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Passeggeri indisciplinati a bordo: il risarcimento è garantito oppure no?

Con l’arrivo del picco dei voli estivi, si ripresenta puntuale un fenomeno temuto da viaggiatori e compagnie aeree: i disservizi causati da passeggeri molesti o indisciplinati. Tuttavia, secondo gli esperti di diritto aeronautico di AirAdvisor, le compagnie aeree stanno sfruttando questi episodi per sottrarsi sistematicamente ai propri doveri di indennizzo: infatti, molti vettori utilizzano la dicitura “passeggero indisciplinato” come uno scudo automatico per respingere le richieste di risarcimento avanzate ai sensi del Regolamento UE261, basandosi su un’interpretazione distorta di una storica sentenza europea del 2020 (causa C-74/19). Tuttavia, la normativa europea prevede regole molto precise per l’applicazione di questa esimente.

Cosa stabilisce la sentenza europea

La Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) ha stabilito che il comportamento di un passeggero può sì costituire una “circostanza eccezionale”, ma solo a patto che vengano soddisfatti quattro requisiti rigorosi e cumulativi. Se anche solo una di queste condizioni non viene rispettata, la difesa della compagnia aerea decade e il risarcimento è dovuto:

  • imprevedibilità: la condotta deve essere del tutto fuori dal controllo del vettore. Se il passeggero mostrava già evidenti segni di alterazione o aggressività prima dell’imbarco e il personale lo ha fatto comunque salire, l’imprevedibilità viene meno;
  • nesso causale diretto: deve esserci un collegamento inequivocabile tra quel preciso incidente e il ritardo o dirottamento. Non sono ammessi generici riferimenti a disservizi avvenuti in tratte precedenti;
  • assenza di responsabilità del vettore: la compagnia deve dimostrare di non aver contribuito all’evento, ad esempio evitando di somministrare alcolici in quantità eccessiva a bordo;
  • obbligo di limitare il disservizio: il vettore deve provare di aver fatto tutto il possibile prima, durante e dopo l’episodio per contenere il ritardo e assistere i passeggeri (comprese le riprotezioni immediate).

«I passeggeri non perdono il diritto al risarcimento semplicemente perché un altro viaggiatore si è comportato in modo scorretto», spiega Anton Radchenko, CEO di AirAdvisor. «Lo perdono solo se la compagnia aerea è in grado di dimostrare di non aver avuto alcuna responsabilità nell’accaduto, fornendone prova e non limitandosi ad affermarlo».

Le reali dimensioni del problema

I dati globali della IATA indicano che il tasso di incidenti a bordo è in realtà migliorato, passando da un episodio ogni 307 voli nel 2024 a uno ogni 355 nel 2025. Tuttavia, l’altissimo volume di traffico della stagione calda moltiplica i casi assoluti. Le cause principali rimangono il consumo eccessivo di alcol e il mancato rispetto delle istruzioni dell’equipaggio. Troppo spesso, però, la “circostanza eccezionale” viene dichiarata d’ufficio dalle compagnie per non pagare i 250, 400 o 600 euro previsti dalla legge europea.

Come difendersi: la guida per il passeggero

Se il tuo volo subisce un forte ritardo o viene dirottato a causa di un passeggero molesto, non darti per vinto. Ecco le mosse consigliate dai legali:

  1. richiedi una motivazione scritta: non accettare scuse verbali. Pretendi che la compagnia metta nero su bianco la causa specifica e documentata del ritardo;
  2. documenta tutto: segna gli orari effettivi e fai screenshot dei tabelloni aeroportuali o delle app di volo;
  3. conserva ogni scontrino: pasti, hotel e trasporti sostitutivi ti devono essere rimborsati per legge, a prescindere dal risarcimento finale;
  4. attenzione ai voucher: non accettare frettolosamente buoni viaggio prima di aver verificato se hai diritto a ricevere la compensazione in denaro contante.

In conclusione, la definizione di “passeggero indisciplinato” non è una formula sufficiente per escludere il risarcimento. Spetta alla compagnia fornire prove concrete e dimostrare di aver fatto tutto quanto ragionevolmente possibile per prevenire l’episodio e limitarne le conseguenze.

La fortezza risorta dalle ceneri: viaggio nel cuore medievale di Rodi per scoprire il Palazzo del Gran Maestro

Oltre che con la luce accecante e l’odore salmastro che si insinua tra i vicoli di pietra lavica e calcare, la città di Rodi (sull’omonima isola) accoglie i viaggiatori con una maestosa cinta muraria che stringe il centro storico. Ci sono le pietre chiare che prendono il sole dell’Egeo e le strade che sembrano accompagnare il visitatore verso un’altra epoca. E poi, a un certo punto, in fondo alla celebre Via dei Cavalieri appare il Palazzo del Gran Maestro del Cavalieri, il monumento più importante dell’isola e uno dei massimi esempi di architettura militare medievale europea.

Il nome può creare un po’ di confusione: Palazzo del Governatore, Palazzo del Gran Maestro, Castello di Rodi e Palazzo del Gran Maestro dei Cavalieri indicano lo stesso straordinario complesso. Il suo soprannome più efficace resta però “Fortezza nella Fortezza“, per via delle sue imponenti torri, merlature e spesse pareti. Qui il potere dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni aveva il proprio cuore.

Il complesso sorge ai piedi dell’antica Acropoli, sopra l’area occupata da un forte bizantino risalente al VII secolo. Nel XIV secolo i Cavalieri di Gerusalemme, dopo la conquista di Rodi, trasformarono questa zona in una vera cittadella. Poi c’è la parte che rende la visita particolarmente curiosa: il castello che vediamo oggi è medievale nell’aspetto, ma la sua storia architettonica attraversa epoche diverse e porta con sé una forte impronta italiana.

Breve storia e leggende del Palazzo del Gran Maestro

La costruzione del palazzo risale alla prima metà del XIV secolo e fu legata al Gran Maestro Hélion de Villeneuve. I lavori richiesero più di 20 anni. L’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme aveva origini religiose e assistenziali, legate all’accoglienza e alla cura dei pellegrini diretti in Terra Santa. Con il tempo la sua natura cambiò profondamente e i Cavalieri divennero una forza militare cristiana.

Per oltre 200 anni Rodi fu la loro base e il Palazzo rappresentava il vertice dell’Ordine, anche perché in caso di pericolo poteva offrire rifugio alla popolazione. I sotterranei costituivano l’ultima linea difensiva e, dopo la conquista ottomana, il complesso venne trasformato in prigione per poi essere abbandonato.

Il colpo più drammatico, però, arrivò nel 1856: un’esplosione nella polveriera collegata alla vicina chiesa di San Giovanni, Agios Ioannis Prodromos, devastò il palazzo. La struttura rimase in rovina per decenni. La rinascita ci fu durante la dominazione italiana. Per la precisione tra il 1937 e il 1940, quando l’architetto Vittorio Mesturino guidò la ricostruzione, mentre altre fonti citano il coinvolgimento di Florestano di Fausto e Armando Bernabiti nel più ampio programma di recupero monumentale italiano.

Il progetto si basò sulle antiche descrizioni del palazzo e sulle illustrazioni storiche. Un riferimento prezioso fu il testo di Guillaume Caoursin, vicecancelliere dell’Ordine, autore di una dettagliata descrizione dell’assedio di Rodi. Il restauro rimase fedele all’immagine medievale, ma anche figlio della cultura del primo ‘900.

L’Italia voleva trasformarlo in una residenza estiva destinata a Vittorio Emanuele III e Benito Mussolini. Una targa con il nome di Mussolini, infatti, è ancora visibile all’interno. E qui la storia diventa scomoda, stratificata, impossibile da ridurre a un semplice racconto medievale. La Grecia ottenne Rodi nel 1947, secondo il Trattato di Pace, e dal 1948 il Palazzo del Gran Maestro fu trasformato in museo.

Leggende vere e proprie legate al castello sono meno numerose rispetto ai miti dell’antica Rodi. Il mistero nasce soprattutto dal continuo passaggio di poteri e dall’idea di una fortezza in grado di proteggere un’intera città. Ma la vicenda più affascinante riguarda forse il Laocoonte: nella sala dedicata al gruppo scultoreo si vede una copia dell’opera conservata ai Musei Vaticani. Gli scultori dell’originale, stando a una tradizione molto accreditata, erano legati proprio a Rodi. La storia sembra così tornare al punto di partenza.

La visita al Palazzo del Gran Maestro

L’ingresso principale è già una dichiarazione di forza, con le 2 torri, la merlatura e il blasone del Gran Maestro Hélion che accolgono il visitatore nella parte più riconoscibile del complesso. Alcuni elementi dell’accesso meridionale sono tra le poche porzioni originali rimaste dopo la distruzione del 1856. Sul lato occidentale si trova invece una torre rettangolare costruita verso la fine del XV secolo.

Superato l’ingresso, il grande cortile interno si mostra con un porticato che circonda lo spazio, mentre il pavimento presenta piastrelle di marmo disposte in motivi geometrici. Sul lato settentrionale compaiono statue greche provenienti dall’Odeon di Kos. Il museo presenta la storia medievale di Rodi, con particolare attenzione al ruolo commerciale dell’isola.

Una sezione racconta anche l’epoca bizantina. I mosaici romani trasferiti da Kos rappresentano una delle sorprese più forti del percorso, perché la visita mette insieme reperti provenienti da più isole dell’Egeo. La prima grande sala conserva stalli di coro cinquecenteschi e un mosaico tardo-ellenistico sul pavimento.

Poi arriva la Sala di Laocoonte, con la copia della celebre scultura. Nella Sala della Medusa si fa invece notare la testa della Gorgone realizzata in mosaico ellenico, affiancata da vasi cinesi e islamici. Una seconda sala con volta trasversale protegge un mosaico del V secolo proveniente da Kos.

La Sala dei Colonnati è ancora più scenografica grazie alle due file di archi appoggiate sulle colonne. Qui si osservano mosaici paleocristiani del V secolo. Il colpo d’occhio più prezioso arriva però nella Sala delle Nove Muse, con il celebre mosaico dedicato alle divinità delle arti.

La visita richiede tempo e una guida preparata può aiutare a capire la differenza tra parti medievali, reperti archeologici e ricostruzioni italiane. Conviene controllare gli orari aggiornati prima di partire, poiché cambiano in base alla stagione e alle aperture festive. Le informazioni indicano, in linea generale, un’apertura più ampia tra aprile e ottobre e un orario ridotto nei mesi invernali.

Dove si trova e come arrivare

Il Palazzo si trova in cima a Via Ippoton, la celebre Via dei Cavalieri, nel centro della Città Vecchia di Rodi. L’area storica è racchiusa dalle fortificazioni medievali e presenta strade acciottolate e irregolari. Per raggiungerlo dal centro della città moderna si può procedere a piedi fino alle porte della città fortificata e poi seguire il percorso verso Via dei Cavalieri.

Castello di Rodi, Grecia
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Il bellissimo Castello di Rodi

La posizione lo rende perfetto per una visita insieme alla Rodi Medievale. Il tragitto inizia dalle mura e dalle porte d’accesso, attraversa il dedalo di vicoli e arriva alla Via dei Cavalieri, una delle strade più celebri dell’isola. Poi il castello appare quasi in fondo al viaggio dentro la città fortificata. Ed è proprio lì che Rodi smette di essere soltanto mare turchese, spiagge e tramonti sull’Egeo.

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Nelle suggestive montagne del Friuli con la nuova storia di Ilaria Tuti

Un libro che ci porta nel passato e ci fa immergere in pagine di storia meno conosciute, ma anche esplorare luoghi in cui la natura regala scenografie che levano il fiato. Ilaria Tuti, apprezzatissima autrice di romanzi bestseller tra cui la serie di gialli con Teresa Battaglia, è tornata in libreria con una storia che ci porta indietro nel tempo, alla Seconda Guerra Mondiale e all’invasione della Carnia da parte dei Cosacchi. Siamo nella parte nord-occidentale del Friuli-Venezia Giulia, ed è lì che possiamo scoprire scenografie meravigliose, tra montagne, boschi fitti e borghi da visitare. E non c’è nulla di meglio che farlo in compagnia del libro giusto.

Alla scoperta della Carnia insieme a Ed è un poco la notte e un poco l’alba, l’ultimo romanzo di Ilaria Tuti pubblicato da Longanesi.

Tutto sulla Carnia, la zona del Friuli protagonista del libro

Ci sono dei romanzi che hanno il pregio di mostrarci con gli occhi dell’autrice (o dell’autore) luoghi incredibili. Così è la Carnia, zona che si trova nella parte nord-occidentale del Friuli e presenta alte vette (il monte più alto raggiunge quota 2780 metri), valli, boschi e borghi.

Sono diversi i luoghi citati nel romanzo, la cui protagonista è Serafina, una donna coraggiosa che vive in una terra di confine e che porta in sé credenze antiche. È lei la narratrice dell’arrivo dei Cosacchi ed è sempre lei che ci accompagna in una storia che avvince e avvolge.

La Zona Libera della Carnia è il cuore pulsante del nuovo libro di Ilaria Tuti, un’area autonoma e costituita dai Partigiani nell’agosto del 1944 e durata nemmeno una manciata di mesi all’epoca del Secondo conflitto Mondiale.

E quali sono alcune delle tappe da raggiungere accompagnati da Ed è un poco la notte e un poco l’alba? Ad esempio, la Valle di Verzegnis, citata nelle primissime pagine del romanzo. Qui si possono fare delle belle escursioni, magari lungo il lago artificiale oppure alla scoperta delle cave di marmo rosso o, ancora, verso il monte omonimo. Non manca la storia e in tal caso basta visitare la Pieve di San Martino oppure, per gli appassionati di arte, vale la pena raggiungere l’Art Park.

E poi il comune di Cavazzo Carnico con le sue frazioni. La protagonista, ad esempio, vive oltre la frazione di Mena, da sola su un versante soleggiato, ma tutta la zona vale la pena di essere esplorata a partire da Cesclans, con una Pieve che pare essere stata innalzata tra 700 e l’800 d.C.: rimane più in alto rispetto al piccolo paese e domina anche il lago di Cavazzo, il più grande bacino naturale (ha origine glaciale) della regione.

Lago di Cavazzo
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Il meraviglioso Lago di Cavazzo

Tantissime le tappe che si possono raggiungere nella Carnia, tra borghi da scoprire ed escursioni nella natura,  ma – visto che stiamo parlando di Ilaria Tuti – non ci si può esimere dall’uscire dal tracciato e raggiungere anche il paese dell’autrice: Gemona del Friuli con il suo duomo, la torre campanaria e il castello, è un vero gioiello. Tra l’altro viene anche citata nel libro.

Trava e il santuario: un altro luogo centrale del romanzo

C’è un altro luogo centrale nel romanzo ed è il santuario della Madonna di Trava, dove la nonna della protagonista compie un rito basato su una credenza popolare: tentare di ridare l’ultimo respiro ai neonati morti per battezzarli ed evitargli il Limbo.

Si trova nella frazione di Trava, che fa parte del Comune di Lauco, ed è stato innalzato nel 1659: si racconta che la Madonna del Carmelo fosse miracolosa e che concedesse proprio quell’ultimo respiro. Si raggiunge in 15 minuti, percorrendo un sentiero che offre una vista suggestiva ma è importante, viene spiegato sul sito ufficiale del turismo in Friuli-Venezia Giulia, prenotare la visita essendo gestito da volontari.

Tantissimi luoghi che regalano un’atmosfera ancora più vibrante e viva, se visitati osservandoli anche con gli occhi dell’autrice grazie a Ed è un poco la notte e un poco l’alba, l’ultimo imperdibile romanzo di Ilaria Tuti.

Gemona del Friuli, dove è nata Ilaria Tuti
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Gemona del Friuli paese di Ilaria Tuti

Le 30 spiagge più amate in Italia: la nuova classifica svela autentici paradisi

Pensate alle destinazioni vacanziere più idilliache e forse vi vengono in mente distese di sabbia bianca e acque cristalline. Non serve guardare troppo lontano per trovarle: molte di queste sono proprio in Italia. Lo conferma un’analisi elaborata da Holidu che ha incrociato punteggi e numero di recensioni raccolte su Google Maps, una delle fonti più consultate da chi cerca informazioni sulle destinazioni turistiche, per stilare la classifica delle 30 spiagge italiane più amate del 2025.

In cima alla lista c’è la Spiaggia dei Conigli, a Lampedusa, che con un voto medio di 4,9 su quasi 3.000 recensioni conferma un successo che dura da anni, sostenuto da un flusso costante di turisti italiani e stranieri. Al secondo posto sale Cala Mariolu, nel territorio di Baunei, in Sardegna, con 4,8 punti e oltre 5.500 recensioni. Il terzo gradino se lo aggiudica Tuerredda, nel sud dell’isola, che pur con una media leggermente più bassa (4,7) stacca tutte le altre per numero di recensioni: più di 15.800, il volume più alto dell’intera classifica.

La Sardegna domina la classifica con 22 spiagge su 30

Scorrendo l’elenco, quasi tre spiagge su quattro tra le prime trenta si trovano in Sardegna. Un dominio che attraversa l’isola da nord a sud, con litorali come Is Arutas e le sue sabbie chiarissime, Porto Giunco, Su Giudeu, Mari Pintau, Piscinas e Punta Molentis, distribuiti tra le province di Cagliari, Oristano, Sud Sardegna e Ogliastra.

Non si tratta quindi di un singolo tratto di costa, ma di un livello di gradimento diffuso lungo gran parte del perimetro costiero regionale, segno che la qualità del mare sardo non si concentra in poche località simbolo, ma si distribuisce su un territorio molto ampio.

Spiaggia di Punta Molentis in Sardegna
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La splendida spiaggia di Punta Molentis in Sardegna

Le spiagge più amate nel resto d’Italia

Le restanti spiagge in classifica arrivano da cinque regioni diverse, ciascuna con la propria interpretazione di paradiso. Dalla Calabria ci sono la spiaggia dell’Arcomagno a San Nicola Arcella, e la Rotonda di Tropea, entrambe apprezzate per un contesto paesaggistico ancora poco affollato. La Puglia è presente con Porto Selvaggio a Nardò, e San Pietro in Bevagna a Manduria, che chiude la classifica al trentesimo posto, ma con un punteggio comunque solido: 4,6 su circa 3.400 recensioni.

Dalla Liguria c’è Boccadasse, il piccolo borgo di pescatori che, pur inglobato nella città di Genova, mantiene intatta la propria identità rispetto al contesto urbano circostante. La Toscana entra in classifica con la Spiaggia di Cavoli all’Isola d’Elba, una delle mete più frequentate dell’arcipelago. A chiudere l’elenco è la Campania, con i Bagni della Regina Giovanna a Sorrento: l’unico ingresso non sabbioso di tutta la top 30, a conferma che il mare più amato dagli italiani non ha bisogno per forza di una spiaggia in senso stretto per conquistare chi lo visita.

Questa la classifica completa:

  1. Spiaggia dei Conigli, Lampedusa (Sicilia);
  2. Cala Mariolu, Baunei (Sardegna);
  3. Tuerredda, Teulada (Sardegna);
  4. Is Arutas, Penisola del Sinis/Oristano (Sardegna);
  5. Porto Giunco, Villasimius (Sardegna);
  6. Su Giudeu, Chia (Sardegna);
  7. Arcomagno, San Nicola Arcella (Calabria);
  8. Cala Goloritzé, Golfo di Orosei (Sardegna);
  9. Mari Pintau, Quartu Sant’Elena (Sardegna);
  10. Porto Pino, Sant’Anna Arresi (Sardegna);
  11. Mari Ermi, Cabras (Sardegna);
  12. Piscinas, Arbus (Sardegna);
  13. Cala li Cossi, Trinità d’Agultu e Vignola (Sardegna);
  14. Scivu, Arbus (Sardegna);
  15. Cala Spinosa, Santa Teresa Gallura (Sardegna);
  16. San Giovanni di Sinis, Cabras (Sardegna);
  17. Su Sirboni, Gairo (Sardegna);
  18. Rotonda, Tropea (Calabria);
  19. Golfetto, Tortolì (Sardegna);
  20. S’Archeddu ‘e Sa Canna, Cabras (Sardegna);
  21. Campana Pontile, Chia/Domus de Maria (Sardegna);
  22. Boccadasse, Genova (Liguria);
  23. Cavoli, Campo nell’Elba/Isola d’Elba (Toscana);
  24. Bagni Regina Giovanna, Sorrento (Campania);
  25. Punta Molentis, Villasimius (Sardegna);
  26. Cala Pira, Castiadas (Sardegna);
  27. Porto Selvaggio, Nardò (Puglia);
  28. Cea, Tortolì/Bari Sardo (Sardegna);
  29. Lido di Orrì, Tortolì (Sardegna);
  30. San Pietro in Bevagna, Manduria (Puglia).

Sabbia d’oro e scogliere selvagge: sono queste le spiagge più belle dell’Alentejo, il Portogallo dai tramonti infuocati

A sud di Lisbona, e allungata lungo l’Atlantico per centinaia di chilometri, tra la foce del fiume Sado e Zambujeira do Mar, c’è una costa così suggestiva che è in grado di entrare sotto pelle. Parliamo dell’Alentejo, che si presenta senza grandi alberghi affacciati sulla sabbia e nemmeno file di stabilimenti. Qui la strada attraversa campi, pinete, risaie e villaggi dalle case bianche. Poi, all’improvviso, l’Atlantico appare oltre le dune. A volte è calmo e quasi trasparente, altre volte ruggisce contro le falesie con una forza che fa sembrare minuscola la presenza umana.

La costa, tra le altre cose, cambia continuamente. La penisola di Tróia è una lunga lingua di sabbia nata negli ultimi 5.000 anni tra l’oceano e l’estuario del Sado. Più a sud arrivano le scogliere, le baie e le formazioni rocciose. Tra Sines e Zambujeira do Mar si entra nel territorio della Rota Vicentina, una rete di itinerari che segue la costa e attraversa luoghi legati alla vita dei pescatori. Più a sud ancora, invece, prende forma la Costa Vicentina, protetta dal Parque Natural do Sudoeste Alentejano e Costa Vicentina, una delle aree naturali più preziose del Portogallo.

Scegliere la spiaggia più bella diventa quasi ingiusto. Però alcune hanno qualcosa in più.

Praia da Ilha do Pessegueiro, la spiaggia con un’isola davanti agli occhi

Si scende lungo una scalinata e il paesaggio si apre in un colpo solo. Sabbia dorata, pareti rocciose e l’Ilha do Pessegueiro davanti all’orizzonte. L’isola dà il nome alla spiaggia, anche se la distesa sabbiosa si trova sulla terraferma, proprio di fronte al piccolo lembo di roccia nell’Atlantico.

Sull’isola sono state trovate tracce di occupazioni antiche e, in estate, alcune imbarcazioni portano i visitatori a esplorare i fondali circostanti. La costa qui ha un aspetto ruvido e il vento che arriva dalla distesa oceanica porta con sé quell’odore salmastro che fa capire subito di essere lontani dalle spiagge più costruite del Portogallo.

I surfisti trovano diversi settori, dal beach break di fronte all’isola fino a reef più impegnativi. Per un bagno tranquillo, invece, basta aspettare il momento giusto e lasciarsi conquistare dalla luce.

Praia do Malhão, la sabbia bianca che sembra non finire mai

A Malhão l’energia muta completamente: la si raggiunge e la prima cosa che colpisce è la vastità. È un’enorme distesa chiara, interrotta da piccole insenature che sembrano stanze private affacciate sull’oceano. Il paesaggio conserva una dimensione selvaggia, anche grazie alle passerelle in legno che conducono ai punti panoramici senza alterare l’aspetto delle dune.

In lontananza si vedono le onde e, nelle giornate più generose, qualche surfista che prova a domare l’Atlantico. Malhão è anche uno dei luoghi preferiti da chi frequenta la zona di Vila Nova de Milfontes, ma la sua ampiezza aiuta a disperdere le presenze. La sabbia chiara, il vento e il rumore costante dell’acqua costruiscono una specie di bolla: è una di quelle spiagge in cui si arriva per un’ora e poi si resta fino al tramonto, magari con un libro lasciato a metà.

Praia do Malhão, Alentejo
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Tutta la bellezza di Praia do Malhão

Praia das Furnas, il punto in cui il fiume incontra l’oceano

A Vila Nova de Milfontes il fiume Mira raggiunge l’Atlantico. Ed è proprio questo incontro a rendere Furnas decisamente particolare: da una parte c’è il mare aperto, dall’altra l’acqua del fiume e, oltre l’estuario, la silhouette bianca del paese. La spiaggia si può raggiungere anche con il piccolo traghetto che parte dalla marina di Vila Nova de Milfontes.

Il tragitto dura pochi minuti, ma cambia completamente la prospettiva. Dal fiume il villaggio appare come una scenografia di case candide, mentre sulla riva opposta la sabbia si allarga verso le scogliere della costa occidentale.. L’acqua resta bassa per un lungo tratto e la zona si presta a sport acquatici più tranquilli, soprattutto per chi è alle prime armi. Poi arriva il momento del tramonto, e lì le parole servono davvero a poco.

Praia da Amália, la baia che porta il nome di una leggenda

Per arrivare a Praia da Amália occorre un piccolo sforzo, perché l’accesso passa da una strada poco evidente e poi da un sentiero che richiede circa 10 minuti. Prima si attraversa la vegetazione, poi arriva il rumore delle onde e, quando la spiaggia compare, il percorso acquista subito un senso.

Il nome è un omaggio ad Amália Rodrigues, la più celebre interprete del fado portoghese. La cantante trascorreva lunghi periodi in questa zona per allontanarsi dal mondo e la sua presenza ha lasciato un’impronta particolare. La casa legata alla fadista, oggi parte della Herdade Amália, conserva un accesso privato alla spiaggia.

Con la bassa marea la distesa sabbiosa sembra enorme. La falesia, la vegetazione e l’oceano danno vita a una scenografia che qualsiasi regista faticherebbe a ricreare, pure perché priva di qualsiasi artificio.

Praia da Carriagem, la bellezza geologica dell’Alentejo

A Carriagem la vera protagonista è la costa: la si raggiunge attraverso una scalinata in legno e, scendendo, le formazioni geologiche prendono forma una dopo l’altra. La bassa marea fa comparire piccole pozze naturali tra le rocce in cui si possono osservare granchi, anemoni, pesci e, con un po’ di fortuna, persino polpi.

È una spiaggia che richiede attenzione e curiosità. La sabbia c’è, certo, ma il suo fascino nasce dal rapporto diretto con l’oceano e dalla sensazione di trovarsi davanti a un paesaggio ancora in costruzione. Il silenzio, però, è ciò che forse si fa amare più di qualsiasi altra cosa: il telefono perde segnale e la costa torna a essere soltanto costa.

Praia da Murração, la valle verde affacciata sull’Atlantico

La strada sterrata per Murração mette alla prova sia auto che la pazienza. Conviene procedere piano, tra buche e tratti sconnessi, tanto la ricompensa arriva alla fine. La spiaggia è dentro una piccola valle, circondata da falesie ricoperte di vegetazione. Il verde è il dettaglio che la rende speciale. Lungo questo tratto di costa prevalgono spesso rocce, sabbia e vento, mentre qui la natura sembra aver deciso di occupare tutto lo spazio possibile.

Murração ha un’atmosfera quasi segreta. La spiaggia è priva di servizi e la presenza di altre persone può ridursi a pochissime figure sulla sabbia. Ci si siede, si ascolta il mare e la giornata prende una direzione che in vacanza è spesso una fortuna.

I laghi alpini più belli d’Italia da raggiungere a piedi in estate: 5 specchi d’acqua oltre i 2000 metri

Le Alpi italiane, nella loro fascia più alta, custodiscono una costellazione di laghi glaciali, figli delle nevi e dei ghiacci che ancora resistono al cambiamento climatico. Sono piccole meraviglie d’acqua dolce, bacini dai mille colori: il verde, il turchese, lo smeraldo, ma qualche volta anche un blu scuro e misterioso, che non lascia intravedere niente sotto la superficie.

Nessuna strada asfaltata li sfiora: sono un tesoro da scoprire soltanto a piedi, d’estate, spingendosi oltre le quote normali a cui siamo abituati, zaino in spalla e tanta voglia di scoprire la montagna. Mete perfette per coloro che amano il trekking, ma che al tempo stesso vogliono che la loro fatica sia ripagata da qualcosa di meraviglioso, per ammirare panorami che restano impressi nella memoria.

Lago di Antermoia

Val di Fassa, massiccio del Catinaccio. Ai piedi della vetta più alta del gruppo, il Catinaccio d’Antermoia, sorge l’omonimo lago. Altitudine: 2.495 metri sul livello del mare, uno dei laghi più alti delle dolomiti. È alimentato dalle sorgenti sotterranee del Rio Antermoia, e pertanto mantiene l’acqua anche nei mesi più caldi, a differenza di molti altri laghi glaciali che tendono a prosciugarsi in estate.

Legato a un’antica leggenda ladina, secondo la quale sarebbe nato dalle lacrime di una ninfa, lo splendido Lago di Antermoia è raggiungibile esclusivamente a piedi. Ci sono diversi percorsi che permettono di raggiungerlo, partendo da diverse località della Val di Fassa: Pera, Mazzin, Campitello, Fontanazzo. Convergono tutti, dopo tre o quattro ore di salita, nella conca che ospita il lago e il vicino Rifugio Antermoia.

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Arrivo al Lago di Antermoia

Il tragitto più panoramico sale da Pera di Fassa. Da qui ci si avvicina all’attacco del sentiero con due tratti di seggiovia fino a Pian dei Pecei. Attraverso la Val di Vajolet, l’itinerario tocca il Rifugio Passo Principe e supera il Passo Antermoia prima di scendere al lago.  È una escursione splendida, senza difficoltà tecniche ma resa complessa dalla lunghezza, che si avvicina ai 20 chilometri, e dal dislivello in salita di circa 1000 metri.

Una leggenda ladina racconta che il lago sia nato dal pianto di una ninfa, Antermoia appunto, trasformata in acqua dopo che il suo amore la chiamò per nome, infrangendo un incantesimo che lo vietava. Una storia un po’ sinistra come tante di quelle delle terre fredde, ma non si fatica a credere a una qualche forma di magia quando ci si trova davanti allo spettacolo unico di questo lago spettacolare.

Laghi della Val Viola

Tra Bormio e Livigno, in Alta Valtellina, si trova la Val Viola, una vallata montana particolarmente soleggiata, dettaglio che la rende percorribile con soddisfazione anche a inizio e fine stagione, oltre che in piena estate.

Praticamente al confine con la Svizzera sorge il Lago di Val Viola, un bel bacino dai colori intensi nel bel mezzo di una conca verde circondata da cime pietrose. Vi giunge una escursione semplice che parte da Altumeira, poco oltre i duemila metri di altitudine, località il cui accesso è regolamentato con un pedaggio durante la stagione estiva. Da qui si raggiunge in circa tre chilometri di percorso il lago di origine glaciale, a 2267 metri.

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Panorama sul Lago di Val Viola

Poco più avanti, attorno al Rifugio Viola, ci sono altri due laghetti, nelle cui acque si specchiano le cime circostanti, come il Corno Dosdè, con i suoi 3232 metri di altitudine. Dal rifugio si può raggiungere il Passo di Val Viola, a 2460 metri, che segna il confine con la vicina Svizzera.

Laghi del Nivolet

Il Colle del Nivolet è uno dei valichi alpini più celebri d’Italia: un passo posto oltre i 2600 metri nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta.

Salendo da Ceresole Reale lungo la strada che, nei weekend estivi, viene chiusa al traffico privato a favore di una navetta, si incontrano per primi il Lago Serrù e il Lago Agnel, due bacini di origine glaciale ampliati poi dall’uomo. Si tratta di due scenografici specchi d’acqua dalle tinte azzurre intense.

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Vista sui laghi del Pian del Nivolet

Per chi non si accontenta di arrivarci in auto, un bel sentiero è quello che parte dalla fermata dell’autobus di Chiapili di Sopra, attraversa il torrente Orco e si impenna per quattro chilometri di intensa salita fino al Lago Serrù.

Inoltre, dal Colle del Nivolet, un sentiero in salita di circa tre chilometri porta gli escursionisti a inoltrarsi tra altri piccoli laghetti dell’altopiano, come il Lago Rosset, riconoscibile per il suo isolotto a forma di cappello, e il vicino Lago Leità. I più intrepidi possono proseguire fino a raggiungere il vicino Col Rosset, percorrendo altri due chilometri. Da qui la vista sui piccoli bacini sottostanti è impagabile.

Giro dei Cinque Laghi

Nei pressi di Madonna di Campiglio, in Trentino, si trova un celebre percorso escursionistico, il Giro dei Cinque Laghi. È un percorso impegnativo, lungo quasi 15 chilometri per circa sei ore totali di percorrenza tra le cime del Gruppo della Presanella.

Si parte dai 2064 metri di Baita Natalia, destinazione di un impianto di risalita che parte da Madonna di Campiglio. Si imbocca quindi il sentiero 232 del CAI e ci si avventura alla scoperta di cinque specchi d’acqua alpini: il Lago Ritorto, il Lago Lambin, il Lago Serodoli, il Lago Gelato e il Lago Nero. Tutti si trovano oltre i duemila metri di altitudine.

Il Lago Serodoli è forse il più scenografico del quintetto. Sul versante meridionale del lago sorge un piccolo bivacco in muratura, punto d’appoggio per chi vuole spingersi oltre, fino, magari, alla cima Serodoli, a 2708 metri, che domina l’intera conca. Vicino, con un costone di roccia in mezzo, si apre il Lago Gelato, in uno scenario d’altura con creste rocciose e una splendida vista su tutte le vette vicine.

Dopo aver visitato questi due bacini l’escursione torna sui propri passi, ma si procede a scendere da un altro versante per raggiungere il piccolo Lago Nero.

Lago di Crespeina

Adagiato a 2374 metri, in una conca di roccia dall’aspetto brullo e selvaggio, sorge il Lago di Crespeina, spettacolare specchio smeraldino nel Parco Naturale Puez-Odle.

Il sentiero per raggiungere questo luogo parte dal Passo Gardena, poco oltre la soglia dei 2100 metri. È contrassegnato dal numero 2, lungo l’Alta Via delle Dolomiti. Si parte salendo per trecento metri di dislivello in salita fino a raggiungere il Passo Crespeina, una forcella dal panorama spettacolare dopo una salita altrettanto suggestiva tra guglie e capitelli. Da qui la discesa al Lago, lungo un sentiero con numerosi saliscendi, è breve.

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Il piccolo e meraviglioso Lago di Crespeina

Si devia quindi dal sentiero quando si vede lo specchio d’acqua cristallino poche decine di metri più in basso: distesi sui prati lungo le sue sponde si ammira un panorama di cime dolomitiche davvero sensazionale, in particolare sul vicino Col Turond.

Travelmaxxing, il nuovo modo di viaggiare di più sfruttando ogni momento

Non è più sufficiente partire per la tanto attesa vacanza di una o più settimane: oggi sempre più viaggiatori vogliono spremere ogni minuto disponibile, incastrando più destinazioni, sfruttando ogni weekend e trasformando anche poche ore lontano da casa in un’esperienza memorabile. Si chiama travelmaxxing ed è il nuovo fenomeno diventato virale sui social, soprattutto tra la Generazione Z, ma in realtà riprende una filosofia di viaggio conosciuta da tempo dagli esploratori più esperti.

Il termine nasce dall’unione di travel (viaggio) e maxxing (massimizzare): significa ottenere il massimo da ogni occasione di viaggio, ottimizzando ferie, ponti, voli e tempi di permanenza in una meta per vivere più esperienze possibili. Ma come farlo senza snaturare l’essenza stessa di un viaggio? Ecco come il travelmaxxing sta cambiando il modo di esplorare il mondo.

Cos’è il travelmaxxing?

Per coloro che praticano il travelmaxxing, il viaggio non inizia quando arrivano a destinazione, ma già nel momento in cui organizzano la partenza. L’obiettivo è sfruttare ogni possibilità per massimizzare le esperienze: partire dopo il lavoro il venerdì sera, rientrare all’alba del lunedì mattina, visitare una città nelle prime ore del giorno quando è ancora deserta o inserire una seconda destinazione durante uno scalo. La logica del travelmaxxing è quindi semplice: non avere necessariamente più ferie, ma utilizzare meglio quelle che si hanno a disposizione.

Il caso estremo dei day trip internazionali

Il caso più estremo del travelmaxxing sono i cosiddetti day trip internazionali: quei viaggi in cui si vola in un altro Paese e si torna a casa nello stesso giorno. Un esempio? Partire all’alba per una capitale europea, visitare un museo, pranzare in un ristorante tipico, passeggiare tra i luoghi simbolo della città e infine rientrare a casa la sera.

Secondo dati diffusi da Booking.com, come riporta il Times, le ricerche di voli internazionali con partenza e ritorno nella stessa giornata sono aumentate significativamente rispetto allo scorso anno, segnale della crescita delle cosiddette “micro-avventure”: vere e proprie fughe lampo che condensano un’esperienza all’estero in poche ore.

Naturalmente, non è un approccio adatto a tutti: richiede energia, organizzazione e la capacità di accettare ritmi più intensi. Ma il successo sui social dimostra che sempre più persone sono alla ricerca di modi alternativi per vivere il viaggio.

Come fare travelmaxxing: 5 trucchi

Come vivere l’esperienza del travelmaxxing? Ecco 5 consigli provenienti dagli esperti di viaggio.

  1. Trasformare gli scali in nuove destinazioni: uno dei trucchi più utilizzati dai travelmaxxer è sfruttare gli scali aerei per aggiungere una tappa in più al viaggio. Invece di scegliere sempre un volo diretto, si può valutare una sosta di uno o più giorni in una città di collegamento. Alcune compagnie aeree incentivano questa soluzione offrendo anche programmi di stopover con soggiorni agevolati negli aeroporti. Un viaggio verso l’Asia, per esempio, può diventare l’occasione per visitare anche una metropoli come Istanbul senza acquistare un secondo biglietto (una delle compagnie che li rende disponibili è Turkish Airlines);
  2. Svegliarsi presto per vivere le città senza folla: uno dei principi del travelmaxxing è anticipare gli altri viaggiatori. Visitare una piazza famosa all’alba, entrare in un mercato prima dell’arrivo dei gruppi turistici o passeggiare nei quartieri più fotografati nelle prime ore del mattino permette di scoprire una destinazione con un’atmosfera completamente diversa. A Venezia, ad esempio, una passeggiata mattutina in Piazza San Marco prima della colazione può regalare un’esperienza molto lontana dal caos delle ore centrali;
  3. Scegliere con attenzione gli aeroporti: non sempre risparmiare sul biglietto significa ottimizzare il viaggio. Molti aeroporti low cost si trovano infatti molto lontani dal centro città: basti pensare allo scalo di Parigi-Beauvais (BVA), in Francia: si trova a 85 km a nord di Parigi, con un tempo di trasferimento in bus navetta di circa 1 ora e 15 minuti. Il tempo necessario per raggiungere la meta può ridurre drasticamente quello disponibile per visitarla. Per questo, per massimizzare il proprio tempo, è importante tenere in considerazione diversi fattori (non solo il prezzo del biglietto), come la distanza dell’aeroporto dalla città, quali collegamenti sono disponibili e gli orari di partenza e arrivo;
  4. Prenotare con largo anticipo: per sfruttare al meglio ponti e festività è fondamentale programmare in anticipo. Per esempio, prenotare i voli quando le compagnie pubblicano le nuove tratte stagionali (anche se sembra sia esageratamente presto) permette spesso di trovare tariffe più convenienti;
  5. Sfruttare ogni ora del weekend: uno dei segreti dei viaggiatori più organizzati è utilizzare gli orari “estremi”. Le partenze del venerdì sera e i rientri della domenica notte consentono di avere quasi due giorni pieni di vacanza senza consumare ulteriori ferie. Chi può svolgere il proprio lavoro anche da remoto, può lavorare qualche ora dalla lounge dell’aeroporto prima della partenza, in modo tale da guadagnare tempo e iniziare prima il viaggio.

Solo per due giorni si potrà vedere l’alba alla Reggia di Caserta

La Reggia di Caserta si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più suggestivi dell’estate con il ritorno di “Alba alla Reggia“, l’iniziativa che consente di vivere il Complesso vanvitelliano in un momento della giornata di solito non accessibile al pubblico.

L’edizione di agosto prevede un doppio appuntamento per assistere al sorgere del sole all’interno del Parco reale e del Giardino Inglese in due sole date, per trasformare una semplice visita in un’esperienza immersiva tra arte e musica.

Un’esperienza tra natura, musica e momenti di narrazione

Anche quest’anno il programma è stato pensato per accompagnare il sorgere del sole con una serie di appuntamenti artistici che renderanno ancora più coinvolgente l’esperienza.

Durante la permanenza nel Parco reale e nel Giardino Inglese, il pubblico potrà assistere a momenti di narrazione e a varie esibizioni musicali, pensate per valorizzare la visita tramite un percorso culturale che unisce musica, natura e patrimonio architettonico.

Per completare la giornata visitando anche gli ambienti interni della Reggia, gli Appartamenti reali saranno accessibili secondo il consueto orario di apertura, a partire dalle 8:30.

Il concerto del 1° agosto nel Giardino Inglese

Uno dei momenti centrali sarà il concerto in programma il 1° agosto presso Le Serre di Graefer, nella cornice del Giardino Inglese: l’esibizione inizierà alle 5:30 e vedrà protagonista l’Orchestra Filarmonica Campana, diretta dal maestro francese Jean François Verdier, con la partecipazione della pianista Stefania Argentieri come solista.

Il programma musicale accompagnerà il sorgere del sole con un repertorio che tocca alcuni tra i più importanti compositori europei: l’apertura sarà affidata a “Siegfrieds Rheinfahrt“, tratto dal Götterdämmerung, quarto e ultimo dramma del ciclo dell’Anello del Nibelungo di Richard Wagner.

Seguiranno “Clair de lune” di Claude Debussy e il Concerto per pianoforte e orchestra di Francis Poulenc, prima della conclusione affidata alla Suite n. 1 da Peer Gynt di Edvard Grieg. Proprio il celebre brano “Mattino“, che fa parte della suite, rappresenta il naturale punto d’arrivo del concerto, creando un dialogo diretto tra la musica e l’alba che nel frattempo illumina il paesaggio della Reggia.

Il programma del 29 agosto

Anche il secondo appuntamento di “Alba alla Reggia”, previsto per il 29 agosto, sarà caratterizzato da performance artistiche pensate per accompagnare il pubblico durante le prime ore del mattino.

In questa occasione gli spettacoli saranno affidati a Progetto Sonora e alla Arabesque Dance Company, che animeranno gli spazi del Complesso vanvitelliano con esibizioni capaci di dialogare con l’atmosfera dell’alba e con il contesto storico e paesaggistico della Reggia.

Colazione con vista dopo l’alba

Per prolungare la permanenza alla Reggia di Caserta anche dopo il concerto e la visita mattutina, sarà possibile fermarsi per la colazione: urante l’evento saranno infatti aperti sia la caffetteria del Museo, nel Cannocchiale, sia la terrazza panoramica nei pressi della Fontana di Diana e Atteone.

La colazione è un servizio aggiuntivo rispetto al biglietto d’ingresso e consente di vivere con maggiore calma le prime ore della giornata all’interno della Reggia.

Informazioni per vedere l’alba alla Reggia di Caserta

“Alba alla Reggia”va in scena il 1° agosto e il 29 agosto, rispettivamente il primo e l’ultimo sabato del mese, con apertura straordinaria fissata a partire dalle 4:30 del mattino.

Per partecipare è possibile acquistare il biglietto sia online tramite la piattaforma TicketOne, sia presso la biglietteria fisica in Piazza Carlo di Borbone, a Caserta.

Sono disponibili due tipologie di ingresso: il biglietto dedicato alla visita del Parco reale e del Giardino Inglese ha un costo di 10 euro, mentre quello che comprende anche gli Appartamenti reali, oltre al Parco reale e al Giardino Inglese, è disponibile al prezzo di 18 euro. Entrambe le soluzioni non includono la colazione.

L’iniziativa rientra inoltre nel programma dell’abbonamento ReggiaCard 2026 e consente ai possessori della card di partecipare all’evento secondo le modalità previste dall’abbonamento.

Dove andare a Capodanno 2027 per iniziare l’anno in modo speciale

Organizzare il Capodanno durante l’estate è una delle strategie migliori per partire senza spendere una fortuna: le mete più richieste registrano infatti il tutto esaurito con mesi di anticipo e prenotare per tempo permette di trovare tariffe più competitive per voli e alloggi, e di assicurarsi le strutture migliori e una maggiore possibilità di scelta.

Abbiamo selezionato alcune località meno inflazionate, in Italia, in Europa e nel resto del mondo, perfette per salutare il 2026 e dare il benvenuto al 2027. Dalle atmosfere innevate delle Dolomiti ai borghi della Toscana, passando per un’isola croata fuori dai circuiti del turismo di massa fino ad arrivare ai safari africani e ai paesaggi desertici dell’Oman, ecco alcune idee per chi vivere un Capodanno originale.

Sappada, Dolomiti: il fascino delle tradizioni alpine

Se immaginate un Capodanno tra i fiocchi di neve, una delle destinazioni più suggestive delle Dolomiti è Sappada, piccolo centro montano che durante le festività si arricchisce di eventi e tradizioni.

Il momento più atteso della serata del 31 dicembre è la tradizionale fiaccolata dei maestri di sci, che di solito prende il via intorno alle 18. A seguire, lo spettacolo pirotecnico illumina la zona della Pista Nera, uno scenario spettacolare tra le montagne innevate.

Gli appassionati di sport invernali possono dedicarsi allo sci e allo snowboard sulle piste, mentre chi preferisce un ritmo più rilassato può scegliere escursioni con le ciaspole, pattinaggio sul ghiaccio oppure trascorrere qualche ora a Nevelandia, il parco dedicato alle famiglie e ai bambini.

La serata può proseguire con un cenone in baita o in uno dei rifugi in quota, raggiungibili anche con motoslitte o gatti delle nevi, oppure nei ristoranti e negli hotel del centro, dove vengono organizzate cene accompagnate da musica e intrattenimento fino a tarda notte.

Urbino, Marche: arte, storia e atmosfera romantica

Veduta del centro di Urbino, Marche
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Tutto il fascino del centro storico di Urbino

Tra le mete meno considerate per la notte di San Silvestro c’è anche Urbino, città natale di Raffaello che sorprende per il patrimonio storico e culturale e che durante le festività assume un fascino speciale. Il centro storico, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO, invita a passeggiare tra vicoli acciottolati, scorci panoramici e palazzi rinascimentali ancora più suggestivi grazie alle decorazioni natalizie.

Le famiglie possono contare su un ambiente tranquillo e accogliente, con iniziative dedicate ai bambini, tra laboratori creativi e spettacoli organizzati nelle piazze durante il periodo natalizio.

Le coppie trovano invece il contesto ideale per trascorrere una serata romantica, con una passeggiata tra le vie del centro e poi il Cenone di San Silvestro a lume di candela.

Anche i gruppi di amici hanno diverse occasioni per alternare cultura e divertimento. Dopo aver visitato il centro storico durante il giorno, la serata può continuare nei locali oppure partecipando agli eventi musicali e culturali organizzati in piazza.

Maremma Toscana: borghi, natura e sapori del territorio

La Maremma è ideale per accogliere il nuovo anno lontano dal caos delle grandi città, al cospetto di paesaggi dove la natura, la storia e le tradizioni convivono in piena armonia.

Hotel, agriturismi, dimore storiche e strutture ricettive propongono soggiorni dedicati al relax, spesso accompagnati da percorsi benessere e da esperienze gastronomiche che valorizzano i prodotti tipici della cucina maremmana.

La sera del 31 dicembre i borghi organizzano feste in piazza con musica dal vivo e spettacoli pirotecnici; è inoltre possibile passeggiare tra i mercatini di Natale oppure assistere ai concerti di fine anno ospitati nelle località più caratteristiche della zona.

Sentieri escursionistici, percorsi in bicicletta o a cavallo permettono di esplorare le Vie Cave etrusche, le oasi WWF, i parchi naturali, antiche fortezze, eremi e borghi marinari, dove il mare d’inverno regala panorami dal fascino particolare.

Isola di Vis, Croazia: Capodanno lontano dal turismo di massa

Komiza sull'Isola di Vis, Croazia
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L’incantevole villaggio di pescatori di Komiza sull’Isola di Vis

Nel cuore dell’Adriatico, Vis, ancora poco interessata dal turismo di massa, durante il periodo di Capodanno vanta un’atmosfera intima e rilassata, la scelta migliore per iniziare il nuovo anno lontano dalla folla.

Le calette silenziose, i piccoli villaggi di pescatori come Komiža e le grotte che punteggiano la costa creano scenari di rara suggestione in cui lunghe passeggiate affacciate sul mare.

L’esperienza passa anche per la buona tavola: presso le taverne dell’isola è possibile assaporare specialità tradizionali come la Viška pogača, la caratteristica focaccia farcita con acciughe, pomodori e cipolle, oppure il goulash di polpo, piatto tipico della cucina dell’isola.

Aarhus, Danimarca: creatività, cultura e qualità della vita

Giovane, dinamica e ricca di iniziative culturali, Aarhus riesce a trasmettere una sensazione di benessere senza rinunciare alla vivacità urbana. Non a caso è stata nominata “The Happiest City of 2026“, un riconoscimento che ben descrive il clima che si respira tra le sue strade.

Trascorrervi il Capodanno significa vivere una festa più autentica: caffè, quartieri illuminati, musei e spazi culturali diventano il punto di incontro per residenti e turisti.

Tra le esperienze da non perdere una visita a Den Gamle By, il museo a cielo aperto che racconta l’evoluzione storica della città grazie a quartieri e edifici ricostruiti, accanto ai numerosi esempi di architettura e design contemporaneo che caratterizzano Aarhus.

Sofia, Bulgaria: concerti, tradizioni e vita notturna

Sofia è una valida alternativa per godersi il Capodanno in una capitale europea ancora poco battuta dal turismo internazionale: ai piedi del Monte Vitosha, durante le festività si anima con concerti, mercatini natalizi e spettacoli pirotecnici.

Il cuore dei festeggiamenti è Piazza Knyaz Alexander I, dove viene organizzato il grande concerto di fine anno con artisti bulgari e musica dal vivo. Allo scoccare della mezzanotte il cielo si illumina con i fuochi d’artificio mentre tutti brindano con vino e rakia, il tradizionale distillato bulgaro.

Prima della festa vale la pena concedersi una cena in uno dei ristoranti tradizionali del centro per assaggiare specialità come la banitsa, la shopska salata e le carni alla griglia accompagnate da salse speziate. Per un’atmosfera più romantica, potete scegliere un locale con vista sul Monte Vitosha, che durante l’inverno è spesso ammantato di neve.

La serata può poi proseguire nei bar e nei club del quartiere Studentski Grad, mentre per un Capodanno più tranquillo potete trascorrere la notte in montagna, in un rifugio affacciato sulle luci della città.

Nepal: un viaggio tra spiritualità e Himalaya

Trekking sulle montagne dell'Himalaya
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Trekking sulle montagne dell’Himalaya

Sognante un Capodanno davvero differente? Pensate al Nepal per un itinerario capace di unire spiritualità, cultura e grandi paesaggi naturali.

Kathmandu custodisce alcuni dei luoghi simbolo del Paese, come il Boudhanath Stupa, tra i più importanti siti sacri buddhisti, e il Tempio di Pashupati, spesso considerato la piccola Varanasi del Nepal.

L’itinerario può proseguire a Patan, celebre per la lavorazione delle campane tibetane, mentre il Parco Nazionale di Chitwan offre la possibilità di partecipare a un safari alla scoperta della fauna autoctona e di visitare un tradizionale villaggio Tharu.

Pokhara, affacciata sul Lago Phewa e abbracciata dalle vette himalayane, è invece una delle località più suggestive del Paese, mentre il villaggio di Bandipur è ideale per concedersi una pausa rilassante.

Tanzania: safari e spiagge tropicali per iniziare l’anno

Tra le destinazioni di lungo raggio più interessanti per il periodo di Capodanno non manca la Tanzania. In questo periodo dell’anno, molte aree del Paese coincidono con la stagione secca, condizione favorevole per esplorare i grandi parchi nazionali.

Il Serengeti e il cratere di Ngorongoro offrono l’occasione di osservare da vicino leoni, elefanti, giraffe e rinoceronti, nel loro ambiente naturale.

Il viaggio può essere arricchito dalla scoperta della cultura swahili con la visita ai villaggi tradizionali, ai mercati locali e ai piatti tipici, spesso accompagnati da eventi e celebrazioni per l’arrivo del nuovo anno.

Per alternare l’avventura al relax potete infine raggiungere Zanzibar o l’isola di Pemba, dove spiagge di sabbia chiara e mare cristallino disegnano la cornice perfetta per iniziare il nuovo anno sotto il sole.

Oman: dal deserto alle coste dell’Oceano Indiano

L’Oman è una delle destinazioni più indicate per godersi il Capodanno al caldo senza affrontare temperature eccessive. Durante l’inverno, infatti, lungo la costa il clima è piacevole, con valori compresi tra i 20 e i 30 °C.

I festeggiamenti comprendono cene di gala organizzate nei resort internazionali, spettacoli di fuochi d’artificio e suggestive serate nei campi tendati del deserto di Wahiba Sands, dove il nuovo anno viene accolto attorno ai falò sotto un cielo ricco di stelle.

Le temperature rendono infatti semplici gli spostamenti sia lungo la costa sia nelle aree interne, per visitare città storiche, paesaggi naturali e persino il deserto senza il caldo intenso che caratterizza altri periodi dell’anno.

Favignana è il regno di Ulisse: i luoghi del film Odissea di Christopher Nolan

C’è un modo nuovo di scegliere la prossima meta per le vacanze: lasciarsi guidare dalle immagini viste sullo schermo. Un panorama intravisto in una scena, una spiaggia che sembra appartenere a un altro tempo, una strada percorsa da un personaggio amato, un castello trasformato in simbolo.

Con l’arrivo nelle sale di The Odyssey, il nuovo kolossal di Christopher Nolan ispirato al poema di Omero, l’attenzione torna a posarsi sul Mediterraneo e sui paesaggi che, da secoli, custodiscono l’eco del viaggio di Ulisse. Il film, interpretato da Matt Damon nei panni di Odisseo, ha portato la produzione in svariate località del mondo, dalla Grecia al Marocco, dall’Islanda alla Scozia, fino all’Italia, dove la Sicilia ha avuto un ruolo di primo piano. E tra i luoghi più suggestivi scelti per dare corpo all’immaginario omerico spicca Favignana, la maggiore delle Isole Egadi.

Favignana, l’isola delle Egadi che guarda al mito

A Favignana, le coste di roccia chiara, le cave di tufo, le calette trasparenti e il mare che cambia colore a ogni ora del giorno sembrano appartenere a un racconto antico e non stupisce che sia stata scelta da Christopher Nolan per alcune delle sequenze italiane di The Odyssey, in un progetto che ha puntato su paesaggi reali e attraversabili, più che su mondi costruiti soltanto in via digitale.

La maggiore delle Egadi spicca al largo della costa occidentale della Sicilia, dinanzi a Trapani, ed è da tempo legata all’immaginario dell’Odissea: secondo alcune interpretazioni, infatti, potrebbe corrispondere alla leggendaria isola delle capre citata nel poema omerico, il luogo in cui Ulisse e i suoi uomini avrebbero fatto sosta prima di proseguire il loro viaggio e affrontare nuove prove.

Inoltre, il suo antico nome greco, Aegusa, rimanderebbe proprio alle capre.

Cala Rossa, il mare cristallino delle coste selvagge

Cala Rossa, Favignana, Sicilia
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La meraviglia di Cala Rossa

Tra i luoghi più rappresentativi di Favignana c’è Cala Rossa, uno degli scenari che meglio raccontano la forza visiva dell’isola, dove il mare assume sfumature abbaglianti, dal turchese al blu più intenso, mentre le pareti di tufo e le rocce chiare creano un paesaggio scolpito, luminoso e severo allo stesso tempo.

Cala Rossa ha il fascino di una costa selvaggia, di un approdo naturale, di uno spazio in cui il mare è protagonista. Non ha l’aspetto “addomesticato” delle spiagge più comode e lineari: è fatta di roccia, tagli, riflessi, discese verso l’acqua, prospettive che mutano passo dopo passo.

Proprio una simile natura aspra e cristallina la rende perfetta per evocare le rotte di Ulisse, i suoi sbarchi, l’incontro con un Mediterraneo bellissimo e imprevedibile. Arrivando da queste parti, troverete un paesaggio che sembra già cinema: il mare trasparente sotto le cave, il bianco della pietra, l’atmosfera di un’isola antica dove ogni angolo può diventare racconto.

Cala Azzurra, l’approdo più luminoso dell’isola

Se Cala Rossa conquista con la potenza rocciosa, a Cala Azzurra le acque turchesi e i fondali luminosi creano uno scenario ideale per immaginare i momenti di approdo durante il lungo viaggio di Odisseo. Non ha bisogno di grandi effetti per restare impressa: èsufficiente il contrasto tra l’acqua trasparente, la costa chiara e quella luce mediterranea che avvolge tutto.

Nel racconto turistico legato al film, Cala Azzurra diviene una delle tappe più evocative per seguire l’atmosfera dell’Odissea a Favignana. Non tanto perché il viaggiatore debba cercare una corrispondenza esatta tra ogni inquadratura e ogni metro di costa, quanto perché qui si percepisce bene l’anima dell’isola scelta da Nolan: un luogo luminoso ed essenziale dove il mare sembra indicare una direzione.

Cala del Bue Marino, il volto più avventuroso di Favignana

A Cala del Bue Marino il paesaggio si fa più drammatico, modellato da pareti di tufo, grotte marine, piattaforme rocciose e acque profonde.

Proprio per questo si inserisce alla perfezione nell’immaginario dell’Odissea. Il viaggio di Ulisse non è mai un percorso lineare ma è contraddistinto da approdi incerti, prove, incontri, pericoli e meraviglie. Cala del Bue Marino, con le rocce scavate e l’atmosfera più aspra, restituisce una tale dimensione in modo naturale.

Le altre coste rocciose, tra faraglioni e baie nascoste

Calette a Favignana, Sicilia
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Il suggestivo panorama delle calette di Favignana

Oltre alle cale più note, Favignana è impreziosita da un susseguirsi di tratti rocciosi, piccole baie, insenature meno accessibili e punti di costa che contribuiscono a costruire l’immaginario dell’isola. È proprio questa varietà a renderla così adatta a un film come The Odyssey: in pochi chilometri, il paesaggio cambia volto più volte, passando da acque placide e luminose a scogliere più severe, da punti panoramici aperti a calette raccolte che sembrano nascondere storie.

Le coste rocciose dell’isola permettono di ricreare un Mediterraneo arcaico, fatto di approdi e partenze, di luoghi raggiunti dal mare più che dalla terra, di confini naturali che sembrano separare il mondo conosciuto da quello dell’avventura. In questo senso, Favignana è una vera interprete del mito.

Basta osservare le cave di tufo, i faraglioni, le baie scavate nella pietra e le acque limpide per intuire perché l’isola possa diventare, nell’immaginazione, un territorio percorso da Ulisse e dai suoi uomini.

Il Castello di Santa Caterina, lo sguardo dall’alto

Castello di Santa Caterina a Favignana, Sicilia
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Veduta del possente Castello di Santa Caterina

Uno dei luoghi più scenografici dell’isola è il Castello di Santa Caterina, che domina dall’alto il territorio e il mare tutt’intorno. La sua posizione lo rende un punto di osservazione straordinario, capace di offrire una visione ampia sull’isola, sul porto, sulle Egadi e sull’orizzonte.

Proprio il castello è tra i luoghi associati alle riprese di The Odyssey, e Matt Damon ha raccontato anche la fatica delle salite e delle giornate di lavoro in quota.

Nel viaggio sulle tracce del film, il Castello di Santa Caterina aggiunge una dimensione diversa rispetto alle cale: è il luogo dello sguardo da cui Favignana si contempla dall’alto, come una mappa di pietra e mare.

L’Ex Stabilimento Florio, la memoria e la macchina del cinema

Un altro luogo centrale nel racconto di Favignana è l’Ex Stabilimento Florio, l’antica tonnara che testimonia una parte fondamentale della storia dell’isola. Grande complesso di archeologia industriale, legato alla lavorazione del tonno e alla stagione dei Florio, è una delle tappe simbolo di Favignana, perché racconta il rapporto profondo tra la comunità, il mare e il lavoro.

Durante la produzione di The Odyssey, l’Ex Stabilimento Florio è stato indicato da varie fonti come base logistica del set, uno spazio operativo temporaneo per costumi, attrezzature, uffici e organizzazione delle riprese.

Il suo ruolo è interessante perché unisce due anime dell’isola: quella storica e quella cinematografica. Da un lato, l’ex tonnara conserva la memoria di Favignana, il suo passato produttivo, la sua identità marinara. Dall’altro, con l’arrivo della troupe di Nolan, è diventata parte della grande macchina del cinema internazionale, a dimostrazione di come un luogo possa continuare a cambiare funzione senza perdere la propria forza simbolica.

Montefioralle, il piccolo borgo della Toscana che è uno scrigno medievale di pietra e vigne

Arrampicandosi sulle colline della Toscana centrale, a breve distanza da Greve in Chianti, si palesa una visione d’altri tempi: Montefioralle, piccolo borgo della provincia di Firenze che sorge fiero su un colle argilloso, circondato da filari geometrici di vitigni e argentei ulivi. A guardarlo da fuori sembra un piccolo nucleo di case in pietra. Entrando, però, ci si rende conto che la forma racconta la sua storia prima ancora dei cartelli.

Montefioralle, infatti, è un antico castello fortificato del Chianti fiorentino, inserito nella rete dei Borghi più belli d’’talia. Il paese conta circa 100 abitanti e conserva una dimensione raccolta. La sua origine risale al 931 circa, quando il monaco tedesco Tanchelmo fondò sulla collina un monastero fortificato ispirato all’architettura militare germanica. E oggi il borgo si sviluppa proprio attorno al cassero feudale con una pianta ellittica: una strada centrale segue la forma dell’antico abitato e i vicoli si aprono verso il cuore fortificato. Poi c’è il Chianti, quello delle vigne disposte sui terrazzamenti e dei grandi rossi.

Cosa vedere a Montefioralle

La parte più bella del paese si lascia scoprire seguendo la forma dell’antico castello e, soprattutto, con la dovuta calma. Da queste parti, infatti, non serve una lista infinita di monumenti, perché sono sono la struttura medievale, i dettagli sulle facciate e le storie nascoste dietro le porte a fare la differenza.

Le mura e il disegno ellittico del borgo

Appena si entre nel centro storico bisogna assolutamente osservare la disposizione delle case. Montefioralle è costruito attorno all’antico cassero feudale e la sua pianta ellittica rende leggibile la funzione difensiva dell’abitato.

Le mura in pietra sono tra gli elementi più riconoscibili del paese. La cinta fu rafforzata nel 1325 da Castruccio Castracani, che conquistò l’abbazia fortificata e aggiunse un secondo ordine di mura, aumentando anche il numero delle torri. Oggi alcuni tratti e i resti delle torri raccontano tale fase militare.

La casa legata alla famiglia Vespucci

Su uno dei portoni del borgo compare lo stemma dei Vespucci. La celebre famiglia fiorentina possedeva una casa proprio a Montefioralle e questa presenza ha alimentato una storia affascinante legata ad Amerigo Vespucci, navigatore, cartografo ed esploratore del Nuovo Mondo.

Seppur la tradizione ha indicato una casa del paese quale possibile luogo di nascita di Amerigo, infatti, manca una documentazione che possa confermare il legame diretto tra quell’edificio e il navigatore alla fine del 1400. La vicenda resta una delle curiosità più intriganti di Montefioralle, soprattutto davanti a quello stemma che sembra invitare a fare domande.

La chiesa di Santo Stefano

Nel cuore del borgo si trova la chiesa di Santo Stefano, una piccola presenza religiosa che merita attenzione. L’interno custodisce opere d’arte di grande pregio e aggiunge una dimensione raccolta alla visita.

Dopo la pietra delle mura e la struttura del castello, entrando qui l’atmosfera si fa più intima e il paese mostra un volto diverso, legato alla devozione e alla storia della comunità locale.

I vicoli e le case in pietra

Il vero piacere di Montefioralle sta anche nei suoi dettagli minimi. Le stradine lastricate salgono e si piegano tra facciate in pietra, portoni antichi e scorci che si aprono all’improvviso sulla campagna.

Vicoli di Montefioralle, Toscana
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Passeggiando tra i vicoli di Montefioralle

Una casa accostata a un muro, una terrazza affacciata sui vigneti e il verde intenso dei boschetti oltre la cerchia fortificata lasciano emozioni indelebili. Il paesino, del resto, ha una scala umana e proprio questa proporzione rende facile sentirsi dentro la sua storia anziché davanti a un semplice monumento.

Cosa fare a Montefioralle

Questo grazioso villaggio della Toscana mette a disposizione esperienze legate al gusto e alla tradizione, con il vino (ovviamente) al centro. Le colline attorno aiutano a capire il territorio, mentre le feste locali mostrano il lato più genuino della comunità.

  • Assaggiare il Chianti Classico tra le vigne: le cantine locali organizzano visite e degustazioni, spesso con vini prodotti nei vigneti ai piedi del borgo. È il modo più diretto per collegare il paesaggio al bicchiere, osservando terrazzamenti, esposizione e caratteristiche del suolo.
  • Partecipare alla Festa delle Frittelle: generalmente il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, la piazzetta davanti all’accesso al centro storico si riempie del profumo delle tradizionali frittelle di riso. Un grande padellone e una ricetta popolare trasformano la festa in un appuntamento semplice e molto locale.
  • Scoprire I Vini del Castello: a maggio una manifestazione nata nel 2003 porta nel borgo produttori del Chianti Classico, artigiani e proposte gastronomiche. Una quindicina di aziende vitivinicole presenta le proprie etichette lungo il circuito interno delle mura.
  • Scegliere gli appuntamenti del Chianti: giugno è il mese de I Profumi di Lamole, mentre settembre richiama l’Expo del Chianti Classico a Greve in Chianti. Per chi ama il vino, il calendario del territorio regala occasioni per conoscere produttori e tradizioni oltre la singola visita al borgo.
  • Raggiungere Montefioralle a piedi da Greve in Chianti: dal centro di Greve parte un percorso in salita tra uliveti. L’erta richiede un po’ di fiato, però ripaga con un arrivo particolarmente scenografico. La collina si apre gradualmente e il borgo appare in alto, raccolto nella sua forma fortificata.

Dove si trova e come arrivare

Montefioralle si trova nel comune di Greve in Chianti, nel cuore del Chianti fiorentino, poco sopra il centro abitato di Greve. La posizione collinare lo rende immediatamente riconoscibile e, come è possibile intuire, è un susseguirsi di scorci sulle vigne, sugli uliveti e sui boschi della campagna circostante.

In auto si raggiunge facilmente seguendo la viabilità locale da Greve in Chianti. Chi preferisce un approccio più lento può partire dal centro di Greve e affrontare la salita attraverso gli uliveti. La strada è in pendenza e il dislivello si sente, ma l’arrivo fa dimenticare lo sforzo con un ingresso scenografico nel borgo medievale.

Montefioralle va visitato con una certa disponibilità alla sorpresa: prima arriva la pietra, poi la geometria delle mura e infine il paesaggio. Nel mezzo compaiono uno stemma Vespucci, una chiesa, un vino rosso e il profumo delle frittelle di riso. E, in fondo, è proprio questa somma di particolari a renderlo più che speciale.

Le migliori gite sul Lago Maggiore per l’estate 2026 senza usare l’auto

Con l’arrivo dell’estate cresce il desiderio di trascorrere una giornata all’aria aperta, lontano dal caldo delle città e senza lo stress legato al traffico: il Lago Maggiore è una delle mete più apprezzate del Nord Italia grazie ai borghi gioiello che si specchiano in acqua e alle innumerevoli attrazioni che si possono visitare in giornata o durante un weekend.

Per l’estate 2026, inoltre, sono sempre di più le opportunità per raggiungere il lago utilizzando i mezzi pubblici, una scelta che permette di viaggiare in modo più sostenibile e di evitare il problema del parcheggio e le code tipiche dei fine settimana estivi.

Ecco alcune delle principali soluzioni disponibili per scoprire le località più affascinanti del lago.

La Linea Lago da Novara

Da venerdì 17 luglio prende il via la Linea Lago, il nuovo collegamento attivato da STN che consente di raggiungere alcune delle destinazioni più conosciute del Lago Maggiore partendo da Novara: il l servizio sarà operativo ogni venerdì, sabato e domenica fino al 13 settembre.

L’itinerario collega Novara con svariate località distribuite lungo la sponda piemontese: tra le fermate principali spicca Stresa, da sempre considerata uno dei centri turistici più eleganti del Lago Maggiore e punto di partenza privilegiato per visitare le celebri Isole Borromee.

Il collegamento prosegue poi verso Cannero Riviera, dove ammirare i Castelli di Cannero, restaurati di recente dopo un lungo periodo di abbandono: emergono dalle acque del lago e sono uno dei simboli più caratteristici dell’Alto Verbano.

Il capolinea della Linea Lago è Cannobio, rinomata per il lungolago e per il tradizionale mercato domenicale, in programma dalle 8 alle 15, uno dei mercati più grandi e caratteristici del Piemonte.

Il bus effettua fermate anche ad Arona, Baveno, Pallanza e Verbania e la linea è integrata con i collegamenti ferroviari delle stazioni di Novara, Oleggio e Arona, mentre in prossimità di alcune fermate, come quella di Trecate, sono presenti aree di parcheggio che facilitano l’interscambio tra auto e trasporto pubblico.

Per  visitare le Isole Borromee, anche le fermate di Baveno e Intra, oltre a quella di Stresa, permettono un comodo accesso agli imbarcaderi. I biglietti sono acquistabili a bordo, tramite l’App STN e sulle principali piattaforme online dedicate ai servizi turistici, con tariffe a partire da 20 euro per il viaggio di andata e ritorno.

Arona sul Lago Maggiore
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Tutto il fascino di Arona sul Lago Maggiore

Lago Maggiore Express, il viaggio che unisce battello e ferrovia

Tra le esperienze più complete per visitare il territorio ecco il Lago Maggiore Express, un itinerario che unisce la navigazione sul lago con il viaggio ferroviario nella la Valle Vigezzo e le Centovalli, con un percorso ad anello che può essere affrontato in entrambe le direzioni e con partenza da una qualsiasi delle località servite.

L’escursione permette di vivere in un’unica giornata due modalità di viaggio differenti, attraversando sia il territorio italiano sia il Canton Ticino, nella parte meridionale della Svizzera. Durante la navigazione sul Lago Maggiore si possono ammirare alcuni dei luoghi più rappresentativi dell’area, come le Isole Borromee, i Castelli di Cannero Riviera, le Isole di Brissago e la città di Ascona, fino a raggiungere Locarno, all’estremità settentrionale del lago.

Il percorso prosegue poi a bordo del caratteristico treno a scartamento ridotto della Ferrovia Vigezzina-Centovalli, una linea panoramica che tocca uno dei paesaggi più suggestivi dell’arco alpino, tra boschi, vallate, ponti e piccoli centri abitati. Durante l’escursione è possibile scegliere se pranzare a bordo oppure organizzarsi con un pranzo al sacco.

I collegamenti ferroviari di Trenitalia e Trenord assicurano inoltre il collegamento tra Domodossola e il Lago Maggiore in entrambe le direzioni.

Dal centro di Milano al Lago Maggiore in poco più di un’ora

Anche partendo da Milano si può raggiungere il Lago Maggiore in treno, evitando di utilizzare l’automobile.

Arona è una delle mete più facilmente raggiungibili: i treni regionali di Trenord e Trenitalia in partenza da Milano Centrale e diretti a Domodossola impiegano in media tra i 56 e i 60 minuti. La frequenza è elevata, con quasi venti collegamenti distribuiti nell’arco della giornata, circa uno ogni ora.

Anche Stresa è collegata con Milano Centrale con i treni regionali diretti a Domodossola. Il viaggio dura tra i 57 e i 60 minuti ed è una delle soluzioni più comode per visitare le Isole Borromee o trascorrere una giornata sul lungolago senza preoccuparsi del traffico.

Per raggiungere invece la sponda lombarda del Lago Maggiore è possibile scegliere Laveno-Mombello. I collegamenti regolari partono da Milano Centrale e richiedono circa un’ora e quaranta minuti, mentre in alcune date specifiche è disponibile anche il treno storico “Laveno Express“, con partenza da Milano Cadorna e un tempo di percorrenza di circa un’ora e quarantacinque minuti.

Segreti, castelli e abissi blu del Traunsee, il lago più profondo d’Austria

Una distesa d’acqua lunga 12 chilometri, stretta tra le montagne del Salzkammergut, si apre davanti ai propri occhi. Il tutto mentre il Traunstein si alza sul lato orientale con una presenza così massiccia da sembrare il guardiano naturale del bacino. L’Austria dei laghi alpini spesso viene associata a paesaggi ordinati, prati perfetti e villaggi da cartolina. Qui c’è tutto questo, certo, ma il Traunsee possiede una personalità più ruvida, più profonda in senso letterale e figurato.

Con i suoi 191 metri di profondità massima è il lago più profondo del Paese. La superficie misura circa 25,6 chilometri quadrati e si trova a 422 metri sul livello del mare. Viene chiamato anche Lacus Felix, espressione latina traducibile con “Lago Fortunato”, un soprannome insolito, quasi beneaugurante, che contrasta con la sua natura severa.

Migliaia di guglie spuntano dal deserto: il mistero del luogo più surreale, il Parco Nazionale di Nambung

L’Australia è famosa per i suoi animali unici e spesso considerati tra i più pericolosi del pianeta, per gli immensi deserti rossi, le spiagge da sogno e i paesaggi che sembrano appartenere a un altro mondo. Di recente, tra l’altro, è diventata una delle mete più gettonate persino dai giovani in cerca di esperienze lavorative all’estero proprio per il suo fascino remoto e la sua ricchezza paesaggistica ed esperienziale. Ma non tutti sanno che, nel cuore dell’Australia Occidentale, esiste un luogo talmente surreale da lasciare senza parole anche i viaggiatori più esperti e che in pochi conoscono, anche dai social.

Si tratta del Parco Nazionale di Nambung, nell’Australia Occidentale, famoso per il celebre Deserto dei Pinnacoli (noto anche come Pinnacles Desert). Qui migliaia di guglie di pietra emergono dalla sabbia dorata come se fossero comparse dal nulla, costruendo uno scenario che ricorda un set cinematografico di fantascienza. Un luogo dunque dove geologia, natura e mistero si incontrano dando vita a uno scenario dietro cui però si nasconde una storia lunga migliaia di anni.

Il Parco Nazionale di Nambung

Il cuore del parco è il Deserto dei Pinnacoli, una vasta distesa sabbiosa punteggiata da migliaia di colonne di pietra calcarea, alcune alte oltre 3,5 metri. Queste spettacolari formazioni si sono sviluppate nel corso di migliaia di anni grazie a complessi processi geologici: secondo le teorie più accreditate, derivano da antichi depositi di conchiglie marine lasciati quando il mare ricopriva quest’area dell’Australia Occidentale. Con il passare del tempo, vento ed erosione hanno modellato il terreno fino a far emergere le cosiddette guglie che oggi caratterizzano il paesaggio.

Deserto dei Pinnacoli, Australia
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Sguardo sulle guglie del Deserto dei Pinnacoli

Oltre ai Pinnacoli, il parco custodisce un ricco patrimonio naturale e nei suoi oltre 17.000 ettari vivono canguri, emù e numerose specie di uccelli australiani, mentre poco distante si trova persino Hangover Bay che, al contrario di come possa suggerire il nome, non è un ritrovo post-serata per i più giovani, ma una baia dalle acque cristalline ideale per nuotare, fare snorkeling e osservare la fauna marina, tra cui delfini e leoni marini.

L’escursione qui è completa, anche perché chi desidera approfondire la storia del luogo, può visitare il Pinnacles Desert Discovery Centre per conoscere l’origine geologica del deserto attraverso esposizioni interattive, video e installazioni dedicate anche alla cultura delle popolazioni aborigene legate a questo territorio.

Dove si trova il Parco Nazionale di Nambung e come raggiungerlo

Il Parco Nazionale di Nambung si trova nell’Australia Occidentale, a circa 200 chilometri a nord di Perth, facilmente raggiungibile in automobile in poco più di due ore seguendo la Indian Ocean Drive, una delle strade panoramiche più suggestive del Paese. Il punto di accesso principale è nei pressi della cittadina di Cervantes, da cui si raggiunge in pochi minuti il Deserto dei Pinnacoli. All’interno del parco è presente un percorso panoramico percorribile in auto, oltre a sentieri che consentono di passeggiare tra le spettacolari guglie di pietra.

Parco Nazionale di Nambung
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Un canguro nel Parco Nazionale di Nambung

Il periodo migliore per visitarlo va da aprile a ottobre, quando le temperature sono più miti e le condizioni climatiche rendono più piacevole l’esplorazione. Tuttavia, è all’alba e al tramonto che il deserto regala il suo spettacolo più affascinante: le ombre si allungano sulla sabbia e i Pinnacoli regalano uno dei panorami più esemplari e fotografati dell’intera Australia.

L’Acropoli tutta per te all’alba: nuova esperienza di lusso in Grecia

Visitare uno dei monumenti più celebri del mondo senza la folla, nel silenzio dell’alba o nelle suggestive ore del tramonto, non è più soltanto un sogno: nasce “The Acropolis Experience” ed è una delle proposte culturali più esclusive disponibili al momento in Europa, pensata per offrire un accesso privilegiato all’Acropoli di Atene al di fuori dei canonici orari di apertura.

L’iniziativa permette, infatti, di prenotare una visita guidata privata riservata a gruppi composti da un minimo di una persona fino a un massimo di cinque partecipanti, per garantire un’esperienza differente rispetto a quella tradizionale, con la possibilità di ammirare il sito archeologico quasi in solitudine, quando le luci del giorno iniziano a illuminare la città oppure durante le ore serali, quando il sole lascia spazio ai colori del tramonto.

Tutela del patrimonio culturale greco

“The Acropolis Experience” è stato sviluppata dal Ministero della Cultura greco in collaborazione con l’Organizzazione Ellenica per lo Sviluppo delle Risorse Culturali per raccogliere fondi destinati alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale della Grecia.

L’intero ricavato contribuisce al sostegno dei siti storici e alla salvaguardia di monumenti che rappresentano un’eredità di valore universale.

L’esperienza viene proposta al costo fisso di 5.000 euro per gruppo. Secondo le stime degli organizzatori, tale formula dovrebbe generare un fatturato annuo superiore ai 400.000 euro, destinato proprio ai progetti di conservazione.

La crescente domanda nel turismo di lusso

Dopo una fase sperimentale avviata nel 2024, l’iniziativa ha ottenuto un riscontro molto positivo. Per il 2026 risultano già programmate 80 visite esclusive, segno di un interesse crescente verso questo tipo di proposta.

A sorprendere è anche il profilo dei partecipanti: sempre più spesso, infatti, sono coppie oppure viaggiatori singoli a scegliere di prenotare l’intera esperienza in esclusiva. Si tratta di una tendenza che riflette l’evoluzione del turismo di alta gamma, nel quale i viaggiatori con un elevato patrimonio privilegiano esperienze personalizzate e riservate rispetto ai tradizionali itinerari di gruppo.

Nonostante la forte richiesta, gli organizzatori non intendono modificare la formula originaria. La partecipazione continuerà a essere limitata a un massimo di cinque persone proprio per preservare il carattere esclusivo dell’iniziativa.

Come ha spiegato Angeliki Maragkaki, direttrice del progetto, soltanto mantenendo gruppi ridotti è possibile conservare la qualità della visita e quel senso di unicità che rappresenta il valore principale dell’esperienza.

Viaggio nella storia dell’Acropoli e del Partenone

Acropoli di Atene con il Partenone al tramonto, Grecia
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Tutto il fascino dell’Acropoli di Atene con il Partenone al tramonto

L’Acropoli è uno dei simboli più importanti della cultura classica che secoli si staglia sulla città di Atene e affascina milioni di visitatori grazie alla sua straordinaria importanza artistica e archeologica.

La sua storia è legata alla figura della dea Atena, protagonista della mitologia greca. Secondo la tradizione, la divinità avrebbe conquistato il patrocinio della città sfidando Poseidone e offrendo agli abitanti un ulivo, considerato il dono più prezioso. L’albero garantiva infatti nutrimentograzie ai suoi frutti, forniva l’olio necessario per alimentare le lampade e produceva un legno resistente, utilizzato nella costruzione di abitazioni e imbarcazioni.

È anche per questo motivo che il Partenone, il monumento più rappresentativo dell’Acropoli, è stato dedicato proprio ad Atena, così da diventare una delle più grandi testimonianze del ruolo che la dea occupava nella religione e nella società dell’antica Grecia.

Come funziona The Acropolis Experience

I partecipanti possono accedere all’Acropoli alle 6 del mattino, poco prima dell’alba, oppure nella fascia serale compresa tra le 20 e le 22, quando il sito è ormai chiuso al pubblico.

In ogni fascia oraria possono essere accolti soltanto quattro gruppi in contemporeanea, ciascuno formato da un massimo di cinque persone. Durante la visita è sempre presente una guida personale che accompagna gli ospiti alla scoperta della storia del complesso monumentale.

A rendere ancora più speciale l’esperienza, un ricordo esclusivo consegnato ai partecipanti: una riproduzione autorizzata di un antico manufatto greco, pensata come testimonianza della visita e come omaggio al patrimonio dell’antichità classica.

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