La primavera si avvicina e c’è voglia di viaggi, soprattutto perché in alcune parti del mondo questo è il periodo meno caldo e affollato dell’anno, più conveniente anche dal punto di vista economico. Eppure, sappiamo tutti che nei giorni scorsi nuovi conflitti sono scoppiati nel mondo e ci hanno messo di fronte a una situazione – dal punto di vista dei trasporti aerei – pari forse per gravità solo a quella del Covid-19.
Dal 2022 a oggi, ad esempio, da ben 4 corridoi aerei sicuri per i voli da Europa ad Asia si è passati a due, oggi uno (e mezzo). Con la chiusura degli spazi aerei in Medioriente la situazione viaggi si aggrava e la Farnesina è stata costretta ad aggiornare il suo portale ufficiale (Viaggiare Sicuri), dove da sempre vengono pubblicati avvisi e aggiornamenti dettagliati su situazioni di rischio, sicurezza sanitaria, mobilità aerea e instabilità politica in vari angoli del pianeta.
È importante, comunque, ricordare che uno sconsiglio di viaggio non significa che un Paese sia completamente off limits, ma che ci sono condizioni contingenti che richiedono prudenza, monitoraggio costante e comportamenti responsabili. Ecco le destinazioni più complesse (e sconsigliate) per viaggiare a marzo 2026.
Aprile – che quest’anno vede anche cadere le festività di Pasqua durante la sua prima settimana – è un mese di transizione che, nel turismo, si traduce in opportunità di scoperta di mete meno conosciute, sotto i primi raggi della bella stagione. Le temperature si stabilizzano, le giornate si allungano e molte destinazioni infatti entrano nella loro stagione ideale senza essere ancora travolte dall’alta stagione. Aprile è anche il periodo in cui si può scegliere con più libertà: città d’arte senza code, natura in piena fioritura, eventi culturali autentici e tariffe ancora equilibrate.
Certo, alcune mete per la primavera nel mondo sono già inflazionate e “certe” (basti pensare al Giappone coi suoi ciliegi in fiore). Per il mese di aprile di quest’anno, l’idea è invece quella di guardare oltre le mete più scontate e intercettare luoghi che offrano esperienze distintive: territori in rinascita, festival locali, paesaggi sorprendenti, collegamenti comodi dall’Italia e un’identità forte. Ecco alcune delle migliori destinazioni in Italia, in Europa e nel mondo da raggiungere il prossimo mese.
Le mete di aprile Italia
Delta del Po, Emilia-Romagna
Il Delta del Po in primavera è uno degli ecosistemi più affascinanti del Paese. Aprile coincide con il ritorno di numerose specie migratorie: fenicotteri, aironi, cavalieri d’Italia.
iStockI fenicotteri sullo sfondo del Delta del Po
La vera esperienza è esplorare le valli in barca al tramonto o in bicicletta lungo gli argini, tra acqua e cielo che si confondono. È un turismo lento ma sofisticato, perfetto per chi cerca fotografia naturalistica e micro-ospitalità diffusa. Inoltre, la regione è facilmente raggiungibile da Bologna o Venezia.
Gargano, Puglia
Il Gargano in aprile sorprende per la sua discrezione e l’autenticità. Le temperature in Puglia sono già miti, il mare è limpido e il Parco Nazionale si riempie di orchidee spontanee piuttosto rare. Questo è il momento ideale per percorrere i sentieri tra foresta Umbra e falesie bianche, prima che l’estate trasformi l’area in meta balneare di massa.
iStockVeduta panoramica sulla Baia di San Felice nel Gargano
Esperienza da fare: datevi al trekking panoramico tra Monte Sant’Angelo e le grotte costiere, con sosta nei piccoli borghi affacciati sull’Adriatico. Il collegamento è semplice: volo su Bari o Foggia e auto a noleggio per esplorare in autonomia.
Lago di Molveno, Trentino
Il Lago di Molveno ad aprile è una scelta strategica per chi cerca natura e silenzio. Le Dolomiti di Brenta ancora innevate fanno da sfondo a un lago che inizia a risvegliarsi, con sentieri percorribili e prime fioriture alpine.
iStockIl Lago di Molveno
È il periodo ideale per combinare attività outdoor leggere (camminate panoramiche, prime uscite in e-bike) con momenti di benessere in hotel che puntano su sostenibilità e gastronomia locale. Raggiungibile in treno fino a Trento e poi con transfer breve, questa è una meta che unisce logistica senza stress e grande impatto visivo.
Le mete di aprile in Europa
Albania del Sud
La regione della Riviera Albanese in aprile offre temperature ideali per esplorare senza l’affollamento estivo. Le spiagge tra Himarë e Ksamil sono ancora selvagge, mentre siti archeologici come Butrinto si visitano con calma.
iStockVista panoramica su Himarë
L’Albania è sempre più connessa con l’Italia grazie a voli diretti su Tirana e collegamenti via mare. Si tratta, inoltre, di una destinazione in evoluzione, dove la tradizione balcanica incontra una nuova generazione di strutture boutique e ristorazione creativa.
Galles del Nord
Lo Snowdonia National Park (oggi ufficialmente Eryri) in aprile regala uno scenario costellato da colline verdissime e laghi limpidi. Questo è proprio il periodo perfetto per esplorare i sentieri senza il vento rigido invernale né la folla estiva.
iStockSnowdonia National Park
Tra le esperienze da non perdere, un viaggio in treno storico attraverso i paesaggi montani, visita ai castelli medievali lungo la costa e pernottamento in cottage contemporanei immersi nella natura. I collegamenti da Milano o Roma su Manchester o Liverpool rendono il viaggio più semplice di quanto si immagini.
Isole Åland, Finlandia
Le Åland, arcipelago autonomo tra Svezia e Finlandia, in aprile iniziano a uscire dal letargo invernale. È una destinazione poco nota ma affascinante, dove natura, design scandinavo e cultura marittima si fondono.
iStockIsole Åland, Kobba Klintar
Si arriva via Helsinki o Stoccolma con breve volo o traghetto. Aprile è ideale per percorsi in bicicletta tra isole collegate da ponti e per scoprire una cucina che valorizza ingredienti locali e sostenibilità. Visitare la Finlandia in primavera si conferma una scelta per viaggiatori che apprezzano i silenzi, la luce nordica e i territori più autentici.
Le mete di aprile nel mondo
Tasmania, Australia
La Tasmania ad aprile entra nell’autunno australe, con temperature miti e colori caldi che trasformano parchi e vigneti. È il momento perfetto per esplorare il Freycinet National Park o la Bay of Fires senza l’alta stagione. Negli ultimi anni la Tasmania ha investito molto su turismo sostenibile, arte contemporanea e gastronomia d’avanguardia. Questa è una di quelle destinazioni perfette per chi desidera un viaggio lungo, immersivo, che sappia mixare con equilibrio natura estrema e creatività.
iStockLa più famosa spiaggia della Tasmania, Wineglass Bay
Corea del Sud meridionale
La città di Busan, nel sud della Corea del Sud, in aprile vive la stagione dei ciliegi in fiore – proprio come in Giappone! – con un’atmosfera più rilassata rispetto a Seoul. Busan è infatti una combinazione di mare, templi buddisti e quartieri creativi, senza perdere l’impronta fashion di skincare e altra modernità nei quartieri più commerciali.
iStockTempio Haedong Yonggungsa a Busan, Corea del Sud
Il periodo è ideale per esplorare mercati del pesce, percorsi costieri e caffetterie di design. La Corea del Sud è ben collegata con l’Europa e ci sono anche dei nuovi voli diretti. Inoltre, la Corea del Sud oggi rappresenta una scelta contemporanea, dove tradizione e innovazione convivono con naturalezza.
Tra Caraibi e Ande, Colombia
Aprile rappresenta uno dei periodi più interessanti per visitare la Colombia, soprattutto lungo la costa caraibica e nell’area andina. Le temperature nella zona sono elevate ma ancora gestibili e molte aree vivono una fase relativamente secca.
Cartagena de Indias ammalia chi cerca architettura coloniale e atmosfera vivace, mentre il Parco Tayrona combina giungla e spiagge scenografiche per chi preferisce le esperienze outdoor. Nell’entroterra, Medellín (la “città dell’eterna primavera”) garantisce clima stabile e un fermento culturale che negli ultimi anni ha trasformato non poco, in meglio, la sua immagine internazionale.
iStockCentro storico di Cartagena de Indias
I collegamenti aerei dall’Italia per la Colombia a oggi prevedono uno scalo, ma l’infrastruttura turistica è ormai solida e ben organizzata. La Colombia è una destinazione in forte crescita, capace di unire natura, storia e creatività urbana, assolutamente da rivalutare rispetto ad altre più famose.
Quando si avvicina la primavera, l’Europa si veste di colori, profumi e tradizioni antiche che trasformano città e borghi in autentici luoghi di festa. La Pasqua 2026 – con il suo lungo weekend dal 3 al 6 aprile – è l’occasione perfetta per immergersi in mercatini pasquali, festival tradizionali, processioni e atelier creativi dove la rinascita della natura si intreccia con cultura e artigianato locale.
Ecco a voi alcuni dei mercatini e degli eventi pasquali più belli d’Italia e d’Europa, con date, località, orari e consigli pratici per aiutarvi a pianificare un viaggio davvero speciale.
In Italia: mercatini di Pasqua da Nord a Sud
Mercatino di Pasqua a Brunico (Alto Adige)
Nel cuore delle Dolomiti, Brunico ospita uno dei mercatini pasquali più caratteristici del Nord Italia. Le strade del centro storico si riempiono di bancarelle in legno piene di prodotti artigianali, uova pasquali decorate a mano e specialità gastronomiche locali tipiche della tradizione altoatesina. Secondo il calendario ufficiale, il Mercatino di Pasqua di Bruneck si tiene tra il 26 e il 28 marzo 2026, con orari dalle 10:00 alle 18:00, per un’esperienza immersiva tra tradizione alpina e sapori regionali.
iStockVista di Brunico
Pasqua e caccia alle uova sul Lago di Como
Nel periodo pasquale il territorio del Lago di Como si anima con eventi tradizionali e iniziative per tutta la famiglia. Nel centro di Como torna la storica Fiera di Pasqua, con numerose bancarelle tra viale Varese e le antiche mura cittadine che propongono artigianato, dolci tipici e street food. Poco distante, nei suggestivi giardini botanici di Villa Carlotta, si svolge invece una delle attività più originali del periodo: la tradizionale caccia alle uova organizzata nel parco tra natura, giochi e attività creative dedicata soprattutto ai più piccoli, prevista per il 6 aprile 2026, giorno di Pasquetta.
Nel centro di Genova, in Piazza Caricamento, la tradizione pasquale si veste di sapori mediterranei e influenze europee. Dal 27 marzo al 6 aprile 2026, il mercatino propone prodotti artigianali, decorazioni pasquali, dolci regionali e oggetti regalo, con orari di apertura che coprono gran parte della giornata. L’evento vive di un’atmosfera conviviale che unisce tradizione cittadina e atmosfera primaverile tra vicoli e piazze.
Mercatini di Pasqua a Lugo (RA)
Nel centro di Lugo, Emilia‑Romagna, i mercatini pasquali DONA tornano anche nel 2026 per festeggiare la primavera. Posti sotto le Logge del Pavaglione, si tengono il 29 marzo e il 4 aprile con bancarelle di artigianato locale, decorazioni, prodotti gastronomici tipici e attività per famiglie, con un’atmosfera calda e autentica.
All’estero: le mete pasquali d’Europa
Vienna e i mercatini pasquali tradizionali (Austria)
L’Austria è una delle capitali europee della Pasqua e Vienna ne è il simbolo più famoso. Il Traditional Old Viennese Easter Market sulla Freyung trasforma il centro storico in un grande mercato colorato dal 20 marzo al 6 aprile 2026, con orari dalle 10:00 alle 20:00, tra artigianato artistico, dolci tipici e migliaia di uova decorative.
Vienna propone anche mercatini più ampi: quello davanti al Castello di Schönbrunn (dal 25 marzo al 19 aprile) e il mercato in Am Hof, con stand gastronomici e oggetti artistici. Qui la tradizione pasquale si fonde con la storia imperiale e la scena culturale contemporanea, per un’esperienza ancora più stimolante.
Mercatino di Pasqua a Villach (Austria)
Sempre in Austria, Villach offre un mercatino pasquale dal sapore più cittadino e familiare. Situato nel centro storico, il Mercatino di Pasqua di Villach si svolge nei giorni che precedono la festività, con prodotti artigianali, decorazioni pasquali, servizi gastronomici e animazioni per i più piccoli.
Easter Market di Innsbruck (Austria)
Nel cuore delle Alpi, Innsbruck propone il suo Mercatino di Pasqua con una combinazione di artigianato regionale, specialità alpine, concerti e spettacoli folkloristici. Dal 27 marzo al 6 aprile 2026, le strade della città si animano di bancarelle, laboratori creativi per bambini e degustazioni di prodotti tipici tirolesi tra montagne innevate e cielo primaverile. Il mercatino pasquale di Innsbruck è perfetto per chi ama unire tradizione urbana e natura alpina, con mercati che si integrano come piccole piazze effervescenti nel cuore delle vie cittadine.
Mercatini di Pasqua a Colmar (Francia)
Nel nord‑est della Francia, Colmar è una delle città più affascinanti dell’Alsazia, nota per i suoi canali, le case a graticcio e il suo mercatino di Pasqua primaverile. Secondo le informazioni turistiche locali, il Mercato di Pasqua di Colmar si tiene nelle vie del centro storico con bancarelle dedicate ad artigianato, cibi regionali alsaziani e dolci locali, creando un’atmosfera da fiaba medievale.
Easter Markets nella Repubblica Ceca (Praga)
Praga è una delle destinazioni europee più amate per i mercatini pasquali. I principali mercati di Old Town Square e Wenceslas Square si svolgono dal 21 marzo al 12 aprile 2026, aperti generalmente dalle 10:00 alle 22:00, con artigianato tradizionale, uova decorate, prodotti alimentari e spettacoli folkloristici. Anche il mercato più piccolo di Peace Square (Náměstí Míru) si tiene fino al 6 aprile con stand di creativi locali, musica e workshop.
I 20 cavalieri di Lukavec (Repubblica Ceca)
In alcune zone dell’Europa centrale la Pasqua si celebra anche a cavallo con una tradizione affascinante chiamata Osterreiten. Nel villaggio di Lukavec, nella regione della Slesia-Moravia, ogni Domenica di Pasqua circa venti cavalieri sfilano in processione attraversando il paese casa dopo casa per annunciare la resurrezione di Cristo e celebrare l’arrivo della primavera. Vestiti con eleganti completi neri e preceduti da una piccola banda musicale, montano cavalli adornati con finimenti festivi e criniere intrecciate. Il cavaliere in testa al corteo porta una croce, da cui deriva anche il nome Kreuzreiten, che viene offerta simbolicamente alla venerazione degli abitanti lungo il percorso, in un rito che da oltre quattro secoli unisce fede, agricoltura e rinnovamento della natura.
Getty ImagesI cavalieri pasquali di Lukavec
Mercatini di Pasqua in Germania (Rothenburg ob der Tauber, Baviera)
La città medievale di Rothenburg ob der Tauber, in Baviera, propone un mercatino pasquale immerso in un paesaggio che sembra uscito da una cartolina (è già regina durante il periodo natalizio per i suoi mercatini). Le bancarelle nella piazza principale propongono decorazioni tradizionali, artigianato locale e dolci tipici bavaresi, con un’atmosfera autentica e romantica, perfetta per un weekend di Pasqua lontano dalle grandi metropoli.
Getty ImagesVista dall’alto del centro storico di Rothenburg ob der Tauber
Easter Market di Cracovia (Polonia)
A Cracovia, il mercatino pasquale nella Main Market Square fa da cornice alla celebrazione della primavera con pisanki (uova decorate con motivi intricati), dolci regionali come la babka, e spettacoli di artigiani che lavorano dal vivo. Visitare questo mercatino polacco è un ottimo modo per combinare il turismo urbano con le tradizioni folcloristiche polacche.
Getty ImagesVista della Main Market Square
Easter Fair di Budapest (Ungheria)
Infine, l’Easter Fair sulla Vörösmarty Square di Budapest propone artigianato folkloristico, musica dal vivo e performance culturali con vista sul Danubio. Aperto generalmente da fine marzo a metà aprile, è ideale per chi vuole vivere una Pasqua dinamica tra storia urbana e tradizioni ungheresi.
Immerso tra prati e boschi che si specchiano nelle acque del fiume Schelda, il Castello di Marnix de Sainte‑Aldegonde, noto soprattutto come Bornem Castle, è una delle gemme più segrete del Belgio. Visitare questo maniero significa fare un vero e proprio viaggio nel tempo, tra torri neogotiche, ampi cortili e collezioni d’arte che raccontano secoli di storia nobiliare. Un luogo perfetto da visitare per chi ama il fascino dei castelli europei e desidera scoprire un luogo dove architettura, natura e storia si intrecciano in un’esperienza autentica da esploratore.
Il Castello di Marnix de Sainte‑Aldegonde nei secoli
Le prime tracce del Bornem Castle in Belgio risalgono al X-XI secolo, quando una fortificazione difensiva proteggeva la regione dalle incursioni dei Vichinghi. Con il passare dei secoli, la struttura si trasformò, passando da baluardo militare a elegante residenza aristocratica. La svolta decisiva avvenne nel 1587 con Pedro Coloma, che trasformò la fortezza in una dimora rinascimentale. Nel XIX secolo, la famiglia de Marnix de Sainte‑Aldegonde avviò una radicale ristrutturazione in stile neogotico e neorinascimentale, affidandosi all’architetto Hendrik Beyaert. Il rifacimento con le torri eleganti, i fossati e le nuove facciate crearono un’atmosfera romantica che ancora oggi sembra uscita da un libro di fiabe.
123rfSguardo sul Castello di Marnix de Sainte‑Aldegonde
All’interno, durante la visita gli appassionati di arte e storia possono ammirare dipinti antichi, mobili e una delle più grandi collezioni private di incisioni di Pieter Bruegel il Vecchio, accanto a stanze che custodiscono merletti, bambole e reperti che raccontano la vita quotidiana della nobiltà fiamminga.
Oggi il castello è un edificio storico, ma anche (e soprattutto) una destinazione da scoprire, perché ancora non famosa come altri castelli delle Fiandre. Le visite guidate permettono di esplorare le sale principali, ascoltare storie delle famiglie nobili e scoprire curiosità legate alla vita del maniero, accompagnate a passeggiate nei cortili e lungo i fossati che offrono scorci panoramici e uniscono architettura e natura, immersi nel paesaggio circostante della Scheldevallei.
Dove si trova il Bornem Castle e come raggiungerlo
l Castello di Marnix de Sainte‑Aldegonde si trova a Bornem, nella regione delle Fiandre orientali, facilmente raggiungibile da Anversa e da altre città belghe. Chi viaggia in auto può seguire le indicazioni per il centro di Bornem e trovare facilmente parcheggio nelle vicinanze. Per chi preferisce i mezzi pubblici, la stazione ferroviaria di Bornem è a pochi minuti dal castello, con collegamenti regolari da Bruxelles, Gent e Anversa.
Le visite al castello e al giardino sono possibili solo accompagnati da una guida e sono organizzate dal 1° aprile al 30 settembre e durante le vacanze scolastiche ogni venerdì, sabato, domenica e lunedì dalle 13:00 alle 17:00, con la possibilità di partecipare a un tour guidato più completo che include anche il museo delle carrozze e il centro esperienziale alle 14:00, della durata di circa un’ora e quarantacinque minuti. Maggiori informazioni sul sito web ufficiale del castello.
Luxor, celebrata come il museo a cielo aperto dell’Egitto, arricchisce la sua millenaria storia con una scoperta straordinaria che sembra uscita da un romanzo d’avventura. Nel cuore della necropoli di Qurna, sul versante occidentale del Nilo, una missione archeologica egiziana ha portato alla luce 22 bare di legno finemente dipinte, contenenti mummie, insieme a un gruppo di papiri rari risalenti al Terzo Periodo Intermedio, un’epoca tra la XXI e la XXV dinastia ancora avvolta dal mistero. La scoperta è avvenuta nel cortile sud-occidentale della Tomba di Seneb ed è il risultato della collaborazione tra il Supreme Council of Antiquities e la Zahi Hawass Foundation for Heritage and Antiquities, guidata dall’egittologo Zahi Hawass.
Un tesoro sotterraneo di bare colorate e papiri rari
Il Ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, ha definito il ritrovamento un significativo arricchimento del patrimonio archeologico egiziano, sottolineando come esso rifletta il sostegno continuo dell’Egitto alla ricerca e alla tutela del patrimonio culturale. La missione non si limita a riportare alla luce reperti, ma punta anche a conservarli secondo i più alti standard internazionali, con l’obiettivo di esporli al pubblico e valorizzare la grandiosità della civiltà egizia, rafforzando il turismo culturale a Luxor.
Gli archeologi hanno scavato in una camera rettangolare ricavata nella roccia, scoprendo le bare disposte in più strati. Il sistema di stoccaggio era sorprendentemente organizzato: coperchi e basamenti separati, dieci file orizzontali, ogni centimetro sfruttato al massimo. Accanto ai sarcofagi, vasi in ceramica suggeriscono l’uso per materiali legati al processo di mummificazione, mentre un grande vaso conteneva otto papiri di diverse dimensioni, alcuni ancora sigillati. Questi documenti costituiscono una vera miniera di informazioni che, una volta restaurati e tradotti, promettono di svelare nuovi dettagli sulle pratiche religiose e sulla vita sacerdotale del periodo.
L’importanza della scoperta sui Cantori di Amun
Uno degli aspetti più affascinanti riguarda i titoli incisi sulle bare: molti di questi, infatti, indicano la presenza di cantori e cantatrici di Amun, figure chiave nei riti religiosi e nelle cerimonie templari del Terzo Periodo Intermedio. Pur senza nomi personali, le bare offrono uno sguardo senza precedenti su questa classe di sacerdoti‑musicisti e sul loro ruolo sociale e religioso. Gli archeologi stanno anche valutando se i sarcofagi provengano dalla loro sepoltura originale o siano stati traslati in un secondo momento, forse per proteggerli da saccheggi o eventi naturali.
Data la fragilità del legno, il team di conservazione ha comunque già avviato interventi urgenti per rinforzare le fibre deteriorate, stabilizzare gli strati di intonaco dipinto e rimuovere con delicatezza depositi superficiali, preservando i colori originali. Ogni reperto è stato documentato fotograficamente e architettonicamente prima di essere trasferito in deposito per ulteriori studi.
Questa scoperta non rappresenta solo un arricchimento del patrimonio archeologico, ma anche una finestra sul passato meno conosciuto dell’Egitto. Luxor conferma così la sua reputazione di luogo dove ogni scavo può trasformarsi in un’avventura e dove il passato si manifesta sempre con la forza di un racconto capace di sorprendere e ispirare viaggiatori e appassionati di storia da tutto il mondo.
Roma è una città che non smette mai di sorprendere ed è per questo che la si chiama “eterna”. Basta scendere qualche metro sotto la superficie – letteralmente! – per scoprire storie dimenticate, architetture nascoste e frammenti di passato che tornano improvvisamente a vivere. È il caso del bunker segreto di Villa Ada, uno dei parchi più amati della capitale, che dopo cinque anni di chiusura riapre finalmente al pubblico.
Questo luogo sembra uscito da un romanzo storico o da una serie Tv ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale: corridoi sotterranei, stanze protette e un rifugio costruito nel momento in cui il cielo sopra Roma, purtroppo, non era più sicuro. Oggi, grazie a un progetto di riqualificazione e alla collaborazione tra istituzioni e associazioni culturali, questo spazio torna a essere visitabile dal pubblico e si prepara a diventare una nuova tappa per chi ama scoprire la città più segreta.
Il bunker di Villa Ada, rifugio sotterraneo dei reali
Nel cuore verde di Roma, sotto i sentieri e gli alberi di Villa Ada, si nasconde un luogo che racconta una pagina intensa della storia italiana. Il bunker segreto fu costruito tra il novembre 1942 e il giugno 1943, quando i bombardamenti sulla capitale cominciavano a diventare una minaccia concreta durante la Seconda Guerra Mondiale. Questo rifugio antiaereo non era destinato alla popolazione, ma progettato per un uso esclusivo: proteggere la famiglia reale di Casa Savoia. Una struttura sotterranea pensata come rifugio sicuro in caso di attacchi aerei, nascosta nel sottosuolo del parco.
ANSASguardo all’interno del bunker di Villa Ada
Il bunker si sviluppa interamente sottoterraper oltre 200 metri quadrati e ha una forma circolare piuttosto particolare. All’interno si trovano sette ambienti: due stanze principali, due bagni, un’anticamera e due locali di servizio. Spazi essenziali ma progettati per resistere alle emergenze, con muri spessi e una struttura capace di proteggere da eventuali bombardamenti.
Negli ultimi anni il sito era diventato uno dei luoghi più misteriosi e intriganti per chi ama scoprire la Roma meno conosciuta, grazie al lavoro di divulgazione dell’associazione Roma Sotterranea, che da oltre un decennio racconta e valorizza i segreti nascosti sotto la città. Dopo una prima apertura al pubblico avvenuta nel 2016, il bunker era stato però nuovamente chiuso nel marzo del 2021 allo scadere della convenzione per la gestione del sito. Da allora è rimasto silenzioso e inaccessibile fino alla recente riapertura che restituisce ai visitatori un pezzo di storia poco conosciuta della capitale.
ANSASpazi interni del bunker sotterraneo a Villa Ada
Riapertura del bunker di Villa Ada e come visitarlo
I lavori per la riapertura del bunker si sono concentrati soprattutto sulla stabilizzazione dei pendii sotto cui si trova la struttura sotterranea, zone che negli anni erano state soggette a forte erosione. Attraverso interventi di ingegneria naturalistica è stato infatti possibile consolidare il terreno e rendere nuovamente sicuro l’accesso al bunker.
ANSAUn altro dettaglio del bunker di Villa Ada
Allo stesso tempo, grazie a questi lavori sono stati ripristinati i percorsi che conducono sia all’ingresso del rifugio sia alla sommità della collina delle Cavalle Madri, uno dei punti panoramici del parco. Nelle aree circostanti sono state messe a dimora circa 900 nuove piante forestali tra specie arbustive e vegetazione autoctona, con l’obiettivo di favorire biodiversità e stabilità del terreno.
Oltre alle visite guidate, sono previste attività culturali, eventi artistici e iniziative pensate per raccontare la storia del luogo in modo coinvolgente. Negli spazi esterni, invece, potranno essere organizzati anche percorsi trekking e attività sportive, integrando il racconto storico con l’esperienza del parco.
L’Italia continua a giocare nel campionato mondiale della cultura (non crediamo smetterà mai, naturalmente). Eppure non è solo una sensazione da cartolina: i numeri lo confermano. Secondo il Report Turismo Culturale in Italia 2026 pubblicato da The Data Appeal Company (Gruppo Almawave), infatti, l’arte resta la prima motivazione di viaggio nel Paese, scelta dal 28,4% dei visitatori. Pensavate fosse il cibo? In fondo, dopo la nomina a Patrimonio Unesco, anche la nostra cucina è cultura – e opera d’arte.
Il dato reale, comunque, emerge dall’analisi di oltre 8,6 milioni di contenuti digitali pubblicati nel 2025 tra recensioni, commenti e feedback dei viaggiatori online. Per la prima volta, questi dati sono stati analizzati anche con strumenti di intelligenza artificiale capaci di leggere il sentiment dei visitatori e individuare tendenze emergenti nel turismo culturale. Il risultato però è che l’Italia non è solo la patria delle grandi città d’arte, ma sempre più viaggiatori stanno scoprendo centri più piccoli, nuove esperienze museali e modalità di viaggio diverse, come il solo travel culturale.
Le attrazioni culturali più amate in Italia
Tra le città italiane con il maggior numero di attrazioni recensite, domina ancora Roma, la Città Eterna. Qui si trova infatti il luogo che nel 2025 ha registrato la crescita più impressionante nelle recensioni dei visitatori: la Fontana di Trevi, che ha visto un aumento del +67% rispetto all’anno precedente.
iStockTuristi affollano la piazza dove si trova la Fontana di Trevi
A seguire nella classifica delle attrazioni più amate compaiono il Colosseo e il Duomo di Milano, mentre entrano per la prima volta nell’analisi anche alcune mete del Vaticano, come la Basilica di San Pietro e i Musei Vaticani.
123RFPiazza San Pietro e i turisti in coda alla Basilica
Ma accanto ai grandi classici, il report segnala una crescita di interesse anche per città meno affollate ma ricchissime di patrimonio culturale. Tra le mete con il più alto gradimento emergono Assisi e Siena, mentre nel Sud Italia si distinguono Caserta e Bari, sempre più apprezzate dai visitatori per la loro offerta culturale.
iStockBasilica di San Francesco, Assisi
Sentiment e gradimento delle città d’arte italiane
Le città d’arte italiane registrano un sentiment in crescita, ma con differenze tra le regioni. Al Nord, Venezia guida con un punteggio di 85,03, seguita da Torino, Verona, Milano e Bologna, tutte in leggera crescita rispetto al 2024. Al Centro, le mete più apprezzate dai visitatori sono Assisi (87,9) e Siena (86,07), con Firenze e Roma anch’esse sopra gli 83 punti. Nel Sud e nelle Isole, Bari e Caserta spiccano con 85 punti e 85,5, mentre Napoli e Palermo seguono da vicino. L’analisi conferma che, a prescindere dalla dimensione o dalla notorietà, le città che sanno offrire un mix di patrimonio, esperienze interattive e ospitalità attenta conquistano il cuore dei viaggiatori.
Musei e nuove esperienze in Italia
Il report evidenzia anche un cambiamento interessante nel modo in cui i viaggiatori vivono la cultura. Non basta più osservare: sempre più persone vogliono interagire con le esperienze museali.
Per questo motivo i musei interattivi stanno registrando livelli di visibilità e recensioni sempre più alti. In cima alla classifica dei musei più recensiti del 2025 c’è infatti il Museo Leonardo da Vinci Interattivo di Firenze, con oltre 21.000 contenuti online, seguito dai Musei Vaticani e dal Parco Archeologico di Pompei.
Anche le attrazioni più romantiche continuano a conquistare i visitatori: la Casa di Giulietta a Verona ha registrato la crescita più rapida nelle recensioni, con un aumento del +19,1% in un solo anno. Parallelamente cresce anche il fenomeno dei viaggiatori singoli, che rappresentano ormai circa il 16% dei turisti culturali. Una tendenza che sta contribuendo anche alla destagionalizzazione dei viaggi, con sempre più persone che scelgono di visitare città d’arte durante la bassa o media stagione.
Questo significa anche nuove opportunità per chi vuole vivere esperienze più autentiche e lontane dalla folla: dai piccoli musei nascosti alle piazze storiche meno battute dai tour di massa, in molte città, le guide locali e le app dedicate stanno aiutando i viaggiatori a scoprire percorsi alternativi e molto altro.
A volte la storia dell’architettura somiglia a un romanzo investigativo, tra disegni scomparsi e attribuzioni incerte ed è proprio quello che è successo con lo Xalet del Catllaràs, un edificio immerso nei boschi della Catalogna che per quasi un secolo ha alimentato dubbi e teorie. Ora, però, il mistero è stato finalmente risolto e un nuovo studio commissionato dal Dipartimento della Cultura della Generalitat de Catalunya ha confermato finalmente che il progetto dell’edificio appartiene proprio al grande architetto modernista Antoni Gaudí.
La ricerca, realizzata dall’architetto e docente Galdric Santana, direttore della Cattedra Gaudí della Universitat Politècnica de Catalunya, ha analizzato documenti storici, geometrie strutturali e modelli tridimensionali dell’edificio. Il risultato adesso è chiaro: il progetto originale è di Gaudí, anche se la costruzione non fu seguita direttamente da lui. Una scoperta che arriva in un momento simbolico: il 2026 segna il centenario della morte dell’architetto, celebrato con l’Any Gaudí 2026, un programma di eventi internazionale dedicato alle sue grandi opere.
Le immagini delle Olimpiadi Invernali hanno fatto qualcosa di potente: hanno trasformato un paesaggio già straordinario in un sogno collettivo globale. Per due settimane, milioni di spettatori negli Stati Uniti hanno guardato le gare di sci e snowboard con quelle montagne irreali sullo sfondo, con le loro pareti verticali color rosa al tramonto. La reazione è stata quasi unanime: dove si trova questo posto?
Si tratta delle Dolomiti, patrimonio UNESCO e una delle meraviglie naturali più spettacolari d’Europa. Secondo Forbes, che ha recentemente celebrato la regione dopo le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, queste montagne rappresentano una delle migliori destinazioni outdoor al mondo, capace di competere con luoghi mitici come Patagonia o Himalaya.
La verità è che chi conosce le Dolomiti lo sa da tempo, qui la natura sembra dipinta. Torri di roccia che cambiano colore con la luce, altipiani alpini infiniti e villaggi dove il tempo sembra scorrere a un ritmo lento e rilassato, che in città si può solo sognare. Le Olimpiadi hanno semplicemente acceso i riflettori globali su qualcosa che era già magnifico, ma fa sempre piacere sentirsi apprezzati anche all’estero.
Tra le isole più affascinanti e incontaminate dell’Arcipelago di La Maddalena, Budelli è da sempre un simbolo di bellezza selvaggia. La sua Spiaggia Rosa, d’altronde, l’ha resa celebre in tutto il mondo e le ha conferito un’aura quasi magica. Per decenni, un uomo solo ha incarnato lo spirito di quell’isola: Mauro Morandi, il “Robinson Crusoe” italiano, che nel 1964 si trasferì in un rudere militare a ridosso della spiaggia, trasformandolo in una dimora spartana per vivere a contatto con la natura. La sua presenza ha intrecciato la storia dell’isola con racconti di solitudine, amore per la natura e l’ambiente del luogo e resistenza ai tempi moderni.
Con il passaggio dell’isola al Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena nel 2016, però, dopo lunghe vicende giudiziarie che annullarono la vendita a un imprenditore neozelandese, è iniziata una nuova fase per Budelli. La casa di Morandi, pur intrisa di storia, non rispondeva più ai requisiti di abitabilità stabiliti dall’ente pubblico. Dopo la sua uscita, il Parco aveva inizialmente ipotizzato interventi di bonifica e la creazione di un piccolo infopoint, ma l’area, classificata di massima tutela ambientale, non avrebbe potuto ospitare alcuna struttura senza danneggiare irreversibilmente l’ecosistema. La decisione definitiva è ora chiara e netta: restituire l’isola alla natura, cancellando ogni traccia della presenza umana e riportando Budelli al suo stato originario.
La Cappadocia è un luogo che sembra uscito da un sogno e che affascina i viaggiatori proprio per questa dimensione fiabesca e surreale, con le sue vallate scavate nella roccia, i Camini delle Fate che punteggiano il paesaggio e un cielo attraversato dalle mongolfiere all’alba. In questo scenario magico si erge il Castello di Uchisar, la fortezza più alta della regione, un autentico gioiello scolpito nella roccia vulcanica a 1.270 metri sul livello del mare.
Osservarlo da lontano è come ammirare una città sospesa tra terra e cielo, un punto di riferimento che domina le valli circostanti con una maestosità senza tempo. Entrare nel castello significa d’altro canto camminare attraverso secoli di storia, scoprire corridoi nascosti, camere segrete e panorami che tolgono il respiro, rendendo ogni passo un viaggio tra passato e presente.
Cosa vedere e cosa sapere sul Castello di Uchisar
Il Castello di Uchisar non è solo una fortezza, ma un labirinto di tunnel e stanze scavate nella roccia, testimone di civiltà che si sono succedute per millenni in Cappadocia.
Le prime tracce di insediamenti in questa zona della Turchia risalgono all’VIII secolo, quando i coloni bizantini sfruttarono la morbidezza del tufo per creare rifugi e abitazioni. Successivamente, durante il VII secolo, i bizantini trasformarono l’area in una zona strategica di difesa contro le incursioni, utilizzando la conformazione naturale del terreno per proteggere popolazione e rifornimenti.
iStockVista ravvicinata del Castello di Uchisar
Prima ancora, gli Ittiti avevano lasciato la loro impronta, facendo di questa posizione elevata un punto di controllo sulle antiche rotte commerciali, inclusa la leggendaria Via della Seta.
Nel corso dei secoli, dunque, la fortezza ha ospitato fino a mille abitanti, diventando un piccolo villaggio verticale, con stanze abitative, magazzini, laboratori, chiese e persino colombaie, il cui guano era prezioso fertilizzante per i campi sottostanti. La struttura selgiuchide aggiunse caravanserragli e piccoli centri abitati, mentre successive dominazioni, dai Persiani ai Romani, hanno lasciato tracce indelebili. Anche se gli ultimi residenti lasciarono il castello negli anni Cinquanta del Novecento, la sua essenza rimane intatta, con i tunnel e le stanze che raccontano storie di comunità, difesa e ingegno umano, qui nel cuore della Cappadocia.
Per salire fino alla terrazza principale bisogna percorrere 275 gradini, un piccolo impegno fisico ampiamente ripagato dalla vista a 360 gradi sulle vallate circostanti, tra cui la Valle dei Piccioni e la Valle dell’Amore, e, nelle giornate più limpide, persino le cime innevate del Monte Erciyes in lontananza.
iStockIl secolare Castello di Uchisar in Cappadocia
Dove si trova e come raggiungerlo
Il Castello di Uchisar si trova nel cuore della Cappadocia, nella provincia di Nevşehir, a pochi chilometri da Göreme, uno dei centri principali della regione. Raggiungerlo è semplice, con diverse opzioni a disposizione. Chi preferisce l’auto può percorrere strade panoramiche dalla vicina città di Nevşehir o da Göreme, usufruendo del parcheggio comunale situato a breve distanza dall’ingresso del castello.
Per chi viaggia in autobus, collegamenti frequenti da Göreme e Nevşehir permettono di arrivare in circa 15 minuti, con un costo contenuto.
Un’alternativa più suggestiva è il percorso a piedi attraverso la Valle dei Piccioni, un cammino di circa 90 minuti che regala panorami incredibili e la possibilità di immergersi completamente nelle atmosfere rupestri della Cappadocia. La salita, moderatamente impegnativa, è accessibile anche ai bambini e a chi ha una forma fisica nella media, con numerosi punti di sosta dove ammirare la valle dall’alto.
Si consiglia di visitare il castello nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio, per godere della luce migliore e dei colori caldi che illuminano la roccia vulcanica. Accanto al castello si trovano caffè e ristoranti dove riposarsi e assaporare la cucina locale, mentre all’interno della fortezza l’attenzione è tutta rivolta alla storia e al panorama.
C’è una Liguria che tutti conoscono, quella delle cartoline con le case colorate delle Cinque Terre e dei borghi sospesi sul mare, nota in tutto il mondo. Poi ce n’è un’altra, più discreta, fatta di piazze medievali, fortezze rinascimentali e strade acciottolate dove il tempo sembra scorrere con una calma tutta italiana, quella per cui il Belpaese sa farsi amare. Nel cuore della Val di Magra, vicino a La Spezia, quasi in bilico tra Liguria e Toscana, questa parte della regione più silenziosa ha un nome: Sarzana.
Arrivando a Sarzana, la prima sensazione è quella di un luogo che non ha bisogno di ostentare la propria bellezza per farsi apprezzare. Sarzana si lascia scoprire lentamente, passo dopo passo, tra palazzi storici, librerie indipendenti e trattorie dove il profumo della cucina ligure si mescola con le influenze toscane.
È una città piccola, certo, ma con una personalità sorprendentemente intensa, tanto da essere entrata tra le dieci finaliste per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028, riconoscimento che sarà assegnato il prossimo 27 marzo. Ma anche senza premi o titoli, Sarzana resta una di quelle destinazioni italiane che sorprendono proprio perché non sono ancora travolte dal turismo di massa e sono perfette per conoscere un altro volto di una regione già amatissima.
Mangiare all’estero non è solo un atto di sopravvivenza: è un’esperienza culturale che racconta la storia di un luogo, il suo clima, le sue tradizioni e le persone che lo abitano. Negli ultimi anni, il costo dei pasti fuori ha iniziato a pesare sempre di più sul budget dei viaggiatori, influenzando scelte di destinazione, lunghezza del soggiorno e tipo di esperienze culinarie.
In alcune città europee, un pranzo o una cena possono arrivare a costare cifre da capogiro (è il caso di quei travel vlogger che vediamo mangiare pancarrè e tonno in scatola in Islanda), mentre in altri paesi lo stesso pasto offre un’opportunità per assaporare la cucina locale senza intaccare il portafogli.
Il 2026 conferma un trend già in atto: mangiare fuori può diventare un indicatore chiaro del costo generale di un viaggio. Un pasto completo per due persone in un ristorante di fascia media (escludendo bevande) varia dai 20 euro in Kosovo ai 160 euro in alcune città svizzere. Scopriamo quindi dove conviene sedersi a tavola e dove invece prepararsi a un conto salato, secondo i dati raccolti da Ferrygogo.
Dove costa di più mangiare fuori
In Europa, i costi più elevati per una cena completa per due persone si concentrano principalmente nei Paesi dell’Europa settentrionale e centro-occidentale.
La Svizzera si conferma la destinazione più cara, con una media di 107,24 euro per un pasto di tre portate per due persone. Le città svizzere spiccano ancora di più: Lugano e Zugo possono superare i 160 euro, seguite da Zurigo (128,69 euro) e Ginevra (123,33 euro).
iStockSplendida vista di Lugano
La Danimarca si posiziona al secondo posto, con circa 93,69 euro a cena per due, mentre Lussemburgo si attesta intorno ai 90 euro. La Norvegia completa il podio dei paesi più costosi con 89,86 euro, seguita da Paesi come Paesi Bassi, Irlanda, Finlandia e Belgio con 80 euro circa. Capitali e grandi città tendono a innalzare ulteriormente la spesa media, rendendo chiaro che viaggiare in Nord Europa richiede un budget generoso se si vuole gustare la cucina locale seduti a un tavolo.
Le città italiane, invece, pur non essendo tra le mete più economiche per la gastronomia, offrono un’esperienza culinaria di alto livello senza spingersi ai prezzi delle capitali nordiche. Con una media di circa 70 euro per una cena di due persone in ristorante di fascia media, città come Roma, Milano, Firenze o Venezia permettono di assaporare la cucina locale tra piatti tradizionali e innovazioni gastronomiche.
iStockUna pizza italiana per le strade di Venezia
Dove costa meno mangiare fuori
Sul fronte opposto della mappa europea troviamo Paesi dove il costo di un pasto fuori è sorprendentemente contenuto. Il Kosovo guida la classifica con una media di soli 20 euro per una cena completa per due. Subito dopo troviamo Macedonia del Nord (24,38 euro), Moldavia (30,32 euro), Bosnia ed Erzegovina (30,75 euro) e Serbia (38,34 euro).
Se si considera anche il contesto urbano, alcune città offrono una notevole convenienza per chi desidera sperimentare la gastronomia locale senza spese eccessive. Skopje, capitale della Macedonia del Nord, offre un pasto per due a circa 29,25 euro, mentre Sarajevo si attesta sui 33,31 euro. In Polonia, città come Cracovia e Danzica si posizionano intorno ai 47 euro.
iStockSkopje, il vecchio ponte di pietra
Per chi cerca il giusto equilibrio tra esperienze culinarie e costi contenuti, i Paesi dell’Europa sud-orientale rappresentano una scelta strategica: prezzi bassi e cucina varia, senza sacrificare la qualità del pasto. Anche in questa fascia, Paesi come Albania (41,49 euro), Romania (41,26 euro) e Bulgaria (40,91 euro) permettono di godere di una cena completa senza pesare eccessivamente sul budget, rendendo la scoperta gastronomica una parte integrante del viaggio senza stress economico.
La più diffusa narrativa sul Medio Oriente tende a oscillare tra due estremi: da un lato l’immaginario ultramoderno delle metropoli verticali, dall’altro la dimensione desertica più tradizionale. Kuwait City, infatti, si colloca in una posizione diversa, più misurata e meno spettacolarizzata, ma proprio per questo interessante.
È una capitale che ha scelto di crescere senza eccessi, puntando su infrastrutture solide, investimenti culturali e un’identità urbana coerente. Il 2026 rappresenta un momento favorevole per inserirla nel proprio itinerario di viaggio, soprattutto grazie al nuovo collegamento diretto con l’Italia. Ma al di là della novità logistica, Kuwait City offre un’esperienza che merita di essere analizzata con attenzione: un equilibrio tra modernità, tradizione e strategia culturale che oggi racconta molto del presente del Golfo.
Nuovo collegamento diretto a Kuwait City
Dal 20 maggio 2026, Jazeera Airways inaugura il volo diretto tra l’aeroporto di Milano-Bergamo (BGY) e Kuwait City. La rotta sarà operativa tre volte a settimana (lunedì, mercoledì e venerdì) con Airbus A320neo, ampliando a 43 i Paesi collegati dallo scalo lombardo.
iStockLe Kuwait Towers al tramonto
Si tratta di un passaggio strategico sotto diversi profili. In primo luogo, semplifica l’accesso a una destinazione che finora richiedeva spesso uno scalo intermedio in altri hub del Golfo. Ridurre i tempi di viaggio e la complessità delle coincidenze modifica la percezione stessa della meta: Kuwait City diventa più immediata, più pianificabile, più competitiva. In secondo luogo, il nuovo collegamento rafforza le relazioni economiche e culturali tra Europa e Medio Oriente. Il Kuwait è un Paese con un alto potere d’acquisto e una crescente apertura verso l’interscambio culturale e commerciale.
Per il viaggiatore, il volo diretto rappresenta dunque la possibilità di esplorare una capitale ancora poco inflazionata dal turismo di massa. In un contesto globale in cui molte città turistiche soffrono di overtourism, Kuwait City offre un’alternativa meno caotica e congestionata, mantenendo però standard elevati in termini di servizi e sicurezza.
Eventi da non perdere a Kuwait City nel 2026
Il calendario culturale della capitale kuwaitiana è uno degli elementi più interessanti per chi pianifica un viaggio nel 2026. Negli ultimi anni il Paese ha investito in modo consistente nelle arti performative e nella programmazione internazionale, con l’obiettivo di consolidare la propria posizione nel panorama culturale del Golfo.
Il fulcro di questa strategia è il Sheikh Jaber Al-Ahmad Cultural Centre, un complesso architettonico contemporaneo che ospita stagioni teatrali, concerti sinfonici, festival di danza e rassegne multidisciplinari. Il 2026 si preannuncia infatti come un anno di consolidamento per le produzioni internazionali e per le collaborazioni con istituzioni artistiche straniere.
Tra gli appuntamenti più rilevanti in ambito lifestyle e business figura invece la Kuwait Fashion & Beauty Expo 2026, esposizione dedicata a moda, cosmetica, skincare e nuove tendenze del settore. L’evento richiama designer, brand regionali e operatori internazionali, posizionando la città come hub emergente per l’industria beauty nel Golfo.
Accanto alla programmazione contemporanea, non mancano momenti di forte identità nazionale. Le celebrazioni della Festa Nazionale del Kuwait, che si svolgono a febbraio, trasformano la città e le Kuwait Towers, simbolo urbano affacciato sul Golfo Persico, diventano in queste occasioni uno dei punti focali delle celebrazioni.
iStockLa Grand Mosque di Kuwait City
Sul piano religioso e culturale, la Grand Mosque rappresenta un luogo di estrema rilevanza. Oltre alla funzione spirituale, offre visite guidate che permettono di comprendere l’architettura islamica e il significato simbolico degli spazi. Infine, il Souq Al-Mubarakiya consente di entrare in contatto con la dimensione più tradizionale della città. Il mercato storico, con le sue botteghe di spezie, tessuti e artigianato, offre un’esperienza che racconta le radici mercantili del Kuwait. Nei mesi più freschi, tra autunno e primavera, l’area ospita anche eventi gastronomici e iniziative culturali che animano il centro storico.
C’è un momento, ogni anno, in cui l’Europa smette di essere solo una mappa e diventa una promessa di sole, sabbia e giornate passate in riva al mare. È quando arrivano i Travellers’ Choice Best of the Best, i riconoscimenti che premiano l’eccellenza assoluta nel mondo dei viaggi sulla base di milioni di recensioni raccolte in dodici mesi. Meno dell’1% degli 8 milioni di profili su Tripadvisor riesce a entrare in questa élite: numeri che raccontano un filtro severissimo, dove sopravvivono solo le destinazioni che hanno fatto davvero battere il cuore ai viaggiatori.
Nel 2026, l’Europa domina la scena con spiagge che sembrano uscite da un’opera iperrealista: sabbie rosa, lagune cristalline, dune che si muovono come onde immobili. Ma non si tratta solo di immagini da cartoline, bensì di esperienze, di tramonti che fanno restare in spiaggia un’ora in più, di scogliere rosse che sembrano dipinte a mano.
Le spiagge europee più belle del 2026
Al primo posto in Europa troviamo Elafonissi Beach, a Creta: caratterizzata dalla celebre sabbia dalle sfumature rosate e da acque turchesi estremamente limpide, è una delle mete balneari più riconoscibili del Mediterraneo. Le lagune poco profonde, inoltre, la rendono adatta anche alle famiglie, mentre le aree più aperte sono ideali per nuoto e snorkeling.
iStockElafonissi, spiaggia rosa che sembra surreale
Sempre a Creta, la seconda posizione è occupata da Balos Lagoon. La laguna si distingue per fondali bassi, sabbia chiara e un paesaggio naturale di grande impatto scenografico. L’accessibilità e le acque calme la rendono particolarmente apprezzata dalle famiglie, pur mantenendo un’atmosfera che conserva tratti di autenticità.
Il Portogallo entra in classifica con Praia da Falésia, nell’Algarve. Qui il tratto distintivo è rappresentato dalle imponenti scogliere color ocra che contrastano con l’azzurro dell’oceano e l’ampio arenile e i sentieri panoramici lungo le falesie propongono esperienze diverse, tra relax balneare e passeggiate naturalistiche.
iStockTutta la meraviglia di Praia da Falésia
Dalle dune di Playa de Maspalomas alle distese selvagge di Playa de Cofete, fino a Omaha Beach, luogo simbolo dello sbarco in Normandia: le spiagge europee – tra le più belle al mondo – offrono esperienze molto diverse, capaci di unire natura, memoria e identità territoriale.
iStockLe splendide Dune di Maspalomas a Gran Canaria
Le spiagge italiane in classifica
L’Italia conferma la propria centralità nel panorama balneare europeo con quattro presenze nella top 20.
Al quarto posto si colloca Spiaggia La Pelosa, nota per le acque basse e straordinariamente limpide. La conformazione del fondale, che degrada lentamente, la rende particolarmente adatta alle famiglie. L’elevata notorietà comporta un’alta affluenza nei mesi estivi, motivo per cui è consigliabile pianificare l’accesso con anticipo.
iStockLa splendida spiaggia La Pelosa
All’ottava posizione, invece, ci spostiamo in Sicilia fino alla Spiaggia dei Conigli, frequentemente indicata tra le spiagge più belle del mondo. Oltre alla qualità dell’acqua e alla finezza della sabbia, l’area è importante dal punto di vista ambientale, essendo sito di nidificazione della tartaruga Caretta caretta.
iStockLa Spiaggia dei Conigli in Sicilia
Undicesimo posto per Spiaggia La Cinta di San Teodoro (Sardegna), lunga distesa sabbiosa affacciata su un mare turchese, apprezzata sia per il relax sia per le attività sportive, tra cui kitesurf e snorkeling.
iStockPanorama dalla spiaggia La Cinta, San Teodoro
Al 17esimo posto, sempre in Sardegna spicca Cala Mariolu, celebre per i ciottoli chiari e per l’acqua particolarmente trasparente. L’area è rinomata per la qualità dei fondali e per la ricchezza della vita marina, elementi che la rendono una delle destinazioni più apprezzate per snorkeling e immersioni nel Mediterraneo.
iStockLa splendida Cala Mariolu
Un elemento accomuna le spiagge italiane presenti in classifica: l’equilibrio tra valorizzazione turistica e tutela ambientale. Si tratta di contesti naturali di alto pregio, la cui conservazione è strettamente legata a una gestione attenta dei flussi e dei servizi in un periodo in cui l’overtourism è sempre dietro l’angolo.
La classifica completa
1. Elafonissi Beach
2. Balos Lagoon
3. Praia da Falésia
4. Spiaggia La Pelosa
5. Falassarna Beach
6. Platja de Muro
7. Paleokastritsa Beach
8. Spiaggia dei Conigli
9. Playa de Maspalomas
10. Plage de Palombaggia
11. Spiaggia La Cinta
12. Fig Tree Bay Beach
13. Horsey Beach
14. Playa de Cofete
15. Cala Comte
16. Tsambika Beach
17. Cala Mariolu
18. Omaha Beach
19. Bamburgh Beach
Tra mare, profumi mediterranei e panorami spettacolari, l’Isola d’Elba torna a far parlare di sé già prima della bella stagione e invita i camminatori a riscoprire i suoi tesori naturali con le escursioni guidate lungo la Via dell’Essenza. Non solo mare insomma: il percorso, lungo circa 67 km e sviluppato attorno al massiccio del Monte Capanne, unisce natura, cultura e paesaggio, trasformando il trekking in un’esperienza sensoriale completa.
Il progetto, promosso dal Parco Nazionale Arcipelago Toscano insieme alla Fondazione Acqua dell’Elba, punta a valorizzare il territorio isolano in modo sostenibile e responsabile, offrendo agli appassionati camminatori percorsi gratuiti su prenotazione durante i mesi meno turistici.
La Via dell’Essenza, tra natura e cultura
Il progetto della Via dell’Essenza permette di scoprire l’Elba attraverso la macchia mediterranea e le sue essenze spontanee: erica, ginepro, lentisco, cisto, leccio, rosmarino, lavanda e mirto diventano le guide di ogni tappa e inebriano i partecipanti al trekking. I camminatori, infatti, non solo ammirano il paesaggio, ma lo respirano: l’azzurro del mare, il verde intenso dei boschi, il grigio delle rocce granitiche e l’ocra dei sentieri antichi, insieme ai profumi balsamici e resinosi, creano un’esperienza immersiva unica.
iStockPanorama sui sentieri dell’Isola d’Elba
Il percorso è accessibile a diversi livelli di difficoltà, con itinerari più impegnativi per escursionisti esperti e anelli panoramici più leggeri per chi invece cerca e predilige un’esperienza più soft nel cuore dell’isola della Toscana. In alcune date, grazie alla collaborazione con Autolinee Toscane, è disponibile persino un servizio navetta gratuito per il rientro ai punti di partenza, fattore che contribuisce a promuovere una mobilità sostenibile e responsabile.
Eventi principali de La Via dell’Essenza
Come già accennato, il percorso di trekking, che abbraccia il massiccio del Monte Capanne, propone escursioni guidate capaci di unire paesaggio, storia e profumi della macchia mediterranea.
Ph. MarcheseLa via dei cisti, tratto Fetovaia-Seccheto
Si comincia il 21 febbraio con la Via dell’Erica, da Sant’Andrea a Colle d’Orano: quattro ore e mezza di cammino tra muretti a secco, corbezzoli e lecci, con scorci sul mare che si aprono verso Corsica e Capraia, fino al faro di Punta Polveraia e alla piccola spiaggetta di Patresi e Cala delle Buche. Al termine, un comodo bus AT dedicato riporta i partecipanti al punto di partenza.
Si prosegue il 28 marzo con la Via dei Ginepri, da Seccheto a Marina di Campo: sei ore di escursione impegnativa che conducono attraverso sentieri costieri, antichi terrazzamenti coltivati e boschi rigogliosi, regalando scorci panoramici sul mare e momenti di totale immersione nella natura.
L’11 aprile, l’attenzione si sposta invece sulla Via dei Cisti, un anello trekking tra Fetovaia e Seccheto, dove ginestre e mirti accompagnano il cammino fino alla zona della Sughera, regalando viste spettacolari sul golfo e sul paesaggio circostante.
Dopo la pausa estiva, a settembre si risale lungo la Via dei Lecci, partendo da Lacona fino alla Serra del Pero e ritorno: quattro ore di esplorazione immersi nelle leccete e nella cultura mediterranea, con approfondimenti sulla storia naturale dell’isola e sulle tradizioni locali.
Il 3 ottobre, invece, è la volta della Via dei Lentischi, da Marciana Marina a Sant’Andrea: cinque ore tra mulattiere, villaggi costieri e panorami mozzafiato, tra macchia mediterranea e boschi. Infine, il 17 ottobre, l’itinerario si chiude con l’anello sulla Via dei Rosmarini, da La Foce a Fonza e ritorno: un percorso più semplice, di circa tre ore, pianeggiante e immerso nei profumi dei rosmarini, che regala vedute incantevoli sul golfo di Marina di Campo.
Ogni escursione è gratuita, ma richiede prenotazione e solo alcune tappe includono il rientro con bus dedicato. Per maggiori info è consigliabile consultare il sito ufficiale.
Nel 2026 e nel 2027 il mondo potrà assistere a ben due eclissi solari, ma non tutti i luoghi sono uno spot perfetto per godersi lo spettacolo. Il 12 agosto 2026, però, la Penisola Iberica diventerà il centro del mondo: in quella data, una eclissi solare totale attraverserà il nord della Spagna e una piccola porzione del Portogallo, regalando uno degli spettacoli astronomici più attesi degli ultimi decenni.
Perché scegliere la Spagna
La traiettoria dell’eclissi solare di agosto 2026 attraverserà alcune delle regioni più affascinanti della Spagna. Il fenomeno inizierà in Galizia, proseguirà attraverso Asturie, León e Castiglia e León, per poi dirigersi verso il Mediterraneo. In alcune aree del nord, la totalità potrà durare fino a circa 1 minuto e 40 secondi: un tempo più che sufficiente per vivere l’esperienza nella sua pienezza.
iStockUn villaggio di pescatori nelle Asturie
Dal punto di vista pratico, la Spagna offre un mix di viaggio difficilmente replicabile: infrastrutture solide, aeroporti ben collegati con il resto d’Europa, una ricettività diffusa tra hotel boutique, agriturismi e grandi strutture, oltre a un clima generalmente favorevole ad agosto, soprattutto lungo la costa settentrionale.
Le autorità turistiche spagnole hanno già inserito l’eclissi tra gli eventi chiave del 2026, promuovendo pacchetti dedicati, aree di osservazione sicure e iniziative divulgative. Molte città stanno preparando festival tematici, eventi culturali e percorsi guidati che intrecciano scienza, tradizione e gastronomia locale. L’eclissi diventa così il fulcro di un viaggio più ampio, capace di unire contemplazione astronomica e scoperta del territorio.
Dove vedere l’eclissi in Spagna
Tra le mete più promettenti in Spagna, per assistere alla prima delle due grandi eclissi solari che ci aspettano (come l’altra nel 2027), spiccano città affacciate sull’Atlantico come Gijón e Oviedo, che uniscono paesaggi verdi, scogliere spettacolari e una tradizione gastronomica di grande carattere. Anche Santander si prepara a diventare uno dei punti di osservazione privilegiati, grazie alla sua posizione costiera e agli ampi spazi aperti.
iStockPiazza della Costituzione a Oviedo, nelle Asturie
La Galizia, con i suoi fari affacciati sull’oceano e i borghi marinari, offre scenari suggestivi dove assistere al progressivo spegnersi del Sole sopra l’Atlantico. Nelle aree interne di Castiglia e León, invece, la vastità degli altopiani garantisce cieli ampi e meno inquinamento luminoso, condizione ideale per un’osservazione nitida.
iStockIl faro di La Coruña, in Galizia
Anche il Portogallo nord-orientale sarà toccato dalla totalità, mentre città come Lisbona e Porto vedranno un’eclissi parziale. Tuttavia, è la Spagna a concentrare la porzione più ampia e scenografica del fenomeno, rendendola la scelta strategica per chi desidera vivere l’evento nella sua massima intensità.
Per i Paesi interessati, dunque, l’eclissi del 2026 non è soltanto un appuntamento astronomico: è un acceleratore di turismo, praticamente un volano economico. Hotel, ristoranti e operatori locali si stanno preparando a un’affluenza straordinaria, con prenotazioni che iniziano già a muoversi con largo anticipo e persino le grandi navi da crociera non hanno tardato a ingegnarsi con pacchetti che prevedano il passaggio dai punti privilegiati per la data di agosto 2026.
Forse in molti non lo immaginerebbero mai, ma tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, il nord del Negev cambia volto e Israele profuma di fiori. Dove lo sguardo è abituato a inseguire orizzonti sabbiosi e tonalità ocra, a febbraio infatti si apre un sipario inatteso: distese di anemoni rossi ricoprono campi e radure tra il fiume Shikma e il fiume Besor, creando paesaggi di tappeti cremisi che sembrano quasi irreali.
È in questo scenario che prende vita il Darom Balev Festival, che nel 2026 celebra il suo ventesimo anniversario. In programma fino al 28 febbraio, il festival israeliano è diventato nel tempo un appuntamento identitario, capace di trasformare la fioritura in un racconto collettivo fatto di natura e scoperta del territorio.
Il Negev settentrionale, in queste settimane, si presenta dunque al viaggiatore come una destinazione sorprendente e diversa dal resto dell’anno: non solo per la potenza visiva dei campi in fiore, ma per l’atmosfera di festa e tradizioni che si respira tra vigneti, fattorie e kibbutz.
Gli anemoni del Negev e il Darom Balev Festival 2026
Campi in fiore, foreste, vigneti e siti culturali si aprono al pubblico con visite guidate, mercati agricoli, esperienze di auto-raccolta e degustazioni di cucina regionale. I kibbutz della zona accolgono i visitatori restituendo uno sguardo autentico sulla vita comunitaria del sud di Israele, mentre cantine locali e birrifici artigianali animano le giornate con assaggi e momenti conviviali. Questa è la cornice in cui si inserisce la splendida fioritura del Negev in Israele.
Ph. Eyal BribramGli anemoni rossi del Negev
Tra gli appuntamenti più attesi del Darom Balev Festival figura la tradizionale Marcia degli Anemoni organizzata dal KKL-JNF, con partenza dal Kibbutz Dorot. Due i percorsi proposti quest’anno: uno di 3,5 chilometri, pensato per le famiglie, e uno di 5 chilometri con un itinerario più esteso tra campi in fiore e paesaggi aperti. La marcia, svoltasi lo scorso 13 febbraio, ha confermato la forte partecipazione di pubblico, attratto dall’idea di vivere la fioritura camminando nel cuore del deserto. Ma gli eventi non finiscono qui.
Gli altri eventi del festival e la Corsa degli Anemoni
Il 20 febbraio 2026 sarà il momento della 12ª Corsa degli Anemoni, in programma nel Parco Sharsheret, nell’area del fiume Grar. Tre i percorsi competitivi (10 km, 5 km e 2,5 km) che si snodano tra foreste antiche, sorgenti naturali e distese di anemoni dal colore rosso acceso. Un evento che unisce sport e paesaggio, attirando runner e appassionati di outdoor in cerca di scenari fuori dall’ordinario.
Ph. Eyal BribramSguardo sulle distese di fiori del Negev
Accanto agli eventi sportivi, il festival invita anche a rallentare e prendersi un attimo per ammirare il paesaggio in cui la manifestazione si svolge: aree picnic immerse nei campi fioriti, coffee cart disseminati lungo i percorsi, mercati locali dove acquistare prodotti del territorio per offrire al turista un’esperienza stagionale completa, capace di avvicinare i visitatori alla natura e alle comunità locali, restituendo un’immagine del Negev diversa da quella più conosciuta.
A vent’anni dalla sua nascita, il Darom Balev Festival si conferma dunque non solo come celebrazione della fioritura degli anemoni, ma come racconto tangibile di un territorio che, ogni anno, sceglie di mostrarsi nel suo momento più poetico, quello in cui l’inverno pian piano lascia il palcoscenico alla primavera.
Nel silenzio del deserto, il rosso degli anemoni diventa un invito al viaggio e alla scoperta di un Israele sorprendente, dove anche il paesaggio più arido può trasformarsi in pura meraviglia.
In Sardegna il Carnevale non è solo una festa di piazza, ma un evento che ancora oggi si riconnette a un tempo sospeso e che affonda le radici in rituali antichissimi che scandiscono l’inverno dell’isola con una forza identitaria sbalorditiva. Tutto inizia quando si spengono gli spettacolari falò in onore di Sant’Antonio Abate e di San Sebastiano, tra il 16 e il 20 gennaio: è in quel momento che le prime maschere tradizionali fanno la loro comparsa e che Su Carrasegare prende ufficialmente vita. Da lì in avanti, fino al Mercoledì delle Ceneri (che quest’anno cadrà il 18 febbraio) la Sardegna si trasforma in un mosaico di celebrazioni diverse davvero affascinanti.
Date del Carnevale in Sardegna 2026
Il cuore delle celebrazioni del 2026 è concentrato fino al 17 febbraio, con il Martedì Grasso. Tuttavia, il calendario del Carnevale sardo non si limita a una singola giornata: in molti centri gli eventi si distribuiscono lungo più settimane, alternando uscite rituali delle maschere, sfilate, corse equestri e feste popolari.
Getty ImagesCarnevale a cavallo alla Sartiglia di Oristano
A Oristano, la celebre Sartiglia si terrà come da tradizione la Domenica di Carnevale (15 febbraio 2026) e il Martedì Grasso, mentre nei paesi della Barbagia (Mamoiada, Ottana, Orotelli, Fonni) le sfilate principali animeranno le domeniche centrali e il giorno clou del 17 febbraio. La chiusura più suggestiva resta quella di Ovodda, dove il Mercoledì delle Ceneri diventa un rito collettivo intenso e profondamente simbolico.
Getty ImagesI Mamuthones di Mamoiada
Eventi del Carnevale in Sardegna 2026
Nel cuore dell’isola, tra le comunità della Barbagia, le maschere de su connottu riportano in scena un universo agropastorale fatto di gesti arcaici e suoni ipnotici. A Mamoiada, i Mamuthones avanzano con passo cadenzato sotto il peso dei campanacci, mentre gli Issohadores, con il corpetto rosso e la maschera bianca, catturano simbolicamente spettatori e figure animalesche con la loro fune.
A Ottana, le maschere cornute dei Boes e dei Merdules mettono in scena il rapporto primordiale tra uomo e animale, mentre a Orotelli i Thurpos, avvolti in cappotti di orbace nero e con il volto annerito dalla fuliggine dei falò, evocano antichi legami di subordinazione e lavoro. A Fonni e nei centri di Ula Tirso e Samugheo, invece, la figura de s’Urzu si intreccia con il rito di A Maimone, legato a una divinità protosarda.
Getty ImagesI Thurpos del Carnevale in Sardegna
Accanto alle maschere, la Sardegna celebra il cavallo come fulcro della vita tradizionale. La Sartiglia di Oristano è l’evento più celebre: lungo via Duomo, i cavalieri guidati da su componidori si lanciano al galoppo tentando di infilzare con la spada una stella sospesa, gesto augurale per il raccolto. Non meno spettacolari sono la Carrela ‘e Nanti di Santu Lussurgiu, le Pariglie di Bonorva nel Meilogu e le pentolacce a cavallo di Benetutti e Oniferi.
Sul versante allegorico, il Carrasciali di Tempio Pausania offre carri scenografici e cortei colorati, mentre a Bosa, in Planargia, il martedì grasso alterna il lamento rituale di s’Attiddu alla ricerca serale di Giolzi. Ovunque, la festa è accompagnata da sapori autentici: fave e lardo, pistiddu, coccone, zeppole e vino rosso.
Quanto costano gli eventi e come acquistare i biglietti
Molte celebrazioni tradizionali, in particolare le sfilate delle maschere nei paesi dell’interno, sono gratuite e si svolgono nelle vie del centro storico. La Sartiglia di Oristano, invece, prevede tribune a pagamento lungo il percorso della corsa alla stella e durante le pariglie: i prezzi variano generalmente tra i 20 e i 40 euro a seconda della posizione, con vendita attraverso i canali ufficiali della Fondazione Sartiglia e punti autorizzati. Per gli eventi più richiesti, soprattutto nel fine settimana centrale, è consigliabile comunque prenotare con anticipo.
Per vivere il Carnevale 2026 in Sardegna la soluzione più pratica è volare sugli aeroporti di Cagliari, Olbia o Alghero, collegati con numerose città italiane. In alternativa, i traghetti da Civitavecchia, Livorno, Genova e Napoli consentono di arrivare con il proprio veicolo, opzione particolarmente utile per chi desidera seguire più tappe. Molti dei carnevali dell’isola più suggestivi si trovano infatti nell’entroterra, tra altipiani e colline lontane dalle rotte più turistiche e richiedono spostamenti in auto.