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I sentieri scavati nel tufo della Valle dei Piccioni, per riscoprire il legame ancestrale tra l’uomo e i volatili

17 février 2026 à 18:30

Nel cuore pulsante della Turchia, in quel triangolo magico chiamato Cappadocia, si apre una fenditura lunga oltre 4 chilometri che i locali identificano come Güverçinlik Vadisi. Con il nome Valle dei Piccioni in italiano, è un paesaggio piuttosto surreale che nasce da un’antica violenza geologica: le eruzioni dei vulcani anatolici, tra cui l’Erciyes, hanno depositato strati di ignimbrite e cenere compressa. Il tempo, poi, ha fatto il resto scavando un canyon profondo quasi 100 metri, con pareti friabili che l’uomo ha imparato a modellare.

Una gola che unisce Uçhisar alla vivace Göreme e che rappresenta un museo a cielo aperto di ingegneria rurale ma, alle volte, sottovalutata dai viaggiatori. Mentre i turisti solitamente osservano i Camini delle Fate dall’alto dei cesti di vimini delle mongolfiere, non si rendono conto che il vero spirito della regione risiede nel fango secco dei sentieri che solcano il fondovalle che risulta bucherellato da centinai di finestrelle rettangolari, lì a testimoniare un’alleanza millenaria tra gli agricoltori e i pennuti.

Questo particolare nome si deve proprio da una pratica iniziata almeno nel IX secolo e legata agli stessi volatili. Gli abitanti, tra cui comunità cristiane rifugiate in questa zona per sfuggire alle persecuzioni, scavarono nicchie regolari nelle pareti per attirarli. Il guano, raccolto con cura, veniva sparso nei vigneti. Su questo suolo vulcanico povero di azoto, quel fertilizzante naturale trasformò campi aridi in filari produttivi e i loro escrementi, mescolati a pigmenti e leganti, contribuivano anche a intensificare i colori degli affreschi nelle chiese scavate nella roccia.

Cosa vedere e fare nella Valle dei Piccioni

Si abbandona il rumore dei pullman per ritrovare il silenzio, per poi essere al cospetto di una valle che si presenta tortuosa e ricca di vegetazione spontanea, sfidando l’aridità circostante. Limitarsi a scattare una fotografia dal punto panoramico è un spreco, perché dedicandosi al sentiero si scopre una trama più complessa, piena di architettura rurale, resti di rifugi sotterranei e dettagli che testimoniano secoli di vita.

Le colombaie rupestri

Tantissime piccole finestre quadrate o ovali, allineate con una precisione sorprendente, impreziosiscono le pareti del canyon. Sono decorate con motivi geometrici bianchi e rossi e per un motivo alquanto utile: servivano ad attirare gli uccelli verso i nidi artificiali.

Allo stesso tempo, alcuni ingressi delle cavità mostrano residui di intonaco lucido, una tecnica studiata per impedire ai predatori, specialmente alle volpi e ai rettili, di arrampicarsi all’interno (sì, proprio per proteggere le migliaia di volatili).

Il sentiero tra Uçhisar e Göreme

Ci vuole all’incirca un’oretta a passo lento. Partendo da Uçhisar si procede in lieve discesa sul letto di un torrente stagionale che costeggia orti, vigneti e alberi di fico.

A metà strada affiora un piccolo rifugio sotterraneo, noto come Tığraz Underground Refuge. Non è esteso quanto le celebri città ipogee della Cappadocia, ma riesce comunque a testimoniare la necessità di protezione in epoche instabili. Poco distante si distinguono i resti di un mulino per il bulgur, memoria di un’economia contadina basata su cereali e trasformazioni manuali.

Il belvedere e l’Albero del Malocchio

Sul margine della strada che scende da Uçhisar verso Göreme, risiede un punto panoramico che attira gruppi e venditori di souvenir. Ma del resto qui sorge un albero carico di amuleti blu contro il malocchio, chiamati nazar. La tradizione di appendere strisce di tessuto ai rami risale alle comunità greche presenti prima dello scambio di popolazioni del 1924 tra Grecia e Turchia. Dopo quell’anno, nuovi abitanti continuarono il gesto.

Le perline turchesi riflettono la luce e mettono in scena un contrasto acceso con il beige delle ignimbriti. Sullo sfondo, il castello di Uçhisar domina la scena con la sua straordinaria architettura antica.

Albero del Malocchio, Cappadocia
iStock
L’Albero del Malocchio e sullo sfondo Uçhisar

La chiese sotterranee della Valle dei Piccioni

Lungo le pareti laterali, e osservando con notevole attenzione, non è difficile incontrare piccole cavità scavate nella roccia, alcune delle quali possiedono semplici croci incise o tracce di pittura ormai sbiadita.

Le grandi chiese rupestri come quelle del Museo all’Aperto di Göreme sono tutta un’altra cosa, ma questi ambienti essenziali hanno comunque un enorme fascino e soprattutto sono la traccia tangibile della presenza monastica diffusa nella regione tra epoca tardoantica e bizantina.

Uçhisar e la sua architettura scavata

Prima o dopo l’escursione vale la pena esplorare Uçhisar, posto in cui le case tradizionali si integrano nella roccia, con facciate in pietra calcarea e interni scavati. Molte dimore sono state restaurate e trasformate in boutique hotel, segno di un turismo che investe capitale e modifica il tessuto urbano.

Salire fino alla sommità del castello aiuta a leggere la geografia circostante. Da lassù, tra le altre cose, si distinguono le Valli Rosa e Rossa verso est e l’ampio altopiano che circonda Göreme.

Come arrivare e quando andare

L’affascinante Valle dei Piccioni si trova in Anatolia e questo vuol dire che per raggiungerla è necessario un volo verso l’aeroporto di Kayseri o quello di Nevşehir, seguiti da un breve trasferimento su strada. La zona presenta due accessi principali: uno situato ai piedi del castello di Uçhisar e l’altro nei pressi del centro abitato di Göreme. Il percorso è prevalentemente in discesa partendo da Uçhisar, rendendo la traversata meno faticosa e permettendo di godere della prospettiva migliore sui rilievi.

Il calendario ideale per questa esperienza coincide con i mesi di maggio e settembre. Durante la primavera, la vegetazione esplode in un verde smeraldo che contrasta col giallo della pietra, mentre l’autunno si distingue per le sue temperature miti e cieli di un blu cobalto profondissimo.

Valle dei Piccioni, Cappadocia
iStock
Formazioni rocciose della Valle dei Piccioni

L’inverno trasforma il paesaggio in un quadro monocromatico ricoperto di neve, offrendo un silenzio spettrale ma rendendo i sentieri scivolosi e difficili da interpretare. L’estate, al contrario, colpisce con un calore secco che impone di iniziare il cammino alle prime luci dell’alba, quando le ombre sono ancora lunghe e i turisti dormono nelle loro stanze sotterranee.

Portare con sé scarpe con suola scolpita aiuta a gestire i tratti di sabbia vulcanica che rendono il terreno instabile, mentre una bella borraccia d’acqua fresca rimane il miglior alleato contro l’arsura dell’altopiano.

Hier — 17 février 2026Flux principal

Koh Nang Yuan, l’arcipelago a tre gocce tra coralli antichi e rocce scolpite dal vento

17 février 2026 à 17:30

Non una sola isola paradisiaca ma ben tre, e tutte collegate da una lingua sabbiosa a forma di Y. È un sogno? No, è la pura meraviglia di Koh Nang Yuan, microscopico arcipelago thailandese che, grazie alla presenza di questo tombolo, rappresenta un miracolo geomorfologico. Vi basti pensare che questa sua struttura contribuisce a creare baie naturalmente riparate, con bacini d’acqua turchese spesso calmi e trasparenti

Ma ovviamente non è tutto, perché anche se stiamo parlando di una superficie ridotta, qui c’è una concentra varietà geografica sorprendente, fatta di colline granitiche rivestite di vegetazione tropicale, scogliere modellate dal monsone di nord-est e barriere coralline che si estendono a pochi metri dalla riva.

Un luogo puro, eccezionale e soprattutto da proteggere in ogni angolo, tanto che l’accesso prevede una tassa di manutenzione che contribuisce alla pulizia e alla tutela ambientale: questo fazzoletto di mondo vive sotto una gestione privata che ne preserva l’ecosistema con regole ferree. Qui non entra plastica monouso e l’uso delle pinne nelle aree di snorkeling dalla riva è fortemente scoraggiato.

Cosa vedere e fare (oltre la sabbia) a Koh Nang Yuan

Al giorno d’oggi appare impossibile crederci vista la totale meraviglia di questo posto della Thailandia, ma per anni Koh Nang Yuan non l’ha praticamente considerato nessuno: è rimasto semplicemente un insieme di isolotti secondari frequentati esclusivamente da pescatori e barche di passaggio. Ma solo fino agli anni Ottanta, quando l’arrivo dei primi subacquei attratti dai fondali trasformò questo paradiso remoto in una capitale dell’immersione a costi accessibili.

L’arcipelago si esplora in poche ore, ma chi arriva si rende conto che è in grado di offrire esperienze che vanno oltre la semplice sosta balneare e che la giornata scorre con una naturalezza emozionante.

Belvedere delle tre isole

Servono circa 15 minuti di fatica attraverso un sentiero fatto di gradini di cemento irregolari e massi che il tempo continua a modellare, ma l’arrivo al Belvedere che sale verso la quota più elevata fa immediatamente dimenticare lo sforzo compiuto. Da lassù, infatti, si vedono benissimo i tre profili rotondi delle isole che rivelano persino una perfetta simmetria della striscia di sabbia che le unisce.

Un raro esempio di tombolo triplo in ambiente tropicale, quindi una sorta di prodigio della natura. Le fotografie diffuse in rete (comprese quelle che vedete qui), nascono proprio su questa terrazza naturale. Ma nulla prepara a ciò che gli occhi osservano veramente, perché il contrasto tra bianco, verde e blu possiede una profondità che nessun filtro restituisce.

Il belvedere di Koh Nang Yuan
iStock
La vista dal belvedere di Koh Nang Yuan

Il Giardino Giapponese

Non parliamo di un giardino terreste, ma di un angolo preziosissimo per subacquei e snorkeler: il nome richiama la disposizione armoniosa dei coralli che ricorda un prato sommerso curato con la tipica pazienza nipponica. Sono dunque necessari maschera e boccaglio per il Giardino Giapponese, ma grazie a essi si posa lo sguardo su coralli duri a forma di tavola che si alternano a strutture ramificate, pesci pappagallo, pesci farfalla, piccoli angelo e occasionali cernie.

Twin Pinnacles e Green Rock

A poche bracciate dalla riva, celati sotto lo specchio d’acqua, si trovano i siti di Twin Pinnacles e Green Rock, ovvero delle formazioni rocciose sommerse che risalgono verso la superficie, dando vita a un labirinto di pinnacoli dove la vita marina esplode in ogni anfratto: le pareti ospitano spugne, ventagli di gorgonie e nuvole di pesci vetro.

Green Rock regala anche piccole grotte e passaggi tra i massi, scenario molto amato dai sub più esperti. L’area rientra infatti tra i siti iconici del Golfo e rappresenta uno dei motivi per cui la vicinissima (e altrettanto magnifica) Koh Tao ha acquisito fama internazionale nel settore diving.

Le spiagge più belle di Koh Nang Yuan

La particolare configurazione a tombolo è senza dubbio il tratto distintivo di Koh Nang Yuan. In primo luogo perché dà vita a due baie interne e tratti esterni più esposti, con le maree che modificano l’ampiezza della lingua centrale durante il corso della giornata (sì, avete capito bene: non si è mai di fronte alla stessa cosa).

In secondo luogo perché da queste parti la sabbia possiede una consistenza quasi impalpabile, frutto della frantumazione millenaria di coralli e conchiglie.

  • Spiaggia centrale sul tombolo: è la cartolina per eccellenza. Sabbia finissima quasi abbagliante, fondale digradante e acqua poco profonda per diversi metri. Nei momenti di bassa affluenza il silenzio viene rotto soltanto dallo sciabordio leggero contro la riva.
  • Baia occidentale: protetta dai venti prevalenti, sfoggia acqua calma e limpida. I colori variano dal verde chiaro al blu cobalto verso il largo, mentre le boe delimitano l’area balneabile per tenere lontane le imbarcazioni.
  • Baia orientale: più vicina ai punti d’accesso per lo snorkeling, combina sabbia e tratti rocciosi. Qui si avverte la vicinanza della barriera corallina, con pesci visibili già a pochi passi dalla riva.

Come arrivare e info utili

La prima cosa che c’è da sapere è che Koh Nang Yuan non è sempre accessibile, in quanto segue degli orari di apertura e chiusura (vi ricordiamo anche che è previsto il pagamento di una tassa ambientale). Le “porte” vengono spalancate al pubblico tra la mattina e il tardo pomeriggio, ma occorre essere consapevoli che l’afflusso aumenta dalle 9:30 fino alle prime ore del pomeriggio. Per chi desidera maggiore tranquillità, il consiglio è quello di puntare alle prime partenze o restare fino a ridosso della chiusura. Se invece si vuole soggiornare, a disposizione c’è un unico hotel.

Nang Yuan dista circa 10 minuti di navigazione dalla costa occidentale di Koh Tao e ci si arriva salendo a bordo delle tipiche barche a coda lunga thailandesi che partono dalle spiagge principali e dal molo di Mae Haad. Il costo varia in base alla stagione e alla capacità di negoziazione. In alternativa numerosi tour di snorkeling includono la sosta sull’isola.

La stagione più stabile si estende da gennaio ad agosto, con mare spesso calmo e visibilità subacquea che può raggiungere i 40 metri nei periodi migliori. Tra settembre e ottobre le piogge si intensificano, anche se l’arcipelago rimane meno esposto rispetto ad altre zone del Paese. Da novembre a dicembre i venti di nord-est possono increspare la superficie e ridurre la trasparenza dell’acqua.

All’Isola d’Elba tornano le escursioni lungo la Via dell’Essenza: trekking tra mare e macchia mediterranea

17 février 2026 à 16:30

Tra mare, profumi mediterranei e panorami spettacolari, l’Isola d’Elba torna a far parlare di sé già prima della bella stagione e invita i camminatori a riscoprire i suoi tesori naturali con le escursioni guidate lungo la Via dell’Essenza. Non solo mare insomma: il percorso, lungo circa 67 km e sviluppato attorno al massiccio del Monte Capanne, unisce natura, cultura e paesaggio, trasformando il trekking in un’esperienza sensoriale completa.

Il progetto, promosso dal Parco Nazionale Arcipelago Toscano insieme alla Fondazione Acqua dell’Elba, punta a valorizzare il territorio isolano in modo sostenibile e responsabile, offrendo agli appassionati camminatori percorsi gratuiti su prenotazione durante i mesi meno turistici.

La Via dell’Essenza, tra natura e cultura

Il progetto della Via dell’Essenza permette di scoprire l’Elba attraverso la macchia mediterranea e le sue essenze spontanee: erica, ginepro, lentisco, cisto, leccio, rosmarino, lavanda e mirto diventano le guide di ogni tappa e inebriano i partecipanti al trekking. I camminatori, infatti, non solo ammirano il paesaggio, ma lo respirano: l’azzurro del mare, il verde intenso dei boschi, il grigio delle rocce granitiche e l’ocra dei sentieri antichi, insieme ai profumi balsamici e resinosi, creano un’esperienza immersiva unica.

Isola d'Elba, panorama
iStock
Panorama sui sentieri dell’Isola d’Elba

Il percorso è accessibile a diversi livelli di difficoltà, con itinerari più impegnativi per escursionisti esperti e anelli panoramici più leggeri per chi invece cerca e predilige un’esperienza più soft nel cuore dell’isola della Toscana. In alcune date, grazie alla collaborazione con Autolinee Toscane, è disponibile persino un servizio navetta gratuito per il rientro ai punti di partenza, fattore che contribuisce a promuovere una mobilità sostenibile e responsabile.

Eventi principali de La Via dell’Essenza

Come già accennato, il percorso di trekking, che abbraccia il massiccio del Monte Capanne, propone escursioni guidate capaci di unire paesaggio, storia e profumi della macchia mediterranea.

La via dei cisti, tratto Fetovaia Seccheto
Ph. Marchese
La via dei cisti, tratto Fetovaia-Seccheto

Si comincia il 21 febbraio con la Via dell’Erica, da Sant’Andrea a Colle d’Orano: quattro ore e mezza di cammino tra muretti a secco, corbezzoli e lecci, con scorci sul mare che si aprono verso Corsica e Capraia, fino al faro di Punta Polveraia e alla piccola spiaggetta di Patresi e Cala delle Buche. Al termine, un comodo bus AT dedicato riporta i partecipanti al punto di partenza.

Si prosegue il 28 marzo con la Via dei Ginepri, da Seccheto a Marina di Campo: sei ore di escursione impegnativa che conducono attraverso sentieri costieri, antichi terrazzamenti coltivati e boschi rigogliosi, regalando scorci panoramici sul mare e momenti di totale immersione nella natura.

L’11 aprile, l’attenzione si sposta invece sulla Via dei Cisti, un anello trekking tra Fetovaia e Seccheto, dove ginestre e mirti accompagnano il cammino fino alla zona della Sughera, regalando viste spettacolari sul golfo e sul paesaggio circostante.

Dopo la pausa estiva, a settembre si risale lungo la Via dei Lecci, partendo da Lacona fino alla Serra del Pero e ritorno: quattro ore di esplorazione immersi nelle leccete e nella cultura mediterranea, con approfondimenti sulla storia naturale dell’isola e sulle tradizioni locali.

Il 3 ottobre, invece, è la volta della Via dei Lentischi, da Marciana Marina a Sant’Andrea: cinque ore tra mulattiere, villaggi costieri e panorami mozzafiato, tra macchia mediterranea e boschi. Infine, il 17 ottobre, l’itinerario si chiude con l’anello sulla Via dei Rosmarini, da La Foce a Fonza e ritorno: un percorso più semplice, di circa tre ore, pianeggiante e immerso nei profumi dei rosmarini, che regala vedute incantevoli sul golfo di Marina di Campo.

Ogni escursione è gratuita, ma richiede prenotazione e solo alcune tappe includono il rientro con bus dedicato. Per maggiori info è consigliabile consultare il sito ufficiale.

Eclissi solare 2026: perché è la Spagna la destinazione migliore per osservarla

17 février 2026 à 15:30

Nel 2026 e nel 2027 il mondo potrà assistere a ben due eclissi solari, ma non tutti i luoghi sono uno spot perfetto per godersi lo spettacolo. Il 12 agosto 2026, però, la Penisola Iberica diventerà il centro del mondo: in quella data, una eclissi solare totale attraverserà il nord della Spagna e una piccola porzione del Portogallo, regalando uno degli spettacoli astronomici più attesi degli ultimi decenni.

Perché scegliere la Spagna

La traiettoria dell’eclissi solare di agosto 2026 attraverserà alcune delle regioni più affascinanti della Spagna. Il fenomeno inizierà in Galizia, proseguirà attraverso Asturie, León e Castiglia e León, per poi dirigersi verso il Mediterraneo. In alcune aree del nord, la totalità potrà durare fino a circa 1 minuto e 40 secondi: un tempo più che sufficiente per vivere l’esperienza nella sua pienezza.

Asturie, Spagna
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Un villaggio di pescatori nelle Asturie

Dal punto di vista pratico, la Spagna offre un mix di viaggio difficilmente replicabile: infrastrutture solide, aeroporti ben collegati con il resto d’Europa, una ricettività diffusa tra hotel boutique, agriturismi e grandi strutture, oltre a un clima generalmente favorevole ad agosto, soprattutto lungo la costa settentrionale.

Le autorità turistiche spagnole hanno già inserito l’eclissi tra gli eventi chiave del 2026, promuovendo pacchetti dedicati, aree di osservazione sicure e iniziative divulgative. Molte città stanno preparando festival tematici, eventi culturali e percorsi guidati che intrecciano scienza, tradizione e gastronomia locale. L’eclissi diventa così il fulcro di un viaggio più ampio, capace di unire contemplazione astronomica e scoperta del territorio.

Dove vedere l’eclissi in Spagna

Tra le mete più promettenti in Spagna, per assistere alla prima delle due grandi eclissi solari che ci aspettano (come l’altra nel 2027), spiccano città affacciate sull’Atlantico come Gijón e Oviedo, che uniscono paesaggi verdi, scogliere spettacolari e una tradizione gastronomica di grande carattere. Anche Santander si prepara a diventare uno dei punti di osservazione privilegiati, grazie alla sua posizione costiera e agli ampi spazi aperti.

Oviedo, capitale delle Asturie
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Piazza della Costituzione a Oviedo, nelle Asturie

La Galizia, con i suoi fari affacciati sull’oceano e i borghi marinari, offre scenari suggestivi dove assistere al progressivo spegnersi del Sole sopra l’Atlantico. Nelle aree interne di Castiglia e León, invece, la vastità degli altopiani garantisce cieli ampi e meno inquinamento luminoso, condizione ideale per un’osservazione nitida.

Il paesaggio suggestivo de La Coruña, in Spagna
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Il faro di La Coruña, in Galizia

Anche il Portogallo nord-orientale sarà toccato dalla totalità, mentre città come Lisbona e Porto vedranno un’eclissi parziale. Tuttavia, è la Spagna a concentrare la porzione più ampia e scenografica del fenomeno, rendendola la scelta strategica per chi desidera vivere l’evento nella sua massima intensità.

Per i Paesi interessati, dunque, l’eclissi del 2026 non è soltanto un appuntamento astronomico: è un acceleratore di turismo, praticamente un volano economico. Hotel, ristoranti e operatori locali si stanno preparando a un’affluenza straordinaria, con prenotazioni che iniziano già a muoversi con largo anticipo e persino le grandi navi da crociera non hanno tardato a ingegnarsi con pacchetti che prevedano il passaggio dai punti privilegiati per la data di agosto 2026.

Il Negev si tinge di rosso, la fioritura degli anemoni celebra 20 anni con il festival 2026

17 février 2026 à 14:30

Forse in molti non lo immaginerebbero mai, ma tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, il nord del Negev cambia volto e Israele profuma di fiori. Dove lo sguardo è abituato a inseguire orizzonti sabbiosi e tonalità ocra, a febbraio infatti si apre un sipario inatteso: distese di anemoni rossi ricoprono campi e radure tra il fiume Shikma e il fiume Besor, creando paesaggi di tappeti cremisi che sembrano quasi irreali.

È in questo scenario che prende vita il Darom Balev Festival, che nel 2026 celebra il suo ventesimo anniversario. In programma fino al 28 febbraio, il festival israeliano è diventato nel tempo un appuntamento identitario, capace di trasformare la fioritura in un racconto collettivo fatto di natura e scoperta del territorio.

Il Negev settentrionale, in queste settimane, si presenta dunque al viaggiatore come una destinazione sorprendente e diversa dal resto dell’anno: non solo per la potenza visiva dei campi in fiore, ma per l’atmosfera di festa e tradizioni che si respira tra vigneti, fattorie e kibbutz.

Gli anemoni del Negev e il Darom Balev Festival 2026

Campi in fiore, foreste, vigneti e siti culturali si aprono al pubblico con visite guidate, mercati agricoli, esperienze di auto-raccolta e degustazioni di cucina regionale. I kibbutz della zona accolgono i visitatori restituendo uno sguardo autentico sulla vita comunitaria del sud di Israele, mentre cantine locali e birrifici artigianali animano le giornate con assaggi e momenti conviviali. Questa è la cornice in cui si inserisce la splendida fioritura del Negev in Israele.

Anemoni rossi, Negev
Ph. Eyal Bribram
Gli anemoni rossi del Negev

Tra gli appuntamenti più attesi del Darom Balev Festival figura la tradizionale Marcia degli Anemoni organizzata dal KKL-JNF, con partenza dal Kibbutz Dorot. Due i percorsi proposti quest’anno: uno di 3,5 chilometri, pensato per le famiglie, e uno di 5 chilometri con un itinerario più esteso tra campi in fiore e paesaggi aperti. La marcia, svoltasi lo scorso 13 febbraio, ha confermato la forte partecipazione di pubblico, attratto dall’idea di vivere la fioritura camminando nel cuore del deserto. Ma gli eventi non finiscono qui.

Gli altri eventi del festival e la Corsa degli Anemoni

Il 20 febbraio 2026 sarà il momento della 12ª Corsa degli Anemoni, in programma nel Parco Sharsheret, nell’area del fiume Grar. Tre i percorsi competitivi (10 km, 5 km e 2,5 km) che si snodano tra foreste antiche, sorgenti naturali e distese di anemoni dal colore rosso acceso. Un evento che unisce sport e paesaggio, attirando runner e appassionati di outdoor in cerca di scenari fuori dall’ordinario.

Negev fiorito, Israele
Ph. Eyal Bribram
Sguardo sulle distese di fiori del Negev

Accanto agli eventi sportivi, il festival invita anche a rallentare e prendersi un attimo per ammirare il paesaggio in cui la manifestazione si svolge: aree picnic immerse nei campi fioriti, coffee cart disseminati lungo i percorsi, mercati locali dove acquistare prodotti del territorio per offrire al turista un’esperienza stagionale completa, capace di avvicinare i visitatori alla natura e alle comunità locali, restituendo un’immagine del Negev diversa da quella più conosciuta.

A vent’anni dalla sua nascita, il Darom Balev Festival si conferma dunque non solo come celebrazione della fioritura degli anemoni, ma come racconto tangibile di un territorio che, ogni anno, sceglie di mostrarsi nel suo momento più poetico, quello in cui l’inverno pian piano lascia il palcoscenico alla primavera.

Nel silenzio del deserto, il rosso degli anemoni diventa un invito al viaggio e alla scoperta di un Israele sorprendente, dove anche il paesaggio più arido può trasformarsi in pura meraviglia.

PR Migliarino San Rossore Massaciuccoli - Fratino e spiagge sostenibili, al via progetto europeo

17 février 2026 à 14:05
Parco di San Rossore protagonista, interventi a Marina di Vecchiano e alla Lecciona
(Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli, 17 Feb 26)   Il Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli è tra le cinque aree protette coinvolte nel progetto europeo[...]

Puoi avere un’isola svedese tutta per te per un anno: ecco come fare

Par : elenausai10
17 février 2026 à 13:30

Per decenni, possedere un’isola privata è stato il simbolo supremo di un’élite irraggiungibile, un privilegio confinato ai paradisi tropicali e ai conti in banca a nove zeri. Ma la Svezia ha deciso di riscrivere le regole del gioco, abbattendo i cancelli dell’esclusività per offrire un’esperienza unica e democratica.

Con un patrimonio geografico sbalorditivo di 267.570 isole, il numero più alto al mondo, la nazione scandinava sta lanciando una sfida al concetto tradizionale di possesso. Grazie a una nuova iniziativa firmata Visit Sweden, il sogno di ritirarsi in un lembo di terra circondato dal mare non è più un miraggio per milionari, ma una possibilità concreta per cinque fortunati custodi internazionali.

Si tratta di un invito a riscoprire una diversa “natura del lusso” dove il valore non risiede nell’oro, ma nella roccia levigata dal ghiaccio e nella libertà assoluta di essere gli unici abitanti del proprio orizzonte.

Le isole dove vivere come custodi per un anno

Sono cinque le isole in Svezia selezionate per questa iniziativa. Al centro della scena troviamo Medbådan, un’isola situata a circa 35 km a sud-ovest di Umeå, scolpita dall’ultima era glaciale. Per chi cerca una connessione più intima con la materia c’è Flisan, un lembo di terra fatto di roccia nuda e chiarissima che sembra galleggiare sul Baltico, poco distante dalla più vivace Aholma Nord.

Il viaggio prosegue con Storberget, un rifugio avvolto dal silenzio delle foreste, e Tjuvholmen, incastonata nelle acque dolci del lago Vänern presso Lidköping, dove il concetto di “isola” abbandona il sale marino per abbracciare la quiete lacustre. Infine, Marsten, al largo della costa di Halland, rappresenta l’essenza della libertà atlantica, un avamposto di granito dove il vento e le onde sono gli unici vicini di casa.

Questi ecosistemi vivi attendono non dei turisti, ma dei custodi. L’iniziativa, infatti, offre la possibilità di diventare “proprietari per un anno” accettando un patto di rispetto con l’Allemansrätten (il diritto svedese di accesso alla natura), trasformandosi in osservatori privilegiati di stagioni che cambiano, dalla luce infinita del sole di mezzanotte alle ombre lunghe del letargo invernale.

Come inviare la propria candidatura

Per candidarsi come custodi di uno di questi paradisi svedesi, la procedura è tanto moderna quanto democratica. Il requisito fondamentale? Avere più di 18 anni e una storia da raccontare. Dovrete registrare un video di massimo 60 secondi (un minuto esatto) in formato verticale (9:16), spiegando alla giuria perché meritate di chiamare “casa” un’isola svedese per un intero anno.

Una volta pronto, il video va caricato tramite il modulo ufficiale sul sito di Visit Sweden entro le 23:59 del 17 aprile 2026. Per dare una spinta decisiva alla candidatura, il consiglio è di condividere il contenuto sui social media taggando i canali ufficiali.

Oltre al possesso simbolico dell’isola, il premio include anche il viaggio di andata e ritorno per la Svezia. I vincitori saranno annunciati a giugno: un tempismo perfetto per iniziare l’avventura proprio quando il sole non tramonta mai!

PN Isola di Pantelleria - “Sicilia che piace 2026”

17 février 2026 à 13:02
Avviso rivolto a Enti Locali, Associazioni e soggetti privati a sostegno di iniziative promozionali a favore del sistema produttivo regionale.
(Pantelleria, 17 Feb 26) Il Parco Nazionale Isola di Pantelelria rende nota l'esistenza di Avvisi promossi dall’Assessorato regionale delle Attività Produttive[...]

Le location de Il Padrino con Robert Duvall, viaggio nei luoghi che hanno reso la saga eterna

Par : elenausai10
17 février 2026 à 12:25

Esistono film che descrivono un’epoca e film che ne creano una nuova mitologia. La grandiosa ampiezza narrativa di Francis Ford Coppola appartiene a questa seconda categoria: una sinfonia magnifica capace di trasformare il genere crime in un’epopea familiare senza tempo. Nel 1972, l’incontro tra la visione di Coppola e la penna di Mario Puzo, sotto l’egida lungimirante di un produttore come Robert Evans, creò un successo cinematografico. Il gangster, fino ad allora ridotto a una macchietta da film d’azione, veniva reinventato come protagonista di uno psicodramma dinastico, profondo e brutale.

In questo equilibrio di potere e silenzi, una figura emergeva per rigore e intelligenza: Tom Hagen, interpretato da un immenso Robert Duvall, recentemente scomparso all’età di 95 anni.

La storia, ma anche le location hanno contribuito al successo della pellicola. Sebbene la colonna vertebrale del film batta al ritmo frenetico degli Stati Uniti, Coppola comprese che per dare verità ai Corleone doveva tornare alle origini. Portò così l’intera produzione tra i silenzi arcaici della Sicilia, creando un contrasto visivo indimenticabile.

Dove è stato girato Il Padrino in Italia

Nel 1971, la troupe de Il Padrino sbarcò in Sicilia per dare un volto e un’anima all’esilio di Michael Corleone. Dopo aver vendicato l’attentato al padre uccidendo un boss della droga e un capitano di polizia corrotto, Michael è costretto a una fuga repentina dagli Stati Uniti.

Marlon Brando e Robert Duvall ne Il Padrino
Getty Images
Marlon Brando e Robert Duvall ne Il Padrino

Savoca, il rifugio di Michael Corleone

A Savoca, oggi annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”, si trova il leggendario Bar Vitelli: in origine un antico casale, fu trasformato in bar proprio da Coppola per ospitare la scena in cui Michael chiede in sposa Apollonia. Oggi è una meta di culto dove, tra cimeli del set e foto d’epoca, è d’obbligo gustare una delle loro celebri granite al limone.

Poco distante si staglia anche la Chiesa di San Nicolò che, pur non avendo ospitato scene interne, la sua imponente facciata del XIV secolo è presente in molte inquadrature.

Bar Vitelli a Savoca
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Il famoso Bar Vitelli a Savoca

Forza d’Agrò e il matrimonio con Apollonia

Se Savoca è il luogo del primo incontro, Forza d’Agrò è il palcoscenico del rito. Le scene del matrimonio sono entrate nel mito, quando Michael e la giovane Apollonia escono dalla chiesa seguiti dal corteo nuziale. La protagonista architettonica è la Cattedrale di Maria SS. Annunziata, che con la sua pietra color miele spicca nel verde della vallata. Coppola scelse di immortalare questo borgo con inquadrature larghe per esaltarne la struttura piramidale e l’atmosfera sospesa.

Motta Camastra e la Sicilia di Vito Corleone

Le strade di Motta Camastra segnano il primo vero contatto di Michael con la terra sicula. È qui che lo vediamo camminare con le sue guardie del corpo sotto il sole cocente, in un borgo che incarna così profondamente l’archetipo della Sicilia che Coppola lo scelse nuovamente per Il Padrino-Parte II. Qui, il piccolo Vito Corleone si nasconde dai sicari del boss locale prima di imbarcarsi per l’America.

La morte di Apollonia al Castello degli Schiavi

La pace di Michael in Sicilia, fatta di pomeriggi passati a insegnare l’inglese e la guida alla sua sposa, si infrange tragicamente a Fiumefreddo. Il Castello degli Schiavi, un gioiello del barocco siciliano del Settecento, fa da cornice alla morte di Apollonia. Riconoscibile dal portale in ferro e dal mascherone saraceno, nella finzione è la villa di Don Tommasino. L’esplosione dell’auto, destinata a Michael, ma innescata accidentalmente dalla moglie, segna la fine dell’idillio siciliano: il segreto della sua identità è ormai svelato e il destino lo richiama prepotentemente verso New York.

Villa “Il Padrino” ad Acireale

Spostandoci verso Catania, ad Acireale, troviamo la dimora che segna l’inizio e la fine del cerchio per Vito Corleone. È qui che, nel secondo capitolo, assistiamo al tragico sacrificio della madre di Vito, che implora invano il boss Don Ciccio di risparmiare il suo ultimo figlio. Anni dopo, la stessa villa farà da cornice alla brutale vendetta di un Vito ormai adulto. Curiosamente, la proprietà è diventata così iconica che su Google Maps è stata rinominata proprio “Villa Il Padrino Parte II”, diventando un punto di riferimento per i fan che vogliono ripercorrere i passi del giovane Don Vito!

Villa Malfitano Whitaker: il soggiorno a Palermo

Per le scene ambientate a Bagheria ne Il Padrino-Parte III, Coppola scelse in realtà il cuore di Palermo, portando la famiglia Corleone all’interno della sontuosa Villa Malfitano Whitaker. Questa dimora, costruita da un esportatore di vino inglese all’inizio del ‘900, è stata utilizzata sia per gli esterni che per gli eleganti interni durante il soggiorno della famiglia per il debutto operistico di Anthony.

Teatro Massimo di Palermo: il tragico finale

Il gran finale della saga non poteva che aver luogo nel tempio della lirica: il Teatro Massimo di Palermo, il più grande teatro d’opera d’Italia. È qui che Anthony debutta nella Cavalleria Rusticana e, soprattutto, è sulla sua monumentale scalinata esterna che si consuma la tragedia finale dei Corleone. A causa di lunghi restauri all’epoca delle riprese, Coppola poté utilizzare solo gli esterni del teatro. Gli interni, inclusi il palco e i palchetti, furono ricostruiti con una precisione maniacale negli studi di Cinecittà a Roma.

Dove è stato girato il film negli Stati Uniti

La maggior parte delle scene sono state girate negli Stati Uniti d’America. Queste le location scelte da Coppola!

Staten Island: la roccaforte dei Corleone

La villa principale, situata al civico 110 di Longfellow Avenue nel quartiere di Emerson Hill, è ancora lì, verso la fine di una tranquilla strada senza uscita. Per le riprese, la produzione costruì un finto muro di cinta con un cancello monumentale lungo la via per dare l’illusione di una fortezza inaccessibile. È nel giardino di questa proprietà che si svolge il matrimonio di Connie.

Le location a Manhattan

Uno dei luoghi più sacri per i fan è il Mietz Building al 128 di Mott Street, tra Little Italy e Chinatown: qui sorgevano gli uffici della “Genco Olive Oil”, davanti ai quali Don Vito viene colpito.

Il lusso e il crimine si intrecciano invece al St. Regis Hotel, dove Michael e Kay soggiornano e dove, più tardi, avviene la brutale esecuzione di Stracci e Cuneo nell’ascensore. Altrettanto iconico è l’Edison Hotel, il cui ingresso Art Déco fece da cornice all’incontro tra Sollozzo e Luca Brasi.

Le scene girate a Hollywood

Quando Don Corleone invia il suo consigliere Tom Hagen (Robert Duvall) a Hollywood per fare al produttore Jack Woltz “un’offerta che non potrà rifiutare”, il film ci regala scorci della Los Angeles dorata: dal Grauman’s Chinese Theatre all’ingresso dei Paramount Studios su Gower Street.

Le location nel Bronx

Molte scene di violenza urbana hanno trovato casa nel Bronx. Il ristorante dove Michael compie il suo primo omicidio (uccidendo Sollozzo e McCluskey davanti a un piatto di vitello) era il Luna Restaurant, oggi trasformato in un negozio di tessuti sulla White Plains Road.

Adèle Mixology Lounge: an exclusive panoramic rooftop

An elegant terrace overlooking Villa Borghese

Rome may feel immense, but from the 8th floor of the Hotel Splendide Royal, the city stretches out like a panorama at your feet. The nearby Villa Borghese gardens, the majestic cupolas, and the iconic Vittoriano monument are all within view, allowing you to trace the city’s silhouette and imagine its full profile, its lively trattorias, its historical churches and museums.

Adèle mixology lounge, located on top of the luxurious hotel building, on Pincio hill, is just a few steps away from Villa Medici and Piazza di Spagna. While the horizon expands as far as the eye can see, the rooftop space feels intimate through careful design and lighting. Thanks to a retractable window system, the lounge can welcome visitors and locals year-round, allowing them to choose between indoor and outdoor seatings.

Your space, your special event en plein air

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From pre-wedding dinners to birthday brunches or family celebrations, Gianmarco Panico, Director of Hospitality, is the true creative force at Adèle. With his vibrant and lively energy, he can organize romantic settings as well as themed evenings and high-spirited parties. For him, the Splendide Royal is a second home. His team a harmonious group of young and motivated professionals.

Since taking the reins at Adèle almost five years ago, Panico has been committed to elevate every detail to reflect elegance and beauty. His dynamic, visionary mindset allows him to transform the venue into a theatrical stage, coming alive from morning to night with live music, immersive events, and exhibitions.

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At Adèle, guests can reserve a table for a Sunday buffet brunch (12:00–15:00), linger over afternoon tea, or simply stop by for an aperitivo or an after-dinner drink– each moment unfolding into an unforgettable evening under the stars. Thanks to the dedication of its entire team and its exceptional location, Adèle has already been awarded the 2026 Excellence Prize for Best Prospect Bar Business.

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The Cocktail menu

The mixology bar, managed by Giovanni Faedda, already known for his work at the Mirabelle restaurant, presents surprising combinations and international flair. The menu features bold and innovative combinations, from the fruity and smoky Gran Cabaret and Moulin Rouge (where peach and apricot notes mingle with smoky Ardbeg, balanced by lime and grapefruit) to the Japan-inspired Hanamy, a vodka-based cocktail accented with Luxardo maraschino cherries, Galliano, and Peychaud bitters.

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Adèle is also a must-visit destination for lovers of outstanding mixology paired with a refined yet playful culinary experience. Executive Chef Stefano Marzetti proves a passionate and versatile partner, complementing the cocktails served on the terrace with a reimagined menu that embodies the Mirabelle restaurant’s commitment to seasonality and the excellence of Italian ingredients.

This approach offers a taste of the Splendide Royal’s haute cuisine, while presenting it in a more relaxed format – an effortless and informal way to indulge in authentic luxury.

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The Adèle Full Experience

One of the lounge’s most popular choices is dedicated to mixology: the Adèle Full Experience, a masterclass that pairs three drinks with three dishes. Under the guidance of bartender Giovanni Faedda, guests can learn the art of mixology, and create their own cocktails.

“We wanted to create something unique for the capital,” says Panico. “Not the usual drink pairing designed to enhance the dishes, but an offering that puts the guest in the spotlight. The customer takes center stage and is trained, through a private masterclass, to become the Master Barman for the evening.”

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