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Il paradiso dell’outdoor si trova in Friuli-Venezia Giulia

C’è un angolo di Friuli-Venezia Giulia dove la natura sembra essersi divertita a creare piccoli miracoli geologici e paesaggi da favola.

Qui, all’ombra delle imponenti vette delle Alpi Giulie occidentali, si sviluppa un paradiso dell’outdoor che custodisce foreste di risonanza usate dai liutai di tutto il mondo, miniere che nascondono segreti curativi ed eccellenze gastronomiche, e corsi d’acqua spettacolari che viaggiano incredibilmente fino al Mar Nero.

Quello di Tarvisio e dei suoi dintorni è un territorio sorprendente e accessibile a tutti, dove i sentieri per il trekking più selvaggio si alternano a percorsi pensati per il puro relax delle famiglie, capace di trasformare ogni passeggiata in un’avventura indimenticabile tra terra, acqua e cielo.

Il Parco Geominerario di Raibl, viaggio nel cuore della Terra

Il cuore del Parco Geominerario di Raibl è la sua miniera, le cui pareti sono custodi di oltre 700 anni di attività a partire dall’epoca romana. Per secoli qui gli abitanti della zona (e non solo) hanno lavorato per estrarre zinco e piombo.

La struttura sotterranea della miniera ha dell’incredibile: ben 120 chilometri di gallerie disposte su 19 livelli, che scendevano fino a 520 metri di profondità. Camminando all’interno si nota subito una curiosa pendenza del 2 per mille, studiata appositamente in passato per non far fare troppa fatica ai muli che trasportavano il materiale estratto e per permettere all’acqua di drenare correttamente senza allagare i cunicoli.

Altra particolarità: per visitare la miniera dovrai coprirti molto bene! All’interno infatti c’è un’umidità del 98% e una temperatura costante di 6 gradi.

Entrando nel suggestivo Camerone Santa Barbara – che una volta era ben cinque volte più grande ed è il punto esatto in cui venne trovata la vena mineraria principale – si respira ancora la profonda devozione dei lavoratori alla Santa che li proteggeva. L’altare sotterraneo è dedicato proprio a Santa Barbara e ogni 4 dicembre vi si celebra una messa in due lingue.

Ma non finisce qui. Un altro luogo caratteristico della miniera è il Pozzo Layer, un ascensore utilizzato per trasportare il materiale estratto e i minatori. E come non citare poi il Tunnel o Galleria di Bretto che, con i suoi 5 chilometri, è stato il primo confine di Stato più profondo d’Europa.

Formaggi in miniera
@SiViaggia - Valentina Scillieri
L’affinatura dei formaggi nella miniera

Nella miniera Raibl ci sono anche altre due sorprese. La prima è che in uno degli ambienti sotterranei si tengono due volte all’anno dei trattamenti di speleoterapia per ragazzi con problemi respiratori. La seconda è invece di natura enogastronomica: da qualche anno le gallerie ospitano zone di affinatura dei formaggi, che, grazie ai lieviti della miniera, rimangono morbidissimi all’interno. Una vera chicca unica in Europa!

Dal punto di vista umano, senso di comunità si percepisce ovunque: basti pensare che negli anni ’50 ci lavoravano ben 1200 persone e il paesino di Cave del Predil era un vero e proprio villaggio vibrante di 2500 abitanti, mentre oggi ne rimangono circa 200, dopo che nel 1991 la miniera è stata definitivamente chiusa. All’interno della miniera rimane, per fissare la memoria e l’attaccamento della popolazione a questo luogo, una scritta: “Gluck auf“, ovvero “Felice ritorno”, il tradizionale saluto dei minatori che esprimeva la speranza di tornare alla propria vita in superficie.

Sul set cinematografico dei Laghi di Fusine

Se c’è un luogo che sembra uscito direttamente da una fiaba o da una cartolina, quello è senza dubbio la conca dei Laghi di Fusine. Non a caso questo posto pazzesco è stato più volte scelto come set cinematografico e pubblicitario d’eccezione.

Questi due laghi di origine glaciale sono protetti dalle maestose Alpi Giulie occidentali, dominate dal profilo del monte Mangart con i suoi 2677 metri di altezza, un colossale blocco di calcare e dolomia.

Laghi di Fusine
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Vista dai Laghi di Fusine

Camminando lungo le sponde, potrai ammirare i famosi massi erratici, giganteschi blocchi di roccia staccati in epoca remota dal ghiacciaio e trasportati fino a qui: i più famosi sono il masso Marinelli (alto circa 20 metri) e il masso Giulio Andrea Pirona.

I laghi sono due, situati a pochissima distanza l’uno dall’altro ma con sfumature uniche: il Lago Inferiore si trova a 924 metri di altitudine, mentre il Lago Superiore si trova a 929 metri. I due sono collegati da un sistema sotterraneo di acque, per cui è il Lago Superiore ad alimentare quello Inferiore. Una particolarità: il Lago Superiore è molto “umorale”, nel senso che essendo alimentato principalmente dall’acqua piovana, il suo livello cambia continuamente.

Per gli amanti della natura selvaggia, i boschi circostanti di abeti rossi e faggi sono un vero paradiso di biodiversità. Qui crescono i pregiati abeti rossi di risonanza, ricercati dai liutai di tutto il mondo perché il loro legno finissimo è perfetto per costruire strumenti musicali a corda di altissimo livello. Aguzzando la vista e l’udito tra i rami, potresti avvistare poi animali come il picchio verde e il picchio nero, cervi, caprioli, camosci, stambecchi e marmotte, ma anche lupi, orsi e linci.

Il Monte Lussari e il santuario tra le nuvole

Il Monte Lussari è un luogo magico intriso di spiritualità e fascino ad alta quota. Salendo quassù a piedi o con gli impianti, si raggiunge il celebre e pittoresco borgo dove nel 1313 nasce ufficialmente il santuario, una meta di pellegrinaggio antichissima e suggestiva che da secoli unisce popoli e lingue diverse.

Monte Lussari
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Il borgo di Monte Lussari

Una delle particolarità architettoniche più curiose della chiesa riguarda la forma del suo soffitto: fu infatti realizzato con le sembianze di una carena di nave rovesciata per il patriarca d’Aquileia, un dettaglio costruttivo davvero singolare che ti consiglio assolutamente di osservare alzando gli occhi al cielo una volta varcato il portale d’ingresso.

Tutto attorno il paesaggio si apre in una spettacolare vista sulle Alpi Giulie e lo sguardo si perde nella maestosità delle pareti di roccia del Jof di Montasio, del Jof Fuart e del Mangart. Questo luogo è l’ideale sia per gli amanti del trekking e della natura, con anche sentieri impegnativi come il Cammino Celeste, che per chi pratica sport invernali, con la suggestiva pista Di Prampero adatta agli sciatori più esperti.

Alpi Giulie Monte Lussari
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Le Alpi Giulie viste dal Monte Lussari

Il Monte Lussari è anche l’ambientazione della suggestiva e tradizionale fiaccolata del 1° gennaio: sciatori professionisti, vestiti con abiti invernali tipici, scendono lungo i pendii della montagna con le fiaccole in mano fino a Camporosso, dove tutta la comunità si ritrova per festeggiare con musica, vin brulè e fuochi d’artificio.

Le acque cristalline dell’Orrido dello Slizza

Se cerchi un’avventura a piedi che lasci a bocca aperta tutta la famiglia senza richiedere sforzi eccessivi o sentieri da alpinisti, l’Orrido dello Slizza è esattamente la scelta perfetta.

Si tratta di una forra molto stretta e profonda, scavata nel corso dei millenni dalla forza incessante dell’acqua dello Slizza, un torrente che nasce dall’unione di due corsi d’acqua della zona: il Rio Freddo e il Rio del Lago.

La camminata si sviluppa lungo un sentiero semplice e perfettamente attrezzato con scale e staccionate, ideale per una splendida gita con i bambini.

Orrido dello Slizza
@SiViaggia - Valentina Scillieri
L’Orrido dello Slizza

Oltre ad essere una meta rinomata e apprezzata per gli appassionati di pesca sportiva, questo torrente nasconde un fatto geografico davvero incredibile: a differenza della stragrande maggioranza dei fiumi italiani, l’acqua dello Slizza scorre verso Nord e va a finire dritta nel Mar Nero! Un piccolo miracolo della geografia che rende questo canyon un luogo ancora più affascinante da scoprire a passo lento.

Dalla Ciclovia Alpe Adria ai sentieri incontaminati

Le opportunità per vivere questo splendido territorio a stretto contatto con la natura non finiscono certo qui, perché la fitta rete di percorsi all’aria aperta offre infinite varianti per tutte le gambe e per tutte le età.

Per chi ama le due ruote, un’esperienza assolutamente imperdibile e rigenerante è quella di percorrere un tratto della celebre Ciclovia Alpe Adria, una delle piste ciclabili più spettacolari e premiate d’Europa che attraversa paesaggi mozzafiato ed è perfetta per le famiglie, grazie a pendenze dolci e tracciati sicuri ricavati spesso sul sedime di vecchie linee ferroviarie dismesse.

Se invece alle due ruote preferisci il trekking classico o le passeggiate rilassanti immerse nel verde, da non perdere è il “The Forest Sound Track” (il Sentiero degli Alberi di Risonanza in Val Saisera), un percorso facile di 5,5 km che conduce al cospetto dei maestosi abeti rossi usati dai liutai.

Un’idea perfetta da vivere con i bambini è la visita alle malghe del Passo Pramollo, una passeggiata molto agevole su strada forestale che conduce fino a Malga For, punto di sosta ideale tra i pascoli di montagna. Per chi ama camminare al fresco accompagnato dal mormorio dell’acqua c’è l’Anello del Rio Serai, un percorso rilassante e alla portata di tutti che attraversa il bosco superando il torrente su una suggestiva passerella pedonale.

Tarvisio e i suoi dintorni sono una destinazione immersa nella natura capace di mettere d’accordo proprio tutti. Che tu abbia voglia di infilare gli scarponi per un trekking tra i boschi, di scendere sottoterra al fresco di una miniera centenaria o semplicemente di goderti la vista sui laghi con tutta la famiglia, qui le cose da fare e da vedere non mancano mai.

L’Eden del Pacifico ritrovato: Isole Salomone, viaggio ecosostenibile tra lagune millenarie e antiche tradizioni

Nel Pacifico meridionale, a est della Papua Nuova Guinea e a ovest di Vanuatu, affiora una arcipelago che forma un mosaico di ben 992 isole disseminate fra lagune, barriere coralline e rilievi ricoperti dalla foresta pluviale. Quelle sono le Isole Salomone, il cui territorio rimane lontano dai circuiti turistici più frequentati. E sì, è una fortuna al giorno d’oggi, perché proprio questa distanza ha preservato paesaggi, culture e ritmi quotidiani dal fascino autentico.

Non è un caso, dunque, che queste terre emerse vengano spesso chiamate “Eden del Pacifico“, grazie alle coste modellate dalle maree, ai villaggi affacciati sul mare, alle colline ricoperte da alberi secolari e alla spettacolare acqua, che cambia colore seguendo la luce del giorno. Un paradiso terrestre, dunque, anche perché custodito da comunità locali fiere delle proprie radici culturali.

10 giorni in Thailandia del Nord: un viaggio lento tra vette sacre, antiche capitali perdute e segreti ancestrali

Le spiagge tropicali e agli arcipelaghi del Mar delle Andamane sono certamente alcune delle immagini più simboliche della Thailandia. Ma ciò che in molti ignorano è che il nord del Paese rappresenta un microcosmo geografico e culturale altrettanto affascinante. In questa zona, infatti, catene montuose ricoperte di foreste accompagnano il viaggio, mentre vallate attraversate da fiumi e risaie disegnano scenari che mutano rapidamente lungo la strada.

Gran parte del territorio apparteneva all’antico Regno di Lanna, fondato nel XIII secolo dal re Mangrai, una delle figure più importanti della storia thailandese.

Giorni 1 e 2. Chiang Mai

Chiang Mai divenne la capitale del Regno di Lanna e ancora oggi viene considerata il centro culturale dell’intera regione settentrionale. Il centro storico conserva la pianta originaria, mentre attorno alle vie principali si alternano ben oltre 300 templi buddhisti,.

Consigli su cosa vedere

  • Wat Chedi Luang
  • Wat Phra Singh
  • Porta Tha Phae
  • Warorot Market
  • Quartiere Nimmanhaemin

Wat Chedi Luang

Il monumento più imponente del centro storico racconta oltre 600 anni di storia. Si chiama Wat Chedi Luang e venne edificato con l’obiettivo di realizzare il più grande chedi dell’antico Regno di Lanna. Un terremoto del 1545 provocò il crollo della parte superiore, lasciando però visibile ancora adesso la possente base in mattoni.

Wat Phra Singh

Pochi minuti separano il Chedi Luang dal tempio considerato il capolavoro dell’architettura Lanna. All’interno del viharn principale si trova il Phra Singh Buddha, immagine sacra giunta probabilmente dallo Sri Lanka attraverso antiche rotte commerciali.

Porta Tha Phae

Rappresenta il simbolo dell’antica cinta muraria e la struttura attuale deriva da restauri eseguiti nel XX secolo (pur mantenendo l’aspetto originario). L’ampia piazza antistante, tra le altre cose, costituisce uno dei punti d’incontro più vivaci della città.

Warorot Market

Chi desidera conoscere la vita quotidiana degli abitanti trova nel Warorot Market una tappa fondamentale. Aperto da oltre un secolo lungo il fiume Ping, raccoglie prodotti provenienti da tutta la Thailandia del Nord.

Quartiere Nimmanhaemin

Il lato più contemporaneo di Chiang Mai è quello del quartiere Nimmanhaemin, conosciuto semplicemente come Nimman. Gallerie d’arte, caffetterie di design e ristoranti innovativi convivono con piccole boutique indipendenti.

Giorno 3. Doi Suthep

Pochi chilometri separano il centro di Chiang Mai dal Parco Nazionale Doi Suthep-Pui, un’area protetta che si estende per oltre 260 chilometri quadrati tra fitte foreste, cascate e rilievi che superano i 1.600 metri di altitudine.

Consigli su cosa vedere

  • Wat Phra That Doi Suthep
  • Belvedere panoramico
  • Villaggio Hmong di Doi Pui
  • Cascata Huay Kaew

Wat Phra That Doi Suthep

Il tempio rappresenta uno dei simboli più importanti della spiritualità thailandese. La sua fondazione risale al 1383 e l’accesso principale avviene attraverso una scenografica scalinata composta da oltre 300 gradini, affiancata da 2 naga finemente decorati. Il cuore del complesso custodisce invece un grande chedi rivestito da lamine dorate che riflettono la luce con straordinaria intensità.

Wat Phrathat Doi Suthep
iStock
Il Wat Phrathat Doi Suthep

Belvedere panoramico

Una terrazza affacciata sulla pianura regala una delle viste più spettacolari dell’intera Thailandia del Nord. Nelle giornate limpide lo sguardo raggiunge il centro storico di Chiang Mai, distinguendo persino il tracciato quadrato delle antiche mura.

Villaggio Hmong di Doi Pui

Poco oltre il tempio si trova un piccolo villaggio abitato dagli Hmong, una popolazione originaria delle montagne dell’Asia orientale. Abiti tradizionali ricamati a mano, coltivazioni di caffè, orti terrazzati e laboratori artigiani testimoniano usanze tramandate nel tempo.

Cascata Huay Kaew

Lungo la strada del rientro merita una sosta Huay Kaew, cascata alimentata dalle acque che scendono dal Doi Suthep. Durante la stagione delle piogge il flusso aumenta sensibilmente, creando un ambiente assai suggestivo tra rocce levigate e vegetazione tropicale.

Giorno 4. Pai

Circa 130 chilometri separano Chiang Mai da Pai, con un tragitto che attraversa una delle aree montuose più affascinanti della zona settentrionale del Paese.

Consigli su cosa vedere

  • Pai Canyon
  • Tha Pai Hot Springs
  • Memorial Bridge
  • Walking Street

Pai Canyon

L’erosione provocata dal vento e dalla pioggia ha scolpito creste sottili e pareti di arenaria rossastra che conferiscono a quest’area un aspetto davvero peculiare.

Tha Pai Hot Springs

All’interno del Parco Nazionale Huai Nam Dang sgorgano sorgenti termali alimentate dall’attività geotermica presente nel sottosuolo. Alcune vasche naturali raggiungono temperature elevate, mentre altre risultano perfette per una pausa rilassante circondata dalla foresta.

Memorial Bridge

Costruito dall’esercito giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, il ponte consentiva il passaggio dei rifornimenti militari diretti verso il Myanmar. La struttura originaria venne successivamente sostituita, pur mantenendo lo stesso impianto architettonico.

Walking Street

Al calare della sera il centro di Pai si anima grazie al mercato serale. Bancarelle dedicate allo street food si alternano a espositori di artigianato locale, opere artistiche, abbigliamento e prodotti realizzati nelle comunità circostanti.

Giorni 5 e 6. Chiang Rai

Chiang Rai precede di oltre 30 anni la nascita di Chiang Mai e per un breve periodo ricoprì il ruolo di capitale del Regno di Lanna. Oggi la città possiede un carattere tranquillo, distante dai ritmi delle grandi metropoli, ed è anche la culla di alcuni fra i luoghi più sorprendenti dell’intera Thailandia.

Consigli su cosa vedere

  • Wat Rong Khun
  • Wat Rong Suea Ten
  • Baan Dam Museum
  • Wat Phra Kaew
  • Torre dell’Orologio

Wat Rong Khun

Il Tempio Bianco rappresenta una delle opere artistiche più straordinarie della Thailandia contemporanea. Il progetto nacque grazie all’artista Chalermchai Kositpipat, originario proprio di Chiang Rai. L’intero complesso rompe gli schemi dell’architettura buddhista tradizionale, con il bianco che domina ogni superficie quale simbolo di purezza, mentre migliaia di frammenti di vetro riflettono la luce mettendo in scena continui giochi luminosi.

Wat Rong Khun, Thailandia
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Il Tempio Bianco della Thailandia

L’interno sorprende ancora di più: murales moderni raffigurano personaggi appartenenti alla cultura pop, supereroi e riferimenti agli eventi mondiali più recenti.

Wat Rong Suea Ten

Conosciuto quale Tempio Blu, venne inaugurato nel 2016 sull’area occupata da un antico santuario ormai scomparso. L’intenso colore domina pareti, colonne e soffitti, mentre decorazioni dorate mettono in risalto l’eleganza dell’intero edificio. Al centro della sala principale trova posto una grande statua bianca del Buddha, alta quasi 7 metri.

Baan Dam Museum

Molto diverso rispetto ai tradizionali musei thailandesi, Baan Dam significa “Casa Nera” e raccoglie oltre 40 edifici progettati dall’artista Thawan Duchanee.

Wat Phra Kaew

Prima del trasferimento a Chiang Mai, proprio questo tempio custodì il celebre Buddha di Smeraldo. Secondo la tradizione la statua venne scoperta casualmente nel 1434, quando un fulmine colpì il chedi principale facendo crollare parte della struttura. L’edificio attuale conserva una fedele riproduzione dell’immagine sacra insieme a un piccolo museo dedicato alla storia del tempio e del Regno di Lanna.

Torre dell’Orologio

Anche questa struttura porta la firma di Chalermchai Kositpipat, autore del Tempio Bianco. Interamente decorata con motivi dorati ispirati all’arte Lanna, la torre cambia aspetto al tramonto grazie a uno spettacolo di luci che anima la piazza.

Giorno 7. Triangolo d’Oro e Mae Salong

Con poco più di 1 ora di viaggio si raggiunge un’area che per decenni ha occupato un posto centrale nella cronaca internazionale: il Triangolo d’Oro, che deve il suo nome al punto d’incontro tra Thailandia, Laos e Myanmar, delimitato dal corso del Mekong e del Ruak.

Consigli su cosa vedere

  • Triangolo d’Oro
  • House of Opium
  • Mae Salong
  • Piantagioni di tè

Triangolo d’Oro

Il belvedere principale permette di osservare chiaramente l’incontro tra i due fiumi. Davanti agli occhi scorrono tre nazioni separate soltanto dall’acqua.

House of Opium

Il museo racconta, attraverso fotografie, documenti, ricostruzioni e oggetti originali, la diffusione della coltivazione del papavero da oppio, il suo impatto economico e le iniziative avviate dalla monarchia thailandese per sostituire questa produzione con coltivazioni sostenibili.

Mae Salong

Arroccato a oltre 1.200 metri di altitudine, Mae Salong è un villaggio la cui gran parte della popolazione discende dai soldati del Kuomintang. L’influenza culturale risulta evidente nell’architettura, nella gastronomia e persino nella lingua parlata dagli abitanti.

Piantagioni di tè

Le colline attorno a Mae Salong ospitano alcune delle più importanti piantagioni di tè della Thailandia. Filari ordinati seguono il profilo delle montagne dando vita a un paesaggio elegante che ricorda alcuni distretti agricoli della Cina meridionale.

Giorno 8. Lampang

Lasciata Chiang Rai, il viaggio prosegue verso Lampang, città attraversata dal fiume Wang e con alcune fra le testimonianze più interessanti della storia economica della Thailandia del Nord.

Consigli su cosa vedere

  • Wat Phra That Lampang Luang
  • Kad Kong Ta
  • Museo Baan Sao Nak

Wat Phra That Lampang Luang

Considerato uno dei migliori esempi di architettura Lanna, offre padiglioni in legno, tetti sovrapposti e decorazioni dorate che raccontano il raffinato gusto artistico sviluppato durante il periodo del Regno di Lanna.

Kad Kong Ta

L’antica via commerciale lungo il fiume ospita uno dei mercati storici più caratteristici della città. Edifici in stile coloniale, abitazioni cinesi e costruzioni birmane testimoniano l’intenso sviluppo commerciale vissuto da Lampang oltre 100 anni fa.

Museo Baan Sao Nak

Questa elegante dimora costruita nel 1895 poggia su 116 colonne in legno di teak e gli ambienti sono la casa di arredi originali appartenuti a una ricca famiglia di commercianti del legname.

Giorni 9 e 10. Sukhothai

L’ultima tappa conduce a Sukhothai, una delle destinazioni storiche più importanti del Paese. Nel 1991 il Parco Storico di Sukhothai è entrato a far parte del patrimonio mondiale UNESCO grazie all’eccezionale valore archeologico dei suoi monumenti.

Sukhothai, Thailandia del Nord
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Il sito di Sukhothai

Consigli su cosa vedere

  • Parco Storico di Sukhothai
  • Wat Mahathat
  • Wat Si Chum
  • Wat Sa Si
  • Museo Nazionale Ramkhamhaeng

Parco Storico di Sukhothai

L’area archeologica occupa circa 70 chilometri quadrati e raccoglie decine di templi, stagni artificiali, antiche mura e resti del palazzo reale. Il sito è suddiviso in varie zone collegate da sentieri e viali alberati e la bicicletta rappresenta il mezzo ideale per visitare il parco.

Wat Mahathat

Il tempio più importante dell’antica capitale occupava il centro religioso e politico della città. Oltre 200 chedi di varie dimensioni circondano il santuario principale, creando uno degli scorci più iconici della Thailandia.

Wat Si Chum

Tra tutti i monumenti del parco, Wat Si Chum custodisce una delle immagini più celebri del Paese: un enorme Buddha in posizione di meditazione, rivestito da una candida superficie in stucco, con l’apertura dell’edificio che incornicia perfettamente il volto della statua.

Wat Sa Si

Collocato al centro di un laghetto artificiale, Wat Sa Si appare collegato alla terraferma attraverso un elegante ponte. Il tempio riflette la propria immagine sull’acqua.

Museo Nazionale Ramkhamhaeng

Prima di lasciare Sukhothai vale la pena dedicare qualche ora al museo nazionale, ricco di sculture, iscrizioni, ceramiche, monete e reperti archeologici.

Come arrivare nella Thailandia del Nord

Gran parte dei viaggi parte dall’Italia con destinazione Bangkok. Dagli aeroporti di Milano e Roma risultano disponibili collegamenti diretti o con uno scalo operati da diverse compagnie internazionali. Una volta raggiunta la capitale thailandese, numerosi voli interni collegano Bangkok a Chiang Mai in circa 1 ora e 15 minuti.

Al termine del viaggio, da Sukhothai è possibile raggiungere Bangkok con un volo interno di circa 1 ora oppure in autobus, se si dispone di più tempo.

Come spostarsi nella Thailandia del Nord

L’automobile a noleggio rappresenta la soluzione più pratica (attenzione, serve la patente internazionale) per seguire questo itinerario, soprattutto lungo i collegamenti tra Pai, Chiang Rai, Lampang e Sukhothai.  Un’alternativa molto diffusa prevede però autobus a lunga percorrenza e minivan privati.

Battello sul fiume Chao Phraya a Bangkok
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Come muoversi in Thailandia

Quando andare nella Thailandia del Nord

Tra novembre e febbraio il clima offre temperature gradevoli, giornate prevalentemente soleggiate e un tasso di umidità contenuto. Proprio questo periodo viene considerato il migliore per organizzare un itinerario nella Thailandia del Nord.

Vale la pena fare un viaggio nella Thailandia del Nord?

Chi desidera conoscere la parte più autentica del Paese trova nella Thailandia del Nord una destinazione in grado di sorprendere sotto molti aspetti. Antiche capitali raccontano le origini della civiltà thailandese, templi secolari custodiscono preziose testimonianze artistiche, montagne ricoperte di foreste accompagnano gran parte del percorso e piccoli villaggi permettono di entrare in contatto con tradizioni rimaste vive nel corso dei secoli.

Viaggio nella Thailandia del Sud: 10 giorni tra città mercantili, laghi di loto, foreste ancestrali e isole speciali

Quando si parla di Thailandia del Sud, l’immaginazione corre immediatamente verso spiagge affollate e baie fotografate milioni di volte, e nei fatti è proprio così. Eppure, oltre quelle cartoline che hanno fatto il giro del mondo, si estende una regione molto più complessa e affascinante, una terra modellata dall’incontro tra civiltà diverse, attraversata per secoli da mercanti provenienti dalla Cina, dall’India, dal Medio Oriente e dall’arcipelago malese.

Lungo la sottile penisola che collega la Thailandia al resto del Sud-est asiatico, città storiche raccontano vicende commerciali dimenticate, grandi lagune ospitano ecosistemi straordinari e foreste pluviali custodiscono una biodiversità tra le più ricche del continente. Il mare accompagna il viaggio, ma rappresenta soltanto uno degli ingredienti di un percorso che alterna spiritualità, geografia spettacolare e incontri autentici.

Dieci giorni bastano per attraversare alcuni dei posti più sorprendenti della Thailandia meridionale, seguendo un itinerario che evita le tappe più scontate e restituisce un’immagine molto più completa del Paese del Sorriso.

Le foreste di faggio più belle d’Italia da attraversare in primavera

Fagus sylvatica: il nome scientifico della pianta più comunemente nota come faggio. Fusto dritto, corteccia scura, foglie ovali, ondulate e verdi. Foglie che in autunno bruniscono e poi cadono, dando vita a un morbido tappeto nel sottobosco. Le medesime foglie che, poi, tornano a spuntare sui rami dell’albero in primavera, dando vita a quell’atmosfera unica che avvolge le foreste di faggio in primavera, con i fusti dritti e lucidi che si spingono verso il cielo e sono poi avvolti dal verde chiaro delle loro chiome, brillante alla luce del sole.

L’Italia, dal punto di vista delle foreste di faggio, è uno dei paesi più ricchi d’Europa e vi si trovano i faggi più vecchi del continente. Le faggete si trovano disseminate lungo tutta la dorsale appenninica, dall’Emilia Romagna alla Calabria, e sulle Prealpi, in altitudini variabili e con caratteristiche spesso radicalmente diverse tra loro. Un piccolo spettacolo che, insomma, accomuna lo Stivale da nord a sud. Alcune di queste foreste sono state tutelate per secoli, prima dai signori locali e poi dallo Stato. Altre si sono conservate dallo sfruttamento dell’uomo grazie alla loro scarsa accessibilità. Altre ancora beneficiano oggi dello status di Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Foreste Casentinesi

Incastonato tra la Toscana e l’Emilia Romagna, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è uno dei polmoni verdi più importanti dell’Italia centrale. Le sue faggete, che si estendono su oltre 36mila ettari di territorio protetto, sono tra le più vaste e meglio conservate della penisola e una delle cifre distintive di questa porzione di Appennino.

Camminare tra i boschi di faggio del Parco in primavera è infatti una delle esperienze migliori che offre. Il verde brillante delle nuove chiome scintilla contro la luce del sole, mentre i tronchi lisci fanno da sentinelle ai trekkers che attraversano il bosco e le foglie cadute durante le stagione invernale affollano i sentieri.

foresta faggio primavera italia
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In primavera il verde torna a decorare le chiome dei faggi

La presenza nel Parco di luoghi eremitici e spirituali come la Verna, celebre santuario francescano, o l’Eremo di Camaldoli, corrobora l’atmosfera tipica delle foreste di faggio, immerse nel loro tipico silenzio, interrotto soltanto dai passi di chi le attraversa e dallo stormire delle foglie schiaffeggiate dal vento.

Nel cuore del Parco sorge la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, oggi Patrimonio UNESCO assieme a un’ampia area circostante. È la più vecchia riserva naturale integrale italiana, istituita alla fine degli Anni Cinquanta, collocata sul versante nord della dorsale appenninica che si affaccia sulla Romagna, non lontano dal bel balcone naturale di Poggio Scali.

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Istituito nel 1923, il Parco Nazionale d’Abruzzo è uno dei parchi nazionali più antichi d’Italia. L’orso marsicano, una sottospecie dell’orso bruno presente soltanto in quest’area e in nessun altro posto al mondo, è il simbolo di quest’area protetta, che lo ha molto probabilmente salvato dall’estinzione.

foresta faggio primavera italia
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Panorama del Parco Naziondale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Le faggete del parco, distinte in cinque aree (Val Fondillo, Coppo del Principe, Moricento, Val Cervara, Coppo del Morto), hanno un aspetto antico. I faggi qui raggiungono dimensioni imponenti, a testimonianza della loro vetustà. Questo tipo di alberi, infatti, è noto per la sua longevità e per la possibilità di rimanere in vita per secoli.

Sono innumerevoli i sentieri e i percorsi che attraversano le foreste di faggio del Parco, che non comprende solo territori abruzzesi, ma si espande anche oltre i confini con Lazio e Molise. Il trekking è l’attività principale all’interno dell’area protetta e la rete sentieristica è estesa, varia e adatta a tutti i livelli. In più nel Parco è facile entrare in contatto con la ricca fauna, soprattutto in primavera, tra camosci, cervi e avvistamenti della rarissima lince.

Il sentiero che collega Pescasseroli a Opi, passando per il Valico di Monte Tranquillo, è uno dei più belli e accessibili dell’intero parco e passa per una delle foreste di faggio più belle del Parco.

Foresta Umbra

Potrebbe sorprendere trovarsi in mezzo a una fitta foresta di faggio, con le foglie che stormiscono a interrompere un silenzio assoluto, nel pieno meridione d’Italia, a poche decine di chilometri da alcune delle spiagge più belle d’Italia.

Accade in Puglia, nel Parco Nazionale del Gargano, dove si trova la Foresta Umbra, un fitto bosco (umbra dalla parola latina per ombra) che si estende al centro dell’area protetta per oltre 10mila ettari ed è caratterizzata principalmente dalla presenza di antichi faggi, con grandi fusti che spiccano fino a decine di metri di altezza, affiancati da cerri, tassi, aceri e carpini.

foresta faggio primavera italia
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Faggio secolare

Le faggete vetuste della Foresta Umbra sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2017, all’interno del sito transnazionale delle Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa, riconoscimento che sottolinea il loro eccezionale valore sotto il punto di vista naturale e storico.

Dal Centro Visitatori della Foresta Umbra, dove si trova anche un piccolo museo, partono quattordici sentieri segnalati che permettono di esplorare il bosco a piedi, intraprendendo sia brevi passeggiate di mezz’ora o lunghe escursioni di più ore.

Foresta del Cansiglio

Situata tra le province di Belluno, Treviso e Pordenone, nell’area delle Prealpi orientali, la Foresta del Cansiglio si sviluppa su un altopiano a forma di conca a una altitudine compresa fra i 900 e i 1.200 metri sul livello del mare. Qui, si trovano oltre 7mila ettari di bosco pressoché senza soluzione di continuità, rendendola la seconda foresta più grande d’Italia per estensione.

La sua storia è affascinante: quando nel 1420 l’altopiano entrò tra i possedimenti della Repubblica di Venezia, il Cansiglio divenne una risorsa strategica di primaria importanza per i Dogi della Serenissima: il gran bosco da remi, come era noto, forniva il legname di faggio necessario per costruire i remi, appunto, delle navi della flotta lagunare.

La gestione forestale veneziana fu rigida e meticolosa: ogni albero era censito, ogni taglio regolamentato, tanto che ancora oggi la foresta porta il segno di quella cura secolare nella sua struttura innaturalmente ordinata. Una cura che ha peraltro anche aiutato a preservare la foresta stessa. Fu poi con l’Unità d’Italia che il Cansiglio divenne foresta demaniale.

I faggi non sono l’unico albero presente nella foresta, caratterizzata anche da molto abete rosso, ma in primavera il verde brillante delle nuove foglie sfavilla sotto la luce del sole, in un contesto montano unico e particolare come quello dell’altopiano, dove il bosco e le praterie si alternano davanti agli occhi dei visitatori.

Parco Nazionale del Pollino

Il Parco Nazionale del Pollino è il parco nazionale più grande d’Italia per superficie e si estende tra la Calabria e la Basilicata lungo una catena montuosa che separa il Tirreno dallo Ionio con una barriera di cime che in diversi punti supera i 2mila metri.

La caratteristica più nota del Pollino dal punto di vista naturalistico è la presenza del pino loricato (Pinus leucodermis), un albero raro e longevo simbolo del parco e della regione. Tuttavia lungo i crinali e i fianchi del massiccio si trovano ampie foreste di faggio che in primavera diventano protagoniste grazie alla loro vistosa rinascita dopo la stagione invernale.

Sono due le principali foreste di faggio del Parco del Pollino: la Faggeta di Cozzo Ferriero, nel comune di Rotonda in Basilicata, ha un’estensione di circa 70 ettari e vi si possono trovare esemplari monumentali dell’albero di età superiore ai quattro secoli; la Faggeta del Pollinello, nel comune di Castrovillari e non lontano dalla cima del Monte Pollino, ospita alberi che l’Università della Tuscia ha datato come più vecchi di seicento anni.

Parco Nazionale di Jasmund, tra falesie bianche e foreste antiche che guardano il Baltico

Sulla costa nordorientale dell’Isola di Rügen, nel Land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, il Parco Nazionale di Jasmund custodisce uno dei paesaggi più sorprendenti d’Europa. Pur essendo il più piccolo parco nazionale tedesco (appena 3.100 ettari), infatti, racchiude una concentrazione rara di scenari potenti: pareti candide modellate dal vento, boschi vetusti riconosciuti dall’UNESCO, torbiere silenziose, laghetti nascosti tra i tronchi e un tratto di Mar Baltico che cambia colore con lo scorrere della giornata.

Qui il gesso ha circa 70 milioni di anni. Strati marini antichissimi, emersi e scolpiti nei millenni, formano le celebri scogliere della penisola mettendo in scena un contrasto emozionante per via del bianco acceso della roccia, il verde fitto dei faggi e il blu freddo dell’acqua. La sua fama iniziò però solo nei primi decenni dell’800, quando il pittore romantico Caspar David Friedrich trasformò queste coste in immagini simbolo del sublime nordico.

Oggi Jasmund sa essere grandioso e raccolto nello stesso momento, perché bastano pochi passi oltre le aree più frequentate per sentire soltanto vento tra le foglie, richiami degli uccelli e il frangersi delle onde sotto le rupi.

Cosa vedere nel Parco Nazionale di Jasmund

Il sottosuolo di questo angolo di Germania contiene fossili perfettamente conservati di creature marine preistoriche, piccoli tesori che le mareggiate depositano talvolta sul bagnasciuga sottostante le scogliere.

Inoltre, questo è uno dei posti per eccellenza del Paese in cui il fascino sta nei dettagli, come radici contorte sul bordo della falesia, nebbie improvvise tra i tronchi, schegge di selce sulla spiaggia e rapide variazioni di luce.

Königsstuhl, la “Sedia del Re”

Königsstuhl è il nome simbolo del parco ed una scogliera che raggiunge circa 118 metri di altezza sul Baltico. La traduzione significa Sedia del Re e attorno a essa circolano leggende antiche legate a sovrani e prove di coraggio. La parete di gesso cade quasi verticale verso il mare, mentre regala un panorama che permette allo sguardo di correre lungo la costa bianca e sulle acque marine, spesso tinte di verde giada

Dal 2023 l’area panoramica è arricchita da uno skywalk moderno, una passerella protesa verso il vuoto che dona una prospettiva spettacolare sulle rupi.

Königsstuhl, Germania
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Königsstuhl, la “Sedia del Re”

Victoria-Sicht

Molti puntano dritti al punto più famoso e ripartono. Un errore classico, anche perché poco oltre si trova Victoria-Sicht, un bevedere dedicato alla regina Vittoria dopo una visita reale nel XIX secolo.

Da qui il colpo d’occhio sulla Königsstuhl è magnifico, forse il migliore dell’intera penisola. Si osserva la scogliera frontalmente, incorniciata dal bosco e dal mare.

Stubbenkammer

Nella parte settentrionale del parco si apre la zona della Stubbenkammer, una successione di rupi frastagliate e terrazze naturali che colpirono profondamente Caspar David Friedrich. Il terreno alterna bosco fitto e improvvise aperture verso il mare.

Foresta dello Stubnitz

La Foresta dello Stubnitz è la più vasta faggeta continua della costa baltica ed è puntellata di tronchi slanciati, sorgenti, piccoli avvallamenti e valli scavate dall’acqua. Com’è possibile intuire, i faggi dominano il paesaggio con una presenza quasi monumentale. In certe stagioni il sottobosco si accende di verde tenero o di rame intenso. Alcuni alberi caduti restano a terra e alimentano nuova vita, scelta precisa di tutela ecologica.

Herthasee

Nascosto tra gli alberi appare il lago Hertha, piccolo specchio d’acqua legato a tradizioni germaniche e racconti sacri. Vi basti sapere che secondo la leggenda quest’area fu sede di antichi culti. Anche senza credere ai miti, il luogo possiede una calma particolare.

Wissower Klinken

Wissower Klinken sono delle affascinanti scogliere che furono a lungo uno dei soggetti più noti di Friedrich. Parte delle formazioni originarie è crollata in tempi recenti, evento naturale tipico di una costa in continua trasformazione. Resta però un settore di enorme interesse paesaggistico, utile anche per capire che Jasmund cambia davvero anno dopo anno.

Nationalpark-Zentrum Königsstuhl

Infine il Nationalpark-Zentrum Königsstuhl, centro visitatori moderno e ben progettato. Mostre multimediali raccontano geologia, fauna, formazione delle rupi durante le glaciazioni e storia del territorio. È una tappa preziosa soprattutto all’inizio della visita, in quanto fornisce chiavi di lettura che poi rendono sentieri e panorami molto più intensi.

Cosa fare al Parco Nazionale di Jasmund

Oltre alla contemplazione dei panorami, la penisola offre opportunità attive per comprendere le dinamiche erosive che ridisegnano i confini del Paese ogni singolo anno. Tra le migliori attività ci sono:

  • Percorrere il sentiero Hochufer: tracciato costiero tra i più belli della Germania settentrionale. Corre sopra le falesie e alterna scorci improvvisi a tratti nel bosco.
  • Partire da Sassnitz a piedi: un trekking di circa 10 km che regala un ingresso graduale nel parco. Porto, costa, foresta e rupi entrano in scena uno dopo l’altro.
  • Salire su una barca panoramica: dal mare le scogliere mostrano la loro imponenza reale. Da Sassnitz, Binz e Sellin partono escursioni stagionali lungo la costa calcarea.
  • Osservare fauna e flora: tra prati e foreste vivono numerose specie di insetti, rapaci e piante rare. Con un po’ di fortuna si può avvistare persino l’aquila di mare.
  • Visitare in autunno: foglie dorate, luce bassa e aria tersa trasformano il parco in un teatro naturale di grande eleganza.
  • Entrare presto al mattino: le prime ore del giorno equivalgono a sentieri quieti, umidità nel bosco e colori morbidi sulle pareti bianche.

Dove si trova e come arrivare

Il Parco Nazionale di Jasmund occupa la penisola omonima nel nordest di Rügen, la maggiore isola tedesca. A sud si trova Sassnitz, principale porta d’accesso. A nord, invece, il piccolo centro di Lohme. Dalla terraferma si raggiunge Rügen tramite collegamenti stradali e ferroviari che passano nell’area di Stralsund. Da lì il tragitto prosegue verso Bergen auf Rügen e Sassnitz.

Chi viaggia in treno trova in Sassnitz la base più pratica, mentre autobus locali collegano Sassnitz e altri centri dell’isola con il Nationalpark-Zentrum Königsstuhl (nei mesi più frequentati rappresentano spesso la scelta più intelligente). Se si arriva in auto si lascia il veicolo nell’area parcheggio di Hagen, per poi proseguire con navetta oppure lungo il percorso di circa 2,5 km vicino all’Herthasee.

Per una prospettiva entusiasmante conviene scegliere la via del mare: le gite in battello mostrano Jasmund nel suo lato più teatrale, con pareti bianche immense, foresta sopra la linea di roccia e Baltico con le sue mille sfumature aperto davanti. In quel momento si capisce perché questo angolo di Germania resti impresso così a lungo.

Il sussurro di marmo e resina nel cuore dell’Egeo Settentrionale: Thassos, l’isola smeraldo

Nella parte più settentrionale dell’Egeo, a poche miglia dalla Grecia continentale, c’è un’isoletta ricoperta di foreste che galleggia placida in un mare limpido. Dalla sagoma circolare e massiccia, è tutta un’altra storia rispetto alle tipiche casette bianche e porte blu delle Cicladi. Parliamo di Thassos (o Taso o Tasso), una terra montuosa ricoperta di pini, castagni e uliveti che le hanno fatto guadagnare il soprannome di “Isola di Smeraldo“.

Qui il verde è veramente ovunque, perché le pinete arrivano fino al mare e gli uliveti ricoprono colline intere, mentre cave bianchissime tagliano la montagna come cicatrici. Sì, perché l’isola era ricca di miniere di oro e marmo, tanto da essere stata pure una potenza economica dell’antichità.

Ancora oggi il marmo di Thassos rimane uno dei materiali più puri del Mediterraneo. Bianco luminosissimo, quasi cristallino, al punto che alcuni dei suoi preziosi blocchi finirono persino nei monumenti dell’antica Roma. Non è un’isola priva di visitatori, ma gli italiani qui sono ancora pochi. Molte persone arrivano invece da Bulgaria, Serbia e Macedonia del Nord. Un turismo affezionato e che contribuisce a mantenere un’atmosfera genuina: è una Grecia meno prevedibile.

Cosa vedere a Thassos

Thassos conserva un’anima rurale e intellettuale che prescinde dal richiamo dei lidi sabbiosi. Il suo bellissimo territorio è infatti puntellato di rovine classiche, monasteri arroccati sulle scogliere e villaggi che sembrano appartenere a un’altra epoca.

Limenas e l’antica città di Thassos

Limenas, Capitale attuale e piccolo porto vivace, occupa il sito della città antica, uno dei centri più prosperi del Nord Egeo durante il periodo classico. Non è infatti difficile incontrare, durante le passeggiate, alcuni interessanti resti archeologici. L’agorà occupava il cuore politico e commerciale della polis. Intorno alla piazza si trovavano templi dedicati a Zeus, Dioniso e Artemide. Poco più in alto ci sono ancora le rovine dell’acropoli, rafforzata nel Medioevo con mura difensive.

Molto bello è il teatro antico, costruito nel IV secolo a.C., che guarda il mare dall’alto della collina, mentre il vicino Museo Archeologico è un susseguirsi di statue, rilievi e ceramiche che raccontano quasi 14 secoli di storia. All’ingresso accoglie i visitatori un enorme kouros alto più di 3 metri.

La penisola di Alyki

Sul lato sud-orientale di Thassos si può notare una sottile lingua di terra che avanza nel mare formando due baie perfette. Il suo nome è Alyki e rappresenta uno dei posti più suggestivi. In passato qui funzionava una delle principali cave di marmo, con blocchi che venivano tagliati direttamente vicino alla riva e caricati sulle navi. Ancora adesso si distinguono tagli netti nella roccia e resti di edifici religiosi.

Tra pini marittimi e acqua turchese emergono le rovine di una basilica paleocristiana e di un santuario dedicato a divinità protettrici dei marinai.

Il monastero dell’Arcangelo Michele

Un promontorio verticale sulla costa orientale ospita uno dei luoghi spirituali più importanti di questo lembo di terra della Grecia: il monastero dell’Arcangelo Michele. Risale al XVIII secolo e custodisce reliquie sacre molto venerate. Dalla terrazza panoramica la vista abbraccia chilometri di costa e, nelle giornate limpide, arriva fino al profilo del Monte Athos.

I villaggi montani tradizionali

L’entroterra di Thassos custodisce paesi in cui lo scorrere del tempo non è mai arrivato. Stradine acciottolate, case in pietra e grandi platani segnano le piazze principali.

Panagia rappresenta uno dei più affascinanti. Situato ai piedi del monte Ypsario, è la culla di architetture tradizionali macedoni e una rete di sorgenti d’acqua fresca. Non è da meno Theologos, antica Capitale durante il dominio ottomano, con le sue case signorili con balconi in legno e taverne celebri per la cucina locale. Poi ancora Kazaviti e Maries a completare un mosaico montano fatto di silenzi, boschi e tradizioni rurali.

Palataki e le miniere di Limenaria

Thassos sfoggia anche un edificio insolito per un’isola greca: il Palataki, letteralmente “piccolo palazzo”, che svetta nei cieli su un promontorio roccioso vicino a Limenaria. La struttura venne costruita all’inizio del Novecento come sede amministrativa di una compagnia mineraria tedesca. Attorno a esso si sviluppavano miniere di ferro e piombo, attività industriali che trasformarono l’economia locale.

Oggi il palazzo rimane uno dei simboli architettonici più particolari dell’Egeo settentrionale.

Le spiagge più belle di Thassos

E per quanto riguarda il mare? Pura poesia: rappresenta uno degli elementi più spettacolari dell’isola. Sabbie chiare, baie nascoste e acque turchesi danno vita a una composizione costiera sorprendente. Alcune spiagge sorgono vicino a foreste di pini, oppure accanto a cave di marmo che rendono l’acqua quasi irreale.

  • Golden Beach (Chrissi Akti): ben tre chilometri di sabbia chiara circondati da montagne verdi. Fondali bassi e acqua limpida rendono questa baia una delle più amate di tutta Thassos (e non potrebbe essere altrimenti).
  • Paradise Beach: distesa sabbiosa dal colore dorato con acqua che sfuma nello smeraldo. Una formazione rocciosa conica emerge dal mare mettendo in scena uno paesaggio quasi tropicale.
  • Marble Beach – Saliara: minuscoli ciottoli di marmo bianco sostituiscono la sabbia. Il riflesso della pietra chiarissima dona al mare una tonalità turchese intensissima.
  • Giola: piscina naturale scavata nella roccia sulla costa meridionale. La laguna prende il soprannome di “Lacrima di Afrodite” per la forma simile a una goccia.
  • Metalia Beach: vicino a Limenaria, un angolo di paradiso tra resti di miniere abbandonate e acqua cristallina. Il contrasto tra archeologia industriale e paesaggio marino rende l’ambiente unico.
Giola, Thassos
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Giola, la “Lacrima di Afrodite”

Come arrivare

La magnifica Thassos si trova a circa 10 chilometri dalla Grecia continentale, una distanza sorprendentemente breve considerando che stiamo parlando di un’isola dell’Egeo. Il punto di accesso principale è il porto di Keramoti, collegato con traghetti che raggiungono Limenas in circa 35 minuti. Un secondo collegamento parte dalla città portuale di Kavala e arriva a Skala Prinos.

Per chi vuole arrivarci dall’Italia la soluzione più semplice consiste in un volo verso Salonicco o Kavala, da dove poi bastano 2 o 3 ore di auto per raggiungere i porti di imbarco. Thassos funziona così: prima incuriosisce sulla carta geografica e poi, una volta raggiunta, dimostra che nel Mediterraneo esistono ancora luoghi in grado di sorprendere davvero.

L’eremo di Camaldoli e le sue foreste sono diventati set di una nuova serie Tv Netflix

Nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, tra antichi abeti bianchi, faggete vetuste e silenzi che raccontano mille anni di storia, il monastero di Camaldoli sta vivendo un momento d’eccezione: le sue vallate e i sentieri verdi sono stati scelti come location per le riprese di una nuova serie targata Netflix.

Questa produzione internazionale, ispirata alla serie di videogiochi Assassin’s Creed, ha trasformato una delle aree più suggestive dell’Appennino toscano in un set dal forte impatto visivo, attirando l’attenzione dei fan degli scenari storici e avventurosi.

Le riprese di Assassin’s Creed proprio in questo luogo

Le riprese della serie Assassin’s Creed sono attualmente in corso nei boschi circostanti il monastero e l’Eremo di Camaldoli e nelle aree più suggestive del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, trasformando sentieri, radure e faggete in veri e propri set cinematografici. La scelta di questa location non è casuale. Il progetto live-action sviluppato da Ubisoft vede le ambientazioni storiche di Firenze come centrali e quindi le foreste toscane sono un’estensione naturale per questa produzione.

La produzione ha infatti voluto coniugare la trama ricca di mistero e avventura con paesaggi naturali capaci di evocare atmosfere antiche e suggestive.

Secondo le prime informazioni ufficiali, la troupe lavorerà intensamente per diverse settimane, impegnando maestranze e comparse locali in un progetto che promette di coniugare la grande produzione internazionale con lo spirito e l’identità del territorio casentinese.

Nonostante il riserbo su cast e dettagli narrative, tra le indiscrezioni circola il nome dell’attore australiano Toby Wallace, mentre il debutto della serie è ipotizzato tra la seconda metà del 2026 e il 2027.

La scelta del Parco Casentinese e dell’Eremo di Camaldoli è inoltre un grande riconoscimento per la qualità ambientale e paesaggistica di questi luoghi: scenari boschivi incontaminati, ampi spazi e la forte connessione tra uomo e natura hanno reso questa zona perfetta per un progetto che parla di storia, conflitti antichi e luoghi ricchi di simbolismo.

La serie Assassin’s Creed è girata in Toscana: Camaldoli come location
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Il monastero di Camaldoli in Toscana

Dove si trova e come raggiungerlo

Il monastero di Camaldoli si trova in provincia di Arezzo, nel comune di Poppi (Toscana), a circa 815 metri di quota immerso nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Questo complesso monastico fu fondato all’inizio del XI secolo da San Romualdo di Ravenna e nel corso dei secoli ha mantenuto la sua vocazione spirituale diventando meta di pellegrinaggi ma anche di escursioni e visite culturali.

Per raggiungere il monastero è possibile utilizzare l’auto. Da Arezzo – lontana circa 50 chilometri – si prosegue per Bibbiena/Casentino e dopo aver superato Bibbiena si andrà avanti finché non si troverà la deviazione a sinistra per Camaldoli.

Partendo dal Monastero di Camaldoli, un sentiero CAI percorribile in circa 1 ora e mezza conduce all’Eremo di Camaldoli, regalando scorci naturalistici unici in mezzo al verde. L’eremo si trova anche sulla via di svariati cammini spirituali come quello di San Romualdo che parte da Sant’Apollinare in Classe (Ravenna). In alternativa l’eremo si può anche raggiungere in auto.

Il fascino di questo luogo, ora amplificato dalla presenza di una produzione cinematografica di richiamo internazionale, offre un motivo in più per visitare uno degli angoli più incredibili della Toscana, dove storia e natura si incontrano.

Camaldoli e il Parco delle Foreste Casentinesi come location di Assassin’s Creed
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Vista panoramica delle Foreste Casentinesi

L’anima selvatica e il silenzio di Koh Rong Samloem, l’isola cambogiana che rallenta il battito

A volte bastano una sdraio di bambù, il suono delle onde come unica compagnia costante e una foresta pluviale fitta nelle vicinanze per sentirsi in paradiso. Se vi state chiedendo dove sia possibile tutto questo, la risposta è a Koh Rong Samloem, isola della Cambogia situata nel Golfo del Siam. Una minuta terra (24 chilometri quadrati di territorio in prevalenza collinare), in cui non ci sono aeroporti e nemmeno strade asfaltate (per il momento). In compenso si cammina su sabbia, sentieri rossi e moli di legno che si allungano su acqua trasparente.

Appartiene a un piccolo arcipelago che comprende anche la più estesa Koh Rong, distante appena 5 chilometri. La vicinanza geografica, però, inganna: Koh Rong ha bar, strade in costruzione e un’energia rumorosa. Samloem è invece definita “la sorella tranquilla“, soprannome che le calza a pennello finché non arrivano le barche del pomeriggio. Anzi, probabilmente tutto ciò potrebbe non esserci nemmeno più, perché da tempo si parla di far diventare anche questo magico lembo di terra intatta un mega villaggio turistico.

Prima che il rischio diventi realtà (Saracen Bay ha già conosciuto ruspe e cantieri), dunque, è il caso di raggiungere Koh Rong Samloem, ma sappiate che i bancomat sono attualmente assenti e che l’elettricità dipende da generatori, anche se molte strutture garantiscono corrente continua. La connessione internet, dal canto suo, funziona e poi rallenta, poi anche scompare. Fa parte del gioco, ma in fondo è meglio approfittarne.

Cosa vedere e fare a Koh Rong Samloem oltre il mare

Dietro questo ambiente autentico e selvaggio, l’isola nasconde un pizzico di anima architettonica coloniale, anche se ci sono davvero pochissime tracce di quell’epoca. Non mancano, invece, faraglioni nascosti, sculture scolpite nella roccia e cascate stagionali.

Il faro coloniale

All’estremità meridionale si erge un faro isolato, unico segno umano stabile su un territorio dominato da foresta e mare. È una torre bianca e semplice che sorveglia il traffico marittimo nel Golfo. Si raggiunge con un sentiero di circa 5 chilometri da Saracen Bay, seguendo una pista sterrata che attraversa la foresta.

Il custode vive accanto alla struttura e chiede un dollaro per salire sulla piattaforma panoramica. Dall’alto la vista abbraccia la costa cambogiana, Koh Rong e una distesa blu che sembra infinita. Tra gli arbusti compaiono vecchie postazioni d’artiglieria e resti militari poco segnalati che ricordano stagioni turbolente.

Freedom Waterfall

A nord di Saracen Bay e ben nascosta tra gli alberi, scorre Freedom Waterfall. Durante la stagione secca il getto si riduce a un filo d’acqua. Nei mesi piovosi, invece, il salto diventa più vigoroso.

Il sentiero per raggiungerla necessita di attenzione, soprattutto a seguito di acquazzoni pomeridiani. Il rumore dell’acqua che cade inonda il silenzio della giungla e regala una pausa fresca lontano dal litorale.

Lazy Beach Viewpoint e le sculture nella roccia

Poco a sud di Lazy Beach c’è un punto panoramico che domina la costa occidentale. Il percorso attraversa vegetazione compatta e porta a una terrazza naturale che guarda verso il tramonto.

Nei dintorni emergono rocce incise con motivi sacri e figure ispirate alla natura. L’origine resta incerta, ma alcuni parlano di interventi recenti, mentre altri di tradizioni locali reinterpretate.

M’Pai Bay, villaggio e centro immersioni

M’Pai Bay è un insediamento che incarna la vera vita khmer. Le case sono palafitte di legno colorato, in cui le reti vengono riparate a mano sotto il porticato. Rispetto alle zone turistiche, qui si respira l’odore del pesce essiccato e del lemongrass.

È l’unico punto dell’isola dove la comunità locale e i viaggiatori condividono lo stesso spazio vitale, creando un’atmosfera di autentica fratellanza multiculturale. Ci sono anche diverse scuole che propongono immersioni e corsi PADI, anche perché i fondali attorno garantiscono buona visibilità (soprattutto tra novembre e aprile).

Il fenomeno del plancton bioluminescente

Di notte, lontano da luci artificiali e durante fasi lunari scure, l’acqua si anima di scintille blu: è il plancton bioluminescente che reagisce al movimento. Basta agitare la superficie per vedere bagliori improvvisi.

Alcuni operatori organizzano uscite serali, oppure ci si può spostare a nuoto lungo tratti isolati.

Le spiagge più belle di Koh Rong Samloem

La sabbia di Koh Rong Samloem è composta da quarzo finissimo che produce un suono simile a un sibilo quando viene calpestata. La chiamano “la neve tropicale” per la sua capacità di rimanere fresca anche sotto il sole zenitale più feroce. Per scoprirla, però, occorre camminare su sentieri nella giungla oppure salire a bordo di barche locali.

  • Saracen Bay: 3 chilometri di sabbia chiara a forma di mezzaluna nella parte centro-meridionale. Qui si concentra la maggioranza delle strutture ricettive.
  • Lazy Beach: sul versante opposto rispetto a Saracen, a poco più di un chilometro in linea d’aria, c’è un solo resort che domina la scena. L’atmosfera è raccolta, l’acqua calma e la foresta si stende alle spalle.
  • Sunset Beach: come dice il nome, è celebre per i tramonti intensi che tingono il cielo di arancio e viola. Vi si arriva tramite un percorso di circa 45 minuti da Saracen Bay, con tratti ripidi e rocciosi.
  • Clearwater Bay: più isolata, è accessibile con barca o tramite cammino più lungo dalla zona di M’Pai Bay. La sabbia è chiara e l’acqua trasparente. Inoltre, le presenze sono poche e si avverte una sensazione di lontananza.
  • Sandy Beach: frequentata da chi desidera un tratto meno battuto rispetto alla baia principale.
  • M’Pai Plankton Beach: vicino al villaggio settentrionale, è soprattutto qui che si osserva il plancton luminoso nelle notti adatte.
Koh Rong Samloem, spiagge più belle
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Una delle magnifiche spiagge di Koh Rong Samloem

Dove si trova e come arrivare

Il punto di partenza per arrivare a quest’isola della Cambogia è Sihanoukville, collegata a Phnom Penh da autobus in circa 4 ore. In alta stagione si trovano voli domestici o collegamenti da città come Siem Reap. Dal porto autonomo partono decine di corse giornaliere verso Samloem, dalla mattina al tardo pomeriggio.

Il viaggio via mare dura meno di un’ora con condizioni favorevoli. Chi proviene da Koh Rong può utilizzare traghetti locali o barche taxi. Il tragitto copre 5 chilometri in una decina di minuti.

Il clima segue due stagioni nette. Da metà aprile a metà novembre si registrano piogge frequenti, spesso nel tardo pomeriggio, e umidità elevata. Da dicembre a marzo è il periodo più secco, con temperature massime attorno ai 30 gradi, minime leggermente inferiori e aria meno pesante. Questo intervallo rappresenta il momento ideale per un soggiorno, con mare calmo e collegamenti più affidabili.

L’arcipelago delle Andamane e Nicobare sarà la nuova meta da sogno in cui viaggeremo

Immerso tra le acque turchesi del Golfo del Bengala e il Mare delle Andamane, l’arcipelago delle Andamane e Nicobare è pronto a diventare una delle mete da sogno del turismo internazionale. Lunghe spiagge dorate e bianche, incredibili barriere coralline, una lussureggiante foresta pluviale e un patrimonio storico ancora poco conosciuto rendono questo arcipelago una delle mete tropicali perfette per chi è alla ricerca di avventura, lusso, natura incontaminata e autenticità.

Sviluppo turistico sostenibile e infrastrutture da sogno

Uno dei motivi più forti per cui questo arcipelago scalerà rapidamente le preferenze dei viaggiatori di tutto il mondo è l’investimento in infrastrutture di alta qualità. Negli ultimi mesi è stato annunciato un nuovo grandissimo progetto: un hub marittimo e aereo che prevede la costruzione di un porto, un aeroporto, numerosi complessi residenziali e una centrale elettrica.

Progetti come questo non mirano solo a creare hotel di lusso, ma a coniugare comfort moderno e rispetto ambientale. L’obiettivo è chiaro: offrire esperienze di livello mondiale preservando la bellezza naturale che rende questo arcipelago unico al mondo. Strutture turistiche attente alla sostenibilità, servizi di trasporto innovativi e miglioramenti nella mobilità interna renderanno accessibili anche angoli finora poco esplorati dai viaggiatori.

Grazie a questa futura trasformazione l’arcipelago delle Andamane e Nicobare si convertirà da meta di nicchia a esperienza di viaggio capace di soddisfare honeymooner, famiglie, amanti dell’avventura e viaggiatori alla ricerca di benessere.

Natura unica e incredibile biodiversità

Oltre alle spiagge paradisiache, un altro motivo per cui visitare le Andamane e Nicobare è la straordinaria biodiversità che non si può trovare in molti altri posti al mondo.

Le isole, territorio dell’India, ospitano meravigliose foreste tropicali, mangrovie, barriere coralline, acqua cristallina, parchi nazionali e riserve marine ricche di specie uniche.

Qui si possono esplorare sentieri che attraversano foreste pluviali millenarie, ammirare specie endemiche come l’Andaman wood pigeon (uccello) e immergersi nelle acque di parchi marini che custodiscono barriere coralline e vita marina incredibilmente diversificata.

Le isole sono anche culla di meraviglie geologiche rare come il vulcano attivo di Barren Island situato nel Mare delle Andamane e i vulcani di fango di Baratang che regalano agli appassionati uno spettacolo naturale affascinante.

Oltre alle immersioni subacquee, le acque cristalline permettono anche esperienze di sea walking – camminata subacquea – e snorkeling alla portata di tutti.

L'arcipelago delle Andamane e Nicobare: perché andare
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Isole delle Andamane

Esperienze autentiche, storiche e culturali

L’arcipelago Andamane e Nicobare offre molto di più della classica vacanza mare. Qui c’è anche un ricco patrimonio culturale e storico tutto da scoprire.

La capitale Port Blair custodisce monumenti della storia coloniale britannica come il famoso Cellular Jail – memoriale storico – dove si può assistere a suggestivi spettacoli serali di luce e suoni che raccontano il passato della lotta per l’indipendenza indiana.

Non mancano musei come il Samudrika Naval Marine Museum, che esplora aspetti della biodiversità marina e della geografia dell’arcipelago.

Chi cerca esperienze immersive potrà invece partecipare ai festival locali, visitare i mercati di artigianato con creazioni in legno, conchiglie e gustosi prodotti tipici da acquistare come souvenir, o percorrere passerelle naturalistiche come quella di Dhani Nallah fra le mangrovie, osservando da vicino le tartarughe che nidificano sulla spiaggia dove termina il camminamento.

Cosa vedere nell'arcipelago delle Andamane e Nicobare
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Porto Blair, la capitale

Sentosa è un’isola artificiale, ma anche un vero paradiso di divertimenti tematici e foreste rigogliose

Prima rifugio di corsari spietati, poi campo di prigionia, mentre oggi è un’isola paradisiaca ricca di divertimenti e foreste rigogliose. Questa è la storia in breve di Sentosa, uno “scoglio” di fronte alla costa meridionale di Singapore.

Con poco più di 5 chilometri quadrati collegati alla terraferma da ponti, monorotaia e cabinovie, fino agli anni 70′ si chiamava Pulau Blakang Mati, toponimo malese dal significato inquieto (per la precisone, isola della morte alle spalle). L’attuale nome, scelto nel 1972, richiama invece un’idea di pace e serenità, un cambio che, volente o nolente, ha segnato anche una vera e propria trasformazione del suo destino.

Un tempo, infatti, qui c’erano cannoni e batterie costiere per difendere il porto coloniale. Al posto delle armi, adesso emergono hotel di design, parchi tematici, sentieri nella foresta secondaria e club affacciati sul Mar Cinese Meridionale. Un contrasto vivente, poiché da un lato è evidente la memoria della Seconda Guerra Mondiale, con tunnel scavati nella collina e depositi di munizioni ancora visitabili. Dall’altro si scopre una regia turistica che ha reso questo lembo di terra un gigantesco esperimento di intrattenimento tropicale.

Cosa vedere e fare a Sentosa oltre le spiagge

Occorre essere onesti: Sentosa è una di quelle isole di Singapore che, in parte, risulta artificiale (il mare limpido però, è del tutto vero). Quasi ogni metro quadrato di questa superficie è frutto di un’operazione di chirurgia geografica senza precedenti: vi sono stati attuati colossali interventi di riporto che hanno più o meno raddoppiato l’estensione originaria, trasformando una scogliera fangosa in un’opera di design territoriale in cui la sabbia d’importazione e il cemento armato dettano le regole. Sentosa è quindi un archivio a cielo aperto di come la Città del Leone abbia scelto di reinventare i propri spazi strategici.

Fort Siloso

Situato sull’estremità occidentale dell’isola, questo complesso rappresenta l‘unico forte costiero restaurato della nazione. La sua architettura militare rivela l’ossessione per la difesa marittima del XX secolo, con tunnel sotterranei che odorano di umidità e polvere da sparo.

Le casematte ospitano ancora i cannoni originali puntati verso il mare, testimoni silenziosi del fallimento difensivo durante l’invasione giapponese del 1942.

Universal Studios Singapore

Un incredibile parco tematico che si rivela un concentrato di cinema americano reinterpretato in chiave asiatica. Le aree scenografiche riproducono strade di New York, templi egizi e villaggi di Shrek. Non mancano montagne russe adrenalinche, come Battlestar Galactica, che sfrecciano sopra le teste dei visitatori, e la Revenge of the Mummy, che corre al buio tra statue dorate e fiamme improvvise.

Singapore Oceanarium

È la casa di oltre 100.000 esemplari marini, che nuotano dentro vasche gigantesche alte diversi metri in cui viene simulato l’habitat dell’Oceano Indiano e del Pacifico. La vasca centrale, l’Open Ocean Habitat, è un muro liquido che annulla la percezione della barriera fisica.

Il dettaglio architettonico rilevante è il sistema di filtrazione invisibile che ricrea correnti oceaniche perfette, un miracolo di idraulica che garantisce la sopravvivenza di specie delicatissime.

Sky Helix Sentosa

Un’incredibile struttura a spirale che, manco a dirlo, rappresenta un capolavoro di ingegneria verticale. Si tratta di una giostra panoramica all’aperto che solleva i visitatori a 79 metri sopra il livello del mare.

Ci vuole un po’ di coraggio, ma se lo si trova si ha l’occasione di posare lo sguardo sui tetti del porto di Keppel, così come sulle isole indonesiane dell’arcipelago di Riau.

Singapore Cable Car

C’è anche un’affascinante cabinovia che collega Mount Faber, HarbourFront e Sentosa. Le cabine attraversano il porto sopra container e navi cargo, testimonianza del ruolo commerciale di Singapore. Dal finestrino si distinguono i moli industriali, le petroliere in attesa e il profilo compatto dell’isola.

Wings of Time

Spettacolo serale sulla spiaggia di Siloso che consiste in un pullulare di getti d’acqua, laser e fuochi artificiali proiettati contro il buio del mare.

Le spiagge più belle di Sentosa

È vero, le coste di Sentosa (o comunque gran parte) sono state create dall’uomo con sabbie bianche importate (ma naturali) e acque calme protette da barriere, ma nonostante questo la bellezza e il relax sono comunque certi.

  • Siloso Beach: è la a zona più dinamica, ricca di installazioni luminose e campi da pallavolo. Qui il design urbano si fonde con la queite, creando una promenade costellata di bar dal gusto internazionale.
  • Palawan Beach: celebre per il ponte sospeso su corde che conduce a un isolotto considerato il punto più meridionale dell’Asia continentale (sì, oscilla leggermente sotto il peso dei passanti aggiungendo un pizzico di adrenalina), vanta acque che risultano calme grazie a barriere frangiflutti.
  • Tanjong Beach: l’angolo più appartato, scelto da chi desidera un isolamento parziale dal trambusto. La vegetazione in zona si fa più fitta e l’illuminazione serale è ridotta al minimo per permettere di osservare le luci delle navi cisterna che brillano come costellazioni artificiali sul mare scuro.
Le spiagge di Sentosa
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Gli incredibili colori di Sentosa a Tanjong Beach

Come arrivare e quando andare

Arrivare a Sentosa (dopo il volo per Singapore, chiaramente) è un gioco da ragazzi: dista circa mezzo chilometro dalla terraferma. Dal centro commerciale VivoCity parte la Sentosa Express, monorotaia sopraelevata che raggiunge Resorts World, Imbiah e Beach Station in pochi minuti. In alternativa si può attraversare il Sentosa Boardwalk, passerella coperta con tapis roulant e vista sul porto. L’opzione più scenografica resta la cabinovia della Singapore Cable Car, con partenza da Mount Faber.

Per quanto riguarda il clima, qui segue il regime equatoriale. Ciò vuol dire che le temperature medie che si registrano sono intorno ai 30 gradi tutto l’anno, anche se non mancano umidità elevata e rovesci improvvisi (soprattutto tra novembre e gennaio, ovvero durante il monsone di nord-est). I giorni feriali risultano più gestibili. Nei fine settimana, invece, l’isola si riempie di famiglie locali e turisti regionali.

Sentosa non chiede di essere capita, chiede di essere vissuta con consapevolezza. Sotto le luci delle attrazioni resta un passato di fortificazioni e battaglie. Tra i palmeti spuntano passerelle d’acciaio e hotel firmati da archistar. È un frammento di Singapore che ha scelto di cambiare pelle, mostrando senza pudore la propria natura artificiale. E forse proprio in questa sincerità sta il suo fascino.

Koh Phayam è un rifugio incontaminato tra foreste, spiagge segrete e tradizioni dimenticate

La Thailandia non ha bisogno di troppe presentazioni: è celebre per le sue mete più frequentate come Phuket, Koh Samui e Koh Tao, ma forse in non molti sanno che ci sono anche scorci meno noti che rivelano l’essenza autentica del Paese. Koh Phayam, situata nel Mare delle Andamane a poche decine di chilometri dal confine con il Myanmar, appartiene a questo gruppo di isole tranquille e ancora lontane dall’invasione turistica.

Con una lunghezza di 10 chilometri e una larghezza di 5, ospita circa 500 abitanti che conducono una vita semplice, tra pesca, coltivazioni di anacardi, palme da cocco e alberi della gomma. L’assenza di catene commerciali e di infrastrutture moderne accentua il senso di isolamento e permette di apprezzare un ritmo lento, scandito dai suoni del mare, dalla fauna locale e dalle attività di tutti i giorni della popolazione.

L’isola non possiede aeroporto né strade asfaltate di rilievo e questo la rende un posto dove il tempo sembra scorrere diversamente (ma anche uno di quei luoghi da vivere almeno una volta nella vita).

Cosa vedere a Koh Phayam

Il villaggio principale dell’isola rappresenta il cuore pulsante di Koh Phayam. La maggior parte degli abitanti vive di pesca e agricoltura, mentre altri gestiscono bar e piccoli ristoranti. Alcuni locali offrono frullati freschi di frutta tropicale e piatti tipici cucinati secondo ricette tradizionali.

Poco distante dal centro si trova il Wat Koh Phayam, ovvero l’unico tempio presente sull’isola che è costituito da due edifici distinti collegati da un ponticello che attraversa il mare. La struttura riflette influenze thailandesi e birmane, con una grande statua dorata di Buddha in piedi e ambienti interni riservati alla preghiera. Osservare in silenzio le decorazioni, le porte del santuario e i piccoli dettagli scolpiti nelle colonne aiuta a comprendere la spiritualità locale e ad apprezzare la combinazione di arte e religione nella vita quotidiana.

Spostandosi all’interno del territorio, le strade strette e sterrate conducono attraverso piantagioni di gomma e anacardi, in cui la vegetazione rigogliosa muta nella casa di scimmie, uccelli tropicali come gli hornbill e altri animali selvatici. Queste aree interne fanno sì che si possa osservare la fauna lontano dai percorsi turistici principali, rendendo ogni visita un’esperienza di scoperta. I piccoli sentieri conducono inoltre verso punti panoramici dall’alto dei quali è possibile ammirare l’intero territorio, comprese le baie e la foresta circostante.

Le spiagge più belle

Ma passiamo subito al sodo: quali sono le spiagge più suggestive di questo prezioso (e sottovalutato) fazzoletto di terra thailandese? La prima cosa che c’è da sapere è che la costa occidentale di Koh Phayam racchiude le distese di sabbia più scenografiche. Ao Yai, la baia più estesa, misura circa 3 chilometri ed è caratterizzata da sabbia fine e mare trasparente. La sua conformazione permette di praticare surf, kayak e attività ricreative legate al mare, oltre a osservare tramonti spettacolari con le ombre lunghe degli alberi di mangrovie.

Ao Khao Kwai (nota anche come Buffalo Bay) prende il nome dalla forma simile alle corna di un bufalo. La parte settentrionale si distingue per la presenza di sabbia dorata e profondità costante, mentre la zona centrale è la culla di scogliere e piccole formazioni rocciose. Una foresta di mangrovie delimita la baia verso ovest, abitata da macachi e da uccelli esotici. La presenza dell’ “Hippy Bar”, locale costruito interamente in legno a forma di nave pirata, aggiunge un tocco di carattere alla spiaggia, permettendo di gustare bevande mentre il sole tramonta direttamente sull’Oceano.

C’è poi la straordinaria Heaven Beach che è celebre per il suo piccolo bar con la sagoma di un’imbarcazioe che si affaccia sul mare, con ponti in legno e strutture semplici in cui il riflesso dell’acqua dà vita a un’atmosfera magica. Ao Kwang Peeb si erge invece all’estremo nord ed è raggiungibile tramite un sentiero sterrato immerso nella giungla. Non a caso, il suo soprannome è Monkey Bay proprio per la presenza di scimmie che vivono nei pressi della vegetazione circostante. Qui il silenzio e la solitudine rendono l’esperienza unica, con scorci naturali che rimandano a un mondo incontaminato.

Infine Aow Mae Mai che rappresenta il fulcro logistico dell’isola, con molo, ristoranti e qualche struttura ricettiva. Pur essendo più frequentata, consente di posare lo sguardo sulla quotidianità dei residenti e di comprendere l’equilibrio tra turismo e vita locale. L’insieme delle spiagge occidentali mostra un mosaico di paesaggi diversi, dalla sabbia bianca e finissima agli scorci rocciosi, passando per le foreste di mangrovie che si allungano fino al mare.

Come arrivare e quando andare

Il viaggio verso Koh Phayam richiede un minimo di organizzazione. Il primo passo da fare consiste nel raggiungere la città di Ranong, servita da voli giornalieri da Bangkok e collegamenti in autobus da altre località della Thailandia meridionale. Dalla stazione degli autobus o dall’aeroporto, un taxi condiviso conduce al porto cittadino. Da qui partono traghetti lenti, con due corse quotidiane di circa due ore, e motoscafi più rapidi che in meno di un’ora consentono di approdare sull’isola. La scelta dipende dal periodo e dalla disponibilità dei servizi, maggiormente frequenti da novembre ad aprile, stagione in cui i venti monsonici sono più deboli e le acque più tranquille.

Una volta arrivati il mezzo più pratico per esplorare il territorio consiste nello scooter a noleggio, mentre le biciclette rappresentano un’alternativa lenta ma piacevole per osservare dettagli naturali e architettonici. Le poche strade asfaltate consento di passare tra villaggi e spiagge principali, ma molti angoli rimangono raggiungibili solo tramite sentieri sterrati.

Koh Phayam, isola in Thailandia
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Veduta di Koh Phayam

Il periodo migliore coincide con la stagione secca (novembre – aprile), ovvero quando il cielo terso e la visibilità sott’acqua elevata favoriscono immersioni e snorkeling tra barriere coralline ricche di pesci colorati. Durante i mesi di monsone (maggio – ottobre) le piogge rendono alcune strade difficilmente percorribili, ma la natura appare rigogliosa e spettacolare.

Koh Phayam rappresenta una Thailandia differente, lontana dalle folle e dai ritmi frenetici e con una rete naturale di spiagge, giungla e comunità locali grazie a cui scoprire la cultura autentica e i paesaggi incontaminati. Chi approda su quest’isola, quindi, riesce a sperimentare un equilibrio tra mare, foreste e vita semplice.

Parco Nazionale del Gargano in inverno: in cammino tra foreste e doline

Il Parco Nazionale del Gargano fa pensare al mare e all’estate: spiagge dorate, faraglioni, borghi candidi affacciati sull’orizzonte blu. Eppure questo grande scrigno naturale, che vanta oltre 118mila ettari di territorio protetto, ha un volto meno noto, ma altrettanto affascinante in inverno.

Nella stagione fredda, infatti, il Gargano si rivela una meta sorprendente per chi ama i contrasti: in un territorio ristretto si va dalle morbide sabbie e pinete costiere fino alle faggete ombrose della Foresta Umbra, da meno di un decennio incluse tra i patrimoni UNESCO. È l’area interna ad attrarre spesso i visitatori durante i mesi invernali, tra masserie, eremi e distese di ulivi. Seppur sempre meno frequentemente, poi, il Gargano si imbianca durante l’inverno e regala panorami magici quando si veste di un sottile manto candido.

Flora, fauna e territorio del Parco Nazionale del Gargano

Il Parco Nazionale del Gargano è uno degli ecosistemi più variegati d’Italia, sia dal punto di vista della morfologia del territorio che della varietà della sua flora e fauna. Si va dalla costa rocciosa che si alterna a spiagge sabbiose fino alle dorsali interne, con in mezzo doline carsiche e fitti boschi secolari.

Al centro di questo microcosmo di biodiversità c’è infatti la Foresta Umbra, estesa su circa 15mila ettari di territorio e caratterizzata da faggete e latifoglie che si alternano a cerrete e leccete. Il nome Umbra non ha niente a che vedere con l’omonima regione, con la quale condivide solo l’etimologia latina: umbra infatti significa cupa, ombrosa. Dal 2017 le faggete vetuste di questo territorio sono parte del patrimonio mondiale UNESCO per il loro valore ecologico e paesaggistico.

La flora del Parco del Gargano comprende una straordinaria varietà di specie arboree come faggi, querce, lecci e un ricco sottobosco di erbe e orchidee selvatiche. Questa ricchezza botanica si riflette anche sulla fauna: nel parco vivono numerosi mammiferi come cinghiali, caprioli, donnole e i rari gatti selvatici, oltre a specie più elusive quali il daino e, in alcune aree, perfino il lupo appenninico.

L’avifauna, in più, è particolarmente interessante: si stimano oltre 170 specie di uccelli nidificanti, tra cui varie specie di picchi, rapaci come il falco pellegrino e le poiane, oltre a numerosi tipi di passeriformi. Questa grande ricchezza rende il parco un luogo ideale per il birdwatching.

Geologicamente, infine, il promontorio del Gargano è ricco di forme carsiche, come grotte e doline. Spicca tra queste ultime la Dolina Pozzatina, una delle più grandi d’Europa.

Parco Gargano inverno
La Dolina Pozzatina vista dall’alto

Parco Nazionale del Gargano: cosa fare e cosa vedere in inverno

In inverno non è poi così raro che, malgrado una altitudine media non elevata, le aree a più alta quota del Parco Nazionale del Gargano si coprano di una coltre di neve leggera, specie nella zona del caratteristico borgo di Monte Sant’Angelo e del Monte Calvo, il rilievo più alto del promontorio. Il paesaggio assume allora connotati ancor più seducenti, attirando l’attenzione degli escursionisti.

La grande Foresta Umbra è senza dubbio il cuore naturalistico del parco anche in inverno: i sentieri, meno frequentati, invitano a lunghe passeggiate a totale contatto con la natura, ancora più magiche in quelle occasioni in cui capita di camminare tra gli alberi imbiancati.

Oltre alle escursioni nei boschi, l’inverno è un’ottima stagione per esplorare alcuni degli aspetti più selvaggi del Gargano. Le zone costiere di Vieste, Peschici e Rodi Garganico offrono scorci spettacolari sul mare d’inverno. I laghi di Lesina e Varano sono ideali per gli amanti del birdwatching, grazie alla grande quantità di specie acquatiche e migratorie che vi sostano soprattutto nei mesi freddi.

Escursioni d’inverno nel Parco Nazionale del Gargano

Il modo migliore per esplorare ogni angolo di questo promontorio così unico nel suo genere, dal territorio così vario e denso di luoghi interessanti, è percorrerlo a piedi. L’inverno è la stagione ideale per scoprire le meraviglie del Gargano immersi nella quiete, a stretto contatto con la natura. Le escursioni sono peraltro molto spesso semplici e alla portata di tutti, per via delle poche asperità altimetriche.

Inevitabilmente la Foresta Umbra è uno dei luoghi migliori per il trekking nel Parco Nazionale del Gargano. Uno dei percorsi più suggestivi è quello che passa dal Laghetto d’Umbra, uno stagno circolare non lontano dall’avvio di un ampio percorso ad anello che porta alla scoperta dei faggi secolari della foresta. Si tratta di una escursione lunga, che supera i dieci chilometri, ma al tempo stesso molto facile, pressoché tutta pianeggiante. Oltre alla possibilità di scoprire il laghetto e le bellezze della foresta, non è raro imbattersi nella fauna selvatica del Parco.

Parco Gargano inverno
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Il Laghetto d’Umbra nell’omonima Foresta

Per andare alla scoperta dell’anima carsica del Gargano, invece, l’ideale è compiere l’escursione che porta alla scoperta della Dolina Pozzatina, un avvallamento del terreno di 400 metri di larghezza e un perimetro totale di 1850 metri. La grande dolina si è formata in seguito alla dissoluzione del carbonato di calcio delle sue rocce. Pertanto, quando piove, le rocce non trattengono l’acqua, che permea sotto il livello del suolo, nelle misteriose cavità sotterranee. Tutt’intorno sorge un fitto bosco di lecci e querce. La Dolina Pozzatina si trova poco distante dalla strada provinciale che porta a San Nicandro Garganico, ma si consiglia di raggiungerla attraverso le carrarecce che attraversano la campagna vicina.

Uno dei panorami più affascinanti del Parco Nazionale del Gargano è quello che mette in relazione il contrasto tra il mare e i boschi, tra il litorale e le aree interne. Partendo dai borghi di Vico del Gargano o Monte Sant’Angelo, è possibile seguire percorsi che salgono dolcemente verso le alture, offrendo un colpo d’occhio davvero emozionante, in particolare durante il periodo invernale.

Parco Gargano inverno
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Il quartiere Junno di Monte Sant’Angelo in una mattina d’inverno

Da Monte Sant’Angelo si dipanano una serie di sentieri ben segnalati che portano alla scoperta delle campagne circostanti, che combinano la scoperta della natura locale, tra pascoli e tratti boschivi, a splendide vedute sulla costa in direzione di Mattinata. Il borgo è inoltre traguardo conclusivo del Cammino della Pace, un lungo percorso che da L’Aquila porta fino al Gargano. L’ultima tappa del cammino parte da San Giovanni Rotondo, percorre verso oriente una lunga salita, alternando fitti boschi a ampi pascoli fino ad arrivare, dopo una ventina di chilometri, proprio a Monte Sant’Angelo, dove si trova il Santuario di San Michele Arcangelo, patrimonio UNESCO, luogo di particolare significato spirituale.

Chi è alla ricerca di un contesto montano, dove magari riuscire anche a trovare una spolverata di neve, dovrebbe tentare la salita a Monte Calvo, la cima più alta del Gargano. Si parte dalla periferia di San Giovanni Rotondo, si sale in un contesto naturale tra boschi e radure, con alcuni passaggi estremamente panoramici in direzione del mare. Dalla cima il colpo d’occhio è notevole: si può ammirare tutto il promontorio, osservare la grande distesa della Foresta Umbra dall’alto e scorgere, con un po’ di fortuna, le isole Tremiti in mezzo al mare.

I mercatini di Natale esteri meno scontati (ma bellissimi)

Il Natale, a volte, sorprende dove meno ce lo aspettiamo: non nelle capitali scintillanti o nei mercatini diventati ormai simbolici, ma in piccole città affacciate sul mare del Nord, lungo laghi incastonati tra le montagne, nei borghi della Foresta Nera o persino nel silenzio di antiche grotte sotterranee.

Sono mercatini meno conosciuti, spesso lontani dalle rotte più battute, ma capaci di regalare la magia più autentica: quella che nasce dai dettagli, dai profumi che si diffondono nell’aria fredda, dalle luci che avvolgono.

Per chi cerca un Natale da vivere con occhi nuovi, ecco una selezione di appuntamenti che trasformano il viaggio in un ricordo prezioso.

Danzica, dove il Natale profuma di ambra sul Baltico

Danzica è una città che, in inverno, sembra fatta apposta per accogliere il Natale: l’architettura anseatica, con le facciate color pastello e i tetti appuntiti, crea un fondale perfetto per un mercatino che negli ultimi anni ha iniziato a farsi notare, tanto da essere premiato come secondo miglior mercatino d’Europa nel 2023.

La Via Reale diventa un percorso scenografico illuminato da installazioni discrete, elegantissime, mentre artisti di strada e piccole compagnie teatrali animano le giornate con performance pensate per tutte le età. Passeggiando tra le botteghe temporanee, si scoprono sapori tipici della Polonia del nord e decorazioni realizzate secondo tradizione, ma è l’ambra del Baltico a dominare la scena: gli artigiani la lavorano con un’abilità tramandata di generazione in generazione.

Non mancano melodie suonate dal vivo, il profumo delle spezie che si mescola alla brezza del porto e la grande ruota panoramica che permette di osservare la città dall’alto, come fosse un piccolo universo scintillante.

Bled, il lago che si illumina come un presepe alpino

Lago di Bled in una notte d'inverno
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Magico Lago di Bled in una notte d’inverno

A Bled il Natale sembra disegnato a mano, sospeso tra il silenzio del lago e il profilo delle montagne che lo abbracciano. È sul lungolago che prende forma uno dei mercatini più romantici dell’Europa orientale, un angolo di mondo che fino al 5 gennaio si trasforma in un villaggio di casette di legno, luci calde e profumi invitanti.

Ogni stand è una finestra sulla tradizione slovena. Ci sono gli artigiani che espongono oggetti lavorati a mano, le famiglie che preparano dolci della tradizione, i produttori locali che raccontano la loro terra grazie a formaggi, miele e liquori profumati. Chi si avvicina al bancone scopre sapori autentici della regione di Bled, aromi che appartengono sia alla cultura alpina sia alle influenze dell’Europa centrale.

Il vero incanto, però, è la cornice naturale: le luci del mercatino si riflettono sull’acqua immobile, mentre l’isoletta con la chiesetta spunta come un piccolo presepe galleggiante.

Malaga, la città andalusa che accende il Natale

A Malaga i mercatini aprono a fine novembre e proseguono fino all’Epifania: il più grande e tradizionale è quello del Paseo del Parque, un viale scenografico dove le bancarelle espongono decorazioni, artigianato tipico, figure per il presepe e dolci della tradizione andalusa.

Per chi cerca un tocco più contemporaneo c’è poi Muelle Uno, il molo moderno, dove il mare diventa parte integrante dell’esperienza: gli stand sono più minimal, l’atmosfera più urban, il tutto accompagnato dalle luci del porto e dal vociare delle famiglie che si concedono un pomeriggio di shopping.

Gengenbach, la fiaba della Foresta Nera

Mercatino di Natale al crepuscolo a Gengenbach, Foresta Nera
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Il suggestivo Mercatino di Natale al crepuscolo a Gengenbach

Gengenbach è un “piccolo miracolo” della Foresta Nera: il centro storico è così curato e d’atmosfera che basta varcare la piazza principale per sentirsi dentro una fiaba.

La meraviglia più grande, però, sorprende su una delle facciate più importanti della città: il municipio, che ogni anno diventa il più grande Calendario dell’Avvento del mondo. Ogni sera, alle 18:00, la piazza si colma di abitanti e visitatori in attesa dell’apertura di una nuova finestra, che svela un’opera d’arte illuminata.

Attorno a questa tradizione si snoda un mercatino che conserva tutto lo spirito della regione: prodotti locali, decorazioni realizzate a mano, dolci tipici e l’atmosfera sincera delle piccole città tedesche. L’edizione 2025 aprirà dal 28 novembre al 23 dicembre.

Padstow, il porto che brilla di sapori e tradizioni

C’è un momento dell’anno in cui il piccolo porto di Padstow diventa un caleidoscopio di profumi, luci e sapori: è il periodo del Padstow Christmas Fayre, uno degli eventi natalizi più caratteristici della Cornovaglia.

Qui il Natale ha un gusto tutto particolare, perché la cittadina vive da sempre in simbiosi con il mare e con la cucina. Non stupisce quindi che il festival richiami ogni anno chef famosi come Rick Stein e Paul Ainsworth, che si alternano sul palco con dimostrazioni di alta cucina capaci di ispirare veri e propri menù delle feste. Tra una ricetta e l’altra, il mercatino artigianale propone prodotti che raccontano l’identità della regione: torte burrose, sidro caldo, conserve e oggetti handmade che riportano subito alle tradizioni locali.

La parata delle lanterne illumina le vie del centro con un corteo suggestivo, mentre i canti natalizi e i fuochi d’artificio che si specchiano sull’acqua rendono il porto un luogo magico. L’edizione 2025 si terrà dal 4 al 7 dicembre.

Valkenburg, il mercatino sotterraneo

Infine, Valkenburg (località olandese nel comune di Katwijk) custodisce uno dei mercatini di Natale più particolari e scenografici d’Europa, perché qui la magia non si vive soltanto in superficie, ma anche  sottoterra. Le grotte cittadine (gallerie scavate nel tufo, illuminate con effetti di luce che esaltano le pareti rocciose) diventano un labirinto straordinario in cui si snodano bancarelle, decorazioni, presepi e piccole botteghe artigiane.

Camminando nelle grotte si percepisce l’eco sommessa delle voci, il profumo delle pietanze calde che si diffonde e quella sensazione di essere avvolti da un mondo parallelo.

È una meta perfetta per chi cerca qualcosa di unico, lontano dai circuiti più battuti e capace di stupire davvero. I mercatini sotterranei di Valkenburg resteranno aperti fino al 5 gennaio 2026.

Agricoltura montana, da Lombardia 7,2 milioni per viabilità forestale

Regione Lombardia ha concluso gli esiti istruttori del bando SRD08 ‘Investimenti in infrastrutture con finalità ambientali’ previsto dal Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027, destinando 7,2 milioni di euro per progetti di miglioramento della viabilità forestale e silvo-pastorale in territori di agricoltura montana.

Con bando SRD08 Lombardia destina 7,2 milioni all’agricoltura montana

L'assessore Alessandro Beduschi annuncia gli esiti del bando SRD08 per investimenti ambientali nell'agricoltura di montagna in Lombardia“Si tratta di un intervento importante – sottolinea l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi – perché consente di attivare progetti strategici per la montagna lombarda, migliorando la viabilità nei territori montani e, di conseguenza, anche la sicurezza dei versanti e la manutenzione dei boschi. Infrastrutture di questo tipo sono fondamentali anche per la prevenzione degli incendi e per favorire una gestione sostenibile delle nostre foreste, garantendo al tempo stesso accessibilità e presidio del territorio”.

Istruttoria positiva per 98 domande, 40 finanziate subito

Complessivamente, le domande con istruttoria positiva sono 98, di cui 40 ammesse a finanziamento. Altre 47 domande sono ammesse con riserva: l’effettiva concessione dei fondi potrà avvenire con successivi atti, subordinata al via libera della Commissione Europea atteso entro la fine dell’anno, che consentirà lo scorrimento della graduatoria. L’intervento sostiene Comuni e Consorzi forestali delle province di Bergamo, Brescia, Como e Sondrio, con l’obiettivo di migliorare la rete di collegamenti e di rendere più accessibili e sicure le aree montane.

Beduschi: investimento concreto sulla montagna

“Con queste risorse – conclude l’assessore Beduschi – Regione Lombardia continua a investire in modo concreto sulla montagna, valorizzandone il ruolo ambientale ed economico e assicurando che i nostri territori più fragili restino vivi, produttivi e sicuri”.

Riparto fondi per Provincia

Bergamo
  • Comune di Branzi 447.300 euro;
  • Comune di Castione della Presolana 76.500 euro;
  • Comune di Rovetta 60.000 euro;
  • Consorzio Forestale Menna Ortighera 297.400 euro.
Brescia
  • Comune di Angolo Terme 103.700 euro;
  • Comune di Berzo Demo (2 progetti) 607.300 euro;
  • Comune di Bovegno 54.400 euro;
  • Comune di Corteno Golgi 450.000 euro;
  • Comune di Edolo 152.100 euro;
  • Comune di Incudine 354.300 euro;
  • Comune di Lozio 129.000 euro;
  • Comune di Pezzaze 80.700 euro;
  • Comune di Ponte di Legno 65.600 euro;
  • Comune di Pisogne (2 progetti) 148.400 euro;
  • Comune di Saviore dell’Adamello 313.200 euro;
  • Comune di Temù 67.400 euro;
  • Comune di Vezza d’Oglio 246.700 euro;
  • Comune di Vione 215.000 euro;
  • Consorzio Forestale Bassa Valle Camonica (2 progetti) 207.300 euro;
  • Consorzio Forestale Pizzo Camino 134.900 euro;
  • Consorzio Forestale Pizzo Badile (2 progetti) 325.300 euro.
Como
  • Cusino 60.180 euro;
  • Valsolda 111.100 euro.
Sondrio
  • Albosaggia 163.900 euro;
  • Cedrasco 65.300 euro;
  • Cosio Valtellino 191.000 euro;
  • Piateda 379.600 euro;
  • Postalesio (2 progetti) 323.730 euro;
  • Rasura 162.600 euro;
  • Consorzio Boschi e Pascoli Valvedrano 102.000 euro;
  • Consorzio conservazione godimento e uso di bosco consorziale 55.000 euro;
  • Consorzio Forestale Alta Valtellina (2 progetti) 854.000 euro;
  • Consorzio Forestale Val Codera 97.000 euro;
  • Consorzio Montano Grosino 105.700 euro.

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Beduschi: ‘Great Taste in Italy’, avanti con identità e tradizione

L’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi, ha presentato a Milano l’edizione 2026 di ‘Great Taste in Italy‘, uno dei più autorevoli sistemi di valutazione del gusto a livello internazionale, nato per promuovere il valore del Made in Italy e la cultura del cibo come simbolo di identità, tradizione e territorialità.

great taste in Italy“Le denominazioni d’origine e le Indicazioni Geografiche rappresentano l’identità e la storia dei nostri territori – ha dichiarato Beduschi – ma troppo spesso il loro valore non è pienamente conosciuto. Ogni iniziativa che valorizza qualità e autenticità dei prodotti lombardi e italiani è un tassello fondamentale per promuovere il valore del Made in Italy. Regione Lombardia sostiene con convinzione percorsi che premiano le imprese capaci di unire tradizione e innovazione, perché è anche da qui che passa il futuro competitivo del nostro sistema agroalimentare”.

Da qui la proposta di Beduschi di un grande ‘expo’ itinerante dedicato ai prodotti europei a Denominazione di Origine e Indicazione Geografica, che l’assessore – presidente di Arepo (Associazione delle Regioni Europee dei Prodotti d’Origine) – aveva lanciato l’anno scorso per promuovere i prodotti certificati nei principali mercati del continente e del mondo. L’obiettivo è raccontare ai consumatori cosa distingue davvero i prodotti d’origine e qual è il significato dei marchi e dei loghi di qualità europei.

Alla presentazione di oggi a palazzo Pirelli sono intervenuti Alberto Gottardi, presidente Associazione La Tavola di Mecenate ETS, Christabel Cairns, associate managing director di ‘Guild of Fine Food‘, e i consiglieri regionali Giovanni Malanchini, Giacomo Zamperini, Michele Schiavi e Alberto Mazzoleni.

‘Great Taste in Italy’ tra i promotori

‘Great Taste in Italy’, nata per introdurre in Italia il metodo di valutazione indipendente e imparziale di Great Taste, è promossa da Guild of Fine Food (editore inglese che promuove dal 1988 ‘Great Taste Awards‘ e ‘Cheese Taste Awards‘) e dell’associazione La Tavola di Mecenate ETS.  Nella prima edizione, svoltasi nel 2025, sono stati oltre 300 i prodotti candidati e 40 i giudici italiani e internazionali impegnati nelle sessioni di assaggio e valutazione, che hanno confermato l’elevato livello qualitativo della produzione agroalimentare italiana. Ogni anno Great Taste valuta più di 14.000 prodotti provenienti da oltre 110 paesi, riconoscendo le migliori eccellenze gastronomiche al mondo. L’edizione italiana è una delle sole due sedi di giudizio al di fuori del Regno Unito, a conferma del ruolo strategico che il progetto riveste per il settore agroalimentare nazionale.

“Il nostro ruolo – ha spiegato Alberto Gottardi, presidente dell’associazione ‘La Tavola di Mecenate’ – consiste nel promuovere territori, prodotti tipici e beni culturali Made in Italy e nel diffonderne la conoscenza attraverso iniziative emblematiche. Great Taste in Italy, con le sue caratteristiche di trasparenza e rigore nei giudizi, e con l’accreditamento di Great Taste, il più grande e riconosciuto sistema di accreditamento food & drink al mondo, rappresenta un veicolo fantastico, soprattutto perché consente anche alle aziende medio-piccole di raggiungere una straordinaria visibilità e riconoscibilità a livello nazionale e internazionale”.

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Beduschi: Consiglio di Stato su prelievo in deroga incomprensibile 

“Come sempre le sentenze dei tribunali vanno rispettate, ma la decisione del Consiglio di Stato di venerdì 31 ottobre è davvero difficilmente comprensibile, visto che tutti gli atti di Regione Lombardia sul prelievo in deroga hanno seguito rigorosamente quanto previsto dalla legge e osservato il parere di Ispra sulle piccole quantità, così come ribadito dal TAR Lombardia che ci aveva dato ragione in occasione del primo ricorso”. Così l’assessore regionale ad Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi, commenta la notizia dell’ordinanza con cui il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso in appello di alcune associazioni ambientaliste. E che ha sospeso i provvedimenti della Lombardia che autorizzavano la caccia in deroga a Fringuello e Storno.

Lombardia continua a lavorare in modo non ideologico

“Continuiamo a lavorare non in modo ideologico ma con il supporto e il rigore dei dati scientifici – conclude Beduschi – per assicurare che la caccia possa svolgersi nel pieno rispetto delle normative. Spiace notare come sia oggettivamente sempre più difficile farlo in un contesto di incertezza del diritto, a seconda di chi esamina le istanze. Con sentenze che spesso contraddicono di anno in anno quelle precedenti”.

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Agricoltura. Beduschi: bene risoluzione Commissione Senato su TEA

“La risoluzione approvata giovedì 30 ottobre 2025 in Commissione al Senato conferma la direzione che da tempo indichiamo come Regione Lombardia: avanti con le TEA-Tecnologie di Evoluzione Assistita. Per garantire competitività, sostenibilità e futuro alla nostra agricoltura”. Lo dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi, commentando l’approvazione all’unanimità in Commissione Agricoltura del Senato della risoluzione che impegna il Governo a sostenere, in sede europea, il via libera al regolamento sulle TEA.

Risoluzione Senato offre slancio per negoziato europeo sulle TEA

L'assessore Alessandro Beduschi plaude alla risoluzione all'unanimità della Commissione Agricoltura del Senato sulle TEA“L’asse tra Governo e Regione Lombardia – sottolinea Beduschi – deve essere decisivo per dare slancio al negoziato europeo, al momento bloccato. Ringrazio il ministro Lollobrigida e il senatore De Carlo, che insieme a noi hanno creduto fin dall’inizio in questa scelta di innovazione. L’Italia sta diventando un motore per l’Europa su questo tema, dimostrando che la sostenibilità può essere reale solo se fondata su ricerca e progresso, non su visioni ideologiche o astratte”.

La Lombardia c’è. Dopo riso, mais e vite

“La Lombardia – conclude l’assessore – è pronta a fare la sua parte: dopo il riso, siamo già al lavoro per estendere le sperimentazioni su mais e vite. Se il Green Deal punta davvero alla sostenibilità, allora deve sostenere chi produce meglio, non chi rinuncia a produrre. Altrimenti si finirà per importare cibo da Paesi che non condividono le nostre stesse regole ambientali e sanitarie. Questa è la vera sfida: vogliamo un’Europa che innova, non che si arrende”.

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Voucher per formazione in agricoltura, qualità acque: calano i nitrati

Il voucher finanziato da Regione Lombardia per la formazione in agricoltura e il calo dei nitrati come importante risultato frutto di politiche mirate sono stati, rispettivamente, i temi al centro degli interventi tenuti degli assessori Simona Tironi (Istruzione, Formazione, Lavoro) e Giorgio Maione (Ambiente e Clima) in occasione della 97° edizione della Fiera Agricola Zootecnica Italiana.

Tironi: Regione finanzia voucher per formazione in agricoltura

Il voucher finanziato da Regione Lombardia per la formazione in agricoltura e il calo dei nitrati come importante risultato frutto di politiche mirate sono stati i temi al centro degli interventi tenuti degli assessori Simona Tironi (Istruzione, Formazione, Lavoro) e Giorgio Maione (Ambiente e Clima) in occasione della 97° edizione della Fiera Agricola Zootecnica Italiana. Qui una foto dell'assessore Tironi

“Per la prima volta – sottolinea Simona Tironi – Regione Lombardia investe 1 milione di euro per destinare un voucher specifico all’agricoltura con la  terza edizione dell’Avviso pubblico per la ‘Formazione continua’. Le risorse sono  destinate a percorsi di aggiornamento e riqualificazione professionale di chi opera nel settore primario, di importanza strategica per l’economia e l’identità del territorio”.

Rafforzare le competenze dei lavoratori

In totale, sono 17 i milioni di euro messi a disposizione dal programma che intende contribuire a rafforzare le competenze dei lavoratori e ad accompagnare le imprese nei processi di innovazione, con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e alla trasformazione digitale. Trova così piena attuazione la delibera approvata dalla Giunta regionale l’estate scorsa che prevede l’assegnazione di voucher aziendali a catalogo per interventi di ‘Formazione continua’ a valere sul Programma Regionale Fse+ 2021-2027.

Sinergia tra digitale e green

“Regione Lombardia – evidenzia Tironi – vuole valorizzare il capitale umano in tutti i comparti produttivi. Con questa misura offriamo nuove opportunità di crescita alle aziende e ai lavoratori, consapevoli che le transizioni digitale e green devono camminare insieme alla capacità del nostro settore agricolo di innovare, restando competitivo e sostenibile”.

Il voucher finanziato da Regione Lombardia per la formazione in agricoltura e il calo dei nitrati come importante risultato frutto di politiche mirate sono stati i temi al centro degli interventi tenuti degli assessori Simona Tironi (Istruzione, Formazione, Lavoro) e Giorgio Maione (Ambiente e Clima) in occasione della 97° edizione della Fiera Agricola Zootecnica Italiana. Qui una foto dell'assessore Maione

Maione: nitrati in calo, qualità ambientale cresce

“I dati del Rapporto Arpa Lombardia 2024  sui nitrati nelle acque – ha spiegato l’assessore Maione -confermano un quadro positivo e in costante miglioramento per la qualità ambientale della nostra regione”.

“Con l’83% dei campioni fluviali e il 61% dei pozzi che mostrano concentrazioni di nitrati ben al di sotto della soglia di 25 mg/l, e solo il 2,5% che supera i limiti – ha chiarito – i risultati sono un’evidenza tangibile degli enormi sforzi economici e tecnologici compiuti dal mondo agricolo in sinergia con la Regione Lombardia. La qualità delle nostre acque è sotto controllo e questo successo è frutto di un impegno condiviso e di un lavoro di squadra che prosegue per la tutela del nostro territorio”.

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