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San Siro e stadi delle Olimpiadi, come sono fatti quelli che vincono i premi di design più prestigiosi

In Italia abbiamo stadi leggendari come San Siro a Milano (venduto recentemente a Inter e Milan), Juventus Stadium a Torino e Olimpico a Roma, veri templi del calcio e dello sport. Ma quando si parla di architettura d’avanguardia e design premiato a livello mondiale, il podio si sposta fuori dai confini del Belpaese. Nessuno di questi simboli italiani è infatti riuscito a conquistare un posto tra i vincitori del Prix Versailles 2025, il riconoscimento internazionale che celebra le strutture sportive più belle e innovative del pianeta.

Dalla Germania al Giappone, passando per gli Stati Uniti e la Cina, gli stadi premiati mostrano come lo sport possa fondersi con arte, tecnologia e sostenibilità, trasformando un’arena in un’esperienza urbana e sociale che mantiene un equilibrio perfetto tra benessere, condivisione ed eccellenza. Ecco i sei stadi più belli del mondo: capolavori di architettura contemporanea capaci di ospitare una grande varietà di eventi e che scrivono il futuro dei luoghi sportivi (anche quelli delle prossime Olimpiadi).

SAP Garden Munich, Germania

Un enorme edificio di 62.500 metri quadrati perfettamente integrato con il paesaggio grazie al suo tetto ricoperto di giardini è la struttura ambiziosa del SAP Garden di Monaco di Baviera, in Germania. Progettato dallo studio 3XN, è la casa dell’EHC Red Bull München (hockey su ghiaccio) e del Bayern Monaco (basket). L’arena principale ospita fino a 10.700 spettatori per l’hockey e 11.500 per il basket, grazie a tribune mobili regolabili che garantiscono una visuale perfetta da ogni angolazione.

Lo spettacolo sportivo si unisce a quello delle luci e dei media digitali che trasformano l’atmosfera e non mancano aree VIP, un ristorante, negozi, uffici, sale conferenze e una terrazza panoramica aperta al pubblico, visitabile anche in assenza di eventi sportivi. Un modello di architettura sostenibile, in cui estetica ed efficienza si fondono.

Le Colisée, Francia

A 13 minuti a piedi dall’iconica cattedrale di Chartres, nel cuore della città francese, sorge il nuovo spazio polifunzionale dedicato allo sport e alla cultura premiato ai Prix Versailles per la sua integrazione con il paesaggio e il recupero attento di un’ex area ferroviaria abbandonata. Progettato dallo studio Groupe-6 architectes, questo “colosseo” richiama il suo omonimo di Roma e la sala principale di forma ellittica ricorda i teatri dell’antichità.

Collegata direttamente alla stazione ferroviaria tramite una passerella pedonale, l’arena seminterrata segue la pendenza naturale del terreno, mentre il giardino pensile e la promenade sul tetto, arricchita da piante e spazi verdi, formano un nuovo spazio pubblico che accoglie residenti e visitatori.

Kagawa Prefectural Arena, Giappone

Affacciata sul Mare Interno di Seto, nei pressi della stazione ferroviaria e del terminal dei traghetti di Takamatsu, la Kagawa Prefectural Arena (nota anche come Anabuki Arena Kagawa), in Giappone, comprende tre palazzetti distinti, ognuno con proporzioni specifiche per discipline che spaziano dal basket alle arti marziali.

Progettata dallo studio SANAA, questa struttura moderna unisce sotto un unico tetto ondulato gli spazi della piazza, del parco e del porto, riconnettendo la città al mare. Le palestre sono senza muri e le tribune fungono da confine, mentre ampie vetrate panoramiche permettono alla luce naturale di inondare l’edificio da ogni lato.

Caesars Superdome, USA

Non è nata negli ultimi anni, ma questa struttura, rinnovata dopo i gravi danni subiti dall’uragano Katrina nel 2005, è tornata a risplendere e si guadagna un posto tra gli stadi più belli del mondo. Il Caesars Superdome di New Orleans, la “cattedrale” dei Saints, sorge a breve distanza dal fiume Mississippi ed è uno dei primi stadi coperti del football americano. Non ha perso il suo record: detiene ancora il primato di più grande struttura a cupola fissa del mondo.

Inserito nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici nel 2016, è stato ristrutturato dallo studio Trahan Architects, con l’obiettivo di prolungare la vita del complesso, ormai cinquantennale. Le novità inserite? Tre nuovi ingressi con atrio luminoso e accogliente; spazio interno ampliato; rivestimento di alluminio anodizzato con un nuovo design che richiama la forma scultorea dorata iconica dell’esterno del Superdome.

Uno stadio dall’aspetto più moderno e accessibile, dove innovazione e conservazione del patrimonio storico mantengono un perfetto equilibrio.

Caesars Superdome
iStock
Il Caesars Superdome di New Orleans

Xi’an International Football Centre, Cina

Lo stadio e i campi di allenamento del Centro Internazionale di Calcio di Xi’an, situato a Fengdong, porta la firma di Zaha Hadid Architects (che hanno progettato anche una delle stazioni più belle del mondo). Dentro alla struttura a forma di sella, un’arena ultramoderna accoglie fino a 60.000 spettatori.

Non solo sport: questo centro rappresenta anche un nuovo spazio pubblico, con terrazze ombreggiate con vista sulla città e sui monti Qin, aree per il tempo libero e attività di ristorazione aperte ogni giorno sia per i residenti che per i visitatori.

Particolare attenzione è stata posta alla mitigazione dei venti freddi che provengono da nord, dalle linee sinuose dello stadio al materiale traslucido che protegge gli spettatori dalle intemperie e dalla luce diretta del sole, lasciando comunque filtrare la massima quantità di luce naturale.

Intuit Dome, USA

La nuova casa dei Los Angeles Clippers, a Inglewood, in California, sembra una palla da basket che entra nel canestro. Si chiama Intuit Dome e ha un’architettura spettacolare progettata da AECOM.

Costruita in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi estive del 2028, questa imponente struttura dedicata al basket promette un’esperienza immersiva a tutti visitatori, sia grazie al design degli interni sia grazie a murales e sculture di artisti locali di Los Angeles, oltre a diverse opzioni di intrattenimento tecnologico.

Breno/BS, da Regione 5,1 milioni per realizzazione nuova piscina

Via libera, dalla Giunta della Regione Lombardia, alla proposta dell’assessore a Enti locali, Montagna e Programmazione negoziata, Massimo Sertori, dello schema di convenzione con il Comune di Breno (Brescia) per la realizzazione di una nuova piscina.

La nuova piscina a Breno

Il nuovo impianto natatorio sarà finanziato dalla Regione con 5,1 milioni di euro a valere sulle risorse del Fondo Comuni Confinanti. L’intervento rientra nei progetti di valorizzazione del territorio montano. Si tratta della realizzazione dell’intervento 24BS ‘Ex 4.1BR Realizzazione nuovo impianto natatorio a servizio della Media Valle Camonica nel comune di Breno’.

Sertori: un intervento per il settore montano

L'assessore Massimo sertori annuncia il via libera allo schema di convenzione con il Comune di Breno per la costruzione della nuova piscina“Con il via libera allo schema di convenzione per la realizzazione della nuova piscina – spiega l’assessore Sertori – diamo l’avvio alla realizzazione del progetto, sostenendo la crescita e l’attrattività del sistema montano, nello specifico della media Valle Camonica, per il cui territorio l’impianto natatorio diventerà un riferimento”.

“Una struttura utile – sottolinea l’assessore – per la pratica sportiva e la riabilitazione e adatta a diverse generazioni”.

Progetto strategico per la Media Valle Camonica

All’interno del programma di progetti strategici per la programmazione 2019-2027 relativo alla provincia di Brescia è ricompreso il progetto 24BS ‘Ex 4.1BR – Realizzazione nuovo impianto natatorio a servizio della Media Valle Camonica nel Comune di Breno’. Una realtà per cui il Comune di Breno (soggetto attuatore) ha quindi presentato l’approfondimento tecnico che Regione Lombardia ha approvato. E ha definito quindi lo schema di convenzione per garantire al territorio i fondi per la costruzione della struttura.

Regione concretamente dalla parte dei territori

“Il sostegno finanziario alla costruzione della piscina – conclude l’assessore Sertori – è la dimostrazione concreta dell’impegno di Regione a favore dei suoi territori montani, della loro attrattività e fruibilità grazie anche alla creazione e realizzazione di nuovi servizi per i cittadini. A Breno e nella Media Valle Camonica il nuovo impianto sarà infatti l’immagine dell’azione della Lombardia”.

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Il meraviglioso lago smeraldo, una delle attrazioni top della Cina

Esistono luoghi che sembrano essere nati per farci dubitare dei nostri occhi, paesaggi che appaiono come dipinti e tra questi c’è il lago Feicui conosciuto anche come Mangya Emerald Lake in Cina. Una tavolozza di sfumature da batticuore che rendono il posto tra i più visitati del territorio.

Il lago smeraldo della Cina

Il Feicui Emerald Lake prende il nome dal colore particolare delle acque che sfumano dal verde smeraldo più intenso ad altre tonalità più chiare. Una vera e propria gemma che lascia i visitatori a bocca aperta; a renderlo così speciale è la composizione minerale che trasforma ogni riflesso in un gioco di colori. In autunno questo luogo è ancora più fotogenico e le tonalità di verde e bianco sfumano fino al blu intenso.

Con un’estensione di 26 chilometri quadrati, attira l’attenzione grazie ai bacini di acqua salata che lo rendono particolare. In passato qui c’era un’area mineraria ma ora i social lo hanno reso famoso andando contro il soprannome di “città solitaria” per Mangya, vedendo sempre più curiosi esploratori sul luogo.

Camminando lungo le rive ci si rende conto di come cambi il paesaggio passo dopo passo: le acque si muovono come tessuti preziosi e mutevoli e tutto intorno le distese di saline e i paesaggi creano un contrasto che lascia senza fiato.

Ancora più straordinario è il silenzio che avvolge il lago e che penetra nell’anima di chi sceglie di visitarlo. Il rumore di sottofondo viene cancellato e si vive un vero e proprio invito a fermarsi, respirare profondamente e riconnettersi con una parte più autentica di sé.

Non sorprende che questo luogo sia così popolare sui social e che sia diventato un paradiso per gli amanti delle fotografie. Ogni scatto riesce a catturare un riflesso o una sfumatura ma qualsiasi immagine immortalata non riuscirà mai a dare la stessa sensazione che si ottiene vedendo il luogo dal vivo.

Il verdissimo lago di Feicui
IPA
Feicui, il lago smeraldo da visitare in Cina

Dove si trova il lago smeraldo della Cina e come arrivarci

Il Feicui Emerald Lake si trova nella città di Mangya, all’interno del vasto bacino del Qaidam, nella parte nord-occidentale della provincia di Qinghai.

La regione è una delle più remote della Cina e proprio questa caratteristica rende il lago salato una delle attrazioni più magiche del territorio. Per arrivarci si deve intraprendere un viaggio vero e proprio con questa destinazione specifica, e proprio per questo sono pochi gli europei che lo raggiungono.

La città di Mangya funge da punto di riferimento principale. A quel punto si scelgono mezzi privati o tour organizzati per arrivare fino alle sponde del lago attraversando deserti punteggiati da saline, montagne e l’ampio bacino del Quaidam che sembra infinito.

Per chi parte da più lontano, le città principali di Qinghai, come Xining, offrono collegamenti ferroviari e aerei. Da Xining a Mangya il tragitto richiede tempo, ma è proprio la distanza a rendere speciale questa meta. Non si tratta di una gita veloce, ma di un viaggio in Cina che vi porta in una dimensione diversa, lontana dalla frenesia delle grandi città.

Il sito archeologico Yinxsu custodisce i segreti della civiltà Shang e la tomba di una regina guerriera

Il sito archeologico Yinxu è una vera meraviglia capace di trasportarci indietro nel tempo all’antica Cina con tesori custoditi di oltre 3000 anni fa. Si tratta della Cina più leggendaria, quella in cui culti e imperi nascosti hanno fatto la storia. Tra le terre fertili dello Henan viene custodita quella che oggi è una rovina ma che racconta pagine della storia attraverso una porta d’accesso privilegiata alla civiltà Shang, una delle più antiche della Cina, e culla di una scrittura che ha gettato le basi per l’immenso alfabeto della cultura cinese. Chi ha in programma un viaggio in Cina dovrebbe prendere in considerazione la visita al sito archeologico Yinxu.

Dove si trova il sito archeologico Yinxu

Per raggiungere Yinxu, devi partire dalla modernità frenetica di Pechino e dirigerti verso sud, attraversando pianure e villaggi che custodiscono secoli di storia. Dopo poche ore di viaggio in treno, la città di Anyang ti accoglierà con il suo ritmo tranquillo e il calore dell’entroterra cinese. È qui, nella parte settentrionale della provincia dello Henan, che troverai l’ingresso a un mondo perduto. A ovest della città, esteso su 24 chilometri quadrati, si apre il sito archeologico: un vasto spazio che un tempo pulsava come cuore politico e spirituale della dinastia Shang.

Lo Henan è un territorio, fertile e strategico che ha visto nascere e tramontare regni, ha accolto grandi centri urbani dell’antichità e custodito nelle sue viscere intere città sepolte per millenni, protette dalla terra fino alle scoperte archeologiche del XX secolo. Il nome stesso “Yinxu” racconta la sua essenza: “Yin” è il nome della capitale degli Shang, mentre “Xu” significa “rovine”. Un nome semplice e diretto, che però racchiude un patrimonio inestimabile. Il sito, inserito tra i patrimoni UNESCO dal 2006, rappresenta pienamente quella che è stata la civiltà cinese antica.

Caratteristiche del sito archeologico Yinxu

Camminare a Yinxu significa percorrere un paesaggio stratificato di secoli. Immagina una città dell’età del bronzo, fiorente tra il 1300 e il 1027 a.C., pianificata con precisione, protetta da mura e organizzata attorno a palazzi reali e spazi cerimoniali. Non si tratta di ruderi disordinati: la disposizione urbanistica di Yin dimostra già un livello avanzatissimo di pianificazione, con strade, sistemi di drenaggio e aree produttive distinte.

La parte principale del sito archeologico più interessante della Cina si sviluppa nel villaggio di Xiatotun conosciuto con il soprannome del paese delle iscrizioni sul guscio di tartaruga. Qui la terra ha restituito più di centomila frammenti con caratteri incisi, come se sotto ogni passo ci fosse una pagina della più antica enciclopedia della civiltà Shang. La zona nord ospita l’area dei palazzi reali: vaste piattaforme di terra battuta, ordinate e orientate con una precisione che ancora oggi stupisce gli archeologi. Le fondamenta, fatte di pietra e terra, sorreggevano strutture con muri in fango e tetti a quattro falde, in grado di ospitare centinaia di persone durante cerimonie solenni.

Attorno ai centri politici si sviluppavano le aree produttive. Le fonderie di bronzo, enormi per l’epoca, erano il cuore industriale di Yin. Qui prendevano forma vasi rituali, armi, carri e migliaia di punte di freccia, testimonianza di un’economia e di una società in cui il potere militare era imprescindibile. L’osso e la giada venivano abitualmente lavorate da artigiani e officine che lo utilizzavano per creare oggetti prestigiosi e dal forte significato simbolico. Persino il sistema idrico era più avanzato di quel che si potesse immaginare con tanto di pozzi e condotte.

Passeggiare in questi spazi, oggi immersi in un silenzio quasi surreale, significa ricostruire con la mente il rumore dei martelli, il luccichio dei metalli fusi, il fruscio delle vesti cerimoniali. Ogni angolo di Yinxu è un invito a immaginare, a dare corpo a una città che, pur scomparsa, continua a vivere nei reperti e nei racconti.

Sito archeologico Yinxu in Cina
IPA
Scavi e ritrovamenti nel Sito archeologico Yinxu

Scoperte nel sito archeologico Yinxu

Le prime grandi scoperte avvennero quasi per caso, alla fine del XIX secolo, quando contadini locali dissotterrarono gusci di tartaruga e ossa incise. Quelle incisioni, inizialmente misteriose, si rivelarono essere iscrizioni oracolari usate per la divinazione più di tremila anni fa. Gli studiosi hanno avuto davanti agli occhi una vera rivoluzione che mostrava la lingua scritta più antica del continente attraverso un sistema complesso che collegava politica, religione e quotidianità.

Dal 1928 gli scavi archeologici hanno dato modo di scoprire veri tesori custoditi. Dalle tombe ai santuari fino a fonderie, officine e strade che hanno creato il vero e proprio mosaico della civiltà Shang.

Tra le scoperte più rilevanti? La tomba di Fu Hao, moglie del re Wu Ding, che è stata ritrovata da un team di archeologi nel 1976. Al suo interno, oltre ai resti del corpo, sono stati trovati 16 scheletri umani e 6 di cani che avevano lo scopo di accompagnare la donna nell’aldilà. Non sono mancati neppure tesori quali 440 oggetti di bronzo, 600 manufatti di giada, pietra e osso e numerose conchiglie di ciprea, un tempo usate come moneta di scambio.

tomba di Fu Hao in Cina
IPA
visitare la tomba di Fu Hao all’interno del sito archeologico di Yinxu

Dalla tomba sono emerse poi altre sorprese incredibili: quattro specchi di bronzo che anticipano di cinquecento anni la comparsa di questo oggetto nella storia cinese, e tre coppe d’avorio di eccezionale fattura, testimonianza di un’artigianalità raffinata e di contatti culturali ampi.

I suoi reperti raccontano anche la vita quotidiana e la potenza militare degli Shang. Il ritrovamento di un recipiente quadrato di bronzo del peso di 875 chili, oggi conservato al Museo Nazionale della Cina a Pechino, testimonia l’abilità metallurgica e la capacità di organizzare progetti monumentali. Le migliaia di punte di freccia, mai recuperate dopo le battaglie, parlano di una società in cui la guerra era parte integrante del potere.

Come visitare il sito archeologico Yinxu

Buone notizie per chi desidera visitare il sito archeologico Yinxsu: lo spazio è aperto tutto l’anno con orari differenti. Da ottobre a marzo è accessibile dalle 8 alle 18 mentre da marzo a ottobre si prosegue la visita fino alle 18:30. Il biglietto non è costoso: si spendono 90 yuan, l’equivalente di circa 11 euro. Il momento migliore per visitarlo è però legato alle mezze stagioni, in primavera e autunno il clima è decisamente più piacevole per passeggiare.

Scoperta la tomba di un principe ostaggio di Silla in Cina: non era mai successo prima

È una scoperta incredibile quella fatta da un team di archeologi nella provincia dello Shaanxi, nel nord-ovest della Cina: per la prima volta, è stata rivelata la tomba di un principe ostaggio del regno di Silla, uno dei tre regni della penisola coreana, risalente alla dinastia Tang. All’interno della sepoltura, i ricercatori hanno portato alla luce un’epigrafe che, non solo identifica il defunto come Kim Young, ma ne racconta dettagliatamente anche la biografia. Potete quindi immaginare l’emozione di chi è stato protagonista di questa scoperta!

Ci troviamo davanti a un frammento di storia che riemerge dal sottosuolo per gettare nuova luce sui legami tra la Corea antica e l’impero cinese.

La scoperta della tomba in Cina

La tomba è stata scoperta da un team dell’Istituto Provinciale di Archeologia dello Shaanxi in Cina, presso il sito archeologico del villaggio di Dongjiang, poco più di un miglio a nord dell’antica capitale della dinastia Tang. Identificata come “Tomba M15”, si tratta di una camera sepolcrale costruita in mattoni blu, con un lungo corridoio inclinato che conduce a una singola sala funeraria. La sua struttura e il suo design richiamano quelli di altre tombe di medie dimensioni risalenti allo stesso periodo nella regione.

Sebbene la tomba fosse stata saccheggiata nell’antichità, i predoni hanno lasciato dietro di sé un prezioso tesoro: ben 83 oggetti funerari. Tra questi, spiccano affascinanti statuette in argilla rossa che raffigurano segni zodiacali antropomorfi, re celesti, spaventosi spiriti guardiani della tomba e una sorprendente collezione di 58 animali: cammelli, cavalli, pecore, buoi, maiali, cani e galline, un intero mondo simbolico scolpito per accompagnare il defunto nell’aldilà.

Tuttavia, il tesoro più grande è rappresentato da un’epigrafe in pietra blu: si tratta di un coperchio quadrato e a cupola decorato con nuvole e peonie lungo i bordi e agli angoli, con un’iscrizione centrale in antica scrittura sigillare che recita “Epigrafe del defunto Lord Kim del Grande Tang”. L’iscrizione principale è scolpita sul blocco in scrittura regolare, è lunga 557 caratteri e registra le gesta di Kim Young e dei suoi antenati.

Perché si tratta di un ritrovamento straordinario

Si tratta di un ritrovamento straordinario non solo perché è la seconda stele tombale conosciuta appartenente a un ostaggio di Silla, ma anche perché è l’unica a essere stata scoperta attraverso uno scavo archeologico ufficiale, con contesto originale e documentazione intatta.

Ma cosa abbiamo scoperto su Kim Young grazie all’epigrafe? Da quanto si evince dall’iscrizione, Kim Young era un principe di Silla che servì come ostaggio politico nella Cina dei Tang. Era nato nel sesto anno del regno di Tianbao (747) e morì nel 794 all’età di 48 anni nella residenza per ospiti di Taipingli a Chang’an.

Secondo i registri storici, tre generazioni della sua famiglia servirono come ostaggi nella dinastia Tang e furono insigniti di cariche ufficiali. Lo stesso Kim Young accompagnò per due volte gli inviati Tang in missioni diplomatiche a Silla e partecipò a doveri cerimoniali, comprese missioni di lutto e investitura.

Il suo funerale fu organizzato da funzionari Tang, con il magistrato della contea di Chang’an che ne supervisionò gli accordi. Sia il suo luogo di sepoltura che la bara furono concessi per decreto imperiale, a dimostrazione del favore e del rispetto della corte Tang nei suoi confronti.

Premio ‘Lombardia è ricerca’, Regione proroga candidature al 31 agosto

Regione Lombardia ha stabilito una proroga al 31 agosto 2025 per la presentazione delle candidature al Premio internazionale ‘Lombardia è ricerca’. Visto il grandissimo interesse suscitato dal tema scelto e anche dalle novità che sono state introdotte per il 2025, infatti, Regione Lombardia ha deciso di lasciare ancora un mese di tempo a chi vuole presentare un progetto.

Proroga del premio ‘Lombardia è ricerca’, tema 2025 medicina preventiva

L’edizione 2025 del Premio è dedicata, in particolare, al tema ‘Metodi innovativi di diagnostica precoce o di medicina preventiva’.  L’obiettivo è in particolare migliorare l’aspettativa e la qualità di vita dei cittadini. Un tema di particolare interesse, anche oltre l’ambito strettamente medico.

Le novità di quest’anno

Le candidature al Premio Internazionale ‘Lombardia è Ricerca’ – che grazie alla proroga devono essere presentate entro il 31 agosto – possono essere inviate da tutti gli scienziati, di qualsiasi nazionalità. Il requisito è il fatto di aver fornito un contributo significativo sul tema dell’edizione 2025 e il raggiungimento di un h-index pari almeno a 50 nel database Scopus, a testimonianza di una produzione scientifica comprovata. Una prima novità importante è rappresentato dal fatto che ogni scienziato potrà presentare la propria candidatura sul tema del premio (a differenza delle edizioni precedenti, per le quali era necessario essere candidati da altri ricercatori).

Proroga premio Lombardia è ricerca 2025, presentazione progetto di medicina traslazionale entro 31 agosto

Ma non è tutto. Da quest’anno, infatti, chi si candida dovrà presentare anche un progetto di ricerca traslazionale da attivare in collaborazione con uno o più organismi di ricerca pubblici o privati della Lombardia. Il progetto diventa dunque elemento di rilievo già al momento della candidatura, nonché oggetto di valutazione da parte della giuria di selezione. In questo nuovo contesto, lo scienziato vincitore si aggiudicherà il 30% del riconoscimento, mentre il 70% del premio sosterrà progetto traslazionale abbinato alla candidatura.

La Giornata della Ricerca al Teatro alla Scala

Il Premio internazionale ‘Lombardia è Ricerca’ viene consegnato, come ogni anno, nel corso di un evento speciale e pubblico. La data prevista è ì l’8 novembre al Teatro della Scala di Milano. Si tratta del giorno in cui si celebra la Giornata della Ricerca, organizzata da Regione Lombardia e promossa insieme alla Fondazione Umberto Veronesi. L’obiettivo è valorizzare il contributo di ricerca e innovazione.

Fermi: vogliamo essere punto di riferimento per la ricerca

foto generica dell'assessore Fermi a un convegno dedicato alla ricerca, tema al centro del premio lombardia è ricerca 2025 per cui Regione ha stabilito una proroga

“Quello dell’8 novembre  – commenta l’assessore regionale a Università, Ricerca e Innovazione Alessandro Fermi – è un appuntamento molto importante. Tutti gli anni infatti consegniamo un riconoscimento da 1 milione di euro. Con questo evento vogliamo continuare a essere un punto di riferimento per la ricerca e l’innovazione, due ambiti imprescindibili per una regione come la nostra. Per quel che riguarda in particolare le scienze della vita, abbiamo risultati di grandissimo livello delle nostre università e dei nostri centri di ricerca, pubblici e privati. Si tratta di un comparto che incide inoltre per oltre il 12% sul totale del Pil lombardo come valore aggiunto”.

Innovazione centrale per cure più efficaci

“Ricerca e innovazione – conclude Fermi – rappresentano un punto di partenza fondamentale per trovare soluzioni di cura sempre più efficaci per i pazienti di oggi e di domani”.

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In Cina esiste un incredibile deserto pieno di dune che cantano

Nella provincia nordoccidentale di Gansu, in Cina, ci sono delle colline desertiche che vibrano al suono della musica. Per alcuni si tratta di un fenomeno affascinante, per altri un po’ inquietante: in entrambi i casi è evidente che ci troviamo davanti a un luogo davvero speciale. Situate nella città di Dunhuang, le Singing Sand Dunes cantano al soffiar del vento, producendo suoni che, alle orecchie dei visitatori, arrivano come una incredibile melodia.

Le dune hanno dimensioni variabili, dove la più alta raggiunge i 1.715 metri. Se le si guarda da vicino, le sabbie assumono anche colori arcobaleno, che vanno dal giallo e bianco al verde e nero. Considerate le sue peculiari caratteristiche, le ‘dune cantanti’ sono state anche al centro di molte leggende e racconti popolari, conquistando anche Marco Polo.

Le dune, infatti, si trovano lungo la famosa Via della Seta, un’importante rotta commerciale che collegava l’Asia centrale all’Europa e che fu utilizzata per circa 1.500 anni a partire dal II secolo a.C. Seppur non siano le uniche, grazie alla loro posizione e ai suoni che emanano, sono considerate culturalmente le più significative della Cina.

Le leggende attorno alle Singing Sand Dunes

Secondo una leggenda cinese, nella zona in cui si trovano le famose Singing Sand Dunes c’era un lago chiamato “della Luna Crescente”, circondato da templi sacri. Furono proprio i suoni dei rituali e delle preghiere provenienti dai templi a svegliare il principe Drago Giallo, che dormiva nelle vicinanze del deserto. Irritato dal disturbo, il drago coprì l’intera regione e i suoi abitanti con la sabbia. Si dice che la musica misteriosa udita tra le dune provenga proprio dalle anime di coloro che furono sepolti.

Non solo in Cina, anche altre culture hanno creato miti simili per spiegare il “canto” delle dune. Ad esempio, nel deserto del Sahara, alcune tribù berbere credono che le dune cantanti siano il respiro degli spiriti del deserto, mentre in altre tradizioni mediorientali si narra che le dune siano custodi di antichi segreti sussurrati dal vento.

La spiegazione scientifica dietro le famose dune che cantano

La leggenda aggiunge un’aura magica e suggestiva a questo paesaggio da cartolina, ma la vera causa del fenomeno sonoro delle dune può essere spiegata attraverso alcune particolari caratteristiche fisiche della sabbia e della conformazione delle dune stesse.

La qualità dei granelli di sabbia, per esempio, è solo uno degli elementi che fanno “cantare” le dune. Composti da particelle da fini a medie, le loro dimensioni permettono un migliore movimento e interazione tra i granelli. Questo, unito alla loro forma, genera diverse risonanze e frequenze, con i granelli lisci e rotondi che producono suoni più armoniosi.

Anche la conformazione delle dune può influenzare il loro suono, poiché la pendenza della superficie incide sulla quantità di interazioni tra le particelle di sabbia. Naturalmente, è necessario che il vento abbia la giusta intensità per muovere i granelli quel tanto che basta a generare il suono: con un vento forte le dune emettono un ruggito potente, mentre con una brezza leggera le colline producono una musica delicata.

Le strutture circostanti possono inoltre contribuire a creare e amplificare il rumore, poiché montagne e colline formano dei canali d’aria che convogliano il vento in zone specifiche intorno alle dune. Mentre il vento agita i granelli, si genera attrito che fa vibrare la sabbia, producendo suono. Inoltre, le cavità d’aria tra i granelli possono agire come camere di risonanza che amplificano il suono.

Pattinaggio inline freestyle, torna a Milano la ‘Hero Battle Cup 2025’

Milano torna protagonista sulla scena internazionale degli sport urbani con la ‘Hero Battle Cup 2025‘, uno degli appuntamenti più attesi  del pattinaggio inline freestyle. Dopo il successo dello scorso anno, la città ospiterà, per la seconda volta consecutiva, la tappa italiana della Coppa del Mondo, giunta alla 17ª edizione.

Riconosciuta dalla Federazione Olimpica Internazionale World Skate e sostenuta da Skate ItaliaFederazione italiana sport rotellistici, la manifestazione è classificata come evento 3 stelle, il massimo livello nel ranking mondiale, e richiama i migliori talenti della scena internazionale. Per 20 giorni, Milano si trasformerà quindi in un palcoscenico a cielo aperto dove si incontrano sport, cultura urbana e innovazione.

Hero Battle Cup 2025, a Milano il pattinaggio inline freestyle

Il programma della manifestazione è stato illustrato a Palazzo Lombardia da Federica Picchi, sottosegretario alla Presidenza della Regione con delega a Sport e Giovani.  Presenti, tra gli altri, anche Martina Riva, assessore allo Sport del Comune di Milano e Alessandro Cola, presidente Asd Conero Roller e organizzatore dell’evento.

Sport delle nuove generazioni

“Eventi come la ‘Hero Battle Cup’  – ha spiegato Federica Picchi – rappresentano lo sport delle nuove generazioni: dinamico e profondamente connesso con la valorizzazione del linguaggio urbano e giovanile. Regione Lombardia sostiene le manifestazioni che sanno unire spettacolo e partecipazione, promuovendo socialità, talento e innovazione. Milano, anche attraverso appuntamenti come questo, si conferma capitale sportiva capace di parlare al futuro”.

A fare da sfondo all’edizione 2025 sarà piazza Duca d’Aosta, quella della Stazione Centrale, uno degli spazi urbani più emblematici e sfidanti di Milano.

Non solo sport, spazio di incontro, vita e condivisione

“Milano accoglie per il secondo anno la Hero Battle Cup –  ha sottolineato  Martina Riva  – e lo fa in uno dei luoghi più iconici e complessi della città: piazza Duca d’Aosta. Portare qui atlete e atleti da tutto il mondo non è solo sport è una scelta precisa. Vuol dire trasformare una piazza di passaggio in uno spazio di incontro, vita e condivisione, aprendo nuove prospettive su come possiamo vivere lo spazio pubblico”.

La ‘Hero Battle Cup 2025’ sarà anche un perfetto trampolino di lancio verso Milano Cortina 2026, poiché molte delle discipline a rotelle condividono origini e tecniche con quelle su ghiaccio che vedremo ai prossimi Giochi Olimpici.

Milano capitale dello sport e dell’innovazione

“Quest’anno – ha aggiunto Alessandro Cola – portiamo a Milano il meglio del pattinaggio mondiale e italiano: 5 campioni del mondo, 11 leader del ranking internazionale. Saranno 20 giorni di sport, spettacolo e passione, con eventi trasmessi per la prima volta in diretta sulle principali TV nazionali. Milano conferma il suo ruolo di capitale dello sport e dell’innovazione, pronta ad accogliere migliaia di giovani e appassionati in un grande evento internazionale che unisce energia, cultura e socialità”.

Competizione con oltre 800 atleti di 25 Nazioni

Durante la competizione si sfideranno oltre 800 atleti provenienti da 25 Nazioni tra cui Cina, India, Corea, Spagna, Francia, Polonia, Taiwan, Iran, Cile e Ucraina, in tutte le specialità dell’inline freestyle: dal classic, al battle, allo speed slalom, fino alla slide e al jump, un mix adrenalinico di tecnica, musica e spettacolarità. A rendere l’esperienza ancora più immersiva, un villaggio interamente dedicato agli sport urban, con strutture d’avanguardia, aree interattive, workshop e iniziative legate a sostenibilità, design e innovazione urbana.

Le date

La ‘Hero Battle Cup 2025′ prevede, in piazza Duca d’ Aosta a Milano, dal 3 al 7 luglio le qualificazioni; dal 9 al 12 luglio le  finali internazionali e, dal 13 al 23 luglio i Campionati ‘Skate Italia‘.

 

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Valli Prealpine. Valle Trompia, Sertori: 3 milioni per la mobilità

Regione Lombardia e la Comunità Montana Valle Trompia, nell’ambito delle azioni per le Valli Prealpine, hanno firmato l’Accordo di collaborazione per l’attuazione della Strategia di sviluppo locale ‘Valle Trompia green mobility: itinerari sostenibili per la mobilità e il turismo’. Ne dà notizia l’assessore regionale con delega a Enti locali e Montagna, Massimo Sertori.

Da Regione Lombardia contributo di oltre 3,1 milioni

L’iniziativa, che rientra le intese per le Valli Prealpine, a fronte di un investimento complessivo di 3.500.000 euro, prevede un finanziamento regionale pari a 3.115.000 euro. Proposta dalla Comunità Montana Valle Trompia, la Strategia vede la partecipazione dei Comuni di Villa Carcina, Concesio, Bovezzo, Nave e Caino. Si struttura attorno a un unico intervento reticolare che mira alla realizzazione di un sistema integrato di slow mobility, composto da percorsi ciclopedonali e da un’ippovia.

Strategia Valle Trompia nell’ambito delle Valli Prealpine

L'assessore Massimo Sertori annuncia la sottoscrizione dell'Accordo tra Regione e Comunità Montana, per la Strategia di sviluppo locale della Valle Trompia inserita nelle azioni pro Valli Prealpine“La Strategia – commenta l’assessore Sertori – punta a collegare i Comuni della Bassa Valtrompia e a migliorare la fruibilità del territorio attraverso lo sviluppo di un sistema integrato di mobilità dolce, al servizio di residenti e visitatori, che potenzi i collegamenti ciclabili nei e tra i Comuni, con percorsi sicuri e continui. Valorizzando, allo stesso tempo, le tante risorse ambientali, culturali e paesaggistiche e agevolando, inoltre, gli spostamenti quotidiani e quelli turistici”.

Mobilità sostenibile e inclusiva

“Con questa Strategia – continua – Regione Lombardia intende quindi promuovere un nuovo modello di mobilità sostenibile e intercomunale in Valle Trompia. Un modello che sia infatti capace di unire benessere, accessibilità e attrattività”.

Con ‘Bando Itinerari’ azioni per collegamenti ciclopedonali

“Sullo stesso territorio – conclude Massimo Sertori – Regione Lombardia sta già sostenendo, attraverso il ‘Bando Itinerari’, interventi di completamento e messa in sicurezza della Greenway della Valle Trompia. Tutto ciò con l’obiettivo di superare le criticità esistenti e creare nuovi collegamenti ciclopedonali strategici tra il fondovalle e le valli laterali. L’investimento complessivo ammonta infatti a 2.940.000 euro, di cui 2.406.582 euro finanziati dalla Regione”.

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Tongtian Avenue, la strada da 99 tornanti che porta in paradiso

Avete mai guidato su passi di montagna insidiosi o su percorsi remoti e accidentati? Se la risposta è sì, dimenticateli e metteteli da parte perché, se state cercando la strada più pericolosa al mondo, è in Cina che dovete andare. Tongtian Avenue, soprannominata la Grande Porta di Tian Men Shan, si estende per 11 chilometri e raggiunge un’altitudine massima di 1.175 metri. Fin qui, starete pensando, non sembra così pericolosa.

E se vi dicessimo che, per percorrerla, dovrete guidare su 99 curve mozzafiato costruite a centinaia di metri d’altezza e affiancate da strapiombi vertiginosi? Proprio così, Tongtian Avenue, che significa “Viale verso il paradiso”, perché conduce a un’incredibile grotta naturale, può essere percorsa solo dai più avventurosi e sicuri alla guida!

La simbologia di Tongtian Avenue

La Tongtian Avenue in Cina, oltre a essere una delle strade più tortuose e pericolose al mondo, è anche intrisa di una profonda simbologia. I tornanti sono 99, mentre i gradini per raggiungere l’arco naturale o grotta sono ben 999: numeri che non sono stati scelti a caso. Nella cultura cinese, infatti, il numero 9 è associato al concetto di eternità, perfezione e al cielo. È considerato anche un numero fortunato tanto che, nel 1400, era riservato esclusivamente alla Città Proibita, ossia il palazzo imperiale delle dinastie Ming e Qing.

Quando ripetuto, come nei casi dei tornanti e dei gradini, amplifica il suo significato e la sua simbologia: i 99 tornanti, che si snodano e si inerpicano verso l’alto, simboleggiano un percorso ascensionale che l’uomo deve intraprendere per avvicinarsi al divino o raggiungere un livello superiore di consapevolezza o felicità. La strada è spesso paragonata a una scala celeste, un ponte tra il mondo terreno e quello spirituale, tanto da essere chiamata, appunto, “Viale verso il paradiso”.

Arrivare in cima dopo aver superato i 99 tornanti e i 999 gradini significa aver raggiunto il culmine di questa ascesa, oltre che poter godere di una vista mozzafiato.

Come arrivare e percorrere la Tongtian Avenue

La strada a tornanti Tongtian Avenue fu costruita in 8 anni, dal 1998 al 2006. Per raggiungerla dovete volare a Zhangjiajie, che possiede un proprio aeroporto, o con un treno diurno o notturno. Una volta giunti alla stazione dei treni, vi basterà camminare dieci minuti per raggiungere la fermata della funivia.

Il viaggio in funivia, una delle più lunghe del mondo, offre panorami mozzafiato: ci vogliono circa 28 minuti per raggiungere la cima della montagna e, durante il tragitto, potrete ammirare le splendide foreste e montagne, oltre che i tornanti e i 999 gradini della Porta del Paradiso. I più temerari possono scegliere anche di percorrerla salendo su un bus!

Una volta arrivati, ad aspettarvi troverete i 999 gradini, divisi in nove sezioni di varie difficoltà. Mentre salite, notate le piattaforme che raffigurano le cinque benedizioni venerate nella cultura cinese: prosperità, felicità, lunga vita, potere e fortuna. Infine, arriverete finalmente alla Grotta Tianmen, conosciuta come la “Porta del Paradiso”. Scolpita naturalmente nella montagna, è alta circa 131,5 metri, larga 57 metri e profonda 60 metri.

Attraversando queste imponenti formazioni rocciose, la bellezza eterea delle grotte, con le loro intricate formazioni e viste mozzafiato, vi lascerà a bocca aperta.

Nel cuore mistico del parco di Zhangjiajie: un viaggio tra nebbie, ponti di vetro e paesaggi fantasy

In Cina è custodita un’area verde dalle atmosfere surreali e dai paesaggi mozzafiato. Si tratta del parco nazionale di Zhangjiajie. Diventato famoso per le colonne di pietra che svettano verso il cielo, le viste spettacolari, i ponti sospesi e le foreste nebbiose, ha persino ispirato scenografie cinematografiche incantando i viaggiatori di tutto il mondo. Una vera e propria cartolina dall’anima mistica e selvaggia, ecco il modo migliore per visitarlo.

Cosa vedere nel parco nazionale di Zhangjiajie

Ci sono luoghi incredibili che sembrano usciti da un film fantasy o forse sono i film fantasy che ne hanno tratto ispirazione per le loro location. È il caso del parco nazionale di Zhangjiajie, un vero gioiello cinese dal cuore selvaggio all’interno della provincia dello Human che ha ammaliato Cameron nel disegnare l’ambientazione del film Avatar.

I visitatori che hanno la fortuna di scoprirlo si sentono catapultati in un altro mondo: i picchi di quarzite che si innalzano verso il cielo sono davvero suggestivi e come se tutto ciò non bastasse la fitta vegetazione rende tutto ancora più spettacolare, quasi come se venissero sfidate le leggi della fisica e della natura.

Ma non ha bisogno certo del cinema per incantare, basta percorrere il Golden Whip Stream, dove l’acqua scorre limpida come il vetro, per restare senza fiato. Tra le attività da non perdere l’ascensore Bailong: incastonato nella roccia, sembra una reliquia ma ha un’anima futuristica. Salirci è una vera experience di meno di 2 minuti ma mette alla prova chi soffre di vertigini. Molti viaggiatori arrivano qui per il glass bridge, la passerella di vetro che si snoda lungo la scogliera. Camminarci è un atto di coraggio: seppur in totale sicurezza, il senso di vuoto si fa sentire.

 Monte Tianmen
Fonte: iStock
Visitare il monte Tianmen nel parco di Zhangjiajie

Le 4 aree del parco

Sono quattro le aree principali che compongono il parco. La prima è Yuanjiajie, la più antica. Qui si possono vedere da vicino i pilastri di roccia e la celebre Southern Sky Column, conosciuta anche come Avatar Hallelujah Mountain diventata ispirazione per il capolavoro di Cameron. Proprio qui si trova il Bailong Elevator, l’ascensore in vetro panoramico più alto al mondo. Da non perdere in questo spazio lo Yellowstone Village, un punto panoramico non lontano dal sentiero Golden Whip Stream lungo circa 7,5 chilometri tra acque cristalline, vegetazione lussureggiante e pareti di roccia.

La seconda area è quella di Yangjiajie. È stata inaugurata successivamente e offre un’esperienza nella natura più tranquilla e lontana dalle folle. Il paesaggio è simile, ma qui ci sono meno persone; è meno battuta e non soffre di overtourism. Si possono percorrere incantevoli escursioni lungo i sentieri e offre una delle viste migliori, dando l’opportunità di scattare foto senza troppe persone attorno.

Terza zona è quella del monte Tianmen conosciuta per la “porta del cielo”, un’apertura naturale nella roccia dalle dimensioni importanti, tanto da somigliare a un portale. Per raggiungerla si può utilizzare la cabinovia più lunga al mondo arrivando proprio in cima, oppure una più veloce e bassa, ma sarà poi necessario affrontare una scalinata di 999 scalini (esiste, per fortuna, anche una scala mobile ma è a pagamento). Dal punto panoramico si possono poi percorrere delle passerelle di vetro come la Walk of Faith di 60 metri o la Coled Dragon Cliff di 100 metri con vista sulle strade dalle 99 curve.

L’ultima zona è quella del grand canyon di Zhangjiajie: le escursioni nella natura permettono di esplorare cascate e sentieri panoramici raggiungendo l’attrazione principale, il ponte di vetro. La struttura ha dell’incredibile: 430 metri di lunghezza sospesi a 300 di altezza osservando tutto il canyon dall’alto. Visitarlo in unico giorno è impossibile: o si sceglie un’unica area, oppure serviranno dai 2 ai 3 giorni per poterlo esplorare in modo approfondito senza tralasciare i luoghi più suggestivi.

La porta del paradiso nel parco di Zhangjiajie
Fonte: iStock
La porta del cielo all’interno del parco di Zhangjiajie

Dove si trova e come arrivare al Parco Nazionale di Zhangjiajie

Il Parco Nazionale di Zhangjiajie è una località turistica molto apprezzata nel sud della Cina e più precisamente nella provincia di Hunan nel distretto di Wulingyuan e a poco più di 30 chilometri dalla città di Zhangjiajie. Questo angolo di paradiso immerso nella natura è diventato famoso per le sue formazioni rocciose uniche tanto da diventare l’ispirazione del film Avatar.

Per chi arriva dall’Italia il volo più comodo è quello di Pechino o di Shanghai. Dichiarato patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1992 e primo parco forestale della Cina dal 1982 si raggiunge in treno facendo cambio a Changsha per poi raggiungere Zhangjiajie. Da qui basterà utilizzare un bus diretto al parco, i collegamenti sono piuttosto frequenti. Per maggiore comfort ci si può anche affidare ai tour guidati della zona. Il parco si può visitare in autonomia, ma scegliere un tour guidato è l’opzione migliore: spesso il segnale internet è assente, la segnaletica scarseggia e le mappe presenti non sono così chiare. Un aiuto professionale che racconta il luogo renderà la visita molto più piacevole.

Sanità: Regione e università al lavoro per nuovo protocollo d’intesa

Si è tenuto a Palazzo Lombardia l’incontro tra l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, il Direttore Generale Welfare, Mario Melazzini, e i Rettori delle Università lombarde sedi di Facoltà di Medicina e Chirurgia. Durante l’evento è stata presentata la bozza del nuovo protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e gli Atenei, valido per il triennio 2025-2028. Il documento nasce con l’obiettivo di rafforzare la sinergia tra sistema sanitario e sistema universitario, promuovendo una governance integrata e una programmazione strategica condivisa, in grado di ottimizzare risorse, ruoli e funzioni.

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Le novità del protocollo d’intesa tra università e Regione Lombardia

La principale novità proposta da Regione Lombardia prevede la centralizzazione della negoziazione e della pianificazione degli inserimenti delle figure universitarie all’interno della rete ospedaliera, con la Direzione Generale Welfare come riferimento e interlocutore diretto dei Rettori (finora la contrattazione è invece avvenuta con il singolo ente sanitario). Prevista anche la ridefinizione della rete dei Poli Clinico-Assistenziali a carattere universitario, con la distinzione tra Ospedale sede di corso di laurea e Ospedale di insegnamento. La bozza estende inoltre la rete formativa dedicata alle Scuole di Medicina e di Specializzazione a tutte le ASST lombarde e alle ATS, ad AREU e ACSS.

Si amplia il numero di strutture a direzione universitaria

Il nuovo protocollo amplia anche il numero delle strutture a direzione universitaria, oggi circa 300, che potranno diventare oltre 400 (8% calcolato sul totale lombardo e non più per singola realtà territoriale). Secondo il documento, l’università propone l’apicalità delle strutture e ne concorda la designazione con la Direzione Generale Welfare.

Assessore Bertolaso: la collaborazione è fondamentale

“Questo protocollo – ha dichiarato l’assessore al Welfare Guido Bertolaso – non è solo un accordo tecnico, ma un vero patto strategico per il futuro della sanità di questa regione. La collaborazione con le università è fondamentale, un gioco di squadra per costruire sistema in cui la ricerca, la didattica e la cura procedono di pari passo, per dare risposte concrete e tempestive ai bisogni di salute”.

“La Lombardia – ha proseguito – investe nella formazione dei medici, nel rafforzamento della rete ospedaliera e nella qualità dell’assistenza. Vogliamo che ogni struttura sanitaria possa essere anche luogo di alta formazione, in un sistema integrato e omogeneo. L’ampliamento della rete aiuterà a portare universitari ma anche specializzandi anche in aziende minori”.

Maggiore omogeneità, trasparenza e coordinamento

Il protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e università punta a superare le criticità applicative emerse, attraverso una maggiore omogeneità, trasparenza e coordinamento nella gestione dei percorsi formativi e assistenziali, valorizzando il ruolo della ricerca e della didattica come leve per l’innovazione del sistema sanitario regionale.

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Sta per aprire il ponte più alto del mondo, sull’orlo di un canyon e con una vista incredibile

Dopo tanti mesi di lavori è pronto ad aprire nell’estate 2025 quello che diventerà a tutti gli effetti il ponte più alto del mondo: nella Cina sud-occidentale, e più precisamente nella provincia di Guizhou, svetterà il ponte del Grand Canyon Huajiang con una vista unica. Oltre 625 metri d’altezza in un luogo che molti conoscono per le spaccature geologiche e i paesaggi mozzafiato. Si sfida la gravità con una struttura poetica che sembra una linea tracciata nel cielo e che supera il fiume sottostante con un’altezza che quasi doppia il viadotto di Millau in Francia.

Le suggestive montagne cinesi ospitano una tenera storia di amicizia tra un bambino e un panda

A differenza dei precedenti film di Gilles de Maistre, ambientati nella vasta savana africana o nelle terre selvagge canadesi, Moon – Il Panda si immerge nel singolare tessuto sociale ed ecologico della Cina. Oltre al suo splendore visivo, il film affronta temi urgenti come l’incessante pressione accademica sui bambini, la disconnessione tra la vita urbana e il mondo naturale e la crescente rarità degli spazi autenticamente selvaggi.

Il Sichuan è la regione che ospita le più grandi riserve di panda e, pertanto, è stata scelta dalla produzione come location di questa emozionante avventura. “Se vuoi fare un film con un panda, l’unica alternativa è girare in Cina, l’unico posto al mondo in cui questi animali vivono nel loro habitat naturale e sono considerati patrimonio nazionale” ha dichiarato il regista francese, aggiungendo che “il progetto è nato sotto una buona stella: nel 2024, nel sesto anniversario delle relazioni diplomatiche franco-cinesi, Macron si è recato in Cina in visita ufficiale, favorendo così la coproduzione fra i nostri due paesi. Inoltre la mia reputazione ha rassicurato le autorità cinesi, che hanno apprezzato il copione; non solo perché il nostro film sostiene la protezione dei panda, ma anche perché il personaggio principale è franco-cinese, per non parlare del fatto che è interpretato dal figlio di una star del cinema cinese e di una cantante francese molto nota in Cina”.

Ma quali sono i luoghi che hanno fatto innamorare il regista e il mondo intero? Scopriamoli insieme, dentro e fuori il grande schermo.

Moon – Il Panda, di cosa parla

A causa del suo scarso rendimento scolastico, il dodicenne Tian viene mandato a vivere in campagna da sua nonna. Lontano dalla vita frenetica di città, fra le suggestive montagne della Cina, diventa segretamente amico di un cucciolo protetto di panda e lo chiama Moon. Questo è l’inizio di un’avventura incredibile che cambierà per sempre la sua vita e quella della sua famiglia.

Moon film
Fonte: Ufficio stampa
Il film Moon – Il Panda

Dove è stato girato: tutte le location del film

Il film, nelle sale italiane il 17 aprile 2025, è stato girato nella provincia cinese dello Sichuan, proprio dove si trovano le celebri piscine naturali che sembrano dipinte da un artista, nella regione montuosa intorno a Chengdu. “A Sichuan, nella Cina centrale, intorno a Chengdu, una vasta metropoli. È una regione montuosa che ospita le più grandi riserve di panda e in cui le autorità si adoperano per la reintroduzione della specie. Volevamo assolutamente girare in questi splendidi ambienti naturali” ha detto il regista. “Abbiamo anche trovato una casa sulle palafitte che in realtà è una sala da tè, ma che noi abbiamo trasformato nell’abitazione della nonna. È un set che arricchisce molto il film e mi fa pensare a una barca che naviga fra le montagne. Sono elementi molto importanti che contribuiscono a creare un’atmosfera fiabesca nonostante la storia sia radicata nella realtà” ha spiegato.

La natura è protagonista assoluta della pellicola emozionante e questo non è un caso. La trama del film, infatti, pone l’attenzione sul cambiamento che subisce il piccolo protagonista: prima intrappolato nel mondo virtuale dei videogiochi, poi incantato da Madre Natura e da tutte le sue meraviglie.

Ogni interazione tra gli attori e i panda è stata gestita con attenzione, richiedendo lunghe trattative con le autorità per la conservazione” come ha precisato de Maistre in un’intervista. La location non è solo uno sfondo, ma un personaggio a sé stante, immerso nella nebbia, densa di foreste di bambù e permeata da un’aura di mistero.

panda in Cina
Fonte: Ufficio stampa
I panda in Cina

La casa della nonna su palafitte, ricavata da una vera casa da tè, evoca un senso di atemporalità, rafforzando l’atmosfera fiabesca e senza tempo del film. Le sfide delle riprese in questo ambiente sono state significative. Le leggi sulla fauna selvatica in Cina sono severe, in particolare per quanto riguarda i panda, considerati tesori nazionali. Tuttavia l’autenticità della location era essenziale per la visione del regista.

Il viaggio che i bambini intraprendono dalla città verso la casa della nonna, fra le montagne e a contatto con la natura, diventa per loro una sorta di catalizzatore. La produzione, condotta in collaborazione con le autorità cinesi per la fauna selvatica, si è svolta negli stessi paesaggi in cui vagano i panda, dei veri e propri santuari verdeggianti e imponenti dove foreste di bambù avvolgono sia i personaggi umani che il pubblico in un mondo lontano dalla moderna urbanità.

La direttrice della fotografia del film, Marie Spencer, è riuscita a catturare questo mondo con una sensibilità pittorica, assicurandosi di trasmettere a ogni inquadratura sia la maestosità della natura che l’intimità della storia.

Le location proiettate sul grande schermo sono un sogno tutto da vivere che si trasforma in realtà per chi visita questa regione della Cina. Tra i luoghi più imperdibili, per ammirare da vicino questo ecosistema, segnaliamo la valle di Bifengxia, oggi ultima base di protezione del panda gigante del Paese, e il gruppo dei Santuari del panda gigante, un complesso composto da sette riserve naturali e nove parchi naturali che si estende sui Monti Qionglai e Jiajin e che è Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Nascoste tra le montagne cinesi, le terme da favola che cambiano colore in ogni stagione

Se pensate di aver già ammirato i paesaggi naturali più belli al mondo, forse non avete ancora visto lo spettacolo delle terme della Huanglong Valley. Una lunga schiera di vasche “terrazzate” di acqua calda, dall’intenso color turchese a cui non mancano riflessi dorati, nascoste e incastonate tra imponenti montagne ricche di vegetazione e che ospitano specie animali in via d’estinzione. Si trovano in Cina e sono la meta da segnare assolutamente per un viaggio all’insegna della meraviglia.

In particolare, sorgono a Huanglong, un’area di interesse storico e paesaggistico nella Contea di Songpan, nella provincia del Sichuan. L’area si trova nella parte meridionale della catena montuosa del Minshan, 150 chilometri a nordovest di Chengdu, nella Cina centrale. Pronti all’incanto di fronte a uno dei luoghi più belli del nostro splendido pianeta? Ecco tutto quello che devi sapere per visitare questa stazione magica abbracciata dalle foreste della Huánglóng Valley.

Origini e storia delle terme della Huánglóng Valley

Le sorgenti termali della Huanglong Valley sono nate in maniera del tutto naturale grazie ai depositi minerari. Le montagne tra le quali sono incastonate, infatti, sono di travertino, una roccia calcarea che si forma con le precipitazioni di carbonato di calcio, un materiale che nel tempo è stato plasmato dai ghiacciai e dalle intemperie, fino a formare bellissime piscine naturali terrazzate dove l’acqua assume colori cangianti in base alle stagioni e alle ore del giorno: provate a visitare più volte questo luogo e rimarrete affascinati dalla sua mutazione che segue e si adatta alla natura circostante e al suo andamento lento. Il fondo dorato della roccia, infatti, si mescola al turchese delle acque, fino a creare un paesaggio dalle mille tonalità che sembra appartenere al mondo dei sogni più che a quello reale.

Una delle particolarità di questa sorgente termale è la sua forma, un vero e proprio serpente che si snoda tra le montagne tanto da guadagnare il soprannome di “Yellow Dragon”. Il nome Huánglóng, infatti, significa “drago giallo”. E a guardarle dall’alto, queste piscine naturali terrazzate sembrano disegnare proprio la figura di un gande drago d’oro. Un paradiso terrestre che sembra uscire dalle pagine di un libro di fiabe, non a caso soprannominato “Fairy Land on Earth”, e parte del Parco Nazionale di Huanglong, riconosciuto dal 1992 come patrimonio mondiale dall’UNESCO, e dal 2000 aggiunto all’elenco delle Riserve della Biosfera.

Huanglong Valley, in Cina, con le sue meravigliose piscine termali
Fonte: iStock
Piscine termali della Huanglong Valley, in Cina

Cosa vedere nel Parco Nazionale di Huanglong

Oltre allo spettacolo delle terme terrazzate dai colori cangianti, tutte panoramiche, che partono da un antico tempio e si estendono per più di 3 chilometri culminando alla caverna Xishen e alle sue cascate, il Parco Nazionale di Huanglong riserva altre sorprendenti meraviglie.

Anche dal punto di vista faunistico, infatti, questo parco naturale sa stupire: ospita infatti specie animali quali le scimmie Rhinopithecus dal naso dorato e i panda giganti, che vivono tranquilli nelle foreste che circondano le sorgenti termali. Nell’acqua, invece, è possibile trovare rare creature marine conosciute solo in Cina.

Come arrivare alle piscine termali di Huanglong

Il percorso per raggiungere le terme magiche della Huanglong Valley non è facile, anche per l’elevata altitudine di quest’area panoramica (che va dai 2.900 ai 3.500 metri sopra al livello del mare), ma i viaggiatori che riescono a raggiungerle ne rimangono esterrefatti e, in un attimo, tutta la fatica sparisce per fare spazio solo alla meraviglia.

Innanzitutto, per raggiungere il parco di Huanglong la soluzione migliore è quella di prendere un volo da Chengdu a Jiuzhaigou, dove si trova uno dei parchi più belli al mondo (l’alternativa è un viaggio in auto da Chengdu a Jiuzhai che dura circa 8 ore). Dall’aeroporto di Jiuzhaigou (dove si atterra a un’impressionante altitudine di 3.500 metri), si può noleggiare un’auto o ci si può unire a uno dei tanti tour organizzati che partono proprio da lì.

La scelta più economica, infine, è quella che prevede di affidarsi al trasporto pubblico. Ogni giorno, infatti, partono ogni giorno da 1 a 3 viaggi in autobus dalla stazione di Chengdu Chaidianzi e dalla stazione di Xinnanmen, fino a raggiungere l’area panoramica di Huanglong. Il prezzo del biglietto è di circa 19 euro a persona a viaggio.

Arrivati all”ingresso del parco, infine, ci sono due opzioni per raggiungere le piscine termali terrazzate: camminare per circa 4 ore seguendo i percorsi segnalati, oppure prendere la funivia che permette di saltare un tratto di camminata. Le piscine termali possono essere visitate seguendo un lungo percorso che si svolge su una piattaforma in legno, dalla quale non è consentito scendere.

Huanglong Valley, in Cina, con le splendide piscine termali
Fonte: iStock
Piscine termali della Huanglong Valley dall’alto, in Cina

Orari del Parco Nazionale di Huanglong

Quando si può visitare il Parco di Huanglong? È bene sapere che l’alta stagione, con un maggior afflusso di turisti, va dal 1° aprile al 15 dicembre (la bassa stagione invece va dal 16 dicembre al 31 marzo). L’accesso è consentito dalle 8:00 alle 17:00, tutti i giorni.

Biglietti e prezzi del Parco Nazionale di Huanglong

I biglietti per accedere al Parco e alle piscine termali di Huanglong vanno acquistati dal sito ufficiale del sito Huanglong.com entro le 18:00 del giorno precedente alla visita.

In alta stagione, i prezzi dei biglietti per visitare la riserva con le piscine termali sono di circa 20 euro per gli adulti, mentre in bassa stagione costa circa 7,50 euro. Per usufruire del viaggio in funivia, dovrà acquistare anche il biglietto specifico che costa poco circa 1o euro per la salita e 5 euro per la discesa. I bambini di età inferiore a 6 anni (compresi) o di altezza inferiore a 1,2 metri hanno diritto gratuitamente al biglietto d’ingresso e al biglietto della funivia.

È possibile anche acquistare biglietti cumulativi, comprensivi di ingresso alla riserva, funivia per la salita e golf car per muoversi nel parco, in alta stagione, dai 34 ai 42 euro circa.

Huangshan, montagna incredibile: le nuvole danzano tra pini millenari

Nel cuore della provincia cinese di Anhui si erge una montagna che sembra nata dai sogni. Il suo nome è Huangshan, e per i cinesi è “la montagna strana numero uno”, un luogo che sfida la logica e conquista il cuore. Le sue vette di granito si innalzano come dita verso il cielo, accarezzate da una nebbia danzante che sembra viva, e le nuvole non si limitano a passare: fluttuano, si avvolgono ai pini millenari, si fondono con le rocce in una coreografia che lascia senza fiato.

Un simile e straordinario paesaggio ha guadagnato a Huangshan l’onore di essere inserita tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Ed è davvero difficile trovare un altro luogo che possa vantare la stessa combinazione di poesia naturale e potenza geologica.
Le montagne si estendono su una superficie di 1200 chilometri quadrati e raggiungono la loro vetta massima al Picco del Loto, che svetta a 1864 metri. Il clima monsonico subtropicale regala atmosfere cangianti, mentre la flora (con oltre 1400 specie) e la fauna, ricca di centinaia di specie selvatiche, rendono questo paradiso terrestre un rifugio di biodiversità e vibrante bellezza.

Huangshan è un’esperienza mistica e chiunque rimane ammaliato dalle sue “cinque meraviglie”: le forme uniche dei suoi pini, le rocce scolpite dal tempo, il Mare di Nuvole, le sorgenti termali e la neve che a volte dipinge i paesaggi come in una fiaba invernale. Ma il viaggio inizia davvero quando ci si addentra tra le cascate, le vette leggendarie e gli alberi che sembrano provenire da un dipinto antico.

Le maestose tre cascate

Il suono dell’acqua che cade rompe il silenzio della montagna e accompagna il cammino del viaggiatore in un concerto naturale che risveglia i sensi. Le cascate di Huangshan non sono semplici corsi d’acqua, ma opere d’arte scolpite nella roccia, ognuna con il proprio ritmo e la propria anima.

La Cascata Jiulong, la più maestosa tra tutte, scende in nove livelli successivi, creando un effetto scenografico che lascia incantati. Ogni salto dà vita a una piscina naturale, in cui la luce si rifrange e danza come se anche l’acqua volesse partecipare al gioco eterno delle nuvole.

Diversa ma altrettanto affascinante è la Cascata Renzi, conosciuta anche come Double Dragon per la sua forma a Y. Qui, l’acqua si biforca come due draghi che scendono dalle montagne, sfidando la gravità e accarezzando le pareti di pietra in una discesa fluida e potente.

Infine, la Cascata Baizhang incarna l’essenza del salto vertiginoso. L’acqua si getta nel vuoto con forza e grazia e ricrea un’atmosfera di energia e stupore. È uno spettacolo che cattura il respiro, una discesa che sembra voler toccare le profondità della terra per poi risalire nei sogni di chi osserva.

Le vette millenarie

Monti Huangshan
Fonte: iStock
Straordinari Monti Huangshan

Ogni cima di Huangshan ha un nome, un volto e una leggenda. Non sono soltanto rilievi geografici, ma presenze vive che raccontano storie e offrono visioni. Scalare le vette è un atto di contemplazione, un dialogo intimo tra essere umano e natura.

Il Picco Tian Du regala vedute che si aprono come ventagli sulla catena meridionale. Qui si ha la sensazione di dominare il mondo, mentre il vento porta con sé antichi sussurri.

Il Picco del Loto, il più alto, richiede impegno per essere raggiunto, ma una volta in cima la sua forma che richiama i petali di un fiore sacro apre il cuore alla meraviglia. Il percorso è ripido, ma la ricompensa è un paesaggio che resta scolpito nella memoria.

Il Vertice Luminoso, con le sue zone pianeggianti, è il luogo ideale per fermarsi ad ammirare il sorgere o il calare del sole. Le luci dorate accarezzano le rocce e le trasformano in sculture viventi.

Il Picco Aoyu evoca leggende antiche: la sagoma ricorda una tartaruga gigante che porta tesori sul dorso, quasi a voler proteggere la ricchezza spirituale del territorio.

Il Picco del Leone è famoso per la vista dell’alba, ma soprattutto per il Monkey Watching the Sea: una formazione rocciosa che, da un certo punto di vista, mostra una scimmia seduta, assorta a osservare il Mare di Nuvole. È uno degli scorci più fotografati, e non c’è da stupirsi: la pietra si fa creatura, e lo sguardo del primate diventa il nostro.

Suggestiva anche la Roccia Volante, in equilibrio precario su una piattaforma stretta, come se fosse caduta dal cielo e si fosse posata lì, sospesa tra il possibile e l’impossibile.

E se si cerca una sfida, la Scala delle Nuvole dei Cento Gradini è pronta a mettere alla prova. Duecento gradini incisi nella montagna conducono verso l’alto, tra paesaggi di un sogno taoista.

I famosi pini di Huangshan

Non si può parlare di Huangshan, tappa imperdibile di un viaggio in Cina, senza citare i suoi dieci pini. Alberi antichi, solitari, nati in luoghi impensabili, sospesi tra il cielo e l’abisso. Crescono dalla roccia, sfidano il vento e abbracciano le nuvole.

Il più noto è il Pino di Benvenuto per gli Ospiti, dai rami allungati che sembrano accogliere il visitatore in un gesto di saluto. È un’icona di ospitalità, un “albero che sorride” con le braccia aperte. Il Pino d’Addio, al contrario, rappresenta il distacco: anch’esso con rami distesi, ma rivolti altrove, come se accompagnasse l’ospite sulla via del ritorno.

Tra i più poetici c’è poi il Pino di Putuang, che con la forma a cuscino incarna la quiete, la pace che si prova nel lasciarsi andare alla contemplazione.

Il Pino Arpa, con i rami eleganti, evoca melodie silenziose e sembra suonare una sinfonia invisibile che si diffonde nell’aria frizzante del mattino.

Affascinante è anche l’Esplorando Ocean Pine, sospeso su una scogliera e proteso verso l’infinito. È il simbolo di chi cerca, di chi non si accontenta dello sguardo verso il basso.

I due tronchi della Coppia di Pini parlano d’amore: uniti, inseparabili, condividono lo stesso spazio e la stessa luce, amati dai viaggiatori romantici.

Più possente è il Pino Tigre Nero, con i rami forti e piegati come zampe di un felino in attesa. Un’immagine che trasmette forza e protezione.

Il Pino Artiglio del Drago sembra voler afferrare la montagna con le sue radici esposte: simbolo di coraggio e tenacia, ricorda che anche nei luoghi più ostili si può fiorire. Il Pino Guida si piega verso il sentiero, quasi a voler indicare la via. Un compagno di viaggio che non parla, ma sa orientare.

Infine, il Pino Kirin, che somiglia alla leggendaria creatura cinese, racchiude in sé grazia e potenza, la stessa dualità che caratterizza tutta Huangshan.

Turismo, Brescia attira nuovi viaggiatori, esteri e altospendenti

Una provincia, quella di Brescia, che in tema di turismo è sempre più cosmopolita, raffinata e ricercata. È questa l’immagine emersa al convegno ‘Turismi emergenti in provincia di Brescia, opportunità di sviluppo da Nord America e Medio Oriente‘, organizzato da Visit Brescia. Ai lavori è intervenuta l’assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda di Regione Lombardia Barbara Mazzali, con i presidenti di Visit Brescia Eugenio Massetti, e della Camera di Commercio Roberto Saccone. Tra i partecipanti anche l’economista e storico Giulio Sapelli.

A Brescia turismo di qualità in crescita

“La provincia di Brescia – ha affermato Mazzali – non è più una sorpresa, è una certezza. I numeri confermano una crescita costante, ma quello che più colpisce è il salto qualitativo. Chi sceglie Brescia non lo fa solo infatti solo per i suoi laghi o le sue montagne, ma per un’offerta culturale, enogastronomica e artigianale di altissimo livello”.

I dati  del 2024

Nel 2024, infatti, la provincia ha registrato oltre 9 milioni di pernottamenti da parte di turisti stranieri, con una quota estera pari al 73% del totale. Gli arrivi internazionali hanno rappresentato il 60,5% degli ingressi complessivi, per un totale di circa 2 milioni di visitatori.

“Questo territorio – ha sottolineato l’assessore – sa accogliere con autenticità e con stile. I visitatori cercano emozioni, non solo luoghi, e qui le trovano. Dai riflessi del lago di Garda alla spiritualità della Valle Camonica, dalle eccellenze dell’arte alla maestria delle manifatture, Brescia è una destinazione che racconta l’Italia più vera, e al tempo stesso più sofisticata”.

Una provincia, quindi, che piace sempre di più, non solo ai turisti tedeschi, che rappresentano ancora il 47% delle presenze internazionali ma anche a viaggiatori che provengono da ogni parte del mondo.

Nuovi mercati

“Oggi – ha evidenziato Mazzali – si affacciano con forza nuovi mercati ad alto valore, come quelli provenienti dal Medio Oriente e dall’Asia. Emirati Arabi, Kuwait, Qatar, Hong Kong, Cina e Kazakistan sono tra i Paesi più dinamici in termini di presenze e capacità di spesa. Questi turisti dispongono di elevata capacità di spesa, e sono attratti dal Made in Italy più prezioso: moda, gioielleria, design”.

“Il turismo del lusso – ha ribadito –  trova così una ‘nuova casa’. Anche qui infatti si sta affermando con forza il ‘shopping tourism’, che porta con sé economia, lavoro e nuove opportunità. Il Bresciano sa essere accogliente e elegante, un luogo ideale per chi cerca esperienze esclusive ma autentiche”.

Accoglienza di qualità

L’assessore ha poi rivolto un messaggio diretto agli operatori locali. “Questa – ha concluso – è un’occasione da cogliere: serve una rete pronta, capace di rispondere con servizi su misura, accoglienza di qualità, storytelling territoriale. Unire il valore dell’offerta a quella capacità di comunicare emozioni, sarà sicuramente il volàno per far diventare Brescia una delle capitali italiane del turismo internazionale di alta fascia”.

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7 posti a dir poco incredibili da vedere durante un viaggio in Cina

La Cina è uno dei luoghi più gettonati per gli appassionati di viaggi in Asia, insieme al Giappone e alla Corea del Sud, ma spesso è conosciuta solamente per le sue grandi metropoli sfavillanti: da Pechino (dove la parte più antica è ancora rappresentata nella Città Proibita) a Shangai, la Cina oggi ha un volto estremamente moderno e avanzato, ma ci sono luoghi davvero incredibili da esplorare nel Paese, soprattutto nelle zone più rurali e naturalistiche.

Pronti a partire per un viaggio alla scoperta dei posti più assurdi da vedere in Cina? Scoprirete che la Grande Muraglia, per come la conosciamo, è solo una delle meraviglie della magnifica Terra di Mezzo!

Zhangjiajie: le montagne di Avatar

Se avete amato il film Avatar, allora dovete assolutamente visitare Zhangjiajie, un località montana nella provincia dell’Hunan. Qui, nel cuore della Cina più incontaminata – lontani dal tristemente noto smog di Pechino – possiamo infatti trovarci al cospetto delle famose montagne dalle cime sospese nel cielo che hanno ispirato il pianeta Pandora e che abbiamo già visto sul grande schermo. Il Parco Nazionale di Zhangjiajie è un vero paradiso naturale, un Eden con pinnacoli di roccia che sembrano quasi galleggino tra le nuvole. E per chi non soffre di vertigini – ricordatelo! – c’è il ponte di vetro più lungo e alto del mondo, che regala un panorama mozzafiato… E anche qualche brivido!

Zhangjiajie
Fonte: iStock
Le spettacolari montagne di Zhangjiajie

Inoltre, alcune di queste particolari formazioni rocciose hanno nomi molto poetici, come “Colonna del Cielo Meridionale” e “Ponte Fatato”. Il parco ospita anche una vasta biodiversità e non è strano poter avvistare rari esemplari di scimmie dorate e cervi.

Il deserto di Badain Jaran: le dune che cantano

Non tutti associano la Cina ai deserti, certamente, ma quello di Badain Jaran è qualcosa di unico. Situato nella zona della Mongolia Interna, questo è un vero e proprio oceano di sabbia con dune che possono raggiungere i 500 metri di altezza! Ma la cosa più incredibile, a dire il vero, è il suono che queste altissime dune producono quando il vento soffia: un vero e proprio canto della natura: pensate che la “Grande Duna Cantante” emette suoni a bassa frequenza, simili a un tamburo ogni volta che viene percorsa.

Badain Jaran, Cina
Fonte: iStock
I laghi in mezzo alle dune di Badain Jaran

In mezzo a questa distesa arida, i viaggiatori più intraprendenti troveranno anche misteriosi laghi d’acqua dolce che sembrano praticamente delle oasi incantate. Infatti, il deserto cinese ospita oltre 100 laghi d’acqua dolce, alcuni dei quali hanno colori che variano dal verde smeraldo al blu intenso.

Fenghuang: la città della fenice

Un salto indietro nel tempo vi porterà a Fenghuang, anche questa un’altra città antica situata nella provincia dell’Hunan. Questo villaggio sembra addirittura essere uscito da una fiaba: case in legno su palafitte, ponti di pietra e lanterne rosse che si riflettono nel fiume Tuojiang – sì, vi sembrerà proprio di essere sul set di un film di Zhang Yimou. La meta perfetta, dunque, per chi vuole immergersi nella Cina tradizionale, tra templi taoisti, stradine acciottolate e mercatini locali. Ma perché fenice? In cinese, il nome Fenghuang significa proprio “fenice”, simbolo di rinascita e prosperità nella cultura cinese, così come in quella occidentale. Una chicca? Questa città in Cina è stata la patria di molti scrittori e poeti famosi della Cina.

Le grotte di Longmen: i Buddha scolpiti nella roccia

Ci spostiamo nella provincia dell’Henan, dove si trova uno dei più impressionanti siti buddhisti del mondo: le Grotte di Longmen. Qui, oltre 100.000 statue di Buddha e divinità sono scolpite nella parete di una scogliera, creando un paesaggio sacro e spettacolare. Basti pensare, per stupirsi, che alcune di queste figure raggiungono anche i 17 metri di altezza! Le grotte risalgono a più di 1.500 anni fa e molte statue mostrano ancora tracce di pittura originale, mentre durante il tramonto, la luce che si riflette sulle sculture crea un’atmosfera quasi mistica.

Grotte di Longmen, Cina
Le suggestive statue alle Grotte di Longmen

Il villaggio sommerso di Shi Cheng: l’Atlantide cinese

Nel profondo del Lago Qiandao, nella provincia di Zhejiang, giace un’antica città sommersa: Shi Cheng, conosciuta anche come “l’Atlantide della Cina”. Questo villaggio fu deliberatamente inondato negli anni ’50 per creare una diga, ma oggi è una meta incredibile per i subacquei. Le sue strade, templi e architetture risalenti alla dinastia Ming e Qing sono perfettamente conservate sott’acqua e le rovine, infatti, di Shi Cheng si trovano a circa 40 metri di profondità. Grazie alla scarsa presenza di correnti, però, le strutture sono rimaste incredibilmente intatte.

Il villaggio di Houtouwan: la città fantasma inghiottita dalla natura

Sull’isola di Shengshan, al largo della costa di Shanghai, si trova un villaggio abbandonato che sembra uscito da un film post-apocalittico. Houtouwan era un tempo un fiorente villaggio di pescatori, ma negli anni ’90 è stato lentamente abbandonato. Oggi, la natura si è riappropriata delle case: le mura sono coperte di edera, i tetti scompaiono sotto il fogliame e il silenzio regna sovrano. Un luogo suggestivo e un po’ inquietante, perfetto per gli amanti della fotografia: alcune case sono ancora accessibili e visitabili, con mobili e oggetti lasciati intatti dagli abitanti. Non è difficile credere, dunque, che Houtouwan sia diventato un set fotografico molto popolare sui social media per il suo aspetto surreale.

La Grande Muraglia di Jiankou: la versione più selvaggia

Se pensate di conoscere la Grande Muraglia, vi sbagliate… Aspettate di vedere Jiankou! Questa sezione, a differenza delle più turistiche Badaling o Mutianyu, è completamente non restaurata e piuttosto selvaggia. Adagiata tra montagne ripide e foreste fitte, questa parte di mura è perfetta per chi ama l’avventura e le escursioni impegnative. Questa sezione, non a caso, è nota per il “Nido dell’Aquila”, un tratto incredibilmente ripido e suggestivo.

La fioritura che ha rubato il colore al sole è esplosa. Il Paese si tinge d’oro

C’è qualcosa di magico che sta accadendo, proprio adesso, in Cina. I grandi campi delle province, situate a ridosso dei luoghi più battuti dal turismo di massa, sembrano essere vittime di un incantesimo che sta tingendo, letteralmente, tutto di oro. Ma non si tratta di un sortilegio, anche se a guardarlo si direbbe il contrario, ma dell’incredibile fioritura di colza che ogni primavera colora le campagne del Paese e lascia tutti a bocca aperta. Ecco dove ammirare le più belle.

Fioritura di colza in Cina: dove ammirare le più belle

Organizzare un viaggio in primavera è sempre un’ottima idea, lo sanno bene tutti quei viaggiatori che si muovono in lungo e in largo tra marzo, aprile e maggio. È proprio in questo periodo, infatti, che la natura sfoggia il suo abito migliore, quello fatto di profumi inebrianti e colori cangianti che invadono e trasformano il mondo che conosciamo.

Stiamo parlando delle fioriture, di quel miracolo della natura che incanta e sorprende, che muove le masse alla stregua della più celebre attrazione turistica. Tulipani, rododentri, rose e ciliegi, questi sono solo alcuni degli esemplari protagonisti di alcune delle fioriture più belle del mondo, ma non sono gli unici.

Non tutti sanno, infatti, che anche i fiori di colza – proprio quelli utilizzati per ricavare il celebre olio – danno spettacolo da qualche parte del mondo. E vi assicuriamo che lo show è bellissimo. Il motivo è presto detto: il fiore della pianta, infatti, è contraddistinto da un giallo cangiante che ricorda ora il sole, ora l’oro, una peculiarità che durante la fioritura dell’esemplare trasforma i campi sterminati delle campagne in tavolozze luminose e mozzafiato.

La fioritura di colza, per troppo tempo trascurata, oggi è diventata una vera e propria attrazione turistica in Cina. Sono milioni, infatti, i cittadini provenienti da ogni parte del Paese che in primavera si riversano tra i campi per contemplare la natura a distanza ravvicinata, ma anche per scattare selfie che fanno il giro del mondo.

Una tradizione recente, questa, della quale ovviamente si sono appropriati anche i turisti che giungono nel Paese durante la primavera. Ma dove si trovano i campi di Colza in Cina? E dove e quando è possibile ammirare le fioriture più belle? Scopriamolo insieme.

Luoping

Sono diversi i campi di colza che si perdono a vista d’occhio tra le province cinesi. Tra i più belli, e forse meno conosciuti, troviamo quelli di Luoping, una contea della Cina che si trova fuori dai radar turistici, ma che offre spettacoli primaverili senza eguali.

Ci troviamo nella provincia di Yunnan, e più precisamente nella prefettura di Qujing. È qui che cartoline di immensa bellezza, con predominanza di giallo, fanno il giro del mondo a ogni primavera. Tutto merito dei terrazzamenti, tra i più grandi dell’intero Paese, che ospitano i semi di colza e che fioriscono tra inizio marzo e aprile.

La colza fiorisce a Luoping, Cina
Fonte: Getty Images
I campi terrazzati di Luoping, Cina, ospitano le più belle fioriture di colza del Paese

Guizhou

Ci spostiamo nel Sudovest della Cina, per andare alla scoperta di Guizhou, una provincia montuosa famosa per i villaggi rurali tradizionali, per la presenza della grande e possente cascata Huangguoshu e per la Grotta del palazzo del Drago. Attrazioni turistiche di grande pregio, queste, alle quali si aggiunge anche la fioritura della colza già a partire dai primi giorni di marzo.

Sono diverse le località della provincia interessate da questo fenomeno che vengono prese letteralmente d’assalto in primavera. I campi più imperdibili si trovano a Huichuan, a Zunyi e a Qiandongnan.

Shangrao

La fioritura di colza invade anche Shangrao, città-prefettura nella provincia dello Jiangxi. Qui tra i villaggi rurali sospesi nel tempo, si snodano coltivazioni che si perdono a vista d’occhio e che a partire da febbraio si tingono di infinite sfumature di giallo.

Ammirare queste fioriture è diventata una tradizione per i cittadini che nel tempo libero si riversano tra i campi per passeggiare, fotografare e rilassarsi. Il punto più panoramico della zona è sicuramente il delizioso villaggio di Wuyuan, dal quale parte anche un trenino turistico che attraversa la colza in fiore.

Campi di Colza a Shangrao, Cina
Fonte: Getty Images
Il trenino turistico che attraversa i campi di colza in fiore a Shangrao, Cina

Xinghua

Altro luogo imperdibile per chi vuole ammirare la fioritura che ha rubato i colori del sole è Xinghua, una città-contea situata nella provincia di Jiangsu, nella prefettura di Taizhou. Da qui è possibile raggiungere l’area panoramica di Qianduo dove è possibile ammirare i campi coltivati che galleggiano tra i corsi d’acqua.

Vista nell’insieme, la visione dell’area ricorda un micro-arcipelago con tante isole che si snodano una di fianco l’altro e che sono raggiungibili solo con la barca. Il periodo migliore per visitare i campi di Qianduo è aprile. Per celebrare la fioritura di colza, che tinge di giallo l’intera area, viene anche organizzato il festival di Qingming. L’esperienza è mozzafiato.

La fioritura della colza a Qianduo, in Cina
Fonte: Getty Images
A Qianduo (Cina), nell’area panoramica dove sorgono diverse isole galleggianti, la fioritura della colza incanta

Quando andare

Come abbiamo anticipato, sono tante e diverse le fioriture di colza da ammirare in tutta la Cina. La pianta, infatti, viene coltivata in quasi tutto il Paese a partire dalla fine di settembre con l’obiettivo di ricavarne il celebre olio. Tuttavia, lo spettacolo scintillante dell’oro che invade i campi, ha fatto sì che la fioritura si trasformasse con gli anni in una vera e propria attrazione turistica.

Quando andare, dunque, a passeggiare tra i fiori gialli? Le fioriture possono variare tra le diverse zone del Paese, che subiscono differenti condizioni climatiche. È possibile ammirarle a partire da febbraio e fino aprile, con la loro esplosione massima nella prima decade del mese.

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