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Roberta Valente – Notaio in Sorrento, le location della serie Tv svelano panorami da sogno

12 avril 2026 à 16:00

Le location di Roberta Valente – Notaio in Sorrento, come sempre più spesso accade nelle fiction italiane, hanno un ruolo da catalizzatore dell’azione. Senza Sorrento e la Penisola Sorrentina, dov’è girata quasi interamente la nuova serie RAI con Maria Vera Ratti nei panni di una delle più giovani notaie italiane, sarebbe difficile – se non impossibile – comprendere personaggi, valori e desideri che li muovono e persino cosa muove la trama.

Di cosa parla la fiction

In quattro puntate in onda in prima serata su Rai 1 (e RaiPlay) a partire da domenica 12 aprile 2026, Roberta Valente – Notaio in Sorrento racconta la storia di una giovane professionista che dopo anni di studio a Milano torna nella propria città natale, Sorrento, per cominciare a lavorare in un noto studio notarile e sposare finalmente il fidanzato di sempre (Alessio Lapice). Mentre risolve intricati casi notarili, la giovane notaia viene a conoscenza di informazioni sul passato della propria famiglia – i genitori sono morti quando aveva appena cinque anni – che la spingono a mettere in discussione un futuro già scritto e brillante, fatto di una carriera solida e un matrimonio perfetto. Alcuni incontri inaspettati aiutano Roberta a lasciarsi andare e mettere da parte, almeno nelle relazioni, la meticolosità e il puntiglio che la contraddistinguono sul lavoro.

Ufficio Stampa RAI
Le location di “Roberta Valente – Notaio in Sorrento” – In foto: Marina Grande a Sorrento

Dove è stata girata la serie Tv

Sorrento

Nella fiction, diretta da Vincenzo Pirozzi e co-prodotta da Rai Fiction e Rodeo Drive Production, Sorrento è presenza comprimaria a quella dei protagonisti e dei loro interpreti. Scorci come i vicoli, le chiese e le tradizionali botteghe artigiane del centro storico accompagnano il ritorno a casa – per molti versi un nostos degno di un eroe moderno – della giovane notaia.

Veduta panoramica dalla Villa Comunale di Sorrento
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Veduta panoramica dalla Villa Comunale di Sorrento

Tra le strade strette e i tipici fabbricati da località marittima, da cui ogni tanto si insinua l’azzurro del mare, Roberta Valente si riappropria di ciò che sembrava avere perso durante il proprio soggiorno studio a Milano. Vedute iconiche, come quelle dalla Villa Comunale sul Vesuvio e sul Golfo di Sorrento, sono però il vero punto forte della fiction.

Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana

Tra le location di Roberta Valente – Notaio in Sorrento non mancano altri belvederi e punti panoramici lungo la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana che meritano una sosta sia che per la prima volta da turisti si percorra la litoranea e sia che da nativi del posto trapiantati altrove, come Roberta, si senta ogni tanto il bisogno di tornare a respirare aria di mare.

Il mare, e più in generale i paesaggi mediterranei della fiction, non sono del resto “solo una cartolina, ma un vero e proprio personaggio che, con la sua luce calda e i colori vivaci, fa da contrappunto alla rigidità interiore della protagonista, creando un contrasto visivo tra l’ordine che lei cerca di imporsi e la vitalità imprevedibile del mondo che la circonda”, ha sottolineato il regista Pirozzi.

Belvedere di San Leucio (Caserta)

In parte girata in studio a Roma, la fiction ha tra le location anche un altro luogo iconico della Campania: il Belvedere di San Leucio a Caserta.

In questo complesso, dove a cominciare da Ferdinando di Borbone si coltivò l’utopia di creare una comunità autonoma che avesse come fonte d’introiti principale la tessitura della seta, la giovane notaia svolge il proprio lavoro quotidiano tra i corridoi dell’antico appartamento regale riadattato a ufficio e le scene all’aperto girate nello splendido giardino all’italiana del complesso.

Belvedere di San Leucio a Caserta
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Lo splendido Belvedere di San Leucio a Caserta

Voli low cost verso mete lontane, ma l’Europa estiva rischia rincari

12 avril 2026 à 14:59

Un volo da Roma alle Maldive a 250 euro oppure verso le Seychelles a meno di 200 euro programmando la partenza tra maggio e giugno: tariffe che fino a poco tempo fa sarebbero sembrate improbabili, soprattutto in vista della stagione estiva. Eppure è questa la fotografia che emerge dall’analisi di Assoutenti, che mette in luce un fenomeno controintuitivo nel panorama del trasporto aereo del 2026.

Alla base di tale dinamica c’è un contesto internazionale segnato da forte instabilità, in particolare legata alla crisi dei carburanti e alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, un quadro che sta influenzando in modo diretto le scelte dei viaggiatori e, di conseguenza, le strategie delle compagnie aeree: se da un lato i costi operativi tendono ad aumentare, dall’altro la domanda su alcune tratte a lungo raggio si indebolisce e costringe il mercato a reagire.

Los Castillitos, la fortezza che inganna il mare e domina la Costa Cálida con torri fiabesche

12 avril 2026 à 14:30

Sul promontorio di Cabo Tiñoso, lungo il tratto più selvaggio della costa di Cartagena, si innalza nei cieli una costruzione che sembra uscita da un racconto cavalleresco, tra torri merlate, archi in pietra irregolare e passaggi che si intrecciano tra rocce e vento. Ma, se dobbiamo essere onesti sin da principio, quasi nulla qui ha a che fare con le fiabe: tutto ha origine da un progetto militare preciso, calcolato e, soprattutto, freddo.

La Batería de Castillitos (più brevemente Los Castillitos), chiamata anche C-1, si nasconde tra rilievi scoscesi a oltre 200 metri sopra il livello del mare. Da lontano si confonde con la roccia, mentre da terra si impone con una presenza scenica notevole. Del resto, quest’opera venne pensata proprio per mimetizzarsi.

Le torrette semicilindriche, le finestre strette e le decorazioni ad archetti ciechi evocano un Medioevo reinventato, costruito però nel pieno del ‘900. Un inganno visivo voluto, perché dietro quella facciata teatrale si nascondeva uno dei sistemi difensivi più potenti della costa spagnola che oggi, invece, regala panorami emozionanti sul Mediterraneo.

5 giardini mediterranei poco noti da scoprire in primavera

12 avril 2026 à 13:30

Guardate la cartina geografica: l’Italia si estende come una proboscide, o lo stereotipato stivale, dalla massa continentale europea dentro il grande bacino del mar Mediterraneo. Questa posizione centrale in mezzo a uno specchio d’acqua unico nel suo genere ha regalato al nostro paese un clima particolare e caratteristiche uniche, che si riflettono nella vegetazione delle regioni più esposte all’influsso del mare. Caratteristiche da scoprire laddove la natura viene irregimentata e guidata da canoni scientifici ed estetici insieme: i giardini. Quelli storici, che raccontano secoli di scienza e cultura. Quelli nati da una passione privata diventata patrimonio collettivo. Quelli dove la primavera regala bellezza.

Colori accesi, profumi particolari, piante rare e uniche caratterizzano i giardini mediterranei più belli. Oltre ai più noti, tra quelli che si distinguono nelle regioni meridionali d’Italia, ce ne sono molti che rimangono lontano dai circuiti più battuti, ma che meritano parimenti di essere scoperti.

Giardino di Torre Tabaia, Procida

Procida, piccola isola del Golfo di Napoli: colori pastello di case e barche di pescatori che si accendono baciate dal sole. Il limone è il prodotto tipico numero uno del luogo: qui, per via di caratteristiche climatiche e del terreno, crescono agrumi enormi, dalla buccia molto spessa e dolce, che viene utilizzata in maniera massiccia in cucina.

Avventurandosi dai vicoli di Terra Murata, l’antica fortificazione sul lato sud dell’isola, verso la propaggina orientale di Punta della Lingua si può scoprire il Giardino di Torre Tabaia, un piccolo eden privato aperto alle visite del pubblico. È uno spazio piccolo, mantenuto dal proprietario, un procidano che si dedica anima e corpo alla cura del proprio orto e del giardino.

procida giardini mediterranei primavera
Lorenzo Calamai
Limoneto del Giardino di Torre Tabaia

Qui è possibile scoprire da vicino il limoneto, che forma una sorta di pergola ombreggiata dalla quale pendono come lampade i grossi frutti gialli degli alberi. Un profumo intenso di agrumi ondeggia nell’aria, mentre ci si può riparare dall’ostinato sole mediterraneo godendo della compagnia del proprietario del Giardino di Torre Tabaia, sempre disponibile a raccontare la propria storia e quella del suo piccolo paradiso verde.

Orto Botanico di Palermo

Fondato nel 1779 come istituzione della Regia Accademia degli Studi di Palermo, l’Orto Botanico del capoluogo siciliano è oggi un museo a cielo aperto tra i più ricchi in Italia nel suo genere. La sede attuale, nel quartiere Kalsa, fu inaugurata solennemente il 9 dicembre 1795 dopo che il primo orto, troppo angusto, fu abbandonato. Il complesso monumentale fu progettato dall’architetto francese Léon Dufourny e include il gymnasium, un edificio neoclassico di grande eleganza e di stampo classicista.

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Getty Images
Il gymnasium dell’Orto Botanico di Palermo

In oltre duecento anni di attività, l’Orto Botanico di Palermo ha ospitato e diffuso specie di ogni provenienza: all’istituzione palermitana si devono, tra le altre cose, l’introduzione in Europa del mandarino e del nespolo del Giappone, oltre alle prime esperienze europee su piante utili come la soia.

Oggi l’Orto accoglie più di 12mila specie differenti e una delle sue attrazioni più spettacolari è certamente il gigantesco esemplare di Ficus magnolioides importato dalle Isole Norfolk nel 1845. In primavera, quando tutto è in fiore, il giardino esplode di colori. Rispetto a tanti altri giardini, ha un aspetto estremamente improntato ai climi tipici dell’area mediterranea, con le foglie affilate delle palme e le esotiche cicadee. Malgrado la sua importanza scientifica e storica, rimane un luogo relativamente tranquillo, fuori dai circuiti turistici di Palermo.

Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro

Più recente ma non meno importante è il Parco della Biodiversità Mediterranea di Catanzaro, inaugurato nel 2004. Sessanta ettari di verde nel pieno del capoluogo calabrese, nati dalla riqualificazione di un’area degradata, un tempo dedicata alla Scuola di Agraria. Quello che era un terreno abbandonato, dunque, è diventato in poco più di vent’anni un affascinante ecosistema capace di unire natura, storia e arte in un parco cittadino aperto a tutti.

Il giardino botanico che sorge all’interno del parco si estende su circa undici ettari, solcati da viali, canali e laghetti artificiali, con oltre 20mila piante tappezzanti, duemila alberi d’alto fusto e cento specie di piante acquatiche.

All’interno del parco si trova anche una delle più importanti collezioni europee di scultura contemporanea all’aperto, con opere di artisti del calibro di Antony Gormley, Mimmo Paladino, Mauro Staccioli e Jan Fabre. Accanto alle sculture si incontrano un labirinto di verzura, il laghetto dei cigni, il centro di recupero degli animali selvatici e la Valle dei Mulini, un bosco di quarantotto ettari di macchia mediterranea percorso da sentieri sterrati, vecchi mulini ad acqua e le rovine di una miniera.

Giardini della Minerva, Salerno

Dicono che i Giardini della Minerva di Salerno siano il primo orto botanico del mondo occidentale. Quel che è certo è che questo luogo ha una storia di lungo corso e che ancora oggi sono capaci di un fascino eccezionale.

Le origini del giardino affondano le radici nel quattordicesimo secolo: il maestro Matteo Silvatico, celebre medico della Scuola Salernitana, prese l’iniziativa di trasformare questo podere di famiglia alle pendici del colle Bonadies in un vero e proprio giardino dei semplici. Qui Silvatico coltivava e classificava le piante officinali utili alla terapia, insegnava agli studenti a riconoscerle e ne codificava le proprietà nel suo Opus Pandectarum Medicinae, una delle opere di medicina e botanica più importanti dell’epoca. A questo luogo, dunque, si fa risalire il modello che avrebbe ispirato gli orti botanici di Padova, Pisa, Firenze, Pavia e Bologna.

giardini minerva salerno primavera mediterranei
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Fontana ai Giardini della Minerva a Salerno

I Giardini della Minerva sono stati restaurati nel 2000 grazie a fondi europei, e poi ampliati nel 2025. Oggi si sviluppano su cinque terrazzamenti collegati da una lunga scalea seicentesca con pilastri e pergola in legno, costruita sulle antiche mura medievali della città. Ospita oltre 300 specie vegetali, tra cui alcune dal sapore tipicamente medievale come la mandragora, la digitale, la belladonna e il tasso. L’orto botanico è arricchito da una tisaneria, dove è possibile fermarsi a sorseggiare una tisana con vista sul porto di Salerno.

Giardino Botanico La Cutura, Giuggianello

Giuggianello è il più piccolo comune della provincia di Lecce. Si trova nell’entroterra salentino, a una quindicina di chilometri da Otranto. Qui, al confine con la vicina Palmariggi, si nasconde un luogo da non perdere per gli amanti dei giardini: La Cutura è un giardino botanico privato di trentacinque ettari che ha preso forma negli ultimi cinquant’anni attorno a un’antica tenuta rurale del Settecento.

Aperto a visite guidate con prenotazione, il giardino botanico de La Cutura ha una grande ricchezza e varietà, e si snoda tra ambienti tematici molto diversi tra loro. La visita parte dal Borgo Antico, nucleo originario della masseria settecentesca con le sue architetture di sapore rurale spagnolo, per poi attraversare il giardino roccioso con oltre ottanta varietà di agavi e cactacee, il laghetto naturale con papiri, ninfee e bambù, il bosco di lecci con querce di oltre 250 anni, il giardino dei semplici con le piante aromatiche e officinali, il roseto con più di cento varietà di rose in fiore.

Il momento clou della visita è però quello che porta alla visita della grande serra tropicale, dove si trovano oltre 2mila varietà di piante grasse e succulente provenienti da Messico, Africa e Sud America. C’è anche un Giardino Segreto, raggiungibile attraverso una scalinata scavata nella roccia, dove trovano rifugio le piante più rare e delicate. La primavera, con la fioritura del roseto e il risveglio della macchia mediterranea, è il momento perfetto per perdersi in questo angolo di Salento nascosto.

Harvest Caye: l’isola privata nel Belize raggiungibile solo in nave

12 avril 2026 à 12:00

Non tutte le isole private sono uguali. Alcune funzionano come estensioni della nave, con mille servizi e attività; altre sono quasi dei parco divertimenti galleggianti; e altre ancora sono pensate per godere del posto, del qui e ora, restare e rallentare.

Harvest Caye, l’isola privata di Norwegian Cruise Line in Belize, è una buona sintesi e via di mezzo di tutto questo.

Com’è fatta Harvest Caye

Harvest Caye è organizzata in modo semplice e funzionale, con spazi ben distinti. Il centro è occupato da una grande laguna con piscina, affiancata da aree relax, bar e ristorazione. Intorno si sviluppano la spiaggia, le zone dedicate alle attività e un piccolo villaggio con negozi e servizi.

A differenza di molte isole private, qui l’impatto è più aperto: meno costruzioni invasive, più spazio tra un’area e l’altra e una sensazione generale di maggiore respiro, anche per lo spazio lasciato alla natura. L’isola è progettata per essere facilmente percorribile a piedi, con percorsi chiari che collegano le diverse zone.

piscina Harvest Caye
NCL
La grande piscina di circa 1.400 m² con bar in acqua

Cosa fare sull’isola

La lunga spiaggia di sabbia bianca e la grande piscina di circa 1.400 m² con bar in acqua sintetizzano perfettamente l’immaginario e il sogno di vacanza relax ai Caraibi;  mentre la laguna salmastra è pensata per i più dinamici con attività come kayak, paddleboard e pedalò. I vacanzieri in cerca di avventura possono praticare sport acquatici come parasailing e moto d’acqua, o percorrere il Flighthouse, una struttura alta 40 metri da cui parte un percorso di zipline lungo quasi un chilometro tra piattaforme, ponti sospesi e tratti “in volo”, incluso un segmento in cui si scende in posizione orizzontale.

Per provare un contatto con la cultura del luogo, esiste sull’isola un villaggio con artigianato locale e sono organizzate diverse escursioni per la visita al tempio maya Nim Li Punit o di avvicinamento alle terapie e medicine tradizionali maya.

Harvest Caye
NCL
Harvest Caye è percorribile a piedi e adatta a tutte le età

Natura e sostenibilità

Uno degli elementi distintivi di Harvest Caye è l’attenzione alla conservazione della fauna locale. L’isola ospita un vero e proprio santuario naturalistico gestito sotto la supervisione del naturalista beliziano Tony Garel, con spazi dedicati a rettili, farfalle e uccelli tropicali recuperati.

Le aree espositive – tra cui giardino delle farfalle, terrario e voliere – sono curate dalla Harvest Caye Conservation Foundation, organizzazione nata nel 2016 dalla collaborazione tra Norwegian Cruise Line Holdings e partner locali, con l’obiettivo di promuovere l’educazione ambientale e la tutela della biodiversità.

Il progetto si estende oltre l’isola: Harvest Caye collabora con il Clearwater Marine Aquarium Research Institute per la protezione dei lamantini nelle aree più sensibili del Belize, e sostiene programmi di conservazione sul territorio, come le iniziative contro il bracconaggio a tutela degli ara scarlatti.

L’isola è inoltre uno dei siti di nidificazione delle tartarughe embricate, specie a rischio, e ogni anno vengono attivati programmi di monitoraggio e protezione per favorire la sopravvivenza dei piccoli.

isola privata NCL
NCL
L’isola ospita un vero e proprio centro naturalistico di educazione ambientale e tutela della biodiversità.

Come arrivare a Harvest Caye

Harvest Caye è accessibile esclusivamente via mare, come parte esclusiva degli itinerari Norwegian Cruise Line nei Caraibi occidentali. L’isola è servita da un molo dedicato che consente lo sbarco diretto dalla nave.

Perché gli assistenti di volo salutano ogni passeggero appena sale a bordo? Non è solo gentilezza

12 avril 2026 à 11:00

La scena la conosciamo tutti: si supera il gate, si sale a bordo e ci si ritrova davanti la cabin crew che ci accoglie con un sorriso impeccabile. A prima vista sembra un gesto di pura cortesia, un modo semplice ma elegante di dare il benvenuto a bordo. In realtà, dietro quel semplice “buongiorno” si nasconde una procedura fondamentale per la sicurezza del volo, parte integrante della formazione che ogni assistente di volo deve affrontare.

Gli assistenti di volo, infatti, non sono semplici figure di accoglienza, bensì professionisti altamente preparati, addestrati a gestire emergenze, conflitti, evacuazioni e situazioni impreviste. La loro presenza rassicurante è il risultato di un percorso formativo lungo e severo, che comprende anche il modo in cui devono presentarsi e interagire con i passeggeri. Non a caso appaiono sempre ordinati, curati e attenti: è un requisito del loro ruolo, non un dettaglio estetico.

Cosa fanno gli assistenti di volo quando si sale in aereo

Il saluto all’ingresso dell’aereo non è solo una questione di educazione: è un momento strategico in cui la cabin crew effettua una rapida valutazione dei passeggeri. Mentre ti accolgono, gli assistenti di volo ti osservano con discrezione per capire in che stato ti trovi e se potresti rappresentare un potenziale rischio per la sicurezza a bordo.

Nello specifico, gli assistenti di volo analizzano quattro aspetti fondamentali:

  • Lo stato psicofisico del passeggero: se un passeggero appare in evidente stato di ebbrezza o alterazione, l’equipaggio può negare l’imbarco;
  • La capacità di collaborare in caso di emergenza: alcuni passeggeri vengono scelti per sedersi vicino alle uscite di sicurezza;
  • Segnali di ansia o paura: chi soffre di aerofobia può aver bisogno di supporto durante il volo;
  • Comportamenti sospetti: movimenti nervosi, sguardi sfuggenti o atteggiamenti aggressivi vengono registrati immediatamente.

Può sembrare una valutazione complessa, ma in realtà dura pochi secondi ed è essenziale per prevenire problemi una volta chiuse le porte dell’aereo.

Perché ricambiare il saluto è importante

Molti passeggeri non lo sanno, ma evitare l’eye contact con un membro della crew può essere interpretato come un segnale di disagio o chiusura, e fa parte di quei gesti che un passeggero non dovrebbe mai fare. Non ricambiare il saluto non solo è scortese, ma rende più difficile per l’equipaggio capire se hai bisogno di aiuto o se c’è qualcosa che non va.

Il saluto, quindi, non è una formalità: è il primo passo per instaurare un contatto umano, fondamentale per garantire un volo sereno e sicuro per tutti.

Un gesto semplice ma che fa la differenza

La prossima volta che salirai a bordo, ricorda che quel sorriso non è solo un atto di gentilezza, ma un vero e proprio strumento di sicurezza. Ricambiare lo sguardo e il saluto non costa nulla, ma aiuta la cabin crew a fare il proprio lavoro nel modo migliore, soprattutto in un contesto in cui ogni dettaglio può fare davvero la differenza.

Cosa vedere e fare a Trapani, tra mare e scorci senza tempo

12 avril 2026 à 10:00

Considerata a torto una città che spesso resta sullo sfondo, come una tappa veloce prima di raggiungere altre mete più celebri, Trapani è tutt’altro che un luogo di passaggio: è un piccolo gioiello che sorprende passo dopo passo.

Vista dall’alto, vanta una forma che incuriosisce subito: una falce sottile che si allunga nel mare, quasi a volerlo abbracciare. Un dettaglio che racconta già molto della sua identità: Trapani è sempre stata un ponte, un crocevia: in passato le sue rotte collegavano Cartagine a Venezia mentre oggi il suo porto serve i viaggiatori diretti verso le Egadi, la penisola o la Tunisia.

Per coglierne appieno l’essenza occorre perdersi e lasciarsi guidare tra le viuzze del centro storico, tra palazzi barocchi e chiese luminose, e poi rallentare sul lungomare, dove l’aria salmastra accarezza i pensieri e il tempo sembra cambiare ritmo.

Cosa vedere a Trapani

Trapani, la Città dei Due Mari, si racconta mediante stratificazioni continue, arte, tradizioni e panorami che danno vita a un percorso unico nel suo genere.

Dedicarsi alla sua scoperta significa entrare in contatto con questa identità complessa, ma armoniosa, dove il mare è sempre presente, anche quando non si vede.

Scorcio del centro storico di Trapani
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Pittoresco scorcio del centro storico di Trapani

Gli edifici religiosi

Il centro storico è il cuore pulsante, un intreccio di strade in cui la pietra chiara riflette la luce e amplifica ogni dettaglio.

Lungo Corso Vittorio Emanuele, la via principale, si susseguono alcuni degli edifici più significativi: la Cattedrale di San Lorenzo si impone con eleganza, mentre la Chiesa dei Gesuiti sorprende per la ricchezza decorativa e l’intensità degli interni.

C’è poi una tappa che custodisce una tradizione profondamente radicata nella città: la Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio che accoglie i celebri gruppi dei Misteri, venti sculture lignee a grandezza naturale che raccontano la Passione di Cristo. Ogni anno, tra il venerdì santo e il sabato, tali opere prendono vita e attraversano Trapani in una processione che dura da oltre quattro secoli.

Infine, la Chiesa di San Pietro, su Corso Italia, custodisce al suo interno uno degli organi più antichi d’Europa ancora funzionanti, un ponte sonoro tra passato e presente.

Ex Piazza Mercato del Pesce

Addentrandosi nella parte più antica, lontano dalle residenze nobiliari, Trapani cambia volto: le strade si fanno più strette, più autentiche, e raccontano la sua anima marinara.

È qui che si incontra l’Ex Piazza Mercato del Pesce, uno dei luoghi simbolo: un tempo centro nevralgico della vita quotidiana, oggi si è trasformata in uno spazio culturale vivo, dove eventi, mostre e incontri restituiscono nuova energia a questo angolo storico.

Passeggiando tra queste vie si percepisce ancora il legame profondo con il mare, una presenza costante che ha plasmato non solo l’economia, ma anche l’identità stessa trapanese.

Mura di Tramontana

Proseguendo verso nord si arriva a uno dei luoghi più suggestivi di Trapani: le Mura di Tramontana.

Questa porzione delle antiche mura medievali segna un confine sottile tra due mari, un punto in cui lo sguardo si perde senza ostacoli e si emoziona, soprattutto al tramonto, quando la luce si riflette sull’acqua e trasforma tutto in un quadro.

Tra i punti più affascinanti spicca Porta Botteghelle, un piccolo arco che sorprende chi lo attraversa: oltre la pietra, all’improvviso, appare il blu intenso del mare: è uno di quegli scorci che restano impressi, senza bisogno di parole.

Ai piedi delle mura ecco anche la piccola spiaggia cittadina, raccolta e facilmente accessibile, che nei mesi estivi si riempie di vita e di voci.

Torre Ligny

All’estremità più occidentale di Trapani, dove la terra sembra finire e il mare prende il sopravvento, si erge Torre Ligny: abbracciata da due mari (il Tirreno da un lato e il Mediterraneo dall’altro), l’antica torre di avvistamento costruita dagli spagnoli nel Seicento domina un paesaggio che non ha eguali, laddove il vento soffia con più decisione, e l’orizzonte appare più vicino.

Oggi ospita il Museo civico, che conserva reperti provenienti dai fondali marini, testimonianze di un passato di navigazioni, scambi e incontri tra civiltà. Ma al di là del museo, è la posizione stessa a rendere questa tappa davvero speciale: un punto in cui fermarsi e lasciarsi attraversare dalla sensazione di essere sospesi tra cielo e mare.

Cosa fare a Trapani

Dopo aver esplorato il centro storico, Trapani invita a spingersi oltre, verso paesaggi che raccontano un altro volto della città e del territorio.

Le Saline di Trapani e Paceco sono una meta immancabile, un’area vasta, silenziosa, dove il tempo sembra scorrere con una lentezza diversa: tra vasche d’acqua e mulini a vento, il sale viene ancora raccolto seguendo tecniche antiche, tramandate nel tempo.

Saline con mulino a vento, Trapani, Sicilia
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Suggestive saline con mulino a vento

Ma le saline non sono soltanto produzione, sono anche un ecosistema prezioso, un’area umida che accoglie numerose specie di uccelli migratori, e visitarle vuol dire entrare in contatto con un equilibrio delicato, fatto di gesti ripetuti da secoli e di silenzi che raccontano più di mille parole.

All’interno di questo meraviglioso scenario si trova anche il Museo del Sale, ospitato in un antico baglio: strumenti, fotografie e testimonianze guidano alla scoperta di un mestiere che ha segnato a fondo la storia del territorio. E una volta usciti, la possibilità di camminare tra le vasche restituisce un’esperienza ancora più immersiva e irripetibile.

Trapani è anche mare, naturalmente: le spiagge offrono svariate possibilità, ognuna con una propria atmosfera. La Spiaggia delle Mura di Tramontana, incastonata tra la città e l’acqua, è forse la più suggestiva, mentre lungo il litorale si aprono altri tratti sabbiosi come la zona di Piazza Vittorio Emanuele e la Spiaggia di San Giuliano, più ampia e attrezzata, perfetta per chi cerca comodità senza rinunciare alla bellezza del paesaggio.

Come arrivare a Trapani

Raggiungere Trapani (tra il Mediterraneo e il Tirreno, nell’estremità meridionale della Sicilia) è semplice: da Palermo, l’autostrada A29 conduce verso la città attraversando paesaggi che anticipano l’atmosfera della costa occidentale.

In alternativa, autobus e treni collegano Trapani con le principali località dell’isola, rendendola facilmente accessibile anche senza auto.

Per chi arriva in aereo, l’aeroporto di Trapani rappresenta un punto di ingresso comodo e vicino: da qui, si raggiunge rapidamente il centro, sia con navette dedicate sia noleggiando un’auto, soluzione ideale per esplorare anche i dintorni.

Un tuffo nel passato: la Festa degli Antichi Borghi in Valtellina

12 avril 2026 à 09:00

Nel cuore della Valtellina, lungo il suggestivo versante retico noto come Costiera dei Cech, prende vita la prima edizione della Festa degli Antichi Borghi, un evento che promette di trasformare il weekend del 25 e 26 aprile in un’esperienza fuori dal tempo, un vero e proprio percorso immersivo tra passato e presente.

L’iniziativa nasce con l’intento di valorizzare un territorio spesso meno battuto rispetto ad altre mete alpine, ma ricchissimo di storia, cultura e tradizioni: i piccoli borghi che punteggiano la Costiera dei Cech si presentano come custodi silenziosi di un passato ancora vivido, pronti ad accogliere chi li visita in un’atmosfera sospesa.

Paesaggi e borghi tra montagna e lago

Passeggiare tra le strette viuzze acciottolate, salire lungo i terrazzamenti coltivati e fermarsi ad ammirare scorci panoramici sul Lago di Como e sulle montagne tutt’intorno diventa un’esperienza sensoriale completa.

Protagonisti dell’evento sono i borghi di Traona, Cino e Cercino, suggestivi “balconi sulla valle” che conservano intatto il legame con la natura e con le tradizioni contadine. Per l’occasione, luoghi chiusi al pubblico come cantine scavate nella roccia, antichi torchi, mulini, palazzi nobiliari e chiese apriranno le loro porte, offrendo uno sguardo privilegiato su un patrimonio storico e architettonico di grande fascino.

Rievocazioni storiche e antichi mestieri

L’elemento distintivo della Festa degli Antichi Borghi sono le rievocazioni storiche, che animano i paesi con scene di vita quotidiana e momenti spettacolari: accampamenti seicenteschi prendono forma tra le vie e le piazze, popolati da tessitrici al lavoro, mercanti di stoffe e pelli, armigeri, giocolieri e persino personaggi enigmatici come streghe e tipografi.

Di sicuro interesse sono poi le esibizioni di falconeria, in cui rapaci come falchi, poiane, gufi reali, barbagianni e aquile solcano il cielo con voli radenti, con dimostrazioni di caccia che affascinano grandi e piccoli, e la riscoperta delle tradizioni, dove anche gli antichi mestieri tornano protagonisti.

Traona, crocevia storico tra commercio e cultura

Sorto in epoca medievale lungo la storica Via Valeriana, importante arteria commerciale tra Milano, le Alpi e il lago, il borgo di Traona conserva ancora oggi testimonianze del suo passato strategico.

L’Arco Dogana, antica porta d’ingresso e punto di riscossione dei dazi, accoglie i visitatori introducendoli in un percorso tra dimore nobiliari, laboratori araldici e spettacoli tematici che spaziano dalla falconeria alla suggestiva scuola di magia ispirata alla figura leggendaria di Mago Merlino. Le cantine sotterranee, scavate nella roccia, diventano invece luoghi di incontro e degustazione.

Cino, tradizioni rurali e spirito partecipativo

Cino, con la sua posizione a mezza costa e solcato da numerosi torrenti, racconta una quotidianità legata alla pastorizia e alla transumanza: le abitazioni con balconi e intonaci colorati evocano uno stile di vita scandito dai ritmi della natura, che durante la Festa torna a rivivere con forza.

Inoltre, le cosiddette “Celtolimpiadi” invitano a mettersi in gioco in prove ispirate ad antichi cimenti, tra forza e abilità, mentre il Sentiero dei Cinque Cerchi rappresenta un elemento contemporaneo che dialoga con la storia. Il tutto è accompagnato da momenti gastronomici significativi, come la tradizionale pizzoccherata, che restituisce il gusto autentico della cucina valtellinese.

Cercino, memoria storica e rievocazioni

Il borgo di Cercino offre una dimensione più intensa e drammatica, legata agli eventi che ne hanno segnato la storia. Nato intorno all’anno Mille e in seguito divenuto comune indipendente, il paese porta ancora i segni delle vicende legate alla Guerra dei Trent’anni.

Durante la Festa degli Antichi Borghi, la piana di Cercino diventa teatro di rievocazioni belliche: accampamenti militari, simulazioni di assedi e dimostrazioni con artiglieria ricreano un’atmosfera coinvolgente, mentre arcieri e figuranti animano la scena con esibizioni dal vivo.

Accanto alla dimensione storica, emerge anche quella conviviale, con la polenta protagonista delle tavole.

Natura, cultura ed esperienze contemporanee

La Festa degli Antichi Borghi non si limita a guardare al passato, ma propone anche un dialogo con il presente. Il programma include infatti attività come trekking, passeggiate guidate e itinerari tematici lungo i sentieri della Costiera dei Cech, per esplorare il territorio in modo attivo e consapevole.

In alcuni casi, l’esperienza si arricchisce grazie alla presenza di musici e giullari che accompagnano il cammino, oppure con modalità di spostamento alternative, come il percorso a dorso d’asino, che contribuiscono a rendere il viaggio ancora più evocativo.

Francoforte e la regione del Rhine-Main sono Capitale Mondiale del Design per il 2026

12 avril 2026 à 07:30

Francoforte sul Meno e l’intera regione del Rhine-Main sono state designate “World Design Capital 2026”, ovvero Capitale mondiale del design. Un riconoscimento internazionale conferito ogni due anni dalla World Design Organization a una città o a una regione, premiando il loro impegno nella progettazione urbana come strumento di coesione sociale, innovazione e trasformazione sostenibile.

Il programma ufficiale, intitolato “Design for Democracy. Atmospheres for a better life” (Design per la democrazia. Atmosfere per una vita migliore), mette al centro il ruolo del design nel costruire città più inclusive, accessibili e sostenibili. Un progetto che guarda al futuro affrontando temi cruciali come edilizia sostenibile con sviluppo di alloggi a prezzi accessibili, mobilità ecologica, spazi verdi e integrazione sociale. Sono diversi gli eventi e le iniziative che invitano a raggiungere questa vibrante città, famosa per il suo skyline moderno simile a quello americano per il quale viene soprannominata “Mainhattan”.

La regione del design tra eventi e giovani talenti

La Design Capital non riguarda solo Francoforte, ma un’intera rete urbana che coinvolge città come Darmstadt (Matilda Heights), Hanau (nuovo design del centro cittadino), Offenbach (nuova biblioteca principale), Wiesbaden, Rüsselsheim e Kelkheim. Insieme contribuiscono a progetti di innovazione urbana e scambio internazionale, trasformando il Rhine-Main in un vero laboratorio europeo di progettazione del futuro.

L’evento principale è l’Open Design Week Frankfurt Rhine-Main, che si tiene dal 5 al 14 giugno 2026: una settimana durante la quale immergersi tra installazioni, workshop e incontri aperti alla cittadinanza.

Uno dei momenti più attesi dell’evento sarà lo Young Talent Design Campus, all’interno del quartiere fieristico di Francoforte. Più di 1.000 giovani designer da tutto il mondo lavoreranno su una domanda essenziale: come progettare un modo migliore di vivere. I progetti svilupperanno così soluzioni concrete per il futuro delle città.

Tutti i dettagli con i numerosi eventi della Design Week Frankfurt Rhine-Main sono disponibili sul sito ufficiale della World Design Capital (wdc2026).

Il verde urbano che migliora la qualità della vita

Il progetto della World Design Capital mette al centro anche il verde urbano come elemento chiave del design contemporaneo. Alcuni esempi da ammirare? Sicuramente il Bethmann Park, una delle oasi più tranquille della città: si tratta di un giardino urbano dove sentieri, alberi e spazi ombreggiati sono il riparo perfetto dal ritmo incessante metropolitano. Qui spicca in particolare il Giardino Cinese, con padiglioni tradizionali, ponticelli e stagni ornamentali perfettamente integrati.

Anche il Palmengarten Frankfurt è un luogo fondamentale per il verde urbano: è uno dei più grandi giardini botanici della Germania e nell’attraversarlo si percorrono diversi ecosistemi mondiali, tra serre tropicali, palmeti, specie esotiche e un lago navigabile.

Gli altri eventi imperdibili a Francoforte

Durante il 2026, Francoforte ospita tantissimi eventi all’aperto, con un ricco calendario che valorizza il rapporto tra cultura e spazio urbano. Ecco alcuni degli appuntamenti più importanti da non perdere, che trasformano la città in un palcoscenico culturale dove arte e spazio pubblico si fondono:

  • Sommerwerft, festival di teatro e musica lungo il fiume Meno;
  • Europa Open-Air, concerti dell’orchestra sinfonica hr con skyline come sfondo;
  • Museum Embankment Festival (28–30 agosto);
  • Opera Square Festival (17–26 giugno);
  • Wäldchestag, storica festa della foresta cittadina.

Dopo le Olimpiadi Milano Cortina 2026, tutti pazzi per la Valtellina

10 avril 2026 à 20:48

Dopo le Olimpiadi Milano Cortina 2026, la Valtellina è risultata essere tra le mete più in linea con un nuovo trend che è nato in Italia: il “Vitamin T” dove T” sta per Travel, una tendenza destinata a ridefinire il turismo entro il 2030 secondo un’indagine condotto da AstraRicerche.

Una visione del viaggio sempre più orientata al benessere profondo e fatta di più componenti, cinque elementi chiave sempre più richiesti dagli italiani che iniziano tutti per “T”: Tranquillità (scelta dall’88,9% del campione intervistato), Territorio (85,6%,), Tavola (87,7%), Tempo rilassato (87,4%) e Tradizioni (79,7%, in particolare Gen X e Baby Boomer).

Cinque dimensioni che rispondono perfettamente ai bisogni emergenti degli italiani: ricaricarsi, rallentare, riconnettersi con se stessi e vivere esperienze autentiche. In questo scenario, la montagna emerge come alternativa perfetta per ogni stagione dove ricaricarsi per il 61% degli italiani.

Perché tutti amano la Valtellina

Diversi i motivi per visitare la Valtellina dichiarati dagli intervistati: equilibrio tra natura e tradizioni vive (49,9%); attività outdoor a ritmo lento (46,0%); clima alpino rigenerante (43,5%); enogastronomia come esperienza culturale (43,4%), tradizioni, feste, riti e transumanze “non fatti solo per turisti” (40,6%), mete meno battute dal turismo mainstream (35,6%) – che confermano la ricerca di esclusività intesa come silenzio e pace e le Terme come benessere, non come status (34,1%) – esperienza rigenerante e non lusso ostentato. In Valtellina il viaggio è riconnessione: camminare senza fretta, respirare, assaporare.

Tra l’altro, un dato significativo è che solo il 34,5% degli italiani dichiara di conoscerla molto o abbastanza bene (solo il 6,5% molto bene). Ma chi la scopre se ne innamora. L’esposizione ad alcune delle immagini e attività della Valtellina offerte in anteprima attraverso la web app genera un forte impatto positivo: l’83,1% riconosce la varietà delle esperienze offerte tale da renderla adatta a tutti, e l’82,4% scopre che “c’è da vedere molto più di quanto pensasse”; il 78,1% dichiara che prenderà in considerazione la valle per un viaggio futuro.

Le iniziative in Valtellina

Per questo, la Valtellina ha deciso di organizzare diversi eventi per promuovere il territorio a partire dal 10 aprile e fino al 17 maggio 2026 con l’iniziativa “Valtellina Terra d’Emozioni: esperienze uniche, gusto DOP e IGP” che consentirà ai visitatori di vivere il lato autentico del territorio con 20 esperienze all’insegna della “Vitamin T” facendo loro scoprire le eccellenze dell’enogastronomia locale.

La app valtellinadopigp offre a turisti e visitatori un pacchetto integrato di esperienze autentiche all’insegna della Vitamin T per scoprire l’anima del territorio e pensate per il benessere e la rigenerazione mentale e fisica. Si va dalle passeggiate tra i terrazzamenti vitati, tra i più estesi d’Italia e spettacolari d’Europa (oltre 2.500 km di muretti a secco la cui arte è Patrimonio Unesco) alla scoperta del Mulino Menaglio con i laboratori su grano saraceno e Pizzoccheri; dalla “Pompei delle Alpi” (Piuro) agli assaggi di piatti tipici nel lavéc (antica pentola ollare tipica). Per chi cerca relax e avventura ci sono le terme romane di Bormio ed esperienze più adrenaliniche come il volo in parapendio (tra Alpi Retiche, Orobie e massiccio dell’Adamello), la traversata del Ponte nel cielo (secondo ponte tibetano più alto d’Europa a 140 metri di altezza), rafting e kayak. Da non perdere il passo dello Stelvio, il valico più alto d’Italia (48 tornanti a 2.758 metri di altitudine) una sfida leggendaria per ciclisti e motociclisti per poi arrivare al Parco dello Stelvio – il più grande dei parchi storici italiani e tuttora il più esteso dell’Arco Alpino – per ascoltare il bramito del cervo.

A ogni meta sono associati specifici experience point, 23 luoghi del cibo dalla forte identità locale dove, ogni weekend, si potranno assaporare le eccellenze DOP e IGP, lasciandosi conquistare dall’intensità della bresaola e dei formaggi, dal profumo delle mele e dei pizzoccheri, dal carattere dei vini. Gli utenti potranno inoltre accedere a contenuti narrativi e curiosità attraverso 20 audioguide/podcast pensate per accompagnare l’esplorazione del territorio e delle sue emozioni. Luoghi ed esperienze sono facilmente fruibili grazie alla geolocalizzazione tramite QR code. Completa l’offerta una cartina pieghevole, disponibile presso i principali infopoint turistici del territorio e locali aderenti.

Secondo i dati AstraRicerche, l’enogastronomia è il principale driver di attrazione di una vacanza in montagna: il 57,8% cerca il binomio “camminata + degustazione” (in particolare Gen X e Baby Boomers), il 36,3% le degustazioni in malga (specie per Gen X) e il 28,6% le vie terrazzate con visita ai vigneti. L’agroalimentare è un settore chiave per la Lombardia (prima regione in Italia per fatturato agroalimentare con 50 miliardi di euro) e per Sondrio, prima provincia lombarda per prodotti agroalimentari tradizionali (in tutto 44) a cui si aggiungono le nove DOP e IGP rappresentate dal DAQ, 11^ provincia italiana per impatto economico delle produzioni certificate di cibo e 4^ per produzione di vino (Dati Forum Ambrosetti 2025). I prodotti certificati, che con 300 milioni di fatturato sono un volano economico per il territorio, confermano il loro fascino come volano turistico e di potenziale interesse per il consumatore.

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Lago Cerknica, il gigante che appare e scompare nel cuore carsico della Slovenia

11 avril 2026 à 16:30

Alle volte è una distesa d’acqua ampia quanto un piccolo mare interno, altre un prato silenzioso segnato da canali, erba alta e tracce di passaggi animali. No, non avete assolutamente bevuto un goccetto di troppo, siete solo davanti al Lago Cerknica, nel sud-ovest della Slovenia, una presenza intermittente, ovvero un fenomeno naturale che rende instabile perfino l’idea di geografia.

Il suo nome sloveno, Cerkniško jezero, richiama la cittadina di Cerknica e contemporaneamente identifica una delle manifestazioni più spettacolari del carsismo europeo. Del resto, in zona il paesaggio non resta mai uguale a se stesso. Pioggia, neve, stagioni e correnti sotterranee governano una trasformazione continua che può riempire o svuotare l’intera conca in tempi sorprendentemente rapidi. Tre giorni bastano a rendere una pianura un lago; poche settimane di clima secco la restituiscono alla terra.

Non sorprende che questo luogo abbia conquistato naturalisti, studiosi e viaggiatori fin dal Medioevo anche perché qui nasce, in un certo senso, la carsologia moderna. Il bacino, tra le altre cose, si distende a più o meno 550 metri di altitudine, incastonato tra i rilievi dei monti Javorniki, l’altopiano di Bloke e il monte Slivnica. Attorno, una cornice vegetale fitta e stratificata accompagna lo sguardo dai prati umidi fino ai boschi di latifoglie e conifere. E poi oltre 270 specie di uccelli registrate, presenze che cambiano con il livello dell’acqua rendendo ogni visita diversa dalla precedente.

Formazione e caratteristiche del Lago Cerknica

Cerknica, che talvolta in italiano chiamiamo anche Circonio, è uno dei più grandi laghi intermittenti d’Europa. La sua natura dipende interamente dal sottosuolo perché l’acqua, infiltrandosi nel terreno nel corso di milioni di anni, ha scavato cavità, grotte e condotti sotterranei che oggi regolano il suo destino.

Quando le precipitazioni aumentano, falde e corsi sotterranei si riempiono fino a emergere in superficie. L’acqua invade la piana, la polje, termine di origine slava che indica proprio una grande conca carsica pianeggiante. In queste fasi, il lago può raggiungere una superficie superiore ai 25 chilometri quadrati, diventando il più esteso della Slovenia.

Poi accade il contrario: l’acqua defluisce attraverso inghiottitoi disseminati nel terreno fino a scomparire nel sottosuolo con una rapidità sorprendente. Si ritira, si frammenta e poi, come per magia, si dissolve. Rimangono prati, canali e zone fangose, in un ciclo che si ripete da secoli e senza una cadenza rigida (ma con una certa regolarità stagionale).

Questa alternanza ha modellato il territorio e la vita umana. Fin dall’età della pietra, le comunità locali hanno sfruttato le risorse da lui offerte. Pesca e caccia durante le fasi di piena, agricoltura e pascolo nei periodi asciutti. Il paesaggio che oggi si osserva porta ancora i segni di questo rapporto continuo tra uomo e ambiente.

Il valore scientifico e ambientale del sito ha portato riconoscimenti internazionali. L’area rientra nel Parco regionale Notranjska ed è inclusa tra i siti Natura 2000 e Ramsar, a testimonianza della sua rilevanza per la conservazione delle specie, soprattutto quelle aviarie.

Cosa vedere e cosa fare al Lago Cerknica

Ormai lo avete capito benissimo: il bello di Cerknica sta proprio nella sua imprevedibilità. Durante i mesi in cui l’acqua domina la scena, la superficie si presta a escursioni in canoa, pesca e osservazione degli uccelli. Nei periodi più asciutti, al posto dell’acqua si aprono sentieri naturali percorribili a piedi o in bicicletta. Il terreno racconta ciò che è stato, con linee sinuose che indicano antichi flussi e zone di ristagno. In tali fasi si possono incontrare cavalli al pascolo o agricoltori impegnati nella fienagione.

Tra le esperienze più amate c’è il giro in carro tradizionale, il lojtrnik, trainato da cavalli. Un modo lento per attraversare la piana e osservare i dettagli, dalle variazioni del suolo alle specie vegetali che mutano nel giro di pochi metri. Non è di certo meno interessante il contesto circostante che, anzi, merita tempo. Poco distante, per esempio, c’è la valle carsica di Rakov Škocjan che presenta ponti naturali imponenti formati dal crollo di antiche grotte. Archi di roccia alti decine di metri incorniciano un paesaggio quasi alieno, attraversato da un fiume che compare e scompare tra cavità sotterranee.

Un’altra tappa significativa è il Museo del Lago, noto come Jezerski hram, al cui interno si possono osservare modelli dinamici che spiegano il funzionamento del sistema idrico e oggetti della tradizione locale che raccontano la vita quotidiana delle comunità che hanno imparato ad adattarsi a un ambiente in costante mutamento.

Nei prati, poi, si ascolta il canto dell’allodola, mentre tra l’erba alta si nasconde il re di quaglie, più facile da sentire che da vedere. Nei boschi risuona il tambureggiare dei picchi, in particolare il picchio nero domina la scena acustica. Al calare della sera, il paesaggio si modifica ancora, animato da gufi e altri predatori. Anche i grandi mammiferi frequentano l’area, come orsi, lupi e linci che sono spesso invisibili ma presenti.

Lago intermittente di Cerknica
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In barca sul Lago Cerknica

Dove si trova e come arrivare

Il misterioso (e affascinante) Lago Cerknica si trova nella regione della Notranjska, nel sud-ovest della Slovenia, per la precisione a circa 50 chilometri da Lubiana. La posizione lo rende facilmente raggiungibile in auto, seguendo le principali arterie che collegano la Capitale con l’entroterra.

Il punto di riferimento principale è la cittadina di Cerknica, da cui si accede alla piana. Da qui iniziano sentieri, piste ciclabili e percorsi naturalistici che attraversano il bacino e le aree circostanti (sì, c’è quasi l’imbarazzo della scelta).

Tuttavia, le emozioni si sperimentano già durante il viaggio per giungervi, con strade che si inoltrano tra boschi, altopiani e villaggi sparsi. Bisogna però essere consapevoli che arrivare qui significa anche accettare una certa imprevedibilità, perché il lago potrebbe accogliere in tutta la sua estensione oppure lasciare spazio a una distesa erbosa.

In entrambi i casi, l’impressione resta forte: Cerknica porta con sé una lezione silenziosa sulla natura del cambiamento. Un luogo che rifiuta l’immobilità e mostra, senza troppe remore, il movimento continuo della terra.

Castello di Pierrefonds, la fortezza dei Nove Prodi scelta dal cinema per film e serie Tv celebri

11 avril 2026 à 15:30

Nel cuore della foresta di Compiègne, nell’Alta Francia, si erge un castello che sembra a tutti gli effetti una fortezza medievale, ma la sua storia è molto più sorprendente, perché in realtà si tratta di una versione idealizzata voluta da Napoleone III.

Si chiama Castello di Pierrefonds ed è una vera meraviglia architettonica custode di una storia speciale che giunge fino ai giorni nostri, nonché location scelta per diverse produzioni cinematografiche, tra cui la celebre serie Tv Merlin.

La storia del castello “medievale” nato nell’Ottocento

Il Castello di Pierrefonds è uno dei più spettacolari d’Europa e a guardarlo si comprende subito il motivo: otto imponenti torri, merli e ponti levatoi di origine medievale, che per lungo tempo sono andati in rovina, sono stati reinterpretati con gli occhi del XIX secolo.

Le origini del castello risalgono al 1397, quando fu costruito per Luigi d’Orléans, figlio del re Carlo V di Francia. Era nato con uno scopo ben preciso: difendere Parigi durante la Guerra dei Cent’anni. Dopo secoli di assedi e distruzioni, nel XVII secolo il castello fu quasi completamente smantellato, rimanendo per molti anni soltanto una suggestiva rovina.

Il maestoso Castello di Pierrefonds, in Francia
Il Castello di Pierrefonds, tra torri imponenti e merli

La svolta arrivò nell’Ottocento con Napoleone III, che era affascinato dal gusto romantico per il Medioevo e così decise di far rinascere Pierrefonds trasformandolo in una residenza imperiale monumentale, un simbolo del passato glorioso della Francia.

Il progetto di ristrutturazione venne affidato nel 1857 al visionario Eugène Viollet-le-Duc (noto per aver ripristinato importanti monumenti come Notre-Dame di Parigi e la Cittadella di Carcassonne), che ricostruì le torri alte fino a 40 metri, ridisegnò i bastioni, i camminamenti e i sistemi difensivi e reinterpretò gli spazi interni con grande libertà creativa.

Il risultato è un castello che resta fedele allo stile gotico, ma che incorpora anche elementi rinascimentali e dettagli decorativi che anticipano anche l’Art Nouveau. Pierrefonds, infatti, è considerato un esempio emblematico di “restauro creativo” che non copia il passato, ma che lo reinterpreta idealmente.

Cosa vedere al Castello di Pierrefonds

Visitare Pierrefonds significa entrare in un mondo scenografico, dove ogni spazio è costruito per colpire l’immaginazione di chi lo guarda. Entrando dal ponte levatoio, si accede a un ampio cortile che unisce diversi stili: romanico, rinascimentale, neogotico e Art Nouveau. Qui spicca anche la statua equestre di Luigi d’Orléans, dello scultore Emmanuel Frémiet.

Al suo interno, la linea che collega Medioevo e Ottocento si percepisce in ogni decorazione. Le più emblematiche sono quelle presenti nella famosa Salle des Preuses (Sala delle Eroine), la più imponente del castello: è lunga oltre 50 metri e presenta una volta a scafo di nave rovesciata, mentre sul fondo si trovano nove grandi statue femminili, legate simbolicamente all’ideale cavalleresco e alla corte imperiale. Ammirandola non si può fare a meno di immaginare i sontuosi balli che venivano organizzati qui durante il Secondo Impero.

Un altro ambiente da non perdere è la Cappella, incastonata nella torre di Giuda Maccabeo, uno degli spazi più originali del progetto di Viollet-le-Duc, dove la verticalità gotica viene reinterpretata con soluzioni architettoniche inedite per l’epoca: si tratta infatti dell’unico edificio religioso conosciuto in Francia ad avere una galleria sopra il coro.

Molto suggestivo anche il percorso sotterraneo delle cantine restaurate, dove si trova una collezione di calchi funerari di re e regine di Francia provenienti dalla Reggia di Versailles. L’allestimento contemporaneo trasforma la visita in un’esperienza immersiva, tra luci, ombre e una forte dimensione evocativa che racconta la storia della monarchia francese in chiave teatrale.

Un’ultima tappa fondamentale è rappresentata dai camminamenti e dalle torri, che permettono di percepire dall’alto la potenza difensiva del castello e di godere di una vista privilegiata sulla foresta circostante.

I Nove Prodi di Pierrefonds

Un’altra particolarità del castello è il simbolismo legato ai cosiddetti “9 Prodi”, i celebri Preux Chevaliers (nove eroi guerrieri, pagani, ebrei e cristiani che incarnavano l’ideale cavalleresco nell’Europa del XIV secolo). Le otto grandi torri presentano ciascuna una nicchia contenente una statua fatta realizzare da Luigi d’Orléans: Giulio Cesare e Carlo Magno dominano le torri più alte, Re Artù e Alessandro Magno ornano la facciata sud, mentre a ovest si trovano Godefroy de Bouillon, Giosuè ed Ettore di Troia. C’è poi la torre di Giuda Maccabeo (assente) e infine il re Davide, nono cavaliere, si trova nella splendida Cappella.

Un set cinematografico da favola

Grazie alla sua estetica da castello “da fiaba”, Pierrefonds è stato scelto più volte come location cinematografica. Una delle più recenti e note è la serie Tv Merlin, che per l’occasione ha trasformato il castello nel regno di Camelot. Nelle scene si riconoscono diversi scorci del castello: il cortile d’onore, cuore della vita quotidiana e delle scene con i cavalieri; le imponenti mura e le torri, protagoniste delle inquadrature esterne e delle sequenze più spettacolari; l’ingresso con il ponte levatoio, spesso utilizzato per gli arrivi ufficiali e i momenti cerimoniali.

Oltre a Merlin, altri film celebri sono stati girati in questa location meravigliosa, a partire dal film Jeanne d’Arc di Luc Besson e da I visitatori con Christian Clavier. Si racconta che anche Michael Jackson ne rimase stregato, tanto da decidere di farne realizzare un modello nel suo ranch.

Dove si trova e come raggiungerlo

Il Castello di Pierrefonds si trova nel piccolo comune omonimo, immerso nella suggestiva Foresta di Compiègne, nella regione dell’Alta Francia, a circa 80 chilometri da Parigi. La sua posizione, circondata dal verde e lontana dai grandi flussi turistici urbani, contribuisce a rendere la visita ancora più scenografica e immersiva.

L’indirizzo da segnare è Rue Viollet-le-Duc a Pierrefonds: per raggiungerlo dalla capitale durante un viaggio, la soluzione più semplice è combinare treno e autobus: dalla Gare du Nord partono i treni SNCF diretti a Compiègne, con un viaggio di circa 40 minuti. Da qui si prosegue in autobus locale fino a Pierrefonds, tenendo presente che le corse non sono molto frequenti, quindi consigliamo di controllare gli orari in anticipo.

In alternativa, l’auto resta il mezzo più comodo: da Parigi si impiega poco più di un’ora percorrendo l’autostrada A1 in direzione Lille, con uscita 9 (Compiègne Sud), per poi seguire le indicazioni verso Pierrefonds.

Le mete più belle dove andare al mare a maggio: la vacanza perfetta che sa d’estate comincia da qui

Par : elenausai10
11 avril 2026 à 14:30

Maggio segna la transizione dalla primavera all’estate e l’idea di raggiungere le più belle destinazioni sul mare ci elettrizza, che si trovino sulle spettacolari coste delle migliori isole greche o lungo i litorali sabbiosi dell’Andalusia. In più, grazie al ponte del 1° maggio, le possibilità per organizzare una fuga al caldo sono diverse, anche per chi ha pochi giorni a disposizione.

Siete in cerca di ispirazione? Noi vi consigliamo queste 7 mete dove andare al mare a maggio.

L’arcipelago delle Mamanuca, il paradiso tropicale delle Fiji tra mare cristallino e isole da sogno

11 avril 2026 à 13:30

L’arcipelago delle Mamanuca, nelle Fiji, è una delle destinazioni più iconiche del Pacifico meridionale, un luogo che incarna perfettamente l’immaginario tropicale fatto di acque azzurre, spiagge bianchissime, vegetazione lussureggiante e palme ondeggianti.

Situate a ovest dell’isola principale delle Fiji, Viti Levu, queste isole di origine vulcanica rappresentano una meta amatissima da viaggiatori di tutto il mondo, sia per la bellezza naturale sia per l’ampia offerta di attività ed esperienze. L’arcipelago conta circa 20 isole, alcune delle quali emergono solo con la bassa marea, creando scenari dinamici e suggestivi nel cuore dell’Oceano Pacifico

Eltville am Rhein, la città delle rose che sembra uscita da una fiaba

11 avril 2026 à 12:00

Nel cuore del Rheingau, dove il Reno scorre lento tra vigneti e paesaggi eleganti, esiste un luogo che sembra pensato per essere vissuto con tutti i sensi: è Eltville am Rhein, una cittadina che ha fatto della bellezza il suo tratto distintivo e che, non a caso, è conosciuta come la Città delle rose.

Qui, oltre 20.000 cespugli appartenenti a più di 350 varietà trasformano ogni angolo in un giardino diffuso: le rose accompagnano i passi lungo le strade del centro storico, incorniciano il castello medievale, si affacciano sul lungofiume e rendono l’intera città un paesaggio in fiore.

Il momento più suggestivo per lasciarsi avvolgere da questa atmosfera è l’inizio dell’estate, quando Eltville celebra proprio le Giornate delle rose: per un intero fine settimana, il primo di giugno, si anima tra eventi, mercatini e iniziative che raccontano il legame profondo con questo romantico fiore.

In più, le rose si trasformano in ingredienti inattesi: dalla senape alle creme spalmabili, fino al sale aromatizzato, ogni assaggio diventa un modo speciale per scoprire l’identità del luogo.

Cosa vedere a Eltville am Rhein

Giardino panoramico nel vecchio castello di Eltville am Rhein, Germania
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Pittoresco scorcio del giardino panoramico nel vecchio castello di Eltville am Rhein

Camminando tra vicoli medievali e piazzette raccolte, lo sguardo viene catturato subito dalle case a graticcio, dalle dimore patrizie e da quei cortili nascosti che raccontano una storia di eleganza discreta. Siamo anche la città del vino e dello spumante, e questa identità si respira ovunque, tra enoteche, cantine e scorci che si aprono sul Reno.

Quasi a vegliare su Eltville am Rhein, si erge il Castello degli Elettori: la sua storia affonda nel XIV secolo, quando venne costruito sulle rovine di un edificio distrutto durante le guerre doganali. Per lungo tempo fu residenza degli arcivescovi ed elettori di Magonza, diventando un punto nevralgico del potere religioso e politico. Oggi, la torre residenziale, sopravvissuta alle distruzioni del tempo, ospita un memoriale dedicato a Johannes Gutenberg, che proprio qui ricevette un’onorificenza nel 1465.
Salire fino alla piattaforma panoramica significa aprirsi a una vista che abbraccia il Reno e i vigneti tutt’intorno, mentre il cortile e il giardino delle rose restituiscono un’atmosfera intima e davvero armoniosa.

Intorno al castello, la Burgplatz e la Burgstraße accompagnano tra edifici che attraversano i secoli: le facciate raccontano il passaggio del tempo, tra architetture del XVII e XVIII secolo e dettagli che sembrano rimasti immutati. Tra questi, la Casa Gialla spicca per la sua storia e per il legame con le antiche mura della città.

Poco distante, la Gensfleischhaus riporta alle origini di Gutenberg: edificata nel XVII secolo, sorge su una corte nobile appartenuta alla famiglia dell’inventore della stampa a caratteri mobili.

La Chiesa di San Pietro e Paolo, dall’impianto tardo-gotico, introduce invece a una dimensione più spirituale: all’interno, opere d’arte e dettagli architettonici raccontano secoli di trasformazioni, tra cui la rappresentazione del Giudizio Finale che accoglie i visitatori già all’ingresso.

Proseguendo verso la Marktplatz, Eltville am Rhein si apre in uno spazio più vivido: qui convivono edifici di epoche diverse, dal Medioevo al XIX secolo, in un equilibrio architettonico che non appare mai forzato. La fontana al centro della piazza aggiunge un elemento contemporaneo, inserito con discrezione in un contesto storico.

E poi ci sono loro, le vere protagoniste: le rose. Il Rosengarten e gli spazi lungo le mura, il fossato del castello e gli argini del Reno diventano, soprattutto all’inizio dell’estate, un’esplosione di colori e profumi.

Dove si trova e come arrivare

Case a graticcio di Eltville am Rhein, Germania
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Le suggestive case a graticcio di Eltville am Rhein

Eltville am Rhein si trova nel distretto di Rheingau-Taunus, in una posizione privilegiata lungo il Reno, a breve distanza da città come Wiesbaden e Francoforte.

Arrivare in treno è una delle soluzioni più comode: da Wiesbaden bastano poco più di dieci minuti con collegamenti diretti, mentre da Francoforte si può raggiungere la città con un cambio, scorgendo paesaggi che anticipano già l’atmosfera del Rheingau. Anche da Magonza il viaggio è breve e lineare.

Se preferite spostarvi in auto, la A66 collega la zona con Francoforte e Wiesbaden, con parcheggi comodi anche nelle vicinanze del centro storico e del castello.

Chi arriva da più lontano può atterrare a Francoforte e proseguire con treno o autobus, raggiungendo Eltville in poco più di un’ora.

Ma c’è un modo ancora più suggestivo per arrivare: via acqua. Nei mesi più caldi, i battelli che solcano il Reno collegano svariate località della regione, con un ingresso lento e panoramico.

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