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Pollica e San Mauro Cilento vincono il Premio Green Destination

Par : losiangelica
16 février 2026 à 12:00

Un riconoscimento che arriva da Milano, ma che guarda lontano, fino alle colline e alle coste del Cilento. Alla Borsa Internazionale del Turismo, uno degli appuntamenti più importanti per il settore, il territorio di Pollica e San Mauro Cilento, con il progetto “Le Terre della Dieta Mediterranea”, sono stati premiati con il Green Travel Award 2026 nella categoria Green Destination, assegnato dal GIST, Gruppo Italiano Stampa Turistica.

Il premio ha lo scopo di riconoscere un modello turistico costruito attorno a sostenibilità ambientale e sociale, proponendo un turismo più green. A Pollica e San Mauro Cilento il progetto abbraccia la storia della Dieta Mediterranea che viene valorizzata con una tradizione gastronomica unica.

Il premio Green Destination 2026

Il riconoscimento assegnato alla BIT mette in evidenza soprattutto la capacità del comprensorio cilentano di trasformare un patrimonio culturale in una strategia concreta. “Le Terre della Dieta Mediterranea” si articola con una rete che mette insieme amministrazioni locali, imprese e associazioni. Non solo promozione turistica, però. Il progetto ha coinvolto temi concreti quali l’agricoltura sostenibile, la salvaguardia del paesaggio e il rilancio di piccoli borghi recuperandone le tradizioni.

Negli anni questo lavoro ha contribuito a consolidare una reputazione basata più sulla coerenza che sulla visibilità immediata. Un modello che punta sulla continuità, più che sugli eventi spot. La giuria del premio ha sottolineato proprio questo aspetto: la capacità di coniugare memoria e innovazione.

Tutela del territorio e un’idea diversa di turismo: è su questo equilibrio che si fonda il riconoscimento assegnato a un’area del Cilento che ha deciso di puntare su ritmi più lenti e su un rapporto diretto con l’ambiente. La zona premiata comprende il distretto di Pollica e San Mauro Cilento, situati all’interno del parco nazionale del Cilento.

Turismo lento e Dieta Mediterranea come stile di vita

Il Green Destination Award consegnato alla BIT di Milano e giunto alla quattordicesima edizione, viene assegnato alle realtà che interpretano i principi della Carta Europea del Turismo Sostenibile, un documento che promuove un equilibrio tra esigenze ambientali, comunità residenti e sviluppo economico. Non basta attrarre visitatori: bisogna farlo senza compromettere il territorio e migliorando la qualità della vita di chi lo abita tutto l’anno.

È proprio su questo punto che Pollica ha costruito la propria identità. La Dieta Mediterranea, riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità, qui diventa una pratica quotidiana. Non solo alimentazione sana, ma un modo di vivere che mette al centro socialità, attività all’aria aperta e rispetto dei cicli naturali.

Negli ultimi anni il territorio ha investito molto sul turismo lento: percorsi naturalistici, mobilità dolce, esperienze legate alla terra e al mare. Un modello che sembra intercettare una domanda turistica sempre più evidente: quella di chi viaggia alla ricerca di autenticità, esperienze locali e ritmi lontani dalle grandi destinazioni affollate. Non tanto attrazioni spettacolari, quanto territori da vivere lentamente.

A commentare il riconoscimento è stato il sindaco di Pollica, Stefano Pisani, che, come riportato da InfoCilento, ha ribadito come la dieta mediterranea rappresenti molto più di uno stile alimentare. Una visione di sviluppo capace di unire benessere, cultura e coesione sociale.

Secondo Pisani, il premio conferma che anche realtà di piccole dimensioni possono diventare esempi concreti di turismo sostenibile. Servono continuità, legame con il territorio e una progettualità condivisa: elementi che, nel caso di Pollica, hanno trasformato un comune cilentano in un laboratorio osservato con crescente interesse.

Scoperti foro e teatro lungo la Via Appia, i droni individuano un’antica città romana

Par : losiangelica
16 février 2026 à 11:00

Certe scoperte archeologiche non arrivano con il rumore degli scavi spettacolari, ma con un ronzio quasi impercettibile: quello dei droni che sorvolano campi apparentemente silenziosi. È proprio così che il sito romano di Fioccaglia, nel territorio di Flumeri, in provincia di Avellino, sta tornando a raccontare la propria storia. E non si tratta di dettagli marginali: le nuove indagini hanno rivelato un foro urbano e un teatro monumentale finora sconosciuti, elementi che cambiano radicalmente l’immagine che avevamo di questo insediamento lungo la Via Appia.

Se finora potevate immaginare Fioccaglia come una semplice stazione lungo la grande arteria romana, oggi dovete pensare a qualcosa di molto diverso: una vera città, organizzata, viva, inserita pienamente nella rete politica ed economica della Roma repubblicana.

La scoperta del foro e del teatro

Le nuove ricerche, coordinate dal professor Giuseppe Ceraudo dell’Università del Salento insieme alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e al Comune di Flumeri, non hanno aperto trincee né portato alla luce muri visibili a occhio nudo. Eppure, hanno permesso di “vedere” la città come mai prima. Ci si trova nel sito romano di Fioccaglia, nella zona dell’Irpinia e il ritrovamento è incredibile.

Grazie a rilievi aerei con droni e a sofisticate prospezioni geofisiche, gli archeologi hanno ottenuto una sorta di radiografia del sottosuolo. Le differenze nella crescita della vegetazione, le anomalie magnetiche del terreno, le tracce invisibili lasciate dalle strutture antiche: tutto ha contribuito a ricostruire la pianta urbana ancora sepolta.

Quello che emerge è sorprendente. Sotto i campi agricoli si disegna un impianto urbano regolare, con strade ortogonali e isolati pianificati secondo il modello delle città romane di fondazione. Non un insediamento spontaneo, dunque, ma un centro progettato con precisione.

Al centro di questa griglia urbana compare chiaramente il foro: una grande piazza rettangolare circondata da edifici pubblici, cuore politico, commerciale e sociale della comunità.

E poi la sorpresa più inattesa. Poco distante, le indagini hanno individuato il profilo curvo di un teatro monumentale mai documentato prima. Nessuno scavo precedente ne aveva segnalato l’esistenza. La sua presenza cambia completamente la percezione del sito: un teatro implica spettacoli, assemblee, momenti collettivi, una vita culturale attiva.

Già negli anni Ottanta erano emersi segnali importanti: un decumano basolato e una domus decorata in Primo Stile pompeiano, che suggerivano ricchezza e organizzazione urbana. Oggi, però, il quadro si amplia e diventa molto più ambizioso.

Perché questa scoperta cambia la storia dell’Irpinia romana

Dovete immaginare la Via Appia non solo come una strada, ma come una vera infrastruttura strategica dell’antichità, la celebre Regina Viarum che collegava Roma al Sud Italia. Fioccaglia si trovava in una posizione chiave, vicino alla confluenza del fiume Ufita e del torrente Fiumarella: un nodo naturale di transito e controllo del territorio.

Molti studiosi identificano il sito con l’antica Forum Aemilii, centro legato alla romanizzazione dell’Irpinia tra II e I secolo a.C., periodo in cui Roma consolidava la propria presenza nelle aree interne della Campania. La scoperta del foro e del teatro rafforza enormemente questa ipotesi.

La combinazione di infrastrutture pubbliche monumentali, strade pavimentate e residenze aristocratiche racconta una comunità prospera, capace di sostenere attività politiche, economiche e culturali complesse.

Questa scoperta dimostra quanto le tecnologie non invasive stiano rivoluzionando l’archeologia. Senza scavare gli studiosi riescono oggi a pianificare tutela e valorizzazione con una precisione impensabile fino a pochi anni fa.

Le istituzioni locali guardano già al futuro. Le nuove evidenze stanno contribuendo alla definizione di un piano di gestione e valorizzazione dell’area, anche in relazione ai grandi progetti infrastrutturali della Valle Ufita, come la futura stazione dell’Alta Velocità Hirpinia. L’obiettivo è trasformare Fioccaglia in un punto di riferimento culturale per l’entroterra campano, spesso meno conosciuto rispetto ai grandi poli archeologici regionali.

E forse è proprio questo il fascino più grande della scoperta: ricordarvi che la storia romana non vive solo nei luoghi celebri. A volte emerge dove meno ve lo aspettate, sotto campi coltivati e paesaggi tranquilli, pronta a riscrivere la geografia dell’Italia antica. Nei prossimi mesi nuove indagini non invasive aggiungeranno dettagli al mosaico. E c’è da scommettere che Fioccaglia abbia ancora molto da raccontare.

Weekend di primavera con voli a meno di 17 euro: la nuova promo Ryanair

Par : losiangelica
16 février 2026 à 09:39

Se state pensando di organizzare un viaggio nei prossimi mesi, questo potrebbe essere il momento giusto per farlo. Ryanair ha appena lanciato una nuova promozione flash con tantissimi voli a partire da 16,99 euro per partire dal 18 febbraio al 30 aprile… un periodo top, con meteo meraviglioso in tantissime città. Il clima mite e un basso affollamento rendono l’opzione di partire (anche nei weekend) ancora più allettante.

Attenzione però alle tempistiche: per accedere alle tariffe scontate bisogna prenotare entro il 18 febbraio 2026. Ecco 3 destinazioni top da non perdere.

Da Milano Bergamo a Corfù

Se avete voglia di Grecia, Corfù è una delle opzioni più interessanti incluse nell’offerta. Da Milano Bergamo sono disponibili numerose date scontate nei mesi di marzo e aprile, un periodo in cui l’isola mostra un volto decisamente più tranquillo rispetto all’estate.

In primavera Corfù è verde, luminosa e sorprendentemente rilassata. Potrete passeggiare nella città vecchia, influenzata dall’architettura veneziana, senza la ressa tipica dei mesi caldi, fermarvi nei piccoli caffè locali e godervi panorami che alternano mare e colline. Non sarà ancora una stagione balneare, ma le giornate soleggiate non mancano e le escursioni diventano il vero punto forte del viaggio.

Chi ama scoprire i luoghi con calma probabilmente apprezzerà proprio questo periodo: meno turismo organizzato e più spazio per vivere l’isola con ritmi lenti.

L'isola di Corfù con le sue splendide spiagge
iStock
Le spiagge paradisiache di Corfù da scoprire

Da Roma a Ibiza

Ibiza non è solo discoteche e movida estiva, e la primavera lo dimostra bene. I voli da Roma inclusi nella promozione Ryanair sono disponibili a fine marzo e in molte date di aprile, offrendo l’occasione di vedere l’isola sotto una luce diversa.

In questo periodo troverete spiagge molto meno affollate, strade più tranquille e un’atmosfera quasi rilassata. È il momento ideale per esplorare l’entroterra, visitare piccoli villaggi bianchi e fermarsi nei mercatini artigianali che raccontano ancora l’anima più autentica dell’isola. I tramonti restano spettacolari, forse anche di più quando non c’è la folla dell’alta stagione.

Ibiza vista dal porto
iStock
Scoprire Ibiza durante la primavera

Da Palermo a Valencia

Tra le rotte più interessanti compare anche il collegamento da Palermo a Valencia, con molte partenze disponibili tra marzo e aprile. Una città che negli ultimi anni ha conquistato sempre più visitatori italiani, grazie a un mix riuscito di tradizione e modernità.

Valencia si visita facilmente anche in pochi giorni. Potrete alternare il centro storico, con piazze animate e mercati storici, alle architetture contemporanee della Città delle Arti e delle Scienze. Il clima primaverile aiuta: temperature piacevoli, perfette per muoversi a piedi o in bicicletta lungo il Giardino del Turia, uno dei parchi urbani più particolari d’Europa. Un motivo in più per visitarla? L’imperdibile paella.

Valencia al tramonto
iStock
Visitare il centro della città di Valencia

La nuova promo Ryanair punta chiaramente su chi vuole viaggiare spendendo poco senza rinunciare a destinazioni interessanti. Con prezzi a partire da 16,99 euro e partenze distribuite su più settimane, le possibilità non mancano. L’importante è muoversi in fretta: la scadenza del 18 febbraio 2026 è vicina e, come spesso succede con queste offerte, le tariffe migliori sono anche le prime a sparire.

Bologna e Modena conquistano la Tv USA: entrano nelle case di milioni di americani

Par : losiangelica
13 février 2026 à 07:30

L’Emilia-Romagna torna sotto i riflettori internazionali e questa volta lo fa entrando direttamente nei salotti americani. Bologna e Modena sono infatti protagoniste di due episodi della popolare serie televisiva Samantha Brown’s Places to Love, in onda sulla rete pubblica statunitense PBS. Una vetrina di peso: si parla di una copertura complessiva di circa 57 milioni di spettatori negli Stati Uniti.

Per le nuove puntate Bologna e Modena entrano in scena come simboli di un territorio che negli ultimi anni ha investito con decisione sull’internazionalizzazione dell’offerta turistica. Le due città saranno al centro di due episodi da 26 minuti ciascuno: Bologna in onda venerdì 13 febbraio, Modena il 20 febbraio, in diversi orari e fusi orari negli Stati Uniti.

Bologna e Modena nello show Samantha Brown’s Places to Love

Il format della trasmissione è noto per il taglio autentico, poco patinato, più orientato all’esperienza che alla cartolina. Non si limita a mostrare monumenti: si raccontano storie, si incontrano persone, si entra nei laboratori degli artigiani, si assaggiano piatti che definiscono un’identità. È proprio questo approccio che rende il programma particolarmente influente sulle scelte di viaggio del pubblico americano.

Gli spettatori di PBS appartengono in larga parte a una fascia culturalmente qualificata, fidelizzata e con una buona capacità di spesa. Si tratta di un pubblico che, quando si ispira a una destinazione, spesso la trasforma in un viaggio reale. Per questo la presenza di Bologna e Modena assume un valore strategico.

Le riprese sono state realizzate grazie a un accordo siglato nel 2025 tra Apt Servizi Emilia-Romagna e la produzione televisiva, in collaborazione con il Territorio Turistico Bologna-Modena, Bologna Welcome e Modenatur. Due puntate dedicate interamente all’Emilia-Romagna, più un episodio speciale di fine stagione che sarà incentrato sull’enogastronomia e includerà ricette delle tappe visitate durante la serie.

Si può immaginare cosa vedranno gli americani: la Food Valley con le sue eccellenze, la Motor Valley che richiama appassionati da tutto il mondo, i portici di Bologna, le piazze eleganti di Modena, i musei, i mercati, le botteghe. Ma anche i paesaggi meno scontati, quelli da esplorare a piedi o in bicicletta. Non una sequenza di immagini perfette, ma un racconto che alterna ritmo e dettagli.

Il mercato statunitense rappresenta già oggi una quota crescente del turismo internazionale in Emilia-Romagna. Negli ultimi anni si è registrato un aumento costante di presenze dagli USA, segno che l’interesse è concreto. Iniziative di questo tipo consolidano una tendenza in atto, rafforzando la percezione del territorio come meta completa: cultura, motori, gastronomia, esperienze autentiche.

Va considerato anche l’impatto digitale. Samantha Brown conta oltre 550 mila follower su Instagram, più di 370 mila su Facebook e una community attiva su YouTube. Ogni contenuto viene rilanciato, commentato, condiviso. La visibilità non si esaurisce con la messa in onda televisiva.

Il centro di Modena
Ufficio Stampa
Alla scoperta di Modena nello show degli USA

Come vedere le puntate

I più curiosi che desiderano vedere queste due puntate potranno farlo anche dall’Italia con un piccolo supporto di una connessione VPN impostata sugli Stati Uniti. Le proposte saranno trasmesse sulla rete pubblica PBS e si potranno seguire in streaming attraverso la piattaforma ufficiale. Gli appuntamenti sono attesi venerdì 13 febbraio per la puntata dedicata a Bologna e il 20 febbraio per quella dedicata a Modena.

Carnevale Storico Sangavinese, la quarantesima edizione è imperdibile

Par : losiangelica
12 février 2026 à 15:30

San Gavino Monreale si prepara a sei giorni che, da queste parti, non sono mai stati soltanto una festa. Dal 12 al 17 febbraio 2026 torna il Carnevale Storico Sangavinese e quest’anno non è un’edizione qualunque: 40 tondi. L’edizione 2026 è promossa dal Comune con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna e l’organizzazione dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo. L’amministrazione ha annunciato uno sforzo economico maggiore rispetto allo scorso anno.

Date 2026

I festeggiamenti del 2026 parte giovedì 12 febbraio e si chiude martedì 17. Sei giorni pieni, con appuntamenti distribuiti tra mattina e pomeriggio, e il momento clou fissato per domenica 15 febbraio.

Eventi del Carnevale Storico Sangavinese

La quarantesima edizione del Carnevale Storico Sangavinese riserva tantissime sorprese e gli eventi attesi per i festeggiamenti dal 12 al 17 febbraio 2026 sono tanti.

Il debutto giovedì 12 febbraio

Il debutto, come da tradizione, è affidato ai bambini. Giovedì mattina le scuole sfileranno per le vie del paese guidate dall’Associazione Culturale La Maschera. In testa, Su Baballotti, la maschera simbolo del Carnevale sangavinese. Colori, coriandoli, piccoli costumi cuciti in casa. Alla fine della sfilata la Pro Loco offrirà i fritti tradizionali e una merenda collettiva. Un rito che si ripete, ogni anno, e che segna l’inizio ufficiale.

Nel pomeriggio dello stesso giorno torna anche il Carnevale Diocesano. Un appuntamento sentito, che tiene insieme la dimensione religiosa e quella popolare, senza troppe etichette. Partecipazione ampia, famiglie, gruppi parrocchiali.

La tradizione del Carnevale Storico Sangavinese
Ufficio Stampa
Un carro del Carnevale Storico Sangavinese

La Grande Sfilata del 15 febbraio

La giornata più attesa resta domenica 15 febbraio. La Grande Sfilata regionale porterà a San Gavino oltre venti carri allegorici, affiancati da gruppi a piedi e maschere singole in arrivo da diversi centri della Sardegna. Numeri importanti, in linea con le ultime edizioni che hanno fatto registrare fino a 26 carri e circa 6 mila figuranti.

La novità di quest’anno riguarda il percorso. Gli organizzatori hanno scelto un circuito interamente interno al centro abitato. Si torna nel cuore del paese. La partenza è fissata in piazza Cesare Battisti, zona vecchia stazione. Poi via Roma, viale Rinascita, via Dante e ancora via Roma, fino al gran finale in piazza Montevecchio.

Un tracciato che attraversa i punti più vissuti di San Gavino. Piazza Resistenza sarà il fulcro, con la giuria posizionata lì: i carri passeranno due volte, offrendo al pubblico la possibilità di osservare meglio coreografie e movimenti meccanici. Per chi lavora mesi sui dettagli, è un’occasione in più per farsi notare.

La sera, quando le ultime maschere avranno lasciato il circuito, la festa si sposterà sul palco coperto allestito nel parcheggio di piazza Montevecchio. In consolle Sandro Murru, nome conosciuto della scena musicale sarda. Durante la serata verranno assegnati i premi ufficiali: miglior carro allegorico, miglior maschera singola, il riconoscimento è dedicato alla memoria di Kikki Pilloni, e il premio per i migliori movimenti, istituito lo scorso anno in ricordo di Enrico Garau, maestro della meccanica applicata ai carri.

Il Carnevale delle famiglie il 17 febbraio

Il sipario calerà martedì 17 febbraio con il Carnevale delle famiglie. Pentolaccia, animazione e il tradizionale rogo de Su Baballotti, momento simbolico che chiude la festa e segna il passaggio verso la Quaresima. Un rito collettivo che richiama residenti e visitatori in piazza per l’ultimo saluto.

I carri del Carnevale Storico Sangavinese
Ufficio Stampa
La Grande Sfilata del Carnevale Storico Sangavinese

Come raggiungere il Carnevale Storico Sangavinese

San Gavino Monreale è un piccolo paese del Sud Sardegna; sorge all’interno della Piana del Campidano. Per raggiungerlo il modo migliore è utilizzare l’auto: dista circa 50 minuti a nord di Cagliari percorrendo la SS131. Da Sassari o Olbia si viaggia sulla stessa strada in direzione sud seguendo le indicazioni per Sanluri o Sardara. Esistono anche bus locali ma hanno un numero di corse ridotte e garantiscono una minore flessibilità.

Il viaggio in treno esclusivo a bordo della carrozza da Sogno di una notte di mezza estate

Par : losiangelica
12 février 2026 à 14:00

C’è chi sogna l’aurora boreale, chi il cammino Inca fino a Machu Picchu. E poi c’è quel desiderio un po’ cinematografico di salire su un treno d’epoca. Un’immagine che per molti resta confinata nella lista dei “prima o poi”.

Adesso però Belmond, gigante dell’ospitalità di lusso e custode di icone come il Venice Simplon-Orient-Express, prova a spingersi oltre. Non un semplice restyling, ma un’operazione dal sapore quasi teatrale. Per farlo ha chiamato Baz Luhrmann, regista australiano noto per il suo stile visionario, e Catherine Martin, sua compagna e premio Oscar per costumi e scenografie. L’idea: trasformare una carrozza in qualcosa di irripetibile.

Il risultato si chiama Celia. È una carrozza privata che debutterà la prossima estate a bordo del British Pullman. Più che un vagone, una sorta di set viaggiante, dove il gusto per il dettaglio incontra la nostalgia e un’estetica dichiaratamente spettacolare. Belmond, insomma, alza l’asticella. E lo fa puntando sull’immaginario, prima ancora che sul viaggio.

La carrozza Celia di Belmond

Non aspettatevi una semplice carrozza ristorante riammodernata. Celia è un mondo a sé, capace di ospitare fino a 12 persone in uno spazio che comprende bar, lounge, zona pranzo e persino una piccola cucina. Il tutto all’interno di un autentico Pullman del 1932, restaurato e trasformato in qualcosa che definire spettacolare sarebbe riduttivo.

Il nuovo progetto della carrozza Celia di Belmond
Ufficio Stampa Belmond
Le ispirazioni shakespeariane della carrozza Celia di Belmond

Ma chi è Celia, esattamente? È una musa completamente inventata da Luhrmann: nella sua immaginazione, una diva del West End londinese degli anni Trenta che ricevette in dono questa carrozza dopo aver interpretato Titania, la regina delle fate nel “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare. Una trovata narrativa, certo, ma che permea ogni centimetro degli interni.

Il richiamo al capolavoro shakespeariano è ovunque. Motivi floreali ispirati alla campagna britannica decorano i pannelli in legno di quercia lavorati con la tecnica del marquetry. Velluti spessi in verde, rosso, giallo e viola rivestono gli arredi. Pesanti tende teatrali dividono gli spazi, creando quella sensazione di varcare soglie verso mondi sempre nuovi. Nel bagno, poi, un soffitto dipinto a mano con mosaici e motivi mistici completa l’atmosfera da sogno.

Catherine Martin, dal canto suo, ha selezionato personalmente ogni fornitore e artigiano. I nomi sono quelli dell’eccellenza britannica. Un lavoro certosino, durato mesi, per ricreare un’atmosfera che unisce nostalgia e opulenza senza risultare pacchiana.

Le tratte

La carrozza partirà dalla Victoria Station di Londra e sarà disponibile su tutte le tratte del British Pullman: escursioni giornaliere verso Bath, Oxford, Blenheim Palace e altre destinazioni nel Regno Unito.

Chi la prenota avrà steward dedicati e la possibilità di personalizzare menu e intrattenimento. Si può richiedere uno chef privato ma c’è anche l’opportunità di trasformare lo spazio in un piccolo teatro o in una pista da ballo: tutto è possibile.

carrozza Celia di Belmond: le illustrazioni di ispirazione
Ufficio Stampa Belmond
Una delle illustrazioni di ispirazione

Il prezzo

Quanto costa tutto questo? Si parte da circa 17.250 euro per l’uso esclusivo della carrozza. Non proprio alla portata di tutti, ma d’altronde nessuno ha mai detto che i sogni vengano a buon mercato.

Per chi ama questo genere di esperienze, vale la pena ricordare che il British Pullman ospita già la carrozza Cygnus, disegnata nel 2021 da Wes Anderson con il suo inconfondibile stile simmetrico e i dettagli ispirati ai cigni. Due visioni cinematografiche completamente diverse, ma accomunate dalla stessa filosofia: il viaggio come spettacolo, il treno come set di un film in cui siete voi i protagonisti.

I disegni che hanno ispirato la carrozza Celia di Belmond
Ufficio Stampa Belmond
I disegni che hanno ispirato il progetto

Le 5 destinazioni europee con meno turisti: i tesori nascosti con poca folla

Par : losiangelica
11 février 2026 à 07:30

C’è un’Europa che non compare nelle gallery sovraffollate, che non obbliga a prenotare mesi prima e che non ti chiede di sgomitare per una foto decente. È quella dei numeri piccoli, delle notti di pernottamento che restano basse anche quando il resto del continente si trova a combattere con il turismo di massa.

Secondo l’ultimo rilevamento disponibile su Eurostat, nel 2024 (dati aggiornati a gennaio 2026), 5 mete spiccano per il minor numero di notti trascorse dai turisti. Nonostante siano sicuramente più piccole, hanno un fascino unico. Ecco quindi le 5 destinazioni europee con meno turisti da scoprire come tesori lontani dall’overoturism.

La Liguria degli anelli, 4 nuovi percorsi tra mare, borghi ed entroterra

Par : losiangelica
10 février 2026 à 15:51

La Liguria investe sempre di più sul turismo e lo fa provando a proporre itinerari alternativi fuori dalle classiche mete come le Cinque Terre per rivelare quella che è la sua anima più autentica. Borghi, entroterra e un passato storico rilevante fanno da accompagnamento al nuovo progetto conosciuto come la Liguria degli Anelli presentato alla BIT di Milano a febbraio 2026.

Il progetto Liguria degli Anelli

La Liguria degli Anelli non nasce come una semplice operazione cicloturistica; si vuole proporre un’idea di territorio che prova a rimettere in equilibrio costa ed entroterra, mare e montagna, stagioni piene e mesi dimenticati.

Il progetto, sostenuto dal Ministero del Turismo, prende la Ciclovia Tirrenica come spina dorsale naturale: una linea continua che attraversa la regione da ovest a est e che diventa punto di partenza per spingersi all’interno. Da lì si aprono gli anelli, ognuno con una propria identità, ma tutti pensati per raccontare una Liguria meno scontata.

L’obiettivo è chiaro: distribuire meglio i flussi turistici, ridurre la pressione sulla costa, riportare attenzione e opportunità economiche nelle aree interne. Destagionalizzare e valorizzare senza snaturare.

Vista panoramica sul borgo di Dolceacqua
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Dolceacqua è tra le tappe di uno degli itinerari della Liguria degli Anelli

I 4 itinerari

Ogni anello è un viaggio a sé dove cambiano le pendenze, le atmosfere, i colori e persino il modo in cui il mare appare: a volte lontano, altre improvviso, altre ancora solo immaginato.

  • Anello dell’Alta Valle Argentina. Parte dalla Riviera di Ponente e risale verso l’interno, attraversando borghi di pietra e vallate dove il tempo sembra aver preso un’altra velocità. È un percorso ideale per il bikepacking, un giro completo che tiene insieme terme, architetture medievali, panorami alpino-marittimi e il ritorno al mare lungo la ciclabile costiera. Il percorso prende avvio tra Bordighera e Ventimiglia, sfruttando la Ciclovia Tirrenica come primo tratto pianeggiante. Da qui si lascia il mare per risalire verso Dolceacqua, porta naturale dell’entroterra ponentino, e proseguire fino a Pigna, borgo termale raccolto tra le montagne;
  • Anello San Romolo – Sanremo. La bici incontra la storia delle antiche vie commerciali, come la Via del Sale, e attraversa luoghi che portano nomi carichi di immaginario: Bajardo, Triora, il Colle Melosa. È l’anello delle grandi salite e delle discese lunghe, delle quote alte e dei silenzi. Un percorso che non fa sconti, ma ripaga con scenari ampi, quasi inattesi per una regione spesso raccontata solo in orizzontale;
  • Anello del Melogno. Parte dal mare, sale tra ulivi e colline, entra nei boschi, tocca borghi che sembrano sospesi e poi scavalca il crinale verso il Piemonte, prima di tornare indietro. La partenza è a Loano, lungo il litorale, da cui si risale verso l’interno passando per Castelvecchio di Rocca Barbena, uno dei borghi medievali più integri della regione. Il percorso continua tra boschi e altipiani fino a Bardineto e Calizzano, in un ambiente sempre più montano.
    Raggiunto Murialdo, la strada si apre sulla Val Bormida e conduce a Bagnasco, primo centro piemontese dell’itinerario. Da qui inizia la salita più panoramica verso il Bric Campazzo, seguita dalla discesa verso Perlo e le località di Isolagrande e Caragna;
  • Anello mare-entroterra dell’area genovese. Si rivela il più complesso e forse il più sorprendente. Un itinerario che mette insieme funicolari, treni storici, strade di valle e ciclabili fluviali. Si parte dal cuore urbano di Genova, si sale sopra i tetti della città, si entra nell’Appennino e si ridiscende verso il mare, seguendo fiumi e antiche vie di collegamento. Da qui si raggiunge Casella grazie alla storica ferrovia Genova–Casella, attrezzata per il trasporto bici. Il percorso prosegue lungo la valle Scrivia toccando Montoggio e Torriglia, porta del Parco dell’Antola, per poi attraversare l’alta Val Fontanabuona fino a Gattorna. L’ultima parte segue il corso del fiume Entella, passando per Carasco e arrivando al mare a Lavagna, lungo la ciclovia dell’ardesiali.
Liguria degli Anelli: gli itinerari creati
Ufficio Stampa
Mappa degli itinerari della Liguria degli Anelli

Qualsiasi percorso si decida di intraprendere, la logica è la stessa: non arrivare in fretta, ma assaporare la lentezza concedendosi il lusso di guardare attorno. La Liguria degli Anelli non promette imprese eroiche né record personali ma qualcosa di più sottile e, forse, più duraturo: un modo diverso di attraversare una regione che, a ogni curva, cambia volto.

Carnevale dei Matti di Bormio, la festa più pazza dell’alta Valtellina

Par : losiangelica
10 février 2026 à 15:00

In inverno Bormio è neve, sci e terme fumanti. Ma per un giorno, nel cuore della stagione fredda, diventa anche qualcos’altro: un palcoscenico dove l’ordine si ribalta e il potere viene preso in giro con metodo. È il Carnevale dei Matti, una tradizione antica che affonda le radici nella storia del borgo e che ancora oggi riesce a coinvolgere residenti e visitatori con un’ironia ruvida, montanara, mai addomesticata del tutto. Ecco il programma per il Carnevale dei Matti di Bormio per questo 2026.

Date 2026

Il Carnevale dei Matti di Bormio è fissato per domenica 15 febbraio 2026, in linea con la tradizione che lo colloca poco prima del Sabato Grasso ambrosiano. Una data che cade nel pieno della stagione sciistica e che rende l’evento facilmente abbinabile a un soggiorno invernale tra piste, terme e passeggiate nel centro storico. Non è l’unico evento del momento in zona: le olimpiadi a Bormio animano la località.

Eventi del Carnevale di Bormio

Il Carnevale dei Matti di oggi è una rievocazione, ma non una semplice rappresentazione folcloristica. È piuttosto una rilettura fedele nello spirito di quella che un tempo era chiamata la Funzione dei Matti, capace di attirare, secondo le cronache, più persone di qualunque mercato o celebrazione religiosa.

Le origini del Carnevale dei Matti risalgono a secoli fa. La nomina del Podestà avveniva già a gennaio, mentre l’investitura pubblica si teneva nell’ultima settimana di carnevale, con un lungo corteo che attraversava il paese fino alla piazza del Kuerc. Musici, cavalieri, dottori e Arlecchini accompagnavano l’eletto, che veniva pubblicamente “smontato” attraverso un discorso ironico sui suoi difetti.

Per una settimana il mondo si capovolgeva: abolite le gerarchie, sospesi gli affari, riscossione di tasse simboliche e raccolta di doni. Tutto finiva il sabato sera, con la distribuzione della polenta e una cena finale. A mezzanotte, il potere tornava serio.

Maschere durante la festa di Carnevale dei Matti a Bormio
Ufficio Stampa
La tradizione del Carnevale dei Matti di Bormio

Lo spodestamento e l’incoronazione

La giornata entra nel vivo alle ore 11.00, quando in piazza del Kuerc va in scena uno dei momenti più attesi: lo spodestamento simbolico del Sindaco e l’incoronazione del Podestà dei Matti. Da quel momento, per burla e per tradizione, il nuovo reggente assume il comando della città.

È qui che l’Arlecchino legge pubblicamente la Pòsc’tà di Mat, la “posta dei matti”: una raccolta di lamentele, ironie e osservazioni depositate in forma anonima dai cittadini nel corso dell’anno. Un rituale che conserva ancora oggi una certa dose di verità scomoda, mitigata dal sorriso e dall’atmosfera carnevalesca.

Maschere protagoniste del Carnevale di Bormio
Ufficio Stampa
I protagonisti del Carnevale di Bormio

La polenta dei poveri

Dopo i discorsi e le risate, la festa si sposta su un terreno più concreto e condiviso. Alle ore 13.00 è il momento dello Sciòlver di Mat, con la tradizionale polenta dei poveri, distribuita in piazza a maschere, cittadini e visitatori.

È uno dei passaggi più autentici del Carnevale dei Matti: un pasto semplice, caldo, preparato per tutti. Un gesto che racconta più di molte parole il senso comunitario della festa.

Nel pomeriggio, la scena è dei bambini. Mascherine accompagnate in piazza, giochi, risate e il palo della cuccagna per chi ha voglia di mettersi alla prova. Non serve vincere: basta provarci, magari scivolando, tra gli applausi. Insomma, ci sono molte cose da fare nel weekend di festa oltre a poter sciare nelle piste aperte.

Come raggiungere il Carnevale di Bormio

Bormio si trova in Alta Valtellina ed è raggiungibile in auto attraverso la SS36 e la SS38 dello Stelvio. In inverno è consigliabile verificare le condizioni della strada, soprattutto nei fine settimana più affollati.

Chi viaggia in treno può arrivare a Tirano e proseguire in autobus. Durante il periodo del carnevale il centro storico diventa il fulcro degli eventi, facilmente esplorabile a piedi ma è meglio informarsi sui parcheggi e muoversi con un po’ di anticipo per posteggiare negli spazi adibiti.

Spodestamento e incoronazione al Carnevale di Bormio
Ufficio Stampa
Al Carnevale di Bormio il rito dello spodestamento e dell’incoronazione

Catania, il Criptoportico di Villa Bellini riapre: un suggestivo labirinto scavato nella lava

Par : losiangelica
10 février 2026 à 14:00

Dopo quasi due secoli di oblio, le misteriose gallerie sotterranee volute dal principe Paternò Castello tornano accessibili al pubblico. È il Criptoportico di Villa Bellini, un dedalo di corridoi sotterranei che per generazioni è rimasto celato agli occhi dei catanesi, inghiottito dall’incuria e destinato a usi ben lontani dalla sua vocazione originaria.

Ora, finalmente, questo gioiello architettonico ritrova la luce e si offre ai visitatori come una capsula del tempo capace di riportare alla Catania aristocratica del Settecento.

Il restauro del Criptoportico di Villa Bellini

L’idea naque dalla mente visionaria del principe Ignazio Paternò Castello, figura centrale della nobiltà catanese illuminata. Il principe aveva in mente un percorso preciso: gallerie disposte ad anello, coperte da volte a botte, con nicchie e lucernari pensati per dosare la luce e creare contrasti. Non un semplice vezzo aristocratico, ma un progetto che rifletteva le idee del tempo. Sopra il giardino, sotto il buio: due piani che dialogavano, tra ciò che si mostra e ciò che resta nascosto.

Nell’Ottocento le gallerie si ampliarono. Poi il passaggio della villa al Comune. Da lì, lentamente, iniziò il declino. Il Criptoportico divenne deposito, fu invaso da impianti tecnici, perse la sua identità. Fino ad oggi, quando i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza hanno permesso un restauro completo: pulitura delle superfici, nuova pavimentazione, un sistema di illuminazione pensato per esaltare l’atmosfera suggestiva degli ambienti e i reperti emersi durante i lavori.

Come visitarlo

Dal 15 febbraio 2o26, il sito apre le porte ogni domenica mattina, dalle 9.30 alle 12.30, con ingresso gratuito. A rendere l’iniziativa diversa dal solito è chi accompagna i visitatori: non guide professioniste, ma gli studenti del Liceo Boggio Lera. Un progetto nato da una convenzione con il Comune che mette insieme didattica e città. Per i ragazzi è un percorso di formazione sul campo, per chi entra un modo più diretto di scoprire questo spazio sotterraneo.

Il rilancio del Criptoportico guarda già alle Giornate di Primavera del FAI di marzo. In vista dell’appuntamento, gli studenti dell’Istituto Angelo Musco hanno animato le gallerie con performance di musica e danza, immortalate in un video promozionale destinato alla diffusione nazionale. Un modo per raccontare che questa città della Sicilia non è solo mare, barocco ed Etna, ma anche questo: un labirinto di pietra lavica dove il passato riemerge, intatto, a pochi passi dalle aiuole fiorite.

L’obiettivo dell’Amministrazione è quello di aprire uno spazio finora rimasto ai margini, ma carico di suggestioni. Un luogo che racconta una pagina poco nota della storia urbana di Catania e che torna finalmente accessibile. Un recupero che restituisce memoria e identità, ricordando che la città non è fatta solo di mare, barocco ed Etna. Sotto la superficie, a pochi metri dalle aiuole e dal traffico quotidiano, c’è anche altro: un dedalo di pietra lavica dove il passato riemerge senza bisogno di effetti speciali.

Il sindaco Enrico Trantino e l’assessore al Verde Giovanni Petralia hanno dichiarato, come riportato da Ansa, che “il Criptoportico rappresenta un luogo di straordinario valore simbolico per Catania, per due secoli abbandonato e oggi finalmente restituito alla comunità. Il nostro impegno è quello di valorizzarlo ancora di più, promuovendo una organizzazione delle visite sempre più strutturata e stabile, capace di inserirlo in modo duraturo nei percorsi culturali e turistici, affinché questo spazio recuperato diventi un punto di riferimento per l’identità e la storia di Catania”.

Il Guardian racconta l’anima artistica della Sicilia Occidentale

Par : losiangelica
9 février 2026 à 13:30

La Sicilia occidentale sa essere qualcosa di diverso dalle solite cartoline con templi greci, cannoli e mare cristallino e brilla per qualcosa che sta succedendo adesso e che pochi conoscono davvero. Il racconto del Guardian fa scoprire l’anima più autentica della regione narrando di conventi vuoti, chiese sconsacrate e ex carceri oggi residenze per artisti, musei o laboratori creativi.

Da Favara a Gibellina

Il racconto parte da Via Maqueda a Palermo, dove al civico 206 un portone con una croce annerita passa quasi inosservato tra folle di turisti e venditori di spremute di melograno. Dentro c’è il Convento dei Crociferi, abbandonato per trent’anni, che sta per riaprire come Museum of World Cities.

L’iniziativa è stata raccontata dalla coppia Andrea Bartoli e Florinda Saievi,  che dal 2010 hanno trasformato Favara con Farm Cultural Park nel 2010. Una cittadina che perdeva pezzi e abitanti, finita nel dimenticatoio dopo la chiusura delle miniere di zolfo.

Poi è arrivato il Farm Cultural Park. Prima a Favara c’era un hotel da sei stanze, oggi ci sono 600 posti letto. È un effetto domino che ora tocca il punto più alto con Gibellina, ufficialmente nominata Capitale italiana dell’Arte Contemporanea per il 2026.

Sistema di Piazze di Gibellina, progettato da Franco Purini e Laura Thermes
Andrea Repetto
Sistema di Piazze di Gibellina, progettato da Franco Purini e Laura Thermes

C’è una stella d’acciaio enorme di Pietro Consagra che dà il benvenuto in città. Gibellina è nata dalle macerie del terremoto del ’68 come un sogno postmoderno, un’utopia di cemento voluta dal sindaco visionario Ludovico Corrao.

Per anni è sembrata un guscio vuoto, un po’ alienante; adesso però il progetto “Portami il futuro” sta riaccendendo tutto: i centri di Nanda Vigo riaprono, il Giardino Segreto di Francesco Venezia viene ripulito dai graffiti e la Torre Civica di Mendini tornerà a suonare canzoni popolari. Non è più solo un museo a cielo aperto per accademici, è un motore che ha ripreso a girare per davvero.

Grande Cretto di Burri, Gibellina
iStock
Il Grande Cretto di Burri

Dal carcere alle installazioni d’arte

The Guardian racconta anche la visita all’ex carcere di San Vito a Favara, ultimo progetto di Farm Cultural Park. Prima monastero, poi prigione fino al 1996 dove molti mafiosi locali ci hanno scontato pene. Le celle sono ancora tappezzate di risultati di calcio, pagine strappate da riviste, un poster di Robbie Williams con basette anni Novanta.

Adesso quelle celle sono installazioni. Le stanze dei monaci, con muri di pietra spessa perfetti per l’isolamento, sono diventate spazi espositivi singoli. Lorena Caruana, architetta locale che collabora al progetto, spiega al giornale britannico che c’era tanta memoria collettiva legata a questo posto e il desiderio non è cancellarla o ricoprirla dipingendoci sopra ma quello di non trasformare completamente lo spazio.

The Guardian chiude con una riflessione: l’obiettivo è far rivivere i paesi fantasma e gli spazi urbani deserti della Sicilia senza soffocarne la storia. Il presente che sta accanto al passato, senza sostituirlo.

Non è la prima volta che un grande giornale straniero si accorge dell’Italia minore, quella lontana dalle cartoline. Ma stavolta l’attenzione va a un fenomeno che sta prendendo forma proprio adesso, mentre scrivo. Una Sicilia che prova a riformulare il proprio destino usando l’arte non come decorazione, ma come infrastruttura economica e sociale.

Rincari settimana bianca in Italia: vacanze sulla neve sempre più esclusive

Par : losiangelica
9 février 2026 à 12:00

Il fascino della neve non arresta, ma è evidente che i costi sempre più alti la rendano meno accessibile. La settimana bianca si sta trasformando in una vacanza per pochi e a segnalarlo è Federconsumatori che, attraverso un’analisi, mostra come per una famiglia tipo di 4 persone servano almeno 7.800 euro per sette giorni sulla neve, con un +7% rispetto alla stagione precedente. I prezzi hanno subito un’impennata e i motivi sono legati all’inflazione e ai rincari energetici, ma non si può negare che le Olimpiadi Invernali abbiano contribuito ad alzare l’asticella dei costi.

Le regioni più care

Le regioni del Nord restano le più care e sono anche quelle dove i rincari si fanno sentire di più. Il Trentino-Alto Adige guida la classifica degli aumenti, con un +14% rispetto alla scorsa stagione. Seguono Lombardia (+7%) e Valle d’Aosta (+6%).

Il Veneto si conferma la meta più costosa in assoluto: qui una settimana bianca arriva a costare oltre 2.300 euro a persona. Un livello di spesa su cui incidono anche i preparativi e l’effetto traino delle Olimpiadi invernali, considerando che il periodo monitorato include i mesi centrali della stagione, tra dicembre e febbraio. Lo scenario cambia nettamente in Abruzzo, dove la spesa media scende a circa 1.470 euro a persona; una differenza notevole confrontata con le località blasonate del nord.

Le reazioni, dati alla mano, sono più che prevedibili. Molte famiglie rinunciano alla classica settimana bianca e ripiegano su soggiorni più brevi di weekend o di massimo 4 notti. Allo stesso modo, si punta di più per appartamenti e b&b rispetto ai classici hotel.

Comprensorio sciistico della Majella in Abruzzo
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Settimana bianca cara: l’Abruzzo è la regione più accessibile

I rincari della settimana bianca

A svelare i dati precisi ci pensa Federconsumatori che in un’analisi ha mostrato in modo netto quali sono gli elementi più impattanti. A trainare l’aumento complessivo sono soprattutto due voci: skipass e alloggio.

Lo skipass settimanale registra l’incremento più marcato, con un balzo del 13% rispetto alla stagione 2024-2025. In termini concreti, si passa da una media di 355,30 euro a persona a oltre 400 euro per una settimana sugli sci. Anche il giornaliero cresce, arrivando a sfiorare i 64 euro.

Non va meglio sul fronte dell’ospitalità. Una notte in hotel 3-4 stelle, in camera doppia con colazione, costa mediamente 128,33 euro a persona, il 9% in più rispetto all’anno precedente. Su sei notti, significa circa 770 euro a testa solo per dormire. Una cifra che, da sola, basta a spiegare perché molte famiglie stiano ripensando la classica formula della settimana intera.

I rincari non risparmiano nemmeno il noleggio dell’attrezzatura. Sci e racchette superano i 27 euro al giorno, gli scarponi arrivano a quasi 16 euro, il casco sfiora i 7 euro. Il totale giornaliero cresce del 4% e, su una settimana, si arriva a oltre 320 euro per persona. Piccoli aumenti, presi singolarmente, ma che sommati fanno la differenza.

Più contenuti, ma comunque presenti, gli aumenti per i pasti. Un pranzo in rifugio supera i 42 euro, la cena al ristorante arriva a circa 51 euro. Anche scegliendo qualche pranzo al sacco, il totale settimanale per mangiare sfiora i 470 euro a persona.

Alla fine del conto, la spesa complessiva media arriva a 1.964,11 euro a persona. Per una famiglia con due adulti e due ragazzi, il totale supera i 7.800 euro. Un aumento netto del 7% in un solo anno.

Capri combatte contro l’overtourism: le nuove regole sui gruppi di turisti

Par : losiangelica
9 février 2026 à 10:30

Capri prova a mettere un argine alla pressione del turismo di massa. In vista dei mesi più affollati, l’isola sceglie la strada delle regole e fissa nuovi limiti per i gruppi organizzati, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il caos nelle ore di punta e rendere più vivibili strade e piazze simbolo.

La decisione arriva dopo stagioni segnate da numeri imponenti, con decine di migliaia di passaggi giornalieri concentrati soprattutto tra tarda primavera ed estate. Un flusso che, ormai, mette alla prova l’equilibrio stesso dell’isola.

Capri contro l’overtourism

Il provvedimento contro l’overtourism, varato all’unanimità dalla giunta guidata dal sindaco Paolo Falco e condiviso con l’assessore al Turismo Melania Esposito, introduce un limite netto: i gruppi turistici organizzati non potranno superare le 40 persone. Una soglia che punta a ridurre l’impatto visivo e logistico delle comitive più numerose, soprattutto nei punti nevralgici dell’isola.

Ma il tetto numerico non è l’unica novità. Per i gruppi sopra le venti unità scatta anche l’obbligo di utilizzare cuffiette per seguire le spiegazioni delle guide, una misura pensata per contenere il rumore e migliorare la convivenza con residenti e altri visitatori. Le guide, a loro volta, dovranno essere facilmente riconoscibili attraverso palette dedicate: niente più ombrelli improvvisati o foulard sventolati come segni di riconoscimento.

C’è poi un aspetto pratico, forse meno evidente ma imprescindibile: la gestione dello spazio. Le nuove regole chiedono alle guide di mantenere il gruppo compatto, evitando dispersioni e, soprattutto, l’occupazione totale delle strade o delle piazze. Un richiamo diretto a ciò che accade quotidianamente nei momenti di punta, quando anche pochi minuti di disorganizzazione possono trasformarsi in ingorghi pedonali difficili da sciogliere.

La delibera guarda esplicitamente alla prossima stagione estiva, quella in cui la pressione turistica raggiunge il massimo e ogni criticità viene amplificata. L’intento non è punitivo, ma preventivo: meno caos agli arrivi e alle partenze, maggiore fluidità nei percorsi, una fruizione più ordinata degli spazi simbolo dell’isola. I rimedi contro l’overoturism in Italia sono sempre più diffusi, sia nelle grandi città d’arte che in località più piccole.

Marina Grande di Capri
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La suggestiva Marina Grande di Capri

Le reazioni alle misure contro l’overoturism

Le prime reazioni dal tessuto economico locale sono state, nel complesso, positive. L’Ascom Confcommercio Capri, che riunisce circa 120 attività tra negozi storici e boutique di grandi marchi, ha accolto il regolamento come un segnale nella giusta direzione. Secondo il presidente Luciano Bersani, come riportato da Il Sole 24 Ore, si tratta di un passo iniziale ma necessario, che può contribuire a rendere più gestibili le ore della giornata in cui l’isola viene letteralmente invasa dai visitatori giornalieri.

Sulla stessa linea anche Federalberghi di Capri, che legge il provvedimento come un atto di responsabilità. Il presidente Lorenzo Coppola parla di una visione di lungo periodo, orientata a restituire vivibilità all’isola e a decongestionare aree notoriamente critiche come Piazza Umberto I e le banchine di Marina Grande. Luoghi iconici, ma anche estremamente vulnerabili quando i flussi non sono regolati.

Nel dibattito emerge anche un’attenzione crescente ai dettagli, apparentemente secondari ma tutt’altro che irrilevanti. È il caso dell’abbandono degli adesivi plastici usati per identificare i gruppi, spesso destinati a restare incollati (o peggio, strappati e dispersi) sulle strade per mesi. La scelta di soluzioni più sostenibili viene letta come un segnale di civiltà e di rispetto per un territorio che vive anche, e soprattutto, della propria immagine.

Capri non chiude le porte, ma prova piuttosto a rimettere qualche regola, consapevole che il turismo resta una risorsa vitale ma che, senza correttivi, rischia di diventare un boomerang. Il successo del nuovo vademecum si misurerà sul campo, tra i vicoli affollati e le piazze simbolo dell’isola. La prossima estate dirà se questo equilibrio, fragile ma necessario, potrà reggere.

Capri, piazza principale piena di turisti
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Capri cerca nuove misure per combattere l’overtourism

Torna in Italia l’Ecce Homo di Antonello da Messina: verrà esposto in un museo

Par : losiangelica
9 février 2026 à 09:44

L’hanno fatto senza dirlo a nessuno. Adesso però si può: l’Ecce Homo di Antonello da Messina torna in Italia. E stavolta non per una mostra temporanea, ma per restare; il dipinto entrerà ufficialmente nelle collezioni dello Stato.

A New York, il 5 febbraio, qualcosa di strano è successo da Sotheby’s. Il lotto 18 della vendita Old Masters, una tavoletta piccola, quasi intima, è sparito dal catalogo proprio il giorno dell’asta. Un ritiro così, all’ultimo, è raro, soprattutto quando si parla dell’unica opera certa di Antonello ancora in circolazione sul mercato. Dietro non c’era un collezionista pentito, ma Roma: una trattativa chiusa in silenzio, lontano dai riflettori.

Il dipinto, delicatissimo, è uno dei capolavori del Rinascimento italiano. Dopo decenni in mani private adesso cambia vita. Per vederlo non servirà più aspettare un’asta milionaria o sperare in un prestito eccezionale, ma entrare in un museo italiano. Ecco dove, probabilmente, verrà esposto.

La trattativa segreta e il prezzo dell’opera

Il ministero della Cultura ha scelto la strada della discrezione, secondo quanto dichiarato da fonti vicine, come riporta La Repubblica. L’obiettivo era evitare che il prezzo dell’opera si impennasse oltre ogni previsione. Alla fine, l’accordo è stato raggiunto intorno ai 12 milioni di dollari, una cifra importante ma in linea con la stima, che oscillava tra i 10 e i 15 milioni.

A dare il via libera all’operazione è stato il comitato tecnico-scientifico del Mic, che ha valutato l’eccezionalità dell’acquisto. Un ruolo fondamentale lo ha avuto anche il gallerista Fabrizio Moretti, intermediario tra l’Italia, il collezionista cileno proprietario del dipinto e la casa d’aste americana. Così la nazione italiana è riuscita a riportare a casa un’opera che, se fosse finita all’asta, avrebbe probabilmente raggiunto cifre ben più alte.

Per molti addetti ai lavori, anzi, il prezzo finale è tutt’altro che eccessivo. Le opere autografe di Antonello da Messina sono pochissime, circa quaranta in tutto il mondo. Questa era l’ultima ancora in circolazione.

Dove verrà esposto

Su questo punto, per ora, regna ancora il silenzio ufficiale. La decisione finale spetta al ministro della Cultura e alla Direzione generale musei, ma le indiscrezioni indicano una destinazione più probabile delle altre: Napoli, e in particolare il Museo di Capodimonte.

Il legame tra Antonello e Napoli è storico. In questa città l’artista si formò, entrò in contatto con le grandi correnti pittoriche del tempo. Capodimonte, in più, possiede già una collezione rinascimentale che permetterebbe un dialogo coerente e potente con l’Ecce Homo appena acquisito.

Non mancano però le alternative. Anche Milano e Venezia hanno manifestato interesse, forti del loro prestigio museale, ma l’ipotesi napoletana sembra, al momento, quella più solida.

L’Ecce Homo è databile alla metà del Quattrocento, in un momento importantissimo della carriera dell’artista. L’opera racconta anche come Antonello mescolasse tradizioni diverse: quella italiana, certo, ma anche l’influenza fiamminga. E poi c’è Napoli, la corte aragonese, gli anni passati probabilmente con Colantonio.

Per il Rinascimento italiano, l’artista è stato un innovatore vero. Ha portato la tecnica a olio quando in Italia quasi nessuno la usava ancora. Un cambio di passo che ha segnato la pittura di quegli anni. I documenti sulla sua vita sono scarsi, ma il suo impatto sulla storia dell’arte è enorme; per questo l’acquisto viene letto come un evento eccezionale, destinato a lasciare il segno.

Cosa vedere a Tesero, il gioiello della Val di Fiemme protagonista dei Giochi Olimpici

Par : losiangelica
8 février 2026 à 13:30

A inizio 2026 il nome Tesero diventerà sempre più apprezzato anche a chi ancora non lo conosceva. La località sarà protagonista delle Olimpiadi Milano Cortina ma, non solo d’inverno, ha davvero tanto da offrire e far scoprire. Ecco cosa vedere a Tesero, cosa fare e come raggiungerlo.

Cosa fare e cosa vedere a Tesero

Tesero è un vero tesoro della Val di Fiemme ed è tutto da scoprire: le attività da fare, gli eventi e le cose da vedere non mancano e vanta un fascino incredibile in ogni stagione. In inverno viene apprezzato per la vicinanza alle piste, in primavera ed estate per la rinascita della natura e i sentieri outdoor mentre in autunno il foliage è uno spettacolo affascinante.

Centro storico

Quando girate per il centro, vi accorgete subito dei dettagli. Non sono quei paesi rifatti per i turisti, con tutto perfetto e un po’ finto. La parrocchiale di Sant’Eliseo ha un campanile particolare, uno di quelli che ti viene voglia di fotografare non perché sia monumentale, ma perché ha carattere.

La cappella di San Rocco risale al Cinquecento e conserva quell’atmosfera raccolta che hanno certi luoghi sacri di montagna. Poi c’è la chiesa gotica dedicata ai Santi Leonardo e Gottardo – gotico in Val di Fiemme, pensate un po’.

Tra i palazzi civili spicca il Municipio barocco, mentre Casa Jellici merita una visita: oggi ospita mostre e concerti, trasformata in spazio culturale ma senza perdere l’anima di edificio storico. Il bello è perdersi nei vicoli. Troverete meridiane, affreschi sbiaditi dal tempo, capitelli votivi, i vecchi forni “dal pan” dove una volta si cuoceva il pane per tutto il paese.

Alla scoperta dell’artigianato locale

Tesero è anche un luogo di lavoro. E si vede. L’artigianato non è un’etichetta buona per i dépliant, ma una presenza reale: falegnamerie, mobilifici, laboratori legati alla lavorazione del legno. Qui il legno non è solo materia prima, è memoria tecnica. Da queste competenze nascono anche elementi destinati alla costruzione di strumenti musicali, tavole armoniche, organi. Un sapere che circola sottotraccia, senza bisogno di essere messo in vetrina.

Lago di Tesero

Se siete sportivi, Tesero diventa quasi un paradiso. Il Centro del Fondo di Lago di Tesero non è una struttura qualunque: ha ospitato tre edizioni dei Mondiali di Sci Nordico (nel ’91, nel 2003 e nel 2013). Le piste restano aperte tutto l’inverno, alcune anche la sera. Immaginatevi a sciare sotto le luci, con la catena del Lagorai che fa da sfondo. Accanto al centro c’è pure uno stadio del ghiaccio all’aperto.

Pattinare, con quella vista, è un’esperienza che piace tanto ai bambini quanto agli adulti. E se non avete attrezzatura, nessun problema: noleggiano tutto sul posto.

Anche in primavera ed estate ha tutto il suo fascino, con panorami da esplorare attraverso sentieri ed escursioni a piedi.

Torrente Avisio e la pesca

Ma Tesero è famosa anche per un altro sport: la pesca. Il torrente Avisio scorre a valle ed è rinomato per le trote marmorate. Gli appassionati arrivano da lontano per pescare qui. Anche il torrente Travignolo e gli altri affluenti sono ricchi di trote fario che si riproducono naturalmente, senza immissioni da allevamento.

Gli eventi da non perdere

Durante le feste natalizie succede qualcosa di speciale. “Tesero e i suoi presepi” trasforma ogni angolo del paese in una galleria d’arte popolare. Non sono presepi comprati, ma creazioni artigianali fatte dagli abitanti. Centinaia di presepi, grandi e piccoli, tradizionali o fantasiosi, spuntano da vicoli, cortili, finestre, persino dalle stalle. Migliaia di persone vengono a vederli ogni anno. L’atmosfera è quella giusta, tra luci soffuse e neve che spesso accompagna l’evento.

In estate invece c’è “Le corte de Tiezer“. I cortili del centro storico diventano palcoscenico di rievocazioni storiche, rappresentazioni di antichi mestieri, musica tradizionale. Si mangiano le specialità locali e si respira quell’aria di festa paesana che ormai si trova sempre più raramente.

A fine estate, quando greggi e pastori rientrano dai pascoli d’alta quota, c’è una sfilata in paese. Le capre sfilano decorate con corone di fiori, i malgari in costume, la gente che applaude. È un momento che sa di autentico, di radici che non si sono spezzate. Ci sono musica, il mercatino con formaggi di capra, burro di malga, miele di montagna.

Pampeago

La frazione di Pampeago è la porta d’accesso al comprensorio sciistico Latemar Dolomites: 45 chilometri di piste. In estate le seggiovie portano verso RespirArt, il parco d’arte più alto del mondo, con installazioni sparse tra le cime e persino un teatro naturale dove si tengono concerti all’aperto.

L’Alpe di Pampeago è chiusa al traffico, asfaltata ma riservata a bici e pedoni – l’hanno scelta cinque volte come arrivo di tappa del Giro d’Italia.

Stava

Poi c’è Stava, località a metà strada verso l’Altopiano di Lavazè. Stava ospita anche una gara di skyrunning molto conosciuta e una delle palestre di arrampicata indoor più importanti della regione. È pure un luogo della memoria: il 19 luglio 1985 qui avvenne un disastro terribile, causato dall’incuria umana.

Oggi un monumento dello scultore Toni Gross ricorda quella tragedia. Le popolazioni del Vajont, che sanno cosa significa, lo hanno donato alla comunità di Tesero. C’è un centro di documentazione e un sentiero dedicato, per chi vuole capire cosa è successo.

Tesero e le olimpiadi Milano Cortina

Nel febbraio 2026 Tesero torna al centro della scena internazionale. Il Cross-Country Skiing Stadium della Val di Fiemme sarà uno dei punti più importanti dei Giochi invernali, ospitando le gare olimpiche di sci di fondo e combinata nordica, oltre alle competizioni paralimpiche di biathlon e fondo.

Per l’impianto fiemmese non è certo un debutto sotto i riflettori. La storia parla chiaro: qui si sono già disputati i Mondiali di sci nordico nel 1991, poi ancora nel 2003 e nel 2013. Tre edizioni che hanno lasciato il segno e consolidato la reputazione del centro come sede affidabile per eventi di alto livello.

Tesero durante le olimpiadi invernali Milano Cortina 2026
Getty Images
Tesero ospita alcune gare delle Olimpiadi Milano Cortina 2026

Dove si trova e come raggiungerlo

Arrivate in Val di Fiemme e già dalla strada che sale verso Tesero capite che qualcosa è diverso. Tesero, in Trentino-Alto Adige, si trova a circa un’ora da Trento, verso nord-est, al confine con la Val di Fassa.

L’opzione migliore per raggiungerlo è l’auto; si percorre l’autostrada del Brennero fino all’uscita Egna/Ora e si prosegue lungo la statale 48 delle Dolomiti. Dopo aver attraversato la galleria di Cela-Aguai si raggiunge facilmente. Per chi preferisce i mezzi pubblici si può arrivare in treno alla stazione di Trento e da lì proseguire con gli autobus.

Cosa fare a Predazzo, l’anima della Val di Fiemme tra natura, sport e vita autentica

Par : losiangelica
7 février 2026 à 16:00

Sono tanti i borghi che stanno acquisendo ancora più apprezzamento grazie alla loro partecipazione alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 e Predazzo è uno di questi. Simbolo della Val di Fiemme e incastonato tra le Dolomiti, è tutto da scoprire. Ecco cosa fare, cosa vedere e come raggiungerlo.

Cosa fare e cosa vedere a Predazzo

Nato quasi per scommessa da dodici masi isolati tra i boschi, oggi Predazzo è il motore della Val di Fiemme, ma con un’identità che affonda letteralmente nelle viscere della terra. Lo chiamano il “Giardino geologico delle Alpi”, e non è un titolo onorifico. È un posto dove la montagna non si scalda e basta, la si legge come un libro aperto, tra un’escursione e un caffè in piazza.

D’estate è un formicaio di sentieri: si va dalla Foresta dei Draghi per i più piccoli fino ai percorsi duri per le mountain bike tra Gardonè e l’Alpe Lusia. Quando arriva la neve, il paesaggio si ribalta.

Lo Ski Center Latemar diventa il regno di chi ama le lamine, mentre il fondovalle si trasforma nella passerella della Marcialonga. Ecco cosa vedere a Predazzo e le attività da fare assolutamente.

Ski Area Alpe Lusia – Predazzo
iStock
Fare sport sulla neve a Predazzo

Museo geologico

Il museo geologico di Predazzo è un viaggio nel tempo tra fondali marini tropicali (sì, qui c’era il mare), vulcani che hanno ribollito e ghiacciai che hanno piallato tutto. Farci un salto prima di partire per i sentieri cambia la prospettiva: quando poi ti trovi davanti a una parete di roccia, non vedi più solo pietra, ma milioni di anni di storie. I modelli e i pannelli sono diretti, facili, perfetti anche per i bambini.

Il sentiero del Dòs Capèl

Se volete toccare con mano quello che avete visto nelle teche, dovete salire verso il Dòs Capèl. Siamo tra i 2000 e i 2200 metri, in una sorta di museo senza pareti tra passo Feudo e l’Alpe di Pampeago. Il GeoTrail è un anello che ti sbatte in faccia la storia del pianeta: cammini su spiagge preistoriche e passi accanto a resti di vulcani spenti. Non serve essere Messner, basta aver voglia di camminare e un briciolo di curiosità. Per i ragazzini è una specie di caccia al tesoro tra i fossili.

Il centro storico e le sue chiese

Tornando giù, il paese ha un ritmo tutto suo. C’è la chiesa neogotica dei Santi Filippo e Giacomo, con quelle linee che sembrano voler bucare il cielo, ma il vero cuore di Predazzo pulsa nei vicoli. Bisogna infilarsi nei rioni storici come Ischia o Sommavilla. Lì, tra fontane di pietra e vecchi portali, l’atmosfera si fa densa, quasi rurale.

C’è poi la chiesetta di San Nicolò, discreta, accanto al cimitero, che sa di antico. È un’organizzazione comunitaria che resiste, fatta di spazi condivisi che raccontano un passato di fatiche e dignità montana.

In occasione della sagra di San Giacomo le vie del centro si animano; l’evento atteso ogni anno a luglio in occasione del santo patrono anima la località con musica dal vivo e attività.

La forra di Sottosassa

La forra di Sottosassa è uno spettacolo di gole profonde scavate nel porfido. Cascate, pozze d’acqua gelida e pareti che sembrano chiudersi sopra la testa. Ci sono passerelle che permettono di sporgersi senza rischi, ma se siete dei tipi da brivido, le pareti verticali sono una palestra naturale per chi ama l’arrampicata. D’estate, quando il sole picchia, è il rifugio perfetto.

Il biolago

Alle Fontanelle hanno inventato il biolago. Il concetto è semplice ma geniale: l’acqua si pulisce da sola grazie alle piante acquatiche. È balneabile ma un po’ freddina. È il posto ideale per staccare la spina dopo una pedalata sulla ciclabile, con un bel prato per leggere un libro e il silenzio interrotto solo dal rumore del ricambio naturale dell’acqua. Apre col caldo, da giugno a settembre.

Bellamonte e il parco di Paneveggio

Salendo verso Bellamonte il paesaggio cambia, si apre, con le baite che sembrano messe lì apposta per una foto. Se vi piacciono le storie di una volta, fate un salto al Museo di Nonno Gustavo: è un vecchio fienile strapieno di attrezzi che oggi sembrano oggetti alieni, ma che erano la vita dei contadini di un tempo.

Non perdetevi Paneveggio, la “Foresta dei Violini“. Gli abeti rossi qui hanno una marcia in più: il loro legno risuona, letteralmente, e finisce nei laboratori dei liutai più famosi del mondo. Nel parco puoi avvistare i cervi o sfidare le vertigini su ponti sospesi e passerelle trasparenti.

Predazzo e le olimpiadi Milano Cortina

Le Olimpiadi Milano Cortina 2026 arrivano anche qui. A Predazzo il salto con gli sci è la disciplina olimpica che andrà in scena e non è certo un caso; lo Stadio Giuseppe Dal Ben è pronto a ospitare le gare e gli atleti dal 7 al 16 febbraio.

L’Amministrazione ha chiamato a raccolta Progetto Turismo proprio per questo: trasformare i trampolini HS100 e HS130 in qualcosa che serva al territorio per i prossimi vent’anni, non solo per dieci giorni di gloria televisiva.

salto con gli sci alle olimpiadi a Predazzo
Getty Images
Attese a Predazzo le gare di salto con gli sci delle Olimpiadi Invernali

Dove si trova e come raggiungerlo

Predazzo si trova nella parte orientale del Trentino, al termine della Val di Fiemme, in una posizione che fa da cerniera naturale tra il gruppo del Latemar, il Lagorai e le Pale di San Martino. Non è un paese “di passaggio”: ci si arriva perché lo si è scelto. In auto, la via più semplice resta l’autostrada A22 del Brennero. L’uscita consigliata è Egna–Ora.

Da lì si imbocca la strada statale che risale tutta la Val di Fiemme: una quarantina di chilometri, tra centri abitati e tratti boscosi, prima di arrivare a Predazzo. Chi proviene da est può invece puntare sui passi Rolle o Valles, percorsi spettacolari ma da considerare soprattutto nella bella stagione, verificando sempre le condizioni della viabilità.

In treno si arriva fino alle stazioni di Ora, Bolzano o Trento. Da qui partono autobus di linea che collegano in modo regolare la pianura alla Val di Fiemme. Predazzo è ben servita: fermate lungo la statale, collegamenti con le frazioni e navette verso gli impianti di risalita nelle stagioni di punta.

Livigno perla delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, l’alta quota che accende l’inverno olimpico

Par : losiangelica
7 février 2026 à 09:00

Dal 5 al 22 febbraio 2026, Livigno a 1.816 metri diventa una delle città dei Giochi Invernali di Milano Cortina, ospitando le gare più spettacolari del programma: freestyle e snowboard. Salti, curve secche, atleti che volano. E intorno, un territorio che non fa solo da sfondo, ma entra in campo.

Lo lo sport internazionale è di casa da anni e le Olimpiadi arrivano come un passaggio naturale; 8 specialità olimpiche, 26 titoli in palio, due aree di gara, 17 giorni di competizioni. I numeri servono, ma non raccontano tutto. Ecco cosa fare a Livigno, la perla delle Olimpiadi di Milano Cortina, durante i Giochi Invernali.

Le gare

Le competizioni olimpiche si concentrano in due aree già note a chi frequenta Livigno. La prima è Mottolino, tempio dello snowboard e del freestyle dove andranno in scena Big Air, Slopestyle, Halfpipe, Ski Cross e Snowboard Cross. Discipline veloci, tecniche, che chiedono precisione e coraggio. Mottolino è abituata a questo tipo di pressione: Coppe del Mondo, eventi internazionali, pubblico vicino all’azione. Durante i Giochi sarà uno dei luoghi più fotografati, proprio come Cortina.

La seconda area è Carosello 3000, dove il terreno naturale diventa protagonista, con Moguls, Dual Moguls e Aerials. Gobbe, salti, linee che mettono alla prova equilibrio e resistenza. È una zona che esalta la spettacolarità del freestyle, anche per chi guarda da bordo pista. Due anime diverse, stesso obiettivo: portare Livigno al centro del racconto olimpico.

Sciare a Livigno mentre si svolgono i Giochi

Olimpiadi sì, ma Livigno non chiude. Anzi. La stagione sciistica 2025/2026 è prevista dal 29 novembre fino al 3 maggio, con gran parte del comprensorio regolarmente aperto anche durante i Giochi. Alcune piste di Mottolino e Carosello 3000 saranno chiuse temporaneamente per le competizioni, ma il resto della ski area rimarrà fruibile, condizioni meteo permettendo.

Gli impianti principali funzioneranno a regime, con alcune cabinovie in uso promiscuo con gli atleti. Le piste SITAS non saranno interessate dagli eventi olimpici. In pratica: si potrà sciare, e bene. Magari cambiando abitudini, scegliendo orari diversi, ma senza rinunciare alla qualità che ha reso Livigno una delle mete più amate delle Alpi.

Livigno sotto la neve
Ufficio Stampa
Dove sciare a Livigno durante le Olimpiadi

Eventi e Fan Village

Dal 5 al 22 febbraio la zona Isola ospita il Fan Village, aperto dalle 9 del mattino fino a sera. È in questo luogo che Livigno si racconta al pubblico, tra maxi schermi, musica dal vivo, incontri e celebrazioni. Ogni giorno le gare olimpiche vengono trasmesse in diretta, non solo quelle locali, e alle 17 va in scena uno dei momenti più attesi: la Champions Celebration, con gli atleti premiati che incontrano il pubblico.

5 cupole geodetiche completano l’esperienza: spazi dedicati al racconto dei Giochi, al territorio, ai media e all’identità di Livigno. Concerti, dj set, performance artistiche e appuntamenti culturali scandiscono le giornate, trasformando il paese in una piazza alpina sempre accesa.

Fan Village a Livigno per le Olimpiadi Milano Cortina
Ufficio Stampa
Gli eventi al Fan Village di Livigno

Come raggiungere Livigno durante le Olimpiadi

Arrivare a Livigno fa parte dell’esperienza, ma durante i Giochi serve un po’ di attenzione in più. Nei giorni olimpici l’accesso al paese sarà regolato per gestire flussi, sicurezza e mobilità. Sono previste limitazioni alla viabilità ordinaria e servizi di trasporto dedicati, pensati per pubblico, atleti e addetti ai lavori.

Chi alloggia nelle strutture ricettive potrà raggiungere Livigno con la propria auto, previa richiesta di un pass. Nelle ore notturne, tra mezzanotte e le sei del mattino, non sono previsti vincoli particolari. Il consiglio resta uno: pianificare con anticipo e tenere d’occhio gli aggiornamenti ufficiali.

Le Vie del Bergamotto, un itinerario sensoriale alla scoperta della Calabria più autentica

Par : losiangelica
6 février 2026 à 17:00

C’è un profumo che chi non ha mai camminato lungo la costa ionica calabrese, tra novembre e marzo, difficilmente riesce a immaginare. Arriva all’improvviso, è netto, quasi ruvido. È il bergamotto, e da queste parti non è solo un agrume. Proprio per raccontarlo e farlo conoscere nasce il progetto le Vie del Bergamotto, un itinerario a ritmo lento tutto da scoprire.

Le Vie del Bergamotto: il progetto

La Via del Bergamotto nasce da un’intuizione ambiziosa: trasformare l’eccellenza produttiva in esperienza turistica strutturata, capace di generare valore per l’intera comunità.

Non un semplice itinerario, ma una rete che prova a tenere insieme agricoltura, turismo e cultura. È questa l’idea alla base del nuovo progetto dedicato al bergamotto, pensato come uno strumento vivo, capace di mettere in relazione produttori, trasformatori, operatori dell’accoglienza e istituzioni del territorio.

L’obiettivo è superare l’idea del semplice prodotto da comprare e trasformarlo in una chiave di lettura del territorio. Un racconto che parte dalla coltivazione e arriva ai borghi, ai paesaggi, alla storia di un’area metropolitana ancora in parte da scoprire.

L’itinerario

Cinque giorni, una Calabria che si racconta passo dopo passo. Il percorso attraversa l’area metropolitana tra borghi, coltivazioni, botteghe artigiane e siti archeologici, seguendo il filo, discreto ma costante, del bergamotto. Non come tema imposto, ma come presenza naturale, quasi inevitabile.

Si parte da Reggio Calabria. Cultura, paesaggio, identità. I Bronzi di Riace al museo archeologico, il lungomare affacciato sullo Stretto, le luci dell’alba e del tramonto che cambiano i colori della città. In questa zona il bergamotto entra nei piatti e nei bicchieri: gelati, cocktail, ricette tradizionali rilette con mano leggera dagli chef.

Il secondo giorno porta nell’area grecanica, dove il tempo rallenta. Pentedattilo, aggrappato alla roccia, e Bova, cuore della cultura greco-calabra, fanno da sfondo a una coltivazione ancora familiare, fatta di piccoli appezzamenti e gesti tramandati. Si cammina tra gli alberi, si ascoltano i produttori, si assaggiano succhi e confetture che parlano di terra e pazienza.

Vista del borgo Pentedattilo
iStock
Pentedattilo, il borgo nell’itinerario delle vie del Bergamotto

La terza tappa segue la costa ionica. A Brancaleone, storico centro della lavorazione, si entra nel mondo dell’olio essenziale: tecniche antiche e processi moderni convivono nella produzione di un’essenza conosciuta ben oltre i confini regionali. Poi l’entroterra, con Bruzzano Vecchio e la villa romana di Casignana, dove i mosaici riportano alla luce la storia della Magna Grecia.

Il quarto giorno è dedicato alla Locride dove il bergamotto cambia forma e funzione, diventando ingrediente per la cosmesi naturale. Il viaggio si intreccia con le grandi tracce del passato: il museo archeologico di Locri, Gerace e la sua cattedrale che domina la vallata, silenziosa e imponente.

Chiusura tra Costa Viola e Stretto. È il momento più creativo. A Varapodio le bucce diventano materia per manufatti artigianali, a San Giorgio Morgeto si sperimenta la profumeria.E poi Scilla, con Chianalea che si riflette nel mare. Tra degustazioni e masterclass di mixology, il viaggio si conclude così: non con un punto fermo, ma con un ultimo assaggio.

La Via del Bergamotto è percorribile tutto l’anno, ma da novembre a marzo offre l’emozione supplementare di assistere alla raccolta e alle lavorazioni stagionali.

Carnevale 2026 Palma Campania, l’evento tradizionale a ritmo di musica diventa solidale

Par : losiangelica
6 février 2026 à 14:30

Dimenticate la solita sfilata statica da guardare dietro transenne gelide. A Palma Campania il Carnevale è un’eredità portata avanti dal 1858, anno in cui un cittadino bacchettone si lamentò col Vescovo per la troppa confusione. Per il 2026, la città lancia il “Carnevale in Sospeso”: un po’ come il caffè a Napoli, qui si regala cultura. Si donano posti in tribuna a chi ne ha bisogno e si trasforma il visitatore da turista a protagonista. Alla base di tutto ci sono le Quadriglie, veri e propri battaglioni di oltre 200 elementi che marciano e animano la festa.

Ecco cosa c’è da sapere sull’attesissimo appuntamento del Carnevale di Palma Campania del 2026.

Date 2026

Il Carnevale di Palma Campania 2026 si svolgerà dal 7 al 17 febbraio 2026, con le giornate centrali dedicate alle grandi esibizioni delle Quadriglie e agli eventi diffusi nel centro cittadino.

L’8 febbraio è la prima grande giornata di spettacolo, seguita dagli appuntamenti clou dei giorni successi fino al gran finale.

Eventi del carnevale Palma Campania

Nel 2026 Palma Campania cambia prospettiva e lancia “Carnevale in Sospeso”. L’idea è semplice, ma potente: la festa non si consuma tutta in tribuna. Resta aperta, condivisa, circolare.

Le Quadriglie, anima storica del Carnevale palmese, tornano al centro. Gruppi numerosi, spesso oltre duecento figuranti, che portano in strada costumi costruiti a mano, musiche suonate dal vivo, testi ironici, teatro popolare.

È una tradizione che si muove, si rinnova, coinvolge intere famiglie e quartieri. Da mesi la città lavora sottotraccia: sartorie, laboratori artigiani, prove notturne, discussioni infinite sui dettagli. Il Carnevale 2026 punta meno sull’effetto speciale e più sulla presenza reale. Meno schermi, più mani. Meno spettacolo “da guardare”, più esperienza da vivere.

Tra le novità, anche iniziative di inclusione, come la possibilità di offrire posti in tribuna ad anziani o a chi torna a Palma Campania da lontano per ritrovare le proprie radici.

Come acquistare i biglietti

I biglietti sono acquistabili esclusivamente tramite il sito ufficiale del Carnevale di Palma Campania.

Prezzi:

  • 8 febbraio 2026: a partire da 11 euro
  • Altre giornate: a partire da 16 euro

Le tariffe possono variare in base al settore e alla disponibilità. Si consiglia l’acquisto anticipato, soprattutto per le giornate centrali.

Come raggiungere il carnevale di Palma Campania

Arrivare è semplice, ma durante i giorni clou la gestione dei flussi è fondamentale. Chi viaggia in auto può utilizzare l’autostrada A30 oppure la SS268. Una volta usciti allo svincolo di Palma Campania, il percorso è ben segnalato: si imbocca via Novesche, si prosegue su via Mandrile e, dopo circa due chilometri e mezzo, si svolta su via Spaccarape. In questa zona, in particolare nell’area di via Gorga, sono presenti parcheggi custoditi collegati al circuito del Carnevale. Da lì si raggiungono facilmente le aree degli eventi a piedi. Le aree di sosta hanno le tariffe standard di 5 euro per le auto e 10 euro per i camper.

Chi si muove con i mezzi può invece raggiungere in autobus (il collegamento principale è garantito dal servizio EAV) oppure in treno scendendo alla stazione San Gennaro che dista circa 3 km dal circuito delle Quadriglie.

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