Una grande ‘ expo ‘ itinerante dedicato ai prodotti europei a Denominazione di Origine e Indicazione Geografica , capace di portare in Europa e nel mondo l’esperienza, la tradizione e la qualità dei territori che li producono. È la proposta lanciata dal presidente di AREPO (Associazione delle Regioni Europee dei Prodotti d’Origine) e assessore lombardo all’Agricoltura Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi , nel corso dell’Assemblea generale svoltasi a Barcellona e ospitata dalla Regione Catalunya.
Una Expo itinerante per promuovere i prodotti d’eccellenza
L’idea ha l’obiettivo di promuovere i prodotti certificati nei principali mercati del continente e del mondo , raccontando ai cittadini cosa distingue davvero i prodotti d’origine e qual è il significato dei marchi e dei loghi di qualità europei.
“Le Indicazioni Geografiche rappresentano l’identità e la storia dei nostri territori – ha affermato Beduschi – ma troppo spesso il loro valore non è pienamente conosciuto. Con questa iniziativa vogliamo il racconto dei nostri prodotti fuori dai confini regionali e nazionali , in un viaggio attraverso l’Europa e il mondo, per far scoprire la cultura, il lavoro e la qualità che stanno dietro a ogni DOP e IGP . La prima tappa si terrà nel 2026 in Italia, e saranno i nostri consorzi di produttori i protagonisti nel dialogo diretto con i cittadini ei consumatori ”.
L’ingresso della Calabria all’AREPO
A margine dei lavori, Beduschi ha inoltre annunciato la richiesta di ingresso nell’associazione della Regione Calabria, che si unisce alle regioni italiane già aderenti – Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto e Sardegna – portando a dieci la rappresentanza nazionale in AREPO.
Con oltre 35 regioni membri provenienti da Italia, Francia, Spagna, Germania, Grecia, Polonia e Portogallo, AREPO rappresenta oggi la principale rete politica e istituzionale a difesa e promozione dei prodotti a indicazione geografica d’Europa.
Lombardia ed Europa, essere comunità del cibo
“Il futuro del sistema agroalimentare europeo – ha concluso l’assessore Beduschi – passa dalla capacità di unire le forze e raccontare il valore autentico delle nostre produzioni. Solo così potremo rendere le DOP e le IGP non soltanto un simbolo di eccellenza, ma un linguaggio comune tra territori diversi che condividono lo stesso orgoglio: quello di essere comunità del cibo e della qualità “.
Luglio infuocato, Italia in festa. Quando il sole cala, le piazze si accendono di luci, profumi, musica e griglie roventi: è la stagione d’oro delle sagre, delle notti bianche, dei concerti sotto le stelle e delle feste di paese che, da nord a sud, rendono ogni weekend un concentrato di tradizione, gusto e divertimento. E il fine settimana del 18-21 luglio 2025 non fa eccezione.
Dal cuore della Toscana tra vini, pesche e musica pop, alle magiche notti veneziane illuminate da fuochi d’artificio, fino ai sapori autentici della Sardegna e della Sicilia: un weekend estivo ricco di feste, cultura e tradizioni da scoprire.
Che siate amanti del folklore o affamati cronici di street food, in cerca di una serata romantica tra le lanterne o di una nottata scatenata sotto un palco indie, questo weekend promette bene. Pronti a partire?
23ª Sagra della Pesca di Fibbiana (Toscana)
Tra dolci colline, vigneti e argini dell’Arno, Fibbiana in Toscana si risveglia con la sua amata Sagra della Pesca, giunta alla 23ª edizione. Organizzata da Circolo M.C.L. Pio XII e Parrocchia S. Maria, con il patrocinio comunale, la sagra si tiene nei weekend del 19-20 e 26-27 luglio in Piazza San Rocco, cuore del borgo. Ogni sera dalle 20:00 si gusta all’aperto, tra piatti a base di pesca e prelibatezze locali, accompagnati da musica e intrattenimento.
Sabato 19 luglio i Milò riscaldano l’atmosfera con un repertorio pop vibrante. Domenica 20 è la volta del “Tale e Quale Show”, una gara di imitazioni condotta da Maurizio Orselli, aperta a chiunque voglia salire sul palco e mettersi alla prova.
E se avete voglia di una passeggiata rilassante, la vicina Via Francigena e gli argini dell’Arno invitano a scoprire Montelupo Fiorentino, celebre per le sue ceramiche rinascimentali.
Festa del Pomodoro di Cappella (Veneto)
La frazione agricola di Cappella, considerata il “giardino verde di Venezia”, celebra dal 18 al 28 luglio la 53ª Festa del Pomodoro. Il pomodoro IGP è protagonista assoluto: stand gastronomici propongono piatti tradizionali come il pomodoro ripieno gratinato, una ricetta segreta datata 1955. Un vero e proprio inno alla cucina mediterranea!
Da non perdere la Mostra Ortofrutticola, perfetta per comprare direttamente dai coltivatori e la Giornata del Bambino, con i lavori creativi delle scuole locali. Sabato 19 luglio torna la “Notte famosissima”: uno show tra gusto, musica e divertimento sotto le stelle.
Festa del Redentore (Veneto)
Venerdì 18 luglio si inaugura il ponte votivo tra Le Zattere e la Giudecca (fino a domenica sera), preludio di una delle tradizioni più emozionanti di Venezia. Sabato 19 luglio, alle ore 23:30, il Bacino di San Marco sarà teatro dello spettacolo pirotecnico “Casanova e l’Amore” ideato da Parente Fireworks: 40 minuti di magia, 6.000 fuochi, 2.300 kg di esplosivo su zattere e pontoni, in un gioco di colori, forme e suggestioni che raccontano passione, eleganza e mistero.
iStockVeduta del Canal Grande a Venezia
Attenzione: per accedere è necessario prenotare. La priorità è riservata ai residenti veneziani, con aperture progressive a partire dal 7 e 10 luglio. Inoltre, dal 18 al 20 luglio (8:30-16:00), chi accede alla Città Antica deve versare il contributo di accesso.
Domenica 20, invece, spazio alla Regata del Redentore (pupparini e gondole) e alla Messa votiva con il Patriarca Francesco Moraglia alle 19:00 sull’isola della Giudecca.
Ajò a ballare – Elmas (Sardegna)
Venerdì 18 luglio alle 21:30 Piazza della Chiesa a Elmas si trasforma in palcoscenico per “Ajò a ballare”: una serata all’insegna di musica, danza e tradizione sarda. A organizzare l’evento è il gruppo folk Sa Nassa, con ospiti i “A Bratzos Tentos” (voce, organetto, tastiera, chitarra), che reinterpretano i canti popolari in chiave contemporanea.
Ad arricchire il tutto, una mostra-mercato di artigianato sardo, con tessuti tradizionali, manufatti e oggetti dell’isola, per un’immersione autentica nell’identità territoriale.
Sicily Food Vibes – Caltagirone (Sicilia)
Dal 18 al 20 luglio la Villa Comunale di Caltagirone ospita Sicily Food Vibes, festival enogastronomico che mette al centro le aree interne dell’isola, spesso trascurate ma ricche di autenticità. Durante questi tre giorni, chef e artigiani del gusto propongono showcooking, laboratori, degustazioni e masterclass.
iStockVista aerea del borgo siculo di Caltagirone
Venerdì 18, dalle 16:30 alle 18:30, la Sala Politeama ospita la conferenza “Aree interne: cultura, cibo, paesaggio e sostenibilità per uno sviluppo possibile”, con relatori istituzionali e del mondo accademico ed enogastronomico.
Alle 19:30 ha luogo l’inaugurazione ufficiale, seguita da showcooking con l’Unione Regionale Cuochi Siciliani. Un viaggio tra sapori e identità rurali in Sicilia, che fa della sostenibilità un vero e proprio manifesto culturale.
Pennabilli estate 2025 (Romagna)
La Pro Loco di Pennabilli (provincia di Rimini) propone un cartellone estivo ricco di eventi gastronomici, musicali e culturali. Nel weekend 18-20 luglio non potete perdere:
Pennabilli diPinta (venerdì 18, sabato 19 e domenica 20): una kermesse di birre artigianali e street food, con food truck e birrifici selezionati.
Venerdì 18 luglio, ore 21:00: brindisi sotto le stelle a base di birra e cibo gourmet!
La trama estiva della Pro Loco proseguirà poi anche nei weekend successivi, con la Cena in Bianco (11 agosto), presentazione di libri, concerti anni ’80, cocomerata di Ferragosto e ballo liscio a fine estate.
Marcellano VinCanta – Marcellano (Umbria)
Nel weekend del 18-20 luglio nel borgo medievale di Marcellano (Gualdo Cattaneo), immersi tra ulivi e Sagrantino, va in scena VinCanta. Stand enogastronomici propongono piatti della tradizione e vini locali DOC e DOCG, con uno spazio speciale, “Angolo del Dolce”, dedicato ai dessert da abbinare al passito.
La musica live passeggia tra piazze e vicoli: gruppi folk, band contemporanee, performance acustiche sotto le stelle. Una festa lenta, sospesa tra gusto, emozione e natura, perfetta per chi ama scoprire l’Umbria più vera in un’atmosfera raccolta.
Mercantia – Certaldo (Toscana)
Dal 16 al 20 luglio il borgo medievale di Certaldo si anima con la 37ª edizione di Mercantia, festival internazionale del teatro di strada, con oltre 120 artisti e 40 compagnie da tutto il mondo. Tema di quest’anno: “La Terra di un sogno”.
Le strade, le piazze, gli spazi più suggestivi del borgo diventano teatro per acrobatica, danza verticale, teatro di figura, clownerie, musica e performance immersive. Tra gli eventi di questo weekend spiccano:
Close Act (Olanda) con “Birdmen”, trampolieri alati.
Graffiti Classics (UK) in cabaret musicale.
Mencho Sosa (Argentina), tra giocoleria e freestyle calcistico.
Marching band europee, compagnie d’acrobazia come Vertical Theatre e spettacoli visivi come “Indigo” (Finlandia) e “House of Mask and Mime” (Thailandia‑Giappone).
Il clou? Il gran corteo finale del 20 luglio, una parata collettiva tra artisti, trampolieri, musicisti e performer in un trionfo di colori e creatività.
Festa del Casaro – Volturara Irpina (Campania)
Dal 18 al 20 luglio Volturara Irpina vive la sua Festa del Casaro, tre giornate dedicate alla tradizione casearia della Valle del Dragone. Organizzata dalla Pro Loco, l’evento celebra la bravura dei casari locali, che trasformano il latte fresco in formaggi eccellenti. L’ingresso è libero e tutti possono degustare e osservare le dimostrazioni live.
Il programma:
Venerdì 18: ore 19:00 apertura stand e alle 19:30 lavorazione del latte; dalle 22:00 intrattenimento con “Bakkano Sound”.
Sabato 19: ore 17:30 giochi popolari; ore 20:00 degusta “la trecciona”, seguita dalla lavorazione del latte e musica con “Le Riflessioni”.
Domenica 20: show cooking dello chef Antonio Cristofano alle 18:30, apertura stand alle 19:00, dimostrazioni e chiusura in musica con “Samsara” dalle 22:00.
La Giostra Cavalleresca d’Europa e dei Borghi più belli d’Italia a Sulmona
Torna a Sulmona, dal 18 al 20 luglio, la XXIII edizione della Giostra Cavalleresca d’Europa e dei Borghi più belli d’Italia, un evento che non è solo una festa medievale ma un vero e proprio ponte tra culture e tradizioni. Tra cavalieri agguerriti, cortei in abiti rinascimentali e rievocazioni spettacolari, la Giostra diventa occasione di integrazione, dialogo e riflessione, prendendo spunto dalla figura di Papa Celestino V, simbolo di pace e rinuncia al potere.
Per tre giorni, la città si trasforma in un palcoscenico dove si intrecciano competizione sportiva e valori universali: dalle eliminatorie serali alle gare finali, passando per la suggestiva sfilata in corso Ovidio con centinaia di figuranti, tutto parla di identità, storia e unione. Con delegazioni provenienti da sette paesi europei e i Borghi più belli d’Abruzzo, la Giostra non è solo uno spettacolo, ma un progetto culturale che guarda oltre il folklore, unendo le comunità in un abbraccio collettivo tra passato e presente.
La Festa dei Fichi a San Mango sul Calore
La suggestiva Piazza del Santuario di San Mango sul Calore si prepara ad accogliere la nuova edizione della Festa dei Fichi, un evento che celebra le eccellenze enogastronomiche e le tradizioni del territorio irpino.
La Festa, organizzata con il supporto del Comune di San Mango sul Calore, torna a celebrare il fico di San Mango, un prodotto tipico a marchio PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale), caratterizzato da una polpa succosa, dal colore bronzo scuro e da un sapore unico, che matura nel mese di luglio.
Sabato 19 luglio, alle 21.00, vede protagonista Andrea Sannino, artista di grande talento e voce della canzone napoletana moderna, per un concerto emozionante, perfetto per celebrare l’atmosfera festosa dell’evento. Un DJ set chiude la notte con ritmi coinvolgenti.
L’Ogliastra è tante cose: è dove il mare incontra la montagna, dove il segreto della longevità scorre tra le vie dei suoi borghi, ma soprattutto, è dove l’autenticità sarda è di casa.
Questa è una delle5 Zone Blu del mondo, ossia aree geograficamente definite dove le persone vivono fino a 100 anni in quantità elevate. Chi arriva in questa zona della Sardegna sa che, al di fuori di alcuni punti diventati particolarmente famosi negli ultimi anni, troverà una calma e una tranquillità difficile da godere in altre parti dell’isola, perlomeno d’estate.
L’Ogliastra è quella parte di isola ideale per chi vuole andare oltre, avventurarsi su sentieri poco battuti, scoprire le bellezze dell’entroterra tanto quanto quelle della costa. Ma cosa vedere e cosa fare esattamente? Questi sono i nostri consigli!
Ogliastra in Sardegna, dove si trova
Da molti è considerata una delle zone più affascinanti e selvagge della Sardegna quella situata lungo la costa orientale dell’isola, nel territorio appartenente alla provincia di Nuoro. L’Ogliastra è nota per i suoi paesaggi mozzafiato che alternano spiagge incontaminate, raggiungibili solo via mare o percorrendo determinati sentieri di trekking, a ripide scogliere calcaree, boschi secolari e canyon come la Gola di Su Gorropu.
Non mancano alcune località, ideali come tappa anche per provare le deliziose specialità locali (una su tutte i culurgiones ogliastrini). Se durante la vostra vacanza volete rallentare i ritmi, unire mare e natura, questa è la destinazione in Sardegna adatta a voi.
Cosa vedere in Ogliastra
L’Ogliastra è la terra dove monumenti naturali si ergono imponenti su spiagge da sogno, ma anche un territorio dove le tradizioni e l’accoglienza sarda vivono tra le vie dei suoi borghi e dove, dentro una grotta, si trova la più grande colonia di pipistrelli d’Italia.
I borghi da vedere in Ogliastra
Porta d’accesso all’Ogliastra è Tortolì che, con il vicino borgo marinaro di Arbatax, unisce la tradizione dei pescatori alla bellezza delle coste rosse: questo suggestivo monumento naturale affiora dall’acqua offrendo un suggestivo contrasto cromatico.
Tra i borghi più famosi, complice il cartello stradale storto, c’è Ulassai. Abbracciato dalle pareti calcaree dell’entroterra, è considerato un vero e proprio paradiso per gli amanti dell’arrampicata, ma anche dell’arte contemporanea grazie alle opere dell’artista Maria Lai che punteggiano il paese. Chi cerca luoghi dal fascino misterioso può visitare Gairo Vecchio, il borgo abbandonato che racconta, con le sue rovine, la memoria di un paese distrutto da una frana e rimasto sospeso nel tempo.
Meritano una visita anche Jerzu, famoso per il suo Cannonau, e Baunei, arroccato su un altopiano con vista sul mare.
iStockLe famose rocce rosse di Arbatax
La grotta di Su Marmuri
Una delle cose più interessanti da vedere in Ogliastra si trova a Ulassai: stiamo parlando della grotta di Su Marmuri, famosa anche perché ospita la più grande colonia di pipistrelli d’Italia arrivando a contarne più di 25.000 esemplari.
Antica di 6 milioni di anni la grotta, durante il periodo invernale, diventa la casa di una moltitudine di pipistrelli che, provenienti da ogni parte della Sardegna, si riuniscono qui per trascorrere il letargo. Una volta terminato, in estate, migrano verso zone più calde.
Per scoprire la grotta è necessario partecipare a una visita guidata che vi permetterà di seguire il percorso interno e ammirare le sue bellezze geologiche.
Le spiagge più belle dell’Ogliastra
Alcune spiagge dell’Ogliastra sono famose in tutto il mondo, premiate a livello internazionale per la loro bellezza, altre sono meno conosciute. Queste, secondo noi, sono le più belle da inserire nel vostro itinerario.
Spiaggia di Su Sirboni
In assoluto una delle calette più amate dell’Ogliastra, facente parte del territorio di Gairo. La spiaggia di Su Sirboni è una lingua di sabbia bianca selvaggia, incastonata in un’insenatura e non attrezzata. Arrivando dal breve sentiero, da percorrere a piedi per raggiungerla in 10-15 minuti, l’occhio viene catturato da un resort abbandonato, ormai diventato parte dello scenario.
Alle sue spalle, completano il panorama delle piccole dune e il verde della macchia mediterranea, mentre il fondale risulta basso per decine di metri, con l’acqua limpidissima, di colore azzurro e turchese, ideale anche per fare snorkeling.
Viene definita spesso come il “tesoro d’Ogliastra” e, vedendola, si capisce immediatamente il perché. La spiaggia di Cea, con la sua sabbia bianca e morbida e il fondale basso, è una meta molto amata sia da chi viaggia con bambini che per chi vuole godersi un mare splendido, ma senza troppa folla. La spiaggia è lunga oltre un chilometro, di cui tre quarti fanno parte del territorio di Tortolì e il restante quarto di Bari Sardo.
Se restate fino al tramonto, qui potrete godervi lo spettacolo unico offerto dai due faraglioni chiamati is Scoglius Arrubius: situati a circa 300 metri dalla riva e alti una ventina di metri, in questo momento della giornata si incendiano di un rosso acceso.
Cala Goloritzé
Impossibile parlare delle spiagge più belle dell’Ogliastra e non nominare Cala Goloritzé. Qui è dove la natura ogliastrina si mostra in tutta la sua maestosità, soprattutto grazie alla presenza di bizzarre formazioni calcaree che si ergono dalla scogliera. Stiamo parlando di Monte Caroddi, conosciuto anche come l’Aguglia, un pinnacolo roccioso alto 148 metri molto amato dagli scalatori.
Cala Goloritzé è una spiaggia protetta, quindi a numero chiuso: per poterla visitare in alta stagione è necessario prenotare e acquistare un biglietto. Per raggiungerla, invece, avete due opzioni. La prima è percorrere il sentiero, per il quale è necessario un minimo di preparazione fisica e scarpe chiuse adatte. La seconda è via mare, tenendo conto, però, che le imbarcazioni non possono attraccare poiché si tratta di un’area protetta.
Cala Mariolu
Altrettanto meravigliosa è Cala Mariolu. Situata nel territorio di Baunei, la spiaggia è incastonata ai piedi di un’alta falesia bianca di oltre 500 metri di altezza che cade a picco sul mare. Chiunque voglia godersi Cala Mariolu, deve meritarsela: l’unico modo per nuotare nelle sue acque è via mare o via terra, percorrendo un trekking particolarmente impegnativo che raggiunge prima la cresta della montagna e poi attraversa la macchia mediterranea. L’ideale è prenotare un’escursione con le guide autorizzate presenti nel territorio.
iStockLa splendida Cala Mariolu
Cosa fare in Ogliastra
Le cose da fare in Ogliastra sono perfette per chi ama trascorrere il proprio tempo all’aria aperta. Indossate scarpe comode e, una volta finite le vostre escursioni, andate ad assaporare le specialità gastronomiche del territorio.
Visita al canyon Su Gorropu
Tra la Barbagia e l’Ogliastra si apre la voragine più profonda d’Europa: è il canyon di Su Gorropu, da scoprire con un incredibile trekking. Modellate nel tempo dalla forza del rio Flumineddu che scorre sul fondo, alimentato da acque che attraversano il Supramonte, le sue alte pareti racchiudono fossili e, in alcuni tratti del percorso, possono essere scalate.
Il percorso più semplice, comunque da non sottovalutare e da fare con scarpe adatte, passa attraverso un bosco di lecci, felci, corbezzoli e altri profumi mediterranei: considerate un’ora per l’andata e il doppio per il ritorno.
Salire sul Trenino Verde
Una delle esperienze più belle da fare è salire sul Trenino Verde. Le tratte coprono diverse zone della Sardegna, compresa l’Ogliastra. La tratta che collega Arbatax, Lanusei e Gairo vi permetterà di scoprire il paese abbandonato di Gairo Vecchio, di cui vedrete i ruderi degli edifici rimasti aggrappati alla roccia del monte Trunconi, la vallata di Gairo Taquisara, ideale per fare trekking, e Lanusei, dove ripartirete verso Arbatax sul treno storico.
Il treno storico è attivo solo in date specifiche che consigliamo di monitorare sul sito ufficiale.
Fare un trekking in Supramonte
Gli appassionati di escursionismo non possono assolutamente perdersi i trekking in Supramonte: salire l’altopiano del Golgo di Baunei è un’emozione che non può essere descritta a parole. Durante il percorso, vedrete nascoste nella vegetazione le Domus de Janas, Patrimonio UNESCO, nuraghi e, in alcuni punti, godrete di viste mozzafiato affacciate sul mare e sulle falesie calcaree.
Tra i trekking più belli c’è il Selvaggio Blu, che può durare fino a sette giorni. Il percorso collega Pedra Longa a Cala Sisine per oltre 40 chilometri tra falesie mozzafiato, antichi sentieri di pastori e cale nascoste.
Provare i piatti tipici
L’ultima cosa che vi consigliamo di fare in Ogliastra è provare i suoi piatti tipici. Ovviamente stiamo parlando dei culurgiones, una specialità nata proprio in questa zona a base di patate, pecorino e menta, da accompagnare con un bicchiere di Cannonau prodotto a Jerzu.
In questa zona potete anche mangiare presso degli ovili dove, immersi in un’atmosfera particolare, potrete assaporare salumi, formaggi e, ovviamente, il porcetto, oltre che diversi piatti a base di capra.
Il Mar Mediterraneo ospita alcune delle isole, non solo più affascinanti del mondo, ma anche più significative dal punto di vista storico e culturale. Tra queste, alcune spiccano come le più grandi – e le prime due sono proprio italiane – ognuna con paesaggi, storie e tradizioni uniche.
Isole plasmate da antiche civiltà, dai Greci ai Romani, dai Bizantini agli Ottomani, che vantano coste meravigliose, montagne imponenti, pianure fertili che hanno sostenuto gli insediamenti umani per millenni. Oggi mete da sogno che offrono esperienze che toccano l’anima e ispirano ricordi indelebili ai visitatori. Sono 157 le isole più grandi del Mediterraneo, con un’area di almeno 10 km², di cui 49 hanno una superficie maggiore di 100 km². Qui vi portiamo alla scoperta delle prime 10, classificate per dimensioni.
Sicilia, l’isola più grande del Mediterraneo
Con una superficie di oltre 25 mila km², grosso modo pari all’intera superficie di tutte le isole della Grecia, la Sicilia non è solo la più grande isola italiana, ma la più estesa isola del Mar Mediterraneo, la settima d’Europa (seconda dell’Unione europea), la quarantacinquesima del mondo. È anche la più popolosa isola del Mediterraneo, con quasi 5 milioni di abitanti.
Situata in una posizione di importanza strategica, tra lo Stretto di Gibilterra e il Canale di Suez, quasi al centro del Mediterraneo, l’isola funge da punto di collegamento tra Oriente e Occidente, tra Europa e Africa.
La si conosce anche come “isola-continente”, per la notevole varietà dei suoi aspetti naturalistici, storici e culturali, mentre per Omero, che l’ha descritta nell’XI libro dell’Odissea, era “l’isola del Sole”. Da sempre, grazie al suo affascinante patrimonio architettonico e artistico, a spiagge e paesaggi mozzafiato, nonché a una cucina che delizia tutti i sensi, la Sicilia è una destinazione imperdibile per chi cerca un’esperienza autentica e variegata.
iStockLa spiaggia di Porto Giunco, a Villasimius, tra le più belle della Sardegna
Sardegna, la seconda isola più grande del Mediterraneo
Con una superficie complessiva di 24.100 km² quadrati, la Sardegna è per estensione la seconda isola del Mediterraneo. È separata dalla penisola italiana dal mar Tirreno, il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine, mentre a nord le Bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica e a ovest il mar di Sardegna dalla penisola iberica e dalle isole Baleari.
Grazie alla bassa densità di popolazione (oltre 1,5 milioni di abitanti), unita alla difesa di un prezioso patrimonio culturale, fondato su tradizioni originali e su una lingua ricca e interessante, l’isola è riuscita a mantenere nel tempo la sua incontaminata bellezza, che l’ha resa meta di viaggiatori e scrittori. Per la varietà dei suoi ecosistemi è stata, inoltre, definita un “micro-continente”.
Non è un mistero che le coste e il mare della Sardegna siano celebrati e ricercati, ma l’essenza di questa regione italiana si nasconde al suo interno, tra i paesaggi del Limbara, l’imponenza del Massiccio del Gennargentu, il Parco della Giara, gli scorci dell’Ogliastra, la varietà di paesaggi e di abitati delle Barbagie, lo spettacolo della Valle dei Nuraghi nel Meilogu. Un’isola da vivere e scoprire fino in fondo.
iStockCipro, lo splendido sito archeologico di Kourion
Cipro, la terza isola più grande del Mediterraneo
Dopo Sicilia e Sardegna, Cipro è la terza isola del Mediterraneo per estensione, con una superficie di oltre 9 mila km². Si tratta di un’isola divisa in due parti, separate dalla cosiddetta linea verde: l’area sotto il controllo effettivo della Repubblica di Cipro, che comprende circa il 59% della superficie dell’isola, e la zona occupata nel 1974 dalla Turchia al nord, autoproclamatasi Repubblica Turca di Cipro del Nord – riconosciuta dalla sola Turchia – che copre circa il 36% della superficie. Anche la capitale Nicosia (in turco Lefkoşa), situata al centro dell’isola, è divisa in due metà.
Crocevia tra Oriente e Occidente, Cipro ha una storia che ha influenzato profondamente il Mediterraneo. C’è davvero tantissimo da esplorare su quest’isola affascinante, dove ogni città è ricca di monumenti e attrazioni di ogni tipo. Un’altra destinazione perfetta per chi cerca un mix di storia millenaria, paesaggi unici e mare cristallino.
iStockLa spettacolare spiaggia di Rondinara, tra i gioielli della Corsica
Corsica, la quarta isola più grande del Mediterraneo
La Corsica è la quarta isola più grande del Mediterraneo, con una superficie di 8.681 km quadrati. Separata dalla Sardegna dal breve tratto delle Bocche di Bonifacio, fa politicamente parte della Francia sin dal 1769, ma rientra nella regione geografica italiana, e con l’Italia ha legami storici anche in ambito linguistico e culturale.
Quest’isola vanta oltre 1000 km di costa e circa 200 spiagge, una miriade di villaggi di pescatori, borghi collinari dall’atmosfera rilassata e graziose cittadine con centri storici incantevoli, come Ajaccio, Calvi, Bastia. L’Ile de Beauté (Isola della Bellezza) sa come incantare con l’azzurro del mare, la sabbia fine delle sue spiagge, una natura selvaggia e un imperdibile patrimonio storico.
iStockIl fascino selvaggio della spiaggia di Preveli, sulla costa meridionale di Creta
Creta, la quinta isola più grande del Mediterraneo
Oltre a essere la maggiore isola della Grecia, Creta è la quinta isola più grande del Mediterraneo, con una superficie di 8.261 km². È tra le principali mete turistiche del Paese, grazie alla ricchezza di siti naturalistici e archeologici, nonché per il particolare patrimonio culturale.
Culla della cultura minoica, racchiude millenni di storia. Tra le prime civiltà a svilupparsi nel Mediterraneo, l’isola del mito di Teseo e Arianna aveva come centri principali l’antica città di Cnosso – dove ancora oggi si possono visitare i resti del palazzo di Minosse – Festo e Cidonia. Da non perdere una visita alla bellissima capitale Heraklion, sede di un museo archeologico di immenso valore.
Eubea, la sesta isola più grande del Mediterraneo
Sempre in Grecia troviamo Eubea, la sesta isola più grande del Mediterraneo. Con una superficie di 3.660 km quadrati, è situata nel mar Egeo, adiacente a parte della costa sud-orientale della penisola, con capoluogo Calcide, dove l’isola dista dalla terraferma solo 40 metri.
Conosciuta anche come come Evia, è stata fin dall’antichità un importante centro culturale e commerciale. Oggi, l’isola offre ai visitatori paesaggi e panorami unici, tra montagne verdi, laghi cristallini e un mare turchese e limpido, ponendosi come destinazione imperdibile per gli amanti delle escursioni e delle attività all’aperto.
iStockSplendida veduta di Palma di Maiorca
Maiorca, la settima isola più grande del Mediterraneo
Settima fra le più grandi isole del Mediterraneo, Maiorca è anche la più grande delle Baleari, con una superficie di oltre 3.600 km². Chiamata “Isla del Sol”, per i suoi proverbiali 300 giorni di sole tutto l’anno, è perfetta in ogni stagione. Questo paradiso tropicale bagnato dal Mediterraneo vanta trecento spiagge di sabbia finissima lambite da acque limpide e cristalline, e un entroterra ricco di tesori da scoprire.
Punto di partenza per una visita che non tralasci i gioielli più belli dell’isola è il capoluogo Palma, una delle mete preferite dai turisti di tutto il mondo, soprattutto nel periodo estivo, grazie alle spiagge e ai divertimenti che offre. Da un po’ di tempo, è inoltre diventata il “buen retiro” estivo della Famiglia Reale Spagnola.
Lesbo, l’ottava isola più grande del Mediterraneo
Lesbo è l’ottava isola per estensione del Mediterraneo e la terza maggiore isola greca, con una superficie di 1630 km² e un cospicuo sviluppo costiero, di ben 320 km. Tra spiagge che levano il fiato, bellezze artistiche, architettoniche e paesaggistiche, ci sono moltissime cose da fare e da vedere, e tante esperienze da vivere in questa gemma di grandi dimensioni. L’isola è stata famosa nell’antichità soprattutto per la sua intensa attività culturale, basti pensare che ha dato i natali alla poetessa Saffo e al poeta Alceo, tra i maggiori esponenti della lirica greca arcaica.
Tra i centri urbani che meritano una visita, il capoluogo Mitilene, dove ammirare il castello bizantino costruito su antiche rovine, Molyvos (o Mithymna), uno degli insediamenti più affascinanti con la sua fortezza genovese, e il villaggio di Eresos, nella parte meridionale dell’isola.
iStockIl magnifico complesso archeologico nel pittoresco villaggio di Lindos, sulla costa orientale dell’isola di Rodi
Rodi, la nona isola più grande del Mediterraneo
Con una superficie di 1.400 km quadrati, Rodi è la nona isola più grande del Mediterraneo. È anche è la più grande delle isole del Dodecaneso, oltre a essere la più orientale delle maggiori isole dell’Egeo, ed è la quarta isola più grande della Grecia. Il nome potrebbe derivare dal greco antico rhodon, che significava ‘rosa’, difatti è conosciuta come l’Isola delle Rose.
Oggi è una delle mete predilette da chi sogna di visitare un’isola greca, grazie alle incredibili ricchezze che svela ai suoi visitatori e alle numerose esperienze che rendono la vacanza memorabile, tra spiagge da sogno, natura straordinaria, complessi archeologici di grande interesse e luoghi intrisi di storia.
Chios, la decima isola più grande del Mediterraneo
Eccoci, infine, alla decima isola più grande del Mediterraneo: Chios (Chio in italiano). Anticamente detta Scio, è una splendida isola greca dell’Egeo orientale, con una superficie di 842,5 km quadrati. Situata a soli 8 chilometri dalla costa turca, tra le isole di Samos, Icaria e Lesbo, è la quinta isola per grandezza della Grecia.
Conosciuta come “l’isola del mastice”, famosa per i suoi bellissimi paesaggi e il clima mite, è un paradiso di acque cristalline, con 200 chilometri di costa che spazia dalle calette rocciose della parte orientale alle ampie distese sabbiose del versante occidentale, e poi borghi medievali e tradizioni millenarie da scoprire.
Nel cuore della Gallura, affacciate sulle acque cristalline della costa nord-orientale della Sardegna, si trovano le Piscine di Cannigione. Questo angolo incantevole, ancora poco conosciuto rispetto ad altre celebri spiagge sarde, offre un’esperienza unica tra natura incontaminata, scogliere granitiche e specchi d’acqua calma che ricordano vere e proprie piscine naturali.
La bellezza del paesaggio, unita alla tranquillità della zona, rende questo luogo perfetto per chi desidera un momento di relax, lontano dalla frenesia delle località più turistiche.
Negli ultimi anni, le Piscine di Cannigione hanno attirato un crescente interesse da parte di turisti e amanti della natura, tanto da richiedere un piano di gestione dell’accesso per preservarne l’integrità.
La delicatezza dell’ambiente, unita alla sua straordinaria bellezza, ha spinto il Comune di Arzachena a introdurre il numero chiuso durante l’alta stagione estiva, una misura che mira a tutelare uno degli angoli più suggestivi del nord Sardegna.
Dove si trovano e come raggiungerle
Le Piscine si trovano nel territorio di Arzachena, a circa 5 chilometri a nord di Cannigione, piccolo borgo costiero noto per il suo porto turistico e per essere una delle porte d’ingresso alla Costa Smeralda.
Questo tratto di costa, meno affollato rispetto ad altri punti più rinomati, si sviluppa tra Cannigione e Palau, offrendo scorci spettacolari e calette isolate facilmente accessibili.
Raggiungere le Piscine di Cannigione è relativamente semplice. Chi arriva in auto deve raggiungere il borgo di Cannigione, situato tra Arzachena e Palau e deviare poi lungo una breve strada sterrata che conduce a un’area parcheggio vicina alla costa.
Da lì, un breve sentiero immerso nella vegetazione mediterranea, lungo circa 150 metri, porta direttamente alla cala. È consigliabile indossare scarpe comode, poiché il percorso, seppur breve, presenta tratti rocciosi e non è completamente pianeggiante.
Per chi preferisce un approccio via mare, è possibile noleggiare imbarcazioni direttamente dal porto di Cannigione. Navigando lungo la costa si possono ammirare calette nascoste e approdare nei pressi delle Piscine, per poi raggiungerle a nuoto.
Questa modalità offre una prospettiva affascinante del paesaggio costiero gallurese e permette di vivere l’esperienza in modo ancora più esclusivo. Per maggiori informazioni sull’arrivo via mare, è consigliato rivolgersi al centro di informazioni turistiche presso il comune di Arzachena.
iStockVista aerea de le Piscine di Cannigione
Sebbene il percorso a piedi o in bicicletta sia fattibile per chi soggiorna a breve distanza, è bene considerare che le temperature estive in Sardegna possono rendere poco agevole un tragitto sotto il sole. Per questo motivo, l’auto o la barca restano le opzioni più pratiche per raggiungere la destinazione.
Caratteristiche delle Piscine di Cannigione
Ciò che rende le Piscine di Cannigione così speciali è il loro aspetto naturale e selvaggio. Si tratta di una piccola baia con due bianchi arenili. La trasparenza dell’acqua, unita alla tranquillità delle piscine, crea un ambiente unico, ideale per chi cerca una pausa rigenerante a contatto con la natura.
Il fondale sabbioso, con tratti di ciottoli levigati, permette una balneazione agevole anche per i più piccoli. Le acque basse e calme sono perfette per nuotare in sicurezza, ma offrono anche l’opportunità di fare snorkeling tra piccoli pesci, posidonia e altre forme di vita marina. L’assenza di forti correnti rende l’esperienza particolarmente piacevole per chi ama esplorare i fondali senza allontanarsi troppo dalla riva.
Tutto intorno, la macchia mediterranea regala profumi intensi di lentisco, mirto e rosmarino. I lecci e le rocce granitiche offrono alcuni punti d’ombra naturale, anche se in alta stagione è consigliabile portare con sé un ombrellone – in spiaggia non ci sono servizi – per godere appieno della giornata. La posizione geografica delle Piscine garantisce un’ottima protezione dal maestrale, anche se nelle giornate di scirocco il mare può risultare leggermente più agitato.
La spiaggia è di piccole dimensioni, e proprio per questo la sua capacità di accoglienza è limitata. Durante i mesi di luglio e agosto, l’afflusso di visitatori è regolamentato, a tutela dell’ambiente e dell’esperienza di chi sceglie questo luogo. Chi riesce a visitarla in orari meno affollati potrà godere di un’atmosfera quasi irreale, dove il silenzio è interrotto solo dal suono delle onde e dal canto delle cicale.
Modalità di accesso
L’accesso alle Piscine di Cannigione – detta anche spiaggia de l’Ulticeddu – è sottoposto a regolamentazione tramite numero chiuso. Questa misura è stata adottata dal Comune di Arzachena per garantire la conservazione del sito e un’esperienza qualitativa per i visitatori.
Durante il periodo compreso tra il 15 luglio e il 31 agosto, l’accesso giornaliero è consentito a un massimo di 80 persone contemporaneamente.
Per accedere è necessario prenotare anticipatamente tramite l’app o il portale turistico ufficiale Arzachena Spiagge. Dopo aver effettuato il pagamento, che ammonta a 12,50 euro – tariffa standard giornaliera- si riceverà via email un QR code da esibire al punto informazioni della spiaggia.
Gli accessi verranno controllati calcolando i posti auto con massimo 5 persone a bordo. Mentre sarà garantito l’accesso gratuito ai turisti e viaggiatori che giungeranno alla spiaggia a piedi o in bicicletta.
All’interno dell’area non sono presenti bar, ristoranti né servizi igienici, e per questo motivo è indispensabile organizzarsi in anticipo portando con sé acqua, cibo e tutto l’occorrente per la giornata.
È fondamentale ricordare che non è consentito lasciare rifiuti, accendere fuochi, fumare o introdurre animali domestici. Il rispetto di queste regole è essenziale per preservare l’ecosistema unico delle Piscine.
La zona dispone di un’area parcheggio a pagamento nelle vicinanze, che permette un comodo accesso al sentiero. Si consiglia comunque di arrivare presto al mattino, soprattutto nei fine settimana e nei giorni festivi, per evitare attese e godere della spiaggia nelle ore più tranquille.
Il sistema a numero chiuso ha ricevuto pareri favorevoli sia da parte dei visitatori che degli operatori turistici locali, in quanto contribuisce a evitare l’overtourism e a garantire un’esperienza più sostenibile in una spiaggia dove sono in corso fenomeni di erosione che mettono in pericolo la tutela dell’ecosistema costiero.
Questa modalità di fruizione è in linea con una crescente attenzione alla tutela del patrimonio naturale sardo, sempre più minacciato dalla pressione turistica nei mesi estivi.
Immersa nel cuore dell’Isola di Caprera, all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, Cala Brigantina è una delle spiagge più selvagge e suggestive della Sardegna.
Questo piccolo gioiello, incastonato tra rocce granitiche e profumata macchia mediterranea, è il posto ideale per chi cerca natura incontaminata, acque cristalline e tranquillità assoluta, lontano dai circuiti turistici più affollati.
Raggiungibile solo a piedi o via mare, Cala Brigantina rappresenta una tappa imperdibile per gli amanti del trekking, dello snorkeling e del kayak. L’accesso al sentiero escursonistico, però, è consentito solo se accompagnati da una guida ambientale autorizzata, poiché l’area è soggetta a tutela integrale da parte del Parco.
Che la Sardegna sia una delle destinazioni estive più gettonate è un dato di fatto. Non tutti i turisti che la visitano, però, vogliono la stessa esperienza. C’è chi vuole vedere dal vivo i luoghi più famosi, chi desidera unire il relax della costa alle avventure dell’entroterra e chi, invece, dell’isola vuole godere della tranquillità delle spiagge meno note. Se fate parte dell’ultima categoria, questi sono i nostri consigli sulle spiagge da inserire nel vostro itinerario!
Portu Pedrosu è un angolo segreto incastonato nel tratto più selvaggio della costa orientale sarda, dove la natura detta ancora le sue regole. Non è una spiaggia da raggiungere con la borsa frigo e carichi di oggetti personali; è una meta per spiriti liberi, per chi ama camminare fuori dai sentieri battuti e sa che le meraviglie più pure si rivelano solo a chi le cerca davvero.
Le caratteristiche di Portu Pedrosu
Portu Pedrosu non è una spiaggia come le altre. Piccola, appartata e incredibilmente affascinante, questa caletta misura appena una manciata di metri, circa 8 di lunghezza e 9 di larghezza, ma racchiude in sé tutta la bellezza selvaggia della Sardegna orientale.
Il suo arenile è composto principalmente da ciottoli chiari e sabbia a grana grossa, incastonati in una cornice naturale fatta di rocce e vegetazione mediterranea. Nessuna costruzione, nessun chiosco, nessun rumore artificiale: solo natura allo stato puro.
La spiaggia è ben protetta dal vento grazie alla sua posizione incassata tra le pareti rocciose, e offre un mare dai colori cangianti, dal turchese al verde intenso, con fondali che si approfondiscono gradualmente, perfetti per fare snorkeling. Chi ha con sé una maschera potrà scoprire piccoli segreti sottomarini, e poco lontano, nelle acque di Portu Cuau, c’è persino il relitto sommerso di una nave mercantile, visibile anche senza immersioni profonde.
La baia si rivela perfetta per chi cerca pace, intimità e connessione con la natura. Può ospitare fino a una decina di persone, ma nei periodi meno affollati (anche in piena estate) potresti essere uno dei pochi fortunati a godersela in totale tranquillità.
Portu Pedrosu è uno dei simboli dell’Ogliastra ed è affacciata sulla costa centro-orientale della Sardegna. Appartiene al territorio di Baunei e spicca per la sua anima selvaggia all’interno del Golfo di Orosei, non lontano dalla celebre Cala Goloritzé. A renderla così bella? Proprio l’esclusività nel raggiungerla; ci si può arrivare solo via terra con un trekking impegnativo o via mare.
Se preferisci arrivare via mare, puoi affidarti a piccoli tour in barca o noleggiare un gommone con partenza da località come Cala Gonone, Arbatax o Santa Maria Navarrese. Sono molte le escursioni organizzate che fanno tappa in questo angolo nascosto del Golfo di Orosei. Per i più esperti, si può anche navigare autonomamente, sfruttando il corridoio di lancio per attraccare in sicurezza.
Ma è via terra che l’esperienza si fa davvero selvaggia. Da Baunei si percorre un tratto di strada sterrata in fuoristrada, attraversando la località di Ginnirco e poi quella di Irbidossili. Dopo circa un’ora e mezza di off-road, si lascia il veicolo e si prosegue a piedi. Il sentiero, impegnativo ma mozzafiato, segue il letto di un antico torrente, il Bacu Maore, un canyon spettacolare che ti accompagna fino al mare.
In circa due ore di cammino, tra rocce, bosco e panorami da cartolina, raggiungerai la spiaggia. È consigliato essere ben attrezzati e, se non sei pratico di trekking, affidarti a una guida locale. Il premio finale? Un tuffo rigenerante in un angolo di paradiso che ti lascerà senza parole.
Non solo le Grotte di Nettuno, il patrimonio naturalistico di Alghero si arricchisce con un’ulteriore meraviglia: la Grotta Verde. Un unicum del Mediterraneo che può essere finalmente ammirato non solo da speleologi e tecnici specializzati, com’è avvenuto finora, ma anche dai turisti interessati ad andare oltre le sole spiagge e scoprire la Sardegna anche attraverso le sue bellezze geologiche.
La grotta fa parte del Parco Regionale di Porto Conte, il luogo ideale dove indossare scarpe comode, percorrere sentieri escursionistici, godere di viste panoramiche mozzafiato e, dai primi di luglio, entrare dentro un gioiello naturalistico e archeologico tra i più rilevanti dell’intero bacino del Mediterraneo.
La Grotta Verde di Alghero, perché è un luogo unico
Finalmente, chiunque può godere della bellezza della Grotta Verde di Alghero, l’unico luogo del Mediterraneo dove si conserva un madreporario coloniale, precursore delle barriere coralline. La grotta rappresenta un raro esempio di fusione tra meraviglia naturale e patrimonio archeologico.
Al suo interno, pareti scolpite dal tempo ospitano spettacolari stalattiti e stalagmiti, alcune alte fino a 12 metri, formatesi oltre 200 milioni di anni fa. Queste formazioni calcaree, avvolte da incrostazioni vegetali e minerali, riflettono sfumature verdeggianti (da qui il nome della grotta) amplificate dalla presenza di un suggestivo laghetto salmastro sul fondo della cavità.
A differenza delle Grotte di Nettuno, che si sviluppano in orizzontale quasi a livello del mare, la Grotta Verde si sviluppa a partire da 75 metri di altezza e, addentrandosi in una galleria, scende sin quasi a livello del mare.
Dal punto di vista archeologico, invece, custodisce un patrimonio eccezionale perché, in passato completamente asciutta, è stata abitata dall’uomo preistorico durante il Neolitico Antico Intermedio (5300-5000 a.C.). Un’informazione scoperta durante le campagne di scavo del 1979, quando furono portate alla luce diverse testimonianze quali graffiti rupestri e antiche sepolture e ceramiche decorate, oggi conservate presso il Museo Sanna di Sassari.
La Grotta Verde, perla preziosa e di inestimabile valore speleo-archeologico e ambientale della Sardegna, abitata ottomila anni fa, può essere visitata percorrendo una passerella che vi accompagnerà nei suoi meandri fino a una terrazza panoramica affacciata sul mare.
Questo affascinante viaggio tra luci, forme e silenzi millenari può essere vissuto anche in compagnia di una guida: fino al 10 luglio, accedendo al sito ufficiale, potrete partecipare alle visite guidate alle ore 9:00 e alle ore 10:30 in lingua italiana, mentre alle 12:00 la visita viene proposta in lingua italiana e inglese. A partire dall’11 luglio, invece, potrete scoprire i segreti della grotta usufruendo di un’audioguida.
La visita è a numero chiuso: per preservare l’ambiente interno alla grotta, l’accesso è consentito a un massimo di 30 persone per visita che, in generale, dura circa un’ora. Il biglietto può essere acquistato comodamente online o presso il nuovo botteghino della Grotta Verde o quelli presenti in tutti i siti dell’EcoMuseo (Prigionette, Casa Gioiosa, MASE, Villa Romana di Sant’Imbenia, MAPS Punta Giglio ed Ecomuseo Egea) a un costo di 12 euro.
Carbonia è una città nata dal carbone, ma cresciuta come simbolo di rinascita, memoria e cultura. Un luogo che oggi affascina per la sua ricchezza archeologica, per l’eredità architettonica del Novecento e per l’atmosfera sospesa tra passato e presente, in bilico tra la pianura del Campidano e la luce abbagliante delle coste del Sud Sardegna.
Carbonia è il cuore pulsante del Sulcis-Iglesiente, la sua città più importante, costruita in tempi recenti, ma saldamente ancorata a una storia millenaria. Nata ufficialmente nel 1938 per ospitare i minatori impiegati nell’estrazione del carbone, ha saputo trasformarsi nel tempo in un museo a cielo aperto, in cui convivono archeologia industriale, urbana, storica e preistorica.
Si tratta di una meta che va oltre la memoria e la fatica del lavoro in miniera: è un località da vivere con lentezza, tra percorsi culturali, trekking nella natura, itinerari enogastronomici e spazi urbani che invitano alla riflessione.
Cosa vedere: una città-museo tra archeologia e architettura
Passeggiare per Carbonia significa entrare in un racconto visivo che si svela tra le strade, gli edifici e i monumenti disseminati nel centro abitato. Il tessuto urbano, così particolare, è il riflesso della sua origine e della sua identità: ogni angolo vibra di storia e significato. Non a caso, la città fa parte della rotta ATRIUM, un progetto europeo che unisce svariate località tramite l’eredità architettonica dei regimi totalitari del XX secolo. Un itinerario culturale che, partendo dalle geometrie severe e razionali dell’urbanistica carboniese, apre una finestra sulla memoria collettiva europea.
Basta immergersi nel cuore del centro cittadino per sentirne il respiro. Piazza Roma è l’anima simbolica di Carbonia, il punto di riferimento sin dalla fondazione. È qui che si avverte ancora oggi l’impronta del passato, ma è anche il luogo del presente, dove la vita scorre tra eventi, incontri e momenti di quotidianità. Intorno alla piazza si staglia il complesso del Dopolavoro Cine-Teatro, edificio che un tempo ospitava attività ricreative e culturali per i lavoratori delle miniere, e che oggi è stato riconvertito in centro servizi e spazio polifunzionale. Poco distante, il Centro Intermodale Stazione e i Portici delle Poste completano l’itinerario urbano disegnato da architetture dal forte valore storico e sociale.
A colpire, lungo le vie principali, sono anche i cosiddetti “grandi totem“, strutture in ferro che richiamano i materiali utilizzati nelle miniere. Non sono semplici installazioni, ma veri e propri punti narrativi che raccontano (come segni incisi nel tempo) la costruzione della città, le sue trasformazioni, il lavoro di migliaia di uomini e donne.
Ma la vera ricchezza di Carbonia si svela anche nella sua straordinaria offerta museale. Il SiMuC – Sistema Museale di Carbonia è un’importante rete di luoghi della cultura che comprende il Museo Archeologico Villa Sulcis, il Parco Archeologico di Monte Sirai, il Parco Urbano di Cannas di Sotto e il Museo dei Paleoambienti Sulcitani: si tratta di un sistema che non si limita a custodire e conservare, ma valorizza l’intero territorio con un’attività che parte dalla ricerca e dallo scavo, fino alla divulgazione e alla fruizione pubblica. È il caso del Nuraghe Sirai, dove il Comune di Carbonia conduce direttamente le campagne di scavo, così da rendere ancora più forte il legame tra città e patrimonio archeologico.
La visita può poi proseguire con la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, che sorge come un faro spirituale nel cuore urbano, oppure grazie agli eventi culturali che animano Carbonia durante tutto l’anno: concerti, mostre, celebrazioni religiose, esposizioni d’arte e manifestazioni che coinvolgono in maniera attiva la comunità.
Accanto a tanta vitalità culturale, non manca il fascino della tradizione: negozi di artigianato locale, laboratori artistici e botteghe creative disegnano un tessuto urbano che non dimentica le sue radici. Carbonia è una città da esplorare con calma, lasciandosi guidare dalle suggestioni e dai racconti che emergono da ogni pietra, ogni tracciato urbano, ogni testimonianza del tempo.
Le spiagge dei dintorni: mare cristallino a pochi passi
iStockLa suggestiva Spiaggia di Tuerredda
Uno degli aspetti più sorprendenti di Carbonia è poi la sua vicinanza ad alcune delle spiagge più belle e selvagge della Sardegna: siamo nel cuore del Sulcis-Iglesiente, una zona che custodisce l’anima più incantevole dell’isola, ricca di paesaggi incontaminati, natura potente e un mare che non smette mai di stupire.
Da qui, in pochi minuti d’auto, si possono raggiungere lidi sabbiosi e calette incastonate tra le rocce, tutte differenti tra loro ma accomunate da una bellezza che non teme concorrenza: le spiagge di Porto Pino e Porto Paglietto, ad esempio, affascinano per la sabbia chiara e sottile che si fonde con l’azzurro dell’acqua, mentre poco più a sud Sa Punta de s’Arena e la celebre Tuerredda svelano scorci paradisiaci, con fondali trasparenti e orizzonti infiniti.
È un susseguirsi di baie segrete, insenature protette, scogliere scolpite dal vento e dalla salsedine, mete ideali per chi ama perdersi lontano dal frastuono quotidiano, tra nuotate rigeneranti, passeggiate sulla sabbia e tramonti infuocati. E il bello è che tutto questo convive con l’anima storica e culturale di Carbonia, in un equilibrio perfetto tra il mare e la memoria, tra il presente e il passato.
Come arrivare: una città al centro della Sardegna del sud
Carbonia, con la sua posizione baricentrica, rappresenta una base perfetta per chi desidera esplorare il sud-ovest della Sardegna. Facilmente raggiungibile da Cagliari, dista circa un’ora d’auto dalla città metropolitana ed è ben collegata sia via strada che via ferrovia.
Chi arriva in aereo può contare sull’aeroporto di Cagliari-Elmas, distante circa settanta chilometri. Una volta atterrati, si può proseguire in auto lungo le principali arterie stradali, come la SS 130 e la SS 131, che conducono a Carbonia attraversando paesaggi che cambiano a ogni curva.
Anche per chi viaggia via mare, le possibilità sono numerose. I traghetti provenienti da Livorno, Piombino, Civitavecchia, Napoli, Palermo e persino Barcellona attraccano nei principali porti sardi, in primis quello di Cagliari, da cui è facile spostarsi verso l’entroterra.
E per chi sceglie il treno, la città è servita dalla linea ferroviaria Cagliari-Decimomannu-Carbonia/Iglesias, con collegamenti frequenti che permettono di muoversi in modo sostenibile e senza stress.
Nella Sardegna orientale, incastonata nel litorale del Golfo di Orosei, ecco una meta che sembra sfuggire al tempo e alla modernità: l’Oasi Biderosa, una distesa incontaminata di circa 860 ettari, dove la natura regna incontrastata e ogni elemento (dal mare alle colline, dai boschi alla fauna) convive in perfetta armonia.
Non si tratta soltanto di una spiaggia paradisiaca, ma di un ecosistema protetto, un rifugio di quiete per chi desidera abbandonare per qualche ora il ritmo convulso della quotidianità e immergersi in una Sardegna diversa e intatta.
Un santuario di bellezza naturale
Il primo aspetto che colpisce chi varca i confini dell’Oasi Biderosa è la sensazione di essere entrato in una dimensione parallela: la macchia mediterranea si estende rigogliosa e fitta, con ginepri contorti dal vento, lecci secolari, cespugli di corbezzolo e lentisco. L’aria è impregnata dei profumi intensi del mirto e della lavanda selvatica, che si mescolano alla salsedine trasportata dalla brezza marina.
Il paesaggio cambia con discrezione: dalle pinete ombrose ai sentieri sabbiosi che si aprono su calette turchesi, fino ad arrivare allo stagno di Sa Curcurica, una zona umida di rara importanza ecologica.
Ma l’elemento che rende davvero unica l’oasi è il perfetto equilibrio tra terra e mare, tra natura selvaggia e gestione sostenibile: non a caso, l’accesso è regolato da un sistema di prenotazione con numero chiuso, che limita l’afflusso quotidiano dei visitatori. In questo modo, l’esperienza rimane diventa rispettosa, senza il rischio di snaturare la delicatezza di un ambiente così prezioso.
Cinque cale, un solo incanto
iStockSpiaggia di sabbia bianca e acqua cristallina dell’oasi di Biderosa
Il cuore balneare dell’Oasi Biderosa è rappresentato dalle sue cinque spiagge, ciascuna con un’identità ben distinta ma unite da un irresistibile filo conduttore: la bellezza cristallina.
Sabbia chiara e impalpabile, acque limpide che vanno dallo smeraldo al turchese, fondali bassi che riflettono la luce in giochi di colore abbaglianti. La terza spiaggia, spesso citata come una delle più belle dell’intero golfo, è perfetta per le famiglie grazie al suo fondale che digrada con dolcezza e all’atmosfera silenziosa che la avvolge.
Le prime due cale sono quelle più facilmente accessibili e spesso le prime a catturare lo sguardo: il paesaggio è un invito al relax, tra pini marittimi che offrono riparo naturale dal sole e acque ideali per lunghe nuotate. Le altre spiagge, un po’ più appartate, premiano chi decide di proseguire a piedi tra scenari ancora più intimi e selvaggi, dove spesso ci si ritrova da soli, circondati dal suono del vento e dal fruscio degli alberi.
Un viaggio nella biodiversità mediterranea
Oasi Biderosa è anche un laboratorio a cielo aperto per gli amanti della flora e della fauna: gli habitat diversificati (dal bosco alla palude, dal litorale alle aree collinari) offrono rifugio a un’infinità di specie vegetali e animali. È possibile imbattersi in stormi di fenicotteri rosa, aironi e cavalieri d’Italia che popolano lo stagno Sa Curcurica, mentre nelle zone più interne si aggirano indisturbati volpi, lepri e vari tipi di rettili.
La vegetazione, tipica della macchia mediterranea, è un’esplosione di aromi e colori: prosperano piante endemiche, adattate da secoli a un clima spesso estremo, capaci di disegnare un paesaggio mutevole con il passare delle stagioni.
Camminare nella natura, sentieri tra avventura e contemplazione
Chi ama l’escursionismo troverà in Biderosa un vero paradiso. I percorsi tracciati si snodano attraverso l’intero territorio dell’oasi, alternando tratti pianeggianti a leggere salite, sempre accompagnati da panorami indimenticabili. Non serve grande preparazioni fisiche, è sufficiente il desiderio di esplorare, e ogni cammino si trasforma in un’occasione per conoscere da vicino l’identità più autentica dell’isola.
Per chi cerca un’esperienza più immersiva, sono disponibili escursioni guidate condotte da esperti locali, pronti a raccontare storie, curiosità e segreti nascosti del luogo. In alternativa, è possibile optare per tour in fuoristrada verso Capo Comino e altre aree meno battute, per un assaggio di avventura che non rinuncia al rispetto dell’ambiente.
Una gestione esemplare tra tutela e accoglienza
La bellezza di Biderosa non è frutto del caso: come accennato, dietro l’armonia che si percepisce si cela un’attenta gestione ambientale, curata dalla cooperativa Le Ginestre sotto la supervisione dell’Ente Foreste della Sardegna. Il principio guida è chiaro: la conservazione prima di tutto. Per questo, ogni accesso è contingentato, ogni attività calibrata per avere il minimo impatto sul territorio.
Il sistema di prenotazione online è intuitivo ed efficace: basta collegarsi al sito ufficiale, selezionare la data, il numero di visitatori e, se necessario, inserire i dati del veicolo. Il pagamento avviene via web, con un processo semplice ma rigoroso, che garantisce l’ingresso solo a chi ha veramente a cuore il rispetto dell’oasi.
I servizi presenti, come le aree ristoro e i punti informativi, sono discreti e integrati nell’ambiente: tutto è pensato per accogliere senza alterare, per educare senza invadere.
Nascosta tra le curve scintillanti della Costa Smeralda, avvolta dal verde intenso della macchia mediterranea e baciata da un mare che sembra dipinto, Poltu Quatu è la nuova destinazione di lusso che sta conquistando l’estate italiana. Un angolo intimo e curato, incastonato in un fiordo naturale che ricorda per bellezza e charme la celebre Portofino, ma con un’identità tutta sua: autentica, elegante, capace di unire il respiro del mare con un’idea contemporanea di accoglienza.
E no, non è un borgo, né pretende di esserlo. Poltu Quatu nasce negli anni ’80, ma oggi si afferma come una delle mete più sofisticate della Sardegna, un luogo dove il design incontra la natura e l’ospitalità si fa stile di vita.
Un fiordo smeraldo affacciato sull’Arcipelago della Maddalena
Il nome in gallurese significa letteralmente “porto nascosto”, e mai definizione fu più azzeccata. Poltu Quatu è un’insenatura segreta, una stretta lingua di mare che si insinua nella costa tra Baia Sardinia e Porto Cervo, offrendo un rifugio naturale alle barche e uno scenario mozzafiato a chi arriva per cercare bellezza e quiete. Di fronte si apre l’orizzonte azzurro dell’Arcipelago della Maddalena, con Caprera che sembra a portata di nuotata.
Negli ultimi anni, in particolare nell’estate 2025, Poltu Quatu sta vivendo una vera e propria rinascita. Interventi urbanistici, riqualificazioni di pregio e un nuovo modo di intendere l’accoglienza stanno trasformando l’intera area in un elegante rifugio per viaggiatori internazionali.
Senza scivolare nell’ostentazione, qui si respira un lusso misurato, fatto di dettagli, privacy e armonia. Gli hotel di nuova generazione che stanno sorgendo offrono un’ospitalità contemporanea e sensoriale: spa panoramiche, ambienti dal design sofisticato, ristoranti gourmet e zone relax affacciate sul porto.
Passeggiando tra le vie pedonali che costeggiano la marina, si ha la sensazione che il tempo si sia allungato. I ritmi si fanno lenti, le giornate si dilatano tra un caffè vista molo e un aperitivo al tramonto, tra una gita in barca e un tuffo in una caletta nascosta. La vegetazione abbraccia l’architettura mediterranea: intonaci bianchi, forme curve, scalinate discrete e terrazze segrete dove il mare si intravede tra i pini.
Oltre la vacanza: Poltu Quatu è una destinazione da vivere
Non è solo il mare cristallino ad attrarre. A rendere speciale Poltu Quatu è la sua capacità di offrire un’esperienza a 360 gradi, che mescola sapientemente benessere, cultura, gusto e attività all’aria aperta.
Chi ama il movimento può trovare centri fitness attrezzati e zone dedicate a pilates, yoga e sport nautici, sempre con il Mediterraneo sullo sfondo. Gli amanti del buon cibo, invece, vengono accolti da una ristorazione varia e curata, con cucine che valorizzano le eccellenze locali in un’atmosfera rilassata ma sofisticata.
La vicinanza con località famose della Sardegna come Porto Cervo, Baja Sardinia, Liscia di Vacca e l’Arcipelago di La Maddalena rende Poltu Quatu anche un ottimo punto di partenza per esplorare la regione. Infatti, da qui potete anche partire alla scoperta della chiesa di Stella Maris, affacciata sul mare con la sua cupola bianca o concedervi una visita alla Tomba dei Giganti di Coddu Vecchiu, per chi vuole immergersi nella Sardegna più misteriosa e antica.
Non ci vuole un grande sforzo per innamorarsi di quasi tutte le spiagge della Sardegna, anche se, in alcuni casi, bisogna ammettere che certe location conquistano più di altre. Prendiamo, per esempio, le spiagge nella zona di Golfo Aranci, non lontane dai fasti e dalle atmosfere esclusive della Costa Smeralda, eppure immerse in una piacevole tranquillità estiva. Oltre al blu e alle spiagge di un bianco splendido, potrete imbattervi in piccoli borghi con pescatori che intrecciano le reti e signore affacciate alla finestra desiderose di scambiare qualche chiacchiera.
E se è del blu intenso del mare e del biancore abbagliante della sabbia che avete bisogno, in questa costa della Sardegna c’è una spiaggia in particolare che dovete visitare: la Spiaggia Bianca, un nome, una garanzia estetica.
Dove si trova la Spiaggia Bianca
La Spiaggia Bianca soddisfa anche i turisti più esigenti, regalando quel paesaggio da cartolina che incarna perfettamente l’idea di vacanza da sogno in Sardegna. Per trovarla, dovete dirigervi sulla costa nord-orientale dell’isola, a circa 3 chilometri a sud dal paese di Golfo Aranci. Può essere raggiunta facilmente sia in auto che in bici: è presente un ampio parcheggio a pagamento dove potete lasciare il vostro veicolo a una tariffa di 2 euro all’ora.
Per raggiungere la Spiaggia Bianca vi consigliamo di percorrere la Strada Provinciale 82 e di seguire le indicazioni per la località “Terrata”. Una volta lasciata l’auto nel parcheggio, seguite il breve sentiero che conduce direttamente alla spiaggia.
Questa perla mediterranea, così chiamata per la finissima sabbia chiara che la caratterizza, è una meta ideale per chi cerca mare cristallino, relax e bellezza incontaminata. Qui, il fascino della natura incontra i comfort necessari per i turisti che hanno bisogno di servizi durante la loro giornata di mare.
La spiaggia, infatti, è circondata da colline basse e dalla tipica macchia mediterranea, offrendo uno scenario naturale mozzafiato, con il mare che sfuma in tutte le tonalità del turchese, dell’azzurro e dello smeraldo. L’acqua è limpida e trasparente, con fondali sabbiosi che degradano dolcemente, rendendola perfetta anche per i bambini.
Pur mantenendo un’atmosfera naturale e rilassata, la spiaggia è attrezzata con lettini e ombrelloni, docce e un piccolo chiosco dove gustare un drink o uno spuntino vista mare.
Per chi desidera esplorare, tra le cose da fare nei dintorni della Spiaggia Bianca ci sono nuotare nelle altre calette incantevoli raggiungibili a piedi o in kayak, come Cala Sassari e Cala Moresca, oppure partecipare a una breve gita in barca per ammirare l’isola di Figarolo o avvistare i delfini, spesso visibili nelle acque del golfo prenotando anche un tour in SUP.
La sera, invece, potete fare una passeggiata nel paesino di Golfo Aranci, dove mangiare i piatti tipici, rigorosamente a base di pesce fresco, o un gelato nella piazzetta principale.
Isola Piana, in Sardegna, è uno di quei luoghi che accolgono senza clamore, regalando una bellezza autentica lontana dalle classiche cartoline. A differenza di quanto ci si possa aspettare vista la ricchezza della regione, qui non ci sono chissà quante spiagge di sabbia finissima, ma più che altro scogli levigati dal tempo, affacciati su un mare trasparente, profondo e ricco di vita marina.
Un angolo ruvido e autentico di Sardegna, che da secoli è legato a storie di pescatori e di popoli che hanno navigato il Mediterraneo. Camminando lungo i suoi sentieri, si respira quell’atmosfera di quiete e mistero che solo la storia e la natura possono creare insieme. Ma attenzione, perché Isola Piana non è per tutti: per accedervi è fondamentale avere un permesso.
Dove si trova e come arrivare a Isola Piana
L’affascinante Isola Piana è un angolo di Sardegna che sorge a meno di un chilometro a nord-est dell’isola di San Pietro. Fa parte dell’arcipelago del Sulcis, nel comune di Carloforte, e per raggiungerla bisogna attraversare un breve tratto di mare da Calasetta, Carloforte o Portoscuso.
Una volta sbarcati (sempre che si abbia questa fortuna), l’isola si percorre a piedi, poiché qui non ci sono auto, moto o biciclette in quanto è necessario rispettare l’ambiente e la fauna locale. Tuttavia (e come vi abbiamo accennato prima) c’è un però: l’accesso è riservato ai proprietari e ai loro ospiti, quindi è necessario ottenere un permesso dai responsabili della proprietà privata, generalmente tramite i residenti o proprietari stessi.
Isola Piana è un’isola privata a tutela ambientale, un’oasi ecologica autosufficiente dal punto di vista energetico e idrico, senza scarichi a mare. Qui, il tempo sembra rallentare, e ogni passo è un invito a immergersi nella bellezza incontaminata di questo angolo di Sardegna.
Cosa vedere e fare in estate a Isola Piana
L’isola è bella tutto l’anno, ma in estate si trasforma in un rifugio silenzioso dove il caos resta lontano e l’unico ritmo è quello delle onde che si infrangono sulle rocce. Non ci sono grandi folle o servizi da resort, perché questo è un posto dove a regnare c’è una natura pura. È la meta ideale, qualora fosse possibile, per chi ama esplorare a piedi gli angoli nascosti, come calette di acqua cristallina, sentieri tra macchia mediterranea e panorami che tolgono il fiato.
Escursioni a piedi
Camminare a Isola Piana è un’esperienza diversa dal solito trekking, e i motivi sono molto semplici: i sentieri non sono grandi percorsi segnalati, ma piccoli tracciati naturali che si snodano tra macchia mediterranea, rocce levigate dal vento e panorami aperti sul mare. L’isola è piccola, ma ogni passo regala scorci di un Mediterraneo vero, senza filtri.
Tra i percorsi più suggestivi c’è quello che parte dal piccolo porto di Villamarina e attraversa la parte sud-est dell’isola, fino a raggiungere la spiaggia di sabbia e ghiaia chiara vicino a Punta del Tempiese. Il sentiero è semplice ma richiede attenzione perché il terreno è irregolare e non ci sono servizi lungo il percorso.
In estate, camminare all’alba o nel tardo pomeriggio è l’ideale per evitare il caldo e godere di una luce che rende l’isola quasi magica. È sempre meglio avere con sé acqua, scarpe adatte e rispettare il silenzio.
Come vi abbiamo accennato, Isola Piana è una riserva naturale privata, e per questo le attività (comprese quelle acquatiche) sono principalmente riservate a chi ha accesso autorizzato. Per chi ha questo permesso, le acque circostanti offrono opportunità per immersioni e snorkeling.
Anche se non direttamente sull’isola, inoltre, è possibile partecipare a escursioni in barca che includono il giro dell’Isola Piana.
Osservazione della fauna
Questo prezioso lembo di Sardegna è anche un piccolo santuario per la fauna mediterranea. Grazie agli accessi molto limitati, qui la natura ha potuto mantenere una qualità rara, con specie animali e vegetali che altrove sono sempre più difficili da incontrare. In zona si possono avvistare uccelli marini come il gabbiano corso, il cormorano o il falco pellegrino, ma anche piccoli mammiferi e insetti tipici della macchia mediterranea.
L’assenza di turismo di massa fa sì che gli animali siano meno spaventati, una condizione che permette di osservarli con maggiore tranquillità, sempre mantenendo le distanze e senza disturbare. I momenti migliori in cui farlo sono l’alba e il tardo pomeriggio, quando la fauna si muove più attivamente e la luce crea un’atmosfera magica.
Essendo un’area protetta, ogni visita deve essere fatta con il massimo rispetto per l’ambiente, seguendo le regole impartite dall’amministrazione.
Il Villaggio Villamarina a Isola Piana è una sorta di piccolo mondo a parte, un’oasi dove la natura e la tranquillità dominano indiscusse. Fatto di case semplici e curate e con tutto il necessario per vivere senza rinunciare al comfort, è costantemente baciato dal suono del mare e dal profumo della macchia mediterranea.
C’è anche una spiaggia riservata gli ospiti dell’isola, che con la sua sabbia chiara, ghiaia e il mare limpido è un angolo di paradiso dove rilassarsi davvero.
La Spiaggia dell’Isola Piana
La Spiaggia dell’Isola Piana, anche nota come Spiaggia di Punta del Tempiese, si trova nella parte sud-occidentale dell’isola, vicino a Punta del Tempiese, ed è l’unica accessibile al pubblico. Si tratta di una piccola perla nascosta di sabbia fine e chiara che si fonde con acque cristalline, creando un contrasto mozzafiato con le rocce granitiche circostanti.
Il paesaggio è dominato dalla macchia mediterranea, con ginepri e corbezzoli che crescono contorti dal vento, aggiungendo un tocco selvaggio e naturale all’ambiente. Il fondale marino è ricco di vita, con foreste di posidonia, gorgonie, coralli e spugne multicolori che ospitano numerosi pesci.
Qui si può fare snorkeling o immersioni, e non è raro incontrare delfini, squaletti e balene. La spiaggia è ben protetta dal vento e priva di posidonia spiaggiata, rendendola ideale per una giornata di relax immersi nella natura. Per raggiungerla, è necessario percorrere un sentiero panoramico di circa dieci minuti a piedi dal porticciolo dell’isola.
Visitare Isola Piana non è come andare su una qualsiasi isola turistica. L’accesso è molto limitato perché l’isola è privata e si vuole preservare la natura e la tranquillità del luogo. Non esiste un ufficio pubblico dove si può chiedere semplicemente il permesso per entrare.
L’isola è accessibile solo ai residenti del Villaggio Villamarina e ai loro ospiti autorizzati. Per chi non fa parte di queste categorie, l’unico modo per vedere Isola Piana è partecipare a escursioni organizzate da tour operator, che spesso propongono giri in barca intorno all’isola con soste per nuotare o fare snorkeling. Sbarcare liberamente è raro e sempre soggetto a permessi molto stretti.
In sostanza, Isola Piana è riservata a chi rispetta regole precise e vuole vivere una natura incontaminata lontana dal turismo di massa. Chi la visita deve ricordare che l’accesso è un privilegio, non un diritto, e che dietro quella bellezza c’è una forte attenzione alla conservazione ambientale.
L’obiettivo principale dei tour organizzati, infatti, è esplorare la natura intatta di Isola Piana, ovvero le sue acque limpide, i fondali ricchi di posidonia e la tranquillità di una riserva naturale protetta. Molte escursioni prevedono soste per nuotare e fare snorkeling in punti strategici, con l’opportunità di ammirare i numerosi pesci colorati che la abitano senza il caos dei grandi gruppi.
Dato che l’isola è privata e l’accesso a terra è riservato, spesso la visita consiste in una navigazione attorno all’isola, con possibilità di fermarsi in punti dove è consentito scendere, o semplicemente godersi il panorama dall’acqua che, senza ombra di dubbio, è in grado di emozionare. In alcuni casi è possibile sbarcare, ma sempre su autorizzazione, e il numero di visitatori è ristretto per proteggere l’ambiente.
Per avere maggiori informazioni, si consiglia di contattare direttamente l’Ufficio Ambiente del Comune di Carloforte, in modo da conoscere più approfonditamente normative e regolamenti per Isola Piana.
Insomma, Isola Piana è un posto per chi sa apprezzare la tranquillità e rispettare le regole, una sorta di isola deserta del nostro Paese.
Tre curve perfette si aprono tra rocce e ginepri, dove il mare canta in mille sfumature di turchese. Porto Sa Ruxi è la prima promessa d’estate per chi arriva da Cagliari verso Villasimius. Un piccolo paradiso che unisce bellezza selvaggia e tranquillità, dove il vento si placa e la natura si fa protagonista. Sabbia bianca, fondali trasparenti e profumi mediterranei rendono questo angolo di Sardegna una meta tutta da vivere.
Dove si trova Porto Sa Ruxi e come raggiungere la spiaggia
Porto Sa Ruxi è una splendida spiaggia della Sardegna lungo la costa sudorientale nella zona che collega Cagliari con Villasimius. Si trova nel territorio comunale di quest’ultimo ed è la prima baia che si incontra poco prima di Capo Boi.
Per raggiungerla si arriva fino all’area di sosta a pagamento ben segnalata e poi si prosegue per un breve sentiero nella macchia mediterranea. Non è una lunga camminata impegnativa ma quella piccola fatica viene ampiamente ricompensata dalla meraviglia.
Caratteristiche della spiaggia Porto Sa Ruxi
Porto Sa Ruxi è la prima spiaggia che si incontra quando ci si sposta da Cagliari verso Villasimius; a renderla riconoscibile ci pensa la sua forma che, grazie alle tre calette a mezzaluna separate da scogli di granito, la rende unica.
La sabbia è fine e bianchissima, quasi impalpabile, ideale per lunghe passeggiate a piedi nudi. Il mare, con le sue incredibili tonalità di azzurro e turchese, è limpido e poco profondo: perfetto per famiglie con bambini, ma anche per chi vuole rilassarsi in acque tranquille grazie alla protezione naturale dalle raffiche di maestrale. Proprio per questa conformazione protetta, Porto Sa Ruxi è una delle spiagge più riparate della zona.
Alle sue spalle le dune scenografiche ricoperte di ginepri, pini marittimi e cespugli di mirto regalano un tocco di verde e natura alla zona: per raggiungere la spiaggia si passa proprio attraverso questa natura lussureggiante che rappresenta la regione.
iStockPorto Sa Ruxi, la spiaggia da sogno a Villasimius
Le tre calette che compongono la spiaggia appartengono all’area marina protetta di Capo Carbonara: con grande rispetto qui si possono fare immersioni e snorkeling avendo la certezza di incontrare una vivace vita marina, sia sui fondali che nella zona degli scogli.
Marcia in più l’offerta di un piccolo punto di ristoro: a differenza di altre spiagge incredibilmente selvagge, questa è quindi adatta anche a chi ha bambini poiché non mancano i servizi. È anche possibile, a pagamento, richiedere ombrelli e sdraio che vengono messi a disposizione di chi soggiorna in strutture vicine.
Perché Porto Sa Ruxi è accessibile solo su prenotazione
Per combattere l’overtourism e proteggere la baia, la regione Sardegna ha stabilito che Porto Sa Ruxi sarà una delle spiagge a numero chiuso. Questa meraviglia, tra le più amate di Villasimius, nel periodo dal 1° giugno al 30 settembre, sarà accessibile ad un massimo di 450 persone al giorno previa prenotazione tramite sito ufficiale. L’ingresso è numerato ma gratuito, solamente il parcheggio è a pagamento.
Insomma, una vera meraviglia da scoprire e anche piuttosto facile da raggiungere ma comunque segreta e limitata ad un numero ristretto di visitatori in alta stagione.
Una nuova riunione, nella mattinata di lunedì 30 giugno in videoconferenza, dell’unità di crisi per affrontare la situazione in Lombardia dell’emergenza legata alla dermatite nodulare bovina. Al tavolo, con i Ministeri competenti, i rappresentanti delle Regioni e il direttore generale della Sanità Animale, Giovanni Filippini, si è tracciato il quadro relativo all’evoluzione epidemiologica in Lombardia, dove non si registrano novità.
Dermatite bovina, situazione in Lombardia circoscritta
“Resta confermato – afferma l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi – un unico episodio, circoscritto al comune di Porto Mantovano. In quanto altri casi considerati inizialmente come sospetti sono quindi risultati negativi”.
Beduschi: restano norme su latte, novità per i reflui
L’assessore Beduschi ricorda che restano valide le disposizioni sul latte vigenti e precedentemente comunicate. Per quanto invece concerne la gestione di letame e liquami sono stati definiti nuovi protocolli condivisi tra Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Misure che prevedono il conferimento esclusivamente in impianti di biodigestione (biogas) anche al di fuori delle zone di sorveglianza e protezione previa autorizzazione. L’utilizzo agronomico degli stessi, sempre previa autorizzazione, è limitato a terreni ricompresi nelle zone di protezione e sorveglianza.
Resta alta la soglia di attenzione
“Pur considerato il caso lombardo isolato e riconducibile a un solo capo bovino provenuto già infetto dalla Sardegna – conclude Beduschi – resta alta la soglia di attenzione. Si tratta, infatti, di una malattia finora sostanzialmente sconosciuta in Europa. E ciò anche alla luce di un caso registrato proprio nelle ultime ore in Francia, nella regione della Savoia”.
Avreste mai pensato di percorrere quasi 1300 km a passo di trekking in Sardegna? Forse no, visto che la bella isola del Sud Italia è famosa in tutto il mondo – e anche tra connazionali – per le sue spiagge spettacolari e il mare in stile cartolina dalle Maldive, dove il dolce far niente italico è un must e non si pensa ad altro che a sorseggiare cocktail rinfrescanti sulla sdraio. Eppure, la Sardegna, terra di mari e monti, non può che stupirvi.
Infatti, la bella novella riguarda tutti gli amanti dei cammini e dei percorsi montani: il Cammino 100 Torri è un itinerario straordinario, che si snoda su 8 diverse vie e permette di percorrere la Sardegna sul suo periplo, con tanto di attestato di partecipazione (che verificherà fin dove siete arrivati!).
Se volete scoprire di più su questo affascinante itinerario di trekking dell’isola, leggete l’articolo e preparatevi a partire per un’avventura straordinaria.
Le 100 torri costiere e la storia del cammino
Il Cammino delle 100 Torri è molto più di un trekking costiero: è un viaggio nella memoria storica della Sardegna, dove ogni torre racconta un frammento del passato e ogni tratto di costa custodisce identità, resistenza e bellezza. Le oltre cento torri che danno il nome all’itinerario rappresentano uno degli elementi architettonici più distintivi del paesaggio isolano.
Queste strutture furono erette principalmente tra il XVI e il XVII secolo, in un momento di forte instabilità geopolitica: la Sardegna, allora sotto il dominio della Corona d’Aragona prima e spagnola poi, era soggetta alle continue incursioni dei pirati barbareschi provenienti dal Nord Africa. Per contrastare queste minacce, si progettò una rete di torri di avvistamento, difesa e comunicazione, realizzate in pietra locale e posizionate in punti strategici, spesso su promontori o lungo le foci dei fiumi.
La loro funzione era duplice: avvistare per tempo le navi nemiche e trasmettere segnali alle postazioni vicine, tramite fuochi o fumo, creando un sistema di allarme rapido lungo tutto il perimetro costiero. Alcune torri erano presidiate da soldati e artiglieri, altre fungevano solo da punto di osservazione.
iStockLa Torre del Prezzemolo, antica torre costiera in Sardegna
Le 8 Vie del Cammino delle 100 Torri
Il Cammino delle 100 Torri è suddiviso in otto itinerari principali, che corrispondono a porzioni di costa e permettono di affrontare il trekking anche in maniera parziale, scegliendo in base a tempo, stagioni e difficoltà. Ogni via attraversa ambienti diversi e conserva caratteri distintivi per geologia, storia e cultura.
Via degli Angeli (Cagliari – Villasimius) – 62,4 km
Questa via prende il nome dal Golfo degli Angeli, il tratto di costa meridionale che separa la città di Cagliari dalle prime scogliere del Sarrabus. Il cammino si snoda tra promontori panoramici, saline e stagni popolati da fenicotteri, spiagge urbane come il Poetto e angoli più selvaggi come Cala Regina e Capo Boi. È una sezione ricca di storia e facilmente accessibile, ideale anche per chi muove i primi passi sul Cammino.
Via Sarcapos (Villasimius – Arbatax) – 143,1 km
La Via Sarcapos attraversa il Sarrabus e la costa sud-orientale della Sardegna, un susseguirsi di spiagge incontaminate, pinete, scogliere e torri costiere ancora ben conservate. Muravera, Villaputzu, Capo Ferrato e il promontorio di Monte Ferru sono solo alcune delle tappe che scandiscono questo lungo tratto. Il cammino regala paesaggi mediterranei autentici e una forte impronta storica, tra resti fenici, torri aragonesi e borghi antichi.
Via dell’Ogliastra (Arbatax – Budoni) – 144,9 km
Una delle sezioni più spettacolari e tecnicamente impegnative del Cammino. La Via dell’Ogliastra si snoda lungo un tratto di costa frastagliata e montuosa, tra il Golfo di Orosei e le falesie calcaree del Supramonte. Cala Luna, Cala Goloritzé, Pedra Longa: nomi che evocano paesaggi leggendari. Le torri sono poche, ma la bellezza selvaggia e il silenzio di questo territorio bastano a renderla indimenticabile.
Via Gallura (Budoni – Castelsardo) – 240,4 km
Dalla costa orientale verso il nord dell’isola, la Via Gallura accompagna il viaggiatore tra formazioni granitiche, pinete, cale nascoste e acque turchesi. Si attraversano località famose come San Teodoro, Santa Teresa Gallura, Palau e Castelsardo, tra spiagge caraibiche, borghi fortificati e arcipelaghi spettacolari. Le torri in questa zona sono meno frequenti, ma ogni tratto regala scenari da cartolina.
Via Catalana (Castelsardo – Bosa) – 268 km
La Via Catalana prende il nome dalla forte influenza catalana presente soprattutto ad Alghero, città di lingua e cultura unica in Sardegna. Questo itinerario attraversa il nord-ovest dell’isola, tra scogliere battute dal maestrale, promontori arditi e torri in pietra che dominano il mare. È una sezione ricca di contrasti: dal turismo di massa alle calette solitarie, dai bastioni medievali alle spiagge rosate di Bosa Marina.
Via dei Giganti (Bosa Marina – Torre dei Corsari) – 166,7 km
Un tratto spettacolare della costa occidentale, dove natura e archeologia si fondono in un paesaggio primitivo. Il nome richiama i celebri Giganti di Mont’e Prama, simbolo dell’identità nuragica sarda. Il percorso tocca borghi storici come Bosa, dune dorate, tratti rocciosi e spiagge remote, attraversando aree dove ancora oggi si respirano le atmosfere arcaiche dell’isola. Le torri dominano scogliere maestose e insenature battute dal vento. È una via ideale per chi cerca solitudine, silenzio e una Sardegna autentica.
Via delle Miniere (Torre dei Corsari – Portoscuso) – 94,2 km
Camminare lungo la Via delle Miniere è un viaggio tra i resti della Sardegna industriale e un paesaggio costiero di rara potenza. Si attraversano siti storici come Ingurtosu, Montevecchio e Buggerru, fino alle spettacolari falesie di Masua. Le torri si alternano ai resti delle miniere abbandonate, regalando un contrasto affascinante tra archeologia industriale e natura selvaggia. È una via che parla di fatica e riscatto, tra saline, faraglioni, miniere a cielo aperto e tracciati solitari con vista sul mare.
Via del Martirio (Portoscuso – Cagliari) – 205,7 km
Ultima e più simbolica delle otto vie, collega Portoscuso a Cagliari attraversando i luoghi legati al martirio di Sant’Antioco e Sant’Efisio, patroni della Sardegna. Il percorso si snoda tra antiche tonnare, miniere dismesse, promontori rocciosi e spiagge iconiche come Porto Pino, Tuerredda e Chia. Si toccano siti archeologici importanti come Nora e Bithia, tra resti punici e romani. La via termina nel cuore di Cagliari, dove il cammino si chiude nel segno della spiritualità e della memoria.
iStockLa spiaggia dorata di Piscinas
Le torri che non puoi perderti
Se il cuore del Cammino delle 100 Torri batte nei suoi paesaggi e nei suoi sentieri, le vere protagoniste sono loro: le antiche torri costiere che punteggiano l’intero periplo dell’isola. Ecco alcune delle migliori:
Torre di Longonsardo (Santa Teresa Gallura): imponente e scenografica, domina le Bocche di Bonifacio con una vista mozzafiato sul nord della Sardegna.
Torre di Chia (Domus de Maria): sorge su un promontorio panoramico, affacciato sulle spiagge bianche e le dune di Campana, nel cuore del Sud-Ovest sardo.
Torre della Pelosa (Stintino): su un isolotto di fronte alla celebre spiaggia della Pelosa, è tra le più iconiche e fotografate dell’intero cammino.
Torre di Porto Paglia (Gonnesa): circondata da dune dorate e acque smeraldine, si trova in un’area ricca di storia legata alla pesca del tonno.
Torre Salinas (Muravera): immersa tra stagni e saline popolate da fenicotteri rosa, è una tappa perfetta per chi ama natura e fotografia.
Torre di San Giovanni di Sinis (Cabras): nei pressi degli scavi di Tharros e della spiaggia di Is Arutas, unisce valore storico e paesaggi spettacolari.
Torre del Porticciolo (Alghero): adagiata su un promontorio roccioso, veglia su una baia incantevole del tratto catalano della Sardegna.
Torre di Capo Figari (Golfo Aranci): raggiungibile con una breve deviazione, offre uno dei panorami più emozionanti su Tavolara e l’arcipelago della Maddalena.
Come prepararsi al Cammino 100 Torri in Sardegna
Il Cammino 100 Torri è un’avventura adatta a tutti, certo, ma una buona preparazione è fondamentale prima della partenza. Le distanze tra una tappa e l’altra possono infatti essere lunghe e in alcune aree l’assenza di punti di ristoro richiede di portare con sé acqua (almeno 2 litri!) e snack proteici ed energici. È fondamentale avere un buon equipaggiamento da trekking, scarpe adatte, un cappello per proteggersi dal sole e, ovviamente, una guida o una mappa dettagliata del percorso.
Per chi desidera vivere l’esperienza con maggiore comodità, comunque, il Cammino 100 Torri dà la possibilità di organizzare il percorso con l’aiuto di guide locali o di tour operator specializzati, che offrono supporto logistico, trasporto bagagli e alloggi lungo l’itinerario scelto.
Nicola Melis, professionista del Cammino 100 Torri
Quasi 1.300 chilometri in 45 giorni di cammino, oltre 500 fotografie e 22 ore di riprese video: ecco i numeri dell’avventura di Nicola Melis, ingegnere cagliaritano di 33 anni che ha percorso il Cammino 100 Torri intorno alla Sardegna e ne è stato il pioniere.
Il progetto non stata è una semplice passeggiata a piedi da un capo all’altro dell’isola. Per realizzarla ci sono voluti tre mesi di studio e ricerca su luoghi, percorsi e servizi. Il risultato è stato infatti un percorso testato in ogni suo dettaglio, pronto per essere affrontato da pellegrini e camminatori che scelgono la Sardegna non soltanto per il mare e per le spiagge, ma anche per un viaggio tra natura e spirito.
Un’impresa non per tutti: 30-35 km al giorno, con una media di dieci ore di cammino quotidiano. In spalla solo uno zaino: “All’inizio ne portavo anche un secondo con la tenda: era troppo pesante e così l’ho lasciato per strada e ho proseguito solo con l’amaca e il sacco a pelo. Ho dimostrato che in tutta la Sardegna si può dormire su un’amaca” ha dichiarato Melis alla stampa.
Lo zaino conteneva cibo, accessori personali e per l’igiene e sei, otto litri d’acqua al giorno. Il viaggio gli ha consentito anche di mappare le sorgenti e le fontane lungo tutto il percorso. Ha mappato anche campeggi e luoghi dove dormire a prezzi che vanno da 5 a 25 euro a notte.
Sul sito web ufficiale Cammino100Torri si trova traccia del percorso affrontato da Melis e che descrive così: “Spiagge granitiche e quarzose formate da piccoli cristalli ci accompagnano per lunghi tratti dune incontaminate guidano il viaggiatore in un viaggio fantastico. Paesaggi ancora non antropizzati lasciano il posto a fantastici scorci oramai diventati veri e propri simboli della Sardegna. Si cammina dalle strade sterrate fino a piccole carrarecce, avendo al nostro fianco sempre il mare. Lungo il cammino si incontrano le torri costiere della Sardegna, che fin dal medioevo hanno costituito il sistema difensivo, di avvistamento e di comunicazione della fascia costiera dell’isola. Le torri dominano i paesaggi più belli della costa della Sardegna rendendolo caratteristico e unico”.
Nei quasi 1.300 km di costa Nicola ha camminato su 450 km di sabbia, 140 di asfalto e il resto su sentieri sterrati. Ha toccato 100 delle 105 torricostiere di avvistamento costruite nei secoli passati come difesa dell’isola: le cinque che non ha raggiunto si trovano all’interno di servitù militari inaccessibili ai civili tra Teulada, Capo Frasca, Alghero e Quirra.
A seguito della conferma di un caso di dermatite nodulare contagiosa (LSD), quella bovina, in un allevamento nel comune di Porto Mantovano (Mantova), Regione Lombardia ha attivato tutte le misure urgenti previste dalle normative europee e nazionali, in accordo con il Ministero della Salute.
Sequestro allevamento e zone di protezione e sorveglianza
Oltre al sequestro dell’allevamento interessato e all’istituzione delle zone di protezione (20 km) e sorveglianza (50 km), sono scattate le principali disposizioni di contenimento. In entrambe le zone è vietata la movimentazione di bovini per fiere, mostre e mercati. È inoltre interdetto lo spostamento di letame e liquami da allevamenti siti all’interno della zona di restrizione. Sui reflui sono però in fase di preparazione appositi protocolli che consentiranno anche questa movimentazione con norme sanitarie a garanzia.
Deroghe per comparto agroalimentare
Tuttavia, per garantire la continuità produttiva e salvaguardare il comparto agroalimentare, sono previste importanti deroghe, concordate con il Ministero della Salute. In particolare, è consentito il trasferimento di animali vivi provenienti da zone libere verso impianti di macellazione situati all’interno delle zone di restrizione. La movimentazione di animali da vita (verso altri allevamenti) è al momento consentita nelle zone di restrizione solo per motivi di benessere. E ciò fino a quando il quadro epidemiologico non risulterà chiaro. La movimentazione di animali verso macellazione è garantita previa visita cliniche effettuate dai veterinari delle ATS.
Le novità per il latte crudo
Particolarmente rilevante è la deroga per il latte crudo, che, pur non potendo essere destinato direttamente al consumo umano se proveniente da allevamenti in zona di restrizione, potrà comunque essere trasportato verso stabilimenti di trasformazione autorizzati. Dove verrà sottoposto a pastorizzazione o a processi idonei alla sicurezza alimentare.
Beduschi: in Lombardia subito misure urgenti anti dermatite bovina
“Abbiamo agito con tempestività e rigore – dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi – applicando tutte le misure sanitarie previste per contenere la diffusione della malattia. Che, ricordiamo, non si trasmette all’uomo né tramite carne né tramite latte. Al tempo stesso, abbiamo ottenuto dal Ministero le deroghe necessarie per non bloccare la filiera. In particolare quella lattiero-casearia. Il trasporto del latte crudo verso i caseifici del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano è consentito. Una scelta fondamentale per evitare danni economici ingenti e garantire continuità a una delle produzioni d’eccellenza del nostro territorio”.
Attività di indagine clinica e diagnostica in corso
L’attività di indagine clinica e diagnostica è tuttora in corso su tutti gli animali oggetto di movimentazioni recenti, soprattutto provenienti dalla Sardegna, da dove si era originato il primo focolaio. Regione Lombardia continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evolversi della situazione, in costante coordinamento con le autorità sanitarie locali e nazionali.
La Costa Smeralda, il cui vero nome è Monti di Mola in gallurese (“Costa Smeralda” è un termine commerciale coniato negli anni ’60 e oggi d’uso comune) è una zona costiera tra le più famose in Sardegna. La sua fama è dovuta a un mix di fattori, sociali e naturali.
Da una parte, dopo l’arrivo e i cambiamenti apportati dal principe Karim Aga Khan IV, tra i fondatori del Consorzio Costa Smeralda e promotore dello sviluppo turistico di quest’area, è diventata sinonimo di lusso ed esclusività. A sceglierla, quindi, sono turisti che possono permettersi un soggiorno ad alto budget o curiosi che, attratti dagli yacht e da una certa estetica, vengono qui a dare un’occhiata, anche semplicemente per una passeggiata a Porto Cervo.
Dall’altra ci sono le spiagge, la cui bellezza è spiazzante: acque turchesi, rocce granitiche modellate dal vento e calette nascoste immerse nella macchia mediterranea. Alcune sono particolarmente famose, frequentate d’estate e quasi sempre affollate, altre meno. Se sono quelle meno conosciute a interessarvi, ve le raccontiamo qui.
Cala Petra Ruja
Questa è considerata una delle spiagge “più selvagge” della Costa Smeralda. Situata nel territorio costiero di Arzachena, offre uno scenario suggestivo perché punteggiato da rocce e ciottoli di granito tendenti al rossastro. La spiaggia, a forma di mezzaluna, è incastonata in una baia delimitata da due promontori e offre sabbia bianca e soffice, mentre il mare vanta acque trasparenti e tonalità che variano dal celeste al turchese, passando per il verde tipico di questa costa.
Poltu Liccia
Situata a pochi passi da famoso hotel Romazzino, Poltu Liccia offre piccole e stupende calette immerse nel classico paesaggio da cartolina ricercato da chi viene in vacanza in questa zona. Anche qui, come in altre spiagge della zona, i colori del mare incontrano le tinte rossastre delle rocce granitiche tipiche della Gallura e il verde rigoglioso della macchia mediterranea.
Questa, inoltre, è una spiaggia adatta anche a chi viaggia con amici a quattro zampe.
Chiamata così per i giunchi che popolano le aree paludose vicine, Cala Razza di Giunco comprende quattro spiagge contraddistinte dalla presenza di promontori, isolotti e fiordi: gli ingredienti perfetti per uno scenario mozzafiato. Tra le spiagge della Costa Smeralda, rientra in quelle meno conosciute, poco frequentate anche in alta stagione.
Gli arenili, qui, alternano sabbia bianca e sabbia dorata, a volte con ciottoli, mentre il mare vanta un colore blu profondo, con riflessi color verde smeraldo. Grazie al suo fondale basso, la spiaggia è adatta anche a chi viaggia con i bambini, ed è meta ideale per gli appassionati di snorkeling.
Spiaggia del Piccolo Romazzino
La spiaggia del Romazzino è abbastanza famosa, anche perché collegata al rinomato hotel. Nelle vicinanze, però, troverete anche Imbalcatogghju, meglio nota come Piccolo Romazzino. Il nome originale deriva dal suo passato come approdo per le barche dei pescatori e per chi doveva trasportare gli animali verso Olbia e La Maddalena. Dopo aver percorso un sentiero, vi ritroverete davanti una spiaggia piccola e appartata, incorniciata dalla macchia mediterranea. Anche qui il mare vanta un mare dalle tonalità turchesi.