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Pescasseroli, il borgo delle meraviglie in Abruzzo

Si sa, l’Italia è un paese ricco di piccoli borghi: ogni regione ne custodisce tantissimi, e sono uno più affascinante dell’altro. Ma oggi vogliamo raccontartene uno in particolare, incastonato nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: Pescasseroli. Un piccolo borgo medievale, abitato da poco più di duemila anime, che sembra appena uscito da una favola antica sospesa tra sogno e realtà. In estate profuma di legno e di pulito, in inverno di zenzero e cannella.

Un rifugio discreto, lontano dai sentieri battuti, perfetto per chi ama fuggire dalla quotidianità e ritrovare un contatto autentico con sé stesso e con la natura che lo circonda. In questa guida abbiamo raccolto tutto quello che puoi vedere e fare a Pescasseroli in Abruzzo, a prescindere dalla stagione in cui lo visiterai. Perché, che sia estate o che sia inverno, questo borgo ti aspetta a braccia aperte e con una grande promessa: lasciarti senza fiato.

Dove si trova Pescasseroli

Pescasseroli si trova in Abruzzo, a circa 1.160 metri di altitudine, nel cuore dell’Appenino centrale. Geograficamente è compreso nel bacino dell’Alto Sangro, adagiato in una conca verde e abbracciato da un paesaggio che alterna boschi rigogliosi, morbide vallate e montagne millenarie. Un contesto di sconfinata bellezza naturale che sembra progettato appositamente dalla natura per invitare le persone alla contemplazione.

Il borgo appartiene alla provincia dell’Aquila ed è considerato il cuore pulsante di una delle aree protette più antiche e importanti d’Italia, istituita nel 1923 per tutelare la biodiversità appenninica: il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. La sua posizione strategica, a cavallo tra tre regioni (Abruzzo, Lazio e Molise), lo rendono facilmente raggiungibile da città come Roma e Napoli, dalle quali dista rispettivamente 2 ore e mezza e 2 ore e 15 di auto. Tuttavia, nonostante la grande vicinanza a questi due enormi centri abitati, Pescasseroli offre un’atmosfera lenta e rilassata, dove la natura è protagonista. Il borgo è la porta d’accesso per il Parco, sede di numerosi centri visita, rifugi montani, aree faunistiche e partenze dei sentieri segnalati che si snodano tra faggete, altopiani e cime panoramiche.

Cosa vedere a Pescasseroli

Pescasseroli è un forziere che racchiude una moltitudine di tesori, tra storia, natura e spiritualità. Ti basterà passeggiare per le vie acciottolate del suo centro storico per restare affascinato da un’architettura medievale che si mescola a paesaggi mozzafiato e una cultura radicata fatta di silenzi e leggende. Di seguito, ecco le cose da vedere assolutamente se ti trovi in questo delizioso borgo abruzzese.

Il Centro Storico

L'Abbazia di Pescasseroli, in Abruzzo
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Il cuore pulsante di Pescasseroli: la Chiesa di San Pietro e Paolo

Il cuore del borgo, l’anima del luogo. Perditi nel labirinto di vicoli che caratterizzano il centro di Pescasseroli e lasciati indirizzare dai muri delle case in pietra viva e dagli scorci che si aprono su viste meravigliose sulle montagne circostanti. Tutto, qui, sembra fermo in un tempo sospeso; ogni elemento, ogni dettaglio. I balconi in ferro battuto, gli ampi portoni antichi con stemmi scolpiti, persino gli allestimenti delle piccole botteghe artigianali sembrano uscire da un’epoca ormai dimenticata. Fermati nel centro del borgo, nella Piazza Benedetto croce, e guardati intorno. Potrai ammirare gli abitanti del luogo svolgere le loro attività quotidiane e i visitatori riempirsi gli occhi di una semplice meraviglia. La chiesa madre, i caffè, i ristorantini, le botteghe: tutto assume un’aura diversa capace di rigenerare anche le batterie più scariche. Nel borgo puoi trovare alcuni luoghi sacri che meritano una visita:

  • Chiesa dei Santi Pietro e Paolo: una chiesa di origine medievale, che si affaccia proprio sulla piazza principale. Non farti ingannare dall’aspetto semplice e sobrio della sua facciata; al suo interno si celano piccoli tesori preziosi, come gli altari lignei barocchi, le tele votive e un sontuoso organo risalente al ‘700. La chiesa è dominata dal suo antico campanile romanico che fa da simbolo a tutto il paese.
  • Cappella di Santa Lucia e la Chiesa della Madonna del Carmelo: più piccole e più defilate rispetto alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, anche queste due chiesette meritano una visita, magari come pausa durante la passeggiata nel borgo.

La Casa natale di Benedetto Croce

È proprio qui, a Pescasseroli in Abruzzo, che nacque nel 1866 il celebre filosofo e scrittore Benedetto Croce. Le porte della sua casa natale, Palazzo Sipari, un edificio dall’architettura di tipo tardo rinascimentale e ingentilito da eleganti forme classiche, si aprono su prenotazione a chiunque voglia immergersi nella vita di questa figura di spicco per il nostro Paese. La casa conserva non solo l’arredamento originale che vi permetterà di osservare gli usi e i costumi di fine ‘800, ma è anche ricca di documenti, reperti e fotografie appartenenti alla famiglia del filosofo.

L’Abbazia di Santa Maria di Monte Tranquillo

Restiamo in tema storia e architettura, con un’altra perla di Pescasseroli: l’Abbazia di Santa Maria di Monte Tranquillo. Situata a solo sei chilometri dal centro storico del borgo e immersa tra faggi e un silenzio che si può trovare solo nelle zone di montagna, questa splendida abbazia è stata edificata nel XII secolo da monaci benedettini e, oggi, si mostra come un rudere affascinante e misterioso che si integra perfettamente con lo scenario che la circonda. Puoi raggiungere questo luogo magico con un’escursione facile a piedi o in bicicletta, non appena arriverai verrai travolto da un’atmosfera solenne e spirituale.

Le rovine del Castello medievale

Ultima tappa d’interesse storico, i ruderi del Castello di Pescasseroli ti aspettano su una delle alture che sovrastano il borgo. Secondo alcune testimonianze storiche, il castello venne costruito intorno al XI secolo e in seguito abbandonato. Oggi, infatti, quel che rimane della fortezza sono solo dei ruderi ma la posizione su cui si ergeva non ha eguali: una vista mozzafiato sull’intera vallata e sulle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Puoi raggiungere le rovine del castello medievale con una breve passeggiata – leggermente in salita – che parte dal centro del paese. Un consiglio? Arriva in questo luogo all’alba o al tramonto, non te ne pentirai.

L’area faunistica del Parco: il Centro Visita Pescasseroli

Abbiamo tenuto per ultima l’attrazione numero uno del borgo: il Centro Visita Pescasseroli, ovvero l’Area Faunistica del Parco Nazionale. Una delle esperienze più affascinanti che potrai vivere durante la tua permanenza in questa meravigliosa perla d’Abruzzo. Situata a pochi chilometri fuori dal centro del paese, si tratta di una vera e propria oasi didattica, pensata per consapevolizzare le persone sulla fauna selvatica e sui comportamenti etici e rispettosi da mantenere nei confronti degli habitat naturali. Ma non solo, questo luogo è stato progettato anche per proteggere alcune specie simbolo dell’Appennino che rischiano l’estinzione. Qui potrai ammirare alcuni esemplari che difficilmente riusciresti ad ammirare in natura, tra cui:

  • L’orso bruno marsicano: icona del Parco, gli individui della sua specie sono poco presenti in natura.
  • Lupo appenninico: simbolo del ritorno della fauna selvatica nonché figura leggendaria che da sempre popola favole e racconti.
  • Gatto selvatico: abitante intelligentissimo ed elegante dei boschi che circondano Pescasseroli.
  • Camoscio d’Abruzzo: una specie che si vede solo nella ree più remote del Parco.
  • Cervi e Caprioli: abitanti silenziosi e maestosi di queste zone.

Tutti questi animali vivono in ampie zone recintate, in ambienti ricostruiti fedelmente secondo le caratteristiche di quelli naturali e curati da biologi, veterinari e guardie del parco che ne assicurano la salvaguardia. Questa tappa è perfetta sia per gli adulti, sia per chi viaggia con i più piccini (un modo perfetto per insegnare ai grandi di domani il rispetto degli ecosistemi e delle biodiversità), anche grazie alla facilità del percorso e dei pannelli interattivi e informativi disseminati per tutta l’area del parco. Ma la magia non finisce qui, il Centro Visita di Pescasseroli, oltre alla sua Area Faunistica include anche un museo naturalistico che racconta la flora, fauna e geologia del parco; l’Orto botanico, che conserva le specie vegetali tipiche di questa zona; il Giardino degli animali minori con tartarughe, rapaci e altri ospiti del parco; alcuni laboratori didattici, pensati appositamente per scuole e famiglie.

Cosa fare a Pescasseroli in primavera-estate

La primavera e l’estate sono le stagioni in cui Pescasseroli fiorisce e prende vita. La primavera, in realtà, è una stagione di transizione, in preparazione di un periodo più attivo e ricco di esperienze da provare. In estate, invece, il paese è un’esplosione di brio e vivacità. Ecco le esperienze migliori da fare a Pescasseroli in questo periodo dell’anno:

  • escursioni e trekking: se sei un amante dei trekking e delle escursioni ad alta quota, l’estate è la tua stagione ideale per visitare Pescasseroli in Abruzzo. Ci sono moltissimi percorsi che attraversano boschi millenari e ti conducono in luoghi capaci di togliere il fiato. Tra questi troviamo Castel Mancino, Monte Tranquillo, la Camosciara, la Val Fondillo, il trekking delle Gole del Sagittario e tanti altri.
  • Mountain-bike e cavalcate: se invece sei una persona che ai percorsi a piedi preferisce montare in sella a una bicicletta o, perché no, a un cavallo, Pescasseroli ha qualcosa anche per te. Sono numerosissimi i percorsi ciclabili che si snodano nel Parco e che ti conducono attraverso la bellezza della natura. Infine, grazie alla presenza di diversi maneggi nella zona puoi provare la magia di battere i sentieri in sella a un maestoso cavallo.
  • Eventi e sagre di paese: il calendario estivo di Pescasseroli è fitto di eventi religiosi e sagre di paese che ti permetteranno di conoscere a fondo l’anima e la cultura di questo borgo. Tra questi non possiamo non citare l’infiorata del Corpus Domini; la Festa di San Pietro e Paolo (che cade il 29-30 giugno); la Madonna del Carmelo che ricorre ogni anno il 15 e 16 luglio; la Processione al Santuario di Monte Tranquillo, nell’ultima domenica di luglio.
  • Osservazione della fauna: l’estate è il momento migliore per osservare la fauna del Parco. Ti consigliamo di partecipare alle escursioni organizzate che ti porteranno a incontri ravvicinati – sempre nel rispetto della biodiversità – di lupi, orsi marsicani, camosci e tantissime altre specie autoctone.

Cosa fare a Pescasseroli in autunno-inverno

Foliage nel bosco di Pescasseroli, Abruzzo
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La magia del foliage tinge l’autunno a Pescasseroli, Abruzzo

Anche l’autunno, come la primavera, è una stagione abbastanza tranquilla e di transizione per Pescasseroli. La meraviglia di questo periodo è data dal foliage che tinge di colori caldi e accesi tutta la natura circostante, con la maestria di un abilissimo pittore. In inverno, invece, il borgo si accende nuovamente di vita, anche grazie al fatto che Pescasseroli è una frequentata stazione sciistica, tra le più famose in Abruzzo. Ecco tutte le esperienze da provare assolutamente a Pescasseroli quando il freddo abbraccia il borgo e la neve scende copiosa e silenziosa.

  • Sci e Snowboard: se sei un appassionato surfista dei monti, l’inverno è la tua stagione. Le piste di Pescasseroli si trovano poco fuori dal centro e sono adatte a tutti i livelli di esperienza. Qui si può fare sia discesa che sci di fondo, in quest’ultimo caso sarai immerso completamente nei magici boschi della zona. Inoltre sono presenti scuole di sci per chi vuole imparare, a prescindere dall’età.
  • Ciaspolate ed escursioni a piedi: se non ami sciare ma non vuoi rinunciare alla magia della montagna invernale non temere, sono presenti molti percorsi per ciaspolare o per passeggiare e che variano di difficoltà. Non perderti la possibilità di un’escursione con una guida esperta che ti racconterà storie e aneddoti su queste montagne.
  • Relax nei rifugi: infine, per chi allo sport predilige il relax, Pescasseroli è ricca di malghe, baite e rifugi dove puoi rilassarti e provare il cibo tipico di questa splendida regione.
  • Goderti la magia del Natale: se sei così fortunato da frequentare questa zona nel periodo natalizio, ti accorgerai presto di essere entrato in una favola nordica. Luci, presepi artigianali, mercatini e quell’inconfondibile profumo di zenzero e cannella ti accompagneranno per tutto il tuo soggiorno facendoti tornare bambino.

A prescindere dalla stagione in cui lo visiterai, Pescasseroli sarà una sorpresa a tutti gli effetti. Uno di quei luoghi che non necessità di effetti speciali, poiché la sua più grande forza risiede nella sua semplicità; della natura che lo circonda, delle tradizioni che ne animano le giornate, della storia che lo caratterizza e che viene testimoniata da abbazie, castelli e case di grandi menti. Pescasseroli in Abruzzo è un borgo da visitare almeno una volta nella vita, per rendersi conto di quanto sia importante rallentare e apprezzare le cose più semplici.

Ovindoli, un angolo d’Abruzzo dove il tempo si ferma

Nel cuore dell’Abruzzo, a circa 1300 metri di altitudine, si trova un piccolo borgo incastonato nel Parco Naturale Regionale Sirente-Velino. Si tratta di Ovindoli, un luogo che chiede di essere visitato con un ritmo lento, ascoltato con rispetto e, soprattutto, vissuto con lentezza.

Qui, le montagne sembrano quasi abbracciare il piccolo borgo di Ovindoli, in ogni stagione, trasformandolo da verde rifugio, nei mesi estivi, a bianca regina, nei mesi più freddi.

Dove si trova il borgo di Ovindoli?

Per la precisione, Ovindoli si trova in provincia dell’Aquila ed è facilmente raggiungibile da Roma, per un viaggio in auto che dura meno di due ore, oppure dalla costa Adriatica dell’Italia. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Celano-Ovindoli, da cui è possibile proseguire verso il borgo anche in autobus.

È una delle mete più amate di tutto l’Appennino abruzzese, non solo per la possibilità di praticare sport invernali nelle sue vicinanze, ma anche per il suo antico fascino rustico e sincero, in grado di parlare ai viaggiatori in cerca di autenticità, silenzi, natura e tradizioni ancora intatte.

Il borgo e i suoi dintorni: ecco cosa vedere a Ovindoli

Una delle cose che sicuramente si ama di Ovindoli, sono le vie suggestive del borgo antico. Passeggiare qui, infatti, è come sfogliare le pagine di un libro antico, lasciandosi trasportare in un ambiente fatto di pietra e vento, tra le case storiche in pietra calcarea, portali scolpiti a mano e viuzze strette, che salgono e scendono e creano una mappa intima e intricata.

Tra le cose da vedere a Ovindoli, merita assolutamente una visita la Chiesa di San Sebastiano, storica struttura risalente addirittura al diciassettesimo secolo, così come i resti dell’antico castello medievale che domina dall’alto il borgo. Non lontano da qui, si trova anche il Monastero di Santa Maria in Valle Porclaneta, uno dei gioielli romanici dell’intera regione, immerso nel cuore di un paesaggio pastorale di rara bellezza.

I dintorni di Ovindoli, poi, offrono panorami mozzafiato. Dalle Gole di Celano, luogo suggestivo e dove ammirare le sue vertiginose fenditure scavate nella roccia durante i secoli, ai grandi altopiani del Parco Sirente-Velino, dove i visitatori possono passeggiare tra i sentieri, habitat di cervi, lupi, aquile reali e faggi secolari. Gli amanti della natura non rimarranno assolutamente delusi da questi luoghi.

Cosa fare a Ovindoli in estate: natura, trekking e aria buona

L’estate trasforma Ovindoli in un paradiso verde. Quando la neve si ritira, infatti, lascia spazio a grandi prati fioriti e pascoli, ma anche numerosi sentieri che si perdono tra le montagne del Parco Naturale e una natura che invita a rallentare e godersi ogni momento della giornata.

L’estate è la stagione del trekking, delle escursioni in mountain bike e delle lunghe passeggiate nei boschi. Qui, infatti, sono presenti diversi percorsi escursionistici nel Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, ben segnalati e per tutti i livelli. Si va dai sentieri adatti a famiglie e principianti, come il Cammino dei Briganti, ai tracciati più impegnativi che conducono verso il Monte Magnola o le creste del Sirente. Oppure, per chi preferisce scoprire questi luoghi da un punto di vista diverso, se così si può definire, è possibile anche fare escursioni a cavallo: un’esperienza da provare per entrare in contatto con il paesaggio in modo autentico e rispettoso. In estate, inoltre, gli amanti degli sport outdoor e dell’adrenalina, possono praticare anche arrampicata sportiva e parapendio.

Chi, invece, è alla ricerca di un’esperienza più rilassante e all’insegna del riposo più totale, allora è possibile partire alla scoperta dei sapori locali presso le attività delle aziende agricole locali, tra degustazioni di formaggi, miele e vini abruzzesi. Il borgo organizza sagre, eventi culturali e concerti all’aperto, perfetti per godersi le fresche serate di montagna.

Cosa fare a Ovindoli in inverno: neve, sci e calore d’altri tempi

Con l’arrivo dell’inverno, il borgo di Ovindoli si trasforma in una delle località sciistiche più rinomate del Centro Italia. Fa parte del Comprensorio Sciistico Monte Magnola Impianti, che offre oltre trenta chilometri di piste perfettamente battute, adatte sia a sciatori esperti sia a principianti, con panorami mozzafiato e unici sulle vicine vette abruzzesi.

A Ovindoli si può praticare sci alpino, snowboard, sci di fondo e anche ciaspolate tra i boschi, che è sicuramente fra le esperienze più suggestive da vivere quando la neve ricopre tutto e l’atmosfera diventa rilassante, con il suo silenzio ovattato. Sono presenti anche diversi rifugi in quota, come il Rifugio Anfiteatro, dove trovare ristoro e, tra una discesa e l’altra, assaggiare piatti tipici della tradizione abruzzese, come arrosticini, polenta, zuppe di legumi e formaggi locali, accompagnati da un buon vino locale, come il Montepulciano d’Abruzzo.

Nel periodo di Natale, inoltre, l’atmosfera natalizia è particolarmente magica. Il borgo si illumina con luci soffuse, caminetti accesi e mercatini vari, che trasformano Ovindoli in un borgo fatato, un vero luogo da cartolina. Anche chi non scia trova momenti di relax tra passeggiate nella neve, spa e giornate lente in uno dei tanti agriturismi di charme presenti a Ovindoli e dintorni.

Croce presente sulla vetta innevata del Monte Magnola, nei pressi di Ovindoli
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Tutta la bellezza della vetta del Monte Magnola in inverno

Gastronomia e ospitalità: l’anima abruzzese a tavola

Bisogna anche sapere che Ovindoli è profondamente legala alle sue tradizioni pastorali e montane e questo si può vedere anche sulla sua identità culinaria. Tra le cose assolutamente da provare, per scoprire davvero tutta la tradizione del posto, ci sono diversi piatti che raccontano la sua storia. Ad esempio, la pecora alla cottora, un piatto che racconta della lunga transumanza di bestiame che i pastori dovevano affrontare in passato, lungo il percorso che andava dai monti dell’Abruzzo fino al Tavoliere delle Puglie, oppure le zuppe di farro e lenticchie, i formaggi di capra, il cacio fiore aquilano, i salumi stagionati in alta quota: ogni piatto racconta una storia fatta di lavoro, stagionalità e rispetto per la terra.

Molti ristoranti e rifugi propongono menù stagionali con prodotti a chilometro zero: perché non lasciarsi rapire da tutte queste prelibatezze? In fondo per scoprire appieno un luogo è importante conoscere anche le sue tradizioni enogastronomiche.

Ovindoli è uno di quei luoghi che non hanno bisogno di effetti speciali per farsi amare. Non è una destinazione da turismo mordi e fuggi, ma il rifugio adatto per chi cerca il contatto con la natura, il silenzio delle montagne e il calore delle piccole cose. Ogni stagione ha il suo incanto. In estate ci si perde tra le cime verdi e i tramonti infuocati, mentre in inverno si vive la magia della neve, tra sport, relax e atmosfere da fiaba. Pronti? Si Viaggia!

Cascate del Rio Verde a Borrello, il tesoro nascosto d’Abruzzo tra acque smeraldo e natura selvaggia

Tra le montagne maestose e i boschi fitti d’Abruzzo si cela un tesoro nascosto, ancora poco conosciuto. Parliamo delle Cascate del Rio Verde, un luogo dove l’acqua si tinge di mille sfumature di smeraldo che riescono a emozionare a qualsiasi età. Immerse in un ambiente naturale incontaminato, chi le sceglie come propria meta di viaggio può godere di un’esperienza di quiete e bellezza autentica, lontana dal turismo che caratterizza in maniera eccessiva altri luoghi ben più noti del nostro Paese. Ecco dove si trovano, come arrivare e cosa fare e vedere.

Dove si trovano le Cascate del Rio Verde

Le Cascate del Rio Verde scorrono a Borrello, un piccolo borgo nel cuore dell’Abruzzo, in provincia di Chieti. Prendono vita tra boschi fitti e sono circondate da montagne che svettano nei cieli in tutto il loro splendore, regalando uno spettacolo naturale davvero unico: l’acqua cristallina si butta tra le rocce, creando riflessi e giochi di luce che lasciano senza fiato

Vi basti pensare che compiono più salti (di cui uno altissimo), formando piscine naturali e cascatelle più piccole lungo il percorso. Al giorno d’oggi possiamo godere di questa magia della natura grazie all’erosione delle rocce calcaree da parte del Rio Verde, che ha scavato (e continua a farlo) lentamente la sua strada tra gole profonde e la vegetazione rigogliosa circostante.

Cosa fare e vedere alle Cascate del Rio Verde

La prima cosa che dovete sapere è che le Cascate del Rio Verde sono il salto d’acqua più alto dell’Appennino, con una caduta complessiva che supera i 200 metri. Sono divise in tre salti principali, uno di circa 40 metri, poi c’è il più grande di 90 metri e un terzo di più o meno 30 metri.

Le cascate si trovano all’interno di una riserva naturale regionale di 287,5 ettari, riconosciuta come Oasi WWF dal 1997, in cui si possono esplorare diversi sentieri:

  • “Percorso Natura”: il facile, di 20 minuti grazie a cui arrivare a un punto panoramico con vista mozzafiato sulla Valle del Sangro;
  • “Percorso Vecchio Mulino”: dura circa 10 minuti e porta ai ruderi di un antico mulino a secco, offrendo un tuffo nella storia locale;
  • Percorso Cascate del Verde”: il più impegnativo, di circa 30 minuti tramite cui raggiungere tre punti panoramici, con una discesa di circa 200 gradini in legno per avvicinarsi alle cascate, regalando emozioni uniche.

Oltre al trekking, la riserva offre attività di birdwatching per osservare specie come poiane, gufi e merli acquaioli, e vi si possono avvistare anche mammiferi tra cui volpi e tassi e pescare trote e gamberi di fiume. L’area è attrezzata con zone per il picnic, ovvero con tavoli, panche e barbecue in cui rilassarsi e dedicarsi a pausa immersi nel verde.

La riserva è aperta tutto l’anno e l’ingresso costa solo 3 euro per gli adulti, 2 euro per i ragazzi dagli 11 ai 17 anni, mentre i bambini sotto i 10 e i soci WWF entrano gratis. Nei weekend conviene arrivare presto per evitare la folla. I sentieri sono ben segnalati e adatti quasi a tutti, anche se i circa 200 gradini possono rivelarsi particolarmente impegnativi per chi ha difficoltà motorie.

I nostri consigli sono quindi quelli di indossare scarpe da trekking e portare acqua e snack, perché all’interno non ci sono punti ristoro. Disponibili parcheggio gratuito, servizi igienici, area giochi e zona sosta camper.

Altre info utili da sapere

È importante sapere che le Cascate del Rio Verde si trovano a circa 800–900 metri di altitudine nella Riserva Naturale Regionale di Borrello, nota per il suo microclima unico, al punto che qui convivono specie di boschi mediterranei e montani, abeti bianchi, muschi, orchidee, oltre a essere habitat di specie protette come il gambero e il granchio di fiume

Durante l’estate e nei weekend primaverili, il Comune organizza eventi, visite guidate ed escursioni didattiche, anche perché è proprio questa la stagione che permette di vivere al massimo l’esperienza. Tuttavia, è molto bello venire qui in ogni momento dell’anno e, soprattutto, dopo le piogge, quando il flusso è più vigoroso.

Infine, evitate assolutamente le tracce non ufficiali: gli unici sentieri sicuri sono i circuiti segnalati: Percorso Natura (20 min), Vecchio Mulino (10 min) e Cascate del Verde (30 min con circa 200 gradini), ideali anche per famiglie ben preparate.

Come arrivare

Raggiungere le Cascate del Rio Verde è piuttosto semplice, ma come per tutte le cose della vita serve un po’ di organizzazione, specialmente se si viaggia senza auto. Come detto in precedenza, questi fragorosi flussi d’acqua si trovano nel comune di Borrello, in provincia di Chieti, a pochi chilometri dal confine con il Molise. Per questo motivo, l’opzione migliore è sicuramente arrivare con la propria macchina:

  • Da Roma: ci vogliono circa 2 ore e mezza prendendo l’A24 fino a Pescara e poi proseguendo per la SS652 in direzione Castel di Sangro, uscendo a Rosello-Borrello;
  • Da Napoli: il tempo di percorrenza è più e meno lo stesso, seguendo l’autostrada A1 fino a Caianello e poi risalendo per la SS85 e SS652.

Una volta giunti a Borrello, si può parcheggiare gratuitamente nei pressi dell’ingresso della riserva. I mezzi pubblici sono invece sconsigliati perché non esistono collegamenti diretti e i bus regionali sono pochi e mal sincronizzati. L’ingresso alla riserva è ben segnalato e l’accesso ai sentieri principali parte direttamente dal centro visitatori, dove a disposizione ci sono anche mappe, informazioni aggiornate e personale disponibile a dare indicazioni.

Sabbia bianca e mare turchese in Abruzzo: 7 spiagge da sogno

Quando pensiamo a una spiaggia con la sabbia bianca, la nostra mente corre subito lontano: ai tropici, Caraibi, Maldive, Thailandia, Honduras. Immaginiamo immediatamente distese candide, acque turchesi e palme rigogliose; luoghi dove il tempo sembra sospeso in un’epoca parallela. Quasi mai penseremmo all’Italia. Eppure, il nostro Paese custodisce angoli sorprendenti che non hanno nulla da invidiare a quelli che definiamo da sempre “paradisi terrestri”, e l’Abruzzo è proprio uno di questi. Lungo i suoi 130 chilometri di costa si aprono scorci inaspettati, dove la sabbia si fa più chiara, soffice e luminosa.

In alcuni punti sembra quasi di camminare su una tela bianca che sfuma verso l’azzurro di un mare limpido e cristallino. Sono spiagge dalla bellezza autentica, a volte sconosciute, da scoprire con lentezza. Libere o attrezzate, selvagge o comode, ce n’è per tutti i gusti di viaggio. In questa guida trovi la nostra selezione di spiagge di sabbia bianca in Abruzzo. Per farti vivere un’estate da sogno.

1) Pineto

A Pineto, in provincia di Teramo, il mare è abbracciato e cullato da una profumata pineta costiera che si adagia silenziosa tra la costa e un entroterra fatto di piccoli borghi fermi a un tempo sospeso. In questa zona, la sabbia è fine e dorata ma, quando baciata dal sole, si illumina di una luce quasi abbagliante. Le acque sono placide, i fondali bassi e, alle spalle, i pini marittimi sorvegliano la spiaggia creando zone d’ombra perfette per chi desidera prendersi una pausa dal sole e rilassarsi sotto le loro fronde, respirando quell’inconfondibile profumo di resina che si mescola alla brezza marina. Proprio per queste sue caratteristiche, questo tratto di costa abruzzese è uno dei più amati, soprattutto per chi viaggia con i bambini. Ecco alcune cose da sapere su Pineto:

  • Come raggiungere Pineto: puoi arrivarci tranquillamente in auto imboccando la SS16 e parcheggiando comodamente nei pressi delle spiagge. Oppure, se preferisci procedere con i mezzi pubblici, puoi andare in treno scendendo alla stazione vicino al mare.
  • Presenza di servizi: il tratto di Pineto soddisfa tutti i gusti; ci sono sia spiagge libere per chi vuole un contatto più autentico con il mare, sia spiagge attrezzate con stabilimenti balneari, bar, ristoranti e noleggio di equipaggiamenti per sport acquatici.
  • Consigli: la pineta è attraversata di ampie piste ciclabili, se hai la bici con te potresti valutare la possibilità di spostarti e esplorare più tratti di questa zona. In bassa stagione la spiaggia è quasi deserta, mentre in alta stagione è tra le più gettonate.
Tramonto su una spiaggia in Abruzzo con torre
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Cieli infuocati al tramonto su una splendida spiaggia in Abruzzo

2) Torre Cerrano

C’è un angolo di Abruzzo, dove la natura incontra la storia, sullo sfondo di un mare che ne custodisce dolcemente i segreti. Ci troviamo a Torre Cerrano, tra Pineto e Silvi, dove a fare da protagonista c’è un’antica torre costiera del Cinquecento che veglia solenne su una spiaggia fine e chiara, la quale riflette la luce del sole illuminando un paesaggio circostante fatto di dune naturali, pinete profumate e cespugli di macchia mediterranea. Tutto questo tratto fa parte dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, la cui salvaguardia ne assicura il carattere autentico. Qui il tempo scorre più lento, tra un tuffo in un mare trasparente e calmo o una passeggiata con le gambe in acqua. Ti accorgerai presto che lo scenario che hai davanti sembra appena uscito da una favola marina. Qui non esistono grandi stabilimenti, ma il giusto per garantirti un momento tutto per te dove ritrovare pace e tranquillità. Ecco alcune informazioni utili per visitare una delle spiagge di sabbia bianca in Abruzzo più suggestive in assoluto:

  • Come raggiungere Torre Cerrano: puoi arrivare in auto seguendo le indicazioni per Torre Cerrano e parcheggiando in uno dei tanti parcheggi disponibili intorno alla pineta. In alternativa puoi raggiungere la spiaggia in bici o a piedi, percorrendo la ciclo-pedonale che costeggia la spiaggia e collega Pineto a Silvi.
  • Presenza di servizi: puoi trovare alcuni piccoli stabilimenti nei dintorni ma, principalmente, la spiaggia è libera senza bar o ristoranti sulla spiaggia. All’interno della pineta potresti trovare in alcuni punti servizi igienici e docce pubbliche.
  • Consigli: se viaggi da solo porta con te un libro, la quiete di questo posto ti permetterà di immergerti nelle tue storie preferite senza distrazioni. Se viaggi in famiglia, questa spiaggia è l’ideale grazie ai fondali bassi e alla presenza di ombra data dalla pineta. Al tramonto questa spiaggia dà il meglio di sé, un dettaglio da tenere in considerazione quando pianificherai la tua visita.

3) Martinsicuro

Situata nella zona settentrionale della regione, a un passo dalle Marche, Martinsicuro abbraccia i suoi visitatori con una spiaggia lunga e ampia, fatta di sabbia bianca e fine che riflette i raggi del sole illuminando di una luce delicata tutto ciò che la circonda. Il mare è calmo e limpido con un accesso graduale e lento, perfetto per chi ama camminare in riva, magari con l’acqua fino alle ginocchia, o per chi viaggia con i bambini piccoli. Non è assolutamente una meta cool e mondana, ma è una tappa per chi cerca qualche giorno di vita lenta per riprendersi dalla frenesia della quotidianità che ci accompagna tutto l’anno. Il lungomare è punteggiato da locali sobri e da piccole attività che ti permettono di godere di un’esperienza di viaggio comoda e autentica. Hai deciso che questa spiaggia fa per te? Ecco alcune informazioni da tenere a mente.

  • Come raggiungere Martinsicuro: puoi raggiungerla in auto arrivando dalla A14 e uscendo a San Benedetto del Tronto–Ascoli Piceno per poi proseguire sulla SS16 verso sud. Se decidi di arrivare in treno devi sapere che non c’è la stazione di Martinsicuro ma puoi scendere ad Alba Adriatica e proseguire in bus fino alla spiaggia.
  • Presenza di servizi: qui puoi trovare sia stabilimenti balneari – semplici e senza grandi pretese – sia zone di spiaggia libera completamente incontaminate.
  • Consigli: la bicicletta è il mezzo perfetto per spostarti nei dintorni grazie alla presenza di lunghe piste ciclabili. Ideale per famiglie, coppie o viaggiatori senior. Se stai cercando una zona completamente deserta, spostati nel tratto nord, verso il fiume Tronto.

4) Alba Adriatica

Non è un caso che questa spiaggia venga chiamata “la spiaggia d’argento”. La sua sabbia, infatti, è chiarissima e brillante, alla stregua di quelle tropicali che tanto sogniamo in inverno. Alba Adriatica è una delle località abruzzesi più amate e gettonate da chi vuole fuggire dalla routine e rifugiarsi in un tratto di costa capace di lenire qualsiasi cosa. Il lungomare è curato, vivace e pieno di servizi, la spiaggia bianca e morbida fa da sfondo a un mare limpido e perfetto per fare il bagno in qualsiasi momento della giornata. Essendo così celebre, non è una spiaggia deserta ma è sempre frequentata soprattutto in alta stagione. Se stai cercando un angolino sperduto di costa, dovrai cercare altrove, magari in una delle altre spiagge che ti abbiamo indicato in questa guida. Ecco cosa devi sapere su Alba Adriatica:

  • Come raggiungere Alba Adriatica: puoi arrivare in macchina prendendo la A14 e uscendo a Val Vibrata; dopodiché potrai lasciare l’auto comodamente in uno dei tanti parcheggi che fiancheggiano la costa. In alternativa, puoi prendere il treno e scendere alla fermata specifica “Alba Adriatica-Nereto”.
  • Presenza di servizi: la spiaggia è attrezzata di tutti i comfort possibili; stabilimenti balneari, bar, ristornati, hotel, servizi igienici e pista ciclabile che costeggia il lungo mare. Se viaggi con i bambini, alcuni tratti mettono a disposizione anche aree gioco, campo sportivi e animazione.
  • Consigli: perfetta per chi cerca una vacanza con tutti i comfort del caso, per chi viaggia in famiglia con i bambini e per chi alle zone sperdute e desolate predilige spazi frequentati e vivaci. Non perdere la possibilità di assaggiare del cibo tipico abruzzese in uno dei tanti ristorantini vista mare.

5) Torino di Sangro

Tra le insenature della Costa dei Trabocchi, Torino di Sandro offre un litorale che affascina per le sue sfumature. Sabbia quasi bianca che si mescola a minuscoli ciottoli levigati chiari che esaltano l’azzurro dell’Adriatico. Una gemma d’Italia alle cui spalle si estende la Riserva Naturale Regionale “Lecceta di Torino di Sangro”: un polmone verde di lecci secolari, che rilascia un costante e piacevole aroma di mirto e lentisco e che offre splendidi sentieri panoramici. Una spiaggia quieta, lenta perfetta per chi vuole godersi un pezzo di mare senza la calca della movida che invade le spiagge più cool dell’Abruzzo.

  • Come raggiungere Torino di Sangro: per arrivare alle spiagge puoi usare la tua auto imboccando la A14 e uscendo a Val di Sangro per poi proseguire sulla SS16 in direzione sud per circa 10 minuti. Su tutto il litorale puoi trovare parcheggi liberi o a pagamento. In alternativa puoi raggiungere la località in treno, scendendo alla stazione di Torino di Sangro–Costa Verde (linea Pescara–Termoli) che si trova a soli 800 metri dal mare. Infine, puoi scegliere di andare a piedi o in bici percorrendo la splendida Via Verde che collega tutti i trabocchi della costa.
  • Presenza di servizi: i lidi attrezzati si alternano a tratti di spiaggia libera con docce e passerelle a disposizione. Sul lungomare (e anche sui trabocchi) puoi trovare bar e ristoranti.
  • Consigli: se ami la natura dedica un’oretta a esplorare la Lecceta, è ricca di sentieri e splendidi panorami sul golfo. Se invece ami la storia, concediti una sosta al Sangro River War Cemetery il quale regala un momento di raccoglimento e una vista magnifica sulla costa.

6) Punta Penna

distesa di sabbia bianca in Abruzzo
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Sabbia bianca e finissima in una delle splendide spiagge abruzzesi

Una spiaggia che riesce a farti dimenticare dell’orologio, della vita di tutti i giorni e persino dello smartphone. Punta Penna è un luogo che – fortunatamente – resta ancora fuori dalle rotte turistiche più quotate e gode di una quiete rigenerante data dalla sua posizione all’interno della Riserva Naturale di Punta Aderci. Sabbia bianca, ampi spazi e un mare che vira dal turchese al verde profondo. Qui non ci sono stabilimenti attrezzati, ma solo il mare e la potenza della natura. Per raggiungere la spiaggia dovrai scendere per un sentiero e, solo quando arriverai alla fine, ti troverai davanti uno spettacolo mozzafiato: una mezzaluna di sabbia con una scogliera naturale che si allunga nel mare come un nastro di raso. Qui, la vacanza al mare diventa pura poesia.

  • Come raggiungere Punta Penna: puoi arrivare in auto da Vasto seguendo le indicazioni per Punta Penna. A pochi passi dalla spiaggia troverai un comodo parcheggio. Dopodiché, dovrai proseguire per il sentiero che conduce alla baia. Il sentiero è facile e adatto a tutti i livelli di allenamento ma, essendo in pendenza, richiede scarpe comode.
  • Presenza di servizi: non c’è alcun servizio, la spiaggia è completamente libera. In alta stagione c’è solo un piccolissimo punto di ristoro all’inizio del sentiero.
  • Consigli: non essendo attrezzata, è fondamentale che porti con te acqua, cibo e ombra a sufficienza per la tua permanenza. È una spiaggia adatta a chi vuole restare fuori dal mondo per un po’. Nelle giornate più limpide – se sei fortunato – potresti avvistare anche dei delfini nuotare in libertà.

7) Spiaggia di Mottagrossa

Poco più a nord rispetto a Punta Penna, nascosta e silenziosa, c’è la Spiaggia di Mottagrossa, appartenente alla stessa riserva protetta. Stessa sabbia, stesso mare ma con un’anima più selvatica rispetto alla sorella. Qui la costa diventa più irregolare, con bordi frastagliati e una fisionomia più spigolosa. La natura – spontanea e selvaggia – conquista la spiaggia arrivando quasi fino al bagnasciuga. Questa zona è meno frequentata e più difficile da raggiungere rispetto alle altre spiagge che abbiamo visto, ed è forse proprio per questo motivo che è più preziosa. Mottagrossa è per chi ama conquistarsi le cose, sudando e faticando un po’, e per chi vuole premiarsi con qualcosa di davvero bello.

  • Come raggiungere Spiaggia di Mottagrossa: puoi arrivare in auto, trovando comodamente parcheggio nei pressi della Riserva di Punta Aderci. Poi, puoi proseguire a piedi seguendo le indicazioni per Mottagrossa.
  • Presenza di servizi: nessun servizio a disposizione, né sulla spiaggia né nei dintorni. La spiaggia è totalmente libera.
  • Consigli: attrezzati con scarpe comode per il sentiero e con acqua, ombra e cibo per far fronte alla giornata. Porta con te maschera e boccaglio poiché i fondali sono ricchi di vita e vorrai passare ore ad ammirarli. Infine, se puoi, visitala nei periodi di bassa stagione per godere di una quiete e una solitudine senza eguali.

Arriva il Modello Roccaraso per combattere l’overtourism nelle località più famose d’Italia

È possibile contrastare il ‘turismo selvaggio’ creando un modello che aiuti i territori a gestire il flusso di turisti sempre maggiore in determinate località e garantire la sicurezza? La risposta è ancora incerta, ma questo è l’obiettivo del Ministero del Turismo e del Viminale e di tanti comuni italiani alla ricerca di una soluzione valida per evitare il caos al quale abbiamo assistito negli ultimi mesi.

In particolare, l’idea discussa al tavolo interministeriale prende il nome di “Modello Roccaraso” in riferimento al piccolo paese abruzzese invaso da 10 mila turisti mordi e fuggi lo scorso inverno. In quel frangente, i visitatori hanno intasato le vie d’accesso alla località sciistica, mettendo a rischio la sicurezza generale e obbligando prefettura e comune a contingentare il numero dei bus.

L’obiettivo del “Modello Roccaraso”

Il “Modello Roccaraso” è la nuova proposta che, coinvolgendo prefettura ed enti locali, punta a migliorare la gestione e la sicurezza dei flussi turistici. In particolare, l’obiettivo primario è quello di definire un approccio integrato che, oltre a valorizzare l’offerta turistica italiana, garantisca la tutela del patrimonio culturale e naturale e favorisca una migliore gestione e una più equa distribuzione dei flussi verso aree meno consolidate. Il tutto garantendo la sicurezza dei territori interessati.

Alla riunione hanno partecipato, oltre alla ministra Daniela Santanchè e al ministro dell’interno Matteo Piantedosi, anche i rappresentanti dei comuni firmatari: Amalfi, Arzachena, Capri, Cortina, Pinzolo-Madonna di Campiglio, Polignano a Mare, Roccaraso, Taormina, Positano, Pollica, Ravello, Castellabate e Atrani.

L’iniziativa, che verrà sviluppata nei prossimi mesi, avrà come fine quello di delineare tutta una serie di misure specifiche per il monitoraggio costante dei flussi turistici, la promozione di pratiche responsabili e lo sviluppo di infrastrutture adeguate a supportare una crescita sostenibile del settore.

I comuni interessati dalla proposta

Quali sono i comuni italiani che hanno partecipato alla riunione e che desiderano attuare un piano d’azione valido per migliorare l’esperienza turistica nei loro territori? A pensare esplicitamente al numero chiuso è Madonna di Campiglio che sta attualmente ragionando sull’imposizione di un limite giornaliero di 14.000 persone per una questione di sicurezza e di stabilità durante la stagione invernale, oltre che per garantire la qualità del turismo.

Altri comuni, invece, come quello di Pollica, in provincia di Salerno, non sono interessati al numero chiuso, ma alla destagionalizzazione: ossia, portare avanti una gestione più attenta e strutturata del turismo spalmandolo su diversi periodi dell’anno e in tutti i territori, non solo quelli che richiamano generalmente i flussi maggiori.

Anche il sindaco di Castellabate sottolinea l’importanza di un turismo sostenibile e dell’introduzione di nuovi strumenti che permettano di governarlo, invece che subirlo. Soprattutto nelle destinazioni italiane più famose, la gestione dei flussi, specie nei mesi estivi, richiede un’organizzazione condivisa e un supporto strutturato in termini di risorse, sicurezza e servizi.

Nei prossimi mesi verranno organizzati altri tavoli ministeriali per discutere e avanzare proposte concrete e per trovare un equilibrio tra accessibilità e tutela, tra esperienza e consumo, nei territori che tutti amiamo e desideriamo visitare.

Lago di Campotosto, natura selvaggia nel cuore d’Abruzzo

Il Lago di Campotosto non è tra le mete più in voga e chiacchierate del nostro Paese, ma chi ci arriva difficilmente se ne dimentica. Acqua, vento e montagne fanno da sfondo al più grande lago artificiale d’Abruzzo, ma con un’aria naturale e selvaggia che è in grado di sorprendere. Sembra un posto fuori dal tempo, anche se in estate non si è mai davvero soli. Scopriamo insieme tutto quello che c’è da sapere, e cosa fare e vedere in ogni stagione.

Dove si trova il Lago di Campotosto

L’affascinante Lago di Campotosto si trova in Abruzzo, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Siamo in provincia dell’Aquila, su un altopiano a circa 1.300 metri di quota, tra boschi, praterie e montagne che d’inverno si coprono di neve e d’estate si riempiono di silenzio e vento.

Prende vita vicino al confine con il Lazio e le Marche, e infatti da Roma ci si arriva in un paio d’ore (se la strada è libera). Non è una zona di passaggio: bisogna volerci andare. Ma è proprio questo che lo rende una destinazione speciale.

Cosa fare in estate al Lago di Campotosto

Durante la bella stagione il Lago di Campotosto diventa un rifugio per chi cerca natura vera e aria fresca. Non parliamo, infatti, di un bacino d’acqua in cui andare sui pedalò, rilassarsi negli stabilimenti o bere qualcosa nei locali. È più che altro un posto semplice, in cui stare in pace e osservare gli uccelli.

Ci sono diversi sentieri per camminare, ma mai eccessivamente frequentati. Il giro che costeggia il lago, per esempio, è facile e panoramico, ma a disposizione c’è anche la possibilità di salire sul Monte di Mezzo o il Monte Gorzano per una vista più ampia, anche se la segnaletica è spesso carente e conviene portarsi una traccia GPS.

Per chi ama la bici, a disposizione c’è il percorso ad anello che circonda il lago per più o meno 40 km, su strada asfaltata con poco traffico. Anche se, ed è giusto saperlo, in estate il sole picchia forte e l’ombra manca. Soluzioni ci sono pure per coloro che desiderano passare momenti di relax, grazie ad alcune aree attrezzate per picnic (la più frequentata è vicino al ponte delle Stecche), e a tanti angoli liberi dove stendere una coperta senza essere disturbati.

Il luogo è il top per fotografare, soprattutto all’alba e al tramonto, con riflessi sull’acqua e paesaggi autentici, senza filtri. Però attenzione: non ci sono bar o ristoranti con vista lago, solo qualche locale semplice nei paesi vicini come Campotosto o Mascioni. La copertura telefonica è ballerina, con zone dove il segnale manca quasi del tutto.

Le zanzare praticamente non esistono, grazie al vento che le tiene lontane, ma la sera può fare fresco anche ad agosto, quindi meglio avere con sé una felpa. Nei weekend centrali dell’estate, soprattutto se ci sono eventi o sagre, il lago si riempie un po’, anche se niente di ingestibile, mentre nei giorni feriali potrebbe persino rimanere deserto. In sintesi, Campotosto d’estate non è la destinazione per chi cerca animazione o comodità, ma è la meta ideale per chi ha bisogno di rallentare davvero, guardare l’acqua e sentire solo il vento.

Una piccola info di servizio: nonostante le sue acque cristalline e l’aspetto invitante, qui non è consentito fare il bagno. L’acqua è molto fredda anche in estate, con temperature che difficilmente superano i 10–12°C, e in alcuni punti può essere paludosa o soggetta a correnti. Inoltre, la presenza di specie ittiche come il coregone e la trota fario rende l’ambiente particolarmente delicato. Per questi motivi, la balneazione è vietata. Ciò non toglie che siano possibili numerose attività all’aperto e sport acquatici, come kayak, windsurf e kitesurf.

Cosa fare in inverno al Lago di Campotosto

In inverno il Lago di Campotosto si trasforma radicalmente, diventando un luogo quasi irreale. L’acqua si ghiaccia in modo parziale o totale, regalando uno spettacolo raro. Le montagne intorno si ricoprono di neve e tutto il paesaggio si fa più aspro, più vero, lontano da qualsiasi comodità.

Non ci sono impianti di risalita o piste da sci ben battute, perché da queste parti si viene soprattutto per camminare sulla neve e fare ciaspolate. Le strade, durante la stagione fredda, possono diventare insidiose e a volte impraticabili, quindi è fondamentale essere preparati, informarsi sulle condizioni e magari portare catene o pneumatici da neve.

I sentieri, che durante la bella stagione sono percorsi tranquilli, d’inverno spesso non sono segnati o battuti. Ciò significa che è meglio muoversi con esperienza o accompagnati da qualcuno che conosca bene il territorio. A disposizione nei piccoli paesi intorno ci sono alcuni bar e trattorie aperte, ma con servizi limitati.

Le temperature possono essere rigide, con freddo intenso specialmente di notte, quindi un abbigliamento tecnico e ben attrezzato è indispensabile. Ma la fatica e la preparazione vengono ripagate da una natura intatta, un silenzio profondo e uno spettacolo di stelle che pochi posti sanno offrire.

In poche parole, in inverno Campotosto non è per tutti: serve spirito di adattamento, voglia di stare all’aria aperta e una buona dose di pazienza.

Come arrivare al Lago di Campotosto

Si può arrivare al Lago di Campotosto in diverse maniere, ma il modo più semplice è sicuramente l’auto: partendo da Roma, si prende l’autostrada A24 verso L’Aquila, per poi uscire a L’Aquila Ovest , seguire la SS80 fino al Passo delle Capannelle e imboccare la SP577 che costeggia il lago.

Da L’Aquila la strada è ancora più breve e panoramica, mentre da Teramo occorre affrontare una carreggiata di montagna con curve e tornanti. Se non si ha la macchina, si può prendere un autobus da Roma fino a L’Aquila, poi un altro bus locale che conduce fino al lago, ma i tempi si allungano parecchio e gli orari non sono sempre comodi.

La stazione più vicina è quella di L’Aquila o Teramo, ma da lì bisogna comunque salire a bordo di un autobus o un taxi. In inverno è fondamentale fare attenzione alle condizioni delle strade, che possono chiudere o diventare difficili per la neve, Il consiglio è quindi quello di informarsi bene prima di partire. Il lago è piuttosto isolato, i servizi nelle vicinanze sono pochi e spesso è meglio prenotare con anticipo.

3 giorni in Abruzzo: cosa vedere nel Piccolo Tibet d’Italia

C’è chi lo chiama Il giardino verde d’Europa, chi l’ha definito il Piccolo Tibet d’Italia e c’è anche chi, ben più di un secolo fa, l’ha descritto come una terra “forte e gentile”. Due parole che esprimono a pieno il senso di un viaggio in Abruzzo. Un viaggio sulle orme della storia, della tradizione, della gastronomia e del territorio, ma anche e soprattutto della gente e della cultura che mantiene ben viva la sua identità. Ogni borgo, ogni vetta, ogni trattoria di paese custodisce un frammento di vita autentica che emerge nel silenzio dei sentieri, nei sapori decisi della cucina contadina e nei racconti sussurrati dagli anziani seduti in piazza.

In quest’articolo scopriamo insieme cosa vedere in Abruzzo in tre giorni con un itinerario breve, ma intenso, tra borghi, rocche e meraviglie naturali, pensato per chi ama guidare tra i paesaggi montani dell’Appennino e sbalordirsi a ogni curva.

Giorno 1: L’Aquila, Rocca Calascio e Santo Stefano di Sessanio

Il vostro tour alla scoperta dell’entroterra dell’Abruzzo parte dal capoluogo di provincia, L’Aquila, che attraverso strade, monumenti, chiese e palazzi signorili vi racconterà la sua storia antica e quella moderna, segnata dal terremoto del 2009, di cui sono visibili tuttora i segni. Il centro città si trova su un colle a 715 metri d’altezza, in un continuo saliscendi che presenta numerosi luoghi di interesse: scarpe comode e sguardo vigile sono d’obbligo per coglierla nella sua interezza e godere a fondo l’esperienza in città.

Tra le cose da vedere nel centro storico vi segnaliamo:

  • la Basilica di Santa Maria di Collemaggio: edificata nel XIII secolo sui resti di un antico castello per volontà di Pietro da Morrone, futuro papa Celestino V, è considerata la massima espressione dell’architettura abruzzese con una commistione di stili diversi che va dal gotico al barocco;
  • il Palazzo dell’Emiciclo: realizzato nel 1888 su alcune preesistenze seicentesche, oltre agli uffici del Consiglio Regionale ospita mostre, concerti e un’importante biblioteca aperta al pubblico;
  • Piazza Duomo: il centro sociale e religioso della città ospita la Chiesa di Santa Maria del Suffragio che fu costruita dopo il sisma del 1703 in ricordo delle vittime del grande terremoto;
  • la Basilica di San Bernardino da Siena: collocata in posizione panoramica sulla sommità di una scalinata, colpisce per la facciata monumentale ripartita in tre ordini che richiamano i tre stili della classicità;
  • la Fontana Luminosa: così chiamata per il gioco di luci che si accendono al calar della sera, fu edificata nel 1934 per celebrare la fine di un importante progetto di riqualificazione urbana avviato nel 1927 ed è oggi uno dei simboli de L’Aquila.
Edifici del centro storico di L'Aquila
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L’Aquila, centro storico

Nella parte più antica del centro città, un po’ dislocata rispetto agli altri luoghi di interesse ma raggiungibile comunque a piedi, la Fontana delle 99 cannelle è un monumento storico risalente al 1272. La struttura consta di 93 mascheroni diversi tra loro e di 6 cannelle da cui l’acqua sgorga e si riversa nelle cinque vasche poste a livelli differenti, leggermente sfalsati l’uno rispetto all’altro. Assolutamente da non perdere!

Dedicate la seconda parte della giornata alla visita di Rocca Calascio, sita a circa 40 km da L’Aquila.

Edificata intorno all’anno Mille come punto di osservazione militare, la rocca domina dall’alto la Valle del Tirino e la Piana di Navelli regalando viste di rara bellezza sul Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Designata da National Geographic come uno dei castelli più belli al mondo, Rocca Calascio rientra a pieno titolo tra le cose da vedere in Abruzzo in tre giorni. La salita è agevole e suggestiva, in particolare nel tardo pomeriggio con la luce che accarezza le mura di pietra e il vento sussurra storie antiche.

Castello difensivo
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Rocca Calascio, fortezza difensiva risalente all’anno Mille

In serata raggiungete Santo Stefano di Sessanio, piccolo borgo fortificato di epoca medievale sito all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso, annoverato tra i più belli d’Italia. Passeggiando per gli stretti vicoli del centro potrete ammirare la Porta e la Torre Medicea a pianta cilindrica, la quattrocentesca Casa del Capitano coronata dall’elegante loggiato, la Chiesa di Santo Stefano, l’Oratorio di San Rocco e alcuni edifici nobiliari tra cui Palazzo Anelli, uno dei più importanti del borgo.

Giorno 2: Castel del Monte, Navelli e Grotte di Stiffe

Il secondo giorno di quest’itinerario in Abruzzo si apre con la visita di Castel del Monte, un altro dei borghi più belli d’Italia sito a soli 15 km di distanza da Santo Stefano di Sessanio, dove potrete ammirare alcuni edifici – civili e religiosi – che presentano interessanti elementi medievali e rinascimentali.

Passeggiando per il centro storico noterete l’architettura peculiare del borgo, frutto delle necessità difensive e della conformazione del territorio, da cui la presenza delle case-mura con la struttura simile a una torre e i caratteristici sporti, tunnel sotterranei scavati nella roccia che collegano le varie parti degli abitati.

borgo arroccato su montagna
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Castel del Monte, tra i borghi più belli d’Italia

Da Castel del Monte spostatevi a Navelli, piccolo borgo dell’aquilano dall’eleganza discreta e l’identità legata alla terra, noto per la coltivazione dello zafferano DOP. Dal cuore del borgo, Piazza Umberto I, si diramano viuzze silenziose su cui si affacciano archi in pietra, portali scolpiti e palazzi nobiliari segnati dal tempo, con il profumo dell’oro rosso d’Abruzzo che si mescola all’aria frizzante delle colline circostanti.

In autunno, tra ottobre e novembre, la fioritura dello zafferano tinge di lilla tutto l’altopiano: uno spettacolo naturale di rara bellezza, legato a un sapere agricolo che si tramanda di generazione in generazione.

Concludete la giornata alle Grotte di Stiffe, a San Demetrio ne’ Vestini, un percorso sotterraneo che si snoda per 600 metri e procede parallelo al corso del fiume che si fa strada per tornare in superficie: lungo il tragitto, in base al tempo, valutate la possibilità di una breve deviazione all’altezza di Castelnuovo per visitare il Peltuinum, antico insediamento romano risalente al I secolo a.C.

Interno grotta
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Grotte di Stiffe

Giorno 3: Eremo di San Domenico, Lago di Scanno e Sulmona

Dopo l’immersione nel paesaggio carsico delle Grotte di Stiffe, sempre restando nel territorio dell’aquilano, ecco  cosa vedere il terzo giorno del vostro soggiorno in Abruzzo.

Il tragitto da San Demetrio per Villalago si snoda lungo una strada panoramica che attraversa colline, altopiani, boschi e valli montuose: un viaggio nel viaggio che regala la sensazione di battere all’unisono con il cuore dell’Abruzzo.

La vostra prima tappa della giornata sarà l’Eremo di San Domenico, luogo mistico sospeso tra natura e spiritualità. La tradizione vuole che quest’oasi di silenzio, interrotto con garbo dallo scrosciare dell’acqua e dal fruscio del vento, sia stato edificato laddove il santo si rifugiò nel XI secolo, all’estremità di uno sperone roccioso che si specchia nelle acque smeraldine del lago sottostante. All’interno dell’eremo, preceduto da un piccolo portico, c’è una cappella che custodisce antichi affreschi e una statua lignea di San Domenico, protettore contro i morsi degli animali selvatici.

Pochi chilometri separano Villalago da Scanno dove si trova uno dei must indiscussi di tutto l’Abruzzo: il lago a forma di cuore, tra i più fotografati d’Italia.

Secondo la leggenda questa meraviglia naturale si sarebbe formata in seguito a un combattimento tra i romani e Battifolo, regnante a quei tempi nella zona: nel vedere il suo esercito in difficoltà, il sovrano invocò l’intervento del Mago Bailardo, figura della tradizione popolare, che con un incantesimo ricoprì d’acqua il campo nemico e formò quello che nell’immaginario collettivo sarebbe diventato il cuore d’Abruzzo.

La forma peculiare del bacino è visibile dal punto panoramico raggiungibile con una camminata lungo il Sentiero del cuore, ma è altresì piacevole passeggiare per le vie dell’omonimo borgo mangiucchiando un Pan dell’Orso o un mostacciolo, abruzzesi DOC.

Lago a forma di cuore
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Lago di Scanno, il cuore d’Abruzzo

Scanno è famoso anche per la tradizione orafa, tra le più antiche e raffinate d’Abruzzo, che si tramanda fin dal XVII secolo di generazione in generazione. Con le loro mani sapienti gli artigiani danno vita a gioielli in filigrana che si ispirano a simboli arcaici e al mondo contadino, emblemi identitari del territorio: tra i vari spicca la Presentosa, ciondolo in filigrana che veniva donato alle giovani donne come pegno d’amore e promessa di matrimonio.

Chiudete in bellezza il vostro viaggio in Abruzzo con la visita di Sulmona, nota come la Città dei Confetti e patria del romano Ovidio.

Da visitare nel centro città:

  • la Cattedrale di San Panfilo: edificata secondo la leggenda sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Apollo e Vesta, è uno dei pochi esempi di Alto Medioevo a Sulmona;
  • il Complesso della Santissima Annunziata: risalente al 1320, oltre alla chiesa ospita i musei comunali e l’ufficio del turismo;
  • la statua di Ovidio: dedicata al poeta nato a Sulmona nel 43 a.C., a testimonianza delle antiche origini della città;
  • la Fontana del Vecchio: una delle più importanti testimonianze rinascimentali della città.
centro storico di Sulmona
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Panoramica di Sulmona, la terra natale di Ovidio

Sulmona è riconosciuta in tutto il mondo come la patria del confetto, eccellenza dolciaria che affonda le radici nel Quattrocento: qui, tra antichi vicoli e palazzi storici, l’arte di ricoprire le mandorle con uno strato di zucchero si è trasformata in una vera è propria tradizione culturale. Ben più di semplici dolci, i confetti di Sulmona sono opere d’arte che addobbano e impreziosiscono matrimoni, battesimi e ricorrenze.

Sono davvero tanti i sentieri da percorrere in Abruzzo, questo è solo un inizio.

Abruzzo low cost, dove andare in estate per spendere poco

Spiagge dorate, borghi dal fascino autentico, riserve naturali incontaminate e una cucina che conquista a ogni assaggio: l’Abruzzo è una delle regioni italiane più sorprendenti, e allo stesso tempo più accessibili per chi sogna una vacanza d’estate senza svuotare il portafoglio. Dimenticate i luoghi affollati e costosi: lungo la costa adriatica abruzzese esistono destinazioni capaci di offrire mare cristallino, arte, natura e relax, il tutto a prezzi incredibilmente competitivi.

Dai borghi medievali affacciati sulle colline alle località balneari a misura di famiglia, fino alle spiagge selvagge fuori mano, il litorale abruzzese riesce a coniugare bellezza e semplicità come poche altre zone in Italia. In questo articolo vi portiamo alla scoperta di alcune località perfette per un’estate low cost in Abruzzo, tra lungomari alberati, trabocchi sospesi sul mare, scorci da cartolina e piccoli tesori storico-artistici nascosti.

Tortoreto, spiagge a misura di famiglia

Tortoreto è uno di quei luoghi che sembrano pensati per chi sogna una vacanza rilassante, tra mare, colline e bellezza senza tempo, ma senza dover spendere cifre esorbitanti. Lungo il tratto di costa teramana compreso tra i fiumi Vibrata e Salinello, si estende l’ampia spiaggia lunga quasi quattro chilometri, affiancata da una verde passeggiata alberata, piste ciclabili e strutture ricettive dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, che ne fanno la meta adatta per famiglie, coppie e vacanzieri attenti al budget, che vogliono comunque godersi il mare Adriatico senza rinunciare al comfort.

Sul lungomare spiccano eleganti ville liberty che raccontano un passato raffinato, ma per scoprire l’anima più autentica della cittadina, merita una visita l’Ecomuseo del Mare di Tortoreto Lido, dove la storia della comunità marinara prende vita tra gli antichi strumenti da pesca. Salendo verso il borgo medievale di Tortoreto Alto, ci si ritrova tra vicoli silenziosi e la bella piazza dominata dalla torre della Misericordia. Gli amanti dell’arte troveranno qui piccoli tesori nascosti, come la Chiesa di Santa Maria della Misericordia con i suoi affreschi cinquecenteschi, la parrocchiale di San Nicola, dalle origini millenarie, e la barocca Sant’Agostino, che conserva una tela del grande Mattia Preti.

Silvi, una terrazza sul mare per vacanze spensierate

Silvi accoglie con la sua genuinità chi cerca mare e collina per un soggiorno rilassante. Adagiata tra le ultime curve della costa teramana e il confine con la provincia di Pescara, è un piccolo scrigno dove le vacanze si vivono con lentezza, spensieratezza e senza bisogno di spendere cifre esagerate. Insomma, perfetta per chi cerca una fuga economica tra spiagge ampie e attrezzate, con fondali bassi ideali per famiglie con bambini, che si alternano a scorci panoramici da togliere il fiato. Uno su tutti? Il belvedere di Silvi Alta, un balcone sospeso sull’Adriatico dove il cielo e il mare si fondono all’infinito, punteggiato da pini d’Aleppo e case dai colori pastello che sembrano uscite da una cartolina.

Dal borgo medievale, ancora intatto con le sue viuzze e le mura ad arco, lo sguardo si spinge fino alle vette del Gran Sasso e arriva a sfiorare persino le Isole Tremiti e il Conero. Passeggiando tra le stradine di Silvi Alta si respira il fascino della storia, tra chiese antiche come quella di San Salvatore, con le acquasantiere ricavate da un antico tempio romano e resti di affreschi trecenteschi.

Montesilvano, comfort e divertimento a piccoli prezzi

A pochi chilometri da Pescara, affacciata sull’Adriatico e attraversata dal fiume Saline, Montesilvano è una meta ideale per chi cerca una vacanza al mare low cost, ma che comprenda comunque comfort, servizi e divertimento. La città si divide tra l’anima storica e panoramica di Montesilvano Colle, uno dei Borghi Autentici d’Italia, e la vivace zona costiera di Montesilvano Marina, dove la spiaggia si fonde con quella di Pescara e si concentra la maggior parte delle strutture turistiche, con hotel e pensioni a due passi dal mare a prezzi ragionevoli. La spiaggia, premiata con la Bandiera Verde, è a misura di famiglie con bambini grazie ai fondali bassi e alle aree attrezzate.

Sul lungomare si snoda la Ciclovia Adriatica, amatissima da chi adora pedalare con vista sul mare, mentre poco più in là si estende la Riserva Naturale di Santa Filomena, un angolo di pace tra i pini d’Aleppo. Montesilvano pensa davvero a tutti e offre spiagge pubbliche accessibili anche a persone con disabilità. E se tra una giornata al sole e una passeggiata in bici avete voglia di scoprire qualcosa di diverso, vi aspettano piccole gemme culturali come il Museo del Treno, con vere locomotive d’epoca, e Palazzo Delfico, affascinante edificio barocco nel cuore del borgo antico.

Vasto e Punta Aderci, mare turchese e natura selvaggia

Vasto affascina con il suo centro antico, sorprende con le sue spiagge ampie e libere, e mette tutti d’accordo con un’ottima accessibilità economica. Basta affacciarsi dalla Loggia Amblingh, una balconata nascosta tra i vicoli storici, per innamorarsi del Golfo d’Oro, una mezzaluna azzurra che abbraccia l’Adriatico lungo la spettacolare Costa dei Trabocchi. Qui ogni scorcio sembra uscito da un dipinto: dal Castello Caldoresco alle terme romane di Histonium, con mosaici marini che raccontano il mito di Nettuno, fino a Palazzo d’Avalos, che racchiude giardini settecenteschi.

Ma è scendendo verso il mare che Vasto svela la sua anima più vacanziera, con la sabbia dorata della Marina, i fondali bassi adatti ai giochi dei bambini e un’atmosfera rilassata che sa di estate semplice e felice. Su uno scoglio veglia la Bagnante, statua simbolica dedicata alla bellezza femminile, mentre poco distante, sotto la superficie del mare, giace il Parco archeologico sommerso, con resti romani che attraggono i sub. Verso nord, il paesaggio si fa invece più selvaggio. È qui che si estende la Riserva Naturale di Punta Aderci, che con il suo promontorio roccioso e le spiagge nascoste tra la macchia mediterranea è uno dei luoghi più incantevoli dell’intera costa abruzzese.

Costa dei Trabocchi in Abruzzo, Italia
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La caratteristica Costa dei Trabocchi in Abruzzo

Fossacesia, vacanza sulla Costa dei Trabocchi

Fossacesia è una località poco conosciuta della Costa dei Trabocchi, e proprio per questo ideale per chi sogna una vacanza a contatto con la natura, anche con un budget ridotto. Affacciata sul blu dell’Adriatico e circondata da uliveti e aranceti che arrivano quasi fino alla riva, regala paesaggi da cartolina e un’accoglienza autentica. Il suo simbolo più celebre è l’Abbazia di San Giovanni in Venere, imponente e suggestiva, costruita su un promontorio dove un tempo sorgeva un tempio romano dedicato alla dea Venere. Oggi il suo chiostro è un giardino che profuma di macchia mediterranea e racconta secoli di spiritualità e bellezza.

Dall’alto dell’abbazia si domina tutto il golfo, ma è scendendo verso la costa che si scopre il vero incanto: piccole baie nascoste, scogliere punteggiate di trabocchi e spiagge tranquille, pronte ad accogliere chi cerca relax e autenticità. A sud, nei pressi di Punta Cavalluccio, si concentrano alberghi, bed&breakfast e appartamenti con prezzi accessibili adatti a chi desidera un soggiorno low cost ma comunque confortevole. Per chi ama muoversi all’aria aperta, non mancano sentieri che si snodano lungo la costa o nell’entroterra, da percorrere a piedi e in bicicletta.

Da L’Aquila al Gargano: le tappe del Cammino della Pace

Il Cammino della Pace è un itinerario che attraversa l’Italia centrale e meridionale sulle orme di santi, pellegrini, monaci e pastori. Parte dalla basilica di Santa Maria di Collemaggio, nel cuore dell’Aquila, e giunge fino alla sacra grotta di Monte Sant’Angelo, seguendo sentieri montani, tratturi millenari, borghi medievali e santuari incastonati nella roccia. Un viaggio che unisce tre regioni — Abruzzo, Molise e Puglia — attraversando paesaggi naturali di straordinaria bellezza e luoghi carichi di spiritualità e memoria.

Lungo il cammino si incontrano eremi silenziosi, abbazie benedettine, conventi francescani e tracce di transumanze antiche. Ma soprattutto, si cammina per ritrovare senso, equilibrio e riconciliazione: con sé stessi, con gli altri, con la terra. Il nome non è casuale — la pace è la meta e il cammino insieme.

La storia del Cammino

Il Cammino della Pace nasce come sintesi tra le rotte del pellegrinaggio religioso e la memoria civile del Centro-Sud italiano. Le sue radici affondano nel Medioevo, quando il tratturo era il solco lasciato dal passaggio dei pastori transumanti e dei pellegrini diretti verso Monte Sant’Angelo, importante meta micaelica frequentata già dal VI secolo. Su questi stessi percorsi camminarono anche frati, santi e penitenti attratti dai luoghi di culto come la basilica di Collemaggio, il santuario di San Giovanni in Venere, gli eremi della Maiella o l’abbazia di San Clemente a Casauria.

Ma è anche un cammino che intreccia la storia della resistenza e della pace. Passa da zone segnate dai drammi del Novecento, da monasteri che accolsero sfollati e partigiani, e da santuari dove la fede si fece rifugio e denuncia. È proprio da questo intreccio di spiritualità e memoria che nasce il nome del cammino: un invito a percorrere l’Italia interna non solo per devozione, ma per ricostruire legami, onorare la memoria e praticare la pace, tappa dopo tappa, passo dopo passo.

Le tappe del Cammino

Il Cammino della Pace si snoda lungo oltre 600 chilometri di sentieri, tratturi e strade secondarie, attraversando paesaggi montani, borghi arroccati, valli silenziose e tratti costieri dal fascino incontaminato. Ogni tappa rappresenta un piccolo viaggio a sé, un’occasione per immergersi nella natura, scoprire storie locali, visitare luoghi di culto e sostare in centri ricchi di accoglienza e tradizioni.

Il percorso è suddiviso in 29 tappe principali, cui si aggiungono alcune varianti montane per chi desidera un’esperienza più immersiva e fisicamente impegnativa:

  • Tappa 1 – da L’Aquila a Villa Sant’Angelo (18,9 km, 152 m D+, 260 m D-): dal Collemaggio si segue l’Aterno, passando per Monticchio, Fossa e Sant’Eusanio Forconese fino a Villa Sant’Angelo.
  • Tappa 2 – da Villa Sant’Angelo a Prata d’Ansidonia (14 km, 475 m D+, 236 m D-): si attraversa la valle fino a San Demetrio, poi lungo il Tratturo Magno si raggiunge Peltuinum e infine Prata.
  • Tappa 3 – da Prata d’Ansidonia a Caporciano (10,3 km, 440 m D+, 447 m D-): via Tussio si sale a San Michele e al castello di Bominaco, quindi si scende al complesso benedettino e a Caporciano.
  • Tappa 4 – da Caporciano a Navelli (10,2 km, 144 m D+, 278 m D-): si scende alla piana fino a Cintorelli, poi si prosegue per Civitaretenga e Santa Maria in Cerulis fino a Navelli.
  • Tappa 5 – da Navelli a Bussi sul Tirino (20,3 km, 352 m D+, 693 m D-): si scende nella valle di Capestrano, si attraversa il borgo, poi lungo il Tirino fino a San Pietro ad Oratorium e Bussi.
  • Tappa 6 – da Bussi sul Tirino a San Clemente a Casauria (17,9 km, 709 m D+, 853 m D-): salita su Tratturo Centurelle-Montesecco, poi discesa verso Pescosansonesco, Castiglione a Casauria, Torre de’ Passeri e infine all’abbazia.
  • Tappa 7 – da San Clemente a Casauria a Salle (15,9 km, 775 m D+, 498 m D-): si passa per Bolognano, Musellaro e la chiesa di San Tommaso Becket, scendendo infine a Salle.
  • Tappa 8 – da Salle a Caramanico Terme (10,2 km, 460 m D+, 315 m D-): salita a Salle Vecchio, discesa al fiume Orta e risalita fino al Centro Visite del Parco.
  • Tappa 9 – da Caramanico Terme a Roccamorice (14,4 km, 738 m D+, 830 m D-): si scende nella Valle dell’Orfento, si sale a Decontra, si attraversa l’altopiano e si arriva alla chiesa di San Bartolomeo e Roccamorice.
  • Tappa 9 (Variante Montana) – da Caramanico Terme a Santo Spirito a Maiella (14,4 km, 1150 m D+, 614 m D-): si scende nella Valle dell’Orfento e si risale fino a Decontra (tratto comune alla tappa 9), poi si continua in salita tra pascoli e faggete fino all’abbazia rupestre di Santo Spirito a Maiella.
  • Tappa 10 – da Roccamorice a Serramonacesca (17,2 km, 825 m D+, 1049 m D-): salita e discesa nel vallone dell’Angelo, attraversamento dei pascoli della Maiella e dei boschi fino a Serramonacesca.
  • Tappa 10 (Variante Montana) – da Santo Spirito a Maiella a Rifugio B. Di Marco (10 km, 1173 m D+, 585 m D-): breve discesa al torrente, poi salita impegnativa nel bosco fino a Piana Grande, discesa all’eremo rupestre di San Giovanni all’Orfento e risalita tra pascoli fino al Rifugio B. Di Marco.
  • Tappa 11 – da Serramonacesca a Roccamontepiano (10 km, 621 m D+, 458 m D-): salita a San Liberatore, Torre di Polegro e Montepiano, poi discesa al convento e a Roccamontepiano.
  • Tappa 11 (Variante Montana) – da Rifugio B. Di Marco a Guardiagrele (16,4 km, 566 m D+, 1742 m D-): attraversamento del Prato della Maiella e lunga discesa nella valle di Guardiagrele, passando per Fonte Carlese, il Campanaro, Valle delle Monache, la Cascata San Giovanni, Bocca di Valle, Comino e San Donato.
  • Tappa 12 – da Roccamontepiano a Guardiagrele (17,8 km, 800 m D+, 690 m D-): si toccano i ruderi di San Pietro, Pretoro, la Grotta del Colle e Santa Lucia, con arrivo a Guardiagrele.
  • Tappa 13 – da Guardiagrele a Orsogna (14 km, 406 m D+, 549 m D-): si scende a Piana San Bartolomeo, si passa per Piano Venna, Filetto e il convento dell’Annunziata fino a Orsogna.
  • Tappa 14 – da Orsogna a Lanciano (11,5 km, 423 m D+, 584 m D-): discesa al torrente Moro, poi su e giù fino a Santa Maria dei Mesi, si entra a Lanciano dal Santuario del Miracolo.
  • Tappa 15 – da Lanciano a San Giovanni in Venere (13,4 km, 345 m D+, 508 m D-): si supera Rocca San Giovanni e si conclude all’abbazia di San Giovanni in Venere.
  • Tappa 16 – da San Giovanni in Venere a Trabocco Le Morge (13,1 km, 365 m D+, 470 m D-): si costeggia l’Adriatico, si attraversa la riserva della Lecceta e si arriva al trabocco.
  • Tappa 17 – da Trabocco Le Morge a Casalbordino (13,6 km, 368 m D+, 179 m D-): si segue la costa fino al Lido, poi si sale al Santuario della Madonna dei Miracoli e a Casalbordino.
  • Tappa 18 – da Casalbordino a Monteodorisio (15 km, 465 m D+, 353 m D-): si passa per Pollutri e il Sinello, salendo poi fino al santuario della Madonna delle Grazie.
  • Tappa 19 – da Monteodorisio a Lentella (14,8 km, 570 m D+, 498 m D-): si attraversa Cupello, si segue il fiume Treste e si sale fino a Lentella.
  • Tappa 20 – da Lentella a Montenero di Bisaccia (12,8 km, 333 m D+, 448 m D-): discesa verso il Trigno e risalita impegnativa fino al centro di Montenero.
  • Tappa 21 – da Montenero di Bisaccia a Guglionesi (15,9 km, 549 m D+, 445 m D-): si visita il santuario e la Grotta della Madonna di Bisaccia, poi si sale fino a Guglionesi.
  • Tappa 22 – da Guglionesi a Madonna Grande (17,9 km, 337 m D+, 630 m D-): discesa al Biferno, attraversamento di Portocannone e San Martino, fino al santuario di Nuova Cliternia.
  • Tappa 23 – da Madonna Grande a Serracapriola (19 km, 458 m D+, 270 m D-): si segue il Tratturo Magno fino al torrente Saccione, poi in salita fino a Serracapriola.
  • Tappa 24 – da Serracapriola a San Paolo di Civitate (15,5 km, 287 m D+, 368 m D-): discesa al Fortore e risalita all’altopiano di San Paolo di Civitate.
  • Tappa 25 – da San Paolo di Civitate a Apricena (via Apricena) (18,4 km, 122 m D+, 230 m D-): si oltrepassa la cappella della Madonna di Belmonte e si arriva attraversando campi coltivati.
  • Tappa 26 – da Apricena a Santa Maria di Stignano (16,2 km, 324 m D+, 131 m D-): si percorre la campagna fino alla stazione di San Marco in Lamis, poi si sale al santuario.
  • Tappa 25 – da San Paolo di Civitate a San Severo (via San Severo) (13,5 km, 98 m D+, 196 m D-): percorso pianeggiante tra campi coltivati fino al centro abitato di San Severo.
  • Tappa 26 – da San Severo a Santa Maria di Stignano (19,8 km, 320 m D+, 143 m D-): su ferrovia dismessa e poi in salita verso il santuario sul Gargano.
  • Tappa 27 – da Santa Maria di Stignano a San Matteo (11,9 km, 740 m D+, 298 m D-): salita sul promontorio tra eremi e romitori, discesa al convento di San Matteo.
  • Tappa 28 – da San Matteo a San Giovanni Rotondo (10 km, 464 m D+, 597 m D-): salita panoramica sul Gargano e discesa verso i santuari di Padre Pio.
  • Tappa 29 – da San Giovanni Rotondo a Monte Sant’Angelo (22,4 km, 690 m D+, 452 m D-): lunga salita verso la cima del Gargano, conclusione alla Grotta di San Michele Arcangelo.

I luoghi imperdibili

Il Cammino attraversa un territorio ricchissimo di storia, natura e spiritualità, offrendo al viandante una straordinaria varietà di luoghi di interesse. Si parte da L’Aquila, con la maestosa basilica di Santa Maria di Collemaggio, e si segue il corso del fiume Aterno tra necropoli italiche, come quella di Fossa, e resti archeologici come l’antica Peltuinum, città vestina poi romanizzata.

Si incontrano borghi medievali intatti come Bominaco, con il suo straordinario complesso benedettino, e Capestrano, dominato dal castello Piccolomini e celebre per il celebre Guerriero rinvenuto nelle sue necropoli. Il percorso costeggia il fiume Tirino, uno dei più limpidi d’Europa, e tocca luoghi sacri come l’abbazia di San Clemente a Casauria, gioiello del romanico abruzzese.

Entrando nel Parco Nazionale della Maiella, il paesaggio si fa montano e mistico: tra le faggete e i pascoli d’alta quota si trovano eremi rupestri come San Bartolomeo in Legio, Sant’Onofrio e San Giovanni all’Orfento, mete di meditazione per eremiti e santi. Le città di Guardiagrele, Lanciano e San Giovanni Rotondo arricchiscono il cammino con il loro patrimonio artistico e religioso, legato in particolare alla figura di Padre Pio.

Il cammino culmina a Monte Sant’Angelo, con il celebre santuario micaelico scavato nella roccia, punto di arrivo carico di suggestione per chi ha attraversato gli Appennini fino al promontorio del Gargano. Tra vestigia romane, santuari, abbazie e paesaggi naturali incontaminati, ogni tappa è un invito alla scoperta e alla contemplazione.

Cosa sapere prima di intraprendere il Cammino

Per affrontare il cammino in sicurezza e con consapevolezza, è utile conoscere in anticipo alcune indicazioni pratiche su equipaggiamento, gestione dell’acqua e logistica:

  • Il cammino presenta tratti pianeggianti e salite impegnative, in particolare nella zona della Maiella e del Gargano: è consigliata una buona preparazione fisica.
  • È utile suddividere le tappe in base alle proprie capacità e inserire eventuali giornate di riposo nei centri principali (es. L’Aquila, Caramanico, Lanciano, San Giovanni Rotondo).
  • L’equipaggiamento consigliato include: scarponcini da trekking, bastoncini, zaino leggero ed ergonomico, abbigliamento a strati, mantella antipioggia, cappello, occhiali da sole e crema solare.
  • È importante portare con sé la traccia GPS ufficiale del cammino. In alcune zone i segnali sono assenti o poco visibili; una mappa cartacea può essere utile in caso di necessità.
  • Portare almeno 1,5–2 litri d’acqua al giorno, soprattutto nelle tappe più isolate e in quota.
  • Le fonti d’acqua si trovano nei borghi attraversati (fontane pubbliche, bar, negozi), lungo il fiume Tirino, nel Parco della Maiella (es. Fonte Carlese) e in alcuni eremi.
  • Nei tratti più impegnativi (es. tra Santo Spirito a Maiella e Rifugio Di Marco), non ci sono punti di rifornimento: è essenziale partire ben equipaggiati.
  • Le strutture ricettive variano tra ostelli, B&B, rifugi e ospitalità religiosa. In alta stagione è consigliata la prenotazione, soprattutto nelle località più piccole.

I piatti tipici da gustare

Il cammino attraversa territori dall’identità gastronomica forte e variegata, dove le ricette della tradizione si intrecciano con la ruralità e la montagna. In Abruzzo, tra L’Aquila, la valle dell’Aterno e la Maiella, spiccano piatti come gli arrosticini di pecora, cotti alla brace e serviti con pane e olio, le sagne e ceci, pasta fatta a mano con legumi, e le pallotte cace e ove, polpette fritte a base di formaggio e uova in sugo di pomodoro.

Tra i primi piatti si distinguono anche i maccheroni alla chitarra, spesso conditi con sughi di carne d’agnello. Nei borghi della Maiella e del chietino si trovano minestre rustiche, formaggi a latte crudo, pane cotto con erbe spontanee e zuppe contadine. Avvicinandosi al Molise, il gusto si fa ancora più robusto: è qui che si incontra la ventricina, salume saporito e speziato, protagonista di panini e antipasti, e si riscoprono piatti come la pezzata (carne di pecora bollita con verdure), i cavatelli con sugo di carne e i dolci secchi come i mostaccioli.

Infine, nella parte garganica della Puglia, la cucina si apre a influenze mediterranee: orecchiette, panzerotti, verdure ripiene, latticini freschi come la ricotta forte o la burrata, fino ai profumi del mare che iniziano ad affacciarsi nei pressi del litorale. A ogni tappa, sapori semplici e intensi raccontano storie antiche, da assaporare con lentezza, proprio come il cammino.

Abruzzo: la Riserva del Borsacchio, paradiso nascosto

D’estate, Roseto degli Abruzzi, una delle località di villeggiatura più rinomate della costa adriatica, viene visitata da più di 70mila turisti. Ma non tutti sanno che alle sue spalle si trova uno dei luoghi più incontaminati d’Abruzzo che pochi conoscono: la Riserva Naturale Regionale del Borsacchio. E pensare che i primi abitanti di questa zona furono i Romani. I territori che oggi sono nella Riserva di Borsacchio, infatti, rappresentano il primo centro abitato nell’attuale territorio del Comune di Roseto.

La bellezza incontaminata della Riserva del Borsacchio

La Riserva Naturale Regionale del Borsacchio si trova in provincia di Teramo, in Abruzzo, tra i Comuni di Roseto degli Abruzzi e Giulianova. Copre circa 1.100 ettari e si estende tra la collina, che la incornicia alle spalle, che ha un aspetto lunare e per questo viene chiamata “i calanchi”, e la fascia costiera, vicino alla foce del torrente Borsacchio, da cui prende il nome. Si tratta di una zona protetta dal 2005 ma che deve essere sempre tutelata. Qui ci sono splendide spiagge selvagge, dune di sabbia dove spuntano fiori unici ed è l’habitat naturale di alcune specie rare di uccelli. Anche sui calanchi crescono il cappero che, con i suoi eccezionali apparati radicali, riesce a rimanere ancorato in posizione pressoché verticale e a sopportare anche la forte erosione, la ginestra, il cardo e altri specie di piante.

Le spiagge della Riserva del Borsacchio

La Riserva del Borsacchio ha spiagge naturali, libere e senza grandi strutture turistiche. È perfetta per chi cerca un contatto diretto con la natura, lontano dal turismo di massa. Ci sono diverse spiagge che ne fanno parte: quella di Cologna Spiaggia, quella con le dune costiere di sabbia dorata e ghiaia fine in alcuni tratti. È il miglior esempio di spiaggia dunale protetta dell’Abruzzo costiero. Tra Cologna e la foce del Vomano si trovano delle spiagge libere, spesso frequentate da chi ama fare passeggiate lunghe o dagli appassionati di pesca sportiva.

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Fonte: Ufficio stampa
Una spiaggia della Riserva del Borsacchio

La Spiaggia del Borsacchio, accessibile tramite sentieri sterrati o percorsi da fare a piedi o in bicicletta. Questa spiaggia è molto tranquilla ed è ideale per chi cerca silenzio e natura. C’è una spiaggia anche alla foce del torrente Borsacchio, tra mare, fiume e dune, molto frequentata dai birdwatcher. Qui l’accesso non è sempre semplice, ma ci sono percorsi da fare a piedi. E, infine, c’è la spiaggia di Roseto degli Abruzzi, in teoria già fuori dalla zona protetta, ma immediatamente confinante. Questa è sicuramente la più urbanizzata, con stabilimenti balneari e servizi.

Cosa vedere nella Riserva del Borsacchio

Sicuramente una gita alla riserva merita per le sue spiagge selvagge e il litorale naturale. Lontane dagli stabilimenti chiassosi di Roseto degli Abruzzi, qui la pace regna sovrana. Le dune di sabbia sono un habitat raro in Abruzzo, con specie vegetali tipiche come il giglio di mare, il ravastrello e la santolina delle sabbie. Per chi ama il birdwatching, ma anche per chi è semplicemente curioso, si possono avvistare alcuni uccelli rari come il fratino e il fratino maggiore, inseriti nella lista rossa nazionale come specie in pericolo di estinzione, e poi il gabbiano corallino, che nel periodo dell’accoppiamento indossa un cappuccio nero sul capo, e i meravigliosi cavalieri d’Italia.

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Fonte: Ufficio stampa
La natura della Riserva del Borsacchio

La foce del torrente Borsacchio è uno dei luoghi migliori per l’osservazione degli uccelli. Certo, il periodo migliore non è l’estate, bensì la primavera e l’inizio dell’autunno, pertanto, se cercate una gita da fare fuori stagione queste è perfetta. La Riserva Borsacchio ospita anche delle antiche masserie e delle case coloniche. Quasi tutti gli edifici storici risalgono alla seconda metà dell’Ottocento e sono spesso legate alle famiglie che colonizzarono la zona. Spesso sono loghi abbandonati, ma rimangono testimonianze uniche delle origini di Roseto e della tradizione contadina che era in origine, il motore economico del territorio.

Come arrivare alla Riserva del Borsacchio

La riserva è raggiungibile con diversi mezzi, ma anche a piedi o in bicicletta. Per chi arriva in auto, In auto, si consiglia di lasciare il mezzo al parcheggio vicino ai sottopassi ferroviari, tra la strada statale Adriatica e la collina (Montepagano), da dove partono sentieri verso il mare e la collina. Per chi si muove con i mezzi pubblici, da Roseto degli Abruzzi si prende il bus (linea TUA: Pescara–Giulianova–Teramo/L’Aquila). Le fermate utili sono: Nazionale‑Donizetti, circa 12 minuti a piedi dalla riserva, oppure Strada Statale 16 Adriatica, a circa 18 minuti a piedi dalla riserva. Si può anche raggiungere in treno con la linea regionale Pescara–Teramo, scendendo alla stazione di Roseto Degli Abruzzi e poi percorrere circa 40 minuti a piedi.

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Fonte: Ufficio stampa
La Riserva del Borsacchio, un luogo ancora incontaminato

La Riserva del Borsacchio è raggiungibile anche attraverso sentieri e ciclovie. A piedi, si cammina lungo la spiaggia verso Nord per circa 2,5 km. C’è anche il percorso da Montepagano verso Cologna Spiaggia o alcuni percorsi ad anello consigliati, come per esempio l’anello da Cologna Spiaggia, da Montepagano o da Roseto, tutti ottimi sia per chi ama il trekking sia per chi preferisce la due ruote o addirittura una comoda e‑bike. Si possono noleggiare biciclette a Roseto o a Cologna Spiaggia.

Le spiagge segrete di Punta Aderci sono il tesoro dell’Abruzzo

Mare da sogno, macchia mediterranea e sentieri: sono le prime meraviglie che colpiscono chi pensa a Punta Aderci, un’incantevole riserva naturale istituita nel 1988 in Abruzzo. Poco distante da Vasto, è così bella da sembrare dipinta.

Dove si trova e come arrivare a Punta Aderci

Punta Aderci è una riserva naturale in Abruzzo con numerose spiagge. Si trova a nord di Vasto, ed è facilmente raggiungibile partendo da questo incantevole borgo o da altre località marittime della provincia di Chieti. Le indicazioni per la riserva sono ben segnalate e sul sito sono presenti itinerari da percorrere a piedi o in bici per esplorare la zona; proprio qui si trovano alcune delle spiagge meno note dell’Abruzzo.

Cosa vedere a Punta Aderci

Gli amanti del mare e della natura outdoor non possono perdere la visita alla riserva naturale di Punta Aderci. L’Abruzzo ha istituito l’area protetta nel 1988 comprendendo un territorio di 285 ettari lungo il litorale. La riserva si estende da Punta Penna fino alla foce del fiume Sinello.

A dominare la scena è sicuramente la natura che regala un mood selvaggio e autentico. Si mescolano promontori rocciosi a picco sul mare con calette più intime dove il relax è assoluto. Il rumore delle onde culla e i sentieri impegnativi rendono la meta più distante dall’overtourism, specialmente in alcune calette.

La riserva prende il nome dal promontorio a 26 metri sul livello del mare: da qui si gode di una vista effetto wow con mare turchese sotto e montagne maestose sopra. Come scoprirla? In bici o meglio ancora a piedi; sul sito della riserva sono disponibili mappe con escursioni e sentieri.

Attenzione, alcuni sentieri sono davvero impegnativi e quindi consigliati solo ai più esperti. In ogni caso è bene affrontare la camminata con adeguato abbigliamento tecnico e scarpe con una buona aderenza. La riserva è accessibile tutto l’anno, non servono biglietti ma solo un comportamento etico e rispettoso verso l’ambiente.

Le spiagge più belle di Punta Aderci

Chiaramente chi visita questo luogo lo fa per poter vedere da vicino alcune delle spiagge più belle della regione. La prima, e forse la più facile da raggiungere, è Punta Penna: comfort e natura si mixano con servizi per le famiglie. La sabbia è dorata, la macchia mediterranea è alle spalle e qui il profumo inconfondibile della costa accende i sensi. Una curiosità? Questa zona è scelta dal fratino per nidificare.

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Fonte: iStock
Punta Penna, Spiaggia dei Libertini e Riserva Naturale di Punta Aderci

Altra meraviglia è la spiaggia dei Libertini, si trova poco distante e si raggiunge solo a piedi o via mare. Un sentiero immerso nella natura, ideale per gli amanti del trekking che una volta affrontato svela una baia appartata, dai ciottoli levigati e acque trasparenti.

Da non perdere Punta Aderci, una caletta che dà il nome all’intera riserva. Piccola e riservata, è un angolo di natura incontaminato da rispettare. Per raggiungerla serve un po’ di impegno fisico, ma ne vale la pena.  Altrettanto meravigliosa è la spiaggia di Mottagrossa, con ciottoli bianchi e mare turchese che creano un contrasto d’effetto. È tra le aree più selvagge della riserva e la natura regna sovrana.

Alla scoperta delle spiagge meno note d’Abruzzo, tra natura e pace

Esistono luoghi dove il tempo sembra rallentare, dove le onde non competono con la musica degli stabilimenti e la sabbia non è affollata da file di ombrelloni. Sono angoli nascosti lungo la costa adriatica abruzzese, spiagge che sfuggono alle rotte del turismo di massa e che, per questo motivo, conservano ancora il fascino autentico della natura selvaggia.

In Abruzzo, il mare sa ancora essere un rifugio. Anche in pieno agosto, basta allontanarsi dai litorali più noti per scoprire calette silenziose, tratti di costa protetti e scorci da vero “sogno mediterraneo”. Ecco cinque spiagge dove la bellezza non ha bisogno di clamore per farsi notare.

Spiaggia del Turchino: la magia nascosta di San Vito Chietino

A San Vito Chietino, dove la Costa dei Trabocchi svela le sue sfumature più intime, si cela la Spiaggia del Turchino. Il nome, che sembra rubato a una tavolozza di acquarelli, racconta già tutto: qui il mare si accende di tonalità cristalline, intense, quasi irreali.

Conosciuta anche come Calata Turchino, la caletta custodisce un’atmosfera rarefatta, sospesa tra la vegetazione mediterranea che la abbraccia e i ciottoli bianchi che punteggiano la battigia. L’accesso non è dei più semplici (occorre camminare, scendere, cercarla) ma è proprio questa distanza dalla frenesia a renderla speciale.

Chi arriva fin qui non cerca soltanto un bagno, ma l’esperienza di ritrovare il mare nella sua forma più pura.

Punta Penna: sabbia dorata tra dune e silenzi

Nel cuore della riserva naturale di Punta Aderci, tra Vasto e Casalbordino, si apre la spiaggia di Punta Penna, un paesaggio che sembra intatto, immune dal passare del tempo. È una distesa dorata che corre per chilometri, punteggiata da dune coperte di vegetazione rara e animata da presenze discrete come il gabbiano reale o il piccolo fratino.

Non vi sono barriere, né costruzioni invasive, solo sabbia soffice, vento salmastro e un mare che riflette il cielo con tonalità turchesi. Sotto la superficie, si nascondono anche creature marine affascinanti come la torsiope e le tartarughe di mare.

Punta Penna è uno di quei luoghi in cui il silenzio diventa parte del paesaggio, e dove ogni elemento (dal volo degli uccelli al fruscio della vegetazione) contribuisce a una giornata perfetta.

Spiaggia di Cologna: tra dune, riserva e quiete

A Roseto degli Abruzzi, accanto alla Riserva Naturale del Borsacchio, si estende la spiaggia di Cologna, ancora selvaggia, dove la costa si lascia accarezzare dal mare senza aver ceduto alla cementificazione. È uno dei pochi tratti rimasti fedeli alla loro natura originaria, e per questo rappresenta una meta preziosa per chi cerca un po’ di quiete.

La sabbia è a grana media, morbida al passo, e l’ambiente è reso ancora più suggestivo dalla presenza di alberi secolari e di una flora che ospita rare specie di uccelli.

Punta Ferruccio: tra scogli, ciottoli e orizzonti aperti

Punta Ferruccio, nei pressi di Ortona, è uno di quei luoghi che sembrano esistere fuori dal tempo. Vi si arriva con un po’ di fatica, scendendo lungo sentieri che si insinuano nella macchia mediterranea, ma una volta giunti a destinazione, il mondo sembra allontanarsi.

La spiaggia si distende tra ciottoli levigati e scogli scolpiti dal vento e dall’acqua, lambita da un mare cristallino che riflette ogni sfumatura del cielo. La vegetazione intorno è fitta, rigogliosa, quasi a voler proteggere il tratto di costa da sguardi indiscreti.

Punta Aderci: un paesaggio che incanta

Scorcio della spiaggia di Punta Aderci, Abruzzo
Fonte: iStock
Veduta panoramica della spiaggia di Punta Aderci

Tra tutte le meraviglie d’Abruzzo, Punta Aderci è forse quella che racchiude in sé l’essenza più completa del territorio. Riconosciuta come una delle riserve naturali più spettacolari della regione, la costa alterna falesie, dune, tratti sabbiosi e scogliere a picco sul mare. È un mosaico di paesaggi diversi, cuciti insieme dal filo invisibile della bellezza selvaggia.

I sentieri che attraversano la riserva sono perfetti per il trekking, ma anche per la semplice contemplazione. Dall’alto si gode di panorami che lasciano senza fiato, mentre lungo la costa si incontrano scorci ideali per lo snorkeling. I fondali ospitano una biodiversità sorprendente: delfini, tartarughe di mare, pesci variopinti che si muovono tra i riflessi del sole.

E poi è il paradiso per chi ama il birdwatching.

Cammino dei Briganti: i luoghi da scoprire tra Abruzzo e Lazio

Il Cammino dei Briganti è un itinerario escursionistico ad anello lungo circa 108 chilometri, che si sviluppa tra l’Abruzzo meridionale e il Lazio settentrionale, attraversando territori di confine un tempo teatro di battaglie, nascondigli e fughe di coloro che si opposero all’unificazione d’Italia. Il cammino tocca paesi e vallate tra la Marsica e il Cicolano, due aree storicamente legate da secoli di transumanza, vita rurale e resistenza contadina. Intraprendere questo percorso significa immergersi in un ambiente ancora integro e poco turistico, dove la presenza umana è discreta e il paesaggio conserva una forza arcaica: faggete secolari, pascoli d’altura, antichi tratturi e borghi in pietra fanno da sfondo a ogni tappa.

L’itinerario, che parte e si conclude nel borgo di Sante Marie (AQ), è suddiviso in sette tappe, percorribili in altrettanti giorni, ma adattabili secondo il proprio livello di allenamento o disponibilità di tempo. È ben segnato e curato grazie all’impegno di associazioni locali, come la Compagnia dei Cammini, e rappresenta una proposta ideale per chi cerca un cammino autentico, accessibile e profondo dal punto di vista culturale e paesaggistico.

Perché si chiama “Cammino dei Briganti”

Il nome evocativo del cammino affonda le radici in una pagina spesso trascurata della storia italiana: quella del brigantaggio postunitario. Dopo l’unificazione del 1861, le zone interne dell’Appennino centro-meridionale – in particolare i territori dell’ex Regno delle Due Sicilie – furono teatro di una lunga e sanguinosa resistenza popolare contro il neonato Regno d’Italia. Bande di briganti, spesso sostenute dalle comunità locali, si rifugiarono tra questi monti per sfuggire alle forze piemontesi e continuare la loro lotta. Il territorio attraversato dal Cammino dei Briganti fu uno dei più attivi in questo senso: da Cartòre a Valdevarri, da Rosciolo a Nesce, le vallate divennero rifugi naturali per i fuorilegge e oppositori politici.

Fra le figure più emblematiche legate a questa zona c’è quella di José Borjes, un ufficiale spagnolo borbonico che si unì alla causa brigantesca come emissario del re Francesco II, tentando di organizzare una contro-offensiva militare che però si concluse tragicamente. Borjes venne catturato e giustiziato proprio nei pressi dei luoghi oggi toccati dal cammino. Il suo nome – come quello di altri briganti locali – è ricordato ancora oggi da lapidi, cippi e racconti tramandati oralmente, che fanno del percorso una vera e propria narrazione a cielo aperto della microstoria italiana.

Le tappe principali

Il Cammino dei Briganti è pensato per essere percorso in sette tappe giornaliere, che formano un anello chiuso con partenza e arrivo a Sante Marie. Ogni tappa è un microcosmo a sé: si attraversano boschi secolari, borghi medievali, crinali panoramici e vallate dimenticate dal tempo. Le distanze sono contenute, ma la varietà dei paesaggi e la presenza costante di testimonianze storiche rendono ogni giornata ricca di scoperte.

A questo si aggiungono la possibilità di pernottare in strutture accoglienti, di incontrare la popolazione locale e di assaporare una cucina semplice ma autentica. L’organizzazione del cammino è flessibile: alcune tappe possono essere allungate o accorciate in base al proprio passo e alle esigenze logistiche, mentre la variante al Lago della Duchessa offre un’opzione più alpina per chi cerca un’avventura fuori dal tempo.

Tappa 1: da Sante Marie a Santo Stefano

(5,6 km, 380m D+, 160m D-, 2 ore)

La prima tappa parte dal borgo di Sante Marie, dove ha sede il Museo del Brigantaggio e dove è possibile ritirare il salvacondotto, simbolo identitario del cammino. Il percorso si addentra in un bosco di castagni e faggi, offrendo già dalle prime ore un’immersione nella natura appenninica. Lungo il sentiero si incontrano antiche carbonaie e muri a secco, testimoni dell’antica economia di montagna. Il tratto è breve ma presenta una discreta salita che culmina nel piccolo abitato di Santo Stefano, incastonato tra i monti e caratterizzato da un’atmosfera sospesa nel tempo. È un luogo perfetto per pernottare in tranquillità e assaporare i ritmi lenti della vita rurale.

Tappa 2: da Santo Stefano a Nesce

(13,9 km, 400m D+, 625m D-, 5-6 ore)

Dopo aver lasciato Santo Stefano, il cammino prosegue su sentieri e strade bianche che attraversano boschi e crinali panoramici, offrendo scorci suggestivi sulla Valle del Salto. Durante il tragitto si incontra la frazione di Valdevarri, con una fontana pubblica utile per rifornirsi d’acqua. Questa zona era nota per essere uno dei rifugi preferiti dai briganti, grazie alla sua posizione isolata e alla fitta vegetazione. Più avanti, una variante consente di visitare Poggiovalle, paese disabitato che conserva un fascino ruvido e autentico, perfetto per chi cerca silenzi profondi e tracce della storia dimenticata. L’arrivo a Nesce avviene scendendo lungo un sentiero boscoso: il borgo è adagiato su un piccolo colle e offre strutture ricettive diffuse per il pernottamento.

Tappa 3: da Nesce a Cartòre

(12,6 km, 580m D+, 500m D-, 4-5 ore)

Da Nesce si parte attraversando un territorio collinare che progressivamente si innalza verso le pendici del Monte Velino, offrendo tratti molto suggestivi tra boschi misti e radure panoramiche. Il percorso è silenzioso e solitario, attraversa aree rurali abbandonate e conserva un’atmosfera quasi intatta. Uno dei tratti più belli è quello che si avvicina a Cartòre, dove si cammina su una vecchia strada sterrata, tra muretti a secco e tratti di prato punteggiati da querce. Il borgo di Cartòre, oggi disabitato ma ben restaurato, è uno dei simboli del cammino, perché fu rifugio di briganti e centro di resistenza popolare. Qui è possibile dormire in rifugio autogestito o in tenda, immersi in un paesaggio selvaggio e senza tempo.

Tappa 4 (opzionale): da Cartòre al Lago della Duchessa e ritorno

(11 km, 900m D+, 900m D-, 5-6 ore)

La salita al Lago della Duchessa, facoltativa ma altamente consigliata, è una delle esperienze più intense e panoramiche del cammino. Il sentiero si inerpica ripidamente tra boschi e canaloni, fino a raggiungere la conca glaciale a 1.788 m, dove si trova il lago, spesso parzialmente ghiacciato in primavera. Questo luogo ha un’aura solenne e silenziosa, circondato da pareti rocciose e pascoli d’altura frequentati da cavalli e bovini liberi. La discesa avviene lungo lo stesso percorso. È fondamentale avere buone condizioni fisiche, acqua a sufficienza e un minimo di esperienza in ambiente montano, soprattutto in caso di neve residua o nebbia.

Tappa 5: da Cartòre a Rosciolo dei Marsi

(15,7 km, 400m D+, 700m D-, 5-6 ore)

Questa tappa riconduce verso la bassa valle, offrendo tratti di cammino molto vari tra sentieri boschivi, strade poderali e scorci sulla conca del Fucino. Il percorso tocca il borgo di Masseria, dove è possibile una sosta, e prosegue poi verso uno dei luoghi più suggestivi dell’intero cammino: il monastero di Santa Maria in Valle Porclaneta, splendido esempio di architettura romanica incastonato nella roccia. La tappa termina a Rosciolo dei Marsi, borgo ben conservato con numerose possibilità di alloggio, noto per la sua architettura tradizionale e i murales storici.

Tappa 6: da Rosciolo dei Marsi a Casale Le Crete

(10 km, 300m D+, 150m D-, 3-4 ore)

Una tappa più breve e rilassante, ideale per recuperare energie. Si cammina tra colline dolci, orti e oliveti, con il Monte Velino sempre a fare da sfondo. Durante il tragitto si attraversano zone agricole e si toccano antichi casali, fino ad arrivare a Casale Le Crete, una struttura immersa nella natura, punto ideale per una sosta gastronomica o un pernottamento rigenerante. Il paesaggio è aperto e soleggiato, con tratti panoramici che offrono vedute spettacolari sul Fucino e sulla catena del Sirente.

Tappa 7: da Casale Le Crete a Sante Marie

(13 km, 300m D+, 350m D-, 4-5 ore)

L’ultima tappa chiude l’anello riportando il camminatore a Sante Marie, attraverso un percorso morbido ma vario. Si attraversano aree boscose e crinali panoramici, dove è possibile ammirare tutta la vallata e riflettere sul viaggio appena compiuto. Prima dell’arrivo, si passa accanto a fontane storiche, vecchi muretti contadini e sentieri che furono battuti da pastori e briganti. Il ritorno a Sante Marie rappresenta un momento di gratitudine e compimento: il viaggio si chiude nello stesso luogo da cui è iniziato, ma con nuovi occhi e nuove consapevolezze.

Logistica e consigli di sicurezza per percorrere il Cammino

Una delle grandi forze del Cammino dei Briganti è la sua accessibilità logistica. Il punto di partenza, Sante Marie, è raggiungibile facilmente in auto, ed è collegato anche da mezzi pubblici tramite treni e autobus che arrivano fino a Tagliacozzo o Avezzano. Il cammino è ben segnalato lungo tutta la sua estensione, con segni rossi e bianchi che accompagnano il camminatore in sicurezza. Lungo le tappe, sono presenti strutture ricettive locali: B&B, agriturismi, case private, rifugi, e in alcuni casi aree attrezzate per campeggiare. È consigliato prenotare con anticipo, soprattutto nei mesi estivi e durante i ponti festivi, quando l’affluenza è maggiore. Le tappe sono pensate per essere affrontate anche da camminatori mediamente allenati e non richiedono equipaggiamento tecnico: bastano un buon zaino, scarponcini comodi e uno spirito di adattamento.

Il Cammino dei Briganti non presenta particolari rischi oggettivi, ma richiede comunque attenzione e consapevolezza, soprattutto in relazione all’isolamento di alcune tappe e all’ambiente naturale che si attraversa. I sentieri sono ben segnati, ma è buona norma portare con sé una traccia GPS aggiornata e una mappa escursionistica cartacea, utile in caso di problemi con la batteria del telefono. L’acqua si trova facilmente lungo il percorso, grazie alla presenza di fontane pubbliche e rifornimenti nei borghi, ma è sempre meglio avere con sé una borraccia capiente o una sacca idrica per le giornate più lunghe o calde.

Non è necessaria un’assicurazione alpinistica, ma è consigliabile avere con sé un kit di pronto soccorso, una coperta termica e un fischietto di emergenza, oltre ai numeri di riferimento della protezione civile e dei centri abitati lungo il percorso. Il cammino è percorribile da marzo a novembre, ma nelle stagioni intermedie – soprattutto a primavera inoltrata e in autunno – è bene verificare le condizioni meteo prima della partenza, perché la nebbia e le piogge intense possono rendere alcuni tratti scivolosi. Se si sceglie di dormire in tenda, è importante conoscere le normative locali e piantare la tenda solo nelle aree consentite, rispettando sempre l’ambiente e lasciando pulito.

Il Cammino dei Briganti: un’esperienza che lascia il segno

Il Cammino dei Briganti non è solo un itinerario escursionistico, ma un vero viaggio nel cuore nascosto dell’Appennino centrale. È un’esperienza che unisce natura, storia, spiritualità e semplicità. Camminare tra questi sentieri significa riscoprire un’Italia minore e profonda, fatta di borghi silenziosi, paesaggi vasti e gesti autentici. È un cammino che insegna l’autonomia, la lentezza e il rispetto, dove ogni passo si fa memoria, e ogni sosta è un’occasione per tornare in ascolto.

Adatto sia a chi è alle prime esperienze di cammino, sia a chi ha già percorso vie più celebri, il Cammino dei Briganti rappresenta un invito a rallentare, osservare, ascoltare. Un viaggio per tutti, ma soprattutto per chi è disposto a lasciarsi sorprendere.

I 6 borghi più belli dell’Alta Valle del Volturno, angolo incantato d’Italia

L’Alta Valle del Volturno è un angolo incantato al confine tra Lazio e Abruzzo, dove la natura incontaminata si intreccia con una storia millenaria e borghi antichi raccontano, passo dopo passo, il passato di un territorio autentico.

In questa zona del Molise, ci si ritrova avvolti da un’atmosfera differente: le strade di ciottoli, le torri medievali, le chiese affrescate e i paesaggi vegliati dai monti regalano un’esperienza di viaggio intima, lontana dai circuiti turistici di massa. È qui che si celano alcuni dei borghi più belli, tesori da scoprire con lentezza, ascoltando il silenzio e respirando il profumo della terra.

Fornelli, il borgo delle sette torri

Quando si arriva a Fornelli, si ha subito la sensazione di entrare in un luogo sospeso nel tempo. Parte del circuito ufficiale de I Borghi più Belli d’Italia, si erge fiero nell’Alta Valle del Volturno con l’impianto medievale ancora intatto e una cinta muraria tra le meglio conservate dell’intera regione. Le sue torri, ben sette, svettano a protezione di un centro storico dove ogni pietra racconta storie di nobili, abati e antiche dominazioni.

Fornelli nasce nel X secolo, come insediamento fondato dagli abati di San Vincenzo al Volturno, che contribuirono alla rinascita di queste terre dopo un periodo di decadenza. Passeggiando tra le stradine strette che si arrampicano lungo il colle, si incontrano architetture nobiliari, palazzi storici e scorci che appartenere un manoscritto antico.

Colpisce la maestosità del castello, trasformato nel Settecento in un palazzo fortificato, dove nel 1744 soggiornò persino Carlo III di Borbone. E poi c’è la splendida chiesa madre di San Michele Arcangelo, custode di un’arte sacra che vibra ancora tra le navate.

Colli a Volturno, la piccola Parigi del Molise

Chi si avventura fino a Colli a Volturno scopre una fiaba. Le tre colline boscose, sempreverdi e avvolte da una vegetazione rigogliosa, gli hanno valso l’affettuoso soprannome di “piccola Parigi” del Molise. Ma non è solo un paragone poetico: custodisce davvero tesori unici, che narrano secoli di storia e una connessione profonda con la natura.

Il borgo affonda le sue radici nel VII secolo a.C., ai tempi dei Sanniti, ma fu nel Medioevo che i monaci benedettini di San Vincenzo al Volturno ne favorirono lo sviluppo. E ancora oggi, camminando per il paese, si possono ammirare resti di un acquedotto romano e soprattutto la cinta muraria sannitica, lunga sei chilometri, che affascina archeologi e studiosi da ogni parte del mondo.

A poco più di 400 metri d’altitudine, domina una valle incantevole, in un susseguirsi di scorci naturali che lasciano senza fiato: da una parte le vette delle Mainarde, dall’altra i profili del Matese. Qui, il contatto con la natura è totale, ma sempre intrecciato con la memoria storica di un popolo che ha saputo custodire le proprie radici.

Cerro al Volturno, il borgo del castello

Panorama di Cerro al Volturno
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Veduta panoramica di Cerro al Volturno

Arrivando a Cerro al Volturno non si può fare a meno di alzare lo sguardo verso il castello che troneggia sull’intero abitato. Sospeso su uno sperone di roccia che emerge dalla pianura, il borgo appare protetto da una cornice di mura antiche e silenziose. È il racconto della difficoltà della costruzione in un luogo impervio, ma anche la sicurezza che la posizione strategica ha garantito per secoli.

Cerro prende il nome da un albero secolare, il quercus cerri, e custodisce un centro storico compatto, che si scopre facilmente a piedi. Tra le case, alcuni murales geometrici animano le facciate e accompagnano fino al cuore del paese: il Castello Pandone. Edificato per la prima volta nel X secolo e ricostruito nel Quattrocento, ha saputo adattarsi alle forme della roccia, dando vita a un edificio irregolare ma affascinante, simbolo della forza e della tenacia del borgo molisano.

Le mura storiche che racchiudono il paese risalgono al XIV secolo e conservano ancora le tracce delle torri e delle abitazioni che vi si appoggiavano. Un piccolo mondo arroccato che resiste al tempo, fedele alla sua identità.

Rocchetta a Volturno, tra storia e spiritualità

Rocchetta a Volturno è un borgo doppio, diviso tra l’antico nucleo di Rocchetta Alta e la parte più recente costruita più a valle, Rocchetta Nuova. Una duplice anima che racconta la storia di un paese resiliente, che ha saputo reinventarsi senza perdere le proprie radici.

Arroccata sulla montagna, Rocchetta Alta custodisce i resti della Rocca medievale e regala panorami da sogno, mentre a valle, Rocchetta Nuova si sviluppa con ordine ottocentesco, frutto del trasferimento della popolazione in seguito a problemi di stabilità del terreno. Ma la vera perla del territorio è l’Abbazia di San Vincenzo al Volturno, uno dei più antichi monasteri d’Italia. Fondata nell’VIII secolo, l’abbazia ha attraversato secoli di distruzioni, rifacimenti e restauri, fino a ritrovare nel Novecento, grazie a un intervento attento, le forme gotiche del XIII secolo. Al suo interno si conservano rari affreschi di epoca longobarda, testimoni di un’arte perduta che riesce sempre a commuovere.

Non meno importante è la memoria storica legata alla Seconda Guerra Mondiale: nelle vicinanze si combatté duramente, e il Museo delle Guerre Mondiali ne custodisce le tracce e le storie.

Montenero Val Cocchiara, tra storia e spiritualità

Montenero Val Cocchiara è un piccolo scrigno di storia che si apre tra le colline molisane, abitato da poco più di 500 anime ma carico di un fascino antico. Le sue origini risalgono al lontano XI secolo, quando era un feudo dell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno. Ma è già nel Chronicon Volturnense del 975 che si trova traccia del borgo, allora chiamato Mons Niger.

Nel XII secolo sorgeva già una chiesa dedicata a Santa Maria, oggi nota come Santa Maria di Loreto, che con la sua facciata austera, il portale settecentesco e il campanile svettante invita al raccoglimento e all’ammirazione. All’interno, spicca un altare del 1754 decorato con raffinati intarsi floreali, testimonianza di una sensibilità artistica raffinata.

Il centro storico, racchiuso da mura in pietra grigia e dominato dal maestoso Palazzo Ducale del 1891, è una vera perla da esplorare. Le numerose chiese, cappelle e luoghi sacri punteggiano il paese, rendendolo uno dei centri spiritualmente più ricchi della zona.

E tutto intorno, il paesaggio si apre sulla vallata del Pantano della Zittola, con le sue atmosfere quasi carsiche e una bellezza aspra, che conquista al primo sguardo.

Pizzone, il cuore selvaggio della Valle

Centro storico di Pizzone
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Scorcio del centro di Pizzone

Nascosto tra i boschi di faggio e acero, Pizzone è un piccolo paradiso verde che domina la valle Ura dal monte Mattone. Qui la natura detta ancora le sue leggi, e il borgo vive in perfetta armonia con l’ambiente circostante. Nei dintorni, si possono incontrare specie rare come l’orso bruno marsicano, l’aquila reale e i cervi, mentre il silenzio dei boschi accompagna i passi di chi esplora simili luoghi senza tempo.

Pizzone vanta ancora intatte le tre antiche porte di accesso, che delimitavano i vari nuclei abitativi poi fusi nel borgo attuale. Porta Lecina, Porta dei Santi e Porta Borea sono come varchi in un passato che continua a vivere tra le pietre.

Nel centro storico, la chiesa di San Nicola rivela l’anima antica, emersa dopo il terremoto del 1984, mentre numerose cappelle devozionali punteggiano il territorio e raccontano una fede semplice e radicata, plasmata di riti e silenzi.

Effetto TikTok, dopo Roccaraso anche Ovindoli frena l’overtourism

Dopo Roccaraso, anche Ovindoli corre ai ripari. La rinomata località sciistica abruzzese, situata in provincia dell’Aquila, ha deciso di adottare misure restrittive per limitare l’afflusso turistico, dopo che la tiktoker napoletana Rita De Crescenzo ha manifestato l’intenzione di stabilirvisi. La notizia, come riporta l’agenzia AGI, ha destato preoccupazione tra gli amministratori locali, che temono disagi legati a un eccessivo afflusso di visitatori, in particolare dalla Campania.

La cittadina, frequentata soprattutto da turisti romani, ha deciso di seguire il modello già sperimentato con successo a Roccaraso: numeri contingentati e controlli serrati. Domani, presso la Prefettura dell’Aquila, si terrà una riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, finalizzata a definire le misure da adottare. Già stabilita la prima stretta: a Ovindoli potranno entrare al massimo 35 pullman, con prenotazione obbligatoria.

Le misure imposte fino a marzo

Per comprendere l’impatto della decisione, basti pensare che lo scorso weekend sono giunti in paese 14 pullman, quasi tutti dal Lazio, ad eccezione di uno dalla Campania, che trasportava turisti in un viaggio organizzato con soggiorno in albergo. Stando all’AGI, il sindaco di Ovindoli, Angelo Ciminelli, ha emesso un’ordinanza basata su due valutazioni principali. La prima riguarda la recente riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, durante la quale la questione è stata accennata. La seconda è una decisione maturata indipendentemente dal clamore mediatico generato dai social network.

Ovindoli, rispetto ad altre località sciistiche dell’Appennino, gode attualmente di un buon innevamento, fattore che ha incentivato un notevole afflusso di sciatori e turisti. Per questo motivo, l’ordinanza sarà valida almeno fino al 2 marzo, data entro la quale si prevede una normalizzazione dei flussi turistici, salvo imprevisti meteorologici. Anche a Roccaraso, epicentro del recente dibattito, la regolamentazione resta in vigore: il numero massimo di pullman consentiti è stato ridotto da 100 a 70, misura che resterà attiva almeno fino alla stessa data.

Rovere e Ovindoli in inverno
Fonte: istock
Il borgo abruzzese di Rovere e Ovindoli

Ovindoli, perla dell’Appennino tra sci e natura

Arroccata a 1.375 metri di altitudine, Ovindoli è una delle mete più apprezzate dell’Appennino centrale, grazie alla presenza del Monte Magnola, centro delle attività turistiche sia in inverno che in estate. Situata in Abruzzo, all’interno del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, la località attira ogni anno migliaia di visitatori amanti degli sport all’aria aperta.

La stazione sciistica di Ovindoli – Monte Magnola si trova a circa 2 km dal centro del paese e si estende tra i 1.450 e i 2.220 metri di altitudine. Grazie alla sua esposizione a nord, la stagione sciistica qui può durare fino a 150 giorni l’anno, generalmente da dicembre a maggio. Il comprensorio offre 21 piste per un totale di 30 km, uno snowpark con due aree distinte e anche la possibilità di praticare sci notturno su due tracciati, Dolce Vita e Topolino.
Sono disponibili una decina di impianti di risalita, dotati di tecnologia avanzata, con un sistema di innevamento programmato per garantire sempre le condizioni ottimali. Numerose scuole di sci e snowboard, insieme a servizi di noleggio attrezzature, rendono Ovindoli una destinazione perfetta per principianti ed esperti. Per chi desidera un’esperienza più suggestiva c’è anche la possibilità di pernottare in quota allo Chalet-Rifugio Anfiteatro, che ha camere affacciate direttamente sulle piste da sci.

Con il boom del turismo invernale e l’attenzione mediatica crescente, Ovindoli si trova ora a gestire una sfida delicata: garantire la sicurezza e la sostenibilità dell’afflusso turistico senza snaturare l’identità del borgo e il suo equilibrio ambientale. Le nuove misure di controllo rappresentano pertanto un primo passo per tutelare questa perla dell’Appennino, mentre la stagione sciistica continua a regalare emozioni agli appassionati di sport sulla neve.

Dove andare a sciare in montagna senza trovare folla

Se amate sciare e state cercando delle mete senza folla, ecco dove dovreste andare per trovare impianti all’avanguardia e senza code, piste libere e innevate e divertirvi senza stress e nel silenzio più assoluto.

Campo Felice in Abruzzo

Se Roccaraso è salita alle (tristi) cronache per l’invasione di turisti, in Abruzzo ci sono altre località bellissime dove poter sciare e che non sono state prese d’assalto. Come Campo Felice, per esempio, una località sciistica molto apprezzata per la sua accessibilità e le piste di media difficoltà. Il comprensorio comprende 35 km di piste e si estende su un’altitudine che va dai 1.300 ai 2.100 metri, con impianti che garantiscono neve sicura anche nei periodi più critici. Gli impianti di risalita sono 15) offrono un accesso rapido e comodo alle piste (di cui se ne contano ben 24), con 9 seggiovie, 2 sciovie, 3 tappeti e 1 manovia.

Alpe di Mera in Piemonte

Anche le regioni alpine offrono ancora diverse località sciistiche poco note dove divertirsi senza troppa folla, Una o di queste è l’Alpe di Mera in Piemonte. Questa località si raggiunge solamente con la funivia. Siamo a circa 1500 metri di quota, in un luogo davvero fuori dal tempo. Qui le cose da fare non sono poche e regalano attimi indimenticabili a chi raggiunge questo piccolo borgo di montagna. Si può sciare lungo circa 30 km di piste adatte a tutti i livelli. Se questo non bastasse c’è anche un campo scuola con tapis roulant e una Fun Slope con dossi, tunnel e curve. Vi sono anche tre percorsi per chi ama esplorare la montagna con le ciaspole ai piedi.

Piazzatorre in Val Brembana

Tra le mete sciistiche poco battute c’è anche Piazzatorre, in Val Brembana, Lombardia. È una località molto apprezzata proprio per questa sua caratteristica, che consente di trascorrere una piacevole e tranquilla esperienza in un paesaggio dominato dalle Alpi Orobie. Il comprensorio di Piazzatorre offre agli sciatori circa 20 km di piste, con percorsi adatti ai principianti e a un livello intermedio. Inoltre, la qualità delle piste è garantita da un importante impianto di innevamento artificiale, che rende ottime le condizioni della pista per tutta la stagione invernale.

Colere in Val di Scalve

Sempre in Lombardia si trova il comprensorio sciistico di Colere, in Val di Scalve, una stazione sciistica conosciuta per le sue piste tecniche e per i panorami mozzafiato. Dominata dal Massiccio della Presolana, questa località è molto apprezzata soprattutto dagli sciatori esperti e dagli amanti delle discese in alta quota. Fra tutte, la pista più amata è la Pista Regina, una delle più spettacolari della zona. Oltre allo sci alpino, anche qui sono presenti numerosi percorsi per chi cerca un contatto più intimo nella natura attraverso lo sci di fondo. Colere è tra le destinazioni più consigliate per chi è alla ricerca di un’atmosfera tranquilla, grazie all’assenza di grandi folle.

Pescegallo in Valtellina

Tra le tante note località sciistiche della Valtellina, insieme a Bormio e a Livigno, si trova anche la piccola skiarea di Pescegallo, in Val Gerola, che offre quattro piste da sci (la Pista Scala è considerata di difficoltà alta), per un totale di 12 km e quattro impianti di risalita (una seggiovia, uno skilift e due tapis roulant) che portano fino a duemila metri di quota. Per gli amanti dello snowboard e del freeride, questa località offre anche una rinomata Snowboard Valley, un vero paradiso dove si possono trovare spazi incontaminati per favolose discese sulla neve fresca, ma anche ciaspolate e slittate.

Schilpario sulle Alpi Orobie bergamasche

Dicono che sia il fiore all’occhiello dello sci nordico nonostante non sia né una grande né una famosa stazione sciistica. Situata anch’essa in cima alla Valle di Scalve e incastonato tra le Orobie bergamasche, Schilpario è una località che sorge a 1135 metri. D’inverno, un silenzioso manto bianco ricopre l’intero territorio e l’affascinate abetaia che lo circonda e che si trasforma nella Pista degli Abeti. Le piste sono due per un totale di 4 km e due sono gli impianti di risalita. Le piste sono collocate nella spettacolare Conca di Epolo e la partenza degli impianti è a pochi passi dal centro del paese. Un ampio campo scuola è servito da skilift, ma si può anche salire in quota per praticare scialpinismo o ciaspolare. Un anello di piste di 10 km è perfetto per chi pratica sci di fondo.

Prato Valentino di Teglio sull’Alpe di Teglio

Questa località sciistica poco nota è una rinomata terrazza panoramica affacciata sulle Alpi Orobiche. Con i suoi 10 km di piste facili e medie, un campo scuola sci e bob e una perfetta esposizione al sole durante la giornata, la ski area di Prato Valentino è l’ideale per le famiglie. L’Alpe di Teglio è l’unica località sciistica della Valtellina a offrire 2 km di pista omologata per slitte e slittini, servita da un efficiente impianto di risalita. Per chi non scia ci sono tante altre attività alternative: passeggiate o ciaspolate lungo i percorsi segnalati che attraversano i boschi e i piani innevati oppure un percorso per gli amanti dello sci alpinismo classico.

Montagna Grande di Viggiano in Basilicata

La stazione sciistica Montagna Grande di Viggiano, sull’Appennino Lucano a un’altezza di 1410 metri, è dotata di tre piste per lo sci alpino e di un tracciato per lo sci di fondo per un totale di circa 4 km. Sono presenti due sciovie di diversa lunghezza, le quali servono due piste lunghe rispettivamente 550 e 300 metri, un campo scuola e un agevole impianto di risalita per ragazzi e sciatori inesperti. Inoltre, è presente un impianto di illuminazione che permette lo sci in notturna. Se non volete sciare, ma desiderate comunque godervi i paesaggi innevati, potete praticare nordic walking, esplorare sentieri con le ciaspole, scivolare a bordo di slittini o su ciambelle da neve.

Gambarie d’Aspromonte in Calabria

Nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte, Gambarie è una delle località sciistiche calabresi da prendere in considerazione se si vuole stare lontani dalla folla. Il comprensorio dispone di quattro seggiovie, una sciovia e cinque piste di diversa difficoltà, oltre a un emozionante Weigand Alpine Coaster. La località offre una vista spettacolare sulla Costa Ionica da un lato e sull’Appennino calabrese dall’altro. Le piste di Gambarie sono adatte principalmente a sciatori di livello intermedio e avanzato, anche se sono presenti alcuni tracciati più semplici per i principianti. Questa località è particolarmente rinomata per le sue piste panoramiche e per la bellezza dei boschi di conifere che, con la neve, offrono uno scenario fiabesco.

Piano Battaglia sulle Madonie

Nel cuore della Sicilia centrale, c’è il comprensorio sciistico di Piano Battaglia, immerso nel Parco delle Madonie, un’area naturale che regala paesaggi incantevoli. Situato a circa 1.570 metri di altitudine, è il punto di riferimento per gli amanti dello sci dela regione. Questa località si estende fino a 1.840 metri sulla vetta del Monte Mufara e offre impianti moderni e piste adatte a sciatori di ogni livello. Negli ultimi anni, è stato completamente rinnovato con l’introduzione di una nuova seggiovia biposto e uno skilift. I 4,5 km di piste sono stati completamente rifatti, allargati e messi in sicurezza. Tra le piste più note, la pista Mollica, con pendenze che ricordano quelle delle più celebri località alpine, perfetta per chi cerca emozioni forti. La pista dello Scoiattolo, adatta a sciatori principianti, e la pista Sparviero, più tecnica, con tratti impegnativi che la rendono l’ideale per chi vuole affinare la propria tecnica.

Roccaraso invasa dai turisti diventa il caso di overtourism dell’inverno

Tra le mete sciistiche più popolari dell’inverno 2025 c’è sicuramente la località di Roccaraso sulle montagne dell’Abruzzo. Merito anche dalla neve copiosa che è scesa nelle ultime settimane, questa destinazione è stata letteralmente presa d’assalto dai turisti – non per forza sciatori, anzi -ma anche di alcuni influencer che hanno “sponsorizzato” il comprensorio sciistico, tanto da lanciare un allarme che va oltre l’overtourism. Si parla infatti di una vera e propria invasione. Roccaraso è una delle mete sci più note del Centro Italia ed è facilmente raggiungibile anche da Napoli, da dove sono arrivati migliaia di sciatori che hanno affollato le piste condividendo le loro prodezze su TikTok.

Ne è nato un caso di cui hanno parlato tutti i media: ventimila gli sciatori sulle piste, altri diecimila nel piccolo paese che solitamente conta non più di 1500 abitanti, con 260 pullman – molti dei quali non autorizzati – arrivati in un solo weekend, causando code e caos mai visto prima e mandando in tilt l’intera cittadina.

Un piano per contrastare l’overtourism

Nessuno, dai maesstri di sci alle strutture ricettive, dagli abitanti ai ristoratori si aspettava un così grande afflusso turistico a Roccaraso quest’inverno. Certo, da una parte queste decine di migliaia di turisti hanno mangiato, bevuto, fatto acquisti, pertanto per l’economia del Comune è solo un vantaggio, ma resta il problema della gestione di tutte queste persone in una cittadina che non è abituata a una tale folla.

Roccaraso ha anche la fama di essere una meta low cost, tanto che i tour operator che organizzato le gite in giornata fanno pagare anche solo 20 euro a persona e ciò forse non fa bene al turismo.

Roccaraso Turismo si è premurata di ricordare tramite una nota e sui social che in Abruzzo esistono altre località sciistiche che offrono altrettanti servizi: “Desideriamo mettere in evidenza che il nostro comprensorio sciistico, che si estende tra i Comuni di Roccaraso, Rivisondoli, Barrea e Pescasseroli, vanta ben 29 impianti e oltre 100 km di piste”, hanno dichiarato i gestori del comprensorio sciistico AltoSangroSkipass. “Un vero orgoglio non solo per l’Abruzzo, ma per tutta l’Italia. Le recenti discussioni mediatiche sull’overtourism riguardano solo i visitatori non sciatori, che hanno frequentato il paese e non rispecchiano la realtà del nostro comprensorio. Grazie ai suoi numerosi alberghi, bar, ristoranti, scuole di sci e diverse attività, il territorio si presenta come un luogo vivace e ospitale, valorizzato ulteriormente dall’eccellenza delle sue piste e dei suoi impianti”.

Turismo sì, quindi, ma gestito, smistato e controllato, come avviene già in alte località d’Italia fortemente colpite dagli effetti dell’overtourism. Roccaraso sta vivendo una nuova florida stagione, come negli Anni ‘90, ma deve essere gestita meglio,  apartire dagli organizzatori.

Roccaraso, meta top dell’inverno

Immerso nel cuore degli Appennini e dell’Alto Sangro, Roccaraso rappresenta la destinazione ideale per chi cerca una connessione autentica con la montagna, in ogni sua sfumatura. In questa splendida area, la natura ancora piuttosto incontaminata si mescola perfettamente con un ampio ventaglio di attività all’aria aperta, offrendo esperienze straordinarie d’inverno ma anche durante tutto l’anno.

Roccaraso è il più grande comprensorio sciistico dell’Italia centrale grazie ai suoi 130 km di piste che collegano le località di Rivisondoli, Pescocostanzo e Pescasseroli con 32 impianti di risalita, che lo avvicina ai livelli dei grandi comprensori del Nord. Roccaraso Aremogna dispone di 16 impianti (una cabinovia, 8 seggiovie, 5 skipass e 2 tapis roulant) che servono 3 piste nere, 14 rosse, 16 blu. Nella zona di Pizzalto ci sono 5 impianti (una seggiovia esaposto, 3 skilift, 1 tapis roulant) su 5 nere, 5 rosse e 5 blu.

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Fonte: ANSA
Il paese di Roccaraso innevato

D’inverno, quindi, si trasforma in uno dei paradisi sciistici più apprezzati d’Italia. Le sue piste perfettamente curate soddisfano le esigenze di tutti gli amanti degli sport invernali: dalle discese più veloci per gli sciatori esperti alle piste per principianti e alle aree dedicate allo snowboard e allo sci di fondo. La qualità degli impianti, moderni e ben attrezzati, insieme alla bellezza del paesaggio montano, fanno di questa zona una meta ambita per chi cerca emozioni sulla neve. Forse un po’ troppo.

“Ci impegniamo a promuovere un turismo sostenibile che rispetti l’ambiente e valorizzi il patrimonio naturale che rende Roccaraso e il comprensorio AltoSangroSkipass una destinazione di eccellenza”, hanno spiegato i gestori del comprensorio. “Roccaraso è un esempio concreto di come il turismo possa integrarsi armoniosamente con la tutela dell’ambiente grazie anche ai numerosi servizi offerti”.

Abruzzo, le destinazioni di montagna più magiche sono queste

Terra in cui la natura regala scenari pazzeschi, l’Abruzzo è la regione da scegliere per chi cerca una vacanza all’insegna della bellezza: tra cime elevate, montagne, boschi e colline, qui vivono tantissimi animali, comprese alcune specie protette.

Un vero e proprio polmone verde grazie ai suoi tre parchi nazionali, a un parco regionale e a 38 aree protette. Quindi non stupisce che spesso questa area del Centro Italia venga definita la regione verde d’Europa. Qui la vegetazione è varia e ci si può immergere in faggeti, oppure incontrare abeti bianchi, pini, ginepri e molto altro.

Con una varietà naturale incredibile e le sue tante zone da scoprire, l’Abruzzo è la destinazione perfetta da raggiungere per una vacanza in montagna, sia in estate, sia in inverno, per trascorrere momenti indimenticabili andando alla scoperta di location che levano il fiato. Senza dimenticare anche i borghi che punteggiano questo territorio e che sono veri e propri gioielli da conoscere, oppure le destinazioni più note in cui fare il pieno di bellezza e di storia. Tutto quello che devi sapere per scegliere l’Abruzzo come prossima destinazione delle tue vacanze nella natura: dove andare in montagna in estate e in inverno.

Dove andare in montagna in Abruzzo in estate: parchi, laghi e riserve

Tre parchi regionali, uno nazionale e numerose aree protette: l’Abruzzo è la destinazione ideale per chi sogna una vacanza in montagna d’estate. Sono tantissimi i luoghi da visitare e c’è l’imbarazzo della scelta tra vette, boschi secolari, ampi altipiani ricchi di meraviglia, ma anche laghi da conoscere ed esplorare. Tante le possibilità tra le quali scegliere come prossima meta per un viaggio immersi in paesaggi mozzafiato. Alcune di queste destinazioni, poi, sono perfette sia in estate sia in inverno e regalano tante attività differenti, per chi è alla ricerca di una vacanza attiva.

Lago di Campotosto

Circondato dalle montagne, il Lago di Campotosto si trova a circa 1300 metri di altitudine ed è un bacino di origine artificiale realizzato tra il 1930 e il 1940, che si sviluppa in maniera particolare nel territorio dell’omonimo comune.

Si trova nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Lega ed è la destinazione perfetta per tutti coloro che vogliono vivere una vacanza estiva all’insegna di bellissimi panorami e di tante attività da fare. Ad esempio, si può esplorare il lungolago che si snoda per oltre 40 chilometri da percorrere in bici, oppure in questa zona si possibile fare belle camminare e dedicarsi all’equitazione; infatti, il comune di Campotosto si trova all’interno dell’ippovia del Gran Sasso, che si può percorrere sia a piedi, ma anche a cavallo e in bicicletta. Le attività da fare nel lago, invece, sono in particolare windsurf, kitesurf e kayak. Un luogo che regala davvero tante opportunità. Si trova a circa una ventina di chilometri da Amatrice e da una cinquantina da L’Aquila, si raggiunge facilmente con l’automobile.

Lago di Campotosto dove andare in montagna in estate in Abruzzo
Fonte: iStock
Lago di Campotosto: destinazione in Abruzzo per chi ama la montagna in estate

Monti della Laga

Restiamo nel parco nazionale del Gran Sasso e andiamo alla scoperta dei Monti della Laga, tra le più belle mete di un viaggio nel cuore della natura abruzzese. Qui ci si immerge in uno scenario sorprendete che mescola boschi di faggi e abeti, a meravigliose cascate vista la grande presenza di acqua. Da segnalare la cascata della Morricana che si raggiunge partendo da Ceppo e attraversando un meraviglioso bosco di faggi e abeti bianchi. Ceppo è una località di Rocca Santa Maria in provincia di Teramo e si trova immerso nell’antico bosco Martese.  Da Teramo si raggiunge la frazione di Ceppo in meno di un’ora con l’automobile transitando lungo la provinciale 48.

Campo Imperatore

Un luogo di rara bellezza, che colma gli occhi di meraviglia e stupore: si tratta di Campo Imperatore, noto anche con l’appellativo di Piccolo Tibet, un meraviglioso altipiano posto tra i 1500 e i 2000 metri d’altitudine e inserito all’interno del parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. La destinazione di montagna perfetta da raggiungere in estate (ma non solo) in Abruzzo: vi sono laghetti, il giardino botanico Campo Imperatore, la stazione meteorologica e la stazione di osservazione astronomica a 2145 metri d’altitudine. Si tratta del luogo ideale da raggiungere per fare passeggiate, escursioni a piedi e in bicicletta, oppure scegliere percorsi che si possono fare in mountain bike. E come se non bastasse, questi luoghi hanno fatto anche da scenografia a film celebri italiani e non solo.

In estate si può raggiungere in automobile, oppure con la Funivia del Gran Sasso d’Italia. Questa seconda opzione è molto utile in inverno: si parte da Fonte Cerreto e si arriva a 2128 metri di altitudine. La funivia è aperta nei giorni feriali dalle 8,30 con ultima corsa alle 17 (partenze ogni 30 minuti), mentre il fine settimana e nei giorni festivi la prima corsa è alle 8.

Lago di Scanno

Non si sbaglia a pensare che potrebbe essere considerato uno dei luoghi più romantici da ammirare e visitare: si tratta del lago di Scanno, un affascinante bacino naturale in Abruzzo dalla particolarissima forma a cuore. Ci troviamo a quasi mille metri d’altitudine, in provincia dell’Aquila nella alta valle del fiume Sagittario, a fare da corona a questo specchio d’acqua ci sono i monti Marsicani, mentre il suo bacino si estende tra il comune di Villalago e quello di Scanno.

Lago di Scanno: dove andare in montagna in Abruzzo
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La forma del Lago di Scanno: dove andare in montagna in Abruzzo

Un luogo suggestivo in cui vivere un’estate in montagna praticando anche sport acquatici, oppure prendendo il sole sulle piccole spiagge che sono state ricavate lungo il suo perimetro. Non mancano le passeggiate, come la bella escursione lungo il Sentiero del Cuore che si snoda per circa 2 chilometri e porta al punto panoramico da cui – osservando il lago – si può vedere la particolare forma. Da non perdere anche la chiesa della Madonna del Lago, consacrata nel 1702. Si arriva in circa un’ora partendo dall’Aquila.

Gole del Sagittario

Nei pressi del favoloso lago di Scanno si trovano le Gole del Sagittario, riserva naturale e oasi, caratterizzate da una natura selvaggia e meravigliosa: ci si imbatte in rupi, ghiaioni calcarei, ma anche boschi e prati. In tutto questo spiccano le gole calcaree le cui rocce derivano da un passato antichissimo. Si va dai 700 metri di altitudine salendo fino ai 1500 metri e all’interno di questa area vengono programmati eventi per ogni età e gusto. L’accesso all’oasi è gratuito e libero, mentre le visite guidate sono a pagamento, così come le escursioni con accompagnatori. Si trova a soli 15 chilometri da Scanno e a 30 da Pescasseroli, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo.

Dove andare in montagna in Abruzzo in inverno: località e impianti sciistici

Quando si pensa alla montagna nel centro Italia in inverno, l’Abruzzo è una delle location più apprezzate per chi ama la neve, gli sport e tutte le attività correlate. Qui, infatti, ci sono diverse destinazioni adatte a chi è alla ricerca di località e impianti per immergersi nella perfetta atmosfera invernale. Come il già citato Campo Imperatore, nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: la tariffa della funivia durante la stagione invernale ammonta a 12 euro (andata e ritorno) nei giorni feriali, 14 nei giorni festivi, mentre lo skipass giornaliero 22 euro nei giorni feriali e 33 in quelli festivi. Comprende diverse piste, rosse e blu, e un campo scuola.

Comprensorio dell’Alto Sangro

Una delle destinazioni sciistiche per eccellenza è il comprensorio dell’Alto Sangro: quest’area è meravigliosa tutto l’anno e con il freddo offre piste per divertenti discese e percorsi per ciaspolate. Al suo interno vi sono diverse località come Roccaraso o Rivisondoli ma anche Pescocostanzo, Pescasseroli, Barrea e Castel di Sangro. Roccaraso ha 100 chilometri di piste, mentre le altre località regalano moltissime attività differenti.

Ci si può mettere alla prova con lo sci alpino, lungo i 140 chilometri di piste del territorio, adatte a ogni capacità e che si raggiungono con cabinovie, seggiovie, skilift e tapis roulant, ma anche sperimentare lo sci di fondo. Lo skipass ha un costo variabile, ad esempio, il giornaliero tra gennaio e marzo 2025 di 57 euro per gli adulti e di 51 per junior e senior, ma ci sono anche pacchetti scontati.

Tante le attività che si possono fare come lo snowkite (sono previste zone precise per farlo), escursioni con le ciaspole e vi è un’area bambini pensata proprio per loro.

Comprensorio dell’Alto Sangro: Rivisondoli
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Comprensorio dell’Alto Sangro: Rivisondoli, destinazione di montagna in Abruzzo

Ovindoli Monte Magnola

Ci immergiamo nel parco regionale naturale del Sirente – Velino e raggiungiamo Ovindoli, suggestivo borgo di montagna in provincia dell’Aquila. Le piste sono numerose e si adattano a ogni livello e capacità, le aperture dipendono dalla neve: sia degli impianti di risalita (che sono in totale 11) sia delle piste che ammontano a 21. È possibile praticare sci notturno, nelle date che vengono via via specificate, e vi è uno snowpark. Lo skipass ha un costo che varia in base al periodo della stagione (un adulto tra la metà di dicembre e i primi di marzo spende dai 42 ai 40 euro al giorno).

Parco naturale regionale Sirente-Velino
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Parco naturale regionale Sirente-Velino: dove andare in montagna in Abruzzo

Prati di Tivo

Un’altra location in Abruzzo per chi ama la montagna in inverno è Prati di Tivo: qui si trovano quattro impianti di risalita e alcune piste (come sempre vale la regola di verificare le aperture per capire se sono in funzione oppure no). Si possono praticare escursioni e ciaspolate, come quella che da Prati di Tivo porta alla Madonnina, e che ha una durata di circa due ore in salita e di 45 minuti in discesa, oppure raggiungere il Rifugio Franchetti che si trova tra il Corno Grande e il Corno Piccolo, nel Vallone delle Cornacchie a 2433 metri di altezza. In inverno è accessibile su prenotazione e lo raggiungono soprattutto alpinisti e sciatori esperti.

Campo Felice

L’area di Campo Felice dispone di 40 chilometri di piste, suddivisi in 24 percorsi e dotate di 15 impianti, si trova in parte all’interno del parco naturale regionale Sirente-Velino e nei comuni di Lucoli e Rocca di Cambio. Lo skipass giornaliero ha un costo che varia in base al momento della stagione, ma che si aggira (nei festivi) sui 39 – 43 euro. Tra piste, scuole sci e snowpark è l’ideale per chi cerca una bella vacanza in montagna in Abruzzo.

Trekking ed escursioni in montagna in Abruzzo

Con un territorio così ricco di bellezze e di località da vedere, l’Abruzzo è la regione italiana ideale per chi cerca una vacanza all’insegna del trekking e dell’escursionismo, offrendo diverse possibilità: da quelle già citate a percorsi speciali che vale la pena fare, come l’Ippovia del Gran Sasso, ma non solo.

L’Ippovia si snoda lungo 470 chilometri di meraviglia: si può percorrere a cavallo, ma anche in tanti altri modi diversi come a piedi e in bicicletta. E anche i percorsi sono diversificati: da quelli che possono durare una manciata di ore, alle escursioni che possono durare uno o due giorni, fino a un’intera settimana alla scoperta dei paesaggi incredibili dell’Abruzzo. Ci sono opzioni per tutti i livelli da scoprire con le guide.

Per chi ama il trekking un’altra meta da tenere in considerazione è il Monte Amaro che raggiunge i 2793 metri e si trova nel massiccio della Maiella. Un percorso abbastanza difficile, adatto agli esperti, ma che regala un’immersione totale nella natura e scorci davvero spettacolari.

Oppure si può scoprire il Monte Sirente, dell’omonimo gruppo, che ha un’altitudine di 2349 metri e all’interno del parco naturale regionale Sirente-Velino: raggiungere la vetta da Rovere prevede un trekking di circa 20 chilometri e la difficoltà è media.

Monte Amaro sul massiccio Maiella in Abruzzo
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Escursioni e trekking: Monte Amaro sul massiccio Maiella in Abruzzo

Dove andare in Abruzzo con i bambini

Tantissime le cose che si possono fare in Abruzzo con i bambini, oltre a quelle già citate come la montagna in estate, o in inverno, oppure alcune attività e percorsi lungo l’Ippovia del Gran Sasso. Ad esempio, nella regione verde d’Europa si può esplorare qualche tratto del Sentiero Italia CAI che è composto da 14 tappe e si sviluppa lungo 7000 chilometri, oppure si può andare alla scoperta della Camosciara, riserva naturale integrata nel parco nazionale d’Abruzzo, seguendo un percorso fino a raggiungere le due cascate: Ninfe e Tre Cannelle.

Per chi ama conoscere di più sulla fauna di questa splendida regione è imperdibile una visita all’Area Faunistica dell’Orso a Palena, in provincia di Chieti: si trova a 800 metri di altezza e si sviluppa su oltre 10mila metri quadrati.

Da non perdere anche la Transiberiana d’Italia, un treno che porta a scoprire le bellezze naturali di questa regione. Da sperimentare in inverno, ma anche in estate, prevede diverse opzioni partendo e rientrando dalla stazione di Sulmona: un modo affascinante di attraversare paesaggi straordinari.

L’Abruzzo è una regione ricca di bellezze naturali, di spettacolari paesaggi di montagna da scoprire in ogni stagione e adatti ai più piccoli esploratori ma anche ai viaggiatori più grandi, per una vacanza all’insegna della meraviglia.

Parco nazionale d'Abruzzo
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Dove andare in montagna in Abruzzo in estate e in inverno

Dove sciare in Abruzzo, le località migliori

L’Abruzzo, una regione ricca di fascino naturalistico e culturale e di paesaggi straordinari, è la meta ideale per chi cerca una combinazione perfetta di natura incontaminata e sport invernali di alta qualità. Le sue montagne imponenti, le valli mozzafiato e i borghi incastonati tra cime innevate offrono un panorama unico, che fa da cornice a un’esperienza sciistica indimenticabile. Se, da un lato, l’Abruzzo è conosciuto per le sue tradizioni millenarie, dall’altro durante l’inverno è un paradiso per gli appassionati di sci e snowboard, che possono godere di impianti moderni e ben attrezzati, in una delle regioni più affascinanti d’Italia.

Le località sciistiche abruzzesi, con le loro piste perfettamente curate e la qualità degli impianti, rappresentano il punto di riferimento ideale per chi cerca una vacanza attiva in montagna. Ogni area sciistica ha le sue caratteristiche peculiari: dalle stazioni più famose come Roccaraso, Campo Imperatore e Passo Lanciano, che attirano sportivi di ogni livello, a quelle più intime e tranquille, perfette per chi cerca un’esperienza più rilassante e a contatto con la natura.

In questo articolo, vi indicheremo quali sono le principali stazioni sciistiche abruzzesi, fornendovi informazioni dettagliate sugli impianti, i prezzi degli skipass, le modalità di accesso e la stagione di apertura. Ogni località sciistica è un mondo a sé, con diverse opzioni per gli amanti dello sci alpino, dello snowboard, ma anche per chi preferisce il più tranquillo sci di fondo o le passeggiate con le ciaspole. Inoltre, tutte le località sono facilmente raggiungibili da città come L’Aquila e Pescara, permettendo di godere appieno della bellezza selvaggia della regione senza dover percorrere lunghe distanze.

Sia che si tratti di esperti che cercano le piste più impegnative, sia di famiglie con bambini che desiderano approfittare di percorsi più semplici e sicuri, l’Abruzzo è la meta ideale per gli sport invernali. I prezzi degli skipass sono competitivi rispetto alle altre destinazioni italiane e, spesso, più convenienti, il che rende queste località accessibili a tutti. La stagione sciistica, generalmente, va da dicembre a marzo, ma alcune località offrono anche la possibilità di praticare sci fino a primavera inoltrata, grazie all’alta quota delle sue montagne.

Alto Sangro

Immerso nel cuore degli Appennini, Alto Sangro rappresenta la destinazione ideale per chi cerca una connessione autentica con la montagna, in ogni sua sfumatura. In questa splendida area, la natura selvaggia e incontaminata si mescola perfettamente con un ampio ventaglio di attività all’aria aperta, offrendo esperienze straordinarie durante tutto l’anno.

In inverno, Alto Sangro si trasforma in uno dei paradisi sciistici più apprezzati d’Italia, grazie alle sue località rinomate come Roccaraso, Rivisondoli e Pescocostanzo. Le sue piste perfettamente curate soddisfano le esigenze di tutti gli amanti degli sport invernali: dalle discese più veloci per gli sciatori esperti, alle piste per principianti e alle aree dedicate allo snowboard e allo sci di fondo. La qualità degli impianti, moderni e ben attrezzati, insieme alla bellezza del paesaggio montano, fanno di questa zona una meta ambita per chi cerca emozioni sulla neve.

Quando l’inverno lascia spazio alla primavera e all’estate, Alto Sangro non perde il suo fascino, trasformandosi in un rifugio perfetto per gli amanti della natura. Con la neve che si scioglie, emergono sentieri panoramici, verdi prati e boschi rigogliosi, ideali per chi ama il trekking, le escursioni o la mountain bike. Ogni stagione regala un volto nuovo alla montagna, che invita ad esplorare a piedi o in bicicletta i suoi paesaggi mozzafiato. L’aria fresca e pulita, unita alla tranquillità dell’ambiente naturale, rende ogni attività un’opportunità per riconnettersi con il ritmo più autentico della natura.

Sia che si scelga l’inverno per scivolare sulle sue piste, sia che si preferisca l’estate per godere della sua quiete, Alto Sangro è una meta che sa come conquistare i suoi visitatori, regalando emozioni e panorami in ogni stagione.

Piste e impianti di risalita:

Con un totale di 140 km di piste e ben 32 impianti di risalita, la zona offre una vasta gamma di percorsi, suddivisi in azzurre (facili), rosse (medie) e nere (difficili), perfette per tutti i livelli di abilità. Gli impianti di risalita, moderni e ben gestiti, includono cabinovie, seggiovie, skilift e tapis roulant, che assicurano un’esperienza sciistica fluida e comoda.

Inoltre, l’Alto Sangro è un luogo ideale anche per gli amanti dello sci di fondo, una disciplina che si pratica su terreni meno ripidi, con il tacco dello scarpone non agganciato, e che permette di esplorare le bellezze naturali della regione in modo più rilassato rispetto allo sci alpino. Con oltre 100 anni di tradizione nello sci alpino e una gestione esperta da più di trent’anni, questa località è perfetta per vivere una vera e propria esperienza sulla neve.

Quando aprono:

La stagione sciistica generalmente inizia da novembre e si protrae fino ad aprile, a seconda delle condizioni meteorologiche.

Come arrivare:

Raggiungere l’Alto Sangro è semplice e comodo grazie alla sua ottima rete di collegamenti. I visitatori possono arrivare facilmente ai principali parcheggi situati nelle località sciistiche della zona, tra cui Montepratello, Aremogna, Pizzalto, Gravare – Aremogna e Macchione – Aremogna. Questi parcheggi sono strategicamente posizionati per garantire un accesso rapido e diretto agli impianti di risalita, permettendo di iniziare subito la propria giornata sulla neve senza stress.

Prezzi:

Il costo dello skipass giornaliero per adulti è di 56 €, mentre per junior e senior è di 50 €. Per lo skipass mattutino, il prezzo per gli adulti è 49 €, mentre per junior e senior è di 44 €.

Campo Felice

Situato nelle vicinanze di L’Aquila, Campo Felice è una località sciistica molto apprezzata per la sua accessibilità e le piste di media difficoltà. Il comprensorio si estende su un’altitudine che va dai 1.300 ai 2.100 metri, con impianti che garantiscono neve sicura anche nei periodi più critici.

Piste e impianti di risalita:

Gli impianti di risalita di Campo Felice (che sono 15) offrono un accesso rapido e comodo alle piste (di cui se ne contano ben 24), con 9 seggiovie, 2 sciovie, 3 tappeti e 1 manovia, garantendo una portata complessiva di 23.000 persone all’ora. La località è dotata di un impianto di innevamento moderno, con 380 cannoni in grado di coprire oltre 35 km di piste. Questo sistema avanzato permette una produzione costante di neve, anche a temperature marginali, grazie a 40 sonde di rilevamento termico che monitorano le condizioni meteo e attivano automaticamente i cannoni quando necessario. L’impianto è completamente autonomo dal punto di vista idrico, grazie alla presenza di due laghi di accumulo con una capacità complessiva di 82 milioni di litri.

Quando aprono:

La stagione sciistica parte generalmente da dicembre e dura fino a fine marzo.

Come arrivare:

Arrivare a Campo Felice è semplice e comodo grazie alla sua posizione ben collegata. Dopo aver lasciato la rete autostradale, è possibile raggiungere facilmente la località in pochi minuti.

Da Roma: si percorre l’Autostrada A24 in direzione L’Aquila e si esce all’uscita Tornimparte (km 84), proseguendo sulla bretella di raccordo che porta direttamente alla base degli impianti (km 16). In alternativa, per raggiungere il versante Brecciara (Rocca di Cambio), si prende la SS 696 fino alla galleria di Serralunga, che collega la piana di Campo Felice all’Altopiano delle Rocche (circa 1,3 km).

Da L’Aquila: per raggiungere il versante Brecciara, basta seguire le indicazioni per Avezzano, Rocca di Cambio e Campo Felice fino alla base della seggiovia Brecciara (km 20). Se si desidera arrivare al versante di Campo Felice, si prende la SS 584 per Lucoli fino alla base degli impianti, oppure si può percorrere l’Autostrada A24 in direzione Roma, uscire a Tornimparte.

Prezzi:

Gli skipass giornalieri per la stagione invernale variano in base al periodo. Durante la bassa stagione, che va dall’apertura degli impianti fino al 20 dicembre 2024 e dal 17 marzo 2025 fino alla chiusura, il prezzo per gli adulti è di € 36,00, con una tariffa ridotta per i convenzionati a € 34,00 e uno speciale martedì a € 32,00. Nel periodo dell’altissima stagione, dal 21 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025, il prezzo per gli adulti sale a € 43,00, con i convenzionati a € 40,00, mentre lo speciale martedì non è disponibile. Per la stagione (dal 7 gennaio al 16 marzo 2025), gli skipass giornalieri hanno un costo di € 39,00 nei giorni feriali e € 41,00 nei festivi per gli adulti, mentre i convenzionati pagano € 36,00 nei feriali e € 38,00 nei festivi.

È disponibile anche una promozione “Speciale martedì” a € 36,00. Inoltre, sono previsti sconti speciali per alcune date: il 14 febbraio 2025 (San Valentino) e l’8 marzo 2025 (Festa delle Donne), con un prezzo per tutti di € 34,00. Per chi preferisce uno skipass a tempo, i prezzi partono da € 22,00 per 1 ora e arrivano a € 40,00 per 4 ore durante l’altissima stagione. Per coloro che desiderano utilizzare gli impianti solo per il trasporto pedonale sulle seggiovie Brecciara e Campo Felice, il costo di una corsa andata e ritorno è di € 12,00.

Passo Lanciano-Maielletta

La stazione sciistica di Passo Lanciano-Maielletta è situata nel cuore del Parco Nazionale della Majella, ed è famosa per la sua atmosfera tranquilla e per la varietà delle sue piste. Il comprensorio è ideale per chi cerca un posto lontano dalla folla ma con impianti ben attrezzati.

Il comprensorio offre una varietà di piste, che si adattano sia ai principianti che agli sciatori esperti. Le piste da sci alpino si snodano tra boschi di conifere e panorami mozzafiato, con una vista spettacolare sulla valle sottostante e sulla Majella. Gli impianti di risalita, tra cui seggiovie e skilift, sono progettati per garantire un accesso rapido e confortevole alle piste. Nonostante la sua dimensione contenuta rispetto ad altri comprensori più famosi, la località si distingue per l’efficienza dei suoi servizi e per la qualità della neve, resa perfetta grazie all’innevamento artificiale.

Piste e impianti di risalita:

Gli impianti di risalita di Campo Felice sono composti da 10 impianti: 1 seggiovia, 6 skilift, e 3 tapis roulant, con una capacità totale di trasporto di 23.000 persone all’ora. Le piste da sci alpino ammontano a 14 km complessivi, suddivisi in 4 km di piste facili e 10 km di piste medie. Non ci sono piste difficili per lo sci alpino. Per gli appassionati di sci di fondo, sono disponibili 5 km di piste dedicate.

Quando aprono:

La stagione invernale parte generalmente metà dicembre e si estende fino a marzo, ma l’apertura è sempre soggetta alle condizioni di neve.

Come arrivare:

Il comprensorio si trova a circa 20 km da Chieti e 80 km da Pescara. Da Chieti, si può seguire la SS84 fino a Passo Lanciano. Il percorso è agevole e ben segnato.

Prezzi:

Lo skipass giornaliero per adulti costa circa € 30. Sono disponibili pacchetti sconto per famiglie, scuole e gruppi.

Colle Rotondo – Scanno

Il comprensorio sciistico di Colle Rotondo si distingue per la varietà delle sue piste, tutte dotate di innevamento programmato, che soddisfano le esigenze di sciatori di ogni livello. Le sue piste impegnative sono ideali per i più esperti, mentre le piste più semplici sono perfette per i principianti o per chi vuole praticare lo sci in modo rilassato.

Oltre alle tradizionali discipline sciistiche, il comprensorio di Scanno offre una varietà di attività alternative per il divertimento e il relax, come il carving e il telemark. Inoltre, sono presenti piste dedicate al bob e allo slittino, che consentono di divertirsi in tutta sicurezza, anche per i più piccoli. Per gli appassionati di sport su ghiaccio, c’è anche la possibilità di praticare il pattinaggio sul ghiaccio, aggiungendo un tocco di magia alla propria esperienza in montagna.

Piste e impianti di risalita:

Le piste si sviluppano lungo i pendii di Monte Rotondo (1878 m slm), scendendo fino ai rifugi di Colle Rotondo e coprono un totale di oltre 15 km di tracciati. Tra queste, la più famosa e affascinante è sicuramente la “Pistone”, che parte dalla cima di Monte Rotondo e scende fino alla stazione intermedia della seggiovia, situata a 1250 metri. Questo percorso offre una vista mozzafiato e un’esperienza unica di sci, adatta agli amanti della velocità e della tecnica.

Quando aprono:

La stagione sciistica di Scanno inizia di solito metà dicembre e continua fino a marzo.

Come arrivare:

Per raggiungere Scanno, è necessario percorrere la SS83 da Sulmona, che dista circa 30 km dalla località sciistica.

Prezzi:

Lo skipass giornaliero per adulti è di circa € 25, ma i prezzi possono variare a seconda del periodo e delle condizioni meteo.

Ovindoli Monte-Magnola

La stazione sciistica di Monte Magnola Impianti, situata nel cuore del Parco Regionale Velino-Sirente, offre un’esperienza invernale completa a partire dai 1500 metri fino ai 2000 metri di altitudine. Grazie alla sua favorevole esposizione a nord, la stagione sciistica qui è una delle più lunghe del Centro Italia, con la possibilità di sciare dai primi di dicembre fino a maggio, con circa 130-150 giorni di neve ogni anno.

Piste e impianti di risalita:

Il comprensorio vanta 21 piste per un totale di 30 km, adatte a tutti i livelli di difficoltà, dalle facili piste blu alle difficili nere, passando per quelle rosse di difficoltà media. Il tutto è supportato da un avanzato sistema di innevamento programmato che garantisce condizioni perfette per sci alpino, snowboard, freestyle, freeride, sci di fondo, snowkite e nordic walking. Inoltre, la zona è dotata di uno snowpark attrezzato, diviso in due aree, per gli appassionati di snowboard e freestyle.

Gli impianti di risalita sono all’avanguardia, con 11 impianti che includono 3 seggiovie triposto, 2 seggiovie esaposto automatiche, 1 sciovia, 4 tapis roulant coperti e 1 telecabina automatica a 8 posti, per una portata oraria complessiva di circa 21.000 persone.

Quando aprono:

La stagione sciistica di Ovindoli inizia generalmente verso la prima metà di dicembre e continua fino agli ultimi giorni di marzo.

Come arrivare:

Per raggiungere Monte Magnola Impianti da Roma, si può prendere l’Autostrada A25 direzione Pescara e uscire ai caselli Magliano dei Marsi (proseguendo verso Massa d’Albe e Forme) o Aielli/Celano (seguendo poi la S.S. 5 bis per Ovindoli).

Da Pescara, si percorre l’Autostrada A25 direzione Roma e si esce al casello Aielli/Celano, seguendo la S.S. 5 bis per Ovindoli.

Da Perugia, si percorre l’E80 fino a Terni, poi si attraversano le Marmore e si prosegue sulla Superstrada Rieti-Valle del Salto, per arrivare a Magliano dei Marsi e proseguire verso Ovindoli.

Da Napoli, si prende l’A1 direzione Roma e si esce a Cassino. Da lì, si segue la Superstrada Cassino-Sora-Avezzano, si esce ad Avezzano Centro e si prosegue in direzione Celano e Ovindoli.

Prezzi:

Le tessere giornaliere per la stagione sciistica sono suddivise in diverse fasce di prezzo, con promozioni speciali e sconti stagionali. Durante il periodo promozionale, che va dall’apertura fino al 15 dicembre 2024, i prezzi per gli adulti partono da 34,00 € per uno skipass di 4 ore, con una riduzione per i ragazzi (nati dopo il 27 novembre 2006) e per le offerte speciali come il Martedì o le giornate festive come il 14 febbraio (San Valentino) e l’8 marzo (Festa delle Donne), con tariffe che vanno da 30,00 € a 34,00 €.

Durante l’altissima stagione, che va dal 16 dicembre 2024 al 7 gennaio 2025 e dal 1 febbraio al 9 marzo 2025, i prezzi aumentano, con uno skipass giornaliero per adulti a 42,00 €. In alta stagione, dal 6 gennaio al 31 gennaio 2025 e dal 10 marzo al 30 marzo 2025, i prezzi variano tra 40,00 € e 37,00 € per gli adulti, mentre i ragazzi pagano tariffe più basse, che vanno da 28,00 € a 33,00 €.

Infine, nella bassa stagione, dal 31 marzo 2025 fino alla chiusura, i prezzi diminuiscono, con tariffe giornaliere a partire da 30,00 € per gli adulti e 26,00 € per i ragazzi, con alcune esclusioni per particolari promozioni e periodi specifici. Inoltre, le tariffe comprendono anche vari tipi di biglietti, come quelli per il telecabina (andata e ritorno o solo andata).

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