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Tra i Pirenei spagnoli c’è una fenditura segreta che separa due mondi: il Congost de Mont-Rebei

Immaginate una fenditura titanica incisa nelle viscere delle Pre-Pirenei, una ferita geologica che divide la provincia di Lleida da quella di Huesca, in Spagna. Lo avete fatto? Bene, ora metteteci anche un cielo spesso terso, il suono del battito d’ali di un grifone e una passerella scolpita dentro la pietra calcarea. Se state pensando che vi stia raccontando un quadro siete sulla strada sbagliata, perché queste iniziali parole vi stanno descrivendo il primo impatto con il Congost de Mont-Rebei.

Parliamo di una gola montana che sembra davvero uno squarcio nella Sierra del Montsec, una frattura gigantesca scavata durante millenni dal fiume Noguera Ribagorçana, corso d’acqua che segna il confine naturale tra Catalogna e Aragona. Un luogo in cui ci sono solo pietra, acqua, vento e una traccia umana arrivata tardi, plasmata nel 1982 lungo la parete per permettere il passaggio senza alterare davvero l’anima del luogo.

È quindi impossibile non percepire un’energia antica, quasi aliena rispetto alla frenesia urbana moderna.

Origine e formazione del Congost de Mont-Rebei

Il Mont-Rebei occupa uno dei tratti più spettacolari della catena del Montsec, massiccio pre-pirenaico formato soprattutto da rocce calcaree nate circa 100 milioni di anni fa, quando questa parte della penisola iberica giaceva sotto mari tropicali ricchi di sedimenti, conchiglie, organismi marini e depositi minerali.

Pressioni tettoniche, sollevamenti continentali, erosione atmosferica e il lavoro instancabile dell’acqua hanno trasformato quei fondali in una muraglia naturale che oggi domina il paesaggio con una presenza quasi intimidatoria. Contemporaneamente il Noguera Ribagorçana, fiume lungo circa 130 chilometri, ha inciso la montagna metro dopo metro, secolo dopo secolo, fino a creare un canyon profondo oltre 500 metri. Nel punto più stretto la distanza tra le due pareti sfiora appena i 30 metri, una misura che, osservata dal vivo, appare quasi impossibile.

Le superfici verticali mostrano tonalità che cambiano continuamente: all’alba prevalgono sfumature perlacee; con il sole alto emergono ocra, beige, cenere e rame chiaro; verso sera la pietra sembra incendiarsi. Alla base, le acque del bacino di Canelles aggiungono una tavolozza inattesa fatta di verde smeraldo e turchese, un colore quasi caraibico che crea un contrasto surreale con la severità minerale del paesaggio.

Tra le fessure del calcare trovano spazio specie rupicole adattate a condizioni estreme. Ginepri, timo selvatico, piccoli arbusti mediterranei e ciuffi d’erba tenace, mentre più in alto domina il regno dei rapaci con grifoni, capovaccai, aquile reali, falchi pellegrini e talvolta persino il gipeto, uno degli uccelli più emblematici d’Europa e riconoscibile grazie all’apertura alare che supera i 2,5 metri.

Come visitare e cosa vedere al Congost de Mont-Rebei

L’accesso più celebre a questo incredibile angolo di Spagna parte dalla Masieta, piccolo punto di partenza nella provincia di Lleida, sul lato catalano. Da qui il percorso conduce verso la gola seguendo una traccia progressiva, inizialmente morbida, che è un pullulare di prati secchi, boscaglia mediterranea e qualche pannello informativo. Ma (e sì, è meglio saperlo sin da subito) l’impressione iniziale inganna.

Dopo poco più di 1 chilometro, infatti, compare il Ponte di Sant Jaume, struttura sospesa sul burrone omonimo. Pochi minuti ancora e arriva il tratto in grado di trasformare un’escursione in un’esperienza che resta impressa per anni: il sentiero scavato nella parete.

Realizzato direttamente nel calcare, segue fedelmente la geometria naturale della montagna. Il visitatore prova quindi l’emozione di ritrovarsi immerso in un posto in cui ci sono soltanto pietra e vuoto. O meglio, sopra la testa incombono pareti immense, mentre sotto, circa 50 metri più in basso (anche se l’altezza varia), il bacino riflette la luce con giochi cromatici esaltanti.

Il tratto classico, andata e ritorno, raggiunge più o meno 10 chilometri complessivi. Famiglie ben allenate affrontano questa versione senza grandi difficoltà tecniche. Chi desidera una giornata completa può proseguire fino al Ponte del Seguer, struttura oscillante che collega Catalogna e Aragona dopo decenni di separazione fisica dovuta al riempimento del bacino.

Da quel punto inizia la parte più teatrale, quella del versante aragonese che si caratterizza per pendii marcati, passerelle metalliche ancorate alla parete, scale verticali con dislivelli fino a 50 metri, curve strette e magnifiche visuali infinite.

L’intero itinerario raggiunge i 16,8 chilometri tra andata e ritorno, con circa 800 metri di dislivello cumulato e un tempo medio vicino alle 4 ore e 30 minuti (pause escluse) per essere completato. Lungo il percorso capita spesso di incrociare kayak nelle acque sottostanti, cordate di arrampicatori sulle pareti laterali, fotografi immobili per minuti interi e quasi incapaci di premere il pulsante. Capita anche una cosa molto curiosa: più si procede, meno si parla.

Dove si trova e come arrivare

Il primordiale (ma bellissimo) Congost de Mont-Rebei si trova nel cuore dei Pre-Pirenei spagnoli, tra la comarca del Pallars Jussà, la Noguera catalana e la Ribagorza aragonese. Il centro abitato di riferimento sul lato catalano coincide con Pont de Montanyana, piccolo borgo in pietra chiara che sembra rimasto fedele alla sua struttura medievale. Barcellona dista circa 200 chilometri, mentre Lleida più o meno 90.

Dalla Capitale della Catalogna il tragitto richiede mediamente 2 ore e 45 minuti lungo AP-2, A-2 e successivamente C-13, fino all’ultimo tratto che conduce alla riserva naturale. Chi arriva da Saragozza affronta invece quasi 3 ore di viaggio. L’accesso più utilizzato è il parcheggio della Masieta, punto regolamentato soprattutto durante l’alta stagione. Primavera e autunno rappresentano i periodi ideali grazie a temperature più equilibrate, luce radente e attività faunistica particolarmente intensa.

Congost de Mont-Rebei, Spagna
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Le strette pareti del Congost de Mont-Rebei

Sul lato aragonese l’ingresso alternativo parte da Viacamp, attraverso una pista di circa 15 chilometri che conduce verso Montfalcó, antico villaggio recuperato con attenzione filologica, oggi base strategica per escursionisti e osservatori naturalistici. Poco distante, chi possiede ancora energia può spingersi fino a Finestres, luogo conosciuto con un soprannome che racconta già tutto: la Muraglia Cinese d’Aragona, una cresta rocciosa incredibilmente lineare che completa un viaggio già difficile da dimenticare.

Viaggio a Lleida, la città della Catalogna che ti sorprenderà

A un’ora di strada da Barcellona, si trova una bellissima città storica della Catalogna che merita un viaggio. Raggiungibile in auto, ma anche con il treno ad alta velocità (AVE), è una città ricca incredibilmente interessante, con molti luoghi da visitare, anche solo per una gita in giornata.

Per chi desiderasse approfondire meglio la sua conoscenza, è il punto di partenza per scoprire le Terres de Lleida, un territorio ricco di bellezze naturalistiche e di biodiversità, certificato come destinazione Biosphere (un prestigioso marchio di sostenibilità turistica riconosciuto a livello internazionale per le pratiche responsabili e le strutture sostenibili) ma anche di attrazioni turistiche. Da Lleida si raggiunge anche l’Alt Pirineu, il più grande parco naturale della Catalogna. La provincia di Lleida, ricca di boschi e di borghi arroccati, infatti, è la porta d’accesso dei Pirenei.

Lleida si è sviluppata lungo il corso del fiume Segre cha attraversa la città e che ha da sempre influenzato il suo sviluppo. Per scoprire il suo patrimonio storico si devono visitare alcuni luoghi simbolo, a partire dal Museu de Lleida, che mette insieme archeologia, arte romanica e gotica e cultura religiosa, proseguendo per Seu Vella, l’imponente cattedrale, e i resti di Castell del Rei – La Suda, la fortezza edificata sotto il dominio arabo. Inoltre, dalla fine del XII secolo, Lleida svolse un ruolo importante nei cammini di pellegrinaggio verso Compostela. Sia dai Pirenei sia dalla costa, tutti i cammini catalani convergevano, rendendo la città una tappa importante di questo importante itinerario, oltre a essere un punto di incontro, di scambio, di ristoro e di alloggio per viaggiatori e pellegrini.

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@Sergi Boixader
La Seu Vella che domina Lleida

Cosa vedere a Lleida

La Seu Vella

La Seu Vella, la “cattedrale vecchia”, è il simbolo di Lleida. Si tratta di un’enorme fortezza gotica del XIII secolo abbarbicata in cima alla collina del Segre. Più che una chiesa, sembra una fortezza medievale. È composta da diversi edifici: la Seu Vella e il Castello del Re o Suda, la fortificazione militare che circonda il sito e vari resti archeologici che ci aiutano a comprendere il presente. A causa delle guerre, molti degli edifici sorti sulla collina furono distrutti, tranne due: la cattedrale e il castello, che furono trasformati in tetre caserme militari, un uso che sarebbe durato fino al 1948. Poi iniziò un lento lavoro di restauro, ancora in corso. Oltre all’interno della cattedrale e alle cappelle si possono visitare il chiostro e la canonica. Dalla cima della torre campanaria, costruita in un secondo momento, tra la fina del XIV e l’inizio del XV secolo, si domina tutta la valle.

Castell del Rei

Accanto alla Seu Vella, sulla cima della collina, c’è il Castell del Rei (o Suda), un’antica fortificazione araba, poi rimaneggiata. È popolarmente noto come Suda, termine arabo che significa “area urbana chiusa”. Il nome si riferiva alla fortezza andalusa costruita nel IX secolo sul sito oggi occupato dal castello, ma è anche il nome che, secondo le fonti, designano per il quartiere nobile che si estendeva ai piedi della collina. Era il palazzo in cui risiedeva il re durante il soggiorno a Lleida. La costruzione riflette diverse fasi tra la fine del XIII e il XIV secolo, motivo per cui coesistono forme romaniche e gotiche. Era l’edificio civile più bello della città e un importante centro dove venivano prese decisioni politiche. Nel Castell del Rei vissero diversi sovrani, tra questi, un bambino di soli sei anni, il futuro Giacomo I il Conquistatore, che fu incoronato re d’Aragona e conte di Barcellona. Il XII e il XIV secolo furono quelli in cui il castello visse i suoi momenti migliori, coincidendo con la situazione che stava vivendo anche la città, che si trovava nel pieno del boom commerciale e edilizio. La situazione cambiò radicalmente nel corso del XV e XVI secolo, quando i re, durante i loro soggiorni in città, non vi alloggiarono più. Da quel momento iniziò un processo di abbandono e degrado che culminò con la sua trasformazione in caserma militare durante la rivolta catalana. La parte che oggi si può visitare corrisponde alla navata Sud-Est, la più antica di tutte e dispone di una terrazza panoramica accessibile, da cui è possibile ammirare il paesaggio.

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123RF
Il chiostro della Seu Vella di Lleida

L’area fortificata attorno alla collina, con i bastioni difensivi, le mura, i camminamenti e le gallerie, è il risultato di diversi interventi e è stata realizzata secondo il sistema francese di Vauban. Le fortificazioni corrono per circa 3,8 km e risalgono a diverse epoche, inclusa la parte romana, quella del XIII secolo e le difese moderne costruite tra il XVIII e il XIX secolo. L’arte di costruire muri e rifugi in pietra a secco, una tecnica tradizionale tramandata nei secoli, è iscritta nella lista dei Patrimoni dell’umanità. Non sono le uniche strutture difensive che la città di Lleida abbia conosciuto. La città romana di Ilerda e la musulmana Larida erano già fortificate. Il fatto di essere città-acropoli le obbligò a dotarsi di una cittadella in cima alla collina e di mura che la circondavano, estendendosi fino al fiume Segre. Lo stesso sarebbe accaduto alla Lleida medievale, dove le mura, con diverse torri e porte, sfruttarono le strutture andaluse, ampliandole leggermente.

La Seu Nova

A Lleida c’è una seconda cattedrale, la Seu Nova, che si trova sulla via principale della città e che fu costruita quando, nel Settecento, la Seu Vella in cima alla collina fu trasformata in caserma militare. La città, infatti, aveva bisogno di una nuova cattedrale e la sua costruzione iniziò nel 1761, con le donazioni del popolo, del Vescovo Joaquín Sánchez e di Carlo III. Lo stile della Cattedrale Nuova è barocco, con tocchi palladiani. L’ingresso principale è sormontato dallo stemma della famiglia Borbone. Una scalinata conduce a tre portali ad arco, dotati di cancelli in ferro e fiancheggiati su entrambi i lati da torri. All’interno, la navata centrale e le tre navate laterali sono fiancheggiate da sottili colonne corinzie che sostengono archi a tutto sesto. La Cattedrale ospita una scultura di Josep Obiols raffigurante la Madonna di Montserrat, patrona della Catalogna, visitata dai pellegrini il 27 aprile di ogni anno. Il 2 febbraio si celebra anche la festa della Verge del Blau (o Vergine Contusa), così chiamata per il danno arrecato quando lo scultore, accorgendosi che il suo apprendista aveva completato l’opera con un livello artistico superiore al suo, lanciò un martello contro l’opera finita. La Cattedrale Nuova ospita anche l’Archivio Capitolare con 13.000 libri, 16.000 pergamene e un’enorme quantità di codici e manoscritti antichi. Uno dei gioielli della collezione è la Bibbia di Lleida, uno storico codice miniato e la più grande delle antiche Bibbie spagnole esistenti.

Castell Templer de Gardeny

Il Castell Templer de Gardeny, sull’omonima collina, è una storica fortezza militare con origini strategiche già in epoca romana. Costruito nel XII secolo durante l’assedio di Lleida, divenne dal 1149 una delle principali commende dei Cavalieri Templari, che lo trasformarono in roccaforte. L’importanza strategica della collina di Gardeny risale ai tempi romani, quando Giulio Cesare utilizzò la sua posizione elevata durante la guerra civile contro Pompeo nel 49 a.C. La prominenza della collina continuò nei secoli, diventando un punto di osservazione militare cruciale. Dopo la soppressione dell’Ordine nel 1312, il complesso passò all’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme (Ospitalieri). Restaurato dal Comune di Lleida dopo un lungo abbandono, oggi ospita un centro di interpretazione che racconta la sua storia militare, templare e architettonica.

Museu de Lleida

Per capire la storia di Lleida, è necessario visitare il Museu de Lleida, nato dall’unione del Museo Diocesano e delle raccolte archeologiche storiche della città, che ospita una grande collezione di arte romana, medievale e moderna. L’esposizione permanente riunisce, in 7000 mq, quasi mille oggetti – resti archeologici, dipinti, sculture, oggetti d’arte, arazzi, abiti, mobili e numismatica. Tra i pezzi degni di attenzione: i pezzi degli scacchi in cristallo di rocca di Àger (XI secolo); i frontoni d’altare romanici; gli elementi scultorei in pietra della Seu Vella; le pitture murali di Pia Almoina; la pittura gotica su tavola della bottega di Ferrer; la scultura del XIV secolo appartenente alla cosiddetta Scuola di Lleida; gli arazzi fiamminghi; il turbante di Papa Callisto III.

Centro storico di Lleida

Nel centro storico di Lleida, tra vicoli che cambiano carattere tra il medievale e il moderno, si incontrano suggestivi angoli come la piazza della Paeria, dove si trova il Municipio, un bellissimo palazzo sede del Comune dal 1383. Si tratta di uno degli edifici più significativi dell’architettura civile gotica della Catalogna. Nel sotterraneo, formato da archi a sesto acuto, è possibile osservare i resti archeologici di un edificio di epoca romana e dei bagni andalusi (secolo IX-X). Il carrer Major è l’asse pedonale storico, uno dei più lunghi d’Europa a cielo aperto, tra portici, negozi locali e palazzi sovrapposti di varie epoche. Il “salotto” di Lleida è plaça Sant Joan, un grande spazio urbano con una chiesa neogotica, bar e terrazze molto frequentata dai cittadini, è qui che si svolgono i principali eventi cittadini, le feste e gli eventi natalizi. Per godere di una bella vista sulla città basta percorrere avinguda del Segre in direzione del Pont Vell, il ponte storico collega il centro con Cappont, un belvedere urbano sulla collina della Seu Vella.

Parc de la Mitjana

Alla periferia Est della città si estende un polmone verde, un parco fluviale lungo il Segre ideale per godersi un po’ di relax. Il Parc de la Mitjana è uno straordinario parco acquatico dichiarato Area di Interesse Naturale nel 197O. Oltre 90 ettari di foresta fluviale e specchi d’acqua. Il microclima unico ha creato l’ambiente perfetto per la crescita di un rigoglioso bosco fluviale con una flora molto varia, tra cui pioppi, sambuchi, frassini, salici, una varietà di arbusti, ninfee, canne, iris gialli. Questi, a loro volta, offrono un habitat ricco per una fauna variegata. L’origine del nome deriva dalle “mitjanes”, isole fluviali che si formano quando il fiume si divide in diversi rami, dove l’acqua scorre più lentamente e dove si accumulano i sedimenti fluviali. Il Centro di Interpretazione La Mitjana offre visite guidate e ospita una mostra permanente con audio guida del parco.

Parc de Campos Elíseos

C’è un altro parco a Lleida, molto famoso perché, una volta l’anno, ospita il più grande evento gastronomico della Catalogna: l’Aplec del Caragol (Festa della lumaca). Dichiarata festa di interesse turistico nazionale, è incentrata sulla cucina a base di lumache. La festa si tiene il quarto fine settimana di maggio. Per tre giorni, migliaia di abitanti di Lleida, organizzati in gruppi e associazioni, insieme ai visitatori, celebrano questa festa la cui protagonista principale è appunto la lumaca. Più di 200.000 visitatori vi prendono parte, consumando circa 13 tonnellate di lumache. La festa prevede anche musica, fuochi d’artificio e spettacoli di strada. La prima edizione risale al 1980.

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Ufficio stampa
L’Aplec del Caragol di Lleida

Il segreto meglio custodito della Catalogna: La Pobla de Lillet, il borgo pieno di capolavori di Gaudí

Sulle rive del fiume Llobregat, proprio laddove le acque iniziano la loro corsa impetuosa verso la costa, sorge un centro abitato che sembra nato dal respiro delle montagne da cui è circondato. Siamo nel nord della Catalogna, dentro la comunità montana del Berguedà, e il villaggio prende il nome di La Pobla de Lillet.

Raccolto tra boschi, vallate e pendii che annunciano i Pirenei, è lontano dal traffico delle grandi città ma soprattutto è un pullulare di strade acciottolate che salgono lungo il colle El Pujolet, punto su cui si sviluppa il nucleo storico. L’identità del paese si lega a due storie molto diverse tra loro: la prima riguarda il Medioevo, periodo durante il quale nacquero monasteri e ponti ancora visibili; la seconda appartiene all’epoca industriale, quando miniere e fabbriche cambiarono il destino economico dell’intera valle. Proprio in quest’ultimo contesto arrivò in zona il celebre architetto Antoni Gaudí, il quale lasciò segni sorprendenti in un posto che davvero in pochissimi assocerebbero al suo nome.

Tra boschi montani e vallate remote nacquero opere originali, integrate nella natura con quella fantasia costruttiva che ha reso celebre l’autore della Sagrada Família. Oggi La Pobla de Lillet conserva un equilibrio raro tra patrimonio naturale, architettura medievale e tracce dell’industrializzazione.

Cosa vedere a La Pobla de Lillet

Non pensate di essere arrivati in un borghetto qualunque, perché La Pobla de Lillet vanta un patrimonio artistico e naturale che lascia esterrefatti per la densità di bellezza racchiusa in pochi chilometri quadrati.

Il centro storico

Il nucleo antico di questo villaggio della Spagna risale XIII secolo ma, nonostante la sua veneranda età, è ancora quasi come all’epoca perché mantiene la struttura urbana originaria. Tutto si sviluppa tra strade strette, le quali si snodano tra abitazioni in pietra, archi e piccole piazze.

Il quartiere più animato raccoglie negozi, bar e ristoranti, vie in cui si percepisce il ritmo quotidiano della comunità locale. Il selciato conduce verso punti panoramici che affacciano sul fiume e sui tetti del villaggio. Tra gli elementi più riconoscibili compare il Pont Vell. Si tratta di un ponte gotico del XIV secolo con un’unica arcata (prima erano di più) che si staglia sopra il Llobregat con una linea elegante.

I Giardini Artigas

È impossibile resistere al fascino magnetico dei Giardini Artigas. Parliamo di un progetto che nacque tra il 1905 e il 1906 come gesto di gratitudine da parte di Antoni Gaudí verso gli Artigas, industriali tessili che lo ospitarono durante la permanenza nella valle. Sì, è stato proprio il genio catalano a dar vita a questo concentrato di meraviglie.

Giardini Artigas, La Pobla de Lillet
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I Giardini Artigas, meraviglia di Antoni Gaudí

Il parco si sviluppa lungo il corso del fiume ed è un pullulare di archi parabolici, ponti in pietra e grotte artificiali che formano una scenografia naturale che richiama elementi presenti anche nelle opere barcellonesi dell’architetto.

Poi ancora fontane, cascate e decorazioni realizzate con la tecnica del trencadís (mosaico composto da frammenti di ceramica colorata). Tra i punti più suggestivi emerge la Glorieta, piccolo belvedere che offre una vista ampia sul giardino.

Lo Xalet del Catllaràs

Tra le foreste della Serra del Catllaràs appare una costruzione insolita chiamata Xalet del Catllaràs. È un edificio dalla forma particolare che sta lì dal lontanissimo 1902. Venne progettato per ospitare ingegneri e tecnici impegnati nelle miniere di carbone della zona, a oltre 1.300 metri di quota e immerso tra boschi e radure montane.

Verticale e compatto, sfoggia un arco a sesto acuto che domina la facciata principale, così come un tetto appuntito e volte in mattoni che lo fanno quasi somigliare a una piramide. All’esterno, invece, a catturare l’attenzione è una scala a chiocciola addossata alla facciata.

Xalet del Catllaràs, Gaudì, Catalogna
Archivo Generalitat de Catalunya - Albert Monsalve
Vista dall’alto dello Xalet del Catllaràs

Entrandovi si scoprono ambienti che si distribuiscono su tre livelli (secondo la gerarchia lavorativa dell’epoca): il piano terra era riservato a cucina e spazi comuni, quello intermedio ai dirigenti, mentre il sottotetto era utilizzato dagli operai. Ma c’è un fatto recentissimo che ha lasciato tutti a bocca aperta. Per molti decenni la paternità dell’opera è rimasta oggetto di discussione, ma si è da poco confermato che anche questo è un capolavoro di Antoni Gaudí.

Il monastero di Santa Maria de Lillet

A breve distanza dal paese sorgono i resti del Monastero di Santa Maria de Lillet. Le prime testimonianze documentarie risalgono all’anno 819, mentre la chiesa attuale venne costruita nel XII secolo. La struttura segue una pianta a croce latina con una sola navata  e mantiene un forte valore storico per l’intera regione del Berguedà.

La rotonda di Sant Miquel

Il piccolo Sant Miquel de Lillet è un edificio romanico ed anche uno degli esempi più singolari della Catalogna. Si presenta con una pianta circolare che possiede un diametro esterno di circa 6 metri e mezzo, coperta da un’abside semicircolare semplice ma bello.

Cosa fare a La Pobla de Lillet

Sia il borgo che il piacevole territorio in cui è posto invitano a esperienze dirette con il passato industriale e naturale attraverso percorsi che uniscono scoperta e relax. Tra le migliori attività ci sono:

  • Salire a bordo del Tren del Ciment: un piccolo convoglio che percorre una linea ferroviaria storica lunga circa 3 chilometri e mezzo. In passato collegava il cementificio Asland con il tracciato ferrato della valle. Oggi un locomotore diesel traina vagoni turistici lungo il Llobregat. Il viaggio dura più o meno 20 minuti tra boschi, pareti rocciose e scorci montani.
  • Escursioni nella Serra del Catllaràs: la catena montuosa raggiunge circa 1700 metri di quota e sono presenti sentieri segnalati che attraversano foreste fitte di pini, querce e faggi. L’area ospita cervi, galli cedroni e martore e dalle creste si aprono panorami verso il massiccio del Parco naturale del Cadí-Moixeró.
  • Visitare le sorgenti del Llobregat: a non troppi chilometri dal paese, vicino al villaggio di Castellar de n’Hug, sgorgano le Fonts del Llobregat. L’acqua emerge da pareti rocciose formando cascate e vasche naturali. Il luogo diventa particolarmente spettacolare durante la primavera con lo scioglimento delle nevi.

Come arrivare

Il grazioso borgo di Pobla de Lillet si trova nella parte settentrionale della provincia di Barcellona. Dalla capitale catalana il viaggio in auto richiede circa un’ora e mezza. La via più utilizzata segue l’autostrada C-16 verso nord fino a Guardiola de Berguedà, poi prosegue tra vallate e pendii montani. Chi parte da Girona percorre invece la C-25 attraversando l’entroterra regionale per poco meno di 2 ore.

Cosa vedere a Girona, l’altra città della Catalogna dalle mille case colorate affacciate sul fiume

Barcellona, città capoluogo della Catalogna, è una metropoli capace di attrarre tantissimi visitatori da ogni angolo della Spagna, d’Europa e del mondo, ma il viaggiatore più curioso e attento non dovrebbe ritenerlo l’unico motivo per visitare la regione autonoma all’estremo nord-orientale del Paese.

Girona, secondo centro dell’area catalana, è una di quelle città che sorprende chi la visita per la prima volta: meno chiassosa di Barcellona, ma altrettanto ricca di storia, possiede un notevole tesoro artistico e architettonico e non disdegna atmosfere mediterranee. Situata nel nord della Catalogna e spesso snobbata dai turisti in favore della vicina Costa Brava, questa antica cittadina ha un impianto medievale di grande fascino, tra vicoli e mura, chiese, campanili e ponti. Perdersi per il suo centro storico è un piccolo esercizio di ricerca, che consente di lasciarsi trasportare tra le mille influenze che hanno caratterizzato la formazione del volto odierno della città: le tracce romane, gotiche, catalane e persino ebraiche.

Girona e il Barri Vell, cuore medievale della città

Il cuore pulsante di Girona si respira nel suo Barri Vell, il quartiere antico. Si tratta di uno dei più vasti e meglio conservati dell’intera Europa mediterranea e conserva ancora il retaggio dell’antichissimo passato della città: mura difensive romane e medievali, scalinate strette che si insinuano tra le mura dei palazzi, piccole pittoresche piazzette. Un crogiuolo di piccolezze architettoniche che regalano un senso di intimità e calore.

El Call, l’antico quartiere ebraico, è considerato uno tra i meglio preservati di tutta Europa ed è una delle mete più suggestive e gettonate per iniziare l’esplorazione di Girona. Le sue stradine tortuose, i cortili nascosti e i muri di pietra rievocano un passato ricco di fermento culturale: il quartiere ebraico di Girona era infatti sede di scuole, sinagoghe e luoghi di cultura fioriti tra l’XI e il XV secolo, un momento d’oro per la città e per questo quartiere in particolare, fino al Decreto dell’Alhambra del 1492, la drammatica espulsione della popolazione ebraica dalla Spagna.

All’interno del quartiere si trova il Museo di Storia Ebraica, ospitato in edifici storici che furono una sinagoga, una biblioteca e una scuola. Le esposizioni permettono di comprendere meglio come vivevano le comunità ebraiche e il loro contributo alla cultura catalana medioevale.

Altrettanto affascinante è la Pujada de Sant Domènec, una lunga scalinata di pietra chiara che si arrampica, angusta, tra antichi palazzi fino alla chiesa di Sant Martì de Girona. Un luogo pieno di fascino e testimone di un tempo remoto, ideale per una passeggiata al riparo dal sole e per scoprire angoli e dettagli del quartiere antico della città.

Pujada de Sant Domènec a Girona
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La meravigliosa Pujada de Sant Domènec

Arte e architettura da non perdere

Girona è una città di arte e di fede: l’imponente Cattedrale di Santa Maria, uno dei monumenti più straordinari della Catalogna, domina il panorama. Un edificio dalle proporzioni particolari, specialmente nella sua scenografica facciata che si slancia verso l’alto. La costruzione, iniziata nell’XI secolo e proseguita fino al XVIII, fonde lo stile romanico con il gotico e il barocco e detiene anche un suo piccolo record: la navata è la più larga al mondo tra le chiese gotiche, con oltre 23 metri di ampiezza.

La maestosa scalinata che porta davanti alla cattedrale costituisce un altro dei motivi per cui la Cattedrale è così scenograficamente rilevante, tanto da essere stata anche teatro di numerose scene di produzioni cinematografiche e televisive, più recentemente utilizzata per alcune scene di Game of Thrones, che ha utilizzato alcuni scorci di Girona per l’ambientazione della città di Braavos.

Girona Catalogna cosa vedere
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La Cattedrale di Santa Maria a Girona

Il Museo della Cattedrale, nelle immediate vicinanze della chiesa, custodisce opere d’arte e reperti di grande valore come il celebre Arazzo della Creazione, uno stupendo drappo dall’estetica romanica, risalente all’XI secolo e ottimamente conservato, che rappresenta il momento della creazione secondo il racconto biblico, ma che al contempo si lascia andare ad alcune curiose libertà. Si tratta di un pezzo unico che merita da solo la visita al Museo.

Per chi non volesse limitarsi solo all’arte e all’architettura legate alla religione, Girona vanta numerosi musei che raccontano aspetti diversi della sua storia e identità: dal Museo della Storia di Girona, che attraversa la nascita e l’evoluzione della città dalla fondazione romana fino ai giorni nostri, al Museo del Cinema, uno dei pochi al mondo dedicati alla storia delle immagini in movimento, che nella Collezione Tomàs Mallol conduce i visitatori a conoscere strumenti e materiali storici legati al cinema e alle sue origini.

Un’altra tappa interessante è il Monastero di Sant Pere de Galligants, splendido edificio romanico che oggi ospita il Museo Archeologico della Catalogna e conserva straordinari resti e reperti dal periodo preistorico all’epoca medievale.

Il fiume, le mura e le vie più belle di Girona

Una delle passeggiate più belle e particolari a Girona è quella del Passeig de la Muralla, il percorso che segue le antiche mura difensive e che regala begli scorci sulla città vecchia e sulle colline circostanti. Le mura di Girona, costruite tra il IX e il XIV secolo, costituiscono una delle fortificazioni più vaste e meglio conservate di tutta la Spagna: un ulteriore tuffo nel passato medievale del luogo, che ricopriva una posizione strategica tra Barcellona e il sud della Francia.

Al di là dei vicoli e dell’impianto medievale, però, Girona è anche una cittadina con una dimensione acquatica e una architettura moderna. È attraversata dal pittoresco fiume Onyar, le cui rive sono animate da file di case colorate che si riflettono nelle acque tranquille. L’immagine delle variopinte facciate che si specchiano sul pelo dell’acqua è diventata uno dei simboli più fotografati della città, con gli scatti effettuati dalle rive o dai ponti, soprattutto al tramonto.

Il ponte più celebre tra i vari che attraversano l’Onyar è il Pont de les Peixateries Velles, noto anche come Ponte Eiffel. Fu progettato proprio da quel Gustave Eiffel prima della Torre di Parigi e con essa condivide l’elegante reticolo metallico che ne caratterizza l’architettura. Dipinto di rosso acceso, collega le due sponde del fiume Onyar offrendo prospettive perfette per ammirare la cittadina dall’acqua.

Il ponte Eiffel conduce alla Rambla de la Llibertat, il boulevard principale di Girona, tra ristoranti e caffè dove locali e visitatori si mescolano. Il grande viale costeggia l’Onyar per tutta la sua lunghezza e rappresenta il classico punto d’incontro per la città, il salotto buono dove Girona si tira a lucido e accoglie i propri visitatori.

Giardini e dintorni

Non c’è niente di meglio, quando si visita una città, che potersi godere una pausa nel verde fra una passeggiata e l’altra, o dopo una visita ad un museo. A pochi passi dal centro di Girona, si estende La Devesa, il più grande parco urbano della Catalogna, con viali alberati e grandi prati dove i catalani vengono per correre, i visitatori per passeggiare o semplicemente stendersi per un picnic.

Chi ama lo sport e le attività outdoor trova nei dintorni di Girona pane per i suoi denti. La zona attorno alla città è una destinazione gettonatissima dai cicloamatori, che trovano strade perfette per cimentarsi nelle colline poco fuori dal centro abitato: morbidi saliscendi, strade con poco traffico, grande tranquillità e percorsi panoramici.

La provincia di Girona offre un gradevole connubio tra tanta natura incontaminata, come nella zona delle Gavarres, un massiccio montuoso di basse colline coperte di lecci con tanti percorsi trekking da esplorare, e borghi pittoreschi e antichi da esplorare, che conservano un fascino storico arroccati lungo il territorio della Catalogna.

Scorcio sul centro storico di Girona
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Scorcio suggestivo sul centro storico di Girona

A cent’anni dalla sua morte, scoperto un nuovo edificio realizzato da Antoni Gaudí: è uno chalet nel bosco

A volte la storia dell’architettura somiglia a un romanzo investigativo, tra disegni scomparsi e attribuzioni incerte ed è proprio quello che è successo con lo Xalet del Catllaràs, un edificio immerso nei boschi della Catalogna che per quasi un secolo ha alimentato dubbi e teorie. Ora, però, il mistero è stato finalmente risolto e un nuovo studio commissionato dal Dipartimento della Cultura della Generalitat de Catalunya ha confermato finalmente che il progetto dell’edificio appartiene proprio al grande architetto modernista Antoni Gaudí.

La ricerca, realizzata dall’architetto e docente Galdric Santana, direttore della Cattedra Gaudí della Universitat Politècnica de Catalunya, ha analizzato documenti storici, geometrie strutturali e modelli tridimensionali dell’edificio. Il risultato adesso è chiaro: il progetto originale è di Gaudí, anche se la costruzione non fu seguita direttamente da lui. Una scoperta che arriva in un momento simbolico: il 2026 segna il centenario della morte dell’architetto, celebrato con l’Any Gaudí 2026, un programma di eventi internazionale dedicato alle sue grandi opere.

I 5 borghi più belli della Catalogna da scoprire (lontano dal turismo di massa)

In Catalogna, Barcellona si inghiotte molto dell’immaginario. La Sagrada Família, le Ramblas, la Barceloneta: una grande città, frizzante e piena di vita, con un grande giro turistico. Poi ci sono le località marittime e le altre cittadine, ma questa regione nel nord-est della Spagna custodisce anche un’altra anima, quella dei piccoli borghi di provincia nascosti come gemme di un tesoro nelle pieghe della provincia di Girona, tra i dolci colli dell’Empordà e pure sulla gettonata riviera della Costa Brava.

Una regione, quella catalana, dall’identità forte, con un carattere indomito e dalla storia piena, con radici antiche ma anche sussulti di contemporaneità. Una zona capace di mantenere la propria autenticità malgrado i flussi turistici, presenti anche se senza possibilità di minimo confronto con l’affluenza registrata nel capoluogo della Catalogna. Cinque borghi in particolare raccontano l’anima, la storia e la bellezza catalane. Dal mare quieto di Cadaquès alle strade medievali di Besalù, dal placido lago di Banyoles alla frizzantezza surrealista di Figueres, fino all’impossibile abbraccio di natura e architettura di Castellfollit de la Roca: ogni tappa è un invito a guardare oltre le cartoline e a scoprire davvero il carattere di una regione che riesce ancora a sorprendere chi decide di alzare lo sguardo dagli itinerari turistici mainstream.

Banyoles e il suo lago

Al centro della provincia di Girona si trova Banyoles, un borgo tranquillo, silenzioso e placido come le acque del suo grande specchio d’acqua, l’Estany de Banyoles, il lago naturale più esteso della Catalogna.

Protagonista delle Olimpiadi del 1992 in quanto sede delle competizioni di canottaggio, il lago è un paradiso per gli amanti delle attività all’aperto: oltre a percorrere il suo perimetro a piedi o in bici, tutte le stagioni sono buone per pagaiare sulle acque tranquille in kayak o in canoa. Le grandi chiome dei faggi popolano la passeggiata lungolago, regalando un’atmosfera romantica esaltata dalle decadenti, solitarie costruzioni che ne popolano le rive.

Banyoles borghi Catalogna
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Uno degli edifici lungo le sponde del lago di Banyoles

La cittadina vera e propria di Banyoles si sviluppa sulla sponda orientale del lago. Ha un centro storico raccolto, con piazze e viuzze in cui si affacciano bar e ristoranti, dalle chiare radici medioevali. Tra i luoghi d’interesse ci sono il Monastero di Sant Esteve e il Museo Archeologico Regionale, che conservano reperti che ben raccontano la storia dell’area. Deliziosa la Plaça Major: uno spazio rettangolare circondato da edifici in pietra di grande geometria e raffinatezza architettonica, con ampi portici, al centro del quale sorge un giardinetto ombreggiato dalle chiome di numerosi giovani alberi, pronti a fronteggiare il grande caldo dell’estate catalana.

Cadaqués: bianco e blu tra mare e arte in Costa Brava

Affacciato su una splendida baia naturale bagnata dal Mediterraneo, il borgo di Cadaqués è una delle perle della Costa Brava. La prima cosa che colpisce l’occhio del visitatore che scende in auto la tortuosa strada che conduce in città, attorcigliandosi tra i tornanti che si spingono verso il promontorio, è il bianco candido degli edifici.

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Vista sulla baia di Cadaques

La peculiarità di Cadaqués sta in questo suo candore e nella sua magica posizione tra mare e collina, che gli conferiscono un fascino senza tempo: stradine strette, vicoli che si aprono su piccole piazzette quadrate, barche dalle chiglie variopinte, quell’atmosfera languida che spinge le persone a far trascorrere le giornate senza fretta e senza furia. È stato uno dei luoghi più frequentati da Salvador Dalí: nei pressi del borgo si trova infatti Portlligat, dove sorge la casa-atelier del maestro surrealista, oggi museo dedicato alla sua vita e opera.

Besalú: un ponte verso il Medioevo

Dalla costa all’entroterra della Catalogna: tra colline e vallate verdeggianti, frutto di un’antica area vulcanica, si arriva a Besalú, un borgo che sembra fermo nel tempo. È uno dei centri storici medievali meglio conservati di tutta la regione e un esempio perfetto di come la storia si intreccia con l’architettura.

Il simbolo di Besalú è il suo grandioso ponte romanico, caratterizzato dai suoi sette archi e sormontato da una torre di guardia, che si erge maestoso sul Fluvià, il corso d’acqua che fiancheggia il borgo, e consente l’accesso al pittoresco centro storico, tra facciate in pietra, saliscendi e vicoli attorcigliati. La cosa migliore da fare è perdersi tra le viuzze, rimanere affascinati dagli scorci che regalano e infine concedersi un aperitivo in totale relax nella Plaça Prat de Sant Pere, di fronte alla facciata romanica dell’omonimo monastero, uno degli edifici simbolo del borgo.

Besalu borghi Catalogna
Lorenzo Calamai
Il ponte di Besalù

Inoltre, una delle esperienze più affascinanti del borgo è esplorare l’antico quartiere ebraico, dove scoprire testimonianze del passato nei resti dell’antica sinagoga e nel mikvé, il bagno rituale ebraico.

Castellfollit de la Roca: vedute del borgo sospeso

La Garrotxa è un’area della Catalogna caratterizzata da un ambiente unico. È considerato uno dei migliori esempi di paesaggio vulcanico in Spagna: vi si possono trovare 40 coni vulcanici, circa dieci crateri e una ventina di colate di lava basaltica, tutto risalente a oltre diecimila anni fa e oggi coperto da una fitta e verdeggiante vegetazione.

In questo contesto sorge il piccolissimo borgo di Castellfollit de la Roca, un paese costruito letteralmente a strapiombo su una scogliera basaltica, per l’appunto risultato di antiche colate laviche che, con il tempo, hanno modellato un paesaggio spettacolare. Le case e l’antica chiesa del borgo (Iglesia de San Salvador) si affacciano sulla cresta di questa parete rocciosa, regalando vedute straordinarie sul territorio più a valle.

Castellfollit de la roca borghi catalogna
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La parete basaltica su cui sorge Castellfollit de la Roca

Castellfollit è veramente un piccolo tesoro immerso tra i boschi della Garrotxa, un borgo fermo nel tempo dove gli abitanti resistono da tempo immemore, ancorati alla roccia che sostiene il paese e all’amore che provano per questo luogo, malgrado spesso portati lontano dalla vita e dalle necessità di lavoro.

Figueres: culla del surrealismo

La definizione di borgo sta un po’ stretta a Figueres, cittadina vibrante con più di 40mila abitanti e cuore culturale dell’Alt Empordà, una delle comarques in cui è suddivisa la Catalogna. La città è patria di uno degli artisti più noti del Novecento, Salvador Dalí, e da lui eredita un’atmosfera di leggera follia, come contagiata da una sorta di febbre della surrealtà.

A Figueres si trova il celebre Teatro-Museo Dalí, una tappa obbligata per gli amanti dell’arte e del pittore, con una collezione straordinaria di opere che attraversano tutta la sua produzione artistica. Tuttavia le attrattive del luogo non si limitano a questo: il Castello di Sant Ferran, ad esempio, è una imponente fortezza del XVIII secolo che sorge sul colle della Muntanyeta e che simboleggia il luogo da cui è nato l’insediamento odierno.

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Il Teatro-Museo Dalì a Figueres

Nelle strade di Figueres si respira un connubio tra la storia catalana e la vita fervente dei mercati locali, dei caffè e delle piazze animate, unite a loro volta a una vivace scena culturale cittadina, legata a eventi e spazi che testimoniano l’importanza dell’arte nella vita quotidiana. Curiosità: a Figueres si trova il Museu del Joguet de Catalunya, che ospita una collezione di oltre quattromila balocchi di ogni tipo, forma e colore.

Viaggio nel Penedès in Catalogna, tra vigneti e cantine, natura e modernismo

A soli 40 minuti da Barcellona e Tarragona, il Penedès è una delle sorprese più inaspettate della Catalunya: una regione che ha saputo preservare un’atmosfera rilassata e a ritmo lento, lontana dal turismo di massa e vero antidoto contro l’overtourism. Qui, tra le montagne dell’entroterra e la costa mediterranea di Sitges, lo sguardo si perde in un’infinita distesa di vigneti.

Seconda area vitivinicola più importante di Spagna, patria del celebre Cava, lo spumante catalano apprezzato in tutto il mondo, il Penedès  sul finire dell’estate, durante la vendemmia, vive il suo momento di massimo splendore.

Non è solo vino però: questa regione è anche sport e natura, itinerari panoramici, feste tradizionali, musei e borghi pittoreschi, perfetta per una giornata fuori porta da Barcellona o per qualche giorno di relax e degustazioni.

Alla scoperta del Penedès, gli itinerari

Gli itinerari per visitare il Penedès sono diversi e permettono di scoprire la regione da prospettive diverse a seconda del tempo a disposizione e degli interessi.

Miravinya, i punti panoramici del vino

Sicuramente un ottimo primo approccio per scoprire il Penedès sono i Miravinya: dieci punti panoramici sparsi nella regione; balconi affacciati su vigneti a perdita d’occhio. Ogni mirador è una vera e propria finestra sulla terra del Cava, con viste mozzafiato sui vigneti e sulle cantine, con resti di castelli e piccoli borghi, per un’esperienza lenta e immersiva. Oltre al sito web del turismo della regione, tutti gli uffici di informazione turistica hanno una mappa dei punti di osservazione Miravinya.

penedès vigneti
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Vista mozzafiato sui vigneti di Penedès

I percorsi in bici, a piedi o a cavallo

Il Penedès è una destinazione perfetta per chi ama la natura e lo sport, ed è possibile scegliere tra tante escursioni a piedi, in bicicletta o anche a cavallo. Nella parte bassa della regione si trovano percorsi adatti a tutti i livelli di preparazione e difficoltà: la ruta de les Perellades, di 12,9 km e difficoltà media, è percorribile a piedi o in bici; la ruta l’Aguilera, quasi 10 km di difficoltà media, è consigliata a camminatori e ciclisti; mentre la ruta Bergadanes (6,9 km) e la ruta Pujolet, di 7,2 km, sono più facili da seguire a piedi, bici e cavallo.

Per gli appassionati di bicicletta, Penedès 360 include tre itinerari ad anello da percorrere in bicicletta gravel, da strada e mountain bike, con tappe emblematiche e punti panoramici.

Gli amanti della montagna possono cimentarsi nella sfida dei 7 cims (7 cime): un percorso che tocca le vette della sierra prelitorale, alcune delle quali sfiorano i 1000 metri di altitudine. Tra le montagne più note ci sono il Puig de l’Àliga, il Montmell e il Puig de les Agulles, con sentieri che attraversano ben quattro comarche: Alt Penedès, Baix Penedès, Alt Camp e Anoia.

Itinerari bicicletta Penedès
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Itinerari per il cicloturismo nel Penedès

Il modernismo

Alla fine del XIX secolo, dopo la crisi causata dalla fillossera – la malattia della vite che devastò i vigneti europei e obbligò a reimpiantare gran parte delle coltivazioni – il Penedès avviò la produzione di Cava e visse un periodo di rinnovata prosperità. Proprietari agricoli, commercianti e borghesi commissionarono nuove costruzioni ispirate alle tendenze del modernismo catalano, un movimento che voleva rinnovare spazi e materiali e dare nuovo impulso alla cultura della zona. Architetti di rilievo come Puig i Cadafalch, Antoni Pons e Santiago Güell lasciarono il segno anche qui.

Vilafranca del Penedès, Sant Sadurní d’Anoia e Gelida propongono itinerari tra case e palazzi modernisti, visitabili anche con tour guidati. Il modernismo si ritrova nelle abitazioni private, negli edifici religiosi e persino nelle cantine, testimonianza del forte legame con la tradizione vitivinicola. Da non perdere anche il Museo del Cau Ferrat di Sitges, fondato dall’artista Santiago Rusiñol e divenuto un vero tempio del modernismo, e il Conjunto Monumental de Sa Roca, dove Puig i Cadafalch restaurò la chiesa romanica di Santa Maria del castillo.

I castelli

Non solo verde e vigne, perché il Penedès è costellato da castelli medievali o resti di fortificazioni che raccontano la storia di un territorio di confine, la cosiddetta Marca Hispanica, teatro di scontri e difese tra i secoli IX e XII.

La Ruta dels Castells de Marca  è un percorso circolare che tocca tre manieri che fungevano da difesa e da punto di controllo: il castello di Olèrdola, il castello di Penyafort  a Santa Margarida i els Monjos e il castello di Castellet a la Gornal. I castelli si trovano all’interno di due parchi naturali protetti – il Parco del Foix e quello di Olèrdola – per cui il percorso risulta ancora più piacevole.

La Ruta dels Castells de Marca può essere percorsa interamente in una sola giornata o divisa in tre tratti distinti: da Peñafort a Olèrdola (9,5 km), da Olèrdola a Castellet (10,4 km) e da Castellet a Peñafort (6,9 km).

Degustazioni e visite in cantina

L’enoturismo, però, rimane uno dei principali motivi per visitare il Penedès. La regione vanta oltre 50.000 ettari di vigneti che si estendono fino al mare ed è la prima denominazione al mondo a produrre il 100% di vino biologico certificato. Non solo Cava, lo spumante catalano più celebre, ma anche ottimi vini bianchi da varietà come Xarel·lo, Macabeu e Parellada, e rossi da uve Garnacha e Tempranillo.

cantina Penedès
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Sono tantissime le cantine visitabili nel Penedès

La Ruta del Vino del Penedès, attiva dal 2001 e coordinata dal Consorcio de Promoción Turística, raccoglie circa 200 realtà tra cantine, ristoranti, musei, negozi specializzati e strutture ricettive, con quasi 70 cantine visitabili durante tutto l’anno. L’obiettivo del progetto è offrire esperienze autentiche e di qualità, adatte a tutti i pubblici, nel rispetto dell’ambiente e della cultura locale. Le proposte sono davvero per tutti i gusti, come ad esempio la visita a Codorníu, la cantina più antica di Spagna (1551) e tra le più visitate al mondo per la sua architettura modernista e tradizione enologica; la cantina Eudald Massana a Sant Pau d’Ordal (Subirats) che offre degustazioni a colazione, pranzo e cena, abbinati a visita alla cantina o tour in bicicletta; o la cantina Parés Baltà, a Pacs del Penedès, che organizza tour in 4×4 in mezzo alle vigne alla scoperta delle produzioni e uve che si ritrovano nel calice per la degustazione finale.

cantina modernista Penedès
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Codorníu, la cantina modernista

Sempre a tema vino, la Carretera del Vi è un percorso di 35 km che collega il castello di Sant Martí Sarroca alle spiagge di Sitges, seguendo l’antico cammino che un tempo trasportava il vino dalle colline al mare. Lungo la strada si incontrano piccoli borghi e 13 cantine che aprono le porte a degustazioni e visite guidate.

Vilafranca, Sant Sadurnì d’Anoia e altri punti di interesse

Il cuore culturale ed enologico del Penedès batte soprattutto in due cittadine: Vilafranca del Penedès e Sant Sadurní d’Anoia. La prima è considerata la capitale del vino della regione e ospita il VINSEUM, il museo della cultura del vino di Catalogna, il primo aperto in Spagna e appena rinnovato. Vilafranca è una cittadina molto piacevole, con un centro quasi completamente pedonale, resti medievali, palazzi modernisti e un’identità forte legata alle feste popolari, come quella dei celebri castellers – vere e proprie torri umane – tra fine agosto e i primi di settembre, raccontata anche in una casa museo nel centro, o del gallo autoctono, che si tiene ogni anno a dicembre.

capitale del vino Penedès
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Vilafranca del Penedès, centro storico

Sant Sadurní d’Anoia è invece la capitale del Cava, con decine di cantine visitabili e l’imperdibile Cava Centre, museo interattivo che racconta la storia e il processo di produzione dello spumante catalano e la tradizionale Festa de la Fil·loxera di fuochi, danze e maschere. Anche qui esiste una Ruta Modernista, per visitare i principali edifici in stile; poi c’è il laboratorio di cioccolato di Simon Coll per visite e degustazioni e il mercato rionale del giovedì mattina.

cava museo Penedès
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Il Cava Centre a Sant Sadurní d’Anoia racconta tutti i segreti del Cava

Altri punti di interesse sparsi nella regione, ma raggiungibili velocemente, sono Gelida e Sant Martí Sarroca, il Monastero di Sant Sebastià dels Gorgs o il castello di Subirats.

Per chi ama la natura

Il Penedès offre anche altre esperienze naturalistiche, al di là delle bellissime vigne.

Una passeggiata guidata al Parc dels Talls permette di scoprire il patrimonio naturale e geologico di Vilobí. L’attività inizia al Centre de Benvinguda, per proseguire tra le antiche cave di gesso, oggi diventate parco naturale con laghetti e percorsi segnalati (5-6 km, durata circa 3,5 ore, difficoltà media). Sono organizzate anche visite guidate alla foce del fiume Foix per osservare la fauna e la flora con guide naturalistiche. Le visite si tengono l’ultima domenica di ogni mese.

Come arrivare e quando andare

L’aeroporto più vicino al Penedès è quello di Barcellona El Prat, a circa 40 minuti. Da qui ci si può muovere in auto per avere la massima autonomia di spostamenti, oppure optare per il treno o il bus che collegano Barcellona a Vilafranca e Sant Sadurní d’Anoia. Una volta sul posto, è possibile noleggiare biciclette o partecipare ai tour organizzati dagli enti del turismo o dalle cantine.

Il periodo migliore per visitare il Penedès è senza dubbio quello della vendemmia, tra fine agosto e settembre (il cambiamento climatico sta anticipando sempre di più la stagione, quindi è bene verificare), quando i vigneti sono nel loro massimo splendore e si organizzano visite ed eventi dedicati. Durante l’anno non mancano feste tradizionali che meritano assolutamente di essere vissute: la Festa Major con le torri umane dei castellers (fine agosto), la Festa del Gall a dicembre a Vilafranca e la suggestiva Festa della Filloxera (i primi di settembre) a Sant Sadurní d’Anoia.

The Walking Dead: Daryl Dixon, le location della terza stagione della serie SKY

L’amatissimo spin-off “The Walking Dead: Daryl Dixon” torna con la terza stagione in esclusiva su SKY e in streaming solo su NOW, a partire dall’8 settembre 2025. Daryl, il guerriero solitario più amato dell’apocalisse, interpretato da Norman Reedus, riprende il suo viaggio insieme a Carol (Melissa McBride) verso casa e verso le persone amate.

Li abbiamo lasciati mentre abbandonavano la Francia nell’ultimo episodio della stagione precedente e li ritroviamo naufragati in una terra straniera nuova e inaspettata: la Spagna. I due amici, qui, si imbattono in una nuova cultura e in un nuovo stile di vita, ma se tutto inizialmente sembra tranquillo, ben presto nasceranno nuovi pericoli e minacce zombie. Il loro sarà un viaggio che attraversa diverse regioni spagnole che presentano paesaggi naturali ideali per l’ambientazione post-apocalittica, dalla Galizia alla Catalogna, dall’Aragona all’Andalusia.

Galizia

I paesaggi di diverse regioni spagnole sono stati il set cinematografico naturale perfetto per rendere tutto il fascino delle ambientazioni della terza stagione di “The Walking Dead: Daryl Dixon”. Ad accogliere i protagonisti naufragati sono le terre della Galizia, la regione nord-occidentale della Spagna le cui coste si affacciano all’Oceano Atlantico, con i tipici paesaggi che vedono alternarsi rías e spiagge da cartolina.

Navaluenga

A circa 100 km da Madrid, in Castiglia e León, la troupe ha girato alcune scene nel borgo di Navaluenga (Ávila), dove l’emblematico ponte romanico e il suo paesaggio naturale sono diventati un’ambientazione cruciale per la serie.

Siviglia

Anche l’Andalusia è stata scelta per le riprese del nuovo amato spin-off. In particolare, vediamo l’elegante città di Siviglia scorrere sullo schermo. I protagonisti appaiono in location specifiche come la Casa de Pilatos, splendido edificio considerato il prototipo del palazzo andaluso, il palazzo del Marchese di Montilla, a due passi dalla meravigliosa struttura delle Setas, in centro, e l’Alcázar Reale, tappa immancabile durante un viaggio in questa splendida città.

Casa de Pilatos Siviglia
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Il cortile della Casa de Pilatos a Siviglia

Granada

Non manca tra le location anche il meraviglioso sito Unesco dell’Alhambra (che vi consigliamo di visitare anche di sera, con le suggestive illuminazioni che ne esaltano i dettagli e le atmosfere arabeggianti) e il caratteristico quartiere Albaicín di Granada.

Aragona

Tappa anche in Aragona, dove protagoniste sono le rovine di Belchite, un antico borgo vicino a Saragozza che fu teatro di una colossale battaglia durante la Guerra Civile Spagnola, dal 1936 al 1939. A documentarne la distruzione ci fu anche Ernest Hemingway, allora corrispondente di guerra. Ciò che rimane ora del vecchio paese è un insieme di rovine che rendono il paesaggio decisamente spettrale.

Il borgo antico di Belchite, in Spagna
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Le suggestive rovine del borgo di Belchite, in Spagna

A pochi chilometri da Belchite, la troupe ha raggiunto anche la Riserva ornitologica di El Planerón, che ha fatto da sfondo ad altre scene della serie.

Una sequenza che lascerà tutti a bocca aperta è anche quella registrata in un altro punto preciso di Saragozza: la linea ferroviaria abbandonata Endesa tra Samper e Andorra. Qui si vede Daryl a cavallo lungo i binari. Anche Teruel compare tra le location scelte per le riprese della terza stagione della serie.

Natalia Martínez, responsabile della Commissione Cinematografica di Aragona, ha sottolineato l’importanza di queste riprese, che sarebbero “le più grandi mai realizzate in questa Comunità”.

Alicante

Ci spostiamo nella periferia di Alicante, dove la produzione si è servita degli studi della Ciudad de la Luz, complesso realizzato per produzioni audiovisive, nella cui grande cisterna di acqua sono state riprodotte alcune scene di grande interesse per gli effetti speciali e visivi.

Da Madrid alla Catalogna e Valencia

Il quartier generale della produzione della nuova stagione è stato posizionato a Madrid, dove vediamo alcuni scorci e luoghi emblematici della città, ma altre riprese sono avvenute anche sulle spiagge di Valencia e in luoghi rurali della Catalogna. In questa regione spicca Badalona, cittadina a pochi chilometri da Barcellona che è stata utilizzata come location urbana post-apocalittica. Le riprese si sono svolte in zone con strutture industriali e lungo la costa, tra cui le iconiche ciminiere vicino alla spiaggia.

Il Cammino di Sant’Ignazio: tutto quello che c’è da sapere

Il Cammino di Sant’Ignazio è un itinerario lungo circa 650 km, che attraversa la Spagna da nord a sud-est, partendo dal Santuario di Loyola nei Paesi Baschi e concludendosi al Santuario di Manresa, in Catalogna. Il percorso segue le orme compiute nel 1522 da Íñigo López de Loyola, conosciuto come Sant’Ignazio, fondatore della Compagnia di Gesù, nel momento cruciale della sua conversione spirituale.

A differenza del più celebre Cammino di Santiago, l’itinerario ignaziano è meno frequentato, più introspettivo e orientato alla riflessione personale. È stato pensato come un’esperienza che unisce cammino fisico e pellegrinaggio interiore, in cui i paesaggi attraversati – così diversi tra loro – riflettono anche le trasformazioni emotive e spirituali di chi lo percorre.

Il tragitto si snoda attraverso cinque comunità autonome spagnole: Paesi Baschi, Navarra, La Rioja, Aragona e Catalogna, offrendo un’immersione profonda nella varietà culturale e geografica della penisola iberica. Il cammino attraversa montagne, valli, altopiani desertici e colline vitate, toccando borghi medievali, città storiche, monasteri e santuari.

La storia del cammino

Il Cammino di Sant’Ignazio nasce dall’esperienza personale di Íñigo di Loyola, un cavaliere nobile e ambizioso che nel 1521, durante l’assedio di Pamplona, venne gravemente ferito da una cannonata. Costretto a una lunga convalescenza nella casa di famiglia, lesse testi religiosi e agiografie, tra cui la Vita di Cristo e le vite dei santi, che segnarono profondamente la sua coscienza e lo spinsero verso una radicale trasformazione spirituale.

Una volta ristabilito, Ignazio decise di rinunciare alla vita mondana e partire per Gerusalemme, intraprendendo il suo primo viaggio come pellegrino. Iniziò così un lungo cammino che lo portò da Loyola a Manresa, passando per Arantzazu, Logroño, Saragozza, Montserrat, seguendo una rotta mossa da fede, penitenza e desiderio di servire Dio.

Il momento più intenso del viaggio fu quello vissuto a Manresa, dove rimase per quasi un anno e dove, secondo la tradizione, ricevette profonde intuizioni spirituali che avrebbero poi dato forma ai suoi Esercizi Spirituali. In questi scritti, Ignazio codificò un metodo di meditazione e discernimento che ancora oggi guida milioni di persone nel mondo.

Oggi, il cammino non è solo una rievocazione storica, ma anche un percorso progettato per accompagnare l’esperienza personale del pellegrino, con punti di meditazione, segnaletica ispirata e simboli ignaziani che aiutano a vivere il viaggio non solo con i piedi, ma anche con la mente e il cuore.

Le tappe del Cammino di Sant’Ignazio

Il Cammino di Sant’Ignazio è suddiviso in 27 tappe, pensate per seguire il tragitto originale percorso dal santo nel 1522. L’itinerario attraversa cinque regioni spagnole, alternando tratti montuosi, pianeggianti e collinari, con difficoltà variabili e paesaggi sempre diversi. Le tappe sono concepite per offrire al pellegrino un cammino graduale, adatto sia alla contemplazione che alla sfida fisica:

  • Tappa 1: Loyola – Zumarraga (17,6 km, 200 m D+, 4h)
  • Tappa 2: Zumarraga – Arantzazu (19,3 km, 200 m D+, 4h e 15′)
  • Tappa 3: Arantzazu – Araia (17,6 km, 200 m D+, 4h)
  • Tappa 4: Araia – Alda (21 km, 350 m D+, 4h e 40′)
  • Tappa 5: Alda – Genevilla (23,2 km, 350 m D+, 5h)
  • Tappa 6: Genevilla – Laguardia (26,3 km, 350 m D+, 6h)
  • Tappa 7: Laguardia – Navarrete (18,9 km, 200 m D+, 4h e 30′)
  • Tappa 8: Navarrete – Logroño (12,8 km, 200 m D+, 3h)
  • Tappa 9: Logroño – Alcanadre (30,4 km, 450 m D+, 6h e 45′)
  • Tappa 10: Alcanadre – Calahorra (20,5 km, 350 m D+, 4h e 30′)
  • Tappa 11: Calahorra – Alfaro (24 km, 350 m D+, 5h e 30′)
  • Tappa 12: Alfaro – Tudela (24,5 km, 350 m D+, 5h e 30′)
  • Tappa 13: Tudela – Gallur (35,9 km, 600 m D+, 8h)
  • Tappa 14: Gallur – Alagón (21,2 km, 350 m D+, 4h e 40′)
  • Tappa 15: Alagón – Saragozza (28,7 km, 450 m D+, 6h e 30′)
  • Tappa 16: Saragozza – Fuentes de Ebro (30,2 km, 450 m D+, 6h e 40′)
  • Tappa 17: Fuentes de Ebro – Venta de Santa Lucía (28,4 km, 450 m D+, 6h e 20′)
  • Tappa 18: Venta de Santa Lucía – Bujaraloz (20,5 km, 350 m D+, 4h e 30′)
  • Tappa 19: Bujaraloz – Candasnos (20,2 km, 350 m D+, 4h e 30′)
  • Tappa 20: Candasnos – Fraga (26,3 km, 350 m D+, 6h)
  • Tappa 21: Fraga – Lleida (32,4 km, 450 m D+, 7h)
  • Tappa 22: Lleida – El Palau d’Anglesola (25 km, 350 m D+, 5h e 30′)
  • Tappa 23: El Palau d’Anglesola – Verdú (24,6 km, 350 m D+, 5h e 30′)
  • Tappa 24: Verdú – Cervera (16,3 km, 200 m D+, 3h e 30′)
  • Tappa 25: Cervera – Igualada (37,8 km, 600 m D+, 8h e 30′)
  • Tappa 26: Igualada – Montserrat (25,8 km, 450 m D+, 5h e 45′)
  • Tappa 27: Montserrat – Manresa (24 km, 350 m D-, 5h e 20′)

Punti di interesse lungo il cammino

Lungo il Cammino di Sant’Ignazio si incontrano luoghi di grande valore storico, artistico e spirituale, che arricchiscono il percorso e invitano il pellegrino a soste significative. Ecco una selezione dei principali punti di interesse, tappa per tappa:

  • Loyola: punto di partenza del cammino, ospita il maestoso Santuario di Loyola, con la sua imponente basilica barocca progettata da Carlo Fontana, e la casa natale di Sant’Ignazio, una torre medievale inglobata nel complesso religioso.
  • Arantzazu: situata tra le montagne basche, è celebre per il Santuario di Nostra Signora di Arantzazu, un edificio moderno e audace che custodisce opere di importanti artisti baschi contemporanei.
  • Logroño: capitale della Rioja, conserva la Cattedrale di Santa María la Redonda, con le sue caratteristiche torri gemelle, e i resti del muro di Revellín, testimonianza dell’antico sistema difensivo della città.
  • Saragozza: tappa urbana tra le più significative del cammino, vanta la splendida Basilica di Nostra Signora del Pilar, santuario mariano di riferimento nazionale, e il Palazzo dell’Aljafería, fortezza islamica risalente all’XI secolo, oggi sede del parlamento aragonese.
  • Fraga: cittadina che offre due soste curiose e storiche: il Palazzo Montcada, edificio rinascimentale oggi centro culturale, e il Monumento a la Dona de Faldetes, che celebra l’identità tradizionale femminile della città.
  • Lleida: capoluogo catalano dominato dalla spettacolare Seu Vella, cattedrale romanico-gotica situata in cima a una collina, e sede anche del Museu Morera, dedicato all’arte moderna e contemporanea catalana.
  • Montserrat: uno dei luoghi spirituali più intensi della Spagna. Qui sorge il Monastero di Santa Maria de Montserrat, con la celebre Madonna Nera, patrona della Catalogna. Il Museo di Montserrat completa la visita con opere di Picasso, Dalí e Caravaggio.
  • Manresa: punto d’arrivo del cammino, è indissolubilmente legata alla figura di Sant’Ignazio. Imperdibili la Grotta di Sant’Ignazio (Santa Cova), dove il santo trascorse mesi in meditazione, e la Basilica di Santa Maria de la Seu, chiesa gotica che domina la città e custodisce importanti testimonianze religiose.

Indicazioni per affrontare il Cammino di Sant’Ignazio

Percorrere il Cammino di Sant’Ignazio significa affrontare un viaggio lungo, vario e impegnativo, che alterna tratti urbanizzati a zone semi-desertiche, salite montane a camminate su asfalto. Per questo motivo, è fondamentale prepararsi con cura, sia fisicamente che logisticamente.

  • Allenamento mirato: molte tappe superano i 25 km e alcune (come la Cervera–Igualada) arrivano oltre i 35 km. È consigliabile allenarsi su lunghe distanze e simulare camminate consecutive per almeno una settimana, includendo tratti su fondo duro come l’asfalto.
  • Gestione del caldo: in zone come l’Aragona e la Catalogna, il sole può essere implacabile. Tappe come Tudela–Gallur o Fraga–Lleida si svolgono in ambienti poco ombreggiati, quindi è essenziale partire presto al mattino, portare con sé scorte d’acqua abbondanti (almeno 2 litri), e coprirsi con cappello e crema solare.
  • Navigazione: sebbene esista una segnaletica ufficiale (simbolo a forma di “Y” ignaziana), in alcuni tratti la segnaletica è assente o confusa. È vivamente consigliato utilizzare una traccia GPS aggiornata o un’app dedicata con le tappe geolocalizzate.
  • Alloggi: il cammino non è ancora capillarmente strutturato come il Camino de Santiago. È utile prenotare in anticipo, specialmente nei tratti meno turistici tra Logroño e Saragozza.
  • Scarpe e abbigliamento: servono scarpe molto resistenti all’usura dell’asfalto, poiché buona parte del percorso è su strade secondarie e sentieri battuti. Utili i bastoncini da trekking per le salite verso Montserrat e per scaricare il peso dalle ginocchia nei tratti più lunghi.

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Quando partire e come prepararsi

Il periodo migliore per affrontare il Cammino di Sant’Ignazio è tra aprile e giugno, oppure tra settembre e ottobre. In primavera, i paesaggi dei Paesi Baschi e della Navarra sono rigogliosi e verdi, mentre l’Aragona, più arida, risulta ancora percorribile senza temperature estreme. L’autunno regala invece giornate fresche, colori caldi e maggiore tranquillità, con meno viaggiatori lungo il percorso.

È fortemente sconsigliato affrontare il cammino nei mesi centrali dell’estate (luglio-agosto), soprattutto nei tratti tra Tudela, Gallur e Fraga, dove l’esposizione al sole è totale e le temperature superano facilmente i 35°C. Anche l’inverno può presentare difficoltà, soprattutto nei tratti montani dei Paesi Baschi, dove neve e piogge possono rendere il cammino impraticabile.

Scegliere il Cammino di Sant’Ignazio significa intraprendere un viaggio di trasformazione. È un’esperienza meno conosciuta rispetto ad altri itinerari spirituali, ma proprio per questo più autentica e raccolta. Non c’è folla, non ci sono automatismi: ogni passo richiede attenzione, ogni giorno impone un dialogo interiore.

È un cammino adatto a:

  • chi ha già affrontato altri pellegrinaggi e cerca qualcosa di più intimo e silenzioso;
  • chi desidera mettersi alla prova fisicamente e mentalmente, su lunghe distanze poco assistite;
  • chi vive un momento di cambiamento, transizione o ricerca personale, e vuole riflettere in movimento, seguendo le tracce di un uomo che ha trasformato una ferita in una vocazione;
  • chi ama la spiritualità ignaziana o desidera avvicinarvisi con uno spirito aperto, anche senza essere credente.

Fare questo cammino significa uscire dai sentieri più battuti, attraversare paesi dove pochi parlano inglese, ascoltare il suono delle proprie scarpe su strade isolate. È un cammino per chi cerca radicamento, essenzialità e verità.

Castellfollit de la Roca, il villaggio sospeso tra cielo e abisso

A vedere le foto di Castellfollit de la Roca ci si rende conto di come questo luogo, sospeso nel tempo e letteralmente arroccato su una vertiginosa falesia di basalto sembri uscito da una cartolina. Il borgo spagnolo ha case in pietra che sfidano la gravità e si affacciano a strapiombo sui fiumi Fluvià e Toronell: lo scenario è davvero spettacolare e proprio questo ha reso il borgo della Catalogna uno dei più suggestivi della regione. Scopriamo insieme cosa vedere a Castellfollit de la Roca e cosa fare nel borgo spagnolo.

Cosa vedere a Castellfollit de la Roca

Il cuore del villaggio? Un vero e proprio dedalo di vicoli medievali, stretti e ombreggiati che si aprono all’improvviso su terrazze panoramiche mozzafiato. Tra le più famose c’è Plaça Josep Pla, luogo top per osservare la valle e il paesaggio vulcanico che circonda la piccola cittadina.

Da non perdere a Castellfollit de la Roca anche la chiesa di Sant Salvador, simbolo del paese, con il suo campanile trecentesco che resiste tenacemente al tempo e ai terremoti. Poco lontano sorge la torre dell’orologio con il suo curioso quadrante, dove il numero romano IV è scritto “IIII” – un dettaglio affascinante per chi ama le stranezze storiche.

Per chi è curioso di esplorare la cultura locale, il Museo della Salumeria (Museu de l’Embotit) offre un viaggio nella tradizione gastronomica catalana, mentre il museo del Vietnam, piccolo ma sorprendente, espone reperti originali raccolti da un appassionato collezionista: un’esperienza insolita in un borgo così antico.

Oltre a lasciare che sia il cuore del borgo a conquistare, bisogna sapere che Castellfollit è il punto di partenza ideale per scoprire la natura più autentica dei paesaggi vulcanici della Garrotxa. Il paese è infatti circondato da uno dei parchi naturali più unici della Spagna: oltre 40 coni vulcanici e distese di lava solidificata che raccontano milioni di anni di storia geologica.

Tra le passeggiate più scenografiche c’è il sentiero della scogliera basaltica, un facile itinerario di circa 2 km che regala viste incredibili sul paese e sulla valle. Gli appassionati di trekking possono anche spingersi verso la Fageda d’en Jordà, una magica faggeta nata su un’antica colata lavica: uno spettacolo particolarmente affascinante in autunno, quando le foglie tingono il bosco di mille sfumature.

Cosa fare a Castellfollit de la Roca
Fonte: iStock
Cosa fare a Castellfollit de la Roca, il borgo sospeso in Spagna

Se ami i panorami più spirituali, puoi raggiungere il santuario del Cós o avventurarti verso il cratere del vulcano di Santa Margarida, dove sorge una piccola chiesetta romanica immersa nel silenzio e nella natura.

Un consiglio in più? Per chi vuole scattare una foto memorabile da condividere sui social, la vista migliore si ha dal ponte sul Fluvià, proprio qui al tramonto i colori sono effetto wow.

Dove si trova e come arrivare a Castellfollit de la Roca

Per raggiungere Castellfollit de la Roca bisogna sapere che si tratta di un borgo catalano nella regione della Garrotxa che si trova nell’area nord-est della Spagna. Fa parte della provincia di Girona ed è inserito nell’area naturale protetta dei vulcani della Garrotxa. Si trova a circa 46 chilometri da Girona, e proprio da qui è consigliato partire con bus o la propria auto per raggiungerla. Un’alternativa è raggiungere Olot e poi proseguire con i collegamenti locali.

Dazi, Regioni Quattro Motori d’Europa: dialogo per evitare danni reciproci

“Impegnarsi in modo costruttivo nel dialogo e nella negoziazione per evitare danni reciproci, facilitare gli scambi e garantire un ambiente commerciale stabile ed equo”. Così le Regioni che rappresentano i ‘Quattro Motori per l’Europa’, riuniti a Varese in occasione del passaggio della presidenza di turno da Regione Lombardia alla Catalogna, commentano – con una nota congiunta – gli annunci dell’amministrazione statunitense in materia di dazi.

Dazi, Regioni ‘Quattro Motori d’Europa’: impegno per sistema commerciale globale

dazi regioni quattro motori

“Provvedimenti – scrivono nella nota le Presidenze delle Regioni di Lombardia, da Auvergne-Rhône-Alpes (Francia), Baden-Württemberg (Germania) e Catalogna (Spagna) – che colpiscono il cuore di un partenariato transatlantico che da tempo si batte per la prosperità condivisa, l’apertura dei mercati e i valori democratici”.
Nel definire le misure “ingiustificate e dannose”, i ‘Quattro Motori per l’Europa’, comunicano di essere “uniti nell’opporci a questa mossa unilaterale. Viene inoltre riaffermato l’impegno a favore di un sistema commerciale globale basato su regole. Il sistema commerciale globale garantisce la certezza del diritto e la prevedibilità e dispone di tutte le sedi e i meccanismi necessari per risolvere le questioni attraverso il dialogo e la negoziazione. I dazi non sono la soluzione, ma creano inutili barriere commerciali, attriti e incertezze. Il risultato è un danno per i lavoratori, le imprese e i consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico. La storia ha dimostrato che tali misure non fanno che approfondire le divisioni e indebolire tutte le economie coinvolte”.

Rivolgere attenzione alla cooperazione

“In un momento in cui il mondo si trova ad affrontare sfide di vario tipo – si legge ancora nella nota – l’attenzione dovrebbe essere rivolta alla cooperazione, non allo scontro. Il commercio tra gli Stati Uniti e l’Europa rappresenta quasi il 30% del commercio globale di beni e servizi e il 43% del PIL mondiale. Insieme, le regioni dei Quattro Motori per l’Europa rappresentano più di un decimo delle esportazioni totali dell’Unione Europea verso gli Stati Uniti d’America. In quanto tali, i Quattro Motori per l’Europa sostengono e incoraggiano pienamente una risposta forte, congiunta e coordinata da parte dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri.  L’obiettivo è cercare di evitare un’ulteriore escalation.

Promuovere il dialogo

“Al contrario – prosegue il testo – tutte le Parti dovrebbero impegnarsi in modo costruttivo nel dialogo e nella negoziazione. In questo modo si potranno evitare danni reciproci, si potranno facilitare gli scambi e sarà possibile garantire un ambiente commerciale stabile ed equo. Allo stesso tempo, questo momento richiede anche azioni concrete per proteggere le nostre economie da danni inutili”.

dazi regioni quattro motori

Esaminare meccanismi per sostenere le imprese

“I Governi dei Quattro Motori per l’Europa – continua la nota – raccomandano di osservare attentamente le possibili deviazioni commerciali e di esaminare meccanismi appropriati per sostenere le imprese, salvaguardare i posti di lavoro e mitigare gli impatti negativi sui consumatori. Dovrebbero inoltre essere proseguiti gli sforzi volti a diversificare i partenariati commerciali con economie che condividono gli stessi principi per rafforzare la resilienza economica. Importante inoltre  garantire una maggiore stabilità a medio termine”.

“Pertanto – si legge nel testo – oltre a promuovere il dialogo con gli Stati Uniti, i Quattro Motori per l’Europa favoriranno attivamente la ricerca di nuovi mercati e nuove opportunità per le loro economie.  Ciò avverrà sia  attraverso il confronto con le istituzioni nazionali ed europee, sia attraverso i propri strumenti diplomatici oltre che su quelli dell’associazione. Le relazioni transatlantiche non si basano solo sul commercio di merci. Ciò include scambi dinamici in termini di servizi, investimenti, innovazione e persone. Preservare e coltivare questa relazione richiede rispetto reciproco e un impegno condiviso per risolvere insieme le sfide globali”.

Sostegno a economia globale aperta

“I Quattro Motori per l’Europa – conclude la nota -restano fermi nel loro sostegno a un’economia globale aperta, equa e inclusiva. Chiediamo ai Governi partner degli Stati Uniti, in particolare a quelli con forti legami economici e culturali con l’Europa, di unirsi a noi nel sostenere un approccio costruttivo e lungimirante. Le voci dei leader subnazionali sono fondamentali per salvaguardare la prosperità e la stabilità che la cooperazione transatlantica ha da tempo garantito. L’Europa supererà questa crisi preservando e promuovendo i suoi valori europei e continuando a difendere la giustizia sociale, l’uguaglianza e la coesione tra le regioni europee e i suoi cittadini”.

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Souvenir da Barcellona (e cosa vale davvero la pena acquistare prima di tornare a casa)

Barcellona è una città coinvolgente, dinamica, creativa al punto da essere d’ispirazone estetica e culturale. Gli occhi si riempiono di bellezza a tutti i livelli e, al momento di tornare a casa, si cerca in qualunque modo di portarsela dietro un po’ di tutta quella meraviglia. Ecco alcuni dei migliori souvenir da comprare per ricordo o per un regalo.

Sapori della Catalogna

La gastronomia catalana propone prodotti locali, autentici e gustosi, perfetti anche come souvenir. Tra i più apprezzati e celebri c’è il jamón ibérico, un prosciutto pregiato dal sapore intenso, spesso venduto sottovuoto per un trasporto più pratico. Non meno famoso è il fuet, un insaccato sottile e speziato tipico della regione.

Chi ama i formaggi o come alternativa veg può optare per il Mató, leggero e fresco, spesso accompagnato dal miele, oppure per il più stagionato Manchego, dal sapore deciso. Tra i condimenti, l’olio d’oliva catalano è tra i più rinomati; o la salsa allioli, cremosa a base di aglio e olio d’oliva, è un’icona della cucina locale, perfetta per accompagnare le tradizionali tapas a base di papas bravas o calamari fritti.

Per chi desidera brindare alla catalana, il Cava, lo spumante della regione, è una scelta eccellente. Attenzione però ai regolamenti su liquidi e  nellici: nel bagaglio a mano in aereo non si possono trasportare bottiglie oltre i 100 ml; e per i voli all’interno dell’Unione Europea è possibile trasportare nel bagaglio da stiva fino a 90 litri di vino e spumanti, mentre per i superalcolici il limite scende a 10 litri.

cosa comprare a Barcellona
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Jamón ibérico

Gaudì e il modernismo catalano nei souvenir

Il legame di Barcellona con Gaudí e il modernismo si riflette anche nei suoi souvenir. Le ceramiche ispirate ai mosaici del Parc Güell, con colori accesi e forme irregolari, sono tra i ricordi più caratteristici. Anche i libri illustrati sulla Sagrada Familia e le opere dell’architetto permettono sono un ricordo della sua genialità, per gli amanti di architettura e storia dell’arte. Per chi cerca qualcosa di più piccolo e meno impegnativo, le calamite e le stampe artistiche che riproducono le celebri architetture della città sono un’ottima scelta, rivisitate anche da desiner e artisti contemporanei.

Il Caganer: un portafortuna catalano

Tra i souvenir più particolari e legati alla tradizione catalana c’è il Caganer, una piccola statuetta raffigurante un personaggio accovacciato in una posa insolita. Questo simbolo della cultura popolare si trova nei presepi catalani e rappresenta prosperità e buona fortuna. Oggi esistono versioni moderne con volti di personaggi famosi, rendendolo un regalo divertente e originale.

Abbigliamento artigianale

Lo stile dell’abbigliamento artigianale catalano si distingue per la sua originalità e per un gusto decisamente più stravagante rispetto alla moda italiana. Nei quartieri di El Born e del Raval si trovano boutique indipendenti e laboratori che propongono capi dai colori accesi, tagli asimmetrici e tessuti particolari. Camicie dai motivi geometrici, gonne con giochi di volume e giacche decorate con stampe artistiche, ma anche accessori come zainetti e marsupi sono pezzi unici e stilosissimi.

Le scarpe spagnole

Tra i souvenir da non perdere ci sono anche le espadrillas, le tipiche scarpe in tela con suola di corda, che nascono proprio in Spagna. Comode e versatili, si trovano in vari colori e modelli, dalle più classiche a quelle decorate con ricami e dettagli moderni. Un altro must sono le scarpe in pelle artigianale, realizzate con lavorazioni tradizionali e materiali di alta qualità.

shopping a Barcellona
Fonte: iStock
Le tradizionali scarpe spagnole, le espadrillas

Dove andare per lo shopping a Barcellona

Fare shopping a Barcellona significa immergersi nella sua anima cosmopolita, tra moda, tradizione e modernità. Il Paseo de Gràcia è il viale del lusso, con boutique di alta moda incorniciate da capolavori modernisti come Casa Batlló e La Pedrera. La Diagonal ospita grandi centri commerciali, perfetti per chi cerca varietà e comodità. Plaza Catalunya è il cuore dello shopping accessibile, con catene internazionali e negozi storici, mentre La Rambla è il regno dei souvenir e delle specialità gastronomiche, con l’iconico Mercato de La Boquería. Per un’atmosfera alternativa, il Raval propone negozi vintage e indipendenti, tra librerie e locali multiculturali. Sant Antoni, più autentico e locale, è noto per il suo mercato storico e le librerie antiquarie. Il Quartiere Gotico e il Born offrono botteghe artigianali e negozi di design immersi in un’atmosfera medievale.

Catalogna Regione mondiale della gastronomia 2025

La Catalogna, nel 2025, è la prima regione europea a ricevere l’ambito titolo di Regione Mondiale della Gastronomia, conferito dall’Istituto Internazionale della Gastronomia, della Cultura, delle Arti e del Turismo (IGCAT).

Si tratta di un importante riconoscimento che rende omaggio al profondo legame tra la cucina catalana, il suo territorio e l’innovazione che ha reso la comunità autonoma nel nord-est della Spagna un faro culinario a livello globale: non a caso, la gastronomia della Catalogna non è solo cibo, ma una vera e propria narrazione culturale che attraversa secoli di tradizioni, e sa unire con sapienza modernità e sostenibilità.

Gastronomia catalana: identità, innovazione e sostenibilità

La cucina catalana rappresenta un dialogo costante tra tradizione e modernità, radicato in un patrimonio agroalimentare senza eguali.

I suoi prodotti tipici, come l’olio extravergine d’oliva, il prosciutto iberico e lo spumante Cava, incarnano l’eccellenza di una terra che valorizza la biodiversità e il rispetto per l’ambiente. Inoltre, grazie a una rete di produttori, ristoratori e chef di fama internazionale, la Catalogna ha consolidato un modello di turismo rigenerativo che invita i visitatori a scoprirne le radici tramite una vasta gamma di esperienze enogastronomiche autentiche.

Già proclamata Regione Europea della Gastronomia nel 2016, la regione si è distinta per il suo impegno nell’organizzazione di oltre 500 eventi mirati a celebrare la cultura culinaria locale. Il nuovo titolo mondiale del 2025 rafforza ancora una volta la sua posizione di leader nel settore, proiettandola come destinazione gastronomica di riferimento.

Il programma 2025: celebrazioni e innovazioni

Il 2025 sarà un anno ricco di eventi all’insegna della gastronomia, della cultura e dell’innovazione. Tra le iniziative più attese:

  • Settimana Internazionale della Regione Mondiale della Gastronomia: un festival che riunirà degustazioni, workshop e attività culturali, mettendo in risalto la cucina catalana e i suoi prodotti;
  • Àpat Catalunya: una cena simbolica per le strade di Barcellona, pensata per celebrare i piatti iconici della tradizione catalana, e in grado di trasformare la città in un grande convivio all’aperto;
  • Conferenza Mondiale sull’Enoturismo: giunta alla nona edizione, posizionerà la Catalogna al centro del dibattito sull’enoturismo e sulle pratiche innovative per promuovere il settore vitivinicolo;
  • Som Gastronomia Tour 2025: un viaggio al cospetto dei principali mercati turistici, in cui la Catalogna presenterà le innovazioni culinarie e tecnologiche portando la sua cucina in giro per il mondo.

Tradizione e territorio: un viaggio nei sapori catalani

La Catalogna è una terra di contrasti e ricchezza paesaggistica, che si riflette appieno nella sua cucina. Dalle montagne dei Pirenei alle coste del Mediterraneo, ogni angolo propone una varietà di specialità inconfondibili.

Nei villaggi di pescatori, i piatti a base di pesce fresco e frutti di mare raccontano la forza del legame con il mare. Nelle zone rurali, stufati, arrosti e risotti mettono in luce la fertilità della terra, arricchiti da ingredienti come porcini, funghi selvatici e insaccati artigianali. A completare il mosaico gastronomico, non mancano dolci come le coca catalana (una preparazione simile a un pane schiacciato e farcito) e i piatti tradizionali dei pastori, simbolo di una cucina che si adatta alle stagioni e ai ritmi della natura.

La ricchezza della tradizione agricola catalana spicca anche nella riscoperta di cereali antichi come lo xeixa, nella coltivazione di ortaggi locali e nel recupero di varietà autoctone, come la mongeta del ganxet o i ceci dolci. Tutti ingredienti che danno vita a ricette cariche di storia e identità.

Vini e olio: i pilastri dell’enogastronomia catalana

Ancora, in Catalogna nascono vini straordinari, come il Priorat e il Penedès, con denominazioni di origine rinomate a livello internazionale. L’enoturismo è, infatti, una delle esperienze più affascinanti da mettere in lista: visitare le cantine, camminare tra i vigneti e scoprire i segreti della produzione del Cava sono solo alcune delle opportunità per immergersi nell’essenza catalana.

L’olio extravergine d’oliva, simbolo della cucina mediterranea, è un altro protagonista indiscusso. Grazie al recupero di varietà autoctone e all’attenzione alla qualità, la regione spagnola si distingue anche per le occasioni di oleoturismo, che consentono di conoscere da vicino paesaggi rurali e di riscoprire i sapori intramontabili della tradizione.

Funicolare Sant Joan, cosa devi sapere per programmare una visita

Tra le montagne, nel cuore della natura selvaggia, ammirando panorami che levano il fiato: c’è un luogo in Catalogna che regala una vista spettacolare, di quelle che è difficile dimenticare. Per godere di tanta bellezza basta salire sulla funicolare Sant Joan, per un viaggio che dura pochi minuti ma che resterà impresso per sempre tra i ricordi di viaggio più indelebili.

E se il percorso è importante e va goduto appieno, anche la destinazione è affascinante: arrivati in cima la vista abbraccia il mondo intorno a sé, si può visitare un piccolo museo, oppure partire per una delle tante escursioni possibili tra queste montagne.

Tutto quello che c’è da sapere per una giornata a Montserrat, a bordo di una funicolare con vista da favola e nel cuore autentico della Catalogna.

La funicolare Sant Joan, un viaggio vertiginoso verso la vetta

Tra le montagne, nel cuore della natura, osservando il mondo spalancarsi intorno a sé. Succede in SpagnaCatalogna, poco distante da Barcellona, dove si può salire sulle montagne e ammirare tutto dall’alto. Per farlo si deve raggiungere il monastero di Montserrat e da lì salire ancora sulla funicolare Sant Joan. Una volta su questi vagoni si vivrà un’esperienza unica, vertiginosa e da sogno.

Il viaggio dura poco e la funicolare si inerpica sul fianco della montagna fino a raggiungere la cima, da dove la vista spazia sulla Catalogna regalando agli occhi uno scenario pazzesco e unico.

Vale assolutamente la pena salire anche solo per poter colmare lo sguardo di tanta meraviglia, ma la vista spettacolare non è l’unica cosa che si può fare una volta raggiunta la cima della montagna. Infatti dalla stazione (inaugurata nel 1918) vi è un edificio che ospita il museo Aula de la Natur, all’interno del quale si può approfondire la conoscenza di quali specie animali e vegetali vivono nel parco naturale della zona, ma non solo dal momento che raccoglie anche nozioni sul clima e sulla storia.

E poi da qui partono tante escursioni, per poter vedere con i propri occhi la meraviglia di questo paesaggio montano, conoscerlo meglio e tornare arricchiti dal viaggio.

La stazione a monte della funicolare di Sant Joan
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Sant Joan, la stazione a monte

Funicolare Sant Joan, cosa c’è da sapere

Alcuni dati interessanti in merito a questo percorso riguardano i numeri. A partire dalla distanza che si percorre una volta saliti sulla funicolare Sant Joan, che ammonta di 503 metri, con una pendenza che arriva a toccare il 65 %. Una volta terminato il viaggio si arriva a circa 1000 metri di altitudine, sul Piano delle Tarantole.

Questo percorso è stato inaugurato nel 1918 con l’obiettivo di unire il monastero sottostante con l’eremo di Sant Joan, nel punto in cui vi è anche il belvedere da cui la vista abbraccia il territorio circostante.

Nel corso del tempo questo impianto è stato oggetto di ammodernamenti ed è stato dotato di veicoli che permettono ai passeggeri di ammirare al meglio il paesaggio anche durante il viaggio.

Come raggiungere il monastero di Montserrat

Ma per intraprendere questo viaggio bisogna prima compierne un altro ed è quello per raggiungere il monastero di Montserrat. Si parte da Barcellona per raggiungere la stazione di Monistrol de Montserrat e da lì si sale sulla ferrovia a cremagliera, che porta nel cuore della montagna, dove si trova l’edificio religioso anche meta di pellegrinaggio.

La salita lungo il pendio dura circa 15 minuti e, grazie ai vetri panoramici, si può assaporare la bellezza della natura. Inoltre, è bene sapere che il treno parte circa ogni 20 minuti, ma è bene informarsi prima in base al periodo.

La storia di questo impianto è abbastanza antica e affonda le sue radici nella necessità di rendere più facile l’accesso al monastero. E questo è un luogo in cui si fondono la storia, la cultura e la bellezza naturale, creando un sito che vale la pena raggiungere per potersi immergere nell’anima della Catalogna.

Montserrat da dove parte la funicolare Sant Joan
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Montserrat, da qui parte la funicolare che porta a Sant Joan

Cosa vedere una volta raggiunto Montserrat

Una volta arrivati con la cremagliera a Montserrat, e prima di procedere con la salita grazie alla funicolare Sant Joan, ci sono tantissime cose da ammirare per poter rendere questa gita ancora più speciale.

Qui, infatti, si trova il santuario della Vergine Maria di Montserrat, ma anche il monastero benedettino che ha circa 1000 anni. Qui giungono anche i pellegrini per poter pregare la Madonna Nera, celebre scultura romanica del XII secolo che ha una grandezza di circa 95 centimetri. Legata alla figura della Madonna, inoltre, c’è una antica leggenda secondo la quale la prima immagine della Vergine Maria sia stata trovata da un gruppo di bambini con un gregge in una grotta. Visto che questa statua era impossibile da trasportare, il vescovo avrebbe ordinato la costruzione del santuario.

Da non perdere anche il museo all’interno del quale si possono ammirare opere di celebri artisti come Caravaggio, Degas, Picasso e Dalì, oltre a una collezione di resti archeologici e a mostre temporanee.

Un sito importante dal punto di vista culturale, storico, religioso e naturalistico e da cui partire per un’altra tappa, quella lungo la funicolare Sant Joan.

Le escursioni dalla funicolare

Raggiunta la stazione della funicolare di Sant Joan si possono intraprendere delle interessanti escursioni alla scoperta della bellezza selvaggia di queste cime.

Una di queste porta nel punto più alto: Sant Jeromi che è a 1236 metri sopra il livello del mare. La durata di questo percorso è di circa 2 ore e mezza. Dura, invece, solo 20 minuti quella che porta all’eremo di Santa Magdalena da cui godere di una vista altrettanto favolosa. Questi sono solo alcuni dei percorsi che si possono intraprendere, per poter vivere da vicino il paesaggio e scoprire scorci nuovi.

Ma se si decide di tornare indietro, si può ripartire dal monastero e successivamente salire su un’altra funicolare che permette di raggiungere un altro luogo altrettanto affascinante. Stiamo parlando della funicolare di Santa Cova che, infatti, fa da collegamento tra il santuario di Montserrat e la grotta proprio quella dove, secondo, la leggenda i pastorelli hanno trovato l’immagine della Vergine Maria. Si può raggiungere anche a piedi, ma la comodità del mezzo è impareggiabile. Per raggiungere questo luogo speciale, inoltre, non si sale in maniera vertiginosa verso l’alto ma si scende lungo un percorso di 262 metri.

La vista da Sant Joan
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La splendida vista da Sant Joan

Sottosegretario Relazioni Internazionali: verso primo G7 delle Regioni

La valorizzazione del ruolo delle Regioni come motori dell’Unione Europea e la richiesta di una prospettiva regionale nei processi decisionali dell’UE. E poi un lavoro congiunto al fine di promuovere il primo G7 delle Regioni.

Questi i principali temi al centro dell’incontro fra il sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega alle Relazioni Internazionali ed Europee e i rappresentanti delle nove Regioni Europee più forti e innovative durante il meeting ‘Fit for the Future: Global Challenges, Regional Solutions’, che si è svolto ad Anversa (BE), cui hanno partecipato anche i membri della Commissione Europea. L’evento si è svolto su invito del presidente delle Fiandre, Jean Jambon nell’ambito della Presidenza belga dell’UE.

I presenti al vertice

Al vertice hanno partecipato esponenti istituzionali delle seguenti regioni: Bassa Sassonia, Catalogna, Auvergne Rhone Alps, Hauts de France, Fiandre, Baden Württemberg, Upper Austria.

I rappresentanti hanno sollecitato le istituzioni europee a considerare le regioni come partner anche nella scelta delle politiche, sottolineando l’importanza del principio di sussidiarietà. Hanno anche invitato la Commissione Europea a migliorare la sua comprensione delle diverse realtà regionali, ad adottare indicatori armonizzati a livello regionale e a condurre valutazioni d’impatto territoriale dettagliate per le nuove proposte di regolamentazione.

Verso un G7 delle Regioni

Durante il suo intervento, il sottosegretario ha proposto l’idea di avviare un possibile G7 delle Regioni. L’ iniziativa è stata accolta con favore dal presidente delle Fiandre e dagli altri rappresentanti presenti. Si è discusso anche di estendere la coalizione ad alcune Regioni dell’Europa centrale e dei Balcani, mantenendo però sempre il focus su quelle più innovative. Il dialogo e la collaborazione si confermano fondamentali per affrontare le sfide globali e plasmare il futuro dell’UE in modo efficace e inclusivo.

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In Spagna c’è un villaggio perduto che a volte riemerge

Un campanile che sbuca dalle acque, immerso in un lago e nel bel mezzo della natura. No, non ci troviamo in un sogno, ma in un posto reale, che esiste e che sembra essere il frutto dell’immaginazione di una mente fantastica. Siamo in Spagna, in Catalogna. Qui si trova Sant Romà de Sau, un villaggio sommerso con la sua bellissima chiesa di epoca romanica. Un luogo affascinante, da visitare per vedere con i propri occhi come la natura insieme alla mente umana possano creare location incredibili.

Infatti, il villaggio con la sua chiesa (che è anche la più antica al mondo a trovarsi sott’acqua) sono stati sommersi in maniera volontaria: dove si trovano e qual è la loro storia.

Sant Romà de Sau, il villaggio e la chiesa sommersi

La storia, la natura, ma anche la mente dell’uomo: sono tre delle tante ragioni per cui vale la pena visitare la chiesa e il villaggio di Sant Romà de Sau in Spagna. Un luogo incredibile che ha anche ottenuto dei record importanti pare infatti che sia questa la chiesa sommersa più antica al mondo, oltre a essere anche quella che si trova alla profondità maggiore, ovvero 23 metri.

Ci troviamo in Catalogna a circa un’ora e mezza da Barcellona, per cui questo luogo è perfetto se si programma una vacanza in zona. E vale davvero la pena visitarlo, perché questo scenario fantastico resterà tra i ricordi indelebili della vacanza. Scatti da cartolina, ma anche la scoperta della storia: da quella più antica fino a quella recente, con la “nascita” del villaggio sommerso.

La chiesa può essere datata intorno alla seconda metà dell’anno Mille ed è sommersa dal 1962, quando è stato terminato il bacino idrico, la cui realizzazione ha preso il via intorno al 1949. Il bacino si estende su una lunghezza di circa 17 chilometri ed è largo 3. Dalle sue acque – quando il livello non è troppo alto – spunta il campanile della chiesa a imperitura memoria della storia, antichissima, legata a questo villaggio sommerso. E così questo posto è diventato una grandissima attrazione turistica, come accaduto anche ad altre località dove la mano dell’uomo è riuscita a creare scenari così particolari e suggestivi.

La chiesa è la più antica sommersa: così, a quanto pare, è stato certificato. Anche se esiste, in Turchia, un tempio ancora più antico ma che si trova a una profondità minore e i cui resti sono solamente le fondamenta, come riporta un articolo di Naciò.

La storia del villaggio sommerso

Un luogo antichissimo la cui storia risale a prima dell’anno Mille. Oggi il villaggio è sommerso ma – per lungo tempo – è stato un centro abitato. È nel 1962 che la diga sul fiume Ter ha fatto sparire tutto, sommergendolo con l’acqua e lasciando a ricordo dei tempi passati solamente la vista, in base alla portata dell’acqua, la punta del campanile dell’edificio religioso.

Ma cosa è accaduto alle persone che vivevano in questo luogo? Tra il 1951 e il 1962 gli abitanti sono stati espropriati e alcuni di loro si sono trasferiti nel nuovo villaggio di Sant Romà de Sau che si trova su una collina da cui si vede il bacino. Di recente, in un periodo di siccità, è riemerso qualcosa di più mostrando il passato che è rimasto celato agli occhi per tantissimi anni.

Il risultato è che oggi il villaggio e la sua chiesa sono un luogo affascinante e in cui riecheggia la storia antica, che vale la pena visitare se si programma una vacanza a Barcellona e nei suoi dintorni.

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