Venezia si prepara a riscoprire uno dei suoi indirizzi più affascinanti: a luglio 2026 riaprirà, infatti, Palazzo Giovanelli, storica dimora veneziana del XVI secolo che, dopo un lungo e accurato intervento di restauro, inaugura una nuova fase trasformandosi in un raffinato hotel cinque stelle. Affacciato sul Canal Grande nel sestiere di San Stae, rappresenta un importante tassello del patrimonio storico e architettonico della città lagunare.
La riapertura segna la conclusione di un progetto di recupero durato quattro anni, realizzato sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia.
Torna uno degli appuntamenti culturali più apprezzati da cittadini e turisti: la Domenica al Museo. Anche il 7 giugno, come ogni prima domenica del mese, il Ministero della Cultura rinnova l’iniziativa che consente l’accesso gratuito ai musei e ai parchi archeologici statali aderenti.
Da Nord a Sud, sono centinaia le strutture coinvolte nell’iniziativa che offrono la possibilità di trascorrere una giornata all’insegna della cultura senza sostenere il costo del biglietto d’ingresso.
Nella celebre Valle della Loira, terra di castelli fiabeschi e paesaggi dipinti, esiste una dimora capace di incantare al primo sguardo: il Castello di Azay-le-Rideau, una delle più eleganti espressioni del Rinascimento francese, costruito su un isolotto tra due diramazioni del fiume Indre e immerso in uno scenario naturale di straordinaria bellezza.
La sua immagine riflessa nelle acque tranquille crea un effetto quasi irreale: sembra, infatti, emergere dal fiume come una visione sospesa tra cielo e terra: non è un caso che lo scrittore Honoré de Balzac lo abbia definito “un diamante sfaccettato incastonato nell’Indre”.
Capolavoro del primo Rinascimento francese
Il Castello di Azay-le-Rideau venne edificato tra il 1518 e il 1527 durante il regno di Francesco I, uno dei sovrani che più contribuì alla diffusione dello stile rinascimentale in Francia.
La proprietà apparteneva alla signoria di Azay e il progetto fu avviato da Gilles Berthelot, tesoriere delle finanze reali e figlio di Martin Berthelot, un ricco borghese. Tuttavia, impegnato dai suoi incarichi a corte, Gilles affidò gran parte della supervisione dei lavori alla moglie Philippe Lesbahy, figura fondamentale nella realizzazione del castello e spesso considerata la vera anima dell’ambizioso progetto.
Fin dall’inizio, la residenza venne concepita come un luogo destinato al piacere e alla rappresentanza: pur conservando alcuni elementi ereditati dal passato, come le torri angolari e certe proporzioni architettoniche, Azay-le-Rideau guarda già verso il futuro e abbraccia le nuove influenze provenienti dall’Italia.
La sua particolare pianta a forma di “L” contribuisce all’armonia dell’insieme, mentre le facciate mostrano un ricco repertorio decorativo ispirato ai modelli rinascimentali italiani: nasce, così, un edificio elegante e leggero, capace di fondere la tradizione francese con le innovazioni artistiche che stavano rivoluzionando l’Europa del XVI secolo.
Lo specchio d’acqua che lo rende unico
Il castello sorge su un piccolo isolotto formato da due rami del fiume Indre e sembra quasi appoggiarsi sulla superficie del corso d’acqua: i riflessi delle mura in pietra chiara creano giochi di luce che cambiano durante la giornata e regalano prospettive sempre differenti.
Nelle mattine più tranquille e nelle giornate senza vento, l’acqua si trasforma in uno specchio perfetto che raddoppia l’immagine del castello, ed è proprio questa caratteristica a renderlo uno dei monumenti più fotografati della Valle della Loira e una delle residenze rinascimentali più romantiche di Francia.
Camminando lungo i sentieri che costeggiano il fiume si possono ammirare scorci spettacolari da ogni angolazione: le torri, le finestre e le decorazioni sembrano galleggiare sull’acqua e danno vita a quell’atmosfera fiabesca che da secoli conquista viaggiatori e artisti.
iStockTutto il fascino del Castello di Azay-le-Rideau
Eleganza aristocratica e innovazione architettonica
Una delle prime meraviglie che accolgono al suo interno è la monumentale scala d’onore, considerata una vera innovazione per la Francia del XVI secolo: mentre nei castelli medievali predominavano le scale a chiocciola, ad Azay-le-Rideau compare una scenografica scala a rampe dritte che riflette l’influenza del Rinascimento italiano.
Il percorso di visita conduce poi al magnifico Salone Biencourt che rievoca il periodo in cui il castello appartenne ai marchesi di Biencourt, famiglia che dedicò grandi energie al restauro e all’abbellimento della residenza.
Tra le stanze più affascinanti spicca la Camera di Philippe Lesbahy, dove è possibile osservare una particolare tecnica decorativa che rappresenta una delle curiosità più interessanti del castello: l’intreccio del giunco utilizzato per isolare e decorare le pareti.
Gli interventi di ricostruzione realizzati sulla base di documenti storici e archivi hanno inoltre permesso di restituire agli ambienti la loro eleganza originaria: ne è un esempio la raffinata riproduzione della biancheria da letto, ricamata a mano con fili d’oro e d’argento.
Il romantico parco all’inglese
Attorno al castello si estende un magnifico parco paesaggistico di circa otto ettari, pensato come una cornice verde capace di esaltare la bellezza dell’edificio.
Il giardino all’inglese nacque nel XIX secolo grazie alla visione di Charles de Biencourt, appassionato di botanica e arte paesaggistica: il suo obiettivo era creare un ambiente romantico che accompagnasse in una scoperta lenta e suggestiva del castello.
In seguito, il figlio arricchì il progetto introducendo specie esotiche che all’epoca rappresentavano vere rarità: sequoie, cedri e alberi dei tulipani, in un paesaggio vario e sorprendente.
Importanti interventi di restauro hanno riportato il parco al suo splendore originario, valorizzando le collezioni botaniche e recuperando l’impianto storico dei percorsi.
L’estate 2026 si apre all’insegna di una forte crescita per il turismo balneare italiano: i primi dati relativi alle prenotazioni online degli stabilimenti confermano infatti un andamento positivo con un’accelerazione della domanda che coinvolge sia il mercato domestico sia quello internazionale.
Secondo gli insight diffusi da Spiagge.it, piattaforma specializzata nella prenotazione online degli stabilimenti balneari, il valore complessivo delle prenotazioni ha raggiunto quota 11,3 milioni di euro: si tratta di una crescita del 48% rispetto al 2025, accompagnata da un aumento ancora più marcato del numero delle prenotazioni effettuate che sono passate da 63.000 a 105.000 unità, con un incremento del 66% nell’arco di un solo anno.
Sabato 6 e domenica 7 giugno si rinnova “Appuntamento in Giardino”, la manifestazione nazionale dedicata alla valorizzazione di parchi e giardini storici (promossa da APGI – Associazione Parchi e Giardini d’Italia in collaborazione con Ales S.p.A.) che, anno dopo anno, si è affermata come una delle principali iniziative di sensibilizzazione dedicate al paesaggio e al patrimonio culturale verde italiano.
L’edizione 2026 si distingue per un coinvolgimento senza precedenti: saranno infatti 300 i giardini aperti in tutte le 20 regioni italiane, con oltre 420 appuntamenti tra visite guidate, incontri, conferenze, laboratori, letture e concerti.
Il tema 2026: “La Vista” come chiave di lettura del paesaggio
Il tema scelto per quest’anno suggerisce la possibilità di osservare i luoghi da molteplici prospettive, andando oltre la semplice percezione estetica: il giardino diventa così uno spazio da interpretare, nel quale il visibile conduce verso dimensioni meno immediate come la memoria storica, le relazioni tra uomo e natura, gli equilibri ecologici, la stratificazione culturale e il valore simbolico del paesaggio.
L’evento si inserisce inoltre nel più ampio contesto europeo di “Rendez-vous aux jardins”, iniziativa che si svolge contemporaneamente in oltre venti Paesi e contribuisce a rafforzare la consapevolezza del ruolo culturale dei giardini nel panorama europeo.
Uno degli aspetti più significativi dell’edizione 2026 riguarda la presenza di oltre 70 giardini che hanno beneficiato di finanziamenti NextGenerationEU nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: la loro partecipazione coincide con la fase conclusiva dell’Intervento 2.3 del PNRR Cultura dedicato ai parchi e ai giardini storici. Per molti, l’apertura al pubblico rappresenterà l’occasione per mostrare nel concreto i risultati degli interventi di recupero e valorizzazione realizzati negli ultimi anni.
Secondo quanto illustrato dal Ministero della Cultura, l’investimento complessivo del PNRR destinato ai parchi e ai giardini storici ammonta a 300 milioni di euro: le risorse sono state distribuite tra il restauro e la valorizzazione di oltre 120 parchi e giardini storici selezionati tramite avvisi pubblici, il recupero di cinque grandi complessi individuati dal Ministero e un ampio programma di censimento del patrimonio esistente e formazione professionale di nuovi giardinieri d’arte.
Dai grandi giardini alle realtà meno note
La forza di “Appuntamento in Giardino” risiede anche nella straordinaria varietà delle location coinvolte: permette, infatti, di ammirare realtà molto diverse tra loro, dai grandi complessi monumentali ai piccoli giardini amatoriali, dagli orti botanici agli spazi contemporanei.
Tra i siti del Ministero della Cultura che partecipano all’iniziativa figurano alcuni dei giardini più rappresentativi del patrimonio nazionale, come il Giardino di Boboli a Firenze, la Villa Medicea di Cerreto Guidi, il Real Bosco di Capodimonte a Napoli, il Castello di Agliè in Piemonte e Villa Pisani a Stra.
Ufficio StampaAppuntamento in giardino a Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani
Le dimore storiche private
Anche nel 2026 un ruolo centrale sarà svolto dalle dimore storiche private: oltre cinquanta proprietà appartenenti all’Associazione Dimore Storiche Italiane parteciperanno aprendo giardini di solito accessibili soltanto in occasioni particolari.
Dal Piemonte alla Sicilia, i visitatori potranno esplorare contesti di grande interesse storico e paesaggistico, tra cui Palazzo La Marmora e Tenuta Berroni in Piemonte, Villa da Schio e il Castello di Roncade in Veneto, Villa Togni Averoldi in Lombardia, La Cervara in Liguria, Villa Le Corti in Toscana, Villa Negri Arnoldi in Umbria, Villa Bell’Aspetto nel Lazio, il Castello di Depressa in Puglia e Villa Tasca a Palermo.
Significativa è inoltre la partecipazione delle ville storiche lucchesi, grazie alla collaborazione con l’Associazione delle Ville e dei Palazzi Lucchesi, che nel 2026 celebra il quarantesimo anniversario dalla fondazione: tra i siti coinvolti figurano Palazzo Pfanner, Villa Mansi, Villa Forci e Tenuta Maria Teresa.
Il contributo del FAI e delle comunità locali
Protagonisti dell’iniziativa sono anche quattordicibeni del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, tra cui il Giardino della Kolymbethra ad Agrigento, Villa della Porta Bozzolo in Lombardia e Villa Rezzola in Liguria, il cui giardino è stato di recente interessato da un intervento di restauro sostenuto dal PNRR.
Accanto alle grandi istituzioni emerge anche il ruolo crescente delle amministrazioni comunali e delle comunità locali: sempre più città riconoscono, infatti, nei parchi e nei giardini una risorsa strategica non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche culturale, educativo e sociale. È il caso del Giardino dei Ciucioi di Lavis, in Trentino, oppure della Villa del Prefetto a Potenza, recuperata grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Significativo anche l’esempio del Giardino Cairoli di Roma, gestito grazie all’impegno dei volontari dell’Associazione Huffer, a testimonianza del contributo che i cittadini possono offrire nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio collettivo.
In un’epoca in cui le città cercano sempre più spazio per il verde con progetti di rinaturalizzazione, parchi urbani e corridoi ecologici, spesso dimentichiamo quanto possa essere straordinaria la presenza di un singolo albero. Gli alberi ombreggiano le nostre strade, migliorano la qualità dell’aria, regalano paesaggi che sanno emozionare in ogni stagione e, talvolta, diventano simboli di memoria e identità.
È proprio questo lo spirito che anima il concorso internazionale “Albero Europeo dell’Anno”, iniziativa che celebra gli alberi più significativi per le comunità locali del continente: l’edizione 2026 ha incoronato un vincitore speciale, lontano dalle mete più conosciute e custodito in un piccolo villaggio della Lituania centrale.
Quercia di Laukiai, l’albero più bello d’Europa 2026
Nel piccolo villaggio di Rukai cresce la Quercia di Laukiai, una maestosa pianta di circa 400 anni che ha conquistato il titolo di Albero Europeo dell’Anno 2026 grazie a un punteggio di 6.153 voti.
E pensare che, per molto tempo, è rimasta quasi dimenticata fino a che, circa un anno fa, la comunità ha deciso di restituirle centralità: l’area tutt’intorno è stata riqualificata e gli abitanti hanno organizzato una grande celebrazione in suo onore, trasformando la quercia in un simbolo di orgoglio condiviso e di appartenenza al territorio.
Oggi la sesta generazione di residenti cresce accanto a cotanto gigante verde che continua a dominare il paesaggio rurale della regione: in quattro secoli ha assistito a cambiamenti politici, trasformazioni sociali e passaggi di epoche, rimanendo sempre lì, radicata alla terra e alla storia del territorio.
La Quercia di Laukiai è diventata così il volto di un concorso nato nel 2011 e ispirato all’iniziativa nazionale della Repubblica Ceca dedicata agli alberi monumentali. Il premio non celebra l’albero più grande o più antico, ma quello che riesce a raccontare il legame più profondo tra natura e comunità.
Rukai non compare nelle tradizionali guide turistiche della Lituania e, proprio per questo, rappresenta una meta affascinante per chi ama scoprire luoghi lontani dalle rotte più battute.
Il villaggio offre un’esperienza diversa dal turismo tradizionale: non vi sono grandi attrazioni monumentali né itinerari affollati, ma la possibilità di entrare in contatto con una dimensione rurale che conserva ancora una forte connessione con il territorio e le sue tradizioni.
La protagonista assoluta della visita è, ovviamente, la Quercia di Laukiai: ammirarla da vicino significa trovarsi al cospetto di un autentico monumento vivente, che diventa ancora più suggestivo durante l’autunno, quando la chioma si accende di sfumature dorate e trasforma il paesaggio in uno scenario da cartolina.
Negli ultimi anni, la quercia è diventata anche il centro di una serie di iniziative comunitarie: concerti, incontri pubblici, eventi culturali e celebrazioni popolari hanno restituito vitalità a un luogo che rischiava di essere dimenticato, a dimostrazione di come un “semplice albero” possa trasformarsi in potente strumento di aggregazione sociale.
Visitare Rukai vuol dire anche scoprire il valore della memoria collettiva: gli abitanti hanno custodito questo patrimonio naturale per generazioni e continuano a trasmetterne il significato ai più giovani, andando ben oltre la conservazione ambientale.
Per chi ama il turismo lento, la fotografia naturalistica e le destinazioni poco conosciute, il villaggio è un’occasione preziosa per osservare da vicino una storia di resilienza e rinascita.
Dove si trova Rukai e come raggiungerlo
Rukai è nel distretto di Kėdainiai, all’interno della contea di Kaunas, nel cuore della Lituania centrale. Immerso in un paesaggio rurale caratterizzato da campi coltivati e piccoli insediamenti, il villaggio conserva quell’atmosfera tranquilla sempre più difficile trovare in Europa.
La soluzione più comoda per raggiungerlo è l’automobile: partendo da Vilnius, la capitale, il viaggio richiede circa un’ora e quaranta minuti per percorrere poco più di cento chilometri in direzione ovest-nordovest.
Se preferite utilizzare i mezzi pubblici, potete raggiungere la città di Kėdainiai in autobus diretto da Vilnius. Il tragitto dura all’incirca due ore e sono disponibili collegamenti regolari dalla stazione centrale degli autobus della capitale.
Un’alternativa è il treno, che collega Vilnius a Kėdainiai in circa un’ora e mezza. Una volta arrivati in città, è necessario completare il percorso con un taxi o un’auto per coprire gli ultimi 15-20 chilometri che separano Kėdainiai dal villaggio di Rukai.
Nel cuore dell’Umbria, tra dolci colline, campi coltivati e paesaggi che si affacciano sul Lago di Corbara, sorge Baschi, un piccolo borgo medievale che, a prima vista, appare come uno dei tanti affascinanti centri storici umbri, ma basta attraversare le antiche porte per scoprire un luogo davvero particolare, conosciuto come il paese dei “buchi”.
Una meta che conquista chi ama passeggiare tra vicoli medievali, scoprire testimonianze archeologiche e vivere una dimensione lenta, dove la tradizione agricola regala eccellenze gastronomiche tutte da assaporare, tappa perfetta per allontanarsi dalle rotte più battute.
Cosa vedere a Baschi
Il cuore pulsante del borgo è senza dubbio il suo straordinario centro storico medievale, conosciuto come “I Buchi”, un nome curioso che deriva dalle dimensioni ridotte delle abitazioni e dei vicoli che compongono l’antico quartiere, rimasto immutato nel corso dei secoli: le case hanno porte basse e strette, finestre minute e vicoli così angusti da giustificare il soprannome.
Tra gli edifici più significativi spicca la Chiesa di San Nicolò, dichiarata monumento nazionale per il suo valore storico e artistico: l’edificio attuale venne costruito nel 1576 sopra un precedente luogo di culto risalente al XII secolo. Il progetto fu affidato all’architetto orvietano Ippolito Scalza, che realizzò una chiesa ispirata ai modelli toscani. L’interno si distingue per l’elegante alternanza tra intonaco e pietra grigia basaltina, e lo sguardo viene attirato dal magnifico organo settecentesco composto da circa cinquecento canne, mentre sotto l’altare maggiore è custodita la salma di San Longino, patrono del paese.
La visita prosegue all’interno del Palazzo Comunale, dove trova spazio l’Antiquarium, una raccolta archeologica che permette di approfondire la storia più antica del territorio: l’esposizione permanente custodisce numerosi reperti provenienti dagli scavi di Scoppieto, importante sito produttivo di epoca romana specializzato nella lavorazione della ceramica.
Tra terrecotte, frammenti di manufatti e testimonianze della vita quotidiana, si va alla scoperta di una realtà che, quasi duemila anni fa, rappresentava un importante centro artigianale. I pannelli illustrativi e le ricostruzioni della fornace consentono inoltre di comprendere le diverse fasi della lavorazione dell’argilla e di immaginare l’intensa attività che animava il luogo durante l’età romana.
Per completare l’esperienza vale la pena raggiungere l’Area Archeologica di Scoppieto, uno dei siti più interessanti della zona: gli scavi avviati nel 1995 hanno portato alla luce un vasto complesso produttivo dedicato alla fabbricazione di ceramiche, attivo a partire dalla fine del I secolo d.C. e costruito sopra un precedente santuario risalente addirittura al IV secolo a.C.
I circa duemila metri quadrati emersi finora restituiscono un quadro affascinante dell’organizzazione della produzione ceramica romana: sono stati individuati gli spazi di lavoro dei vasai, i torni, i bracieri e numerose strutture funzionali al processo produttivo.
DEA / M. BORCHI by GettyImagesSuggestivo panorama del borgo di Baschi
Dove si trova e come raggiungere Baschi
Baschi è in provincia di Terni, a circa quindici chilometri da Orvieto. La sua posizione, immersa in un paesaggio caratterizzato da colline coltivate, boschi e scorci sul Lago di Corbara, lo rende una meta ideale per chi desidera esplorare una delle zone più autentiche della regione.
Il borgo è inoltre attraversato dal celebre Cammino dei Borghi Silenti, itinerario escursionistico che collega alcuni dei centri storici più suggestivi dell’Umbria e che negli ultimi anni ha attirato sempre più camminatori alla ricerca di percorsi lontani dal turismo di massa.
Raggiungere Baschi è semplice sia in auto sia con i mezzi pubblici. Se viaggiate in auto potete utilizzare l’Autostrada del Sole A1, uscendo al casello di Orvieto, oppure percorrere la superstrada Perugia-Todi e la SS448 Todi-Orvieto. Il borgo è inoltre collegato dalla SS205 che attraversa il territorio tra Orvieto, Guardea, Amelia e Narni.
Se preferite il treno, il punto di riferimento principale è la stazione ferroviaria di Orvieto sulla linea Firenze-Roma. Un’alternativa è la stazione di Orte, servita dalle linee ferroviarie che collegano Roma, Terni e Perugia. Da entrambe le località è possibile proseguire verso Baschi e scoprire uno dei borghi più particolari e sorprendenti dell’Umbria.
Andare in spiaggia in Italia costa sempre di più: nell’estate 2026 gli aumenti dei prezzi di lettini e ombrelloni continuano, infatti, a pesare sulle famiglie e sui turisti che scelgono gli stabilimenti balneari per le vacanze.
A fotografare la situazione è Altroconsumo, associazione indipendente di consumatori, che ha analizzato le tariffe applicate nelle principali località balneari italiane rilevando un incremento medio del 6% rispetto al 2025; se si allarga lo sguardo agli ultimi cinque anni, l’aumento complessivo raggiunge invece il 24%.
L’indagine mette in evidenza come il costo di una settimana al mare, soprattutto nei periodi più richiesti come l’inizio di agosto, sia diventato ormai una voce significativa nel budget delle vacanze estive. In alcune località gli aumenti registrati nel giro di un solo anno arrivano addirittura al 16%, mentre le differenze tra le varie destinazioni italiane restano molto marcate, con cifre che oscillano da poco più di 150 euro fino a oltre 350 euro per una settimana in spiaggia attrezzata.
L’indagine sui prezzi degli stabilimenti balneari
Per raccogliere i dati, Altroconsumo ha contattato telefonicamente e in forma anonima 222 stabilimenti balneari distribuiti in dieci località italiane per rilevare le tariffe applicate durante la prima settimana di agosto, tradizionalmente uno dei periodi più costosi dell’estate.
Le località prese in esame sono Lignano, Rimini, Senigallia, Viareggio, Palinuro, Alassio, Gallipoli, Alghero, Taormina-Giardini Naxos e Anzio e l’analisi si è concentrata sul prezzo di una postazione composta da un ombrellone e due lettini, prendendo in considerazione le prime quattro file degli stabilimenti.
Dallo studio emerge che il rincaro medio nazionale è del 6% rispetto alla stagione precedente, ma alcune mete registrano aumenti ben superiori alla media.
Taormina e Giardini Naxos guidano gli aumenti
Non tutte le località hanno registrato gli stessi rincari: secondo i dati raccolti da Altroconsumo, gli aumenti più consistenti riguardano Taormina e Giardini Naxos, dove le tariffe delle prime quattro file sono cresciute del 16% rispetto al 2025. Subito dopo si colloca Alghero, con un aumento del 14%, mentre Gallipoli segna un rincaro del 10%. In altre mete monitorate gli aumenti risultano più contenuti e oscillano tra il 2% e il 7%.
Ci sono poi alcune eccezioni: ad Alassio non si registrano rincari rispetto all’anno precedente, mentre Palinuro e Senigallia mostrano variazioni minime, rispettivamente dello 0,5% e dello 0,6%.
La classifica delle località più care
iStockAcqua turchese nella spiaggia di Le Bombarde ad Alghero
Osservando la media dei prezzi delle prime quattro file durante la settimana dal 2 all’8 agosto, Alassio mantiene il primo posto nella classifica delle località più costose con una media di 340 euro.
Subito dietro si posiziona Gallipoli con 324 euro, mentre Alghero occupa il terzo posto con 274 euro. Sopra la soglia dei 200 euro figurano anche Taormina e Giardini Naxos, dove la spesa media è di 237 euro, e Viareggio con 232 euro.
Più basse invece le tariffe rilevate in altre località: a Palinuro il costo medio settimanale si attesta a 188 euro, ad Anzio a 179 euro, mentre Senigallia e Rimini si fermano rispettivamente a 159 e 158 euro.
A chiudere la graduatoria è Lignano, che con 157 euro rappresenta la località meno cara tra quelle prese in considerazione dall’indagine di Altroconsumo.
Perché gli italiani continuano a scegliere gli stabilimenti
Nonostante i prezzi in crescita, gli stabilimenti balneari continuano a essere una scelta molto diffusa tra gli italiani: dall’indagine emerge che la motivazione principale che spinge le persone a preferire le spiagge attrezzate è la presenza di servizi ed equipaggiamenti, indicata dall’80% degli intervistati.
Chi sceglie invece la spiaggia libera lo fa soprattutto per ragioni economiche: la gratuità viene infatti indicata dal 79% delle persone, mentre il 63% apprezza la possibilità di decidere ogni giorno dove andare senza vincoli legati alle prenotazioni o agli abbonamenti.
L’indagine affronta anche il tema delle concessioni balneari, da anni al centro del dibattito pubblico. Tra i consumatori informati sulla questione, il 63% ritiene che una riforma del settore dovrebbe portare a una riduzione dei prezzi. Inoltre, un consumatore su due considera necessario introdurre un ricambio periodico nella gestione dei lidi.
Spiagge libere sempre più rare
Le spiagge libere per molti sono l’unica alternativa economicamente sostenibile per trascorrere le vacanze al mare: secondo Altroconsumo, però, anche gli spazi gratuiti stanno diventando sempre più difficili da trovare lungo le coste italiane.
L’associazione evidenzia, infatti, una progressiva riduzione delle aree accessibili liberamente, mentre aumentano gli spazi affidati agli stabilimenti balneari.
Tra le esperienze considerate virtuose viene citato il modello adottato da Spotorno, in Liguria, dove il Comune ha scelto di incrementare la quota di spiagge libere garantendo comunque servizi essenziali come pulizia, salvataggio, docce e bagni, senza costi aggiuntivi per la collettività.
La tutela dei territori che ospitano Patrimoni UNESCO entra in una nuova fase con la definizione di un equilibrio complessivo tra turismo, sviluppo economico, qualità della vita delle comunità residenti e salvaguardia dell’identità dei luoghi: nasce, così, la prima Carta Nazionale della Sostenibilità delle Destinazioni che ospitano un sito UNESCO, presentata a Treviso durante l’incontro “Quando la sostenibilità incontra il patrimonio. I beni UNESCO e lo sviluppo turistico a misura di territorio”.
L’iniziativa è stata organizzata dalla Camera di commercio di Treviso-Belluno insieme a Isnart, l’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche e Culturali, nell’ambito delle attività del Progetto Speciale Mirabilia 2025/2026, promosso da 22 Camere di Commercio italiane in collaborazione con Unioncamere.
Il boom del turismo culturale
Secondo i dati Isnart e dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio, la cultura rappresenta ormai, per il quarto anno consecutivo, la principale motivazione di viaggio degli stranieri che scelgono l’Italia, generando da sola il 45% dei turisti internazionali. I siti UNESCO hanno registrato un aumento dei visitatori del 14,87% nel 2024 rispetto all’anno precedente, secondo le rilevazioni di Unitelma Sapienza di Roma.
Una crescita che, se da un lato conferma il valore internazionale del patrimonio culturale italiano, dall’altro apre interrogativi sempre più urgenti sulla sostenibilità dei flussi turistici: sempre più spesso anche borghi, aree interne ed entroterra entrano nei circuiti turistici nazionali e internazionali come nuove destinazioni attrattive.
Il tema non è più soltanto proteggere il bene UNESCO in sé, ma salvaguardare il contesto che lo accoglie e che contribuisce a definirne il valore.
Una Carta nazionale per guidare lo sviluppo sostenibile
La nuova Carta Nazionale della Sostenibilità delle Destinazioni che ospitano un sito UNESCO nasce proprio con l’obiettivo di offrire uno strumento operativo alle amministrazioni locali, alle Camere di Commercio e agli operatori economici chiamati a governare tali processi.
Il documento, elaborato da Isnart, si propone come un framework di coordinamento capace di allineare le politiche territoriali ai principi UNESCO, fornendo criteri comuni per analizzare, monitorare e migliorare la sostenibilità delle destinazioni turistiche.
L’approccio adottato si basa sulle tre dimensioni tradizionali della sostenibilità (ambientale, economica e sociale) alle quali viene aggiunta una quarta dimensione, quella culturale, considerata essenziale nei territori che ospitano patrimoni riconosciuti dall’UNESCO: proprio quest’ultima diventa il punto di raccordo tra tutela del bene, identità delle comunità e prospettive di sviluppo turistico.
La Carta introduce inoltre un sistema di governance territoriale integrata fondato sull’utilizzo di indicatori specifici per monitorare elementi come la pressione turistica, la qualità ambientale, il consumo di suolo, l’occupazione, la vitalità delle imprese culturali, l’accessibilità dei territori, il livello di inclusione sociale e la percezione dei visitatori.
iStockSfarzoso Palazzo Reale di Genova, Patrimonio UNESCO
Il ruolo del progetto Mirabilia
La rete Mirabilia rappresenta uno dei pilastri del progetto: l’iniziativa coinvolge infatti quasi 600 Comuni e 24 siti UNESCO che, pur rappresentando circa il 7% dei Comuni italiani, generano il 19% delle presenze turistiche nazionali, secondo i dati del Centro Studi Tagliacarne.
In un simile contesto, le Camere di Commercio assumono un ruolo strategico nel coordinamento territoriale. L’obiettivo è favorire il dialogo tra istituzioni, imprese e operatori del settore turistico e culturale, per un modello condiviso capace di coniugare sviluppo economico e tutela del patrimonio.
La Carta viene descritta come una vera e propria “cassetta degli attrezzi” a disposizione dei territori, un percorso di miglioramento progressivo costruito sulla condivisione di dati, buone pratiche e strumenti di monitoraggio.
Le parole di Istituzione e territori
Nel corso dell’incontro a Treviso è emersa con forza la necessità di costruire un nuovo modello di gestione dei territori UNESCO.
Il presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno Dolomiti, Mario Pozza, ha ricordato il percorso che ha portato alla nascita della Carta Nazionale della Sostenibilità, sottolineando come l’esperienza della Carta della Sostenibilità di Cison di Valmarino, presentata nel 2022, abbia rappresentato il punto di partenza di un progetto poi sviluppato all’interno della rete Mirabilia.
Sul tema della distribuzione dei flussi turistici è intervenuto anche il vicepresidente della Regione Veneto, Lucas Pavanetto, che ha evidenziato come l’80% delle presenze turistiche regionali si concentri oggi in appena 20 località. Un dato che rende necessario promuovere un modello di turismo più diffuso, capace di valorizzare anche borghi, aree interne e territori meno conosciuti ma ricchi di identità culturale e paesaggistica.
La presidente di Isnart, Loretta Credaro, ha invece posto l’attenzione sulla necessità di monitorare costantemente l’evoluzione dei fenomeni turistici e ha spiegato che la Carta nasce da un lavoro costruito insieme ai territori e alle Camere di Commercio del network Mirabilia, con l’obiettivo di dotare le destinazioni UNESCO di strumenti concreti per misurare la capacità di carico turistica secondo criteri di sostenibilità.
Il 24 maggio si celebra la Giornata Europea dei Parchi, ricorrenza promossa dalla Federazione Europea dei Parchi, EUROPARC, per ricordare una data simbolica nella storia della tutela ambientale del continente: il giorno in cui, nel 1909, venne istituito in Svezia il primo parco europeo.
In Italia, la ricorrenza si trasforma ogni anno in un calendario diffuso di appuntamenti: escursioni guidate, incontri divulgativi, mostre, attività ambientali e iniziative dedicate alle famiglie coinvolgono parchi nazionali, riserve naturali e aree protette lungo tutta la Penisola.
Riserva Naturale Val di Mello
Nel cuore delle Alpi Retiche, all’estremità orientale della Val Masino in Valtellina, la Riserva Naturale Val di Mello si sviluppa dai 1.000 metri di quota fino ai 3.400 del Monte Pioda e alterna un fondovalle pianeggiante attraversato da torrenti limpidi, enormi pareti granitiche e massi erratici trasportati a valle dall’antica attività glaciale. Un mix che le è valso il soprannome di “Piccola Yosemite”.
I boschi di faggio e larice convivono con rododendri, ontani bianchi e orchidee selvatiche, mentre nei prati e nelle torbiere alpine trovano spazio specie rare come la drosera rotundifolia, piccola pianta carnivora tipica degli ambienti umidi montani.
Tra gli animali più rappresentativi spiccano il camoscio alpino e lo stambecco europeo, simboli della montagna, insieme a marmotte, volpi e martore. L’avifauna comprende rapaci come astori e poiane, oltre a specie di alta quota come la coturnice alpina. Nei torrenti vivono invece la trota fario e insetti protetti di particolare interesse naturalistico, come la rosalia alpina.
Il Parco Nazionale dello Stelvio
Ph Bianca Lombardi - Ufficio Stampa DAG CommunicationVeduta panoramica del Lago di San Giacomo al Parco Nazionale dello Stelvio
Il Parco Nazionale dello Stelvio si estende tra Lombardia e Trentino-Alto Adige con gran parte dell’area protetta che supera i 2.000 metri di quota e include il massiccio Ortles-Cevedale, sovrastato dalla vetta dell’Ortles che raggiunge i 3.905 metri.
Alle quote più elevate sopravvive una vegetazione resistente al gelo e alle forti escursioni termiche, mentre le vallate ospitano prati alpini e fitte foreste di conifere che cambiano colore con il passare delle stagioni. Dal versante lombardo, uno degli accessi principali al parco è rappresentato dal centro visitatori di Sant’Antonio Valfurva, nei pressi di Bormio.
Il simbolo delle attività di conservazione del Parco è il gipeto, grande rapace conosciuto anche come “avvoltoio barbuto”: estinto dalle Alpi all’inizio del Novecento, è tornato a nidificare grazie a un progetto internazionale di reintroduzione tuttora attivo.
L’area umida della Riserva Naturale Pian di Spagna – Lago di Mezzola
A nord del Lago di Como, nel punto in cui si incontrano Valtellina e Valchiavenna, si estende la Riserva Naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola, una delle aree umide più importanti del nord Italia, dall’alto valore ornitologico: numerose specie di uccelli la scelgono per nidificare oppure come luogo di sosta durante le migrazioni stagionali.
Nelle acque si sviluppano estesi tappeti di vegetazione acquatica e ninfee, mentre lungo le rive crescono canneti e praterie umide caratterizzate da erbe palustri. Le particolari condizioni ambientali favoriscono la presenza di specie rare e protette, tra cui la felce quadrifoglio e alcune piccole piante acquatiche molto sensibili alle variazioni dell’ecosistema.
Tra i mammiferi più interessanti compare il pipistrello ferro di cavallo, specie protetta legata agli ambienti umidi e boschivi.
Parco Nazionale del Gran Paradiso
iStockLago Agnel nel paesaggio innevato al Gran Paradiso
Tra Valle d’Aosta e Piemonte ecco il più antico parco nazionale italiano, istituito nel 1922: il Parco Nazionale del Gran Paradiso, il cui simbolo storico è lo stambecco, che proprio grazie all’istituzione dell’area protetta è riuscito a sopravvivere al rischio di estinzione. Oggi si possono osservare anche camosci, marmotte, lepri bianche, pernici bianche e l’aquila reale, immersi in boschi di larici e abeti che lasciano spazio, salendo di quota, a pascoli e ghiacciai.
Per l’estate 2026 il Parco dedica un’intera rassegna alla biodiversità con il progetto “Natura in Evoluzione”, per celebrare i vent’anni del Monitoraggio della Biodiversità Animale in Ambiente Alpino.
Incontri divulgativi, attività sul campo, laboratori per famiglie e spettacoli accompagneranno alla scoperta del lavoro svolto dai ricercatori: tra i temi affrontati figurano i monitoraggi sugli stambecchi, lo studio delle farfalle e degli insetti considerati “sentinella” dei cambiamenti climatici, oltre all’utilizzo di sensori e tecnologie capaci di rilevare trasformazioni ambientali spesso invisibili a occhio nudo.
Riserva naturale Tirone Alto Vesuvio
In Campania, la Giornata Europea dei Parchi diventa occasione per apprezzare il Parco Nazionale del Vesuvio, insieme a Vesuvio Natura da Esplorare, un’iniziativa dedicata alla scoperta della Riserva di Protezione Statale Tirone – Alto Vesuvio.
L’evento propone un’esperienza immersiva lungo i sentieri del vulcano, accompagnati dalle guide ufficiali del parco, tra paesaggi modellati dall’attività eruttiva e ambienti in continua trasformazione, dove la vegetazione ha riconquistato nel tempo terreni vulcanici apparentemente ostili.
Non mancano escursioni al tramonto, momento particolarmente suggestivo per ammirare il paesaggio tra il golfo di Napoli e i boschi che abbracciano il cono vulcanico.
Parco dei Monti Aurunci
Tra il Lazio meridionale e la Campania spicca il Parco Naturale dei Monti Aurunci, territorio montuoso che occupa parte delle province di Latina e Frosinone e si affaccia verso il Mar Tirreno, meta ideale per escursioni e attività all’aria aperta, grazie a una rete di sentieri che toccano ambienti ricchi di biodiversità.
In occasione della Settimana Europea dei Parchi, le iniziative comprendono laboratori didattici e creativi, incontri istituzionali, mostre, spettacoli ed escursioni guidate insieme ai Guardiaparco. Accanto alle attività ambientali trovano spazio anche momenti dedicati alle tradizioni gastronomiche e artigianali del territorio, con degustazioni e mercatini dei prodotti legati al marchio “Natura in campo”.
Tra gli appuntamenti più attesi i voli in mongolfiera, pensati per offrire una prospettiva inedita sul paesaggio degli Aurunci e sulla varietà degli ecosistemi che li caratterizzano.
Protagonista assoluta del passaggio tra Ottocento e Novecento, Margherita di Savoia entrò ufficialmente nella storia italiana nel 1868 come Principessa di Piemonte, facendo il suo ingresso trionfale nella Villa Reale di Monza ad appena diciassette anni. Da quel momento, la sua vita si intrecciò con la nascita dell’Italia moderna: prima sovrana del Regno d’Italia dal 1878, poi Regina Madre dopo il drammatico assassinio di Umberto I nel 1900, visse una parabola umana e politica intensa, conclusasi il 4 gennaio 1926.
Il viaggio che oggi ne segue le tracce ci accompagna al cospetto di castelli immersi nelle montagne, residenze reali, sentieri panoramici e luoghi segnati dalla memoria storica del Paese, un itinerario che racconta anche il carattere di una donna colta, appassionata di montagna, amante della natura e molto legata ad alcuni paesaggi che ne custodiscono il ricordo.
Villa Reale di Monza, la dimora simbolo
Tra tutti i luoghi legati alla vita di Margherita di Savoia, la Villa Reale di Monza occupa un posto speciale: fu qui che la giovane principessa arrivò nel 1868, iniziando quel percorso che l’avrebbe portata a diventare la prima regina d’Italia. Nel corso degli anni, la straordinaria residenza divenne il centro della sua vita privata e istituzionale, il luogo dove trascorrere lunghi soggiorni lontano dalla rigidità della corte torinese e romana.
Immersa nel verde del grande parco di Monza, la villa colpisce per l’eleganza austera dell’architettura neoclassica: le oltre 700 stanze raccontano un mondo di fastose decorazioni, pavimenti in marmo e parquet, saloni monumentali, arredi raffinati e ambienti che conservano intatta l’atmosfera della monarchia sabauda.
Pochi luoghi, però, raccontano il dolore di Margherita quanto la Cappella Espiatoria di Monza, costruita nel punto esatto in cui il 29 luglio 1900 il re Umberto I venne assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci al termine di una manifestazione sportiva.
iStockLa toccante Cappella Espiatoria a Monza
Fu proprio la regina, insieme al figlio Vittorio Emanuele III, a volere questo monumento commemorativo carico di significato simbolico e spirituale: il progetto venne affidato a Giuseppe Sacconi, già autore dell’Altare della Patria di Roma, e completato da Guido Cirilli.
La cappella emerge immersa nel silenzio di un elegante giardino, racchiuso da una raffinata cancellata in ferro battuto realizzata da Alessandro Mazzucotelli: l’insieme architettonico si sviluppa tra una cripta e un sacello sovrastato da una monumentale stele, mentre alla base si trova la struggente Pietà in bronzo scolpita da Ludovico Pogliaghi.
All’interno, la cripta a croce greca accoglie oltre 180 corone in bronzo provenienti da tutto il mondo, inviate in omaggio al sovrano assassinato, e il cippo in marmo nero che indica il punto preciso del regicidio. I mosaici in stile bizantino-ravennate, con angeli, santi e simboli legati al martirio cristiano e alla tradizione sabauda, ne amplificano il senso di raccoglimento.
Castel Savoia e il legame con il Monte Rosa
Se Monza rappresentò il cuore istituzionale della sua esistenza, fu tra le montagne valdostane che Margherita di Savoia trovò probabilmente il suo luogo dell’anima.
Ai piedi del massiccio del Monte Rosa, nel paesaggio spettacolare della Valle del Lys, sorge Castel Savoia, la residenza estiva che la regina fece costruire a Gressoney-Saint-Jean: immerso nel verde e incorniciato dalle vette, appare come una visione romantica uscita da una fiaba.
Con le torrette appuntite, le finestre panoramiche e l’inconfondibile stile neogotico, il castello riflette il gusto della sovrana e il desiderio di creare un rifugio lontano dalle formalità della corte. A partire dal 1889, dopo un invito del barone Luigi Beck-Peccoz, appartenente a una ricca famiglia walser, Margherita iniziò a frequentare assiduamente queste montagne, scegliendo il Monte Rosa come tappa fissa per ben 37 anni.
Qui poteva vivere più libera e dedicarsi alle sue passioni: praticava alpinismo, disciplina ancora poco comune per una donna dell’epoca, e affrontò numerose ascensioni sulle vette del Monte Rosa e delle Alpi tutt’intorno.
Il suo legame con il territorio valdostano è così profondo che il suo nome rivive nella Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’Europa, a ben 4.554 metri di altitudine, sospeso tra ghiacciai e cielo.
La Passeggiata della Regina tra boschi, laghi e villaggi walser
A Gressoney il ricordo di Margherita di Savoia non si limita soltanto al castello.
Dal Castel Savoia parte, infatti, la celebre “Passeggiata della Regina”, un percorso semplice e panoramico di circa tre chilometri che collega la residenza reale al borgo di Saint-Jean: si tratta del sentiero che la sovrana percorreva abitualmente a piedi per raggiungere il paese, immersa nei boschi e nei paesaggi alpini che tanto amava.
Si attraversano scorci di rara bellezza, tra prati verdi, antiche architetture walser e vedute continue sul Monte Rosa. L’atmosfera è quieta e permette di immaginare la regina passeggiare lontano dai protocolli ufficiali, in un contesto che rappresentava per lei una forma di libertà.
Laghetto di Gover e cascata a Gressoney Saint Jean
Il percorso si inserisce nell’“Anello Regina Margherita”, un itinerario culturale e paesaggistico che unisce alcuni dei luoghi più significativi di Gressoney-Saint-Jean: oltre a Castel Savoia, il tragitto tocca il suggestivo Laghetto di Gover, il centro storico del paese, il Palazzo Alemagna e il Beck-Peccoz Museum, per un viaggio tra natura, cultura e memoria storica ispirato ai lunghi soggiorni della sovrana nella valle tra il 1889 e il 1925.
Domenica 24 maggio 2026 la XVI edizione della Giornata Nazionale delle Dimore Storiche Italiane, promossa dall’Associazione Dimore Storiche Italiane, aprirà gratuitamente al pubblico oltre 450 proprietà storiche distribuite lungo tutta la Penisola.
Il tema scelto per l’edizione 2026, “Custodi di futuro. Un patrimonio vivo per un valore condiviso”, mette al centro il ruolo delle dimore storiche private nella conservazione della memoria collettiva e nella valorizzazione culturale dei territori.
Le nuove aperture in Piemonte
Saranno cinque le nuove dimore piemontesi protagoniste dell’edizione 2026: nel territorio alessandrino debutta Palazzo Tornielli di Crestvolant, a Molare. La residenza sorse nel 1834 sulle rovine di un antico maniero appartenuto ai Malaspina e venne costruita per volontà del conte Celestino Tornielli: nel tempo, il palazzo fu ampliato con l’aggiunta di due torrette e arricchito dalle decorazioni interne realizzate dal pittore ovadese Ignazio Tosi. Ancora oggi abitato dai discendenti della famiglia, il complesso consentirà ai visitatori di accedere alle cantine storiche e ad alcune sale del piano nobile.
Nel Biellese sarà invece possibile scoprire il Castello di Castellengo, immerso nel paesaggio collinare che introduce alla Riserva Naturale Orientata delle Baragge: le origini del castello risalgono all’anno Mille, anche se nel corso dei secoli l’impianto medievale subì profonde trasformazioni fino al Settecento. Oggi, continua a essere abitato e ospita anche attività ricettive e una cantina che valorizza la tradizione vitivinicola locale legata al Nebbiolo e all’Erbaluce.
Ufficio Stampa A.D.S.I. Piemonte e Valle d'AostaVeduta panoramica del Castello di Castellengo
Nel Cuneese apre per la prima volta anche il Castello Porporato di Piasco, elegante dimora seicentesca situata nel territorio del Marchesato di Saluzzo: costruito dalla famiglia Porporato a metà del XVII secolo, si sviluppa attorno a una corte-giardino porticata racchiusa da tre ali a “C”. Le ventiquattro colonne doriche che caratterizzano il porticato sono divenute nel tempo il simbolo della residenza, tuttora abitata dai discendenti della famiglia.
Nel Torinese l’attenzione si concentra sul Castello di Castellamonte, fondato intorno all’anno Mille dai discendenti di Arduino d’Ivrea come fortezza strategica dell’Alto Canavese: più volte distrutto e ricostruito, presenta oggi una stratificazione di elementi medievali, barocchi e neogotici. Nel Seicento parte del complesso venne ricostruita da Amedeo di Castellamonte, architetto noto anche per il suo intervento alla Reggia di Venaria Reale, mentre nell’Ottocento Luigi Formento restaurò la caratteristica Torre Rossa merlata. Dal Novecento appartiene ai Conti Ricardi di Netro, che vi abitano.
Sempre nel Torinese, Villa Bona aprirà alcune sale di solito non accessibili. Nata come struttura medievale, fu trasformata in epoca barocca dalla famiglia Provana del Sabbione e acquistato, alla fine dell’Ottocento, dai fratelli Bona, industriali del settore tessile. Negli anni Trenta, Lorenzo Valerio Bona commissionò al pittore Adalberto Migliorati la decorazione di alcuni ambienti interni, tuttora conservati.
Nel Novarese, sulle sponde del Lago d’Orta, riaprirà invece Casa Bettoja dopo un lungo restauro: appartenente alla famiglia Bettoja fin dal XIV secolo, sorge su un’area abitata già in epoca romana. In origine cascina seicentesca, nel tempo fu trasformata in una residenza signorile progettata per sfruttare al meglio l’esposizione solare. Conserva un giardino all’italiana, un lungo viale settecentesco e l’aquila araldica della famiglia.
La XVI Giornata Nazionale ADSI offrirà l’occasione di attraversare idealmente l’Italia da Nord a Sud entrando in residenze storiche, cortili monumentali, abbazie e palazzi nobiliari normalmente chiusi al pubblico, un patrimonio diffuso che racconta la straordinaria varietà architettonica e culturale del Belpaese.
In Lombardia, tra le aperture più attese figurano Villa dei Tasso – La Celadina a Bergamo e il raffinato Palazzo d’Arco a Mantova, dove sarà possibile visitare il parco romantico, il giardino d’inverno e l’orto botanico della storica residenza. A Milano l’iniziativa coinvolgerà anche il cortile di Palazzo Cusani e la Casa del Bono, con l’apertura straordinaria del suo storico cortile interno.
In Liguria, tra gli altri, aprirà le porte la suggestiva Abbazia della Cervara, affacciata sul mare tra Santa Margherita Ligure e Portofino, insieme a Palazzo Negrone – De Ferrari, antica dimora genovese già appartenuta alla famiglia Fieschi.
In Veneto saranno, ad esempio, protagonisti il Castello di Roncade, una delle rare ville venete cinte da mura medievali ancora perfettamente conservate, il Palazzetto Pisani a Venezia e Palazzo Liorsi nel cuore di Verona.
Anche la Toscana proporrà itinerari di grande fascino: a Firenze parteciperanno all’iniziativa storiche residenze cittadine come Palazzo Frescobaldi, Palazzo Pucci e Palazzo Gondi, testimonianze del potere e del prestigio delle grandi famiglie fiorentine.
A Roma la Giornata ADSI si unirà anche all’iniziativa “Cortili Aperti” del 24 maggio: tra le aperture annunciate figurano Casale Sant’Eusebio, Palazzo Attolico, Palazzo Lante e Palazzo Odescalchi, luoghi che custodiscono secoli di storia aristocratica e diplomatica nel cuore della Capitale.
Scendendo verso il Sud, in Abruzzo sarà possibile visitare il Convento Michetti di Francavilla al Mare, legato alla figura del pittore Francesco Paolo Michetti, e la Grancia dei Celestini a Sulmona, complesso storico connesso alla tradizione monastica del territorio.
In Sicilia apriranno invece Villa Vittoria a Menfi e Palazzo Antoci a Ragusa, mentre in Sardegna saranno visitabili Villa Carboni e Palazzo Amat di San Filippo, due testimonianze storiche di grande rilievo nel patrimonio architettonico cagliaritano.
Sabato 23 maggio 2026 torna la Notte Europea dei Musei, l’iniziativa internazionale promossa dal Ministero della Cultura francese e patrocinata dall’UNESCO, dal Consiglio d’Europa e dall’ICOM, che coinvolgerà centinaia di città europee con aperture straordinarie serali di musei, siti archeologici e luoghi della cultura.
Anche quest’anno il Ministero della Cultura aderisce con un programma diffuso di aperture speciali al costo simbolico di un euro, salvo le gratuità previste dalla normativa vigente: l’edizione 2026 si conferma ricca, con iniziative in tutta Italia che coinvolgono istituzioni museali statali, fondazioni, università e spazi culturali di diversa natura.
Dalle grandi capitali dell’arte ai complessi archeologici meno conosciuti, una selezione da non perdere.
Torino: GAM, MAO e Palazzo Madama
Tra gli appuntamenti più attesi figura il programma speciale della Fondazione Torino Musei, che per la Notte Europea dei Musei propone l’apertura straordinaria di tre importanti istituzioni cittadine: GAM Torino, MAO Museo d’Arte Orientale e Palazzo Madama, accessibili dalle 18 alle 22, con ultimo ingresso alle 21.
Alla GAM il pubblico potrà visitare numerosi percorsi espositivi dedicati al Novecento e all’arte contemporanea tra cui “Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM”, la mostra “Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo” e il progetto “L’INTRUSO. Pesce Khete”. Saranno inoltre incluse le esposizioni dedicate a Lisetta Carmi e Giorgio Griffa, quest’ultimo celebrato con un omaggio per i suoi novant’anni.
Il MAO partecipa con “Chiharu Shiota: The Soul Trembles”, dedicata all’artista giapponese Chiharu Shiota, insieme al progetto “Declinazioni Temporanee #3”. A Palazzo Madama, invece, il percorso serale comprenderà la mostra “MonumenTO, Torino Capitale”, l’esposizione “Vermeer. Donna in blu che legge una lettera”, “Il castello ritrovato” e “Monumenta Italia”.
Il Museo Ferroviario di Pietrarsa
In Campania aderisce alla manifestazione anche il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, che per la serata di sabato 23 maggio propone un’apertura straordinaria notturna organizzata dalla Fondazione FS Italiane. Il museo sarà visitabile fino alle 19 con le consuete modalità di accesso, mentre dalle 19.30 all’1.00 il pubblico potrà entrare con il biglietto simbolico di un euro.(ultimo ingresso entro le 23.30).
La serata permetterà di esplorare la storica collezione dei rotabili ferroviari custoditi nello scenografico complesso borbonico affacciato sul Golfo di Napoli. L’esperienza sarà accompagnata da momenti musicali distribuiti in varie aree dell’esposizione, con installazioni sonore e performance, e resteranno attivi i servizi di ristorazione, compresi il bistrot, la pizzeria delle Terrazze Pietrarsa e il Caffè Bayard, operativi fino a mezzanotte.
Roma si conferma una delle protagoniste assolute della Notte Europea dei Musei 2026: dalle 20 di sabato 23 maggio fino alle 2 di domenica 24 maggio saranno circa 70 i luoghi della cultura aperti, con oltre 150 eventi tra concerti, visite guidate, performance, proiezioni e attività laboratoriali.
Alle Terme di Caracalla sarà possibile visitare non solo il complesso monumentale ma anche i sotterranei, di solito non accessibili nella loro interezza, con un percorso che attraversa le antiche gallerie di servizio delle terme imperiali. Nel quartiere Trastevere sarà eccezionalmente aperto il Santuario Siriaco insieme al nuovo antiquarium realizzato grazie ai fondi del PNRR.
Da vedere anche il Mausoleo di Sant’Elena e il suo Antiquarium, il Drugstore Museum, che ospita la mostra “Gianpistone. Arte come partecipazione sociale”, l’Arco di Malborghetto con la mostra dedicata ai pellegrini e ai giubilei lungo la via Flaminia, e la Fonte di Anna Perenna.
I Musei Civici di Roma Capitale (tra cui i Musei Capitolini, la Centrale Montemartini, i Mercati di Traiano, il Museo dell’Ara Pacis, il Museo di Roma in Trastevere e i Musei di Villa Torlonia) saranno aperti dalle 20 alle 2 con ultimo ingresso all’una.
Tra le adesioni speciali spicca anche quella del Senato della Repubblica, che aprirà Palazzo Madama dalle 20 alle 24 con visite guidate gratuite e accesso alla mostra “Il volto delle donne”.
Sapienza Cultura: musei universitari aperti
Sempre a Roma, il Polo Museale – Sapienza Cultura partecipa con il programma “Maggio Museale”, che prenderà il via alle 15 all’interno della città universitaria della Sapienza.
La nona edizione coincide con la presentazione al pubblico del nuovo centro Polo Museale – Sapienza Cultura, struttura che unisce musei, orto botanico, teatro, musica e cinema in un unico sistema culturale integrato.
Dalle 20 l’apertura serale sarà inaugurata dal concerto dell’Ensemble MuSa Blues diretto dal maestro Stefano Ciuffi nella Sala Odeion del Museo dell’Arte Classica. Per tutta la giornata saranno organizzate mostre, seminari, visite guidate e laboratori rivolti a famiglie, bambini e studenti, con attività gratuite fino a mezzanotte.
L’edizione 2026 coinvolgerà 17 musei universitari, insieme al Laboratorio Eurotales – Museo delle Lingue d’Europa.
Musei Nazionali della Campania
La Direzione regionale Musei nazionali Campania partecipa alla ventiduesima edizione della Notte Europea dei Musei con un ampio programma di aperture straordinarie distribuite sull’intero territorio regionale, tutte al costo simbolico di un euro.
A Napoli sarà visitabile il Parco delle Tombe di Virgilio e Leopardi, mentre in provincia di Caserta aderiranno l’Anfiteatro Campano, il Museo Archeologico Nazionale dell’Antica Allifae, il Museo Archeologico Nazionale di Teanum Sidicinum e il Museo Archeologico Nazionale di Sessa Aurunca.
Nel Salernitano saranno aperti il Museo archeologico nazionale di Eboli, il Museo archeologico nazionale di Pontecagnano, il Museo archeologico nazionale della Valle del Sarno e la Certosa di San Lorenzo.
iStockVeduta panoramica della Certosa di San Lorenzo a Padula
Il programma coinvolgerà inoltre il Parco Archeologico di Aeclanum, il Palazzo della Dogana dei Grani e l’Area archeologica dell’Antica Abellinum in Irpinia, oltre al Teatro Romano di Benevento.
Le aperture serali di Palermo e Monreale
A Palermo il Museo archeologico regionale Antonino Salinas aprirà dalle 19 alle 22, il Palazzo Chiaramonte Steri dalle 20 alle 24 con possibilità di visitare il “Percorso Scarpa” e “La Vucciria” di Renato Guttuso, presentata in un allestimento immersivo.
Il Museo Riso prolungherà l’apertura fino a mezzanotte con un percorso dedicato a oltre sessant’anni di arte contemporanea e particolare attenzione sarà riservata al ciclo “Percorsi di Memoria”, nucleo identitario della collezione.
Partecipa infine anche il Chiostro dei Benedettini di Monreale, aperto dalle 19 alle 22 con visite didattiche dedicate alla storia del complesso monastico benedettino voluto da Guglielmo II di Sicilia.
Nel 2026 Pechino si conferma una delle destinazioni più affascinanti dell’Asia per un viaggio capace di unire storia, cultura, architettura monumentale e scenari urbani ultracontemporanei.
Negli ultimi anni, la capitale cinese ha investito molto sul turismo internazionale, migliorando i collegamenti, i servizi e l’accessibilità delle principali attrazioni. Per i viaggiatori italiani, il 2026 è un momento particolarmente interessante grazie al potenziamento dei collegamenti aerei diretti.
Debutta il volo diretto Venezia-Pechino
A partire dal 2 luglio 2026, prenderà il via il primo volo diretto Venezia-Pechino operato da Air China, tratta che punta a rafforzare i rapporti turistici e commerciali tra i due Paesi.
La prima rotazione atterrerà all’aeroporto Marco Polo alle 19:15 e ripartirà per Pechino la stessa sera alle 21:30. Il collegamento sarà operato con un Airbus 330-220 da 267 posti e avrà una frequenza di quattro voli settimanali: martedì, giovedì, sabato e domenica.
L’introduzione del nuovo collegamento rappresenta un passo significativo soprattutto per il Nordest italiano, che potrà contare su un accesso diretto alla capitale cinese senza scali intermedi.
Cosa vedere e fare a Pechino
iStockLa colossale Grande Muraglia Cinese, simbolo di Pechino
Pechino non si visita soltanto ammirando i monumenti più celebri, ma soprattutto lasciandosi attraversare dai suoi contrasti: i grattacieli futuristici convivono con antichi vicoli, i templi imperiali sorgono accanto ai grandi boulevard moderni e i quartieri creativi raccontano il volto più contemporaneo della metropoli.
Tra le attrazioni simbolo spicca senza dubbio la Città Proibita, conosciuta anche come Museo del Palazzo: si tratta del complesso di palazzi antichi più grande del mondo e per secoli fu il centro del potere imperiale cinese. Le immense corti, le sale cerimoniali e gli edifici decorati richiedono almeno tre o quattro ore di cammino.
Non si può poi prescindere dalla visita alla Grande Muraglia Cinese, uno dei luoghi più incantevoli al mondo: tra le varie sezioni visitabili, Mutianyu è considerata una delle più accessibili e panoramiche, con funivie e persino scivoli per la discesa che permettono anche ai visitatori meno allenati di vivere l’esperienza della Muraglia in modo più agevole.
Di grande fascino è anche il Palazzo d’Estate, capolavoro dell’architettura paesaggistica cinese: vasto complesso di giardini imperiali, si sviluppa attorno al Lago Kunming e unisce padiglioni decorati, ponti, gallerie coperte e percorsi immersi nella natura.
Da non perdere anche il Tempio del Cielo, noto anche come Tiantan: oltre al celebre edificio circolare simbolo della capitale, il grande parco che lo abbraccia è uno straordinario punto di osservazione della vita quotidiana. Al mattino è frequente incontrare gruppi di residenti che praticano tai chi, danza o esercizi tradizionali.
Pechino custodisce anche alcuni dei luoghi simbolici della storia contemporanea cinese, come Piazza Tienanmen, una delle piazze più grandi del mondo, da cui si accede direttamente alla Città Proibita e poco più a nord si raggiunge il Parco Jingshan. La cosiddetta Collina di Carbone offre uno dei punti panoramici più spettacolari sulla capitale e permette di osservare dall’alto l’intero asse centrale della città imperiale.
Oltre ai grandi monumenti, meritano una sosta gli hutong, gli antichi vicoli tradizionali formati da cortili e case storiche chiamate siheyuan. Quartieri come Nanluoguxiang o Gulou sono perfetti da esplorare in bicicletta o con i tradizionali tour in risciò.
Se desiderate scoprire il lato più creativo e contemporaneo della capitale potete dirigervi verso il Distretto 798, un’ex area industriale trasformata in polo artistico: gallerie d’arte contemporanea, studi di design, installazioni e locali alla moda hanno reso il quartiere uno dei simboli della nuova scena culturale cinese.
Infine, tra i luoghi spirituali più affascinanti spicca il Tempio dei Lama, conosciuto anche come Yonghe Gong, uno dei monasteri buddisti tibetani meglio conservati della Cina e colpisce per la ricchezza delle decorazioni, l’intensità dell’atmosfera religiosa e la presenza di una monumentale statua del Buddha scolpita in un unico tronco di sandalo.
Giugno è quel mese in cui il mare inizia davvero a chiamare: le temperature sono già estive, l’acqua in molte località si scalda abbastanza per lunghe giornate in spiaggia e, soprattutto, la folla di luglio e agosto è ancora lontana.
Dalle Cicladi più genuine alle coste dell’Albania, passando per la Croazia, la Spagna, Capo Verde e la Costa Azzurra, ecco alcune delle destinazioni più affascinanti dove andare al mare a giugno all’estero.
Amorgos, la Grecia tra spiagge selvagge e mare blu
Tra le isole più affascinanti delle Cicladi, Amorgos è riesce ancora a conservare un’anima autentica, lontana dal turismo più caotico che caratterizza altre celebri isole greche.
Le acque che la lambiscono sono di un blu intenso e magnetico, tanto da aver ispirato Luc Besson per il celebre film Le Grand Bleu: scogliere spettacolari, baie nascoste e spiagge sospese nel tempo regalano uno dei volti più suggestivi del Mar Egeo.
Il sud di Amorgos è remoto, quasi disabitato, perfetto per chi sogna spiagge isolate raggiungibili con un po’ di pazienza e spirito di avventura, dove il mare sembra fondersi con le rocce aride delle Cicladi.
La zona centrale dell’isola è invece più impervia e montuosa, attraversata da strade panoramiche e sentieri che conducono a spiagge tutte diverse tra loro, tra baie di ciottoli, tratti sabbiosi e calette nascoste.
Ma è soprattutto il nord a custodire alcune delle spiagge più belle e facilmente accessibili: regina assoluta è Egiali, il secondo centro principale dell’isola, dove una lunga spiaggia attrezzata mantiene un’atmosfera rilassata per giornate di mare lente e tranquille.
Saranda, il mare turchese dell’Albania
iStockSuggestiva veduta panoramica di Saranda, Riviera Albanese
Negli ultimi anni Saranda è diventata una delle mete balneari più amate dei Balcani, grazie a un mare limpido e a prezzi ancora più accessibili rispetto a molte località mediterranee.
A giugno, poi, questa parte della Riviera Albanese mostra il suo lato migliore, prima dell’arrivo della folla di agosto: le spiagge, pur vivaci e ben organizzate, vantano una dimensione molto più rilassata e piacevole.
Il mare qui conquista all’istante per le tonalità turchesi e per la trasparenza che in alcune giornate ricorda scenari tropicali. Le spiagge cittadine sono spesso piccole e attrezzate, con lettini, ombrelloni e piattaforme affacciate sull’acqua calma e cristallina.
Saranda è anche un’ottima base per esplorare i dintorni: a pochi chilometri si trovano infatti alcune delle spiagge più spettacolari dell’Albania, come Ksamil dalle acque caraibiche e la sabbia chiarissima, oppure Pulebardha, più selvaggia e caratterizzata da ciottoli bianchi e mare trasparente.
Oltre al mare, Saranda piace anche per i ristoranti sul lungomare, i cocktail bar e i locali dove fermarsi dopo il tramonto.
Capo Verde, spiagge oceaniche e estate tutto l’anno
Se sognate una vacanza al mare fuori dai classici itinerari europei ma senza allontanarvi troppo, Capo Verde è una delle tappe più affascinanti da prendere in considerazione a giugno.
L’arcipelago, al largo delle coste africane, regala temperature estive tutto l’anno e un oceano che mantiene temperature piacevoli tra i 24 e i 28 gradi. Il mare assume sfumature incredibili, passando dal turchese intenso al blu profondo dell’Atlantico.
Le isole più celebri per una vacanza balneare sono Sal e Boa Vista, entrambe caratterizzate da immense spiagge di sabbia chiara e da paesaggi quasi desertici che incontrano l’oceano.
Santa Maria, sull’isola di Sal, è la spiaggia più famosa dell’arcipelago, dove il mare cristallino si unisce a un’atmosfera vivace ma rilassata, con locali sulla spiaggia, piccoli ristoranti e aree più riparate dal vento perfette anche per nuotare.
Boa Vista, invece, ammalia con paesaggi più selvaggi e scenografici. Praia de Santa Monica viene spesso considerata una delle spiagge più belle di Capo Verde grazie ai chilometri di sabbia dorata battuti dall’oceano, mentre Praia de Chaves sorprende per le enormi dune che sembrano tuffarsi nel mare.
Capo Verde è anche un paradiso per chi ama sport acquatici come kitesurf e windsurf, grazie ai venti costanti e alle grandi spiagge aperte sull’Atlantico.
Minorca, l’isola più tranquilla delle Baleari
iStockIncantevole panoramica della spiaggia di Arenal de Son Saura sull’isola di Minorca
Volete rimanere in Europa ma evitare le atmosfere troppo mondane di Ibiza o Maiorca? Allora dovreste prendere in considerazione Minorca.
L’isola più tranquilla delle Baleari vanra infatti un ritmo lento e rilassato che la rende perfetta per l’inizio dell’estate. Giugno è uno dei momenti migliori per scoprirla: il caldo è piacevole, le spiagge non ancora prese d’assalto e il mare ha già colori spettacolari.
Minorca è famosa soprattutto per le sue cale, baie nascoste incastonate tra pinete e scogliere dove il Mediterraneo assume tonalità limpidissime: alcune, come Cala Macarella e Cala Mitjana, sono ormai celebri in tutto il mondo, ma l’isola custodisce anche svariatespiagge più appartate raggiungibili soltanto a piedi o in barca.
Oltre al mare, Minorca regala anche cittadine eleganti e rilassate come Ciutadella e Mahón, perfette per passeggiare tra vicoli storici, piccoli porti e ristoranti affacciati sull’acqua.
Costa Azzurra, il fascino del mare a pochi passi dall’Italia
La Costa Azzurra resta una delle grandi classiche dell’estate europea, ma giugno riesce a mostrarne un volto molto più piacevole rispetto ai mesi centrali dell’alta stagione.
Le temperature sono già perfette per il mare, le giornate lunghissime e il traffico ancora piuttosto gestibile: è quindi il periodo ideale per alternare spiagge, passeggiate panoramiche e visite ai borghi affacciati sul Mediterraneo.
Nizza e Cannes mantengono tutto il loro fascino elegante, tra lungomare, caffè storici e atmosfere glamour, ma la Costa Azzurra sa regalare anche luoghi più tranquilli e romantici come Villefranche-sur-Mer, Antibes o Menton, dove il mare incontra piccoli centri colorati dal sapore quasi italiano.
Se amate la natura potete anche esplorare i sentieri panoramici attorno a Èze o nel Parco della Turbie, da cui si aprono viste spettacolari sulla costa.
Dugi Otok, l’isola croata delle spiagge caraibiche
iStockL’affascinante località balneare di Sali
Tra le isole più belle della Croazia, Dugi Otok si distingue per paesaggi autentici e ritmi lenti, perfetti per una vacanza di mare immersa nella natura.
Il nome significa “isola lunga”, e già questo racconta qualcosa del suo territorio punteggiato da coste frastagliate, piccoli villaggi, sentieri panoramici e scorci spettacolari sull’Adriatico.
Dugi Otok è ideale non soltanto per rilassarsi in spiaggia, ma anche per escursioni, kayak, bicicletta e attività all’aria aperta. Da qui si possono inoltre raggiungere paesaggi straordinari come il Parco Nazionale delle Kornati, uno degli scenari marini più suggestivi del Paese.
L’isola custodisce anche una delle spiagge più belle, Sakarun, lunga distesa di sabbia chiara bagnata da un mare turchese e trasparente.
Dal 1° giugno al 25 ottobre 2026 il celebre Trenino Rosso del Bernina arricchisce la propria offerta con una nuova formula di viaggio pensata per chi desidera vivere la traversata alpina in modo ancora più esclusivo. La Ferrovia Retica ha, infatti, annunciato il debutto della Pullman Class del Bernina Express, una classe premium che trasforma il tragitto tra St. Moritz e Tirano in un’esperienza immersiva contraddistinta da eleganza d’epoca, ospitalità personalizzata e valorizzazione del territorio.
La nuova proposta sarà disponibile lungo la spettacolare tratta del Bernina, Patrimonio UNESCO, e permetterà a un numero limitato di viaggiatori (massimo di 32 ospiti per tratta) di attraversare le Alpi a bordo di una storica carrozza Pullman in stile Art Déco, ispirata all’eleganza dei grandi viaggi ferroviari degli Anni Trenta: gli interni richiamano il fascino di quel periodo grazie all’utilizzo di pregiato legno di teak, alle caratteristiche finestre a bovindo e alle poltrone confortevoli.
Durante il viaggio, gli ospiti saranno accompagnati da un concierge dedicato, pensato per offrire assistenza personalizzata e rendere ancora più fluida la permanenza a bordo. A completare il servizio ci sarà anche una guida turistica multilingue, disponibile in italiano, inglese e tedesco, che accompagnerà alla scoperta dei punti più suggestivi lungo la linea del Bernina.
Roma guarda a est per costruire uno dei più grandi progetti di rigenerazione urbana e ambientale degli ultimi anni: nel territorio del Municipio V prende forma il percorso che dovrà portare alla nascita del futuro parco della Mistica, un’area verde di circa 75 ettari destinata a diventare il secondo parco pubblico più esteso della Capitale dopo Villa Doria Pamphilj.
Il progetto interessa una vasta area compresa tra Alessandrino e Centocelle, in un quadrante densamente abitato che da anni convive con la mancanza di grandi spazi pubblici. Il nuovo parco dovrebbe collegarsi anche al parco di Centocelle tramite un asse ciclopedonale attrezzato sviluppato lungo il tracciato dell’Acquedotto Alessandrino.
L’obiettivo dichiarato dal Comune di Roma e dal Municipio V è trasformare una porzione di territorio oggi frammentata e in parte inaccessibile in un grande polmone verde urbano, aperto ai cittadini e integrato nel tessuto della città. Per questo motivo le istituzioni hanno scelto di avviare un percorso partecipativo rivolto alla cittadinanza, chiamata a contribuire alla definizione delle linee guida e delle funzioni future dell’area.
Un paesaggio storico ancora poco conosciuto
L’area della Mistica viene considerata uno dei paesaggi storici più significativi ancora presenti nella periferia di Roma: a renderla preziosa è soprattutto la presenza del tratto meglio conservato dell’antico Acquedotto Alessandrino, infrastruttura realizzata in epoca romana che attraversa la tenuta e ne caratterizza il profilo paesaggistico.
Secondo il documento introduttivo elaborato nell’ambito del percorso partecipativo, il territorio conserva un impianto agro-pastorale di grande valore, con pascoli, filari alberati, casali storici e visuali aperte sempre più rare a poca distanza dal centro città. L’area offre inoltre un affaccio privilegiato verso il Monte Cavo, l’antico mons Albanus legato al santuario federale dei popoli latini.
Nonostante tali caratteristiche, la Mistica non è mai riuscita a diventare un vero parco urbano riconoscibile e accessibile: nel corso degli anni si sono, infatti, sovrapposti usi differenti, concessioni temporanee, attività agricole, produttive e sociali, oltre a recinzioni e assetti provvisori che hanno progressivamente frammentato lo spazio. La porzione considerata di maggiore pregio naturalistico e paesaggistico, proprio quella in cui l’Acquedotto Alessandrino incontra il fosso naturale dell’area, risulta ancora oggi inaccessibile al pubblico.
Attualmente la tenuta presenta un unico accesso dal lato nord, verso la zona industriale compresa tra la Prenestina e Viale Enzo Ferrari, mentre manca una connessione diretta ed efficace con i quartieri popolari circostanti e con il vicino parco di Tor Tre Teste.
Per superare la frammentazione, Roma Capitale e Municipio V hanno deciso di avviare un percorso condiviso di pianificazione e progettazione, nell’ambito della deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 36 del 2024, provvedimento che ha rilanciato ufficialmente l’obiettivo della realizzazione del parco della Mistica e definito anche il modello di governance che dovrà accompagnarne lo sviluppo.
Il sistema organizzativo previsto ruota attorno a tre organismi distinti: una cabina di regia, un comitato tecnico interdipartimentale e un forum territoriale destinato al confronto con cittadini, associazioni e realtà locali. A supportare scientificamente il percorso è il LabSU, il Laboratorio di Studi Urbani “Territori dell’abitare” della Sapienza Università di Roma, che ha predisposto il documento introduttivo alla partecipazione pubblica.
L’intenzione delle istituzioni è quella di costruire un progetto che riesca a tenere insieme diversi obiettivi: tutela ambientale, valorizzazione dell’Acquedotto Alessandrino, accessibilità degli spazi, armonizzazione delle attività già presenti nell’area e sviluppo di funzioni sociali e agricole compatibili con il contesto naturale.
I cittadini saranno chiamati a discutere pubblicamente i documenti già elaborati, avanzare osservazioni e contribuire alla definizione del futuro assetto del parco. Tutti i risultati confluiranno poi nella cabina di regia incaricata di coordinare l’attuazione concreta del piano insieme agli assessorati competenti di Roma Capitale.
Il lavoro preparatorio e il progetto dell’asse Alessandrino-Mistica
Una parte importante del lavoro preliminare è già stata sviluppata con il Laboratorio Centocelle-Mistica, realizzato tra il 2023 e il 2024 con l’obiettivo di preparare la fase partecipativa successiva. Da questa attività sono emersi un quadro conoscitivo dettagliato dell’area, uno scenario strategico legato all’asse Alessandrino e uno schema preliminare di assetto del futuro parco.
L’asse ciclopedonale lungo l’Acquedotto Alessandrino è uno dei cardini dell’intervento: l’idea è quella di creare un collegamento verde continuo capace di unire il parco della Mistica ai quartieri limitrofi e alle altre aree verdi del quadrante est. Secondo quanto spiegato dall’assessore municipale all’Ambiente Edoardo Annucci, il nodo centrale sarà proprio comprendere come integrare la tenuta con il vicino parco Alessandrino, così da dare vita a quello che diventerebbe il secondo grande parco pubblico della città per estensione.
I prossimi passaggi verso il nuovo grande parco urbano
Il primo risultato atteso dal processo partecipativo sarà la realizzazione del “Manifesto per la Mistica”, documento destinato a raccogliere indirizzi, principi e linee guida utili alla pianificazione futura del parco e dell’asse Alessandrino-Mistica.
Dopo l’estate il percorso entrerà in una fase più operativa con laboratori di pianificazione e co-progettazione che dovranno definire il piano di assetto definitivo del parco, il masterplan dell’asse ciclopedonale e i progetti relativi alle attività e ai servizi da insediare nell’area.
Particolare attenzione sarà dedicata anche al recupero degli edifici inutilizzati presenti nella tenuta, con l’obiettivo di favorire la nascita di attività capaci di generare economie locali sostenibili e nuove funzioni pubbliche compatibili con il contesto ambientale.
Nell’estate 2026 il Friuli-Venezia Giulia punta sul mare come infrastruttura di mobilità e come esperienza turistica: per la prima volta, tutte le principali località balneari e lagunari della regione risultano collegate con servizi di navigazione di linea che permettono di spostarsi lungo la costa senza utilizzare l’automobile.
Il sistema dei collegamenti marittimi coinvolge Trieste, Grado, Lignano Sabbiadoro, Duino-Aurisina, Sistiana, Monfalcone, Marano Lagunare e Aquileia, un progetto che valorizza i circa 130 chilometri di costa della regione, caratterizzati da paesaggi molto diversi tra loro: falesie rocciose, spiagge sabbiose, lagune, riserve naturali, borghi marinari e località termali.
Da Trieste alle baie del Carso
Partendo da Trieste, la rete marittima permette di raggiungere alcune delle località più rappresentative della costa giuliana. Le imbarcazioni collegano, infatti, il capoluogo alle baie della costiera, a Sistiana, a Duino e fino a Marina Julia, la spiaggia di Monfalcone diventata negli anni un riferimento per gli sport del vento, in particolare il kitesurf.
Dal mare si possono ammirare il Castello di Miramare, affacciato sul golfo, e il Castello di Duino, costruito sulla scogliera carsica. Sul versante opposto del golfo si raggiunge invece Muggia, il borgo marinaro di impronta veneziana che mantiene un forte legame con la tradizione adriatica.
I “bagni” storici di Trieste e la linea verso Sistiana
Tra i collegamenti più suggestivi dell’estate 2026 c’è la linea servita da Delfino Verde, attiva fino al 4 ottobre, che tocca Porto Vivo, Barcola, i “Topolini”, Grignano e Sistiana.
Barcola rappresenta da sempre il rapporto più autentico tra la città e il mare, dove si trovano gli storici stabilimenti balneari e soprattutto i celebri “Topolini”, piattaforme pavimentate sul mare diventate nel tempo un elemento identitario della vita cittadina triestina.
La fermata di Grignano consente invece di raggiungere il Castello di Miramare con una passeggiata panoramica sul mare: il castello ospita fino al 1° novembre la mostra “Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna”.
La linea offre inoltre la possibilità di scoprire Porto Vecchio-Porto Vivo, il grande progetto di rigenerazione urbana che sta ridisegnando una parte storica del waterfront triestino.
A questi collegamenti stagionali si aggiunge il servizio annuale verso Muggia.
La nuova linea Trieste–Duino-Aurisina–Monfalcone
Tra le principali novità dell’estate 2026 figura poi la nuova tratta attiva dal 31 maggio al 20 settembre che collega Trieste con Sistiana, Duino-Aurisina e Monfalcone.
La fermata di Duino-Aurisina permette di raggiungere il Castello di Duino, storica residenza della famiglia della Torre e Tasso, proprietaria del maniero da oltre quattro secoli. Il castello ospita attualmente un percorso espositivo composto da sette installazioni realizzate con mattoncini LEGO, che raccontano vicende e personaggi legati alla lunga storia della dimora.
Sistiana è invece una delle località più frequentate della costiera triestina grazie alla baia e all’offerta turistica e la zona è collegata anche dal Sentiero Rilke, il percorso panoramico che si sviluppa lungo le falesie del Carso ed è parte dell’Alpe Adria Trail.
La linea prosegue infine verso Monfalcone e Marina Julia, capitali delle discipline sportive acquatiche.
Da Trieste a Grado e Lignano
Credit Tassotto Max - Ufficio StampaLa suggestiva laguna di Grado in barca
Fino al 4 ottobre la linea diretta Trieste–Grado–Lignano collega le principali destinazioni balneari della regione.
A Grado sono visitabili due nuovi musei: il Museo civico del Tesoro del Duomo, legato alla storia religiosa della città, e il Museo nazionale di archeologia subacquea dell’Alto Adriatico, dedicato al patrimonio sommerso dell’area adriatica. Inoltre, si conferma località wellness grazie alla riqualificazione delle Terme che includono aree fitness, SPA, beauty center, piscine, solarium e zone relax, oltre alla crioterapia, servizio presentato come unico in regione.
Proseguendo lungo la costa si arriva a Lignano Sabbiadoro: oltre agli otto chilometri di spiaggia, vanta una grande pineta con oltre 1,2 milioni di alberi e, negli ultimi anni, si è orientata verso attività legate al benessere e al contatto con la natura quali yoga sup, camminate metaboliche, forest bathing e water nordic walking.
Le linee lagunari tra natura, casoni e archeologia
Tornano operative le motonavi Saturno e Santa Maria: le tratte collegano Lignano Sabbiadoro e Grado in ambienti lagunari caratterizzati dai casoni dei pescatori e da paesaggi sospesi tra acqua e terra.
Uno dei collegamenti più suggestivi è quello verso Marano Lagunare, borgo dalla forte identità marinara e tradizione legata alla pesca.
Significativo anche il servizio tra Grado eAquileia, che consente di raggiungere via acqua il sito archeologico riconosciuto Patrimonio UNESCO.
Boat&Bike, tra ciclovie e laguna
Uno degli elementi centrali dell’offerta turistica regionale è l’integrazione tra navigazione e cicloturismo: i servizi marittimi consentono di viaggiare con la propria bicicletta, favorendo una mobilità intermodale che permette di alternare tratti via acqua e percorsi ciclabili.
A Grado la bicicletta diventa uno strumento ideale per esplorare il territorio tra centro storico, campagne, vigneti e paesaggi lagunari. Da qui si può imboccare la Ciclovia Alpe Adria, che attraversa l’intera regione fino a Tarvisio, oppure percorrere la Ciclovia del Mar Adriatico FVG2, itinerario che conduce verso la Valle Cavanata e la Foce dell’Isonzo-Isola della Cona, aree naturalistiche di particolare interesse.
Anche Lignano Sabbiadoro investe sulla mobilità lenta con una rete di circa 75 chilometri di percorsi ciclabili che si sviluppano tra canali lagunari, canneti e valli da pesca. Tra le tappe più suggestive, la Riserva delle Foci dello Stella, uno degli ambienti naturalistici più caratteristici della laguna friulana.
Torna inoltre il servizio fluviale X River – Across the river Tagliamento, attivo fino al 1° novembre, che collega Lignano Sabbiadoro e Bibione solcando il fiume Tagliamento in pochi minuti.
Le Terme Sabine di Cretone, nel comune di Palombara Sabina, a circa trenta chilometri da Roma, sono da tempo uno dei punti di riferimento termali del territorio laziale, una meta ideale sia per chi desidera trascorrere una giornata di assoluto riposo, sia per chi è alla ricerca di trattamenti termali riconosciuti per i loro benefici terapeutici.
La presenza di acque termominerali sulfuree le ha rese apprezzate fin dall’antichità, grazie alla capacità delle sorgenti di favorire il benessere dell’organismo e offrire un’esperienza rigenerante in un contesto naturale tranquillo e rilassante.