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Le più belle spiagge della Sicilia Occidentale, mare da sogno e cultura millenaria

C’è un pezzo di Sicilia che non ha bisogno di effetti speciali per stupire. Basta che vi sediate sul sedile del lato passeggero, apriate il finestrino e vi facciate investire dalla luce dorata, dai suoni dei clacson che si mescolano a quelli dei venditori di angurie e dal profumo misto di zagara e salsedine. Siete arrivati nella Sicilia occidentale, dove ogni spiaggia è una cartolina vissuta e ogni tuffo ha il sapore del mito.

Da Palermo a Trapani, passando per Marsala e Mazara, questa fetta d’isola è un condensato di bellezza, cultura araba, influenze spagnole, feste patronali, cannoli al pistacchio e tramonti che sembrano imbottigliati in un bicchiere di zibibbo.

È un modo di vivere e d’estate, tra Palermo e Trapani, quel modo esplode. Qui le spiagge non sono semplici lidi dove stendere un asciugamano: sono pezzi di storia, palcoscenici di vecchie storie d’amore, scogli dove le nonne stendevano i pomodori a seccare e insenature dove la sera si pescano i ricci.

Chi viene da fuori si innamora, ma chi ci è cresciuto lo sa: tra Marsala, Mazara, Castellammare del Golfo e Agrigento, il mare cambia volto ogni dieci chilometri. Sabbia dorata, ciottoli chiari, rocce bianchissime o calette segrete. Ci sono le località famose come San Vito Lo Capo, ma anche chicche nascoste dove il tempo pare essersi fermato. E dove, dopo un tuffo, si torna in paese per prendere pane e panelle e un’aranciata amara.

Ecco una selezione delle spiagge più belle e imperdibili della costa occidentale siciliana, pronti per il viaggio?

Mondello, elegante signora di Palermo dall’anima popolare

Mondello non è solo una spiaggia, è una filosofia di vita palermitana. È il posto dove si va per farsi il bagno, ma anche per “fare presenza”, per fare merenda con il panino con le panelle e per prendere il sole stesi sul lettino o sul cofano della macchina, a seconda dei gusti. Mondello è tutto e il contrario di tutto: è chic e casinista, è liberty e street food, è Palermo che si affaccia sul mare e si specchia vanitosa.

 

Mondello, Sicilia
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L’incredibile Spiaggia di Mondello

A soli dieci minuti dal centro città, questa baia dall’acqua azzurra e calma, incorniciata dal Monte Pellegrino e dal Monte Gallo, è la meta preferita dei palermitani appena esce il primo sole di marzo. La sabbia è chiara, finissima, e il mare ha una trasparenza che, nei giorni giusti, non ha nulla da invidiare ai Caraibi.

Il lungomare, detto “l’Antico Stabilimento”, è una sfilata di ville liberty, cabine color pastello, lidi storici come il Charleston, gelaterie sempre affollate e chioschi di granite artigianali e poi ci sono loro, i palermitani in versione “estiva”, che si dividono tra chi va “abbanniato” (spiaggia libera) e chi preferisce il lettino con spritz a portata di mano.

Chicca da palermitani doc: non andate via senza assaggiare il panino con milza (u pani câ meusa) al chiosco in piazza, oppure un vassoio di calzoni fritti e iris alla ricotta. Mondello è perfetta per una giornata di mare cittadino, per un tramonto con musica in sottofondo o per una passeggiata serale a mangiare il gelato con gli amici. Ma attenzione: d’agosto si riempie come un’arancina al ragù. Il consiglio? Andateci a giugno o a settembre, quando il mare è ancora caldo e il posto ritrova il suo ritmo lento e seducente.

San Vito Lo Capo, evergreen che stupisce sempre

San Vito Lo Capo è la classica spiaggia da copertina. Sabbia bianca, mare turchese e il Monte Monaco che troneggia alle spalle. Ma non è solo bellezza da cartolina. San Vito è un luogo che si vive con tutti i sensi: dal profumo delle spezie che escono dalle cucine arabe del centro storico al vociare dei bambini che corrono tra i vicoli, fino alle notti che profumano di gelsomino e mojito al fico d’India.

La spiaggia principale è lunga, attrezzata, perfetta per famiglie e bambini. Ma per chi cerca qualcosa di più selvaggio basta spingersi poco oltre il centro: Cala Mancina, con le sue scogliere dorate e l’acqua profonda, è una delle più amate dai locali. Poco più in là, la cala dell’Isulidda è un vero rifugio per chi vuole pace, acqua cristallina e un angolo d’ombra tra le rocce.

Spiaggia di San Vito Lo Capo, Sicilia
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Veduta di Spiaggia di San Vito Lo Capo

Il paese è un piccolo concentrato di tradizione e fusion gastronomica. Qui si mangia cous cous di pesce, sì, ma anche busiate alla trapanese, cassatelle calde appena fritte, e granita al gelsomino come non la trovate da nessun’altra parte. Settembre è il mese perfetto per venire: il Cous Cous Fest trasforma tutto il paese in un grande banchetto a cielo aperto dove si mescolano sapori arabi, siciliani e africani, accompagnati da musica dal vivo e notti senza fine.

Riserva dello Zingaro, il mare si conquista a piedi

La Riserva Naturale Orientata dello Zingaro è un piccolo gioiello custodito gelosamente tra Scopello e San Vito. Qui si arriva solo a piedi, ma ogni passo vale la fatica. Il sentiero si snoda tra cespugli di rosmarino selvatico, fichi d’india e macchia mediterranea che profuma di timo e sale. A ogni curva, una cala: Cala Capreria, Cala dell’Uzzo, Cala Marinella. Piccole insenature dove l’acqua è di vetro e le rocce bianche riflettono il sole come specchi.

È il posto ideale per chi cerca mare vero, silenzio, immersioni con maschera e pinne e pranzi frugali mangiati sull’asciugamano. Niente lidi, niente chioschi. Qui vige la regola del rispetto e della lentezza. È consigliabile entrare dalla parte di Scopello, fare un bagno alla prima cala e poi camminare fino alla fine, per guadagnarsi ogni sosta.

Riserva Naturale dello Zingaro, Sicilia
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Sguardo sul mare blu nella Riserva Naturale dello Zingaro

Usciti dalla riserva, tappa obbligata alla tonnara di Scopello. Una delle più antiche di Sicilia, oggi è uno scenario incantevole dove si può fare un ultimo bagno tra i faraglioni e poi sedersi al bar della piazzetta a mangiare pane cunzato con pomodoro secco, acciughe e primosale e, magari, chiudere con una cassatella ripiena di ricotta calda.

Scopello, tra faraglioni, tonnare e pane cunzato

A proposito di Scopello, questo è uno dei posti più fotografati della Sicilia, ma la sua bellezza va oltre Instagram. È un minuscolo borgo arroccato sulla costa, che guarda verso i suoi due faraglioni e la tonnara antica. L’acqua qui è limpida, profonda, perfetta per chi ama tuffarsi e nuotare. Ma, attenzione esploratori, perché questa è anche una delle zone più ricche di vita marina: non è raro incontrare polpi tra gli scogli o stelle marine adagiate sui fondali.

La spiaggia della tonnara è a pagamento però, va detto, se lo merita: l’ingresso è regolato per non affollare troppo e ci si può rilassare tra le antiche strutture della tonnara trasformate in spazi espositivi, docce, zone d’ombra. Per chi ama la libertà, ci sono anche accessi liberi tra le rocce più avanti.

Il pane cunzato di Scopello è leggendario: il forno storico del paese lo serve caldo, con pomodori, olio d’oliva, formaggio e un tocco di origano selvatico raccolto dai contadini locali e, mentre si mangia, si ascolta il dialetto forte e musicale degli anziani del borgo. Una lingua che sa di mare, di fatica e di bellezza antica.

Torre Salsa, natura selvaggia e silenzio assoluto

Nel territorio di Siculiana, a sud di Agrigento, Torre Salsa è una delle spiagge più autentiche e selvagge della Sicilia occidentale. Protetta dal WWF, è una riserva naturale con chilometri di costa incontaminata, scogliere calcaree, dune di sabbia bianca e macchia mediterranea intatta.

Niente bar, niente lidi, niente musica: solo il vento, il mare e il canto delle cicale. Si raggiunge dopo una strada sterrata tra ulivi e vigneti. Il parcheggio è libero, ma bisogna camminare un po’. Una volta arrivati, lo spettacolo ripaga tutto: una distesa quasi deserta dove si può camminare per ore con l’acqua alle caviglie, cercando conchiglie e lasciando che il sole faccia il suo lavoro.

Consigliatissima per chi ama la solitudine, il contatto con la natura, la fotografia e il mare limpido senza filtri. L’unica cosa da portare è una borsa frigo con qualcosa di fresco: magari una parmigiana di melanzane fatta in casa, o una fetta di anguria tagliata al momento sotto l’ombrellone.

Lido Fiori, Porto Palo e Menfi, il mare buono delle vigne

Menfi è una sorpresa per chi pensa che in Sicilia il mare bello sia solo a nord o ad est. Qui, sulla costa tra Agrigento e Trapani, si incontrano spiagge tranquille, mare pulitissimo (Bandiera Blu da anni) e vigneti che arrivano quasi fino alla battigia. Il tutto senza folla, senza caos, con quella tipica aria lenta e felice da Sicilia agricola e genuina.

Le spiagge di Lido Fiori e Porto Palo sono lunghe, sabbiose, perfette per famiglie o per chi vuole leggere un libro senza essere disturbato da musica a palla. Ci sono lidi attrezzati ma anche lunghi tratti di spiaggia libera.

Dopo il mare, fermarsi in una delle cantine della zona per degustare un Grillo o un Nero d’Avola è quasi obbligatorio. Planeta, Mandrarossa, Cantine Barbera: qui il vino è cultura, passione e accoglienza. E spesso le degustazioni includono pane di tumminìa, olio evo e pecorino locale.

Marsala e Mozia, tra saline rosa e bagni al tramonto

Marsala non è solo la città del vino liquoroso. È anche un punto strategico per godere di uno dei tramonti più spettacolari dell’isola. Le saline della Laguna dello Stagnone si tingono di rosa e arancio mentre le pale dei mulini a vento si muovono lente. E lì, in mezzo a tutto questo, si può fare il bagno.

Marsala, spiaggia, Sicilia
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Sguardo sulla spiaggia nella città di Marsala

L’isola di Mozia, raggiungibile con una piccola barca, è una chicca storica e naturalistica. Antica colonia fenicia, oggi è un sito archeologico visitabile ma anche un luogo magico dove si può camminare nella laguna con l’acqua alle ginocchia. Il mare è calmo, basso, caldo e i fenicotteri rosa a volte volano sopra le teste dei bagnanti.

Prima di andare via, tappa immancabile in una delle enoteche del centro per assaggiare un Marsala secco da meditazione o un passito da abbinare a biscotti alla mandorla e magari portarne una bottiglia a casa: chiudere l’estate in un bicchiere, ogni tanto, è possibile.

Mazara del Vallo, la kasbah siciliana dove il mare profuma di spezie

Mazara del Vallo non è solo una città di mare: è un ponte tra Sicilia e Maghreb, una di quelle perle dove la storia non sta nei musei, ma tra i vicoli. La sua Kasbah, nel cuore del centro storico, è un dedalo di viuzze strette e bianche, decorate da ceramiche colorate e murales arabeggianti, dove si respira ancora l’anima della dominazione islamica.

Il mare qui è vicino, dolce, calmo. La spiaggia di Tonnarella, ampia e sabbiosa, è perfetta per un bagno rilassante, soprattutto per chi viaggia con bambini o cerca acque basse e trasparenti. Ma la vera anima della città la si scopre camminando, perdendosi tra le stradine della Kasbah, magari all’alba, quando i profumi del pane e del cumino si mescolano con quelli della salsedine.

Mazara è anche una città di pesce freschissimo e cucina di confine. Non andate via senza aver assaggiato un cous cous di pesce alla mazarese, speziato, brodoso e ricco, servito con gamberi rossi, triglie e seppie. Oppure un piatto di gambero rosso crudo, simbolo del territorio, servito con un filo d’olio e una scorzetta d’arancia.

È una tappa meno turistica rispetto a San Vito o Mondello, ma autentica, profonda, sorprendente. Una città che non si limita a mostrarsi: Mazara si fa vivere, lentamente, lasciando tracce forti e luminose.

Sport, Navigare insieme, progetto per rendere la vela senza barriere

Navigare insiemeL’Italia senza barriere‘, il progetto promosso dalla Federazione italiana vela (Fiv) con il sostegno di UniCredit, è stato illustrato a Palazzo Lombardia dal sottosegretario alla Presidenza della Regione con delega a Sport e Giovani Federica Picchi. Presenti, tra gli altri, anche il presidente della Federazione italiana vela Francesco Ettorre e Davide Di Maria, atleta Fiv.

“Progetti come ‘Navigare insieme’ – ha detto – danno pieno significato al valore educativo e sociale dello sport. Rendere accessibile la vela anche a persone con diverse abilità significa offrire un’opportunità concreta di autonomia, benessere e partecipazione attiva alla vita comunitaria”.

L’obiettivo è quello di avvicinare minori e adulti con disabilità alla pratica della vela, favorendo la diffusione di uno sport inclusivo che promuova l’autonomia, lo sviluppo di abilità trasversali e l’acquisizione di competenze tecnico – sportive.

“Iniziative di questo genere  – ha sottolineato – ci ricordano che lo sport non è solo competizione, ma anche libertà e dignità. La possibilità di salire a bordo, di affrontare il vento e il mare in prima persona, è un’esperienza che arricchisce profondamente”.

Regione Lombardia  – ha concluso – è da sempre attenta a sostenere percorsi che rendano lo sport accessibile a più cittadini possibili. Accogliere una tappa del progetto sul nostro territorio, a Milano, è motivo di grande soddisfazione e una conferma dell’impegno per un futuro più accessibile, più equo e più sportivo”.

Navigare insieme per una  vela senza barriere

‘Navigare insieme – L’Italia senza barriere’ prevede dieci tappe. Quella di Milano, sulla Darsena dal 4 al 6 luglio, è la quinta. Il progetto coinvolge altre città italiane, tra cui Palermo, Genova, Ravenna, Roma, Trieste e Cagliari, con eventi inclusivi promossi dai circoli affiliati Fiv e supportati da tecnici specializzati.

Sport come strumento di crescita, formazione, inclusione

“La Federazione italiana vela  – ha spiegato il presidente Francesco Ettorre – ha sempre creduto nello sport come strumento di crescita, formazione e inclusione sociale. Il percorso che abbiamo intrapreso negli ultimi anni ha portato a una presenza sempre più significativa della vela inclusiva all’interno delle nostre attività, e oggi possiamo affermare con orgoglio che il nostro impegno si traduce in progetti concreti come questo”.

“La vela  – ha ribadito – è uno sport straordinario perché offre un senso di libertà e autonomia unico, e la nostra missione è renderlo accessibile a un numero sempre maggiore di persone. Questo progetto rappresenta un ulteriore passo in avanti nel percorso che ci vede protagonisti di un cambiamento culturale, dove lo sport diventa sempre più inclusivo e senza barriere”.

 

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Oltre Palermo: un itinerario insolito tra le Madonie, borghi fantasma e santuari rupestri

Le Madonie non sono solo montagne: sono una costellazione di borghi che sembrano sospesi tra sogno e realtà, scrigni di pietra incastonati in un paesaggio che sa di ginestre in fiore, vento d’altura e cucine con il fornello sempre acceso.

Partire da Palermo significa lasciare il mare alle spalle per avventurarsi in un viaggio dove le curve non sono solo geografiche, ma anche temporali. Si passa dalle strade trafficate ai silenzi che fanno rimbombare i pensieri, dalle brioche con gelato alle ricotte appena munte, dalla frenesia cittadina alla lentezza di chi, da queste parti, ha imparato a vivere con calma e sapore.

E allora ecco un itinerario on the road per scoprire borghi fantasma, santuari incisi nella roccia e paesi così belli che sembrano inventati, ma esistono.

Caccamo, tra castelli e profumo di pane appena sfornato

Il viaggio comincia a meno di un’ora da Palermo, a Caccamo, uno di quei posti che sembrano disegnati da un illustratore medievale un po’ romantico. Appena si arriva, si viene accolti da un castello che svetta sul promontorio con tutta l’imponenza dell’epoca normanna: mura spesse, torri merlate e una vista che fa venire voglia di gridare “al mio segnale scatenate l’inferno!”. Ma niente guerre qui, solo panorami mozzafiato e storie di fantasmi che ogni guida locale racconta con orgoglio.

Caccamo, Sicilia
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Vista sul castello di Caccamo

Il borgo sotto il castello è un dedalo di viuzze lastricate, case in pietra, balconi con piante aromatiche e gatti stesi al sole. C’è anche una panetteria che sforna ancora “u pani di casa“, cotto nel forno a legna, spesso condito con olio, origano e ricordi d’infanzia. E già che ci siete, non ignorate i dolci: la cassatedda fritta qui è una religione e si serve rigorosamente calda, con la ricotta che ancora respira.

Alia e le Grotte della Gurfa, archeologia e sapori autentici 

Da Caccamo si sale verso Alia, uno di quei posti che in apparenza sembrano un semplice paese di collina, ma nascondono più misteri di un episodio di “Ulisse – il piacere della scoperta”. Il cuore nascosto di Alia sono le straordinarie Grotte della Gurfa, un sito rupestre scavato nella roccia arenaria, la cui origine è ancora oggi oggetto di dibattito. Tempio? Tomba? Cinema ante litteram per i pastori del Neolitico? Nessuno lo sa davvero e questo lo rende ancora più affascinante.

L’atmosfera è mistica, le pareti rosse sembrano pulsare di storie antichissime e il silenzio qui è quasi sacro. Dopo la visita, il consiglio è di tornare al “piano di sopra”, cioè nel paese, per scoprire una cucina che profuma di stagioni. In primavera ci sono le fave novelle con pecorino, in autunno si trovano piatti robusti come lo stufato di castrato con patate e in ogni stagione c’è un vino locale che scorre generoso e fa dimenticare le curve appena fatte.

Petralia Soprana e Sottana, due sorelle incastonate tra nuvole e chiese

Salendo ancora verso l’interno si arriva alle due Petralie, che sono come sorelle nobili della montagna: una più composta e panoramica, l’altra più vissuta e generosa. Petralia Soprana, a quasi 1.200 metri d’altitudine, è una terrazza sospesa sul mondo, dove ogni piazza sembra un dipinto e ogni scorcio invita al silenzio. Le sue chiese barocche, i vicoli puliti come salotti e i fiori ovunque raccontano di un borgo che si prende cura di sé come un’anziana signora elegante, ma con spirito giovane.

Santa Maria di Loreto in Petralia Soprana
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La chiesa di Santa Maria di Loreto in Petralia Soprana

Petralia Sottana, più in basso ma non meno affascinante, è il cuore pulsante della zona. Qui si respira quotidianità autentica: i vecchietti seduti fuori dal circolo, le botteghe che vendono formaggi stagionati avvolti ancora nella carta oleata, i bar dove il caffè ha il gusto delle chiacchiere. Fermatevi per un pranzo semplice ma epico: un pane cunzato con acciughe, pomodoro secco, caciocavallo fuso e un filo d’olio, una sinfonia madonita.

Gangi, palazzi nobiliari e necropoli dimenticate 

Gangi è uno di quei borghi che fanno parlare anche chi di solito non apre bocca: è scenografico, elegante, un po’ segreto e pieno di storie da scoprire. Arroccato a 1.000 metri d’altezza, sembra costruito per sfidare il vento, ma in realtà accoglie con calore chi si prende il tempo di conoscerlo. Il centro storico è un gioiello di pietra viva, con i palazzi nobiliari, le chiese affrescate e i vicoli stretti dove ogni gradino racconta una generazione.

Non limitatevi alle solite rotte: cercate la Necropoli di Realmese, fuori dal circuito turistico e l’Antiquarium, che raccoglie reperti greci e romani nascosti come tesori. E poi, per rimettere tutto a posto dentro e fuori, un bel tagliere di formaggi madoniti: dalla tuma dolce alla provola affumicata fino al pecorino con pepe nero, il tutto annaffiato da un bicchiere di rosso locale, denso come la storia di questo posto.

Polizzi Generosa e il Santuario dello Spirito Santo

Ultima tappa, ma solo per geografia: Polizzi Generosa è uno dei borghi più raffinati delle Madonie, e non a caso ha dato i natali a scrittori, politici e intellettuali. Ma qui la cultura non è solo nei libri: è nell’architettura, nei cortili, nei dettagli dei portoni scolpiti e nelle facciate che raccontano un’epoca in cui la pietra era già bellezza.

Appena fuori dal centro abitato, il Santuario dello Spirito Santo è una chicca che in pochi conoscono. Scavato nella roccia, immerso nel verde, è un luogo dove il tempo si ferma. Non solo per pregare, ma anche per respirare e guardarsi attorno, sentendo la voce del vento tra i pini e il profumo delle erbe di montagna.

Prima di ripartire, cercate una pasticceria locale e chiedete della torta di ricotta e cioccolato oppure della granita di gelsi neri: sono dolci che raccontano storie, come questo borgo, senza bisogno di parole.

 

Capo Gallo: scrigno di natura selvaggia a un passo da Palermo

Capo Gallo, promontorio che sembra sospeso tra cielo e mare, è quel genere di meta che sorprende per il fascino capace di far dimenticare, in un attimo, la vicinanza della città.

Chi arriva fin qui, a pochi chilometri dal centro di Palermo, scopre un luogo plasmato dal vento, dal sale e dal silenzio, una riserva naturale che racchiude paesaggi da sogno, sentieri panoramici, grotte misteriose e un mare che cambia colore a ogni ora del giorno.

Dove si trova

Il promontorio di Capo Gallo si staglia nella parte nord-occidentale di Palermo, come una sentinella di pietra tra due golfi fra i più amati della Sicilia: Mondello, con la spiaggia mondana e luminosa, e Sferracavallo, villaggio di pescatori con un’anima più raccolta. A dominare il paesaggio è il Monte Gallo, una montagna calcarea che si innalza in verticale fino a superare i cinquecento metri di altezza, e culmina con il Pizzo della Sella e il suggestivo faro che veglia sulle scogliere.

In poco più di dieci chilometri si passa dal traffico cittadino alla quiete di una riserva marina dove la natura regna incontrastata: le pareti impervie, le gole scavate dal tempo e il continuo abbraccio del mare hanno dato vita a una varietà di microclimi che attraggono studiosi e naturalisti da tutto il mondo.

Ed è proprio la coesistenza fra isolamento naturale e prossimità urbana che rende Capo Gallo un luogo raro, un ponte perfetto per chi desidera conoscere l’anima più autentica della Sicilia.

Cosa non perdere a Capo Gallo

Riserva di Capo Gallo
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Suggestivo scorcio della Riserva di Capo Gallo

Dal 2001 Capo Gallo è diventato una Riserva Naturale Orientata, istituita per proteggere il suo straordinario patrimonio biologico, paesaggistico e archeologico: infatti, gli oltre cinquecento ettari custodiscono scorci incantevoli e una biodiversità straordinaria, ma è nel cuore della montagna e lungo le coste frastagliate che si celano le testimonianze più affascinanti.

Numerose sono infatti le grotte che punteggiano il territorio, spesso accessibili solo via mare o con percorsi avventurosi.

La Grotta Regina, la più ampia e celebre, è considerata un vero e proprio santuario punico: i cunicoli custodiscono incisioni rupestri, simboli e parole lasciate da Fenici, Cartaginesi, Romani e Arabi. Un viaggio nel tempo che conduce fino al VII secolo a.C., testimoniato da epigrafi in lingua punica sulle pareti.

Più nascosta, ma di una bellezza quasi surreale, è la Grotta dell’Olio. Si apre alla base di una falesia, con un ingresso parzialmente sommerso che ricorda l’arco di una cattedrale. La luce filtra dall’alto, passa attraverso un’apertura sulla volta e si riflette sul fondale bianco: l’acqua assume così una tonalità turchese brillante, mentre le pareti si animano di vita marina. Coralli, spugne bianche e silenzi profondi la rendono un piccolo paradiso per chi ama le immersioni subacquee, accessibili soltanto tramite visite autorizzate.

Un’altra meraviglia sotterranea è la Grotta della Màzzara, il cui nome deriva da un’antica ancora in pietra (la màzzara appunto) ritrovata all’ingresso e utilizzata un tempo dai pescatori della zona. All’interno, la galleria si snoda per oltre cento metri, illuminata da giochi d’acqua e da concrezioni calcaree che assumono forme favolose. In passato era rifugio per corvine e murene, oggi resta un ambiente fragile, ma ancora vivo, popolato da piccoli gamberetti.

Info utili per visitare la Riserva

Capo Gallo è facilmente raggiungibile sia da Mondello sia da Sferracavallo: per gli amanti delle immersioni, il versante di Sferracavallo rappresenta il punto d’accesso ideale, grazie alla vicinanza con le grotte e alle acque limpide che invitano all’esplorazione.

Per entrare nella riserva è richiesto un contributo simbolico, di circa cinque euro se si accede in auto: un piccolo prezzo per avere accesso a un universo di meraviglie naturali.

I sentieri che si snodano lungo il promontorio sono vari, e regalano panorami che si aprono sul mare con vedute che si imprimono nella memoria. Alcuni conducono fino al faro, oggi abbandonato, ma diventato un’inaspettata galleria d’arte a cielo aperto: un eremita solitario lo ha trasformato in un luogo poetico, decorandone gli interni con mosaici che raccontano la sua visione del mondo.

Lungo la costa non mancano anche piccole calette, perfette per una pausa di relax o un tuffo rinfrescante. Tuttavia, è bene sapere che in estate alcune zone possono risultare affollate e non è raro imbattersi in qualche medusa.

Notte dei Musei: solo per una notte queste meraviglie si visitano con 1 euro (o gratis)

Amate l’arte? Non potete perdere l’iniziativa Notte dei Musei 2025: tra il 17 e il 18 maggio si uniscono storia, cultura e bellezza in ogni forma coinvolgendo moltissime città italiane.

La Notte Europea dei Musei, che si lega alla Giornata Internazionale dei Musei, ha come obiettivo avvicinare le persone alla cultura rendendo accessibili luoghi unici con un ingresso gratuito o a solo 1 euro. Da Milano a Torino, passando per Bologna, Roma e Palermo: ecco quali sono gli eventi imperdibili da visitare e il programma città per città.

Sicilia da incanto: miti e leggende tra i luoghi più magici dell’isola

Chi ci è stato lo sa già, ma ne è consapevole anche chi ancora sogna un biglietto A/R per Palermo o per i monumenti di Agrigento: c’è una Sicilia che profuma di arance e salsedine, che incanta con i suoi templi dorati e le sue piazze barocche. Ma c’è anche una Sicilia invisibile, fatta di misteri, miti antichi e leggende affascinanti, che si nasconde tra le pieghe del paesaggio, sussurrata dal vento e custodita nelle pieghe della pietra da secoli, se non millenni. È una terra che si racconta attraverso storie tramandate di generazione in generazione, dove ogni luogo ha il suo mito e ogni borgo custodisce un segreto.

Pronti a partire per un viaggio insolito? Ecco i luoghi leggendari della Sicilia, dove la realtà sfuma nel mito e il fascino si moltiplica ad ogni passo, idee di viaggio perfette per chi vuole visitare l’isola non solo per il buon cibo e il mare da favola, ma anche per immergersi a tutto tondo nella sua cultura straordinaria.

Agrigento: la lettera del Diavolo nella Cattedrale di San Gerlando

Iniziamo questo itinerario misterioso proprio nel cuore della Sicilia barocca: Agrigento, famosa per la Valle dei Templi… Ma non solo. All’interno della Cattedrale di San Gerlando, precisamente nella torre campanaria, è custodito uno dei misteri più inquietanti dell’isola: una lettera scritta, si dice, dal Diavolo in persona.

Cattedrale di San Gerlando, Agrigento
Fonte: iStock
Esterno della Cattedrale di San Gerlando

Il documento, risalente al XVII secolo, è redatto in un alfabeto sconosciuto e nessuno è mai riuscito a decifrarlo. L’atmosfera dentro la cattedrale è già suggestiva di suo, ma questa reliquia oscura la rende ancora più affascinante. Pare che la lettera sia stata ricevuta da una suora posseduta e da allora sia rimasta lì, inquietante e indecifrata. Agrigento, d’altronde, è una tappa famosa: a questo punto non resta che inserire nel proprio itinerario questa chicca per portare con sé un ricordo ancora più speciale del proprio viaggio.

Palma di Montechiaro: la Madonna misteriosa del castello

A pochi chilometri da Agrigento, ecco Palma di Montechiaro, conosciuta anche come la “città del Gattopardo” (è, infatti, la città in cui è stato ambientato il capolavoro letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa). Qui, nel castello dei Chiaramonte, si narra di una misteriosa statua in marmo della Madonna con Bambino, protagonista di una leggenda locale. Si dice che la statua brilli di luce propria in alcune notti particolari e che abbia addirittura poteri miracolosi.

Capo Peloro: Colapesce e il peso della Sicilia

Capo Peloro, il punto più a nord-est della Sicilia, vicino Messina, è teatro di una delle leggende più struggenti dell’isola: quella di Colapesce, il ragazzo metà uomo e metà pesce. La leggenda narra che per salvare la Sicilia da una catastrofe, Colapesce si immerse nelle profondità del mare per sorreggere una delle tre colonne che reggono l’isola. Da allora, secondo la tradizione popolare, sarebbe rimasto lì sotto, tenendo in equilibrio la terra. E quando la terra trema nello Stretto… La leggenda vuole che sia lui a muoversi. Questa è una storia molto popolare, tanto che persino nelle scuole agli alunni viene raccontata.

Aci Trezza: i faraglioni e la furia di Polifemo

Ci spostiamo sulla costa catanese, nel piccolo borgo di Aci Trezza che è celebre per i suoi faraglioni neri, scogli imponenti che sembrano emersi da un racconto epico. Secondo la leggenda, furono proprio i massi scagliati da Polifemo contro Ulisse in fuga a creare queste formazioni rocciose. Il mare qui è di un blu intenso, i panorami mozzafiato e la mitologia greca vibra ancora tra le onde. Aci Trezza è un posto dove la fantasia prende forma… Scolpita nella lava bollente.

Monte Etna: Encelado e le fiamme della vendetta

Impossibile parlare di Sicilia mitologica senza citare il famosissimo vulcano – ancora attivo – , l’Etna. Se oggi ci affascina con le sue eruzioni e i suoi panorami lunari, un tempo si temeva per tutt’altro: la leggenda narra che il gigante Encelado, ribellatosi a Giove per prendere il suo posto, fu sconfitto con un fulmine e sepolto proprio sotto il vulcano. Da lì, in preda all’ira, iniziò a sputare fuoco e fiamme, dando vita alle eruzioni. Oggi, ogni fumo che si alza dal cratere è un grido di rabbia del titano sepolto.

Bagheria: Villa Palagonia e i suoi fantasmi

Nel cuore di Bagheria, in provincia di Palermo, sorge Villa Palagonia, conosciuta anche come la “Villa dei Mostri”, per via delle sue statue alquanto bizzarre. La leggenda narra che la villa sia abitata da fantasmi inquieti, attratti dalle strane sculture grottesche che popolano il giardino: gnomi, animali deformi, volti inquietanti. I racconti sui fenomeni inspiegabili si susseguono da secoli, tra cui apparizioni, suoni notturni e strane visioni. Goethe stesso visitò la villa, definendola “una follia architettonica”, eppure oggi è uno dei luoghi più magnetici e misteriosi della Sicilia.

Villa Palagonia, Bagheria, Palermo
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Le sculture bizzarre di Villa Palagonia

Lago di Pergusa: il ratto di Proserpina

Nel cuore dell’isola, in provincia di Enna, il lago di Pergusa è avvolto da un’aura mitologica senza tempo. Fu proprio qui, secondo il mito greco, che Ade rapì Proserpina per portarla con sé negli inferi. Il terreno ancora oggi è fertile e denso di colori intensi: si dice che ogni primavera, quando Proserpina ritorna sulla terra, la natura esploda in fiori e frutti, mentre in autunno, quando scende di nuovo negli inferi, la terra si ritiri nel silenzio. Il lago, unico bacino naturale dell’entroterra, ha un fascino magnetico, letteralmente.

Ortigia: la fonte di Aretusa e l’amore eterno

Nel cuore di Siracusa, sull’isola di Ortigia, sgorga una sorgente d’acqua dolce che sembra spuntare dal nulla: è la Fonte Aretusa, legata al mito della ninfa Aretusa e del dio Alfeo. Secondo la leggenda, chi tocca le sue acque sarà benedetto con amore, gioia e fertilità. Le giovani coppie del posto ancora oggi fanno visita alla fonte, nella speranza che il mito si trasformi in realtà e tra le canne di papiro che crescono rigogliose, tutto sembra davvero possibile.

Milazzo: il castello e il fantasma della monaca murata viva

Spostiamoci a Milazzo, sulla costa tirrenica, dove sorge uno dei castelli più suggestivi e carichi di mistero della Sicilia. Qui si racconta della triste vicenda di una monaca innamorata, colpevole solo di aver vissuto una passione proibita. Per punizione, fu murata viva nel castello, dove il suo spirito si aggirerebbe ancora oggi. C’è chi giura di averla vista affacciarsi da una finestrella, in attesa eterna del suo amore perduto. Se cercate brividi veri, il castello di Milazzo è la vostra tappa perfetta.

Non è troppo presto per pensare alle vacanze estive del 2026: queste offerte sui voli sono imperdibili

C’è chi ancora non ha prenotato le vacanze estive di quest’anno e c’è chi, invece, sa bene che programmare con grande anticipo significa risparmiare: Volotea apre ufficialmente le vendite della stagione primavera-estate 2026 e lo fa lanciando una promozione davvero imperdibile. Mete top come le isole greche, le città italiane come Palermo, il romanticismo storico di Praga sono solo alcune delle opportunità.

Da aprile ad ottobre 2026 si vola con Volotea verso 100 mete in 18 Paesi europei e c’è davvero tantissima scelta: dal mare alla montagna, dall’arte alla natura, passando per le capitali del gusto e le perle nascoste. E i prezzi? Ci sono biglietti in vendita anche a meno di 10 euro a tratta.

Da Roma a Salonicco per l’autentica anima greca

Oltre ad Atene, le isole greche stregano anno dopo anno. Accanto alle più blasonate come Mykonos, da non perdere c’è assolutamente Salonicco che rivela l’anima più autentica del territorio. I voli da Roma con Volotea per l’estate 2026 sono già in vendita e hanno prezzi davvero accessibili; la storia antica si intreccia con la modernità, da non perdere l’agorà romana, la torre bianca che domina il lungomare e le chiese bizantine riconosciute come patrimonio UNESCO.

E per chi cerca movida? Salonicco è anche questo. I suoi quartieri vivaci come Ladadika mettono a disposizione tantissimi locali, alcuni dei quali perfetti per una cena a base di specialità greche: da non perdere mezedes, souvlaki e dolci al miele, accompagnati da un bicchiere di ouzo. Ma il luogo cult per eccellenza è il monte Olimpo che si vede alle spalle e ovviamente le spiagge della penisola calcidica.

Da Venezia alla scoperta di Palermo

Non per forza bisogna andare all’estero, con 33 euro si può raggiungere Palermo partendo da Venezia. Questa è una delle proposte di Volotea per l’estate 2026: il capoluogo siciliano, sinfonia di culture, è da non perdere. Atmosfere arabe, spagnole, normanne si percepiscono in ogni angolo del centro storico. Da non perdere, poi, i tradizionali mercati come Ballarò e Vucciria, ma anche il calendario d’eventi ricchissimo. Bastano pochi euro per vivere tutto ciò.

Da Napoli nella romantica Bordeaux

Un’altra opportunità? Chi non ha voglia di mare potrebbe optare per la Francia. Lasciando da parte Parigi, ci sono ottimi voli low cost da Napoli per Bordeaux. Le offerte partono da circa 37 euro e la località è perfetta per essere esplorata in un weekend. Non solo, ha un collegamento tram rapidissimo e davvero economico dall’aeroporto.

Si mangia divinamente e qui uno dei leitmotiv è ovviamente l’omonimo vino; basti pensare che proprio qui sorge La Cité du Vin, uno dei musei del vino più futuristici e suggestivi d’Europa. il centro storico è Patrimonio dell’Umanità, con la maestosa Place de la Bourse, il Grand Théâtre e per chi si ferma un po’ di più è possibile raggiungere la Duna di Pilat, la più alta d’Europa, o le incantevoli spiagge dell’Atlantico con i numerosi tour e collegamenti.

Con le offerte di Volotea si può già iniziare a pensare e sognare le vacanze della prossima estate; le opportunità per risparmiare sono davvero tante.

Quando il sogno salpa in porto: l’Amerigo Vespucci incanta Palermo

Dal 8 all’11 maggio 2025, la città di Palermo accoglierà uno degli eventi più affascinanti e attesi dell’anno: l’arrivo della nave scuola Amerigo Vespucci, considerata la nave più bella del mondo.

L’imbarcazione, simbolo della Marina Militare Italiana, sarà ormeggiata presso il Molo Vittorio Veneto al Porto della città siciliana e potrà essere visitata gratuitamente da cittadini e turisti.

In concomitanza anche con la tappa palermitana, sarà allestito anche il villaggio IN Italia, uno spazio espositivo dedicato all’eccellenza del Made in Italy, alla sostenibilità e all’innovazione.

In questo articolo vengono illustrati tutti i dettagli per vivere al meglio questa esperienza unica.

L’Amerigo Vespucci a Palermo: storia, fascino e tradizione

L’Amerigo Vespucci è un veliero varato nel 1931 e ancora oggi è in servizio come nave scuola della Marina Militare. Caratterizzata dai suoi tre alberi imponenti e dalle vele in tela olona, rappresenta una meravigliosa icona di bellezza e maestria nautica.

Durante la sua sosta a Palermo, il veliero sarà protagonista di una serie di eventi, cerimonie e visite gratuite aperte al pubblico. Un’occasione imperdibile per ammirare da vicino i dettagli storici della nave, scoprire la vita a bordo e incontrare i membri dell’equipaggio pronti a rispondere a tutte le domande.

Come visitare la nave Amerigo Vespucci a Palermo

L’accesso alla nave sarà gratuito, ma con ingressi su prenotazione per motivi di sicurezza e organizzazione.

come visitare l'amerigo vespucci
Fonte: Getty Images
Accesso su prenotazione all’Amerigo Vespucci

Ecco alcune informazioni utili per pianificare la visita:

  • l’Amerigo Vespucci sarà visitabile dall’8 al 10 maggio 2025, con i seguenti orari di apertura: 8 maggio orario 15-18, 9 maggio orario 15-21 e 10 maggio orario 16-20,
  • la nave sarà ormeggiata presso il Molo Vittorio Veneto al Porto di Palermo, in una zona facilmente raggiungibile a piedi dal centro città,
  • per accedere è necessaria la prenotazione online ma purtroppo le visite sono già sold out.

Consigli utili per visitare la nave Amerigo Vespucci

Per vivere al meglio la visita a bordo dell’Amerigo Vespucci, ecco alcuni consigli pratici:

  • arrivare con qualche minuto di anticipo rispetto allo slot prenotato,
  • indossare scarpe comode: il percorso di visita prevede scale e passerelle tipiche di una nave storica,
  • portare un documento d’identità: in alcune occasioni, per motivi di sicurezza, potrebbe essere richiesto all’ingresso,
  • rispettare le regole a bordo: seguire sempre le indicazioni del personale e non toccare strumenti o oggetti esposti.

Il villaggio IN Italia: un viaggio tra eccellenze e innovazione

Parallelamente alla visita della nave, sarà possibile esplorare il villaggio itinerante IN Italia, promosso dalla Marina Militare e da partner istituzionali e privati.

Il villaggio offrirà:

  • stand espositivi dedicati a innovazione tecnologica, cultura e artigianato italiano,
  • aree dedicate alla sostenibilità e alla protezione ambientale,
  • attività educative e interattive per bambini e famiglie,
  • spettacoli, incontri e momenti di approfondimento sulla tradizione navale italiana.

Situato nei pressi del porto, il villaggio rappresenta un’opportunità immersiva per vivere l’evento in modo completo, unendo storia, tecnologia e intrattenimento.

La tappa dell’Amerigo Vespucci a Palermo non è solo un’occasione per ammirare una delle navi più affascinanti del mondo, ma anche per immergersi nella cultura e nell’identità italiana.

Tra visite gratuite, eventi e il villaggio IN Italia, l’esperienza promette di essere coinvolgente e indimenticabile per grandi e piccoli.

La guida su come visitare il Palazzo dei Normanni a Palermo

Nel cuore pulsante di Palermo, nel pieno del centro storico, tra il profumo dei cannoli appena sfornati (pronti da farcire sul momento con la ricotta fresca) e l’eco delle carrozze che ancora oggi attraversano quelle strade, nei pressi di Corso Vittorio Emanuele, si erge uno dei simboli più maestosi di tutta la Sicilia: il Palazzo dei Normanni.

Un luogo che non è solo una testimonianza architettonica, ma un vero e proprio viaggio attraverso oltre mille anni di storia, arte e cultura. Oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana e Patrimonio Unesco, il Palazzo racconta l’anima poliedrica e multiculturale di Palermo, capace di mescolare Oriente e Occidente in un abbraccio che incanta chiunque varchi il suo portone.

Il Palazzo dei Normanni: dalle origini arabe ai fasti della corte normanna

La storia del Palazzo dei Normanni affonda le radici nell’epoca araba, quando Palermo era considerata la “città delle delizie”, una capitale opulenta e raffinata dell’Emirato di Sicilia. Gli emiri edificarono una cittadella fortificata, che venne poi trasformata dai Normanni, giunti nell’XI secolo, in una sontuosa residenza reale. Ruggero II, primo re di Sicilia, rese il Palazzo il cuore del suo regno, arricchendolo di torri merlate, cortili ombrosi e sontuosi saloni.

Nel corso dei secoli, il Palazzo continuò a vivere nuove metamorfosi: divenne sede imperiale sotto Federico II e Corrado IV, accolse i viceré spagnoli durante il dominio aragonese, ospitò principi borbonici e infine fu scelto come sede istituzionale dell’autonomia siciliana. Un edificio che, tra restauri, ampliamenti e nuove destinazioni d’uso, ha saputo attraversare indenne il fluire del tempo.

Palazzo dei Normanni, interno, Palermo
Fonte: Getty Images
Vista su una sala interna del Palazzo dei Normanni

Dove si trova il Palazzo dei Normanni e come si visita

Strategicamente posizionato tra Piazza Parlamento e Piazza Indipendenza, il Palazzo dei Normanni domina uno degli ingressi storici della città. L’ingresso principale si trova su Piazza Parlamento, mentre i visitatori accedono solitamente da Piazza Indipendenza, proprio di fronte a Piazza d’Orleans, sede della Presidenza della Regione Siciliana.

Già solo varcare i suoi cancelli significa immergersi in un’atmosfera senza tempo, dove le pietre raccontano storie di re, artisti e guerrieri. Data la vastità del complesso e la ricchezza degli ambienti, una visita completa richiede almeno due ore: il tempo necessario per respirare tutta la grandezza e il fascino di questo monumento unico.

Cosa vedere al Palazzo dei Normanni

Appena entrati, si viene accolti da una sequenza di cortili monumentali che raccontano la stratificazione storica dell’edificio. Il Cortile Maqueda, con le sue eleganti logge rinascimentali disposte su tre livelli, è una meraviglia architettonica che fa da preludio agli spazi interni. Salendo attraverso scaloni in pietra imponenti e scenografici, si raggiunge il Cortile della Fontana, più raccolto e intimo, impreziosito dalla presenza di una fontana centrale che, nei giorni assolati, riflette giochi di luce sulle pareti circostanti.

Dal patio interno, una porta laterale conduce alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, uno scrigno nascosto che aggiunge un ulteriore tocco spirituale al complesso.

Ma se c’è un luogo capace di lasciare senza fiato chiunque lo attraversi, quello è sicuramente la Cappella Palatina. Voluta da Ruggero II nel 1132 e dedicata a San Paolo Apostolo, questa basilica a tre navate rappresenta uno dei più alti esempi di arte bizantina in Europa. Le colonne in granito e marmo cipollino sostengono arcate che sembrano fluttuare in un mare dorato di mosaici.

Le absidi e la cupola, ricoperte di tessere musive scintillanti, narrano episodi del Nuovo Testamento, mentre il soffitto ligneo a muqarnas, decorato in stile islamico, testimonia il geniale sincretismo culturale di quella Palermo medievale che sapeva parlare il linguaggio universale della bellezza.

Proseguendo la visita, si accede agli antichi Appartamenti Reali, ancora oggi sontuosi nella loro elegante sobrietà. Qui si incontrano ambienti iconici come la Sala d’Ercole, decorata con affreschi che raccontano le imprese dell’eroe mitologico, oggi utilizzata come sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Non meno affascinante è la Sala dei Viceré, tappezzata di ritratti che sembrano scrutare i visitatori da ogni angolo, mentre la Sala di Federico e la Sala Pompeiana svelano dettagli architettonici e pittorici di epoche diverse. Da non perdere la Sala dei Venti, con il suo pavimento maiolicato, e la splendida Sala Ruggero, custodita all’interno della poderosa Torre Pisana, una delle due torri normanne superstiti.

La seconda torre, detta Torre del Tesoro o Torre Gioaria, racconta ancora l’audacia architettonica del regno di Ruggero II, capace di fondere linee di forza e dettagli decorativi in una sintesi perfetta.

Scendendo nei sotterranei del Palazzo si scoprono le Sale Duca di Montalto, ambienti che un tempo ospitavano munizioni e scuderie e che oggi, invece, vibrano di creatività contemporanea. Oggi, invece, queste sale ospitano  regolarmente mostre temporanee, in un insolito dialogo tra la solennità delle antiche mura e l’energia dell’arte moderna.

Infine, le collezioni: queste, infatti, custodiscono opere di maestri come Francesco Lojacono e Antonino Leto, fino ad arrivare ai colori vibranti di Joan Mirò e Renato Guttuso.

Informazioni pratiche per organizzare la visita

Il Palazzo dei Normanni è aperto al pubblico tutti i giorni. Tuttavia, gli Appartamenti Reali sono visitabili solo dal venerdì alla domenica, mentre dal martedì al giovedì restano chiusi. È consigliabile prenotare i biglietti, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, quando l’afflusso di turisti è particolarmente intenso.

Per una visita completa, il consiglio è di dedicare almeno due ore, magari scegliendo di perdersi tra un cortile assolato, una volta affrescata o il luccichio dorato di un mosaico millenario. Un’ultima curiosità: ancora oggi, l’ala ovest del Palazzo è destinata all’Esercito Italiano, a testimonianza del ruolo strategico che questo edificio continua a mantenere nel tessuto istituzionale della città.

La maestosa Amerigo Vespucci fa tappa a Crotone (le prenotazioni sono gratis)

L’Amerigo Vespucci, la “nave più bella del mondo”, fa tappa a Crotone, dove arriverà il 23 e il 24 aprile 2025. C’è grande attesa per il veliero a motore e nave scuola più antica della Marina Militare Italiana attualmente in tour nelle diverse città nostrane: è già approdata a Trieste, Venezia, Ancona, Ortona, Brindisi e Taranto. Dopo Crotone, salperà per i porti di Porto Empedocle, Reggio Calabria, Palermo, Napoli, Cagliari, Gaeta, Civitavecchia e Livorno, terminando il suo viaggio a Genova.

È una nave maestosa che, in occasione del tour, può essere visitata gratuitamente dai fortunati che riescono a prenotarsi in tempo. I biglietti per a tappa di Crotone, infatti, stanno andando a ruba.

L’Amerigo Vespucci a Crotone

La Nave Scuola Amerigo Vespucci è il più antico veliero in servizio della Marina Militare Italiana, inaugurata il 22 febbraio 1931. Dopo la tappa di Taranto, arriverà nel porto di Crotone il 23 e il 24 aprile 2025 e, chi è riuscito a prenotarsi, potrà salire a bordo gratuitamente, scattare delle foto e visitarla in autonomia. Le visite al pubblico sono previste in data 23 aprile, dalle 15:00 alle 20:00, per le quali è consigliato indossare scarpe comode, mentre non sono ammesse scarpe aperte o con il tacco.

Non sono consentiti passeggini o carrozzine, anche gli animali non sono permessi, mentre i cani di piccola taglia possono essere portati solo in braccio. Crotone non è l’unica tappa calabrese, in quanto la nave approderà il 5, 6 e 7 maggio anche a Reggio Calabria, mentre a Scilla sosterà al largo e potrà essere ammirata solamente in mare.

Cosa aspettarsi durante le visite dell’Amerigo Vespucci

Non è la prima volta che l’Amerigo Vespucci arriva a Crotone: in passato, approdò in questo porto nel 1996. Durante le visite del Tour Mediterraneo, avrete l’opportunità unica di scoprire da vicino il veliero che si occupa dell’addestramento e della formazione degli allievi dell’Accademia Navale e altre scuole della Marina, oltre che della salvaguardia e tutela del patrimonio naturale e dell’ambiente marino. Non a caso collabora con l’UNICEF e con il WWF.

Una volta saliti a bordo, esplorerete l’interno della nave, scoprendo le cabine degli ufficiali, i ponti e gli strumenti di navigazione storici. Potrete approfondire la storia e le missioni dell’Amerigo Vespucci e ammirare l’artigianato navale che rende questo veliero un simbolo di eccellenza italiana nel mondo. La visita della Vespucci non è guidata, ma i membri dell’equipaggio saranno felici di rispondere a tutte le domande lungo il percorso.

Come prenotare e visitare gratis l’Amerigo Vespucci

Come scritto anche in precedenza, le visite a bordo dell’Amerigo Vespucci sono gratuite, ma è necessario prenotare con anticipo e velocemente perché vanno subito sold out. L’unico sito dal quale prenotare il proprio posto, per un massimo di quattro persone, è quello ufficiale della nave. Se siete interessati alle prossime tappe, consigliamo di seguire i canali social per conoscere l’apertura delle prenotazioni e le altre novità, ma intanto ecco dove saranno:

  • La Valletta (Malta): 25 – 29 aprile;
  • Porto Empedocle: 30 aprile;
  • Reggio Calabria: 5 – 7 maggio;
  • Palermo: 8 – 11 maggio;
  • Napoli: 13 – 16 maggio;
  • Cagliari: 19 – 22 maggio;
  • Gaeta: 24 – 27 maggio;
  • Civitavecchia: 28 maggio – 3 giugno;
  • Livorno: 4 – 8 giugno;
  • Genova: 10 giugno.

Oltre a poter accedere alla nave, il biglietto vi permetterà di entrare nel Villaggio IN Italia allestito in ogni tappa, che completa l’offerta culturale con esposizioni tematiche e laboratori interattivi.

Il Giardino Inglese di Palermo, un polmone verde nel centro storico della città

Nel cuore pulsante di Palermo, lungo l’elegante via Libertà, costeggiata di case in stile Liberty, si trova un angolo di tranquillità che rappresenta uno dei polmoni verdi più amati della città: il Giardino Inglese, oggi Parco Piersanti Mattarella. Questa distesa di verde, che si estende tra la modernità e la storia di Palermo, è il luogo perfetto per una passeggiata rilassante, una sosta romantica o una passeggiata in famiglia durante il weekend o i giorni di festa.

Progettato nel XIX secolo, il Giardino Inglese ha subito negli anni diversi interventi di ristrutturazione, ma ha sempre mantenuto il suo fascino e il suo ruolo di rifugio verde per palermitani (soprattutto) e turisti. Posto proprio lungo una delle arterie più famose della città, il giardino si estende come un piccolo angolo di natura che accoglie chiunque cerchi pace e bellezza nel cuore della città – Palermo, infatti, non manca di mare ma è un po’ carente di spazi verdi.

La sua posizione centrale rende quindi il Giardino Inglese facilmente accessibile e lo trasforma in un punto di riferimento, soprattutto per le famiglie, grazie alla zona del luna park che si trova proprio al suo interno. Durante il fine settimana, il giardino è frequentato da coppie, gruppi di amici e famiglie che lo scelgono per una passeggiata, per un momento di relax o anche per una pausa pranzo. Il Giardino Inglese è il posto ideale anche per il turista che vuole fuggire dalla frenesia della città senza allontanarsi troppo dai principali punti di interesse di Palermo.

Dove si trova il Giardino Inglese di Palermo

Il Giardino Inglese si trova sulla via Libertà, una delle principali strade centrali di Palermo, famosa per la sua architettura Liberty e per i suoi negozi e boutique eleganti. Questo bellissimo parco si trova a breve distanza dal Politeama e dal Teatro Massimo e non a caso è una meta ideale per il turista che vuole concedersi una sosta durante una passeggiata nel centro storico della città.

Grazie alla sua posizione centrale, infatti, il Giardino Inglese è facilmente raggiungibile a piedi, ma è anche ben servito dai mezzi pubblici. La zona circostante è caratterizzata da un mix di eleganza urbana e atmosfera rilassata, il che rende questo parco palermitano un luogo privilegiato per godere di un po’ di tranquillità senza allontanarsi dalla vita vibrante e dall’atmosfera coinvolgente della città.

Cosa vedere al Giardino Inglese di Palermo

All’ingresso principale di questo parco che si estende su circa 60.000 metri quadrati, i visitatori sono accolti dai busti di Luigi Pirandello ed Edmondo De Amicis, due dei più celebri scrittori italiani, che ne segnano simbolicamente l’entrata.

All’interno, tra sentieri sinuosi e ampie aiuole, si trovano altre statue dedicate a importanti personalità locali, come Mariano Stabile, il fondatore del Teatro Massimo di Palermo, e Benedetto Civiletti, scultore siciliano. Un altro punto di interesse è il Monumento ai caduti, che rende omaggio ai soldati palermitani che persero la vita durante le guerre. Inoltre, il giardino ospita opere di scultori siciliani dell’ultimo ‘800 e dei primi anni del XX secolo, ulteriore testimonianza della ricca tradizione artistica dell’isola.

Progettato nel 1850 da Giovan Battista Filippo Basile, un architetto di grande talento che fece molti lavori a Palermo, il giardino è un esempio perfetto di giardino all’inglese, con un layout che alterna spazi verdi a elementi architettonici, come fontane, ponti e grotte. Basile riuscì a coniugare la natura con l’arte, creando un ambiente che incarna lo spirito romantico dell’epoca.

Il Giardino Inglese è infatti un autentico scrigno di bellezze naturali e architettoniche, senza ombra di dubbio. Tra i suoi sentieri, che si snodano tra aiuole fiorite e alberi secolari – davvero giganteschi!, è possibile scoprire diverse curiosità. Una delle caratteristiche più affascinanti è la fontana centrale, che con la sua eleganza cattura l’attenzione di chiunque si avvicini.

Come già accennato, il parco è anche famoso per le sue grotte e i ponti che attraversano piccole cascate e corsi d’acqua, aspetti che conferiscono ulteriormente al giardino un aspetto fiabesco e misterioso. Per chi ama scoprire angoli più nascosti, la serra del giardino è un altro luogo affascinante, dove una volta era possibile ammirare una varietà di piante tropicali e subtropicali (negli ultimi anni, invece, la serra è tenuta chiusa al pubblico).

Il Giardino Inglese è anche un luogo romantico, perfetto per le coppie che desiderano trascorrere del tempo insieme immersi nella natura. Tra i suoi angoli tranquilli e le panchine disseminate lungo i sentieri, è facile lasciarsi trasportare dall’atmosfera serena e suggestiva che il giardino sa offrire. Non mancano poi i punti ideali per una passeggiata tra amici o in famiglia, con spazi ampi dove i bambini possono giocare liberamente mentre gli adulti si rilassano all’ombra degli alberi.

Quando andare al Giardino Inglese di Palermo

Il Giardino Inglese è una meta ideale in qualsiasi periodo dell’anno, ma le stagioni primaverile ed estiva sono senza dubbio le più suggestive. Durante queste stagioni, il giardino è un’esplosione di colori, con fiori che sbocciano e piante che si trovano nel loro massimo splendore. Inoltre, le temperature più miti consentono di godere delle ampie aree verdi e delle passeggiate all’aperto.

Anche l’autunno e l’inverno, però, offrono un’atmosfera unica, con i colori caldi delle foglie che cadono e il giardino che diventa il luogo ideale per una passeggiata rilassante. La presenza di alberi sempreverdi garantisce comunque una bellezza naturale anche nei mesi più freddi.

Purtroppo, però, di recente il Giardino Inglese è stato (e lo è tuttora) chiuso al pubblico per lavori di ristrutturazione, ad eccezione dell’aerea luna park dedicata ai più piccoli.

Info utili sulla vostra visita al Giardino Inglese di Palermo

  • Orari di apertura: quando il Giardino Inglese è aperto, di norma, l’ingresso può avvenire tutti i giorni, generalmente dalle 7:30 alle 20:00. Tuttavia, gli orari possono variare in base alla stagione e agli eventi speciali, quindi è sempre consigliabile verificare prima di visitarlo. Attualmente, l’ingresso è gratuito ed è permesso solo per la zona del luna park e per il servizio dedicato ai più piccoli: la “Ludoteca del Giardino”, che offre uno “spazio gioco” per bambini da 0 a 3 anni e uno “spazio bimbi piccoli” per quelli fino a 5 anni. La Ludoteca è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 19:00, mentre il sabato dalle 9:30 alle 12:30.
  • Biglietti: l’ingresso al Giardino Inglese è gratuito, il che lo rende un’ottima meta per tutti, dai turisti alle famiglie locali.
  • Come raggiungerlo: il giardino si trova in via Libertà, facilmente raggiungibile a piedi dal centro di Palermo o con i mezzi pubblici. Le linee di autobus che passano nelle vicinanze permettono di arrivare facilmente al parco. Inoltre, è possibile parcheggiare nelle aree circostanti, anche se la zona può essere piuttosto trafficata durante il fine settimana.
  • Punto ristoro: all’interno del giardino, è presente un punto ristoro dove i visitatori possono godere di una pausa caffè o di uno snack senza per forza uscire fuori dal parco.

Villa Palagonia, la strana storia della villa dei mostri di Bagheria

A Bagheria, in provincia di Palermo, si erge nei cieli Villa Palagonia, un edificio cintato settecentesco che, oltre a essere maestoso e bellissimo, nasconde anche tantissimi segreti e misteri. A popolarla, infatti, sono numerose statue bizzarre, opere che raffigurano mostri che vanno a impreziosire quello che è ritenuto un capolavoro del barocco siciliano, e anche un’attrazione imperdibile per chi visita questa zona affascinante del nostro Paese.

Dove si trova Villa Palagonia

Come accennato, la straordinaria Villa Palagonia sorge a Bagheria, suggestiva realtà della Sicilia. Più precisamente si trova in Piazza Garibaldi ed è lì dall’ormai lontanissimo 1715 ad ammaliare chiunque vi passa davanti. Edificata per volere di Francesco Ferdinando Gravina Alliata, principe di Palagonia, è divenuta quello che è oggi per mano di Ferdinando Francesco II, che scelse di aggiungervi stravaganti decorazioni che le valsero persino il soprannome di “Villa dei Mostri“.

Parliamo quindi di un luogo sorprendente, che si caratterizza per una peculiare aura misteriosa e decadente che l’ha resa oggetto di leggende e racconti (che ora scopriremo insieme nelle prossime righe).

Le cose strane al suo interno

Chiunque decida di visitare la misteriosa Villa Palagonia non può che rimanere incantato dalle sue stranezze e dal distintivo carattere eccentrico, caratteristiche che la rendono unica nel panorama del barocco siciliano. Si presenta quindi come un vero e proprio enigma architettonico e artistico al quale, per alcuni aspetti, è quasi impossibile trovare risposte.

Le statue “mostruose”

Le statue “mostruose” della villa sono tantissime, opere grottesche che popolano il giardino e il muro di cinta. Sono principalmente creature deformi, animali fantastici, uomini con teste sproporzionate, gobbi, nani ed esseri ibridi. Molte di loro sembrano, apparentemente, non avere alcuna logica, ma non mancano di certo studi che sostengono che, in fondo in fondo, siano lì a simboleggiare una vera e propria critica sociale: si ipotizza che Ferdinando Francesco II di Palagonia volesse prendere in giro l’aristocrazia siciliana, trasformandola in una sorta di corte di deformità.

Ci sono anche altri esperti che ritengono che queste sculture abbiano invece un significato esoterico, richiamando antichi simboli alchemici.

Salone degli Specchi

Dal fascino irresistibile è il Salone degli Specchi, ovvero una stanza piena di specchi deformanti che creano giochi di riflessi e illusioni ottiche. Si sostiene che alla base di questa scelta ci sia stata la volontà di distorcere le proporzioni di chi vi si riflette, proprio per disorientare e dare, contemporaneamente, un senso di confusione e inquietudine.

È molto facile, infatti, ritrovarsi all’interno di tale salone e percepire un effetto di labirinto visivo, vivendo la sensazione che la stanza sia più grande e confusa. Un’idea, quella degli specchi ingannevoli, che è stata poi ripresa in film e romanzi gotici e surrealisti.

Salone degli Specchi, Villa Palagonia
Fonte: iStock@Rimbalzino
Il Salone degli Specchi di Villa Palagonia

Affreschi misteriosi

Non mancano di certo gli affreschi dal significato enigmatico, molti dei quali raffigurano scene non facili da immaginare in quella che, in passato, era una dimora nobiliare. Anche in questo caso ci sono creature fantastiche e ibride, volti enigmatici dalle espressioni ambigue (pare quasi che osservino il visitatore), simboli misteriosi e molto altro ancora.

Gli arredi

Persino gli arredi di Villa Palagonia hanno le loro stranezze perché, pur trattandosi di una dimora dalle atmosfere grottesche, si distinguono per la loro qualità, in quanto sono incredibilmente lussuosi. La villa è infatti piena di marmi policromi, soffitti decorati in oro con dettagli finemente scolpiti e mobili con intarsi pregiati.

Stanze con angoli insoliti

Sì, avete letto bene: Villa Palagonia si compone di angoli insoliti, tra cui soffitti inclinati o asimmetrici, porte di altezze diverse e corridoi che sembrano finire nel nulla ma che invece conducono ad altre stanze nascoste. La sensazione che si pùò percepire, quindi, è proprio che l’obiettivo di chi ha costruito questa residenza fosse renderla una sorta di labirinto mentale.

Leggende e curiosità

Ad aleggiare intorno alla bellezza mistica di Villa Palagonia ci sono numerose leggende e curiosità. Innanzitutto, si narra che Ferdinando Francesco II di Palagonia, creatore delle stranezze della villa, fosse convinto che circondandosi di mostri e di deformità sarebbe stato protetto dagli spiriti maligni e dal malocchio.

Nel folklore siciliano, inoltre, Villa Palagonia è spesso chiamata “Il Palazzo del Diavolo“. Il motivo? In passato erano tutti convinti che solo una mente diabolica potesse concepire un luogo così bizzarro e unico nel suo genere. A tal proposito c’è anche una leggenda locale, che narra che il principe avrebbe stretto un patto proprio con Lucifero “in persona” per costruire la villa più strana del mondo, il quale in cambio gli chiese di sacrificare la sua sanità mentale.

Statue "mostruose", Bagheria
Fonte: iStock@Rimbalzino
Le statue “mostruose” di Villa Palagonia

A parlare di questo posto pazzesco fu anche Wolfgang von Goethe nel 1787, che lo descrisse con le seguenti parole: “Mai vidi riunita tanta assurdità in un solo luogo. È l’opera di un pazzo.” Una descrizione che, inevitabilmente, contribuì a rendere Villa Palagonia celebre in tutta Europa come un posto di follia e fitto mistero.

Infine, pare proprio che anche Villa Palagonia abbia il suo fantasma. Secondo alcuni è lo spirito dello stesso principe Ferdinando, ancora legato alla sua villa, mentre per altri è quello di un servo che fu condannato a vagare tra queste stanze fuori dal comune.

Orari e prezzi

Questa affascinante villa della Sicilia è aperta al pubblico tutti i giorni (compresi i festivi) dalle 9 alle 13 e dalle 15.30 alle 17.30. Il biglietto intero costa 6 euro, ma è anche disponibile un ridotto a soli 3 euro (per i bambini dai 5 ai 10 anni). Nei weekend è anche possibile scoprirla con l’ausilio di visite guidate (costo 9 euro, ridotto 6), ma va specificato, tuttavia, che gli orari di apertura possono subire variazioni in base alla stagione.

In queste impressionanti catacombe italiane si nascondono centinaia di mummie

Unico, suggestivo, macabro: sono tanti gli aggettivi che vengono usati per descrivere le Catacombe dei Cappuccini, uno dei luoghi più particolari di Palermo. Una volta scese le scale che conducono nelle stanze sotterranee situate sotto il convento, i visitatori vengono assaliti da emozioni diverse. C’è chi resta sorpreso, chi impressionato e chi, magari perché più suscettibile, prova un orrore che, sicuramente, avrebbe voluto evitare (soprattutto se la tappa precedente è stata uno stand di street food siciliano!).

Ma cos’è che, custodito dentro le stanze, provoca tutti questi sentimenti contrastanti? Quello che vedrete una volta entrati sarà la più grande collezione di mummie al mondo, molte delle quali indossano abiti antichi. Guardatevi attorno e vi ritroverete circondati da un numero impressionante di cadaveri (circa 8.000) posizionati lungo le pareti.

I defunti sono divisi per stanze in base all’età, al sesso o al mestiere: bambini, donne, uomini, monaci, sacerdoti, professionisti. Qual è la storia di questo posto? Perché esiste? Vi raccontiamo tutto qui.

La storia delle Catacombe dei Cappuccini

Palermo racconta il suo passato in tanti modi diversi, anche attraverso i corpi dei suoi stessi cittadini. Le Catacombe dei Cappuccini sono uno dei luoghi più particolari della città, esistenti fin dal 1599, quando i frati cappuccini costruirono un cimitero sotterraneo sfruttando l’esistenza di antiche grotte. Ci misero due anni per terminare l’opera e, al momento di traslare le reliquie dei loro confratelli, si sorpresero nel constatare che quarantacinque corpi erano rimasti praticamente intatti, mummificati naturalmente.

Questo fatto venne interpretato come un segno della benevolenza celeste e i frati decisero di non seppellire più i corpi, ma di esporli in piedi dentro delle nicchie poste tutte attorno alle pareti del primo corridoio delle Catacombe. Un avvenimento che fece allo stesso tempo scalpore e successo perché, diffusasi la voce, cominciarono ad accogliere un numero sempre maggiore di salme di “secolari”. Nel 1783, infine, decisero di concedere sepoltura a tutti coloro che fossero in grado di permettersi i costi delle pratica di imbalsamazione.

Catacombe cappuccini Palermo
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Le mummie dentro le Catacombe dei Cappuccini

Le tecniche di mummificazione

Seppur la maggior parte delle salme presenti nelle Catacombe abbiano subito un processo di mummificazione naturale, i frati si specializzarono ben presto nella mummificazione artificiale. Secondo il frate Benedetto Sambenedetti, i cappuccini possedevano un lavatoio per i cadaveri e delle celle in cui li collocavano per otto mesi in attesa che seccassero.

Nel dettaglio, i corpi restavano chiusi in queste celle sotterranee caratterizzate da bassa umidità, distesi orizzontalmente su specifiche strutture di drenaggio per far perdere lentamente l’acqua presente nei tessuti. I corpi venivano poi messi all’aria aperta, puliti con un po’ di aceto e infine rivestiti con il loro abito migliore per essere collocati nelle nicchie a loro riservate.

Un caso speciale è quello di Rosalia Lombardo, una bambina di due anni morta nel 1920, nella quale fu iniettato un liquido per l’imbalsamazione. La mummia della piccola è il cadavere più famoso e meglio conservato delle Catacombe. La mummia della bambina è frutto del lavoro di Alfredo Salafia, celebre imbalsamatore palermitano che dedicò la sua vita a ricercare e studiare come contrastare la morte impedendo al tempo di deteriorare la forma e l’aspetto dei defunti.

I luoghi di Iddu, il film con Elio Germano e Toni Servillo sul latitante Matteo Messina Denaro

Una Sicilia assolata e polverosa fa da sfondo a Iddu, il film di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia che porta sullo schermo un ritratto del famoso latitante Matteo Messina Denaro. Toni Servillo ed Elio Germano guidano la scena nei panni dei due protagonisti principali, muovendosi tra location caratteristiche della regione, perfette come sfondo di una storia criminale avvincente, drammatica e autentica. La produzione ha scelto di girare gran parte del film in alcuni luoghi natali del boss siciliano, tra la provincia di Trapani e Palermo. “L’ispirazione iniziale per Iddu sono stati i numerosi pizzini ritrovati nel corso dei tanti, troppi, anni della latitanza di Matteo Messina Denaro, prima del suo arresto. Attraverso queste insolite lettere gestiva la sua vita in clandestinità e i suoi affari, ma i pizzini trascendevano la funzione pratica di comunicazione criminale e lasciavano emergere la sua personalità e il mondo insensato, tragico e ridicolo, che nel latitante si specchiava e intorno a lui volteggiava spericolatamente” hanno dichiarato gli autori.

Matteo Messina Denaro è stato arrestato nel gennaio 2023 dopo una trentennale latitanza ed è deceduto 8 mesi dopo. La sceneggiatura del film è liberamente ispirata dal carteggio del 2004 tra il latitante e l’ex sindaco di Castelvetrano e dal contesto tragico e ridicolo che emerge da quelle lettere. Ne viene fuori una commedia nera che ha come protagonisti Matteo, interpretato da Elio Germano e il personaggio immaginario di Catello Palumbo interpretato da Toni Servillo.

La trama di Iddu

Siamo nella Sicilia dei primi anni 2000 quando, dopo alcuni anni in prigione per mafia, Catello, politico di lungo corso, ha perso tutto. Quando i Servizi Segreti italiani gli chiedono aiuto per catturare Matteo Messina Denaro, l’ultimo grande latitante di mafia in circolazione, l’uomo coglie l’occasione per rimettersi in gioco. Uomo furbo dalle cento maschere, instancabile illusionista che trasforma verità in menzogna e menzogna in verità, dà vita a un unico quanto improbabile scambio epistolare con il latitante, del cui vuoto emotivo cerca d’approfittare. Un azzardo che con uno dei criminali più ricercati al mondo comporta un certo rischio.

Iddu cast
Fonte: Ufficio stampa
Elio Germano e Toni Servillo nel film Iddu

Dove è stato girato

Iddu è stato girato nella provincia di Trapani, alternando interni a suggestive riprese nella Riserva Naturale del Fiume Belice e nei dintorni del Parco archeologico di Selinunte, ma alcune scene sono state girate anche a Salemi e Sciacca. Girato principalmente in interni, il film mostra comunque alcuni paesaggi naturali.

Sciacca e Selinunte

A Sciacca, in particolare, alcune scene sono state realizzate all’interno della struttura del Mangia’s Torre del Barone Resort, strutturato di recente e diventato un hotel di lusso a 5 stelle. I registi volevano sottolineare la vita agiata del boss in Sicilia negli anni 80, mentre costruiva la sua fortuna nell’ombra e hanno selezionato alcune location che raccontano la sua condizione nel periodo migliore e poi nella latitanza. Il paese di Sciacca sembra tuffarsi nel mare con un centro storico racchiuso tra le mura e un reticolo di vicoli ciechi e cortili in stile arabo.

I romani lo chiamavano Terme Selinuntine perchè nacque come stabilimento termale dipendente dalla vicina Selinunte. Passeggiando per Sciacca si può ammirare il Palazzo Steripinto realizzato da Carlo V d’Asburgo e ammirare la produzione ceramica artigianale. Questa cittadina si può dividere in tre quartieri adagiati su piani di roccia inclinati verso il mare: il primo tra la piazza Scandaliato e Corso Vittorio Emanuele e via Licata; il quartiere di Terravecchia d’impronta araba con tante stradine e delimitato da una cinta muraria bastionata; e infine il quartiere dei marinai e vasai ceramisti. Da non perdere una visita al Castello Luna.

Sciacca
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Sciacca in Sicilia

Riserva Naturale del Fiume Belice

La Riserva Naturale Foce del Fiume Belice rappresenta un territorio costiero da non perdere a livello naturalistico. Si estende per 5km tra Marinella di Selinunte e Porto Palo di Menfi ed è considerata una delle zone costiere siciliane meglio tutelate. L’ambiente è umido e ricco di vegetazione palustre e nidificano molte specie di uccelli. Le dune sabbiose modellate dal vento e dalla forza del mare, creano un paesaggio suggestivo e ospitano una fauna interessante. Per esempio qui nidifica la tartaruga marina Ceretta Caretta, una specie minacciata nel Mediterraneo.

Salemi

Salemi è una piccola città arabo-medievale nel cuore della Valle del Belice, in provincia di Trapani. Prima Capitale del Regno d’Italia, questo luogo magico con una storia antica, ha visto Garibaldi sventolare il tricolore dalla torre del castello. Un evento documentato da un regio decreto custodito nel Polo mussale cittadino. Nei secoli molte civiltà se la sono contesa, come i Greci, gli Elimi, i Romani, i Bizantini, ma il nome Salemi è opera degli Arabi. Da vedere se capitate da queste parti è sicuramente il Castello Normanno Svevo, la Chiesa Matrice, il Museo del Risorgimento, il Museo della Mafia e l’ex Collegio Gesuitico.

Salemi
L’antica città di Salemi in Sicilia

Trapani

Trapani è una città siciliana molto nota che si trova ai piedi del Monte Erice e tra due mari. Il centro storico denuncia le varie dominazioni nel corso dei secoli, ma le strade più antiche sono via Garibaldi, Corso Italia e Corso Vittorio Emanuele. Se si visita Trapani tra le cose da vedere c’è la Torre di Ligny, uno dei simboli della città costruita durante la dominazione spagnola che offre una vista bellissima sul Canale di Sicilia e il mar Tirreno e ospita il Museo Civico della Preistoria. Poi la Torre dell’Orologio è la porta più antica della città e sulla facciata presenta un orologio del 1596 con due quadranti circolari.

La Chiesa del Purgatorio custodisce 20 gruppi scultorei chiamati i “Misteri” che raccontano la Passione di Cristo, mentre la Chiesa di Sant’Agostino è l’ex Cappella dei Templari costruita vicino alla cinta muraria medievale e dedicata a San Giovanni Battista in un primo momento. Da vedere a Trapani poi anche la Cattedrale di San Lorenzo Martire, la Fontana di Saturno nella piazzetta della Chiesa di Sant’Agostino, il Museo Pepoli con opere siciliane dal XIII e XIX secolo e Villa Margherita, un parco urbano aperto al pubblico dal 1889. Se si è in auto si può infine spostarsi di circa mezz’ora da Trapani per visitare le Saline di Marsala e Mozia che offrono un tuffo nel passato con una laguna poetica ed evocativa che regala un tramonto bellissimo.

 

Pizzo Sella, la collina del disonore in Sicilia: storia e curiosità

Il fenomeno dell’abusivismo architettonico e urbanistico è purtroppo una piaga di lunga data in Sicilia, un problema che affligge soprattutto il paesaggio della bellissima isola. Pizzo Sella, tra i molti, è uno di quei luoghi che sembrano usciti da un romanzo: un mix di cemento, degrado e arte ribelle. Situata alla periferia di Palermo, questa collina ha visto nascere edifici mai abitati e persino un museo a cielo aperto, tutto nello stesso posto.

Se da un lato Pizzo Sella è infatti diventato tristemente famoso per l’abusivismo edilizio selvaggio, dall’altro ha saputo reinventarsi grazie all’intervento di un gruppo di street artist, che sono stati per questo luogo come un fiore nato dal cemento.

Nel 2013, infatti, un collettivo di artisti locali ha trasformato le pareti di queste costruzioni fantasma in un’opera d’arte diffusa: nasce così il Pizzo Sella Art Village, una galleria open air con firme del calibro di Collettivo FX, NemO’s, Poki e I mangiatori di patate. L’obiettivo? Dare nuova dignità a un’area abbandonata e ridisegnarne il futuro attraverso l’arte.

Perché Pizzo Sella è chiamata “la collina del disonore”?

Dietro al soprannome di questo comune in provincia di Palermo, c’è una storia di speculazione edilizia che ha lasciato un segno indelebile. Negli anni Settanta, infatti, Pizzo Sella era un’area destinata a rimanere verde, un polmone naturale per la città, già ampiamente edificata. Eppure, quando arriva il 1978 qualcosa cambia: viene rilasciato un permesso di costruzione che porta alla realizzazione di circa 170 villette. Il problema? La zona era a rischio geologico e l’intero progetto si basava su concessioni edilizie ritenute irregolari. Il risultato? Un quartiere fantasma, con edifici rimasti incompleti e mai realmente abitati.

Pizzo Sella è così diventato tristemente noto che persino Legambiente l’ha inserita tra i peggiori esempi di abusivismo in Italia e così questo luogo della periferia palermitana ha guadagnato il triste titolo di “collina del disonore”. Ma la storia non finisce qui. Fortunatamente.

Street art vs. degrado: una battaglia ancora aperta

Dove il cemento ha fallito, l’arte ha provato a dare un senso alla “ex” verdeggiante collina di Pizzo Sella. Il Pizzo Sella Art Village è nato proprio per riscrivere questa storia di abusivismo edilizio del palermitano, trasformando le case mai vissute in tele giganti per murales e installazioni. Ma non tutti hanno visto di buon occhio questa rivoluzione artistica: paradossalmente, mentre le costruzioni abusive restavano lì senza colpevoli, gli artisti sono stati accusati di vandalismo, dato che ancora nel Belpaese – e soprattutto nel Meridione – si fatica a dare dignità e a trovare spazio tra le Belle Arti all’arte di strada, che continua anch’essa a essere abusiva, poiché gli agli artisti non vengono mai (o quasi) concesse le autorizzazioni e gli spazi necessari a legittimarla.

Tanto è stato il dibattito attorno alla “collina del disonore”, che tuttora il futuro di Pizzo Sella è ancora un punto interrogativo. Di fatto, Pizzo Sella oggi resta un luogo sospeso tra abbandono e rinascita, tra memoria e nuova identità. Gli artisti, però, non hanno intenzione di arrendersi: le loro opere continuano a gridare al mondo che ogni angolo dimenticato può ancora avere una seconda possibilità.

Come in una fiaba, il giardino Villa Giulia a Palermo sembra magico

Ci sono luoghi nel mondo in cui natura, storia e bellezza si intrecciano dando vita a scenari fiabeschi, affascinanti e che sembrano magici. Sono quelli che vale la pena raggiungere per fare il pieno di meraviglia e per conoscere di più i posti che si visitano.

Il viaggio di oggi ci porta in Sicilia e nel suo straordinario capoluogo, la città di Palermo: lì, infatti, sorge un parco che è un vero e proprio sogno per gli occhi. Si tratta del giardino Villa Giulia, dove andare per immergersi in una scenografia composta da piante, fiori, sculture, viali dove passeggiare, fontane e padiglioni.

Un posto lussureggiante, da esplorare, perfetto per una sosta nel verde, per lasciare che lo sguardo si colmi della bellezza e della meraviglia che la natura e la mano dell’uomo sanno regalare.

Tutto quello che c’è da sapere sul giardino Villa Giulia: dagli orari di apertura, a come raggiungerlo fino alla sua unicità che lo rende davvero speciale.

Dov’è il giardino Villa Giulia a Palermo

Per ammirare con i propri occhi la bellezza di Villa Giulia, meraviglioso giardino pubblico siciliano, bisogna raggiugere Palermo.

Questo spazio verde è stato realizzato vicino al quartiere Kalsa e all’orto botanico, in via Lincoln. In quel luogo, dove oggi sorge il parco, un tempo i pescatori ponevano le reti affinché si potessero asciugare, dopo – sempre lì – avevano luogo le esecuzioni capitali. La sua storia è antica, infatti a volerlo è stato il Pretore e Governatore della città Antonio La Grua e ha visto la luce tra il 1777 e il 1778. A dare il nome allo spazio verde è stata Giulia d’Avalos, che era la moglie del vicerè di Sicilia Marcantonio Colonna.

E da allora il giardino accoglie i visitatori con tutta la sua meraviglia, progettata dall’architetto Nicolò Palma. Non si tratta solo di un luogo in cui ammirare la bellezza della natura, ma anche di un posto che custodisce diversi tesori da vedere, perfetto per una passeggiata nel verde o per una sosta circondati dallo splendore.

Il luogo ideale da raggiungere se si visita Palermo, per conoscere un pezzo di storia di questa affascinante città della Sicilia. Un luogo che ha una sua precisa peculiarità che lo rende davvero speciale: infatti è stato il primo giardino pubblico d’Italia.

Villa Giulia, splendido giardino
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Villa Giulia, splendido giardino a Palermo

 Villa Giulia, cosa vedere nel suggestivo giardino a Palermo

Quando si visita una città, quando si va in esplorazione di un luogo, non si scoprono solo i suoi monumenti, i palazzi, l’arte e la cultura. Vale la pena, infatti, conoscere i parchi e giardini che sono delle vere e proprie attrazioni, non solo della nostra Penisola, ma anche nel resto d’Europa e del mondo.

Così, se si decide di raggiungere Palermo, tra le tappe di viaggio si deve inserire anche Villa Giulia: uno spazio verde che presenta un perimetro quadrato, con schema di giardino all’italiana che si traduce in viali simmetrici che si intrecciano andando a costruire un altro quadrato e una piazza rotonda e centrale. Una struttura geometrica ben precisa che si arricchisce di tante meraviglie da vedere.

A partire dalla recinzione in ferro datata 1855, senza dimenticare l’ingresso verso il mare con il suo portale che presenta alcune decorazioni: l’aquila, simbolo di Palermo, e due leoni ai lati.

Passeggiare lungo il viale permette di osservare tutte le gemme preziose che custodisce il giardino come le sculture datate 1763 e realizzate da Ignazio Marabitti, ovvero l’Abbondanza e la Gloria. A queste si aggiunge la celebre fontana del Genio di Palermo, con la statua che rappresenta il nume tutelare della città.

Nella piazza, invece, si possono vedere quattro padiglioni in stile neopompeiano il cui progetto è stato firmato da Giuseppe Damiani Almeyda: sono presenti a Villa Giulia dal 1866.

Sempre di Marabitti, infine, è la fontana con l’Atlante con un dodecaedro in marmo: questo serviva da orologio solare.

Il luogo ideale per una passeggiata nel mezzo della bellezza, quella che la mano dell’uomo ha plasmato con l’aiuto della natura, ma anche il luogo ideale per una sosta e un po’ di relax su una panchina. Da inserire nelle tappe di una vacanza a Palermo.

Quando andare a Villa Giulia

Il periodo migliore per visitare Villa Giulia a Palermo è senza dubbio la primavera quando le temperature non sono troppo calde e la natura esplode in tutta la sua bellezza. In alternativa si può raggiungere in autunno, poiché anche in questo caso il clima è più mite.

Le informazioni utili su Villa Giulia

Il parco è facilmente fruibile, i viali sono abbastanza ampi e sul sito ufficiale del comune di Palermo viene segnalato che è accessibile ai non vendenti e anche ai disabili con accompagnatore. Tra le informazioni utili il fatto che è aperto, con ingresso libero, dalle 7 alle 20.

Inoltre, è possibile programmare delle visite guidate su prenotazione.

Nella medesima area del giardino Villa Giulia vi è l’Orto botanico, istituzione museale e didattico scientifica che ospita circa 12mila specie diverse di piante. Anche questo luogo ha origini antiche, infatti ha preso il via nel 1779 quando è stata istituita la cattedra di Botanica e Materia medica all’interno dell’Accademia dei Regi Studi.

Sempre nella zona si trova il Foro Italico Umberto I, area verde che va a costituire uno dei lungomari della città. Insomma, un posto da conoscere di pace e bellezza, da visitare per carpire un po’ del fascino e della storia di Palermo.

Giardino Villa Giulia a Palermo
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Giardino Villa Giulia a Palermo: le info utili

Il Teatro Massimo di Palermo: il cuore pulsante della lirica in Sicilia

Nel cuore della Sicilia, in una Palermo che tra Ottocento e Novecento sognava di imporsi come capitale della cultura e delle arti, nasceva un colosso dell’architettura teatrale: il Teatro Massimo Vittorio Emanuele, ormai noto come “Teatro Massimo”.

Conosciamolo meglio.

La storia del Teatro

Inaugurato nel 1897 dopo oltre vent’anni di lavori, il maestoso edificio rappresenta il più grande teatro lirico d’Italia e il terzo in Europa dopo la Staatsoper di Vienna e l’Opéra National di Parigi, ed è simbolo indiscusso di prestigio e grandiosità che ancora oggi affascina chiunque varchi la sua soglia.

Il progetto prese vita nel 1864 grazie all’architetto Giovanni Battista Filippo Basile, che immaginò un teatro in grado di competere con i più importanti del Vecchio Continente. Alla sua morte, fu il figlio Ernesto a portare a termine l’opera, riuscendo a fondere classicismo e innovazione in una struttura senza precedenti. Il 16 maggio 1897 il sipario si alzò per la prima volta sulla rappresentazione del Falstaff di Giuseppe Verdi: era la nascita di un nuovo tempio della lirica.

Nei primi decenni del Novecento, il Teatro Massimo conobbe un periodo di assoluto splendore, sostenuto dalle famiglie aristocratiche e borghesi palermitane, tra cui i Florio e i Whitaker. Fu un’epoca dorata in cui la città si fece palcoscenico di rappresentazioni di altissimo livello. Ma nel 1974, dopo una storica esibizione del Nabucco, il teatro chiuse i battenti per lavori di restauro che si prolungarono per ben ventitré anni. Solo nel 1997, in occasione del centenario della sua inaugurazione, il sipario si riaprì e Palermo ritrovò così uno dei suoi gioielli più preziosi.

Il Teatro Massimo di Palermo: un vero capolavoro architettonico

Cupola del Teatro Massimo
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Sontuosa cupola del Teatro Massimo

Varcare la soglia del Teatro Massimo significa ritrovarsi in un universo di raffinata bellezza. La grandiosità della sua struttura si impone già all’esterno, con la scalinata monumentale e il maestoso portico che richiama i templi dell’antichità classica. Ma è all’interno che l’incanto si fa tangibile.

La sala principale, coronata da una cupola affrescata da Ettore De Maria Bergler e Rocco Lentini, è un tripudio di eleganza neoclassica, impreziosita da decorazioni dorate e velluti rossi. Il palco reale, riccamente decorato, domina lo spazio con la sua ampiezza, mentre i cinque ordini di palchi, ognuno lavorato nel dettaglio, creano un effetto scenografico unico.

L’acustica, studiata con una precisione quasi maniacale, garantisce una resa sonora impeccabile e fa del Teatro palermitano la cornice perfetta per l’opera e la musica sinfonica.

A rendere ancora più suggestivo cotanto scrigno della musica contribuiscono gli ambienti di rappresentanza, i saloni e il grandioso foyer, dominato dal busto di Vincenzo Bellini, omaggio a uno dei più grandi compositori italiani.

Dove si trova

Il Teatro Massimo si staglia nel centro di Palermo, in Piazza Verdi, un punto strategico che permette di raggiungere a piedi alcuni dei luoghi più importanti della città.

A pochi minuti di cammino troviamo, infatti, la vivace Piazza Ruggero Settimo e il pittoresco mercato del Capo, mentre in circa dieci minuti si raggiungono i Quattro Canti, uno dei simboli barocchi di Palermo.

La Cattedrale, il porto e la stazione centrale distano appena un quarto d’ora.

Info utili per visitarlo

Il Teatro Massimo apre le porte ai visitatori tutti i giorni dalle 9:30 alle 18:00, con l’ultima visita consentita alle 17:20. È possibile acquistare i biglietti direttamente in biglietteria, oppure online tramite TicketOne e Get Your Guide. Per i gruppi di almeno dieci persone è consigliata la prenotazione anticipata, contattando il teatro.

La visita guidata permette di scoprire ogni angolo della struttura, dalla platea al palco reale, fino ai suggestivi ambienti nascosti che raccontano oltre un secolo di storia e spettacolo. Un’occasione speciale per chi ama l’arte e la cultura.

Il Teatro Massimo di Palermo nei libri e in TV

Il Teatro Massimo non è soltanto un luogo di musica e rappresentazioni, ma anche un’icona che ha trovato spazio nella letteratura e nel cinema. Il suo profilo inconfondibile è entrato nell’immaginario collettivo grazie a Il Padrino – Parte III di Francis Ford Coppola, con Al Pacino nei panni di Michael Corleone. La scena finale, girata sull’imponente scalinata, è una delle più drammatiche della storia del cinema: un colpo di pistola spezza la vita di Mary Corleone, figlia del protagonista, mentre il padre assiste impotente, condannato a un’esistenza di dolore e rimorso.

Ancora, il Teatro Massimo è anche parte integrante della storia della famiglia Florio, raccontata nei romanzi di Stefania Auci I leoni di Sicilia e L’inverno dei leoni. I libri, best seller in tutta Italia, hanno riportato alla luce l’epopea di una dinastia che contribuì a rendere Palermo una città d’arte e cultura.

Dalle pagine al piccolo schermo, la storia dei Florio è anche protagonista della fiction I leoni di Sicilia, con Miriam Leone e Michele Riondino nei ruoli principali.

Prossimi appuntamenti al Teatro Massimo

La stagione 2025 del Teatro Massimo promette emozioni indimenticabili, con un cartellone che spazia dalla grande opera al balletto:

  • Faust di Charles Gounod (19-25 marzo 2025), con la direzione di Daniel Oren e la regia di Fabio Ceresa;
  • L’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti (11-18 aprile 2025), con Gabriele Ferro sul podio e la regia di Ruggero Cappuccio;
  • Anna di Paolo Buonvino (6-8 maggio 2025), una produzione originale che fonde musica e danza;
  • Salome di Richard Strauss (20-27 maggio 2025), con la direzione di Omer Meir Wellber e la regia di Bruno Ravella;
  • Giselle di Adolphe-Charles Adam (14-20 giugno 2025), un capolavoro del balletto classico che torna in scena in una nuova produzione.

Le nuove rotte italiane di easyJet per l’estate 2025

Con l’arrivo della stagione estiva 2025, easyJet amplia ulteriormente la sua rete di collegamenti internazionali, offrendo nuove opportunità di viaggio da Milano Malpensa e Napoli, ma anche da Bari, Brindisi, Palermo e Lamezia-Terme, verso alcune tra le destinazioni più affascinanti d’Europa.

Con sette nuove rotte in partenza tra maggio e giugno, la compagnia aerea britannica si conferma ancora una volta come una delle scelte preferite dai viaggiatori per la sua comodità e accessibilità.

Da Biarritz sulla costa atlantica francese a Salonicco in Grecia, fino alla soleggiata Fuerteventura nelle Canarie, da Lione a Lisbona, passando per Parigi, i passeggeri potranno scoprire nuovi angoli di mondo con facilità e comfort, per una maggiore varietà di opzioni per le loro vacanze estive, con collegamenti pratici e frequenti.

Queste nuove rotte si aggiungono a un ampio network che vede oltre 250 collegamenti da e verso 18 aeroporti italiani, confermando easyJet come una delle compagnie più apprezzate dai viaggiatori italiani. I voli sono già prenotabili sul sito easyJet.com e tramite l’app mobile, ecco i dettagli dell’offerta.

Biarritz: la perla della costa atlantica

Dal 23 giugno 2025, easyJet inizierà a operare voli diretti tra Milano Malpensa e Biarritz, una delle gemme più affascinanti della regione dei Paesi Baschi, in Francia. Con due voli settimanali ogni lunedì e venerdì, questa rotta rappresenta un’occasione unica per esplorare una città che fonde eleganza, storia e natura.

Biarritz è famosa per le sue splendide spiagge (come la Grande Plage) che attirano surfisti da tutto il mondo, ma è anche una meta perfetta per chi cerca un mix di relax e avventura. I visitatori possono passeggiare lungo il lungomare, scoprire le ville in stile Belle Époque e ammirare il leggendario Hôtel du Palais, un’icona della città. Ma non solo: i dintorni di Biarritz offrono opportunità imperdibili per chi ama la natura, con escursioni nei pittoreschi villaggi baschi e nelle montagne circostanti, che fanno da sfondo a un’esperienza unica di scoperta e autenticità.

Salonicco: un viaggio tra storia, cultura e gastronomia

Dal 25 giugno 2025, easyJet inaugurerà anche una nuova rotta da Milano Malpensa a Salonicco, la seconda città della Grecia, con voli settimanali il mercoledì e la domenica. Questa città vibrante, ricca di storia e cultura, è un punto di riferimento imprescindibile per chi desidera scoprire una delle metropoli più affascinanti del Mediterraneo.

Salonicco
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Panorama della città di Salonicco al sole

Salonicco è un connubio perfetto di antichità e modernità. Passeggiando per il centro storico, i visitatori possono ammirare le rovine dell’antica Grecia, le magnifiche architetture bizantine e il White Tower, simbolo della città. Salonicco è anche famosa per la sua cucina, con piatti tipici come la bougatsa (un dolce tipico a base di crema) e il souvlaki che conquistano i palati di chiunque. La vivace vita notturna e i numerosi caffè e bar lungo la costa contribuiscono a rendere questa città un’ottima meta per chi cerca sia cultura che divertimento.

Fuerteventura: l’isola del sole e del mare cristallino

Infine, easyJet lancia una nuova rotta da Napoli a Fuerteventura a partire dal 25 giugno 2025. Con un volo settimanale ogni mercoledì, i passeggeri napoletani potranno finalmente raggiungere una delle isole più spettacolari delle Isole Canarie, famosa per le sue spiagge dorate e le acque cristalline, ideali per chi ama il windsurf e il kitesurf.

Oltre al mare, Fuerteventura è un’isola ricca di paesaggi vulcanici e dune dorate come quelle del Parco Naturale di Corralejo, che offrono uno spettacolo mozzafiato al tramonto. Per gli amanti della cultura, Fuerteventura offre anche affascinanti villaggi tradizionali dove è possibile immergersi nella vita locale e assaporare i piatti tipici delle isole Canarie. Questa destinazione è ideale per chi cerca una vacanza all’insegna del relax e dell’avventura, tra mare, sole e tradizioni uniche.

Caleta de Fuste, Fuerteventura
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Le piscine naturali di Caleta de Fuste, a Fuerteventura

Bari-Lione: alla scoperta del cuore della Francia

A partire dal 23 maggio 2025, i passeggeri potranno volare da Bari a Lione con tre frequenze settimanali. Una rotta che apre le porte alla seconda città francese, ricca di storia, cultura e fascino. Lione, famosa per il suo patrimonio gastronomico e le eleganti vie dello shopping, sarà ora più vicina ai viaggiatori italiani. Allo stesso tempo, i francesi avranno l’opportunità di esplorare la Puglia, con il suo mix di tradizioni, bellezze naturali e paesaggi mozzafiato.

Lione, Francia
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Vista soleggiata della splendida Lione

Brindisi-Lione: un volo diretto per il meglio di Francia e Puglia

Dal 5 giugno 2025, Brindisi si collega direttamente a Lione con due voli settimanali, il giovedì e la domenica. Una rotta strategica che non solo facilita i flussi turistici verso la Puglia, ma offre anche ai viaggiatori italiani un comodo accesso alla città francese, celebre per la sua atmosfera cosmopolita, i musei di livello internazionale e la vivace vita notturna.

Palermo-Lisbona: un ponte tra la Sicilia e la capitale portoghese

Dal 3 giugno 2025, easyJet inaugura il volo Palermo-Lisbona, con due frequenze settimanali, il martedì e il venerdì. Questa nuova rotta renderà ancora più accessibile la capitale portoghese, una città affascinante e ricca di storia. Dall’Oceanário alla Cattedrale di Lisbona, passando per i quartieri storici come il Bairro Alto, la città sarà a portata di mano per i siciliani, mentre i portoghesi avranno l’opportunità di scoprire la cultura e la bellezza della Sicilia.

Lisbona
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L’iconico tram tra le vie di Lisbona

Lamezia Terme-Parigi Orly: la Calabria nel cuore della Francia

Dal 21 maggio 2025, Lamezia Terme si collega a Parigi Orly con due voli settimanali. Questo nuovo collegamento non solo rafforza l’accessibilità internazionale della Calabria, ma offre anche un’opportunità ai calabresi di esplorare la capitale francese. Parigi, con i suoi monumenti iconici e la sua scena culturale vivace, sarà ancora più vicina per i viaggiatori che partiranno dal sud Italia.

Parigi, tramonto
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Parigi vista alle luci rosate del tramonto

Gabriele Muccino ha creato un itinerario per scoprire Palermo attraverso il cinema

Un nuovo itinerario consente di scoprire Palermo attraverso una prospettiva unica. A idearlo, il celebre regista Gabriele Muccino, fresco di successo con il suo ultimo film Fino alla Fine, girato nel capoluogo siciliano e nella splendida cornice di Villa Igiea. E proprio dalla collaborazione con il prestigioso hotel è nato il percorso Set-Jetting, un tour che esplora le location di film iconici girati nella città e dintorni, rendendo omaggio al fascino senza tempo di Palermo, dove ogni tappa racconta una storia, ogni luogo svela un frammento dell’anima della città.

Palermo, città cinematografica

Palermo ha incantato registi di fama mondiale, da Luchino Visconti a Wim Wenders, e ora Gabriele Muccino. Le sue strade, i suoi palazzi aristocratici e le sue spiagge hanno fatto da sfondo a capolavori cinematografici, catturando l’immaginario di milioni di spettatori.

“Ho scelto Palermo come set perché è un crocevia di culture stratificate nei secoli”, ha dichiarato Muccino. “Qui si respira l’essenza del Mediterraneo, un luogo potente ed enigmatico, con un’anima antica e nobile. Palermo è lontana da tutto ciò che conosco, diversissima da Roma e Napoli. La sua intensità e complessità mi hanno catturato”.

Questa stessa intensità si riflette nel percorso Set-Jetting, che svela angoli nascosti della città, spesso inaccessibili al pubblico, attraverso una lente cinematografica. Ogni tappa è personalizzabile, consentendo ai visitatori di immergersi nell’atmosfera dei film girati a Palermo.

Le tappe principali dell’itinerario

Mondello e il centro storico, location di Fino alla Fine di Gabriele Muccino
Il viaggio inizia a Mondello, con la sua spiaggia iconica e le acque cristalline, amate da locali e turisti. Qui, dalle terrazze delle dimore d’epoca, si può ammirare la bellezza naturale del luogo, che ha fatto da sfondo a diverse scene del film di Muccino. L’itinerario prosegue nel cuore di Palermo, tra Vicolo Ponticello e Casa Professa, dove i protagonisti trovano una connessione speciale. La tappa finale è Piazza Bellini, con i suoi mosaici e le antiche chiese, un crocevia di storia e cultura.

Tonnara di Scopello location di Ocean’s Twelve di Steven Soderbergh
Un salto fuori città porta alla storica Tonnara di Scopello, incastonata tra le rocce della Riserva Naturale dello Zingaro. Qui sono state girate scene memorabili di Ocean’s Twelve, con star del calibro di George Clooney e Brad Pitt. Passeggiare nella caletta della tonnara è come rivivere la magia del grande schermo.

Palazzo Gangi location di Il Gattopardo di Luchino Visconti
Nel cuore di Palermo si trova Palazzo Gangi, la dimora dei Principi di Valguarnera, famosa per aver ospitato la celebre scena del ballo in Il Gattopardo. Durante il tour, i visitatori possono ammirare il sontuoso salone, ascoltando aneddoti sulle riprese raccontati dalla Principessa Vanni Calvello. Un tuffo nell’eleganza aristocratica che ha reso indimenticabile il capolavoro di Visconti.

Palazzo Abatellis location di Palermo Shooting di Wim Wenders
Il magnifico Palazzo Abatellis, con la sua Galleria Regionale curata da Carlo Scarpa, è un gioiello fuori dai circuiti turistici tradizionali. Custodisce opere come la Madonna dell’Annunziata di Antonello da Messina ed è stato scelto da Wim Wenders per una scena di Palermo Shooting. Un luogo suggestivo, dove arte e cinema si incontrano.

Villa Palagonia location di L’Avventura di Michelangelo Antonioni
L’ultima tappa conduce a Villa Palagonia, nota per il suo fascino magnetico. Qui Michelangelo Antonioni e, successivamente, Giuseppe Tornatore hanno trovato ispirazione per i loro film. Durante il walking tour, guidato da un artista visivo siciliano, si esplorano i saloni storici e il suggestivo viale alberato della tenuta.

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