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Aujourd’hui — 16 mars 2026SiViaggia

Esplorando Fuvahmulah: l’atollo solitario delle Maldive tra vulcani sommersi e segreti marini

16 mars 2026 à 17:30

Avete presente le Maldive? Spiagge chiare, mare limpido e relax a 360 gradi? Ecco, in molti pensano che siano solo quelli appena citati i volti di questo Paese tropicale. Ma la verità, per fortuna, è che esistono anche altri affascinanti aspetti che, in molti casi, sono poco noti ai turisti. E a dimostrare quanto appena detto è Fuvahmulah, atollo composto da una sola isola, un corpo compatto di terra lungo circa 4 chilometri e mezzo e largo poco più di uno, adagiato appena sotto la linea dell’equatore.

Una scheggia di roccia e palme che si distingue dalle sorelle geografiche per un isolamento genetico evidente, in cui non ci sono anelli di sabbia che cingono lagune color smeraldo e nemmeno resort su isolotti minuscoli. Da queste parti, infatti, le onde arrivano dirette, il blu comincia a pochi metri dalla riva e le grandi specie pelagiche transitano vicino alle scogliere. L’UNESCO l’ha persino riconosciuta come Riserva della Biosfera per la concentrazione di zone umide, mangrovie e bacini lacustri di acqua dolce, una rarità assoluta nell’arcipelago.

E non è assolutamente finita qui, perché questo lembo di terra emersa è noto tra chi adora fare immersioni: nelle sue acque sono stati identificati più di 300 esemplari di squali tigre. Ma ridurre Fuvahmulah a una questione di pinne e bombole sarebbe un errore. Sotto la superficie, infatti, si intrecciano secoli di storia, conversioni religiose, epidemie e rinascite.

Cosa vedere a Fuvahmulah

Vi sveliamo subito un segreto che, in genere, sbalordisce i suoi visitatori: a Fuvahmulah scorre tantissima acqua dolce. In un arcipelago noto per il mare, qui si incontrano laghi interni circondati da vegetazione fitta. A questo si aggiungono rovine buddhiste e moschee tra le più antiche delle Maldive, testimonianze tangibili di epoche diverse che convivono a pochi minuti di distanza.

Bandaara Kilhi

Il viaggio non può che iniziare da Bandaara Kilhi, il bacino di acqua dolce più esteso dell’arcipelago maldiviano. Si trova nel settore meridionale dell’isola ed è circondato da zone umide lussureggianti. Felci, pandanus dalle radici aeree, palme da cocco e campi di taro formano una cornice verde intensa. Per i visitatori ci sono due passerelle in legno che conducono verso piattaforme panoramiche affacciate sull’acqua scura.

Tra i canneti si avvistano gallinelle d’acqua e altre specie di uccelli acquatici, mentre nel lago vivono tilapie e pesci latte. Sul lato nord-orientale si trova Kodakilhi, una conca fangosa nota per il bagno di fango minerale che, secondo gli abitanti, possiede proprietà benefiche per la pelle.

Dhadimagi Kilhi e Fuvahmulah Nature Park

Dhadimagi Kilhi rappresenta il secondo grande lago di Fuvahmulah. Attorno a esso si estende un’area protetta conosciuta come Fuvahmulah Nature Park, caratterizzata da un paesaggio che alterna prati umidi e specchi d’acqua tranquilli. Canoe e pedalò scivolano lenti sulla superficie, mentre libellule color cobalto si posano sulle foglie. Anche qui vi sono a disposizione delle passerelle sopraelevate per esplorare l’area.

Haviththa

Nel distretto di Hoadhadu, sul lato nord-orientale, emergono i resti di Haviththa, un antico stupa buddhista. La struttura emisferica, oggi in rovina, risale ad almeno 1.500 anni fa. Osservare quei resti sotto il cielo accecante dell’equatore provoca un senso di continuità storica difficile da spiegare.

Vasho Veyo

Vasho Veyo è invece una vasca circolare in pietra corallina realizzata più o meno 1.000 anni fa. I blocchi sono stati sagomati a mano e incastrati con precisione e alcuni gradini scolpiti conducono verso il fondo. Si trattava di un bagno comunitario utilizzato dagli abitanti del villaggio in epoca pre-islamica. La struttura, tra le altre cose, è tra le meglio conservate del periodo buddhista alle Maldive.

Gehmiskih

Considerata una delle moschee più antiche dell’arcipelago, Gehmiskih sorge in un complesso che comprende un pozzo comunitario, un piccolo santuario e un cimitero. Le pareti in pietra calcarea presentano incisioni che riflettono l’influenza islamica unita a motivi locali.

Kedeyre Miskih

Nel distretto di Maadhado si erge Kedeyre Miskih, costruita nel XVI secolo da Ali Adafi Kaleygefaanu dopo un’epidemia che aveva spopolato l’isola. L’edificio combina elementi maldiviani tradizionali con dettagli islamici. Recenti interventi di conservazione hanno restituito vitalità al luogo di culto, ancora utilizzato dalla comunità.

Immersioni nel blu profondo

L’assenza di barriera corallina circolare rende le immersioni diverse rispetto al resto del Paese. I siti si sviluppano lungo pareti che precipitano rapidamente verso il blu. Tiger Harbor è il punto più celebre per l’incontro con gli squali tigre, spesso a profondità modeste tra otto e 10 metri.

Oltre ai tigre si avvistano squali volpe dalla coda lunghissima, martello smerlati, pinna d’argento, pinna bianca e talvolta squali balena tra gennaio e maggio. Mante oceaniche con apertura alare fino a sette metri planano nell’acqua limpida.

Surf

Thoondu rappresenta l’unico vero beach break delle Maldive. L’onda si forma direttamente sulla battigia, favorita dall’assenza di laguna protetta. Giovani surfisti locali hanno portato questa disciplina a livelli nazionali e internazionali.

Le spiagge più belle di Fuvahmulah

Se è vero che le coste di Fuvahmulah sono piuttosto diverse dal classico immaginario degli atolli maldiviani, è altrettanto reale che sono sorprendentemente belle e dinamiche: le correnti modellano la forma delle spiagge con una velocità tale che un tratto di sabbia può apparire o sparire nel giro di una singola marea.

  • Thoondu: spiaggia iconica con piccoli ciottoli bianchi e lucidi, unici nel Paese. Quando la mareggiata aumenta, l’acqua crea un effetto vortice sulla battigia. È inoltre ideale per surf e skimboard.
  • Kulheyfe Fanno: conosciuta come Pebble Beach, si trova nella zona centro-meridionale. Presenta un ampio house reef visibile dalla riva e una distesa di sassi arrotondati.
  • Kalho Akirigando: è chiamata anche Black Stone Beach per la presenza di pietre nere che contrastano con il blu intenso dell’oceano. Le correnti risultano forti e quindi lo scenario è potente e selvaggio.
  • Feendhi Fanno: tratto più tranquillo rispetto ad altri punti dell’isola, frequentato soprattutto dagli abitanti.
Isola di Fuvahmulah, Maldive
iStock
Spiagge e colori di Fuvahmulah

Come arrivare

Fuvahmulah possiede un aeroporto nazionale collegato a Malé con voli di circa 80 minuti. Dopo l’atterraggio presso lo scalo internazionale della capitale, si prosegue dal terminal domestico verso sud attraversando l’equatore. All’arrivo si respira subito un’atmosfera diversa rispetto agli atolli più turistici.

La posizione equatoriale garantisce immersioni di alto livello durante tutto l’anno, ma senza dubbio il periodo tra gennaio e maggio aumenta le possibilità di avvistare squali balena. Per il surf, le mareggiate più consistenti si registrano con i monsoni, variabili tra maggio e ottobre.

L’affascinante Fuvahmulah resta un’isola abitata, con scuole, mercati, moschee e campi coltivati. Qui il lusso si misura in autenticità. Chi arriva con l’idea di una cartolina perfetta rimane spiazzato. Chi invece cerca un luogo con identità forte trova un frammento di Maldive che sfugge agli stereotipi.

Argentiera, il borgo minerario sul mare: uno dei paesaggi più sorprendenti della Sardegna

16 mars 2026 à 16:00

Nel territorio di Sassari, distante poco più di 40 chilometri dal capoluogo e incastonato nella regione della Nurra, c’è un luogo che non ha quasi nulla a che vedere con la tipica immagine della Sardegna. Ma forse, se proprio dobbiamo essere onesti, è persino più autentico. Parliamo di Argentiera, ex borgo minerario che si affaccia su un’acqua turchese luminosa, sulla quale si specchiano edifici industriali ormai svuotati, torri di carico, vecchie laverie e case operaie allineate sui terrazzamenti della collina.

Questo angolo insolito della regione, infatti, nasce attorno a uno dei giacimenti metalliferi più importanti del nord dell’isola. Il nome richiama l’argento presente nel minerale estratto per secoli insieme a piombo e zinco. In passato era quindi un villaggio operaio completo dei servizi essenziali, tra cui scuola, infermeria, chiesa, cinema e magazzini.

La crisi del settore minerario nel secondo dopoguerra, però, ha segnato lentamente il suo destino. La produzione era calata e i costi aumentati, per questo molti lavoratori decisero di trasferirsi altrove. La chiusura definitiva degli impianti negli Anni ’60 svuotò progressivamente la borgata, al punto che al giorno d’oggi sono davvero poche le famiglie che abitano ancora queste case.

Un paese semi-abbandonato, quindi, ma che negli ultimi anni ha avviato un percorso di recupero che ha trasformato l’antico sito industriale in uno dei complessi di archeologia mineraria più suggestivi d’Europa. L’area fa parte del Parco Geominerario della Sardegna, riconosciuto dall’UNESCO all’interno della rete mondiale dei geoparchi.

Cosa vedere ad Argentiera

Da una parte si osservano le abitazioni dei minatori, umili ma dignitose, dall’altra catturano l’attenzione le strutture direzionali e gli impianti di lavorazione. Nel mezzo strade strette che seguono le curve della collina, per poi allargarsi completamente di fronte a una spiaggia chiara accarezzata da un mare da sogno.

Laveria della miniera

Tra le strutture più sorprendenti dell’intero complesso c’è sicuramente la grande laveria costruita nel 1936. Gran parte dell’edificio è realizzata in legno pitch-pine, una scelta tecnica pensata per alleggerire l’impianto e rendere più semplice la sostituzione delle parti soggette a deterioramento.

All’interno veniva separata la parte utile del minerale dagli scarti. Donne e ragazzi lavoravano per ore tra vasche, canali e sistemi di lavaggio manuale. Attualmente lo spazio ospita una mostra permanente dedicata alla memoria mineraria, con fotografie d’archivio, lampade da galleria, picconi e utensili.

Chiesa di Santa Barbara

La piccola chiesa intitolata alla patrona dei minatori domina l’abitato dall’alto di una lunga scalinata. Costruita negli anni ’40, rappresenta uno dei punti panoramici più suggestivi dell’intero villaggio. La posizione non è affatto casuale, poiché fungeva da punto di riferimento visivo per la comunità operaia che un tempo abitava questa strada.

Gli edifici razionalisti e la casa del direttore

Accanto alle strutture industriali compaiono edifici legati all’architettura razionalista del Novecento. La palazzina della direzione è senza dubbio uno degli esempi più interessanti per via dei suoi volumi geometrici, per le finestre orizzontali e la terrazza piana: un linguaggio architettonico moderno per l’epoca.

Curiosa anche la scelta sulla collocazione, in quanto l’edificio resta riparato sotto un costone roccioso parallelo alla valle. Lo scopo di questa ubicazione era ridurre l’impatto dei venti provenienti dal mare.

Il borgo operaio

Le abitazioni dei minatori compongono il cuore del villaggio. Ci sono case a due piani costruite in pietra locale disposte su terrazzamenti che seguono l’andamento naturale della collina. Le facciate hanno volumi semplici, spesso caratterizzati da piccoli avancorpi e balconi essenziali.

Questo quartiere testimonia perfettamente l’organizzazione sociale di una company town ottocentesca: gli operai vivevano a pochi passi dagli impianti produttivi, mentre tecnici e dirigenti occupavano edifici più isolati e panoramici.

Cala dell’Argentiera

E poi un capolavoro: Cala dell’Argentiera, la spiaggia principale della località che si spalanca proprio ai piedi del borgo. Dalla forma semicircolare e divisa in due settori da una piccola scogliera, sfoggia sabbia con una tonalità tra il grigio e l’ambra chiara, risultato anche della presenza di residui minerari accumulati durante decenni di lavorazione.

Il fondale digrada lentamente vicino alla riva, mentre più al largo emergono tavolati rocciosi e piccoli anfratti che attirano appassionati di snorkeling. La vista della laveria e degli edifici industriali alle spalle rende questo tratto di costa davvero unico nel panorama sardo.

Cala dell'Argentiera, Sardegna
iStock
La meravigliosa Cala dell’Argentiera

Cosa fare ad Argentiera

Il fascino irresistibile di Argentiera nasce dall’equilibrio sorprendente tra storia industriale e paesaggio naturale. Le possibilità per chi decide di trascorrere qui qualche ora sono molteplici, spaziando dal relax balneare all’esplorazione storica.

  • Seguire il percorso del museo Open MAR: itinerario artistico che collega edifici storici, piazza centrale e vecchi impianti minerari in cui sono presenti installazioni visive realizzate da artisti contemporanei con fotografie, grafica urbana e animazioni digitali visibili tramite smartphone;
  • Raggiungere Porto Palmas: una strada sterrata conduce verso sud fino a una baia a mezzaluna di sabbia chiarissima incastonata tra scogli scuri. L’insenatura offre un contrasto cromatico spettacolare tra acqua limpida e rocce basaltiche;
  • Esplorare la costa della Nurra: verso nord la strada costiera corre parallela alle falesie per alcuni chilometri. Il paesaggio assume tratti quasi lunari con superfici rocciose levigate da vento e mare. Piccole calette compaiono all’improvviso tra le pareti costiere e sono una più bella dell’altra;
  • Snorkeling nella cala principale: tavolati rocciosi e cavità naturali formano un ambiente ricco di vita marina, con pesci costieri, alghe e piccoli crostacei a popolare le acque limpide;
  • Partecipare agli eventi estivi: a fine luglio la piazza del borgo ospita un festival letterario che trasforma il villaggio silenzioso in un piccolo centro culturale affacciato sul mare.

Come arrivare

Argentiera si trova nella parte nord-occidentale della Sardegna, all’interno del territorio comunale di Sassari. Il collegamento stradale principale parte dalla città seguendo la strada statale 291 in direzione di Alghero. Dopo alcuni chilometri compare una deviazione grazie a cui arrivare sulla provinciale 18 che attraversa le colline della Nurra.

Il percorso termina nella piazza centrale del villaggio affacciato sulla cala. L’aeroporto più vicino è quello di Alghero-Fertilia, distante circa 40 minuti di auto. Da qui Argentiera rappresenta uno scostamento sorprendente rispetto agli itinerari turistici più frequentati della costa.

Chi arriva trova un paesaggio fuori dal tempo, dove case di minatori, torri industriali e mare limpido convivono nello stesso scenario.

Voli per Londra da 25 euro: tre mete per scoprire il fascino della campagna inglese con Vueling

Par : elenausai10
16 mars 2026 à 15:00

Londra è una città inarrestabile che accoglie con il suo caos magnetico, le luci al neon dei locali più trendy di Soho e una scena gastronomica in continua evoluzione. Eppure, per quanto si possa amare l’energia travolgente della capitale, arriva sempre il momento in cui compare il desiderio di scoprire anche le mete nei dintorni. Un aspetto al quale hanno contribuito anche film e serie tv, tra cui l’ultima stagione di Bridgerton.

Se state cercando un’occasione per rigenerarvi senza dover pianificare lunghi e costosi weekend, questo è il momento perfetto. Grazie alla nuova promozione lanciata da Vueling, è possibile prenotare voli per la capitale britannica con tariffe a partire da 25 euro. L’offerta è valida per acquisti effettuati tra il 16 e il 22 marzo 2026 per volare nel periodo compreso tra il 1 aprile e il 30 giugno 2026. Un’opportunità imperdibile per regalarsi una giornata diversa, all’insegna di atmosfere romantiche e scorci cinematografici.

L’Inghilterra georgiana di Stamford

Stamford è spesso definita la più bella città in pietra d’Inghilterra. Raggiungibile in treno in circa un’ora e mezza da King’s Cross (con un rapido cambio a Peterborough), qui potrete passeggiare per le sue strade immergendovi in un paesaggio urbano rimasto pressoché intatto dal XVIII secolo, un vero set a cielo aperto tra edifici in pietra calcarea e antiche chiese medievali.

Poco distante dal centro si trova la sontuosa Burghley House, una delle residenze elisabettiane più spettacolari del Paese, tanto da essere stata utilizzata come location nel film Frankestein di Benicio del Toro, premiato agli Oscar. Se avete amato il film, questa è sicuramente una tappa da inserire nel vostro itinerario!

Sulle tracce di Bridgerton nel Surrey

Se il desiderio è quello di scambiare il traffico di Londra con la quiete della campagna, il Surrey è la risposta più immediata, grazie a treni frequenti che in circa 40 minuti partono dalla stazione di Waterloo. Questa contea è diventata il cuore pulsante delle riprese di Bridgerton, tra lo sfarzo di Hampton Court Palace, il maestoso palazzo Tudor scelto per rappresentare i ricevimenti della corte reale tra giardini sconfinati e cortili in mattoni rossi, e la romantica quiete di Loseley Park.

Quest’ultima è una vasta tenuta privata che ospita una dimora elisabettiana del XVI secolo. Passeggiando tra la Great Hall e i suoi arredi storici, si percepisce quell’atmosfera raccolta che ha già conquistato produzioni come la serie Netflix The Crown e il film La Favorita.

Hampton Court Palace, location di Bridgerton 4
iStock
Hampton Court Palace, tra le location di Bridgerton 4

Tra i segreti medievali di Canterbury

Il profilo della Cattedrale di Canterbury annuncia l’arrivo in una delle città più famose del Regno Unito, situata a solo un’ora di treno da St. Pancras.

Questa meta attira visitatori da oltre mille anni, da quando il drammatico assassinio di Thomas Becket nel 1170 la trasformò in un centro fondamentale per l’Europa intera. È anche un luogo dove la letteratura prende vita perché qui Geoffrey Chaucer ambientò i suoi celebri “I racconti di Canterbury”, rendendo immortali i viaggi dei pellegrini medievali. Imperdibili sono i Westgate Gardens, un gioiello botanico dove il fiume Stour scorre placido costeggiando le antiche mura medievali, tra aiuole curate e alberi secolari.

Oggi, perdendosi tra le vie acciottolate del centro, è possibile scovare altri angoli di quiete come il giardino del pub The Dolphin o cenare all’interno di The Pound, un ristorante unico ricavato nella più grande porta medievale sopravvissuta in Inghilterra.

Mare o montagna? Il Times incorona due mete italiane tra le migliori dell’estate 2026

Par : elenausai10
16 mars 2026 à 13:35

L’estate 2026 segna il ritorno del viaggio sensoriale, quello che rifugge le destinazioni più famose per cercare la consistenza leggera del lino sulla pelle o il profumo resinoso dei boschi senza la calca tipica dell’alta stagione. Il segreto per vivere una vacanza diversa risiede nella capacità di scovare l’alternativa preziosa e, in Italia, le possibilità per trovarla sono davvero tante. Il Times, per esempio, ha incoronato due mete italiane tra le migliori da raggiungere durante i mesi più caldi, dando spazio sia al mare che alla montagna.

La bussola del quotidiano inglese punta verso territori che hanno saputo restare fedeli a se stessi, sia che si scelga la costa salernitana, sia che si preferisca l’abbraccio fresco delle vette alpine.

Il ritmo rilassato del Cilento

Mentre la vicina Costiera Amalfitana brilla per la sua mondanità, il Cilento si svela come un’oasi di ritmi dilatati. Questa vasta area nel cuore della Campania è un mosaico di borghi, vette montuose e oltre cento chilometri di litorale che si specchiano in acque color smeraldo.

L’eredità della Magna Grecia vive a Paestum, dove si trovano i tre templi dorici meglio conservati al mondo. Ma la storia in Cilento si respira ovunque: dalle tracce filosofiche di Parmenide a Velia fino alla maestosità della Certosa di San Lorenzo a Padula, il monastero più grande d’Europa. Per chi cerca il contatto con la natura, le Grotte di Pertosa-Auletta offrono un viaggio suggestivo su un fiume sotterraneo, mentre lungo la costa le leggende delle sirene rivivono a Punta Licosa o tra le grotte marine di Palinuro e della costa degli Infreschi.

Freschezza e natura in Alto Adige

A chi preferisce la freschezza delle vette, il Times consiglia l’Alto Adige, descritto come una regione dove i vigneti e i cipressi si tingono di una luce dorata dal sapore mediterraneo. Qui, l’estate trasforma le piste da sci in sentieri profumati di pino, invitando a seguire la Strada del Vino fino al Lago di Caldaro. Essendo il bacino alpino più caldo della provincia, questo specchio d’acqua diventa un’oasi di pedalò e windsurf, il tutto sotto lo sguardo di Castelchiaro che domina la valle dall’alto delle sue rovine.

La montagna estiva si rivela anche un paradiso dell’outdoor con una rete infinita di percorsi per mountain bike. Per un pizzico di adrenalina in più, sopra la città termale di Merano, la stazione di Merano 2000 propone l’Alpin Bob, uno slittino su rotaia che corre tra i pascoli in fiore.

In aggiunta ai consigli del Times, noi vi suggeriamo di regalarvi un picnic a base di pani tipici croccanti, formaggi di malga e salumi locali, sapori decisi che trovano il loro equilibrio perfetto se accompagnati da un calice di Schiava, il vino rosso rubino simbolo della zona. Il brindisi ideale a una vacanza estiva perfetta.

Lago di Caldaro e vigneti dell'Alto Adige
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Il Lago di Caldaro è una tappa imperdibile in Alto Adige

Voli e treni con prezzi alle stelle per il ponte di Pasqua: quando viaggiare è un lusso

Par : losiangelica
16 mars 2026 à 12:00

Mancano ancora tre settimane alla Pasqua e chi non ha ancora comprato il biglietto aereo si trova davanti a cifre che fanno un certo effetto. Il monitoraggio condotto da Assoutenti fotografa una situazione già pesante, destinata probabilmente a peggiorare.

I prezzi sono alle stelle e la situazione torna sotto i riflettori mettendo in luce un problema che torna ciclicamente.

Le tratte più colpite dal caro voli e treni

Per volare da Genova a Catania (partenza venerdì 3 aprile, ritorno martedì 7 aprile) la tariffa minima trovata oggi è di 418 euro. Senza bagaglio in stiva né posto scelto. Una cifra altissima per spostarsi dentro i confini nazionali durante un ponte festivo che, tutto sommato, dura pochi giorni: costa il triplo rispetto ai prezzi medi per viaggiare nella settimana precedente.

Non è un caso isolato. Milano-Crotone si aggira sui 343 euro, Roma-Reggio Calabria tocca i 324. Da Milano per Reggio ne bastano, si fa per dire, 308. Verso Catania, partendo da Torino, Firenze o Ancona, si superano comunque i 320 euro.

La lista è lunga: Napoli-Olbia 310 euro, Verona-Catania 297, Milano-Brindisi 296, Milano-Catania 290. Numeri che fino a qualche anno fa sembravano fantascienza per tratte domestiche.

Chi pensa di cavarsela meglio col treno dovrà ricredersi. Un biglietto di sola andata, sempre per il 3 aprile, su un Italo da Torino a Reggio Calabria costa oggi almeno 185 euro. Da Milano, 175. Con Trenitalia si scende un po’: 120 euro da Milano a Lecce, 116 da Torino a Bari, 96 da Venezia a Lecce. Cifre comunque significative per chi magari deve moltiplicarle per due, tre, quattro persone della famiglia.

Assoutenti avverte che queste tariffe sono destinate a salire. La dinamica è nota: più si avvicina la data, più la domanda si concentra, più i prezzi salgono. I sistemi di prezzo dinamico (il dynamic pricing) delle compagnie aeree e dei gestori ferroviari funzionano esattamente così. Chi aspetta paga di più, quasi sempre.

Catania vista panoramica
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Catania è tra le mete più care di Pasqua 2026

L’effetto domino della tensione internazionale

Accanto alla crescita dei biglietti in prossimità del ponte c’è la tensione politica internazionale ad allarmare; il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso ha raccontato che la crisi in corso in Iran e la chiusura di alcuni spazi aerei ha già mostrato perdite significative per le compagnie e il timore principale è che questi costi vengano scaricati sui passeggeri attraverso un aumento del supplemento carburante. Chiaramente tutto ciò, in combo con tariffe già elevate, mostra un meccanismo già noto ai consumatori e che tipicamente scatta senza troppi preavvisi.

Ciò che emerge è che spostarsi durante le festività è diventato un lusso per pochi e non riguarda solo le famiglie che vogliono fare una vacanza, ma anche studenti fuori sede e lavoratori che vogliono tornare a casa per le feste.

Assoutenti torna, nuovamente, a chiedere interventi strutturali dopo che ha nuovamente sollevato il problema del caro-voli in più occasioni. Le compagnie si difendono rispondendo che i prezzi riflettono il meccanismo della domanda e dell’offerta e che le tariffe più economiche erano disponibili per chi ha prenotato con largo anticipo. Vero, in parte. Ma chi ha già aspettato, oggi si trova di fronte a una scelta scomoda: pagare cifre elevate o rinunciare.

Direzione sole con prezzi top grazie alla promozione flash Ryanair

Par : losiangelica
16 mars 2026 à 10:11

Chi ha voglia di un viaggetto al sole può pensare di prenotare, anche last minute, a prezzi vantaggiosi: una nuova promozione flash Ryanair è arrivata e per chi sceglie il proprio viaggio entro il 18 marzo dà modo di accedere a tantissimi sconti fino al 20% su numerose mete in Europa per partire dal 18 marzo al 31 maggio 2026.

Abbiamo scelto 3 destinazioni top dove il sole non mancherà!

Al castello di Malpaga sbocciano i tulipani, un arcobaleno floreale da raccogliere

16 mars 2026 à 07:30

Con l’arrivo della primavera tornano anche le grandi fioriture che colorano parchi e giardini storici in tutta Italia. Tra le più suggestive del 2026 c’è quella ospitata nel Castello di Malpaga, in provincia di Bergamo, dove dal 21 marzo al 12 aprile 2026 l’antico giardino del maniero si trasforma in una distesa variopinta di 200.000 tulipani appartenenti a oltre 200 varietà diverse.

L’evento “Tulipani al Castello” permette a tutti gli appassionati e curiosi di passeggiare tra i filari in fiore e raccogliere i propri tulipani preferiti con il metodo del pick and pay, vivendo un’esperienza immersiva tra natura e storia. Ma non è tutto, perché ci sono tante attività ed eventi che accompagnano i visitatori durante il periodo primaverile, che comprende le festività pasquali. L’occasione perfetta per una gita fuori porta con tutta la famiglia a pochi chilometri dalla città.

Alla scoperta di Nemi, il panoramico borgo delle fragole

15 mars 2026 à 15:00

Affacciato come un balcone naturale sulle acque scure e profonde del lago vulcanico, Nemi è uno dei borghi più affascinanti dei Castelli Romani: arroccato a oltre 500 metri di altezza conquista grazie alla bellezza del paesaggio, al clima piacevole e a tradizioni che hanno saputo resistere al tempo. Non stupisce quindi che sia tra i candidati al Borgo dei Borghi 2026, riconoscimento che celebra i paesi italiani più suggestivi e autentici, le cui votazioni sono aperte fino al 22 marzo con annuncio del vincitore la sera del 5 aprile in diretta su Rai 3.

Tra le tradizioni più celebri va subito citata la Sagra delle Fragole, uno degli eventi più amati: Nemi è, infatti, uno dei principali produttori di fragole e fragoline di bosco della zona, coltivate sulle fertili pendici che scendono verso il lago.

Ogni anno, la prima domenica di giugno, il paese si trasforma in un’esplosione di colori e profumi. Fin dal 1922 la festa richiama visitatori da tutta Italia e anima le vie con rievocazioni storiche, musica e balli folkloristici. Le strade pullulano di fiori e di bancarelle e si possono assaggiare gratuitamente le fragole appena raccolte.

Il momento più atteso è poi la sfilata delle “Fragolare”, le ragazze del borgo che indossano il costume tradizionale: la gonna rossa, il bustino nero, la camicetta bianca e la delicata mandrucella di pizzo sul capo.

Cosa vedere a Nemi

Scorcio panoramico del borgo di Nemi, Lazio
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Pittoresco scorcio panoramico del borgo di Nemi

Nel cuore verde dei Castelli Romani, Nemi si staglia su uno sperone roccioso che domina dall’alto l’omonimo lago. Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, è perfetto da visitare con calma, lasciandosi guidare dai vicoli e dai panorami che si aprono all’improvviso tra le case.

Il centro storico è compatto e accogliente: il percorso più piacevole è quello lungo il viale principale, tra botteghe artigiane e negozi dove scoprire prodotti tipici del territorio, soprattutto specialità gastronomiche legate alle celebri fragoline locali. Camminando si raggiungono svariati punti panoramici che regalano viste spettacolari sul Lago di Nemi, avvolto da boschi fitti e silenziosi.

Proseguiamo e incontriamo Palazzo Ruspoli, maestoso edificio medievale costruito per volontà dei Conti di Tuscolo, le cui mura raccontano il passato nobiliare di Nemi. Proprio di fronte al palazzo si apre una piccola piazza da cui partono i vicoli che salgono verso la parte più alta del centro storico.

Esploriamo le stradine e raggiungiamo la Chiesa di Santa Maria del Pozzo: costruita nel Cinquecento in sostituzione di una cappella più antica, conserva al suo interno opere e decorazioni che testimoniano la devozione della comunità locale.

Poco prima di entrare in paese, arrivando da Genzano, incontriamo invece il Santuario del Santissimo Crocifisso, edificato nel 1637 per volere del marchese Mario Frangipane. A pochi passi, ecco il Roseto di Nemi, raccolto giardino panoramico che vanta uno dei punti di vista più emozionanti sul lago. Racchiuso tra il verde e le mura di un antico convento, merita una sosta per lasciarsi incantare dal paesaggio.

Terrazza panoramica e fiori sul lago di Nemi, Lazio
iStock
Spettacolare terrazza panoramica sul lago

Oltre la piazza principale, dopo aver attraversato il grande arco sotto Palazzo Ruspoli, si apre la romantica Terrazza degli Innamorati: balcone naturale sul lago, è uno degli scorci più fotografati del borgo e regala una prospettiva ancora più suggestiva sul panorama.

Da qui parte anche un percorso che scende tra fontane e alberi di leccio, verso un’altra terrazza panoramica immersa nella natura, dove il paesaggio dei Colli Albani si mostra in tutta la sua bellezza.

Infine, per conoscere meglio la storia del lago e delle sue antiche leggende, non può mancare una visita al Museo storico-archeologico delle navi romane che racconta la straordinaria vicenda delle imbarcazioni romane di duemila anni fa che l’imperatore Caligola fece costruire proprio sulle acque del Lago di Nemi, testimonianza unica dell’ingegneria navale dell’antichità.

Come arrivare a Nemi da Roma

In auto potete uscire dal Grande Raccordo Anulare all’uscita 5, quella dell’aeroporto di Ciampino, e proseguire lungo Via dei Laghi: da qui Nemi dista circa quattordici chilometri. Vicino al centro storico sono presenti ampie aree parcheggio.

Se preferite utilizzare i mezzi pubblici, potete prendere la metropolitana linea A fino al capolinea Anagnina e da lì salire su un autobus Cotral diretto a Genzano. Una volta arrivati alla fermata Genzano-Nemi, vi attende un secondo autobus che porta al borgo.

Hier — 15 mars 2026SiViaggia

Le remote Isole Anambas in Indonesia, un arcipelago che in pochi hanno visto davvero

15 mars 2026 à 16:30

A 200 miglia nautiche a est di Batam (Indonesia), nel cuore del Mar Cinese Meridionale, si disperde una costellazione tropicale che la maggior parte dei viaggiatori ancora ignora. Le Isole Anambas, chiamate in lingua locale Kepulauan Anambas, formano un arcipelago remoto composto da più o meno 250 isole disseminate in acque limpide.

Circa 25 di queste possiedono insediamenti umani, mentre il resto rimane territorio selvaggio. Molti osservatori le paragonano a una fusione tra due scenari simbolici dell’Asia: da una parte le lagune limpide e sabbiose che ricordano le Maldive; dall’altra le pareti rocciose e le colline boscose simili alle sculture naturali della baia di Ha Long in Vietnam.

Parliamo perciò di un paesaggio estremamente sorprendente, in cui picchi coperti di giungla emergono da fondali chiarissimi, per poi creare baie che cambiano colore con la luce. Il tempo, tra le altre cose, sembra una questione che non le riguarda: i pescatori bugis costruiscono ancora barche secondo tradizioni secolari e interi villaggi poggiano su pali di legno piantati nell’acqua.

Il complesso del Castello di Vajdahunyad: un capolavoro di pietra nel cuore pulsante di Budapest

15 mars 2026 à 13:30

Il bellissimo Parco Municipale di Budapest (il Városliget) è sì un polmone verde, ma anche un posto che regala la strana sensazione di scivolare dentro un libro di fiabe illustrato con un inchiostro scuro. Proprio qui, nel bel mezzo della città, si innalza nei cieli un castello totalmente inatteso e in cui, incredibilmente, non visse mai nessuno. Ci sono torri merlate però, e anche archi romanici, cortili ombrosi e un palazzo barocco, che insieme vanno a disegnare una fortezza medievale che sembrerebbe sopravvissuta ai secoli.

E invece è il complesso del Castello di Vajdahunyad, il quale appare abbracciato dagli alberi e lambito dall’acqua di un lago su cui si riflettono guglie, balconi scolpiti e campanili. Un paesaggio che muta con le stagioni: durante l’estate, piccole barche attraversano la superficie quieta; nei mesi freddi il placido invaso si trasforma in una pista di pattinaggio enorme (fra le più grandi d’Europa all’aperto).

In molti lo chiamano “Castello delle Epoche” proprio perché in grado di condensare secoli di architettura ungherese nello spazio di pochi cortili.

Breve storia del complesso del Castello di Vajdahunyad

Siamo sul finire dell’800 e l’Ungheria si prepara a una celebrazione gigantesca, ovvero i 1000 anni dalla conquista magiara del bacino dei Carpazi. Per commemorare quell’appuntamento viene organizzata una grande esposizione nazionale nel 1896. Il cuore della manifestazione trova spazio proprio nel Városliget, che per l’occasione viene impreziosito con padiglioni, monumenti ed edifici temporanei utili a raccontare la cultura del Paese.

Tra i progetti più ambiziosi compare il Complesso degli Edifici Storici, ideato dall’architetto Ignác Alpár. L’idea iniziale appare semplice quanto geniale: dar vita a un percorso architettonico che potesse mostrare l’evoluzione dell’arte ungherese attraverso le epoche, anche se doveva durare soltanto il tempo dell’evento.

Accade però qualcosa di imprevisto, ovvero il pubblico rimane incantato. Per questo motivo la città decide di conservarlo e, all’inizio del ‘900, il progetto viene ricostruito con materiali permanenti.

Il nome, Castello di Vajdahunyad, nasce invece quasi per caso. Una delle parti più spettacolari del complesso riproduce infatti il celebre castello gotico di Hunyad (re d’Ungheria), oggi situato in Romania nel comune di Hunedoara e attualmente noto con il nome Castello Corvino. L’immagine di quella fortezza, con torri affilate e ponti sospesi sopra il fiume Zlaști, colpisce così tanto gli abitanti di Budapest che l’intero complesso finisce per adottarne il nome originale.

Cosa vedere nel complesso del Castello di Vajdahunyad

È quasi buffo, perché ogni angolo di questo maniero rivela un dettaglio diverso dall’altro, passando dalle pesanti mura medievali alle decorazioni leggere tipiche del rinascimento mitteleuropeo. La varietà cromatica delle pietre utilizzate contribuisce a differenziare le epoche rappresentate, mettendo in scena un contrasto affascinante con il verde intenso delle chiome circostanti.

Il portale romanico della chiesa

Tra le parti più suggestive del complesso spicca il portale romanico ispirato alla basilica benedettina di Ják, monumento completato nel XIII secolo nell’Ungheria occidentale. Il grande arco scolpito presenta una successione di cornici concentriche ornate da motivi geometrici normanni.

Al centro del timpano compare Cristo seduto sul trono affiancato da due angeli, mentre i 12 apostoli occupano lo spazio inferiore con figure scolpite a grandezza quasi naturale. Accanto al portale emergono scene bibliche e simboliche. Un chiostro medievale completa la cappella, spazio silenzioso scelto spesso per piccoli matrimoni e concerti corali.

Il castello gotico ispirato a Hunyad

Torri appuntite, logge in legno scuro e mura merlate evocano il grande castello dei cavalieri della famiglia Hunyad. Questa sezione rappresenta il periodo gotico dell’architettura ungherese tra XIV e XV secolo. L’originale si erge sopra una rupe in Transilvania, mentre la ricostruzione di Budapest ripropone alcune delle sue caratteristiche distintive. Parliamo di logge decorative, torri di guardia e bastioni.

Il palazzo rinascimentale e barocco

La parte più elegante del castello appare verso il lago del parco: un palazzo che prende spunto dalle residenze nobiliari dell’impero austro-ungarico. Sfoggia facciate ornate da statue, balconi scolpiti e una cupola imponente sopra l’ingresso principale. Tra i riferimenti architettonici compaiono elementi provenienti da città storiche del mondo magiaro: una porta ispirata alla cittadella di Gyulafehérvár, e una torre con cupola a cipolla tipica dell’Europa centrale.

Oggi l’edificio ospita il Museo Ungherese dell’Agricoltura, il più grande istituto europeo dedicato a questo tema.

La torre d’ingresso

Vicino al ponte principale si alza la Gate Tower, una torre gotica visitabile con un piccolo biglietto. Una scala conduce verso la sommità, da cui è possibile posare lo sguardo su uno dei panorami più curiosi del parco. Da lassù, infatti, il lago, la grande piazza degli Eroi e la distesa verde del Városliget compongono una scena quasi teatrale.

Il lago del parco cittadino

Come già detto, Vajdahunyad appare circondato dall’acqua, quella di un lago artificiale che riesce a dar vita a riflessi spettacolari sulle facciate della struttura.

Vajdahunyad, castello di Budapest
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Il placido lago del Castello di Vajdahunyad

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Vajdahunyad sorge nel Városliget, il grande parco urbano situato nella parte orientale della bellissima Capitale ungherese. L’ingresso principale appare a breve distanza dalla vasta Piazza degli Eroi, uno dei posti più monumentali e amati della città. Questa posizione rende il maniero facilmente raggiungibile dal centro.

La linea metropolitana M1, tra le più antiche del nostro continente, ferma alla stazione Széchenyi Fürdő. Da lì bastano pochi minuti tra alberi secolari e sentieri del parco per arrivare al ponte in pietra che conduce al complesso. Il cortile del castello rimane aperto a qualsiasi ora del giorno e della notte, un dettaglio raro per una struttura di questo tipo. Porte sempre accessibili permettono di attraversare l’area anche all’alba, oppure sotto la luce delle lanterne serali.

Durante l’anno non mancano feste gastronomiche, concerti e mercatini che animano gli spazi all’aperto. Dicembre porta con sé un piccolo mercato natalizio che illumina le mura con bancarelle e profumo di vino caldo. Così il Castello di Vajdahunyad continua a svolgere il ruolo immaginato più di un secolo fa: raccontare la storia di un Paese attraverso l’architettura, trasformando un “semplice” parco urbano in uno dei luoghi più sorprendenti di Budapest.

Cinque giardini di Firenze da visitare in primavera

15 mars 2026 à 12:30

Attraversato il Ponte Vecchio, ammirata la Cupola del Brunelleschi, alzato il capo verso il cielo per seguire i contorni della Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio, percorsa via Tornabuoni e le altre viuzze del centro storico di Firenze, potrebbe essere giunto il momento per il visitatore di concedersi una meritata pausa nel verde.

Il capoluogo toscano è uno scrigno delle meraviglie, ma può risultare in alcuni momenti un po’ soffocante, pieno di pesante marmo e grave pietra che vi alberga da secoli. Non è semplice trovare molti spazi verdi, specie curati e interessanti, ma non mancano le possibilità di trovare al contempo bellezza, comodità e curiosità in alcuni dei giardini visitabili nel cuore della città.

Il Giardino di Boboli

Il Giardino di Boboli è il più celebre e monumentale tra i giardini fiorentini. Si trova alle spalle di Palazzo Pitti, nel cuore del centro storico e nelle immediate vicinanze del Ponte Vecchio. È un immenso parco storico risalente alla metà del Cinquecento, realizzato da Eleonora di Toledo, consorte del futuro granduca Cosimo I de’ Medici.

Boboli è un grande giardino all’italiana, ma oltre al tanto verde riserva anche tantissime attrazioni. Ampi viali, grandi fontane, statue dal gusto classicista, grotte, teatri: un museo all’aperto che vale la visita in ogni caso. Il biglietto d’ingresso è gratuito per i minorenni, con riduzioni per i cittadini dell’Unione Europea tra i 18 e i 25 anni e diverse formule cumulative con altri musei cittadini.

Uno dei luoghi simbolo del giardino è la Grotta del Buontalenti, una grotta artificiale la cui realizzazione fu avviata da Giorgio Vasari, il grande architetto e pittore del Rinascimento, e conclusa da Bernardo Buontalenti. Il tema della grotta fantastica, con dipinti, sculture e giochi d’acqua, è tipico dell’architettura rinascimentale, e questo ne è un esempio di grande pregio.

boboli firenze giardini primavera
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La Fontana dell’Oceano, scolpita dal Giambologna, è un altro dei capolavori di Boboli

La primavera è ovviamente il momento ideale per visitare il Giardino di Boboli. Il risveglio della natura è infatti evidente anche nel parco, che si tinge di un verde acceso e dei colori delle fioriture. Dopo averlo esplorato in lungo e in largo, l’ideale è trovare un piccolo spazio per sé tra i tanti a disposizione e godere dell’inevitabile quiete assoluta che si respira, malgrado ci si trovi proprio nel cuore pulsante della città.

Il Giardino delle Rose

Proprio sotto il balcone panoramico per eccellenza della città di Firenze, Piazzale Michelangelo, sorge questo piccolo, delizioso giardino che nei mesi primaverili ospita fiorentini e turisti in egual misura. È il Giardino delle Rose, realizzato nel 1865 dall’architetto Giuseppe Poggi, lo stesso autore del piazzale.

Deve il suo nome, abbastanza ovviamente, alla grande varietà di rose che ospita e che fioriscono tra aprile e giugno. Altre piante ornamentali, inoltre, ne decorano gli angoli assieme a dieci opere dello scultore belga Jean-Michel Folon, presenti in loco dal 2011. C’è anche una piccola sezione dedicata all’arte del giardino giapponese.

giardino delle rose firenze primavera
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L’elegante Giardino delle Rose

La grande bellezza del Giardino delle Rose, però, sta soprattutto nella sua eccezionale posizione panoramica. Sembra di poter balzare con un salto oltre l’Arno e atterrare sulla Cupola del Brunelleschi: la vista è veramente mozzafiato.

L’ingresso al Giardino delle Rose è gratuito.

Il Giardino di Villa Bardini

In primavera il principe dei giardini fiorentini è il Giardino Bardini, attiguo all’omonima villa. Deve la sua celebrità alla fioritura del glicine, che ne decora ampie parti, e alla posizione panoramica su una collina dell’Oltrarno, tra Costa San Giorgio e Borgo San Niccolò, una vera e propria terrazza panoramica sulle meraviglie architettoniche del centro storico della città.

Quando il pergolato di glicine fiorisce, tra fine marzo e inizio maggio, il Giardino Bardini diviene uno dei luoghi più fotografati di Firenze.

Villa Bardini a Firenze
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Tra i fiori lilla del glicine emergono i contorni di Firenze

Il giardino ha origini medievali, quando l’area era occupata da orti e terreni agricoli. Nel tempo si trasformò in un elegante giardino con fontane, statue e terrazze panoramiche. All’inizio del Novecento fu acquistato dall’antiquario Stefano Bardini, che ampliò la proprietà e contribuì a definire l’aspetto attuale del complesso. Sottoposto a un importante intervento di restauro a partire dal 2000, riaprì nel 2007 al pubblico. Oggi l’ingresso al giardino è a pagamento, con l’opportunità di visitare la villa, dove hanno frequentemente spazio mostre fotografiche di respiro internazionale.

Il Giardino dei Semplici

Nel cuore del centro storico, a pochi passi da Piazza San Marco, si trova un giardino atipico, dal nome evocativo: è il Giardino dei Semplici, ovvero l’Orto Botanico di Firenze.

Fondato nel 1545 al fine di coltivare piante medicinali (i “semplici” del nome), si estende su oltre due ettari e ospita specie provenienti da tutto il mondo, dalle piante officinali agli alberi secolari, dalle collezioni di agrumi alle varietà più rare di piante carnivore, fino addirittura alle specie tropicali e subtropicali coltivate nelle serre.

Oggi il Giardino dei Semplici è proprietà dell’Università di Firenze ed è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 16. Gli studenti delle università pubbliche toscane entrano gratuitamente. La dimensione scientifica lo rende diverso dagli altri giardini cittadini, più simile a un percorso museale che a un viaggio nel verde, ma che lascia davvero sorpresi e incuriositi. È un luogo valido per tutte le stagioni, ma che in primavera ha sicuramente qualcosa di speciale da dire.

Gli Orti del Parnaso

Piccola delizia spesso riservata solo ai fiorentini, gli Orti del Parnaso sono un piccolo parco panoramico fuori dal centro storico di Firenze, ma a minima distanza.

Si trova in via Trento, vicino a Piazza della Libertà, e rappresenta una porzione del più ampio Giardino dell’Orticoltura, nato quando la Società Toscana di Orticoltura creò qui un grande spazio dedicato alla coltivazione e alla sperimentazione botanica, alla metà dell’Ottocento.

orti parnaso giardini firenze primavera
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Loggia liberty al Giardino dell’Orticoltura. Sopra, gli Orti del Parnaso

Nel 1880 fu realizzato il tepidarium, una grande serra in ferro e vetro progettata dall’architetto Giacomo Roster, ancora oggi uno degli esempi più eleganti di architettura liberty a Firenze e che rappresenta uno dei punti d’interesse dell’Orticoltura.

Nella parte più alta, con tanto di ingresso indipendente, si trovano gli Orti del Parnaso, una zona più raccolta e panoramica, con vista sui tetti del centro città. Una scenografica scalinata decorata da una fontana a forma di drago che sembra arrampicarsi lungo il pendio rappresenta il simbolo di questo quieto angolo della città, lontano dai circuiti turistici, ideale per sdraiarsi su un prato o sedersi su una panchina con la vista su tutta Firenze: la cupola del Duomo, i tetti del centro storico e le colline circostanti.

Bellaria Igea Marina, cosa vedere nella perla della Riviera romagnola

15 mars 2026 à 11:00

Bellaria Igea Marina è una di quelle località che raccontano la storia stessa delle vacanze al mare in Italia: fin dai primi anni del Novecento, infatti, questa cittadina della Riviera Adriatica è diventata una delle mete balneari più amate, capace di unire l’atmosfera vivace della costa romagnola con un’accoglienza autentica che da sempre rappresenta il suo vero punto di forza.

Nel corso del tempo, ha saputo evolversi senza perdere la propria identità. La Bandiera Blu, ottenuta per la qualità delle acque e dei servizi, testimonia l’attenzione verso l’ambiente e il turismo sostenibile, mentre il riconoscimento ricevuto per due anni consecutivi come luogo ideale per l’accoglienza sottolinea la capacità di far sentire ogni ospite davvero benvenuto.

Il mare digrada con dolcezza verso la riva e la spiaggia, ampia e ben attrezzata, è perfetta per chi viaggia con bambini. Ma Bellaria Igea Marina non è soltanto mare: tra parchi urbani, strutture sportive, spettacoli, negozi e locali dove fermarsi per un aperitivo o una cena, offre innumerevoli occasioni per vivere appieno la permanenza.

Cosa vedere e fare a Bellaria Igea Marina

Scorcio di un viale alberato di Bellaria Igea Marina, Riviera romagnola
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Scorcio di un viale alberato di Bellaria Igea Marina

Il modo migliore per iniziare a scoprirla è passeggiare lungo i viali del centro: sia a Bellaria sia a Igea Marina molte strade sono state trasformate in isole pedonali alberate, ideali per passeggiare con calma tra negozi, boutique e caffè all’aperto. La vita scorre con il ritmo rilassato tipico della Riviera: famiglie che passeggiano al tramonto, vetrine illuminate, tavolini all’aperto e il profumo del mare che accompagna ogni passo.

Poco distante dal porto canale di Bellaria ecco uno dei simboli storici, la Torre Saracena che, costruita nel Seicento, faceva parte del sistema difensivo realizzato lungo la costa per proteggere il territorio dalle incursioni dei pirati turchi, che in quell’epoca minacciavano spesso le comunità costiere dell’Adriatico. Oggi ospita il Museo delle Conchiglie, una collezione malacologica ricca di reperti provenienti da diverse parti del mondo.
Nella stessa area merita una visita anche il Museo della Storia e della Memoria di Bellaria Igea Marina, che racconta le vicende della città grazie a documenti, immagini e testimonianze del passato.

Proseguiamo verso Bellaria Cagnona, al termine di Via Panzini, e incontriamo la Casa Rossa, dimora estiva dello scrittore Alfredo Panzini: l’elegante villa, restaurata di recente, rappresenta uno dei principali riferimenti culturali. Nel grande parco, durante la stagione estiva, si tengono incontri con autori, presentazioni di libri ed eventi che la trasformano in un vivace punto di incontro per appassionati di letteratura.

Bellaria vanta anche alcune curiosità capaci di sorprendere chi ama scoprire luoghi insoliti. Una delle più originali è, senza dubbio, la Casa delle Conchiglie, visibile dall’esterno in Via Nicolò Zeno. Le pareti, il pozzo e svariate superfici della struttura sono completamente ricoperti da gusci di conchiglia applicati uno ad uno dal proprietario. Il risultato è una decorazione unica, che rende la casa una piccola opera d’arte spontanea e davvero singolare.

Un’altra zona di grande impatto è la Borgata Vecchia, il nucleo più antico che, in epoca medievale, era una stazione di posta lungo la Via Romea, l’antico itinerario di pellegrinaggio che collegava l’Europa del Nord a Roma e attraversava il fiume Uso proprio in questo punto. Dal 2018, è stata trasformata in una Galleria d’Arte a cielo aperto permanente: pittori e scultori provenienti da diversi Paesi hanno contribuito a creare un percorso artistico di murales, dipinti e installazioni che animano le facciate degli edifici e gli spazi pubblici.

Gli amanti della natura possono poi dedicare del tempo ai Sentieri per l’Uso, un percorso ciclopedonale che segue l’argine del fiume Uso fino a raggiungere San Mauro Pascoli. Si tratta di una passeggiata di circa sei chilometri immersa in un paesaggio tranquillo e verde, perfetta per allontanarsi per qualche ora dal movimento della spiaggia.

Durante il cammino è facile incontrare varie specie di uccelli: tra le più affascinanti vanno menzionate l’airone cinerino e il piccolo martin pescatore, che proprio lungo questo tratto di fiume trova uno dei suoi habitat preferiti.

Bellaria Igea Marina, Communities in Bloom

Scorcio di verde a Bellaria Igea Marina, Riviera romagnola
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Scorcio di verde a Bellaria Igea Marina

Non dimentichiamo che Bellaria Igea Marina è l’unica città italiana a far parte di Communities in Bloom – Comunità in Fiore, un’organizzazione canadese senza scopo di lucro impegnata nella promozione dell’abbellimento urbano, della sostenibilità ambientale e della qualità della vita nelle comunità.

Il programma incoraggia le città partecipanti a valorizzare gli spazi verdi, migliorare il paesaggio urbano e rafforzare il senso di appartenenza della comunità. Tramite sfide nazionali e internazionali, volontari, amministrazioni e imprese collaborano per rendere i luoghi più curati, accoglienti e sostenibili.

L’adesione a un simile progetto riflette alla perfezione l’identità di Bellaria Igea Marina: una città che ha scelto di investire non solo sul turismo balneare, ma anche sulla qualità degli spazi pubblici, sulla cura del verde e sul coinvolgimento attivo dei cittadini.

Dove si trova e come arrivare

Bellaria Igea Marina si trova nel cuore della Riviera Adriatica dell’Emilia-Romagna, a circa trentacinque chilometri a sud di Ravenna e a quattordici chilometri a nord di Rimini.

Se viaggiate in automobile potete percorrere l’autostrada A14 e uscire al casello di Rimini Nord, da cui seguire le indicazioni per Bellaria Igea Marina. Il tragitto è breve e ben segnalato.

La località è ben collegata anche con il trasporto pubblico. Dalle principali città dell’Emilia-Romagna partono autobus con collegamenti frequenti, soprattutto nei mesi di maggiore affluenza turistica. Inoltre, Bellaria dispone di una stazione ferroviaria, lungo la linea Rimini–Ravenna.

Il sussurro di marmo e resina nel cuore dell’Egeo Settentrionale: Thassos, l’isola smeraldo

15 mars 2026 à 10:00

Nella parte più settentrionale dell’Egeo, a poche miglia dalla Grecia continentale, c’è un’isoletta ricoperta di foreste che galleggia placida in un mare limpido. Dalla sagoma circolare e massiccia, è tutta un’altra storia rispetto alle tipiche casette bianche e porte blu delle Cicladi. Parliamo di Thassos (o Taso o Tasso), una terra montuosa ricoperta di pini, castagni e uliveti che le hanno fatto guadagnare il soprannome di “Isola di Smeraldo“.

Qui il verde è veramente ovunque, perché le pinete arrivano fino al mare e gli uliveti ricoprono colline intere, mentre cave bianchissime tagliano la montagna come cicatrici. Sì, perché l’isola era ricca di miniere di oro e marmo, tanto da essere stata pure una potenza economica dell’antichità.

Ancora oggi il marmo di Thassos rimane uno dei materiali più puri del Mediterraneo. Bianco luminosissimo, quasi cristallino, al punto che alcuni dei suoi preziosi blocchi finirono persino nei monumenti dell’antica Roma. Non è un’isola priva di visitatori, ma gli italiani qui sono ancora pochi. Molte persone arrivano invece da Bulgaria, Serbia e Macedonia del Nord. Un turismo affezionato e che contribuisce a mantenere un’atmosfera genuina: è una Grecia meno prevedibile.

Cosa vedere a Thassos

Thassos conserva un’anima rurale e intellettuale che prescinde dal richiamo dei lidi sabbiosi. Il suo bellissimo territorio è infatti puntellato di rovine classiche, monasteri arroccati sulle scogliere e villaggi che sembrano appartenere a un’altra epoca.

Limenas e l’antica città di Thassos

Limenas, Capitale attuale e piccolo porto vivace, occupa il sito della città antica, uno dei centri più prosperi del Nord Egeo durante il periodo classico. Non è infatti difficile incontrare, durante le passeggiate, alcuni interessanti resti archeologici. L’agorà occupava il cuore politico e commerciale della polis. Intorno alla piazza si trovavano templi dedicati a Zeus, Dioniso e Artemide. Poco più in alto ci sono ancora le rovine dell’acropoli, rafforzata nel Medioevo con mura difensive.

Molto bello è il teatro antico, costruito nel IV secolo a.C., che guarda il mare dall’alto della collina, mentre il vicino Museo Archeologico è un susseguirsi di statue, rilievi e ceramiche che raccontano quasi 14 secoli di storia. All’ingresso accoglie i visitatori un enorme kouros alto più di 3 metri.

La penisola di Alyki

Sul lato sud-orientale di Thassos si può notare una sottile lingua di terra che avanza nel mare formando due baie perfette. Il suo nome è Alyki e rappresenta uno dei posti più suggestivi. In passato qui funzionava una delle principali cave di marmo, con blocchi che venivano tagliati direttamente vicino alla riva e caricati sulle navi. Ancora adesso si distinguono tagli netti nella roccia e resti di edifici religiosi.

Tra pini marittimi e acqua turchese emergono le rovine di una basilica paleocristiana e di un santuario dedicato a divinità protettrici dei marinai.

Il monastero dell’Arcangelo Michele

Un promontorio verticale sulla costa orientale ospita uno dei luoghi spirituali più importanti di questo lembo di terra della Grecia: il monastero dell’Arcangelo Michele. Risale al XVIII secolo e custodisce reliquie sacre molto venerate. Dalla terrazza panoramica la vista abbraccia chilometri di costa e, nelle giornate limpide, arriva fino al profilo del Monte Athos.

I villaggi montani tradizionali

L’entroterra di Thassos custodisce paesi in cui lo scorrere del tempo non è mai arrivato. Stradine acciottolate, case in pietra e grandi platani segnano le piazze principali.

Panagia rappresenta uno dei più affascinanti. Situato ai piedi del monte Ypsario, è la culla di architetture tradizionali macedoni e una rete di sorgenti d’acqua fresca. Non è da meno Theologos, antica Capitale durante il dominio ottomano, con le sue case signorili con balconi in legno e taverne celebri per la cucina locale. Poi ancora Kazaviti e Maries a completare un mosaico montano fatto di silenzi, boschi e tradizioni rurali.

Palataki e le miniere di Limenaria

Thassos sfoggia anche un edificio insolito per un’isola greca: il Palataki, letteralmente “piccolo palazzo”, che svetta nei cieli su un promontorio roccioso vicino a Limenaria. La struttura venne costruita all’inizio del Novecento come sede amministrativa di una compagnia mineraria tedesca. Attorno a esso si sviluppavano miniere di ferro e piombo, attività industriali che trasformarono l’economia locale.

Oggi il palazzo rimane uno dei simboli architettonici più particolari dell’Egeo settentrionale.

Le spiagge più belle di Thassos

E per quanto riguarda il mare? Pura poesia: rappresenta uno degli elementi più spettacolari dell’isola. Sabbie chiare, baie nascoste e acque turchesi danno vita a una composizione costiera sorprendente. Alcune spiagge sorgono vicino a foreste di pini, oppure accanto a cave di marmo che rendono l’acqua quasi irreale.

  • Golden Beach (Chrissi Akti): ben tre chilometri di sabbia chiara circondati da montagne verdi. Fondali bassi e acqua limpida rendono questa baia una delle più amate di tutta Thassos (e non potrebbe essere altrimenti).
  • Paradise Beach: distesa sabbiosa dal colore dorato con acqua che sfuma nello smeraldo. Una formazione rocciosa conica emerge dal mare mettendo in scena uno paesaggio quasi tropicale.
  • Marble Beach – Saliara: minuscoli ciottoli di marmo bianco sostituiscono la sabbia. Il riflesso della pietra chiarissima dona al mare una tonalità turchese intensissima.
  • Giola: piscina naturale scavata nella roccia sulla costa meridionale. La laguna prende il soprannome di “Lacrima di Afrodite” per la forma simile a una goccia.
  • Metalia Beach: vicino a Limenaria, un angolo di paradiso tra resti di miniere abbandonate e acqua cristallina. Il contrasto tra archeologia industriale e paesaggio marino rende l’ambiente unico.
Giola, Thassos
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Giola, la “Lacrima di Afrodite”

Come arrivare

La magnifica Thassos si trova a circa 10 chilometri dalla Grecia continentale, una distanza sorprendentemente breve considerando che stiamo parlando di un’isola dell’Egeo. Il punto di accesso principale è il porto di Keramoti, collegato con traghetti che raggiungono Limenas in circa 35 minuti. Un secondo collegamento parte dalla città portuale di Kavala e arriva a Skala Prinos.

Per chi vuole arrivarci dall’Italia la soluzione più semplice consiste in un volo verso Salonicco o Kavala, da dove poi bastano 2 o 3 ore di auto per raggiungere i porti di imbarco. Thassos funziona così: prima incuriosisce sulla carta geografica e poi, una volta raggiunta, dimostra che nel Mediterraneo esistono ancora luoghi in grado di sorprendere davvero.

I migliori campi di tulipani “you pick” in Italia per i fiori più belli

15 mars 2026 à 09:00

Negli ultimi anni anche in Italia si è diffusa una tendenza che arriva dai Paesi Bassi: i campi di tulipani “you pick”, dove non solo ammirare distese di fiori colorati ma anche raccoglierli con una passeggiata tra filari ordinati e centinaia di varietà differenti.

Ispirati ai celebri tulipani olandesi, i progetti immersivi sono nati grazie a imprenditori agricoli e appassionati di floricoltura che hanno deciso di portare anche nel Belpaese l’idea dei campi fioriti aperti al pubblico.

Nell’imbarazzo della scelta, abbiamo selezionato alcuni dei migliori campi di tulipani you pick per vivere uno degli spettacoli naturali più entusiasmanti della primavera.

Tuliparty – Pianezza (Torino)

A pochi minuti dalla tangenziale di Torino, nei pressi dell’uscita Pianezza-Collegno, ecco uno dei parchi di tulipani più estesi del Piemonte: Tuliparty, che negli ultimi anni ha conquistato grande popolarità grazie alla sua spettacolare fioritura.

Nel campo sono stati piantati circa 135.000 bulbi appartenenti a ben 135 varietà diverse, un mosaico di colori e forme che rende ogni filare diverso dall’altro. Una delle particolarità dell’esperienza è la possibilità di raccogliere i tulipani insieme al bulbo per provare a ripiantarli nel proprio giardino o sul balcone.

Inoltre, durante il periodo di apertura, vengono organizzati laboratori tematici e attività esperienziali per i più piccoli, che trasformano la giornata tra i tulipani in un’occasione educativa oltre che ricreativa.

Tulipani Italiani – Arese (Milano)

Tra i progetti che hanno segnato la nascita dei campi you pick c’è Tulipani Italiani, il primo grande giardino di tulipani aperto al pubblico in Italia. L’idea nasce dalla coppia olandese Edwin e Nitsuhe, che ha deciso di portare nel milanese una tradizione molto diffusa nei Paesi Bassi.

Il campo di Arese si estende su circa due ettari e ospita oltre 370.000 tulipani appartenenti a 450 varietà differenti.

Una delle zone più affascinanti è lo Show Garden, dove i tulipani sono piantati in gruppi da 25 bulbi e disposti in ordine alfabetico, ciascuno accompagnato da un cartello che ne indica il nome.

La visita si svolge su prenotazione e i visitatori ricevono secchi e cestini dove riporre i fiori raccolti e una breve spiegazione da parte dello staff su come muoversi nel campo.

Terminata la passeggiata tra i filari, si passa al gazebo dedicato al conteggio e al confezionamento dei fiori dove il personale conta i tulipani raccolti, rimuove eventuali bulbi rimasti attaccati allo stelo e prepara il mazzo. Il biglietto include alcuni fiori, mentre quelli aggiuntivi possono essere acquistati al termine del percorso.

Il Campo dei Fiori – Galbiate (Lecco)

Affacciato sul suggestivo panorama del Lago di Annone, il Campo dei Fiori di Galbiate è uno dei luoghi più scenografici dove vivere la stagione dei tulipani in Lombardia. Ogni primavera lo spazio agricolo si trasforma in una grande distesa colorata, dove le fioriture accompagnano un calendario di attività pensate per rendere la visita un’esperienza completa, soprattutto per le famiglie.

Il progetto nasce con una forte attenzione alla sostenibilità ambientale: nella coltivazione dei tulipani, infatti, non vengono utilizzati diserbanti né pesticidi chimici, una scelta che permette di preservare la biodiversità e di offrire ai visitatori un ambiente naturale più sano.

Il campo è stato progettato anche come grande spazio di gioco all’aria aperta: i bambini trovano numerose attività che stimolano movimento, immaginazione e creatività. I giochi tradizionali occupano un posto speciale: tra piscina di paglia, corse con i sacchi e cavallini di legno, l’atmosfera ricorda quella delle feste di campagna di una volta.

Accanto a tali attività ci sono piccole casette in miniatura dove i più piccoli possono improvvisarsi gelatai, pasticceri o fruttivendoli, inventando storie e scenari di fantasia. Non mancano percorsi motori, gare con le palline, altalene a forma di cavallo e veicoli in legno.

Particolarmente apprezzato è il percorso sensoriale a piedi nudi, pensato per stimolare il contatto diretto con materiali naturali e nuove sensazioni.

Tulipani Euganei – Torreglia (Padova)

Ai piedi dei Colli Euganei, tra vigneti e paesaggi collinari, l’azienda agricola di Marco Dainese si trasforma ogni primavera in un coloratissimo campo di tulipani aperto al pubblico con oltre 300.000 bulbi distribuiti in circa novanta varietà. Le fioriture sono pensate per susseguirsi nel tempo, grazie alla presenza di tulipani precoci e tardivi, così da garantire uno spettacolo che dura per diverse settimane.

Tra i più curiosi spiccano il tulipano Rosso Valentino, dal colore intenso e brillante, e il celebre tulipano nero che fiorisce tra le ultime insieme a quella blu.

Durante la visita si passeggia tra i filari con piccoli cestini per la raccolta, ammirando anche il paesaggio agricolo che caratterizza questa zona del Veneto. Nel periodo primaverile è possibile osservare anche i ciliegi in fiore e l’apiario dell’azienda.

Una delle esperienze più suggestive è il cosiddetto “tulip by night”, una visita serale che permette di vivere il campo quando la luce del tramonto rende i colori ancora più intensi.

Tulipark Bologna

Anche l’Emilia-Romagna ha il suo grande campo di tulipani you pick: Tulipark Bologna ospita circa 250.000 tulipani appartenenti a oltre 100 varietà.

Il parco si trova nella zona nord della città, tra Via Erbosa e Via dell’Arcoveggio, facilmente raggiungibile sia dal centro sia dalle principali arterie stradali. Durante la stagione della fioritura il campo si trasforma in un vivace mosaico di colori, con lunghi filari che alternano tonalità intense e sfumature delicate.

L’esperienza è pensata per essere semplice e rilassante: si cammina tra i campi, si osservano le varietà e si selezionano i fiori preferiti da portare a casa come ricordo della giornata.

Wander and Pick – Scandicci (Firenze)

La Toscana ha il suo primo grande campo di tulipani you pick grazie a Wander and Pick, un progetto che porta anche tra le colline fiorentine lo spettacolo delle distese primaverili.

Il parco ospita oltre 300.000 tulipani appartenenti a circa 80 varietà diverse e anche circa 10.000 narcisi botanici, un’aggiunta che arricchisce la fioritura primaverile e crea un paesaggio variegato e profumato.

Il progetto nasce con l’idea di promuovere una floricoltura più naturale e sostenibile, tramite sperimentazioni biologiche e una gestione attenta del campo.

Tulipandia – Grottammare (Ascoli Piceno)

Nelle Marche, a Grottammare, Tulipandia è il primo campo di tulipani aperto al pubblico nella regione: il progetto nasce dalla passione di Elisa e Younes, che hanno trasformato un terreno agricolo in una distesa di colori primaverili.

Il campo occupa circa un ettaro e ospita 58 varietà di tulipani la cui disposizione delle piante non è casuale: le specie precoci e tardive sono alternate in modo da garantire una fioritura prolungata e sempre varia durante la stagione.

Tulipandia è pensato anche come luogo di incontro e di scoperta per le famiglie. È presente un’area dedicata ai bambini con tavolini, giochi e spazi per colorare o correre liberamente. Durante la stagione vengono organizzati laboratori didattici e workshop creativi.

L’esperienza è arricchita dalla presenza di una piccola area con animali da fattoria: galli, alpaca, anatre e conigli nani.

Tulipark Roma

Nel quartiere Villa De Sanctis, a Roma, torna anche nel 2026 uno degli appuntamenti primaverili più attesi della capitale: il Tulipark.

Il parco ospita oltre 360.000 tulipani appartenenti a 91 varietà, distribuiti lungo percorsi che permettono di passeggiare tra i filari e scegliere i propri fiori preferiti.

Il biglietto d’ingresso include la raccolta di due tulipani, mentre quelli aggiuntivi possono essere acquistati durante la visita. L’area è organizzata per offrire un’esperienza rilassante, con spazi dedicati alle fotografie e zone dove fermarsi ad ammirare il paesaggio floreale.

Tulipark Bari

A Bari, nei pressi dello Stadio San Nicola, ogni primavera apre Tulipark Bari, un campo dove vivere da vicino la splendida fioritura.

Il biglietto d’ingresso permette di raccogliere i fiori, con diverse formule che variano in base al numero di tulipani scelti. Un aspetto interessante dell’organizzazione è la possibilità di tornare gratis una seconda volta nel caso in cui i fiori non siano ancora pronti al momento della visita.

Durante la permanenza nel campo, personale specializzato accompagna i visitatori e li guida lungo il percorso tra i filari spiegano come raccogliere correttamente i tulipani.

Tulipani di Madonna dell’Olio – Blufi (Palermo)

Non tutti i campi di tulipani italiani sono coltivazioni progettate per la raccolta: in Sicilia esiste un luogo dove i fiori sbocciano spontaneamente.

A Blufi, nel cuore delle Madonie, davanti al Santuario della Madonna dell’Olio, tra marzo e maggio i prati si tingono di rosso grazie alla fioritura dei tulipani di Raddi, una varietà botanica conosciuta con il nome scientifico di Tulipa raddii.

Il paesaggio ricorda un dipinto impressionista: migliaia di fiori punteggiano il verde dei campi in un contrasto cromatico straordinario. La particolarità della fioritura sta nella sua origine naturale: i tulipani non sono stati piantati per creare un’attrazione turistica, ma crescono liberamente da generazioni.

I bulbi si trovano a circa cinquanta centimetri di profondità e riescono a resistere anche alle periodiche operazioni di aratura del terreno. Ogni primavera tornano a emergere nello stesso appezzamento agricolo, oggi gestito con grande attenzione dalla famiglia Macaluso.

Treni storici in Lombardia: riparte la stagione dei viaggi d’epoca

15 mars 2026 à 07:30

In Lombardia torna uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di viaggio ferroviario e di turismo lento: con l’arrivo della primavera riparte infatti la stagione dei treni storici, e il primo viaggio del calendario 2026 è fissato per sabato 29 marzo con il “Besanino Express”, un convoglio d’epoca che partirà alle 9.25 dalla stazione di Stazione di Milano Centrale per attraversare la Brianza e raggiungere il lago e le montagne lecchesi.

L’iniziativa è promossa dall’Assessorato ai Trasporti e alla Mobilità sostenibile di Regione Lombardia insieme a Fondazione FS Italiane, a FS Treni Turistici Italiani e a Ferrovie Nord, con la collaborazione di numerose associazioni impegnate nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio ferroviario.

Il progetto si inserisce in una strategia più ampia di promozione del turismo ferroviario e di recupero della memoria storica del trasporto su rotaia. La Regione sostiene ogni anno tali attività con un finanziamento di circa 600 mila euro previsto dal contratto di servizio con gli operatori ferroviari. Di questa cifra, circa 300 mila euro sono destinati in modo specifico alla circolazione dei treni storici gestiti da Fondazione FS.

Il viaggio inaugurale del “Besanino Express”

Come accennato, il primo appuntamento della stagione 2026 riporta sui binari il “Besanino Express”, uno dei percorsi più suggestivi per chi desidera ammirare la Lombardia da una prospettiva differente. Il convoglio partirà da Milano e raggiungerà la città di Monza prima di imboccare la storica linea panoramica verso Molteno. Il viaggio proseguirà poi tra colline, piccoli centri e scorci naturalistici fino ad arrivare a Lecco alle 11.38.

Il rientro è previsto nel tardo pomeriggio: il treno ripartirà da Lecco alle 17.15 per tornare a Milano alle 19.25. Il percorso ricalca in parte quello della storica linea ferroviaria che collegava Milano alla Brianza e rappresenta un vero e proprio viaggio nel tempo, grazie alla presenza di carrozze d’epoca e locomotive storiche.

Un calendario ricco di itinerari

Il viaggio inaugurale del Besanino Express rappresenta soltanto l’inizio di una stagione molto più ampia. Il calendario 2026 prevede infatti oltre venti itinerari distribuiti tra primavera e autunno, tutti con partenza da Milano e con destinazioni che toccano alcune delle aree più affascinanti della regione.

Tra i percorsi più attesi si conferma la linea turistica che collega Palazzolo a Paratico Sarnico, un itinerario ferroviario che conduce fino alle sponde del Lago d’Iseo. Non mancheranno inoltre viaggi verso città e territori molto diversi tra loro, come Como, Laveno Mombello, Cremona e Mortara.

A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato anche l’assessore regionale ai Trasporti e alla Mobilità sostenibile, Franco Lucente, che ha ricordato come le precedenti edizioni abbiano registrato un grande interesse da parte dei viaggiatori. Nel 2025, tutti i convogli sono andati esauriti, con oltre cinquemila biglietti venduti.

Il fascino dei convogli d’epoca

Uno degli elementi che rendono questi viaggi oltremodo affascinanti è il materiale rotabile utilizzato: i treni storici sono trainati da locomotive a vapore o elettriche d’epoca e composti da carrozze restaurate che conservano arredi e dettagli originali.

Tra i più rappresentativi spicca l’elettrotreno ETR 252 Arlecchino, simbolo del design ferroviario italiano durante gli anni del boom economico: noto per la linea elegante e per le grandi vetrate panoramiche, è una vera icona dell’ingegneria e dello stile industriale del Novecento italiano.

Un’esperienza accessibile a tutti

Secondo la Regione Lombardia, il treno è strategico per sviluppare un turismo più sostenibile e inclusivo: i viaggi a bordo dei convogli storici permettono a persone di tutte le età di vivere un’esperienza diversa dal turismo tradizionale: dai più giovani, che scoprono un modo inedito di viaggiare, fino a chi desidera rivivere l’atmosfera delle ferrovie di un tempo.

I biglietti per partecipare ai viaggi possono essere acquistati tramite i canali di vendita di Trenitalia, sia nelle biglietterie sia tramite app e sito ufficiale. Le informazioni aggiornate sul calendario e sugli itinerari sono invece disponibili sui portali ufficiali della Fondazione FS e di Treni Turistici Italiani.

The Madison, le location più suggestive della serie Tv con Michelle Pfeiffer

14 mars 2026 à 20:00

Paesaggi sconfinati, ranch immersi nella natura e piccoli centri del West americano: sono le atmosfere che fanno da sfondo a The Madison, la serie Tv in sei episodi creata da Taylor Sheridan (creatore di Yellowstone) e interpretata da Michelle Pfeiffer e Kurt Russell.

Disponibile su Paramount+ dal 14 marzo 2026, la serie drama neo-western racconta una profonda storia d’amore incentrata sui temi della resilienza e della trasformazione dopo una perdita. Ma non è soltanto la narrazione a conquistarci: i suggestivi luoghi scelti come location sono anch’essi protagonisti di questo dramma familiare e noi vi sveliamo dove si trovano nella realtà.

Di cosa parla

The Madison, insieme a Marshals: A Yellowstone Story (uscito il 2 marzo 2026 in Italia) è il secondo spin-off di Yellowstone. Parla di una famiglia di New York che decide di trasferirsi nel Madison River Valley, nel Montana sud-occidentale, dopo la morte del patriarca. Riusciranno a elaborare il lutto rimettendo insieme i cocci della propria vita?

Serie Tv "The Madison"
Ufficio Stampa
Una scena di “The Madison”

Dove è stata girata la serie Tv

La Madison River Valley è l’ambientazione della storia di The Madison, la valle che si trova nel sud-ovest del Montana, tra il Yellowstone National Park e le Montagne Madison: a caratterizzarla sono grandi ranch e paesaggi incontaminati attraversati da fiumi cristallini. Sebbene questo luogo sia il cuore narrativo della serie, le location reali in cui sono state effettuate le riprese spaziano in diverse località degli Stati Uniti, dal Montana al Texas.

Montana

Gran parte delle riprese si è concentrata in Montana, lo Stato che più di tutti rappresenta l’identità visiva della serie. Qui i protagonisti si muovono tra valli fluviali, ranch e catene montuose, paesaggi spettacolari perfetti per raccontare il contrasto tra la vita urbana e il nuovo ambiente naturale in cui scelgono di vivere.

Tra le location principali utilizzate dalla produzione ci sono alcune cittadine del sud-ovest dello Stato. Tra i luoghi più importanti troviamo Ennis, una piccola città situata proprio nella zona della Madison Valley. Circondata dalle montagne e attraversata dal fiume Madison, è una delle destinazioni più note negli Stati Uniti per la pesca alla trota.

Il paesaggio rurale di Ennis, location di "The Madison"
iStock
Il paesaggio rurale di Ennis, una delle location di “The Madison”

Un’altra località che ha ospitato la troupe di The Madison è Bozeman, una delle città più vivaci del Montana. Si trova nella Gallatin Valley e unisce panorami spettacolari dominati dalla natura selvaggia delle Montagne Rocciose e ambiente urbano. Vediamo apparire Bozeman quando Stacy, la matriarca interpretata da Michelle Pfeiffer, si avventura nella città più vicina

Tra le location usate c’è il ristorante JW Heist Steakhouse lungo la Main Street, tra North Tracy Avenue e North Black Avenue.

Le riprese hanno coinvolto anche Three Forks, cittadina storica situata nel punto in cui si incontrano tre rami del fiume Missouri. Qui il paesaggio si apre tra estese praterie e colline ondulate, scenari tipici del West americano che contribuiscono a rafforzare l’estetica rurale della serie. In questo luogo si trova la struttura che nella fiction è stata adibita a nuova casa della famiglia: si tratta del KG Ranch, dove le 800 mucche residenti hanno condiviso per un breve periodo di tempo il loro habitat con le star di Hollywood durante le riprese.

Texas, tra Dallas e Fort Worth

Non tutte le scene della serie sono state girate nel Montana: una parte è stata realizzata nel Nord Texas, in particolare nelle città di Dallas e Fort Worth, che hanno contribuito a rendere l’atmosfera metropolitana di New York. Per sembrare a tutti gli effetti la Grande Mela, alcune strade sono state allestite con taxi gialli e scenografie urbane tipiche della città.

Serie Tv "The Madison"
Ufficio Stampa
Serie Tv “The Madison” con Kurt Russell

Le location dell’ottava e ultima stagione di Outlander

14 mars 2026 à 18:00

L’ultima stagione della serie Outlander, tratta dai bestseller di Diana Gabaldon, in onda su Sky e in streaming su NOW dal 14 marzo 2026, segna l’addio definitivo a Claire (l’attrice Caitriona Balfe) e Jamie (Sam Heughan), la coppia che viaggia nel tempo, le cui vicende storiche – e amorose – hanno tenuto incollati milioni di persone davanti alla Tv.

Dopo otto stagioni (in onda dal 2014) e un prequel (Outlander: Blood of My Blood), scopriremo in quale secolo  e in quale Paese, se la Scozia o il Nuovo Mondo, decideranno di restare i Fraser.

Cosa succede in Outlander 8

Dopo essersi lasciati alle spalle la Guerra d’Indipendenza americana, Jamie e Claire Fraser tornano a Fraser’s Ridge e vengono accolti dai nuovi arrivati e dai cambiamenti apportati alla loro comunità durante gli anni trascorsi lontano. Fraser’s Ridge è ora un insediamento fiorente, che da tempo funziona senza i Fraser e la loro influenza. I due capiscono presto che lasciarsi la guerra alle spalle non è facile e si trovano ben presto a domandarsi cosa siano disposti a sacrificare per il luogo che chiamano “casa” e, ancora più importante, cosa sarebbero disposti a fare pur di restare insieme.

Mentre mantengono un fronte unito contro gli esterni, alcuni segreti di famiglia minacciano di dividerli dall’interno. I MacKenzie – la figlia dei Fraser, Brianna, e il marito Randall – fanno ritorno con informazioni dal futuro che, a loro insaputa, preannunciano conseguenze mortali per alcuni membri della famiglia e per l’intera comunità di Fraser’s Ridge. Sebbene abbiano lasciato alle spalle la guerra per la libertà dell’America, la loro battaglia è appena cominciata.

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@SKY
La famiglia Fraser si allarga

Le location di Outlander 8

L’ultimo viaggio di James e Claire si snoda attraverso epoche diverse, ma anche tra luoghi diversi, le verdi colline della Scozia, con i castelli e le prigioni, e tra guerre tra clan, amori e i corteggiamenti. Nell’ultimo ciclo di dieci episodi, la coppia torna a Fraser’s Ridge, l’insediamento sorto nel North Carolina fondato proprio da Jamie e Claire. Sebbene ambientato vicino a Boone e Blowing Rock, le riprese sono avvenute principalmente in Scozia. La guerra è finita, ma la lotta per proteggere casa e famiglia -che si allarga – è appena cominciata.

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@SKY
Ian, il nipote di Jamie, e la moglie Rachel hanno un bambino nell’ottava stagione

Nell’ultima stagione, girata quasi interamente in Scozia, si torna nei luoghi iconici della serie come il Midhope Castle (meglio conosciuto come Lallybroch) nel West Lothian, che diventa centrale per la trama finale. Questa casa-torre che risale alla fine del XVI secolo si trova nella frazione di Abercorn, nella tenuta di Hopetoun, a circa 4 chilometri a Ovest di South Queensferry, alla periferia di Edimburgo, ed è la location che ricorre più spesso in Outlander. Il castello si può visitare e organizzano eventi a tema Outlander, ma non solo.

Si rivede Doune Castle (che nella serie è il Castello di Leoch) nei pressi di Stirling, nel Perthshire, sempre in Scozia, una delle fortezze meglio conservate della Scozia risalente al XIV secolo. Pensate che il castello era sede di un piccolo avamposto romano costruito durante la fallita invasione delle Highlands sotto Settimio Severo.

E, infine, si torna nel villaggio di Falkland, un luogo storico legato anche a Maria Stuarda – che era solita soggiornare a Flakland Palace – e ancora oggi ricco di edifici in mattoni, pub e tanti scorci pittoreschi, la “Inverness degli Anni ’40”, quando tutto è cominciato. Alcune scene sono state girate nel vicino villaggio di Culross, del XVI secolo, che interpreta Cranesmuir, con il Palazzo di Culross e l’Abbazia.

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@Midhope Castle
Midhope Castle, la Lollybrock della serie Outlander

Altre riprese sono state fatte nell’Eglinton Country Park a Kilwinning, nel North Ayrshire, in Scozia, dove si trovano le rovine di un antico castello, Eglinton Castle, appartenuto veramente al Clan Montgomery, e in una nuova location: per la prima volta, infatti, appare la residenza storica di Calke Abbey nel Derbyshire, in Inghilterra, un bellissimo edificio in stile barocco e neoclassico che si trova nel villaggio di Calk. Fa parte del National Trust ed è aperta al pubblico. Sarà forse teatro della scena più emozionante di Outlander 8, che ha fatto da fil rouge per tutte le otto stagioni? Se sentirete la mancanza di Claire e Jamie, sappiate che in Scozia organizzano tour sui luoghi di Outlander.

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@SKY
Faccia a faccia tra Brianna e William, i due figli di Jamie

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Dove andare in Italia ad aprile, 6 gioielli nascosti tra borghi e tradizioni

14 mars 2026 à 15:00

Aprile è uno dei mesi migliori per scoprire l’Italia con calma. La primavera è ormai arrivata, le giornate diventano più lunghe e le temperature sono perfette per visitare borghi o godere di paesaggi naturali senza il caldo estivo.

Viaggiare in Italia ad aprile significa anche vivere il territorio in un momento speciale: i campi sono in fiore, le colline diventano verdi e numerosi borghi organizzano i primi eventi all’aperto.

Ecco alcune mete perfette dove andare in Italia ad aprile: borghi affascinanti, paesaggi naturali e piccoli gioielli del Paese che meritano di essere scoperti in questo periodo.

Massa sorprende: cosa vedere tra le Alpi Apuane e il mare

14 mars 2026 à 13:30

C’è una città della Toscana che spesso resta ai margini degli itinerari più battuti: molti vi passano accanto diretti verso le Cinque Terre, la Versilia o le celebri città d’arte della regione. Eppure, basta fermarsi un po’ più a lungo per scoprire che Massa vanta un centro storico elegante, ricco di storia e di scorci sorprendenti.

Non è un caso che la città sia tra le 10 finaliste per la Capitale Italiana della Cultura 2028, con la proclamazione prevista per il 27 marzo 2026, un riconoscimento che accende i riflettori su un luogo dove si incontrano storia, architettura e panorami che abbracciano le Alpi Apuane e il mare.

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