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Carnevale di Manfredonia 2026: un sogno di colori sul mare del Gargano

Il colorato Carnevale storico di Manfredonia è uno degli appuntamenti più attesi della Puglia e un evento simbolo per l’intero territorio del Gargano. Ogni anno richiama tantissimi visitatori grazie a un mix coinvolgente di carri allegorici, gruppi mascherati, musica e spettacoli dal vivo.

L’edizione 2026, la 72ª della storia, conferma la vocazione di questa manifestazione a trasformare la città sipontina in un grande teatro a cielo aperto. Partecipare al Carnevale di Manfredonia significa vivere un’esperienza autentica, fatta di entusiasmo popolare, scenografie imponenti e un forte senso di comunità.

Date 2026

Il Carnevale di Manfredonia 2026 entrerà nel vivo a partire da domenica 15 febbraio alle ore 10:30, data che segna l’inizio della Gran Parata, sfilata di gruppi mascherati e carri allegorici.

Il programma proseguirà poi martedì 17 febbraio alle ore 19:00, in occasione del Martedì Grasso, con uno degli appuntamenti più suggestivi dell’intera manifestazione, la Golden Night – Sfilata delle Meraviglie, e si concluderà sabato 21 febbraio con la Notte Colorata a partire dalle ore 19:00 con musica, degustazioni e animazione.

Eventi del Carnevale di Manfredonia 2026

Il calendario degli eventi del Carnevale di Manfredonia 2026 è pensato per coinvolgere un pubblico ampio e variegato. Il 15 febbraio, quando andrà in scena la Grande Parata aperta dalla Banda della Città di Manfredonia, alle ore 17:00, si svolgerà anche lo spettacolo itinerante “Luna Park del Carnevale” e alle 20:00 sarà il turno di uno spettacolo musicale live.

Il Martedì Grasso, 17 febbraio, l’atmosfera si accenderà ulteriormente con la sfilata serale sul Lungomare e con l’evento in contemporanea nel centro storico dei “Solenni funerali di Ze Pèppe” che simboleggiano la chiusura del Carnevale.

Il programma culminerà sabato 21 febbraio con l’ultima parata alle ore 19:00 e una grande festa diffusa – Notte Colorata del Carnevale – nel centro di Manfredonia dalle ore 20:00.

Oltre alle giornate principali, durante la settimana sono previsti eventi dedicati ai bambini, spettacoli di animazione, iniziative culturali.

Gli eventi del Carnevale di Manfredonia 2026
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La Notte Colorata del Carnevale di Manfredonia

Quanto costano e come acquistare i biglietti

Uno degli aspetti più apprezzati del Carnevale di Manfredonia è la sua accessibilità. Le sfilate e gran parte degli eventi sono fruibili gratuitamente.

Per chi desidera invece assistere alle Grandi Parate (15, 17 e 21 febbraio 2026) con maggiore comodità, sono disponibili posti a sedere numerati nelle tribune allestite in Piazza Marconi.

L’accesso alle tribune è a pagamento, con prezzi differenti in base alla sfilata. Per domenica 15 febbraio il costo è di 18 euro, per martedì 17 si paga invece solo 5 euro e per l’ultima parata del 21 febbraio il prezzo per la tribuna è di 10 euro.

I biglietti possono essere acquistati online su CiaoTickets oppure tramite le rivendite autorizzate in loco.

Carnevale di Manfredonia 2026: gli eventi
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Maschera al Carnevale di Manfredonia

Come raggiungere il Carnevale di Manfredonia

Manfredonia si trova in Puglia in provincia di Foggia, affacciata sul Mar Adriatico, ed è facilmente raggiungibile sia in auto sia con i mezzi pubblici. Per chi preferisce viaggiare in treno, la stazione ferroviaria di Manfredonia è collegata a Foggia, snodo principale dell’alta velocità e dei collegamenti regionali.

Sono attivi anche servizi di bus che collegano la città con diverse località pugliesi. Se si vuole raggiungere la Puglia in aereo, è consigliato arrivare all’aeroporto di Bari e da lì proseguire verso Manfredonia in treno o autobus.

Foliage, borghi e tradizioni: il Gargano che incanta in autunno

Quando l’estate sfuma e le folle si diradano, la Puglia più autentica si risveglia in una luce nuova, raccolta e sorprendente. L’autunno è il tempo dei colori caldi, dei profumi intensi, dei sapori che sanno di casa.

Sul Gargano, affascinante promontorio che si affaccia sul blu dell’Adriatico, tra foreste millenarie, spiagge dorate e centri storici ammantati di leggenda, si snoda un itinerario ideale per chi cerca una bellezza più lenta e profonda.

Tutto il fascino dei borghi

L’autunno è la stagione perfetta per scoprire i borghi del Gargano, quando le pietre delle case si tingono di una luce morbida e le vie si svuotano: è il momento in cui ci si può perdere davvero tra i vicoli, ascoltare le voci dei residenti, fermarsi ad ammirare un tramonto senza fretta.

Vico del Gargano è uno di quei luoghi che sembrano disegnati per le passeggiate d’autunno. Chiamato il “Borgo degli Innamorati“, intreccia i vicoli come fili di un racconto che parla d’arte e di memoria e vanta il famoso Vicolo del Bacio, stretto e romantico. Ma non è tutto: il castello normanno domina dall’alto, le chiese custodiscono antichi riti, il Trappeto Maratea rievoca il mondo rurale del passato.

Vieste, regina del turismo estivo, in autunno rivela la sua anima più vera. Il centro storico, con le case bianche che si arrampicano sulla roccia, diventa un piccolo teatro di vita quotidiana. Niente caos, niente fretta: solo il suono dei passi, delle voci dei viestani che si ritrovano nelle piazze o nei ristoranti di famiglia.

Monte Sant’Angelo è invece il borgo del sacro dove la stagione autunnale rende ancora più intensa l’esperienza al Santuario di San Michele Arcangelo. Si entra nella grotta con rispetto, con la consapevolezza che non è solo un sito religioso, ma una delle mete di pellegrinaggio più antiche d’Europa. La scalinata angioina, il portale romanico, le lapidi millenarie: tutto parla di fede, di mistero, di leggende che ancora abitano queste mura.

Tra foreste antiche e spiagge deserte

Foliage nella Foresta Umbra in autunno, Gargano
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Tutto il fascino della Foresta Umbra in autunno

Non è solo tra le pietre dei borghi che si manifesta l’autunno del Gargano: è nei boschi profondi e nelle spiagge silenziose che si compie la vera magia.

La Foresta Umbra è il cuore verde del promontorio garganico, una distesa di alberi secolari che in autunno si accende di colori sorprendenti. Faggi, aceri, querce: ogni specie dà il suo contributo a un quadro che muta giorno dopo giorno. Camminare tra i sentieri significa “sentirsi piccoli” di fronte a una natura grandiosa. Il laghetto nascosto nel cuore della foresta, poi, è un piccolo miracolo: in questa stagione riflette le chiome colorate e il cielo terso, per un’immagine che sembra appartenere a una fiaba.

Poi c’è il mare. Le spiagge di Vieste, che in estate pullulano di vita, in autunno si svuotano, e lasciano spazio al suono delle onde e al profumo dell’aria salmastra. La Spiaggia del Pizzomunno, con il monolite leggendario, appare ancora più maestosa quando è avvolta nel silenzio, mentre la Baia di Scialmarino, ampia e tranquilla, invita a passeggiare a piedi nudi sulla sabbia fresca.

E non mancano le calette nascoste, da cercare come tesori, dove fermarsi ad ascoltare il vento e il mare senza pensieri.

Tradizioni, sapori e riti

Nel Gargano, l’autunno è una stagione che si celebra, che si vive con riti millenari, sapori intensi e tradizioni che continuano ad animare il territorio.

A Peschici, ad esempio, il cambio di stagione è segnato da una delle manifestazioni più attese: la Sagra dei Sapori d’Autunno. Intorno al primo novembre, il centro storico si anima con profumi, colori e bancarelle di prodotti tipici. Le stradine, di solito tranquille, si popolano di visitatori e abitanti che si ritrovano attorno a caldarroste fumanti, piatti rustici preparati con funghi freschi, dolci della tradizione che raccontano storie di famiglia e calici di vino locale.

Panorama di Peschici al tramonto, Gargano
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Veduta di Peschici al tramonto

Ma c’è anche un altro rituale che scandisce l’autunno, ovvero la raccolta delle olive. Camminando nei dintorni di Peschici o lungo le strade che costeggiano la Foresta Umbra, è facile imbattersi in piccoli gruppi di contadini al lavoro tra gli ulivi. È un gesto antico, ripetuto con rispetto e precisione, che culmina nella produzione di uno degli oli extravergine più pregiati della Puglia. In molti frantoi è possibile partecipare a visite guidate, assistere alla spremitura a freddo e degustare l’olio ancora verde e profumato, che racchiude tutto il carattere della terra garganica.

Per chi ama coniugare natura e movimento, l’autunno è anche la stagione perfetta per immergersi nei percorsi di trekking più suggestivi del promontorio.
Le traversate che collegano Carpino a Monte Sant’Angelo donano panorami spettacolari sul cuore sacro del Gargano, tra uliveti e vallate silenziose, i sentieri tra Vignanotica e la Baia dei Faraglioni vantano vedute che si affacciano sul mare turchese, ora calmo e limpido come non mai, mentre le escursioni nella Foresta Umbra si tingono di rosso, giallo e oro, in un foliage sospeso tra sogno e realtà.

Alla scoperta di Monte Sant’Angelo, il cuore spirituale del Gargano

Monte Sant’Angelo non è un borgo qualsiasi ma una suggestiva cittadina che da secoli accoglie pellegrini provenienti da ogni angolo d’Europa, attratti dal fascino del culto micaelico. Infatti, secondo la tradizione, qui apparve l’Arcangelo Michele in una grotta che divenne presto meta di devozione, santuario nazionale dei Longobardi e tappa obbligata lungo le vie dei Crociati diretti a Gerusalemme. Non stupisce, quindi, che santi, papi, re e semplici fedeli abbiano percorso le sue strade con lo stesso spirito di ricerca e speranza.

Il borgo, il più elevato del Gargano con 843 metri d’altezza, domina dall’alto lo sperone roccioso su cui sorge. Lo sguardo si perde da un lato verso la vastità del Tavoliere delle Puglie e dall’altro verso il Golfo di Manfredonia, in un panorama che sembra non avere confini. Monte Sant’Angelo è oggi sede del Parco Nazionale del Gargano e fa parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, un riconoscimento che ne sottolinea il valore storico, culturale e spirituale.

Il cuore del borgo batte intorno al Santuario di San Michele Arcangelo, ma la sua anima si riflette anche nei vicoli medievali, nelle case bianche del Rione Junno e nelle mura imponenti del castello, testimone delle dominazioni che si sono susseguite nei secoli.

Il mistico Santuario di San Michele Arcangelo

Il Santuario di San Michele Arcangelo è senza dubbio il simbolo del borgo e la sua ragione d’essere. Dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è un punto di riferimento per milioni di pellegrini ogni anno. La basilica si sviluppa su due livelli: quello superiore, con il portale romanico e il campanile, e quello inferiore, che conduce alla grotta delle apparizioni.

Percorrendo la scenografica scalinata angioina, ci si ritrova in un ambiente che sembra sospeso nel tempo. Le porte bronzee, fuse a Costantinopoli nel 1076 su commissione del nobile amalfitano Pantaleone, introducono a un luogo intriso di fede, dove gli altari e le immagini sono realizzati direttamente nella roccia, quasi a fondere natura e sacralità. Al centro troneggia la splendida statua marmorea di San Michele, opera di Andrea Sansovino, e poco distante la cattedra vescovile del XII secolo, scolpita in pietra, che aggiunge ulteriore solennità all’ambiente.

Visitare il Santuario non significa solo ammirare un monumento di inestimabile valore artistico, ma anche percepire l’intensità di secoli di preghiere, speranze e promesse custodite tra quelle mura e quelle rocce.

Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo, Puglia
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Il suggestivo Santuario di San Michele Arcangelo

Tappe da non perdere oltre al Santuario

Tuttavia, una visita a Monte Sant’Angelo non si esaurisce con il Santuario. Il borgo custodisce infatti angoli di rara suggestione che raccontano un passato vivo e vibrante.

Il quartiere medievale Rione Junno

Se il Santuario rappresenta il cuore spirituale del borgo pugliese, il Rione Junno ne incarna l’anima popolare e autentica.

È il quartiere più antico e caratteristico di Monte Sant’Angelo, un dedalo di viuzze strette in cui le casette bianche si rincorrono una accanto all’altra come in un presepe. Abitazioni di appena trenta metri quadrati che un tempo ospitavano famiglie numerose, oggi raccontano la vita semplice e laboriosa di chi abitava queste strade.

Passeggiare nel Rione Junno vuol dire respirare un’atmosfera d’altri tempi, tra i profumi della cucina tradizionale che ancora si diffondono dalle finestre e le vedute che si aprono all’improvviso sul paesaggio garganico.

Qui si trovano anche il Complesso di San Pietro, con la Chiesa di Santa Maria Maggiore in stile romanico pugliese e la suggestiva Tomba di Rotari, e il Museo Tancredi META, che raccoglie le arti e le tradizioni locali, per un’immersione totale nella cultura del Gargano.

Il Castello Normanno-Svevo-Angioino-Aragonese

Imponente e affascinante, il Castello di Monte Sant’Angelo veglia sul borgo da secoli, trasformandosi e adattandosi alle esigenze dei popoli che vi si sono succeduti. Ogni dominazione ha lasciato un segno indelebile: i Normanni edificarono la torre dei Giganti e la torre Quadra, mentre Federico II di Svevia aggiunse la preziosa Sala del Tesoro.

Gli Angioini lo utilizzarono soprattutto come carcere, conferendogli un aspetto severo e austero. Ma è con gli Aragonesi che la fortezza assunse la fisionomia più vicina a quella attuale: il torrione a forma di mandorla e il fossato antistante il portale furono costruiti per rafforzare le difese contro gli attacchi nemici.

Oggi il castello, dalle mura possenti e le torri che svettano verso il cielo, oltre a essere un notevole monumento storico, è anche un luogo che permette di abbracciare con lo sguardo tutta la bellezza del Gargano.

Vignanotica, la spiaggia segreta del Gargano ti lascerà senza fiato

Incastonata tra le alte scogliere del Gargano, in Puglia, lungo la Provinciale 53 che collega Vieste e Mattinata, la spiaggia di Vignanotica è un piccolo paradiso che sembra essersi sottratto al tempo. Qui, dove le falesie calcaree si tuffano nel mare Adriatico e la natura domina incontrastata, si trova una delle baie più affascinanti e meno conosciute d’Italia. Una destinazione ideale per chi cerca pace, bellezza e un contatto autentico con il paesaggio mediterraneo.

È una spiaggia composta da sabbia mescolata a ghiaia e piccoli ciottoli, che si estende per circa 500 metri. Alle sue spalle svetta una ripida parete di roccia calcarea, bianca e imponente, mentre lungo la costa si aprono numerose grotte modellate dall’erosione del mare. Con l’ausilio della computer grafica, è stata anche sfondo dell’isola delle Amazzoni nel film Wonder Woman del 2017.

Un angolo nascosto tra Mattinata e Vieste

La spiaggia di Vignanotica si trova nel cuore del Parco Nazionale del Gargano. Lontana dai circuiti turistici più battuti, si raggiunge percorrendo una strada panoramica e poi un breve sentiero a piedi, oppure via mare in barca o kayak. È proprio questa leggera difficoltà d’accesso a renderla così speciale: chi arriva fin qui sa che sta per vivere un’esperienza diversa, più intima e immersiva.

La baia è protetta da alte falesie bianche che, con il passare delle ore, si colorano di sfumature dorate e rosate grazie alla luce del sole. Il mare, limpido e azzurro, si apre su una riva di sassolini chiari e levigati, che scricchiolano sotto i piedi e restituiscono un suono naturale e rilassante.

Vignanotica Puglia
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Vignanotica Puglia

Qui il tempo sembra rallentare. Non ci sono stabilimenti balneari invasivi, ma piccole strutture minimali che offrono il necessario, senza turbare l’equilibrio del paesaggio. Anche nei mesi estivi, è possibile trovare angoli tranquilli dove leggere, meditare o semplicemente ascoltare il rumore del mare e del vento tra gli alberi.

Il mare è ideale per lo snorkeling, grazie alla presenza di fondali limpidi e ricchi di fauna marina. Nelle giornate più calme si può anche esplorare le grotte marine scavate nella roccia, veri e propri tesori geologici accessibili a nuoto o con piccole imbarcazioni.

Quando visitarla e come raggiungerla

I mesi migliori per visitare la spiaggia di Vignanotica sono giugno e settembre, ma anche in alta stagione mantiene un’atmosfera appartata e rilassata. Vignanotica è un luogo che invita a rallentare, a osservare, a respirare. È la meta ideale per chi ama le spiagge selvagge, l’assenza di rumore artificiale, i paesaggi scolpiti dalla natura e la sensazione di trovarsi in un luogo unico, non replicabile altrove.

La sua bellezza discreta, la sua luce e la sua quiete restano nella memoria come uno dei volti più autentici e poetici del Gargano. La spiaggia è facilmente raggiungibile percorrendo una strada che si dirama dalla provinciale 53, oppure attraverso un suggestivo sentiero immerso nella natura, tra pini d’Aleppo e profumi di macchia mediterranea. Questo percorso panoramico, conosciuto come “il sentiero dell’amore”, collega Vignanotica alla vicina Baia delle Zagare e parte anch’esso dalla provinciale 53.

Gargano: le spiagge perfette per una vacanza in famiglia

Conosciuto come lo “sperone d’Italia”, il Gargano, nel nord della Puglia, è un promontorio montuoso che si affaccia sul mare Adriatico. La sua costa è frastagliata e scenografica, con spiagge sabbiose e scogli a strapiombo sul mare blu, calette nascoste, fondali bassi e mare cristallino.

Il Gargano è una destinazione ideale per le famiglie per tanti motivi: i litorali sono attrezzati e gli stabilimenti balneari vantano ogni comfort, con giochi per bambini, ristoranti a misura di famiglie e attività per tutte le età. Una vacanza completa, perché al mare si possono abbinare escursioni nella splendida Foresta Umbra o nel Parco Nazionale del Gargano, per fuggire dal caldo, oltre a passeggiate con gelato in uno dei borghi a festa.

Ecco una selezione delle spiagge migliori per le famiglie lungo la costa del Gargano, ordinate da nord a sud.

Spiaggia di Marina di Lesina – Lesina

Spostandosi più a nord, tra il Lago di Lesina e il mare Adriatico, si trova la Spiaggia di Marina di Lesina, una lunga distesa sabbiosa immersa nella natura. È perfetta per le famiglie che cercano pace, spazi larghi e aria buona. Molti stabilimenti offrono ombrelloni, lettini e animazione, ma ci sono anche tratti liberi e tranquilli. A pochi passi si può esplorare la Riserva Naturale del Lago di Lesina, con attività didattiche per i più piccoli.

Spiaggia di Lido del Sole – Rodi Garganico

Il Lido del Sole è una frazione balneare di Rodi Garganico nata proprio per il turismo familiare. La spiaggia è larga, sabbiosa e ben organizzata, con numerosi stabilimenti che propongono attività di animazione per tutte le età, sport, ristorazione e giochi per bambini. È un vero e proprio villaggio vacanze affacciato sul mare, con una forte vocazione all’accoglienza delle famiglie. Nella zona si trovano anche hotel e residence con servizi baby-friendly. Da Lido del Sole è possibile raggiungere facilmente il Lago di Varano, e recarsi nei borghi caratteristici di Carpino e Cagnano Varano, frequentare il bellissimo istmo di Varano o percorrere la litoranea per raggiungere i paesi costieri di Rodi, Peschici, Vieste.

spiagge gargano
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Vista su Rodi garganico dalla spiaggia

Spiaggia di Calenella – Vico del Gargano

Tra Rodi Garganico e Peschici, nella zona di San Menaio, si trova la Spiaggia di Calenella, una distesa sabbiosa lunga circa 3 km, molto amata dalle famiglie locali. Anche qui il mare è poco profondo e tranquillo, e la spiaggia, generosissima negli spazi, è attrezzata con stabilimenti. La presenza di pinete retrostanti consente di trovare ombra nelle ore più calde e fare picnic in famiglia. La spiaggia di Calenella è facilmente accessibile anche con carrozzine e passeggini. I villaggi dei dintorni organizzano navette per raggiungere la spiaggia.

gargano, spiagge
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Spiaggia di Calenella, una distesa sabbiosa lunga circa 3 km

Baia di Manaccora – Peschici

Tra le baie più suggestive e attrezzate del Gargano c’è Manaccora, a pochi minuti da Peschici. Questa baia è ideale per le famiglie grazie alla forma protetta a mezzaluna, ai fondali sabbiosi e ai numerosi lidi con aree gioco, servizi igienici, bar e possibilità di noleggio canoe o pedalò. Nelle vicinanze si trovano diversi campeggi e villaggi turistici con accesso diretto alla spiaggia.

spiagge gargano
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Tra le baie più suggestive e attrezzate del Gargano c’è Manaccora

Spiaggia di Sfinale – tra Vieste e Peschici

La spiaggia di Sfinale e di Sfinalicchio è una spiaggia divisa in due da una linea immaginaria che separa il territorio comunale di Vieste da quello di Peschici. La parte Sfinale è in agro di Peschici, Sfinalicchio in quella di Vieste.

È una delle spiagge più ampie e tranquille della zona, perfetta per chi viaggia con bambini piccoli perché i suoi fondali sono sabbiosi e bassi. È circondata da una rigogliosa vegetazione e protetta da dune, pinete e pareti rocciose. La baia è lunga circa 2 chilometri, con lidi attrezzati che si alternano a tratti di spiaggia libera. Nei dintorni si trovano campeggi, villaggi e case vacanza immersi nella natura e spesso con accesso diretto alla spiaggia. La zona è anche molto apprezzata dagli amanti di windsurf e kitesurf per la sua esposizione ai venti di maestrale e tramontana.

Da qui partono diverse passeggiate e sul costone occidentale si può ammirare l’antica Torre di Sfinale, costruita tra il 1568 e il 1569 su ordine del Regno di Napoli per difendere il promontorio dalle incursioni saracene. Con la sua struttura quadrangolare e le caditoie ancora visibili, immersa in un paesaggio naturale da film, questa torre in stato di abbandono conserva un grande fascino.

spiagge per bambini nel gargano

Lido di San Lorenzo – Vieste

Situato a pochi chilometri a nord di Vieste (è la prima rispetto al centro), il Lido di San Lorenzo è una delle spiagge più indicate per le famiglie. Lunga circa 1500 metri e in alcuni punti larga più di un centinaio, qui il mare degrada dolcemente, permettendo ai bambini di giocare in acqua in sicurezza. Il litorale è ampio e sabbioso, perfetto anche per costruire castelli o fare passeggiate. La spiaggia è ben attrezzata con stabilimenti balneari, docce, bar, ristoranti, noleggio pedalò e aree gioco. C’è anche la possibilità di parcheggio nei pressi del lido. Per la sua comodità, probabilmente è la spiaggia più frequentata dai viestani.

Spiaggia di Pizzomunno – Vieste

Proprio accanto al centro storico di Vieste, poco più a sud, si trova la celebre Spiaggia di Pizzomunno, dominata dall’iconico faraglione bianco che porta lo stesso nome. Oltre ad essere particolarmente suggestiva, questa lunga spiaggia sabbiosa è perfetta per famiglie con bambini per i suoi fondali bassi, la sabbia dorata e per la presenza di lidi attrezzati con tutti i servizi necessari: ombrelloni, lettini, bagni, ristorazione e attività ludiche. La vicinanza al paese inoltre è molto comoda per spostarsi a piedi o con il passeggino, anche solo per un bagnetto.

Spiaggia di Manfredonia – Manfredonia

A sud del promontorio del Gargano, la città di Manfredonia non è particolarmente turistica e d’estate accoglie principalmente le persone che si sono spostate e che tornano dalla famiglia per le vacanze. Eppure qui le spiagge sono comode e facilmente accessibili, attrezzate con stabilimenti balneari e aree gioco per bambini, e si trovano a pochi passi dal centro cittadino, perfette per le famiglie. Ma c’è un motivo per cui vale davvero la pena venire in gita a Manfredonia: l’Acqua di Cristo è una sorgente di acqua dolce che sgorga nel mare Adriatico, a circa un chilometro a nord del Castello svevo-angioino. In questa piscina naturale c’è un via vai di persone che vengono a immergersi nei pressi della fonte, conosciuta storicamente e tradizionalmente per le sue proprietà medicamentose e purgative.

Spiagge libere del Gargano, le meraviglie della Puglia

Quando si pensa alla Puglia, le prime immagini che affiorano alla mente sono quelle di coste baciate dal sole, acque cristalline che sfumano dal turchese allo smeraldo e piccole baie nascoste tra scogliere spettacolari. E se c’è un luogo dove tale immaginario diviene realtà, è senza dubbio il Gargano, promontorio che si protende verso l’Adriatico come un abbraccio di roccia e verde e che custodisce alcune delle spiagge libere più affascinanti della regione, in cui la natura ha conservato il suo carattere selvaggio.

Scoprirle significa percorrere sentieri che si insinuano tra la macchia mediterranea, inoltrarsi tra scogliere calcaree che precipitano a picco nel mare e approdare infine su cale silenziose, spesso di ciottoli bianchi o sabbie dorate. L’acqua mantiene una trasparenza quasi irreale e l’orizzonte si perde in un azzurro che pare non avere fine.

Cala della Pergola, rifugio segreto tra le rocce

Immaginate una piccola fenditura nella roccia garganica, una spiaggia di ciottoli che si insinua discreta tra due costoni di pietra, come un segreto custodito dalla natura stessa. Lunga appena una sessantina di metri, rappresenta l’essenza della riservatezza.

Raggiungerla è tuttavia semplice, grazie a una stradina che scende dalla provinciale Vieste-Mattinata, dove non manca un comodo parcheggio gratuito. È il luogo perfetto per chi cerca la tranquillità, soprattutto durante i giorni feriali, quando il silenzio è rotto solo dal frangersi delle onde.

Nonostante l’instabilità delle falesie circostanti, Cala della Pergola continua ad attirare chi sa apprezzare la bellezza semplice e autentica.

Vignanotica, il colpo d’occhio perfetto

Vignanotica è una di quelle spiagge che sembrano nate per ispirare pittori e poeti: una lunga distesa di ciottoli candidi e levigati si apre ai piedi di falesie calcaree che si tuffano in mare con un’eleganza quasi teatrale. La parete bianca che sovrasta la spiaggia crea contrasti cromatici spettacolari: il bianco della roccia, il verde degli arbusti che si aggrappano dove riescono e il blu profondo dell’Adriatico.

In estate, è inevitabilmente molto frequentata, ma non perde mai quel fascino un po’ selvaggio che la contraddistingue. Arrivarci significa percorrere un sentiero panoramico che scende tortuoso verso il mare o, in alternativa, scegliere una delle escursioni in barca che partono da Vieste e che permettono di ammirare dall’acqua la sua bellezza scenografica.

Anche qui si trova un piccolo parcheggio a pagamento, e chi desidera può alternare le aree libere agli stabilimenti che offrono lettini e ombrelloni. Ma il segreto per godere appieno di Vignanotica è visitarla fuori stagione, quando tutto si fa più silenzioso.

San Felice, due Spiagge, un panorama da cartolina

Veduta panoramica sulla Baia di San Felice, Gargano
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Veduta panoramica sulla Baia di San Felice

Chiunque ami il mare del Gargano non può prescindere da una sosta a San Felice, una delle tappe più amate dove la costa si apre in una profonda insenatura e divide in due tratti distinti il litorale.

San Felice è sinonimo di libertà: entrambe le spiagge sono completamente libere e donano un colpo d’occhio magnifico verso Vieste, che si staglia in lontananza come un piccolo presepe arroccato sul promontorio. Se siete fortunati, potrete trovare il mare calmo come una tavola.

La Spiaggia di Campi, dove il mare incontra le avventure

Tra le spiagge libere del Gargano, quella di Campi si distingue per la sua anima duplice: da un lato è un’ampia distesa di ciottoli e sabbia, lunga circa un chilometro, che garantisce sempre spazio e tranquillità anche nei periodi di maggiore afflusso; dall’altro è il punto di partenza ideale per piccole avventure che regalano emozioni autentiche. Non si ha mai la sensazione di essere “schiacciati tra ombrelloni”, anche perché buona parte della spiaggia rimane libera, nonostante la presenza discreta di qualche bar e servizio.

Protetta dalle scogliere che la riparano dal vento, vanta un mare spesso calmo e invitante. A pochi metri dalla riva si intravede l’Isola di Campi, un fazzoletto di terra di poco più di un ettaro che appare sospeso tra cielo e acqua. Raggiungerla con un kayak regala quel senso di scoperta che rende una giornata al mare un ricordo indelebile. E se amate l’esplorazione, nelle vicinanze si celano grotte misteriose, come la Grotta Sfondata, che si lascia raggiungere solo da chi ha voglia di remare un po’ oltre l’ordinario.

Porto Greco, l’essenza della natura selvaggia

Nessuno stabilimento, nessun bar, nessun servizio: solo voi, la spiaggia, il mare e la vegetazione che scende dalle colline fino quasi a sfiorare l’acqua. La macchia mediterranea fa da cornice a una piccola baia di ghiaia e ciottoli, dove il fondale si fa subito profondo e invita a tuffi liberatori.

Porto Greco è il rifugio ideale per chi cerca la solitudine e ama le atmosfere incontaminate: il silenzio è interrotto soltanto dal canto delle cicale e dal fruscio del vento tra i rami.

Non è una spiaggia per tutti: richiede un pizzico di spirito d’avventura e la capacità di apprezzare la semplicità, ma proprio per questo sa ripagare chi la sceglie con una bellezza sincera e senza compromessi.

Questo piccolo tesoro del Gargano è la meta perfetta di questa estate

Se parliamo di mare, sole e cibo buono, di feste, sagre ed eventi, e di estate mediterranea, non possiamo non pensare alla Puglia, una delle mete preferite della stagione da turisti provenienti da ogni parte del mondo, ma anche dagli italiani stessi che qui scelgono di trascorrere giornate spensierate e rilassanti.

Non solo Salento però, la regione è ricca di luoghi meravigliosi che aspettano solo di essere scoperti come Lido del Sole, un pittoresco villaggio all’ombra del Gargano che, grazie alle sue bellezze e a un mare azzurro e cristallino, permette di vivere la vacanza all’insegna del relax e della bellezza che tutti ci meritiamo.

Lido del Sole: dove si trova il tesoro del Gargano

Se volete vivere una vacanza veramente speciale, approfittando della caratteristica bellezza del mare italiano, allora c’è solo una destinazione da raggiungere questa estate: la Puglia. Nella parte settentrionale della regione, infatti, si nasconde un paesino suggestivo e pittoresco, il suo nome è Lido del Sole ed è una località che, anche grazie ai suoi dintorni, regala un’esperienza che tutti ci meritiamo.

La posizione è davvero privilegiata: Lido del Sole, infatti, è una frazione di Rodi Garganico e si trova tra il Lago di Varano e Peschici, due delle località più frequentate del Gargano in estate.

Peschici
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Peschici dista appena 20 km da Lido del Sole

Punto di partenza perfetto per andare in avanscoperta della splendida costa garganica, questa località racconta tutta la sua bellezza attraverso il suo nome: le tante villette a schiera posizionate a raggiera nel nucleo urbano richiamano proprio la forma del sole. Inoltre l’atmosfera, unica al paesaggio da sogno che si snoda tutto intorno, è sempre piuttosto festosa e solare, appunto.

Lido del Sole: cosa fare e cosa vedere

A Lido del Sole si va per assaggiare la buona cucina del territorio, per rilassarsi e, ovviamente, per nuotare. La spiaggia che delimita il nucleo urbano è una lingua di sabbia lunghissima che si snoda per quasi 7 chilometri e che si congiunge con quella di Foce Varano, a ovest, e con quella di Rodi Garganico, a est. Il mare cristallino, contraddistinto dalle mille sfumature di azzurro, è un invito a tuffi, nuotate e snorkeling.

Questa deliziosa perla del Gargano incanta tutti da tempi immemori. La leggenda vuole, infatti, che Diomede, figlio di Tideo e di Deipile, scelse proprio questo tratto di costa come rifugio al termine della guerra di Troia.

Quando raggiungere il Lido del Sole? Praticamente sempre. Ma se volete immergervi nella tradizione religiosa locale, allora, vi consigliamo di pernottare qui durante la settimana di Ferragosto. Il 14 agosto, in occasione dell’Assunzione di Maria, viene organizzata una grande festa molto sentita dai residenti del villaggio dedicata appunto a Santa Maria Assunta, patrona della città.

Lido del Sole: cosa vedere nei dintorni

Come abbiamo anticipato, il Lido del Sole è anche il punto di partenza perfetto per scoprire tutte le meraviglie che si snodano intorno a questa località e che conducono tra gli altri gioielli della costa garganica.

Percorrendo la strada che conduce verso ovest, e in pochi chilometri, è possibile raggiungere Foce Varano. Questa piccola località pugliese dalle estese spiagge ha la peculiarità di essere bagnata dal mare da una parte e dalle acque del lago più grande della Puglia dall’altra. Il Lago di Varano, infatti, si estende per 60 chilometri quadrati ed è un vero e proprio tesoro naturale da scoprire e contemplare per chi è alla ricerca di relax e bellezza.

Lago di Varano
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Lago di Varano, Puglia

Una volta giunti fin qui godetevi la natura incontaminata e selvaggia: esplorate la riserva naturale di Foce, per addentrarvi nelle singolari pinete e praticate il birdwatching per scoprire la vita che si nasconde tra gli alberi. Poi gustatevi i panorami sulle acque del lago, affittando una canoa o anche solo passeggiando lungo la costa. Se vi resta ancora tempo, allora, andate a visitare anche la chiesa dell’Annunziata per scoprire le tradizioni di questa località vicina a Lido del Sole.

Si narra che nel lontano 1717, in periodo di grave siccità, la popolazione disperata si affidò completamente al Gesù Crocifisso raffigurato in una delle antiche pitture della chiesa: le loro preghiere furono ascoltate e le piogge ripristinarono le condizioni ideali per raccogliere nuovamente i frutti della terra. Il 23 aprile è la ricorrenza di questo episodio e la gente di Foce si ritrova per festeggiare l’avvenimento.

Sull’altro versante delle spiagge di Lido del Sole, invece, si trova la città di Rodi Garganico. Una delle chiese più importanti e dove il clima religioso è particolarmente vivace è senza dubbio la chiesa della Madonna della Libera. Essa fu costruita nel 1700 in stile barocco. Nei giorni del 2-3 luglio, la città si ravviva per celebrare la festività di Maria Santissima della Libera: la chiesa diventa luogo di concerti e di festa, tra cantanti noti che si susseguono e celebrazioni dall’alto valore religioso.

Dopo aver passeggiato per il centro storico, arroccato su uno sperone a strapiombo sul mare, trascorrete il resto della giornata in spiaggia godendovi la bellezza dei paesaggi che questo territorio offre.

Rodi Garganico
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Il pittoresco comune di Rodi Garganico

Altre due tappe del vostro tour nei dintorni di Lido del Sole, sempre a Rodi Garganico, sono la chiesa di san Nicola, costruita nel 1600 vicino al campanile dalla cupola arancione, di epoca successiva (XIII secolo) e la chiesa di san Pietro, la più antica della città risalente al secolo XIII. La storia vuole che qui sia passato anche San Francesco d’Assisi.

Se il tempo ve lo consente, allora, aggiungete al vostro tour anche una visita a Peschici, che dista da Lido del Sole appena 23 chilometri. In questo ridente paesino che si affaccia sul mare, e che è puntellato dalle tipiche case bianche pugliesi, il ritmo scorre lento, tra cibo, passeggiate, e shopping, e la vista sul mare dall’alba al tramonto è davvero un incanto.

Estate nel Gargano, i luoghi che meritano (davvero) il viaggio

Il Gargano non si racconta in due righe e nemmeno in due giorni. È una terra che va esplorata con calma, lasciandosi guidare dai profumi di macchia mediterranea, dalle curve della litoranea, e da quell’alternanza continua tra mare e montagna. In estate dà il meglio di sé, grazie a spiagge che sembrano uscite da un sogno, borghi dove il tempo ha deciso di fermarsi, e sentieri che portano a panorami da togliere il fiato. Ecco cosa vedere in questo angolo incantevole di Puglia.

Dove si trova il Gargano

Chi vuole visitare il Gargano deve raggiungere la Puglia, e più precisamente la provincia di Foggia. Questo angolo d’Italia, infatti, si trova nella parte settentrionale della regione, una zona che si affaccia sul mare Adriatico come una sorta di promontorio a forma di sperone.

In sostanza, è quella zona della “punta” dello Stivale che si protende verso il mare, un territorio ricco di natura rigogliosa, con foreste, coste frastagliate e piccoli borghi arroccati.

Cosa vedere nel Gargano

Come accennato, il Gargano non è solo mare (anche se certe calette fanno dimenticare tutto il resto). È un mix ruvido e affascinante di natura, spiritualità, borghi sospesi e strade che sembrano fatte apposta per perdersi.

Monte Sant’Angelo

Una delle prime tappe che vi consigliamo di fare nel Gargano è Monte Sant’Angelo, un borgo arroccato a oltre 800 metri di altitudine, che si rivela un intreccio di fede, pietra e nebbia estiva (sì, anche a luglio). Il cuore è il Santuario di San Michele Arcangelo, scavato nella roccia, meta di pellegrinaggi da più di mille anni e oggi sito UNESCO.

Tuttavia, il vero fascino sta nei rioni più nascosti, come il “Junno”, con le sue casette basse e irregolari in cui il tempo sembra essersi impuntato.

Sentiero delle Orchidee

Il Sentiero delle Orchidee è un affascinante percorso che si snoda tra i boschi e i pascoli tra Monte Sant’Angelo e la Foresta Umbra, in un tratto del Gargano dove la natura domina senza chiedere il permesso. Il nome non è casuale: in primavera (tra aprile e giugno) sbocciano decine di specie di orchidee spontanee, alcune rarissime, che crescono solo qui grazie al microclima unico del promontorio.

D’estate il sentiero perde i fiori ma resta suggestivo, con ampi tratti ombreggiati, silenzio assoluto e panorami che si aprono all’improvviso verso la piana sottostante.

Vieste

Un’altra vera e propria meraviglia è Vieste, forse il volto più famoso del Gargano. Vanta un grazioso centro storico, arrampicato sulla roccia tra due baie, che è un labirinto di vicoli, archi, scalinate e balconi fioriti. È un luogo da vedere con calma, soprattutto al tramonto quando i turisti iniziano a rientrare in hotel e la luce diventa dorata.

La Cattedrale Romanica, il Castello Svevo e la Spiaggia del Pizzomunno sono tappe obbligate, ma vi consigliamo comunque di sedervi in un vicolo qualunque, con un cartoccio di pesce fritto e una Peroni gelata, e ascoltare le voci che rimbalzano tra i muri: è un’esperienza cha fa viaggiare indietro nel tempo.

Lago di Varano

Il più grande lago costiero d’Italia si trova proprio nel Gargano, e prende il nome di Varano. Ad essere del tutto onesti, più che un “semplice” lago è una laguna salmastra, separata dal mare da una sottile lingua di terra ricoperta di pineta e sabbia, stretta tra Cagnano Varano e Ischitella.

Qui la Puglia si fa silenziosa, lenta, quasi immobile. Ci si viene per pescare anguille e cefali all’alba, o a prendere fresco al tramonto quando la luce scivola sull’acqua piatta e non vola una mosca. C’è poco turismo di massa, pochi bar, poche “cose da fare”, ma se si ama la natura autentica, tra il birdwatching (aironi, falchi, cormorani) e i paesaggi che sembrano fermi da decenni, questo è il posto giusto. Da non perdere la piccola chiesa di San Nicola Imbuti e il canale che collega il lago al mare, punto strategico per i pescatori locali.

Foresta Umbra

Dal nome si potrebbe pensare che si trovi nel bel mezzo del centro Italia, e invece siamo in Puglia: la Foresta Umbra è il cuore verde del Gargano, dove a oltre 800 metri d’altitudine il paesaggio cambia completamente. Lasciandosi alla spalle il mare, il sole secco e le scogliere, ci si ritrova dentro un bosco fitto, umido e profondo, ma soprattutto ombroso, appunto, da qui il nome “umbra” che non c’entra con l’Umbria ma con l’ombra che avvolge tutto.

Ci sono sentieri per tutti, dal semplice giro attorno al Laghetto d’Umbra al trekking più serio verso il Coppa del Giglio o il punto panoramico di Sfilzi. Ci sono anche un piccolo museo naturalistico e un’area faunistica per i bambini.

Mattinata

Vale la pena fare un salto anche a Mattinata, località abbarbicata su un pendio tra uliveti secolari e falesie bianche. Terra di agricoltori, di olio buono, di orchidee selvatiche (che crescono perfino nei muretti a secco) e di tradizioni lente, mette a disposizione un centro con una piazza, qualche bar con sedie di plastica, e tanta autenticità.

Ma basta uscire di poco per trovarsi in un paesaggio mozzafiato, fatto di colline ondulate, tratturi di campagna, masserie isolate, e una luce che al tramonto si riflette sulle rocce in modo quasi teatrale. Non manca di certo il mare, che lambisce alcune delle spiagge più suggestive della regione.

Necropoli di Monte Saraceno

A poca distanza da Mattinata, la Necropoli di Monte Saraceno si raggiunge salendo su una strada panoramica che sembra sospesa tra cielo e mare. E, a un certo punto, su un altopiano brullo a picco sull’Adriatico, ci si ritrova in mezzo a centinaia di tombe scavate nella roccia, antiche, silenziose, abbandonate al vento da più di 2.500 anni.

È il più importante sito daunio della zona, ma non ci sono recinzioni, biglietti e nemmeno folle.

Abbazia di Santa Maria di Pulsano

Poi ancora l’Abbazia di Santa Maria di Pulsano, luogo che riesce a sorprendere per la sua solitudine e la forza del paesaggio che la circonda. Incastonata su uno sperone roccioso a strapiombo sulla valle sottostante, è una chiesa rupestre  (spesso avvolta dalla nebbia mattutina) che sembra sospesa tra cielo e terra, lontano dal tempo e dal caos.

I pochi che la raggiungono (la strada non è comodissima e il sentiero si fa sentire) vengono ripagati da una quiete quasi irreale e da una vista che abbraccia tutta la Foresta Umbra e oltre. I monaci che ancora dimorano qui mantengono viva una tradizione millenaria di preghiera e ospitalità, mentre i locali la considerano un angolo sacro del Gargano, poco frequentato ma profondamente rispettato.

I Trabucchi del Gargano

Assolutamente imperdibili sono i Trabucchi del Gargano, antiche macchine da pesca in legno che  sono pezzi di storia e cultura tangibili e che raccontano un modo di vivere in equilibrio tra uomo e mare. Sparsi lungo la costa rocciosa, questi giganti di legno, costruiti con travi e corde, sporgono come braccia sospese sull’acqua, testimoni silenziosi di un mestiere duro e paziente.

I locali li rispettano come simboli identitari, e molti di questi sono stati trasformati in ristoranti dove gustare il pescato del giorno, mentre il sole cala all’orizzonte.

Vico del Gargano

L’ultima cosa che vi consigliamo di vedere (ma ce ne sarebbero molte di più) nel Gargano è Vico del Gargano, un borgo incastrato tra colline ricoperte di ulivi e querce. Si presenta come un mosaico di case color ocra, vicoli stretti e piazzette nascoste, in cui il tempo sembra scorrere più lento.

Qui la tradizione è ancora viva, con feste patronali che durano giorni, antichi mestieri e una cucina fatta di sapori forti, dal tartufo nero alle paste fatte in casa. Vico è anche il “paese dell’amore”, con San Valentino come patrono, e non mancano angoli romantici per chi cerca un po’ di magia.

Le spiagge più belle del Gargano

In questa incantevole zona d’Italia il mare Adriatico si veste di mille volti, dalla sabbia dorata alle scogliere frastagliate, passando per insenature segrete dove l’acqua è così limpida da sembrare un sogno. Le spiagge più belle del Gargano non sono solo un invito al relax, ma un’esperienza di connessione con la natura è selvaggia e autentica.

Baia delle Zagare

La Baia delle Zagare è il gioiello del Gargano, quella meraviglia naturale che emoziona tantissimo appena la si vede. Possiede due faraglioni di calcare bianco che emergono dal mare turchese, incorniciati da una spiaggia di ciottoli bianchi e macchia mediterranea rigogliosa.

L’acqua, dal canto suo, ha una trasparenza che sembra irreale, perfetta per lo snorkeling. È però importante sapere che l’accesso non è facilissimo, in quanto la strada è stretta e il parcheggio limitato. In alta stagione, tra le altre cose, tende a riempirsi rapidamente (ma rimane sempre eccezionale).

Baia delle Zagare, Gargano
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La meravigliosa Baia delle Zagare

Baia di Campi

C’è poi la Baia di Campi , a pochi chilometri da Peschici, che è quel pezzo di costa dove la natura si mostra senza filtri. Essa, infatti, è una spiaggia ampia e selvaggia, incorniciata da una folta pineta che profuma di resina e mare, con sabbia fine e un’acqua trasparente che invita a tuffi lunghi e rilassanti.

Baia di San Felice

La Baia di San Felice, a poca distanza da Vieste, è una spiaggia che, nonostante la sua popolarità, riesce a conservare un fascino semplice e genuino. Si presenta come una lunga distesa di sabbia dorata baciata da un mare limpido e trasparente, con fondali dolcemente digradanti perfetti per famiglie e nuotatori poco esperti.

Qui tra ombrelloni colorati e bambini che giocano si respira un’atmosfera di festa senza eccessi. Il vero gioiello della baia è però l’iconico Architiello di San Felice, un arco naturale di roccia calcarea che si staglia sul mare, uno dei simboli più fotografati del Gargano, raggiungibile soprattutto via mare o attraverso un sentiero panoramico non sempre semplice.

Spiaggia di Vignanotica

Poi ancora la Spiaggia di Vignanotica, nascosta lungo la costa vicino a Vico del Gargano, che è una perla selvaggia che racconta storie di mare e vento. Qui la sabbia lascia spazio a una distesa di ciottoli bianchi, incorniciati da alte scogliere calcaree e grotte nascoste, che conferiscono al luogo un’atmosfera quasi magica.

Per raggiungerla bisogna essere pronti a una breve ma ripida discesa, che scoraggia i più frettolosi, ma premia con un angolo di natura incontaminata dove l’acqua è limpida e il silenzio rotto solo dal rumore delle onde.

Spiaggia di Pizzomunno

Infine la celeberrima Spiaggia di Pizzomunno di Vieste, nota anche come Spiaggia del Castello o Scialara. È una delle più iconiche del Gargano anche perché è un lunga distesa di sabbia dorata (si estende per circa 4 chilometri) dominata da un imponente monolite di pietra calcarea alto circa 25 metri, noto come Pizzomunno, per l’appunto.

Qui aleggia anche una leggenda locale che racconta che Pizzomunno fosse un giovane pescatore innamorato di Cristalda. Le sirene, gelose del loro amore, rapirono Cristalda, e Pizzomunno, pietrificato dal dolore, si trasformò nel monolite che oggi è il simbolo della costa. La spiaggia è ben attrezzata con numerosi stabilimenti balneari, bar e ristoranti, offrendo anche accessi facilitati per persone con disabilità.

La spiaggia sorvegliata dai faraglioni è un incanto tutto italiano

Esiste un luogo, di incantevole bellezza, che meraviglia e sorprende tutti i viaggiatori che qui scelgono di fermarsi. Un posto da cartolina che è vanto e orgoglio del Bel Paese e che consente, letteralmente, di fare un tuffo nelle acque limpide, nella storia e nella bellezza. Ci troviamo nella Baia delle Zagare, una splendida località balneare sulla costa meridionale del Gargano, celebre per il suo mare e per quei possenti faraglioni che dominano, e sorvegliano, il panorama oltre la spiaggia.

Baia delle Zagare: come raggiungerla

La Baia delle Zagare, così chiamata per via dei numerosi aranceti presenti nelle campagne circostanti, è uno dei luoghi più imperdibili della Puglia, nonché tappa imprescindibile di chi visita il territorio del Gargano. Un vero e proprio gioiello da scoprire, in cui perdersi e immergersi, per chi cerca relax, bellezza e serenità.

Anche conosciuta con il nome di Baia dei Mergoli, la località si trova a Mattinata del Gargano, a meno di 30 km da una delle zone più frequentate dell’intero territorio: Vieste. La sua attrazione principale è, ovviamente, il mare che si presenta limpido e pulitissimo al punto da aver meritato il riconoscimento delle 3 vele di Legambiente per il rispetto ecologico, e le spettacolari spiagge di ghiaia bianca della baia.

Le tre spiagge che compongono la Baia delle Zagare, divise tra loro da insenature rocciose, sono un luogo magico e suggestivo. Il New York times le ha inserite nella lista dei luoghi da visitare almeno una volta nella vita, mentre il National Geographic le ha elette tra le spiagge più belle del mondo.

Baia delle zagare, Gargano
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La spiaggia della Baia delle Zagare, meraviglia del Gargano

Baia delle Zagare: cosa fare e cosa vedere

L’accesso alle due spiagge principali della Baia delle Zagare è regolato dall’hotel che si trova sulla scogliere e dal quale si può prendere un ascensore per arrivare fino alla base per poi dirigersi verso il mare. In questo modo, i posti disponibili sono limitati nei periodi di grande afflusso turistico, mentre la spiaggia più a nord è invece libera, ma è raggiungibile solo via mare o tramite una stradina dissestata che porta fino ad un ripido canalone. In alternativa è possibile raggiungere la baia via mare grazie alle escursioni in barca.

Le due spiagge di pertinenza dell’albergo sono dotate di tutti i comfort come sedie sdraio, ombrelloni e docce e le acque vengono sorvegliate da alcuni bagnini, mentre la spiaggia libera più a nord è accessibile tramite pass giornaliero rilasciato dal Comune di Mattinata.

La vista che si gode dalle spiagge di Baia delle Zagare è davvero spettacolare perché è dominata dai due grandi faraglioni che si sono formati in centinaia di migliaia di anni di erosione da parte degli agenti atmosferici fino a ottenere l’incredibile forma odierna. Il più imponente dei due è chiamato Arco di Diomede o Arco Magico ed è una straordinaria formazione rocciosa che l’acqua e il vento hanno plasmato come un perfetto arco a tutto sesto tanto da diventare anche uno dei simboli stessi del Gargano.

La Baia delle Zagare è conosciuta anche col nome di Baia dei Mergoli, il nome dato ai merli nel dialetto locale, per il gran numero di questi simpatici volatili che nidificano nelle campagne circostanti la baia, tra gli ulivi e la macchia mediterranea.

Oltre agli spettacolari faraglioni, questa lunga zona costiera nasconde alcune meraviglie sommerse come la Grotta Rossa, dove un’incredibile laguna si sviluppa all’interno di una grande grotta semisommersa nella quale si entra da uno stretto anfratto tra le rocce della scogliera, e le suggestive Grotte di Chiancaliscia e dei Pipistrelli, accessibili solo dal mare su piccole imbarcazioni. Per esplorare queste meraviglie scavate dal mare, la scelta migliore è quella di partecipare alle escursioni organizzate in barca che i numerosi operatori turistici della Baia delle Zagare organizzano ogni giorno, in modo da poter godere di queste incredibili formazioni geologiche in tutta sicurezza.

faraglioni della baia delle zagare, gargano
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I suggestivi faraglioni della Baia delle Zagare, Gargano

Baia delle Zagare: cosa fare nei dintorni

Appena oltre la Baia delle Zagare si arriva a Mattinata, una cittadina di circa 6.000 abitanti ricca di storia, arte, cultura e gastronomia. Il suo centro storico si presenta con il tipico aspetto degli abitati di questa zona della Puglia, con abitazioni basse in pietra a vista con molti edifici che risalgono al XVIII secolo, e non mancano alcune pregevoli ed eleganti strutture come il Palazzo Barretta e il Palazzo Mantuano, di proprietà delle più importanti famiglie cittadine. Ovviamente non mancano le spiagge, bellissime e bagnate da acque cristalline, dove trascorrere intere giornate.

Uno dei momenti più interessanti per visitare Mattinata è durante la festa patronale dedicata a Santa Maria della Luce, che si tiene tra il 14 e il 16 settembre, quando l’intera cittadina viene addobbata con delle spettacolari luminarie dai colori vivaci e per il corso principale si snoda la processione con le statue e i quadri dei santi. La festa si conclude con un meraviglioso spettacolo pirotecnico e concerti per tutta la città e rappresenta un’occasione unica per riscoprire queste forme di religiosità popolare di grande suggestione.

Appena fuori dal centro storico di Mattinata si trovano alcune interessanti località dove si può ripercorrere l’antichissima storia degli insediamenti umani in queste terre: la Necropoli del Monte Saraceno e l’Abbazia della Santissima Trinità di Monte Sacro.

La Necropoli di Monte Saraceno è un’interessante area archeologica dove si possono osservare quasi 500 tombe appartenenti ad una antichissima città abitata delle popolazioni iapige che vissero nella zona in epoca preromana. La posizione rialzata sul Monte Saraceno rende la visita in questo luogo molto suggestiva e la vista che si gode sulla Baia delle Zagare è qualcosa di meraviglioso.

L’Abbazia della Santissima Trinità di Monte Sacro è un luogo magico e mistico, sulla cima del monte più alto del Gargano e per raggiungerla è necessario fermare la propria automobile alle pendici della salita e percorrere un piccolo sentiero a piedi. Sulla cima del monte si trovano i resti dell’abbazia benedettina, un edificio possente, in stile romanico, che risale alla metà dell’anno mille e che venne abbandonata a causa dei danni subiti dai terremoti e dai saccheggi dei pirati saraceni. Le strutture rimaste: colonne, capitelli, alcune mura esterne e il campanile sono state parzialmente coperte dalla vegetazione e offrono a chi decide di arrivare fino alla cima del monte uno spettacolo meraviglioso e un senso di grande pace e tranquillità.

Se avete tempo a disposizione vi consigliamo di raggiungere anche Vieste che dista dalla Baia delle Zagare poco meno di 30 km. Questa affascinante località, tra le più frequentate del Gargano, è caratterizzata da casette bianche che si snodano tra i vicoli e che si abbarbicano su un promontorio roccioso, offrendo passeggiate suggestive e atmosfere senza tempo. Imperdibili sono, ovviamente, le spiagge di Vieste bagnate da un mare di incredibile bellezza che ha fatto guadagnare alla località il riconoscimento di Bandiera blu nel 2023, 2024 e 2025.

Cammino di San Michele: come organizzare il viaggio

Attraversare l’Italia da nord a sud lungo un sentiero che unisce santuari, abbazie e borghi millenari significa immergersi in un viaggio che è al tempo stesso spirituale, culturale e geografico. È questo lo spirito del Cammino di San Michele, un itinerario che si sviluppa lungo la cosiddetta Linea Sacra Micaelica, una direttrice leggendaria che, secondo la tradizione medievale, sarebbe stata tracciata dal colpo di spada dell’Arcangelo Michele per ricacciare Satana negli inferi.

Una linea di luce e protezione che collega sette santuari dedicati all’arcangelo, disposti tra Irlanda e Israele, sorprendentemente allineati con il tramonto del sole nel giorno del solstizio d’estate. In Italia, questa traiettoria prende forma concreta in un cammino che collega la Sacra di San Michele in Val di Susa al Santuario di Monte Sant’Angelo nel Gargano, attraversando paesaggi mozzafiato, città d’arte e terre antiche. Più che un semplice percorso fisico, è un invito a confrontarsi con la lotta tra bene e male, l’eroismo interiore e il senso profondo della fede.

Le origini del culto e la nascita del Cammino

Il culto di Michele ha radici antiche. L’arcangelo è sempre raffigurato come un guerriero, con la spada sguainata, mentre calpesta un drago o un demone: un’iconografia che lo identifica da secoli come difensore della fede contro le forze oscure. Fu con l’arrivo dei Longobardi che il suo culto si diffuse capillarmente in Italia: popolo guerriero convertitosi al cristianesimo, i Longobardi videro in Michele un ideale successore del dio Odino, associando alla nuova figura religiosa le stesse virtù militari.

A loro si deve la consacrazione di numerosi luoghi sacri a San Michele, tra cui il Santuario di Monte Sant’Angelo, che divenne il loro principale centro spirituale. Poco dopo, tra il 983 e il 987, fu fondata anche la Sacra di San Michele in Piemonte, sulla cima del Monte Pirchiriano: un luogo suggestivo, a mille metri d’altezza, che domina la Val di Susa e rappresenta il punto di partenza del cammino italiano.

Insieme a Mont Saint-Michel, i tre santuari formano una linea retta perfetta, distanziati di circa 1000 chilometri l’uno dall’altro: una disposizione che ha alimentato per secoli l’idea affascinante di una geografia sacra, capace di unire spiritualità e mistero, fede e astronomia.

Le tappe del Cammino di San Michele in Italia

Il tratto italiano del Cammino di San Michele si estende per circa 1.500 km, attraversando sette regioni, diciassette province e oltre 170 comuni. Interamente tracciato in GPS, si suddivide in dieci grandi sezioni: ognuna può essere percorsa in tappe giornaliere da 15-20 km o, per chi ha meno esperienza, in segmenti più brevi, adattando il ritmo alle proprie capacità.

Tappa 1 – da Moncenisio a Torino

(60 km, 1.100 D+, 2-3 giorni)

Dal Passo del Moncenisio, antico valico alpino tra Francia e Italia, il cammino scende lungo la Val Cenischia attraversando paesaggi d’alta quota e boschi silenziosi. Dopo circa 15 km si incontra l’Abbazia di Novalesa, fondata nell’VIII secolo, uno dei primi centri spirituali del cammino. Da qui si raggiunge Susa, con le sue testimonianze romane e medievali, per poi proseguire lungo la Via Francigena fino ai piedi del monte Pirchiriano.

L’ascesa finale porta alla maestosa Sacra di San Michele, a mille metri d’altezza, affacciata sulla pianura torinese: un luogo carico di simbolismo, costruito tra il X e l’XI secolo, che segna l’inizio ufficiale del tratto italiano. Si può pernottare a Novalesa, Susa o Sant’Ambrogio, suddividendo la tappa in due o tre giornate in base al proprio ritmo.

Tappa 2 – da Superga a Crea

(62 km, 950 D+, 2-3 giorni)

Dal centro di Torino, si sale alla panoramica Basilica di Superga, sulla collina che domina la città, prima di addentrarsi nelle campagne astigiane. Un sentiero del CAI guida il camminatore tra colline e vigneti fino all’Abbazia di Vezzolano, uno dei capolavori del romanico piemontese, nota per il chiostro affrescato e la facciata con la statua di San Michele. Il paesaggio è dolce, punteggiato da cascine, noccioleti e piccoli borghi.

Si prosegue quindi verso Crea, attraversando le province di Asti e Alessandria. L’arrivo al Sacro Monte di Crea, inserito tra i beni UNESCO, regala un ambiente mistico e raccolto, tra boschi e cappelle immerse nel verde. La tappa può essere spezzata in più giorni, con possibilità di sosta in agriturismi e strutture rurali lungo il percorso.

Tappa 3 – da Crea a Pavia

(80 km, 600 D+, 3-4 giorni)

Dal Sacro Monte di Crea si scende dolcemente verso la pianura, attraversando paesaggi di campagna e piccoli centri del Monferrato. Il cammino offre due varianti: una segue i sentieri CAI fino a Casale Monferrato, lungo il Po, l’altra scende verso Alessandria passando per San Salvatore Monferrato e Mirabello. Entrambe le opzioni si ricongiungono nei pressi di Tortona, dove si può visitare la pieve medievale di San Pietro, custode di un affresco di San Michele che è divenuto simbolo del cammino.

L’ultima parte della tappa si snoda lungo il Ticino, tra sentieri golenali e antiche strade, fino a raggiungere Pavia, città dal passato longobardo, dove sorge la splendida chiesa romanica di San Michele Maggiore. La lunghezza del percorso consente diverse suddivisioni, con possibilità di sosta in città e borghi ben serviti. L’arrivo a Pavia rappresenta un altro importante snodo spirituale e culturale lungo la Linea Sacra.

Tappa 4 – da Pavia a Bobbio

(70 km, 850 D+, 2-3 giorni)

Lasciata Pavia, il cammino attraversa l’ultimo tratto di pianura lombarda seguendo strade secondarie e campestri. Si costeggiano risaie, canali e cascinali, in un paesaggio sempre più ondulato man mano che ci si avvicina all’Appennino. Dopo aver superato il Po e lambito piccoli borghi rurali, si entra in Emilia e si prosegue verso la Val Trebbia, tra boschi, vigneti e salite sempre più marcate.

L’arrivo a Bobbio, antica cittadina fondata da San Colombano, segna un punto di svolta nel cammino. Qui sorge il grande Monastero di San Colombano, uno dei centri religiosi più importanti dell’Italia medievale, dove è presente una spelonca legata al culto micaelico, meta di pellegrinaggi locali. La tappa è ricca di atmosfera e può essere suddivisa con una sosta intermedia nei pressi della valle del Tidone o in uno dei borghi ai piedi dell’Appennino.

Tappa 5 – da Bobbio a Pontremoli

(110 km, 2.100 D+, 4-5 giorni)

Da Bobbio, il cammino entra nel cuore dell’Appennino emiliano, seguendo la storica Via degli Abati, una delle vie monastiche più antiche d’Europa. Il percorso si snoda tra fitti boschi, crinali isolati e antichi valichi, toccando borghi suggestivi come Bardi, con il suo castello arroccato, e Borgo Val di Taro, importante centro dell’Alta Valtaro. Il terreno è vario e impegnativo, con salite e discese che mettono alla prova anche i camminatori più esperti.

La fatica è ampiamente ripagata dalla bellezza dei paesaggi e dalla spiritualità che permea questa tratta. L’arrivo a Pontremoli, porta della Lunigiana e punto di congiunzione con la Via Francigena, segna la fine di una delle tappe più selvagge e affascinanti dell’intero Cammino. Numerose strutture di accoglienza lungo il tracciato permettono di suddividere l’itinerario in modo equilibrato, con possibilità di sosta in rifugi, agriturismi o ostelli.

Tappa 6 – da Pontremoli a Lucca

(120 km, 1.800 D+, 4-5 giorni)

Da Pontremoli, il cammino entra nella suggestiva Lunigiana, seguendo la Via del Volto Santo, un antico percorso di fede che collega le Alpi Apuane a Lucca. Si attraversano borghi medievali come Filattiera, Bagnone e Castiglione di Garfagnana, tra mulattiere in pietra, ponti romanici e vallate boscose. Il paesaggio alterna tratti montani a dolci colline, offrendo una varietà di scenari naturali che ben rappresentano l’essenza della Toscana interna.

La tappa si conclude nella storica città di Lucca, dove si trova la celebre chiesa di San Michele in Foro, testimonianza diretta del culto micaelico nel cuore cittadino. L’ingresso in città, attraverso le mura rinascimentali e il dedalo di vicoli del centro, rappresenta un momento emozionante per ogni pellegrino. I numerosi alloggi disponibili lungo il tragitto permettono un’organizzazione flessibile, adattabile a diverse esigenze di ritmo e resistenza.

Tappa 7 – da Lucca a Volterra via Pisa

(80 km, 1.200 D+, 3-4 giorni)

Da Lucca, il cammino si dirige verso ovest aggirando il Monte Pisano, per poi scendere nella piana di Pisa, dove si incontrano testimonianze longobarde e resti di edifici religiosi dedicati a San Michele, come la pieve di San Michele degli Scalzi. Il tracciato attraversa campagne coltivate e piccoli centri rurali, tra oliveti, corsi d’acqua e sentieri pianeggianti, offrendo un passaggio tranquillo ma ricco di storia.

Dopo Pisa, il percorso si inoltra nell’entroterra toscano, seguendo antiche vie che conducono verso le prime colline della Val di Cecina. L’ascesa finale verso Volterra, città etrusca sospesa su un’altura, è suggestiva e panoramica. Il borgo custodisce una forte tradizione spirituale e segna l’ingresso simbolico alla Maremma. Questa tappa può essere suddivisa in tre giornate, con possibilità di sosta in agriturismi e centri abitati lungo il tragitto.

Tappa 8 – da Volterra alla Maremma

(170 km, 2.300 D+, 5-7 giorni)

Da Volterra il cammino si biforca, offrendo due varianti affascinanti. Una conduce verso Massa Marittima e gli scavi archeologici di Roselle, l’altra attraversa la campagna senese fino all’Abbazia di San Galgano, famosa per la spada nella roccia conficcata nella pietra dal cavaliere Galgano come simbolo di conversione e pace. Entrambi i rami attraversano colline solitarie, calanchi, boschi mediterranei e borghi antichi come Sovana, Saturnia e Pitigliano, al confine con il Lazio.

Questa è una delle tratte più paesaggisticamente varie e selvagge: si cammina lungo sterrate, tratturi e strade bianche, spesso lontano dai grandi centri abitati. In alcuni tratti l’acqua scarseggia, quindi è consigliato rifornirsi nei borghi attraversati. I camminatori possono scegliere tappe giornaliere più brevi, grazie alla presenza di agriturismi e ospitalità diffusa. L’ingresso in Maremma, con le sue atmosfere etrusche e l’eco delle leggende templari, dona a questa sezione del cammino un carattere profondo e quasi mistico.

Tappa 9 – dalla Tuscia a Roma

(120 km, 1.000 D+, 4-5 giorni)

Entrati nel Lazio, il cammino segue l’Antica Via Clodia, un tracciato di origine etrusco-romana che attraversa la selvaggia e affascinante Tuscia. I pellegrini si addentrano nella Foresta del Lamone, tra sentieri ombrosi e solitari, per poi toccare borghi straordinari come Farnese, Tuscania, Norchia e Barbarano Romano, noti per le necropoli rupestri e le architetture medievali. Il paesaggio è segnato da calanchi, canyon tufacei e sorgenti termali, in un contesto naturalistico intatto.

Superato il lago di Bracciano, si entra progressivamente nella periferia romana fino a raggiungere il maestoso Castel Sant’Angelo, antica mole funeraria divenuta bastione papale e simbolo micaelico per eccellenza. Da lì, il cammino si snoda lungo il centro storico di Roma, passando per Campo de’ Fiori, il Campidoglio e il Colosseo, fino a giungere a Piazza San Pietro, cuore spirituale della cristianità. Una tappa densa di significati, che unisce natura, storia e fede in un crescendo di emozioni.

Tappa 10 – da Roma alla Grotta del Gargano

(oltre 220 km, 2.500 D+, 7-10 giorni)

Lasciata Roma, si prosegue lungo la Via Prenestina, attraversando la Ciociaria con le sue colline fertili e borghi carichi di spiritualità. Si toccano luoghi simbolici come Palestrina, Fiuggi, Alatri, Veroli e l’imponente Certosa di Casamari, fino a raggiungere Sora, Posta Fibreno e Alvito. Qui il paesaggio comincia a farsi più montuoso, preparando il camminatore al passaggio nel Molise.

Superato il confine regionale, si percorre la Via Micaelica Molisana, tra Colli al Volturno, Isernia, Bojano e i tratturi storici come il Pescasseroli-Candela. Si attraversano le colline di Campobasso, i borghi di Ripabottoni e Santa Croce di Magliano, fino a entrare in Puglia. L’ultima parte del cammino passa per Serracapriola e San Marco in Lamis, prima di salire al Santuario di Monte Sant’Angelo, affacciato sul Golfo di Manfredonia. Da lì, un sentiero scende alla costa fino all’antico porto di Siponto, punto d’imbarco per i pellegrini diretti in Terra Santa.

Le tappe internazionali del Cammino

Sebbene il tratto italiano sia il più articolato e strutturato, il Cammino di San Michele si inserisce in un itinerario ben più ampio e affascinante: la cosiddetta Linea Sacra Micaelica, che collega sette luoghi di culto dedicati all’Arcangelo Michele, disposti in linea retta tra Irlanda e Israele. Ciascuno di questi siti custodisce una tradizione millenaria di pellegrinaggio, apparizioni, simbolismo e spiritualità.

Le tappe principali all’estero sono:

  • Skellig Michael (Irlanda): si tratta di un’isola rocciosa e impervia al largo della costa sud-occidentale dell’Irlanda, patrimonio UNESCO. Qui, nel VI secolo, i monaci fondarono un eremo dedicato a San Michele, simbolo di isolamento e ascesi spirituale. È accessibile solo via mare, durante la bella stagione.
  • St Michael’s Mount (Inghilterra): è un isolotto situato in Cornovaglia, collegato alla terraferma da un istmo sabbioso percorribile con la bassa marea. Il santuario, risalente all’XI secolo, ospita una cappella, un castello e un piccolo villaggio, e rappresenta un importante luogo di culto micaelico in terra anglosassone.
  • Mont Saint-Michel (Francia): uno dei luoghi sacri più celebri d’Europa, situato in Normandia. Arroccato su un isolotto circondato da maree spettacolari, unisce storia monastica, architettura gotica e spiritualità. È da secoli una meta di pellegrinaggio di grande prestigio.
  • Monastero di Panormitis (Grecia): si trova sull’isola di Symi, nel Dodecaneso, ed è il principale santuario ortodosso dedicato a San Michele Taxisarchis. Meta di pellegrinaggi marittimi, custodisce un’icona venerata in tutto il mondo greco e rappresenta una delle espressioni più vive del culto micaelico.
  • Monastero Stella Maris (Israele): sorge sul Monte Carmelo, a Haifa, ed è legato sia al culto di San Michele sia alla tradizione carmelitana. All’interno si trova una grotta sacra frequentata fin dai primi secoli del cristianesimo. È l’ultimo punto della Linea Sacra in direzione est.

Come organizzare il viaggio e pianificare l’itinerario

Il Cammino di San Michele è un itinerario lungo e variegato che richiede una pianificazione attenta, soprattutto se si intende affrontarne più tappe consecutive. La prima scelta da compiere riguarda il tratto da percorrere: si può optare per un segmento regionale di pochi giorni, oppure per un itinerario di ampio respiro, che collega due o più santuari principali. In fase di progettazione è utile valutare la propria preparazione fisica, la stagionalità (preferibili primavera e autunno) e i tempi a disposizione, tenendo conto che una media sostenibile per i camminatori allenati è di 20-25 km al giorno, su terreno misto.

È fondamentale dotarsi delle tracce GPS, scaricabili online, e consultare le tappe ufficiali per stimare distanze, dislivelli e punti d’appoggio. Molti tratti del cammino coincidono con altri percorsi segnalati, come la Via Francigena o la Via degli Abati, facilitando la logistica. Lungo l’itinerario si trovano ostelli, B&B, strutture religiose e agriturismi: prenotare in anticipo è consigliato, specialmente nei periodi di maggiore affluenza. Un diario di tappa, una credenziale e una guida cartacea o digitale possono completare il kit ideale per affrontare con consapevolezza e serenità questo viaggio interiore e geografico.

Da L’Aquila al Gargano: le tappe del Cammino della Pace

Il Cammino della Pace è un itinerario che attraversa l’Italia centrale e meridionale sulle orme di santi, pellegrini, monaci e pastori. Parte dalla basilica di Santa Maria di Collemaggio, nel cuore dell’Aquila, e giunge fino alla sacra grotta di Monte Sant’Angelo, seguendo sentieri montani, tratturi millenari, borghi medievali e santuari incastonati nella roccia. Un viaggio che unisce tre regioni — Abruzzo, Molise e Puglia — attraversando paesaggi naturali di straordinaria bellezza e luoghi carichi di spiritualità e memoria.

Lungo il cammino si incontrano eremi silenziosi, abbazie benedettine, conventi francescani e tracce di transumanze antiche. Ma soprattutto, si cammina per ritrovare senso, equilibrio e riconciliazione: con sé stessi, con gli altri, con la terra. Il nome non è casuale — la pace è la meta e il cammino insieme.

La storia del Cammino

Il Cammino della Pace nasce come sintesi tra le rotte del pellegrinaggio religioso e la memoria civile del Centro-Sud italiano. Le sue radici affondano nel Medioevo, quando il tratturo era il solco lasciato dal passaggio dei pastori transumanti e dei pellegrini diretti verso Monte Sant’Angelo, importante meta micaelica frequentata già dal VI secolo. Su questi stessi percorsi camminarono anche frati, santi e penitenti attratti dai luoghi di culto come la basilica di Collemaggio, il santuario di San Giovanni in Venere, gli eremi della Maiella o l’abbazia di San Clemente a Casauria.

Ma è anche un cammino che intreccia la storia della resistenza e della pace. Passa da zone segnate dai drammi del Novecento, da monasteri che accolsero sfollati e partigiani, e da santuari dove la fede si fece rifugio e denuncia. È proprio da questo intreccio di spiritualità e memoria che nasce il nome del cammino: un invito a percorrere l’Italia interna non solo per devozione, ma per ricostruire legami, onorare la memoria e praticare la pace, tappa dopo tappa, passo dopo passo.

Le tappe del Cammino

Il Cammino della Pace si snoda lungo oltre 600 chilometri di sentieri, tratturi e strade secondarie, attraversando paesaggi montani, borghi arroccati, valli silenziose e tratti costieri dal fascino incontaminato. Ogni tappa rappresenta un piccolo viaggio a sé, un’occasione per immergersi nella natura, scoprire storie locali, visitare luoghi di culto e sostare in centri ricchi di accoglienza e tradizioni.

Il percorso è suddiviso in 29 tappe principali, cui si aggiungono alcune varianti montane per chi desidera un’esperienza più immersiva e fisicamente impegnativa:

  • Tappa 1 – da L’Aquila a Villa Sant’Angelo (18,9 km, 152 m D+, 260 m D-): dal Collemaggio si segue l’Aterno, passando per Monticchio, Fossa e Sant’Eusanio Forconese fino a Villa Sant’Angelo.
  • Tappa 2 – da Villa Sant’Angelo a Prata d’Ansidonia (14 km, 475 m D+, 236 m D-): si attraversa la valle fino a San Demetrio, poi lungo il Tratturo Magno si raggiunge Peltuinum e infine Prata.
  • Tappa 3 – da Prata d’Ansidonia a Caporciano (10,3 km, 440 m D+, 447 m D-): via Tussio si sale a San Michele e al castello di Bominaco, quindi si scende al complesso benedettino e a Caporciano.
  • Tappa 4 – da Caporciano a Navelli (10,2 km, 144 m D+, 278 m D-): si scende alla piana fino a Cintorelli, poi si prosegue per Civitaretenga e Santa Maria in Cerulis fino a Navelli.
  • Tappa 5 – da Navelli a Bussi sul Tirino (20,3 km, 352 m D+, 693 m D-): si scende nella valle di Capestrano, si attraversa il borgo, poi lungo il Tirino fino a San Pietro ad Oratorium e Bussi.
  • Tappa 6 – da Bussi sul Tirino a San Clemente a Casauria (17,9 km, 709 m D+, 853 m D-): salita su Tratturo Centurelle-Montesecco, poi discesa verso Pescosansonesco, Castiglione a Casauria, Torre de’ Passeri e infine all’abbazia.
  • Tappa 7 – da San Clemente a Casauria a Salle (15,9 km, 775 m D+, 498 m D-): si passa per Bolognano, Musellaro e la chiesa di San Tommaso Becket, scendendo infine a Salle.
  • Tappa 8 – da Salle a Caramanico Terme (10,2 km, 460 m D+, 315 m D-): salita a Salle Vecchio, discesa al fiume Orta e risalita fino al Centro Visite del Parco.
  • Tappa 9 – da Caramanico Terme a Roccamorice (14,4 km, 738 m D+, 830 m D-): si scende nella Valle dell’Orfento, si sale a Decontra, si attraversa l’altopiano e si arriva alla chiesa di San Bartolomeo e Roccamorice.
  • Tappa 9 (Variante Montana) – da Caramanico Terme a Santo Spirito a Maiella (14,4 km, 1150 m D+, 614 m D-): si scende nella Valle dell’Orfento e si risale fino a Decontra (tratto comune alla tappa 9), poi si continua in salita tra pascoli e faggete fino all’abbazia rupestre di Santo Spirito a Maiella.
  • Tappa 10 – da Roccamorice a Serramonacesca (17,2 km, 825 m D+, 1049 m D-): salita e discesa nel vallone dell’Angelo, attraversamento dei pascoli della Maiella e dei boschi fino a Serramonacesca.
  • Tappa 10 (Variante Montana) – da Santo Spirito a Maiella a Rifugio B. Di Marco (10 km, 1173 m D+, 585 m D-): breve discesa al torrente, poi salita impegnativa nel bosco fino a Piana Grande, discesa all’eremo rupestre di San Giovanni all’Orfento e risalita tra pascoli fino al Rifugio B. Di Marco.
  • Tappa 11 – da Serramonacesca a Roccamontepiano (10 km, 621 m D+, 458 m D-): salita a San Liberatore, Torre di Polegro e Montepiano, poi discesa al convento e a Roccamontepiano.
  • Tappa 11 (Variante Montana) – da Rifugio B. Di Marco a Guardiagrele (16,4 km, 566 m D+, 1742 m D-): attraversamento del Prato della Maiella e lunga discesa nella valle di Guardiagrele, passando per Fonte Carlese, il Campanaro, Valle delle Monache, la Cascata San Giovanni, Bocca di Valle, Comino e San Donato.
  • Tappa 12 – da Roccamontepiano a Guardiagrele (17,8 km, 800 m D+, 690 m D-): si toccano i ruderi di San Pietro, Pretoro, la Grotta del Colle e Santa Lucia, con arrivo a Guardiagrele.
  • Tappa 13 – da Guardiagrele a Orsogna (14 km, 406 m D+, 549 m D-): si scende a Piana San Bartolomeo, si passa per Piano Venna, Filetto e il convento dell’Annunziata fino a Orsogna.
  • Tappa 14 – da Orsogna a Lanciano (11,5 km, 423 m D+, 584 m D-): discesa al torrente Moro, poi su e giù fino a Santa Maria dei Mesi, si entra a Lanciano dal Santuario del Miracolo.
  • Tappa 15 – da Lanciano a San Giovanni in Venere (13,4 km, 345 m D+, 508 m D-): si supera Rocca San Giovanni e si conclude all’abbazia di San Giovanni in Venere.
  • Tappa 16 – da San Giovanni in Venere a Trabocco Le Morge (13,1 km, 365 m D+, 470 m D-): si costeggia l’Adriatico, si attraversa la riserva della Lecceta e si arriva al trabocco.
  • Tappa 17 – da Trabocco Le Morge a Casalbordino (13,6 km, 368 m D+, 179 m D-): si segue la costa fino al Lido, poi si sale al Santuario della Madonna dei Miracoli e a Casalbordino.
  • Tappa 18 – da Casalbordino a Monteodorisio (15 km, 465 m D+, 353 m D-): si passa per Pollutri e il Sinello, salendo poi fino al santuario della Madonna delle Grazie.
  • Tappa 19 – da Monteodorisio a Lentella (14,8 km, 570 m D+, 498 m D-): si attraversa Cupello, si segue il fiume Treste e si sale fino a Lentella.
  • Tappa 20 – da Lentella a Montenero di Bisaccia (12,8 km, 333 m D+, 448 m D-): discesa verso il Trigno e risalita impegnativa fino al centro di Montenero.
  • Tappa 21 – da Montenero di Bisaccia a Guglionesi (15,9 km, 549 m D+, 445 m D-): si visita il santuario e la Grotta della Madonna di Bisaccia, poi si sale fino a Guglionesi.
  • Tappa 22 – da Guglionesi a Madonna Grande (17,9 km, 337 m D+, 630 m D-): discesa al Biferno, attraversamento di Portocannone e San Martino, fino al santuario di Nuova Cliternia.
  • Tappa 23 – da Madonna Grande a Serracapriola (19 km, 458 m D+, 270 m D-): si segue il Tratturo Magno fino al torrente Saccione, poi in salita fino a Serracapriola.
  • Tappa 24 – da Serracapriola a San Paolo di Civitate (15,5 km, 287 m D+, 368 m D-): discesa al Fortore e risalita all’altopiano di San Paolo di Civitate.
  • Tappa 25 – da San Paolo di Civitate a Apricena (via Apricena) (18,4 km, 122 m D+, 230 m D-): si oltrepassa la cappella della Madonna di Belmonte e si arriva attraversando campi coltivati.
  • Tappa 26 – da Apricena a Santa Maria di Stignano (16,2 km, 324 m D+, 131 m D-): si percorre la campagna fino alla stazione di San Marco in Lamis, poi si sale al santuario.
  • Tappa 25 – da San Paolo di Civitate a San Severo (via San Severo) (13,5 km, 98 m D+, 196 m D-): percorso pianeggiante tra campi coltivati fino al centro abitato di San Severo.
  • Tappa 26 – da San Severo a Santa Maria di Stignano (19,8 km, 320 m D+, 143 m D-): su ferrovia dismessa e poi in salita verso il santuario sul Gargano.
  • Tappa 27 – da Santa Maria di Stignano a San Matteo (11,9 km, 740 m D+, 298 m D-): salita sul promontorio tra eremi e romitori, discesa al convento di San Matteo.
  • Tappa 28 – da San Matteo a San Giovanni Rotondo (10 km, 464 m D+, 597 m D-): salita panoramica sul Gargano e discesa verso i santuari di Padre Pio.
  • Tappa 29 – da San Giovanni Rotondo a Monte Sant’Angelo (22,4 km, 690 m D+, 452 m D-): lunga salita verso la cima del Gargano, conclusione alla Grotta di San Michele Arcangelo.

I luoghi imperdibili

Il Cammino attraversa un territorio ricchissimo di storia, natura e spiritualità, offrendo al viandante una straordinaria varietà di luoghi di interesse. Si parte da L’Aquila, con la maestosa basilica di Santa Maria di Collemaggio, e si segue il corso del fiume Aterno tra necropoli italiche, come quella di Fossa, e resti archeologici come l’antica Peltuinum, città vestina poi romanizzata.

Si incontrano borghi medievali intatti come Bominaco, con il suo straordinario complesso benedettino, e Capestrano, dominato dal castello Piccolomini e celebre per il celebre Guerriero rinvenuto nelle sue necropoli. Il percorso costeggia il fiume Tirino, uno dei più limpidi d’Europa, e tocca luoghi sacri come l’abbazia di San Clemente a Casauria, gioiello del romanico abruzzese.

Entrando nel Parco Nazionale della Maiella, il paesaggio si fa montano e mistico: tra le faggete e i pascoli d’alta quota si trovano eremi rupestri come San Bartolomeo in Legio, Sant’Onofrio e San Giovanni all’Orfento, mete di meditazione per eremiti e santi. Le città di Guardiagrele, Lanciano e San Giovanni Rotondo arricchiscono il cammino con il loro patrimonio artistico e religioso, legato in particolare alla figura di Padre Pio.

Il cammino culmina a Monte Sant’Angelo, con il celebre santuario micaelico scavato nella roccia, punto di arrivo carico di suggestione per chi ha attraversato gli Appennini fino al promontorio del Gargano. Tra vestigia romane, santuari, abbazie e paesaggi naturali incontaminati, ogni tappa è un invito alla scoperta e alla contemplazione.

Cosa sapere prima di intraprendere il Cammino

Per affrontare il cammino in sicurezza e con consapevolezza, è utile conoscere in anticipo alcune indicazioni pratiche su equipaggiamento, gestione dell’acqua e logistica:

  • Il cammino presenta tratti pianeggianti e salite impegnative, in particolare nella zona della Maiella e del Gargano: è consigliata una buona preparazione fisica.
  • È utile suddividere le tappe in base alle proprie capacità e inserire eventuali giornate di riposo nei centri principali (es. L’Aquila, Caramanico, Lanciano, San Giovanni Rotondo).
  • L’equipaggiamento consigliato include: scarponcini da trekking, bastoncini, zaino leggero ed ergonomico, abbigliamento a strati, mantella antipioggia, cappello, occhiali da sole e crema solare.
  • È importante portare con sé la traccia GPS ufficiale del cammino. In alcune zone i segnali sono assenti o poco visibili; una mappa cartacea può essere utile in caso di necessità.
  • Portare almeno 1,5–2 litri d’acqua al giorno, soprattutto nelle tappe più isolate e in quota.
  • Le fonti d’acqua si trovano nei borghi attraversati (fontane pubbliche, bar, negozi), lungo il fiume Tirino, nel Parco della Maiella (es. Fonte Carlese) e in alcuni eremi.
  • Nei tratti più impegnativi (es. tra Santo Spirito a Maiella e Rifugio Di Marco), non ci sono punti di rifornimento: è essenziale partire ben equipaggiati.
  • Le strutture ricettive variano tra ostelli, B&B, rifugi e ospitalità religiosa. In alta stagione è consigliata la prenotazione, soprattutto nelle località più piccole.

I piatti tipici da gustare

Il cammino attraversa territori dall’identità gastronomica forte e variegata, dove le ricette della tradizione si intrecciano con la ruralità e la montagna. In Abruzzo, tra L’Aquila, la valle dell’Aterno e la Maiella, spiccano piatti come gli arrosticini di pecora, cotti alla brace e serviti con pane e olio, le sagne e ceci, pasta fatta a mano con legumi, e le pallotte cace e ove, polpette fritte a base di formaggio e uova in sugo di pomodoro.

Tra i primi piatti si distinguono anche i maccheroni alla chitarra, spesso conditi con sughi di carne d’agnello. Nei borghi della Maiella e del chietino si trovano minestre rustiche, formaggi a latte crudo, pane cotto con erbe spontanee e zuppe contadine. Avvicinandosi al Molise, il gusto si fa ancora più robusto: è qui che si incontra la ventricina, salume saporito e speziato, protagonista di panini e antipasti, e si riscoprono piatti come la pezzata (carne di pecora bollita con verdure), i cavatelli con sugo di carne e i dolci secchi come i mostaccioli.

Infine, nella parte garganica della Puglia, la cucina si apre a influenze mediterranee: orecchiette, panzerotti, verdure ripiene, latticini freschi come la ricotta forte o la burrata, fino ai profumi del mare che iniziano ad affacciarsi nei pressi del litorale. A ogni tappa, sapori semplici e intensi raccontano storie antiche, da assaporare con lentezza, proprio come il cammino.

Gargano low cost, dove andare in estate per spendere poco

Il Gargano è una delle gemme più brillanti del sud Italia: selvaggio, autentico, sorprendente, è l’anima wild della Puglia. Ma soprattutto, ancora incredibilmente economico rispetto ad altre mete di mare.

Qui, infatti, si trovano località affacciate su acque cristalline, circondate da uliveti e pinete, dove si può dormire bene, mangiare divinamente e rilassarsi al sole senza svuotare il portafoglio. Basta scegliere le destinazioni giuste.

Dai borghi marinari alle spiagge più nascoste, ecco una selezione delle mete più low cost del Gargano per l’estate, dove la bellezza non ha bisogno di budget esagerati.

Rodi Garganico

Piccolo gioiello affacciato sull’Adriatico, Rodi Garganico è la classica località che non finisce mai in copertina, ma che conquista ogni viaggiatore che ci mette piede. È perfetta per chi cerca relax, mare pulito e una vita di paese autentica. Le spiagge sono ampie e sabbiose, ideali per chi viaggia in famiglia o vuole rilassarsi senza troppa confusione. Lido del Sole, ad esempio, è una delle spiagge più accessibili e tranquille del promontorio.

A fare la differenza sono i prezzi: i bed & breakfast, spesso gestiti da famiglie locali, propongono tariffe oneste anche in alta stagione. La gastronomia segue lo stesso filo conduttore: focacce appena sfornate, piatti di pesce fresco e dolci della tradizione a prezzi contenuti. Una passeggiata al porto turistico al tramonto e una granita seduti in piazzetta bastano a riempire il cuore e svuotare poco il portafoglio.

Peschici

Una bellezza bianca affacciata sul blu. Peschici è uno dei borghi più scenografici del Gargano, eppure riesce ancora a mantenere tariffe abbordabili, soprattutto se si prenota per tempo o si viaggia nella seconda metà di agosto. Il centro storico, con i suoi vicoli labirintici e le casette imbiancate a calce, ha un fascino mediterraneo che ricorda certi villaggi delle isole greche. Tutto è raccolto, silenzioso, a misura d’uomo.

Peschici, Puglia
Fonte: iStock
Vista della costa a Peschici

Le spiagge sono tante e varie: dalla comodissima Marina di Peschici alla più raccolta Baia Jalillo. Chi ama camminare può scendere lungo i sentieri che portano a calette appartate, con accesso gratuito e mare pulitissimo. Anche la ristorazione non delude: molti locali propongono menu turistici completi a meno di 25 euro, con primi di mare, secondi alla griglia e frutta locale. Un posto ideale per chi vuole risparmiare ma non rinunciare al romanticismo.

Mattinata

Mattinata è il lato più selvaggio del Gargano. Qui le scogliere bianche scendono a picco sul mare e la vegetazione si arrampica sulle rocce creando paesaggi quasi tropicali. È una meta perfetta per gli amanti della natura e per chi vuole fuggire dalla folla. Anche i prezzi, in generale, sono più bassi rispetto ad altre località più turistiche.

Tra le spiagge da non perdere, la Baia delle Zagare è una cartolina vivente: mare color smeraldo, archi di roccia e poca gente, soprattutto al mattino presto. Più piccola e ancora più appartata è Vignanotica, raggiungibile solo a piedi o in barca. Qui la parola d’ordine è libertà: molti tratti sono completamente liberi e si può portare il pranzo al sacco, risparmiando anche sui pasti. Chi ama le vacanze “green” può trovare agriturismi economici sulle colline circostanti, con camere semplici e vista mare inclusa.

Vieste

Spesso considerata la “capitale” del Gargano, Vieste riesce a coniugare fascino turistico e accessibilità economica. Certo, è più frequentata, ma basta saper scegliere: ci sono molti alloggi low cost, soprattutto fuori dal centro, e ottime soluzioni in campeggio o bungalow vista mare. Alcune strutture propongono pacchetti settimanali molto convenienti, perfetti per chi viaggia in gruppo o in famiglia.

La spiaggia del Pizzomunno, con il celebre monolite bianco che si staglia all’ingresso della città, è per lo più libera e ben attrezzata. Ci si può rilassare al sole tutto il giorno senza spendere nulla, magari alternando un bagno in mare a una lettura all’ombra di un ombrellone portato da casa. Anche qui il cibo è protagonista: da provare le pizzerie al taglio del centro o i piccoli chioschi di panzerotti fritti, autentici e a prova di portafoglio.

Vico del Gargano

Per chi ama l’entroterra e vuole vivere una Puglia più autentica, Vico del Gargano è una tappa da considerare. Si trova a pochi chilometri dal mare, ma offre prezzi decisamente più bassi rispetto alle località costiere. Il borgo è tra i più belli d’Italia, con un centro storico medievale perfettamente conservato e un’atmosfera sospesa nel tempo.

Qui si può dormire in antiche dimore ristrutturate, spesso gestite da famiglie del posto, a prezzi molto contenuti. Da Vico si raggiungono in auto o in scooter alcune delle spiagge più belle del Gargano, tra cui Calenella e San Menaio. È la scelta ideale per chi vuole combinare cultura, mare e cucina tipica. E la sera, invece delle luci dei locali, ci si gode una sagra, un concerto in piazza o un bicchiere di vino con vista sulle colline.

In Perpetuo: il regista racconta i trabucchi del Gargano e la memoria del tempo

Cosa resta di un sapere antico quando rischia di scomparire?” è la domanda da cui prende forma In Perpetuo, il documentario diretto da Federico Barassi apprezzare lo scorso novembre al Festival dei Popoli e proiettato il 6 giugno al Cinema Farnese di Roma, il 10 giugno a Torino e il 16 giugno a Bari. Si tratta di un viaggio poetico e profondo tra i trabucchi del Gargano, macchine da pesca secolari sospese tra mare e cielo, memoria e materia.

Le origini dei trabucchi

Secondo alcune fonti storiche, questa straordinaria macchina da pesca potrebbe essere stata introdotta nel Gargano dai Fenici, anche se la prima attestazione documentata risale al XVIII secolo. In quel periodo i pescatori della zona furono costretti a trovare un metodo di pesca stabile e affidabile, capace di resistere al tempo e al mare.

Così nacquero i trabucchi: architetture ingegnose interamente in legno — pino d’Aleppo, quercia, cercolo, castagno — costruite a picco sul mare e saldamente ancorate alle rocce costiere. Ogni elemento è scolpito e fissato con estrema precisione, in una danza millenaria tra natura e tecnica. Come palafitte sospese tra cielo e acqua, i pali vengono incastrati in cavità scavate nella roccia, sorreggendo una piattaforma su cui si svolge l’intera attività di pesca.

Trabucco Gargano
Fonte: Ufficio stampa
Trabucco nel Gargano

Intervista al regista Federico Barassi

In questa intervista il giovane regista del documentario In Perpetuo ci racconta la genesi del progetto, il legame personale che lo ha guidato, e l’intenso rapporto costruito con i “custodi del tempo”: i trabucchisti. Un racconto che è anche riflessione sul tempo che passa, sulle radici che resistono, e sull’urgenza di fermarsi ad ascoltare ciò che la natura e la tradizione ancora hanno da dirci.

Da dove nasce l’idea di raccontare i trabucchi del Gargano? C’è stato un momento preciso che ti ha spinto a iniziare questo progetto?

L’idea di In Perpetuo nasce intorno al 2017, quando iniziai una ricerca su alcuni mestieri tradizionali e antichi imprescindibilmente legati agli elementi naturali che rischiavano di scomparire. Il primo script comprendeva più mestieri messi insieme in un unico lungometraggio, e all’interno di questi mestieri antichi c’era anche la realtà dei trabucchi garganici. Nello stesso anno venne a mancare mio padre Paolo e la ricerca si focalizzò in maniera naturale sui trabucchi che in qualche modo me lo ricordarono perché racchiudono le sue due più grandi passioni: lavorare il legno e la pesca. Successivamente, approfondendo ulteriormente la ricerca, mi resi conto che concentrandomi solo sulla realtà dei trabucchi garganici avrei potuto rafforzare il messaggio che avevo in mente inizialmente, ovvero: cosa rimane di un vissuto – in questo caso secoli – quando scompare, che tracce rimangono nella memoria e nella società.

Il Gargano è spesso narrato in chiave turistica. In Perpetuo, invece, ne rivela un volto intimo, quasi nascosto. Era questo il tuo intento fin dall’inizio?

Si, ho scelto di fare le riprese nei mesi invernali, autunnali e primaverili proprio per questo. In queste stagioni il turismo è raro e la vita scorre più lenta. Il mio intento fin dall’inizio era quello di racchiudere in immagini, in quadri di vita quotidiana, quel forte legame che dall’alba dei tempi unisce l’uomo alla natura e che oggi stiamo lentamente perdendo.

Come hai selezionato i luoghi specifici del Gargano — come Vieste e Peschici — da includere nel film? C’erano luoghi simbolici che non potevano mancare?

Vieste e Peschici sono i luoghi dove ancora oggi possiamo vedere questi complicati macchinari in funzione e trovare gli ultimi custodi di questa tradizione. In questo piccolo tratto di costa si concentrano la maggior parte dei trabucchi pescanti e non abbandonati del Gargano, quindi la scelta è stata dettata dell’esigenza di vedere i trabucchi in funzione e i trabucchisti intenti nella pesca così come si faceva secoli e secoli fa.

trabucchisti
Fonte: Ufficio stampa
Due trabucchisti del Gargano

Quanto tempo hai trascorso sul campo, tra Peschici e Vieste, e com’è stato il rapporto con i protagonisti del documentario?

Le riprese sono iniziate nel 2022 e in totale abbiamo fatto due settimane di riprese in sessioni alterne più i sopralluoghi. Il rapporto con loro è stato molto coinvolgente. Per realizzare questo tipo di documentario una delle cose più importanti è avere la fiducia dei protagonisti che vuoi riprendere, e quindi ho cercato di trascorrere più tempo possibile con loro, chiacchierando, pescando, mangiando pesce. Ho cercato di immedesimarmi nella loro quotidianità per ridonare allo spettatore il modo di intendere e percepire la vita sul trabucco nella maniera più reale e autentica possibile.

La luce, il vento, il rumore del mare… nel documentario tutto concorre a evocare l’anima del luogo. Che ruolo ha avuto il Gargano nella tua regia visiva e sonora?

Il Gargano è un territorio antico, quasi mistico. Ci sono tracce di popolazioni primitive, dell’epoca del bronzo e romane. Si può trovare una stratificazione di epoche straordinaria e questo quando sei lì lo percepisci. Ho cercato di evocare questi passati lontani. La colonna sonora che nel documentario è minimale vuole proprio essere quasi una voce degli avi che risuona dell’orizzonte del mare e ci chiama, ricordandoci chi eravamo, chi siamo e chi saremo. Una delle scelte che ho fatto fin da subito è stata quella di limitare le riprese unicamente nelle zone dei trabucchi perché volevo che questo macchinario diventasse il palcoscenico dove tutto avveniva, nonché il perno della narrazione. Ho scelto di posizionare la telecamera sempre sul treppiede con inquadrature fisse, per evocare la solidità del trabucco che resiste ai capricci della natura, ancorato a quegli scogli da secoli.

Il trabucco è protagonista silenzioso ma centrale del tuo documentario. Cosa ti ha affascinato maggiormente della sua storia e del suo significato?

Volevo che il trabucco diventasse un personaggio, forse il personaggio principale di In Perpetuo, quasi un organismo vivente e dunque bisognoso di cure. Tutto ruota intorno a questo macchinario che nel documentario – insieme agli elementi che lo compongono – è l’unico artefatto umano che possiamo vedere. Poi da subito l’ho visto come un opera d’arte e i trabucchisti gli artisti che lo creano. Quello che mi ha maggiormente affascinato è stato come i viestani e i peschiciani intendono il trabucco. Fin da piccoli lo hanno sempre visto lì, a piombo sul mare, ancorato a quegli scogli. Chi vive in queste zone infatti dice che non puoi dire di essere a Vieste o a Peschici se non vedi un trabucco in lontananza. È un simbolo che li rassicura e li fa sentire a casa.

Nel film emerge chiaramente il trabucco come simbolo di un sapere antico. Quanto è stato difficile ricostruire le sue origini e il suo ruolo nella cultura garganica?

I trabucchisti, tramandando il loro sapere di generazione in generazione e vivendo il trabucco da sempre, lo hanno dentro, nelle viscere. Non è stato difficile ricostruire le sue origini perché mi hanno guidato loro avvolgendomi nel loro mondo e nelle loro storie. Io sono diventato un testimone di quello che accadeva davanti ai miei occhi, mettendomi nella posizione dell’allievo che cerca di imparare dal maestro.

Trabucco
Fonte: Ufficio stampa
Trabucco originale

Durante le riprese, hai scoperto qualche dettaglio o aneddoto inaspettato sulla storia dei trabucchi che ti ha particolarmente colpito?

Mi ha colpito maggiormente la sapienza e la difficoltà della costruzione. Per esempio come scavavano con un palo di ferro i buchi nei duri scogli per fissare i tronchi di sostegno, e come decidevano le posizioni dove effettuare questi buchi. Davvero un lavoro duro e di calcolo impressionante. Sono rimasto colpito da racconti di abbondanti pescate, quintali di pesce che oggi sono sempre più rare per colpa della pesca industriale, dell’inquinamento e della presenza di specie alloctone come il granchio blu che rendono sempre più difficile la pesca con il trabucco.

Nel tuo racconto il trabucco sembra vivere, respirare con chi lo abita. Hai scelto di dargli quasi una voce narrativa implicita. È stata una scelta consapevole?

Il trabucco in In Perpetuo è un personaggio del racconto. La sua voce sono i suoni che emette: gli scricchiolii del legno, le vibrazioni dei cavi di ferro tesi che emettono un suono quasi musicale e i rumori delle cime che sollevano la grande rete. Ho cercato di dargli una vita e farlo respirare insieme ai protagonisti.

Nel documentario si respira una profonda connessione tra uomo, natura e tempo. Come hai lavorato per tradurre visivamente questa dimensione poetica e quasi sospesa?

Sicuramente registrando i suoni della natura con l’utilizzo di microfoni stereofonici, questo ha aiutato a ampliare la sensazione di immersione negli elementi naturali, e poi lavorando al montaggio con il tempo, dilatando e sottraendo.

Hai parlato del rischio di perdita della memoria legata a questo mestiere antico. Cosa pensi che il pubblico possa imparare oggi dai mastri trabucchisti?

Io penso che il nostro passato possa insegnarci tanto sul nostro presente. La nostra società è una stratificazione di eredità che accumula saperi per evolverli. I trabucchisti in questo senso possono aiutare lo spettatore contemporaneo, abituato a ritmi frenetici e informazioni frastagliate, a fermarsi per riflettere su una vita semplice, concreta, fatta di attese e contemplazione. Penso che soprattutto al giorno d’oggi ne abbiamo sempre più bisogno.

Qual è stata la reazione dei trabucchisti dopo aver visto il film finito? Ti hanno dato qualche riscontro particolare che ti ha colpito?

Sono rimasti felici, mi hanno detto che sono riuscito a cogliere l’autenticità della vita sul trabucco.

Il film è stato selezionato da festival prestigiosi, come il CinemAmbiente di Torino e il Festival dei Popoli e sarà proiettato a partire dal 6 Giugno in varie zona d’Italia. Cosa rappresentano per te questi riconoscimenti e cosa ti aspetti per il futuro da questa opera?

Sono contento di queste selezioni, è stata la prima volta che presentavo un mio lavoro a un Festival cinematografico e devo dire che è stata una bella esperienza. Spero che il lungo viaggio di In Perpetuo continui verso la strada più giusta.

Da Vieste al Pizzomunno, le spiagge del Gargano che fanno impallidire i tropici

Soprannominato lo “Sperone d’Italia”, il Gargano è un angolo del nostro Paese che sembra un mondo a parte. Una montagna che si tuffa nel mare, una penisola imponente che spezza la “monotonia” della costa pugliese settentrionale e si allunga nell’Adriatico con il suo mix di natura aspra, foreste fitte, scogliere bianche e spiagge che sembrano provenire da un altro continente.

Qui si trova di tutto: calette nascoste tra le falesie, distese di sabbia dorata lambite da acque trasparenti, grotte marine da esplorare in barca e un entroterra che profuma di pini, ulivi e tradizione. Il Parco Nazionale del Gargano protegge questa varietà incredibile di paesaggi, che in pochi chilometri passano dal verde profondo della Foresta Umbra al blu acceso del mare di Vieste, Peschici e Mattinata. Scopriamo insieme quali sono le spiagge più belle del Gargano.

Baia delle Zagare, Mattinata

Lungo la litoranea tra Mattinata e Vieste, immersa nel tratto più scenografico del promontorio del Gargano, sorge la suggestiva Baia delle Zagare. Un posto che, probabilmente, più di altri racchiude l’essenza selvaggia e spettacolare di questa zona d’Italia. Si presenta con i suoi due faraglioni bianchi che emergono dall’acqua, come giganti addormentati, falesie calcaree che cadono a picco nel mare e un silenzio interrotto solo dalle cicale e dal rumore delle onde.

La sabbia è chiara e di ghiaia fine, il mare trasparente con mille sfumature di azzurro e vi è persino dell’ombra naturale grazie alle pareti alte che proteggono dal sole nelle ore più calde. I faraglioni, poi, non sono solo da ammirare: ci si può nuotare intorno e fotografarli da ogni angolazione.

Arrivarci non è “comodo”, in quanto non è possibile giungere al suo cospetto in auto. L’accesso “ufficiale”, infatti, passa da due hotel di fascia alta (Baia delle Zagare e Baia dei Faraglioni), che hanno ascensori privati o sentieri interni per portare gli ospiti giù.

Ci sono però anche altre due opzioni disponibili:

  • Escursione in barca: partono da Mattinata, Vieste o Manfredonia e spesso includono anche il giro delle grotte marine (se il mare è mosso le escursioni vengono annullate);
  • Sentiero da terra: accesso pedonale secondario (non ben segnalato), piuttosto ripido, tra la vegetazione. Non sempre è aperto, e non è una passeggiata

Il consiglio è quello di andare la mattina presto e di portarsi acqua e provviste.

Cala della Sanguinara, Vieste

Dimenticate gli stabilimenti e i cocktail, perché a Cala della Sanguinara è selvaggia, silenziosa e fuori rotta. È una piccola baia stretta che si fa spazio tra alte pareti di roccia calcarea e pini marittimi, piena di ghiaia e piccoli ciottoli chiari (sono necessarie le scarpe da scoglio). L’acqua è di una trasparenza irreale, con sfumature che vanno dal verde al blu scuro, mentre le falesie bianche che la circondano, alte e maestose, la proteggono dal vento e regalano ombra naturale nelle ore più calde.

Cala della Sanguinara si trova a pochi chilometri da Vieste, ma la sua posizione nascosta e il fatto che non sia segnalata bene la rendono poco frequentata. Esistono due modi per arrivarci:

  • A piedi: partendo da località Sfinalicchio tramite un sentiero sterrato, in discesa, che attraversa una pineta ombrosa e profumata. È una camminata di circa 20-30 minuti (al ritorno in salita), non difficile ma da evitare con ciabatte;
  • Via mare: con escursione in barca o kayak da Vieste.

Per la visita è importante avere con sé acqua, qualcosa da mangiare, e tutto l’occorrente per stare qualche ora. Molto meglio andare al mattino presto o nel tardo pomeriggio, con meno caldo, meno gente e più magia. Il consiglio è anche quello di evitare agosto perché, pur essendo poco frequentata, anche qui si fanno vive un po’ di persone.

Una piccola ma interessante curiosità: anche se potrebbe sembrare il contrario, il nome “Sanguinara” non ha niente di macabro, perché pare derivi da un tipo di pianta (Cornus sanguinea) che cresce nella zona.

Vignanotica, tra Mattinata e Vieste

Incastonata tra le falesie più spettacolari del Gargano c’è Vignanotica, una delle spiagge più scenografiche e al tempo stesso tranquille della zona. Non ci sono resort o caos, ma solo bianche pareti di roccia alte decine di metri, ghiaia chiara che abbaglia al sole, un mare limpido come il vetro e una calma che sa di libertà.

Parliamo di una spiaggia davvero molto speciale, perché la falesia bianca da cui è impreziosita riflette il sole, rendendo il colore dell’acqua più unico che raro: verde, turchese e azzurro intenso, tutto insieme. Dalla forma di una mezzaluna lunga e stretta, è contornata da pareti verticali che le danno un aspetto da fiordo mediterraneo. Anche in alta stagione riesce a mantenere un’aria tranquilla, poiché la distanza dalla strada e la mancanza di grandi strutture la tengono protetta dal turismo di massa.

Vignanotica si trova lungo la litoranea SP53 che collega Mattinata a Vieste, una delle strade panoramiche più belle d’Italia. È segnalata, ma non è visibile dalla strada ed è raggiungibile tramite un sentiero, semplice ma suggestivo, che in 10-15 minuti conduce al suo cospetto. Il ritorno è in salita, ma niente di drammatico. In alternativa, si può arrivare in barca o kayak.

Anche in questo caso c’è una piccola curiosità da raccontarvi: possiede dei ciottoli bianchi che scricchiolano quando ci si cammina sopra.

Vignanotica, Gargano
Fonte: iStock
La bellissima spiaggia di Vignanotica

Baia di San Felice, Vieste

Nella Baia di San Felice, a pochi chilometri da Vieste, svetta un omonimo arco che è una dei simboli indiscussi di questo tratto di Puglia. Si presenta come una maestosa apertura nella roccia calcarea, scavata dal vento e dal mare, che si affaccia su un’insenatura protetta e di rara bellezza. Il mare è pulitissimo, con fondali bassi e sabbiosi, perfetti per nuotare anche con i bambini, mentre tutt’intorno svettano i pini marittimi.

La baia si trova a circa 8 km a sud di Vieste, lungo la litoranea SP53, tra pinete, falesie e curve mozzafiato. L’arco è visibile anche dalla strada, ma per viverlo davvero occorre scendere verso il mare. Per arrivare ci sono diverse opzioni:

  • Dal campeggio San Felice: accesso diretto alla baia, con parcheggio comodo. Si paga l’ingresso se non si è ospiti, ma il tratto a piedi è breve e ben segnalato;
  • Via mare: in kayak, pedalò o barca (anche piccola), passando sotto l’arco naturale. Parliamo di un’esperienza da fare almeno una volta nella vita. Il passaggio è stretto, ma in condizioni di mare calmo è sicuro e spettacolare.

È bene sapere che la spiaggia non è completamente selvaggia: ci sono un po’ di infrastruttura (bar, noleggi, ombrelloni), ma nulla di invasivo.

Spiaggia della Valle delle Sirene, Mattinata

La Spiaggia della Valle delle Sirene è piccolissima, ma nonostante questo trasmette la sensazione di essere arrivati su un altro mondo: è circondata da falesie bianche e roccia viva, dove la natura detta le regole e il mare cambia colore a seconda della luce. Selvaggia, nascosta, difficile da raggiungere, è una chicca per chi ama il Gargano ruvido e silenzioso, quello che non si concede facilmente.

Sorge lungo il tratto più scenografico della costa garganica, tra Vieste e Mattinata, ed è un’insenatura non segnalata da cartelli e nemmeno visibile dalla strada. Per godersela, quindi, ci vuole un po’ di spirito di avventura:

  • Via mare: partendo da Vieste o Mattinata con un’escursione in barca, oppure in kayak o SUP solo se il mare è calmo;
  • Via terra (per escursionisti esperti): tramite un sentiero che scende da una pineta in quota, non segnalato, impervio, a tratti esposto. Si imbocca dalla SP53, ma è consigliato solo a chi ha esperienza di trekking.

Per soggiornarvi al meglio è opportuno controllare il meteo e il mare: se è mosso non è il posto giusto, perché le onde possono renderla inaccessibile o pericolosa. È importante avere con sé l’indispensabile, e magari anche un telo tecnico da fissare alle rocce o una piccola tenda da spiaggia per avere un po’ di ombra.

Baia Zaiana, Peschici

La Baia Zaiana, a circa 5 km dal centro di Peschici, è una di quelle spiagge che restano dentro. Dall’acqua è trasparente come cristallo, con sfumature che vanno dal turchese al blu profondo, possiede un fondale che è un mix di sabbia fine e scogli levigati, perfetto per chi ama lo snorkeling o semplicemente immergersi in un mare pulito e rigenerante.

Il paesaggio intorno è quasi intatto, con alte scogliere, macchia mediterranea profumata e nessun eccesso di infrastrutture turistiche. Per arrivarci, occorre prepararsi a una breve camminata, non ben segnalata e a tratti un po’ impervia (servono scarpe da trekking o almeno da ginnastica). La baia dispone anche di un piccolo stabilimento, praticamente a ridosso della spiaggia e che permette di non ricorrere al trekking per entrarvi.

Necessari sono anche acqua e qualche snack, perché Zaiana è ancora quel posto dove poter fare “pic nic” in riva al mare, senza molti bar o chioschi a portata di mano.

È indicato andare di mattina presto e portare anche la maschera e il boccaglio, perché il mondo sottomarino qui è un piccolo spettacolo da non perdere. Ah, il tramonto da queste parti offre dei colori eccezionali.

Spiaggia di Pizzomunno, Vieste

Quando si arriva a Vieste per la prima si rimane subito affascinati da un enorme monolito bianco che domina la spiaggia cittadina. Si chiama Pizzomunno e spunta dalla sabbia come una sentinella, piantato lì da secoli a guardare il mare. Simbolo della città e protagonista di una delle leggende più struggenti del Gargano, sorge su una spiaggia lunga, ampia, dorata e perfetta per chi cerca comodità senza rinunciare al fascino paesaggistico.

Alto 25 metri, si può osservare da vicino, toccare, fotografare a ogni ora del giorno. Di giorno è bianco abbagliante, al tramonto si colora di rosa e arancio. Di notte, illuminato, sembra un guardiano addormentato. La leggenda narra di Pizzomunno, un giovane pescatore innamorato della bella Cristalda, rapita dalle sirene gelose. Lui, disperato, si pietrificò sulla spiaggia in attesa di rivederla. E ogni cento anni, si dice, lei riemerge per un solo giorno. Una storia d’amore che dà alla roccia un’aura di poesia e malinconia e alla quale è stata dedicata anche una famosa canzone di Max Gazzè, La leggenda di Cristalda e Pizzomunno.

Questa meraviglia si trova proprio a sud del centro storico di Vieste, subito dopo il borgo medievale. È separata dalla città solo da un tratto di passeggiata e qualche scalinata. Comodissima, praticamente ci si arriva in infradito, ma con vista mare da cartolina. Si suggerisce di andare al mattino presto o dopo le 17, perché le ore centrali, specie in agosto, possono essere affollate. Chi desidera un angolo più appartato, può provare a scendere a piedi nudi verso sud.

Una piccola chicca finale: non fatevi intimorire da un’eventuale pioggia, perché con essa la pietra del monolite, bagnata, assume sfumature incredibili.

Spiaggia di Pizzomunno, Gargano
Fonte: iStock
La bellissima Spiaggia di Pizzomunno

Baia di Campi, Vieste

L’ultima delle spiagge più belle del Gargano che vi consigliamo si trova in un tratto particolarmente selvaggio e si distingue per essere una delle più affascinanti della costa: Baia di Campi. Qui il protagonista è un tappeto di ciottoli bianchi levigati, che amplificano i riflessi del mare e rendono l’acqua di una trasparenza quasi caraibica. Di fronte, a pochi metri dalla riva, un piccolo isolotto spunta come un invito al viaggio, in quanto si può raggiungere a nuoto, in pedalò o in kayak.

Il mare è incredibile, talmente tanto chiaro che si vede il fondale anche a diversi metri di profondità. I ciottoli non trattengono la sabbia, quindi l’acqua resta limpida anche quando c’è movimento. Perfetta per lo snorkeling, è incorniciata da falesie bianche e vegetazione mediterranea, con il profumo di pini e salsedine che riempie l’aria.

Si trova sulla SP53 tra Vieste e Mattinata, all’altezza del Camping Baia di Campi. Si arriva comodamente in auto, con parcheggio a pagamento, e da lì si scende a piedi verso la spiaggia in pochi minuti. Servono scarpette da scoglio e maschera e boccaglio, mentre i momenti migliori per andare sono la mattina presto o nel tardo pomeriggio, soprattutto in alta stagione.

Baia di Campi è facile da raggiungere, scenografica, mai banale, un luogo da godersi con calma, con la maschera in faccia e i piedi nell’acqua fresca.

Tre spiagge paradisiache della Puglia vengono premiate con la Bandiera Blu

Tra le regioni balneari d’Italia più amate c’è la Puglia: dal Salento alla costa di Bari, si spazia tra tantissime spiagge che hanno fatto la storia della regione. Le Bandiere Blu del 2025 sono state assegnate e se a livello nazionale salgono a 246 in totale, nella regione si guadagnano 3 new entry portando il totale a 27. Le mete insignite hanno dato l’opportunità alla località di mostrare in che modo si stia impegnando sia nell’offrire servizi top quality, sia nella gestione sostenibile dell’ambiente marino.

I ventisette stendardi sventolano dalle scogliere del Gargano alle distese sabbiose del Salento senza dimenticarsi della costa barese. Proprio la varietà di paesaggi del litorale hanno fatto sì che questo territorio diventasse prezioso e apprezzato in tutto il mondo.

Ischitella: il borgo del Gargano che racconta storia e meraviglia

Sulle pendici del promontorio del Gargano, in provincia di Foggia, il borgo di Ischitella si affaccia su un panorama a dir poco straordinario, laddove il mare si distende fino a incontrare le lontane Isole Tremiti e, nelle giornate più limpide, persino la costa croata. Antica fortezza difensiva, terra dell’olio d’oliva e degli agrumi, è altresì nota per aver dato i natali a Pietro Giannone, uno dei giuristi italiani più importanti.

I quartieri storici di Terra Vecchia e Rione Ponte raccontano due anime distinte: il fascino medievale delle strette stradine e delle case a terrazza si contrappone alla grazia settecentesca delle linee eleganti e regolari.

E non sono soltanto le vedute a incantare: i tramonti, con la luce dorata, trasformano le passeggiate lungo i vicoli in momenti di pura magia. Una sosta in uno dei tanti punti panoramici regala attimi di contemplazione e autentica connessione con la natura.

Cosa vedere a Ischitella, perla pugliese

Il cuore di Ischitella si svela come un intreccio affascinante di vicoli lastricati, palazzi nobiliari e antiche testimonianze religiose, che raccontano una storia lunga e ricca di vicissitudini.

Simbolo del borgo è il Castello, conosciuto oggi come Palazzo Ventrella: in pieno centro storico, sulla parte più alta del colle, l’edificio odierno nasce dai resti di un’antica fortezza sveva distrutta dal devastante terremoto del 1646. Ricostruito nel XVIII secolo per volere del principe Francesco Emanuele Pinto, conserva la sua imponente torre, realizzata nel 1714, che domina il panorama.

Tra le chiese più importanti spiccano la Chiesa di Sant’Eustachio, costruita a metà del Settecento, e la suggestiva Chiesa della Santissima Annunziata, detta anche del Crocifisso di Varano. Quest’ultima, edificata nel X secolo sulle rive del Lago di Varano, custodisce uno pregiato crocifisso ligneo gotico della seconda metà del XIV secolo, protagonista della festa del 23 aprile, un sentito evento che ogni anno richiama fedeli e visitatori.

A pochi passi dal centro, da vedere è il Convento di San Francesco al cui interno si possono ammirare preziosi affreschi trecenteschi. Ma ciò che affascina di più è la leggenda legata al “Cipresso di San Francesco“. Si narra che quest’albero sia nato dal bastone che il santo piantò nel terreno dopo una preghiera, un simbolo di fede e speranza.

Infine, passeggiare tra le strade acciottolate di Ischitella rappresenta un invito a scoprire i sapori autentici del Gargano. Fermarsi in uno dei locali del centro storico significa immergersi in un mondo di profumi e sapori: limoni e arance appena spremuti, orecchiette con cime di rapa, zuppa di pesce e grigliate di pescato fresco sono solo alcune delle prelibatezze da gustare.

Tutto il fascino dei dintorni

A pochi chilometri dal borgo ecco due laghi meravigliosi, Lesina e Varano, che aggiungono ulteriore poesia a questo angolo del Gargano. Il Lago di Varano, il più grande, è una laguna protetta dove è possibile dedicarsi a sport acquatici, gite in barca o, semplicemente, a contemplare la natura.

Più a ovest, il Lago di Lesina si distingue per la sua forma allungata e per l’area protetta istituita nel 1981, un vero paradiso per gli amanti della fauna e della flora. La riserva naturale è una meta in cui il tempo appare sospeso, ideale per chi cerca tranquillità e bellezza incontaminata.

Scendendo verso il mare, si incontra poi Rodi Garganico, borgo dalle casette bianche e spiagge dorate, un altro gioiello che completa l’esperienza di chi visita Ischitella e i suoi dintorni.

Come arrivare a Ischitella

In auto, l’uscita autostradale di Poggio Imperiale è la scelta migliore per chi proviene da nord, mentre Candela è consigliata per chi arriva da sud lungo la A16.

Chi preferisce i mezzi pubblici può usufruire delle numerose linee di autobus che collegano il Gargano alle principali località.

Cosa fare a San Menaio, viaggio sulla punta del Gargano

A metà strada tra Peschici e Rodi Garganico spicca una piccola e graziosa frazione del comune di Vico del Gargano, in provincia di Foggia: San Menaio. Con soli 200 abitanti, questo gioiello incastonato sulla costa del Gargano rivolta verso nord, è una suggestiva località visitata ogni anno da migliaia di turisti che arrivano sulle sue spiagge per ammirarne la spettacolare cornice paesaggistica. Un luogo in cui la natura rigogliosa degli agrumeti si intreccia a spiagge paradisiache lambite da un’acqua cristallina di straordinaria bellezza.

Addentriamoci nel piccolo borgo balneare di San Menaio, scoprendone la storia e tutte le cose più belle da vedere in una tappa lungo lo spettacolare viaggio sulla costa garganica.

Storia di San Menaio

Le origini di questo piccolo centro abitato del Gargano si perdono nella preistoria: numerosi ritrovamenti paleolitici e neolitici testimoniano una presenza umana antichissima e pressoché ininterrotta in questa località, con una fase di grande sviluppo quando fu popolata dai Dauni, circa 4000 anni fa. Successivamente, in epoca medievale, la costruzione di fortezze costiere trasformò San Menaio in uno dei bastioni principali che difendevano la costa dai pirati saraceni attivi nell’Adriatico.

Sull’origine del nome San Menaio esistono due teorie principali: la prima vuole che sia il tentativo dei frati benedettini della zona di sostituire le antiche divinità locali con figure di martiri, durante la cristianizzazione della popolazione delle campagne. Sarebbe stata infatti la dea Mena, legata alla fertilità, a farne derivare il nome.

Una seconda ipotesi sulla sua origine risalirebbe a un santo martire, San Menaio, che apparve in sogno agli abitanti della città per avvisare dell’arrivo dei pirati saraceni, salvando in questo modo l’intera area da violenze e saccheggi.

Durante il Novecento, San Menaio venne riscoperta come spettacolare località turistica dopo la pubblicazione dei Racconti Garganici di Nicola Serena di Lapigio e la scelta del fumettista Andrea Pazienza di stabilirsi proprio nel piccolo centro abitato del Gargano.

Le spiagge di San Menaio

In un viaggio alla scoperta dei luoghi più interessanti di San Menaio non può mancare l’esplorazione delle sue splendide spiagge baciate da un mare turchese di profonda bellezza. Sono quattro gli arenili che si susseguono sulla linea della costa di San Menaio tra Rodi Garganico e Peschici, orientate verso nord e nord-ovest. Vediamole tutte.

Spiagge di San Menaio
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Spiaggia di San Menaio nel Parco Nazionale del Gargano

Spiaggia di San Menaio

Sabbia chiara e finissima che ricopre un lungo tratto di spiaggia di 2,5 chilometri abbracciata da paesaggi naturali che si specchiano nel mare: è la spiaggia di San Menaio, che inizia nella località delle Murge Nere (chiamata così per la presenza di due grandi monoliti di roccia scura che affiorano dal bagnasciuga) e passa per l’oasi agrumaria di Punta Molino, nel territorio di Rodi Garganico, e giunge a San Menaio.

Questa spiaggia, che in certi punti raggiunge una profondità di 60 metri, è per buona parte attrezzata, sorvegliata da bagnini e servita da numerosi ristoranti e strutture balneari, rendendola molto adatta ad una giornata al mare in famiglia e con i bambini. Appena oltre la spiaggia si raggiunge il suggestivo lungomare che collega San Menaio a Rodi Garganico, sul quale godersi una tranquilla passeggiata con vista mare.

Spiaggia San Menaio all'alba
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Spiaggia di San Menaio

Spiaggia dei Cento Scalini

Chiamata anche “spiaggia delle Tufare”, la spiaggia dei Cento Scalini è un piccolo gioiello balneare che merita di essere raggiunto. Vi si arriva percorrendo un suggestivo sentiero composto da 100 scalini che congiunge la spiaggia con la Strada Statale Garganica. Questa spiaggia, prevalentemente sabbiosa, è inserita in uno splendido paesaggio dominato da un alto costone di roccia bianca e dalla meravigliosa cornice degli alberi di agrumi, che durante la primavera inondano l’intera area con l’inebriante profumo dei fiori d’arancio.

La spiaggia è meno attrezzata per quanto riguarda i servizi turistici, ma merita sicuramente una visita per la sua bellezza naturale. Per evitare i tanti scalini, è possibile raggiungerla anche seguendo la spiaggia di San Menaio. E se amate le camminate immersi nella natura, consigliamo il sentiero naturalistico che attraversa la splendida Pineta Marzini costituita dai rigogliosi pini d’Aleppo.

Spiaggia della Murgia della Madonna

È lunga soltanto 250 metri, ma dona alcuni degli scorci più sorprendenti della zona. La spiaggia della Murgia della Madonna, chiamata anche “spiaggia del Sospetto” è composta da una commistione di piccoli ciottoli chiari e sabbia bianca ed è annidata dietro una grande roccia (“murgia” nel dialetto locale). La tradizione popolare narra che qui sia apparsa la Vergine Maria a un gruppo di pescatori e per questo motivo sia stata ribattezzata con il nome attuale.

È una delle spiagge più tranquille e isolate della zona, accessibile attraverso sentieri legati alle spiagge contigue (spiaggia dei Cento Scalini a ovest e Calenella ad est) ed è priva di strutture turistiche. Nei dintorni si possono visitare la suggestiva pineta, che abbraccia l’intera area, e la Grotta del Sospetto, un’ampia formazione rocciosa creata dall’erosione dell’acqua e dalla quale si può godere di uno spettacolare panorama sulla spiaggia.

Spiaggia di Calenella

Una lingua di sabbia fine e chiara lunga un chilometro costituisce la spiaggia di Calenella, che si estende dalla pineta Marzini fino alla splendida torre di Monte Pucci. Questa spiaggia è dotata di strutture turistiche e locali ed è sorvegliata da bagnini per tutta la sua lunghezza. Oltre alla bellezza delle acque che la bagnano, la spiaggia è famosa per le antiche strutture di Monte Pucci: un gruppo di tombe e ipogei paleocristiani molto suggestivi, utilizzati per tutto il Medioevo come chiesa e cimitero, e l’omonima torre medievale.

Centro storico e dintorni

Anche il centro urbano di San Menaio offre alcune interessanti attrazioni come la Torre dei Doganieri, detta anche Torre dei Preposti, che testimonia il passato militare della piccola località, impiegata nel Medioevo come fortificazione contro le scorrerie dei pirati saraceni. Risalente probabilmente all’epoca normanna, la torre rappresenta il punto di collegamento tra il centro storico di San Menaio e la località residenziale più recente delle Murge Nere.

Nonostante sia una frazione molto piccola, San Menaio custodisce nel suo centro storico ben tre luoghi di culto: le chiese di Sant’Antonio, di San Francesco  e di Santa Maria della Difesa.

Per gli amanti delle passeggiate naturalistiche, nei dintorni di San Menaio esistono due splendide località da non perdere: l’oasi agrumaria e la Pineta Marzini.

Poco fuori dal centro abitato e fino al comune di Rodi Garganico, si trova l’Oasi agrumaria: una meravigliosa distesa di alberi di agrumi, con alcune varietà che vengono coltivate soltanto in queste zone (come le arance del Gargano e i limoni femminiello, entrambi con etichetta DOP), e che fin dall’XI secolo sono il fiore all’occhiello delle comunità del Gargano. Questa meraviglia è un’oasi rara che è stata riqualificata e preservata, con un’attenzione particolare alla salvaguardia da parte delle realtà locali.

Un altro fiore all’occhiello del paesaggio naturalistico di San Menaio e delle aree circostanti è sicuramente la Pineta Marzini, facente parte del Parco nazionale del Gargano. I pini d’Aleppo pluricentenari sono i padroni indiscussi di questo bosco cullato dalla brezza marina, tra i più vasti e importanti d’Italia.

Le più belle spiagge di sabbia del Gargano tra Rodi e Vieste

La Puglia possiede tutti gli ingredienti per una vacanza perfetta: cibo fantastico, città splendide, paesaggi mozzafiato, ma soprattutto spiagge meravigliose. Tra le zone più famose per gli amanti del relax su spiagge di sabbia dalle acque cristalline c’è sicuramente il Gargano, l’area più selvaggia del litorale pugliese e luogo ideale dove trascorrere giornate indimenticabili. La maggior parte delle spiagge di sabbia sul Gargano, infatti, sono caratterizzate da piccole cale circondate da scogliere, con un arenile di sabbia chiara e fine, affacciate su un mare dai riflessi verde smeraldo e azzurro-turchese, autentiche meraviglie della natura.

Se avete pochi giorni per scoprirle e vi state chiedendo quali sono le spiagge di sabbia imperdibili del Gargano, questo articolo è esattamente quello che fa per voi!

Zaiana, Peschici

In passato spiaggia prediletta dai nudisti, oggi la cala di Zaiana a Peschici è considerata una delle spiagge più belle di tutta la Puglia. Circondata da alti costoni ricoperti di macchia mediterranea, vanta una sabbia fine e soffice, mentre le sue acque cristalline e tiepide invitano chiunque a tuffarsi al loro interno. Tuffarsi letteralmente, perché molte persone sfruttano i costoni per lanciarsi nel suo mare. A differenza di molte spiagge nei dintorni, quella di Zaiana è una spiaggia libera, seppur siano presenti anche un bar e un tratto di lido attrezzato. Se la visitate in alta stagione, consigliamo di andarci presto per assicurarvi un posto!

Baia di Manaccora, Peschici

Non lontano dalla spiaggia di Zaiana, si trova un’altra magnifica spiaggia di sabbia sul Gargano, quella di Manaccora. Situata in una delle più belle baie di tutta la Puglia, nei suoi pressi sorge anche un sito archeologico che testimonia la presenza di civiltà preistoriche nel territorio. La sabbia della spiaggia di Manaccora è fine e il fondale scende gradualmente. È sia libera che attrezzata, con stabilimenti balneari dotati di tutti i comfort, come il noleggio di lettini e ombrelloni, bar e ristoranti, dove mangiare ottimi piatti a base di pesce freschissimo, pescato in loco dai pescatori locali, con i quali potete anche organizzare una battuta di pesca o una gita in barca.

Spiaggia di Pizzomunno, Vieste

A Vieste, invece, proprio all’entrata della città, si trova la spiaggia di Pizzomunno, caratterizzata da sabbia fine e fondale basso. Iconico è il monolite di calcare bianco, attorno al quale ruota una leggenda con protagonisti una coppia di innamorati, Pizzomunno e Cristalda, e un gruppo di sirene. Queste, indispettite perché non riuscirono ad ammaliare l’uomo, lo punirono trascinando Cristalda nelle profondità del mare. Pizzomunno, pietrificato dal dolore, assunse la forma del monolite che da il nome alla spiaggia. Anche qui si può scegliere se rilassarsi nel tratto di spiaggia libera o in quella attrezzata, magari ascoltando la canzone di Max Gazzé, il cui nome è proprio “La Leggenda di Cristalda e Pizzomunno”.

Spiaggia di Pizzomunno
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La famosa spiaggia di Pizzomunno a Vieste

Porto Greco e Cala della Sanguinara, Vieste

A Vieste ricordiamo anche la spiaggia di Porto Greco, completamente immersa nel verde della rigogliosa vegetazione circostante. La spiaggia si può raggiungere a piedi attraverso un sentiero sterrato. Per gli amanti delle escursioni è possibile visitare la Grotta dei Marmi e la Grotta delle Viole, mentre a poca distanza sorge la spiaggia di Cala della Sanguinara, considerata il gioiello del Gargano. Si tratta di una caletta incastonata tra le rocce carsiche che caratterizzano quest’area della Puglia, circondate da pinete di pino d’Aleppo. La spiaggia si può raggiungere a piedi da un sentiero oppure via mare in barca.

Fontana delle Rose, Mattinata

Una delle spiagge più belle del Gargano è sicuramente Fontana delle Rose, situata nel territorio di Mattinata. Si tratta di una spiaggia molto suggestiva perché incastonata in un tratto costiero alto e roccioso grazie alla presenza di rocce sedimentarie ricoperte di pini. La spiaggia in sé è composta di sabbia e ghiaia, mentre le sue acque sono di un favoloso azzurro intenso con sfumature turchesi/blu e con fondali profondi, perfetti per nuotare o per fare piccole immersioni. Qui ci sono sia tratti liberi che aree attrezzate dotate di ombrelloni, sdraio e ristoranti.

Baia dei Colombi, Vieste

Chi è alla ricerca di una spiaggia più intima e nascosta, un gioiellino da non perdere è sicuramente la Baia dei Colombi. Qui la sabbia è morbida e dorata, mentre il mare azzurro turchese, con acque molto trasparenti. L’accesso non è semplicissimo: chi desidera raggiungerla dovrà percorrere un sentiero immerso nella macchia mediterranea partendo dalla litoranea di Peschici. La spiaggia deve il suo nome alla gigantesca Grotta dei Colombi che la protegge, rendendo questo scenario incontaminato ancora più suggestivo.

Le spiagge di Rodi Garganico

Rodi Garganico è una delle mete più conosciute grazie al suo centro storico e agli 8 chilometri di spiagge. Da non perdere è la spiaggia di Levante, riparata dal vento grazie alla presenza del porto e caratterizzata da sabbia fine dorata e acque azzurro-blu. Circondata da alberi di agrumi, invece, è il litorale di San Menaio, dove sono presenti quattro spiagge caratterizzate da un fondo sabbioso fine e color dorato chiaro e dal fondale marino poco profondo, pianeggiante e sabbioso.

Spiaggia di Rodi Garganico
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Spiaggia cittadina di Rodi Garganico

Peschici, tra mare e foresta, è la perla del Gargano

Per chi cerca una meta che unisca mare cristallino, natura incontaminata e tradizioni autentiche, Peschici, perla del Gargano, è il posto giusto. Nel cuore del tacco d’Italia, questo angolo di paradiso pugliese, conquista con i suoi panorami mozzafiato, il fascino dei vicoli bianchi e le meravigliose spiagge. Peschici, inoltre, è il luogo ideale per partire alla scoperta del Gargano, con la sua fitta Foresta Umbra, con i paesini dell’interno e con una costa spettacolare. Partiamo alla scoperta di Peschici e dei suoi tesori nascosti.

Peschici: un gioiello sul mare

Peschici è un pittoresco borgo marinaro situato sulla costa nord del Gargano, in provincia di Foggia. Arroccato su una scogliera a picco sul mare, il centro storico si sviluppa tra vicoli stretti e case bianche che rispecchiano la tipica architettura mediterranea. Fondato nel X secolo dai monaci benedettini, Peschici ha mantenuto intatto il suo fascino antico, con un mix di influenze bizantine, arabe e normanne. L’atmosfera è suggestiva a qualsiasi ora: con la vivacità della mattina o le splendide luci del tramonto. Una passeggiata senza meta, provando ad assaporare ogni scorcio improvviso, è la prima cosa da fare giunti qui.

Cosa vedere nel centro storico di Peschici

Il centro storico

La parte più suggestiva di Peschici è certamente il centro storico, con le sue viuzze e stradine sempre movimentate, su cui si affacciano le case e scalinate bianche, balconi fioriti e le botteghe artigiane. Nonostante il grande fermento turistico e la grande quantità di visitatori nei periodi estivi, il centro di Peschici non ha perso il suo fascino. Piazza del Popolo è il suo cuore, luogo perfetto per una pausa, per il pranzo o l’aperitivo.

Il Castello di Peschici

Il Castello, situato sul promontorio più alto del borgo e a strapiombo sul mare, offre una vista spettacolare sulla baia sottostante. Costruito dai Normanni, la struttura, che conserva molto poco dell’originale, oggi ospita il particolarissimo Museo delle torture.

La Chiesa di Sant’Elia

Questa piccola chiesa del XII secolo è un perfetto esempio di architettura romanica pugliese. All’interno, affreschi e decorazioni barocche che lasciano a bocca aperta i visitatori.

Spiagge da Sogno

La zona di Peschici è rinomata per la sua costa incredibile, e sono diverse le spiagge di sabbia o scogli delle immediate vicinanze.

Spiaggia di Peschici

La spiaggia principale di Peschici è una distesa di sabbia dorata bagnata da acque limpide. Ideale per famiglie, offre stabilimenti balneari attrezzati e ristorantini sul mare dove gustare prelibatezze locali.

Baia di Manaccora

A pochi chilometri dal centro, facilmente raggiungibile, la Baia di Manaccora è un paradiso per chi ama le spiagge selvagge e incontaminate. Qui si può praticare snorkeling, fare immersioni o semplicemente rilassarsi al sole. Da non perdere, il bel trabucco sulla scogliera della Grotta degli Dei.

Cala Lunga

Una delle spiagge più suggestive del Gargano, Cala Lunga è una caletta nascosta tra le rocce, di sabbia finissima, e circondata da vari trabucchi. Ci si arriva solo a piedi o in barca: un’escursione meno comoda, ma ne vale assolutamente la pena, specialmente per chi cerca tranquillità e contatto con la natura.

Escursioni nel Gargano

Al fresco della Foresta Umbra

A pochi chilometri da Peschici, nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, la Foresta Umbra è un’oasi di verde che merita la visita di un giorno. In estate l’escursione in foresta può essere piacevole per le temperature (ci sono anche 7 gradi in meno rispetto alla costa), per il fresco…e l’ombra! Il suo nome infatti è dovuto alla fitta vegetazione che per lunghi tratti non lascia passare neanche un raggio di sole. Nel 2017 le sue “Faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa” sono state riconosciute Patrimonio dell’umanità UNESCO, e ci sono almeno 15 sentieri tracciati, alcuni anche adatti ai principianti, per il trekking e la mountain bike. La Foresta Umbra è la meta ideale per le famiglie in vacanza sul Gargano; specialmente il percorso intorno al laghetto artificiale con i tanti animali del parco, la zona dei Daini e il gioco bosco, il parco realizzato in legno immerso nella natura. Nel 2022 la Foresta Umbra è stata inserita nella lista delle 10 foreste più belle al mondo, unica in Italia.

Gargano, foresta umbra
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Sentiero della Foresta Umbra, Gargano

Basilica di San Michele a Monte Sant’Angelo

La Basilica di San Michele a Monte Sant’Angelo è stata riconosciuta Patrimonio UNESCO nel 2011. La leggenda narra che l’arcangelo Michele apparve qui nel 490 d.C., e per questo il sito è una nota meta di pellegrinaggio. Sono 86 gli scalini per accedere alla Basilica; mentre Monte Sant’Angelo è il centro abitato più alto del Gargano e della Puglia. Tantissimi i sentieri per visitare la zona, sia di trekking che di mountain bike o e-bike. Assolutamente da assaggiare il dolce tipico di Monte Sant’Angelo: l’ostia ripiena con mandorle e miele.

Una crociera alle Isole Tremiti

Da Peschici partono i traghetti per un’escursione in barca o mini crociere per la visita alle Isole Tremiti, conosciute anche come le “perle dell’Adriatico”.  L’isola di San Nicola è il cuore storico e culturale delle Tremiti. Qui si può visitare l’Abbazia di Santa Maria a Mare, un complesso monastico benedettino del IX secolo, e passeggiare tra le antiche fortificazioni che offrono viste spettacolari sul mare. L’isola di San Domino è la più grande e la più verde delle Tremiti, è famosa per le sue grotte marine. Tra queste, la Grotta del Bue Marino e la Grotta delle Rondinelle sono le più suggestive. La spiaggia di Cala delle Arene, con la sua sabbia bianca e l’acqua cristallina, è perfetta per una giornata di relax. L’isola di Capraia è invece il paradiso per chi ama la natura selvaggia. Le sue coste frastagliate e i fondali ricchi di fauna marina la rendono una meta privilegiata per i subacquei. L’isolotto di Cretaccio, tra San Nicola e San Domino, è una tappa interessante per le sue acque turchesi e i fondali sabbiosi. Le Tremiti sono famose inoltre per le loro grotte marine, esplorabili con escursioni in barca. La Grotta del Sale, la Grotta delle Viole e la Grotta del Cretaccio sono solo alcune delle meraviglie naturali che si possono visitare, ciascuna con caratteristiche uniche e affascinanti giochi di luce. Volete esagerare? Punta del Diavolo è una scogliera spettacolare sull’isola di San Domino per ammirare il tramonto sulle Tremiti.

isole Tremiti gargano
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Vista sulle Isole Tremiti

Info pratiche

Come arrivare a Peschici

Peschici è facilmente raggiungibile in auto, o in treno fino a Foggia, da dove proseguire con un autobus. Per visitare il Gargano l’automobile potrebbe essere molto comoda, anche se gli autobus arrivano praticamente ovunque (ma ci va un po’ di pazienza).

Quando andare a Peschici

Il periodo migliore per visitare Peschici è da maggio a settembre, quando il clima è mite e le giornate sono lunghe e soleggiate. Per evitare la folla, i mesi di giugno e settembre sono certamente migliori rispetto a luglio e agosto, quando il turismo di massa invade le stradine del piccolo borgo a picco sul Mediterraneo.

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