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Tra faggi e sentieri antichi: il lato più rilassante dell’Emilia-Romagna

Il fruscio delle foglie, il profumo dei faggi, il verde che abbraccia e circonda, intervallato da suggestivi borghi medievali: no, non è la descrizione di un quadro, ma quello che è possibile vivere, respirare e vedere durante un weekend nell’Appennino Tosco-Emiliano, a meno di un’ora da Bologna e a un mondo di distanza dal caos cittadino.

Un territorio percorso da cammini storici come la Via degli Dei e la Via Mater Dei, ricco di sentieri per il trekking e di tracciati perfetti sia per chi ama andare a piedi sia per chi preferisce esplorare in sella a una mountain bike o a un’ebike. Un posto dove rallentare ha ancora senso.

Due cammini storici, un territorio tutto da scoprire

Ma vediamo da vicino proprio i due cammini storici: la Via degli Dei è un percorso di circa 130 km che unisce Bologna e Firenze attraversando il cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano. Il tracciato ricalca in buona parte l’antica Flaminia Militare, la strada voluta dal console romano Caio Flaminio nel 187 a.C: ancora oggi, in certi tratti, si cammina su selciato romano originale, tra riserve naturali, castelli, santuari e boschi di faggio che d’estate regalano ombra e frescura.

La Via Mater Dei è invece un cammino più intimo, che porta alla scoperta dei santuari mariani dell’Appennino bolognese, tra storie di devozione popolare e paesaggi di grande bellezza. Entrambi i percorsi, va detto, si incontrano a Madonna dei Fornelli, a 800 metri sul livello del mare, dove da anni escursionisti e ciclisti fanno sosta.

Ed è qui che si trova l’Albergo Ristorante Poli, una struttura perfetta dove soggiornare se si vuole vivere ancora meglio l’esperienza dei cammini: 25 camere, alcune con balconate affacciate sui boschi, un giardino, il parcheggio privato e tutti i comfort che servono per avere un perfetto punto di partenza (e di ritorno) per passeggiate o pedalate nella natura.

In bici sulla Via degli Dei

E a proposito di pedalate, bisogna dirlo: il trekking è sicuramente un’esperienza incantevole e appagante, ma in bici si possono vivere i cammini in modo diverso e, a tratti, più intenso. Percorrere la Via degli Dei in bicicletta è un’esperienza che cambia completamente il rapporto con il paesaggio: si vede di più, si copre più terreno, e certi tratti di bosco che a piedi richiedono ore diventano sequenze di immagini piacevoli, che pur scorrendo veloci fanno sentire immersi nella natura.

Trekking via degli Dei

E che natura: il tracciato attraversa riserve naturali, crinali panoramici e antichi borghi, ricalcando in buona parte la già citata strada romana del console Caio Flaminio. Pedalare qui significa muoversi su un percorso che ha duemila anni di storia sotto, riuscendo a godersi la consapevolezza di quanto con il passare dei secoli tutto sia cambiato, ma la sensazione di connessione con la gli spazi verdi sia rimasta la stessa.

Se in bici le salite possono essere sfidanti, con un’ebike il percorso diventa accessibile a tutti, anche a chi non ha gambe da ciclista allenato: le salite si affrontano senza sofferenza e si arriva a destinazione con ancora l’energia per godersi quello che c’è intorno.  Chi non vuole portare la propria bici può noleggiarla direttamente all’Albergo Ristorante Poli, che mette a disposizione mountain bike con casco e guanti inclusi.

Ristorarsi nella natura

E dopo una camminata (o, ancor meglio, una pedalata) cosa c’è di meglio che tornare in un posto accogliente, immerso nella tranquillità dell’Appennino? Il sole che tramonta sui boschi, il profumo della terra e delle foglie nell’aria fresca della sera, la vista che si tinge di arancio: sono questi i momenti per cui vale la pena partire.

Ci si siede, si respira, si sente sollievo nell’anima. E, per chi vuole prolungare quella sensazione, l’Albergo Poli offre una sauna per quattro persone e una doccia idromassaggio. Ma non solo: a fare la differenza è anche la cucina, quella della tradizione bolognese e tosco-emiliana.

Tutti i piatti sono preparati con ingredienti locali e di stagione: tagliatelle al ragù fatte a mano, tortelloni e tortellini rigorosamente artigianali, gnocchi freschi ai funghi, lasagne verdi, arrosti misti, scaloppine ai porcini e salumi bolognesi. In autunno arrivano i piatti a base di funghi e tartufo, raccolti nei boschi circostanti, che trasformano una cena in qualcosa di memorabile. Per chiudere: torta di mele, crème caramel, zuppa inglese, semifreddo al torroncino, mascarpone.

Perché fare un weekend nell’Appennino Tosco-Emiliano?

Con un punto d’appoggio così rilassante, la risposta dovrebbe essere già implicita. Eppure, vale la pena sottolineare altri due punti: l’Appennino Tosco-Emiliano è uno di quei posti che molte persone continuano a sottovalutare, convinti che ci sia sempre qualcosa di più lontano e più esotico da vedere prima. Eppure basta arrivarci una volta per rendersi conto di cosa si è perso: storia millenaria, natura rigogliosa, borghi medievali intatti e cammini che attraversano paesaggi di rara bellezza, tutti a portata di weekend.

È il territorio giusto per chi vuole staccare la spina, senza prendere un aereo. A 800 metri sul livello del mare l’aria è diversa, il ritmo è diverso, e anche le cose più semplici, come una passeggiata tra i faggi o una pedalata lungo un crinale, assumono un sapore che in città non si trova. Due giorni qui bastano per tornare con la testa più leggera, le gambe stanche nel modo giusto e quella voglia agrodolce di rimettere le scarpe da trekking nello zaino… prima possibile.

Michael Jordan, Selena Gomez, George e Amal Clooney: i VIP scelgono l’Italia per la loro estate: le mete preferite

Le star internazionali amano l’Italia e sono tantissimi i VIP a scegliere le nostre coste (e non solo) per le loro vacanze estive. Sicilia, Basilicata, Capri e la Costiera, Roma, Calabria… ma quali sono le mete più amate? Dopo Dua lipa, Mick Jagger e Rosalía anche l’affiatata coppia Clooney, il giocatore dei mondiali Haaland e Michael Jordan hanno scelto di rilassarsi in alcuni paradisi imperdibili.

Selena Gomez in vacanza a Bologna per il suo compleanno

Mentre i VIP puntano su località di mare, Selena Gomez sceglie una meta italiana speciale per festeggiare il suo compleanno: le 34 candeline sono state spente all’interno di un ristorante bolognese dove è stata avvistata insieme al marito Benny Blanco. Con un look elegante e perfetto per una vacanza italiana la cantante si è goduta un tour della cucina emiliana potendo scegliere nel menù tra lasagne, ravioli, tagliatelle e non solo. Un compleanno a Bologna, tra amore e pasta fresca in perfetto stile Dolce Vita.

George e Amal Clooney conquistano Capri

Capri e la Costiera Amalfitana sono tra le mete luxury più amate dai VIP e questa volta ci sono due volti new entry: la coppia George e Amal Clooney ha scelto di trascorrere un piccolo break estivo passeggiando nel centro di Capri. Sono degli habitué delle vacanze in Italia, basti pensare alla loro splendida villa sul lago di Como dove spesso ospitano altri attori e cantanti ma per il 2026 puntano al mare e lo fanno visitando proprio la splendida Capri.

Michael Jordan torna in Costa Smeralda

Simbolo indiscusso del basket, campione senza paragoni: Michael Jordan conferma ancora una volta il suo amore per la Sardegna. Non è infatti la prima volta che la leggenda del basket americano torna in Sardegna per le vacanze e anche questa volta ha iniziato a far parlare di sé dall’arrivo in aeroporto a bordo del suo jet personalizzato inconfondibile.

Jordan dimostra ancora una volta il suo amore per la Gallura scelta come meta perché offre mare spettacolare, servizi luxury esclusivi e una grande tutela della privacy. Proprio questo mix fa sì che non solo il cestista ma anche tantissimi altri vip scelgano proprio la Costa Smeralda come meta per le proprie pause estive sapendo di potersi godere spiagge da cartolina, hotel esclusivi e vivere per qualche giorno o settimana lontani dal caos con riservatezza e comfort.

Erling Haaland sceglie la Sicilia, tra alta moda e mare

Protagonista di TikTok, meme e persino con una canzone dedicata già diventata un tormentone: il campione della nazionale norvegese Erling Haaland si sta godendo un po’ di meritate vacanze in compagnia della sua fidanzata e ha scelto la Sicilia come meta per uno stop. L’attaccante del Manchester City è atterrato a Catania per poter partecipare a un evento di Alta Moda di Dolce&Gabbana ma si è concesso subito una gita a Taormina.

Dopo gli impegni legati alla manifestazione, Haaland dovrebbe concedersi qualche giorno tra mare e yacht lungo la costa siciliana. Una scelta che conferma il momento d’oro della regione, sempre più presente nelle rotte del turismo internazionale di fascia alta.

Per il centravanti non è nemmeno una novità assoluta. Aveva già visitato la Sicilia in passato e questa volta ha deciso di tornare, segno che il mix tra paesaggi spettacolari, cucina, cultura e ospitalità continua a lasciare il segno. La Sicilia riesce a conquistare la coppia innamorata che prima esplora Taormina e poi si gode le acque cristalline della costa orientale dell’isola italiana. Non è un caso che sia proprio una delle mete VIP tra matrimoni e vacanze.

Dua Lipa: viaggio di nozze tra Costiera Amalfitana, Roma, Basilicata e Calabria

Dopo il matrimonio celebrato a Palermo con Callum Turner, Dua Lipa ha trasformato l’Italia nella cornice del suo viaggio di nozze.

Terminata la cerimonia, i due novelli sposi hanno proseguito la luna di miele a bordo dello yacht Nympheas, facendo tappa a Taormina. Qui hanno passeggiato tra le vie del centro storico tra bougainvillea, vicoli suggestivi e terrazze.

Il viaggio è proseguito tra Roma, dove Dua Lipa e Callum Turner sono stati avvistati davanti alla Fontana di Trevi e hanno cenato in una tipica trattoria, Matera, lasciandosi conquistare dai Sassi. Non è mancata poi anche una tappa in Calabria, a Tropea, dove hanno assaggiato alcune specialità locali, confermando ancora una volta il loro amore per l’Italia.

La coppia è stata avvistata anche a Favignana, lungo la Costiera Amalfitana e a Napoli.

Dove viaggiano i vip in Italia
iStock
Tropea affacciata sul mare

Mick Jagger sceglie Stromboli tra lavoro e relax

Anche Mick Jagger è tornato in Sicilia, questa volta sull’isola di Stromboli, nelle Eolie. Il leader dei Rolling Stones ha raccontato il soggiorno attraverso un post pubblicato su Instagram, accompagnato dalla frase “Working break in Italy“, mostrando alcuni momenti trascorsi tra le stradine dell’isola e gli spettacolari paesaggi vulcanici.

La permanenza di Jagger era legata alle riprese del nuovo film della regista Alice Rohrwacher, “Three Incestuous Sisters“. Al termine delle riprese, il cantante si è concesso qualche giorno di relax tra passeggiate e giri in Ape Piaggio, confermando il forte legame che da anni lo unisce alla Sicilia.

Negli ultimi anni, infatti, Mick Jagger è stato più volte avvistato nell’isola e solo pochi mesi fa era stato fotografato anche a Siracusa, a dimostrazione di una passione ormai consolidata per il Sud Italia.

Rosalía e l’amore per Palermo nel segno di Santa Rosalia

Tra le star che hanno scelto la Sicilia c’è anche Rosalía. La cantante catalana ha pubblicato sui social gli scatti del viaggio compiuto a Palermo lo scorso maggio, condividendo immagini davanti al carro di Santa Rosalia e mentre assaggia il gelato dedicato alla patrona della città.

Il rapporto tra l’artista e Palermo, però, va ben oltre una semplice vacanza. Rosalía ha infatti dedicato alla Santuzza il branoFocu ‘ranni“, cantato in dialetto siciliano e ispirato alla storia della santa che, secondo la tradizione, liberò Palermo dalla peste del 1624.

Questo legame ha trovato anche una rappresentazione artistica nel grande muraleEstasi“, realizzato nel quartiere Villaggio Santa Rosalia dall’artista Igor Scalisi Palminteri. L’opera raffigura la cantante come una moderna reinterpretazione della patrona, diventando uno dei simboli più fotografati della città e confermando Palermo come meta sempre più apprezzata anche dalle grandi star internazionali.

Il legame dei VIP con l'Italia
Caterina Damiano
Il murale dedicato a Rosalía

 

Giornate barocche 2026, un tuffo nel passato tra Medicina e le terre di Bologna

Il Sei e Settecento tra Bologna e le terre di Medicina hanno dato vita a una stagione di intensa creatività e spiritualità, capace di declinare lo sfarzo barocco in forme di rara e fertile originalità. Questo legame profondo tra la città senatoria e il suo contado ha lasciato in eredità un patrimonio di chiese monumentali e dimore nobiliari, testimonianza affascinante di un’epoca in cui l’arte e l’ingegno hanno ridisegnato il volto del territorio.

Un patrimonio che potrete scoprire in occasione della prima edizione delle Giornate barocche 2026, la rassegna che, per tutto il mese di maggio, trasforma il territorio in un palcoscenico diffuso dove le antiche arti figurative e la musica tornano a splendere.

Uno sbirro in Appennino, le location della serie Tv con Claudio Bisio svelano meraviglie segrete d’Italia

Le location di Uno sbirro in Appennino, la serie RAI in cui Claudio Bisio interpreta il Commissario Vasco Benassi, appaiono fin da subito molto più che una semplice ambientazione narrativa: in luoghi come il centro di Bologna o le silenziose statali che percorrono l’Appennino emiliano, dove sono state girate alcune scene chiave della fiction, si compie infatti un viaggio alla ricerca delle radici personali del Commissario e del suo personalissimo modo di vivere il rapporto con l’Arma.

La fiction è disponibile in anteprima su RaiPlay dal 7 aprile 2026, e va in onda su Rai 1 a partire dal 9 aprile.

Santuario della Madonna di San Luca, il gioiello di Bologna con il portico più lungo del mondo

In cima a un colle che osserva Bologna dall’alto dei suoi 290 metri, sorge un santuario dedicato al culto cattolico mariano ricco di leggende e particolarità, che lo rendono unico nel suo genere. Tra queste spicca il portico che lo collega al cuore della città, considerato il più lungo del mondo con le sue 666 arcate e circa 4 km di suggestivo percorso coperto.

Si tratta del maestoso Santuario della Madonna di San Luca, adagiato sul colle della Guardia, un luogo di pellegrinaggi da oltre mille anni molto caro ai bolognesi. Il motivo? Custodisce un’icona mariana dalla storia particolare legata alle sue origini che si fondono con la leggenda.

La storia del santuario

Le origini del Santuario della Madonna di San Luca sono legate alla leggenda di un eremita greco, proveniente da Costantinopoli, che avrebbe ricevuto da dei sacerdoti il dipinto della Madonna attribuito a Luca evangelista.

Gli venne affidato il compito di trasportarlo sul monte della Guardia, tra i colli emiliani, ma solo una volta giunto a Roma si accorse che in realtà si trovava nei pressi di Bologna. Una volta giunto a destinazione, insieme alle autorità cittadine, portò il dipinto della Madonna di San Luca in processione sul monte.

La struttura attuale del santuario venne realizzata su una precedente chiesa del ‘400 su progetto di Carlo Francesco Dotti, tra il 1723 e il 1757. Le due tribune esterne vennero invece terminate dal figlio Giovanni Giacomo nel 1774.

In stile barocco, l’edificio è costituito dal grandissimo tiburio sormontato al centro da una grande cupola con lanterna (a cui si può anche accedere in determinati orari e dalla quale si gode di una vista spettacolare su Bologna e sull’Appennino). Il suo interno, con pianta ellittica a croce greca (formata dall’asse centrale e dalle due cappelle maggiori laterali), presenta un presbiterio rialzato sul quale è custodita l’icona della Vergine col Bambino.

Il portico più lungo del mondo

Bologna è celebre per i suoi portici Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Tra questi si trova anche quello che da Porta Saragozza conduce per quasi 4 km al Santuario della Madonna di San Luca, considerato il più lungo del pianeta.

Il lunghissimo Portico di San Luca
iStock
Il lunghissimo Portico di San Luca con vista panoramica su Bologna

Venne costruito per proteggere i pellegrini dalla pioggia, con i suoi 666 archi, 15 cappelle e le lunette del portico dipinte con storie della Vergine da tanti artisti di spicco, tra i quali Carracci, Reni, Domenichino e Guercino.

Un restauro concluso tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 ha coinvolto la parte collinare del Portico di San Luca, riportando agli antichi splendori un luogo di enorme importanza architettonica, culturale e spirituale.

Leggende e racconti popolari

A rendere il Santuario un luogo ancor più affascinante sono le numerose leggende in cui è avvolto, tra racconti popolari e miracolosi.

Una delle più sentite dai bolognesi è quella che sostiene che i fidanzati non dovrebbero visitarlo insieme prima di sposarsi, pena la fine della loro relazione. Una credenza tramandata di generazione in generazione, radicandosi nella cultura popolare emiliana.

Si racconta anche che durante la Seconda Guerra Mondiale l’icona della Madonna fu nascosta per proteggerla dai bombardamenti e che la città venne miracolosamente risparmiata grazie all’intercessione della Madonna.

Un’altra credenza popolare sostiene invece che i 666 archi del portico rappresentino la lotta continua tra il bene e il male. Per questo motivo si pensa che completare il percorso a piedi porti fortuna.

Il Santuario della Madonna di San Luca
iStock
Il maestoso Santuario della Madonna di San Luca

Dove si trova e come raggiungerlo

Il Santuario della Madonna di San Luca si trova a sud-ovest del centro storico di Bologna, sul colle della Guardia, ed è facilmente raggiungibile in diversi modi:

  • A piedi: senza dubbio è il modo più suggestivo, imboccando Porta Saragozza e percorrendo interamente il celebre portico coperto che sale lungo il colle. Servono dai 40 ai 60 minuti, ma gli scorci panoramici su Bologna valgono sicuramente la fatica;
  • In autobus: dal centro città è possibile prendere gli autobus che portano direttamente al santuario;
  • In auto: seguendo le indicazioni per San Luca dal centro città. Vicino al Santuario c’è un parcheggio, ma è bene sapere che nei giorni festivi o nei weekend può risultare molto affollato.

Nella classifica 2026 dei posti più belli del mondo ci sono due nuove meraviglie italiane

Il Time Out ha aggiornato la sua lista dei posti più belli del mondo del 2026, portandola a 51 mete. E tra le new entry ci sono altri 2 posti italiani che forse non vi aspettate. Non Roma, non la Costiera Amalfitana, non Venezia. Bologna e la Sardegna… una città e un promontorio di granito nel nord dell’isola sono entrate nella classifica che ogni anno il magazine britannico dedica alle meraviglie del pianeta. 4 italiane in tutto, considerando le due già presenti l’anno scorso e riconfermate.

Bologna riscopre San Barbaziano: l’ex chiesa restaurata entra tra i migliori progetti europei

L’Italia è patria di un patrimonio artistico e storico inestimabile, ma tanti luoghi sono stati chiusi al pubblico per mancanza di fondi e per la necessità di un restauro. Uno di questi tesori preziosi, però, sta per riaprire le sue porte: l’ex chiesa di San Barbaziano nel centro di Bologna, torna a essere visitabile, solo per alcuni giorni ad aprile, dopo l’intervento firmato da Studio Poggioli.

Il progetto, entrato nella shortlist dell’European Union Prize for Contemporary Architecture – EUmies Awards 2026, merita di essere scoperto.

Alla scoperta della Chiesa di San Barbaziano

La struttura nasce nel 1608 su progetto dell’architetto Pietro Fiorini. Per molto tempo è stata una chiesa attiva nel tessuto urbano della città. Poi la storia ha cambiato direzione.

Con il passare dei secoli, l’edificio ha perso la sua funzione religiosa ed è stato trasformato più volte, diventando deposito agricolo, magazzino militare, officina, persino autorimessa. Interventi funzionali, spesso invasivi, che hanno modificato l’architettura originale.

Quando il Ministero della Cultura ha avviato il restauro, l’edificio era un luogo stratificato, pieno di segni diversi e di trasformazioni accumulate nel tempo. Ed è proprio su questo punto che si concentra il progetto di Studio Poggioli: non ricostruire un’immagine “pulita” del passato, ma accettare e rendere leggibili le tracce di queste trasformazioni.

L’intervento, concluso nel 2024, lavora quindi più per sottrazione che per ricostruzione. I decori superstiti sono stati consolidati, non ridipinti. Le superfici conservano le stratificazioni del tempo. Le nuove aggiunte sono contemporanee, ma discrete.

Le grandi finestre lineari, ad esempio, ricordano volutamente il periodo in cui lo spazio era utilizzato come officina e garage. Non cercano di mimetizzarsi con il passato, ma dialogano con esso.

Anche i materiali scelti raccontano qualcosa. Il corten si avvicina cromaticamente al laterizio delle murature, mentre l’ottone brunito richiama le tonalità calde dell’arenaria presente negli elementi architettonici originali.

Entrando nello spazio interno si percepisce proprio questa tensione tra passato e presente: pareti segnate dal tempo, luce che entra dalle nuove aperture, dettagli contemporanei inseriti con misura.

Il risultato non è una ricostruzione storica, ma un luogo che mostra apertamente la propria storia.

Gli interni della Chiesa di San Barbaziano
AlessandroSaletta-DSL studio
San Barbaziano torna a splendere dopo il restauro

Un futuro come spazio culturale

Dopo il restauro, l’ex chiesa è destinata a diventare uno spazio dedicato ad attività culturali. Mostre, eventi, iniziative pubbliche. L’obiettivo è restituire alla città un luogo che per molto tempo è rimasto invisibile.

La selezione nella shortlist degli EUmies Awards contribuisce anche a dare visibilità internazionale al progetto. I lavori scelti faranno parte della mostra ufficiale del premio che partirà nel maggio 2026 da Barcellona, alla Fundació Mies van der Rohe.

Come visitare l’ex Chiesa di San Barbaziano

L’ex Chiesa di San Barbaziano aprirà al pubblico dall’1 al 3 aprile 2026, dalle 10 alle 19, in via Cesare Battisti 35 a Bologna.

Le visite fanno parte del programma europeo “Out & About. Discovering Architecture”, promosso da Creative Europe, dalla Fundació Mies van der Rohe e dalla rete Guiding Architects. In tutta Europa, nello stesso periodo, saranno aperti al pubblico molti dei progetti selezionati per il premio.

Durante gli open days potrete partecipare a visite guidate gratuite organizzate dallo stesso Studio Poggioli. Sarà l’occasione per attraversare lo spazio restaurato e capire più da vicino le scelte progettuali che hanno guidato l’intervento. L’ingresso è gratis, ma è necessario prenotarsi tramite Eventbrite.

San Barbaziano dall'esterno a Bologna
AlessandroSaletta-DSL studio
L’esterno di San Barbaziano a Bologna

Itinerario in Emilia-Romagna sulle tracce delle grandi donne che ne hanno fatto la storia

In Emilia-Romagna la storia passa spesso da una figura femminile. Imperatrici, duchesse, artiste, ma anche personaggi leggendari e protagoniste della politica. Nei secoli hanno lasciato tracce concrete: nelle città, nei castelli, nei musei, perfino nel paesaggio. L’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, è l’occasione per seguire questo filo che attraversa la regione e mette insieme caratteri molto diversi: ambizioni, passioni, visioni lontane tra loro. Da Parma a Ravenna, da Ferrara a Bologna, fino alla Romagna, ecco un itinerario che segue le tracce delle donne che hanno attraversato epoche diverse.

Parma e la “Buona Duchessa”

Una delle figure più amate della storia parmense è Maria Luigia d’Austria. Arrivò a Parma nel 1816, dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, di cui era stata moglie. E in questa città che rimase fino alla morte, nel 1847.

Il suo ricordo in città è ancora vivissimo. Maria Luigia governò il Ducato di Parma e Piacenza con un approccio pragmatico ma anche molto attento alla vita culturale. Non a caso è ricordata come la “Buona Duchessa”. Come scoprire la sua storia? All’interno della Galleria Nazionale di Parma si può osservare il ritratto con la firma di Giovan Battista Borghesi dove compaiono anche progetti come il Teatro Regio che sottolineano il ruolo di mecenate della duchessa.

Sull’Appennino reggiano con Matilde di Canossa

Se Parma racconta l’Ottocento, basta spostarsi verso l’Appennino reggiano per tornare indietro di molti secoli. E vedere la figura di Matilde di Canossa, una delle donne più influenti del Medioevo europeo, dominare la scena.

La Grancontessa ha saputo governare il territorio vasto di Lombardia, Emilia e Toscana tanto che il suo nome è rimasto nei libri di storia. Non è un caso che in occasione dell’8 marzo 2026 la città abbia previsto diverse occasioni in suo onore, tra cui la mostra “Matilde era femminista?” all’interno del castello e un percorso nel labirinto Cuore di Matilde per richiamare il legame tra spiritualità e potere.

Modena e la regina italiana d’Inghilterra

Tra le storie meno note, ma non meno affascinanti, c’è quella di Maria Beatrice d’Este. Nata a Modena nel 1658, divenne regina d’Inghilterra, Scozia e Irlanda sposando Giacomo II Stuart. È uno dei rarissimi casi di un’italiana salita sul trono inglese.

La sua vicenda si intreccia con una delle fasi più turbolente della storia britannica, segnata da conflitti religiosi e rivoluzioni politiche. Maria Beatrice fu una figura molto discussa nel contesto inglese, ma rimase sempre profondamente legata alla sua origine modenese.

Negli ultimi anni il Comune di Modena ha avviato un progetto di valorizzazione dedicato alla sua memoria. L’Archivio storico cittadino conserva e digitalizza documenti legati alla sua vita, permettendo oggi di ricostruire con maggiore precisione il ruolo che ebbe nelle vicende europee del XVII secolo.

Bologna, le artiste che sfidarono il loro tempo

A Bologna il racconto delle grandi donne della storia passa anche dall’arte. E porta a due figure che, in epoche diverse, hanno lasciato un segno forte nella città.

La prima è Properzia de’ Rossi, attiva tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. È considerata la prima scultrice documentata della storia occidentale. In un ambiente dominato dagli uomini riuscì comunque a ritagliarsi spazio e riconoscimento. Alcune sue opere sono ancora visibili in città, dalla Basilica di San Petronio al Museo Civico Medievale. Anche Giorgio Vasari la citò nelle Vite, colpito dalla finezza con cui sapeva lavorare il marmo.

Due secoli dopo Bologna vede emergere un’altra protagonista: Elisabetta Sirani. Pittrice del Seicento, morì a soli ventisette anni ma fu tra le artiste più attive della scena bolognese. Non solo per la quantità di opere realizzate, oggi conservate soprattutto alla Pinacoteca Nazionale, ma anche per un progetto allora inedito: una scuola di pittura pensata per formare giovani donne. Una delle prime esperienze del genere in Europa.

Ferrara e la corte di Lucrezia Borgia

Ferrara racconta invece la storia di una donna che ancora oggi divide gli storici: Lucrezia Borgia. Figlia di papa Alessandro VI, la sua reputazione è stata per secoli avvolta da leggende oscure. La figura femminile è tra le più complesse per la sua storia: è arrivata in città come moglie di Alfonso I d’Este e ha saputo distinguersi per il suo apporto nel costruire il centro culturale del rinascimento sostenendo poeti e letterati. La sua presenza è ancora forte oggi tra le sale del Castello Estense e di Palazzo Schifanoia.

Forlì e la Leonessa della Romagna

Scendendo verso la Romagna si incontra la figura impetuosa di Caterina Sforza. Soprannominata la Tigre di Forlì e la Leonessa della Romagna, la figlia naturale del duca Galeazzo Maria Sforza è tra le donne simbolo della regione grazie al suo apporto al governo di Forlì e Imola.

Uno dei luoghi più legati alla sua storia è la Rocca di Ravaldino, la fortezza che difese durante gli assedi. Recentemente restaurata, oggi rappresenta una delle tappe più suggestive per comprendere il ruolo politico di questa figura femminile.

A Forlì si trova anche il celebre ritratto attribuito a Lorenzo di Credi, noto come “Dama del Gelsomino”, conservato nel complesso dei Musei San Domenico.

Ravenna e l’eredità di Galla Placidia

Ravenna costudisce la figura dai Galla Placidia simbolo dell’impero romano di Occidente e figlia dell’imprenditore Teodosio I. Oltre ad aver fatto da reggente all’impero per conto del figlio Valentiniano III è possibile osservare la sua eredità nel mausoleo riccamente decorato da straordinari mosaici. L’opera, simbolo di arte paleocristana, rientra nei siti UNESCO di Ravenna.

Interni mosaicati del mausoleo di Galla Placidia
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Gli interni con i mosaici del mausoleo di Galla Placidia

Rimini e la leggenda di Francesca

L’itinerario tocca anche Rimini dove si può approfondire la storia d’amore di Francesca di Rimini e Paolo Malatesta che compare anche tra le pagine della Divina Commedia di Dante. All’interno di Castel Sismondo, oggi parte del Fellini Museum, sono conservati diverse testimonianze della famiglia Malatesta.  Il filo tra storia, mito e poesia incanta i visitatori che hanno modo di scoprire da vicino una figura femminile irriverente per l’epoca e capace di lasciare tracce che superano i secoli.

L’Emilia-Romagna le custodisce ancora oggi, tra castelli medievali, palazzi rinascimentali, musei e monumenti. L’8 marzo diventa così non soltanto una giornata simbolica, ma l’occasione per riscoprire una parte importante della storia italiana raccontata da uno sguardo femminile.

Bologna e Modena conquistano la Tv USA: entrano nelle case di milioni di americani

L’Emilia-Romagna torna sotto i riflettori internazionali e questa volta lo fa entrando direttamente nei salotti americani. Bologna e Modena sono infatti protagoniste di due episodi della popolare serie televisiva Samantha Brown’s Places to Love, in onda sulla rete pubblica statunitense PBS. Una vetrina di peso: si parla di una copertura complessiva di circa 57 milioni di spettatori negli Stati Uniti.

Per le nuove puntate Bologna e Modena entrano in scena come simboli di un territorio che negli ultimi anni ha investito con decisione sull’internazionalizzazione dell’offerta turistica. Le due città saranno al centro di due episodi da 26 minuti ciascuno: Bologna in onda venerdì 13 febbraio, Modena il 20 febbraio, in diversi orari e fusi orari negli Stati Uniti.

Bologna e Modena nello show Samantha Brown’s Places to Love

Il format della trasmissione è noto per il taglio autentico, poco patinato, più orientato all’esperienza che alla cartolina. Non si limita a mostrare monumenti: si raccontano storie, si incontrano persone, si entra nei laboratori degli artigiani, si assaggiano piatti che definiscono un’identità. È proprio questo approccio che rende il programma particolarmente influente sulle scelte di viaggio del pubblico americano.

Gli spettatori di PBS appartengono in larga parte a una fascia culturalmente qualificata, fidelizzata e con una buona capacità di spesa. Si tratta di un pubblico che, quando si ispira a una destinazione, spesso la trasforma in un viaggio reale. Per questo la presenza di Bologna e Modena assume un valore strategico.

Le riprese sono state realizzate grazie a un accordo siglato nel 2025 tra Apt Servizi Emilia-Romagna e la produzione televisiva, in collaborazione con il Territorio Turistico Bologna-Modena, Bologna Welcome e Modenatur. Due puntate dedicate interamente all’Emilia-Romagna, più un episodio speciale di fine stagione che sarà incentrato sull’enogastronomia e includerà ricette delle tappe visitate durante la serie.

Si può immaginare cosa vedranno gli americani: la Food Valley con le sue eccellenze, la Motor Valley che richiama appassionati da tutto il mondo, i portici di Bologna, le piazze eleganti di Modena, i musei, i mercati, le botteghe. Ma anche i paesaggi meno scontati, quelli da esplorare a piedi o in bicicletta. Non una sequenza di immagini perfette, ma un racconto che alterna ritmo e dettagli.

Il mercato statunitense rappresenta già oggi una quota crescente del turismo internazionale in Emilia-Romagna. Negli ultimi anni si è registrato un aumento costante di presenze dagli USA, segno che l’interesse è concreto. Iniziative di questo tipo consolidano una tendenza in atto, rafforzando la percezione del territorio come meta completa: cultura, motori, gastronomia, esperienze autentiche.

Va considerato anche l’impatto digitale. Samantha Brown conta oltre 550 mila follower su Instagram, più di 370 mila su Facebook e una community attiva su YouTube. Ogni contenuto viene rilanciato, commentato, condiviso. La visibilità non si esaurisce con la messa in onda televisiva.

Il centro di Modena
Ufficio Stampa
Alla scoperta di Modena nello show degli USA

Come vedere le puntate

I più curiosi che desiderano vedere queste due puntate potranno farlo anche dall’Italia con un piccolo supporto di una connessione VPN impostata sugli Stati Uniti. Le proposte saranno trasmesse sulla rete pubblica PBS e si potranno seguire in streaming attraverso la piattaforma ufficiale. Gli appuntamenti sono attesi venerdì 13 febbraio per la puntata dedicata a Bologna e il 20 febbraio per quella dedicata a Modena.

Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli, un viaggio tra memoria, poesia e le location del film TV Rai

Zvanì– Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli è un film prodotto da Rai Fiction e MeMo Films, diretto da Giuseppe Piccioni e trasmesso martedì 13 gennaio in prima serata su Rai 1. Attraverso la vicenda che prende avvio dal viaggio del treno che riporta la salma di Giovanni Pascoli da Bologna ai luoghi d’origine, il racconto ripercorre momenti chiave della sua vita familiare e artistica.

Nel cast: Federico Cesari, Benedetta Porcaroli, Liliana Bottone, Luca Maria Vannuccini, con la partecipazione straordinaria di Riccardo Scamarcio e con Margherita Buy. Per raccontare questo intenso viaggio, le riprese del film sono state realizzate in alcune delle più suggestive location italiane, con un forte legame con la memoria e la poesia di Pascoli stesso.

A Bologna sono comparse rocce gigantesche in piazza che si illuminano di sera (e fanno discutere)

A Bologna il Natale 2025 si arricchisce di un’attrazione insolita e decisamente scenografica. In Piazza Maggiore, nel cuore del centro storico, sono comparse gigantesche rocce gonfiabili alte fino a quattordici metri, trasformando uno degli spazi più iconici della città in un paesaggio sorprendente, a metà tra natura immaginata e installazione luminosa. Un intervento temporaneo che attira sguardi, incuriosisce i passanti e offre a cittadini e visitatori un nuovo motivo per vivere la piazza anche dopo il tramonto.

Di giorno le strutture ricordano enormi massi fuori scala, di sera si illuminano dall’interno con tonalità ispirate ai colori delle Dolomiti, creando un effetto visivo suggestivo sullo sfondo della Basilica di San Petronio e dei palazzi storici che circondano la piazza. Un colpo d’occhio che non passa inosservato e che accompagna Bologna nel periodo delle feste.

Cosa sono le rocce giganti in Piazza Maggiore

L’installazione si intitola “Iwagumi-Dismisura” ed è firmata dallo studio australiano Eness, fondato dall’artista Nimrod Weis, noto a livello internazionale per progetti immersivi che uniscono arte, luce e interazione con il pubblico. Dopo aver fatto tappa in città come Singapore, Melbourne e Dharhan, l’opera arriva per la prima volta in una città occidentale, scegliendo Bologna come scenario per un allestimento pensato appositamente per il contesto urbano.

Iwagumi Dismisura, Bologna, Piazza Maggiore, interno rocce
ANSA
Il percorso interno delle rocce di Iwagumi-Dismisura

Il progetto è composto da 19 strutture gonfiabili, realizzate in tessuto tecnico e illuminate dall’interno, con altezze differenti che raggiungono fino a 14 metri. Le rocce non sono solo elementi visivi: reagiscono alla presenza dei visitatori con suoni ispirati alla natura, come canti di uccelli e composizioni musicali originali, rendendo l’esperienza dinamica e coinvolgente.

Il nome dell’installazione richiama l’iwagumi, una pratica dell’estetica giapponese basata sulla disposizione asimmetrica di rocce in equilibrio con l’ambiente circostante. In questo caso il concetto viene reinterpretato in chiave urbana, portando un frammento di paesaggio “naturale” all’interno della città, in dialogo diretto con uno dei luoghi simbolo di Bologna.

Quando e dove vedere “Iwagumi-Dismisura” a Bologna

“Iwagumi-Dismisura” è visibile dal 21 al 26 dicembre 2025, con la prima accensione ufficiale avvenuta alle ore 18:00 del 21 dicembre. L’installazione è accessibile liberamente e può essere visitata in qualsiasi momento della giornata, ma è soprattutto al calare del buio che offre il suo volto più spettacolare, grazie all’illuminazione interna e all’atmosfera creata dai suoni.

Il progetto è promosso da Illumia e Bologna Festival come regalo natalizio alla città, con l’obiettivo di invitare cittadini e turisti a vivere Piazza Maggiore in modo diverso, soffermandosi, osservando e attraversando lo spazio con uno sguardo nuovo. Un’occasione in più per inserire Bologna tra le mete da visitare durante le festività, anche solo per una passeggiata serale nel centro storico.

Come spesso accade per le installazioni temporanee nello spazio pubblico, l’arrivo delle rocce giganti ha acceso anche il dibattito. C’è chi apprezza l’originalità dell’iniziativa e chi resta più perplesso di fronte al contrasto con il contesto monumentale. Ma al di là delle opinioni, l’installazione ha già raggiunto un risultato evidente: attirare attenzione e curiosità, diventando uno dei soggetti più fotografati di questo Natale bolognese.

Il City Vision Score 2025 svela le città e i borghi più smart d’Italia

Per il primo anno nella storia del City Vision Score, Bologna conquista il titolo di città più smart d’Italia, scalzando Milano, che si posiziona al 39° posto. Più che una semplice classifica, il risultato racconta una nuova narrativa urbana: le città medie stanno diventando laboratori di innovazione, dove la tecnologia e la sostenibilità non sono fini a se stesse, ma strumenti concreti per migliorare la vita dei cittadini.

Il City Vision Score, curato da Blum e Prokalos, misura l’intelligenza dei comuni italiani su una scala da 10 a 100, analizzando 7.896 realtà urbane. La metodologia si basa su 30 indicatori distribuiti in sei dimensioni (smart governance, smart economy, smart environment, smart living, smart mobility e smart people) e fornisce analisi dettagliate per macro aree geografiche, classi dimensionali e capoluoghi.

Ma al di là dei numeri, lo score racconta come e dove le città italiane stanno trasformando l’innovazione in esperienze reali, rendendo Bologna non solo più smart, ma anche più vivibile, sostenibile e affascinante da scoprire.

Bologna è la città più smart d’Italia

Bologna ha conquistato la vetta grazie alla combinazione vincente tra economia innovativa e mobilità sostenibile. La città emiliana punta sulla governance della domanda, sull’integrazione modale dei trasporti e su servizi affidabili, ottenendo risultati concreti percepiti dai cittadini. Questo sorpasso su Milano dimostra come la smart city non sia solo un concetto tecnologico, ma un mix di progettazione strategica, coesione sociale ed efficienza dei servizi.

La top 10 dei capoluoghi

Nei capoluoghi italiani la concentrazione del valore smart è ancora più evidente, con un chiaro predominio del Nord. La classifica 2025 è guidata da Bologna, seguita da Trento e Milano, mentre Ferrara e Firenze occupano rispettivamente la quarta e la quinta posizione. Completano la top ten Treviso, Parma, Pordenone, Padova e Monza, portando a sei il numero di regioni rappresentate, il doppio rispetto all’anno precedente.

Questa predominanza racconta territori che combinano continuità negli investimenti, governance efficiente e una visione lungimirante della città intelligente. Il Sud e le Isole restano invece indietro: nessun capoluogo entra tra i primi cinquanta, con L’Aquila, Teramo e Cagliari che si posizionano tra la 53ª e la 68ª posizione.

Questa la top 10 nel dettaglio:

  • Bologna (Emilia-Romagna)
  • Trento (Trentino-Alto Adige)
  • Milano (Lombardia)
  • Ferrara (Emilia-Romagna)
  • Firenze (Toscana)
  • Treviso (Veneto)
  • Parma (Emilia-Romagna)
  • Pordenone (Friuli-Venezia Giulia)
  • Padova (Veneto)
  • Monza (Lombardia)

Borghi e piccoli centri

Tra i borghi spiccano i territori alpini e appenninici: al Nord svetta la provincia di Trento con Spormaggiore, Andalo e Stenico, mentre al Centro guidano Toscana e Marche. Nel Sud e nelle Isole la Sardegna si impone con Masullas, Siligo, Fordongianus e Villaurbana, con l’abruzzese Serramonacesca a chiudere la cinquina. Questi borghi dimostrano come l’innovazione possa nascere anche nei contesti più piccoli, con servizi di prossimità, coesione sociale e gestione intelligente del territorio.

Piccoli comuni (2.000-50.000 abitanti)

Nei piccoli comuni, il Nord esprime una leadership diffusa: Villa Lagarina e Badia precedono Bagno di Romagna, seguiti da un manipolo lombardo guidato da Caponago. Al Centro la Toscana domina con sei posizioni nelle prime dieci, con Bagno a Ripoli e Chianciano Terme in evidenza. La Puglia piazza tre comuni nella top 5, mentre il primo posto va all’Abruzzo con Montorio al Vomano. La Sardegna fa il suo ingresso nella top 10 con Abbasanta e Oristano.

Città medio-piccole (50.000-100.000 abitanti)

Nei comuni medi, il Nord guida la classifica con Rovigo davanti a Rho, Pordenone, Sanremo e Gallarate. Al Centro prevalgono Ardea, Civitavecchia, Velletri, Siena e Tivoli, mentre nel Sud e nelle Isole le prime posizioni sono occupate da Mazara del Vallo, Cava de’ Tirreni, Acireale, Teramo e Portici.

Città medio-grandi (100.000-500.000 abitanti)

Infine le città medio-grandi, Bologna conferma il primato, seguita da Trento, Milano, Ferrara e Parma. Nel Centro guidano Firenze e Prato, con Roma in risalita e Perugia in top 5. Nel Sud e nelle Isole la classifica vede Cagliari al vertice, seguita da Sassari, Pescara, Bari e Salerno, confermando come la smartness cresca con continuità anche fuori dal nord.

Basket, ‘Frecciarossa Supercoppa 2025’ presentata a Palazzo Lombardia

A Palazzo Lombardia  presentata la ‘Frecciarossa Supercoppa 2025‘, evento inaugurale della stagione del basket prevista sabato 27 e domenica 28 settembre all’Unipol Forum di Assago (Milano). Presenti, tra gli altri, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e il sottosegretario alla Presidenza con delega a Sport e Giovani, Federica Picchi. Con loro anche i rappresentati della Lega Basket e delle squadre partecipanti.

‘Frecciarossa Supercoppa 2025’, il super basket ad Assago

La competizione, con in palio il primo trofeo ufficiale della stagione, mette di fronte quattro delle migliori squadre italiane, tra cui quella Campione nazionale in carica e la detentrice della Coppa Italia 2025.

La ‘Frecciarossa Supercoppa 2025’ sarà anche un’occasione per promuovere inclusione sociale, valorizzazione del territorio e condivisione dei valori positivi dello sport.

Lombardia, cinque squadre in Serie A

“La Lombardia – ha sottolineato Fontana – è la regione che quest’anno ha ben cinque squadre che partecipano al massimo campionato italiano ed è una un evento sportivo che noi riteniamo fondamentale perché oltretutto arriva pochi mesi prima delle Olimpiadi invernali, quindi come una sorta di ennesima prova alla quale ci sottoponiamo”.

Tour della ‘Supercoppa’

Regione Lombardia,  in collaborazione con la Lega Basket Serie A (LBA) ha inoltre in programma un Tour del trofeo della Supercoppa in alcune aree particolarmente sensibili del territorio milanese, con l’obiettivo di avvicinare i giovani allo sport come occasione di crescita e riscatto sociale. Tra queste, una tappa speciale, è quella odierna alla palestra della scuola secondaria di primo grado Beltrami, casa della società Basket Rozzano e punto di riferimento per ragazzi e famiglie del territorio.

“Quella della presentazione della Supercoppa – ha chiosato Federica Picchi – è un appuntamento importantissimo, tanto atteso da chi ama il basket che c’è  dal 1995 e che via via si è arricchito negli anni. È dal 2016 che lo attendiamo in Lombardia e finalmente arriva a Milano con quattro tra le squadre di basket più importanti della scorsa stagione”.

“Il basket  – ha aggiunto il sottosegretario – ha da sempre avuto un messaggio formativo-educativo per i giovani  e quindi noi siamo veramente felici di lanciare quest’anno anche il tour della Supercoppa che aprirà con l’appuntamento al palazzetto di Rozzano“.

Messaggio formativo ed educativo della pallacanestro

All’Unipol Forum il pubblico potrà assistere anche a un’esibizione di Baskin, disciplina che permette ad atleti con e senza disabilità di giocare insieme. Un momento di grande valore educativo e culturale, realizzato con la collaborazione delle società sportive che promuovono questa attività in Lombardia e oltre.

Il calendario delle partite

Queste le partite in calendario all’Unipol Forum di Assago: sabato 27 settembre alle ore 18 , Dolomiti Energia Trentino (vincitrice Coppa Italia) – Germani Brescia e  alle ore 20,45, Virtus Olidata Bologna EA7 Emporio Armani Milano (detentrice scudetto).

La finale è invece prevista domenica 28 settembre alle ore 18.

 

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Da Bologna a infiniti mondi da esplorare: viaggio con i libri di Stefano Benni

Le parole a Stefano Benni non mancavano: scrittore, giornalista, sceneggiatore, autore tv. Raccontare chi è stato questo gigante della letteratura italiana (e non solo) potrebbe risultare difficile, tante sono le anime letterarie con cui ha lasciato un solco eterno nella cultura. Ed è proprio dai suoi libri che può nascere un viaggio speciale e unico, in quell’Italia che ha raccontato attraverso luoghi fittizi, storie umoristiche, ma anche capaci di scatenare riflessioni.

Nato a Bologna nel 1947, cresciuto sugli Appennini, ha dato vita a libri cult come Bar Sport, La compagnia dei celestini e Margherita Dolcevita. E per andare sulle tracce dell’anima di questo incredibile autore si può idealmente partire da Bologna, la sua città, esplorare gli Appennini, viaggiare lungo quei luoghi immaginari che custodiscono un pizzico di Italia.

Stefano Benni, alla scoperta di Bologna e dintorni

Stefano Benni nasce a Bologna, ma passa la sua gioventù anche nell’Appennino, quello che dà vita al soprannome che si è portato dietro per tutta la vita: Lupo. Infatti, a quanto pare, quando era un bambino era stato trovato insieme ai cani mentre ululava nella notte. Come spiega Il Resto del Carlino aveva affermato che quel ricordo era stata “una bellissima follia notturna”.

I suoi libri raccolgono un po’ dello spirito di Bologna, della provincia e dell’Italia. Ma,  partendo proprio dai luoghi in cui è nato, ad esempio, ci si può dirigere in piazza Santo Stefano che – come ricorda Il resto del Carlino – era uno dei posti della città che era solito frequentare. In realtà si tratta di uno slargo, circondato da bei palazzi e con la basilica di Santo Stefano.

Altre location legate a Stefano Benni ci portano a uscire dalla città, per dirigersi verso il piccolo paese di Monzuno. Qui è stato a lungo da bambino e, sempre qui, ha scoperto l’amore per le storie: quelle che gli raccontava il nonno intorno al camino, o quelle del bar di paese, ma anche la biblioteca dove ha iniziato a scoprire i libri. “Da quel piccolo paese di montagna ho cominciato a vedere l’universo sconfinato della letteratura e ho subito pensato che sarebbe stato bellissimo un giorno restituire questo regalo, cioè essere capace di raccontare storie in cambio di tutto quello che avevo ricevuto: allegria, incanto, paura”, aveva detto come riporta un articolo di La Repubblica.

Si tratta di un piccolo borgo che fa parte dell’Unione dell’Appennino Bolognese, che si trova a circa 20 minuti dalla città. E forse possiamo immaginare che sia stato questo uno dei fulcri da cui ha preso vita la sua incredibile fantasia: passeggiando per le sue strade possiamo immaginare un bambino curioso e attento.

E se le sue storie sono ambientate in luoghi non identificabili, non è difficile immaginare il celebre Bar Sport proprio a Bologna o dintorni, con personaggi e storie che potrebbero arrivare proprio dalla sua gioventù. Ma in realtà attraverso i suoi libri ha raccontato uno spaccato d’Italia e alcune sue tipicità.

Viaggio con i libri di Stefano Benni

Se un Bar Sport con i suoi avventori e le sue storie lo possiamo trovare ovunque, è anche vero che il film ispirato a questo suo celebre libro è stato girato a Sant’Agata Bolognese, a circa un’ora di distanza dalla città: qui hanno deciso di ricreare il locale e gli episodi che lo hanno attraversato, attraverso le storie di avventori e clienti fissi.

Mentre un altro celebre romanzo di Stefano Benni, ovvero La Compagnia dei Celestini è ambientato in una terra immaginaria ovvero la Gladonia, dove vi sono tre grandi città: La Capitale, che potremmo identificare in Roma (dove ha vissuto), Banessa e Rigolone Marina, che potrebbe essere la Riviera Romagnola. Potrebbe tranquillamente essere l’Italia, raccontata con le parole dello scrittore.

Oppure possiamo immergerci in Margherita Dolcevita con la sua protagonista che vive alla periferia di una grande città, in campagna e, ancora in Il bar sotto il mare: un romanzo in cui – con la fantasia – ci porta in un locale sotto l’acqua i cui avventori sono personaggi davvero singolari. In Stranalandia, invece, ci accompagna dalla Scozia su un’isola deserta abitata da un solo indigeno, animali fantasiosi e tre sirene.

Sempre con un’ironia dolce e amara, dai suoi libri emerge un racconto dell’Italia, delle persone, dei vizi e delle virtù. E così Stefano Benni con la sua penna ci ha portato da Bologna e dai suoi Appennini in giro per tutto il nostro Paese, ma non solo: anche verso l’infinito. Come solo i grandi scrittori sanno fare.

Monzuno: Stefano Benni
iStock
Monzuno, il borgo dove stava spesso Stefano Benni da bambino

Europa a misura di bambino: Parigi guida la classifica delle migliori città

“Una città a misura di bambino e una città a misura di tutti” ha dichiarato Tim Gill, a capo della ricerca dedicata alle migliori città in Europa per i più piccoli. Lo studio, realizzato da Clean Cities Campaign, una ONG specializzata in trasporti a basso impatto ambientale, ha analizzato 36 diverse città europee in merito alle loro strade scolastiche, ai limiti di velocità imposti e alle infrastrutture ciclabili protette.

A conquistare il primo posto c’è Parigi, con un punteggio complessivo del 75% grazie a una moltitudine di iniziative a misura di bambino presenti in tutta la città. Seppur non compaiano nella top 10, anche alcune città italiane stanno dimostrando una maggiore attenzione verso questi temi, una su tutte Bologna.

Le città italiane a misura di bambino

Le ricerche dimostrano che le città a misura di bambino contribuiscono a creare ambienti più vivibili per tutti i residenti. Il trasporto influisce sull’ambiente fisico delle città e ha un impatto rilevante sulla salute e sul benessere dei bambini, incidendo sulla sicurezza stradale, sulla qualità dell’aria e sull’attività fisica. In risposta a queste sfide, numerose città hanno adottato misure per promuovere una mobilità adatta ai più piccoli, tra le quali alcune italiane.

Bologna, che nella classifica generale è risultata al sedicesimo posto, spicca tra le altre perché, nel gennaio 2024, è diventata la prima grande città italiana a introdurre un limite di velocità di 30 km/h su un’ampia porzione della rete stradale. L’iniziativa mira a ridurre gli incidenti stradali mortali, migliorare la qualità dell’aria e rendere gli spazi pubblici più sicuri e vivibili per tutti, in particolare per bambini, anziani e persone che camminano o vanno in bicicletta.

Milano, che invece occupa la 23esima posizione, e Torino, alla 24esima, si sono dimostrate tra le città più all’avanguardia, insieme a Londra e Parigi, per le strade dette “scolastiche”. Queste sono aree urbane vicino alle scuole in cui la priorità è data a pedoni e ciclisti e il traffico motorizzato è limitato. In questa classifica specifica, Milano occupa il secondo posto e Torino il terzo.

La classifica delle migliori città per i bambini in Europa

Nella classifica generale, al primo posto troviamo Parigi, dove negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti per quanto riguarda le strade scolastiche, le infrastrutture ciclabili e l’introduzione di un limite di velocità generalizzato di 30 km/h. La capitale francese, inoltre, sta attuando un ambizioso programma dedicato proprio alle strade scolastiche, con l’obiettivo di crearne 300 entro il 2026. Almeno un terzo di queste includerà riprogettazioni complete con elementi di inverdimento per migliorare sia la sicurezza che la vivibilità.

Al secondo posto complessivo si è classificata Amsterdam, seguita da Anversa, dalla regione di Bruxelles-Capitale e Lione. Anche Londra ottiene un punteggio molto alto per quanto riguarda le strade scolastiche, avendone create più di 500 in meno di 10 anni.

Questa la classifica completa con le 36 migliori città a misura di bambino:

  1. Parigi
  2. Amsterdam
  3. Antwerp
  4. Bruxelles
  5. Lione
  6. Helsinki
  7. Barcellona
  8. Bristol
  9. Oslo
  10. Ghent
  11. Copenhagen
  12. Monaco
  13. Vienna
  14. Londra
  15. Berlino
  16. Bologna
  17. Colonia
  18. Amburgo
  19. Manchester
  20. Wrocław
  21. Lubiana
  22. Varsavia
  23. Milano
  24. Torino
  25. Praga
  26. Madrid
  27. Bratislava
  28. Zaragoza
  29. Firenze
  30. Budapest
  31. Marsiglia
  32. Roma
  33. Cracovia
  34. Bucarest
  35. Lisbona
  36. Sofia

Un giorno a Bologna: ecco cosa vedere in 10 imperdibili tappe

Weekend libero e voglia di fare una gita fuori porta? Bologna è sicuramente un’ottima scelta! Una città che va vissuta attraverso tutti i sensi. Si ascolta nel delicato rimbombo dei passi sotto i portici, si ammira tenendo sempre il naso all’insù, si respira nel profumo di ragù che proviene da una finestra aperta e si tocca nelle texture ruvide dei suoi palazzi storici. Un giorno può bastare per innamorarsene, ma solo se sai dove guardare. Ecco cosa vedere a Bologna in un giorno: un itinerario in 10 tappe pensato per esplorare buona parte del centro storico, senza fretta, ma con un buon ritmo per non perderti i punti di interesse più iconici ed emozionanti.

Tappa 1: Piazza Maggiore, il cuore di Bologna

Il nostro itinerario in 10 tappe su cosa vedere a Bologna in un giorno, parte dal cuore della città: Piazza Maggiore. Un rettangolo in pietra chiara che unisce secoli di storia e che si presenta come un palco dove va in scena la vita dei bolognesi. Questa piazza, risalente al XII secolo, è circondata da edifici storici che raccontano la vita politica, economica e spirituale della città, tra cui:

  • Basilica di San Petronio: una delle chiese più grandi d’Europa, con una facciata incompiuta, dei dettagli al suo interno che fanno ancora discutere e una storia tutta da raccontare che testimonia le ambizioni e le vicissitudini della città.
  • Palazzo d’Accursio: sede storica del comune, al suo interno troviamo il Museo Morandi, dedicato al celebre pittore bolognese e una terrazza panoramica che offre una vista mozzafiato sulla piazza e sul centro storico.
  • Palazzo dei Banchi: un elegante edificio costruito a metà del 1500 per conferire alla piazza più uniformità e coprire le retrostanti vie del mercato. Il palazzo deve il suo nome ai “banchi” che esercitavano attività di cambiavalute.

Tappa 2: La fontana del Nettuno, tra storia e segreti

Sul lato di Piazza Maggiore, si apre Piazza del Nettuno, che prende il nome dalla celebre fontana del Nettuno, realizzata a metà 1500 dallo scultore Giambologna. Dal centro della fontana si erge maestoso il dio del mare, Nettuno, con un’altezza di 3,4 metri. Attorno al dio, putti e sirene che rappresentano i fiumi dei continenti di cui si era a conoscenza all’epoca: Danubio, Nilo, Gange e Rio delle Amazzoni. La fontana del Nettuno cela al suo interno uno dei famosi 7 segreti di Bologna. Per scovarlo, dovrai posizionarti su una specifica mattonella dietro il Nettuno (la più scura fra tutte) e, con un gioco ottico, noterai che il pollice della mano sinistra di Nettuno, sembra un’erezione. Questo effetto è stato voluto dallo scultore come segno di protesta nei confronti del clero che criticò l’eccessiva virilità della statua.

Tappa 3: Sala Borsa, un’affascinante sorpresa

Dopo esserti divertito con il segreto del Nettuno, voltati di 90°, ti troverai davanti a una delle sorprese più affascinanti di Bologna: la Sala Borsa. Quella che una volta era la Borsa Valori di Bologna, dove si svolgevano le contrattazioni finanziarie e commerciali della città, oggi è una biblioteca pubblica frequentata da studenti e lettori. Varcata la sua soglia verrai accolto dal salone principale e dal suo ampio pavimento in vetro sotto il quale si possono ammirare i resti archeologici della Bologna romana, con strade e fondazioni che risalgono a duemila anni fa.

Tappa 4: Il Palazzo dell’Archiginnasio, culla dell’Alma Mater Studiorum

Palazzo dell'Archiginnasio a Bologna
Fonte: iStock
La culla dell’università bolognese: l’Archiginnasio

Continuiamo a scoprire il carattere culturale della città – che le è valso il nomignolo di “Bologna la Dotta” – con un’immersione nella sua vita universitaria. A pochi passi da Piazza Maggiore, merita una visita il Palazzo dell’Archiginnasio, uno dei luoghi più simbolici della città, nonché culla della Bologna universitaria. Fu proprio questo edificio a diventare, nel XVI secolo, la prima sede unificata dell’Università di Bologna, l’Alma Mater Studiorum, la più antica del mondo occidentale. Il suo cortile interno è affollato da stemmi araldici che appartengono a professori e studenti illustri provenienti da tutto il mondo. Il ruolo dell’edificio oggi è quello di Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, la quale custodisce milioni di volumi.

Tappa 5: Via delle Pescherie Vecchie, tra profumi e sapori

A questo punto della giornata ti sarà sicuramente venuto un certo languorino. Assecondalo passeggiando tra i profumi e i sapori di Via delle Pescherie Vecchie, un luogo dove Bologna si esprime in tutta la sua golosità tra botteghe storiche, piccole taverne, localini e banchi di frutta, salumi e formaggi. Una reminiscenza del vecchio mercato che brulicava di vita e che oggi non è da meno. Fermati per un aperitivo a base di tigelle, taglieri gustosi e un buon calice di vino.

Tappa 6: Le due torri, icone di Bologna

Dopo esserti riempito lo stomaco di delizie, prosegui la tua passeggiata fino alle celebri torri di Bologna. Simboli iconici della città, la Torre degli Asinelli e la Garisenda dominano il centro storico con la loro aria antica e sgangherata. Se vuoi provare l’esperienza di una vista mozzafiato sui tetti caldi e rossi di Bologna, puoi scalare la più alta delle due – la Torre degli Asinelli – affrontando 498 scalini in legno scricchiolanti. La vista ti toglierà il fiato ma, se non te la senti, non ti preoccupare, anche dai loro piedi le torri hanno un impatto davvero imponente.

Tappa 7: I portici di Bologna, patrimonio UNESCO

I portici di Piazza Santo Stefano a Bologna
Fonte: iStock
I meravigliosi portici bolognesi, patrimonio UNESCO

Non è un’attrazione che si concentra in un un punto preciso di Bologna ma si snoda per tutta la città, come un sistema circolatorio che la nutre di bellezza. Camminare sotto i portici bolognesi è una vera e propria esperienza. 60 chilometri di percorso coperto, 40 dei quali sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Tutti diversi, ma tutti magnifici. A nostro avviso, i più suggestivi sono:

  • Il porticato di Via Zamboni: in piena zona universitaria, ha un look vivace e fatiscente, da apprezzare per la sua autenticità.
  • Il porticato di Via Farini: l’opposto di quello di Via Zamboni, elegante e signorile, caratterizzato da raffinate boutique e negozietti.
  • Il porticato di Strada Maggiore: imponente e maestoso, sorretto da colonne robuste scultoree.
  • Il porticato della Basilica di Santa Maria dei Servi: sorprende per il suo soffitto completamente affrescato e per la sua lunghezza. Decisamente tra i più belli del centro.

Se ti trovi ancora nei pressi delle Torri, imbocca il porticato di Strada Maggiore per raggiungere la prossima tappa!

Tappa 8: Piazza Santo Stefano, dove il silenzio si fa mistico

Qualche metro sotto i portici di Strada Maggiore, e ti ritroverai presto in una delle piazze più belle della città: Piazza Santo Stefano. Un luogo in cui il tempo sembra sospeso, dove il brusio della città si affievolisce improvvisamente e tutto viene pervaso da un’atmosfera lenta e calma. La piazza di presenta con una forma irregolare e con un pavimento che pende leggermente. Al suo centro, si apre il complesso di Santo Stefano. Conosciuto come il complesso delle Sette Chiese, è un insieme di edifici religiosi che, un tempo, rappresentava un vero percorso spirituale. Oggi, quello che rimane di questo complesso sono quattro chiese comunicanti che si aprono tra cortili silenziosi, chiostri e cripte. Un luogo dove regna la pace e il silenzio, perfetto per prendersi una pausa dal trambusto della città. Qualsiasi la stagione, qualsiasi sia l’orario, questo è uno dei quei classici posti che ti fanno venire voglia di fermarti un po’ di più di quanto previsto.

Tappa 9: La piccola Venezia e la sua finestrella segreta

Il canale che si vede dalla finestrella di Via Piella, Bologna
Fonte: iStock
La piccola Venezia, nascosta dietro la finestrella di Via Piella a Bologna

Tra le cose da vedere a Bologna in un giorno, ce n’è una che spiazza per la sua delicatezza: la piccola Venezia. Per poterla vedere, dovrai andare in via Piella, cercare una piccola finestra segreta incassata nel muro e aprirla.  Davanti ai tuoi occhi, ti si aprirà uno scorcio da cartolina: il Canale delle Moline che scorre placido tra case dai colori caldi e balconcini fioriti. Quella che oggi sembra una scenetta romantica, un tempo faceva parte di una grande macchina ingegneristica: i canali servivano a portare forza e acqua ai mulini che foraggiavano le industrie tessili della città, rendendo Bologna una delle città più avanzate da un punto di vista tecnologico di tutto il medioevo. Pssst, ti sveliamo una cosa: la finestrella di Via Piella è uno dei 7 segreti di Bologna!

Tappa 10: Il mercato delle erbe, per una gustosa conclusione

Ultima tappa del nostro itinerario delle cose da vedere a Bologna in un giorno è il Mercato delle Erbe! Il luogo migliore per chiudere la giornata con gusto. Situato tra Via Ugo Bassi e Via Belvedere, questo mercato al coperto è uno dei luoghi preferiti dai locals per fare un aperitivo o un’apericena. Questo posto nasce come mercato ortofrutticolo nel 1910 oggi, invece, è uno spazio polifunzionale all’insegna dei sapori della tradizione. All’ingresso svolge ancora il ruolo per cui è nato presentando bancarelle di frutta, verdura, formaggi e salumi. Addentrandosi, invece, il mercato si trasforma e verrai accolto da moderni bistrot, wine bar e trattorie. La tappa perfetta per chiudere questo itinerario in bellezza!

Cosa vedere nei dintorni di Bologna

Se hai un po’ di tempo in più, ci sono alcuni luoghi incredibili a pochi minuti dal centro di Bologna, perfetti per una gita in stile emiliano e per assaporare appieno l’atmosfera della nostra splendida Italia. Ecco la nostra Top 3 (+1) di cose da vedere nei dintorni di Bologna:

  • Santuario di San Luca: puoi raggiungerlo a piedi partendo dal centro di Bologna con una camminata sotto il portico più lungo del mondo (o con il trenino turistico dedicato). Terminato il portico e scalati tutti i gradini, arriverai al santuario della Madonna di San Luca, il quale domina la città regalandoti una vista spettacolare suoi suoi tetti.
  • Dozza: un piccolo borgo medievale che si distingue per i murales che decorano le sue case. Una specie di atelier d’arte a cielo aperto che merita una passeggiata.
  • Rocchetta Mattei: se ti piacciono i castelli, ti consigliamo una visita a Rocchetta Mattei, un castello fiabesco e surreale che incanta per il suo mix di stili gotico e moresco. Questo luogo è un pelo più distante dal centro, ci vuole un’oretta abbondante di auto.
  • Vignola: a un’ora da Bologna, Vignola è la gita fuori porta ideale da fare in primavera, quando i ciliegi sono in fiore e l’atmosfera è delicata ed elegante.

Cosa vedere a Bologna se hai un giorno in più a disposizione

Infine, per concludere questa guida, ti lasciamo delle attrazioni extra da aggiungere al tuo itinerario qualora riuscissi a dedicare un giorno in più al tuo soggiorno bolognese. Ecco cosa vedere a Bologna in due giorni, oltre a quello che ti abbiamo già indicato:

  • Museo Internazionale e Biblioteca della Musica: collocato nel cuore di Strada Maggiore e all’interno di un elegante palazzo settecentesco, il Museo della Musica conserva spartiti originali, strumenti rari e scambi epistolari tra artisti e compositori che hanno fatto la storia della musica. Un luogo suggestivo che sottolinea l’importanza di questa disciplina per Bologna, la quale – non a caso – è stata denominata Città Creativa UNESCO per la Musica.
  • La Casa di Lucio Dalla: restiamo sempre in ambito musicale con una chicca pensata per gli amanti del cantautorato italiano. La casa di Lucio Dalla, in Via d’Azeglio è visitabile su prenotazione e rappresenta uno scrigno di ricordi, strumenti, opere d’arte e oggetti del celebre cantautore scomparso improvvisamente nel 2012. Un viaggio nella mente di un visionario.
  • Palazzo Poggi e i musei universitari: una tappa perfetta per gli amanti della scienza naturale e umana. Qui sono custodite le collezioni storiche dell’Università di Bologna, tra cui modelli in cera, strumenti anatomici, mappe e reperti di vario tipo.
  • Piazza San Francesco e il Pratello: ultimo luogo d’interesse da aggiungere alla lista di cose da vedere a Bologna in due giorni è Piazza San Francesco e la via del Pratello. La piazza è un luogo amatissimo dai bolognesi per la sua ampiezza silenziosa e l’atmosfera tranquilla che si respira soprattutto nelle ore diurne, ma è altrettanto amata dagli studenti che, alla sera, si ritrovano qui e si divertono a cantare e suonare la chitarra seduti per terra di fronte alla maestosa facciata della chiesa. La piazza si collega a Via del Pratello, un’arteria vivace che pulsa al ritmo di osterie vecchio stile, studenti che si ritrovano nei bar e musica live che proviene dei suoi locali.

Portici, torri e pasta fresca: cosa vedere a Bologna

Bologna la Dotta, la Rossa, la Grassa. Bologna che canta, Bologna che conquista il cuore di tutti. Una città che non si mostra subito, ma si svela a poco a poco, passo dopo passo. Un luogo che lascia un segno indelebile sul cuore di chi ha la fortuna di viverla, anche solo per poco tempo. Con la sua identità medievale ancora perfettamente intatta, l’anima colta, l’indole godereccia e un’ironia tutta emiliana che trasuda da muri rossi e piatti colmi di pasta fresca, Bologna è un invito a godersi la vita. Una città che profuma di libri, suona di cantautorato, sa di pasta fresca della domenica e ti osserva dall’alto con le sue torri sgangherate, mentre il sole tramonta dietro quei famosi colli bolognesi che Cesare Cremonini ha tanto decantato in sella alla sua 50 Special. Se stai pianificando una gita in questa città così ricca di vita, ti starai sicuramente chiedendo cosa vedere e cosa fare. Le risposte le troverai tutte in questa guida: ecco cosa vedere a Bologna!

Piazza Maggiore

Chissà per quanti versi delle sue canzoni Lucio Dalla ha tratto ispirazione dall’atmosfera magica e sospesa di Piazza Maggiore, la piazza principale di Bologna. Un vero palcoscenico a cielo aperto, dove si consumano scene quotidiane da osservare con occhio attento, dove si raccontano storie che riecheggiano tra i muri del sagrato incompiuto di San Petronio e volano leggere, spinte dal vento, da un portico  all’altro. Fermati al centro della piazza, ruota su te stesso e ammira la Basilica, Palazzo d’Accursio e il Nettuno, che sorveglia i passanti con il suo tridente e uno sguardo vivo. E di notte… di notte la malinconia si accende, e la piazza diventa un luogo da ammirare in silenzio e solitudine.

La Basilica di San Petronio

La Basilica di San Petronio ha una storia tutta da raccontare. Voluta dal Comune nel 1390, e non dal clero, è la chiesa del popolo bolognese: un simbolo laico di una città che ha sempre rivendicato la propria autonomia. Il sogno era ambizioso: costruire la più grande basilica d’Europa, persino più imponente di San Pietro. Ma il papato, temendo questa sfida simbolica, fece deviare il progetto bloccandone l’espansione. Così, la facciata di San Petronio è rimasta una promessa non mantenuta: incompleta, asimmetrica e spoglia nella sua parte superiore. All’interno, la narrazione è potente. Qui si trova meridiana di Cassini, la più lunga al mondo, tracciata nel 600 per calcolare con precisione il calendario e i solstizi. E poi ci sono gli affreschi, che ancora oggi fanno discutere: tra paradisi e inferni danteschi, spicca l’immagine di Maometto tra i dannati. Una scelta iconografica controversa, che ha attirato proteste e minacce, ma che testimonia anche lo spirito libero, colto e provocatorio di Bologna.

Palazzo d’Accursio

Il cuore politico di Bologna. Un tempo sede del governo cittadino, oggi Palazzo d’Accursio accoglie il museo Morandi e un belvedere che regala una splendida vista su Piazza Maggiore. Il nome del palazzo si deve al giurista che vi abitò nel Duecento, quando Bologna era già un centro vitale di diritto e sapere. Una volta salite le ampie scale in pietra, si accede alle meravigliose sale affrescate del primo piano e al Museo Morandi, dedicato al celebre pittore bolognese. Ma la vera chicca è il suo ampio terrazzo panoramico che si apre su Piazza Maggiore regalando uno sguardo inedito e sospeso sulla città.

Casa di Lucio Dalla

Restando sempre nella zona di Piazza Maggiore, a pochi passi verso Via d’Azeglio, si trova la casa di Lucio Dalla, oggi casa-museo. Dietro un semplice portone si apre un vero e proprio universo: gli ambienti sono rimasti come li aveva lasciati lui; ricchi di ricordi, storie e musica. Ogni stanza è affollata da quadri, maschere teatrali, strumenti musicali e fotografie con amici e artisti. Visitare questo luogo significa entrare nella mente di un cantautore che ha raccontato Bologna (e l’Italia) con ironia, delicatezza e profondità. Una casa eccentrica e piena di vita. Per visitarla di accede solo tramite visita guidata, ti consigliamo di controllare sul sito ufficiale date, disponibilità e costi.

Le Torri di Bologna: Asinelli e Garisenda

Le torri di Bologna dal basso
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Le maestose torri simbolo di Bologna

Possiamo affermare che la Bologna medievale è stata una pioniera del concetto di skyline. Sì, perché la città emiliana contava circa 180 torri, simboli di potere e prestigio delle famiglie nobiliari. Oggi ne sopravvivono solo 20, ma le più celebri – la Torre degli Asinelli e la Garisenda – continuano a dominare la città dall’alto come due sorelle storte, simboli inconfondibili dell’identità bolognese.

  • la Torre degli Asinelli: alta 97,2 metri, fu costruita tra il 1109 e il 1119 dall’omonima famiglia. È visitabile percorrendo la bellezza di 498 gradini in legno che conducono a una vista mozzafiato di 360° sulla città. Una tappa imperdibile… a meno che tu non sia uno studente bolognese! La tradizione universitaria, infatti, impone un tabù molto chiaro: mai salire sulla Torre degli Asinelli prima della laurea, o il traguardo accademico non si concretizzerà mai.
  • La Garisenda: accanto alla Torre degli Asinelli, la Garisenda: più storta della torre di Pisa, ha conquistato persino il cuore di Dante che l’ha citata nel Canto XXXI dell’Inferno.

La Basilica di San Domenico

Meno inflazionata di San Petronio, ma altrettanto ricca di significato, la Basilica di San Domenico custodisce le spoglie del fondatore dell’ordine domenicano. Merita una visita in quanto capolavoro di scultura: l’Arca di San Domenico è un’opera straordinaria, realizzata da maestri come Nicola Pisano, Niccolò dell’Arca e un giovanissimo Michelangelo, che qui scolpì tre delle sue statue. Una volta varcata la sua soglia, verrai avvolto da un’atmosfera intima e solenne che racconta una Bologna spirituale e colta, meno esibita ma profondamente radicata nella storia della città.

Due musei da non perdere: MAMbo e la Pinacoteca

Oltre alla casa di Lucio Dalla, ci sono altri due musei che meritano una visita se stai pianificando un soggiorno nella meravigliosa Bologna:

  • Pinacoteca Nazionale di Bologna: una vera e propria esperienza immersiva nella pittura italiana, con capolavori che spaziano da Giotto a Raffaello, dai Carracci a Guido Reni. È considerata una delle gallerie d’arte più importanti di tutta Italia ma, nonostante ciò, non è mai eccessivamente affollata, permettendoti una visita piacevole a stretto contatto con gli artisti. La Pinacoteca è aperta da martedì a domenica, dalle 9 alle 19, salvo occasioni speciali con orari variabili. Il costo del biglietto intero è di 8 euro, i giovani dai 18 ai 25 anni pagano solo 2 euro.
  • MAMbo: il Museo d’Arte Moderna di Bologna si trova a pochi passi dalla stazione centrale e sorprende fin da subito per la sua architettura industriale e per la sua ampia collezione che va dal Futurismo al contemporaneo. È una manifestazione dell’anima audace della città, sempre pronta a sperimentare e a mettersi in gioco. Una vera chicca per gli amanti dell’arte moderna e contemporanea. Il museo è chiuso il lunedì; aperto il martedì e il mercoledì dalle 14.00 alle 19.00; il giovedì con un’estensione fino alle 20.00; il venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00. il costo del biglietto è intero è di 6 euro, ridotto 4 euro.

I Giardini Margherita

Il lato più green e bucolico di Bologna si trova nei suoi meravigliosi Giardini Margherita. Situato in una zona residenziale dal gusto raffinato, è un grande parco di 26 ettari, progettato secondo i canoni stilistici del giardino all’inglese, con ampie distese verdi, alberi secolari e laghetti decorativi. Se hai tempo, ti consigliamo di trascorrere qui un pomeriggio, magari sorseggiando una bevanda in uno dei bar all’interno del parco e osservando le tante persone che lo animano ogni giorno: studenti immersi nei libri, gruppi di amici che si rilassano suonando la chitarra e cantando insieme, equilibristi che camminano su slackline tese tra gli alberi. Se c’è un luogo che incarna davvero le vibes bolognesi, sono proprio i Giardini Margherita.

Il Santuario di San Luca

Il santuario di San Luca a Bologna
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Il celebre santuario della Madonna di San Luca, appena fuori Bologna

Un’altra chicca da visitare assolutamente, se hai un po’ di tempo, è il Santuario di San Luca: un portico lungo quasi quattro chilometri, il più lungo del mondo, che culmina sulla cima del Colle della Guardia, dove si erge il celebre santuario. Il percorso, da fare preferibilmente a piedi per vivere un’esperienza completa, è una piccola sfida, sia fisica che spirituale. Ma il gioco vale la candela: ti si aprirà davanti uno spettacolo mozzafiato, con Bologna ai tuoi piedi e il cielo così vicino da sembrarti a portata di mano.

Bologna da vivere: le esperienza da provare assolutamente

Dopo averti raccontato cosa vedere a Bologna, è il momento di svelarti cosa fare a Bologna. Una città dove il concetto di “vita lenta” è uno modo di vivere, un culto. Ecco alcune esperienze da provare per goderti appieno Bologna e le sue mille sfaccettature.

  • Mangiare: un verbo che a Bologna sa di promessa. Non è un caso che tra i vari epiteti di questa città ci sia anche “Bologna la grassa”. Perché qui mangiare è un’arte. Tortellini, lasagne, tagliatelle, mortadella e tigelle, i piatti da provare sono tantissimi. Un consiglio? Prediligi le trattorie e osterie autentiche, dove sentirai il profumo di domeniche lente, risate in famiglia e tovaglie a quadri.
Tortellino fatto in casa a Bologna
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Uno dei piatti tipici bolognesi: i tortellini fatti in casa
  • Visitare tutte le piazze: Piazza Maggiore, certo, ma anche piazza San Francesco, Santo Stefano e Verdi. Se hai poco tempo, è un’ottima idea per scoprire le bellezze di Bologna in un giorno solo.
  • I colli bolognesi: ma quanto è bello andare in giro, per i colli bolognesiiiii! Cremonini ce lo ha insegnato bene, i Colli offrono sentieri panoramici, casolari, vigne e scorci romantici. Prova una degustazione di vini o un trekking e assapora la freschezza della natura e della campagna emiliana.
  • Immergerti nella vita universitaria: con una storia che comincia nel 1088, l’Università di Bologna è la più antica del mondo occidentale. Per conoscerla davvero ti basti osservare gli studenti nel loro habitat naturale: nelle piazze, nei bar, nelle sedi dell’ateneo. I quartieri più iconici per la vita universitaria sono il Pratello e Via Zamboni. Una passeggiata qui e potrai sentire discussioni animate, profumo di birrette, risate… libertà. È un’energia contagiosa che rende Bologna la città vivace e sempre in fermento che tutti conosciamo.
  • Scovare i 7 segreti: la finestrella segreta, il  vaso rotto in cima alla torre, l’eco magico… se c’è un’attività che piace a tutti i visitatori è la caccia ai 7 segreti di Bologna. Un’attività perfetta da fare se visiti Bologna in giornata per vedere buona parte del centro storico.

Come raggiungere Bologna

Ora che sai cosa vedere a Bologna, non ti resta che organizzare il tuo viaggio! Facile da raggiungere (ma difficile da lasciare), la città si trova in una posizione strategica, perfettamente collegata con tutta Italia e con molte città d’Europa. Tra le soluzioni più convenienti puoi optare per:

  • Il treno: decisamente la soluzione più comoda. La stazione centrale di Bologna è un importante crocevia del traffico ferroviario d’alta velocità italiano. Dista solo 37 minuti da Firenze, un’ora da Milano e due ore da Roma.
  • In auto: per arrivare a Bologna dovrai imboccare l’autostrada A1, A13 o A14. Ma il centro storico è principalmente a traffico limitato, quindi dovrai parcheggiare fuori le mura e raggiungere il centro a piedi.
  • In aereo: se sei distante e l’unica soluzione è prendere l’areo, non c’è problema. L’aeroporto più vicino è il Guglielmo Marconi, poco fuori dal centro. Puoi arrivare nel cuore della città in soli 7 minuti con il Marconi Express, un servizio monorotaia che collega l’aeroporto al centro.

Pensiamo che ormai tu lo abbia capito: Bologna non si visita, si vive. Si ascolta, si osserva, si assapora, si respira… lentamente. È una città che va scoperta con calma, con tutti i sensi. È umile: non ostenta la sua bellezza, anzi, la sussurra. Una voce bassa che esce dai mattoni rossi dei suoi edifici storici, dalle vie di fuga delle sue strade acciottolate, dalle note musicali che dalla casa di Lucio Dalla invadono le strade e i portici. Bologna è così, un po’ artista e un po’ attivista, ma anche un po’ un’aristocratica signora. Ti entra dentro l’anima senza far rumore, con una forza gentile tipica di quei luoghi che avranno sempre un posto nel nostro cuore. È difficile da spiegare e, forse, per capirlo davvero, l’unica soluzione è concedere un momento a questa città e lasciarsi cullare dalle sue braccia grandi e morbide. Con questa guida, non solo abbiamo voluto raccontarti cosa vedere a Bologna, ma anche quali emozioni potrai provare se deciderai di aprire il tuo cuore a questa perla dell’Emilia-Romagna.

Weekend di trekking e relax: dove (e come) trovare il connubio perfetto

Un cammino lungo all’incirca 130 km che unisce, come un filo rosso, Bologna e Firenze, percorrendo l’appennino Tosco-Emiliano: si tratta della Via degli Dei. Un percorso eccezionale da godersi durante un weekend di trekking che può coniugare meraviglie storiche, paesaggi tipici da ammirare e… relax, ovviamente, se si sceglie di soggiornare in un luogo suggestivo e accogliente come l’Albergo Ristorante Poli, che oltre a offrire uno spaccato naturale senza pari propone gustosi piatti tipici da degustare.

Sulla Via degli Dei fra trekking e relax

Ma andiamo per ordine: l’Albergo Ristorante Poli ha delle straordinarie camere che si affacciano proprio sulla Via degli Dei, che ripercorre un’antichissima strada denominata Flaminia Militare. Risalente al 187 a.C, veniva utilizzata dagli antichi Romani ed è stata voluta dal console romano Caio Flaminio, ma ancora oggi conserva tratti di selciato romano e regala un viaggio imperdibile fra paesaggi, natura incontaminata e storia.

Non è un caso che gli appassionati di trekking la adorino: si può percorrere a piedi, con un percorso che dura dai 2 ai 5 giorni, suddiviso in tappe in base al livello di preparazione e alle singole esigenze. La peculiarità è che le tappe sono varie e permettono di organizzare anche un weekend, che permette contestualmente di assaporare il fascino di questi luoghi e goderne appieno. Lungo il tragitto d’altronde sono disponibili diversi mezzi pubblici che permettono di alternare le camminate con spostamenti più veloci da un punto all’altro.

Ciò che rende davvero unica la Via degli Dei, come dicevamo, è anche la sua capacità di unire idealmente due città di straordinaria bellezza: Bologna e Firenze. Da una parte troviamo la meravigliosa Bologna, una città dalle mille sfaccettature. La Dotta, che accoglie l’Università più antica al mondo, La Grassa, con le sue osterie e le botteghe in cui assaporare la cucina tradizionale, e la Rossa, caratterizzata dagli edifici medievali in mattoni rossi e dai portici.

Dall’altra parte svetta Firenze, fiera e stupenda. Una città simbolo del Rinascimento e culla dell’Umanesimo, con palazzi signorili e chiese che custodiscono opere d’arte e immensi tesori. Fra le due città si estende un territorio tutto da scoprire: l’Appennino Tosco-Emiliano con le sue riserve naturali, le fortezze, i castelli e i santuari pronti ad accogliere i visitatori che intraprendono il cammino. E nel mezzo? Non manca uno straordinario luogo di ristoro, l’Albergo Ristorante Poli, che permette di assaporare la cucina locale, rilassarsi e vivere la vita lenta, lontano dal traffico e dal caos cittadino.

Cosa fare un weekend sulla Via degli Dei

Sì, l’Albergo Ristorante Poli è un luogo stupendo, immerso nella natura e in una posizione strategica, a soli 12 km dall’autostrada Bologna-Firenze. È il rifugio perfetto per chi vuole andare alla scoperta dell’appennino Tosco-Emiliano, nonché la meta ideale per tutti gli escursionisti che scelgono di percorrere questo antico tracciato. Dispone infatti di camere spaziose, alcune delle quali con ampie balconate, sauna per 4 persone e doccia idromassaggio nell’area comune, ideali per chi vuole rilassarsi dopo il trekking.

La struttura è poi dotata di un rigoglioso giardino e di un ampio parcheggio privato per i clienti, un’area sosta per campeggiatori con doccia e servizi annessi completamente gratuiti dove la pulizia è impeccabile. Inoltre è arredato in modo moderno e ha cura anche del palato degli avventori: il ristorante è il suo fiore all’occhiello. Il posto giusto in cui lasciarsi conquistare da sapori autentici e genuini, con piatti che sanno di casa, di tradizione e di autenticità. Come le tagliatelle con il ragù bolognese o gli gnocchi freschi ai funghi, ma anche i tortelloni e i tortellini rigorosamente fatti a mano. Per non parlare delle specialità al tartufo: piatti da assaporare dopo una lunga passeggiata, che scaldano il cuore e conquistano, un boccone dopo l’altro, regalando un momento magico in una vacanza semplicemente perfetta.

Itinerario sulla Via degli Dei: natura, buon cibo e bellezza

Sfruttando l’Albergo Ristorante Poli come punto arrivo e ristoro, si possono percorrere diversi itinerari speciali. In un weekend è possibile scegliere una o due tappe della Via degli Dei, per godersi al massimo la bellezza di una vacanza fatta di natura, storia e buon cibo. Qui proponiamo un percorso ottimo anche per chi è poco esperto, in un tratto che va da Bologna al Passo della Futa, particolarmente ricco di luoghi da scoprire, sapori, profumi e colori unici. Un viaggio da dividere in due o tre giorni, per godersi un weekend senza pensieri, decisamente slow e rilassante.

Il percorso parte da Piazza Maggiore, nel cuore di Bologna, in direzione del Santuario della Beata Vergine di San Luca. Un cammino che porta alla scoperta del celebre portico di San Luca con ben 600 arcate e una lunghezza di 4 km. Arrivati a San Luca il panorama vi lascerà senza fiato e dopo una breve pausa sarà già il momento di ripartire verso Casalecchio di Reno, lungo il fiume Reno. A poca distanza si trova l’Oasi Naturalistica di San Gherardo, in cui lasciarsi conquistare dalla bellezza incontaminata della natura e da paesaggi che riempiono gli occhi e accarezzano l’anima. Da qui si prosegue per Badolo, verso Brento, sino ad arrivare al Centro di Fauna Esotica e Selvatica del Monte Adone.

Si tratta di un luogo unico nel suo genere. Non è infatti uno zoo e neppure di un parco faunistico, bensì di un centro di recupero in cui vengono ricoverati animali abbandonati o feriti, di provenienza selvatica, ma anche esotica. Il cammino poi prosegue attraverso lo spettacolare crinale del Monte Adone. Raggiungendo la sua vetta è possibile ammirare le torri plasmate dal vento e dalla pioggia, ammirando uno spettacolo grandioso e scattando una foto che conserverà per sempre il ricordo di quell’emozione.

Scendendo in direzione di Brento si prosegue verso la Madonna dei Fornelli. Già dal nome possiamo capire quanto particolare sia questo luogo. Esso deriva infatti dal santuario della Madonna della Neve e dalla presenza di diversi carbonai in passato che accendevano dei piccoli fuochi nei boschi. E da qui? Si fa uno stop e si riposa proprio all’Albergo Poli. L’ideale, no?

Notte dei Musei: solo per una notte queste meraviglie si visitano con 1 euro (o gratis)

Amate l’arte? Non potete perdere l’iniziativa Notte dei Musei 2025: tra il 17 e il 18 maggio si uniscono storia, cultura e bellezza in ogni forma coinvolgendo moltissime città italiane.

La Notte Europea dei Musei, che si lega alla Giornata Internazionale dei Musei, ha come obiettivo avvicinare le persone alla cultura rendendo accessibili luoghi unici con un ingresso gratuito o a solo 1 euro. Da Milano a Torino, passando per Bologna, Roma e Palermo: ecco quali sono gli eventi imperdibili da visitare e il programma città per città.

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