roma e dintorni: il Bosco del Sasseto, la “foresta incantata”

Uscendo dalla città, basta un’ora e mezza di auto per raggiungere uno dei luoghi più magici del Lazio: il Bosco del Sasseto, ai piedi del borgo di Torre Alfina, nel comune di Acquapendente. Chiamato anche “la foresta incantata”, questo scrigno naturale ospita faggi, cerri, aceri, olmi e carpini che, in autunno, si accendono di tonalità che vanno dal giallo al rosso porpora, creando un tappeto di foglie che sembra uscito da una fiaba nordica.

Il nome “Sasseto” deriva dai grandi massi vulcanici ricoperti di muschi e licheni che punteggiano il bosco, conferendogli un aspetto quasi fiabesco. I sentieri, agevoli e silenziosi, conducono fino al mausoleo del marchese Cahen, immerso nella natura: un luogo sospeso nel tempo, dove l’unico rumore è il fruscio delle foglie.

Riconosciuto come Monumento Naturale della Regione Lazio, il Bosco del Sasseto è una meta perfetta per chi cerca un’esperienza autentica e rigenerante, tra poesia, biodiversità e memoria. È un viaggio dentro un autunno che profuma di legno, di umidità e di silenzio — dove ogni foglia racconta la storia del tempo che passa.

I treni del foliage: il viaggio come esperienza

Negli ultimi anni, in Italia e in Europa, è cresciuto anche un modo diverso di vivere l’autunno: salire su un treno storico o panoramico per osservare i colori dei boschi e delle vallate cambiare lentamente. Sono i cosiddetti “treni del Foliage”, un fenomeno turistico nato nei paesi del Nord America e del Giappone, oggi diventato una delle esperienze stagionali più suggestive.

Le Ferrovie Turistiche e la Fondazione FS hanno rilanciato tratte storiche che attraversano i paesaggi più belli del Paese. Il Treno del Foliage tra Domodossola e Locarno, lungo la linea delle Centovalli, collega Piemonte e Svizzera tra boschi di castagni e faggi che si tingono d’oro. La Transiberiana d’Italia, da Sulmona a Roccaraso, attraversa l’Appennino abruzzese tra vallate e altipiani color ruggine. Ci sono poi la Ferrovia Porrettana, tra Pistoia e Bologna, e la Vigezzina-Centovalli, celebrate per i loro panorami che sembrano dipinti.

Viaggiare sui treni del foliage significa scegliere la lentezza, vivere il tempo del paesaggio, e riscoprire l’autunno come stagione del respiro e dello stupore.

Itinerario pedonale alla scoperta del quartiere Garbatella

Non tutti i quartieri di Roma sono “maschi”: accanto ai vari Pigneto, Quadraro, Trullo, Testaccio, ci sono anche alcuni quartieri declinati al femminile, una minoranza ben rappresentativa di una città che tutto sommato è femmina ed ha come simbolo una mamma che allatta due gemelli. La Garbatella è uno di questi quartieri “femminili”, un vero esempio di eleganza popolare romana: accogliente e intima, con le sue casette basse e colorate, splendida nelle sue piazze storiche, brillante nei luoghi resi immortali dal grande cinema. Scoprire la Garbatella significa scoprire l’anima più verace di Roma: vediamo quali sono le strade conducono nel vero cuore della Città Eterna.

Il cuore della Garbatella: Piazza Benedetto Brin

Il percorso può partire da Piazza Benedetto Brin, considerata la culla del quartiere. Qui si trova la prima pietra posata nel 1920 per volontà di re Vittorio Emanuele III e la piazza introduce subito allo stile peculiare della Garbatella: case basse, intonaci color ocra, rosso e giallo, scale esterne e piccoli giardini comuni. L’ispirazione venne dai quartieri-giardino inglesi, pensati per dare spazio, luce e verde alle famiglie popolari che vi abitavano. Passeggiando tra i primi “lotti” costruiti negli anni Venti e Trenta, ci si accorge subito che non è un quartiere come gli altri: qui l’architettura è un invito alla socialità, con ballatoi e cortili che favorivano la vita comunitaria.

Il cuore autentico della Garbatella è rappresentato dai lotti popolari, piccoli complessi residenziali che si snodano tra vie e piazzette. Vale la pena perdersi tra via delle Sette Chiese, via Passino, via Magnaghi e via Borri, dove si trovano alcuni tra i più suggestivi esempi di edilizia del periodo. Ogni lotto ha il suo carattere: archi, scalinate, pergolati di glicini, edicole votive agli angoli delle strade. Alcuni custodiscono giardini interni che sembrano piccoli paesi nella città, vere oasi di silenzio lontane dal traffico. Per chi ama la fotografia, i lotti sono un paradiso: ogni scorcio regala colori e prospettive che riportano indietro nel tempo.

La Fontana Carlotta e il mito della “garbata ostella”

Scendendo verso Piazza Ricoldo da Montecroce si incontra la celebre Fontana Carlotta, uno dei simboli della Garbatella. La leggenda narra che il nome del quartiere derivi proprio da una donna, una “garbata ostella” che accoglieva con gentilezza i viaggiatori di passaggio sulla via Ostiense. Che sia mito o realtà, la fontana ricorda questa origine popolare e contribuisce a dare al quartiere quell’aura familiare e accogliente che ancora oggi lo caratterizza. Non manca nemmeno il tocco romantico: la Scalinata degli Innamorati, che collega via Angelo Orsucci a via Caffaro, è uno degli angoli più suggestivi del quartiere, luogo di incontro di tutti gli innamorati nel dopoguerra e ancora oggi sfondo di tante dichiarazioni d’amore e proposte di matrimonio. Sulla scalinata è posta anche una targa a ricordo di Alvaro Amici, cantautore popolare molto amato, che nacque proprio in questo quartiere.

La Garbatella fra chiese e teatri

Un altro punto centrale dell’itinerario è Piazza Damiano Sauli, dominata dalla chiesa di San Francesco Saverio, costruita negli anni Trenta. La piazza è un luogo di incontro per gli abitanti e ospita eventi e mercatini, mentre la chiesa, costruita su progetto di Alberto Calza Bini e eretta a parrocchia il 1º maggio 1933, conserva un aneddoto particolare che l’ha resa famosa. San Francesco Saverio fu infatti la prima parrocchia visitata da Giovanni Paolo II appena eletto Papa: appena tre giorni dopo l’elezione infatti, domenica 3 dicembre 1978, il Pontefice fece visita al quartiere e alla parrocchia, ai quali era legato da un ricordo particolare e personale. Papa Wojtyla raccontò infatti in quell’occasione che nell’immediato dopoguerra, quando era uno studente, veniva spesso in San Francesco per andare a Messa e aiutare nell’attività pastorale.

Come tutti i luoghi popolari, anche la Garbatella è una fucina di eventi culturali e di creatività: fra le istituzioni spicca il Teatro Palladium, ex cinema-teatro degli anni Venti oggi gestito dall’Università Roma Tre, che propone spettacoli teatrali, concerti e incontri culturali. Per chi ama la musica dal vivo e l’atmosfera più informale, ci sono numerosi circoli e spazi autogestiti che continuano la tradizione culturale del quartiere.

La Garbatella del cinema e della tv

Questo quartiere è stato anche set naturale per film e fiction. Tra le vie della Garbatella hanno girato Nanni Moretti, che qui ambientò alcune scene di Caro Diario, e Ferzan Ozpetek, che l’ha spesso scelta come location per i suoi film. Più recentemente, la Garbatella è diventata celebre grazie alla serie tv I Cesaroni, ambientata in una palazzina di piazza Giovanni da Triora, ma era scelta come location d’eccezione già ai tempi del neorealismo, con  Le ragazze di Piazza di Spagna (1952) di Luciano Emmer, e negli anni ’60 con Una vita violenta di Paolo Heusch e Brunello Rondi, tratto dal libro di Pier Paolo Pasolini che ne firmò anche la sceneggiatura. Anche il grande Totò recitò alla Garbatella, in piazza Nicola Longobardi: era il 1958 e il principe De Curtis lavorava al film Totò e Marcellino. Location una  scuola materna, la scuola dell’infanzia “Luigi Luzzatti”, chiamata da tutti nel quartiere la Scoletta, che tanti anni dopo  sarà lo scenario della serie Caro Maestro con Marco Columbro ed Elena Sofia Ricci.

Cibo e convivialità: le osterie della Garbatella

La Garbatella è un quartiere che racchiude l’essenza di Roma: popolare e nobile allo stesso tempo, ricco di storia ma ancora profondamente vissuto. Non è un museo a cielo aperto, ma un luogo autentico, dove il tempo sembra essersi fermato senza però smettere di evolversi.

Camminare tra i suoi lotti significa incontrare una Roma viva, contemporanea, accogliente. È un itinerario che parla a chi cerca un’esperienza più intima e vera della capitale, lontana dalle folle di turisti, ma capace di restare impressa nella memoria di chi la percorre. Difficilmente infatti i turisti, nei loro giri, vengono condotti proprio qui, nei vicoli della Garbatella: eppure proprio qui potrebbero assaporare l’anima culinaria della Capitale nelle sue ricette tipiche, trattorie storiche e osterie antiche, a conduzione familiare, dove si mangia sulla tovaglia a quadretti e dove le ricette sono le stesse da secoli, ereditate dalle nonne e custodite gelosamente.

Carbonara, cacio e pepe, amatriciana, gricia, ma anche secondi di carne a base del quinto quarto come la coda alla vaccinara e la trippa alla romana: queste specialità culinarie romane, che alla Garbatella possono essere degustate in tanti locali a prezzi popolari, dovrebbero far parte degli itinerari turistici al pari di chiese e monumenti storici.

Il quartiere oggi: tra memoria e innovazione

La Garbatella conserva il suo fascino antico ma è anche un quartiere in trasformazione. Negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento per giovani artisti, studenti e professionisti, grazie anche alla vicinanza con l’università. Passeggiando si incontrano murales, orti urbani, spazi sociali e associazioni culturali che arricchiscono l’esperienza di chi visita la zona. È un quartiere che sa accogliere, mantenendo intatta la sua identità popolare.

Consigli pratici per l’itinerario pedonale

  • Durata: l’itinerario a piedi può durare dalle 2 alle 4 ore, a seconda delle soste.

  • Partenza: Piazza Benedetto Brin (raggiungibile con la metro B, fermata Garbatella).

  • Percorso: Piazza Benedetto Brin – lotti storici – Fontana Carlotta – Scalinata degli Innamorati – Piazza Damiano Sauli – Chiesa di San Francesco Saverio – Piazza Giovanni da Triora (set de I Cesaroni) – Teatro Palladium.

  • Pausa pranzo/cena: fermarsi in una trattoria tipica è parte integrante dell’esperienza.

  • Periodo migliore: primavera e autunno, quando il clima è mite e i giardini fioriti rendono la passeggiata ancora più piacevole.

Trastevere, cuore di Roma: itinerario fra tra arte e vita

Visitare Roma significa spesso lasciarsi incantare da un monumento dopo l’altro, inseguendo l’elenco infinito di meraviglie che la Città Eterna custodisce. Ma per capire davvero l’anima della capitale, c’è un luogo che non sempre compare in questo elenco e che invece già da solo potrebbe valere il viaggio: Trastevere. Situato sulla riva destra del Tevere – da cui il nome “trans Tiberim”, al di là del fiume – questo rione conserva ancora oggi l’atmosfera del borgo antico, con i suoi vicoli acciottolati, le piazzette ombreggiate dagli aranci e dai pergolati di glicine, le botteghe artigiane e le trattorie dal profumo inconfondibile di cucina romana.

Trastevere non è solo un luogo da visitare: è un’esperienza. Passeggiando senza fretta ci si imbatte in capolavori artistici, scorci medievali e rinascimentali, ma si respira anche quell’anima popolare che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Andiamo quindi alla scoperta delle sue tappe imperdibili e delle storie, leggende e curiosità che rendono Trastevere un quartiere unico nel suo genere.

Piazza Trilussa e Ponte Sisto

Il punto migliore per iniziare a scoprire Trastevere è Ponte Sisto, un elegante ponte pedonale che collega Campo de’ Fiori a Trastevere. Costruito da papa Sisto IV nel Quattrocento, regala una delle vedute più suggestive del Tevere, soprattutto al tramonto quando la luce dorata si riflette sull’acqua.

Attraversandolo si arriva a Piazza Trilussa, dedicata al grande poeta romano che con i suoi versi in dialetto ha raccontato l’anima più verace della città: qui un tempo si trovava il porto fluviale, fulcro dei commerci, oggi la piazza è animata da artisti di strada e musicisti, in pieno accordo con l’atmosfera bohémien che caratterizza tutto il quartiere.

Da Piazza Trilussa ci si addentra subito nel reticolo di stradine: via della Scala conduce alla piccola chiesa di Santa Maria della Scala, con il suo interno barocco e la sua storia particolare e commovente. Tutto nasce infatti da un’icona della Madonna, appoggiata su una scala fra le case, che nel ‘500 avrebbe guarito una bambina nata muta: da questo miracolo inizia un pellegrinaggio di fedeli nei vicoli di Trastevere, ognuno con la sua richiesta di grazia o intercessione alla “Madonna della Scala”. E’ così che nel 1592 Papa Clemente VIII si convince a far edificare una Chiesa dedicata alla Madonna, a cui è rimasto il nome “della scala”, con annesso convento assegnato ai Frati Carmelitani Scalzi. Al secondo piano della Chiesa, un’altra piccola gemma nascosta: l’Antica Spezieria, nata per uso interno del convento e aperta al pubblico alla fine del secolo successivo. Gestita dai frati e passata alla storia come la più antica farmacia di Roma, la Spezieria era frequentata da nobili e principi e conosciuta, per la vicinanza a San Pietro, come la “farmacia dei Papi”. E’ stata luogo di formazione e ospedale, aperta al pubblico fino al 1954: oggi è visitabile, con i suoi mobili originali del ‘700, i suoi affreschi e i medicamenti ancora conservati.

Piazza Santa Maria in Trastevere: il cuore del rione

Il centro simbolico del quartiere è Piazza Santa Maria in Trastevere, con la sua fontana omonima, considerata una delle più antiche della città e punto di ritrovo per romani e turisti, ma la protagonista assoluta di questo scenario è la Basilica di Santa Maria in Trastevere, una delle chiese più antiche di Roma, fondata secondo la tradizione già nel III secolo. L’attuale aspetto risale al XII secolo, quando Papa Innocenzo II la ricostruì: l’interno è un tripudio di mosaici dorati che raccontano la vita della Vergine, capolavoro di Pietro Cavallini. Entrare in questa chiesa significa compiere un viaggio indietro nel tempo, tra le radici paleocristiane e lo splendore medievale.

La chiesa di Santa Maria in Trastevere
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Una delle chiese più antiche di Roma: Santa Maria in Trastevere

Trastevere è celebre anche per la sua vita quotidiana. Fino a pochi decenni fa era un quartiere popolare, abitato da pescatori, artigiani e famiglie romane legate da forti tradizioni. Ancora oggi, nonostante sia diventato molto più turistico, camminando per le sue vie si percepisce quell’identità. Un tempo animato da mercati rionali e giochi di strada, il rione è oggi un crocevia di culture, ma non ha perso la sua anima: le trattorie servono i piatti simbolo della cucina romana, dalla carbonara alla cacio e pepe, passando per la trippa alla romana e i carciofi alla giudia. Molti locali hanno ancora l’aspetto delle antiche osterie, con i tavoli in legno, le tovaglie a quadretti e soprattutto la simpatia dell’oste, che con la sua romanità verace è di solito il vero animatore del locale.

L’altra Trastevere: chiese e capolavori nascosti

Accanto al lato più vivace, Trastevere custodisce un grande patrimonio artistico, di cui fa parte a pieno titolo la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, dedicata alla patrona della musica sacra. All’interno si trova una scultura straordinaria di Stefano Maderno che raffigura la santa così come fu trovata durante il ritrovamento delle sue spoglie: un’immagine struggente di fede e realismo.
Da non perdere anche la chiesa San Francesco a Ripa, che ospita l’estasi della beata Ludovica Albertoni scolpita da Gian Lorenzo Bernini, un capolavoro barocco di intensità drammatica, quasi cinematografica. All’interno dellaChiesa sono conservate anche le spoglie mortali del grande artista metafisico Giorgio De Chirico.
Altro gioiello è la Villa Farnesina, residenza rinascimentale voluta dal banchiere Agostino Chigi e affrescata da artisti come Raffaello e Baldassarre Peruzzi. Le sale raccontano il fasto della Roma del Cinquecento, con scene mitologiche e atmosfere raffinate.

Il Gianicolo: balcone su Roma

Alle spalle di Trastevere si erge il Gianicolo, collina panoramica che offre una delle viste più spettacolari sulla città. Salendo tra viali alberati si incontra il monumento a Giuseppe Garibaldi, a ricordo della resistenza repubblicana del 1849. Ogni giorno a mezzogiorno, da un cannone posto poco distante, viene sparato un colpo a salve: una tradizione che dal 1847 scandisce la vita della città. Dal belvedere, lo sguardo abbraccia Roma a 360 gradi: cupole, tetti, campanili e in lontananza i Colli Albani. È un luogo perfetto per concludere l’itinerario, magari al tramonto, quando la città si accende di una magica luce calda.

vista dal Giancolo
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L’incredibile vista dalla Terrazza del Gianicolo, a Roma

Trastevere di sera: tra movida e suggestioni

Se di giorno Trastevere incanta per i suoi monumenti e le passeggiate, di sera si trasforma in uno dei quartieri più vivaci della capitale. Le piazze si riempiono di tavolini all’aperto, i locali propongono musica dal vivo e l’atmosfera si fa festosa.
Piazza Trilussa e piazza Santa Maria diventano epicentro della movida, ma basta allontanarsi di qualche vicolo per ritrovare la tranquillità di una trattoria familiare o di un’enoteca raccolta. È questa doppia anima – popolare e cosmopolita, rumorosa e intima – che rende Trastevere irresistibile.

Trastevere non è solo un quartiere, ma un concentrato dell’identità romana: sacro e profano, antico e moderno, popolare e aristocratico. In poche strade si incontrano secoli di storia e la vitalità della vita quotidiana.
Camminando tra i suoi vicoli si percepisce come Roma sia una città in continuo dialogo con il passato, capace di rinnovarsi senza dimenticare le proprie radici. Per questo un itinerario a Trastevere è un’esperienza che va oltre la visita turistica: è un incontro con l’anima stessa della Città Eterna.

Come arrivare: Trastevere è raggiungibile con il tram 8 da Largo Argentina o con vari autobus; la stazione ferroviaria di Roma Trastevere collega il quartiere con tutta la città.

Quando visitarlo: la mattina per scoprire musei e chiese, la sera per godere dell’atmosfera vivace.

Cosa non perdere: Santa Maria in Trastevere, Santa Cecilia, Villa Farnesina, il Gianicolo.

Esperienze da fare: fermarsi in un forno a gustare la pizza bianca, fotografare i murales nascosti, partecipare a una visita guidata per scoprire storie e leggende

Roma, la Fontana delle Naiadi restituita al suo splendore

È stata restituita al suo antico splendore la Fontana delle Naiadi in piazza della Repubblica a Roma, dopo un lavoro di restauro durato quasi un anno e curato dalla Sovrintendenza Capitolina: si tratta di un capolavoro del liberty romano molto amato da turisti e residenti, per la sua bellezza ma anche per la centralissima posizione, a due passi dalla Stazione Termini, che la rende punto di incontro e di partenza ideale per esplorare la città.

La Fontana delle Naiaidi ha un forte legame affettivo con Roma soprattutto perché considerata la prima fontana della Capitale: iniziata sotto il pontificato di Pio IX, fu la prima grande opera pubblica completata e inaugurata dopo che Roma era divenuta capitale del Regno d’Italia, nel 1914.

La Fontana delle Naiadi di nuovo splendente

Originariamente progettata nel 1888 dall’architetto Alessandro Guerrieri con quattro leoni in bronzo, la fontana fu modificata nel 1901 dall’artista Mario Rutelli, che sostituì i leoni con quattro naiadi, ovvero ninfe delle acque, scolpite in bronzo: la Ninfa dei laghi, distesa su un cigno, la Ninfa dei fiumi, adagiata su un mostro fluviale, la Ninfa delle acque sotterranee, sopra un drago e la Ninfa degli oceani, che cavalca un cavallo marino.

Oggi la meraviglia di questi dettagli e dei 350 giochi d’acqua che caratterizzano la fontana è stata restituita agli occhi di chi guarda l’opera, grazie all’attento lavoro di restauro che è andato a liberare le superfici dallo strato di calcare e inquinamento che le ricopriva.

Restaurato anche il gruppo scultoreo del Glauco, figura mitologica simbolo del dominio umano sulle forze naturali, mentre le vasche e l’alto basamento in granito rosa hanno recuperato i colori originari. Sono stati infine restaurati e implementati impianti idraulici e di illuminazione artistica. Il restauro è rientrato nel programma PNRR – Caput Mundi, è durato 240 giorni ed è costato 580.000 euro.

Curiosità su una delle fontane più belle di Roma

La Fontana delle Naiadi è sempre stata posta al centro dell’Esedra, l’emiciclo monumentale che dà forma semicircolare alla piazza stessa, composto dai due edifici curvi con portici che abbracciano la piazza ai lati della Fontana e che erano anticamente parte delle Terme di Diocleziano. Per questa ragione la Piazza che la ospita, Piazza della Repubblica, viene comunemente chiamata dai romani Piazza Esedra. 

Quando venne completata nel 1901 con le attuali sculture di Mario Rutelli, la Fontana delle Naiaidi destò scalpore: le ninfe dell’acqua erano infatti raffigurate nude in pose sensuali, considerate troppo audaci per la morale dell’epoca. Alcuni giornali invocarono addirittura la rimozione delle statue. Anche per questo la Fontana è sempre stata considerata un simbolo di modernità: a differenza delle tante fontane barocche di Roma,  rappresentava una svolta stilistica, con uno stile più fluido e naturalista, in pieno spirito Art Nouveau. Era un messaggio di rottura con il passato e di fiducia nel progresso.

Il gruppo centrale che oggi vediamo (il Glauco che doma un delfino) fu aggiunto solo nel 1912, undici anni dopo il completamento della fontana.

La Fontana inoltre sembra quasi in movimento: i giochi d’acqua e l’espressività delle figure fanno sì che queste sembrino quasi danzare. È uno dei rari casi in cui l’acqua non fa solo da cornice, ma diventa parte attiva della narrazione.

Infine, come spesso accade a Roma, La Fontana delle Naiadi è comparsa in molti film, da La dolce vita a C’eravamo tanto amati, grazie alla sua posizione scenografica e all’aria misteriosa e decadente che emana, specie di notte.

Roma sotterranea: un itinerario al fresco tra storia e arte

Le temperature a Roma in estate non sono clementi, per tutti ma soprattutto per quei turisti (e sono molti) che arrivano da luoghi più freschi: durante le ondate di calore si raggiungono anche i 38 gradi e l’umidità tende ad essere molto alta, condizioni non ottimali per visitare le bellezze cittadine e anzi, potenzialmente pericolose.

Negli anni abbiamo visto turisti accaldati farsi il bagno nei fontanili cittadini: per non arrivare a questi livelli di inciviltà, ma anche per evitare di trascorrere chiusi in albergo ore preziose che si possono usare per visitare la città, vi suggeriamo un itinerario “al fresco” che vi regalerà chicche poco conosciute della città di Roma insieme ad un impagabile sollievo dalla calura.

Catacombe di San Sebastiano

Le Catacombe di San Sebastiano si trovano sulla via Appia Antica: si tratta di uno dei più antichi cimiteri cristiani, rimasto sempre accessibile. Al suo interno vi è documentata la presenza di tre martiri: Sebastiano, Quirino ed Eutichio, mentre c’è dibattito fra gli archeologi a proposito della presenza temporeanea, nel III secolo, delle salme degli aspostoli Pietro e Paolo. Ad avvalorare questa tesi c’è infatti il ritrovamento della triclia, una sala coperta porticata utilizzata per banchetti funebri, nelle cui pareti sono stati riscontrati più di 600 graffiti con invocazioni agli apostoli Pietro e Paolo e di una edicola rivestita di marmo, che gli archeologi ritengono il luogo di conservazione delle reliquie dei due apostoli nel periodo in cui esse furono traslate in catacumbas.

La temperatura all’interno delle Catacombe di San Sebastiano si mantiene costante tutto l’anno tra i 15 e i 17 °C, con umidità piuttosto elevata (intorno al 90%): consigliata una giacca leggera e le immancabili scarpe comode.

Sopra le catacombe di San Sebastiano, nell’omonima Basilica, è possibile vedere il Salvator Mundi, busto marmoreo che solo da poco è stata attestata essere l’ultima scultura di Gian Lorenzo Bernini.

Come arrivare:  Via Appia Antica, 136
Bus 118 da Piazza Venezia o Circo Massimo (direzione Appia Antica / Cecilia Metella), fermata Fosse Ardeatine. Da lì 5 minuti a piedi
In bici: consigliata lungo l’Appia Antica, via ciclabile e panoramica

Basilica di San Clemente

Tornando verso il centro, in zona Colosseo, si può visitare un altro luogo decisamente fresco: la Basilica di San Clemente, con i suoi tre livelli sotterranei ottimamente conservati che testimoniano tre fasi storiche diverse.

Il livello più basso, oltre 10 metri sottoterra, è la città antica del I sec d.C: un quartiere che era densamente abitato, del quale restano come testimonianza un insula e un piccolo mitreo, un tempio dedicato al dio pagano Mitra. Nel IV secolo d.C. questi ambienti, ormai abbandonati, furono interrati e al di sopra si costruì la prima basilica paleocristiana ricca ancora oggi di testimonianze pittoriche. La basilica venne dichiarata inagibile nell’XI sec. E sopra di essa ne venne costruita un’altra, quella moderna che ancora oggi è famosa per gli splendidi mosaici che la adornano. Straordinario esempio di stratificazione storica e architettonica, al livello più basso la temperatura si aggira fra i 15 e 17 gradi.

Come arrivare:  Via Labicana, 95
Metro B, fermata Colosseo, poi 7 minuti a piedi
Bus 85 o 87 da Piazza Venezia, fermata Labicana / San Clemente

Vicus Caprarius

Un luogo davvero “al fresco” nel cuore della Roma più turistica è senz’altro il Vicus Caprarius – La Città dell’Acqua: a pochi metri dalla Fontana di Trevi, basta varcare una porta laterale e scendere pochi gradini per essere catapultati in un altro mondo dove la temperatura scende sensibilmente, mantenendosi stabile intorno ai 15–17 gradi anche d’estate, grazie alla profondità e alla presenza dell’acqua. Questo suggestivo sito archeologico sotterraneo custodisce i resti di una domus romana del I secolo d.C. e di un complesso edilizio che serviva le esigenze residenziali e idriche della zona.

Il Vicus Caprarius prende il nome dall’antico quartiere che si estendeva in quest’area, e deve la sua notorietà soprattutto alla presenza dell’Acquedotto Vergine, ancora oggi attivo e visibile in alcuni tratti. Gli ambienti sono decorati con mosaici, anfore, pareti affrescate e – cosa più affascinante – sono visibili le vasche che raccoglievano le acque limpide provenienti dai Colli Albani. È uno dei pochi luoghi dove il passato emerge letteralmente da sotto i piedi, raccontando la stratificazione millenaria della città eterna. Il Vicus Caprarius è una vera e propria una pausa rigenerante all’ombra della grande storia.

Come arrivare: Vicolo del Puttarello, 25 (zona Fontana di Trevi)
Metro A, fermata Barberini, poi 5 minuti a piedi
Bus 51, 62, 85, 492 fermata Tritone / Fontana di Trevi

Cripta dei Cappuccini di via Veneto

Situata in una delle strade più old fashion della città, sotto la chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini, la cripta è indubbiamente un luogo fresco: le temperature si aggirano sotto i 20 gradi, ma non è adatto ai più impressionabili.

Nella cripta dei cappuccini riposano infatti i resti di circa 3.700 – 4.000 frati, esumati dal vecchio cimitero tra il 1528 e il 1870: la peculiarità di questo sito sta nel fatto che le ossa non sono semplici resti; sono state disposte in forme decorate — scheletri completi, lampadari, archi, rosone, clessidre, croci e farfalle — che conferiscono un carattere affascinante e macabro al luogo. La cripta è composta da sei cappelle, ognuna dedicata a una parte del corpo: teschi, femori, tibie, pelvi, e la celebre “Cappella dei Tre Scheletri”. Qui tre corpi rivestiti con l’abito dei frati reggono una falce e una bilancia, simboli della morte e del giudizio divino, con la celebre scritta multilingue: “Quello che sei ora, noi lo siamo stati; ciò che noi siamo ora, tu lo sarai” . La cripta presenta anche un masso di terra proveniente da Gerusalemme, segno della sacralità del luogo . Accanto all’ossario, il museo inaugurato nel 2012 offre un percorso didattico che valorizza la spiritualità cappuccina, la storia della congregazione e l’analisi critica dell’arte funebre.

Attenzione: sono vietate le foto e l’abbigliamento richiesto è consono alla delicatezza del luogo.

Come arrivare: Via Vittorio Veneto, 27
Metro A, fermata Barberini, uscita su Via Veneto.
Bus 63, 83, 85, 160, 492, 590 fermata Barberini

Catacombe di Priscilla e Domitilla

Uscendo dal centro, due complessi storico-archeologici spiccano per estensione e meritano senza dubbio una visita, che può essere condotta comodamente al fresco: anche qui la temperatura non sale oltre i 17 gradi e visto il forte stacco con l’esterno è sempre consigliato uno scialle leggero.

Le catacombe di Priscilla, nota come la “Regina delle catacombe” per l’importanza storica e artistica, si estendono su oltre 13 km di gallerie sotterranee scavate nel tufo. Il complesso prende il nome da una nobildonna romana, Priscilla, che donò i suoi terreni alla comunità cristiana per la sepoltura. Al loro interno si trova uno dei primi affreschi della Madonna col Bambino (III secolo), considerato la più antica immagine mariana conosciuta. D segnalare inoltre la Cappella Greca, con pitture del III secolo, e numerose tombe di martiri e pontefici.

Le Catacombe di Domitilla sono le più estese di Roma, con oltre 17 km di gallerie e circa 150.000 sepolture. Prendono il nome da Flavia Domitilla, discendente di una nobile famiglia imperiale, convertita al cristianesimo e poi esiliata. Sono le uniche catacombe a conservare ancora una basilica sotterranea, dedicata ai martiri Nereo e Achilleo, con splendidi affreschi risalenti al IV secolo. Il percorso di visita è più lungo e articolato rispetto ad altre catacombe, e offre un’immersione profonda nella Roma cristiana delle origini.

Come arrivare: Catacombe di Domitilla Via delle Sette Chiese, 282
Bus 716 o 30 da Piazza Venezia, scendere a Navigatori + bus 160, fermata Catacombe Domitilla
In taxi da centro: circa 15 minuti

Catacombe di Priscilla Via Salaria, 430
Bus 63, 92 o 310 da Termini, fermata Salaria/Priscila.
Metro B1 fermata Libia, poi 10 minuti a piedi lungo Via Salaria

Oasi segrete di Roma: parchi e ville da riscoprire

Non solo città d’arte per eccellenza e vestigia storica della civiltà occidentale: la città di Roma è anche una delle più verdi d’Europa, con i suoi parchi, le sue ville storiche e i suoi giardini che costituiscono ben il 67% del suo territorio.

Oltre alle ville più note, come l’Orto Botanico, Villa Borghese o Villa Torlonia, a Roma ci sono diversi parchi più tranquilli e meno frequentati dai turisti, vere oasi dove nella stagione più calda è possibile trovare un po’ di refrigerio e dove si passeggia abitualmente a contatto con la Storia. Storia che, come spesso accade a Roma, si intreccia con le storie: dagli antichi romani alle famiglie nobili, dai Papi ai dittatori, passando per i cittadini e le loro famiglie, i giochi dei bambini, le domeniche fuori porta e la semplicità inestimabile del silenzzio e della frescura.

Ville storiche e giardini segreti: piccole grandi oasi urbane

La nostra panoramica inizia da Villa Sciarra: sette ettari e mezzo, situata sulle pendici del colle Gianicolo tra i quartieri di Trastevere e Monteverde Vecchio, addossata alle Mura gianicolensi, è stata teatro di eventi storici (qui nel 121 a.C. venne ucciso Gaio Gracco) ed è passata nelle mani di famiglie ricche ed influenti come i Barberini/Sciarra, gli americani George Wurts e sua moglie Henriette Tower, Benito Mussolini, per poi essere infine donata ai romani. Al suo interno si trovano fontane barocche, statue mitologiche, siepi scolpite e angoli silenziosi che evocano atmosfere da giardino segreto: le sue geometrie ordinate si fondono con una vegetazione lussureggiante, creando un luogo ideale per passeggiate al fresco e visite inedite, come quella al Museo della Matematica che si trova proprio all’ingresso della Villa.

Poco conosciuta e suggestiva è Villa Gordiani, un parco archeologico situato presso al III miglio della via Prenestina: contiene i resti di una vasta villa patrizia, tradizionalmente identificata con quella della famiglia imperiale dei Gordiani, ossia i tre imperatori romani del III secolo Gordiano I, Gordiano II e Gordiano III. Simbolo della Villa è il Mauseoleo dei Gordiani, che si staglia contro il verde quasi selvaggio che lo circonda: in realtà la Villa è molto apprezzata proprio perchè ben tenuta ed è frequentata dai residenti, in particolare da famiglie. Una passeggiata nel fresco e nella storia che solo la città di Roma può offrire.

Villa Leopardi, Villa Lazzaroni e Villa Celimontana: tre piccole gemme fuori dai circuiti turistici

Piccola gemma quasi sconosciuta su Via Nomentana è Villa Leopardi, un esempio di residenza di fine Ottocento che comprende quattro edifici fra cui la Biblioteca Comunale e che affaccia su un giardino caratterizzato dalla presenza di lecci, pini, allori. Qualche panchina, i “nasoni” in ghisa (le tipiche fontanelle romane) ad assicurare il refrigerio, tanta pace e molto silenzio: questi i piccoli tesori che regala la Villa.

Fuori dai radar turistici anche Villa Lazzaroni, nel quartiere Appio Latino, un Parco storico ottocentesco con giochi d’acqua, viali alberati e un’atmosfera intima, poco affollato anche nei weekend: mescola ulivi e mandorli secolari ad elementi di impronta esotica come la Pawlonia tomentosa, l’araucaria, l’albero di Giuda, il Gingko biloba.

Situata accanto al Colosseo, ma fuori dai circuiti turistici classici è Villa Celimontana, uno storico parco pubblico situato sul Colle Celio e immerso in un’area ricca di testimonianze antiche. Nata come giardino rinascimentale della famiglia Mattei nel XVI secolo, fu progettata su resti romani, tra cui tratti delle Mura Serviane e antichi acquedotti. All’interno ospita un piccolo obelisco egizio proveniente dal Tempio di Iside in Campo Marzio, fontane seicentesche, statue classiche e resti di mosaici antichi. Il verde è fitto e ombroso, ideale per passeggiate e letture, con scorci suggestivi tra pini, palme e cipressi. Oggi è anche sede della Società Geografica Italiana, ospitata nello storico Casino Nobile della villa.

Fuga nel verde fra tra periferie, natura e rigenerazione urbana

Il verde romano non è solo paesaggio, ma un vero veicolo di cultura e memoria collettiva: tra rovine sommerse e boschi urbani, i parchi di Roma custodiscono storia e storie, identità urbane e immaginari da riscoprire. In una città dove vivono 3 milioni di persone in un’area di 1.285 km quadrati, i parchi sono un valore in più, un necessario polmone verde ma anche un’aggiunta imprescindibile alla qualità della vita di chi vive una città così grande e così, per tanti versi, problematica.

Nel cuore del Pigneto, uno dei quartieri più densamente abitati e culturalmente interessanti di Roma si nasconde un piccolo giardino dal sapore medievale: il Parco del Torrione, che prende il nome da un’antica torre trecentesca in laterizio, unica superstite di un sistema di fortificazioni minori della campagna romana. Il parco è raccolto, selvatico, quasi spontaneo: alberi a foglia larga, sentieri sterrati, panchine solitarie. Di sera, soprattutto in estate, si accende: è infatti scenario di diverse manifestazioni musicali e culturali. Un’occasione in più per conoscere questo parco in un’ottica diversa.

Non è sconosciuto, ma ancora stranamente tranquillo il Giardino degli Aranci (Parco Savello), all’Aventino: offre una delle viste più iconiche della città, con la cupola di San Pietro perfettamente incorniciata tra i rami. Ma oltre allo scorcio da cartolina, c’è il profumo degli agrumi, la geometria rinascimentale del parco e la tranquillità che solo certi luoghi sanno offrire anche a due passi dal centro.

Tra gli altri parchi meno conosciuti ma preziose oasi verdi cittadine, fra centro e periferia, ricordiamo anche il Parco della Madonnetta ad Acilia, nel quadrante sud-ovest di Roma, che rappresenta uno degli spazi verdi più importanti ma meno noti. Ampio e articolato, ospita boschetti, percorsi ciclabili, aree giochi, piccoli laghetti artificiali e un’area naturalistica protetta. È una vera oasi per le famiglie e per chi ama muoversi in mezzo alla natura senza uscire dalla città. La sua ricchezza botanica lo rende un polmone verde prezioso per tutta la zona.

Roma Nord, una riserva verde inaspettata in città

Spostandosi verso Roma Nord esiste un vero e proprio bosco dentro la città, la Riserva dell’Insugherata, una delle aree naturali più selvagge e poco frequentate, con sentieri che si snodano tra le querce da sughero (da cui il nome), torrenti, piccole valli e panorami inaspettati. È un luogo dove si possono ancora ascoltare i suoni della natura e camminare per chilometri senza incrociare automobili. Perfetta per escursionisti urbani e camminatori solitari.

Sempre nella zona nord di Roma si trova una delle operazioni più interessanti di rigenerazione urbana degli ultimi anni: il Parco Lineare della Magliana, che nasce lungo l’argine del Tevere come spazio pubblico recuperato. Il quartiere Magliana infatti, densamente abitato, era praticamente privo di spazi verdi e gli abitanti percepivano l’argine del fiume come un vero e proprio muro: creando invece questa nuova realtà il Parco è diventato una passeggiata, attrezzato con rampe per disabili, attrezzi ginnici e giochi per bambini, riqualificando un’area di 9 ettari. C’è anche un anfiteatro con pavimentazioni per feste, spettacoli e schizzi per giocare con l’acqua e una vasta zona verde con altalene e scivoli. Quella che era una zona degradata e poco frequentata è diventato un nuovo polmone verde adatto a famiglie e turisti.

Infine, tra Balduina e Montemario si apre una valle verde fatta di sentieri, calanchi e scorci improvvisi sulla cupola di San Pietro. Il Parco del Pineto è una riserva naturalistica vera e propria, che custodisce la biodiversità del versante nord-ovest della città. Spesso trascurato dai circuiti turistici, è invece uno degli spazi più autentici per immergersi nella Roma naturale, dove il profilo urbano sfuma tra pini, querce e silenzi.

Estate a Roma: concerti estivi ed eventi culturali gratuiti

Roma non si spegne mai, nemmeno d’estate: sono lontani i tempi in cui, ad agosto, la città si svuotava e chi non partiva per le vacanze si trovava a passeggiare per strade deserte, contemplando le serrande abbassate dei negozi. Negli ultimi anni, la Capitale – come tante altre città italiane grandi e piccole – ha saputo reinventarsi, offrendo a turisti e residenti un programma culturale e di intrattenimento sempre più ricco, che rende le serate estive un’occasione unica per vivere la città sotto una luce diversa. Roma si propone come una destinazione capace di competere, per vitalità e offerta culturale, con le località di mare e montagna.

Eventi culturali gratuiti: festival e tanta musica per tutti

Tra le molteplici proposte estive di Roma spiccano i numerosi eventi culturali gratuiti, un’ottima opportunità per chi desidera godersi serate tranquille, magari passeggiando nei quartieri più belli e caratteristici della città, accompagnato da buona musica e intrattenimento di qualità. La cornice unica di Roma, con le sue luci, i suoi tesori e i suoi colori, aggiunge un valore inestimabile a ogni evento.

Un esempio perfetto di intrattenimento estivo romano è la rassegna “Lungo il Tevere… Roma”, che si svolge tra Ponte Sisto e Ponte Garibaldi. Ogni sera, lungo le rive del Tevere, si può assistere a concerti live gratuiti, performance artistiche e spettacoli sotto le stelle. L’atmosfera è magica, con le luci della città che si riflettono sull’acqua e i le note che creano un sottofondo perfetto per una passeggiata serale.

Un altro appuntamento da non perdere è il Festival Testaccio Estate, ospitato presso la Città dell’Altra Economia. Questo evento, che si estende fino a fine estate, è un susseguirsi di musica, spettacoli e street food, tutto rigorosamente ad ingresso libero. L’area di Testaccio, con il suo fascino industriale e la sua vitalità culturale, si trasforma in un punto di riferimento per chi cerca serate all’insegna del divertimento.

Tra le proposte più amate troviamo anche l’Aniene Festival, che si svolge nel parco Nomentano, un salotto urbano lungo le rive del fiume Aniene. Con le sue novanta serate gratuite, il festival offre un mix perfetto di musica, teatro, danza e laboratori. Non mancano aree food e attività per famiglie, il tutto in un’oasi verde nel cuore della città.

La magia della musica classica in scenari unici

Per gli appassionati di musica classica e contemporanea, Roma offre esperienze straordinarie. La Sala Accademica del Conservatorio di Santa Cecilia, con il suo grande organo Walker-Tamburini, è una location d’eccezione che ospita decine di concerti gratuiti. Il repertorio spazia dalla musica classica al jazz, dall’opera alle colonne sonore di film, in un contesto intimo e suggestivo: le sedute rosse, le grandi finestre e il soffitto a cassettoni creano un’atmosfera unica. Al Conservatorio non solo concerti, ma anche incontri con gli autori e masterclass, che offrono un’opportunità di apprendimento per gli appassionati e i curiosi.

Gli amanti dell’organo hanno anche un’altra splendida opportunità: tutti i venerdì alle ore 17:30, a partire da maggio fino a novembre 2025, nella Basilica di Santa Maria ad Martyres in Roma si svolgono i concerti del Festival Internazionale d’Organo, tutti ad ingresso libero. Le melodie dell’organo, nella splendida cornice della basilica del Pantheon, regalano una esperienza unica, respirando spiritualità e storia millenaria.

Non meno affascinante è l’offerta dell’Orto Botanico, che diventa teatro di concerti classici e da camera al calar del sole. I viali verdi e le scenografie naturali dell’Orto creano un contesto ideale per godere della musica in un’atmosfera rilassata e immersa nel verde.

Anche il Teatro di Marcello offre una programmazione di grande interesse, con performance che uniscono musica dal vivo e archeologia. Le serate al Tempietto, che includono spettacoli gratuiti, rappresentano un’esperienza unica per chi desidera vivere l’arte in uno dei luoghi più iconici di Roma.

Opera e cinema all’aperto: un mix di cultura e divertimento

Una vera chicca, gratuita, per gli amanti dell’Opera è il progetto OperaCamion del Teatro dell’Opera di Roma. Questo spettacolo itinerante trasforma un TIR in un vero e proprio teatro mobile, portando la magia dell’opera nei diversi municipi della città. Quest’anno, il celebre “Barbiere di Siviglia” di Rossini sarà il protagonista, regalando al pubblico un’esperienza gratuita e indimenticabile.

Per chi preferisce il cinema, Roma offre anche diverse grandi rassegne all’aperto: fra queste “Il Cinema in piazza”, che si tiene in tre location diverse: Piazza San Cosimato a Trastevere, Parco della Cervelletta a Tor Sapienza e Monte Ciocci a Valle Aurelia. Dal 1 giugno al 13 luglio 2025, saranno proiettati ben 94 film, con 35 incontri e 10 retrospettive, il tutto rigorosamente gratuito. Questo evento rappresenta una vera e propria celebrazione della settima arte e un modo classico ma sempre vincente per passare una serata estiva.

Concerti imperdibili: grandi nomi sotto le stelle

La musica dal vivo è uno dei pilastri dell’estate romana. La rassegna Roma Summer Fest, ospitata all’Auditorium Parco della Musica, propone oltre 70 date con artisti di fama internazionale e italiana. Tra i nomi più attesi di quest’anno figurano Sting, Patti Smith, Skunk Anansie, Alanis Morissette, Nick Cave, Ludovico Einaudi, e molti altri. L’Auditorium, con la sua architettura moderna e le sue eccellenti qualità acustiche, rappresenta una cornice perfetta per questi grandi eventi.

Un’altra rassegna musicale di rilievo è Rock in Roma, che si svolge presso l’Ippodromo delle Capannelle. Questo festival è famoso per portare nella Capitale alcuni dei più grandi nomi della scena rock e pop internazionale. Quest’anno, gli artisti in programma includono Lucio Corsi, Irama, Ghali, Lazza, Tananai e gli Smashing Pumpkins.

Da segnalare anche il Caracalla Fest, con il suo pregiato mix di classico e moderno: da La Traviata e il Don Giovanni fino a Fiorella Mannoia, Riccardo Cocciante, Antonello Venditti e Giovanni Allevi, ma anche un’incursione nel mondo dei musical con West Side Story.

Oltre alle rassegne, numerosi sono i concerti singoli che arricchiscono l’estate romana. Tra gli eventi più attesi troviamo Giorgia alle Terme di Caracalla il 13 giugno, Ed Sheeran allo Stadio Olimpico il 14 giugno, i Duran Duran al Circo Massimo il 15 e 16 giugno, Max Pezzali allo Stadio Olimpico il 23 giugno, Achille Lauro al Circo Massimo il 1 luglio e Marco Mengoni allo Stadio Olimpico il 2 luglio. Questi appuntamenti rappresentano l’occasione ideale per vivere serate di grande musica in alcuni dei luoghi più iconici della città.

Un’estate ricca di emozioni

L’estate romana non è solo un momento per rilassarsi e godere del tempo libero, ma è anche un’occasione per scoprire o riscoprire la città attraverso eventi che celebrano l’arte, la musica, il cinema e la cultura in tutte le sue forme. Complice la rilassatezza delle serate estive e la voglia di stare all’aria aperta, ci si può imbattere in esperienze che durante l’anno non esistono o non vengono considerate: che si tratti di un concerto sotto le stelle, di un film all’aperto o di una passeggiata lungo il Tevere accompagnata da musica dal vivo, l’estate a Roma è un’esperienza indimenticabile che regala emozioni a ogni angolo.

I luoghi di Papa Leone XIV tra Roma e dintorni

Papa Leone XIV, nato Robert Francis Prevost a Chicago nel 1955, non è forse il Papa italiano per cui molti, dentro e fuori la Chiesa, facevano il tifo. Eppure il suo legame con l’Italia e in particolare con la città di Roma è profondo, radicato e sorprendentemente affettuoso. La sua elezione ha portato una ventata di novità, ma anche il recupero di una memoria antica, che unisce spiritualità, cultura, tradizione e perfino sport. La Capitale dal canto suo lo ha accolto con entusiasmo, non solo oggi che è Pontefice, ma sin dai suoi primi passi nel sacerdozio.

Il primo arrivo a Roma, fra Rione Monti e Cesano

Leone XIV arriva a Roma nel 1982, all’età di 27 anni. Qui si iscrive alla Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino, storica sede dei Domenicani situata in Largo Angelicum, nel cuore del Rione Monti, tra la Torre delle Milizie e via Nazionale. Lo stesso anno, il 19 giugno, viene ordinato presbitero nella cappella di Santa Monica a Roma dall’arcivescovo Jean Jadot, Nunzio Apostolico negli Stati Uniti.

In quel periodo di formazione e crescita personale, Padre Prevost sceglie di vivere e servire in una piccola comunità fuori dal centro storico: si trasferisce a Cesano di Roma, un borgo alle porte della Capitale, nell’area del Lago di Bracciano. Per due anni collabora con Don Giovanni, il parroco della chiesa di San Giovanni Battista. Qui celebra messa, visita i malati, partecipa alla vita della comunità. È un’esperienza per lui molto importante e che ha lasciato il segno anche nei parrocchiani, che ancora oggi ricordano con affetto il giovane sacerdote americano.

Tor Bella Monaca e Trastevere: la devozione a Santa Rita

Tra i luoghi che legano Leone XIV alla Città Eterna ci sono anche quartieri storici come Trastevere e Tor Bella Monaca. In quest’ultima zona, popolare e complessa, Padre Prevost partecipa nel 1996 ai festeggiamenti per i quarant’anni dalla consacrazione della chiesa di Santa Rita da Cascia. La santa, conosciuta come la “protettrice delle cause impossibili”, ha un significato profondo per lui, tanto da tornare più volte come riferimento spirituale nella sua vita: nel 1988, durante la sua missione apostolica a Trujillo, in Perù, fondò anche una chiesa a lei intitolata.

Non a caso, un altro legame con Santa Rita lo troviamo nella chiesa di San Benedetto in Piscinula, in pieno Trastevere. Qui si racconta che Santa Rita compì un miracolo il 21 maggio, salvando una donna gravemente malata, la signora Elvira. Da allora, il quartiere festeggia “er giorno delle rose”, distribuendo rose rosse e panini benedetti ai bambini. Padre Prevost ha più volte partecipato a questi momenti, in forma discreta, durante i suoi soggiorni a Roma. Un dettaglio curioso? Fu proprio il predecessore di Papa Prevost, Papa Leone XIII, a canonizzare Santa Rita.

Lo Stadio Olimpico

E’ diventato virale il video in cui, pochi giorni dopo l’elezione, Papa Leone risponde con un affettuoso “Forza Roma!” a un tifoso che lo saluta in strada con la sciarpa giallorossa. Quella battuta non era casuale: è cosa nota infatti che Prevost abbia una simpatia per la squadra capitolina. Appassionato di sport in generale, già nel 2019 aveva assistito a una partita allo Stadio Olimpico — Roma-Sassuolo, terminata 4-2 — quando l’allenatore era Paulo Fonseca.

Ma la scintilla sembra risalire molto più indietro: al 1982, anno in cui il giovane Prevost si trovava a Roma proprio mentre la squadra allenata da Nils Liedholm vinceva lo scudetto. Un episodio che oggi potremmo definire “profetico”, anche per un’altra coincidenza: la Roma vinse il titolo l’8 maggio, la stessa data in cui, 42 anni dopo, lui sarebbe stato eletto Papa.

Albano Laziale e Castel Gandolfo: tra memoria e futuro

Nel 2023, appena due anni prima di diventare Papa, Prevost è nominato Cardinale della diocesi di Albano Laziale, cittadina dei Castelli Romani a circa 25 km dalla capitale. È un incarico simbolicamente importante, perché Albano è molto vicina a Castel Gandolfo, storica residenza estiva dei Pontefici. Il 12 maggio di quell’anno avrebbe dovuto presenziare alla festa patronale di San Pancrazio, ma era assente giustificato: era appena stato eletto Papa.

Molti ora attendono la sua decisione sul futuro di Castel Gandolfo. Il Palazzo Pontificio, o Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, dopo essere stato amato e frequentato da Giovanni Paolo II, che vi fece costruire anche una piscina, era stato lasciato da Papa Francesco, che preferì restare a Santa Marta, trasformando la residenza in museo. Leone XIV, invece, potrebbe riportare la vita al Palazzo Pontificio: sarà lui a decidere.

Genazzano: un primo gesto da Papa

A colpire profondamente i fedeli è stata la scelta del primo luogo visitato ufficialmente da Leone XIV dopo la sua elezione: non una grande chiesa nelle mure vaticane, ma il Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano. Questo borgo medievale a sud-est di Roma ospita un santuario molto caro all’ordine degli Agostiniani, di cui Leone XIV fa parte.

Il santuario custodisce una miracolosa immagine della Madonna, arrivata — secondo la tradizione — nel 1467 dalla città albanese di Scutari, durante l’assedio dei Turchi. L’immagine si sarebbe staccata miracolosamente da una parete della Chiesa della Santa Annunziata per giungere a Genazzano. Una scelta ricca di significato per un Papa di origini statunitensi, ma legato profondamente alla spiritualità europea e alla storia del suo ordine. Anche qui il legame con Papa Leone XIII torna forte: fu lui a elevare il santuario a basilica minore nel 1903.

Palazzo del Santo Uffizio: la sede romana prima del Conclave

Nel 2023, dopo la nomina a Cardinale, Prevost si trasferisce al Palazzo del Santo Uffizio, storica sede della Dottrina della Fede, nel rione Borgo. Un luogo simbolico e austero, sorto nel Cinquecento e già utilizzato dalla Santa Inquisizione. Parte dell’edificio fu progettata anche da Michelangelo Buonarroti, mentre fu Papa Leone XII a ripristinare le antiche carceri volute da Sisto V. Prima della sua elezione, Leone XIV ha vissuto qui, condividendo la residenza con altri cardinali e vescovi: è qui che ha approfondito il lavoro teologico e pastorale che lo avrebbe portato al soglio pontificio.

Il ritorno al Palazzo Apostolico

Dopo 13 anni, Papa Leone XIV ha riaperto gli appartamenti del terzo piano del Palazzo Apostolico in Vaticano. La residenza storica dei Papi era rimasta chiusa da quando Papa Francesco aveva scelto di vivere a Casa Santa Marta. Leone ha deciso di tornare a quella che considera la “casa del Papa”, restituendole funzione e simbolismo.

Il Palazzo Apostolico non è solo una residenza: è anche sede della Biblioteca Vaticana, dei Musei Vaticani e della Cappella Sistina. Gli appartamenti papali però sono il cuore della struttura e comprendono fra le altre cose una grande biblioteca, l’ufficio privato del Papa, la sua camera da letto, una sala da pranzo e una cappella con una splendida vetrata a soffitto. Da qui, ogni domenica, il Papa si affaccia per recitare l’Angelus con i fedeli raccolti in Piazza San Pietro.

Un percorso tra devozione e vita quotidiana

L’itinerario romano di Papa Leone XIV è fatto di spiritualità, luoghi minori, comunità, ma anche di scelte simboliche. Dalla periferia di Cesano al cuore del Vaticano, dalla Roma sportiva dello stadio Olimpico a quella popolare di Tor Bella Monaca, il nuovo Pontefice ha costruito un legame autentico con la città eterna.

Roma non è solo lo sfondo del suo pontificato: per lui, che ha vissuto tanti anni in Perù nelle missioni agostinane fra  Chulucanas e Trujillo, è una seconda casa, un laboratorio umano e spirituale dove ha formato il suo sguardo pastorale e dove oggi torna a vivere con la responsabilità e la semplicità che ne contraddistinguono ogni gesto.

Roma, la città con più obelischi al mondo

Roma è la città con più obelischi al mondo, ben 13: supera anche le più importanti città egiziane, la terra in cui questo particolare tipo di monumento è nato. La maggior parte degli obelischi arrivarono a Roma proprio dall’Egitto, dopo la battaglia di Azio del 31 a.C, ma altri sono stati poi fabbricati su imitazione dagli stessi romani, utilizzando il granito egizio e spesso copiandone i geroglifici con errori di trascrizione. Se ci si posiziona al centro dell’incrocio tra via del Quirinale e via delle Quattro Fontane, è possibile vedere con un colpo d’occhio, contemporaneamente, tre obelischi: Quirinale, Sallustiano, Esquilino. È l’unico punto nel mondo dove ciò sia possibile.

Gli obelischi sono stati conquistati come bottino di guerra e simboli di potere, ma in un certo senso hanno a loro volta conquistato Roma: i romani erano molto affascinati da questi monumenti così grandiosi, che per gli Egizi avevano anche uno spiccato significato esoterico, ed hanno sempre cercato di riprodurli, arrivando ad utilizzarli anche come elementi urbanistici. Curioso pensare che mentre i Faraoni facevano costruire gli obelischi in onore del dio Ra, il Dio del Sole, per stabilire con lui un contatto diretto, nel ‘500 sarà invece un Papa, Sisto V, a far alzare di nuovo gli obelischi di età imperiale, seppelliti o distrutti durante il Medioevo, come segnale di potenza della Chiesa e del suo papato, ma anche come cardini del riordino urbanistico della città che aveva intrapreso.

Gli obelischi egiziani

L’Obelisco Vaticano è sicuramente uno dei più celebri di Roma: alto 25.5 metri, proviene da Eliopoli in Egitto ed ha la particolarità di non essere mai andato distrutto. Venne portato a Roma da Caligola nel 40 e collocato sulla spina del Circo di Nerone, finchè l’architetto Domenico Fontana (incaricato da Papa Sisto V di risistemare tutti gli obelischi di Roma) lo pose al centro di piazza san Pietro il 10 settembre del 1586.

L’Obelisco Lateranense si trova a Piazza San Giovanni in Laterano e proviene dal tempio di Ammone a Tebe in Egitto, da dove fu trasferito a Roma per volere dell’imperatore Costanzo II nel 357. All’epoca venne posizionato accanto all’Obelisco Vaticano, sulla spina del Circo Massimo: in seguito venne ritrovato in tre pezzi ed eretto di nuovo nel 1588, per volere di Papa Sisto, in corrispondenza della Loggia delle benedizioni lateranense e in continuità prospettica con la basilica di Santa Maria Maggiore.

L’Obelisco di Montecitorio è alto 30 metri e fu costruito all’epoca del faraone Psammetico II: da Eliopoli, dove si trovava, venne portato a Roma nel 10 da Augusto e collocato come gnomone dell’Orologio di Augusto in Campo Marzio. Dopo un incendio, venne fatto spostare e rialzare da papa Pio VI nel 1792.

L’Obelisco del Pantheon venne portato a Roma da Domiziano, che lo collocò come decorazione dell’Iseo Campense con l’obelisco della Minerva e quello di Dogali. Nel 1711 venne spostato, per volere di Papa Clemente XI, davanti al Pantheon, sulla fontana di Giacomo Della Porta.

L'Obelisco del Pantheon, uno dei 13 obelischi antichi di Roma
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L’Obelisco del Pantheon, portato a Roma da Domiziano e collocato nel 1711 davanti al Pantheon

L’Obelisco Flaminio è un altro degli obelischi più conosciuti e fotografati della Città Eterna: si trova a Piazza del Popolo, è alto quasi 26 metri e venne eretto in Egitto da Ramesse II. Fu Augusto a portarlo a Roma nel 10 e a collocarlo sulla spina del Circo Massimo, fu poi Domenico Fontana, nel 1589, a erigerlo di nuovo e a collocarlo nella posizione attuale.

Molto caratteristico l’Obelisco della Minerva, che in origine era ubicato nella città egiziana di Eliopoli e venne poi trasportato a Roma sotto Domiziano e posizionato presso il Tempio di Iside al Campo Marzio (Iseo Campense). La sua sistemazione a piazza della Minerva (di fronte alla basilica di Santa Maria sopra Minerva) fu progettata da Gian Lorenzo Bernini, che lo allestì sul dorso di un elefante di marmo. Il Papa all’epoca era Alessandro VII e il simbolo dell’elefante doveva essere un omaggio a lui.

Particolare anche la storia dell’Obelisco di Villa Celimontana, che attualmente si trova nella Villa sul Celio, fra le antichità della Famiglia Mattei: si tratta di un obelisco frammentario, quindi la parte originale è solo la metà superiore, risalente all’epoca del faraone Ramsete II. L’obelisco venne rialzato nei giardini di Villa Celimontana nel 1820, dopo essere stato prelavato dalle rovine del Tempio di Iside in Campo Marzio; nel Medioevo era stato invece collocato sul Campidoglio, vicino all’andito laterale della basilica di Santa Maria in Aracoeli. Nel 1582 fu donato a Ciriaco Mattei, che lo fece trasportare alla Villa dei Mattei sul Monte Celio.

L’Obelisco del Pincio ha un’origine romantica e tragica: venne realizzato durante il II secolo dall’imperatore romano Adriano in onore di Antinoo, il ragazzo greco da lui amato. Innalzato in Egitto, l’imperatore lo fece poi trasferire a Roma, davanti al monumento eretto in onore dell’adolescente a lui caro. Non si conosce la primaria ubicazione, ma si sa che poi l’obelisco nel III secolo venne collocato nella residenza estiva dell’imperatore Eliogabalo, sulla spina del circo Variano. Venne poi rinvenuto nel 1589, rotto in tre pezzi, appena fuori dell’attuale Porta Maggiore. Nel 1633 l’obelisco, sempre in tre pezzi, venne spostato dai Barberini nei giardini del loro Palazzo e in seguito donato a papa Clemente XIV che lo fece trasferire nel Cortile della Pigna in Vaticano. E’ stato innalzato di nuovo nel 1822, quando per volere di Papa Pio VII l’obelisco venne posto su basamento da Giuseppe Valadier nei Giardini del Pincio, da dove prende il nome attuale.

L’Obelisco di Dogali arrivò a Roma da Eliopoli, insieme all’Obelisco del Pantheon e quello della Minerva: rinvenuto nel 1883, venne rialzato nel 1887 dall’architetto Francesco Azzurri davanti alla Stazione Termini, per commemorare i caduti della battaglia di Dogali in Eritrea. Nel 1925 venne spostato nei giardini presso le Terme di Diocleziano.

Gli obelischi Romani

Gli obelischi romani, realizzati quindi a Roma sul modello di quelli egiziani, sono l’Obelisco Esquilino, l’Obelisco Agonale, l’Obelisco del Quirinale e l’Obelisco Sallustiano. Sono stati edificati fra il I e il II secolo, a imitazione degli omologhi egizi e spesso vengono infatti definiti “egittizanti”: l’epoca in cui vennero realizzati, usando marmi egizi e copiando le iscrizioni di quelli originali, aveva visto proprio il dilagare dell’Egittomania e della simbologia solare legata agli imperatori.

Tutti e quattro adornano piazze storiche della Città Eterna: l’Obelisco Esquilino, gemello dell’obelisco egizio Lateranense, si trova a Santa Maria Maggiore; l’Agonale, in granito rosso, rialzato per volere di Papa Innocenzo X nel 1651, si trova a Piazza Navona; l’obelisco Quirinale è posizionato davanti all’omonimo Palazzo, sede della Presidenza della Repubblica, accanto alla fontana dei Dioscuri ed è il gemello dell’obelisco di Montecitorio; l’obelisco Sallustiano è stato posto nel 1789 su Trinità dei Monti, da dove domina il centro storico di Roma in una delle sue piazze più rappresentative, Piazza di Spagna.

Gli obelischi moderni

Oltre ai celebri obelischi antichi egizi e romani, a Roma ci sono diversi altri obelischi, eretti in età moderna, tra il XIX e il XX secolo. Più che obelischi sono monumenti commemorativi o decorativi, che riprendono la forma dell’obelisco per il loro valore simbolico. Tra questi annoveriamo l’Obelisco di Villa Medici, che si trova nel giardino dell’omonima villa sul Pincio ed è una copia dell’originale che si trova invece a Firenze, nel giardino di Boboli; gli Obelischi di Villa Torlonia, che  furono realizzati nel 1842 in granito di Baveno, appositamente per la villa della famiglia sulla via Nomentana; l’Obelisco del Foro Italico, voluto dall’allora Ministro delle Corporazioni del Regno d’Italia Renato Ricci, eretto nel 1932 davanti al complesso sportivo del Foro Italico e che originariamente prese il nome da Benito Mussolini, a cui l’obelisco era dedicato; l’Obelisco di Marconi, eretto nel 1959 nel quartiere dell’EUR per celebrare i Giochi Olimpici del 1960 ed infine l’Obelisco Novecento, del grande Arnaldo Pomodoro, che è stato inaugurato nel 2004 in piazzale Pier Luigi Nervi, nel quartiere Europa.

Roma dopo la morte di Papa Francesco: cosa succede ora

Papa Francesco è morto il 21 aprile 2025, durante l’anno Giubilare da lui stesso inaugurato e che non potrà chiudere: l’ultimo precedente risale al 1700, quando la Porta Santa venne aperta da  Innocenzo XII, che morì poi il 27 settembre, e richiusa da Clemente XI. In Italia sono in corso cinque giorni di lutto nazionale, proclamati dal Consiglio dei ministri: il periodo di lutto si concluderà sabato mattina, 26 aprile, quando si terranno i funerali solenni alle 10.00 in Piazza San Pietro.

La città di Roma si trova quindi ad affrontare un periodo molto particolare: il funerale del Papa, l’arrivo dei Cardinali per il Conclave, lo svolgimento stesso del Conclave con la presenza costante di giornalisti da tutto il mondo in piazza San Pietro in attesa della fumata bianca e il proseguimento del Giubileo con gli eventi programmati. Vediamo nella pratica cosa cambierà.

Cosa cambia per i turisti

I turisti e i pellegrini che si trovano a Roma o che arriveranno nelle prossime ore si troveranno di fronte ad alcuni cambiamenti: l’accesso alla Basilica di San Pietro sarà limitato e ci saranno lunghe code per omaggiare la salma, esposta dal 23 aprile di fronte all’altare maggiore. Alcune aree non saranno probabilmente aperte al pubblico, tra cui la Cappella Sistina, chiusa dal 28 aprile per l’arrivo dei Cardinali e l’inizio del Conclave.

Confermati i festeggiamenti per il 25 aprile, 80esimo anniversario della Liberazione, ma con la sobrietà imposta dalla circostanza, come indicato dal ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci. Si svolgerà comunque la tradizionale cerimonia all’Altare della Patria, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della premier Giorgia Meloni e di vari ministri.

Chiusi il 26 aprile, in segno di rispetto, i Musei Vaticani e il Polo Museale di Castel Gandolfo, mentre saranno chiusi alle visite dal 28 aprile in poi, per motivi di sicurezza, i Giardini Vaticani e la Necropoli della via Triumphalis, che vengono usati come via di transito dai Cardinali in conclave. Previste, almeno nella giornata del 26 aprile, anche modifiche alla visitabilità della Basilica di Santa Maria Maggiore, dove Papa Francesco ha chiesto di essere tumulato.

È invece stata annullata la canonizzazione di Carlo Acutis, il nuovo giovanissimo santo per la quale si erano già prenotati 120mila fedeli: la cerimonia è rimandata a data da destinarsi.

Il Giubileo della Speranza prosegue

Inizialmente Mons. Fisichella aveva ventilato l’idea che il Giubileo venisse interrotto per la morte di Papa Francesco, ma l’ipotesi è stata smentita dal direttore della sala stampa Vaticana Matteo Bruni.

Le attività giubilari quindi proseguono con il Giubileo degli adolescenti, che si aprirà venerdì 25 aprile e si chiuderà domenica 27. Poi sarà la volta del Giubileo delle Persone con Disabilità (28-30 aprile); quello dei Lavoratori (1-4 maggio) e quello degli Imprenditori (4-5 maggio). Questi eventi si svolgeranno per forza di cose senza la presenza del Papa, mentre gli eventi estivi vedranno con molta probabilità la presenza del nuovo Pontefice.

Roma blindata, aumentate le misure di sicurezza

In tutta la città è stato innalzato il livello di sicurezza, anche in previsione dell’arrivo dei potenti del mondo per il funerale di Papa Francesco: è stato attivato il livello 1, il più alto previsto dal protocollo, coordinato dalla Sicurezza Vaticana, una struttura interforze che lavora in stretto raccordo con la Gendarmeria Vaticana, la Guardia Svizzera Pontificia e le principali forze dell’ordine italiane, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Aeronautica Militare.

La zona più attenzionata è San Pietro, ma su tutta Roma è scattata la no-fly zone temporanea, sorvegliata da elicotteri della Polizia e dei Carabinieri. Droni dotati di videocamere ad alta risoluzione vengono utilizzati per la sorveglianza tattica e inviano immagini in tempo reale alle centrali operative dislocate sul territorio. Inoltre sono state posizionate altre 200 telecamere, attive 24 ore, nei punti nevralgici della Capitale, controllate da postazioni centralizzate.

Eventi annullati a Roma

Per la morte di Papa Francesco e il successivo periodo di lutto nazionale di cinque giorni, sono state rimandate le partite di calcio di ogni categoria e annullati i festeggiamenti per il Natale di Roma, che cadevano proprio il 21 aprile.

Rimandato anche il concerto di Jovanotti, previsto a Roma proprio sabato 26 aprile, giorno in cui saranno svolti i funerali del Papa: inizialmente il cantante aveva dichiarato che il concerto si sarebbe comunque svolto, per rispetto a chi aveva acquistato i biglietti o programmato il viaggio verso la Capitale. Nella giornata del 23 aprile, però, il ripensamento: il concerto viene rimandato al giorno dopo, domenica 27. Per chi aveva acquistato i biglietti per il 26 è comunque prevista la possibilità di chiedere il rimborso, disponibile da mercoledì 23 aprile alle 10:00 fino a giovedì 24 aprile alle 18:00, attraverso i siti Ticketone e Ticketmaster o nei punti vendita fisici, a seconda di dove il biglietto è stato acquistato.

Natale di Roma, perché (e come) si festeggia il 21 aprile

Il 21 aprile a Roma non è una data come tutte le altre: è il “Natale di Roma”, il compleanno della città, che viene festeggiato con sfilate e ricorrenze che affascinano i turisti e rendono i residenti orgogliosi, ancora una volta, dell’unicità della loro città.

Quale altra città può infatti vantare un “Natale” festeggiato e conosciuto anche a livello nazionale?

Le origini di Roma

Come sappiamo, le origini della città di Roma si dividono nettamente fra storia e leggenda, anche se ci sono dei punti di contatto. La leggenda vuole che la città sia stata fondata dal primo Re di Roma, Romolo, dopo aver ucciso il fratello gemello Remo; la storia raccconta invece che Roma è nata per “sinecismo”, cioè per l’unificazione progressiva dei villaggi sparsi sui vari colli come Palatino, Campidoglio, Aventino. C’è però da segnalare che i ritrovamenti archeologici confermano alcune circostanze del mito: la prima cinta muraria, per esempio, oggetto del contendere fra Romolo e Remo, risale effettivamente all’VIII secolo, come leggenda racconta.

Roma non è stata costruita in un giorno, recita un antico detto ed in effetti è proprio così: si è trattato di un lungo processo e non di una fondazione in una data precisa. Avere però una data di riferimento è una tentazione troppo forte per gli storici ed infatti è stato l’autore latino Marco Terenzio Varrone, nel I se a.C, a fissare al 21 aprile 753 la nascita di Roma, a sua volta ispirandosi alle ricerche di un altro studioso, un astrologo, Lucio Taruzio Firmano.

Il processo che portò Varrone a fissare il 21 aprile (che nel calendario pre-giuliano, il cosiddetto calendario romano arcaico o repubblicano, corrispondeva al XI giorno prima delle Calende di Maggio) come data di fondazione di Roma ha delle basi religiose ma anche “scientifiche”, oltre che astrologiche: questo convinse i romani ad accettare la data come autentica nel giro di alcuni decenni e a smettere di identificare gli anni in base al nome dei consoli in carica, inziando invece a contarli “ab urbe condita”, quindi dalla data di fondazione.

Perché il 21 aprile è il Natale di Roma

Dietro alla data del 21 aprile ci sono tre tipi di motivazioni, molto importanti all’epoca di Varrone:

  • Tradizione religiosa:
    Il 21 aprile, nel calendario romano antico, si celebrava una festa rurale antichissima chiamata Parilia, in onore della dea Pales, protettrice delle greggi e dei pastori. Era una festa di purificazione e rinnovamento, quindi simbolicamente perfetta per fondare una città. Roma, secondo il mito, nasce come insediamento voluto da Romolo, che era stato cresciuto da pastori ed era a tutti gli effetti un pastore anche lui, quindi la fondazione durante i Parilia aveva un forte valore religioso e culturale.
  • Calcoli cronologici:
    Varrone cercava di dare un fondamento scientifico alla la storia di Roma. Seguendo cronologie leggendarie (come i regni dei sette re di Roma, le genealogie troiane ecc.), Varrone calcolò all’indietro partendo da eventi storici certi (come la prima Olimpiade, la guerra di Troia) e concluse che la fondazione dovesse cadere nel 753 a.C..
  • Coerenza con i miti troiani:
    Roma, secondo il mito, discendeva da Enea, fuggito da Troia. Varrone tenne conto anche delle cronologie mitiche che legavano la caduta di Troia (tradizionalmente datata intorno al 1184 a.C.) con l’arrivo di Enea in Italia e la successiva fondazione di Alba Longa e Roma, sistemando tutto con un calcolo “armonico” delle genealogie.
  • Influenza astronomica:
    Qui entra in scena Lucio Taruzio (o Taruzio Firmiano), un astrologo e matematico amico personale di Cicerone. Fu proprio grazie ai calcoli astrologici di Taruzio che Varrone potè fissare non solo l’anno, ma addirittura il giorno esatto della fondazione di Roma. Secondo quanto tramandato (soprattutto da Plutarco in Vita di Romolo), Taruzio aveva ricostruito astrologicamente il cielo alla nascita di Romolo, partendo da miti e racconti, stabilendo che Romolo fosse nato il 23 settembre sotto il segno della Bilancia (segno dell’equilibrio e della giustizia, simbolicamente perfetto per il fondatore di una città) e determinato che avesse fondato Roma il 21 aprile.

Storia e leggenda si intrecciano nel mito di Roma

Il simbolo di Roma è una lupa che allatta due gemellini: questa immagine viene da un mito, formato da diverse leggende e definito in età augustea. Romolo e Remo, i due gemelli, sarebbero stati figli del dio Marte e di Rea Silvia, a sua volta figlia del re di Alba Longa, Numitore. Il trono di Alba Longa era stato usurpato dal fratello di Numitore, Amulio, il quale, venuto a sapere della nascita dei due gemelli, ordinò che fossero uccisi. Il servo incaricato di uccidere i bambini però non ne avrebbe avuto il coraggio e invece di sopprimerli li affidò alle acque del Tevere, adagiati in una cesta. La cesta si fermò proprio nella zona in cui sarebbe sorta Roma e Romolo e Remo si salvarono perchè allattati da una lupa e poi adottati da un pastore.

Nell’anno 753, diventati adulti, uccisero Amulio, restituirono il trono di Alba Longa a Numitore e decisero di fondare una città nel luogo dove erano cresciuti. Quella fondazione però doveva essere segnata dal sangue.

La leggenda narra infatti che Romolo e Remo, in competizione per diventare sovrani della città che dveva ancora nascere, si posizionassero su due colli poco distanti, Romolo sul Palatino e Remo sull’Aventino, in attesa che gli dei mandassero un presagio. Remo avvistò sei avvoltoi, suo fratello dodici: a quanto pare gli dei avevano scelto Romolo, che fondò la città sul colle del Palatino, tracciando il perimetro delle mura, e la chiamò Roma dal suo nome.

Remo però non accettò il risultato di questa disputa e quando Romolo tracciò il confine della città, il sacro “pomerium”, ci saltò sopra in segno di scherno: a quel punto, secondo la versione più diffusa, Romolo lo uccise (o secondo altre versioni ordinò di ucciderlo) pronunciando la famosa frase: “Così perirà chiunque osi varcare le mura che ho costruito”

L’archeologia conferma il mito?

Alcune scoperte archeologiche hanno trovato elementi di riscontro del mito: tra gli anni ’80 e ’90 il famoso archeologo Andrea Carandini ha scavato proprio sul Palatino, dove secondo la tradizione Romolo avrebbe fondato Roma, trovando i resti di un muro di fortificazione (una specie di palizzata molto antica) che risale proprio attorno al 750 a.C.: esattamente il periodo indicato dalla leggenda.

Cosa significa tutto questo? Probabilmente che qualcosa di vero sotto il mito c’è: Roma fu davvero fondata in quel periodo, da comunità latine che si unirono, e che usarono riti molto solenni per sancire la nascita della città. Non c’erano magari Romolo e Remo in persona, ma capi tribali sì, e violente lotte per il potere (come la storia del fratricidio suggerisce). La leggenda di Romolo e Remo non è quindi vera parola per parola, ma racconta in forma epica eventi reali: una nascita difficile, una lotta per il comando, un’alleanza tra villaggi sul Palatino.

Il Natale di Roma oggi, come si festeggia

Ogni anno la città di Roma rende il 21 aprile una ricorrenza storica, folkloristica e culturale: gli eventi in città sono diversi e variegati, per romani e turisti.

Al Circo Massimo, il Gruppo Storico Romano animerà il “Natale di Roma 2025” con rievocazioni che si intrecceranno ai giorni di Pasqua. Il momento culminante sarà lo spettacolo “Roma Città del Fuoco”, dove si ripercorreranno eventi come l’incendio di Nerone e il rito della fondazione.

Già dal 19 aprile il Circo Massimo ospiterà anche mostre fotografiche, incontri con gli scrittori, concorsi, giochi gladiatori e attività didattiche. I festeggiamenti culmineranno con l’apertura gratuita dei Musei Civici di Roma Capitale il 21 aprile, per un’immersione totale nella storia e nell’arte della città eterna.

Celebrazioni sono previste anche a Piazza del Campidoglio: al Belvedere Caffarelli si celebrerà la romanità con spettacoli dedicati a Belli, Petrolini, Trilussa e ai grandi imperatori di Roma. Non mancheranno tributi a icone come Gabriella Ferri, con performance poetiche, musicali e teatrali.

Parco degli Acquedotti: natura e storia nel cuore di Roma

Il Parco degli Acquedotti, uno dei parchi più iconici di Roma, si estende per circa 240 ettari fra Via Appia e Via Tuscolana, all’interno del Parco Regionale dell’Appia Antica: un polmone verde che arriva fino ai Castelli Romani e che è contraddistinto dalla sagoma degli acquedotti che gli danno il nome, ben sette, di cui oggi restano solo alcune vestigie.

Passeggiare all’interno del Parco degli Acquedotti significa perdere il contatto con la realtà e vivere una esperienza di reale natura incontaminata: camminando fra alberi e rovine si possono ammirare anche un laghetto e una cascata, resti di antiche ville romane, sepolcri, torri medievali e incrociare un tratto della via Latina, l’antica strada romana che arrivava fino a Capua.

Non a caso la bellezza selvaggia di questo Parco è stata scelta spesso come sfondo cinematografico: da film come La Grande Bellezza a Mamma Roma, La Dolce Vita, Il Marchese del Grillo, passando per un telefilm cult come SKAM!

La storia del Parco degli Acquedotti

Il Parco è un residuo del tratto di Agro Romano che originariamente si estendeva senza interruzioni fino ai Colli Albani: è sempre stato caratterizzato da tanti alberi, in particolare pini, e in passato era noto come Roma Vecchia, dal nome dell’omonimo casale che è ancora presente.

Nel tempo, complici i grandi spazi al riparo da occhi indiscreti, sono iniziate a sorgere piccole abitazioni abusive addossate soprattutto all’Acquedotto Felice, veri e propri borghetti che sono stati poi sgombrati nel 1965, quando il Piano Regolatore rese la zona parco pubblico. Nonostante l’intervento della Soprintendenza la zona restò sgombra, ma in stato di abbandono.

Bisognerà aspettare il 1986, quando di fronte allo stato di degrado dell’area e soprattutto al rischio di speculazione edilizia, alcuni cittadini crearono il Comitato per la salvaguardia del Parco degli Acquedotti e di Roma Vecchia. Nel 1988 le istanze dei cittadini, appoggiate anche da alcuni intellettuali romani, vennero finalmente ascoltate e la zona venne inserita nel Parco regionale dell’Appia antica.

Oggi è uno dei parchi più frequentati e fotografati di Roma: al tramonto lo sfondo degli acquedotti regala uno scenario indimenticabile.

parco acquedotti roma
Fonte: 123RF
Parco degli Acquedotti al tramonto

Gli Acquedotti e le Ville

Straordinarie opere di ingegneria civile, gli acquedotti romani sono stati uno dei motivi che hanno reso Roma la potenza del passato che era arrivata a dominare il mondo: la loro costruzione ha permesso di garantire un approvvigionamento costante e abbondante di acqua potabile alle città, contribuendo alla crescita demografica e al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie (sotto Fontana di Trevi c’è un’altra dimostrazione dello straordinario rapporto degli Antichi Romani con l’acqua)

Nel parco degli Acquedotti sono presenti i resti di sette strutture, romane o di epoca papale, che rifornivano la città e le grandi ville presenti nella zona: l’acquedotto Anio Vetus (sotterraneo), gli acquedotti Marcia, Tepula e Iulia e gli acquedotti Claudio e Anio Novus. Il settimo acquedotto è “moderno”, il cosidetto Aqua Felix, edificato tra il 1585 e il 1587 per volere di papa Sisto V, già cardinale Felice Peretti, da cui prende il nome.

Tra le molte vestigia del passato che si possono ammirare durante le passeggiate al Parco degli Acquedotti, anche quelli di due imponenti casali: la Villa delle Vignacce, una delle più grandi ville suburbane di questa zona, costruita probabilmente costruita dal ricco mercante Quinto Servilio Pudente al tempo di Adriano (117-138 d.C.); e il Casale di Roma Vecchia, un casale-torre situato lungo la via Latina, probabilmente sul luogo di una antica stazione di posta, risalente al XIII secolo.

Percorsi in bici nel Parco degli Acquedotti

Il Parco degli Acquedotti è molto semplice da visitare in bici, perchè non presenta dislivelli impegnativi e offre la possibilità a grandi e piccoli, anche non molto allenati, di passare qualche ora in bicicletta sui percorsi.

Ma è anche una vera e propria via di attraversamento della città per chi utilizza la bici come mezzo di trasporto: l’Asse degli Acquedotti è un percorso ciclopedonale che collega il centro di Roma con i quartieri del sud-est della città, sviluppato grazie all’ Associazione Settimo Biciclettari e inserito Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) di Roma. É lungo circa 13 km e parte da Ciampino, attraversando diversi parchi fra cui il Parco di Tor Fiscale e il Parco della Caffarella, per poi terminare al Circo Massimo.

Per ora alcuni punti risultano ancora interrotti e non percorribili: prima di pianificare un attraversamento in bicicletta sempre meglio consultare il sito ufficiale del Parco degli Acquedotti.

Cosa vedere nel Parco

Il Parco degli Acquedotti offre un mix inedito di storia antica e natura: passeggiando nel verde si possono ammirare i resti delle opere fatte costruire da Agrippa, Claudio e Caligola, ma anche quelli di grandiose ville romane, lapidi che hanno custodito per secoli il riposo di qualcuno, laghetti e addirittura una piccola cascata.

Nell’area degli Acquedotti c’è anche una chiesa moderna, la Chiesa di San Policarpo che, situata ai margini del parco, vanta un’interessante architettura contemporanea ed è punto di riferimento per il quartiere. Passeggiando si incrocia anche un canale artificiale, conosciuto con il nome di Fosso (o “marrana”) Acqua Mariana. Si tratta di un fosso artificiale costruito nel 1122 da Papa Callisto II per garantire l’acqua alla città di Roma, in particolare per irrigare gli orti di proprietà della Basilica di S. Giovanni in Laterano. Partendo dalle sorgenti in località Squarciarelli (presso Grottaferrata) la Marrana attraversava il Parco degli Acquedotti, la zona di Tor Fiscale e, sfruttando la naturale pendenza del terreno e ripercorrendo la linea degli antichi acquedotti giungeva a porta Asinara dove azionava mulini e formava un laghetto; proseguiva poi per porta Metronia, prima di gettarsi nel Tevere all’altezza di S. Maria in Cosmedin.

Interessante anche il Campo Barbarico, visitabile tra la doppia intersezione degli acquedotti Claudio e Marcio: si tratta dei resti dell’accampamento militare utilizzato dai Goti di Vitige nel 537 d.C., durante l’assedio di Roma e conserva tracce delle fortificazioni costruite per bloccare i rifornimenti idrici alla città. Un luogo iconico del Parco degli Acquedotti è poi senz’altro Tor Fiscale, una torre medievale costruita nel XIII secolo sfruttando gli archi degli acquedotti. Era un punto strategico di controllo lungo la via Latina ed oggi rappresenta un affascinante connubio tra epoche diverse, con la sua struttura in laterizio incastonata tra le rovine romane.

Il parco è inoltre un’ampia area verde con prati, boschetti e sentieri ombreggiati. È un luogo perfetto per passeggiate, picnic e sport all’aria aperta ed ospita una varietà di uccelli, tra cui aironi, poiane e upupe.

Il punto forte del Parco sono gli scenografici resti degli Acquedotti, che con le loro alte arcate creano scenari spettacolari, soprattutto al tramonto, quando la luce dorata esalta le antiche strutture in contrasto con il verde del paesaggio.

Come arrivare al Parco degli Acquedotti

Il Parco degli Acquedotti si trova nel quartiere Appio Claudio, all’interno del Parco Regionale dell’Appia Antica, ed è facilmente raggiungibile con diversi mezzi di trasporto.

  • In metro: la fermata più vicina è Giulio Agricola (Linea A), da cui si può raggiungere il parco con una breve passeggiata di circa 10 minuti lungo Viale Appio Claudio.
  • In autobus: si arriva facilmente con le linee ATAC 118, 559, 590 e 650, che fermano nelle vicinanze.
  • In auto: il parco si trova vicino alla Via Tuscolana e alla Via Appia Nuova.

Dove parcheggiare: Non ci sono parcheggi interni, ma si può lasciare l’auto nelle strade limitrofe, tra cui Via Lemonia, che costeggia il parco e offre diverse possibilità di sosta gratuita. Altre opzioni si trovano su Viale Appio Claudio e nelle vie laterali.

Orari di accesso: Il parco è sempre aperto e accessibile gratuitamente, senza orari di chiusura, essendo un’area pubblica. Tuttavia, è consigliabile visitarlo durante le ore diurne per apprezzarne meglio i panorami e la sicurezza.

Le leggende dei monumenti di Roma

Roma, la Città Eterna, offre ai milioni di visitatori che ogni anno attraversano le sue strade un mix di storia, arte e cultura che si intrecciano, in un abbraccio senza tempo. Roma è nello stesso tempo la culla della civiltà occidentale e la Capitale spirituale del mondo e ogni suo angolo, dai più conosciuti ai meno noti, racconta una storia millenaria.

I monumenti di Roma sono autentiche vestigie della storia dell’umanità: dal Colosseo al Pantheon, passando per il Vittoriano, Castel Sant’Angelo o San Pietro, questo straordinario museo a cielo aperto contiene una mole inestinguibile di aneddoti, storie e vissuti che non possono essere descritti in nessun libro di storia dell’arte.

Vediamo insieme una parte delle leggende sui monumenti di Roma, partendo dal simbolo della città nel mondo: il Colosseo.

Il Colosseo e il fantasma di Commodo

Il Colosseo è la macchina da spettacoli più grandiosa dell’antichità e nascondeva nel sottosuolo un mondo sotterraneo molto complesso, invisibile alle quasi 80 mila persone sedute sugli spalti. L’intera intricata cittadella sotterranea era funzionale alla messinscena sull’Arena: c’era anche un cunicolo nascosto destinato all’ingresso a sorpresa dell’Imperatore sul palcoscenico. Si racconta che Commodo, il sanguinario figlio di Marco Aurelio (noto per la sua versione cinematografica de Il Gladiatore di Ridley Scott) abbia subito un attentato proprio nel labirinto sotterraneo del Colosseo.

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Fonte: 123RF
Veduta interna del Colosseo

Commodo era molto legato al Colosseo, dove pretendeva di esibirsi nei giochi come un vero Gladiatore (ma i suoi avversari avevano armi spuntate e non potevano batterlo, pena la morte): ad ucciderlo fu proprio il suo istruttore, il gladiatore Narcisso, in una congiura con senatori, pretoriani e Marcia Demetria, una delle concubine di Commodo. La leggenda narra che il fantasma di Commodo si aggiri ancora fra le rovine del Colosseo e nei suoi amati cubicoli sotterranei.

La Bocca della Verità

È uno dei monumenti più conosciuti ed amati dai turisti: passando nella piazza che prende il suo nome troverete sempre una fila di persone in attesa di fare la classica foto con la mano nella bocca del mascherone urlante, conosciuto appunto come la Bocca della Verità.

Una leggenda medievale racconta infatti che la statua avesse il potere di riconoscere i bugiardi e di mordere loro la mano: per questo veniva usata anche dai giudici, che facevano appostare un boia dall’altra parte del Mascherone pronto a tagliare la mano del postulante. Si dice anche che una giovane donna riuscì a ingannare la maschera e che da quel momento la Bocca della Verità non abbia più “funzionato” e si sia tramutata in un semplice e innocuo monumento. Fino a quando, chissà, non deciderà di risvegliarsi…

Il fossato del Pantheon

Il Pantheon di Roma è uno dei monumenti più straordinari e meglio conservati del mondo: costruito durante il regno dell’imperatore Adriano, tra il 118 e il 125 d.C., è un capolavoro di ingegneria e architettura. La sua struttura circolare, simbolo dell’universo, è coperta da una maestosa cupola in cemento, che per secoli è stata la più grande esistente. La sua apertura centrale, l’oculus, con un diametro di 9 metri, rappresenta un collegamento diretto tra il cielo e la terra, permettendo alla luce naturale di entrare nell’edificio, creando così un’atmosfera mistica e suggestiva. Nel Pantheon, nonostante sia aperto, non entra l’acqua se piove (o così sembra):  le correnti d’aria calda ascensionali nebulizzano le gocce di pioggia che entrano dall’oculus stesso, mentre quando la pioggia è più forte, un sistema di 22 fori di drenaggio sul pavimento aiuta a far defluire l’acqua in modo che non si abbia l’impressione che stia piovendo.

Il Pantheon è ricco di storie e leggende: si dice il fossato che circonda il Pantheon sia stato scavato dalla furia del diavolo, scatenata dal medico e alchimista Pietro Barliario, che, pentitosi di avergli venduto l’anima, si era rifugiato all’interno della struttura per sfuggirgli. Il diavolo non riusciva ad entrare nel luogo sacro e iniziò quindi a girare e correre intorno al Pantheon, tanto da creare il fossato che ancora oggi possiamo vedere.

Il Ponte Sant’Angelo e l’Arcangelo Michele

Il Ponte Sant’Angelo collega la piazza omonima al lungotevere Vaticano: costruito nel 134 d. C dall’imperatore Adriano, su progetto di Demetriano, doveva servire per collegare alla riva sinistra Castel Sant’Angelo, ovvero il suo mausoleo. Il ponte è arricchito da numerose e stupende statue di angeli, ma dal ponte stesso è anche ben visibile una statua dell’Arcangelo Michele che svetta sopra Castel Sant’Angelo. La leggenda narra che intorno al 600 d.C Papa Gregorio Magno ebbe un’apparizione dell’arcangelo che, dalla sommità dell’edificio, riponeva la spada nel fodero: ne dedusse che la pestilenza che aveva colpito la città di Roma fosse finalmente finita ed in effetti fu proprio così. Il Papa fece dunque posizionare la statua esattamente nel punto dove aveva visto l’Arcangelo nella sua visione: la statua originariamente era in legno ed andò distrutta e sostituita più volte. Quella che si può ammirare oggi è la sesta versione, collocata sopra Castel Sant’Angelo nel 1753.

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La statua dell’Arcangelo Michele su Castel Sant’Angelo

La leggenda della Colonna Traiana

La colonna Traiana fu inaugurata dall’Impreatore Traiano nel 113 d.C., per celebrare le sue due campagne vittoriose in Romania: alta circa 40 metri, è ricoperta di bassorilievi con scene di guerra, che si avvolgono a spirale lungo la colonna. I bassorilievi iniziano con i Romani che si preparano alla guerra e terminano con i Daci scacciati dalle loro terre.

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Fonte: 123RF
Colonna Traiana e Fori Imperiali

Quando Traiano morì, nel 117 d.C., le sue ceneri e quella di Pompea Plotina, sua moglie, furono collocate in un’urna d’oro dentro la base cava della colonna. La leggenda narra che il monumento sia sopravvissuto grazie a Papa Gregorio Magno (al soglio dal 590 al 604) che, colpito da una scena in cui si vedeva Traiano aiutare una donna il cui figlio era stato ucciso, pregò per la salvezza della sua anima. A questo punto la leggenda si divide: una versione racconta che Dio apparve allora al Papa annunciando che l’anima di Traiano era salva, ma chiedendogli di non intercedere più per i pagani, un’altra vuole che quando le ceneri furono esumate, la lingua di Traiano, ancora intatta, raccontò di come la sua anima fosse stata salvata dall’inferno. La terra intorno fu perciò dichiarata sacra e la colonna risparmiata. La statua di Traiano rimase sulla cima fino al 1587, quando venne sostituita con quella di San Pietro.

Castel Sant’Angelo e le sue leggende

Castel Sant’Angelo è una delle fortezze più iconiche di Roma e anche uno dei monumenti pù visitati in assoluto: commissionato dall’Imperatore Adriano, venne concluso nel 139 d.C e cambiò presto la sua destinazione d’uso, da Mausoleo a fortino, baluardo avanzato oltre il Tevere a difesa di Roma.

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Fonte: 123RF
Veduta di Castel Sant’Angelo

L’imponente struttura conserva ancora oggi cunicoli e passaggi segreti, tra cui uno che si dice si collegasse direttamente al Vaticano, per permettere ai Papi di fuggire in caso di pericolo. Di sicuro vi si rifugiò Papa Clemente VII durante il sacco di Roma e si dice che ancora oggi il suo spirito inquieto aleggi nelle stanze. Ma il fantasma di Papa Clemente non sarebbe l’unico a infestare Castel Sant’Angelo: la giovane aristocratica romana Beatrice Cenci fu imprigionata a Castel Sant’Angelo con l’accusa di aver ucciso suo padre e, dopo aver subito torture per estorcerle confessioni, fu condannata a morte insieme ai suoi familiari. Il suo spirito tormentato, secondo i racconti, vagherebbe ancora nelle stanze dove è stata rinchiusa.

Infine, un’altra leggenda racconta che nei sotterranei di Castel Sant’Angelo sia stato nascosto un tesoro immenso, un accumulo di ricchezze di proprietà dei Papi che nei secoli si erano rifugiati nella fortezza. Ma, fra il sacro e il profano, si dice che il tesoro sia protetto da un antico incantesimo, e che chi cercherà di trovarlo sarà maledetto. Molti hanno cercato il tesoro senza successo, ma alcuni credono ancora che le ricchezze siano lì, pronte per essere scoperte.

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